Cristo Re dalle parole di Azaria

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Dal “Libro di Azaria” di Maria Valtorta ed. CEV, domenica di Cristo Re

 

Dice Azaria:

« Sarebbe infatti giusto che la Terra tutta cantasse con voce di

giubilo lodi al Signore. Ma se, con le facoltà a loro concesse, lo

fanno i minori della Terra, perché è cantare le lodi al Dio Creatore

anche semplicemente eseguire ciò per cui si fu creati, il re della

Terra, l’uomo-re nelle creature animali, padrone e sfruttatore dei

regni animale, vegetale, aquoreo, minerale, non lo sa fare. Non

coll’ordine, non con l’amore. L’ordine per la natura animale che lo

equipara, lasciandogli il primo posto nella scala dei viventi sulla

Terra, a tutte le specie create con materia. L’amore per la natura

spirituale di cui Dio l’ha dotato per renderlo a Lui somigliante 1,

questo anello di congiunzione fra la materialità dei bruti e la

spiritualità degli angeli 2, questo essere al quale Dio ha riserbato

una vita immortale, non potendo perire nel nulla ciò che è particella

di Dio 3, e per il quale Egli ha creato un Regno di eterna beatitudine.

L’uomo viola l’ordine, ogni ordine. Perciò viola anche l’amore.

Perché il disordine è odio, portando ad opere di nocumento ai fratelli

e di trascuranza a Dio. Chi nuoce ai fratelli, usando dei regni su cui

l’uomo è re e sfruttatore per nuocere, chi nuoce ai fratelli, usando

dell’intelligenza superiore di cui è dotato per nuocere, chi,

credendosi un piccolo dio di un tempo breve, in quel tempo non sa dare

a Dio ossequio e ubbidienza, mostra di contravvenire all’ordine e

perciò di essere un disordinato nell’ordine, mostra di odiare i suoi

simili e di odiare Dio, nuocendo ai primi, offendendo Dio in mille

maniere.

La Liturgia ricorda questo dovere dell’uomo, essere vivente sulla

Terra, di amare e lodare il Signore, prima fra le forme di reverenziale

amore al Degno di ogni lode 4, prudente atto che, richiamando

all’intelletto il pensiero di Dio, trattiene tutto l’essere dal fare

opere quali solo i senza fede 5 possono fare. Ma troppo pochi accolgono

il consiglio, l’invito liturgico, e la Terra manca di troppe voci umane

nel coro del creato al suo Creatore. Le voci più belle dell’immenso

coro sono scarse perché troppi uomini si dimenticano che essi sono

perché Dio li mantiene.

Al tempo del salmista 6 erano ancora riconosciute a Dio le opere

del Creato. Adesso l’uomo nega anche queste. E questo essere, che non

sa di suo creare un esile, un solo ed esile ma innocente e utile stelo

di fieno, nega a Dio l’attributo di Creatore, sovente mette al posto di

Dio il Luminoso, la pesante e oscura Materia, e ripetendo la frase

maledetta: ” Come Tu, io sono “, la frase del Ribelle 7, sa essere

creatore di morte e dolore, prendendo dalle cose create da Dio, e che ”

erano buone ” 8, gli elementi per creare ciò che ” non è buono “, ciò

che è tormento e disamore.

Ma però, come al tempo del salmista, mentre vanno con le opere e

col pensiero contro Dio, contro l’ordine, contro la pace, contro tutto,

ecco che vanno anche contro la sincerità, e, per ipocrisia, calcolo e

viltà, adulano Dio con false celebrazioni utilitarie, volte a ingannare

gli altri uomini, atte a offendere Dio più di ogni assenza leale dal

culto.

O ipocriti che dite sempre: ” Dio! Dio! ” mentre in cuor vostro

dite: ” Io! Io! “, le vostre opere coprono la Terra. Ma di che? Di

rovine, di dolore, di morte! La sublime terribilità di Dio ha dato ”

cose buone ” nella sua terribile Potenza, secondo l’antico modo di

esprimere il grandioso 9, il perfetto di una potenza; le ha date nella

sua infinita potenza, secondo il giusto esprimersi di un riconoscimento

a Dio. E queste opere terribili in potenza, fatte da Dio, avevano

ricoperto il Creato di cose, di esseri, di elementi, di aiuti, di leggi

naturali e di Leggi sopranaturali, che davano costruzione, contento,

vita.

Ecco l’uomo senza Dio, perché senza carità né verso Dio né verso i

fratelli, fare le sue opere, veramente terribili nel senso attuale

della parola, spaventose, crudeli, le quali distruggono il fatto da

Dio, calpestano ogni diritto e ogni dovere, deridono ogni legge

naturale e sopranaturale, annullano l’amore e danno rovine, dolore,

morte.

Può l’uomo frenare questa valanga dei senza Dio 10? Lo può

singolarmente non cooperando ad essa, ossia vivendo una vita veramente

cristiana di ordine, giustizia, amore. E Dio li aiuta, questi

volonterosi, col dare loro tutti i mezzi per vivere con ordine,

giustizia, amore.

Rende loro la Grazia per i meriti del Cristo, la sostiene coi

Sacramenti, amplifica la Fede con le prove della Verità e dell’Amore di

Dio. E, dalla nascita alla morte dell’uomo, non fa che continuare

questi aiuti ed altri ancora, tutti sopranaturali, fra i quali non

ultimo il ministero angelico, per far sì che l’uomo giunga alla morte

in grazia e in pace per avere gloria eterna.

Lo può collettivamente, unendosi cori fraternità buona agli altri

fratelli. Una società cristiana contro una società anticristiana, una

famiglia di figli fedeli al Padre contro una famiglia di figli degeneri

che hanno abbandonato il Padre delle Luci 11 per eleggere a padre loro

il padre delle Tenebre 12.

Ma tanto è debole l’uomo che non basta la sua volontà a fare

resistenza contro la forza del Male che con mille forme scorre il mondo

e lo corrompe, e corrompe le anime, o definitivamente o saltuariamente,

con assalti improvvisi. L’uomo da solo non può resistere a Satana, ché

Satana sono e lo stesso e la carne e il mondo. E allora oriamo, noi

angeli, con voi 13 uomini buoni, chiedendo all’Onnipotente, che agli

erranti ha dato ciò che serve a tornare nelle vie della giustizia, che

conceda a quelli che in questa via già sono, ma che potrebbero venirne

strappati da qualche insidia o da qualche flessione della loro volontà,

ciò che serve ad aver forza di rigettare tutto ciò che è contrario alla

vita cristiana e di praticare ciò che ad essa è conforme, con fortezza

e costanza sino alla fine; ossia che Dio conceda il suo aiuto. Con

l’aiuto del Signore il debole si fa forte, il pavido eroico, il

sensuale temperante, e la Giustizia è raggiunta e in Essa vi si

mantiene e si vive, perché anche se uno cade per violento assalto, per

sonnolenza spirituale di un momento, ecco che con l’aiuto di Dio tosto

si rialza e procede, verso la meta: il Cielo.

Ed ora meditiamo gli insegnamenti di Pietro, che da maestro può

parlare, e per la sua esperienza d’uomo e per essere stato ammaestrato

dal Verbo e illuminato dallo Spirito Paraclito 14 per essere capace di

essere il perpetuo docente della Chiesa apostolica 15.

Simone di Giona di Cafarnao, Cefa di Gesù Signor Nostro, può

parlare agli uomini, da uomo che volle e seppe divenire Apostolo e da

Apostolo sul quale scese la Fiamma Pentecostale a consacrarlo

all’insegnamento perfetto 16.

Hai mai meditato, o anima mia, il simbolo di quella lingua di fuoco

che, tu l’hai visto, si posò su ogni capo apostolico mentre incoronò di

un serto la Tutta Santa 17? Io te lo voglio far comprendere.

Generalmente vi si dice: in forma di fiamma per essere sensibile agli

apostoli e significare amore e luce. Sì. Anche questo. Ma non questo

solo.

Poteva, e sarebbe bastato, il Paraclito venire nel ” gran vento

impetuoso ” 18 e penetrare nel Cenacolo – dove già si era compiuto il

Rito Eucaristico 19: la donazione del Dio fatto Carne ai suoi fedeli

perché in essi Egli fosse anche dopo la separazione e desolati non

fossero del Maestro diletto – poteva penetrare e stare, globo di

meraviglioso splendore, ad illuminare le menti che dovevano parlare al

mondo del Dio Vero e del suo Cristo.

Ma il Paraclito non si limitò a questo. Egli pure, come il Verbo

Incarnato, si franse e si donò, in una Comunione, in una effusione e

donazione dei suoi doni di Sapienza, Intelletto, Consiglio, Scienza,

Fortezza, Pietà, Timor di Dio, così come Gesù si era dato in Corpo e

Sangue, Anima e Divinità. E poiché, nonostante il lavacro sanguigno e

Ss. del Sangue dell’Agnello, che aveva mondato le loro anime ma che non

aveva distrutto la loro umanità – la quale da sé doveva lottare ed

evolversi a spiritualità perfetta – 19* essa persisteva, ancor dopo la

Risurrezione, pesante e opaca, l’Ineffabile Amore, Creatore insieme al

Padre e al Figlio – perché è inscindibile l’Unione e il Volere dei Tre

che si amano divinamente – volle creare il nuovo uomo apostolico,

avendolo già il Padre, a suo tempo, creato alla vita, e il Figlio alla

Grazia. Il Paraclito, agendo su queste due creazioni, le volle

completare e perfezionare, bruciando nell’uomo apostolico le più

pesanti scorie dell’umanità persistente, le più venefiche, site nella

testa, in cui i cinque sensi sono riuniti a servizio delle sensualità

materiali in cui è chiuso l’organo che presiede alle sensazioni e le

trasmette agli organi più lontani, e in cui è l’agente del pensiero. Il

capo: culmine dell’uomo, unico animale che sia eretto 20, quasi a

testimoniare la sua regalità, e che, per la sua erezione, sembra

simboleggiare che come sulle cime regna più a lungo il sole e scendono

le saette dell’elettricità naturale, così egli, cima del creato,

raccoglie su sé stesso il Sole divino e riceve i sopranaturali

meravigliosi comandi e conforti del Padre suo che sta nei Cieli.

Ma nel capo, ferrato talora troppo sovente da lastre pesanti di

sensualità triplice 21, non può entrare il Sole divino e i messaggi

paterni mentre dall’interno del cuore salgono i fumi corrotti di una

umanità corrotta.

Egli l’ha detto, il Maestro «Ss.: ” E’ dal cuore che vengono i

cattivi pensieri, gli omicidi, i furti, gli adultèri, e le

fornicazioni, le false testimonianze, le invidie, le bestemmie ” 22. E

salgono, come fumo da un maleolente braciere, al capo, dando pensieri

turbatori che vengono poi trasmessi agli organi esecutori.

Anche se negli Apostoli non erano omicidi, furti, adultèri,

fornicazioni, false testimonianze, bestemmie, quanta folla minore di

minori miserie, ma sempre indegne di maestri spirituali 23, era in

loro, e poteva crescere, per la superbia di essere maestri e beneficati

in modo straordinario dei doni straordinari di Dio! Quanti cadono in

demerito per questo! In quanti i doni straordinari sono rovina!

Veramente va detto che la selezione degli spiriti si compie, è

vero, per il peccato, ma può dirsi che non solo per il mezzo tenebroso

si separano gli agnelli dai caproni 24, bensì anche per il mezzo

luminoso dei doni straordinari. Molte volte sì effonde Dio con questi

doni. Poche persevera, perché è messo in fuga dalla superbia, menzogna

e sensualità spirituale della creatura beneficata del dono

straordinario.

Negli Apostoli ciò non doveva avvenire. Nel figlio della Tenebra,

in Giuda miserabile e deicida, il dono del miracolo aveva iniziato la

rovina dell’Apostolo 25. Ma nei dodici 26 destinati ad evangelizzare il

mondo non dovevano più essere rovine. Ed ecco lo Spirito nella sua

Comunione pentecostale, ardere e purificare la sede del senso e del

pensiero: il capo degli uomini apostolici; mentre coronò d’amore la

testa della Vergine 27 e Sposa sua, e si strinse per baciare con

l’unico bacio degno della Beatissíma Madre Vergine, della Tutta Grazia,

Figlia, Sposa e Madre della Grazia, Maria, Regina degli Apostoli e

della Chiesa in Terra, Regina degli Angeli nei Cieli 28. Alleluia!

Ed ora che ti ho spiegato il simbolo della frazione del Fuoco

Paraclito in tante lingue e della ardenza delle stesse sul capo degli

Apostoli, torniamo a Pietro apostolo, il quale, divenuto spirituale

dopo la Comunione dello Spirito, ricordava di essere stato uomo, e con

carità e conoscenza e verità diceva e dice agli uomini suoi discepoli e

fratelli le regole per raggiungere la spiritualità che fa santi.

Dice: ” Vi scongiuro di guardarvi, come forestieri e pellegrini,

dai desideri carnali “.

Infatti l’uomo cristiano è un forestiero e pellegrino fra turbe

pagane. il mondo, pagano nei suoi costumi, e l’umanità stessa latente

più o meno, o violenta più o meno anche nel cristiano, la sì che lo

spirito proceda come un pellegrino e forestiero per contrade non sue,

ignote e pericolose.

Ed ecco che Pietro avvisa: ” Guardatevi dai desideri carnali ” come

esseri di altra nazione che potrebbero prendervi e farvi poi schiavi di

essi.

Procedete guardinghi. Perché non conoscete il vero volto delle cose

che vi circondano. Possono avere aspetto buono ed essere abbiette,

aspetto innocente ed essere malandrine. State a voi. Non stringete

facili alleanze. Carità, ma non lasciate penetrare in voi ciò che è di

altri, non della vostra stirpe eletta.

Carità che prega e compatisce e ammaestra col contegno più ancora

che con le parole. Ma riservatezza. Pensate sempre che lo spirito è più

delicato di una vergine, e che, deflorato che sia, non ha più la bella

freschezza dell’innocenza. Scende il perdono sullo spirito pentito, e

la penitenza lo ritorna accettevole al Signore. Ma il ricordo resta, il

ricordo della caduta. E il ricordo mortifica e può servire a Satana per

agitare fantasmi nelle ore crepuscolari che ogni uomo incontra, e

specie nell’ora della morte per fare l’uomo pauroso e diffidente di

Dio.

Oh! sovrana sicurezza di uno spirito vergine di colpe mortali e di

colpe volontarie! Come andresti ricercata e tutelata, sovrana

sicurezza, a fare lieto l’uomo di te!

Siate dunque guardinghi mentre siete forestieri e pellegrini. Per

voi stessi e per l’onore di Dio. Non volete lavorare per la sua gloria?

E allora dovete esser tesi a convertire i pagani schiavi del senso e

del mondo. Ma come potete farlo se i sensuali e i mondani alle vostre

parole potessero opporvi che voi siete come loro? Attenzione dunque a

non provocare mormorazioni sul conto vostro, ma anzi, per le vostre

opere realmente sante, a provocare riflessioni buone, preparatorie alla

venuta del Signore nei pagani del mondo, i quali, nel giorno della loro

conversione per vostro merito, vi glorificheranno come loro salvatori

insieme al Grande e tre volte Santo Dio e Salvatore.

E Pietro dice: ” State soggetti ad ogni autorità per riguardo a Dio

“.

E che? Forse che Dio protegge certe autorità nefaste? Oh! non lo

pensate! Ma ciò che accumula meriti su voi – la vostra ubbidienza ad

ogni autorità umana, onde non si possa dire che siete ribelli e

turbolenti e di scandalo agli altri – accumula in pari tempo condanne

su chi, avendo autorità, la usa con nefando modo. Perciò siate

soggetti. E fin dove? Fin dove giunge il diritto umano. Ma quando

un’autorità umana volesse penetrare nel dominio di Dio e imporvi leggi

contrarie alla Legge divina, allora siate liberi e sappiate morire ma

non tradire Dio e la sua Legge per paura di un uomo o di più uomini 29.

Né fate ciò per calcolo, onde avere favorevoli gli uomini, ma con

spirito sopranaturale che sa distinguere e praticare l’ordine buono dal

malvagio e fare ciò che non lede il suo diritto alla Vita che le

persecuzioni non distruggono, ma anzi ad essa portano i fedeli alla

Legge Santa.

Rispettate tutti. Dio lascia libero l’arbitrio dell’uomo. L’uomo

non ha il diritto di violentare l’arbitrio dei fratelli. E maledetti in

eterno sono coloro che con la violenza impongono schiavitù al pensiero

umano per avere turbe di schiavi legati alle loro idee eretiche e

perniciose.

Siate avversari leali dei vostri nemici di idee 30. Cercate di

portarli alla vostra che è santa, con la santità della vita prima che

con l’eloquenza della vostra parola. Ma non scendete mai ai loro stessi

sistemi di delazione e violenza, di sprezzo e calunnia 31. Se anche

sono poveri fratelli avvolti in idee eretiche che lì traviano, sono

sempre vostri fratelli. Anche per loro il Salvatore è venuto, ed ha

pregato e sofferto, ed è morto. Voi dovete pregare e soffrire per la

loro conversione, ad imitazione del Cristo Signor Nostro.

Non date al re o ai capi di Stato un onore più grande di quello che

date a Dio. Voi piangete per averlo fatto. Avete scambiato un uomo, un

misero uomo, per un messo di Dio 32, dimenticando che sono le opere

degli uomini quelle che parlano della loro appartenenza a Dio o a

Satana. E questa vostra idolatria stolta la state scontando amaramente.

Ogni idolatria non passa senza castigo. Pensatelo. Perciò onorate i

Capi, ma date adorazione a Dio solo.

E dalla grande dipendenza, che è quella del cittadino ai Capi, a

quella dei figli ai genitori, e dei servi ai padroni, siate rispettosi,

senza rancori e invidie, senza prevaricare o tradire. Imparate a vedere

Dio al di là dell’uomo, e mentre ubbidite ai magistrati, ai parenti o

ai padroni, i quali possono essere anche tali da non attirare l’amore,

guardate al di là degli stessi 33, e dite: ” Padre, io ti servo. Te

servo, facendo il tuo comando che è di essere miti e ubbidienti ” 34.

Oh! vedrete allora che è facile ubbidire se credete fermamente che

questa ubbidienza è vista e benedetta da Dio come la più grande delle

opere meritorie dell’uomo, il quale – come dice il Santo in cui tanto

visibile è Cristo, il tuo S. Francesco d’Assisi 35 – dice che la

perfetta letizia non sta nella scienza né nelle diverse cose, ma nel

fare la Volontà di Dio e nel saper soffrire con pazienza pene e dolori

per amore di Dio 36.

Tu vedi, anima mia, come le parole dell’Apostolo abbiano eco in

quelle del Serafico, proclamando grazia, e grande grazia, saper

sopportare, per riguardo a Dio, molestie e soffrire ingiustamente,

perché quando si soffre per punizione di colpe commesse è unicamente

espiazione, debito che si salda, e nulla più. Ma quando senza aver

fatto colpe, anzi avendo fatto del bene, vi è dato di soffrire, è

grazia grande che brilla agli occhi di Dio, tesoro che si accumula in

vostro utile nel Regno dei Cieli.

Ed ora ti lascio, anima mia, sotto il manto dell’Incoronata Sposa

dello Spirito Santo e Regina degli Apostoli 37, e perciò delle ” Voci

“, delle grandi ” Voci “; e, per la sua missione, che si perpetua nei

secoli dei secoli, di tutte le ” voci ” che meritevolmente compiono la

loro missione a gloria di Dio e salute delle Anime. Perciò anche Regina

tua, o voce.

Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo ».

 

 

 

1 vedi: Poema I, p. 70, n. 10; II, p. 117, n. 5; p. 600, n. 7; III,

p. 145, n. 5; p. 172, n. 4; IV, p. 1471, n. 3; VII, p. 1689, n. 5;

VIII, p. 164, n. 16; X, p. 121, n. 36.

2 vedi: CONCILIUM LATERANENSE IV (1215), De fide catholica,

Definitio contra Albigenses et Catharos, in DENZINGER-SCHÖNMETZER,

Enchiridion Symbolorum…, n. 800; CONCILIUM VATICANUM I (1870),

Constitutio dogmatica de fide catholica,. Dei Filius, ivi, n. 3002.

3 Non nel senso panteistico, ma nel senso – esatto – di

partecipazione di Dio, come appare da altri scritti valtortiani; vedi:

Poema I, p. 20, n. 2; p. 69, n. 6; III, p. 143, n. 2 e 3; VI, p. 1160,

n. 5; VII, p. 1461, n. 5; p. 1690, n. 6.

4 vedi: Apocalisse 4, 9-12; 5, 11-14; 7, 9-12; 14, 1-5; 15, 1-4,

19, 1-10; e i prefazi delle Anafore orientali e delle Preghiere

eucaristiche romane e ambrosiane ecc.

5 vedi: Poema II, p. 450, n. 4; VIII, p. 56, n. 6; IX, p. 382, n.

28.

6 Cioè del re David (1010-970 avanti Cristo), il quale, secondo II°

Re 23, 1, fu il « cantore dei cantici d’Israele »: compose infatti un

buon numero di salmi (non però l’intero salterio, come popolarmente si

ritiene) e dette un forte impulso alla lirica religiosa del popolo

eletto, impulso che si protrasse per secoli. Il salterio, perciò,

riassume tale attività poetica plurisecolare. Vedi: La Sainte Bible …

de Jérusalem, p. 652.

7 Molto probabilmente allude a: Isaia 14, 12-15, secondo

l’interpretazione di Luca 10, 18 (13-20).

8 vedi: Genesi 1, 1-25.

9 Le Anafore orientali quando, per esempio, parlano del glorioso

ritorno di Cristo, alla fine dei tempi, lo definiscono sempre come «

terribile »; vedi: 5 maggio 1946, n. 21 (pag. 96).

10 Nelle precedenti pagine, più propriamente, sono chiamati « i

senza fede »; vedi n. 5, e in particolare: Poema IX, p. 382, n. 28.

11 vedi: Giacomo 1, 16-18. Iddio è detto Padre delle luci, sia

perché è il creatore del sole, della luna e di tutti gli altri astri

luminosi (vedi: Genesi 1, 1-5, 14-19; Salmo 8: Ecclesiastico 43, 1-13),

che sono luci materiali; sia perché è la fonte di ogni luce spirituale

(vedi: Giovanni 8, 12; Ia Pietro 2, 9-10; Ia Giovanni 1, 5-7); vedi:

Poema VII, p. 1371, n. 7; p. 1532, n, 3; VIII, p. 163, n. 12; X, p. 26,

n. 2.

12 vedi: 31 marzo 1946, n. 29 (p. 40).

13 Gli Angeli (vedi: Poema VI, p. 999, n. 3), oltre ad offrire a Dio

le orazioni dei santi, le preghiere nostre (vedi: 5 maggio 1946, n. 29

– p. 101), con noi pregano e glorificano l’Altissimo, come appare da

tutti i Prefazi delle Anafore orientali e delle Preghiere eucaristiche

romane e ambrosiane.

14 vedi: Matteo 16, 13-20 e Atti 10: Pietro riceve rivelazioni dal

Padre; vedi: i Quattro Evangeli (o Vangelo quadriforme): Pietro viene

ammaestrato dal Figlio di Dio fatto Uomo; vedi: Atti 2, 1-41; 3-12,

passim; Ia e IIa Pietro: Cefa viene ricolmato, illuminato, guidato

dallo Spirito Santo.

15 vedi: Matteo 16, 13-20; Luca 22, 31-32; Giovanni 21, 15-20;

CONCILIUM OECUMENICUM VATICANUM I (1870), Sessio IV, Constitutio

dogmatica I de Ecclesia Christi, Pastor aeternus, in DENZINGER-

SCHÖNMETZER, Enchiridion Symbolorum…, numeri 3056 (« … Petrus …

semper in suis successoribus … vivit et praesidet et iudicium exercet

») et 3071 ( « … veritatis et fidei nunquam deficientis charisma

Petro eiusque … successoribus … collatum … ut universus Christi

grex per eos … caelestis doctrinae pabulo nutriretur… »). Da questi

testi e documenti appare quanto bellamente ed esattamente Pietro, nel

presente scrítto valtortiano, sia detto « il perpetuo docente della

Chiesa apostolica ».

16 vedi: Atti 2, 1-41.

17 Secondo Il poema dell’Uomo-Dio, vol. X, pp. 264-270, il fuoco

pentecostale, in forma di grande globo igneo, si fermò tutto sul capo

immacolato della sempre-vergine Madre di Dio, e quindi si suddivise in

fiamme minori, che si librarono sulla testa dei singoli Apostoli. Ciò

non e attestato dalla Bibbia e dalla Tradizione apostolica: non le è

però contrario e sarebbe molto espressivo. Anche il Concilio Ecumenico

Vaticano II, nella Costituzione dogmatica su la Chiesa, Lumen gentium,

n. 62, riconosce, se bene interpretato, il titolo di « Mediatrice »

conferito attraverso i secoli dalla Chiesa a Maria SS.ma.

18 vedi: Atti 2, 2.

19 vedi: Poema VIII, p. 464, n. 7; IX, p. 37, n. 16; p. 214, n. 53;

X, p. 238, n. 10.

19* E’ inserito un ed che omettiamo essendo un’aggiunta errata.

20 vedi: Poema IV, p. 1171, n. 3.

21 vedi: Ia Giovanni 2, 15-17.

22 vedi: Matteo 15, 10-20; Marco 7, 14-23; (Atti 10; Romani 14;

Colossesi 2, 16-23).

23 Secondo Luca, 22, 24-27, gli Apostoli disputarono perfino durante

la Cena Pasquale, nella quale Gesù istituì l’Eucarestia!

24 vedi: Matteo 25, 31-46 (vedi: Poema II, p. 164, n. 3; V, p. 301,

n. 3; VII, p. 1631, n. 1) con speciale riferimento a Ezechiele 34,

tutto, e in particolare al versetto 17.

25 vedi: Poema II, p. 57, n. 4; p. 282, n. 1; p. 334, n. 5; p. 399,

n. 3; IV, p. 1101, n. 1; V, p. 380, n. 2; p. 583, n. 3; VI, p. 1173, n.

7; VII, p. 1468, n. 5 e 6; p. 1784, n. 4; VIII, p. 56, n. 6; p. 387, n.

13; IX, p. 13, n. 2; p. 52, n. 30; p. 206, n. 33; p. 216, n. 61; p.

226, n. 98; p. 301, n. 3 e 4; X, p. 11, n. 6; p. 194, n. 20; p. 216, n.

71; p. 260, n. 9 e 11; p. 314, n. 13.

26 Cioè negli undici, con Mattia al posto del Traditore (vedi: Atti

1, 12-26).

27 vedi n. 17.

28 Tutti questi titoli, giustamente tributati a Maria, figurano nei

documenti papali, anche soltanto dal 1854 ad oggi. Chi desidera

trovarli adunati in una sola pagina, legga: Pius XII, Nuntius

radiophonicus Bendito seja o Senhor, in Acta Apostolicae Sedis, vol. 38

(1946), pp. 264-267. Per la Regalità di Maria, vedi inoltre: Pius XII,

Litterae Encyclicae Ad Caeli Reginam, in Acta Apostolicae Sedis, vol.

46 (1954), pp. 625-640.

29 vedi: Atti 4, 1-22 (19): 5, 17-42 (29).

30 vedi, per esempio: Matteo 18, 15-18; Romani 16, 17-20; Ia Corinti

5; IIa Giovanni 7-11.

31 vedi: Matteo 5, 38-48; Romani 12, 14-21 (che contiene: Proverbi

25, 21-22).

32 Allude a Mussolini: così annota Maria Valtorta, di suo pugno,

sulla copia dattiloscritta (DI).

33 vedi: Matteo 22, 15-22; Marco 12, 13-17; Luca 20, 20-26; Romani

13, 1-7; Tito 3, 1-3; Ia Pietro 2, 13-25.

34 vedi: Matteo 5, 1-12; 11, 28-30; Filippesi 2, 3-11.

35 Egli, infatti, realizzò quanto scrive S. Paolo in: Galati 2, 19-

20; 6, 14-18.

36 vedi: Autobiografia, p. 338, n. 54.

37 vedi, n. 28.

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