LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#11

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   La fede inoltre fa nascere in noi due altri sentimenti che devono perfezionare la disposizione della nostra anima in presenza di Cristo: il rispetto e l’amore. Noi dobbiamo avvicinarci a Cristo con un rispetto ineffabile. Perché Gesù Cristo è Dio, cioè l’Onnipotente, l’Essere infinito che possiede ogni sapienza, ogni giustizia, tutte le perfezioni, il Padrone sovrano di tutte le cose, il Creatore e il fine ultimo di tutto quello che esiste, la fonte di ogni felicità. Dovunque si trovi, Gesù resta Dio. Pur quando egli si dona con maggiore bontà e liberalità egli è sempre colui davanti al quale gli angeli più sublimi si velano la faccia: Adorant Dominationes, tremunt Potestates. Nella mangiatoia egli si lascia toccare; il Vangelo ci dice che «la folla lo premeva da tutte le parti» (Marc. V, 31); durante la passione egli si lascia schiaffeggiare, percuotere, insultare; ma egli è sempre Dio. – Pur quando lo flagellano e gli ricoprono la faccia di sputi, pur quando muore sulla croce, egli è sempre colui che ha creato con la sua potenza e governa con la sua sapienza il cielo e la terra ed è per questo che, quale che sia la pagina del Vangelo che noi leggiamo e il mistero di Gesù che celebriamo, noi dobbiamo sempre adorarlo. Quando la fede è viva, questa riverenza diventa così profonda che ci fa cadere in ginocchio al cospetto di quest’Uomo-Dio per adorarlo: Tu es Christus Filius Dei vivi, (Matth. XVI, 16) «Voi siete il Figlio del Dio vivente»; et procidens adoravit eum (Joan. IX, 38).

L’adorazione è il primo movimento dell’anima condotta a Cristo dalla fede: l’amore è il secondo.

Ve lo dicevo or ora: l’amore è il fondamento di tutti i misteri di Cristo.

L’umiltà della mangiatoia, l’oscurità della sua vita nascosta, le fatiche della vita pubblica, gli spasimi della sua passione, la gloria della resurrezione: tutto questo è dovuto all’amore: Cum dilexisset suos in finem dilexit eos (Ibid. XIII, 1). E’ l’amore sopratutto che si rivela e splende nei misteri di Cristo, e con l’amore sopratutto noi li possiamo comprendere: Et nos credidimus caritati. Se noi desideriamo contemplare con frutto i misteri di Cristo, dobbiamo farlo con fede, con riverenza, ma specialmente con amore, con quell’amore che aspira a darsi, ad abbandonarsi al beneplacito divino per eseguirlo ed adempierlo.

Allora la contemplazione dei misteri di Gesù diventa veramente feconda. Qui autem diligit me… manifestabo ei meipsum: (Joan. XIV) «Se alcuno mi ama, io gli manifesterò me stesso». Che significa questo? Se alcuno mi ama nella fede e mi considera nella mia umanità, e negli stati della mia incarnazione, io gli svelerò i segreti della mia divinità. Felice, tre volte felice quell’anima nella quale si compie una sì magnifica promessa!

Gesù Cristo le svelerà «il dono divino»; (Ibid. IV, 10) per mezzo del suo Spirito «che scruta le profondità di Dio» (I Cor II, 10) egli la introdurrà nel sacrario di quel Sacramentum absconditum (Eph. III, 9) che sono i misteri, le aprirà quei «penetrali del re» (Cant. I, 3) di cui parla il Cantico dei Cantici, ove l’anima si disseta di verità e di gioia. Indubbiamente questa manifestazione intima di Gesù all’anima non giungerà, quaggiù, fino alla visione beatifica, essendo questo il privilegio dei beati del cielo; ma essa inonderà l’anima di splendori divini che la renderanno forte nelle sue ascensioni verso Dio: Scire supereminentem scientiae caritatem Christi UT IMPLEAMINI IN OMNEM PLENITUDINEM DEI.

Qui è veramente «la sorgente d’acqua viva che zampilla fino alla vita eterna: Fons aquae salientis in vitam aeternam; perché «la vita eterna, o mio Dio, non consiste forse nel conoscervi, nel conoscere il vostro Figlio divino», nel proclamare con le nostre labbra e con la nostra vita che Gesù è il vostro Figlio diletto, il Figlio del vostro amore nel quale voi avete riposte tutte le vostre compiacenze e nel quale voi volete che troviamo ogni cosa?

[…] CONTINUA  #12

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