Dal “Diario di Camilla Bravi”

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Dal “Diario di Camilla Bravi”

 

 

Gesù, sempre buono, m’istruì con le sue ispirazioni: «Quando lo, Ver­bo Eterno, seconda Persona della Santissima Trinità, presi carne nel seno immacolato di Maria, scesi sulla terra per salvare l’uomo, per riscattarlo, e mi offrii al Padre mio per soddisfare la divina Giustizia. Mi addossai tutti i peccati degli uomini, e anche i mali cagionati da essi, ossia il dolore e la morte, tanto da essermi fatto peccato per amor dell’uomo (2 Cor 5, 2), e d’essere diventato l’oggetto di maledizione (Gal 3, 13) presso il Padre cele­ste, lo, suo Figlio, l’Agnello immacolato, perché in quel momento lo rap­presentavo presso di Lui l’umanità peccatrice e soddisfacevo per essa. Es­sendo l’Uomo Dio, potevo soddisfare anche con una sola mia parola o con una goccia sola del mio Sangue divino, ma scelsi il dolore perché ai mali estremi, portati sulla terra dal peccato e continuati nell’umanità pec­catrice, cioè l’odio, l’egoismo, la lussuria, la menzogna, la vendetta, la cupi­digia… Io portassi un rimedio estremo, cioè il mio amore misericordioso, la mia purezza, dolcezza, umiltà, giustizia e verità infinite. Volli soffrire sulle mie Carni Immacolate tanto dolore, anche per santificare il dolore, affinché tutti coloro che avrebbero sofferto per mio Amore, per i miei me­riti infiniti potessero meditare il dolore e santificarsi, ed lo in essi, miei membri, potessi continuare a salvare e santificare le anime, ed essere la lo­ro forza e consolazione, e associarli con Me nella mia passione, desideroso di arricchirli di tutti i miei meriti».

«Ho scelto il dolore anche per provare il mio grande e infinito Amore, perché non c’è amore più grande di colui che dà la vita per salvare la per­sona amata. Per avere la certezza di un amore sincero, puro, forte bisogna che esso sia provato nel dolore».

«Lo sposo, la sposa, l’amico ama d’amore sincero quando ama la perso­na amata anche se caduta in povertà o in malattia, ed è contento di conti­nuare a dividerne la sorte».

«Anche tra i pagani tu puoi trovare di questo amore, ma sappi che anche questo è un raggio del mio Amore infinito che lo ho donato a tutte le mie creature e ho infuso nell’anima dell’uomo, mediante la coscienza naturale. E quando l’uomo, anche pagano, compie un’opera buona, egli ri­verbera quel raggio del mio Amore che lo ho donato a tutti gli uomini».

«Il cristiano invece, quando compie un’opera buona, non solo riverbe­ra il mio Amore, ma partecipa come membro della mia Chiesa ai meriti miei, poiché per la grazia santificante che possiede (se non è in peccato grave, ma che può sempre riacquistare con i Sacramenti o il dolore perfet­to), partecipa alla mia vita divina che lo rende figlio adottivo di Dio ed erede del mio Regno, il Paradiso».

«Se lo non avessi con l’esempio scelto di soffrire per salvare 1’uomo, qualche essere ignorante o superbo avrebbe potuto dubitare del mio Amore, ma io ho voluto dare, nell’umiliazione e nella sofferenza più atro­ce, tutto il mio Sangue e la mia vita perché l’uomo avesse la prova del mio grande Amore. La dolorosa passione e morte mia è stata la consumazione del mio sacrificio e della prova del mio Amore, che lo ho perpetuato sino alla fine dei secoli nell’Eucaristia, lasciando in cibo tutto Me stesso all’uo­mo»

«La prova più grande ed infinita del mio Amore per l’uomo, incom­prensibile al mondo intero, è stata la mia Incarnazione, perché in essa mi sono esinanito, annichilito, annientato, nascondendo sotto la natura uma­na la mia Divinità. Ho assunto la natura umana unendola alla divina nel­l’unica Persona del Verbo, del Figlio di Dio. E per riscattare l’uomo dal peccato, non solo mi sono fatto Uomo, ma mi sono fatto vile, schiavo, perché ho voluto e desiderato morire umiliato e vilipeso fra due ladroni sulla croce. Comprendi ora, o mia cara, perché ho scelto il dolore?».

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