Pensieri

Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

 
San Giovanni Crisostomo (IV sec.)
 
“Non temere ciò che muta, perché anche tu sei mutamento.
Non amare il corpo come se fosse eterno, né disprezzarlo come se fosse nulla.
È una tenda per il viaggio, non una casa definitiva.
Il tempo la consuma, ma l’anima vi impara a camminare.”
————————————————————————–
Le paure legate al corpo nascono dal sentirlo finito, esposto al dolore, al declino, alla malattia. Il tempo che passa non chiede permesso: erode, cambia i volti, allontana le persone. E il mondo, visto senza veli, appare spesso indifferente o crudele, più che cattivo: va avanti, travolge, non consola.
Vivere in mezzo a tutto questo non significa “risolvere” le paure, ma imparare a portarle.
Alcuni punti fermi, realistici:
Il corpo non è un nemico, è un compagno destinato a stancarsi. Trattarlo con rispetto, senza idolatrarlo né disprezzarlo, è già una forma di saggezza.
Il tempo non ruba solo: porta via illusioni, ma lascia in cambio profondità. La giovinezza perde forza, ma può nascere uno sguardo più vero.
Le persone che vanno e vengono insegnano che nulla è possesso. Chi resta, anche solo per un tratto, va accolto come dono, non come garanzia.
La crudeltà del mondo non è l’ultima parola. È il contesto, non il senso.
I Padri e i santi non hanno mai negato tutto questo. Anzi.
Sant’Agostino scriveva: “Sono diventato un problema a me stesso”. Non lo risolve, lo abita.
San Benedetto non promette felicità, ma stabilità: restare dove si è, con ciò che c’è.
Una via possibile è questa:
non irrigidirsi contro il tempo,
non anestetizzarsi contro il dolore,
non fuggire dalla paura.
Ma trasformarla in vigilanza, in attenzione al presente, in compassione per sé e per gli altri che sono nella stessa condizione.
 
 
Verità Eterna
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Vivere la paura del corpo e del tempo: una risposta antica alla fragilità umana

 
San Giovanni Crisostomo (IV sec.)
 
“Non temere ciò che muta, perché anche tu sei mutamento.
Non amare il corpo come se fosse eterno, né disprezzarlo come se fosse nulla.
È una tenda per il viaggio, non una casa definitiva.
Il tempo la consuma, ma l’anima vi impara a camminare.”
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Le paure legate al corpo nascono dal sentirlo finito, esposto al dolore, al declino, alla malattia. Il tempo che passa non chiede permesso: erode, cambia i volti, allontana le persone. E il mondo, visto senza veli, appare spesso indifferente o crudele, più che cattivo: va avanti, travolge, non consola.
Vivere in mezzo a tutto questo non significa “risolvere” le paure, ma imparare a portarle.
Alcuni punti fermi, realistici:
Il corpo non è un nemico, è un compagno destinato a stancarsi. Trattarlo con rispetto, senza idolatrarlo né disprezzarlo, è già una forma di saggezza.
Il tempo non ruba solo: porta via illusioni, ma lascia in cambio profondità. La giovinezza perde forza, ma può nascere uno sguardo più vero.
Le persone che vanno e vengono insegnano che nulla è possesso. Chi resta, anche solo per un tratto, va accolto come dono, non come garanzia.
La crudeltà del mondo non è l’ultima parola. È il contesto, non il senso.
I Padri e i santi non hanno mai negato tutto questo. Anzi.
Sant’Agostino scriveva: “Sono diventato un problema a me stesso”. Non lo risolve, lo abita.
San Benedetto non promette felicità, ma stabilità: restare dove si è, con ciò che c’è.
Una via possibile è questa:
non irrigidirsi contro il tempo,
non anestetizzarsi contro il dolore,
non fuggire dalla paura.
Ma trasformarla in vigilanza, in attenzione al presente, in compassione per sé e per gli altri che sono nella stessa condizione.
 
 
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La Battaglia della Fede

La Battaglia della Fede

La vita cristiana non è un cammino tranquillo, ma una lotta. La battaglia della fede è il combattimento interiore ed esteriore che ogni credente affronta per rimanere fedele a Dio in un mondo che lo spinge in direzione opposta. San Paolo la chiama “il buon combattimento della fede” (1Tm 6,12) e ci avverte che non si tratta solo di una lotta contro uomini o difficoltà esteriori, ma contro potenze spirituali:... Read More | Share it now!

La Battaglia della Fede

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Riflessioni lungo la strada di Antiochia – 1

Credo che noi non dobbiamo, come diceva Santa Teresina, impicciarci della Creazione: se c’è un problema, se qualcuno attorno a noi ha un problema, un dolore, una necessità, non dobbiamo superare la barriera dell’immedesimazione, quella che alla fine giunge a criticare quanto esiste e chi lo ha fatto esistere. Noi dovremmo essere capaci di arrivare alle cose attraverso Dio, passando da lui e non esponendo la nostra anima, in modo alla fine superbo e deleterio, quell’atteggiamento che da fuori par debolezza, afflizione ma interiormente non è altro che superbia.... Read More | Share it now!

Credo che noi non dobbiamo, come diceva Santa Teresina, impicciarci della Creazione: se c’è un problema, se qualcuno attorno a noi ha un problema, un dolore, una necessità, non dobbiamo superare la barriera dell’immedesimazione, quella che alla fine giunge a criticare quanto esiste e chi lo ha fatto esistere. Noi dovremmo essere capaci di arrivare alle cose attraverso Dio, passando da lui e non esponendo la nostra anima, in modo alla fine superbo e deleterio, quell’atteggiamento che da fuori par debolezza, afflizione ma interiormente non è altro che superbia.... Read More | Share it now!

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Le orme

“Le orme sono le impronte che lascia uno che cammina per strada; le opere di Dio invece vengono chiamate le sue strade. […] le orme di Dio sono dunque determinate impronte che si trovano nelle creature, e da esse si può in una certa misura risalire a conoscere Dio”.... Read More | Share it now!

“Le orme sono le impronte che lascia uno che cammina per strada; le opere di Dio invece vengono chiamate le sue strade. […] le orme di Dio sono dunque determinate impronte che si trovano nelle creature, e da esse si può in una certa misura risalire a conoscere Dio”.... Read More | Share it now!

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