Cosa faremo nell’eternità? La santità spiegata in modo chiaro e profondo

 

È difficile comprendere cosa significhi davvero essere santi nell’eternità, perché siamo abituati a pensare con categorie terrene: fatica, scelta, sforzo, tempo. Qui tutto è segnato dal limite. Lì, invece, tutto è compimento.

Sulla terra, la santità è un cammino: si lotta, si sceglie, si cade e ci si rialza. È un continuo orientarsi a Dio tra resistenze interiori e fragilità. Ma nell’eternità questo processo arriva al suo termine: non si “diventa” più santi, lo si è pienamente.

Questo cambia radicalmente anche il modo di intendere le “azioni”. Non ci saranno più decisioni tra bene e male, perché il male non avrà più spazio. Non ci sarà più lo sforzo di amare, perché l’amore sarà perfetto e spontaneo. Non ci sarà più la ricerca della verità, perché la verità sarà vista direttamente.

Allora cosa si farà?

Si contemplerà Dio: non come idea lontana, ma come presenza viva, conosciuta in modo diretto e totale.
Si amerà: senza egoismo, senza paura, senza misura.
Si vivrà in comunione: relazioni vere, trasparenti, senza incomprensioni.
Si loderà: non come ripetizione, ma come espressione piena della gioia.
Si gioirà: una gioia stabile, senza fine, senza perdita.

Queste non sono azioni “ridotte”, ma al contrario piene, perfette, senza dispersione. Qui agiamo perché ci manca qualcosa; lì si agirà perché nulla manca più.

Il punto decisivo è questo: sulla terra l’uomo vive tra ciò che è e ciò che deve diventare. Nell’eternità, questa distanza scompare. L’essere e l’agire coincidono.

Per questo è difficile capire: non abbiamo esperienza di una vita senza conflitto interiore, senza fatica nel bene, senza limite. Eppure è proprio questa la promessa.

La santità, quindi, non è solo un ideale morale: è la condizione reale che rende possibile vivere Dio per sempre. E ciò che oggi scegliamo e viviamo, un giorno diventerà ciò che saremo in modo definitivo.

 

Remo Rosati – Verità Eterna 

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