Quando darsi del “tu” è segno di rispetto

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I giovani oggi danno del tu a tutti.

Lo fanno, nel 90% dei casi, per un senso di amicizia,

non per mancanza di rispetto, sia chiaro.

 

Il “tu” accorcia parecchio le distanze: crea una certa familiarità:

loro vogliono essere amici di tutti.

 

Perfino a scuola, chiedono al Professore: “Possiamo darle del tu?”.

Robe da matti, dice qualcuno. Non c’è più rispetto. Ecc.

 

A loro non piacciono le barriere della formalità.

I più vecchi tra noi, a volte, si scandalizzano un po’ di queste cose…

ai loro tempi nessuno si sarebbe mai sognato di dare del “tu” al Papa,

o al parroco, o alle persone più anziane.

 

In segno di rispetto si dava sempre del “lei”.

In alcuni casi, perfino del “voi”…

Anche oggi, è certamente segno di rispetto e buona educazione dare del “lei” a un adulto che non conosciamo.

Non vogliamo essere invadenti e prenderci una confidenza che la persona di fronte a noi non ci ha accordato.

Ci fermiamo educatamente alla soglia dell’altro, anche utilizzando certe forme del linguaggio.

Chiaro, la cosa più importante è l’atteggiamento interiore:

il rispetto, l’educazione, l’attenzione. Il linguaggio è una conseguenza, una espressione.

Aggiungiamo inoltre che, nelle regole del galateo, è preferibile non iniziare mai un discorso in modo troppo diretto, tipo “Tu!”… magari puntando pure il dito.

Diventa una forma un po’ eccessiva. Chiamare uno così:

“Ehi tu!”, non è il massimo dell’eleganza, come sappiamo.

Mai essere troppo diretti, quindi. Bene, fatta questa strana premessa, diciamo subito che alcune letture iniziano tutte in modo troppo diretto:

“Tu, Betlemme Efrata, non sei il più piccolo dei capoluoghi di Giuda!”

“Tu, Padre, mi hai preparato un corpo!”

“Tu sei benedetta tra le donne, Maria!”

Pare addirittura che il tono con cui questi tre “tu” sono pronunciati,

sia abbastanza forte.

Elisabetta corre incontro a Maria, quasi gridando.

Il Figlio invoca il Padre appassionatamente, in una preghiera molto intensa e forte.

Il profeta si rivolge a Betlemme, apostrofandola con un “Tu” con il punto esclamativo.

Nel linguaggio biblico, l’uso della seconda persona singolare non è tanto un segno di confidenza, come per noi oggi.

Al contrario.

Dare del tu è spesso una cosa abbastanza seria.

“Tu sei Pietro”.

“Tu sei sacerdote per sempre”.

“Tu sei il mio figlio prediletto”.

Come nella lingua inglese, dove si da del tu sia alla Regina che a un bambino di prima elementare, così nella Bibbia il “tu” non è accorciamento della distanza.

Anzi.

È franchezza.

È verità.

È incarico dato.

Responsabilità da assumere.

La Bibbia non ha bisogno di convenevoli, quindi.

Non teme i nostri meccanismi di difesa.

Certe volte non conosce tanto le regole del galateo, le formalità.

Va dritta dritta.

Ci interroga in seconda persona

e ci chiede in modo molto diretto e franco una risposta.

La Parola di Dio ci dà sempre del “tu”, perché parla personalmente.

Tu Betlemme

tu Padre

tu Maria

Questi, i tre “tu” che troviamo nella quarta domenica di Avvento .

Essi ci portano, un messaggio serio.

I teologi usano oggi un linguaggio strano, per descrivere il piano di Dio nella storia: dicono che esso è “economia della salvezza”.

Non so noi cosa capiamo, udendo “economia della salvezza”: inconsciamente forse pensiamo alla legge finanziaria, appena approvata al Senato, più che alle cose di Dio.

Ma nell’economia della salvezza, cioè nel tempo umano (visitato dalla Grazia di Dio)

sono sempre necessari tre “tu”, affinché le cose vadano per il verso giusto.

Occorre il “Tu, Betlemme”, cioè uno spazio.

Occorre il “Tu, Padre” cioè un progetto divino.

Occorre il “Tu Maria” cioè la disponibilità umana.

Se togli uno dei tre “tu”, mandi all’aria tutto.

Mandi in malora l’economia della salvezza.

Un progetto umano al di fuori dello spazio, come potremmo riceverlo?

Un progetto divino senza disponibilità umana, come potremmo vederlo?

Una disponibilità umana a una vocazione inesistente, che senso ha?

Proviamo allora ad analizzare un istante queste tre coordinate del mistero di Natale:

1) Spazio

2) Dio

3) Risposta umana

Lo spazio che Dio sceglie per il compimento dell’economia di

salvezza è quello di un borgo con quattro case,

che si chiama  “Beth lehem”, cioè “casa del pane”, cittadina detta anche “Efrata” cioè “feconda”, e possiamo immaginarne bene il motivo.

La casa del pane diventa feconda: posto povero e piccolo, periferico, non importante.

Ma fecondo agli occhi di Dio.

“Tu, Betlemme Efrata, la più piccola tra le città di Giuda,

da te mi uscirà Colui che regnerà su Israele”.

Dio non ama gli spazi grandi, le cornici plateali:

preferisce partire dalla periferia dello spazio.

Il progetto divino, come la scelta dello spazio, è contro la logica umana.

“Tu non hai gradito sacrificio o oblazione: un corpo mi hai preparato”.

È un progetto sconcertante.

Finora gli uomini avevano offerto sacrifici cruenti o incruenti a Dio,

per accattivarsi il suo favore.

Pensavano che Dio amasse i sacrifici e le offerte.

Ma il progetto di Dio richiede obbedienza e l’obbedienza è meglio dei sacrifici.

“Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra”, messo in pratica davvero, vale più di tutte le candele che possiamo accendere in Chiesa.

La risposta umana è quella di una vergine povera, sconosciuta, umile.

“Tu sei benedetta tra le donne!”.

Benedetta perché hai dato una risposta affermativa,

perché sei stata generosa e disponibile.

Dio si è compiaciuto di guardare alla “piccolezza della sua serva”.

Anche questa scelta umana ci sorprende.

Ma “L’uomo guarda l’esterno, mentre Dio guarda il cuore”.

Il progetto di Dio, lo spazio e la persona scelta non sono, quindi,

secondo una logica umana.

La misteriosa equazione dell’Amore .

Forse un messaggio natalizio per noi, potrebbe essere questo: possibile che ci sia un progetto di Dio anche sulla mia vita, sulla mia famiglia, sulla mia comunità?

Possibile che quest’anno Dio venga a fare Natale a casa mia,

mi parli in seconda persona, chieda proprio a me una risposta?

Io direi di sì.

Natale non è progetto scaduto, avvenuto in uno spazio lontano,

coinvolgendo gente del passato. Natale è la salvezza oggi, per me, a casa mia. Chi di voi è stato in Terra Santa, sa che per entrare nella basilica della Natività a Betlemme, è necessario inchinarsi. Il grande portone di ingresso è stato murato, lasciando solamente una porticina, alta poco più di un metro, come ingresso.

Una cosa scomoda, che dura da secoli.

Dicono che era per colpa dei beduini: per impedirgli di entrare in basilica col cammello.

La guida spiega ai pellegrini che il senso è un altro:

non si può entrare nella grotta della Natività a testa alta.

Bisogna inchinarsi.

Riconoscere che la nostra logica non basta più per spiegare le cose di Dio, che il mistero ci sorpassa.

Nel film “A beautiful mind” si racconta la storia affascinante di John Nash, grande matematico, geniale appassionato di Logica, affetto da schizofrenia.

Destinato ad essere internato in ospedale psichiatrico e a sprofondare negli abissi della pazzia, era riuscito invece a superare le crisi più dure e perfino a continuare la sua vocazione e le sue ricerche di Logica, grazie al sostegno continuo della moglie Alicia, che, a costo di grandissimi sacrifici, lo aveva sempre aiutato e appoggiato con amore.

Ricevendo il premio Nobel per l’Economia, nel Dicembre 1994, il Prof. Nash tiene una memorabile lezione, davanti all’Accademia di Svezia.

Poche parole, semplici, monumentali, rivolte alla moglie, seduta in prima fila nell’auditorium della Royal Swedish Academy of Sciences:

“Ho sempre creduto nei numeri. In equazioni, logica, la guida della ragione.

Ma dopo una vita vissuta con questo scopo, chiedo: cos’è veramente logico?

Chi decide le ragioni? La mia ricerca mi ha guidato attraverso la fisica, la metafisica, le delusioni anche.

E ho fatto la più importante scoperta della mia carriera, la scoperta più importante della mia vita: è solamente nella misteriosa equazione dell’amore che ogni ragione logica può essere trovata”.

E anche noi oggi ci arrendiamo davanti alla misteriosa equazione dell’amore:

Dio dà del tu a persone che noi non considereremmo nemmeno, a luoghi che noi non visiteremmo, a progetti che forse non approveremmo.

Dio è guidato da una logica diversa.

Una logica che non spiega nulla.

Dà senso.

Che è molto di più.

 

La logica dell’amore.

stralcio di un commento di padre Alvise Bellinato

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