LETTURE INSIEME: CRISTO NEI SUOI MISTERI_BEATO COLUMBA MARMION O. S. B._#10

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III. Disposizioni che ci bisogna portarvi per ricavarne tutto il frutto possibile: fede, adorazione, amore.

Questa contemplazione dei misteri di Gesù non produrrà tuttavia in noi frutti grandi se non nel caso che noi vi portiamo alcune disposizioni che possono ridursi a tre: la fede, la riverenza, e l’amore.

La fede è la disposizione fondamentale per metterci in contatto vitale con Cristo. Quelli che celebriamo sono infatti dei misteri, cioè, dei segni umani e visibili di una realtà divina e nascosta. Per comprendere, toccare questa realtà, occorre la fede. Cristo è nel medesimo tempo Dio e uomo, l’umano è in lui sempre accanto al divino. In ciascuno di questi misteri noi vedremo apparire l’uomo e Dio, spesso anzi, come nella natività e nella passione, la divinità si nasconde più che di consueto; per afferrarla, per lacerare il velo e pervenire fino a lei, per vedere Dio nel bimbo adagiato nella mangiatoia, o nel «maledetto» (Galat. III, 13) sospeso al patibolo del Calvario, o sotto le apparenze eucaristiche, occorre la fede: Praestet fides supplementum sensuum defectui (Inno Pange lingua).

Senza la fede non penetreremo mai nelle profondità dei misteri di Gesù, ma, con la fede, non abbiamo nulla da invidiare ai contemporanei di Cristo. Noi non vediamo certo nostro Signore come lo vedevano coloro che vivevano con lui, ma la fede ci rende possibile di contemplarlo e di rimanere con lui, uniti a lui in un modo non meno efficace di quello che lo univa ai suoi contemporanei. Noi esclamiamo talvolta: Oh se io fossi vissuto ai suoi tempi, se avessi potuto seguirlo insieme alla folla, ai discepoli, servirlo come Marta, ascoltarlo in ginocchio come Maddalena!

Ma egli ha detto: BEATI qui non viderunt et crediderunt (Joan. XX, 29).

«Beati coloro che non mi hanno veduto e che hanno creduto in me». Perché beati? Perché il contatto con Cristo nella fede non è né meno fecondo per le anime nostre né meno glorioso per Gesù al quale noi rendiamo questo omaggio di credere in lui pur non avendolo visto. Noi non abbiamo niente da invidiare ai discepoli che hanno vissuto con lui. Se noi possediamo la fede, rimarremo uniti a Gesù come potevano esserlo coloro che lo videro coi loro occhi e lo toccarono con le loro mani. Aggiungerò anzi che è proprio la misura di questa fede che determina, per quanto ci riguarda, il grado della nostra partecipazione alla grazia di Gesù contenuta nei suoi misteri. – Osservate quanto accadeva nella sua vita mortale: quelli che vivevano con lui, che avevano con lui un contatto materiale come i pastori e i Magi alla grotta. gli Apostoli e i Giudei negli anni della sua vita pubblica. S. Giovanni e la Maddalena ai piedi della croce, i discepoli che lo videro risuscitato e salire al cielo, tutte queste anime che lo cercavano ricevevano la grazia secondo il grado della loro fede. E’ sempre insomma alla fede che egli accorda i miracoli richiesti e tutte le pagine del Vangelo ci mostrano ch’Egli fa della fede in lui una condizione indispensabile per ricevere le sue grazie.

Ora, per noi, non è possibile con Gesù un contatto visibile, e il grado di questa fede, come anche per i contemporanei di Cristo, è, insieme all’amore, il grado stesso della nostra unione a lui. Non dimentichiamo mai questa importante verità: Cristo Gesù, senza del quale niente possiamo, e dalla cui pienezza noi tutti dobbiamo ricevere, non ci farà partecipare alla sua grazia che nella misura della nostra fede.

S. Agostino dice che noi ci avviciniamo al Salvatore non camminando, ma con gli slanci della nostra fede: Non enim ad Christum ambulando currimus sed credendo (Tract. in Joan. XXVI, 3).

Più adunque questa fede in Gesù, Verbo incarnato, è viva e profonda, e più intimamente noi ci avviciniamo a Cristo.

[…] CONTINUA  #11

 

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