Quel giorno sciagurato

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Quel giorno sciagurato

Questo è uno stralcio di intervista che iniziai ad immaginare di poter fare a Juan, il protagonista di un romanzo da me scritto e che sta in un cassetto, senza che nessuno lo abbia mai veramente letto, per colmare un vuoto che mi sembrava di intravedere, in effetti da sempre, nelle risposte che il mondo sapeva o poteva dare. Anche in questa intervista si intravede quel tipo di risposte che di solito riusciamo ad avere, qualsiasi sia l’argomento, soprattutto i più pruriginosi.

Come possiamo colmare l’immenso divario tra la nostra solitudine ed uno sconfinato oceano di stelle che dovrebbero significarci l’Eternità?

“Juan, so che c’è stato un momento della tua vita in cui ti sei ritrovato in crisi e che questa situazione ha condizionato poi il tuo futuro. Cosa è successo e come vivi ora?”

“Che giorno sciagurato. per il comune pensare odierno, fu quello in cui mi resi conto che le cose erano ben diverse da come le avevo viste fino ad allora. Eppure ero stato io a volere che qualcosa cambiasse, per il bene mio e di ciò che ne sarebbe conseguito. In pratica mi ritrovai a leggere parole, su un libro da poco pubblicato, riguardo al fatto che tutte le cose vanno alla loro fine; abbiamo un bel da fare per cercare di arginare questa emorragia di vita che fuoriesce da noi, anche se la voragine sembra lontana, sicuramente un giorno sarà dinanzi a noi.

Spesso penso a parole eterne, a scritti, come ad opere che non siano legate al fato, alla casualità, allo scadere del tempo.

È difficile per noi immaginare che le cose che facciamo in questo angolo di universo, abbiano una eco immediata nel centro dell’ IO SONO. Non è semplice passare da una visione solitaria della vita, a quella fatta di una eterna condivisione.”

Sì, sicuramente non è semplice, infatti nel nostro mondo occidentale contemporaneo, la vita viene vissuta alla giornata. Se si vuole pensare ad una eternità, quella è di un corpo che sopravvive ad ogni accidente ed è refrattario alla morte, in sostanza si tratterebbe di un progresso scientifico che riesce a superare ogni ostacolo che voglia interrompere la vita di un corpo. Argomenti molto futuribili. E per te Juan, come stanno le cose?”

Quando ero ancora abbastanza giovane e nel vortice dell’impegno lavorativo, frammisto alla ricerca personale che si nutriva mentre e di quanto sperimentavo ogni giorno, c’era poco tempo per l’introspezione, quella situazione fatta di silenzio e solitudine, silenzio soprattutto perché le parole attorno non ci bastano. Nell’introspezione uno si accorge di questa solitudine e matura il desiderio di superarla. E questa non è solitudine che superi unendoti ad una persona che ti faccia compagnia. Quella compagnia e le caselle dell’enigmistica quotidiana che devi riempire, non ti permettono, se non in veloci momenti, che sembrano un diversivo eccitante appunto perchè passeggero, queste due cose ci tengono lontani da noi e vicini ad un destino comune che sentiamo fisicamente sulla nostra pelle.”

Hai superato poi quella situazione? Tu che ne parli ne hai tratto giovamento? Sei arrivato a qualche conclusione? Puoi raccontarla anche noi? Se vuoi…”

Certo che voglio! Qualcosa è cambiato, sì. Credo siano le situazioni provvidenziali che Dio, in qualche modo non fa mancare a nessuno, dolci o amare che siano. Così come allora, e sto parlando di una ventina d’anni, mi diede modo di guardare in faccia dove mi stava portando la mia vita, così oggi mi ha mostrato come si esce veramente da quella specie di prigione, di isolamento in cui cadiamo già solo nascendo e continuando a nutrire noi stessi, per ogni fame che si presenti. Un giorno, nemmeno distante, lessi queste parole in un libro di un sacerdote, le ricordo ancora a memoria, tanto mi colpirono, da come risuonarono dentro me:

La Grazia di Dio è sempre proporzionata alla crescita del nostro senso di responsabilità,”

Per me è stata la chiusura di un cerchio, come un appuntamento dato. Le cose stanno così. Ognuno segua le ispirazioni che sa sentire positive dentro sé. Non era poi così ideale la serietà dei sentimenti che ci insegnavano da piccoli; la vita sta dentro quel senso di responsabilità che l’amore ci chiede di avere.”

Grazie Juan!”

Grazie a voi.”

 

Remo Rosati

19 Marzo 2024

 

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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