Noi, come elastici nelle mani di DIO

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 Noi tutti sappiamo che il materiale con il quale son fatti gli elastici, si distingue appunto, da come si deduce anche dal nome per la sua elasticità.

Ogni credente è simile ad un elastico.

Nel principio della nostra fede

siamo simili ad elastici

di ridotte capacità d’allungamento.

Ora, se un elastico di ridotte capacità d’allungamento,

viene sottoposto ad una elevata tensione si rompe.

Così Dio deve far in modo di aumentare tali capacità d’allungamento

(che è la sopportazione, la pazienza,

la costanza, la speranza e la fede), senza però rompere l’elastico.

Deve riuscire ad aumentare tali virtù,

senza però porre sulle nostre spalle una prova troppo grande

per le nostre capacità.

E tutto ciò, affinché l’elastico possa sopportare tensioni più elevate.

Affinché ognuno tenda alla perfezione

anche mediante le prove le quali sono un metodo di crescita.

Ed è necessario che noi siam provati,

poiché se così non fosse resteremmo in una statura incompleta.

 

 E del Cristo stesso, sta scritto: “fu reso perfetto dalle cose che soffrì”.

Ciò significa che benché in Lui dimorasse la pienezza della sapienza, della conoscenza, di ogni virtù e dono spirituale, eppure non era ancora perfetto, ma lo divenne mediante la prova.

Il metodo per aumentare tali capacità, è portare l’elastico, il più vicino possibile al punto di rottura, dopo di che lasciare.

E così Dio fa.

Lui ci porta ad un punto nel quale non vediamo via d’uscita, dove crediamo oramai di essere con le spalle al muro, al limite delle nostre forze, al limite della nostra pazienza, è la fine!

No! E’ l’avanzamento della nostra crescita.

Dopo alcune volte, che viene sottoposto ad una tensione limite, a secondo della sua elasticità, ecco, che le sue capacità di allungamento vengono aumentate.

Tuttavia per poter continuare in questo processo, non basta sottoporre l’elastico alla medesima tensione, ma ad una tensione in proporzione alla attuale capacità di allungamento.

Dio non può sempre sottoporci alle medesime prove, in quanto, divengono poi come indifferenti, così facili da portare che neppure ci facciamo caso.

Poiché l’elastico, similmente come il credente,

si abitua alla tensione alla quale è sottoposto.

Colui che allena il proprio fisico al fine di aumentarne le prestazione fisiche, lo sottopone forse sempre ai medesimi sforzi?

Ognuno è dunque provato in base alla propria capacità.

Non c’è dunque, chi è più o meno provato, poiché Colui che prova il novizio è altresì lo stesso che prova l’anziano, ed Egli prova entrambi alla medesima maniera.

Non mediante le medesime prove ma alla medesima maniera, cioè sottoponendo l’elastico alla tensione limite. E non c’è neppure prova maggiore o minore, ma ogni prova è proporzionale alle proprie capacità.

La stessa tensione di allungamento, applicata ad elastici di differenti capacità genera differenti conseguenze.

Per un elastico di ridotte capacità sarà elevata, invece, per un elastico di elevate capacità sarà quasi insignificante.

Nessuno dica dunque, quando è provato: io son provato più degli altri!

Poiché Colui che tiene nella Sua mano ogni Suo figlio, sottopone ad una tensione limite il credente di grandi capacità, ed e una tensione limite il credente di piccole capacità.

Non scoraggiamoci nella prova, in quanto, dobbiamo essere provati fin, quando vivremo in questo tempio carnale, e la prova porta su di sé questo sigillo, che è la consolazione per coloro che son provati: Colui che tiene nella Sua mano l’elastico, conosce la tensione che può sopportare.

Dunque , nel nome di Gesù, non scoraggiamoci, sapendo che qualsiasi prova ci vien posta dinanzi, è stata voluta da Dio, il quale aveva già prestabilito ogni cosa avanti che fosse il mondo, e quindi possiamo sopportarla e superarla.

Poiché se tu uomo, riesci a discernere fino a che punto puoi allungare l’elastico che è nelle tue mani, quanto più Dio può discernere fino a qual punto provarti!

E tutto ciò, affinché anche noi forgiati come dal fuoco tendiamo alla perfetta statura di Gesù il Cristo, il quale fu reso perfetto da una tensione tale, da portare su di sé il peso di molteplici uomini.

Che vuol dire dunque, se alcuni elastici dopo essere stati sottoposti a tensione nelle mani di Dio, si sono spezzati?

Cioè che alcuni, dopo aver gustato il buon pane della vita, che è la Parola di Dio, dopo essere stati irrigati della pura acqua dello Spirito e aver partecipato alle benedizioni che procedono dal cielo, sono ritornati nel loro fango passato, scandalizzati dalle prove che accompagnano il credente?

Ha forse Dio sottoposto costoro ad una tensione troppo elevata  al punto da far sì, che essi si spezzassero?

Così non sia. Poiché Egli è il fedele ed il verace, il quale afferma nella Sua Parola per mezzo della sapienza donata ad un Suo servitore: nessuna prova vi ha colti, che non sia stata umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze

(1 Corinzi 10:13).

Questi dunque, benché non provati più degli altri e non più delle loro forze, ma secondo la giusta proporzione che Dio stabilisce per ognuno, si son scandalizzati a cagion delle prove che accompagnano l’Evangelo, rifiutando deliberatamente la vita eterna dopo aver conosciuto la verità.

Ben dice la scrittura, anche di questi: meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo comandamento ch’era stato loro dato (II Pietro 2:21).

Costoro non comprendono, che la tensione alla quale vanno incontro, dopo aver rifiutato quella in giusta misura di Dio, è sette volte maggiore a quella che era su loro quando si trovavano in principio nella via della perdizione, tensione alla quale, l’oppressore della terra, sottopone ogni uomo che non sia stato liberato dalla potenza affrancatrice dello Spirito.

Di essi avviene come avvenne del popolo di Israele, il quale dopo essere stato affrancato dalla casa d’oppressione dell’Egitto, si volse indietro proclamando di lapidare alcuni che per mezzo della fede vedevano vittoria, sul popolo che occupava la terra promessa, cioè Giosuè e Caleb, e deliberando di tornare al luogo da cui erano stati liberati mediante grandi prodigi.

A motivo di ciò il giudizio di Dio cadde su di loro, ed essi perirono nel deserto, divenendo così esempi d’incredulità.

Ma noi sopportiamo dunque ogni tensione, ogni prova, senza mormorare, ma ringraziando Dio per ogni cosa nel nome di Gesù, sapendo che, se resteremo approvati dalla prova della vita, secondo la nostra tensione, allora, avremo parte alla gloria della terra promessa, nella quale soltanto due entrarono di quella generazione.

A Gesù, nostro liberatore, redentore, Colui per mezzo del quale sopportiamo la prova, Colui sul quale il nostro capo trova riposo, a Lui la lode da noi Suoi figli e dai Suoi santi angeli in eterno.

Amen.

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