La scelta interiore tra tristezza e serenità: gli accidenti e la presenza immutabile di Dio
Se vuoi essere triste, basta volgere lo sguardo a ciò che ti ferisce, o lasciarti penetrare dalle storie di chi transita, come te, nel segmento fragile della vita.
Se vuoi essere sereno, basta dimenticare o ignorare ciò che addolora, come se il mondo non avesse ombre.
Ma così facendo, tutto diventa relativo, e la vita pare un gioco di specchi dove basta scegliere quale riflesso fissare.
Eppure la realtà non è un riflesso, né un pensiero che nasce in noi.
C’è qualcosa — anzi, Qualcuno — che è al di là delle nostre scelte, delle nostre percezioni: Dio, sostanza immutabile dell’essere, fondamento che non dipende da ciò che sentiamo.
Noi, invece, siamo fatti di accidenti: mutiamo come le stagioni, oscilliamo tra luce e buio, gioia e dolore.
Gli accidenti non toccano la sostanza dell’anima, se questa rimane ancorata a Dio.
Così la vera serenità non nasce dall’ignorare la tristezza, ma dal riconoscere che essa è solo un accidente, non la verità ultima del nostro essere.
Chi confonde gli accidenti con la sostanza vive smarrito; chi li distingue, trova la pace — perché vede che, oltre ogni variazione del cuore, Dio è.
Remo Rosati
