Non è più tempo di devozionismo

Non è più tempo di devozionismo, di bimbi mandati all’ oratorio come andassero al campeggio. Non è tempo di calendari da ricordare giorno per giorno come un pallottoliere da sgranare. Ogni giorno ricordato e poi lasciato nel dimenticatoio. Regole della legge, come quella ebraica, come doveri-obblighi da assolvere per sentire confermata la prenotazione nella lista dei beati.

O ci mettiamo finalmente nell’ottica del ragionare da figli di Dio, in mezzo ad altri simili, pur non aderenti col cuore, attualmente, ai piani d’amore di Dio, o, se non siamo in quest’ottica, ci conviene tacere e meditare, senza farci paladini di una giustizia manichea e di parte, utilitaristica e superba.

E durante questo silenzio non è il tempo a fruttificare ma la nostra umiltà e fiducia che faran sì che lo Spirito Santo ci ispiri ciò che dovremmo fare e/o dire.

Che tempi stiamo vivendo? Mi rendo conto che se questa domanda fosse stata posta ai tempi della seconda guerra mondiale, forse la risposta sarebbe stata più preoccupata e impaurita di quella che daremmo oggi. Ma ad un occhio attento che sappia leggere i segni dei tempi, si accorgerebbe che qualcosa di riconducibile, sovrapponibile ad immagini bibliche, si delinea in quanto sta succedendo e si profila all’orizzonte.

Se dobbiamo fare la nostra parte, dobbiamo farla da figli di Dio, non da paladini di uno schieramento, da tifosi di una squadra sportiva, da seguaci di un partito.

 

“ Le mie pecore ascoltano la mia voce ” (Giovanni 10:27)

 

Remo Rosati

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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