Boccaccio e le invettive contro la Chiesa nel Decameron – Satira e critica medievale
Si legge spesso o si sente dire, che nel medioevo il senso della religione era molto presente nella vita quotidiana, rispetto per esempio ad oggi, dove il relativismo, il
materialismo e il consumismo hanno stravolto le esperienze e la vita umana.
Giovanni Boccaccio fu un uomo del medioevo, un letterato, uno scrittore e poeta, un uomo pubblico.
Leggendo le sue opere possiamo vedere che la critica che egli esponeva verso la Chiesa, non era influenzata dal senso religioso che pervadeva la società di allora.
Ecco un elenco sintetico dei passi del Decameron in cui Boccaccio prende di mira il clero e la Chiesa con invettive (esplicite o satiriche).
Boccaccio non fa quasi mai un attacco “dottrinale” diretto contro la Chiesa, ma piuttosto satireggia su:
la corruzione del clero,
la cupidigia dei religiosi,
l’ipocrisia dei frati e dei prelati,
la credulità popolare sfruttata dagli ecclesiastici.
Ecco alcuni passi esemplari:
Invettive e satire anticlericali nel Decameron
I giornata, novella 1 (Ser Ciappelletto)
Un uomo scellerato viene confessato da un frate ignorante e diventa addirittura “santo”.
Satira contro la superficialità della Chiesa nel riconoscere la santità e contro l’ingenua credulità popolare.
III giornata, novella 1 (Masetto da Lamporecchio)
Un giovane si finge muto e diventa ortolano in un convento di monache, che lo sfruttano sessualmente.
Invettiva contro l’ipocrisia e la corruzione morale della vita claustrale.
III giornata, novella 3 (L’abate e l’abbadessa)
Una badessa rimprovera una suora per condotta licenziosa, ma viene smascherata perché porta in capo i pantaloni del suo amante.
Ridicolizzazione dell’autorità religiosa femminile.
IV giornata, novella 2 (Frate Alberto)
Un frate si finge l’angelo Gabriele per sedurre una donna credulona.
Ferocissima satira contro i frati corrotti e i peccati carnali sotto copertura religiosa.
VI giornata, novella 10 (Frate Cipolla)
Un frate mendicante inganna i fedeli mostrando come reliquia una penna “dell’arcangelo Gabriele”, sostituita per burla con carboni.
Invettiva contro la frode delle reliquie e la credulità popolare sfruttata dal clero.
VII giornata, novella 3 (Friar Rinaldo e Madonna Agnesa)
Un frate ha una relazione con la moglie di un suo penitente.
Attacco all’abuso del sacramento della confessione a fini sensuali.
IX giornata, novella 2 (Donno Gianni e Biancofiore)
Un frate promette a una donna un incantesimo per trasformare il marito in cavallo, ma è solo un pretesto per spogliarla.
Satira sul ricorso a superstizioni religiose come copertura di atti libidinosi.
In sintesi, Boccaccio mostra la Chiesa come istituzione corrotta negli uomini che la compongono: frati lussuriosi, monache ipocrite, predicatori ciarlatani, confessori ingannatori. L’invettiva è più morale e sociale che teologica, cioè colpisce i vizi degli ecclesiastici, non la fede in sé.
I passaggi testuali più significativi del Decameron in cui il Boccaccio fa satire o invettive contro il clero. Li metto in ordine di comparsa, con un piccolo contesto:
I giornata, novella 1 – Ser Ciappelletto
Il peccatore impenitente, confessandosi, inganna il frate e viene venerato come santo:
«E così senza più parole, quel frate, tenendolo per santissimo uomo, il dì seguente in pubblico predicò che egli era morto santamente; e, oltre a ciò, subito il fece seppellire in chiesa con grandissima solennità. […] E così questo uomo, vivendo con la più scellerata vita che mai uomo vivesse, morendo fu reputato per santo.»
Satira contro la superficialità del discernimento ecclesiastico e contro la credulità dei fedeli.
III giornata, novella 1 – Masetto da Lamporecchio
Masetto, finto muto, viene accolto in convento e soddisfa i desideri carnali delle monache:
«Le quali, venute più volte a Masetto, a una a una e poi più insieme, egli così bene le soddisfece che esse si tenevano per contente.»
Attacco diretto alla corruzione della vita claustrale.
III giornata, novella 3 – L’abbadessa e la suora
Una badessa vuole punire una monaca colta in fallo, ma è smascherata perché porta sul capo i calzoni del suo amante:
«E così, col capo inghirlandato di brache, biasimava e minacciava l’altrui difetti.»
Ridicolizzazione dell’autorità religiosa femminile e denuncia dell’ipocrisia.
IV giornata, novella 2 – Frate Alberto
Un frate si finge angelo Gabriele per sedurre una donna:
«E con grandissima affezione diceva che l’arcangelo Gabriello era disceso dal cielo per lui e voleva con lei giacere.»
Satira feroce contro i frati che usano il nome di Dio per soddisfare i propri vizi.
VI giornata, novella 10 – Frate Cipolla
Il frate mostra reliquie fasulle ai fedeli:
«Tra l’altre cose, mostrava egli loro una delle penne dell’agnolo Gabriello, la quale egli diceva essere rimasa nella camera della Vergine Maria quando egli la salutò. […] E quella penna era di papero.»
Invettiva contro la frode delle reliquie e l’inganno clericale.
VII giornata, novella 3 – Frate Rinaldo e Madonna Agnesa
Un frate intreccia una relazione con la moglie del suo penitente:
«E così, sotto ombra di confessione, lungamente si trattenne con lei, e non solamente de’ peccati spirituali la assolse, ma di quelli carnali insieme.»
Attacco all’abuso del sacramento della confessione.
IX giornata, novella 2 – Donno Gianni e Biancofiore
Un frate vuole convincere una donna a spogliarsi con la scusa di un incantesimo:
«E donno Gianni disse che, se ella si spogliasse ignuda, egli farebbe sì che il marito diventerebbe un bel cavallo. […] La donna, scioccamente credendolo, cominciò a denudarsi.»
Satira contro la superstizione e l’inganno dei religiosi.
Questi sono i luoghi testuali più noti e feroci in cui Boccaccio colpisce la Chiesa del suo tempo, sempre mirando ai comportamenti corrotti degli ecclesiastici piuttosto che alla fede cristiana.
