Oggi qui c’è il sole

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Oggi qui c’è il sole

Come poco sembra valga l’uomo, soprattutto nella visione attuale, o perlomeno nei secoli moderni o presso i pagani, alla luce della sua mortalità.
A volte ci par di esser parte, nei momenti di elevazioni e di buon umore, della famiglia umana, nella speranza del fine ultimo. Poi, quando non siamo in quelle condizioni di spirito, pensiamo che la nostra vita sia nelle mani di un destino cieco, di una scienza non padroneggiata, di una contingenza dalle inesplicabili ragioni e imprevedibile.
Oggi c’è il sole, la sua luce si espande sulla campagna attorno, ma non è uguale per tutti. Il sole è lo stesso, ma ognuno lo vede a modo proprio. C’è chi è felice, chi soffre, chi è indifferente. Dopo un poco le parti mutano i loro umori e chi era triste diviene più tranquillo; colui che era felice diviene silenzioso e chi soffre si è addormentato, lenendo i suoi dolori.
Come possiamo dire che un giorno è un buon giorno o altrimenti il suo contrario? Non possiamo relativizzare, anche se la statistica ed i dati contingenti potrebbero dire qualcosa al riguardo. Se relativizzassimo, perderemmo la speranza di giungere a qualcosa di assoluto per la nostra vita.
Dovremmo avere lo sguardo che ha Dio?
Potremmo dire che dipende dalla nostra volontà? E non sarebbe una illusione?
E’ dura cercare di ragionare quando si è febbricitanti, quando si è creature in attesa della guarigione definitiva.
Eravamo presi ognuno nella propria storia. L’imbattersi tra noi, negli appuntamenti della vita quotidiana a corte e lunghe tappe, ci servivano per far tesoro di quanto era utile per il viaggio. L’avvento della comunicazione digitale ha illuso di divenire aiuto in quel settore della vita personale che è parte del nostro viaggio. In realtà ha creato frustrazione, essendo più che altro strumento nelle mani di chi vede sempre l’affare e sfrutta il prossimo per i suoi fini. Questo ha aumentato l’immanentismo, relegando l’uomo entro pareti anguste e senza prospettive vitali.
Ci sono due visioni: quella della Fede e quella della reattività.
Fino a quando la vita su questa terra sarà l’unica concepita, se non avremo slanci oltre questo presente, vivremo sempre come dei braccati, come dei condannati a sopravvivere.
La promessa di Dio: cosa la gente non comprende? Perché i personaggi negativi hanno fascino sull’uomo, mentre quelli positivi vengono sminuiti o tacciati come tristi?
Si è interpretata la realtà come se l’obiettivo sia quello di perpetuarci fino allo sfinimento, chiudendo gli occhi sulle defezioni intorno a noi. L’obiettivo, come ho cercato di raccontare in un romanzo che ho scritto, è quello di sopravvivere perpetuamente su questo pianeta. E guardandoti attorno, non vedi altro che gente impaurita, in attesa della catastrofe, cercando di ignorarla ma vivendola nelle fibre del proprio essere.
E’ preferibile un popolo che viva di fede, che muoia nella pace dei giusti, senza quelle tristi ed inutili lungaggini senza vita, senza amore o una umanità che viva senza speranza, arrivando a vetuste età, respirando e muovendosi come le mosche, o le foglie al vento?
Qualcuno c’è sempre che dice: “Eccomi! Manda me!”
Quella persona è quella che impedirà che la tristezza prevalga, che il vuoto si inghiotta la vita.
Discussioni, litigi, accuse. Tutto per far prevalere interessi personali o di tribù, in ogni settore, pubblico o privato, laico o religioso.
Sembra un mondo al contrario, una storia dove i buoni perdono sempre, dove solo le favole ancora finiscono quasi sempre bene. Un mondo dove chi vuol esser giusto, diviene vittima, anatema per coloro che, accecati invocano libertà e diritti.
Ero ragazzo e sentivo dire: “Voglio tutto e lo voglio ora!”
E cosa volevano? “Tutto!”
Mai assoluto fu più vago, come appunto il mondo al contrario.

 

Remo Rosati
12 Febbraio 2019

 

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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