La gioia

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La gioia

C’è una vita da sostenere. Sembrerebbe che se non ci fosse una forza propulsiva verso l’alto, la nostra vita tenderebbe ad essere tirata verso il basso. E’ come salire su una scala mobile che va verso il basso. Dobbiamo compiere uno sforzo di volontà, altrimenti veniamo tirati giù dalla tristezza, dal nostro sentirci perennemente dei bambini lasciati soli. Cos’è che ci può tenere sostenuti e rilassati dinanzi alla vita? Sì, perché esistiamo, perché un bel giorno abbiamo aperto gli occhi e la nostra mente su qualcosa che è giunto a noi senza che ne fossimo consapevoli: era prima di noi. Nella nostra pur breve esperienza abbiamo dedotto che quando siamo felici per qualcosa, tutto assume un significato diverso: il mondo è lo stesso ma il vederlo con animo sereno ce lo fa sembrare diverso. Questo ci fa pensare che deve intervenire qualcosa di esterno, a modificare il nostro umore. Da qui l’uso di sostanze e condizioni di alterazione della nostra psiche. Quando andiamo in quei posti, quando facciamo quella tal cosa, quando ascoltiamo certa musica, quando mangiamo certi cibi, tutto il mondo sembra più bello. La vita diviene come un quadro da dipingere ogni giorno: una immagine che svanisce ed ogni volta va ridipinta. La gioia di ieri? Non può contribuire all’oggi, è come un cibo rigettato ormai, acqua passata che non macina più. Come si può far sì che sia una gioia duratura? Magari pensarlo costante ci sembra eccessivo, ma quantomeno presente alla nostra anima nel momento del bisogno.

Una soluzione che ci porti verso casa: per i senza speranza ulteriore al riposo senza coscienza, all’eterno riposo senza emozioni; per chi spera all’eterna beatitudine e provare durante questa vita, ciò che ci aspetta in futuro, in eterno.

Per i primi è un qualche Nirvana, per i secondi l’avverarsi dell’eterna promessa e della realizzazione del progetto su di noi. E se non sarà Nirvana, che sarà?

Ulteriore frustrazione…

Com’è Dio? Come sostiene il suo Essere? Se è nella Pace, cos’è?

C’è da chiedersi però prima, aldilà della impossibile circoscrizione di Dio in una definizione, in qualche modo: Chi sia? Come si colloca rispetto a noi? Nella Somma Teologica, San Tommaso d’ Aquino ci dice (cit.) che se noi veniamo da Dio, abbiamo qualche somiglianza con Lui. Del resto lo dice lo stesso Dio nella Bibbia: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza.” (cit.)

Questo però non può bastarci; non può bastare per calmare il nostro spirito. Dovremmo poi, conoscendo un po’ di più Dio, arrivare a comprendere che noi siamo creature ferite, che la nostra natura è stata corrotta dal peccato. Quindi ci troviamo a ragionare di cose eterne stando in un corpo mortale. Vediamo allora come viene definito Dio, così da comprendere un po’ in cosa consista la Sua gioia. San Tommaso se l’è chiesto per tutta la vita: “Chi è Dio”? Aristotele (Metafisica, libro XII) definisce Dio “pensiero di pensiero”: pensiero che pensa eternamente se stesso, nella Sua beatitudine, contemplandosi. Egli dice: “E il suo modo di vivere è come il più eccellente modo di vivere che a noi è possibile solo per breve tempo. Così infatti egli è sempre, mentre a noi è impossibile. Poichè la sua attività è anche godimento.” Si trova quindi a pensare a ciò che c’è di più eccelso. Quindi noi in Paradiso, quando saremo nella Patria Celeste, nella nostra Casa, vedendo Dio con la nostra intelligenza, capiremo e vivremo quel che è il Suo godimento.

Mi è capitato sottomano un libretto del padre Andrea Panont OCD, “Le luci del cuore”: c’è in questo libro un brano che si intitola “Siate sempre lieti”. Racconta di come egli si soffermava ad osservare le persone rapite nei loro momenti di gioia. Constatava che la durata della gioia dipendeva dalla consistenza della causa. “Precaria la causa? Sarà precario anche lo stato d’animo che ne deriva”. Così desume. “Ma quando la motivazione è poggiata sulla roccia…” “Sarai sempre felice”, conclude, “quando saprai e sperimenterai che in qualunque circostanza, buona o cattiva, in ogni avvenimento, sereno o preoccupante, è nascosto proprio Chi ti ama ed è degno di essere amato”.

Cercare la gioia su questa terra è legittimo, ne abbiamo il retaggio nell’anima. Però questo retaggio porta lontano e noi ci affanniamo a ricercare qualcosa, in questa vita, che ne possieda la possibilità di riempire il vuoto che sentiamo. E giù ad ascoltare musiche, fare collezioni, visitare luoghi, occuparsi di cose grandi, seguire tematiche universali, studiare la storia, appassionarsi in tanti amori passeggeri. La gioia ci è promessa ma qui ne abbiamo un barlume, un assaggio. Tenendo conto della portata di Colui dal quale questa promessa ci viene fatta, ci teniamo la meraviglia nel cuore, nell’attesa del suo compimento.

San Francesco di Sales nella sua “Filotea” riporta questo capitolo:

Capitolo XVI
Ottava Meditazione: IL PARADISO

Considerazioni
1. Immagina una bella notte serena: contempla il cielo costellato di miriadi di stelle, diverse una dall’altra. Aggiungi a quella meraviglia la bellezza di una magnifica giornata, in cui lo splendore del sole non tolga la nitida vista delle stelle e della luna; e poi dì pure tranquillamente che tutte quelle bellezze sono nulla a confronto del Paradiso. E’ un luogo desiderabile e amabile come nessun altro, una città senza confronti!
2. Pensa alla nobiltà, alla bellezza e alla moltitudine dei cittadini abitanti in quella città felice: milioni e milioni di Angeli, di Cherubini, di Serafini, il gruppo degli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini, le Madri di Famiglia; sono innumerevoli.
E’ una compagnia impareggiabile! Il più piccolo di loro è più bello alla vista di tutto il mondo messo insieme! Immagina la gioia nel contemplarli tutti contemporaneamente. Sono felici; cantano senza sosta l’inno dell’amore eterno; godono di una gioia ininterrotta; scambievolmente provano, nel vedersi, un piacere inesprimibile, e vivono nella sicurezza di una società felice e indivisibile.
3. Infine pensa al bene sommo di cui tutti insieme godono: la vista di Dio che li gratifica per l’eternità del suo sguardo pieno d’amore, travolgendo i loro cuori in un abisso di piacere. E’ un bene senza pari l’essere uniti al proprio principio.
Sono simili ad uccelli spensierati, che volano e cantano eternamente nel cielo della divinità, che li colma di piaceri inesprimibili; ciascuno, senza invidia, canta al suo meglio, le lodi del Creatore.
Sia tu benedetto per sempre, o dolce Creatore e Salvatore, perché sei buono e ci comunichi, con tanta generosità, la tua gloria. Di rimando, Dio benedice con una benedizione eterna, i suoi Santi: Siate benedetti, per sempre, mie care creature che, per avermi servito con coraggio, mi loderete eternamente con amore.


Affetti e propositi
1. Ammira e loda la patria celeste. Come sei bella, celeste Gerusalemme, e beati sono i tuoi abitanti.
2. Rimprovera il tuo cuore per il poco coraggio dimostrato finora e per essersi tanto allontanato dal cammino verso quella dimora di gloria. Perché mi sono tanto allontanata dal mio sommo bene? Miserabile che sono, l’ho fatto soltanto per piaceri insulsi e leggeri, abbandonando delizie mille volte migliori. Come ho fatto a disprezzare beni tanto desiderabili per desideri così meschini che non meritavano alcuna attenzione?
3. Desidera con forza di giungere a quella beata dimora. Mio buono e supremo Signore, poiché hai voluto guidare di nuovo i miei passi sul cammino che porta a Te, ti prometto che mai più tornerò indietro. Camminiamo, cara anima mia, camminiamo verso quella pace infinita, camminiamo verso quella terra benedetta a noi promessa. Che ci facciamo qui, in Egitto?
4. Mi terrò lontano da tutto ciò che potrebbe distogliermi da questo cammino o ritardarlo.
5. Farò invece tutto quello che mi può favorire nell’incamminarmi in esso.
Ringrazia, offri, prega.

Cari amici, siate felici per quanto il vostro cuore ne è capace, felici alla maniera di chi vive col cuore compunto, godendo della gioia data, di quella ricevuta, della sofferenza lenita, del dolore da cui siamo stati alleggeriti. Siamo di passaggio. Mi meraviglio nel vedere certi sorrisi, di persone che si occupano del prossimo, vicino a persone di passaggio, ma fissati in quell’amore come se quella foto li tenesse uniti per l’Eternità. Quei volti cambiano ma son tutti segno di un amore unico e grande.

“Per Cristo, con Cristo ed in Cristo; a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli…”

Questa sarà la nostra gioia! Non le sappiamo comprendere appieno, ma sono esattamente le promesse che ci sono state regalate dal Cuore di Gesù, esattamente al centro della Trinità.

Dio vi benedica!

 

Remo Rosati, da “Dialoghi nell’Oasi” per L’Oasi di Engaddi
Immagini, dei Dialoghi, realizzate da Lucia Rizzo.

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