LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#29

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III.  Diversità degli atti dell’offerta fatta da Gesù Cristo. 

   L’offerta che Cristo ha fatto di se stesso è stata piena, totale, continua, ma abbraccia diversi atti. L’adorazione, innanzi tutto. Nella santa Trinità il Figlio è rivolto tutto quanto a suo Padre, restituendogli, a così dire, tutto quello che egli è. Da quando il Verbo si è incarnato, l’umanità che è unita a lui è pur essa trascinata in questa corrente ineffabile che porta il Figlio verso il Padre. Ma siccome l’umanità è creata e inferiore alla divinità, questo movimento, in essa si traduce con l’adorazione.

E questa adorazione è intensa, perfetta, perché fin dall’istante della sua unione col Verbo l’umanità di Gesù si è inabissata in una profonda adorazione, in un annientamento di se medesima al cospetto della maestà divina del Verbo eterno di cui essa contemplava, per la visione beatifica, le perfezioni infinite.

   In secondo luogo, l’azione di grazie.

E’ certo che di tutte le grazie, di tutte le misericordie che Dio può fare, la più grande, la più eccelsa è quella che è stata data all’umanità di Gesù: «Dio l’ha scelta tra tutte, l’ha predestinata prae consortibus suis, perché fosse l’umanità di suo Figlio; per unirla in unione ineffabile al suo Verbo; é una grazia unica che trascende tutto ciò che lo spirito umano può sognare in fatto di comunicazione della divinità alla creatura. Per tal modo, l’anima di Gesù, inondata, per questa unione, delle delizie della stessa divinità, traboccava di azioni di grazie. Se qualche volta noi stessi non sappiamo come esprimere al nostro Padre celeste la nostra riconoscenza, quale non dovrà essere stata la gratitudine dell’anima di Gesù per la grazia ineffabile che le era data e per tutti gli ineffabili privilegi che dovevano promanare dalla sua unione al Verbo non solo a titolo personale ma altre si come capo del corpo mistico?

   In terzo luogo vi si trova l’espiazione.

   La razza dalla quale il Verbo assume l’umanità per unirsela è una razza peccatrice e decaduta; il Verbo ha sposato un corpo di peccato in similitudinem carnis peccati (Rom. VIII, 3). Certo, il peccato non l’ha mai toccato personalmente: Tentatum autem per omnia in similitudine, absque peccato (Hebr. IV, 15; cf. II, 17). Il Cristo, cioè il Pontefice per eccellenza, é, dice S. Paolo, «tale quale ci occorreva perché la sua offerta fosse accettabile a Dio: santo, innocente, senza macchia, segregato dai peccatori ed innalzato al di sopra dei cieli» (Ibid. VII, 26). Ma il Padre gli ha addossati i peccati di tutti gli uomini: Posuit in eo iniquitatem omnium nostrum, (Is. LIII, 6) per cui Gesù è divenuto, secondo l’energica espressione dell’ Apostolo, «peccato per noi» (II Cor V, 21) e, per questa ragione, l’offerta che egli ha fatto di se stesso al Padre, al momento dell’Incarnazione, includeva la povertà della culla, gli abbassamenti della vita nascosta, le fatiche e le lotte della vita pubblica, i terrori dell’agonia, le ignominie della passione e gli spasimi di una morte sanguinosa (Philip. II, 7-8). «Per quanto fosse Dio, Cristo non credette che fosse una rapina l’uguagliarsi a Dio, ma si é umiliato assumendo, per l’incarnazione, la condizione di una natura creata, e divenendo simile agli uomini, e mostrandosi nell’aspetto di un uomo si è umiliato ancora ubbidendo fino alla morte di Croce).

Questa morte sul Calvario era una espiazione d’un valore infinito, perché il Cristo era Dio, ma anche perché i suoi abbassamenti raggiungevano il limite dell’umiliazione. Cristo morendo sulla Croce ha accettato per noi di essere come un rifiuto, un maledetto: Opprobrium hominum el abjectio plebis; (Ps. XXI, 7) e questo abbassamento inaudito per espiare il peccato, é stato voluto dall’anima di Gesù dalla sua venuta sulla terra con tutto il complesso di umiliazioni, di ignominie e di dolore che tale abbassamento portava con sé.

Infine, in questa offerta vi si trova ancora l’impetrazione.

Il Vangelo non ci dice nulla della preghiera di Cristo per noi nella sua Incarnazione, neppure nel periodo della sua vita pubblica, sebbene ci dica che Gesù «passava la notte in preghiera»: Erat pernoctans in oratione Dei (Luc. VI, 12).  S. Giovanni però ci ha conservato il testo della preghiera che fece Gesù per i discepoli e per noi nell’ultima Cena al momento di inaugurare la sua passione e di compiere il suo sacrificio: é la preghiera sacerdotale di Gesù. Il Vangelo non possiede una pagina più bella di questa. E possiamo mettere in dubbio che questa preghiera non sia il riepilogo e l’ultima eco di tutte quelle che il Cristo aveva indirizzate al Padre suo in tutta la sua vita? «Padre, l’ora é venuta: glorificate vostro Figlio, affinché vostro Figlio vi glorifichi; poiché gli avete data autorità su ogni uomo, affinché a tutti quelli che gli avete dato egli comunichi la vita eterna. Io ho manifestato il vostro nome agli uomini che mi avete affidati… Essi sanno ora che tutto quello che mi avete dato viene da voi… E’ per essi che io prego…perché essi son vostri… Padre santo, custoditeli nel vostro nome affinché essi non siano che uno come siamo noi… Io faccio questa preghiera finché io sono nel mondo affinché essi abbiano in loro la pienezza della mia gioia… Io non vi domando di toglierli dal mondo, ma di liberarli dal male… Io vado ad offrirmi in sacrificio per loro perché essi siano veramente santificati… Io non prego solamente per loro, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me affinché tutti essi siano uno, come voi, mio Padre, siete in me ed io in voi… Padre, quelli che voi mi avete dato voglio che siano con me là dove sono io, affinché vedano la mia gloria, la gloria che voi mi avete data, avendomi amato prima della fondazione del mondo» (Joan, XVII).

   Quale preghiera! E da quale cuore sgorgata!

Dal Cuore di Gesù, Pontefice supremo dell’umanità tutta quanta, nostro Pontefice, nel momento in cui sta per diventare nostra Ostia! O perché dunque dubitiamo così spesso della potenza di Cristo? Perché ci perdiamo di coraggio, se Gesù, vero Dio non meno che vero uomo, rivolse preghiera siffatta al Padre suo nel momento di glorificarlo di una gloria infinita immolandosi pei nostri peccati? O Gesù Cristo, ripetetela anche per noi questa preghiera: «Padre, guardate dal male coloro che voi mi avete donati… perché essi abbiano la mia gioia… perché essi ne abbiano la pienezza… perché essi gioiscano della mia gloria… perché essi siano uno in noi!…».

[…] CONTINUA  # 30

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