L’amore umano e la Trinità

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L’amore umano e la Trinità

 

N. 20

L’amore umano e la Trinità

Miei cari Amici,

questa conferenza sulla Trinità vi viene presentata a titolo di
saggio, per darvi un’idea di ciò che saranno le Conférences aux jeu-
nes
29 di prossima pubblicazione.

Festa dell’Immacolata Concezione 1978

Fr. M.D. Molinié, o.p.

CONFERENZA AI GIOVANI N. 28 (1972)30

A sette, otto anni, quando mi parlavano della Trinità, ci vede-

vo soprattutto l’aspetto geometrico, che mi incuriosiva e affascinava
nel contempo: tre Persone distinte che non fanno tre dèi! Ho
dovuto aspettare i venticinque anni per scoprire Gesù Cristo, e

29 Queste conferenze sono state raccolte nel libro Adoration ou Désespoir [tradotto in
italiano per le Edizioni Studio Domenicano con il titolo di Beati gli umili. Proposte di
meditazione
, ndt].
30 Cfr. Beati gli umili, cap. 28: “L’amore umano e la Trinità” (ndt).

Lettera n.20

 

guardare la Trinità sotto tutt’altro aspetto. E non so dirvi come
sia stato vitale: come l’ossigeno senza di cui si muore.

Se un giorno leggerete, nella Bibbia, un libro intitolato Cantico

dei Cantici, vedrete che ci si può chiedere se esso parli dell’amore
umano o dell’amore mistico. In realtà, la Bibbia insegna che non
ci sono che tre realtà interessanti nella vita: l’amore umano,
l’amore mistico e la Trinità.

Queste tre realtà sono sulla stessa linea. Finché non si è rice-
vuto quel non so che che ho chiamato l’aria di casa, l’acqua viva
promessa da Gesù, il fuoco che è venuto a portare, la cosa mi-
gliore che si possa fare, se non l’unica, è riflettere sull’amore u-
mano. Ma questa riflessione è una lotta a spada tratta, perché la
società in cui viviamo ci sta togliendo quasi ogni possibilità di
capire sia l’amore umano, che quello mistico.

La maggioranza, in effetti, non capisce più nemmeno l’amore
umano, e questa è la grande colpa dell’erotismo e del libero amore.
L’ambiente in cui vivete rischia di farvi conoscere solo l’aspetto
sordido dell’amore, nascondendovi, e forse impedendovi perfino
di supporlo, che c’è qualcos’altro.

Questo altro lo conoscono pochi e ancora meno lo vivono: ci
vuole molta attenzione per vivere un vero amore! Pochi sentono
che l’amore è una cosa fantastica, l’unica che valga la pena di es-
sere vissuta, a parte – certo – la vita mistica.

Da giovane non conoscevo Gesù Cristo, ma conoscevo

l’amore umano (anche se lo credevo più facile da vivere di quan-
to non lo sia). Questo mi ha preservato da molte cose, per esem-
pio da Nietzsche. Vi spiego perché. Avevo letto Tristano e Isotta, e
penso che tutti dobbiate leggerlo, è il romanzo d’amore per ec-
cellenza. Ma soprattutto avevo trovato, in un romanzo che mi

L’amore umano e la Trinità

 

capitò tra le mani (un romanzo piuttosto mediocre, che si intito-
lava Ragazze in uniforme), una frase che mi colpì come una frase
del Vangelo, e che certamente mi ha preparato a comprendere,
più tardi, il Vangelo. Diceva pressappoco così: “Non si vive ve-
ramente, se non quando si prova una sensazione di dissolvimen-
to, per cui ci sembra di non essere più noi stessi, ma di essere in-
teramente versati in un altro.” Questa frase mi ha salvato da Nie-
tzsche, anche per il suo inizio: “Non si vive veramente.” Infatti è
proprio questo che tutti cercano: vivere intensamente. Anche i
drogati dicono “voi che non vi drogate non sapete nulla,” vo-
gliono appunto dire: non conoscete l’intensità della vita, non ne
avete l’esperienza, non l’avete mai gustata. Ora, ciò che Nie-
tzsche e molti altri ci insegnano è di vivere intensamente, ma da
soli
: questo è la morte! Con del genio, della poesia, dell’azione, e
della droga si può vivere intensamente da soli, ma questa “intensi-
tà” è mortale.

Io invece ho capito subito che la vera intensità è proprio que-
sta sensazione di dissolvimento, per cui ci sembra di essere, o
meglio, siamo realmente versati in un altro. E questo mi preservò
anche, non dall’orgoglio, perché ero orgoglioso come gli altri, ma
dalla voglia di esserlo, perché è evidente che non si può voler vi-
vere versati in un altro e nello stesso tempo voler vivere da soli,
chiusi nella propria autonomia; per provare questa sensazione di
dissolvimento bisogna accettare di aprirsi, a uno in particolare, o
a tutti, ma in ogni modo aprirsi.

Credo che fosse già il Cristo a farmi capire queste cose, anche
se non lo sapevo, perché non l’avevo ancora incontrato.

Se rifletterete sull’amore, dunque, potrete permettervi (specie
se siete giovani) il lusso di dire: “Voglio vivere intensamente, vo-
glio vivere una vita che valga davvero la pena di essere vissuta.”
E non ci sono trenta possibilità: o sarà l’amore umano, coronato

Lettera n.20

 

da un certo amore mistico, che solo può conservarne il sale e il
sapore, o sarà l’amore mistico.

Non vi interesserete mai troppo all’amore umano. Ci sono dei

libri, detti religiosi, sull’amore, sul rapporto tra ragazzi e ragazze,
sulla grande avventura… Sono così insipidi! Mancano di consi-
stenza, di forza!

L’amore umano va vissuto solo se, almeno all’inizio, ci fa vive-
re questa sensazione di dissolvimento e di vita intensa, questa
impressione (che può essere data dalla vita sessuale, ma che la
supera di molto) di essere interamente versati in un altro. Se que-
sto diventerà la vostra ossessione, se ne avrete un desiderio vio-
lento e tenace (e questo è raro perché la maggioranza ci ha rinun-
ciato, rinunciando insieme anche alla beatitudine) scoprirete, al di
là delle difficoltà, che non è qualcosa di puramente umano.

Due esseri non possono sentirsi completamente versati l’uno
nell’altro se non sono immersi ambedue nella stessa realtà, una
realtà che deve essere qualcosa di inaudito… e che ci riporta
all’acqua viva promessa da Gesù, al fuoco che è venuto a portare.
Non c’è infatti altra soluzione perché l’amore umano sia conser-
vato in tutto il suo splendore e in tutta la sua fedeltà: bisogna che
nell’amore umano ci sia un po’ di amore mistico. Ma questo a-
more mistico, cos’è?

Ve lo dico subito: è la vita trinitaria. Ecco perché, tra i cristia-

ni, ci si interessa tanto alla Trinità. Nella vita trinitaria si trova
perfettamente realizzato ciò che nell’amore umano si desidera o
si prova, ma non al grado promesso dalla Rivelazione (e cioè e-
terno e di un’intensità infinita), perché il Padre è totalmente ver-
sato nel Figlio e il Figlio nel Padre, e questo reciproco dissolvi-
mento è lo Spirito Santo.

L’amore umano e la Trinità

 

Contemplando l’amore umano potrete intravedere ciò che
Cristo e la Chiesa ci insegnano della vita e dell’amore trinitario: è
la realtà divina nella quale si trova realizzato alla perfezione, e
all’infinito, ciò che noi presentiamo – confusamente – nei mo-
menti più belli, quelli in cui crediamo di più nell’amore umano.

Incontrerete molti che vi diranno: “Al grande amore io non ci
credo, l’amore c’è, ma non quello con la A maiuscola.” Ed è vero
che un grande amore è una cosa straordinaria e molto rara. Ma
non bisogna abdicare, non bisogna rinunciare, perché solo esso
può aiutarci a capire il dogma trinitario: c’è Uno che vive l’amore
in pienezza, l’Amore con la A maiuscola, Uno che è nello stesso
tempo Due e nello stesso tempo Tre…

Nell’amore umano, quello vero, coloro che si amano sentono
di essere una cosa sola perché sono interamente versati l’uno
nell’altro, provano questa sensazione di dissolvimento. E nello
stesso tempo sono due, perché l’amore rispetta la distinzione: un
vero amore è divorante, certo, ma deve essere anche infinitamen-
te delicato e rispettoso, se no non è più l’Amore con la A maiu-
scola, ma una passione selvaggia e distruttiva. Il vero amore è di-
vorante, ma divora soprattutto colui che ama; non divora, ma ri-
spetta la persona amata. Chi ama si lascia divorare dall’amore, si
lascia dissolvere nell’altro; chi ama non possiede, ma è posseduto
dall’altro.

Dunque, si è una sola cosa perché l’amore unisce, si è due per-
ché l’amore rispetta, e si è tre perché l’amore ci supera… ed è già il
mistero trinitario. Le Persone divine sono Una sola cosa perché
l’Amore le unisce. Sono Due, Il Padre e il Figlio, infinitamente
rispettosi della loro distinzione infinita: non si distinguono per
modo di dire o nel vago, si distinguono molto di più di quanto
non ci distinguiamo noi stessi (cosa può essere la nostra originali-
tà, la nostra personalità a confronto della personalità del Padre e

Lettera n.20

 

del Figlio!). E infine sono Tre perché, oltre al Padre e al Figlio,
c’è il loro amore reciproco, e questo Amore è una Persona.

Tutto questo supera di molto la nostra esperienza, ma lo pos-

siamo presentire. È per questo che vi consiglio di leggere Tristano
e Isotta
, di riflettere su ciò che questa lettura susciterà in voi, e di
prendere questa decisione, che è una vera risoluzione morale:
“Non voglio vivere al di sotto di questo livello, non voglio vivere
un piccolo amore o un amore banale, voglio vivere un grande amore.”
Ripeto che è una vera, anzi l’unica risoluzione morale: non voglio
vivere un piccolo amore, un amore mediocre. È una specie di
rinnovazione dei voti battesimali: promettete di essere fedeli a
questo presentimento, che certamente avete, o avrete sicuramen-
te un giorno… il presentimento di ciò che può essere un vero
amore.

Basta questo perché Cristo sia sicuro di prendervi, purché sia-
te fedeli a questa decisione: vivrò un grande amore o non vivrò
nulla, non vivrò al ribasso, non vivrò senza amore e non mi ac-
contenterò di un amore qualsiasi. Sarete nella Trinità senza nean-
che saperlo, sarete imbarcati nel mistero trinitario, che è esatta-
mente questo: due che si amano con un amore così grande e
consistente da essere una terza persona, che è il volto e insieme il
frutto del loro amore.

Ecco introdotta una nuova nozione, essenziale tanto nella vita
umana quanto nel mistero trinitario: la fecondità.

Il Padre genera il Figlio, e il Padre e il Figlio generano (non è il

termine esatto, diciamo producono) lo Spirito Santo, come un pa-
dre e una madre generano un figlio: è dello stesso ordine. O me-
glio: la fecondità dell’amore umano non è che un riflesso,
un’orma, un vago accenno della fecondità trinitaria, che ci prende

L’amore umano e la Trinità

 

per le viscere per insegnarci ad amare. E in questo modo tra la
Santissima Trinità, così al di sopra di noi, e la nostra vita quoti-
diana, umile, ordinaria, semplice (ma non banale), c’è un profon-
do legame. L’amore tra due esseri, e la fecondità di questo amore,
non è dunque una cosa banale, purché questi due esseri abbiano
un po’ di nobiltà. E per questo basta che amino l’Amore con la A
maiuscola!

Chi cerca questo Amore scoprirà per forza, un giorno o
l’altro, che se è alla nostra portata desiderarlo, non è alla nostra
portata realizzarlo. E quando ci si accorge che non si riesce, che
ci sono in noi delle forze di ottusità, avidità, grettezza, aggressivi-
tà, egoismo, orgoglio, che ci impediscono di vivere in uno stato
permanente di dissolvimento (in uno stato reale e non solo im-
maginario e sensibile), quando si scopre che dell’amore non si
può fare a meno, ma che non lo si può neanche realizzare, allora
si è maturi per l’annuncio del Natale: “Oggi vi è nato un Salvatore.”

Quando sarete a questo punto, saprete che cosa significhi ave-
re bisogno di un Salvatore, aver bisogno di essere salvati. È come
accorgersi che non si può vivere senza ossigeno, e che non pos-
siamo fabbricarcelo da soli, ma abbiamo bisogno che qualcuno
ce lo porti.

Una volta mi sono trovato a mezzanotte alla porta del con-
vento senza le chiavi. Ho telefonato là dove le avevo dimenticate,
perché qualcuno venisse a portarmele. Aspettavo sull’uscio e non
faceva molto caldo… quando ho visto i fari della macchina, ho
capito cosa vuol dire la parola Salvatore, e ho capito anche che il
Salvatore non viene dal di dentro, ma dal di fuori… o dall’Alto.

Gesù Cristo ci mantiene in questa fedeltà, che consiste nel
non arrendersi, nel non volere vivere altro che l’amore: la sola vi-
ta autentica e intensa, essendo tutte le altre demoniache e distrut-
tive. Ma noi non ce la facciamo, e allora Lui ci dice: “Ciò che è
impossibile agli uomini, è possibile a Dio: venite a Me voi che

Lettera n.20

 

siete stanchi di non riuscirci, seguitemi, vi insegnerò l’Amore e
l’Amore Trinitario…”

 

Fr. M.D. Molinié, o.p.

 

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