Le Parole della SS Trinità

Gli ultimi tempi

Gli ultimi tempi – Tratto da “L’evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta (volume 9/596), ed. CEV Badate che nessuno vi seduca in futuro. Io sono il Cristo e non vi saranno altri Cristi. Perciò, quando molti verranno a dirvi: “Io sono il Cristo” e sedurranno molti, voi non credete a quelle parole, neppure se saranno accompagnate da prodigi. Satana, padre di menzogna e protettore dei menzogneri, aiuta i suoi servi e seguaci con falsi prodigi, che però possono essere riconosciuti non buoni perché sempre uniti a paura, turbamento e menzogna . I prodigi di Dio voi li conoscete: danno pace santa, letizia, salute, fede, conducono a desideri e opere santeGli altri no. Perciò riflettete sulla forma e le conseguenze dei prodigi che potrrete vedere in futuro ad opera dei falsi Cristi e di tutti coloro che si ammanteranno nelle vesti di salvatori di popoli e saranno invece le belve che rovinano gli stessi. Sentirete anche, e vedrete anche, parlare di guerre e di rumori di guerre e vi diranno: “Sono i segni della fine”. Non turbatevi. Non sarà la fine. Bisogna che tutto questo avvenga prima della fine, ma non sarà ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo, regno contro regno, nazione contro nazione, continente contro continente, e seguiranno pestilenze, carestie, terremoti in molti luoghi. Ma questo non sarà che il principio dei dolori. Allora vi getteranno nella tribolazione e vi uccideranno, accusandovi di essere i colpevoli del loro soffrire e sperando di uscirne col perseguitare e distruggere i miei servi. Gli uomini fanno sempre accusa agli innocenti di esser causa del male che essi, peccatori, si creano. Accusano Dio stesso,perfetta Innocenza e Bontà suprema, di esser causa del loro soffrire, e così faranno con voi, e voi sarete odiati per causa del mio Nome. E Satana che li aizza. E molti si scandalizzeranno e si tradiranno e odieranno a vicenda. È ancor Satana che li aizza. E sorgeranno falsi profeti che indurranno molti in errore Ancora sarà Satana il vero autore di tanto male. E per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvo. E prima bisogna che questo Vangelo del Regno di Dio sia predicato in tutto il mondo, testimonianza a tutte le nazioni. Allora verrà la fine. Ritorno al Cristo di Israele che lo accoglie e predicazione della mia Dottrina in tutto il mondo. E poi un altro segno. Un segno per la fine del Tempio e per la fine del mondo. Quando vedrete l’abominazione della desolazione predetta da Daniele — chi mi ascolta bene intenda, e chi legge il Profeta sappia leggere fra le parole — allora chi sarà in Giudea fugga sui monti, chi sarà sulla terrazza non scenda a prendere quanto ha in casa, e chi è nel suo campo non torni in casa a prendere il suo mantello, ma fugga senza volgersi indietro, ché non gli accada di non poterlo più fare, e neppure si volga nel fuggire a guardare, per non conservare nel cuore lo spettacolo orrendo e insanire per esso. Guai alle gravide e a quelle che allatteranno in quei giorni! E guai se la fuga dovesse compiersi in sabato! Non sarebbe sufficiente la fuga a salvarsi senza peccare. Pregate dunque perché non avvenga in inverno e in giorno di sabato, perché allora la tribolazione sarà grande quale mai non fu dal principio del mondo fino ad ora, né sarà mai più simile perché sarà la fine. Se non fossero abbreviati quei giorni in grazia degli eletti, nessuno si salverebbe, perché gli uomini-satana si alleeranno all’inferno per dare tormento agli uomini. E anche allora, per corrompere e trarre fuori della via giusta coloro che resteranno fedeli al Signore sorgeranno quelli che diranno: “Il Cristo è là, il Cristo è qua. E in quel luogo. Eccolo”. Non credete. Nessuno creda, perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti che faranno prodigi e portenti tali da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti, e diranno dottrine in apparenza così confortevoli e buone a sedurre anche i migliori, se con loro non fosse lo Spirito di Dio che li illuminerà verità e l’origine satanica di tali prodigi e dottrine. Io ve lo dico. Io ve lo predico perché voi possiate regolarvi. Ma di cadere non temete. Se starete nel Signore non sarete tratti in tentazione in rovina. Ricordate ciò che vi ho detto: “Vi ho dato il potere di camminare su serpenti e scorpioni, e di tutta la potenza del Nemico nulla vi nuocerà, perché tutto vi sarà soggetto”. Vi ricordo però che per ottenere questo dovete avere Dio in voi, e rallegrarvi dovete, non perché dominate le potenze del Male e le venefiche cose, ma perché il vostro nome è scritto in Cielo. State nel Signore e nella sua verità. Io sono la Verità e insegno la verità. Perciò ancora vi ripeto: qualunque cosa vi dicano di Me, non credete. Io solo ho detto la verità. lo solo vi dico che il Cristo verrà, ma quando sarà la fine. Perciò, se vi dicono: “E’ nel deserto”, non andate. Se vi dicono: “E in quella casa”, non date retta. Perché il Figlio dell’uomo nella sua seconda venuta sarà simile al lampo che esce da levante e guizza fino a te, in un tempo più breve di quel che non sia il batter di una palpebra. E scorrerà sul grande Corpo, di subito fatto Cadavere, seguito dai suoi fulgenti angeli, e giudicherà. Là dovunque sarà corpo là si raduneranno le aquile. E subito dopo la tribolazione di quei giorni ultimi, che vi fu detta — parlo già della fine del tempo e del mondo e della risurrezione delle ossa, quali cose parlano i profeti — si oscurerà il sole, e la luna darà più luce, e le stelle del cielo cadranno come acini da un grappolo troppo maturo che un vento di bufera scuote, e le potenze dei Cieli tremeranno. E allora nel firmamento oscurato apparirà folgorante il segno del Figlio dell’uomo, e piangeranno tutte le nazioni della Terra, e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venir sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Ed Egli comanderà ai suoi angeli di mietere e vendemmiare, e di separare i logli dal grano e dì gettare le uve nel tino, perché sarà venuto il tempo grande raccolto del seme di Adamo, e non ci sarà più bisogno di serbare racimolo o semente, perché non ci sarà mai più perpetuazione della specie umana sulla Terra morta. E comanderà ai suoi angeli che a gran voce di trombe adunino gli eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli, perché siano al fianco del Giudice divino per giudicare con Lui gli ultimi viventi ed i risorti. Dal fico imparate la similitudine: quando vedete che il suo io si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che vicina è l’estate. Così anche, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che il Cristo sta per venire. In verità vi dico: non passerà questa generazione che non mi volle, prima che tutto ciò avvenga. La mia parola non cade. Ciò che dico sarà. Il cuore e il pensiero degli uomini possono mutare, ma non muta la mia parola. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto poi al giorno e all’ora precisa, nessuno li conosce, neppure gli angeli del Signore, ma soltanto il Padre li conosce. Come ai tempi di Noè, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo. Nei giorni precedenti al diluvio, gli uomini mangiavano, bevevano, si sposavano, si accasavano, senza darsi pensiero del segno sino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e si aprirono le cataratte dei cieli e il diluvio sommerse ogni vivente e ogni cosa. Anche così sarà per la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno accosto nel campo, e uno sarà preso e uno sarà lasciato, e due donne saranno intente a far andare la mola, e una sarà presa e una lasciata, dai nemici nella Patria e più ancora dagli angeli separanti il buon seme dal loglio, e non avranno tempo di prepararsi al giudizio del Cristo. Vegliate dunque perché non sapete a che ora verrà il vostro Signore. Ripensate a questo: se il capo di famiglia sapesse a che ora viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe spogliare la sua casa. Quindi vegliate e pregate, stando sempre preparati alla venuta, senza che i vostri cuori cadano in torpore, per abuso e intemperanza di ogni specie, e i vostri spiriti siano fatti distratti e ottusi alle cose del Cielo dalle eccessive cure per le cose della Terra, e il laccio della morte non vi colga improvviso quando siete impreparati. Perché, ricordate, tutti avete a morire. Tutti gli uomini, nati che siano, devono morire, ed è una singola venuta del Cristo questa morte e questo susseguente giudizio, che avrà il suo ripetersi universale alla venuta solenne del Figlio dell’uomo. Che sarà mai di quel servo fedele e prudente, preposto dal padrone ad amministrare il cibo ai domestici in sua assenza? Beata sorte egli avrà se il suo padrone, tornando all’improvviso lo trova a fare ciò che deve con solerzia, giustizia e amore. In verità vi dico che gli dirà: “Vieni, servo buono e fedele. Tu hai meritato il mio premio. Tieni, amministra tutti i miei beni”. Ma se egli pareva, e non era, buono e fedele, e nell’interno suo era cattivo come all’esterno era ipocrita, e partito il padrone dirà in cuor suo: “Il padrone tarderà a tornare! Diamoci al bel tempo” e comincerà a battere e malmenare i conservi, facendo usura su nel cibo e in ogni altra cosa per avere maggior denaro da consumare coi gozzovigliatori e ubbriaconi, che avverrà? Che il padrone tornerà all’improvviso, quando il servo non se lo pensa , e verrà scoperto il suo malfare, gli verrà levato posto e aro, e sarà cacciato dove giustizia vuole. E ivi starà. E così del peccatore impenitente, che non pensa come la te può essere vicina e vicino il suo giudizio, e gode e abusa dicendo: “Poi mi pentirò”. In verità vi dico che egli non avrà tempo di farlo e sarà condannato a stare in eterno nel luogo del tremendo orrore, dove è solo bestemmia e pianto e tortura, e ne uscirà soltanto per il Giudizio finale, quando rivestirà la carne risorta per presentarsi completo al Giudizio ultimo come completo peccò nel tempo della vita terrena, e con corpo ed anima si presenterà al Giudice Gesù che egli non volle per Salvatore. Tutti là accolti davanti al Figlio dell’uomo. Una moltitudine infinta di corpi, restituiti dalla terra e dal mare e ricomposti dopo essere stati cenere per tanto tempo. E gli spiriti nei corpi. Ad ogni carne tornata sugli scheletri corrisponderà il proprio spirito, quello che l’animava un tempo. E staranno ritti davanti al Figlio dell’uomo, splendido nella sua Maestà divina, seduto sul trono della sua gloria sorretto dai suoi angeli. Egli separerà uomini da uomini, mettendo da un lato i buoni e dall’altro i cattivi, come un pastore separa le pecorelle dai capretti, e metterà le sue pecore a destra e i capri a sinistra. E dirà con dolce voce e benigno aspetto a quelli che, pacifici e belli di una bellezza gloriosa nello splendore del corpo santo, lo guarderanno con tutto l’amore del loro cuore: “Venite, o benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi sino dall’origine del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi ospitaste, fui nudo e mi rivestiste, malato e mi visitaste, prigioniero e veniste a portarmi conforto”. E i giusti gli chiederanno: “Quando mai, Signore, ti vedemmo affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti vedemmo pellegrino e ti abbiamo accolto, nudo e ti abbiamo rivestito? Quando ti vedemmo infermo e carcerato e siamo venuti a visitarti?”. Il Re dei re dirà loro: “In verità vi dico: quando avete fatto di queste cose ad uno di questi minimi fra i miei fratelli, allora lo avete fatto a Me”. E poi si volgerà a quelli che saranno alla sua sinistra e dirà loro, severo nel volto, e i suoi sguardi saranno come saette fulminanti i reprobi, e nella sua voce tuonerà l’ira di Dio: “Via di qua! Via da Me, o maledetti! Nel fuoco eterno preparato dal furore di Dio per il demonio e gli angeli tenebrosi e per coloro che li hanno ascoltati nelle loro voci di libidine triplice e oscena. Io ebbi fame e non mi sfamaste, sete e non mi dissetaste, fui nudo e non mi rivestiste, pellegrino e mi respingeste, infermo e carcerato e non mi visitaste. Perché non avevate che una legge: il piacere del vostro io”. Ed essi gli diranno: “Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, pellegrino, infermo, carcerato? In verità noi non ti abbiamo conosciuto. Non eravamo, quando Tu eri sulla Terra”. Ed Egli risponderà loro: “E vero. Non mi avete conosciuto. Perché non eravate quando Io ero sulla Terra. Ma avete però conosciuto la mia Parola e avete avuto i poveri fra voi, gli affamati, i sitibondi, i nudi, i malati, i carcerati. Perché non avete fatto ad essi ciò che forse avreste fatto a Me? Perché non è già detto che coloro che mi ebbero fra loro fossero misericordiosi col Figlio dell’uomo. Non sapete che nei miei fratelli Io sono, e do ve è uno di essi che soffra là sono Io, e che ciò che non avete fatto ad uno di questi miei minori fratelli lo avete negato a Me, Primogenito degli uomini? Andate e ardete nel vostro egoismo. Andate, e vi fascino le tenebre e il gelo perché tenebra e gelo foste, pur conoscendo dove era la Luce e il Fuoco d’Amore”. E costoro andranno all’eterno supplizio, mentre i giusti entreranno nella vita eterna. Queste le cose future…... Read More | Share it now!

Gli ultimi tempi – Tratto da “L’evangelo come mi è stato rivelato” di Maria Valtorta (volume 9/596), ed. CEV Badate che nessuno vi seduca in futuro. Io sono il Cristo e non vi saranno altri Cristi. Perciò, quando molti verranno a dirvi: “Io sono il Cristo” e sedurranno molti, voi non credete a quelle parole, neppure se saranno accompagnate da prodigi. Satana, padre di menzogna e protettore dei menzogneri, aiuta i suoi servi e seguaci con falsi prodigi, che però possono essere riconosciuti non buoni perché sempre uniti a paura, turbamento e menzogna . I prodigi di Dio voi li conoscete: danno pace santa, letizia, salute, fede, conducono a desideri e opere santeGli altri no. Perciò riflettete sulla forma e le conseguenze dei prodigi che potrrete vedere in futuro ad opera dei falsi Cristi e di tutti coloro che si ammanteranno nelle vesti di salvatori di popoli e saranno invece le belve che rovinano gli stessi. Sentirete anche, e vedrete anche, parlare di guerre e di rumori di guerre e vi diranno: “Sono i segni della fine”. Non turbatevi. Non sarà la fine. Bisogna che tutto questo avvenga prima della fine, ma non sarà ancora la fine. Si solleverà popolo contro popolo, regno contro regno, nazione contro nazione, continente contro continente, e seguiranno pestilenze, carestie, terremoti in molti luoghi. Ma questo non sarà che il principio dei dolori. Allora vi getteranno nella tribolazione e vi uccideranno, accusandovi di essere i colpevoli del loro soffrire e sperando di uscirne col perseguitare e distruggere i miei servi. Gli uomini fanno sempre accusa agli innocenti di esser causa del male che essi, peccatori, si creano. Accusano Dio stesso,perfetta Innocenza e Bontà suprema, di esser causa del loro soffrire, e così faranno con voi, e voi sarete odiati per causa del mio Nome. E Satana che li aizza. E molti si scandalizzeranno e si tradiranno e odieranno a vicenda. È ancor Satana che li aizza. E sorgeranno falsi profeti che indurranno molti in errore Ancora sarà Satana il vero autore di tanto male. E per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti. Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvo. E prima bisogna che questo Vangelo del Regno di Dio sia predicato in tutto il mondo, testimonianza a tutte le nazioni. Allora verrà la fine. Ritorno al Cristo di Israele che lo accoglie e predicazione della mia Dottrina in tutto il mondo. E poi un altro segno. Un segno per la fine del Tempio e per la fine del mondo. Quando vedrete l’abominazione della desolazione predetta da Daniele — chi mi ascolta bene intenda, e chi legge il Profeta sappia leggere fra le parole — allora chi sarà in Giudea fugga sui monti, chi sarà sulla terrazza non scenda a prendere quanto ha in casa, e chi è nel suo campo non torni in casa a prendere il suo mantello, ma fugga senza volgersi indietro, ché non gli accada di non poterlo più fare, e neppure si volga nel fuggire a guardare, per non conservare nel cuore lo spettacolo orrendo e insanire per esso. Guai alle gravide e a quelle che allatteranno in quei giorni! E guai se la fuga dovesse compiersi in sabato! Non sarebbe sufficiente la fuga a salvarsi senza peccare. Pregate dunque perché non avvenga in inverno e in giorno di sabato, perché allora la tribolazione sarà grande quale mai non fu dal principio del mondo fino ad ora, né sarà mai più simile perché sarà la fine. Se non fossero abbreviati quei giorni in grazia degli eletti, nessuno si salverebbe, perché gli uomini-satana si alleeranno all’inferno per dare tormento agli uomini. E anche allora, per corrompere e trarre fuori della via giusta coloro che resteranno fedeli al Signore sorgeranno quelli che diranno: “Il Cristo è là, il Cristo è qua. E in quel luogo. Eccolo”. Non credete. Nessuno creda, perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti che faranno prodigi e portenti tali da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti, e diranno dottrine in apparenza così confortevoli e buone a sedurre anche i migliori, se con loro non fosse lo Spirito di Dio che li illuminerà verità e l’origine satanica di tali prodigi e dottrine. Io ve lo dico. Io ve lo predico perché voi possiate regolarvi. Ma di cadere non temete. Se starete nel Signore non sarete tratti in tentazione in rovina. Ricordate ciò che vi ho detto: “Vi ho dato il potere di camminare su serpenti e scorpioni, e di tutta la potenza del Nemico nulla vi nuocerà, perché tutto vi sarà soggetto”. Vi ricordo però che per ottenere questo dovete avere Dio in voi, e rallegrarvi dovete, non perché dominate le potenze del Male e le venefiche cose, ma perché il vostro nome è scritto in Cielo. State nel Signore e nella sua verità. Io sono la Verità e insegno la verità. Perciò ancora vi ripeto: qualunque cosa vi dicano di Me, non credete. Io solo ho detto la verità. lo solo vi dico che il Cristo verrà, ma quando sarà la fine. Perciò, se vi dicono: “E’ nel deserto”, non andate. Se vi dicono: “E in quella casa”, non date retta. Perché il Figlio dell’uomo nella sua seconda venuta sarà simile al lampo che esce da levante e guizza fino a te, in un tempo più breve di quel che non sia il batter di una palpebra. E scorrerà sul grande Corpo, di subito fatto Cadavere, seguito dai suoi fulgenti angeli, e giudicherà. Là dovunque sarà corpo là si raduneranno le aquile. E subito dopo la tribolazione di quei giorni ultimi, che vi fu detta — parlo già della fine del tempo e del mondo e della risurrezione delle ossa, quali cose parlano i profeti — si oscurerà il sole, e la luna darà più luce, e le stelle del cielo cadranno come acini da un grappolo troppo maturo che un vento di bufera scuote, e le potenze dei Cieli tremeranno. E allora nel firmamento oscurato apparirà folgorante il segno del Figlio dell’uomo, e piangeranno tutte le nazioni della Terra, e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venir sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. Ed Egli comanderà ai suoi angeli di mietere e vendemmiare, e di separare i logli dal grano e dì gettare le uve nel tino, perché sarà venuto il tempo grande raccolto del seme di Adamo, e non ci sarà più bisogno di serbare racimolo o semente, perché non ci sarà mai più perpetuazione della specie umana sulla Terra morta. E comanderà ai suoi angeli che a gran voce di trombe adunino gli eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli, perché siano al fianco del Giudice divino per giudicare con Lui gli ultimi viventi ed i risorti. Dal fico imparate la similitudine: quando vedete che il suo io si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che vicina è l’estate. Così anche, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che il Cristo sta per venire. In verità vi dico: non passerà questa generazione che non mi volle, prima che tutto ciò avvenga. La mia parola non cade. Ciò che dico sarà. Il cuore e il pensiero degli uomini possono mutare, ma non muta la mia parola. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Quanto poi al giorno e all’ora precisa, nessuno li conosce, neppure gli angeli del Signore, ma soltanto il Padre li conosce. Come ai tempi di Noè, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo. Nei giorni precedenti al diluvio, gli uomini mangiavano, bevevano, si sposavano, si accasavano, senza darsi pensiero del segno sino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e si aprirono le cataratte dei cieli e il diluvio sommerse ogni vivente e ogni cosa. Anche così sarà per la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno accosto nel campo, e uno sarà preso e uno sarà lasciato, e due donne saranno intente a far andare la mola, e una sarà presa e una lasciata, dai nemici nella Patria e più ancora dagli angeli separanti il buon seme dal loglio, e non avranno tempo di prepararsi al giudizio del Cristo. Vegliate dunque perché non sapete a che ora verrà il vostro Signore. Ripensate a questo: se il capo di famiglia sapesse a che ora viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe spogliare la sua casa. Quindi vegliate e pregate, stando sempre preparati alla venuta, senza che i vostri cuori cadano in torpore, per abuso e intemperanza di ogni specie, e i vostri spiriti siano fatti distratti e ottusi alle cose del Cielo dalle eccessive cure per le cose della Terra, e il laccio della morte non vi colga improvviso quando siete impreparati. Perché, ricordate, tutti avete a morire. Tutti gli uomini, nati che siano, devono morire, ed è una singola venuta del Cristo questa morte e questo susseguente giudizio, che avrà il suo ripetersi universale alla venuta solenne del Figlio dell’uomo. Che sarà mai di quel servo fedele e prudente, preposto dal padrone ad amministrare il cibo ai domestici in sua assenza? Beata sorte egli avrà se il suo padrone, tornando all’improvviso lo trova a fare ciò che deve con solerzia, giustizia e amore. In verità vi dico che gli dirà: “Vieni, servo buono e fedele. Tu hai meritato il mio premio. Tieni, amministra tutti i miei beni”. Ma se egli pareva, e non era, buono e fedele, e nell’interno suo era cattivo come all’esterno era ipocrita, e partito il padrone dirà in cuor suo: “Il padrone tarderà a tornare! Diamoci al bel tempo” e comincerà a battere e malmenare i conservi, facendo usura su nel cibo e in ogni altra cosa per avere maggior denaro da consumare coi gozzovigliatori e ubbriaconi, che avverrà? Che il padrone tornerà all’improvviso, quando il servo non se lo pensa , e verrà scoperto il suo malfare, gli verrà levato posto e aro, e sarà cacciato dove giustizia vuole. E ivi starà. E così del peccatore impenitente, che non pensa come la te può essere vicina e vicino il suo giudizio, e gode e abusa dicendo: “Poi mi pentirò”. In verità vi dico che egli non avrà tempo di farlo e sarà condannato a stare in eterno nel luogo del tremendo orrore, dove è solo bestemmia e pianto e tortura, e ne uscirà soltanto per il Giudizio finale, quando rivestirà la carne risorta per presentarsi completo al Giudizio ultimo come completo peccò nel tempo della vita terrena, e con corpo ed anima si presenterà al Giudice Gesù che egli non volle per Salvatore. Tutti là accolti davanti al Figlio dell’uomo. Una moltitudine infinta di corpi, restituiti dalla terra e dal mare e ricomposti dopo essere stati cenere per tanto tempo. E gli spiriti nei corpi. Ad ogni carne tornata sugli scheletri corrisponderà il proprio spirito, quello che l’animava un tempo. E staranno ritti davanti al Figlio dell’uomo, splendido nella sua Maestà divina, seduto sul trono della sua gloria sorretto dai suoi angeli. Egli separerà uomini da uomini, mettendo da un lato i buoni e dall’altro i cattivi, come un pastore separa le pecorelle dai capretti, e metterà le sue pecore a destra e i capri a sinistra. E dirà con dolce voce e benigno aspetto a quelli che, pacifici e belli di una bellezza gloriosa nello splendore del corpo santo, lo guarderanno con tutto l’amore del loro cuore: “Venite, o benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi sino dall’origine del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi ospitaste, fui nudo e mi rivestiste, malato e mi visitaste, prigioniero e veniste a portarmi conforto”. E i giusti gli chiederanno: “Quando mai, Signore, ti vedemmo affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti vedemmo pellegrino e ti abbiamo accolto, nudo e ti abbiamo rivestito? Quando ti vedemmo infermo e carcerato e siamo venuti a visitarti?”. Il Re dei re dirà loro: “In verità vi dico: quando avete fatto di queste cose ad uno di questi minimi fra i miei fratelli, allora lo avete fatto a Me”. E poi si volgerà a quelli che saranno alla sua sinistra e dirà loro, severo nel volto, e i suoi sguardi saranno come saette fulminanti i reprobi, e nella sua voce tuonerà l’ira di Dio: “Via di qua! Via da Me, o maledetti! Nel fuoco eterno preparato dal furore di Dio per il demonio e gli angeli tenebrosi e per coloro che li hanno ascoltati nelle loro voci di libidine triplice e oscena. Io ebbi fame e non mi sfamaste, sete e non mi dissetaste, fui nudo e non mi rivestiste, pellegrino e mi respingeste, infermo e carcerato e non mi visitaste. Perché non avevate che una legge: il piacere del vostro io”. Ed essi gli diranno: “Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, pellegrino, infermo, carcerato? In verità noi non ti abbiamo conosciuto. Non eravamo, quando Tu eri sulla Terra”. Ed Egli risponderà loro: “E vero. Non mi avete conosciuto. Perché non eravate quando Io ero sulla Terra. Ma avete però conosciuto la mia Parola e avete avuto i poveri fra voi, gli affamati, i sitibondi, i nudi, i malati, i carcerati. Perché non avete fatto ad essi ciò che forse avreste fatto a Me? Perché non è già detto che coloro che mi ebbero fra loro fossero misericordiosi col Figlio dell’uomo. Non sapete che nei miei fratelli Io sono, e do ve è uno di essi che soffra là sono Io, e che ciò che non avete fatto ad uno di questi miei minori fratelli lo avete negato a Me, Primogenito degli uomini? Andate e ardete nel vostro egoismo. Andate, e vi fascino le tenebre e il gelo perché tenebra e gelo foste, pur conoscendo dove era la Luce e il Fuoco d’Amore”. E costoro andranno all’eterno supplizio, mentre i giusti entreranno nella vita eterna. Queste le cose future…... Read More | Share it now!

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COSA ACCADE IN PARADISO

COSA ACCADE IN PARADISO Dagli scritti di Maria Valtorta FONTE: “I quaderni del 1944” Edizioni CEV -Diario,dettati,visioni e rivelazioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria Valtorta “Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri, quella che dal sogno dell’anima mi condusse al sogno del corpo per apparirmi ancor più nitida e bella al mio ritorno ai sensi. E prima di. accingermi a questa descrizione, che sarà sempre lontana dal vero più che non noi dal sole, mi sono chiesta: :’ Devo prima scrivere, o prima fare le mie penitenze? “. Mi ardeva di descrivere ciò che fa la mia gioia, e so che dopo la penitenza sono più tarda alla fatica materiale dello scrivere. Ma la voce di luce dello Spirito Santo — la chiamo così perché è immateriale come la luce eppure è chiara come la più sfolgorante luce, e scrive per lo spirito mio le sue parole che son suono e fulgore e gioia, gioia, gioia— mi dice avvolgendomi l’anima nel suo baleno d’amore; ” Prima la penitenza e poi la scrittura di ciò che è la tua gioia. La penitenza deve sempre precedere tutto, in te, poiché è quella che ti merita la gioia. Ogni visione nasce da una precedente penitenza e ogni penitenza ti apre il cammino ad ogni più alta contemplazione. Vivi per questo. Sei amata per questo. Sarai beata per questo. Sacrificio, sacrificio. La tua via, la tua missione, la tua forza, la tua gloria. Solo quando ti addormenterai in Noi cesserai di esser ostia per divenire gloria “. Allora ho fatto prima tutte le mie giornaliere penitenze. Ma non le sentivo neppure. Gli occhi dello spirito ” vedevano ” la sublime visione ed essa annullava la sensibilità corporale. Comprendo, perciò, il perché i martiri potessero sopportare quei supplizi orrendi sorridendo. Se a me, tanto inferiore a loro in virtù, una contemplazione può, effondendosi dallo spirito ai sensi corporali, annullare in essi la sensibilità dolorifica, a loro, perfetti nell’amore come creatura umana può esserlo e vedenti, per la loro perfezione, la Perfezione di Dio senza velami, doveva accadere un vero annullamento delle debolezze materiali. La gioia della visione annullava la miseria della carne sensibile ad ogni sofferenza. Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto ‘ il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant’alto, informano, regolano, provvedono a tutto l’universo creato. Come già l’altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza. Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne, e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi… finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d’un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico ” rosa ” per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore. Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell’Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma… oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell’Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell’Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore. Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l’occhio spirituale abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte. E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi tei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! E’ Tutto. Tutto tanto è perfetto. E’ nulla perché anche il tocco di qualsiasì altro spinto del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce. Di fronte2 al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza superindescrivibile3. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata. Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava4 dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità. Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Ss. Vergine. Bella come lo è in Ciclo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra 5 loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto — le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani — e col volto lievemente alzato — il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto — guardava, adorando, il Padre e il Figlio. Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola, tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: ” Sanctus! “, diceva: ” Adoro Te! ” unicamente col suo sguardo. Guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: ” Ti amo! “. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell’Infanzia e nella Morte. Ella diceva: “Figlio mio!”, “Gioia mia! “, ” Mio amore! ” unicamente col suo sguardo. Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l’Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell’Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: ” Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l’eternità “. E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori. E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall’Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l’Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell’Amore! Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l’oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l’oceano ha acque per tutta la terra. Così la Luce dell’Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all’Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso,Ecco che questo si svelava nei suoi particolari… Ecco gli an_ geli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore Essi hanno somiglianzà più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano… sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia. Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianzà col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all’occhio e — fa impressione — al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall’altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo: Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell’età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l’aspetto sono di dignità patriarcale. Fra i molti… oh! quanto popolo di santi!… e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l’amore di questo esercito di angeli e beati… Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al g1′ nocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null’altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio. Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d’amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. E’ uno sprigionarsi incessante di nuove anime… Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non Io posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale. Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all’Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell’espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle! E’ qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. E’ fatta dall’Amore. Il Paradiso è Amore. E’ l’Amore che in esso crea tutto. E’ l’Amore la base su cui tutto si posa. E’ l’Amore l’apice da cui tutto viene. Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l’Amore. Il Canto è perché è l’Amore. La Vita è perché è l’Amore. Oh! Amore! Amore! Amore!… Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te, Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei. Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedett me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti , o Luce mia… Ho cercato nei fascicoli, dopo aver scritto tutto questo, la cedente contemplazione del Paradiso. Perché? Perché diffido se pre di me e volevo vedere se una delle due era in contraddizione con l’altra. Ciò mi avrebbe persuasa che sono vittima di un inganno. No. Non vi è contraddizione. La presente è ancor più nitida ma ha le linee essenziali uguali. La precedente è alla data 10 gennaio 1944 . E da allora io non l’avevo mai più guardata. Lo assicuro come per giuramento. Dice a sera Gesù: « Nel Paradiso che l’Amore ti ha fatto contemplare vi sono unicamente i ” vivi ” di cui parla Isaia nel cap. 4, una delle profezie che saranno lette domani l’altro 7. E come si ottiene questo esser ” vivi ” lo dicono le parole susseguenti. Con lo spirito di giustizia e con lo spirito di carità si annullano le macchie già esistenti e si preserva da novelle corruzioni 8. Questa giustizia e questa carità che Dio vi da e che voi gli dovete dare, vi condurranno e vi manterranno all’ombra del Tabernacolo eterno. Là il calore delle passioni e le tenebre del Nemico diverranno cosa innocua ‘ poiché saranno neutralizzate dal Protettore vostro Ss., che più amoroso di chioccia per i suoi nati vi terrà al riparo delle sue ali e vi difenderà contro ogni sopran naturale assalto. Ma non allontanatevi mai da Lui che vi ama. Pensa, anima mia, alla Gerusalemme che ti è stata mostrata. Non merita ogni cura per possederla? Vinci. Io ti attendo. Noi ti attendiamo. Oh! questa parola che vorremmo dire a tutti i creati, almeno a tutti i cristiani, almeno a tutti i cattolici, possiamo dire a tanto pochi! Basta perché sei stanca. Riposa pensando al Paradiso. »    ... Read More | Share it now!

COSA ACCADE IN PARADISO Dagli scritti di Maria Valtorta FONTE: “I quaderni del 1944” Edizioni CEV -Diario,dettati,visioni e rivelazioni di Gesù e Maria Santissimi a Maria Valtorta “Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri, quella che dal sogno dell’anima mi condusse al sogno del corpo per apparirmi ancor più nitida e bella al mio ritorno ai sensi. E prima di. accingermi a questa descrizione, che sarà sempre lontana dal vero più che non noi dal sole, mi sono chiesta: :’ Devo prima scrivere, o prima fare le mie penitenze? “. Mi ardeva di descrivere ciò che fa la mia gioia, e so che dopo la penitenza sono più tarda alla fatica materiale dello scrivere. Ma la voce di luce dello Spirito Santo — la chiamo così perché è immateriale come la luce eppure è chiara come la più sfolgorante luce, e scrive per lo spirito mio le sue parole che son suono e fulgore e gioia, gioia, gioia— mi dice avvolgendomi l’anima nel suo baleno d’amore; ” Prima la penitenza e poi la scrittura di ciò che è la tua gioia. La penitenza deve sempre precedere tutto, in te, poiché è quella che ti merita la gioia. Ogni visione nasce da una precedente penitenza e ogni penitenza ti apre il cammino ad ogni più alta contemplazione. Vivi per questo. Sei amata per questo. Sarai beata per questo. Sacrificio, sacrificio. La tua via, la tua missione, la tua forza, la tua gloria. Solo quando ti addormenterai in Noi cesserai di esser ostia per divenire gloria “. Allora ho fatto prima tutte le mie giornaliere penitenze. Ma non le sentivo neppure. Gli occhi dello spirito ” vedevano ” la sublime visione ed essa annullava la sensibilità corporale. Comprendo, perciò, il perché i martiri potessero sopportare quei supplizi orrendi sorridendo. Se a me, tanto inferiore a loro in virtù, una contemplazione può, effondendosi dallo spirito ai sensi corporali, annullare in essi la sensibilità dolorifica, a loro, perfetti nell’amore come creatura umana può esserlo e vedenti, per la loro perfezione, la Perfezione di Dio senza velami, doveva accadere un vero annullamento delle debolezze materiali. La gioia della visione annullava la miseria della carne sensibile ad ogni sofferenza. Ed ora cerco descrivere. Ho rivisto ‘ il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant’alto, informano, regolano, provvedono a tutto l’universo creato. Come già l’altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine. Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza. Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne, e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi… finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d’un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi. Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico ” rosa ” per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore. Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell’Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma… oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell’Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell’Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore. Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si aprì a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l’occhio spirituale abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte. E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi tei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! E’ Tutto. Tutto tanto è perfetto. E’ nulla perché anche il tocco di qualsiasì altro spinto del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce. Di fronte2 al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza superindescrivibile3. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata. Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava4 dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità. Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo. Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Ss. Vergine. Bella come lo è in Ciclo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste. Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra 5 loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto — le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani — e col volto lievemente alzato — il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto — guardava, adorando, il Padre e il Figlio. Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola, tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: ” Sanctus! “, diceva: ” Adoro Te! ” unicamente col suo sguardo. Guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: ” Ti amo! “. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell’Infanzia e nella Morte. Ella diceva: “Figlio mio!”, “Gioia mia! “, ” Mio amore! ” unicamente col suo sguardo. Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l’Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell’Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: ” Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l’eternità “. E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori. E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall’Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l’Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell’Amore! Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l’oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l’oceano ha acque per tutta la terra. Così la Luce dell’Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all’Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso,Ecco che questo si svelava nei suoi particolari… Ecco gli an_ geli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore Essi hanno somiglianzà più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano… sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia. Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianzà col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all’occhio e — fa impressione — al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall’altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo: Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell’età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l’aspetto sono di dignità patriarcale. Fra i molti… oh! quanto popolo di santi!… e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l’amore di questo esercito di angeli e beati… Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al g1′ nocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null’altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio. Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d’amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio. Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. E’ uno sprigionarsi incessante di nuove anime… Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non Io posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale. Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all’Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell’espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle! E’ qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. E’ fatta dall’Amore. Il Paradiso è Amore. E’ l’Amore che in esso crea tutto. E’ l’Amore la base su cui tutto si posa. E’ l’Amore l’apice da cui tutto viene. Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l’Amore. Il Canto è perché è l’Amore. La Vita è perché è l’Amore. Oh! Amore! Amore! Amore!… Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te, Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei. Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedett me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti , o Luce mia… Ho cercato nei fascicoli, dopo aver scritto tutto questo, la cedente contemplazione del Paradiso. Perché? Perché diffido se pre di me e volevo vedere se una delle due era in contraddizione con l’altra. Ciò mi avrebbe persuasa che sono vittima di un inganno. No. Non vi è contraddizione. La presente è ancor più nitida ma ha le linee essenziali uguali. La precedente è alla data 10 gennaio 1944 . E da allora io non l’avevo mai più guardata. Lo assicuro come per giuramento. Dice a sera Gesù: « Nel Paradiso che l’Amore ti ha fatto contemplare vi sono unicamente i ” vivi ” di cui parla Isaia nel cap. 4, una delle profezie che saranno lette domani l’altro 7. E come si ottiene questo esser ” vivi ” lo dicono le parole susseguenti. Con lo spirito di giustizia e con lo spirito di carità si annullano le macchie già esistenti e si preserva da novelle corruzioni 8. Questa giustizia e questa carità che Dio vi da e che voi gli dovete dare, vi condurranno e vi manterranno all’ombra del Tabernacolo eterno. Là il calore delle passioni e le tenebre del Nemico diverranno cosa innocua ‘ poiché saranno neutralizzate dal Protettore vostro Ss., che più amoroso di chioccia per i suoi nati vi terrà al riparo delle sue ali e vi difenderà contro ogni sopran naturale assalto. Ma non allontanatevi mai da Lui che vi ama. Pensa, anima mia, alla Gerusalemme che ti è stata mostrata. Non merita ogni cura per possederla? Vinci. Io ti attendo. Noi ti attendiamo. Oh! questa parola che vorremmo dire a tutti i creati, almeno a tutti i cristiani, almeno a tutti i cattolici, possiamo dire a tanto pochi! Basta perché sei stanca. Riposa pensando al Paradiso. »    ... Read More | Share it now!

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Lazzaro, vieni fuori!

Dai QUADERNI DEL 1944 di Maria Valtorta

ed. CEV

CAPITOLO 313


12 maggio 1944

   Subito dopo la S. Comunione di stamane, venerdì Dice Gesù: «Lazzaro, vieni fuori! Ti do l’antico comando1. Lo do a te, non morta ma addormentata. Addormentata per mostrare agli uomini che senza di Me tu, di tuo, sei un povero niente ignorante, debole, in balìa della tua umanità. Questo non è sonno di morte. Morto è chi vive fuori di Me. Tu in Me sei confitta più di ostrica perlifera a scoglio. Tu in Me sei abbarbicata più di vischio che nasce nel seno di due rami e mette le radici fin nella polpa dell’albero che lo porta. Tu in Me sei più unita, più unita, dico, che non creatura in seno alla madre. Perché questa, passato il suo tempo, la espelle. Tu, più il tempo passa, e più in Me ti compenetri e, quando per te il tempo non sarà più, allora non distinguerai più te da Me, né alcuno potrà distinguere dove cessa Maria e principia Gesù, perché tu sarai assorbita in eterno dal tuo Dio. O Paradiso! Come lo gusterai, allora, il tuo paradiso, tu che ora attraversi l’inferno per un motivo d’amore e non ne sei distrutta perchél’ardore dell’amore è più forte di quello dell’inferno, ma ne sei terrorizzata. Perché se l’amore ti protegge non ti vieta di vedere. E vedere il regno di Satana è tale orrore da far canuto un giovane, anche perché là non brilla ricordo di Dio. Ricordo. Solo a ricordarlo non sarebbe più inferno l’inferno. E per chi vive adorando il Volto di Dio è già supplizio non vederlo, questo Volto santissimo. Non poterlo poi neppure ricordare è tortura rispetto alla quale tutte le torture e le sevizie umane sono giuoco di bambini. È l’Inferno, insomma. Io ti dico: “Vieni fuori!”. Se non ti chiamassi così, per delle pause di beatitudine brevi come canto d’uccello ma dolci come attimo di Cielo, tu morresti. Non puoi resistere. Avevi ragione. È troppo forte per te. Bisogna mitigare il decreto. Maria, mia Madre “ha parlato per te” secondo che ti aveva promesso.2 “Vieni fuori dal tuo sepolcro. Respira. Guarda. Odi”. Il tuo Re te lo comanda. Ieri non eri più in grado di seguirmi, povera Maria. Riprendo l’argomento non finito. Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. È intelligentissimo. Comprende subito.Anche Satana è intelligentissimo e comprende subito. È sempre un angelo. Decaduto ma rimasto tale nella mente, che usa ora per il male mentre gliel’avevo data potente per operare il bene. Il leone sa che le sue prede vanno a dissetarsi a sera alle vene d’acque che rigano le terre arse di sole. Sa a quali pascoli vanno per brucare l’erba folta. Sa quando l’uomo torna dal lavoro alle sue dimore. Non ha che scaglionarsi lungo queste tappe. Desiderio di sollievo fisico o imprudenza umana portano uomo e animali verso le sue zanne inesorabili. Ecco le miti gazzelle e le svelte antilopi, così caute e timorose nel giorno, farsi ardite a sera. La sete, la fame le spingono. E vanno incontro alla morte. Ecco l’uomo, troppo avido di guadagno, attardarsi ancora per lavorare oltre il tramonto. E la morte lo ferma per sempre al ritorno. Ecco l’appetito carnale spingere due fuori del riparo dell’abitato per trovare ricovero ai loro illeciti amori. E la belva scioglie in eterno ciò che la loro lussuria aveva allacciato. Ma in terre africane o nelle regioni dei ghiacci è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l’unghiata di Satana. È sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che “come leone ruggente vi gira intorno” instancabile. Ricordatevi che anche Io fui tentato3 nella carne con la fame delle viscere e con l’offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l’avidità di potere, nello spirito con l’inculcarmi di tentare Iddio. L’imprudenza è tentazione verso Dio. Sappiate imitarmi. Fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. “Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola di Dio”. “Non tenterai il Signore Iddio tuo”. “Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai”. Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte. Basta, Maria. Ti lascio andare. Torna al tuo posto di dolore. Già molto ti usa la Misericordia a darti questi sollievi in quest’ora di espiazione. Vacci: con pacel’antico comando, che si legge in Giovanni 11, 43; non è sonno di morte lo stato di abbandono ricordato nella nota che precede.    ti aveva promesso, il 4 maggio. L’espressione che precede: Avevi ragione ecc. sarà giustificata nel “dettato” del 13 maggio.                 3 fui tentato, come in nota agli scritti dal 9 al 19 aprile.
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Dai QUADERNI DEL 1944 di Maria Valtorta

ed. CEV

CAPITOLO 313


12 maggio 1944

   Subito dopo la S. Comunione di stamane, venerdì Dice Gesù: «Lazzaro, vieni fuori! Ti do l’antico comando1. Lo do a te, non morta ma addormentata. Addormentata per mostrare agli uomini che senza di Me tu, di tuo, sei un povero niente ignorante, debole, in balìa della tua umanità. Questo non è sonno di morte. Morto è chi vive fuori di Me. Tu in Me sei confitta più di ostrica perlifera a scoglio. Tu in Me sei abbarbicata più di vischio che nasce nel seno di due rami e mette le radici fin nella polpa dell’albero che lo porta. Tu in Me sei più unita, più unita, dico, che non creatura in seno alla madre. Perché questa, passato il suo tempo, la espelle. Tu, più il tempo passa, e più in Me ti compenetri e, quando per te il tempo non sarà più, allora non distinguerai più te da Me, né alcuno potrà distinguere dove cessa Maria e principia Gesù, perché tu sarai assorbita in eterno dal tuo Dio. O Paradiso! Come lo gusterai, allora, il tuo paradiso, tu che ora attraversi l’inferno per un motivo d’amore e non ne sei distrutta perchél’ardore dell’amore è più forte di quello dell’inferno, ma ne sei terrorizzata. Perché se l’amore ti protegge non ti vieta di vedere. E vedere il regno di Satana è tale orrore da far canuto un giovane, anche perché là non brilla ricordo di Dio. Ricordo. Solo a ricordarlo non sarebbe più inferno l’inferno. E per chi vive adorando il Volto di Dio è già supplizio non vederlo, questo Volto santissimo. Non poterlo poi neppure ricordare è tortura rispetto alla quale tutte le torture e le sevizie umane sono giuoco di bambini. È l’Inferno, insomma. Io ti dico: “Vieni fuori!”. Se non ti chiamassi così, per delle pause di beatitudine brevi come canto d’uccello ma dolci come attimo di Cielo, tu morresti. Non puoi resistere. Avevi ragione. È troppo forte per te. Bisogna mitigare il decreto. Maria, mia Madre “ha parlato per te” secondo che ti aveva promesso.2 “Vieni fuori dal tuo sepolcro. Respira. Guarda. Odi”. Il tuo Re te lo comanda. Ieri non eri più in grado di seguirmi, povera Maria. Riprendo l’argomento non finito. Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. È intelligentissimo. Comprende subito.Anche Satana è intelligentissimo e comprende subito. È sempre un angelo. Decaduto ma rimasto tale nella mente, che usa ora per il male mentre gliel’avevo data potente per operare il bene. Il leone sa che le sue prede vanno a dissetarsi a sera alle vene d’acque che rigano le terre arse di sole. Sa a quali pascoli vanno per brucare l’erba folta. Sa quando l’uomo torna dal lavoro alle sue dimore. Non ha che scaglionarsi lungo queste tappe. Desiderio di sollievo fisico o imprudenza umana portano uomo e animali verso le sue zanne inesorabili. Ecco le miti gazzelle e le svelte antilopi, così caute e timorose nel giorno, farsi ardite a sera. La sete, la fame le spingono. E vanno incontro alla morte. Ecco l’uomo, troppo avido di guadagno, attardarsi ancora per lavorare oltre il tramonto. E la morte lo ferma per sempre al ritorno. Ecco l’appetito carnale spingere due fuori del riparo dell’abitato per trovare ricovero ai loro illeciti amori. E la belva scioglie in eterno ciò che la loro lussuria aveva allacciato. Ma in terre africane o nelle regioni dei ghiacci è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l’unghiata di Satana. È sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che “come leone ruggente vi gira intorno” instancabile. Ricordatevi che anche Io fui tentato3 nella carne con la fame delle viscere e con l’offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l’avidità di potere, nello spirito con l’inculcarmi di tentare Iddio. L’imprudenza è tentazione verso Dio. Sappiate imitarmi. Fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. “Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola di Dio”. “Non tenterai il Signore Iddio tuo”. “Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai”. Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte. Basta, Maria. Ti lascio andare. Torna al tuo posto di dolore. Già molto ti usa la Misericordia a darti questi sollievi in quest’ora di espiazione. Vacci: con pacel’antico comando, che si legge in Giovanni 11, 43; non è sonno di morte lo stato di abbandono ricordato nella nota che precede.    ti aveva promesso, il 4 maggio. L’espressione che precede: Avevi ragione ecc. sarà giustificata nel “dettato” del 13 maggio.                 3 fui tentato, come in nota agli scritti dal 9 al 19 aprile.
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Non sai che l’anima sopravvive?

Dagli scritti di Maria Valtorta, ed. CEV

Imparate voi che piangete e imparate voi che morite. Imparate voi che vivete per morire (…) Imparate, voi che morite, a meritare d’avere Gesù vicino, a vostro conforto. E se anche non l’avete meritato, osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verrò. Le mani piene di grazie e di conforti, il Cuore pieno di perdono e d’amore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento. La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte, ma la rendo soave a chi muore fidando in Me. Il Cristo l’ha detto per tutti voi, sulla Croce: “Signore confido a Te lo spirito mio”. L’ha detto pensando, nella sua, alle vostre agonie, ai vostri terrori, ai vostri errori, ai vostri timori, ai vostri desideri di perdono. L’ha detto col cuore spaccato di strazio, prima che per la lanciata, e strazio spirituale più che fisico, perché le agonie di coloro che muoiono pensando a Lui fossero addolcite dal Signore e lo spirito passasse dalla morte alla Vita, dal dolore al gaudio, in eterno. 42.9 Suffragio ai morti si può dare ovunque. E’ preghiera di uno spirito, per lo spirito di chi ci era congiunto, allo Spirito Perfetto che è Dio e che è ovunque. (….) Voi andate, con la parte migliore di voi, ai vostri diletti. Loro, con la loro parte migliore, vengono a voi. E tutto rotea, di questa effusione di spiriti che si amano, intorno al Fulcro Eterno, a Dio: Spirito Perfettissimo, Creatore di tutto quanto fu, è e sarà. Amore che vi ama e v’insegna ad amare. 76.2 L’uomo, addormentato che sia nel sonno ultimo, non è morto, ma vivo di una più fulgida vita, traendo con la sua parte migliore eterna vita e splendore dal Creatore che l’ha formato. 167.4 Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni per cui i figli orfani saranno riuniti con i genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte. 209.5 La morte non deve spaventare. E’ vita, la morte di chi spera in Dio e vive da giusto. 218.5 Non sai che l’anima sopravvive? (…) Non sai che ha sempre un’attività nell’oltre vita? Santa se ella è santa. Malvagia se ella è malvagia. Ha i suoi sentimenti. Oh! Come li ha! Di amore, se è santa. Di odio, se è dannata. Odio per chi? Per le cause della sua dannazione. (…) Di amore per chi? Per le stesse cose. E che benedizioni sui figli e sulle attività dei figli può portare un’anima che è nella pace del Signore ! 287.5 Le anime non sono separate dalla morte. Parlo dei giusti. Essi costituiscono una sola grande famiglia. Fa’ conto di un grande tempio, dove siano quelli che adorano e pregano e quelli che si affaticano. I primi pregano anche per quelli che si affaticano, i secondi lavorano per questi oranti. Così è delle anime. Noi ci affatichiamo sulla terra. Essi ci sovvengono delle loro preghiere, ma noi dobbiamo offrire le nostre sofferenze per la loro pace. E’ una catena che non si rompe. E’ l’amore che lega quelli che furono con quelli che sono. E quelli che sono, devono essere buoni per potersi riunire a quelli che furono e che ci desiderano con loro. 289.40 Ogni lutto cessa quando si vive il giorno del Signore. La morte cessa la sua asprezza perché da perdita di un figlio, di uno sposo, di un padre, madre o fratello, diviene momentanea e limitata separazione. Momentanea perché con la nostra morte cessa. Limitata perché si limita al corpo, al senso. L’anima nulla perde con la morte del parente estinto, ma anzi non ne è limitata la libertà che a una delle parti: la nostra di superstiti con l’anima ancora serrata nella carne, mentre l’altra parte, quella già passata a seconda vita, gode della libertà e della potenza di vegliarci e di ottenerci più, molto più di quando ci amava dalla carcere del corpo. 295.6 Chi crede alla mia parola non deve essere triste come chi non crede. Io dico la verità sempre. Anche quando assicuro che non c’è separazione fra le anime dei giusti che sono in seno ad Abramo e quelle dei giusti che sono sulla terra. Io sono la Risurrezione e la Vita. 305.2 Lui (Dio) vede tutto, Lui sa tutto, Lui fa tutto bene quello che fa. (…) Quando libera un’anima dal corpo, lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti. Egli allora, te l’ho già detto altre volte, aggiunge al ministero dell’angelo custode, il ministero dell’anima che ha chiamato a Sé e che ama di un amore mondo da pesantezze umane i suoi parenti amandoli in Dio. Quando libera un’anima, s’impegna anche di sostituirsi a essa nelle cure ai superstiti. 305.5 Le anime sono come tanti uccelli che la carne imprigiona nella sua gabbia. La terra è il luogo dove sono portati con la gabbia, ma anelano alla libertà del Cielo: al Sole che è Dio; al Nutrimento giusto per loro, che è la contemplazione di Dio. Nessun amore umano, neppure il sant’amore di madre per i figli o di figli per la madre, è tanto forte da soffocare questo desiderio delle anime di ricongiungersi alla loro origine che è Dio. Così come Dio, per il suo perfetto amore per noi, non trova nessuna ragione tanto forte da superare il desiderio suo di riunirsi all’anima che lo desidera. (…) Lui vede tutto. Lui sa tutto. Lui fa tutto bene quello che fa. (…) Quando libera un’anima lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti (…) e si impegna anche di sostituirsi ad essa nelle cure ai superstiti. 305.5 La vita è la preparazione della morte come la morte è la preparazione alla più grande Vita. Il vero sapiente, da quando comprende la verità del vivere e del morire, del morire per risorgere, si studia in tutti i modi di spogliarsi di tutto quanto è inutile e di arricchirsi di tutto ciò che è utile, ossia le virtù e gli atti buoni per avere un corredo di beni davanti a Colui che ha Sé lo richiama per giudicarlo, per premiarlo, o per castigarlo con giustizia perfetta. (…) Duro pensiero la morte? No. Giusto decreto per tutti i mortali, non è gravoso di affanno altro che per coloro che non credono e sono carichi di colpe. (…) L’anima sa, almeno confusamente, quanto tempo le è dato. Un nulla di tempo rispetto all’eternità. (…) Si fa lutto sopra i cadaveri. Si piange su essi, ma il cadavere non piange. Si trema di dover morire, ma non ci si cura di vivere in modo da non tremare nell’ora della morte. E perché non si piange e si fa lutto sui cadaveri viventi, i più veri cadaveri, quelli che come sepolcro portano nel corpo un’anima morta? E perché quelli che piangono pensando che deve morire la loro carne, non piangono sul cadavere che hanno dentro? 383.5 La carità dei trapassati è vigile e vicina. Essi non si disinteressano e non ignorano ciò che avviene nei diletti che hanno qui lasciato (sulla terra). 445.14 I trapassati che dannati non siano, solo per amore soprannaturale volgono alla terra il loro spirito e a Dio le loro preghiere, per coloro che sono sulla Terra. Non per altro. 456.5 La morte è un dono quando serve a impedire nuovi peccati e coglie l’uomo mentre è riconciliato col suo Signore. 458.6 Molte volte Dio, l’Onnipotente, il Tutto, attende che una creatura, un nulla, faccia o non faccia un sacrificio, una preghiera, per segnare o non segnare la condanna di uno spirito. Non è mai tardi, mai troppo tardi per tentare e sperare di salvare un’anima. (…) Anche sulle soglie della morte, quando tanto il peccatore come il giusto che per lui si affanna, sono prossimi di lasciare la terra per andare al primo giudizio di Dio, si può salvare ed essere salvati. (…) Fra l’estrema agonia e il morire c’è sempre tempo a ottenere un perdono, per sé stessi o per coloro che vogliamo perdonati. 519.2 (L’ultima obbedienza) è quella di accettare da Dio l’ora della morte senza chiedere che sia anticipata o posticipata di un minuto. Ti sei rassegnato a tante cose. Perciò Dio ti ama. Sappi rassegnarti alla più difficile: a vivere quando si desidererebbe soltanto di morire. 529.8 Io prometto la vita eterna a chi crede in Me e opera, secondo ciò che dico, amando il Salvatore, propagando quest’amore, praticando nel tempo che gli è concesso i miei insegnamenti. 534.3 L’uomo può salvarsi finché la vita dura, finché già è agli estremi aneliti. Basta un attimo, un millesimo di minuto perché tutto sia detto fra l’anima e Dio, sia chiesto perdono e ottenuta assoluzione. 567.15 I veli si alzano, nelle ore che precedono la morte dei giusti, e gli occhi dello spirito vedono la Verità. 583.11 La pietà del Padre ottunde ai morenti il sensorio intellettuale di modo che essi soffrono unicamente con la carne, che è quella che deve essere purificata da questo purgatorio che è l’agonia. 587.5 La vita dell’uomo è una via. L’entrata dell’uomo nell’altra vita dovrebbe essere entrata nel Regno. (…) La morte del cristiano non è che l’entrata nel Regno per ascendere sul trono che il Padre gli ha preparato. Non è spaventosa la morte per chi non teme Dio sapendosi nella sua grazia. 635.10 Accrescimento della Grazie, cancellazione dei peccati di cui l’uomo abbia pieno pentimento, suscitatrice di ardente anelito al Bene, datrice di forza per il combattimento supremo sia l’Unzione data ai morenti cristiani, ai nascenti cristiani perché chi muore nel Signore, nasce alla vita eterna. 635.10 La Chiesa militante dovrà con amore sovvenire ai suffragi della parte di essa che già destinata alla trionfante, ancora ne è esclusa per l’espiazione soddisfattoria delle mancanze assolute ma non interamente scontate davanti alla Perfetta Giustizia. Tutto nell’amore e per l’amore deve farsi nel corpo mistico. Perché l’amore è il sangue che circola in esso. Sovvenire i fratelli purganti. (…) E in verità vi dico che il suffragio ai morti perché entrino nella pace, è grande opera di misericordia della quale vi benedirà Iddio e vi saranno riconoscenti i suffragati. 635.20      ... Read More | Share it now!

Dagli scritti di Maria Valtorta, ed. CEV

Imparate voi che piangete e imparate voi che morite. Imparate voi che vivete per morire (…) Imparate, voi che morite, a meritare d’avere Gesù vicino, a vostro conforto. E se anche non l’avete meritato, osate ugualmente di chiamarmi vicino. Io verrò. Le mani piene di grazie e di conforti, il Cuore pieno di perdono e d’amore, le labbra piene di parole di assoluzione e di incoraggiamento. La morte perde ogni asprezza se avviene fra le mie braccia. Credetelo. Non posso abolire la morte, ma la rendo soave a chi muore fidando in Me. Il Cristo l’ha detto per tutti voi, sulla Croce: “Signore confido a Te lo spirito mio”. L’ha detto pensando, nella sua, alle vostre agonie, ai vostri terrori, ai vostri errori, ai vostri timori, ai vostri desideri di perdono. L’ha detto col cuore spaccato di strazio, prima che per la lanciata, e strazio spirituale più che fisico, perché le agonie di coloro che muoiono pensando a Lui fossero addolcite dal Signore e lo spirito passasse dalla morte alla Vita, dal dolore al gaudio, in eterno. 42.9 Suffragio ai morti si può dare ovunque. E’ preghiera di uno spirito, per lo spirito di chi ci era congiunto, allo Spirito Perfetto che è Dio e che è ovunque. (….) Voi andate, con la parte migliore di voi, ai vostri diletti. Loro, con la loro parte migliore, vengono a voi. E tutto rotea, di questa effusione di spiriti che si amano, intorno al Fulcro Eterno, a Dio: Spirito Perfettissimo, Creatore di tutto quanto fu, è e sarà. Amore che vi ama e v’insegna ad amare. 76.2 L’uomo, addormentato che sia nel sonno ultimo, non è morto, ma vivo di una più fulgida vita, traendo con la sua parte migliore eterna vita e splendore dal Creatore che l’ha formato. 167.4 Tutto per me ha inizio in un mondo soprannaturale che abolisce le distanze e annulla le separazioni per cui i figli orfani saranno riuniti con i genitori assurti al seno d’Abramo, e i padri e le madri, le spose e i vedovi ritroveranno i figli perduti e il perduto consorte. 209.5 La morte non deve spaventare. E’ vita, la morte di chi spera in Dio e vive da giusto. 218.5 Non sai che l’anima sopravvive? (…) Non sai che ha sempre un’attività nell’oltre vita? Santa se ella è santa. Malvagia se ella è malvagia. Ha i suoi sentimenti. Oh! Come li ha! Di amore, se è santa. Di odio, se è dannata. Odio per chi? Per le cause della sua dannazione. (…) Di amore per chi? Per le stesse cose. E che benedizioni sui figli e sulle attività dei figli può portare un’anima che è nella pace del Signore ! 287.5 Le anime non sono separate dalla morte. Parlo dei giusti. Essi costituiscono una sola grande famiglia. Fa’ conto di un grande tempio, dove siano quelli che adorano e pregano e quelli che si affaticano. I primi pregano anche per quelli che si affaticano, i secondi lavorano per questi oranti. Così è delle anime. Noi ci affatichiamo sulla terra. Essi ci sovvengono delle loro preghiere, ma noi dobbiamo offrire le nostre sofferenze per la loro pace. E’ una catena che non si rompe. E’ l’amore che lega quelli che furono con quelli che sono. E quelli che sono, devono essere buoni per potersi riunire a quelli che furono e che ci desiderano con loro. 289.40 Ogni lutto cessa quando si vive il giorno del Signore. La morte cessa la sua asprezza perché da perdita di un figlio, di uno sposo, di un padre, madre o fratello, diviene momentanea e limitata separazione. Momentanea perché con la nostra morte cessa. Limitata perché si limita al corpo, al senso. L’anima nulla perde con la morte del parente estinto, ma anzi non ne è limitata la libertà che a una delle parti: la nostra di superstiti con l’anima ancora serrata nella carne, mentre l’altra parte, quella già passata a seconda vita, gode della libertà e della potenza di vegliarci e di ottenerci più, molto più di quando ci amava dalla carcere del corpo. 295.6 Chi crede alla mia parola non deve essere triste come chi non crede. Io dico la verità sempre. Anche quando assicuro che non c’è separazione fra le anime dei giusti che sono in seno ad Abramo e quelle dei giusti che sono sulla terra. Io sono la Risurrezione e la Vita. 305.2 Lui (Dio) vede tutto, Lui sa tutto, Lui fa tutto bene quello che fa. (…) Quando libera un’anima dal corpo, lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti. Egli allora, te l’ho già detto altre volte, aggiunge al ministero dell’angelo custode, il ministero dell’anima che ha chiamato a Sé e che ama di un amore mondo da pesantezze umane i suoi parenti amandoli in Dio. Quando libera un’anima, s’impegna anche di sostituirsi a essa nelle cure ai superstiti. 305.5 Le anime sono come tanti uccelli che la carne imprigiona nella sua gabbia. La terra è il luogo dove sono portati con la gabbia, ma anelano alla libertà del Cielo: al Sole che è Dio; al Nutrimento giusto per loro, che è la contemplazione di Dio. Nessun amore umano, neppure il sant’amore di madre per i figli o di figli per la madre, è tanto forte da soffocare questo desiderio delle anime di ricongiungersi alla loro origine che è Dio. Così come Dio, per il suo perfetto amore per noi, non trova nessuna ragione tanto forte da superare il desiderio suo di riunirsi all’anima che lo desidera. (…) Lui vede tutto. Lui sa tutto. Lui fa tutto bene quello che fa. (…) Quando libera un’anima lo fa sempre per un bene più grande, dell’anima stessa e dei suoi congiunti (…) e si impegna anche di sostituirsi ad essa nelle cure ai superstiti. 305.5 La vita è la preparazione della morte come la morte è la preparazione alla più grande Vita. Il vero sapiente, da quando comprende la verità del vivere e del morire, del morire per risorgere, si studia in tutti i modi di spogliarsi di tutto quanto è inutile e di arricchirsi di tutto ciò che è utile, ossia le virtù e gli atti buoni per avere un corredo di beni davanti a Colui che ha Sé lo richiama per giudicarlo, per premiarlo, o per castigarlo con giustizia perfetta. (…) Duro pensiero la morte? No. Giusto decreto per tutti i mortali, non è gravoso di affanno altro che per coloro che non credono e sono carichi di colpe. (…) L’anima sa, almeno confusamente, quanto tempo le è dato. Un nulla di tempo rispetto all’eternità. (…) Si fa lutto sopra i cadaveri. Si piange su essi, ma il cadavere non piange. Si trema di dover morire, ma non ci si cura di vivere in modo da non tremare nell’ora della morte. E perché non si piange e si fa lutto sui cadaveri viventi, i più veri cadaveri, quelli che come sepolcro portano nel corpo un’anima morta? E perché quelli che piangono pensando che deve morire la loro carne, non piangono sul cadavere che hanno dentro? 383.5 La carità dei trapassati è vigile e vicina. Essi non si disinteressano e non ignorano ciò che avviene nei diletti che hanno qui lasciato (sulla terra). 445.14 I trapassati che dannati non siano, solo per amore soprannaturale volgono alla terra il loro spirito e a Dio le loro preghiere, per coloro che sono sulla Terra. Non per altro. 456.5 La morte è un dono quando serve a impedire nuovi peccati e coglie l’uomo mentre è riconciliato col suo Signore. 458.6 Molte volte Dio, l’Onnipotente, il Tutto, attende che una creatura, un nulla, faccia o non faccia un sacrificio, una preghiera, per segnare o non segnare la condanna di uno spirito. Non è mai tardi, mai troppo tardi per tentare e sperare di salvare un’anima. (…) Anche sulle soglie della morte, quando tanto il peccatore come il giusto che per lui si affanna, sono prossimi di lasciare la terra per andare al primo giudizio di Dio, si può salvare ed essere salvati. (…) Fra l’estrema agonia e il morire c’è sempre tempo a ottenere un perdono, per sé stessi o per coloro che vogliamo perdonati. 519.2 (L’ultima obbedienza) è quella di accettare da Dio l’ora della morte senza chiedere che sia anticipata o posticipata di un minuto. Ti sei rassegnato a tante cose. Perciò Dio ti ama. Sappi rassegnarti alla più difficile: a vivere quando si desidererebbe soltanto di morire. 529.8 Io prometto la vita eterna a chi crede in Me e opera, secondo ciò che dico, amando il Salvatore, propagando quest’amore, praticando nel tempo che gli è concesso i miei insegnamenti. 534.3 L’uomo può salvarsi finché la vita dura, finché già è agli estremi aneliti. Basta un attimo, un millesimo di minuto perché tutto sia detto fra l’anima e Dio, sia chiesto perdono e ottenuta assoluzione. 567.15 I veli si alzano, nelle ore che precedono la morte dei giusti, e gli occhi dello spirito vedono la Verità. 583.11 La pietà del Padre ottunde ai morenti il sensorio intellettuale di modo che essi soffrono unicamente con la carne, che è quella che deve essere purificata da questo purgatorio che è l’agonia. 587.5 La vita dell’uomo è una via. L’entrata dell’uomo nell’altra vita dovrebbe essere entrata nel Regno. (…) La morte del cristiano non è che l’entrata nel Regno per ascendere sul trono che il Padre gli ha preparato. Non è spaventosa la morte per chi non teme Dio sapendosi nella sua grazia. 635.10 Accrescimento della Grazie, cancellazione dei peccati di cui l’uomo abbia pieno pentimento, suscitatrice di ardente anelito al Bene, datrice di forza per il combattimento supremo sia l’Unzione data ai morenti cristiani, ai nascenti cristiani perché chi muore nel Signore, nasce alla vita eterna. 635.10 La Chiesa militante dovrà con amore sovvenire ai suffragi della parte di essa che già destinata alla trionfante, ancora ne è esclusa per l’espiazione soddisfattoria delle mancanze assolute ma non interamente scontate davanti alla Perfetta Giustizia. Tutto nell’amore e per l’amore deve farsi nel corpo mistico. Perché l’amore è il sangue che circola in esso. Sovvenire i fratelli purganti. (…) E in verità vi dico che il suffragio ai morti perché entrino nella pace, è grande opera di misericordia della quale vi benedirà Iddio e vi saranno riconoscenti i suffragati. 635.20      ... Read More | Share it now!

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