Notizie
14 Aprile 2026

Pagine di Spiritualità

Dio ha una volontà particolare su ciascuno di noi?

Posto in questi termini, l’interrogativo ci crea un certo imbarazzo. Vi sono dei giorni in cui vorremmo poter fare riferimento a una volontà particolare di Dio, la quale sarebbe la nostra vocazione. Come sarebbe rassicurante e confortante nelle ore di dubbio e di difficoltà! Sapere che ciò si iscrive in un disegno di Dio previsto da tutta l’eternità, in cui ogni elemento della nostra vita, lieto o triste che sia, trova il proprio posto ed il proprio senso!
Ma al tempo stesso, qualcosa protesta dentro di noi: Dio dunque ci porrebbe davanti un programma da riempire, stabilito al di fuori di noi, senza neppure darci dei mezzi sicuri per conoscerlo? Poiché se le parole hanno un senso e se si volesse parlare allora di volontà di Dio, quale perso non avrebbe tale volere divino sulla nostra libertà! E quale angoscia, inoltre, sarebbe per noi quando si trattasse di scegliere: ogni errore, qualsiasi ritardo risulterebbero drammatici. Correndo parallela,mente al disegno di Dio, ponendoci pur involontariamente al di fuori del suo progetto, avremmo perduto tutto. E ciò tanto più facilmente in quanto sappiamo bene che le vie di Dio non sono le nostre vie, e ogni giorno ci rendiamo conto di quanto sia difficile e talvolta rischioso voler discernere quella che chiamiamo volontà di Dio. Che Dio ci abbia posti al crocevia, di fronte a più direzioni, di cui una sola sarebbe quella buona, senza darci i mezzi per riconoscerla con certezza, rientra nell’immagine di un Dio perverso e non può in alcun modo esprimere l’atteggiamento del Dio dell’Alleanza che è venuto a salvare colui che era perduto.
Tuttavia sappiamo bene che questo stesso Dio è colui che ci chiama con il nostro nome e che il nostro incontro con Lui passa attraverso un cammino per noi particolare. Da Abramo a Pietro, la storia della salvezza abbonda di esempi di uomini chiamati a una vita nuova per una missione precisa, la quale trova spesso il suo simbolo nel cambiamento del nome: d’ora in poi ti chiamerai Abramo, Israele, Pietro. La missione di Mosè, quella di Geremia o di Paolo, sembrano esattamente corrispondere a una volontà particolare di Dio, fino a segnare la loro vita di un’unicità che li conduce alla solitudine. Destini eccezionali o esemplari di ciò che noi tutti siamo chiamati a vivere?... Read More | Share it now!

Posto in questi termini, l’interrogativo ci crea un certo imbarazzo. Vi sono dei giorni in cui vorremmo poter fare riferimento a una volontà particolare di Dio, la quale sarebbe la nostra vocazione. Come sarebbe rassicurante e confortante nelle ore di dubbio e di difficoltà! Sapere che ciò si iscrive in un disegno di Dio previsto da tutta l’eternità, in cui ogni elemento della nostra vita, lieto o triste che sia, trova il proprio posto ed il proprio senso!
Ma al tempo stesso, qualcosa protesta dentro di noi: Dio dunque ci porrebbe davanti un programma da riempire, stabilito al di fuori di noi, senza neppure darci dei mezzi sicuri per conoscerlo? Poiché se le parole hanno un senso e se si volesse parlare allora di volontà di Dio, quale perso non avrebbe tale volere divino sulla nostra libertà! E quale angoscia, inoltre, sarebbe per noi quando si trattasse di scegliere: ogni errore, qualsiasi ritardo risulterebbero drammatici. Correndo parallela,mente al disegno di Dio, ponendoci pur involontariamente al di fuori del suo progetto, avremmo perduto tutto. E ciò tanto più facilmente in quanto sappiamo bene che le vie di Dio non sono le nostre vie, e ogni giorno ci rendiamo conto di quanto sia difficile e talvolta rischioso voler discernere quella che chiamiamo volontà di Dio. Che Dio ci abbia posti al crocevia, di fronte a più direzioni, di cui una sola sarebbe quella buona, senza darci i mezzi per riconoscerla con certezza, rientra nell’immagine di un Dio perverso e non può in alcun modo esprimere l’atteggiamento del Dio dell’Alleanza che è venuto a salvare colui che era perduto.
Tuttavia sappiamo bene che questo stesso Dio è colui che ci chiama con il nostro nome e che il nostro incontro con Lui passa attraverso un cammino per noi particolare. Da Abramo a Pietro, la storia della salvezza abbonda di esempi di uomini chiamati a una vita nuova per una missione precisa, la quale trova spesso il suo simbolo nel cambiamento del nome: d’ora in poi ti chiamerai Abramo, Israele, Pietro. La missione di Mosè, quella di Geremia o di Paolo, sembrano esattamente corrispondere a una volontà particolare di Dio, fino a segnare la loro vita di un’unicità che li conduce alla solitudine. Destini eccezionali o esemplari di ciò che noi tutti siamo chiamati a vivere?... Read More | Share it now!

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Vi invito a ringraziare Dio per i segni e i colori che sono nella natura

Quando a Medjugorje la Madonna disse: ”Vi invito a ringraziare Dio nel vostro cuore per tutte le grazie che vi dà anche attraverso i segni e i colori che sono nella natura”

Sono davvero belli i colori delle stagioni! In questa stagione il Signore non colora solo gli alberi di tante tonalità, ma anche il cielo.... Read More | Share it now!

Quando a Medjugorje la Madonna disse: ”Vi invito a ringraziare Dio nel vostro cuore per tutte le grazie che vi dà anche attraverso i segni e i colori che sono nella natura”

Sono davvero belli i colori delle stagioni! In questa stagione il Signore non colora solo gli alberi di tante tonalità, ma anche il cielo.... Read More | Share it now!

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Ma cosa intendiamo per santità?

Anzitutto l’assenza di qualunque cosa possa sporcare, offuscare e degradare un essere totalmente perfetto come Dio. La santità è, dunque, tutto ciò che è contrario al peccato e alla colpa.
Questa affermazione della santità è certamente vera, ma afferma qualcosa di Dio in senso negativo, in quanto dice ciò che la santità non è, o almeno ciò che non ha a che fare con la santità. Ma non dice ancora cosa sia la santità in se stessa.... Read More | Share it now!

Anzitutto l’assenza di qualunque cosa possa sporcare, offuscare e degradare un essere totalmente perfetto come Dio. La santità è, dunque, tutto ciò che è contrario al peccato e alla colpa.
Questa affermazione della santità è certamente vera, ma afferma qualcosa di Dio in senso negativo, in quanto dice ciò che la santità non è, o almeno ciò che non ha a che fare con la santità. Ma non dice ancora cosa sia la santità in se stessa.... Read More | Share it now!

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Difendere la fede dagli errori, un dovere di ogni cattolico

Fino a poco tempo fa, l’idea di un papa che promulgasse un errore dottrinale significativo era impensabile. Oggi questo è però il timore di molti. Eppure la verità di Cristo rimane. Il suo Vangelo è tramandato nella Scrittura, nella Tradizione, e nell’insegnamento magisteriale cumulativo di papi, vescovi, concili e sinodi nel corso della storia. I vescovi anzitutto, ma anche i semplici fedeli hanno il dovere e il privilegio di difendere la fede.
– PUNIZIONE AI “DISSIDENTI”, ECCO IL VERO CLERICALISMO, di Andrea Zambrano... Read More | Share it now!

Fino a poco tempo fa, l’idea di un papa che promulgasse un errore dottrinale significativo era impensabile. Oggi questo è però il timore di molti. Eppure la verità di Cristo rimane. Il suo Vangelo è tramandato nella Scrittura, nella Tradizione, e nell’insegnamento magisteriale cumulativo di papi, vescovi, concili e sinodi nel corso della storia. I vescovi anzitutto, ma anche i semplici fedeli hanno il dovere e il privilegio di difendere la fede.
– PUNIZIONE AI “DISSIDENTI”, ECCO IL VERO CLERICALISMO, di Andrea Zambrano... Read More | Share it now!

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La fede non s’impara sui libri

Papa Francesco: la fede non s’impara sui libri, è dono di Dio da chiedere di Papa Francesco – Omelia a Casa Santa Marta, giovedì 14 gennaio 2016 La fede vince sempre, perché trasforma in vittoria anche la sconfitta, ma non è una cosa “magica”, è un rapporto personale con Dio che non s’impara sui libri, è infatti un dono di Dio, un dono da chiedere: è questo, in sintesi, quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. La prima lettura tratta dal Libro di Samuele racconta la sconfitta del Popolo di Dio ad opera dei filistei: “la strage fu molto grande”, il popolo perde tutto, “anche la dignità”. “Cosa ha portato a questa sconfitta?” si chiede il Papa: il popolo “lentamente si era allontanato dal Signore, viveva mondanamente, anche con gli idoli che aveva”. Si recavano al Santuario di Silo, ma “come se fosse una abitudine culturale: avevano perso il rapporto filiale con Dio. Non adoravano Dio! E il Signore li lasciò da soli”. Il popolo usa perfino l’Arca di Dio per vincere la battaglia, ma come se fosse una cosa “un po’ magica”. “Nell’Arca – ricorda il Papa – c’era la Legge, la Legge che loro non osservavano e dalla quale si erano allontanati”. Non c’era più “un rapporto personale con il Signore! Avevano dimenticato il Dio che li aveva salvati”. E vengono sconfitti, 30mila israeliti uccisi, l’Arca di Dio è presa dai Filistei, i due figli di Eli, “quei sacerdoti delinquenti che sfruttavano la gente nel Santuario di Silo” muoiono. “Una sconfitta totale” afferma il Papa: “Un popolo che si allontana da Dio finisce così”. Ha un santuario, ma il cuore non è con Dio, non sa adorare Dio: “Credi in Dio, ma un Dio un po’ nebbioso, lontano, che non entra nel tuo cuore e tu non obbedisci ai suoi Comandamenti. Questa è la sconfitta!”. Il Vangelo del giorno, invece, ci parla di una vittoria: “In quel tempo venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio – proprio in un gesto di adorazione – e gli diceva: ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. Sfida il Signore dicendo: ‘Io sono uno sconfitto nella vita – il lebbroso era uno sconfitto, perché non poteva fare vita comune, era sempre ‘scartato’, messo da parte – ma tu puoi trasformare questa sconfitta in vittoria!’. Cioè: ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. Davanti a questo Gesù ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: ‘Io lo voglio! Sii purificato!’. Così, semplicemente: questa battaglia è finita in due minuti con la vittoria; quell’altra, tutta la giornata, con la sconfitta. Quell’uomo aveva qualcosa che lo spingeva ad andare da Gesù e lanciargli quella sfida. Aveva fede!”. L’Apostolo Giovanni dice che la vittoria sul mondo è la nostra fede. “La nostra fede vince, sempre!”: “La fede è vittoria. La fede. Come quest’uomo: ‘Se vuoi, puoi farlo’. Gli sconfitti della Prima Lettura pregavano Dio, portavano l’Arca, ma non avevano fede, l’avevano dimenticato. Questo aveva fede e quando si chiede con fede, Gesù stesso ci ha detto che si muovono le montagne. Siamo capaci di spostare una montagna da una parte all’altra: la fede è capace di questo. Gesù stesso ci ha detto: ‘Qualunque cosa che chiedete al Padre nel mio nome, vi sarà data. Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà aperto’. Ma con la fede. E questa è la nostra vittoria”. Papa Francesco conclude l’omelia con questa preghiera: Chiediamo al Signore che la nostra preghiera sempre abbia quella radice di fede, nasca dalla fede in Lui. La grazia della fede: è un dono la fede. Non si impara sui libri. E’ un dono che ti dà il Signore, ma chiedilo: ‘Dammi la fede!’. ‘Credo, Signore!’ ha detto quell’uomo che chiedeva a Gesù di guarire suo figlio: ‘Chiedo Signore, aiuta la mia poca fede’. La preghiera con la fede … e viene guarito. Chiediamo al Signore la grazia di pregare con fede, di essere sicuri che ogni cosa che chiediamo a Lui ci sarà data, con quella sicurezza che ci dà la fede. E questa è la nostra vittoria: la nostra fede!”.... Read More | Share it now!

Papa Francesco: la fede non s’impara sui libri, è dono di Dio da chiedere di Papa Francesco – Omelia a Casa Santa Marta, giovedì 14 gennaio 2016 La fede vince sempre, perché trasforma in vittoria anche la sconfitta, ma non è una cosa “magica”, è un rapporto personale con Dio che non s’impara sui libri, è infatti un dono di Dio, un dono da chiedere: è questo, in sintesi, quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta. La prima lettura tratta dal Libro di Samuele racconta la sconfitta del Popolo di Dio ad opera dei filistei: “la strage fu molto grande”, il popolo perde tutto, “anche la dignità”. “Cosa ha portato a questa sconfitta?” si chiede il Papa: il popolo “lentamente si era allontanato dal Signore, viveva mondanamente, anche con gli idoli che aveva”. Si recavano al Santuario di Silo, ma “come se fosse una abitudine culturale: avevano perso il rapporto filiale con Dio. Non adoravano Dio! E il Signore li lasciò da soli”. Il popolo usa perfino l’Arca di Dio per vincere la battaglia, ma come se fosse una cosa “un po’ magica”. “Nell’Arca – ricorda il Papa – c’era la Legge, la Legge che loro non osservavano e dalla quale si erano allontanati”. Non c’era più “un rapporto personale con il Signore! Avevano dimenticato il Dio che li aveva salvati”. E vengono sconfitti, 30mila israeliti uccisi, l’Arca di Dio è presa dai Filistei, i due figli di Eli, “quei sacerdoti delinquenti che sfruttavano la gente nel Santuario di Silo” muoiono. “Una sconfitta totale” afferma il Papa: “Un popolo che si allontana da Dio finisce così”. Ha un santuario, ma il cuore non è con Dio, non sa adorare Dio: “Credi in Dio, ma un Dio un po’ nebbioso, lontano, che non entra nel tuo cuore e tu non obbedisci ai suoi Comandamenti. Questa è la sconfitta!”. Il Vangelo del giorno, invece, ci parla di una vittoria: “In quel tempo venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava in ginocchio – proprio in un gesto di adorazione – e gli diceva: ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. Sfida il Signore dicendo: ‘Io sono uno sconfitto nella vita – il lebbroso era uno sconfitto, perché non poteva fare vita comune, era sempre ‘scartato’, messo da parte – ma tu puoi trasformare questa sconfitta in vittoria!’. Cioè: ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. Davanti a questo Gesù ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: ‘Io lo voglio! Sii purificato!’. Così, semplicemente: questa battaglia è finita in due minuti con la vittoria; quell’altra, tutta la giornata, con la sconfitta. Quell’uomo aveva qualcosa che lo spingeva ad andare da Gesù e lanciargli quella sfida. Aveva fede!”. L’Apostolo Giovanni dice che la vittoria sul mondo è la nostra fede. “La nostra fede vince, sempre!”: “La fede è vittoria. La fede. Come quest’uomo: ‘Se vuoi, puoi farlo’. Gli sconfitti della Prima Lettura pregavano Dio, portavano l’Arca, ma non avevano fede, l’avevano dimenticato. Questo aveva fede e quando si chiede con fede, Gesù stesso ci ha detto che si muovono le montagne. Siamo capaci di spostare una montagna da una parte all’altra: la fede è capace di questo. Gesù stesso ci ha detto: ‘Qualunque cosa che chiedete al Padre nel mio nome, vi sarà data. Chiedete e vi sarà dato; bussate e vi sarà aperto’. Ma con la fede. E questa è la nostra vittoria”. Papa Francesco conclude l’omelia con questa preghiera: Chiediamo al Signore che la nostra preghiera sempre abbia quella radice di fede, nasca dalla fede in Lui. La grazia della fede: è un dono la fede. Non si impara sui libri. E’ un dono che ti dà il Signore, ma chiedilo: ‘Dammi la fede!’. ‘Credo, Signore!’ ha detto quell’uomo che chiedeva a Gesù di guarire suo figlio: ‘Chiedo Signore, aiuta la mia poca fede’. La preghiera con la fede … e viene guarito. Chiediamo al Signore la grazia di pregare con fede, di essere sicuri che ogni cosa che chiediamo a Lui ci sarà data, con quella sicurezza che ci dà la fede. E questa è la nostra vittoria: la nostra fede!”.... Read More | Share it now!

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Lettera agli Ebrei

Lettera agli Ebrei – 1

1Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. 3Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, 4divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. 5Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? 6Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. 7Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, 8al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli; e: Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; 9hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni. 10E ancora: In principio tu, Signore, hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani. 11Essi periranno, ma tu rimani; tutti si logoreranno come un vestito. 12Come un mantello li avvolgerai, come un vestito anch’essi saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine. 13E a quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia messo i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? 14Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza?... Read More | Share it now!

Lettera agli Ebrei – 1

1Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. 3Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, 4divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. 5Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? 6Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. 7Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, 8al Figlio invece dice: Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli; e: Lo scettro del tuo regno è scettro di equità; 9hai amato la giustizia e odiato l’iniquità, perciò Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di esultanza, a preferenza dei tuoi compagni. 10E ancora: In principio tu, Signore, hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani. 11Essi periranno, ma tu rimani; tutti si logoreranno come un vestito. 12Come un mantello li avvolgerai, come un vestito anch’essi saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso e i tuoi anni non avranno fine. 13E a quale degli angeli poi ha mai detto: Siedi alla mia destra, finché io non abbia messo i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi? 14Non sono forse tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati a servire coloro che erediteranno la salvezza?... Read More | Share it now!

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LA FEDE NELLE COSE CHE NON SI VEDONO

LA FEDE NELLE COSE CHE NON SI VEDONO

Niente di più certo dell’interiore visione dell’animo.

1. 1. Vi sono alcuni i quali ritengono che la religione cristiana debba essere derisa piuttosto che accettata, perché in essa, anziché mostrare cose che si vedono, si comanda agli uomini la fede in cose che non si vedono. Dunque, per confutare coloro ai quali sembra prudente rifiutarsi di credere ciò che non possono vedere, noi, benché non siamo in grado di mostrare a occhi umani le realtà divine che crediamo, tuttavia dimostriamo alle menti umane che si devono credere anche quelle cose che non si vedono. E, in primo luogo, a coloro che la stoltezza ha reso così schiavi degli occhi carnali che giudicano di non dover credere ciò che con quelli non scorgono, va ricordato quante cose non solo credano ma anche conoscano, che pure non possono vedere con tali occhi. Già nel nostro animo, che è di natura invisibile, ce ne sono innumerevoli. Per non parlare di altro, proprio la fede con la quale crediamo o il pensiero con il quale sappiamo di credere o di non credere qualcosa, sono totalmente estranei agli sguardi di codesti occhi; eppure che c’è di più manifesto, di più evidente, di più certo dell’interiore visione dell’animo? Come dunque possiamo non credere ciò che non vediamo con gli occhi del corpo, quando ci accorgiamo di credere o di non credere pur non potendo giovarci degli occhi del corpo?... Read More | Share it now!

LA FEDE NELLE COSE CHE NON SI VEDONO

Niente di più certo dell’interiore visione dell’animo.

1. 1. Vi sono alcuni i quali ritengono che la religione cristiana debba essere derisa piuttosto che accettata, perché in essa, anziché mostrare cose che si vedono, si comanda agli uomini la fede in cose che non si vedono. Dunque, per confutare coloro ai quali sembra prudente rifiutarsi di credere ciò che non possono vedere, noi, benché non siamo in grado di mostrare a occhi umani le realtà divine che crediamo, tuttavia dimostriamo alle menti umane che si devono credere anche quelle cose che non si vedono. E, in primo luogo, a coloro che la stoltezza ha reso così schiavi degli occhi carnali che giudicano di non dover credere ciò che con quelli non scorgono, va ricordato quante cose non solo credano ma anche conoscano, che pure non possono vedere con tali occhi. Già nel nostro animo, che è di natura invisibile, ce ne sono innumerevoli. Per non parlare di altro, proprio la fede con la quale crediamo o il pensiero con il quale sappiamo di credere o di non credere qualcosa, sono totalmente estranei agli sguardi di codesti occhi; eppure che c’è di più manifesto, di più evidente, di più certo dell’interiore visione dell’animo? Come dunque possiamo non credere ciò che non vediamo con gli occhi del corpo, quando ci accorgiamo di credere o di non credere pur non potendo giovarci degli occhi del corpo?... Read More | Share it now!

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Preghiera per liberazione dal male

“Preghiera per liberazione dal male”. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli stessi uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla nostra contemporaneità e sembra chiudere le vie verso il futuro! Dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci! Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci! Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!   Papa Giovanni Paolo II... Read More | Share it now!

“Preghiera per liberazione dal male”. Oh, Cuore Immacolato! Aiutaci a vincere la minaccia del male, che così facilmente si radica nei cuori degli stessi uomini d’oggi e che nei suoi effetti incommensurabili già grava sulla nostra contemporaneità e sembra chiudere le vie verso il futuro! Dalla fame e dalla guerra, liberaci! Dalla guerra nucleare, da una autodistruzione incalcolabile, da ogni genere di guerra, liberaci! Dai peccati contro la vita dell’uomo sin dai suoi albori, liberaci! Dall’odio e dall’avvilimento della dignità dei figli di Dio, liberaci! Da ogni genere di ingiustizia nella vita sociale, nazionale e internazionale, liberaci! Dalla facilità di calpestare i comandamenti di Dio, liberaci! Dai peccati contro lo Spirito Santo, liberaci! liberaci! Accogli, o Madre di Cristo, questo grido carico della sofferenza di tutti gli uomini! Carico della sofferenza di intere società! Si riveli, ancora una volta, nella storia del mondo l’infinita potenza dell’Amore misericordioso! Che esso fermi il male! Trasformi le coscienze! Nel tuo Cuore Immacolato si sveli per tutti la luce della Speranza!   Papa Giovanni Paolo II... Read More | Share it now!

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Dio e l’infinito nella Bibbia

Dio e l’infinito nella Bibbia

Praticamente assente come categoria filosofica e fisica, l’infinito si intreccia alla dimensione dello spazio e al suo costituirsi come orizzonte di incontro di Dio con l’uomo

Nella fama popolare lo scrittore americano ottocentesco Edgar Allan Poe è rimasto autore di inquietanti gialli di indole metafisica. Egli, però, ci ha lasciato anche vari scritti teorici. In uno di essi, Eureka del 1848, osservava: “La parola ‘infinito’ – come le parole ‘Dio’, ‘spirito’ e alcune altre, i cui equivalenti esistono in tutte le lingue – non è espressione di un’idea, ma espressione dello sforzo verso quell’idea”. Questa considerazione ben s’adatta alla Bibbia, quando essa viene sfogliata alla ricerca di temi teorici, di categorie filosofiche e teologiche simili a quelle che il mondo greco-romano ha sviluppato in modo sistematico sulla via della speculazione. E’ proprio il caso del concetto di infinito: senza esitazioni il Concilio Vaticano I (1870) applicava questo aggettivo a Dio, così come secoli prima il Concilio Lateranense IV (1215) lo definiva “immensus”. Ma per una civiltà come quella semitica, che elaborava il suo pensiero attraverso i simboli e l’esperienza concreta, il concetto di infinito – per usare le parole di Poe –, più che un’idea chiara e distinta, era “espressione di uno sforzo” per conquistare e raffigurare quell’idea.... Read More | Share it now!

Dio e l’infinito nella Bibbia

Praticamente assente come categoria filosofica e fisica, l’infinito si intreccia alla dimensione dello spazio e al suo costituirsi come orizzonte di incontro di Dio con l’uomo

Nella fama popolare lo scrittore americano ottocentesco Edgar Allan Poe è rimasto autore di inquietanti gialli di indole metafisica. Egli, però, ci ha lasciato anche vari scritti teorici. In uno di essi, Eureka del 1848, osservava: “La parola ‘infinito’ – come le parole ‘Dio’, ‘spirito’ e alcune altre, i cui equivalenti esistono in tutte le lingue – non è espressione di un’idea, ma espressione dello sforzo verso quell’idea”. Questa considerazione ben s’adatta alla Bibbia, quando essa viene sfogliata alla ricerca di temi teorici, di categorie filosofiche e teologiche simili a quelle che il mondo greco-romano ha sviluppato in modo sistematico sulla via della speculazione. E’ proprio il caso del concetto di infinito: senza esitazioni il Concilio Vaticano I (1870) applicava questo aggettivo a Dio, così come secoli prima il Concilio Lateranense IV (1215) lo definiva “immensus”. Ma per una civiltà come quella semitica, che elaborava il suo pensiero attraverso i simboli e l’esperienza concreta, il concetto di infinito – per usare le parole di Poe –, più che un’idea chiara e distinta, era “espressione di uno sforzo” per conquistare e raffigurare quell’idea.... Read More | Share it now!

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La fede

Catechismo della Chiesa Cattolica... Read More | Share it now!

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Il profeta Elia

Esempi di fede (IV): Il profeta Elia

 
Opus Dei - Esempi di fede (IV): Il profeta Elia
Il profeta Elia è portato in cielo su un carro di fuoco

Dopo Abramo, Mosè e Davide, emerge uno degli uomini più celebri dell’Antico Testamento: il profeta Elia, che il Catechismo della Chiesa cattolica indica come «padre dei profeti, “della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo Volto” (Sal 24, 6)»[1], e che, come Mosè, ha goduto di una grande intimità con il Signore. Il suo esempio ci può servire per riflettere su una esigenza della fede: la necessità di dare culto esclusivamente al Signore. La vita di Elia – che era un uomo della nostra stessa natura[2] – dimostra che Dio aiuta coloro che ricorrono a Lui mediante la preghiera, soprattutto nelle difficoltà.... Read More | Share it now!

Esempi di fede (IV): Il profeta Elia

 
Opus Dei - Esempi di fede (IV): Il profeta Elia
Il profeta Elia è portato in cielo su un carro di fuoco

Dopo Abramo, Mosè e Davide, emerge uno degli uomini più celebri dell’Antico Testamento: il profeta Elia, che il Catechismo della Chiesa cattolica indica come «padre dei profeti, “della generazione di coloro che cercano Dio, che cercano il suo Volto” (Sal 24, 6)»[1], e che, come Mosè, ha goduto di una grande intimità con il Signore. Il suo esempio ci può servire per riflettere su una esigenza della fede: la necessità di dare culto esclusivamente al Signore. La vita di Elia – che era un uomo della nostra stessa natura[2] – dimostra che Dio aiuta coloro che ricorrono a Lui mediante la preghiera, soprattutto nelle difficoltà.... Read More | Share it now!

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Gesù, fuori dagli schemi anche per i suoi parenti

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
Gesù, fuori dagli schemi anche per i suoi parenti
X Domenica – Tempo ordinario – Anno B

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito […].... Read More | Share it now!

Il Vangelo a cura di Ermes Ronchi
Gesù, fuori dagli schemi anche per i suoi parenti
X Domenica – Tempo ordinario – Anno B

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé». Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del capo dei demòni». Ma egli li chiamò e con parabole diceva loro: «Come può Satana scacciare Satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non potrà restare in piedi. Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito […].... Read More | Share it now!

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Papa Francesco, la comunione dei santi

Papa Francesco, la comunione dei santi è una delle realtà più consolanti delle fede

Udienza generale del mercoledì, Bergoglio si sofferma sul significato profondo della “comunione dei santi”

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, il Papa ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica – ha detto – ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948). Mi soffermo sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine “santi” si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.
“Il Vangelo di Giovanni – ha proseguito – attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (17,21). La Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la “matrice” del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa “matrice”, in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi sottolineato: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana. Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io. Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.
“Tuttavia – ha proseguito il Papa – in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’. Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.
Il Papa ha infine affrontato un ultimo aspetto: “la comunione dei santi – ha detto – va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi va al di là e continua nell’altra vita. E’ una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a che Cristo è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione”.
E ha concluso: “Cari amici, abbiamo questa bellezza, la memoria della fede: è una realtà nostra, di tutti, che ci fa fratelli, che ci accompagniamo nel cammino della vita, e ci troveremo un’altra volta lassù, in Cielo. Andiamo su questo cammino con fiducia, con gioia. Un cristiano dev’essere gioioso, con la gioia di avere tanti fratelli battezzati che camminano con noi, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che fanno questa strada per andare al Cielo, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che sono in Cielo e pregano Gesù per noi. Avanti per questa strada, e con gioia!”.
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Papa Francesco, la comunione dei santi è una delle realtà più consolanti delle fede

Udienza generale del mercoledì, Bergoglio si sofferma sul significato profondo della “comunione dei santi”

All’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, il Papa ha parlato “di una realtà molto bella della nostra fede, cioè della ‘comunione dei santi’. Il Catechismo della Chiesa Cattolica – ha detto – ci ricorda che con questa espressione si intendono due realtà: la comunione alle cose sante e la comunione tra le persone sante (n. 948). Mi soffermo sul secondo significato: si tratta di una verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che appartengono a Cristo. Una comunione che nasce dalla fede; infatti, il termine “santi” si riferisce a coloro che credono nel Signore Gesù e sono incorporati a Lui nella Chiesa mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi” (cfr At 9,13.32.41; Rm 8,27; 1 Cor 6,1)”.
“Il Vangelo di Giovanni – ha proseguito – attesta che, prima della sua Passione, Gesù pregò il Padre per la comunione tra i discepoli, con queste parole: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (17,21). La Chiesa, nella sua verità più profonda, è comunione con Dio, familiarità con Dio, comunione di amore con Cristo e con il Padre nello Spirito Santo, che si prolunga in una comunione fraterna. Questa relazione tra Gesù e il Padre è la “matrice” del legame tra noi cristiani: se siamo intimamente inseriti in questa “matrice”, in questa fornace ardente di amore che è la Trinità, allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati”.
Il Papa ha poi sottolineato: “Se c’è questo radicamento nella sorgente dell’Amore, che è Dio, allora si verifica anche il movimento reciproco: dai fratelli a Dio; l’esperienza della comunione fraterna mi conduce alla comunione con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. E se noi siamo uniti, la fede viene forte. Quanto è bello sostenerci gli uni gli altri nell’avventura meravigliosa della fede! Dico questo perché la tendenza a chiudersi nel privato ha influenzato anche l’ambito religioso, così che molte volte si fa fatica a chiedere l’aiuto spirituale di quanti condividono con noi l’esperienza cristiana. Chi di noi – tutti, tutti! – chi di noi non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? Tutti! Tutti abbiamo sperimentato questo: anche io. Tutti. E’ parte del cammino della fede, è parte della nostra vita. Tutto ciò non deve stupirci, perché siamo esseri umani, segnati da fragilità e limiti. Tutti siamo fragili, tutti abbiamo limiti: non spaventatevi. Tutti ne abbiamo!”.
“Tuttavia – ha proseguito il Papa – in questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri per chiedere aiuto, per chiedere una mano: ‘Dammi una mano, ho questo problema’. Quante volte l’abbiamo fatto? E poi, siamo riusciti ad uscire dal problema e incontrare Dio un’altra volta. In questa comunione – comunione che vuol dire ‘comune unione’, tutti uniti, comune unione – in questa comunione siamo una grande famiglia, tutti noi, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro”.
Il Papa ha infine affrontato un ultimo aspetto: “la comunione dei santi – ha detto – va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi va al di là e continua nell’altra vita. E’ una unione spirituale che nasce dal Battesimo, non viene spezzata dalla morte, ma, grazie a che Cristo è risorto, è destinata a trovare la sua pienezza nella vita eterna. C’è un legame profondo e indissolubile tra quanti sono ancora pellegrini in questo mondo, fra noi, e coloro che hanno varcato la soglia della morte per entrare nell’eternità. Tutti i battezzati quaggiù sulla terra, le anime del Purgatorio e tutti i beati che sono già in Paradiso formano una sola grande Famiglia. Questa comunione tra terra e cielo si realizza specialmente nella preghiera di intercessione”.
E ha concluso: “Cari amici, abbiamo questa bellezza, la memoria della fede: è una realtà nostra, di tutti, che ci fa fratelli, che ci accompagniamo nel cammino della vita, e ci troveremo un’altra volta lassù, in Cielo. Andiamo su questo cammino con fiducia, con gioia. Un cristiano dev’essere gioioso, con la gioia di avere tanti fratelli battezzati che camminano con noi, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che fanno questa strada per andare al Cielo, e anche con l’aiuto dei fratelli e delle sorelle che sono in Cielo e pregano Gesù per noi. Avanti per questa strada, e con gioia!”.
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Dante, cantore del riscatto umano dalla “selva oscura”

Papa: Dante, cantore del riscatto umano dalla “selva oscura” di Papa Francesco – Messaggio per i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri, lunedì 4 maggio 2015... Read More | Share it now!

Papa: Dante, cantore del riscatto umano dalla “selva oscura” di Papa Francesco – Messaggio per i 750 anni dalla nascita di Dante Alighieri, lunedì 4 maggio 2015... Read More | Share it now!

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Dalla fede nella vita eterna viene il coraggio di amare questa vita

Dalla fede nella vita eterna viene il coraggio di amare questa vita

Udienza Generale di Sua Santità Benedetto XVI. Aula Paolo VIMercoledì, 2 novembre 2011

Cari fratelli e sorelle!... Read More | Share it now!

Dalla fede nella vita eterna viene il coraggio di amare questa vita

Udienza Generale di Sua Santità Benedetto XVI. Aula Paolo VIMercoledì, 2 novembre 2011

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Le lettere di Berlicche, cap.IX

C.S. Lewis

Le lettere di Berlicche

 
IX
Mio caro Malacoda, spero che la mia ultima lettera t’abbia convinto che la fase depressiva di ottusità o di “aridità” che il tuo paziente sta ora attraversando non ti può dare, per se stessa, la sua anima, ma deve essere sfruttata convenientemente. Ora voglio considerare le forme che dovrebbe prendere lo sfruttamento. In primo luogo ho sempre visto che il periodo di depressione dell’ondulazione umana offre un’occasione eccellente per tutte le tentazioni sensuali in particolar modo per quelle che hanno relazione col sesso. Ciò può recarti sorpresa perché, naturalmente, l’energia fisica, e perciò l’appetito potenziale sono maggiori nei periodi dell’elevazione che non in quelli della depressione; ma devi ricordare che allora anche le forze della resistenza sono al massimo grado. La salute e la vivacità che tu hai bisogno di usare nel produrre la libidine, possono anche, ahimè! essere usati molto facilmente per il lavoro, o per il giuoco, per il pensiero, per un divertimento innocuo. L’attacco ha una ben più grande possibilità di successo quando tutto il mondo interiore dell’uomo è grigio, freddo, vuoto. E si deve inoltre notare che la sessualità della depressione possiede una qualità sottilmente diversa da quella della elevazione – che vi sono minori probabilità di dirigerla a quel fenomeno d’acqua e di latte che gli umani chiamano “essere innamorati”, che si può molto più facilmente trascinare alla perversione, che è molto meno contaminata da quelle qualità concomitanti, generose e colme d’immaginazione e perfino di spiritualità, che spesso rendono la sessualità umana fonte di tante disillusioni. Lo stesso avviene con desideri della carne d’altro genere. È molto più probabile che tu riesca a fare un ubriacone del tuo giovanotto spingendolo al bere come a un qualcosa di anodino quando è stanco e insensibile che non incoraggiandolo a usarne come di un mezzo per stare allegro con i suoi amici quando è felice ed espansivo. Non dimenticare mai che quando stiamo trattando con il piacere, con qualsiasi piacere, nella sua forma sana e normale e soddisfacente, siamo, in un certo senso, sul terreno del Nemico. So benissimo che abbiamo guadagnato un buon numero di anime attraverso il piacere. Tuttavia il piacere è un’invenzione Sua, non nostra. I piaceri li ha inventati Lui. Finora tutte le nostre ricerche non ci hanno reso capaci di produrne neppure uno. Tutto quanto ci è dato di fare è di incoraggiare gli umani a servirsi dei piaceri che il Nemico ha prodotto, nei tempi, o nei modi, o nella misura che gli ha proibito. Per cui noi ci sforziamo sempre di allontanare dalla condizione naturale del piacere per far scivolare in quella che è meno naturale, che ha meno l’odore del suo Fattore, e che è meno piacevole. La formula è questa: una brama che aumenta continuamente per un piacere che continuamente diminuisce. È più sicuro; ed è stile migliore. Impossessarsi dell’anima dell’uomo e non dargli nulla in cambio – ecco ciò che riempie veramente di gioia il cuore di Nostro Padre. E i momenti di depressione sono i momenti nei quali cominciare il processo. Ma v’è una maniera ancora maggiore per sfruttare la depressione: fare in modo che l’ammalato ci pensi. Come sempre, il primo passo consiste nel tener lontano dalla sua mente la conoscenza. Non bisogna permettere che abbia neppure un sospetto sulla legge dell’ondulazione. Fagli credere che i primi ardori della sua conversione si sarebbe potuto attendersi che continuassero, e che avrebbero dovuto continuare, e che la sua attuale aridità è anch’essa una condizione permanente. Una volta che gli si sia ben fissata nella mente codesta concezione errata, puoi continuare in vari modi. Tutto dipende dalla classe alla quale appartiene il tuo uomo. Può appartenere alla classe di coloro che facilmente si scoraggiano e quindi essere preso da disperazione, oppure alla classe di quelli che sono pieni di desideri, ai quali si può infondere la sicurezza che tutto va bene. La prima classe si fa sempre più smilza fra gli esseri umani. Se per caso il tuo ammalato vi appartenesse, allora tutto è facile. Le sole cose da farsi sono di non fargli incontrare cristiani sperimentati (compito facile oggigiorno), di guidare la sua attenzione ai brani adatti della scrittura, e poi di metterlo al lavoro nell’impresa disperata di risentire i suoi vecchi sentimenti unicamente con la forza della volontà, e il gioco è vinto. Se invece è un tipo speranzoso il tuo lavoro consisterà nel farlo star tranquillo nella bassa temperatura del suo presente stato di spirito e di assuefarlo a poco a poco, infondendo la persuasione che dopo tutto la temperatura non è poi tanto bassa. In una settimana o due gli metterai il dubbio che forse nei primi giorni della sua vita cristiana egli era un pochino eccessivo. Parlagli della “moderazione in tutto”. Se ti accadrà di condurlo al punto di pensare che “la religione, sì, va bene, ma fino a un certo punto”, potrai sentirti felicissimo nei riguardi della sua anima.
Per noi una religione moderata vale quanto una religione nulla – ed è più divertente, V’è anche la possibilità di un attacco diretto alla sua fede. Una volta che sarai riuscito a fargli ritenere che il periodo di depressione è permanente, perché non potrai convincerlo che la sua “fase religiosa” sta morendosene, proprio come tutte le sue altre fasi precedenti? Naturalmente non si può concepire che sia ragionevole passare dalla proposizione: « Sto perdendo interesse in questa cosa » alla proposizione: « Questa cosa è falsa ». Ma, come ho già detto, è sul gergo, non sulla ragione che ti devi appoggiare. La stessa parola Fase potrà molto probabilmente raggiungere lo scopo. Ritengo che quella creatura sia passata prima attraverso molte fasi – lo hanno fatto tutte – e che si senta sempre superiore e in una posizione di compassione protettrice verso quegli stati d’animo dai quali è uscita, non proprio perché ne abbia fatto una vera critica, ma semplicemente perché sono nel passato. (Io confido che tu continui a riempirlo ben bene delle vaghe idee di progresso e di sviluppo e di “punto di vista storico”, e che gli faccia leggere una quantità di biografie moderne. Nelle quali le persone di cui si parla escono sempre da fasi, vero?) Capisci ciò che voglio dire? Fa’ in modo che la sua mente stia lontana dalla semplice antitesi di vero e falso. Simpatiche espressioni ermetiche: « Era una fase », « Io sono passato in mezzo a tutto ciò » e non dimenticare quel termine benedetto: « Adolescente ».
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
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C.S. Lewis

Le lettere di Berlicche

 
IX
Mio caro Malacoda, spero che la mia ultima lettera t’abbia convinto che la fase depressiva di ottusità o di “aridità” che il tuo paziente sta ora attraversando non ti può dare, per se stessa, la sua anima, ma deve essere sfruttata convenientemente. Ora voglio considerare le forme che dovrebbe prendere lo sfruttamento. In primo luogo ho sempre visto che il periodo di depressione dell’ondulazione umana offre un’occasione eccellente per tutte le tentazioni sensuali in particolar modo per quelle che hanno relazione col sesso. Ciò può recarti sorpresa perché, naturalmente, l’energia fisica, e perciò l’appetito potenziale sono maggiori nei periodi dell’elevazione che non in quelli della depressione; ma devi ricordare che allora anche le forze della resistenza sono al massimo grado. La salute e la vivacità che tu hai bisogno di usare nel produrre la libidine, possono anche, ahimè! essere usati molto facilmente per il lavoro, o per il giuoco, per il pensiero, per un divertimento innocuo. L’attacco ha una ben più grande possibilità di successo quando tutto il mondo interiore dell’uomo è grigio, freddo, vuoto. E si deve inoltre notare che la sessualità della depressione possiede una qualità sottilmente diversa da quella della elevazione – che vi sono minori probabilità di dirigerla a quel fenomeno d’acqua e di latte che gli umani chiamano “essere innamorati”, che si può molto più facilmente trascinare alla perversione, che è molto meno contaminata da quelle qualità concomitanti, generose e colme d’immaginazione e perfino di spiritualità, che spesso rendono la sessualità umana fonte di tante disillusioni. Lo stesso avviene con desideri della carne d’altro genere. È molto più probabile che tu riesca a fare un ubriacone del tuo giovanotto spingendolo al bere come a un qualcosa di anodino quando è stanco e insensibile che non incoraggiandolo a usarne come di un mezzo per stare allegro con i suoi amici quando è felice ed espansivo. Non dimenticare mai che quando stiamo trattando con il piacere, con qualsiasi piacere, nella sua forma sana e normale e soddisfacente, siamo, in un certo senso, sul terreno del Nemico. So benissimo che abbiamo guadagnato un buon numero di anime attraverso il piacere. Tuttavia il piacere è un’invenzione Sua, non nostra. I piaceri li ha inventati Lui. Finora tutte le nostre ricerche non ci hanno reso capaci di produrne neppure uno. Tutto quanto ci è dato di fare è di incoraggiare gli umani a servirsi dei piaceri che il Nemico ha prodotto, nei tempi, o nei modi, o nella misura che gli ha proibito. Per cui noi ci sforziamo sempre di allontanare dalla condizione naturale del piacere per far scivolare in quella che è meno naturale, che ha meno l’odore del suo Fattore, e che è meno piacevole. La formula è questa: una brama che aumenta continuamente per un piacere che continuamente diminuisce. È più sicuro; ed è stile migliore. Impossessarsi dell’anima dell’uomo e non dargli nulla in cambio – ecco ciò che riempie veramente di gioia il cuore di Nostro Padre. E i momenti di depressione sono i momenti nei quali cominciare il processo. Ma v’è una maniera ancora maggiore per sfruttare la depressione: fare in modo che l’ammalato ci pensi. Come sempre, il primo passo consiste nel tener lontano dalla sua mente la conoscenza. Non bisogna permettere che abbia neppure un sospetto sulla legge dell’ondulazione. Fagli credere che i primi ardori della sua conversione si sarebbe potuto attendersi che continuassero, e che avrebbero dovuto continuare, e che la sua attuale aridità è anch’essa una condizione permanente. Una volta che gli si sia ben fissata nella mente codesta concezione errata, puoi continuare in vari modi. Tutto dipende dalla classe alla quale appartiene il tuo uomo. Può appartenere alla classe di coloro che facilmente si scoraggiano e quindi essere preso da disperazione, oppure alla classe di quelli che sono pieni di desideri, ai quali si può infondere la sicurezza che tutto va bene. La prima classe si fa sempre più smilza fra gli esseri umani. Se per caso il tuo ammalato vi appartenesse, allora tutto è facile. Le sole cose da farsi sono di non fargli incontrare cristiani sperimentati (compito facile oggigiorno), di guidare la sua attenzione ai brani adatti della scrittura, e poi di metterlo al lavoro nell’impresa disperata di risentire i suoi vecchi sentimenti unicamente con la forza della volontà, e il gioco è vinto. Se invece è un tipo speranzoso il tuo lavoro consisterà nel farlo star tranquillo nella bassa temperatura del suo presente stato di spirito e di assuefarlo a poco a poco, infondendo la persuasione che dopo tutto la temperatura non è poi tanto bassa. In una settimana o due gli metterai il dubbio che forse nei primi giorni della sua vita cristiana egli era un pochino eccessivo. Parlagli della “moderazione in tutto”. Se ti accadrà di condurlo al punto di pensare che “la religione, sì, va bene, ma fino a un certo punto”, potrai sentirti felicissimo nei riguardi della sua anima.
Per noi una religione moderata vale quanto una religione nulla – ed è più divertente, V’è anche la possibilità di un attacco diretto alla sua fede. Una volta che sarai riuscito a fargli ritenere che il periodo di depressione è permanente, perché non potrai convincerlo che la sua “fase religiosa” sta morendosene, proprio come tutte le sue altre fasi precedenti? Naturalmente non si può concepire che sia ragionevole passare dalla proposizione: « Sto perdendo interesse in questa cosa » alla proposizione: « Questa cosa è falsa ». Ma, come ho già detto, è sul gergo, non sulla ragione che ti devi appoggiare. La stessa parola Fase potrà molto probabilmente raggiungere lo scopo. Ritengo che quella creatura sia passata prima attraverso molte fasi – lo hanno fatto tutte – e che si senta sempre superiore e in una posizione di compassione protettrice verso quegli stati d’animo dai quali è uscita, non proprio perché ne abbia fatto una vera critica, ma semplicemente perché sono nel passato. (Io confido che tu continui a riempirlo ben bene delle vaghe idee di progresso e di sviluppo e di “punto di vista storico”, e che gli faccia leggere una quantità di biografie moderne. Nelle quali le persone di cui si parla escono sempre da fasi, vero?) Capisci ciò che voglio dire? Fa’ in modo che la sua mente stia lontana dalla semplice antitesi di vero e falso. Simpatiche espressioni ermetiche: « Era una fase », « Io sono passato in mezzo a tutto ciò » e non dimenticare quel termine benedetto: « Adolescente ».
Tuo affezionatissimo zio
Berlicche
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