Stare su, ma non troppo: vivere l’equilibrio tra fragilità e senso

 

Viviamo spesso appesi alle nostre incertezze.

Giorno dopo giorno cerchiamo di far emergere quel qualcosa di noi che abbia senso, che non sia solo sopravvivenza, ma vita vera.

La pressione è costante. Le difficoltà non chiedono il permesso e si accumulano: lavoro, relazioni, salute, tempo che manca. E mentre cerchiamo di resistere, ci torna alla mente ciò che i sapienti di ogni tempo hanno ripetuto con insistenza: non siamo nulla.

Parole dure, se fraintese. Perché non significano che non valiamo nulla, ma che non siamo il fondamento di noi stessi. Non ci siamo dati la vita, non controlliamo il domani, non garantiamo il risultato dei nostri sforzi. Riconoscerlo non umilia: libera.

Eppure, dentro questa consapevolezza, resta un equilibrio sottile da custodire.

Dobbiamo stare su, ma non troppo.

Stare su, per non cedere al cinismo, alla rassegnazione, alla fuga. Per continuare a scegliere il bene possibile, anche quando costa.

Ma non troppo, per non trasformare la vita in una scalata nervosa, in una lotta continua per dimostrare qualcosa, per reggere tutto da soli.

L’orgoglio e lo scoraggiamento sono più vicini di quanto sembri: entrambi nascono dall’illusione di dover essere autosufficienti.

Forse la postura giusta non è la tensione costante, ma una fedeltà quotidiana.

Fare il passo che oggi è possibile. Accettare di essere incompleti, fragili, talvolta confusi, senza smettere di camminare.

Il senso, spesso, non emerge quando lo inseguiamo con ansia, ma quando restiamo presenti a ciò che siamo, anche sotto pressione, senza negarci né esaltarci.

Non eroi.

Non nulla.

Ma creature in cammino.

 

Verità Eterna

 

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