Update spirituale

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Update spirituale 

 

E’ meglio fare un po’ di chiarezza…
Ad un certo punto sembra necessario fare come chi azzera tutto e riparte da capo, mantenendo fissa dentro di sé la speranza verso la Provvidenza divina. Son sempre gli uomini ad aver necessità di chiarezza ed al contempo quelli che la rendono necessaria: chi di proposito, chi per errore credendo di far bene e chi inconsapevolmente.
Depositare un attimo le certezze per riflettere obiettivamente sulle cose, per poi riconfrontarle con le risultanti dell’analisi. Come mi è consueto pensare: “la verità è liberante; è esorcizzante guardare le cose senza filtri, per trovarne le ragioni, le soluzioni ai problemi”.
La Liturgia, proprio nella XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A), ci ricordava la lotta che avviene in noi, quando la nostra idea di giustizia viene a cozzare con quella di Dio.
Come non sentire l‘esigenza di verità e giustizia? Aldilà dei nostri inciampi, delle nostre imperfezioni, come non sentire il bisogno di dare un senso vero e sincero al nostro vivere?
E riproporsi, anche fino a stancarsi, le domande che non possono essere eluse, salvo essersi arresi all’amore, alla carità. Quella resa però è frutto di volontà e grazie, ed alla base ha una fondamentale domanda: “Come si può amare Dio e con Lui il prossimo? Come andare aldilà del semplice domandarsi se Dio esiste?”
Cosa sappiamo di Dio? Cos’è l’uomo? Della Creazione? Della libertà? Dell’amore?
Nel Catechismo di S. Pio X, il quale era vicino ai semplici, le prime domande iniziano relativamente a Dio:

1. Chi ci ha creato?
Ci ha creato Dio.

2. Chi è Dio?
Dio è l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra.

3. Che significa « perfettissimo » ?
Perfettissimo significa che in Dio ogni perfezione, senza difetto e senza limiti, ossia che Egli è potenza, sapienza e bontà infinita.

4. Che significa « Creatore » ?
Creatore significa che Dio ha fatto dal nulla tutte le cose.

5. Che significa «Signore » ?
Signore significa che Dio è padrone assoluto di tutte le cose.

6. Dio ha corpo come noi?
Dio non ha corpo, ma è purissimo spirito.

7. Dov’è Dio?
Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo: Egli è 1’Immenso.

8. Dio è sempre stato?
Dio è sempre stato e sempre sarà: Egli è l’Eterno.

9. Dio sa tutto?
Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l’Onnisciente

10. Dio può far tutto?
Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l’Onnipotente.

Dobbiamo ammettere che forse è il caso di rivedere un po’ i fondamenti della Fede, perché questo non ha importanza culturale (poiché infatti risolvere problemi culturali, non ha fatto altro che crearne di altri e tutti fuorvianti dal vero obiettivo) ma lo ha in maniera vitale.
Qual’è uno dei feedback? Forse il consumo di antidepressivi? Forse come è poco amata la verità?

Sguardo oggettivo sull’esistenza.
Nati su questo pianeta, minuscolo granello di sabbia disperso nell’immensità dell’universo, cresciamo guardandoci attorno e chiedendoci il senso della nostra esistenza. Chi più, chi meno, secondo la propria natura, ma tutti alla fine interessati a dover porre l’attenzione al presente, in vista del futuro.
Un futuro che può essere di speranza, di continuità o di fine di tutte le cose, salvi solo gli atomi che ci compongono.

Cos’è una persona? Cos’è un uomo? Cos’è l’anima? Mente, spirito e anima.
La figura di Gesù, l’uomo-Dio, Colui nel quale il Padre ha detto tutto.
La figura di Maria, la Madre di Dio.
La Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo.

«La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità – afferma Giovanni Paolo II all’esordio dell’enciclica Fides et ratio –.
È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in
definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr
Es 33, 18; Sal 27 [26], 8 – 9; Sal 63 [62], 2 – 3; Gv 14, 8; 1Gv 3,2).

Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è
che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con
Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di
vita. (Papa Francesco, in Evangelii gaudium n° 24)

Poniamo uno sguardo oggettivo sull’esistenza.
Nati su questo pianeta, minuscolo granello di sabbia disperso nell’immensità dell’universo, cresciamo guardandoci attorno e chiedendoci il senso della nostra esistenza. Chi più, chi meno, secondo la propria natura, ma tutti alla fine interessati a dover porre l’attenzione al presente, in vista del futuro.
Un futuro che può essere di speranza, di continuità o di fine di tutte le cose, salvi solo gli atomi che ci compongono.
Da piccoli, se siamo cattolici certamente, siamo cresciuti con i valori del Vangelo, un Vangelo dalle sfumature varie, secondo come ci veniva spiegato, o fatto risaltare rispetto alla vita pratica e privata.
Qualche pastore ci guida verso un sentiero, anni dopo ne giunge un altro e propone una spinta diversa, finché ne ricompare uno nuovo che cerca di reintrodurre caratteristiche perse, non certo per le decisioni dei fedeli.
Si può trovare la giusta definizione di una cosa e fornirla agli astanti, peccato poi scoprire che non serva a nulla, essendo lontana dalla cultura di chi ascolta.
Si perde un po’ di vista il lato metafisico, anche filosofico della questione; ci si dimentica la sostanza del Vangelo e degli ammonimenti di Gesù a non perderci nei formalismi, di dar precedenza alla carità, che deve venire prima delle regole. Ci muoviamo in questo spazio immenso come se fosse tutto ridotto a questa palla che vaga nel cosmo, e le nostre preoccupazioni non son più per le domande che salgono al nostro cuore, nemmeno più ci poniamo domande, se non verso cose che hanno i giorni contati. Eppure dentro abbiamo il forte impulso per cercare la verità.
Giovanni Paolo II all’esordio dell’enciclica Fides et ratio afferma: “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. È Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso.”
Altrettanto dovremmo sentire il desiderio di sopravvivere positivamente a questa “valle di lacrime e di prove” e di aiutare i nostri fratelli a liberarsi da sé stessi, da quel lato sterile e nefasto che alberga misterioso.

“Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è
che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con
Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita.”
(Papa Francesco, in Evangelii gaudium n° 24)

 
Gesù ci ha lasciato la Chiesa, affinché la coltivassimo come la nostra vigna. Quella vigna è tutta la nostra vita, la nostra ragione d’essere, la nostra salvezza, eppure noi teniamo fisso lo sguardo dell’anima verso ciò che i sensi ogni giorno ci propongono. Tra lo sforzo di spiccare il volo e quello di camminare su un sentiero minato, apparentemente sicuro, scegliamo il secondo, ritenendo saggezza il rimanere legato alla terra.
Dovremmo avere la tensione verso la realizzazione del Bene, della Salvezza di questo mondo, di queste anime, invece siamo più sensibili alle minacce di pensieri che ci fanno richiudere su noi stessi, nella disperante vita di un focolare spento. Quella triste emozione che sentiamo per il tempo andato, per gli affetti persi, per le giornate di sole che saranno sempre meno in futuro.

Salmo 80 (79)
 
Hai divelto una vite dall’Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare
e arrivavano al fiume i suoi germogli.
Perché hai abbattuto la sua cinta
e ogni viandante ne fa vendemmia?
La devasta il cinghiale del bosco
e se ne pasce l’animale selvatico.
Dio degli eserciti, volgiti,
guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi il ceppo che la tua destra ha piantate
il germoglio che ti sei coltivato.
Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.
Rialzaci Signore, Dio degli eserciti,
fà splendere il tuo volto
e noi saremo salvi.

L’orologio del tempo segna un’ora, di un giorno, di un anno del XXI secolo.
Il buon senso dice che l’oggi è il meglio che abbiamo saputo costruire.
Eppure guardandoci attorno, se non siamo assertori del “caos”, non possiamo certo dire di veder sprizzare gioia attorno a noi, di vedere fiducia nel futuro, soprattutto il futuro inteso come legato alle opere umane. Per chi ritiene che seguire Cristo sia la risposta alle domande della vita, guardarsi intorno vuol dire avere la sensazione di vivere uno strano sogno, dove la realtà è ribaltata e rimescolata con l’unico intento di non avere ordine.
Spesso il dibattito umano s’è incentrato sulle questioni tra chi crede in un Dio e chi crede in un universo che “s’è fatto da sé”, tanto per capirci. Arrivando poi a portare questa visione, in ogni campo delle cose umane: “papa e imperatore”, “potere religioso e potere politico”, borghesia e proletariato, spiritualismo e materialismo e via dicendo.
Oggi siamo in un mondo detto “globalizzato”, in cui la religione cattolica, pur nella sua importanza,
rappresenta una parte minore, numericamente, tra le religioni mondiali.
Eppure molti di noi, parlano come se il mondo fosse ancora la realtà italiana dei decenni scorsi, come se tutti siano lì a prender nota e discutere dei temi proposti da qualche conferenza locale delle diocesi italiane, o cattolica di qualche altra parte del mondo.
Questo mondo insegna abbastanza presto che l’uomo è un animale intelligente, che è arbitro del suo destino, che è il dio di sé stesso, che non esiste una verità ma ognuno ha la sua verità.
E tutto questo cercando una felicità effimera. Qualcuno cerca di dire, con chissà quale convinzione, che la felicità è Dio, che Dio è amore, che un giorno vivremo nella pace. L’esempio che ci viene guardandoci attorno, è che a vita è fatta di sofferenza e di morte, di caducità e banalizzazione di ogni sentimento. Chi dovrebbe essere l’amico degli uomini? L’uomo deve avere un amico? Ha un amico? Molti saprebbero citare un nome, ma lo farebbero forse ripetendo dei mantra imparati a memoria, ma che non sgorgano forse dal loro cuore. Qualcuno dovrebbe essere pastore ed il pastore sente sì ‘odore delle pecore ma non aspetta che sia la pecora a dar lui motivazione: una persona che è nei problemi è quella persona che ha problemi, non può suonarsela e cantarsela.
Deve venire Gesù stesso a risolvere i problemi degli uomini?

“[…]neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi.” (Lc 16,19-31)

Spesso mi ripeto che “nessuno va contro il proprio interesse” ed è vero che l’uomo cerca la felicità, solo che lo fa secondo i canoni che gli sono propri, che emergono su ciò che ha dentro.
Sarebbe sciocco pensare che un uomo conoscesse la strada ma ne facesse comunque un’altra, pur sapendo che è errata. Se prende la strada sbagliata è perché non crede nella strada presunta giusta.

Oggi succede spesso di leggere critiche alla gestione della Chiesa, facendo riferimento a quanti la guidano, persino il Vicario di Cristo, adducendo il malcontento alla svalutazione che si è fatto del messaggio cristiano, del piegarsi alla moda del mondo.

Il fatto però è che bisogna parlare agli uomini di questo mondo, sapendo far leva sui valori eterni, che certamente non risentono della precarietà dei tempi:
bisogna mostrare la Verità quale Dio è e come ha pensato l’esistenza per gli uomini, per il Suo popolo.
Vogliamo mettere sulla bilancia questo e quel che propone l’uomo nichilista, che nella sua apatia e mancanza di vitalità, nega ogni parvenza di felicità, a favore di una vita senza senso, nel grigiore della tristezza, del dolore senza fondo della negazione dell’Amore.

 

Remo Rosati

6 Dicembre 2017

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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