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11 Aprile 2026

Pagine di Spiritualità

Colossesi 3,1-4 spiegato: cosa significa cercare le cose di lassù oggi

Colossesi 3,1-4 spiegato: cosa significa cercare le cose di lassù oggi

Colossesi 3,1-4: Cercate le cose di lassù

Una chiamata concreta a vivere già da risorti

Testo di riferimento

“Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.”... Read More | Share it now!

Colossesi 3,1-4 spiegato: cosa significa cercare le cose di lassù oggi

Colossesi 3,1-4: Cercate le cose di lassù

Una chiamata concreta a vivere già da risorti

Testo di riferimento

“Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.”... Read More | Share it now!

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Come Dio ricostruisce il nostro sguardo interiore: fede, grazia e carità

Come Dio ricostruisce il nostro sguardo interiore: fede, grazia e carità

Ogni uomo porta dentro di sé frammenti di vita, ferite, dubbi e paure che spesso oscurano la sua capacità di vedere la realtà con chiarezza. Dio, nella Sua infinita misericordia, entra in questa interiorità frammentata come un artigiano divino: non cancella ciò che è stato, non ignora le ombre del cuore, ma illumina ogni frammento con la Sua luce. Così la nostra percezione si purifica, il nostro sguardo si ricompone e impariamo a vedere ciò che conta davvero: l’amore, la verità e la bellezza che ci circondano e che spesso sfuggono agli occhi distratti o affaticati.... Read More | Share it now!

Come Dio ricostruisce il nostro sguardo interiore: fede, grazia e carità

Ogni uomo porta dentro di sé frammenti di vita, ferite, dubbi e paure che spesso oscurano la sua capacità di vedere la realtà con chiarezza. Dio, nella Sua infinita misericordia, entra in questa interiorità frammentata come un artigiano divino: non cancella ciò che è stato, non ignora le ombre del cuore, ma illumina ogni frammento con la Sua luce. Così la nostra percezione si purifica, il nostro sguardo si ricompone e impariamo a vedere ciò che conta davvero: l’amore, la verità e la bellezza che ci circondano e che spesso sfuggono agli occhi distratti o affaticati.... Read More | Share it now!

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Come smettere di sentirsi stranieri nella vita: il cammino verso l’armonia interiore

Come smettere di sentirsi stranieri nella vita: il cammino verso l’armonia interiore

Cammini per un sentiero e ti chiedi: come si fa a non sentirsi stranieri in questo mondo?

Quante volte la vita sembra un gioco di sorte, e tu ti senti come se stessi recitando una parte che non ti appartiene.... Read More | Share it now!

Come smettere di sentirsi stranieri nella vita: il cammino verso l’armonia interiore

Cammini per un sentiero e ti chiedi: come si fa a non sentirsi stranieri in questo mondo?

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Madre Eugenia Ravasio e la rivelazione di Dio Padre: il cuore dimenticato della fede

Madre Eugenia Ravasio e la rivelazione di Dio Padre: il cuore dimenticato della fede

 

Il Padre che abbiamo dimenticato: Madre Eugenia Ravasio e il cuore della Misericordia

Nel Novecento, secolo segnato da guerre, paure e fratture interiori, la Chiesa ha visto emergere alcune rivelazioni private che non aggiungono nulla al Vangelo, ma lo riportano al centro.

Tra queste, una delle più discrete e al tempo stesso più radicali è la Rivelazione a Madre Eugenia Ravasio (1932), conosciuta come Il Padre parla ai Suoi figli.... Read More | Share it now!

Madre Eugenia Ravasio e la rivelazione di Dio Padre: il cuore dimenticato della fede

 

Il Padre che abbiamo dimenticato: Madre Eugenia Ravasio e il cuore della Misericordia

Nel Novecento, secolo segnato da guerre, paure e fratture interiori, la Chiesa ha visto emergere alcune rivelazioni private che non aggiungono nulla al Vangelo, ma lo riportano al centro.

Tra queste, una delle più discrete e al tempo stesso più radicali è la Rivelazione a Madre Eugenia Ravasio (1932), conosciuta come Il Padre parla ai Suoi figli.... Read More | Share it now!

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La vita come un mezzo pubblico: chi sale, chi scende, il senso del viaggio

La vita come un mezzo pubblico: chi sale, chi scende, il senso del viaggio

Tutto d’un fiato attraversiamo la vita, come su un mezzo pubblico, dove c’è chi scende e chi sale.... Read More | Share it now!

La vita come un mezzo pubblico: chi sale, chi scende, il senso del viaggio

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Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

 
San Giovanni Crisostomo (IV sec.)
 
“Non temere ciò che muta, perché anche tu sei mutamento.
Non amare il corpo come se fosse eterno, né disprezzarlo come se fosse nulla.
È una tenda per il viaggio, non una casa definitiva.
Il tempo la consuma, ma l’anima vi impara a camminare.”
————————————————————————–
Le paure legate al corpo nascono dal sentirlo finito, esposto al dolore, al declino, alla malattia. Il tempo che passa non chiede permesso: erode, cambia i volti, allontana le persone. E il mondo, visto senza veli, appare spesso indifferente o crudele, più che cattivo: va avanti, travolge, non consola.
Vivere in mezzo a tutto questo non significa “risolvere” le paure, ma imparare a portarle.
Alcuni punti fermi, realistici:
Il corpo non è un nemico, è un compagno destinato a stancarsi. Trattarlo con rispetto, senza idolatrarlo né disprezzarlo, è già una forma di saggezza.
Il tempo non ruba solo: porta via illusioni, ma lascia in cambio profondità. La giovinezza perde forza, ma può nascere uno sguardo più vero.
Le persone che vanno e vengono insegnano che nulla è possesso. Chi resta, anche solo per un tratto, va accolto come dono, non come garanzia.
La crudeltà del mondo non è l’ultima parola. È il contesto, non il senso.
I Padri e i santi non hanno mai negato tutto questo. Anzi.
Sant’Agostino scriveva: “Sono diventato un problema a me stesso”. Non lo risolve, lo abita.
San Benedetto non promette felicità, ma stabilità: restare dove si è, con ciò che c’è.
Una via possibile è questa:
non irrigidirsi contro il tempo,
non anestetizzarsi contro il dolore,
non fuggire dalla paura.
Ma trasformarla in vigilanza, in attenzione al presente, in compassione per sé e per gli altri che sono nella stessa condizione.
 
 
Verità Eterna
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Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

 
San Giovanni Crisostomo (IV sec.)
 
“Non temere ciò che muta, perché anche tu sei mutamento.
Non amare il corpo come se fosse eterno, né disprezzarlo come se fosse nulla.
È una tenda per il viaggio, non una casa definitiva.
Il tempo la consuma, ma l’anima vi impara a camminare.”
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Le paure legate al corpo nascono dal sentirlo finito, esposto al dolore, al declino, alla malattia. Il tempo che passa non chiede permesso: erode, cambia i volti, allontana le persone. E il mondo, visto senza veli, appare spesso indifferente o crudele, più che cattivo: va avanti, travolge, non consola.
Vivere in mezzo a tutto questo non significa “risolvere” le paure, ma imparare a portarle.
Alcuni punti fermi, realistici:
Il corpo non è un nemico, è un compagno destinato a stancarsi. Trattarlo con rispetto, senza idolatrarlo né disprezzarlo, è già una forma di saggezza.
Il tempo non ruba solo: porta via illusioni, ma lascia in cambio profondità. La giovinezza perde forza, ma può nascere uno sguardo più vero.
Le persone che vanno e vengono insegnano che nulla è possesso. Chi resta, anche solo per un tratto, va accolto come dono, non come garanzia.
La crudeltà del mondo non è l’ultima parola. È il contesto, non il senso.
I Padri e i santi non hanno mai negato tutto questo. Anzi.
Sant’Agostino scriveva: “Sono diventato un problema a me stesso”. Non lo risolve, lo abita.
San Benedetto non promette felicità, ma stabilità: restare dove si è, con ciò che c’è.
Una via possibile è questa:
non irrigidirsi contro il tempo,
non anestetizzarsi contro il dolore,
non fuggire dalla paura.
Ma trasformarla in vigilanza, in attenzione al presente, in compassione per sé e per gli altri che sono nella stessa condizione.
 
 
Verità Eterna
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