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	<title>Dei Verbum &#8211; Verità Eterna</title>
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	<description>Verità Eterna: Riflessioni sulla Vita Eterna in Cristo</description>
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		<title>Dei Verbum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[verita.eterna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jan 2019 23:31:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pagine di Spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[1965]]></category>
		<category><![CDATA[Dei Verbum]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Paolo VI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lettura e uso della Bibbia<br />
LETTURA E USO DELLA BIBBIA<br />
Accostarsi alla Sacra Scrittura secondo la Dei Verbum<br />
PREAMBOLO<br />
Dice S. Girolamo: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo».<br />
L’evento decisivo per gli studi biblici nel nostro secolo è stata la promulgazione<br />
della Costituzione «Dei Verbum», uno dei documenti più importanti del Concilio<br />
Vaticano Il. E’ datata 18 novembre 1965 e quindi ha ormai i suoi anni. Eppure è<br />
giovane questa costituzione! Ed ha bisogno ancora di essere accolta e recepita.<br />
Essa ha affermato con solennità che la lettura della Bibbia nella vita della Chiesa è<br />
importante; è importante che tutti nella Chiesa leggano la Bibbia, la conoscano, la<br />
studino, la preghino. E’ un fatto decisivo perché da troppo tempo non era stato più<br />
detto. Il Concilio invece raccomanda la lettura della Bibbia; comincia dicendolo ai<br />
sacerdoti, ai religiosi e poi perfino ai laici (!). Perfino i laici è bene che prendano<br />
in mano la Bibbia e la conoscano (DV 25)! Il primo fatto importante da osservare<br />
è la solenne affermazione da parte del Magistero della Chiesa che nella lettura<br />
della Bibbia noi incontriamo Dio che ci parla. La sacra Scrittura permette un<br />
incontro con Dio; è quindi uno strumento, una mediazione importante. L’altro<br />
elemento significativo è il fatto che questa Bibbia non è un libro autonomo,<br />
indipendente, ma è della Chiesa, è nelle mani della Chiesa, e la Chiesa lo affida a<br />
ciascuno di noi come parte della Chiesa. Non è un libro mio, è un libro della<br />
comunità cristiana. Questo è un dato molto importante che ci servirà nei prossimi<br />
passi per poter chiarire alcune cose nell’interpretazione.<br />
La lettura della Bibbia non è impresa lineare; non si può leggere la Bibbia come<br />
un qualsiasi romanzo. La Bibbia ha una realtà propria e per essere accostata<br />
richiede una metodologia corretta; se la metodologia non è corretta il libro resta<br />
muto. In questo corso cercheremo di sottolineare soprattutto la metodologia con<br />
cui si deve accostare un testo, un problema, un tema biblico. La Bibbia, infatti,<br />
non si può leggere dall’inizio alla fine; non è un libro, ma una biblioteca. E<br />
nessuno legge i libri di una biblioteca solo secondo l’ordine della collocazione<br />
negli scaffali; segue piuttosto un criterio conforme alla natura dei libri e<br />
all’interesse della sua ricerca. Così la Bibbia richiede un metodo, richiede cioè un<br />
corretto modo di approccio.<br />
Prima di rispondere alla domanda: «Che cos’è la Bibbia?», dobbiamo affrontare<br />
un’altra questione: «Come è composta la Bibbia?». Credo che il primo passo<br />
necessario sia quello di prendere padronanza con il testo biblico, con una buona<br />
edizione della Bibbia; averla poi tra le mani, sapere come è composta, conoscere i<br />
1Lettura e uso della Bibbia<br />
titoli dei libri, sapere più o meno dove si trovano e che cosa contengono. Il<br />
miglior sussidio per studiare la Bibbia è la Bibbia. Per partire non è il caso di<br />
andare a leggere grandi trattati. Prima leggiamo la Bibbia. Una buona edizione<br />
con un buon commento e un po’ di introduzione è la lettura migliore.<br />
La parola «BIBBIA» deriva dal greco: è un nome plurale che significa «LIBRI».<br />
Si tratta, dunque, di una raccolta di molti testi diversi, una ricca antologia<br />
letteraria. La Bibbia cristiana si divide in due parti: l’Antico Testamento e il<br />
Nuovo Testamento.<br />
L’ANTICO TESTAMENTO è composto da 46 libri, così suddivisi:<br />
&#8211; PENTATEUCO (5 libri): Genesi; Esodo; Levitico; Numeri;<br />
Deuteronomio;<br />
&#8211; LIBRI STORICI E NARRATIVI (16 libri): Giosuè; Giudici; Rut; 1 e 2<br />
Samuele; 1 e 2 Re; 1 e 2 Cronache; Esdra; Neemia; Tobia; Giuditta; Ester;<br />
1 Maccabei; 2 Maccabei;<br />
&#8211; LIBRI POETICI E SAPIENZIALI (7 libri): Giobbe; Salmi; Proverbi;<br />
Qohelet (o Ecclesiaste); Cantico dei Cantici; Sapienza; Siracide (o<br />
Ecclesiastico);<br />
&#8211; LIBRI PROFETICI (18 libri): Isaia; Geremia; Lamentazioni; Baruc;<br />
Ezechiele; Daniele; Osea; Gioele; Amos; Abdia; Giona; Michea; Naum;<br />
Abacuc; Sofonia; Aggeo; Zaccaria; Malachia.<br />
Il NUOVO TESTAMENTO è composto da 27 libri, così suddivisi:<br />
&#8211; VANGELI (4 libri): Matteo; Marco; Luca; Giovanni;<br />
&#8211; ATTI DEGLI APOSTOLI (1 libro);<br />
&#8211; LETTERE DI SAN PAOLO (14 libri):Lettera ai Romani; 1 e 2 Lettera ai<br />
Corinzi; Lettera ai Galati; Lettera agli Efesini; Lettera ai Filippesi; Lettera<br />
ai Colossesi; 1 e 2 Lettera ai Tessalonicesi; 1 e 2 Lettera a Tirnoteo;<br />
Lettera a Tito; Lettera a Filemone Lettera agli Ebrei (*);<br />
&#8211; LETTERE COSIDDETTE CATTOLICHE (7 libri): 1 e 2 e 3 Lettera di<br />
Giovanni; 1 e 2 Lettera di Pietro; Lettera di Giacomo; Lettera di Giuda;<br />
&#8211; APOCALISSE DI GIOVANNI (1 libro).<br />
Tutti questi libri sono stati composti nel corso di un migliaio di anni e sono stati<br />
raccolti in unità definitiva nei primi secoli dell’era cristiana. Questo insieme di<br />
libri si chiama CANONE: l’elenco riportato sopra costituisce il canone biblico<br />
della Chiesa Cattolica, solennemente definito dal Concilio di Trento.<br />
Ma quando noi abbiamo compreso come è fatta, quando sappiamo i titoli dei libri,<br />
non sappiamo ancora che cos’è la Bibbia. Soprattutto dobbiamo cogliere l’idea<br />
fondamentale sulla identità della Bibbia. La Bibbia è infatti una realtà tutta di<br />
Dio e tutta dell’uomo. Fa parte del mistero cristiano questa apparente<br />
contraddizione. E’ molto più facile dire che ci sono tre dei oppure che ce n’è uno<br />
solo, ma andare a parlare di Trinità, tre persone una sostanza&#8230; E’ più facile dire<br />
che Gesù Cristo è un Dio che sembrava un uomo oppure che era un uomo poi<br />
2Lettura e uso della Bibbia<br />
assunto alla gloria di Dio, ma andare a dire che è contemporaneamente Dio e<br />
uomo fa problema. La Bibbia partecipa di questa realtà doppia eppure unitaria!<br />
Nella Bibbia noi incontriamo la mirabile condiscendenza di Dio, di un Dio cioè<br />
che è sceso a livello dell’uomo. Il mistero dell’incarnazione è iniziato nella<br />
Rivelazione. La parola eterna che ha creato il mondo si è fatta carne in Gesù<br />
Cristo. Prima si era fatta parola, parola umana, parola rozza, primitiva, di pastori<br />
nomadi, parola sussurrata e appena abbozzata; è una umiltà meravigliosa di Dio<br />
l’esser sceso a livello delle deboli menti umane e del primitivo linguaggio di<br />
uomini semplici e poco colti. La Bibbia come registro della Rivelazione è un seme<br />
nella storia, è la presenza di Dio nella storia in forma seminale, in potenza. Dio<br />
partecipa alla dinamica storica dell’umanità, si mette in cammino con l’uomo ed<br />
accetta di fare piccoli passi, ma sempre diretti ad una meta ben precisa. Facciamo<br />
un paragone con l’Islam: mentre il Corano dice di essere caduto dal cielo, la<br />
Bibbia no, e noi cristiani riteniamo che essa sia opera degli uomini tanto quanto è<br />
opera di Dio. Ma c’è un altro particolare importante che ci fa comprendere la<br />
differenza fra le due impostazioni religiose: l’Islam ritiene una bestemmia<br />
attribuire a Dio qualcosa di umano; la partecipazione di Dio a ciò che è umano<br />
sarebbe blasfemo. Per un musulmano l’incarnazione è una bestemmia madornale;<br />
ritengono Gesù Cristo un grande profeta e ne parlano e dicono anche che è citato e<br />
stimato nel Corano. E’ vero, ma è ritenuto uomo, semplicemente un uomo profeta;<br />
Dio invece è completamente diverso, è il totalmente altro.<br />
Tenendo dunque conto di questo dato fondamentale, bisogna escludere con forza<br />
due modi di lettura che sono sbagliati e dannosi. Il primo è quello della lettura<br />
fondamentalista, che si attiene alla sola lettera; «C’è scritto così», dicono, «quindi<br />
deve essere per forza così». La Bibbia diventa in questo modo un repertorio di<br />
frasi per sostenere delle opinioni, e ogni versetto ha un suo valore sulla tua vita di<br />
oggi. E’ una lettura terribile. L’altro aspetto è quello della lettura spiritualista.<br />
Non si tratta del contrasto fra lettera e spirito, per cui se la lettera uccide lo spirito<br />
dà vita. Con lettura spiritualista intendiamo qualcosa di diverso: una lettura dove<br />
prevale solo il lettore. La Bibbia interessa solo per quello che dice a me. La<br />
Bibbia diventa semplicemente uno strumento, un’occasione come qualsiasi altra<br />
per poter ripetere noi stessi. Sembra una lettura dello spirito; ma non è lo Spirito<br />
di Dio, è il mio spirito. In questo modo la Bibbia non edifica, non costruisce, non<br />
comunica, perché io così non studio la Bibbia. Qualunque frase che io trovo la<br />
interpreto secondo la mia testa, quindi la Bibbia non mi ha detto niente, è sempre<br />
e solo la mia testa che fa esercizio di retorica.<br />
La lettura corretta viene invece definita tecnicamente con il termine esegesi. E’<br />
termine greco e vuol dire «azione del condurre fuori, tirar fuori». Il<br />
fondamentalista non tira fuori niente, prende tutto. Lo spiritualista non tifa fuori<br />
niente, mette dentro qualcosa di suo. L’esegesi invece tira fuori, conduce fuori il<br />
senso del testo e coglie il messaggio divino che esso contiene. Ma attenzione: per<br />
poter condurre fuori qualcosa, prima bisogna entrare dentro. Prima dunque<br />
dobbiamo entrare dentro la Bibbia! Non è possibile svuotare la nostra mente, fare<br />
una tabula rasa, far finta di non avere idee, in modo da leggere la Bibbia senza<br />
preconcetti; però, almeno teoricamente, noi dobbiamo entrare dentro la Bibbia,<br />
dimenticando un po’ noi stessi. Per poter leggere seriamente la Bibbia abbiamo<br />
3Lettura e uso della Bibbia<br />
bisogno sostanzialmente di due cose: umiltà e impegno. L’umiltà è quella di<br />
riconoscere che abbiamo davanti un testo diverso dalla nostra testa.<br />
Ma un’altra osservazione molto importante si impone a questo punto. Ogni modo<br />
di esprimersi ha la sua «verità». Non possiamo, infatti, parlare di una verità<br />
astratta; ma quando una persona comunica qualcosa, secondo il genere letterario<br />
che usa, comunica «una» verità. Ma non vuoi dire che tutto debba essere preso<br />
alla lettera, così come suona. Bisogna invece riconoscere il genere letterario del<br />
testo, per capire che cosa vuole comunicare chi parla. Mi viene in mente un<br />
sonetto di Petrarca che inizia così: «Passa la nave mia colma d’oblio / per aspro<br />
mare, a mezza notte, il verno &#8230;» (Rime, CLXXXIX). Da questo testo noi<br />
possiamo dedurre che Petrarca aveva una nave, la faceva viaggiare a mezzanotte,<br />
d’inverno, e commerciava in oblio&#8230; E’ scritto proprio così e c’è poco da ridere!<br />
Petrarca è una persona seria e se ha scritto questo vuol dire che è vero. Ma no, dite<br />
voi, si tratta di un modo allegorico di parlare! . . .ecco che l’uso dei generi letterari<br />
ci chiarisce il senso della poesia e ci impedisce di fare proprio una brutta figura<br />
interpretativa. Se leggessimo la letteratura italiana coi metodi usati da alcuni per<br />
leggere la Bibbia, finiremmo per dire un’enorme quantità di sciocchezze; cosa<br />
che, invece, a proposito del testo sacro viene fatta e non ci si accorge di dire<br />
sciocchezze. Applicando questi metodi letterari al testo biblico non si ha alcuna<br />
intenzione di distruggere il testo e il suo messaggio, ma solo quello di<br />
comprenderlo meglio. Se qualcuno, infatti, volesse difendere come dato di fede<br />
che Petrarca aveva davvero una nave e vendeva oblio e si irritasse con chi<br />
interpreta allegoricamente quel sonetto, perché «cambia tutta la religione», non<br />
dimostrerebbe certo molto acume.<br />
Il problema, dunque, non è quello di «una religione che cambia» perché qualcuno<br />
distrugge i testi, bensì di una chiarificazione serena che vuole rispettare i testi e<br />
capirne il senso. Scrivendo quel testo Petrarca voleva comunicare una verità. Ma<br />
qualcuno può obiettare: «Se non aveva una nave e non vendeva oblio, diceva delle<br />
bugie». Invece, non intendeva certo dire il falso; voleva comunicare «qualcosa»<br />
con quel tipo di linguaggio e il lettore deve avere l’umiltà di impegnarsi per capire<br />
quel linguaggio; non può con la propria sola testa interpretare quella poesia e<br />
senza capire l’intenzione dell’autore pretendere di dire qual è la verità che il testo<br />
comunica. E’ questo il lavoro dell’interpretazione. E per ciò è indispensabile<br />
capire qual è il genere letterario di un testo, in modo da poterne poi cogliere il<br />
significato, cioè la verità che vuole essere comunicata. Si tratta il senso primo del<br />
testo, vale a dire l’intenzione dell’autore, ed in seguito il senso pieno (o<br />
spirituale), vale a dire il significato che la Parola di Dio trasmette vista nel suo<br />
insieme, alla luce della tradizione della Chiesa e anche delle interpretazioni<br />
autorevoli dei Padri.<br />
4Lettura e uso della Bibbia<br />
Procedendo sinteticamente e con ordine, ripercorriamo i punti fondamentali del<br />
testo conciliare della Dei Verbum.<br />
1. DIO PARLA AGLI UOMINI COME AD AMICI<br />
A Dio è piaciuto nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il<br />
mistero della stia volontà. Con questa rivelazione Dio invisibile, nel suo immenso<br />
amore, parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli e<br />
ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della rivelazione avviene con<br />
eventi e parole intimamente connessi tra loro, in modo che le opere, compiute da<br />
Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà<br />
significate dalle parole, e le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in<br />
esse contenuto. Con la divina rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se<br />
stesso e i decreti eterni della stia volontà riguardo alla salvezza degli uomini, « per<br />
renderli cioè partecipi dei beni divini, che trascendono assolutamente la<br />
comprensione della mente umana».<br />
2. LA SCRITTURA E’ UNITA ALLA TRADIZIONE<br />
Dio, con la stessa somma benignità, dispose che quanto egli aveva rivelato per la<br />
salvezza di tutte le genti, rimanesse sempre integro e venisse trasmesso a tutte le<br />
generazioni. Perciò Cristo Signore, nel quale trova compimento tutta la<br />
rivelazione del sommo Dio ordinò agli apostoli di predicare a tutti, comunicando<br />
loro i doni divini, come la fonte di ogni verità salutare e di ogni regola morale, il<br />
vangelo che, prima promesso per mezzo dei profeti, egli ha adempiuto e<br />
promulgato di sua bocca. Ciò venne fedelmente eseguito, tanto dagli apostoli, i<br />
quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che<br />
avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò<br />
che avevano imparato per suggerimento dello Spirito santo, quanto da quegli<br />
apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l’ispirazione dello Spirito santo,<br />
misero in iscritto l’annunzio della salvezza. Gli apostoli poi, affinché, il vangelo si<br />
conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, lasciarono come successori i<br />
vescovi, ad essi «affidando il loro proprio posto di Magistero». Questa sacra<br />
Tradizione dunque e la Sacra Scrittura dell’uno e dell’altro testamento sono come<br />
uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto<br />
riceve, finché, giunga a vederlo faccia a faccia com’è.<br />
5Lettura e uso della Bibbia<br />
3. LA SCRITTURA E’ ISPIRATA DA DIO<br />
Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e<br />
presentate, furono consegnate sotto l’ispirazione dello Spirito salito. La salita<br />
madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia<br />
dell’Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, scritti sotto<br />
ispirazione dello Spirito santo (cfr. Gv. 20, 31; 2 Tim. 3, 16; 2 Pt. 1, 19-21; 3, 15-<br />
16), hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Per la<br />
composizione dei libri sacri, Dio scelse degli uomini di cui si servì nel possesso<br />
delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo,<br />
scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che egli voleva. Poiché,<br />
dunque tutto ciò, che gli autori ispirati o agiografi asseriscono, è da ritenersi<br />
asserito dallo Spirito santo, si deve dichiarare, per conseguenza, che i libri della<br />
Scrittura insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la<br />
nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Scritture. Pertanto «ogni<br />
Scrittura divinamente ispirata è anche utile per insegnare, per convincere, per<br />
correggere, per educare alla giustizia, affinché, l’uomo di Dio sia perfetto,<br />
addestrato a ogni opera buona» (2 Tini. 3, 10—17).<br />
4. LA SCRITTURA DEVE ESSERE INTERPRETATA<br />
Poiché Dio nella Sacra Scrittura ha parlato per mezzo di uomini alla maniera<br />
umana, l’interprete della Sacra Scrittura, per vedere bene ciò che egli ha voluto<br />
comunicarci, deve ricercare con attenzione, che cosa gli agiografi in realtà hanno<br />
inteso significare e che cosa a Dio è piaciuto manifestare con le loro parole. Per<br />
ricavare l’intenzione degli agiografi, si deve tener conto tra l’altro anche dei<br />
generi letterari. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi<br />
in varia maniera storici, o profetici, o poetici, o con altri generi di espressione. E’<br />
necessario dunque che l’interprete ricerchi il senso che l’agiografo intese<br />
esprimere ed espresse in determinate circostanze, secondo la condizione del suo<br />
tempo e della sua cultura, per mezzo dei generi letterari allora in uso. Infatti per<br />
comprendere esattamente ciò che l’autore sacro ha voluto asserire nello scrivere,<br />
si deve far debita attenzione sia agli abituali e originari modi di intendere, di<br />
esprimersi e di raccontare vigenti ai tempi dell’agiografo, sia a quelli che allora<br />
erano in uso qua e là nei rapporti umani. Però, dovendo la Sacra Scrittura essere<br />
letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta,<br />
per ricavare con esattezza il senso dei sacri testi, si deve badare con non minore<br />
diligenza al contenuto e alla unità di tutta la Scrittura, tenuto debito conto della<br />
viva Tradizione di tutta la Chiesa e dell’analogia della fede. E’ compito degli<br />
esegeti contribuire, secondo queste regole, alla più profonda intelligenza ed<br />
esposizione del senso della Sacra Scrittura, affinché, con studi in qualche modo<br />
preparatori, si maturi il giudizio della Chiesa. Tutto questo, infatti, che concerne il<br />
modo di interpretare la Scrittura, è sottoposto in ultima istanza al giudizio della<br />
6Lettura e uso della Bibbia<br />
Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e<br />
interpretare la parola di Dio.<br />
5. L’ANTICO TESTAMENTO E’ PAROLA DI DIO<br />
Nel suo grande amore Dio, progettando e preparando con sollecitudine la salvezza<br />
di tutto il genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo, al quale<br />
confidare le promesse. Infatti, una volta conclusa l’alleanza con Abramo e col<br />
popolo d’Israele per mezzo di Mosè, egli si rivelò con parole ed azioni al popolo,<br />
che s’era acquistato, come l’unico Dio vero e vivo, così che Israele sperimentasse<br />
quali fossero le vie divine con gli uomini e, parlando Dio per bocca dei profeti, le<br />
comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e le facesse conoscere<br />
con maggiore ampiezza fra le genti. L’economia della salvezza preannunziata,<br />
narrata e spiegata dai sacri autori, si trova come vera parola di Dio nei libri<br />
dell’Antico Testamento; perciò questi libri divinamente ispirati conservano valore<br />
perenne: « Quanto infatti fu scritto, per nostro ammaestramento fu scritto,<br />
affinché mediante quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture<br />
possiamo ottenere la speranza» (Rom 15, 4). L’economia dell’Antico Testamento<br />
era soprattutto ordinata a preparare, ad annunciare profeticamente e a significare<br />
con vari tipi l’avvento di Cristo redentore dell’universo e del regno messianico. I<br />
libri poi dell’Antico Testamento, secondo la condizione del genere umano prima<br />
dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti la conoscenza di<br />
Dio e dell’uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso si comporta con gli<br />
uomini. I quali libri, sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee,<br />
dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina. Quindi i fedeli devono ricevere<br />
con devozione questi libri, che esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza<br />
salutare per la vita dell’uomo e mirabili tesori di preghiere, nei quali infine è<br />
nascosto il mistero della nostra salvezza.<br />
6. I DUE TESTAMENTI SONO STRETTAMENTE UNITI<br />
Dio, dunque, ispiratore e autore dei libri dell’uno e dell’altro testamento, ha<br />
sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell’antico e l’antico<br />
diventasse chiaro nel nuovo. Poiché, anche se Cristo ha fondato la nuova alleanza<br />
nel sangue suo, tuttavia i libri dell’Antico Testamento, integrai mente assunti nel<br />
la predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro completo significato<br />
nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 5, 17; Lc 24, 27; Rom 16, 25-26; 2 Cor 3, 14-16),<br />
e a loro volta lo illuminano e lo spiegano.<br />
7Lettura e uso della Bibbia<br />
7. IL CONCILIO RACCOMANDA DI LEGGERE LA BIBBIA<br />
E’ necessario che tutti i chierici, in primo luogo i sacerdoti di Cristo, siano<br />
attaccati alle Scritture, mediante la sacra lettura assidua e lo studio accurato,<br />
affinché qualcuno di loro non diventi «vano predicatore della parola di Dio<br />
all’esterno, lui che non l’ascolta di dentro», mentre deve partecipare ai fedeli a lui<br />
affidati le sovrabbondanti ricchezze della parola divina, specialmente nella sacra<br />
liturgia. Parimenti, il santo concilio esorta con forza e insistenza tutti i fedeli,<br />
soprattutto i religiosi, ad apprendere «la sublime scienza di Gesù Cristo» con la<br />
frequente lettura delle divine Scritture. «L’ignoranza delle Scritture, infatti, è<br />
ignoranza di Cristo». Si accostino dunque volentieri al sacro testo, sia per mezzo<br />
della sacra liturgia ricca di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per mezzo<br />
delle iniziative adatte a tale scopo e di altri sussidi, che con l’approvazione e a<br />
cura dei pastori della Chiesa lodevolmente oggi si diffondono ovunque. Si<br />
ricordino però che la lettura della Sacra Scrittura deve essere accompagnata dalla<br />
preghiera, affinché, possa svolgersi il colloquio tra Dio e l’uomo; poiché «gli<br />
parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini».<br />
In tal modo, dunque, con la lettura e lo studio dei libri sacri «la parola di Dio<br />
compia la sua corsa e sia glorificata» e il tesoro della rivelazione, affidato alla<br />
Chiesa riempia sempre più il cuore degli uomini. Come dall’assidua frequenza del<br />
mistero eucaristico si accresce la vita della Chiesa, così è lecito sperare nuovo<br />
impulso di vita spirituale dall’accresciuta venerazione della parola di Dio, che<br />
«permane in eterno».<br />
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