A.V.X. da Silveira – La storia ed i suoi grandi personaggi #17

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A.V.X. da Silveira – La storia ed i suoi grandi personaggi

 

CAPITOLO XVII.

LA PSEUDO-RIFORMA: SUOI PRINCIPALI ERRORI.

“L’orgoglio e la sensualità, nel cui soddisfacimento consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo. L’orgoglio diede origine allo spirito di dubbio, al libero esame, all’interpretazione naturalistica della Scrittura. Produsse la rivolta contro l’autorità ecclesiastica, espressa in tutte le sette con la negazione del carattere monarchico della Chiesa universale, cioè dalla rivolta contro il papato. Alcune, più radicali, negarono anche quella che si potrebbe chiamare l’alta aristocrazia della Chiesa, ossia i vescovi, suoi prìncipi. Altre ancora negarono lo stesso sacerdozio gerarchico, riducendolo a una semplice delegazione del popolo, unico vero detentore del potere sacerdotale. Sul piano morale, il trionfo della sensualità nel protestantesimo si affermò con la soppressione del celibato ecclesiastico e con l’introduzione del divorzio”. (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, Cap. III, 5/B).

Le cause della Pseudo-Riforma: sguardo generale.

La Rivoluzione Protestante, detta Pseudo-Riforma, cioè falsa riforma, costituì, insieme al Rinascimento, la prima tappa del processo plurisecolare di distruzione della Civiltà Cristiana, iniziato con la decadenza del medioevo.

Rinascimento e Protestantesimo sono movimenti legati intimamente. Entrambi ebbero le stesse cause. Nonostante ciò, in alcune parti d’Europa, lo spirito che diede origine al Rinascimento “si sviluppò senza portare all’apostasia formale. Notevoli resistenze gli si opposero. E anche quando si installava nelle anime, non osava chiedere, almeno all’inizio, una rottura formale con la fede. Ma in altri paesi attaccò apertamente la Chiesa. L’orgoglio e la sensualità, nella cui soddisfazione consiste il piacere della vita pagana, suscitarono il protestantesimo” (Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Parte I, cap. III, 5/B).

Certi manuali di storia presentano come cause del protestantesimo alcuni fatti che, a prima vista, possono causare una certa impressione, almeno in un lettore poco accorto. Nonostante questo, analizzati obiettivamente, tali fatti non hanno alcun fondamento. Andiamo ad esaminare brevemente alcune delle pretese cause della Pseudo-Riforma.

Dando risalto al fattore liberale e ugualitario nel protestantesimo, così come per l’umanesimo ed il Rinascimento, non pretendiamo di negare che altre cause abbiano concorso alla genesi ed espansione di questo movimento. Diciamo solo che, all’origine, nella psicologia, nelle dottrine, in quello che oggi chiameremmo aspetto propagandistico e nelle realizzazioni del movimento, l’azione delle tendenze disordinate, di senso radicalmente anarchico ed ugualitario, giocò il ruolo di forza maestra.

Cause della Rivoluzione Protestante. Confutazione degli errori più diffusi.

1) La Chiesa Cattolica era in una fase di decadenza. Gli abusi proliferavano, la vendita di cariche ecclesiastiche, il lusso in cui viveva l’alto clero e la corruzione di molti prelati, scandalizzavano i fedeli. La Riforma fu una reazione a questo stato di cose, ed ebbe l’obiettivo di restaurare la Chiesa e ristabilirne la sua semplicità primitiva.

Confutazione. Certamente, anche senza prestare fede a tutte le esagerazioni presentate da certi libri di storia, nell’epoca vi erano molti abusi e la decadenza dei costumi ecclesiastici era grande, ma era molta anche la virtù e la santità, basta citare il nome di S. Francesco di Paola, morto nel 1507. Comunque, gli storici moderni riconoscono che non fu questa la vera causa della Rivoluzione Protestante. La Riforma cattolica, quella che davvero corresse gli abusi esistenti, ebbe inizio prima che Lutero cominciasse la diffusione dei suoi errori. Pertanto, quando esplose la Pseudo-Riforma, le condizioni della Chiesa erano migliorate sensibilmente e i veri riformatori cattolici avevano già iniziato la loro opera rigeneratrice.

Inoltre, la vita corrotta di Lutero e di altri falsi riformatori smentisce il loro ruolo di moralizzatori. Essi, al contrario, contribuirono ad aumentare la decadenza dei costumi, permettendo l’introduzione del divorzio e persino la bigamia, oltre ad abolire il celibato ecclesiastico. Inoltre, ciò che i protestanti attaccavano non erano gli eventuali abusi, ma la stessa istituzione gerarchica del clero e quello che la dottrina cattolica aveva di più essenziale. La dottrina di Lutero ben mostra che egli predicava una nuova religione, e non una riforma nella Chiesa Cattolica.

2) La Bibbia, parola di Dio, era sconosciuta dai fedeli; i sacerdoti la nascondevano per imporre al popolo minuto una religione che non corrispondeva ai veri insegnamenti di Cristo, e conservare così i loro privilegi personali.

Confutazione. La Chiesa ha sempre raccomandato ai fedeli cautela nella lettura della Bibbia, per la grande difficoltà di interpretazione di alcuni passaggi. Questo però non significa che in quell’epoca i fedeli non potessero leggere i Libri Sacri. Molto prima di Lutero, con lo sviluppo della stampa, la Bibbia era largamente diffusa per i vari paesi d’Europa. Dalla comparsa della stampa fino al 1520, furono fatte 156 edizioni della Bibbia in latino. Per il pubblico che non capiva il latino, furono fatte numerose traduzioni in vernacolo. Fra il 1466 e il 1520, furono fatte 22 edizioni della Bibbia tradotta in tedesco. La prima traduzione italiana data 1471, quella olandese 1477, quella francese 1487 e quella spagnola 1485. Ogni edizione contava dai 250 ai 1600 esemplari. Pertanto, l’affermazione che furono i protestanti a dare al popolo la possibilità di leggere la Bibbia, altro non è che una delle tante invenzioni create dall’odio alla Chiesa Cattolica, senza alcun fondamento storico.

3) La Religione, come anche tutta la società umana, è frutto dell’economia. Le grandi trasformazioni economiche del secolo XVI ebbero ripercussioni in campo religioso, dando origine alla Riforma Protestante.

Confutazione. Questa tesi è frutto dell’interpretazione marxista della Storia. E’ il materialismo storico che colloca la economia come base intorno alla quale ruotano gli avvenimenti umani. Se questa tesi fosse vera, la Riforma Protestante avrebbe dovuto scoppiare in Italia, che era senza dubbio la più “avanzata” regione europea dell’epoca, prosperava enormemente e i suoi uomini d’affari manovravano gran parte dell’economia di allora. Basta ricordare l’esempio dei Medici, per avere un’idea dello sviluppo economico della Penisola. La borghesia italiana era una delle più prospere e importanti del XVI secolo. Invece la Rivoluzione Protestante ebbe i primi successi in Germania, a quel tempo meno sviluppata economicamente. Conviene anche ricordare che i grandi uomini d’affari, quelli che manovravano grandi fortune, fino al secolo XVI erano nella maggioranza cattolici.

4) La Riforma fu una conseguenza dell’ambizione dei principi tedeschi, che volevano impossessarsi dei beni della Chiesa e sottrarsi all’autorità dell’Imperatore.

Confutazione. E’ certo che l’ambizione dei prìncipi tedeschi contribuì poderosamente al consolidamento e all’espansione dell’eresia, così come è certo che alcuni di essi cercarono di trarre vantaggi politici ed economici dalla lotta religiosa. Ma è anche storicamente provato, che la maggioranza dei prìncipi che appoggiarono Lutero, agì per ragioni religiose. D’altra parte, la posizione dei prìncipi che appoggiavano la Rivoluzione Protestante non era comoda come si potrebbe credere. In Germania, per esempio, i prìncipi protestanti dovettero combattere una lunga guerra contro l’Imperatore Carlo V. Appoggiare i protestanti non era davvero vantaggioso per i prìncipi che correvano il rischio, in caso di sconfitta, di perdere i loro stessi beni. Del resto, vi furono anche dei prìncipi cattolici che, pur perseguitando i protestanti, confiscarono i beni ecclesiastici, come ad esempio Francesco I di Francia.

5) Il protestantesimo fu il frutto della rivolta delle classi umili contro le oligarchie ecclesiastiche e civili dominanti nell’epoca.

Confutazione. Questa tesi può essere confutata col solo fatto che c’erano protestanti in tutte le classi sociali, dai contadini alla più alta nobiltà, e la parte più attiva del protestantesimo era precisamente costituita dall’alto clero, la borghesia e la nobiltà. Basta citare l’esempio dell’Inghilterra nella quale Re Enrico VIII – con l’appoggio dell’episcopato e della nobiltà- portò tutta la nazione all’apostasia.

6) Papa Leone X, allo scopo di raccogliere del denaro per costruire la Basilica di S. Pietro, illudeva il popolo ignorante con la vendita delle indulgenze. Lutero si ribellò a ciò e cercò di illuminare il popolo. Solo per questa ragione fu scomunicato.

Confutazione. Indulgenza, nel senso più ampio della parola, significa perdono di una colpa o pena meritata. In linguaggio teologico il termine viene usato in senso più ristretto, e significa condono della pena che si dovrebbe soffrire in purgatorio per i peccati già commessi, e già perdonati quanto alla colpa. Iddio, nel perdonare i peccati, può riservare ad essi una certa pena o castigo da soffrire in Purgatorio. Per evitare questa pena abbiamo due modi. Uno consiste nella pratica di buone opere compiuta in Grazia di Dio, l’altro è quello di lucrare indulgenze, mediante le quali l’autorità ecclesiastica condona in tutto o in parte questa pena, applicando in nostro favore le azioni soddisfattorie di Cristo e dei santi. Per lucrare le indulgenze, oltre ai requisiti che prescrive chi le concede, è necessario essere in Grazia di Dio. La dottrina delle indulgenze fu sempre accettata e posta in pratica nella Chiesa. Papa Leone X, per raccogliere fondi per la costruzione della Basilica di S. Pietro, concesse una indulgenza plenaria a chi, essendo nelle dovute disposizioni per lucrarla, facesse una elemosina a questo fine. Lutero, che non ammetteva la necessità della cooperazione dell’uomo nell’opera della salvezza, non accettava la dottrina sulle indulgenze. Vi possono essere stati degli abusi, ma fu contro la dottrina cattolica su questo punto che Lutero si ribellò. Inoltre, la “questione delle indulgenze” fu un mero pretesto per la rivolta: già diversi anni prima, Lutero difendeva e propagandava idee apertamente eretiche, e, dietro alla questione delle indulgenze, c’era la negazione di vari altri punti di dottrina.

I precursori della Pseudo-Riforma.

Come insegna il Prof. Plinio Correa de Oliveira in “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”, la Rivoluzione è un processo. Dunque, gli errori protestanti non apparvero da un momento all’altro. Nel corso del processo di decadenza del medioevo, vari eresiarchi tentarono di imporre le dottrine che più tardi furono difese da Lutero e Calvino: furono i precursori della Rivoluzione Protestante. I due più importanti sono Wiclef e Jan Huss.

Wiclef.

Nel secolo XIV (1324-1384), John Wiclef, professore nell’università di Oxford, in Inghilterra, cominciò ad attaccare vari punti della dottrina della Chiesa: negava la transustanziazione, combatteva le indulgenze, il culto dei santi e delle reliquie, presentava la Bibbia come l’unica fonte della Rivelazione, condannava il celibato ecclesiastico, non accettava la tradizione, attaccava l’autorità del Papa e ogni e qualsiasi gerarchia ecclesiastica. Come certi eresiarchi moderni, parlava della necessità di far tornare la Chiesa alla sua semplicità primitiva. Certe eresie moderne sono ben più anacronistiche di quel che sembra… Condannato nel 1382, Wiclef ritrattò, ma i suoi seguaci più esaltati continuarono il movimento cercando di stabilire in Inghilterra una chiesa scismatica.

Dominati da un fanatismo estremo, provocarono diversi conflitti e l’autorità civile fu obbligata ad intervenire, giustiziandone molti. Secondo un noto storico francese, la nuova chiesa da Wiclef fu una prefigurazione della Chiesa di Lutero e Calvino.

Jan Huss.

L’antica Boemia, che oggi occupa metà della Cecoslovacchia, fu per molto tempo un focolaio di eresie. La principale fu diffusa da Jan Huss, rettore dell’università di Praga. Huss era un seguace delle dottrine di Wiclef. Secondo quanto egli affermava, il potere temporale del Papa era stato creato da Costantino ed era stata la causa dell’allontanamento dall’ideale primitivo. Tutti i mali che la Chiesa soffriva in quell’epoca, a suo giudizio, avevano la loro radice in questo punto. Il rimedio era allora far tornare la Chiesa alla sua purezza primitiva. Se Jan Huss vivesse nel XX secolo in certi ambienti avrebbe il successo assicurato… Per ottenere consensi per le sue dottrine, Jan Huss cercò di sfruttare il sentimento patriottico della popolazione locale. La Boemia viveva sotto il dominio del Sacro Romano Impero e la casa d’Austria, che in quell’epoca governava lo Impero ed era la grande paladina dell’ortodossia: da questo nacque la repulsione di Huss anche per essa. Jan Huss fu scomunicato da Papa Alessandro V e condannato al rogo dal Concilio di Costanza nel 1415; lo stesso destino ebbe il suo principale discepolo, Girolamo da Praga. In conseguenza di questo, i suoi seguaci, gli hussiti, provocarono una lunga guerra civile che durò fino al 1471.

Le principali Sette Protestanti: Il luteranesimo.

Martin Lutero nacque ad Eisleben, nel 1483, da famiglia cattolica e di costumi severi. Nel 1505 ricevette il grado di maestro nell’università di Erfurt, dopo il compimento degli studi superiori. All’università aveva ricevuto una formazione filosofica basata sull’occamismo (o nominalismo), cioè sulla filosofia di Guglielmo Occam, sorta in opposizione al tomismo e destinata ad avere un’influenza profonda nel processo di decadenza del medioevo.

Nel stesso anno 1505, nonostante ne fosse stato sconsigliato dal padre e dagli amici, entrò nel convento degli agostiniani eremiti osservanti. L’anno seguente, dopo aver fatto la professione religiosa, iniziò gli studi di teologia, utilizzando principalmente le opere di Gabriele Biel, il principale rappresentante dell’occamismo nel XV secolo.

Quantunque alcuni storici presentino la “questione delle indulgenze” come l’inizio della rivolta di Lutero, egli aveva già rotto con l’ortodossia sui punti più fondamentali della dottrina cattolica diversi anni prima. I suoi corsi all’Università, i suoi scritti, i suoi sermoni e la sua corrispondenza provano che, fin dal 1508, egli difendeva già in modo più o meno esplicito gli errori che formano la base della dottrina protestante. Pertanto, di fatto, la “questione delle indulgenze” costituì solo un punto all’interno dell’insieme di errori difesi già precedentemente da Lutero. Nel 1508 entrò nell’Università di Wittenberg, dove si adoperò contro la filosofia scolastica. All’inizio insegnò dialettica ed etica, addottorandosi più tardi in teologia. Nel 1516 pubblicò la “Teologia tedesca”, opera contaminata da principi gnostici e panteisti.

In questo periodo Lutero stava elaborando i suoi principi eretici. In aula, nelle prediche, nella corrispondenza esponeva, in forma velata, le sue nuove idee, riuscendo a formare intorno a sè un gruppo di adepti, costituito da alunni e persino da professori. Lentamente le sue dottrine si diffusero all’interno dello stesso ordine agostiniano: in questo modo stava lentamente preparando il terreno, e quando si ribellò apertamente alla Chiesa, aveva già un buon numero di adepti.

Il sistema di studi dell’epoca era un pò diverso dal nostro. Era usuale che i dottori delle grandi università esponessero determinate tesi e sfidassero qualche avversario ad un pubblico dibattito. Approfittando di questo, Lutero cominciò ad esporre in pubblico tesi interamente eretiche.

Nel 1517, prendendo a pretesto la predicazione delle indulgenze, Lutero affisse alla porta della Chiesa di Wittenberg 95 tesi, sfidando un possibile avversario ad un dibattito. Tra queste tesi ce n’erano molte interamente ortodosse, mentre altre erano interamente contrarie alla dottrina cattolica: ad esempio, alcune negavano il potere della Chiesa di perdonare i peccati, il purgatorio, il valore delle indulgenze e inoltre criticavano la ricchezza della Chiesa.

I teologi cattolici non tardarono ad intervenire per difendere la vera dottrina contro gli errori di Lutero. I principali contraddittori furono Wimpina, Eck e Tetzel. Le discussioni divennero arroventate: i cattolici smascherarono completamente Lutero, che non aveva ancora rotto ufficialmente con la Chiesa, segnalando tutti i suoi errori.

Quando le prime notizie giunsero a Roma, non si diede la dovuta importanza al fatto. Papa Leone X, che era interamente assorbito dalla cultura rinascimentale, disse persino: “Considero fra Martino come un buon cervello; tutte queste altro non sono che beghe di frati”: la proposta di condannarlo come eretico fu respinta. La sua decisione fu di incaricare il superiore degli agostiniani, Staupitz, di cercare di moderare Lutero, ma questi aveva svolto un ruolo misterioso proprio nella formazione di Lutero, e l’ordine rimase senza effetti.

Il problema si aggravava ogni giorno di più: le polemiche diventavano sempre più acute, le notizie che arrivavano a Roma erano ogni volta più allarmanti e furono tentate varie strade per giungere ad un accordo. Frattanto Lutero diventava sempre più ardito e arrogante nei suoi attacchi alla Chiesa. Finalmente nel 1520, fu promulgata la bolla “Exurge Domine”, che, senza menzionare Lutero, condannava i suoi errori. In quell’occasione egli fu informato che, se non avesse ritrattato i suoi errori entro 60 giorni, sarebbe stato scomunicato: egli continuò a diffondere dottrine eretiche bruciando pubblicamente la bolla pontificia nell’università, davanti ad un gran pubblico di alunni e professori. Di conseguenza, fu scomunicato con la bolla “Decet Romanum Pontificem”.

Propagazione della dottrina luterana.

Le dottrine di Lutero si sparsero rapidamente in Germania e provocarono un’enorme agitazione per ogni dove. L’Imperatore Carlo V, vedendo ciò, intimò a Lutero di comparire dinanzi alla Dieta di Worms; la Dieta era un’assemblea annuale del Sacro Impero, composta dai prìncipi elettori, dalla nobiltà e dai rappresentanti delle città libere. All’assemblea Lutero rifiutò pubblicamente di ritrattare i suoi errori, pertanto la Dieta lo condannò all’esilio e ordinò che i suoi scritti fossero bruciati.

Temendo che venisse perseguitato dal potere civile, il Principe Federico di Sassonia gli accordò protezione, conducendolo nel castello di Wartburg e l’eresia continuò a diffondersi. Per contenere l’ondata di anarchia che le sue idee avevano provocato, Lutero cercò l’appoggio del potere civile e dichiarò che in ogni Stato il Principe era anche il pastore, il padre e il capo visibile della Chiesa sulla Terra: i prìncipi tedeschi si proclamarono subito capi della Chiesa, impossessandosi anche dei beni del clero.

Il cattivo esempio dato dai nobili che avevano confiscato i beni della Chiesa, contagiò le classi più basse, che cercarono di impossessarsi dei beni dei loro signori. Nel sud dell’Impero le nuove dottrine provocarono una rivolta di contadini, che sostenevano l’uguaglianza sociale e la comunanza dei beni: avvennero le maggiori violenze. Egli allora, chiamando i ribelli “cani rognosi”, incitò i prìncipi a massacrarli. Il numero dei morti raggiunse i 20.000.

La Dieta di Spira, riunitasi nel 1529, cercò ancora una volta di trovare una soluzione al problema, stabilendo che la dottrina luterana sarebbe stata tollerata nei luoghi dove si era affermata e proibita nelle regioni dove non era ancora penetrata: 5 prìncipi e 14 città libere protestarono contro questa decisione. A partire da allora, i seguaci di Lutero furono conosciuti col nome di “protestanti”.

L’Imperatore Carlo V, nonostante appoggiasse i cattolici, adottò una politica conciliante e in molte occasioni si lasciò condizionare dagli interessi politici a scapito della causa cattolica. Un anno dopo la Dieta di Spira, riunì la Dieta di Augusta, tentando di ottenere una conciliazione fra cattolici e protestanti: il tentativo fallì completamente. Durante le discussioni, i luterani sentirono la necessità di definire esattamente la loro dottrina. Melantone, “moderato” e favorevole alla conciliazione, redasse la “Confessio Augustana”, composta di 28 articoli, che divenne il “credo” della chiesa luterana: molti non accettarono quel “credo”, e la setta cominciò a dividersi in svariati gruppetti antagonisti.

Ad Augusta i prìncipi cattolici, a fianco dell’Imperatore, rinnovarono le condanne della Dieta di Worms contro Lutero, mentre i prìncipi protestanti formarono la “Lega di Smalkalda”: cominciò così la guerra civile. L’Imperatore, aiutato da Maurizio di Sassonia, sconfisse i protestanti a Muhlberg. Dopo la vittoria decise di fare numerose concessioni, che, peraltro, non soddisfecero gli eretici. Si iniziò una seconda guerra, che ebbe fine con la Convenzione di Passau, la quale permetteva il libero culto a cattolici e protestanti. Poco dopo, la guerra civile tornò ad esplodere. Carlo V abdicò, e suo fratello Ferdinando, che assunse la corona, firmò la pace di Augusta. In essa si riconosceva la secolarizzazione dei beni della Chiesa e ai prìncipi il diritto di imporre ai sudditi la propria religione.

La politica di conciliazione di Carlo V e la lentezza con cui Roma intervenne nel caso, contribuirono al consolidamento del protestantesimo. Oltre alla Germania, il luteranesimo si diffuse in altre regioni d’Europa. La Prussia era un antico feudo dell’ordine dei cavalieri teutonici: nel 1525 il Gran Maestro dell’Ordine, Alberto di Brandeburgo, aderì al luteranesimo e fondò il ducato di Prussia. L’eresia penetrò abbondantemente anche in Norvegia, Svezia e Danimarca.

Principali errori luterani sul piano dottrinale.

Come si legge in “Rivoluzione e Contro-Rivoluzione”, le tendenze esercitano una potente influenza nella elaborazione delle idee. L’uomo decaduto cerca di dar vita a dottrine false per giustificare le sue passioni. E’ questa la vera origine degli errori protestanti. Essendo il protestantesimo un’esplosione di orgoglio e di sensualità, troviamo nella sua dottrina tracce profonde di queste due passioni.

Secondo Lutero, la tendenza dell’uomo al male è irresistibile. Il libero arbitrio è una mera finzione, poiché la natura umana è totalmente corrotta dal peccato originale. Lutero considera l’uomo come uno strumento mosso dall’azione esterna di Dio; un essere completamente passivo che Dio muove come una massa inerte. Dio stesso, secondo lui, spinge la volontà dell’uomo tanto al bene, quanto al male. Partendo dal principio che l’uomo non può fare altro che il male, Lutero nega la possibilità di qualsiasi cooperazione nell’opera della salvezza, che è messa in atto esclusivamente da Dio. Negando il libero arbitrio, insegnando il fatalismo e pretendendo che gli uomini predestinati alla salvezza si salvino, quali che siano i crimini da loro commessi, egli attribuisce a Dio i crimini dell’uomo.

Cosa deve fare l’uomo per meritare da Dio la salvezza? Avere fede. La fede, secondo Lutero, è la certezza che gli eletti si salveranno. L’uomo diviene giusto dal momento in cui crede fermamente che Dio gli perdonerà i peccati; è questa l’unica causa della giustificazione e della salvezza. La conseguenza necessaria di una fede così intesa è la inutilità delle buone opere. Lutero non solo annulla il valore delle buone opere, ma sconsiglia la loro pratica: secondo lui l’uomo che conduce una vita virtuosa corre il rischio di attribuire a se stesso una parte dell’opera di salvezza, che compete esclusivamente a Dio e comincia a confidare nei propri meriti. Perciò una prostituta è più vicina alla salvezza di un santo, perché ella confida solo nella misericordia di Dio, mentre il santo confida nelle proprie opere.

La giustificazione per mezzo della fede prescinde dall’aiuto della Grazia. Ne segue che i sacramenti, canali della Grazia Divina, perdono la ragione di essere. Lutero conservò solo 3 sacramenti: il battesimo, la penitenza, l’Eucaristia. Ma anche questi divennero semplici segni esteriori per eccitare l’uomo alla fede. Altra conseguenza logica di queste dottrine fu la negazione del carattere sacrificale della S. Messa, considerata una mera cena. Quanto all’Eucaristia, Lutero ammise la presenza reale, ma non la transustanziazione: sostenne che la sostanza di Nostro Signore coesiste con la sostanza del pane (consustanziazione).

Infine, condannò il culto dei santi e di Nostra Signora, la venerazione delle reliquie e delle immagini. Per accomodare la nuova religione a tutte le passioni umane, egli soppresse l’astinenza e il digiuno, autorizzò il divorzio, abolì i voti religiosi ed il celibato del clero. L’orgoglio portò Lutero a difendere il libero esame, a minimizzare il soprannaturale, a non ammettere la gerarchia ecclesiastica, l’autorità del Papa e quella dei Concili.

Principali errori luterani sul piano morale.

Nel campo morale, le dottrine di Lutero aprirono la via allo sviluppo disordinato di tutte le passioni. Invece di invitare l’uomo a frenare i suoi istinti, egli lo invitava ed incitava al peccato; diceva: “Dio non salva dei peccatori immaginari. Sii pertanto peccatore e pecca fortemente”. La vita personale di Lutero illustra bene la morale che predicava: beone, amante di grandi mangiate, profondamente sensuale. Il suo “matrimonio” con l’ex-suora Caterina di Bora scandalizzò persino i suoi discepoli più convinti. L’autorizzazione data al principe Filippo di Hess a vivere da bigamo sconcertò anche i suoi intimi amici.

Il metodo che utilizzava per mettere in fuga il demonio, quando era tentato, consisteva nel dire delle parolacce, e, secondo quanto diceva, funzionava sempre! Nella polemiche che ebbe coi teologi cattolici, usava il linguaggio più grossolano, nel quale le oscenità non erano assenti: i suoi discepoli vi si riferivano come alla “divina grossolanità” di Lutero…

Errori sul piano politico, sociale ed economico.

Le tendenze disordinate dell’uomo “hanno già potenzialmente, nel primo istante delle loro grandi esplosioni, tutta la virulenza che si manifesterà più tardi, nei loro peggiori eccessi. Nelle prime negazioni del protestantesimo, ad esempio, erano impliciti gli aneliti anarchici del comunismo. Se dal punto di vista della formulazione esplicita, Lutero non era altri che Lutero, tutte le tendenze, tutto lo stato della anima, tutti gli eccessi dell’esplosione luterana, portavano già con sè, in modo autentico e pieno, anche se ancora implicito, lo spirito di Voltaire e Robespierre, di Marx e di Lenin” (“R.C-R.”, Parte I, Cap. VI, 1/B).

Gli anabattisti, per esempio, trassero immediatamente in diversi campi, tutte o quasi le conseguenze dello spirito e delle tendenze della Pseudo-Riforma, dando origine a movimenti pre-comunisti. Questi “leaders” sovversivi percorsero in molto minor tempo la via per cui il resto del mondo impiegò 500 anni.

Basandosi sul principio luterano del libero esame, gli anabattisti conclusero che ogni fedele era libero di credere a quel che gli pareva, e seguire la morale di suo gradimento. Il loro nome deriva dal fatto che affermavano la necessità di un secondo battesimo, che conduceva l’uomo allo stato di Adamo prima del peccato.

Per alcuni dei “leaders” di questa setta, la tesi principale era la comunione dei beni. Essendosi moltiplicati spaventosamente in Turingia, gli anabattisti furono combattuti da cattolici e luterani, ma, dopo aver sofferto una grande sconfitta militare nel 1525, essi risorsero in Renania e nei Paesi Bassi. Stabilirono allora come obiettivo la conquista della grande città di Munster. Lentamente i rivoluzionari si infiltrarono in essa, finchè, sentendosi abbastanza forti, se ne impossessarono. Distrussero le chiese, le opere d’arte e bruciarono tutti i libri furono ad eccezione della Bibbia; i divertimenti, i giochi, la musica e i canti furono vietati.

Fu stabilito un regime di terrore, che cominciò con la esecuzione degli “oppositori”. Venne imposta la comunanza dei beni e furono abolite le tasse; persino i pasti dovevano essere consumati in comune. Più tardi fu introdotta la poligamia, la prova pre-nuziale e la proibizione del matrimonio a certe classi di malati. Il nuovo regime ebbe come risultati la fame, la miseria e l’anarchia. Gli anabattisti finirono con l’essere completamente sconfitti dai cattolici.

Il Calvinismo.

Giovanni Calvino nacque nel 1509 a Noyon, in Francia. Nonostante avesse ricevuto un’educazione accurata, fin da bambino mostrava un temperamento arrogante e autoritario. Suo padre desiderava che seguisse la carriera ecclesiastica, perciò lo avviò agli studi a Parigi.

Calvino cercò, nel 1521, di procurarsi un beneficio ecclesiastico, ma gli fu rifiutato a causa dei suoi cattivi costumi. A 18 anni, suo padre, amico del vescovo di Noyon, gli ottenne una Parrocchia, prima ancora che ultimasse gli studi. Condannato a morte per aver commesso un crimine abominevole, ottenne, grazie alla protezione del vescovo, la commutazione della pena, ma fu marchiato con un ferro incandescente. Abbandonò allora la carriera ecclesiastica, dedicandosi allo studio del diritto.

Nell’università di Burges conobbe Lutero e aderì alla sua dottrina. Appena Francesco I cominciò a perseguitare i protestanti in Francia, fuggì da Parigi e si stabilì a Basilea, in Svizzera. Ivi scrisse la sua opera fondamentale: “Istituzione Cristiana”. Da Basilea andò ad insegnare teologia a Ginevra. Tentò di imporre alla città le sue idee, ma venne espulso dalla popolazione. Nel 1541 riuscì a tornarvi, e da allora dominò la città, imponendole un regime tirannico. Ginevra rimase nota come la “Roma del protestantesimo”.

Calvino morì nel 1564, vittima di una malattia ulcerosa che faceva sì che il suo corpo esalasse odori insopportabili.

Lo spirito calvinista.

Calvino fu la figura più sinistra della Pseudo-Riforma. Aveva il volto magro e ossuto; il pomo d’Adamo era sporgente, la faccia infossata e segnata da profonde rughe. Il naso era grande, aguzzo e sottile; i baffi cadenti non nascondevano la bocca, che aveva un’espressione sdegnosa e terminava con una fine barbetta; lo sguardo freddo e il capo secco, posto fra delle spalle strette, impressionavano per l’espressione di durezza implacabile, mostrando un carattere autoritario, rigido, inflessibile, che non si piega davanti a nulla e non si commuove alle sofferenze.

Egli era un uomo che poteva passare 10.000 anni in solitudine. Costruiva dottrine ma erano a propria misura: se volle diffonderle fu solo per avere delle persone che lo applaudissero. Ma, per lui, l’applauso non era la cosa più importante; la cosa che importava era il piacere personale di aver fatto una dottrina e di applaudire se stesso. Nel calvinismo c’è una specie di autosufficienza morbida, malata, che rompe i legami delle anime tra loro, e crea un tipo di comportamento egocentrico e misantropico.

Triste, ombroso, Calvino è l’incarnazione perfetta dello “spirito calvinista”. Non aveva alcuna sensibilità per la musica, per la poesia e per le bellezze naturali.

Questa mentalità è, almeno in gran parte, frutto delle sue concezioni sulla vita: qualcosa di freddo, senza grazia, ma alla quale l’uomo deve conformarsi rassegnatamente, non potendosi liberare dalla predestinazione stabilita da Dio. Iddio, invece di un Essere straordinario e degno di un amore disinteressato da parte degli uomini, viene visto come un tiranno, che deve essere obbedito servilmente: fra lui e l’uomo non c’è alcun sentimento di affetto. La religione è un insieme di norme rigide e fredde, a cui l’uomo deve obbedire perché non ha altra via d’uscita. La bellezza della virtù, lo amore di Dio, il senso epico della vita spirituale, tutto muore nel calvinismo.

I principali errori calvinisti.

La dottrina calvinista è più rigorosa e radicale di quella luterana. Come Lutero, Calvino ammetteva solo l’autorità della Bibbia; insegnava la dottrina della giustificazione per mezzo della fede e l’inutilità delle opere. Punto fondamentale di Calvino è il principio della doppia predestinazione. Secondo questo principio, l’uomo non ha il libero arbitrio: tutto quel che facciamo, deriva da un impulso divino. Dio avrebbe creato una parte degli uomini perché operassero il bene e raggiungessero la salvezza, e una altra parte perché compissero il male e fossero condannati. Questa predestinazione è fatale.

I predestinati al bene si salvano, per enormi che siano i peccati che commettono; i predestinati al male vengono condannati, per quanti sforzi facciano di praticare il bene. All’uomo è impossibile cambiare il suo destino. Il calvinismo è quindi basato sull’idea di un Dio arbitrario e dispotico. Solo i predestinati ricevono la grazia di Dio. Calvino ammetteva solo due sacramenti, il battesimo e la cena; soppresse la Messa che fu sostituita dalla cena; non ammetteva la presenza reale; il pane e il vino che componevano la cena erano meri simboli di Nostro Signore Gesù Cristo; soppresse anche tutte le cerimonie di culto, l’altare, e tolse il crocifisso; nelle chiese non doveva esserci alcun ornamento, né immagine. Era la manifestazione della freddezza calvinista.

Calvino abolì la gerarchia ecclesiastica e introdusse nella sua Chiesa il principio della sovranità popolare. I suoi seguaci formarono delle comunità indipendenti, dirette dal pastore o ministro, che era eletto dai fedeli.

I calvinisti oltre ad un attivismo straordinario, che denotava una grande preoccupazione per l’azione a scapito della vita interiore, praticavano un rigorismo morale estremo, una disciplina dura e triste. Ma non si deve vedere in ciò una manifestazione di virtù: S. Agostino dice che l’apparenza di virtù dell’eretico proviene dal suo orgoglio.

Il radicamento del calvinismo a Ginevra.

Il grande centro di diffusione del calvinismo fu Ginevra, che giunse ad essere chiamata “la Roma del protestantesimo”; Calvino vi si stabilì imponendo una dittatura ferrea di carattere teocratico. Duro anche con se stesso, Calvino lo fu con gli altri. Fu creato un “concistoro”, ossia un consiglio incaricato di fiscalizzare la vita delle persone, vigilando sul comportamento di ciascuno. Il concistoro ordinava visite nelle case dei singoli per verificare l’ambiente che vi regnava; c’erano dei funzionari incaricati di denunciare qualunque violazione dei principi stabiliti. Calvino regolamentò gli abiti, proibì la preghiera in latino, i balli e la musica: si potevano cantare solo i Salmi e con un tono grave. Furono soppresse persino le feste religiose, come Natale e Pasqua.

Secondo Calvino, gli eretici, cioè coloro che non accettavano le sue dottrine, dovevano essere repressi con la spada. Stabilì un’inquisizione a causa della quale perirono numerosissime vittime. Le pene applicate erano le più rigorose: non era ammessa nessuna opposizione. Nonostante che i crimini aventi relazioni con la morale fossero repressi con pene durissime, Calvino autorizzò il divorzio. Questo fece sì che numerosi elementi di altri paesi emigrassero a Ginevra al fine di beneficiare di questo “vantaggio”, cosa che provocò una serie di disordini e che fece diventare Ginevra, al dire di uno storico, “la fogna d’Europa”.

La ferrea dittatura calvinista finì col provocare numerose rivolte, sempre domate a ferro e fuoco. D’altra parte, tutte le volte che i rivoluzionari parlano di libertà e di sovranità popolare, come Calvino, la scena finale è la stessa: l’affermazione della peggior tirannia, poiché ovviamente il demonio non rende all’uomo ciò che gli promette.

La diffusione del calvinismo.

Il calvinismo ebbe grande diffusione. Da Ginevra passò nei Paesi Bassi, penetrò in Francia, in Scozia, in Inghilterra. In Francia i calvinisti sono conosciuti col nome di “ugonotti”, trasposizione popolare di una parola tedesca che significa: “legati da giuramento”; costituirono un potente partito politico, e per poco non conquistarono il paese in occasione dell’ascesa al trono di Enrico IV, adepto della setta.

In Scozia i calvinisti furono chiamati presbiteriani. Il nome deriva dal fatto che erano diretti da un consiglio chiamato presbiterio. La chiesa presbiteriana divenne quella ufficiale di Scozia. In Inghilterra furono denominati “puritani”; e i più radicali di essi costituirono la setta degli “indipendenti”, la cui principale figura fu Cromwell. Più tardi gli “indipendenti” si divisero in vari gruppi, come i “battisti”, i “quaccheri” ed altri ancora.

L’anglicanesimo.

Il Re Enrico VIII, che cominciò a governare l’Inghilterra nel 1509, può essere considerato un modello di uomo rinascimentale, con le relative qualità e difetti. Brillante, intelligente, profondamente sensuale, vanitoso e invidioso, aveva un’animo dispotico e passionale ed era un Re potente che godeva di grande prestigio.

Quando sorsero i primi “riformatori”, si dimostrò fedele alla Chiesa, e, con l’aiuto di San Tommaso Moro, scrisse una opera in difesa dei sacramenti contro Lutero, cosa che gli valse da Papa Leone X il titolo di “difensore della fede”. Ma mosso dalle passioni disordinate, finì col condurre l’Inghilterra allo scisma e all’eresia.

Per interessi dinastici, Enrico VIII sposò Caterina d’Aragona, vedova di suo fratello Arturo. Perché il matrimonio potesse aver luogo, dovette ottenere una speciale dispensa della Chiesa, visto che avrebbe sposato una cognata. Papa Giulio II, esaminato il caso, considerò giusto il motivo e concedette la dispensa. Diciotto anni più tardi, Enrico VIII si innamorò di una dama di corte, Anna Bolena, e pensò di separarsi da Caterina d’Aragona per unirsi a lei. Egli si giustificava dicendo che tutti i figli di sesso maschile nati da Caterina d’Aragona erano morti, ed aveva bisogno di un erede al trono. Tentò perciò di ottenere dalla Chiesa il divorzio; aggiunse che il suo matrimonio con Caterina d’Aragona era nullo, poiché Papa Giulio II non aveva il potere di dare la dispensa avuta e voleva che la Chiesa dichiarasse la nullità del matrimonio per sposarsi con Anna Bolena.

Papa Clemente VII, dopo ponderati studi e molte esitazioni, confermò la validità del matrimonio del Re con Caterina d’Aragona. Allora Enrico IV si ribellò, e nel 1534 fece sì che il Parlamento votasse l'”Atto di supremazia”, che dichiarava il Re “Unico e supremo capo della Chiesa in Inghilterra”. Così cominciò lo scisma anglicano.

Enrico VIII nel 1539, dopo una serie di decreti, promulgò la “legge dei sei articoli”, statuto religioso somigliante in qualche punto alla dottrina cattolica, ma che fra altre scioglieva gli ordini religiosi e confiscava i loro beni. Qualunque opposizione alla Legge dei Sei Articoli sarebbe stata punita con la morte. Essa non fu accettata dai cattolici perché negava l’autorità del Papa, ma fu respinta anche da alcuni luterani perché manteneva alcuni dogmi cattolici. In Inghilterra cominciò allora una grande persecuzione religiosa: fra i numerosi martiri spiccano le figure di San Tommaso Moro e di San Giovanni Fischer.

Costituzione della chiesa anglicana.

Enrico VIII diede luogo propriamente ad uno scisma, infatti non pretese di fondare una nuova religione, pur introducendo varie modifiche nella vita della chiesa in Inghilterra. Ma con la sua morte la nazione patì grandi trasformazioni dal punto di vista religioso: suo figlio e successore Edoardo VI aderì al calvinismo. Poi governò Maria I, figlia di Caterina d’Aragona, che restaurò il cattolicesimo.

Elisabetta, figlia di Anna Bolena, che succedette a Maria I, stabilì infine nel 1562 la chiesa anglicana. Il Parlamento restaurò l’Atto di Supremazia, ma Elisabetta non usò il titolo di Capo Supremo della chiesa d’Inghilterra: si fece proclamare “governatore supremo del regno, tanto spirituale come temporale”. L’anglicanesimo consiste in una fusione tra cattolicesimo e calvinismo. Del cattolicesimo Elisabetta conservò la pompa, le cerimonie di culto, la liturgia, le preghiere (seppure tradotte in inglese), gli abiti sacerdotali e la gerarchia ecclesiastica; i sacerdoti e i vescovi potevano però prendere moglie. Sul piano dottrinale ella si basò sul calvinismo. I sacramenti furono ridotti a due: battesimo e cena, conformemente alle concezioni calviniste.

All’inizio Elisabetta adottò una politica di tolleranza, cercando di attirare i cattolici; ma vedendo che la sua politica non produceva alcun risultato, scatenò una violenta persecuzione contro tutti coloro che non accettavano il suo nuovo credo religioso.

Papa S. Pio V, nel 1570, scomunicò la regina e sciolse i sudditi dal giuramento di obbedienza. L’ “Invincibile Armata” portava nelle stive copie della bolla di scomunica di Elisabetta. Si sperava con questo in una rivolta dei cattolici contro la regina eretica. Sfortunatamente, e questo fu un castigo in più per l’Inghilterra, la spedizione fallì.

 

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