Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi Ottobre-2022

LECTIO DIVINA OTTOBRE 2022 

        

Lectio Divina: Sabato, 1 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, che riveli la tua onnipotenza  soprattutto con la misericordia e il perdono,  continua a effondere su di noi la tua grazia,  perché, camminando verso i beni da te promessi,  diventiamo partecipi della felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 10,17-24 

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. 

Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”. 

In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. 

E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non lo udirono”. 

3) Riflessione 

  • In precedenza Gesù aveva inviato 72 discepoli, ora essi tornano e raccontano. Si può constatare che il successo della missione è dovuta all’esperienza della superiorità o meglio supremazia del nome di Gesù rispetto alle potenze del male. La disfatta di Satana coincide con l’avvento del Regno: i discepoli l’hanno vista nel presente della loro missione. Le forze demoniache sono state indebolite: i demoni si sottomettono al potere del nome di Gesù. Tale convinzione non può fondare la loro gioia e l’ entusiasmo della loro testimonianza missionaria; la gioia ha la sua radice ultima nell’essere conosciuti e amati da Dio. Ciò non vuol dire che l’essere protetti da Dio e la relazione con lui ci ponga sempre in una situazione di vantaggio di fronte alle forze demoniache. Qui si inserisce la mediazione di Gesù tra Dio e noi: «ecco io vi ho dato il potere» (v.19). Quello di Gesù è un potere che ci fa sperimentare il successo nei confronti del potere demoniaco e ci protegge. Un potere che può essere trasmesso solo quando Satana viene sconfitto. Gesù ha assistito alla caduta di Satana, anche se non è ancora definitivamente sconfitto; a ostacolare questo potere di Satana sulla terra sono chiamati i cristiani. Essi sono sicuri della vittoria nonostante che vivano in una situazione critica: partecipano alla vittoria nella comunione d’amore con Cristo pur essendo provati dalla sofferenza e dalla morte. Tuttavia, il motivo della gioia, non sta nella certezza di uscirne indenni ma dall’essere amati da Dio. L’espressione di Gesù, «i vostri nomi sono scritti in cielo» testimonia che l’essere presenti al cuore di Dio (la memoria) garantisce la continuità della nostra vita nella dimensione dell’eternità. Il successo della missione dei discepoli è conseguenza della disfatta di Satana, ora, viene mostrata la benevolenza del Padre (vv.21-22): il successo della Parola di Grazia nella missione dei settantadue, vissuta come disegno del Padre e nella comunione alla resurrezione del Figlio, è fin d’ora, svelamento della benevolenza del Padre; la missione diventa spazio per lo svelamento del volere di Dio nel tempo umano. Tale esperienza è trasmessa da Luca in un contesto di preghiera: mostra da un lato la reazione nel cielo («io ti rendo grazie», v.21) e quella sulla terra (vv.23-24).
  • La preghiera di giubilo. Nella preghiera che Gesù rivolge al Padre, guidato dall’azione dello Spirito, si dice, che «esulta», esprime l’apertura della gioia messianica e proclama la benevolenza del Padre. Resasi evidente nei piccoli, nei poveri e in quelli che non contano nulla, perché hanno accolto la Parola trasmessa dagli inviati e così accedono alla relazione fra le persone divine della Trinità. Invece, i sapienti e i dotti, per la loro sicurezza si gratificano della loro competenza intellettuale e teologica. Ma tale atteggiamento li preclude ad entrare nel dinamismo della salvezza, donato da Gesù, L’insegnamento che Luca intende trasmettere ai singoli credenti, non di meno alle comunità ecclesiali, può essere così sintetizzato: l’umiltà apre alla fede; la sufficienza delle proprie sicurezze chiude al perdono, alla luce, alla benevolenza di Dio. La preghiera di Gesù ha i suoi effetti su tutti coloro che accolgono di lasciarsi avvolgere dalla benevolenza del Padre.

4) Per un confronto personale 

  • La missione di portare la vita di Dio agli altri comporta uno stile di vita povero ed umile. La tua vita è attraversata dalla vita di Dio, dalla Parola di grazia che viene da Gesù?
  • Hai fiducia nella chiamata di Dio e nella sua potenza, che chiede di essere manifestata attraverso la semplicità, la povertà e l’umiltà?

5) Preghiera finale 

Tu sei buono, Signore, e perdoni,  sei pieno di misericordia con chi ti invoca.  Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera  e sii attento alla voce della mia supplica. (Sal 85) 

Lectio Divina: Domenica, 2 ottobre, 2022 

Signore aumenta in noi la fede,  in modo da poter fare della nostra vita  un servizio gratuito a Dio ed ai fratelli. 

Luca 17,5-10 

1. Orazione iniziale 

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen. 

2. Lettura 

  1. a) Chiave di lettura:

Il testo della liturgia di questa domenica forma parte della lunga sezione tipica di Luca (Lc 9,51 a 19,28), che descrive la lenta ascesa di Gesù verso Gerusalemme, dove sarà fatto prigioniero, sarà condannato e morirà. La maggior parte di questa sezione viene dedicata ad istruire i discepoli e le discepole. Il nostro testo fa parte di questa istruzione ai discepoli. Gesù insegna loro come deve essere la vita in comunità (Lc 17,1).  b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura: 

Luca 17,5: Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare in loro la fede 

Luca 17,6: Vivere con la fede grande come un granello di senapa 

Luca 17,7-9: Vivere la vita al servizio gratuito di Dio e dei fratelli  Luca 17,10: Applicazione del paragone del servo inutile  c) Il testo: 

5 Gli apostoli dissero al Signore: «Aumenta la nostra fede!». 6 Il Signore rispose: «Se aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: “Togli le radici da questo terreno e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi ascolterebbe. 7 Chi di voi, se ha un servo che si trova ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando sarà ritornato dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? 8 Non gli dirà piuttosto: “Preparami la cena: rimboccati la veste e servi in tavola, finché io mangi e beva, e dopo mangerai e berrai anche tu”? 9 Avrà forse degli obblighi verso il suo servo, perché questi ha compiuto ciò che gli è stato comandato? 10 Così fate anche voi. Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare!”» 

  1. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 

4. Alcune domande 

per aiutarci a meditare ed a pregare. 

  1. Quale punto di questo testo mi è piaciuto di più o mi ha colpito di più?
  2. Fede in chi? In Dio? Nell’altro? O in se stessi?
  3. Fede come un granello di senapa: sarà che io ho una fede così?
  4. Fare della propria vita un servizio senza aspettare la ricompensa: sono capace di vivere così?

5. Una chiave di lettura 

per approfondire il tema. 

  1. a) Contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca ha sempre due dimensioni: l’epoca di Gesù, gli anni 30, in cui avvennero le cose descritte nel testo, e l’epoca delle comunità, a cui Luca dirige il suo Vangelo, più di cinquanta anni dopo. Nel riportare le parole ed i gesti di Gesù, Luca pensa non solo a ciò che avvenne negli anni 30, bensì e sopratutto alla vita delle comunità degli anni 80 con i loro problemi e le loro angosce, comunità a cui vuole offrire una luce ed una possibile soluzione (Lc 1,1-4).  b) Chiave di lettura: il contesto letterario: 

Il contesto letterario (Lc 17,1-21) in cui è collocato il nostro testo (Lc 17,5-10) contribuisce a farci capire meglio le parole di Gesù. In esso Luca riunisce le parole di Gesù con cui insegna come deve essere una vita in comunità. In primo luogo (Lc 17,1-2), Gesù richiama l’attenzione dei discepoli sui piccoli, cioè gli esclusi dalla società. Loro devono stare nel cuore della comunità. In secondo luogo (Lc 17,3-4), richiama l’attenzione sui membri deboli della comunità. Nel rapporto con loro, Gesù vuole che i discepoli si sentano responsabili ed abbiano un atteggiamento di comprensione e di riconciliazione. In terzo luogo (Lc 17,5-6) (e qui inizia il nostro testo) parla della fede in Dio che deve essere il motore della vita in comunità. In quarto luogo (Lc 17,7-10), Gesù dice che i discepoli devono servire gli altri con la massima abnegazione e con il distacco da sé, considerandosi servi inutili. In quinto luogo (Lc 17,11-19), Gesù insegna come devono ricevere il servizio dagli altri. Devono mostrare gratitudine e riconoscenza. In

sesto luogo (Lc 17,20-21), Gesù insegna come guardare la realtà che ci circonda. Chiede di non correre dietro la propaganda ingannevole di coloro che insegnano che il Regno di Dio, quando giunga, potrà essere osservato da tutti. L’irruzione del Regno non potrà essere osservata da tutti. Gesù dice il contrario. L’irruzione del Regno non potrà essere osservata come si osserva quella dei re della terra. Per Gesù, il Regno di Dio è giunto già! E’ già in mezzo a noi, indipendentemente dal nostro sforzo o dal nostro merito. E’ pura grazia! E solo la fede lo percepisce.  c) Commento del testo: 

Luca 17,5: Gli apostoli chiedono a Gesù di aumentare in loro la fede 

I discepoli si rendono conto che non è facile avere gli atteggiamenti che Gesù ha appena richiesto da loro: attenzione verso i più piccoli (Lc 17,1-2) e riconciliazione verso i fratelli e le sorelle più deboli della comunità (Lc 17,3-4). E questo con molta fede! Non solamente fede in Dio, ma anche fede nella possibilità di recupero del fratello e della sorella. Per questo, vanno da Gesù e gli chiedono: “Aumenta la nostra fede!”. 

Luca 17,5-6: Vivere con una fede grande come un granello di senapa 

Gesù risponde: “Se aveste fede come un granello di senapa, potreste dire a questo gelso: gettati nel mare!” Questa affermazione di Gesù suscita due domande: (1) Sarà che lui vuole insinuare che gli apostoli non hanno la fede grande come un granello di senapa? Il paragone usato da Gesù è forte ed insinuante. Un granello di senapa è molto piccolo, tanto come la piccolezza dei discepoli. Ma per mezzo della fede, possono diventare forti, più forti della montagna o del mare! Se Gesù parlasse oggi direbbe: “Se aveste la fede grande come un atomo, voi fareste esplodere questa montagna.” Cioè, malgrado la difficoltà che comporta, la riconciliazione tra fratelli e sorelle è possibile, poiché la fede riesce a realizzare ciò che sembrerebbe impossibile. Senza l’asse centrale della fede, la relazione rotta non si ricompone e la comunità che Gesù desidera non si realizza. La nostra fede deve portarci al punto di essere capaci di smuovere da dentro di noi la montagna di preconcetti e lanciarla al mare. (2) Sarà che Gesù, con questa affermazione, si è voluto riferire alla fede in Dio o alla fede nella possibilità di recupero dei fratelli e delle sorelle più deboli? Prevalentemente i riferimenti sono a tutte e due. Poi, così come l’amore di Dio si concretizza nell’amore verso il prossimo, così anche la fede in Dio deve concretizzarsi nella fede verso i fratelli, nella riconciliazione e nel perdono fino a settanta volte sette! (Mt 18,22) La fede è il controllo remoto del potere di Dio che agisce e si rivela nel rapporto umano rinnovato, vissuto in comunità! 

Luca 17,7-9: Gesù dice come dobbiamo compiere i doveri verso la comunità 

Per insegnare che nella vita della comunità tutti devono essere abnegati e distaccati da sé, Gesù si serve dell’esempio dello schiavo. In quel tempo, lo schiavo non poteva meritare nulla. Il padrone, duro ed esigente, gli chiedeva solo il servizio. Non era solito ringraziare. Dinanzi a Dio siamo come lo schiavo davanti al suo padrone. 

Può sembrare strano che Gesù si serva di questo esempio duro, estratto dalla vita sociale ingiusta della sua epoca, per descrivere il nostro rapporto con la comunità. Ciò avviene anche in un’altra occasione, quando paragona la vita del Regno a quella di un ladrone. Ciò che importa è il termine di paragone: Dio viene come un ladrone, senza avvisare prima, quando meno ce lo aspettiamo; come uno schiavo dinanzi al suo padrone, così non possiamo né dobbiamo ottenere meriti dinanzi ai fratelli ed alle sorelle della comunità. 

Luca 17,10: Applicazione del paragone del servo inutile 

Gesù traspone questo esempio alla vita in comunità: come uno schiavo davanti al suo padrone, così deve essere il nostro comportamento in comunità: non dobbiamo fare le cose per meritare l’appoggio, l’approvazione, la promozione o l’elogio, ma semplicemente per mostrare che apparteniamo a Dio! “Così fate anche voi. Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: ‘Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare!’ ” Davanti a Dio, non meritiamo nulla. Tutto ciò che abbiamo ricevuto non lo meritiamo. Viviamo grazie all’amore gratuito di Dio.  d) Approfondimento sulla fede ed il servizio: 

  1. i) La fede in Dio si concretizza nel recupero del fratello

Primo fatto: Avvenne in Germania durante la seconda guerra mondiale: due ebrei, Samuele e Giovanni erano in un campo di concentramento. Erano molto mal trattati e spesso torturati. Giovanni, il più giovane, si irritava. La sua rabbia si manifestava in imprecazioni, parole grosse verso un soldato tedesco che li maltrattava e li colpiva. Samuele, il più grande, manteneva la calma. Un giorno, in un momento di distrazione, Giovanni disse a Samuele: “Come puoi rimanere calmo davanti a tanta brutalità? Perché sei così coraggioso? Tu devi reagire e manifestare la tua opposizione dinanzi a questo regime assurdo!” Samuele risponde “E’ più difficile rimanere calmo che essere coraggioso. Io non cerco di essere coraggioso, perché ho paura che lui, per la mia rabbia, spenga l’ultimo barlume di umanità che è ancora nascosto in questo soldato abbrutito”. 

Secondo fatto: Avvenne in Palestina, durante l’occupazione romana: Gesù è stato condannato a morte dal Sinedrio. A causa della sua fede in Dio Padre, Gesù accoglie tutti come fratelli e sorelle ed agendo così, interpella, in modo radicale, il sistema che in nome di Dio mantiene emarginata tanta gente. La sentenza del sinedrio viene ratificata dall’Impero Romano e Gesù è condotto al supplizio sul Monte Calvario. I soldati eseguono la sentenza. Uno di loro trafigge le mani di Gesù con un chiodo. La reazione di Gesù: “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34). La fede in Dio si rivela nel perdono concesso a coloro che lo stanno uccidendo.  ii) Il servizio da prestare al popolo di Dio ed all’umanità 

Al tempo di Gesù, c’era una grande varietà di aspettative messianiche. D’accordo con le diverse interpretazioni delle profezie, c’era gente che aspettava un Messia Re (Lc 15,9.32), un Messia Santo o Sommo Sacerdote (Mc 1,24), un Messia Guerriero (Lc 23,5; Mc 15,6; 13,6-8), un Messia Dottore (Gv 4,25; Mc 1,22.27), un Messia Giudice (Lc 3,5-9; Mc 1,8), un Messia Profeta (Mc 6,4; 14,65). Ogni persona, secondo i suoi propri interessi o la classe sociale, aspettava il Messia, secondo i suoi propri desideri ed aspettative. Ma sembra che nessuno, salvo gli anawim, i poveri di Yavé, aspettavano il Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (Is 42,1; 49,3; 52,13). Spesso i poveri si ricordavano di considerare la speranza messianica come un servizio da offrire all’umanità dal popolo di Dio. Maria, la povera di Yavé, disse all’angelo: “Ecco la serva del Signore!” E’ stata la donna da cui Gesù imparò la via del servizio. “Il Figlio dell’Uomo non è venuto ad essere servito, bensì a servire” (Mc 10,45). 

La figura del Servo, descritto nei quattro canti di Isaia (Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13 a

53,12), indicava non un individuo isolato, bensì il popolo della cattività (Is 41,8-9; 42,18-20;

43,10; 44,1-2; 44,21; 45,4; 48,20; 54,17), descritto da Isaia come popolo “oppresso, sfigurato, senza l’apparenza di persona e senza un minimo di condizione umana, popolo sfruttato, maltrattato, ridotto al silenzio, senza grazia né bellezza, pieno di dolore, evitato dagli altri come se fosse un lebbroso, condannato come un criminale, senza giudizio né difesa” (Cf. Is 53,2-8). Ritratto perfetto di una terza parte dell’umanità di oggi! Questo popolo servo “non grida, non alza la voce, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata” (Is 42,2). Perseguitato, non perseguita; oppresso, non opprime; calpestato, non calpesta. Non riesce ad entrare nella voragine della violenza dell’impero che opprime. Questo atteggiamento resistente del Servo di Yavé è la radice della giustizia, che Dio vuole vedere impiantata in tutto il mondo. Per questo chiede al popolo di essere il suo Servo con la missione di far risplendere questa giustizia in tutto il mondo (Is 42,2.6; 49,6). 

Gesù conosce questi canti e nella realizzazione della sua missione si lascia orientare da essi. All’ora del battesimo nel fiume Giordano il Padre gli affida la missione del Servo (Mc 1,11). Quando, nella sinagoga di Nazaret, espone il suo programma alla gente della sua terra, Gesù assume questa missione pubblicamente (Lc 4,16-21). E nel suo atteggiamento di servizio Gesù ci rivela il volto di Dio che ci attira, ed il cammino di ritorno verso Dio. 

6. Preghiera: Salmo 72 (71) 

La speranza che per tutti arrivi il Messia Salvatore 

Dio, dà al re il tuo giudizio,  al figlio del re la tua giustizia;  regga con giustizia il tuo popolo  e i tuoi poveri con rettitudine. 

Le montagne portino pace al popolo  e le colline giustizia. 

Ai miseri del suo popolo renderà giustizia,  salverà i figli dei poveri  e abbatterà l’oppressore.  Il suo regno durerà quanto il sole,  quanto la luna, per tutti i secoli.  Scenderà come pioggia sull’erba,  come acqua che irrora la terra.  Nei suoi giorni fiorirà la giustizia  e abbonderà la pace,  finché non si spenga la luna.  E dominerà da mare a mare,  dal fiume sino ai confini della terra.  A lui si piegheranno gli abitanti del deserto,  lambiranno la polvere i suoi nemici.  Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte,  i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.  A lui tutti i re si prostreranno,  lo serviranno tutte le nazioni.  Egli libererà il povero che grida  e il misero che non trova aiuto,  avrà pietà del debole e del povero  e salverà la vita dei suoi miseri.  Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso,  sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.  Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia;  si pregherà per lui ogni giorno,  sarà benedetto per sempre.  Abbonderà il frumento nel paese,  ondeggerà sulle cime dei monti; 

il suo frutto fiorirà come il Libano,  la sua messe come l’erba della terra.  Il suo nome duri in eterno,  davanti al sole persista il suo nome.  In lui saranno benedette  tutte le stirpi della terra  e tutti i popoli lo diranno beato.  Benedetto il Signore, Dio di Israele,  egli solo compie prodigi. 

E benedetto il suo nome glorioso per sempre,  della sua gloria sia piena tutta la terra.  Amen, amen. 

7. Orazione finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. 

Lectio Divina: Lunedì, 3 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, fonte di ogni bene, 

che esaudisci le preghiere del tuo popolo  al di là di ogni desiderio e di ogni merito,  effondi su di noi la tua misericordia:  perdona ciò che la coscienza teme  e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 10,25-37 

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere Gesù alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 

Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. 

Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 

Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 

Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. 

Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi presenta la parabola del Buon Samaritano. Meditare una parabola è la stessa cosa che approfondire la vita, per scoprire in essa le chiamate di Dio. Nel descrivere il lungo viaggio di Gesù a Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,28), Luca aiuta le comunità a capire meglio in cosa consiste la Buona Novella del Regno. Lo fa presentando persone che vengono a parlare con Gesù e gli pongono domande. Sono domande reali della gente del tempo di Gesù e sono anche domande reali delle comunità del tempo di Luca. Così, nel vangelo di oggi, un dottore della legge chiede: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” La risposta, sia del dottore che di Gesù, aiuta a capire meglio l’obiettivo della Legge di Dio.
  • Luca 10,25-26: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Un dottore, conoscitore della legge, vuole provocare Gesù e gli chiede: “Cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Il dottore pensa che deve fare qualcosa per poter ereditare. Vuole garantire l’eredità per il suo sforzo personale. Ma un’eredità non si merita. L’eredità la riceviamo per il semplice fatto di essere figlio, o figlia. ”Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e se figlio, sei anche erede per volontà di Dio”. (Gal 4,7). Come figli e figlie non possiamo fare nulla per meritare l’eredità. Possiamo perderla!
  • Luca 10,27-28: La risposta del dottore. Gesù risponde con una nuova domanda: “Cosa dice la legge?” Il dottore risponde correttamente, unendo due frasi della Legge, dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. La frase viene dal Deuteronomio (Dt 6,5) e dal Levitico (Lv 19,18). Gesù approva la risposta e dice: “Fa’ questo e vivrai!” L’importante, la cosa principale è amare Dio! Ma Dio viene fino a me nel prossimo. Il prossimo è la rivelazione di Dio per me. Per questo, devo amare anche il prossimo con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e con tutta la mia forza e con tutta la mia mente!
  • Luca 10,29: “E chi è il mio prossimo?” Volendo giustificarsi, il dottore chiede: “E chi è il mio prossimo?” Lui vuole sapere: “In quale prossimo Dio viene fino a me?” Ossia, qual ’è la persona prossima a me che è la rivelazione di Dio per me? Per i giudei, l’espressione prossimo era legata al clan. Colui/colei che non apparteneva al clan, non era prossimo. Secondo il Deuteronomio, loro potevano sfruttare lo “straniero”, ma non il “prossimo” (Dt 15,1-3). La prossimità si basava sui legami di razza e di sangue. Gesù ha un altro modo di vedere, che esprime nella parabola del Buon Samaritano.
  • Luca 10,30-36: La parabola.
  1. Luca 10,30: L’assalto lungo la strada di Gerusalemme verso Gerico. Tra Gerusalemme e Gerico si trova il deserto di Giuda, rifugio di rivoltosi, emarginati ed assaltati. Gesù racconta un fatto reale che sarà avvenuto molte volte. “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto”.
  2. Luca 10,31-32: Passa un sacerdote, passa un levita. Casualmente, passa un sacerdote e, subito dopo un levita. Sono funzionari del Tempio, della religione ufficiale. I due videro l’assaltato, ma passarono oltre. Non fecero nulla. Perché non fecero nulla? Gesù non lo dice. Lascia supporre con chi identificarsi. Deve essere successo molte volte, sia nel tempo di Gesù come pure al tempo di Luca. Avviene anche oggi: una persona di chiesa passa vicino a un povero senza dargli un aiuto. Può essere anche che il sacerdote ed il levita avessero una giustificazione: “Non è il mio prossimo!” o: “E’ impuro e se lo tocco, rimango anch’io impuro” Ed oggi: “Se lo aiuto, perdo la Messa della domenica e commetto peccato mortale!”
  3. Luca 10,33-35: Passa un samaritano. Subito dopo passa un samaritano che stava in viaggio. Vede, è mosso a compassione, si avvicina, cura le piaghe, mette l’uomo sulla sua giumenta, lo porta nella vicina locanda, si cura di lui durante la notte ed il giorno dopo dà due denari al padrone della locanda, lo stipendio di dieci giorni e gli dice: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno!” E’ l’azione concreta ed efficiente. E’ l’azione progressiva: arrivare, vedere, essere mossi dalla compassione, avvicinarsi ed agire. La parabola dice “un samaritano che era in viaggio”. Anche Gesù era in viaggio fino a Gerusalemme. Gesù è il buon samaritano. Le comunità devono essere il buon samaritano.
  • Luca 10,36-37: Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. All’inizio, il dottore aveva chiesto: “Chi è il mio prossimo?” Dietro la domanda c’era la preoccupazione per lui. Voleva sapere: “Dio mi ordina di amare chi, in modo da poter avere la coscienza in pace e dire: Ho fatto tutto ciò che Dio mi ha chiesto” Gesù porge un’altra domanda: “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. La condizione di prossimo non dipende dalla razza, dalla parentela, dalla simpatia, dalla vicinanza o dalla religione. L’umanità non è divisa in prossimo e non prossimo. Sapere chi è il nostro prossimo dipende da noi: arrivare, vedere, essere mossi dalla compassione ed avvicinarsi. Se tu ti avvicini, l’altro diventa il tuo prossimo! Dipende da te e non dall’altro! Gesù rovescia tutto e toglie al dottore la sicurezza che gli poteva venire dalla legge.
  • I Samaritani. La parola samaritano viene da Samaria, capitale del regno di Israele nel Nord. Dopo la morte di Salomone, nel 1931 prima di Cristo, le dieci tribù del Nord si separarono dal regno di Giuda nel Sud e formarono un regno indipendente (1 Re 12,1-33). Il Regno del Nord sopravisse per 200 anni circa. Nel 722, il suo territorio fu invaso dall’Assiria. Gran parte della sua popolazione venne deportata (2 Re 17,5-6) e gente di altri popoli giunsero in Samaria (2 Re 17,24). Ci fu una mescolanza di razze e religioni (2 Re 17,25-33), da cui nacquero i samaritani. I giudei del Sud disprezzavano i samaritani considerandoli infedeli ed adoratori di falsi dei (2 Re 17,34-41). C’erano molti preconcetti contro i samaritani. Erano mal visti. Si diceva di loro che avevano una dottrina errata e che non facevano parte del popolo di Dio. Alcuni giunsero al punto di dire che essere samaritani era cosa del diavolo (Gv 8,48). Molto probabilmente, la causa di questo odio non era solo una questione di razza e di religione. Era anche un problema politicoeconomico, legato al possesso della terra. Questa rivalità perdurava anche al tempo di Gesù. Ma Gesù pone i samaritani come modello ed esempio per gli altri.

4) Per un confronto personale 

  • Il samaritano della parabola non era del popolo giudeo, ma lui faceva ciò che Gesù chiede. Ciò avviene oggi? Tu conosci gente che non va in chiesa, ma vive ciò che il vangelo chiede? Chi sono oggi il sacerdote, il levita ed il samaritano?
  • Il dottore chiese: “Chi è il mio prossimo?” Gesù chiese: “Chi fu prossimo dell’ uomo vittima dei briganti?” Sono due prospettive diverse: il dottore chiede partendo da sé. Gesù chiede partendo dai bisogni dell’altro. Qual è la mia prospettiva?

5) Preghiera finale 

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,  nel consesso dei giusti e nell’assemblea.  Grandi sono le opere del Signore,  le contemplino coloro che le amano. (Sal 110) 

Lectio Divina: Martedì, 4 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente, che ci chiami a preparare la via al Cristo Signore, fa’ che per la debolezza della nostra fede non ci stanchiamo di attendere la consolante presenza del medico celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. 

2) Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,25-30 

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero». 

3) Riflessione 

  • Certi testi dei Vangeli ci rivelano tutto il loro significato quando li collochiamo sullo sfondo del Vecchio Testamento. Così è questo testo così breve e così bello del vangelo di oggi. In esso riecheggiano due temi assai amati e ricordati del Vecchio Testamento, uno di Isaia e l’altro dei libri chiamati sapienziali.
  • Isaia parla del Messia Servo e lo rappresenta come un discepolo che è sempre alla ricerca di una parola di conforto per poter incoraggiare coloro che sono scoraggiati: “Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati”. (Is 50,4) Ed il Messia servo lancia un invito: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte” (Is 55,1). Questi testi erano presenti nella memoria della gente. Erano come i canti della nostra infanzia. Quando la gente li ascolta, suscitano ricordi, nostalgia. Così pure la parola di Gesù: “Venite a me!” risvegliava la memoria e portava vicino l’eco nostalgico di quei bei testi di Isaia.
  • I libri sapienziali rappresentano la saggezza divina nella figura di una donna, una madre che trasmette ai figli la sua saggezza e dice loro: “Acquistate senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l’istruzione. Essa è vicina e si può trovare. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, e vi trovai per me una grande pace” (Eccli 51,25-27). Gesù ripete questa stessa frase: “Voi incontrerete riposo!”
  • Proprio per questo suo modo di parlare alla gente, Gesù risveglia la loro memoria e così il cuore si rallegrava e diceva “E’ giunto il messia tanto atteso!” Gesù trasformava la nostalgia in speranza. Faceva dare un passo alla gente. Invece di afferrarsi ad immagini di un messia glorioso, re e dominatore, insegnate dagli scribi, la gente cambiava visione ed accettava Gesù, messia servo. Messia umile e mite, accogliente e pieno di tenerezza, che faceva sentire a loro agio i poveri insieme a Gesù.

4) Per un confronto personale 

  • La legge di Dio è per me un giogo leggero che mi incoraggia, o un peso che mi stanca?
  • Ho sentito qualche volta la leggerezza e l’allegria del giogo della legge di Dio che Gesù ci ha rivelato?

5) Preghiera finale 

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome.  Benedici il Signore, anima mia, 

non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102) 

Lectio Divina: Mercoledì, 5 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, fonte di ogni bene, 

che esaudisci le preghiere del tuo popolo  al di là di ogni desiderio e di ogni merito,  effondi su di noi la tua misericordia:  perdona ciò che la coscienza teme  e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,1-4 

Un giorno, Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:  Padre, sia santificato il tuo nome,  venga il tuo regno;  dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,  e perdonaci i nostri peccati,  perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,  e non ci indurre in tentazione”. 

3) Riflessione 

  • Nel vangelo di ieri abbiamo visto Maria seduta ai piedi di Gesù, all’ascolto della sua parola. Chi ascolta la parola di Dio dovrà dare una risposta nella preghiera. Così, il vangelo di oggi dà continuità al vangelo di ieri riportando il passaggio in cui Gesù, con il suo modo di pregare, suscita nei discepoli la voglia di pregare, di imparare da lui a pregare.
  • Luca 11,1: Gesù, esempio di preghiera. “Un giorno, Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. La domanda del discepolo è strana, poiché in quel tempo la gente imparava a pregare fin da piccoli. Tutti pregavano tre volte al giorno, la mattina, a mezzogiorno e la sera. Pregavano molto i salmi. Avevano le loro pratiche di devozione, avevano i salmi, avevano le riunioni settimanali nella sinagoga e gli incontri quotidiani a casa. Ma sembra che non bastasse. Il discepolo voleva di più: “Insegnaci a pregare!” Nell’atteggiamento di Gesù lui scoprì che poteva fare un passo in più, e che per questo aveva bisogno di un’iniziazione. Il desiderio di pregare è in tutti, ma il modo di pregare richiede un aiuto. Il modo di pregare matura lungo la vita e cambia lungo i secoli. Gesù fu un buon maestro. Insegnava a pregare con le parole e con la testimonianza.
  • Luca 11,2-4: La preghiera del Padre Nostro. “Gesù rispose: “Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione”. Nel vangelo di Matteo, in modo assai didattico, Gesù riassume tutto l’insegnamento in sette richieste indirizzate al Padre. Qui nel vangelo di Luca le richieste sono cinque. In queste cinque richieste, Gesù riprende le grandi promesse dell’Antico Testamento e chiede che il Padre ci aiuti a compierle. Le prime tre (o due) ci parlano della nostra relazione con Dio. Le altre quattro (o tre) ci parlano della relazione tra di noi…

Mt – Lc: Introduzione: Padre Nostro che sei nei cieli! 

Mt – Lc: 1° richiesta: Santificato sia il tuo Nome 

Mt – Lc: 2a richiesta: Venga il tuo Regno 

Mt: 3a richiesta: Sia fatta la tua volontà 

Mt – Lc: 4a richiesta: Pane di ogni giorno 

Mt – Lc: 5a richiesta: Perdono dei debiti 

Mt – Lc: 6a richiesta: Non cadere in tentazione 

Mt: 7° richiesta: Liberaci dal male 

  • Padre (Nostro): Il titolo esprime la nuova relazione con Dio (Padre). E’ la base della fraternità
  1. Santificare il Nome: Il nome di YAHVÉ. Sono con te! Dio con noi. Dio si fece conoscere con questo NOME (Es 3,11-15). Il Nome di Dio è santificato quando viene usato con fede e non con magia; quando è usato secondo il suo vero obiettivo, cioè: non per l’oppressione, ma per la liberazione della gente e per la costruzione del Regno.
  2. Venga il tuo Regno: L’unico signore e re della vita umana è Dio (Is 45,21; 46,9). La venuta del Regno è la realizzazione di tutte le speranze e promesse. E’ la vita piena, il superamento delle frustrazioni sofferte a causa dei re ed i governi dell’uomo. Questo Regno si compirà, quando la volontà di Dio sarà fatta in pieno.
  3. Pane di ogni giorno: Nell’esodo, ogni giorno, la gente riceveva la manna nel deserto (Es 16,35). La Provvidenza Divina passava per l’organizzazione fraterna, per la condivisione. Gesù ci invita a compiere un nuovo esodo, un nuovo modo di condividere in fraternità che garantisce il pane per tutti (Mt 6,34-44; Gv 6,48-51).
  4. Perdono dei debiti: Ogni 50 anni, l’Anno Giubilare obbligava tutti a perdonare i debiti. Era un nuovo inizio (Lv 25,8-55). Gesù annuncia un nuovo Anno Giubilare, “un anno di grazie da parte del Signore” (Lc 4,19). Il Vangelo vuole ricominciare tutto di nuovo! Oggi, il debito esterno non è perdonato! Luca cambia “debiti” per “peccati”.
  5. Non cadere in Tentazione: Nell’esodo, la gente fu tentata e cadde (Dt 9,6-12). Mormorò e volle tornare indietro (Es 16,3; 17,3). Nel nuovo esodo, la tentazione fu superata grazie alla forza che la gente ricevette da Dio (1Cor 10,12-13).
  • La testimonianza della preghiera di Gesù nel Vangelo di Luca:
  • A dodici anni di età, va al Tempio, nella Casa del Padre (Lc 2,46-50).
  • Quando è battezzato ed assume la missione, prega (Lc 3,21).
  • Quando inizia la missione, trascorre quaranta giorni nel deserto (Lc 4,1-2).
  • Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con i testi della Scrittura (Lc 4,3-12).
  • Il sabato Gesù partecipa alle celebrazioni nelle sinagoghe (Lc 4,16).
  • Cerca la solitudine del deserto per pregare ( Lc 5,16; 9,18).
  • La vigilia della scelta dei dodici Apostoli, trascorre la notte in preghiera (Lc 6,12).
  • Prega prima dei pasti (Lc 9,16; 24,30).
  • Prima di esporre la realtà e di parlare della sua passione, prega (Lc 9,18).
  • Nella crisi, sale sul monte per pregare ed è trasfigurato mentre prega (Lc 9,28). – Quando il Vangelo è rivelato ai piccoli, dice: “Padre io ti rendo grazie!” (Lc 10,21)  – Pregando, risveglia negli apostoli la volontà di pregare (Lc 11,1). 
  • Prega per Pietro perché la sua fede non venga meno (Lc 22,32).
  • Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli (Lc 22,7-14).
  • Nell’Orto degli Ulivi, prega, mentre suda sangue (Lc 22,41-42).
  • Nell’angoscia chiede agli amici di pregare con lui (Lc 22,40.46).
  • Nell’ora di essere inchiodato alla croce, chiede perdono per i briganti (Lc 23,34). – Nell’ora della morte, dice: “Nelle tue mani, consegno il mio spirito!” (Lc 23,46; Sal 31,6)  – Gesù muore lanciando il grido del povero (Lc 23,46). 

4) Per un confronto personale 

  • Prego? Come prego? Cosa significa per me la preghiera?
  • Padre Nostro: passo in rivista le cinque richieste e verifico come le vivo nella mia vita.

5) Preghiera finale 

Lodate il Signore, popoli tutti,  voi tutte, nazioni, dategli gloria.  Forte è il suo amore per noi 

e la fedeltà del Signore dura in eterno. (Sal 116) 

Lectio Divina: Giovedì, 6 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, fonte di ogni bene,  che esaudisci le preghiere del tuo popolo  al di là di ogni desiderio e di ogni merito,  effondi su di noi la tua misericordia:  perdona ciò che la coscienza teme  e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,5-13 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. 

Ebbene, io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 

Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi continua parlando del tema della preghiera, iniziato ieri con l’insegnamento del Padre Nostro (Lc 11,1-4). Oggi Gesù insegna che dobbiamo pregare con fede ed insistenza, senza venir meno. Per questo usa una parabola provocatoria.
  • Luca 11,5-7: La parabola che provoca. Como sempre, quando Gesù ha una cosa importante da insegnare, ricorre ad un paragone, ad una parabola. Oggi ci racconta una storia strana che culmina in una domanda e rivolge la domanda alla gente che lo ascoltava ed anche a noi che oggi leggiamo o ascoltiamo la storia: “Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli”. Prima che Gesù stesso dia la risposta, vuole la nostra opinione. Cosa risponderesti: si o no?
  • Luca 11,8: Gesù risponde alla provocazione. Gesù dà la sua risposta: “Vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza”. Se non fosse Gesù, avresti avuto il coraggio di inventare una storia in cui si suggerisce che Dio aspetta le nostre preghiere con insistenza? La risposta di Gesù rafforza il messaggio sulla preghiera, cioè: Dio aspetta sempre la nostra preghiera. Questa parabola ne ricorda un’altra, anch’essa in Luca, la parabola della vedova che insiste nell’ottenere i suoi diritti davanti al giudice che non rispetta né Dio né la giustizia e che dà ascolto alla vedova solamente perché vuole liberarsi dall’insistenza della donna (Lc 18,3-5). Poi Gesù trae le proprie conclusioni per applicare il messaggio della parabola alla vita.
  • Luca 11,9-10: La prima applicazione della Parabola. “Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto”. Chiedere, cercare, bussare alla porta. Se chiedete, riceverete. Se bussate alla porta vi si aprirà. Gesù non dice quanto tempo dura la richiesta, bussare alla porta, cercare, ma il risultato è certo.
  • Luca 11,11-12: La seconda applicazione della parabola. “Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?” Questa seconda applicazione lascia intravedere il pubblico che ascoltava le parole di Gesù ed anche il suo modo di insegnare sotto forma di dialogo. Lui domanda: “Tu che sei un padre, quando tuo figlio ti chiede un pesce, gli daresti una serpe?” La gente risponde: “No!” –“E se ti chiede un uovo, gli daresti uno scorpione?” “No!” Per mezzo del dialogo, Gesù coinvolge le persone nel paragone e, per la risposta che riceve da loro, le impegna con il messaggio della parabola.
  • Luca 11,13: Il messaggio: ricevere il dono dello Spirito Santo. “Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!” Il dono massimo che Dio ha per noi è il dono dello Spirito Santo. Quando siamo stati creati, lui soffiò il suo spirito nelle nostre narici e noi diventammo esseri vivi (Gen 2,7). Nella seconda creazione mediante la Fede in Gesù, lui ci dà di nuovo lo Spirito, lo stesso Spirito che fece che la Parola si incarnasse in Maria (Lc 1,35). Con l’aiuto dello Spirito Santo, il processo di incarnazione della Parola continua fino all’ora della morte in Croce. Alla fine, all’ora della morte, Gesù consegna lo Spirito al Padre: “Nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). Gesù ci promette questo spirito come fonte di verità e di comprensione (Gv 14,14-17; 16,13), un aiuto nelle persecuzioni (Mt 10,20; At 4,31). Questo Spirito non si compra a prezzo di denaro al supermercato. L’unico modo di ottenerlo è mediante la preghiera. Dopo nove giorni di preghiera si ottenne il dono abbondante dello Spirito il giorno di Pentecoste (At 1,14; 2,1-4).

4) Per un confronto personale 

  • Come rispondi alla provocazione della parabola? Una persona che vive in un piccolo appartamento in una grande città, come risponderà? Aprirebbe la porta?
  • Quando tu preghi, preghi convinto/a di ottenere ciò che chiedi?

5) Preghiera finale 

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,  nel consesso dei giusti e nell’assemblea.  Grandi sono le opere del Signore,  le contemplino coloro che le amano. (Sal 110) 

Lectio Divina: Venerdì, 7 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo  ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio,  per la sua passione e la sua croce,  con l’intercessione della beata Vergine Maria,  guidaci alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 1,26-38 

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 

Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 

Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”. 

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei. 

3) Riflessione 

  • La visita dell’angelo a Maria evoca le visite di Dio a diverse donne del Vecchio Testamento: Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15), Anna, madre di Samuel (1 Sam 1,9-18), la madre di Sansone (Gde 13,2-5). A tutte loro fu annunciata la nascita di un figlio con una missione importante nella realizzazione del piano di Dio.
  • La narrazione comincia con l’espressione “Nel sesto mese”. É il sesto mese della gravidanza di Elisabetta. La necessità concreta di Elisabetta, una donna avanzata in età che aspetta il suo primo figlio con un parto a rischio, è lo sfondo di tutto questo episodio. Elisabetta è menzionata all’inizio (Lc 1,26) ed alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36.39).
  • L’angelo dice: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te!” Parole simili sono state dette anche a Mosè (Es 3,12), a Geremia (Ger 1,8), a Gedeone (Gde 6,12) e ad altre persone con una missione importante nel piano di Dio. Maria è sorpresa dal saluto e cerca di capire il significato di quelle parole. E’ realista. Vuole capire. Non accetta qualsiasi inspirazione.
  • L’angelo risponde: “Non temere, Maria!” Come avviene nella visita dell’angelo a Zaccaria, anche qui il primo saluto di Dio è sempre: ”Non temere!” Subito l’angelo ricorda le promesse del passato che saranno compiute grazie al figlio che nascerà e che deve ricevere il nome di Gesù. Lui sarà chiamato Figlio dell’Altissimo ed in lui si realizzerà il Regno di Dio. E’ questa la spiegazione dell’angelo in modo che Maria non si spaventi.
  • Maria è consapevole della missione che sta per ricevere, ma continua ad essere realista. Non si lascia trascinare dalla grandezza dell’offerta, ed osserva la sua condizione. Analizza l’offerta a partire da certi criteri che ha a sua disposizione. Umanamente parlando, non era possibile: “Come è possibile? Non conosco uomo.”
  • L’angelo spiega che lo Spirito Santo, presente nella Parola di Dio fin dalla Creazione (Genesi 1,2), riesce a realizzare cose che sembrano impossibili. Per questo, il Santo che nascerà da Maria sarà chiamato Figlio di Dio. Il miracolo si ripete fino ad oggi. Quando la Parola di Dio è accolta dai poveri, qualcosa di nuovo avviene grazie alla forza dello Spirito Santo! Qualcosa di nuovo e sorprendente come che un figlio nasce ad una vergine o un figlio nasce ad una donna di avanzata età, come Elisabetta, di cui tutti dicevano che non poteva avere figli! E l’angelo aggiunge: “Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese”.
  • La risposta dell’angelo chiarisce tutto per Maria, e lei si dona:“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria usa per sé il titolo di Serva, ancella del Signore. Questo titolo di Isaia, che rappresenta la missione del popolo non come un privilegio, bensì come un servizio agli altri popoli (Is 42,1-9; 49,3-6). Più tarde, Gesù definirà la sua missione come un servizio: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire!” (Mt 20,28). Imparò dalla Madre!

4) Per un confronto personale 

  • Cosa ti colpisce maggiormente nella visita dell’angelo Gabriele a Maria?
  • Gesù elogia sua madre quando dice: “Beato chi ascolta la Parola e la mette in pratica” (Lc 11,28). Come si rapporta Maria con la Parola di Dio durante la visita dell’Angelo?

5) Preghiera finale 

Del Signore è la terra e quanto contiene,  l’universo e i suoi abitanti.  È lui che l’ha fondata sui mari  e sui fiumi l’ha stabilita. (Sal 23) 

Lectio Divina: Sabato, 8 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, fonte di ogni bene, 

che esaudisci le preghiere del tuo popolo  al di là di ogni desiderio e di ogni merito,  effondi su di noi la tua misericordia:  perdona ciò che la coscienza teme  e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,27-28 

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” 

Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi è molto breve, ma ha un significato importante nell’insieme del vangelo di Luca. Ci dà la chiave per capire ciò che Luca insegna rispetto a Maria, la Madre di Gesù, nel così detto Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2).
  • Luca 11,27: L’esclamazione della donna. “In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. L’immaginazione creativa di alcuni apocrifi suggerisce che quella donna era una vicina di Nostra Signora, lì a Nazaret. Aveva un figlio, chiamato Dimas, che, con altri ragazzi della Galilea di quel tempo, entrò in guerra con i romani, fu fatto prigioniero e messo a morte accanto a Gesù. Era il buon ladrone (Lc 23,39-43). Sua madre, avendo sentito parlare del bene che Gesù faceva alla gente, ricordò la sua vicina, Maria, e disse: “Maria deve essere felice con un figlio così!”
  • Luca 11,28: La risposta di Gesù. Gesù risponde, facendo il più grande elogio di sua madre: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”. Luca parla poco di

Maria: qui (Lc 11,28) e nel Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2). Per lui, Luca, Maria è la Figlia di Sion, immagine del nuovo popolo di Dio. Rappresenta Maria modello per la vita delle comunità. Nel Concilio Vaticano II, il documento preparato su Maria fu inserito nel capitolo finale del documento Lumen Gentium sulla Chiesa. Maria è modello per la Chiesa. E soprattutto nel modo in cui Maria si rapporta con la Parola di Dio Luca la considera esempio per la vita delle comunità: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Maria ci insegna come accogliere la Parola di Dio, come incarnarla, viverla, approfondirla, farla nascere e crescere, lasciare che ci plasmi, anche quando non la capiamo, o quando ci fa soffrire. Questa è la visione che soggiace al Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2). La chiave per capire questi due capitoli ci è data dal vangelo di oggi: ““Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” Vediamo come in questi capitoli Maria si mette in rapporto con la Parola di Dio.  a) Luca 1,26-38: 

L’Annunciazione: “Si faccia in me secondo la tua parola!” 

Sapere aprirsi, in modo che la Parola di Dio sia accolta e si incarni.  b) Luca 1,39-45: 

La Visitazione: “Beata colei che ha creduto!” 

Saper riconoscere la Parola di Dio in una visita ed in tanti altri fatti della vita.  c) Luca 1,46-56: 

Il Magnificat: “Il Signore ha fatto in me prodigi!” 

Riconoscere la Parola nella storia della gente e pronunciare un canto di resistenza e di speranza. 

  1. d) Luca 2,1-20:

La Nascita: “Lei meditava tutte queste cose nel suo cuore.”  Non c’era posto per loro. Gli emarginati accolgono la Parola.  e) Luca 2,21-32: 

La Presentazione: “I miei occhi han visto la tua salvezza!”  I molti anni di vita purificano gli occhi.  f) Luca 2,33-38: 

Simeone ed Anna: “Una spada trafiggerà la tua anima.” 

Accogliere ed incarnare la parola nella vita, essere segno di contraddizione.  g) Luca 2,39-52: 

Ai dodici anni, nel tempio: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?”  Loro non compresero la Parola che fu detta!  h) Luca 11,27-28: 

L’elogio alla madre:”Beato il grembo che ti ha portato!”  Beato chi ascolta e mette in pratica la Parola. 

4) Per un confronto personale 

  • Tu riesci a scoprire la Parola viva di Dio nella tua vita?
  • Come vivi la devozione a Maria, la madre di Gesù?

5) Preghiera finale 

Cantate al Signore canti di gioia,  meditate tutti i suoi prodigi.  Gloriatevi del suo santo nome:  gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (Sal 104) 

Lectio Divina: Domenica, 9 ottobre, 2022 

I dieci lebbrosi: 

La riconoscenza per il dono gratuito della salvezza 

Luca 17, 11-19 

Orazione iniziale 

Signore, mentre ancora camini attraversando le nostre terre, oggi ti sei fermato qui e sei entrato nel mio villaggio, nella mia casa, nella mia vita. Non hai avuto paura, non hai disdegnato la profonda malattia del mio peccato; anzi, ancora di più Tu mi hai amato. A distanza mi fermo, o Maestro, insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle che camminano con me in questo mondo. Alzo la mia voce e ti chiamo; mostro a te la ferita dell’anima mia. Ti prego, guariscimi con l’unguento buono del tuo santo Spirito, dammi la medicina vera della tua Parola; non c’è niente altro che possa guarirmi, se non Tu, che sei l’Amore… 

1. Leggo la Parola 

  1. a) Il testo:

11 Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.12 Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,13 alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».14 Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.15 Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;16 e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.17 Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?18 Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:19 «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!». 

  1. b) Il contesto:

Questo brano pone i nostri passi dentro la terza tappa del cammino che Gesù sta compiendo verso Gerusalemme; la meta ormai è vicina e il maestro chiama con ancora maggior intensità i suoi discepoli, cioè noi, a seguirlo, fino ad entrare con Lui nella città santa, nel mistero della salvezza, dell’amore. Il passaggio si compie solo attraverso la fede, alimentata da una preghiera intensa, incessante, insistente, fiduciosa; lo vediamo ripercorrendo i capitoli che precedono e seguono questo racconto (17, 6; 17, 19; 18, 7-8; 18, 42). Queste parole ci invitano a identificarci con i lebbrosi, che diventano bambini (cf. Lc 18, 15-17) e con il ricco che si converte e accoglie la salvezza nella sua casa (Lc 18, 18 ss.); se le accogliamo veramente e le custodiamo in modo tale da metterle in pratica, potremo finalmente arrivare anche noi a Gerico (19, 1) e di lì cominciare a salire con Gesù (19, 28), fino all’abbraccio gioioso col Padre.  c) La struttura: 

  1. 11: Gesù è in cammino e attraversa la Samaria e la Galilea; si avvicina piano a Gerusalemme, nulla Egli lascia di non visitato, non toccato dal suo sguardo d’amore e di misericordia.
  2. 12- 14a: Gesù entra in un villaggio, che non ha nome, perché è il luogo, è la vita di tutti e qui incontra i dieci lebbrosi, uomini malati, già intaccati dalla morte, esclusi e lontani, emarginati e disprezzati. Subito Egli accoglie la loro preghiera, che è un grido del cuore e li invita ad entrare in Gerusalemme, a non stare più a distanza, ma a raggiungere il cuore della Città santa, il tempio, i sacerdoti. Li invita al ritorno alla casa del Padre.
  3. 14b: Non appena ha inizio il santo viaggio verso Gerusalemme, i dieci lebbrosi vengono risanati, diventano uomini nuovi.
  4. 15-16: Ma uno solo di loro torna indietro per rendere grazie a Gesù: sembra quasi di vederlo correre e saltare di gioia. Loda Dio a gran voce, si prostra in adorazione e fa eucaristia.
  5. 17-19: Gesù constata che da dieci uno solo è tornato, un samaritano, uno che non apparteneva al popolo eletto: la salvezza, infatti, è per tutti, anche per i lontani, gli stranieri. Nessuno è escluso dall’amore del Padre, che salva grazie alla fede.

2. Medito la Parola 

  1. a) Entro nel silenzio:

L’invito è già chiaro al mio cuore: l’Amore del Padre mi aspetta, come quell’unico samaritano che è ritornato pieno di gioia e di gratitudine. L’Eucaristia della mia guarigione è già pronta; la sala al piano di sopra è addobbata, la tavola imbandita, il vitello immolato, il vino versato… il mio posto è preparato. Rileggo con attenzione il brano, lentamente, soffermandomi sulle parole, sui verbi; guardo i movimenti dei lebbrosi, li ripeto, li faccio miei, mi muovo anch’io, verso l’incontro con il Signore Gesù. E mi lascio guidare da Lui, ascolto la sua voce, il suo comando. Vado anch’io verso Gerusalemme, verso il tempio, che è il mio cuore e compiendo questo viaggio santo ripenso a tutto l’amore che il Padre ha avuto per me. Mi lascio avvolgere dal suo abbraccio, sento la guarigione della mia anima… E per questo, pieno di gioia, mi alzo, torno indietro, corro verso la sorgente della felicità vera che è il Signore. Mi preparo a dirgli grazie, a cantargli il cantico nuovo del mio amore per Lui. Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? …  b) Approfondisco alcuni termini: 

Durante il viaggio: Con il suo bel greco, Luca ci dice che Gesù sta continuando il suo viaggio verso Gerusalemme e utilizza un verbo molto bello e intenso, anche se comune e usatissimo. Solo in questa breve pericope torna per tre volte:  v. 11: nel viaggiare 

  1. 14: andate
  2. 19. va’

E’ un verbo di movimento molto forte, che esprime pienamente tutte le dinamiche proprie del viaggio; potremmo tradurlo con tutte queste sfumature: vado, mi reco, parto, mi porto da un luogo a un altro, percorro, vado dietro. In più c’è dentro il significato dell’attraversamento, del guadare, dell’andare al di là, superando gli ostacoli. E’ Gesù il grande viaggiatore, il pellegrino instancabile: Lui per primo ha lasciato la sua dimora, nel seno del Padre, ed è sceso fino a noi, compiendo l’esodo eterno della nostra salvezza e liberazione. Lui conosce ogni via, ogni percorso dell’esperienza umana; nessun tratto di strada rimane nascosto o impercorribile per Lui. Per questo può invitare anche noi a camminare, a muoverci, ad attraversare, a porci in una situazione continua di esodo. Perché anche noi possiamo finalmente tornare, insieme a Lui, e andare da questo mondo al Padre. 

Entrando in un villaggio: Gesù passa, attraversa, percorre, si muove e ci raggiunge; a volte, poi, decide di entrare, fermandosi più a lungo. Come avviene in questo racconto. Luca si sofferma su questo particolare e scrive che Gesù entrò in un villaggio. L’entrare, in senso biblico, è una penetrazione, è l’ingresso nel profondo, che implica condivisione e partecipazione. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un verbo molto comune e molto usato; solo nel Vangelo di Luca ricorre tantissime volte e disegna chiaramente l’intenzione di Gesù di farsi vicino, farsi amico e amante. Lui non disdegna nessun ingresso, nessuna comunione. Entra nella casa di Simone il lebbroso (4, 38), nella casa del fariseo (7, 36 e 11, 37), poi nella casa del capo della sinagoga (8, 51) e di Zaccheo il pubblicano (19, 7). Entra continuamente nella storia dell’uomo e partecipa, mangia insieme, soffre, piange e gioisce, condividendo ogni cosa. Basta aprirgli, come dice Lui stesso (Ap 3, 20) e lasciarlo entrare, perché rimanga (Lc 24, 29). 

Dieci lebbrosi: Mi chiedo cosa significhi veramente questa condizione umana, questa malattia che si chiama lebbra. Parto dal testo stesso della Scrittura che descrive lo statuto per il lebbroso in Israele. Dice così: “Il lebbroso colpito dalla lebbra porterà vesti

strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: Immondo! Immondo! Sarà immondo finché avrà la piaga; è immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento” (Lev 13, 45-46). Dunque comprendo che il lebbroso è una persona colpita, ferita, percossa: qualcosa lo ha raggiunto con violenza, con forza e ha lasciato un segno di dolore, una ferita. E’ una persona in lutto, in grande dolore, come dimostrano le sue vesti stracciate e il capo scoperto; è uno che deve coprirsi la bocca, perché non ha diritto di parlare, né quasi più di respirare in mezzo agli altri: è come un morto. E’ uno che non può rendere culto a Dio, non può entrare nel tempio, né toccare le cose sante. E’ una persona piagata profondamente, un emarginato, un escluso, uno lasciato in disparte, in solitudine. Per tutto questo i dieci lebbrosi che vanno incontro a Gesù, si fermano a distanza e solo da lontano gli parlano, gridandogli il loro dolore, la loro disperazione. 

Gesù maestro!: E’ bellissima questa esclamazione dei lebbrosi, questa preghiera. Innanzi tutto chiamano il Signore per nome, come si fa con gli amici. Sembra che si conoscano da tempo, che sappiano gli uni dell’altro, che si siano già incontrati a livello del cuore. Questi lebbrosi sono già stati ammessi al banchetto dell’intimità con Gesù, alla festa di nozze della salvezza. Dopo di loro solo il cieco di Gerico (Lc 18, 38) e il ladrone sulla croce (Lc 23, 42) ripeteranno questa invocazione con la stessa familiarità, lo stesso amore: Gesù! Solo chi si riconosce malato, bisognoso, povero, malfattore, diventa prediletto di Dio. Poi lo chiamano ‘maestro’, con un termine che significa più propriamente ‘colui che sta in alto’ e che ritroviamo sulla bocca di Pietro, quando, sulla barca, fu chiamato da Gesù a seguirlo (Lc 5, 8) e lui si riconosce peccatore. E qui siamo al cuore della verità, qui è svelato il mistero della lebbra, quale malattia dell’anima: essa è il peccato, è la lontananza da Dio, la mancanza di amicizia, di comunione con Lui. Questo fa disseccare l’anima nostra e la fa morire pian piano. 

Tornò indietro: Non è un semplice movimento fisico, un cambiamento di direzione e di marcia, ma piuttosto un vero e proprio rivolgimento interiore, profondo. ‘Tornare’ è il verbo della conversione, del ritorno a Dio. E’ il cambiare qualcosa in un’altra cosa (Ap 11, 6); è il tornare a casa (Lc 1, 56; 2, 43), dopo essersi allontanati, come ha fatto il figlio prodigo, perso nel peccato. Così fa questo lebbroso: cambia la sua malattia in benedizione, la sua estraneità e lontananza da Dio in amicizia, in rapporto di intimità, come tra padre e figlio. Cambia, perché si lascia cambiare da Gesù stesso, si lascia raggiungere dal suo amore. 

Per ringraziarlo: Bellissimo questo verbo, in tutte le lingue, ma in modo particolare in greco, perché porta in sé il significato di eucaristia. Sì, è proprio così: il lebbroso ‘fa

eucaristia’! Si siede alla mensa della misericordia, dove Gesù si è lasciato ferire e piagare

ancor prima di lui; dove è diventato il maledetto, l’escluso, il buttato fuori dell’accampamento per raccogliere tutti noi nel suo cuore. Riceve il pane e il vino dell’amore gratuito, della salvezza, del perdono, della vita nuova; finalmente può entrare di nuovo nel tempio e partecipare alla liturgia, al culto. Finalmente può pregare, avvicinandosi a Dio in piena fiducia. Non ha più le vesti stracciate, ma l’abito da festa, la veste nuziale; ha i calzari ai piedi e l’anello al dito. Non deve più coprirsi la bocca, ma può ormai cantare e lodare Dio, può sorridere e parlare apertamente; può avvicinarsi a Gesù e baciarlo, come un amico fa con l’amico. La festa è piena, la gioia traboccante. 

Alzati e va!: E’ l’invito di Gesù, del Signore. Alzati, cioè ‘Risorgi!’. E’ la vita nuova dopo la morte, il giorno dopo la notte. Anche per Saulo, sulla via di Damasco, è risuonato questo invito, questo comando d’amore: “Risorgi!” (At 22, 10. 16) ed è nato di nuovo, dal grembo dello Spirito Santo; è tornato a vedere, ha ricominciato a mangiare, ha ricevuto il battesimo e il nome nuovo. La sua lebbra era scomparsa. 

La tua fede ti ha salvato: Rileggo questa espressione di Gesù, la ascolto nei suoi dialoghi con le persone che incontra, con la peccatrice, l’emorroissa, il cieco… 

  • Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì (Mt 9, 22; Lc 8, 48).
  • E Gesù gli disse: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada (Mc 10, 52).
  • Egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata: va’ in pace» (Lc 7, 50).
  • E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato» (Lc 18, 42).

Allora prego, insieme agli apostoli e dico anch’io: “Signore, aumenta la mia fede!” (cf. Lc 17, 6); “Aiutami nella mia incredulità!” (Mc 9, 24). 

3. Prego la Parola 

  1. Il confronto con la vita:

Signore, ho raccolto il miele buono delle tue parole dalla divina Scrittura; tu mi hai dato luce, mi hai nutrito il cuore, mi hai mostrato la verità. So che nel numero di quei lebbrosi, di quei malati, ci sono anch’io e so che tu mi stai aspettando, perché torni, pieno di gioia, a fare Eucaristia con te, nel tuo amore misericordioso. Ti chiedo ancora la luce del tuo Spirito per poter vedere bene, per conoscere e per lasciarmi cambiare da te. Ecco, Signore, apro il mio cuore, la mia vita, davanti a te… guardami, interrogami, risanami. 

  1. Alcune domande:
  • Se in questo momento, Gesù, passando e attraversando la mia vita, si fermasse per entrare nel mio villaggio, io sarei pronto ad accoglierlo? Sarei gioioso nel lasciarlo entrare? Lo inviterei, insisterei, come i discepoli di Emmaus? Eccolo, Lui sta alla porta e bussa… Mi alzerò, per aprire al mio Diletto? (Ct 5, 5).
  • E com’è il mio rapporto con Lui? Riesco a chiamarlo per nome, come hanno fatto i lebbrosi, pur così a distanza, ma con tutta la forza della loro fede? Nasce mai l’invocazione del nome di Gesù dal mio cuore, dalle mie labbra? Quando sono nel pericolo, nel dolore, nel pianto, quali esclamazioni escono spontanee da me? Non potrei provare a stare un po’ più attento a questo aspetto, che sembra secondario, di poco conto, ma che invece rivela una realtà molto forte e profonda? Perché non comincio a ripetere il nome di Gesù nel mio cuore, poi magari anche sulle labbra, come una preghiera, o come un canto? Potrebbe diventare la mia compagnia mentre vado al lavoro, mentre cammino, mentre faccio questo o quello…
  • Ho il coraggio di mettere a nudo il mio male, il mio peccato, che è la vera malattia? Gesù invita i dieci lebbrosi ad andare dai sacerdoti, secondo la legge ebraica, ma anche per me, oggi, è importante, indispensabile compiere questo passaggio: il raccontarmi, il portare alla luce quello che mi fa male dentro e mi impedisce di essere sereno, felice, in pace. Se non è davanti al sacerdote, almeno bisogna che io mi metta davanti al Signore, faccia a faccia con Lui, senza maschere, senza nascondigli e gli dica tutta la verità di me. Solo così sarà possibile guarire veramente.
  • La salvezza del Signore è per tutti; tutti Lui ama con immenso amore. Però sono pochi quelli che si aprono ad accogliere la sua presenza nella propria vita. Uno su dieci. Io da che parte mi metto? Riesco a riconoscere tutto il bene che il Signore ha fatto alla mia vita? O continuo solo a lamentarmi, ad aspettarmi sempre qualcosa di più, a recriminare, a protestare, a minacciare? So dire veramente grazie, con sincerità, con gratitudine, nella convinzione che ho ricevuto tutto, che il Signore mi dona sempre in sovrappiù? Sarebbe davvero bello prendermi un po’ di tempo per ringraziare il Signore di tutti i benefici che Lui ha sparso nella mia vita, d quando mi ricordo fino ad oggi. Penso che non riuscirei a finire, perché mi verrebbe sempre in mente qualcosa di più. Allora non mi resta che fare come il lebbroso, quell’unico fra i dieci: tornare indietro, correre fino al Signore e buttarmi ai suoi piedi, lodando Dio a gran voce. Posso farlo cantando un canto, o solo ripetendogli il mio grazie, o magari piangendo di gioia.
  • E ora ascolto l’invito di Gesù: “Alzati e mettiti in viaggio”. Dopo questa esperienza non posso stare fermo, chiudermi nel mio mondo, nella mia tranquilla beatitudine e dimenticarmi di tutti. Devo alzarmi, uscire fuori, mettermi in cammino. Se il Signore ha beneficato me, è perché io porti il suo amore a miei fratelli. La gioia dell’incontro con Lui e della guarigione dell’anima non sarà mai vera, se non è condivisa e messa a servizio degli altri. Mi basta un attimo, per farmi venire in mente tanti amici, tante persone più o meno vicine che hanno bisogno di un po’ di gioia e di speranza. Perché, allora, non mi muovo subito? Posso fare una telefonata, mandare un messaggio, scrivere anche solo un bigliettino, oppure posso andare a trovare qualcuno, fargli compagnia e trovare il coraggio di annunciare la bellezza e la gioia di avere Gesù come amico, come medico, come salvatore. Il momento è adesso. c) Prego con un salmo: 

A te ho gridato, Signore e mi hai guarito. 

Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male  e nel cui spirito non è inganno.  Tacevo e si logoravano le mie ossa,  mentre gemevo tutto il giorno. 

Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore.  Ho detto: «Confesserò al Signore le mie colpe»  e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. 

Per questo ti prega ogni fedele nel tempo dell’angoscia. 

Quando irromperanno grandi acque non lo potranno raggiungere.  Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo,  mi circondi di esultanza per la salvezza.  Ti farò saggio, t’indicherò la via da seguire;  con gli occhi su di te, ti darò consiglio.  Gioite nel Signore ed esultate, giusti,  giubilate, voi tutti, retti di cuore. 

4. Contemplo e lodo 

Signore, dalla solitudine e dall’isolamento sono venuto verso di te, con tutto il peso e la vergogna del mio peccato, della mia malattia. Ho gridato, ho confessato, ho chiesto misericordia a te, che sei l’amore. Tu mi hai ascoltato ancor prima che potessi finire la mia povera preghiera; anche da lontano tu mi hai conosciuto e mi hai accolto. Tu sai tutto di me, ma non ti scandalizzi, non disprezzi, non allontani. Mi hai detto solo di non aver paura, di non nascondermi. E’ bastato appena appena darti fiducia, aprire uno spiraglio del cuore e già la tua salvezza mi ha raggiunto, già ho sentito il balsamo della tua presenza. Ho capito che tu mi avevi guarito. Allora, Signore, non ho potuto fare a meno di tornare da te, per dirti almeno grazie, per piangere di gioia ai tuoi. Pensavo di non avere più nessuno, di non farcela, di non venirne più fuori. E invece tu mi hai salvato, mi hai dato un’altra possibilità per ricominciare. Signore, grazie a te non sono più lebbroso! Ho gettato via le mie vesti stracciate e ho indossato l’abito della festa. Ho rotto l’isolamento della vergogna, della durezza e ho cominciato a uscire da me stesso, lasciandomi alle spalle la mia prigione. Mi sono alzato, sono risorto. Oggi, con te, io ricomincio a vivere. 

Lectio Divina: Lunedì, 10 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore,  perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,29-32 

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. 

La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui. 

Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta un’accusa molto forte di Gesù contro i farisei e gli scribi. Volevano che Gesù desse loro un segnale, perché non credevano nei segni e nei miracoli che stava realizzando. Questa accusa di Gesù continua nei vangeli dei prossimi giorni. Nel meditare questi vangeli dobbiamo fare molta attenzione a non generalizzare l’accusa di Gesù come se fosse diretta contro il popolo ebreo. Nel passato, l’assenza di questa attenzione, ha contribuito purtroppo ad aumentare in noi cristiani l’antisemitismo che ha causato tanti danni all’umanità lungo i secoli. Invece di alzare il dito contro i farisei del tempo di Gesù, è meglio rispecchiarci nei testi per scorgere in essi il fariseo che vive nascosto nella nostra chiesa ed in ognuno di noi, e che merita questa critica da parte di Gesù.
  • Luca 11,29-30: Il segno di Giona. “In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona ”. Il vangelo di Matteo informa che erano gli scribi ed i farisei che chiedevano un segnale (Mt 12,38). Volevano che Gesù realizzasse per loro un segno, un miracolo, in modo che potessero rendersi conto se era il mandato da Dio, come loro lo immaginavano. Volevano che Gesù si sottomettesse ai loro criteri. Volevano inquadrarlo nello schema del loro messianismo. Non c’era in loro un’apertura verso una possibile conversione. Ma Gesù non si sottomise alla loro richiesta. Il vangelo di Marco dice che Gesù, dinanzi alle richieste dei farisei, trasse un profondo respiro (Mc 8,12), probabilmente di disgusto e di tristezza dinanzi a tanta cecità. Perché a nulla serve mostrare un bel quadro a chi non vuole aprire gli occhi. L’unico segnale che sarà dato loro è il segno di Giona. “Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione”. Come sarà questo segnale del Figlio dell’Uomo? Il vangelo di Matteo risponde: “Come infatti Giona passo tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, cosi il Figlio dell’Uomo resterà tre giorni e tre notti nel ventre della terra” (Mt 12,40). L’unico segnale sarà la risurrezione di Gesù. Questo è il segno che, nel futuro, sarà dato agli scribi ed ai farisei. Gesù, da loro condannato a morte e ad una morte di croce, sarà risorto da Dio e continuerà a risorgere in molti modi in coloro che credono in lui. Il segnale che converte non sono i miracoli, ma la testimonianza di vita!
  • Luca 11,31: Salomone e la regina del Sud. L’allusione alla conversione della gente di Ninive associa e ricorda la conversione della Regina di Saba: “La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui”. Questa evocazione quasi occasionale dell’episodio della Regina di Saba che riconobbe la saggezza di Salomone, mostra come veniva usata in quel tempo la Bibbia. Era per associazione. La regola principale dell’interpretazione era questa: “La Bibbia si spiega con la Bibbia”. Fino ad oggi, questa è una delle norme più importanti per l’interpretazione della Bibbia, soprattutto per la Lettura della Parola di Dio, in un clima di preghiera.
  • Luca 11,32: Ed ecco ben più di Giona c’è qui. Dopo la digressione su Salomone e sulla Regina di Saba, Gesù ritorna a parlare del segno di Giona: “Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono”. La gente di Ninive si convertì dinanzi alla testimonianza della predicazione di Giona e denuncia l’incredulità degli scribi e dei farisei. Perché “ben più di Giona c’è qui”. Gesù è più grande di Giona, più grande di Salomone. Per noi cristiani, è la chiave principale per la scrittura (2Cor 3,14-18).

4) Per un confronto personale 

  • Gesù critica gli scribi ed i farisei che riuscivano a negare l’evidenza, rendendosi incapaci di riconoscere la chiamata di Dio negli eventi. E noi cristiani oggi, ed io: meritiamo la stessa critica di Gesù?
  • Ninive si converte dinanzi alla predicazione di Giona. Gli scribi ed i farisei non si convertirono. Oggi, gli appelli della realtà provocano mutamenti e conversioni nei popoli del mondo intero: la minaccia ecologica, l’urbanizzazione che disumanizza, il consumismo che massifica ed aliena, le ingiustizie, la violenza, ecc. Molti cristiani vivono lontani da questi appelli di Dio che vengono dalla realtà.

5) Preghiera finale 

Lodate, servi del Signore, 

lodate il nome del Signore.  Sia benedetto il nome del Signore,  ora e sempre. (Sal 112) 

Lectio Divina: Martedì, 11 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore,  perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,37-41 

In quel tempo, dopo che Gesù ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. 

Allora il Signore gli disse: “Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà mondo”. 

3) Riflessione 

  • Nel vangelo di oggi continua il rapporto teso tra Gesù e le autorità religiose del suo tempo. Ma nonostante la tensione c’era anche una certa familiarità tra Gesù ed i farisei. Invitato a mangiare a casa loro, Gesù accetta l’invito. Non perde la libertà davanti a loro, né i farisei davanti a Gesù.
  • Luca 11,37-38: L’ammirazione del fariseo dinanzi alla libertà di Gesù. “In quel tempo, dopo che Gesù ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli entrò e si mise a tavola. Il fariseo si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo”. Gesù accetta l’invito a pranzo a casa del fariseo, ma non cambia il suo modo di agire, sedendosi a tavola senza lavarsi le mani. Ma nemmeno il fariseo cambia il suo atteggiamento davanti a Gesù, poiché esprime la sua ammirazione per il fatto che Gesù non si lava le mani. A quel tempo, lavarsi le mani prima del pasto era un obbligo religioso, imposto alla gente in nome della purezza, voluta dalla legge di Dio. Il fariseo rimase meravigliato dal fatto che Gesù non osservasse questa norma religiosa. Ma malgrado la loro totale diversità, il fariseo e Gesù hanno qualcosa in comune: per loro la vita è seria. Il modo di fare dei farisei era il seguente: ogni giorno, dedicavano otto ore allo studio ed alla meditazione della legge di Dio, altre otto ore al lavoro per poter sopravvivere con la famiglia ed otto ore al riposo. Questa testimonianza seria della loro vita dà loro una grande leadership popolare.

Forse per questo, malgrado il fatto di essere totalmente diversi, i due, Gesù e i farisei, si capivano e si criticavano a vicenda, senza perdere la possibilità del dialogo. 

  • Luca 11,39-41: La risposta di Gesù. “Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà mondo”. I farisei osservavano la legge alla lettera. Guardavano solo la scrittura e per questo erano incapaci di percepire lo spirito della legge, l’obiettivo che l’osservanza della legge voleva raggiungere nella vita delle persone. Per esempio, nella legge c’era scritto: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Lv 19,18). E loro commentavano: “Dobbiamo amare il prossimo, sì, ma solo il prossimo, non gli altri!” E da lì nasceva la discussione attorno alla questione: “Chi è il mio prossimo?” (Lc 10,29) L’apostolo Paolo scrive nella sua seconda lettera ai Corinzi: “La lettera uccide, lo spirito dà vita” (3,6). Nel Discorso della Montagna, Gesù critica coloro che osservano la lettera della legge però ne trasgrediscono lo spirito (Mt 5,20). Per essere fedeli a ciò che Dio ci chiede non basta osservare letteralmente la legge. Sarebbe la stessa cosa che pulire il bicchiere all’esterno e lasciare la parte dentro piena di sporcizia: rapina e iniquità. Non basta non uccidere, non rubare, non commettere adulterio, non giurare. Osserva solo pienamente la legge di Dio colui che, oltre ciò che legge, va fino alla radice e strappa dal di dentro i desideri di “rapina ed iniquità” che possono portare all’assassinio, alla rapina, all’adulterio. E’ nella pratica dell’amore che si compie la pienezza della legge (cf. Mt 5,21-48).

4) Per un confronto personale 

  • La nostra Chiesa merita oggi questa accusa di Gesù contro gli scribi ed i farisei? Io la merito?
  • Rispettare la serietà di vita di coloro che pensano in modo diverso da noi può facilitare il dialogo oggi così necessario e difficile. Come pratico il dialogo in famiglia, nel lavoro ed in comunità?

5) Preghiera finale 

Venga a me, Signore, la tua grazia,  la tua salvezza secondo la tua promessa.  Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,  perché confido nei tuoi giudizi. (Sal 118) 

Lectio Divina: Mercoledì, 12 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, 

Signore, 

perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,42-46 

In quel tempo, Gesù disse: “Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre. 

Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. 

Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo”. 

Uno dei dottori della legge intervenne: “Maestro, dicendo questo, offendi anche noi”. 

Egli rispose: “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” 

3) Riflessione 

  • Nel vangelo di oggi continua la relazione conflittuale tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca. Oggi nella Chiesa avviene lo stesso conflitto. In una determinata diocesi il vescovo convocò i poveri a partecipare attivamente. Loro accolsero la richiesta e numerosi cominciarono a partecipare. Sorse un gran conflitto. I ricchi dicevano che furono esclusi ed alcuni sacerdoti cominciarono a dire: “Il vescovo fa politica e dimentica il vangelo!”
  • Luca 11,42: Guai a voi che non pensate alla giustizia ed all’amore. “Guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre”. Questa critica di Gesù ai capi religiosi di quell’epoca può ripetersi per molti capi religiosi dei secoli seguenti, fino ad oggi. Molte volte, in nome di Dio, insistiamo in dettagli e dimentichiamo la giustizia e l’amore. Per esempio, il giansenismo rese arido il vissuto della fede, insistendo nelle osservanze e penitenze che allontanarono la gente dal cammino dell’amore. La suora carmelitana Santa Teresa de Lisieux crebbe nell’ambiente giansenista che caratterizzava la Francia della fine del XIX secolo. A partire da una dolorosa esperienza personale, lei seppe recuperare la gratuità dell’amore di Dio con la forza che deve animare dal di dentro l’osservanza delle norme. Perché, senza l’esperienza dell’amore, le osservanze fanno di Dio un idolo.

L’osservazione finale di Gesù diceva: “Voi dovete praticare questo, senza lasciare da parte quell’altro”. Questa avvertenza fa ricordare un’altra osservazione di Gesù che serve da commento: ” Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire: poiché io vi dico in verità che finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà, che tutto non sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti ed avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno de’ cieli; ma chi li avrà messi in pratica ed insegnati, esso sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e de’ Farisei, voi non entrerete punto nel regno dei Cieli” (Mt 5,17-20). 

  • Luca 11,43: Guai a voi, a cui piacciono posti d’onore. “Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze”. Gesù richiama l’attenzione dei discepoli sul comportamento ipocrita di alcuni farisei. Loro provano gusto nel circolare per le piazze con lunghe tuniche, ricevere i saluti della gente, occupare i primi posti nelle sinagoghe e i posti d’onore nei banchetti (cf. Mt 6,5; 23,5-7). Marco dice che a loro piaceva entrare nelle case delle vedove e recitare lunghe preghiere in cambio di soldi! Persone così riceveranno un giudizio molto severo (Mc 12,38-40). Oggi nella chiesa avviene la stessa cosa.
  • Luca 11,44: Guai a voi, sepolcri nascosti. “Guai a voi, scribi e farisei, che assomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità” (Mt 23,27-28). L’immagine di “sepolcri imbiancati” parla da sola e non ha bisogno di commenti. Per mezzo di questa immagine, Gesù condanna un’apparenza fittizia di persona corretta, il cui interno è la negazione totale di quello che vuol fare apparire all’esterno. Luca parla di sepolcri nascosti: “Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo”. Chi calpesta o tocca un sepolcro diventa impuro, anche quando il sepolcro è nascosto sotto terra. L’immagine è molto forte: fuori il fariseo di sempre sembra giusto e buono, ma questo aspetto è un inganno, perché dentro c’è un sepolcro nascosto che, senza che la gente se ne renda conto, sparge un veleno che uccide, comunica una mentalità che allontana da Dio, suggerisce una comprensione errata della Buona Novella del Regno. Un’ideologia che fa di Dio un idolo morto!
  • Luca 11,45-46: Critica del dottore della legge e risposta di Gesù: uno specialista nelle leggi prende la parola e dice: “Maestro, dicendo questo, offendi anche noi!” Nella risposta Gesù non torna indietro, bensì lascia apparire con chiarezza che la stessa critica vale anche per gli scribi: “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” Nel Discorso della

Montagna, Gesù esprime la stessa critica che serve da commento: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito” (Mt 23,2-4). 

4) Per un confronto personale 

  • L’ipocrisia mantiene un’apparenza che inganna. Fino a dove va la mia ipocrisia? Fino a dove va l’ipocrisia nella nostra chiesa?
  • Gesù criticava gli scribi che insistevano nell’osservanza disciplinare delle cose minute della legge, come per esempio la decima della menta, della ruta e di tutti gli erbaggi e dimenticavano di insistere sull’obiettivo della legge che è la pratica della giustizia e dell’amore. Questa critica vale anche per me?

5) Preghiera finale 

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,  non indugia nella via dei peccatori  e non siede in compagnia degli stolti;  ma si compiace della legge del Signore, 

la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1) 

Lectio Divina: Giovedì, 13 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore,  perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 11,47-54 

In quel tempo, il Signore disse: “Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. 

Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. 

Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito”. 

Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca. 

3) Riflessione 

  • Di nuovo, per l’ennesima volta, il vangelo di oggi parla del conflitto tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca.
  • Luca 11,47-48: Guai a voi che costruite i sepolcri dei profeti. “Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Matteo dice che si tratta di scribi e farisei (Mt 23,19). Il ragionamento di Gesù è chiaro. Se i padri uccisero i profeti ed i figli costruirono i sepolcri, è perché i figli approvarono il crimine dei padri. Oltre tutto sanno che il profeta morto non scomoda nessuno. In questo modo i figli diventano testimoni e complici dello stesso crimine (cf. Mt 23,29-32).
  • Luca 11,49-51: Chiedere conto del sangue sparso fin dalla creazione del mondo. “Per questo la sapienza di Dio ha detto: Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.” Paragonato con il vangelo di Matteo, Luca è solito offrire una versione abbreviata del testo di Matteo. Ma qui lui aumenta l’osservazione: “sparso fin dalla creazione del mondo, dal sangue di Abele”. Lui fece la stessa cosa con la genealogia di Gesù. Matteo, che scriveva per i giudei convertiti, comincia con Abramo (Mt 1,1.2.17), mentre Luca va fino ad Adamo (Lc 3,38). Luca universalizza ed include i pagani, poi scrive il suo vangelo per i pagani convertiti. L’informazione sull’assassinio di Zaccaria nel Tempio viene data nel Libro delle Croniche: “Allora lo spirito di Dio investì Zaccaria, figlio del sacerdote Ioadà, che si alzò in mezzo al popolo e disse: “Dice Dio: perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo: poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona.” Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio”. (2Cr 24,20-21). Gesù conosceva la storia del suo popolo fin nelle minuzie. Sa chi sarà il prossimo nella lista di Abele fino a Zaccaria. Ancora oggi la lista è aperta. Molta gente è morta a causa della giustizia e della verità.
  • Luca 11,52: Guai a voi, dottori delle legge. “Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito”. Come chiudono il Regno? Loro credono di avere il monopolio della scienza rispetto a Dio ed alla legge di Dio ed impongono agli altri il loro modo, senza lasciare margine ad un’idea diversa. Presentano Dio come un giudice severo ed in nome di Dio impongono legge e norme che non hanno nulla a che vedere con i comandamenti di Dio, falsificano l’immagine del Regno ed uccidono negli altri il desiderio di servire Dio ed il Regno. Una comunità che si organizza attorno a questo falso dio “non entra nel Regno”, né è un’espressione del Regno, ed impedisce che i suoi membri entrino nel Regno. E’ importante notare la differenza tra Matteo e Luca. Matteo parla dell’entrata nel Regno dei cieli e la frase è redatta nella forma verbale del presente: “Guai a voi, dottori della Legge e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci” (Mt 23,13). L’espressione entrare nel Regno dei Cieli può significare entrare nel cielo dopo la morte, ma è probabile che si tratti di entrare in comunità, attorno a Gesù e nelle comunità dei primi cristiani. Luca parla di chiave della scienza e la frase è redatta nella forma verbale del passato. Luca constata semplicemente che la pretesa degli scribi di possedere la chiave della scienza rispetto a Dio ed alla legge di Dio impedisce loro di riconoscere Gesù come Messia ed impedisce al popolo giudeo di riconoscere Gesù quale Messia: Voi vi impadronite della chiave della scienza. Voi stessi non entrate, ed impedite ad altri di entrare.
  • Luca 11,53-54: Reazione contro Gesù. La reazione delle autorità religiose contro Gesù è stata immediata. “Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.” Considerandosi gli unici veri interpreti della legge di Dio, cercano di provocare Gesù sull’interpretazione della Bibbia per poter sorprenderlo in qualche cosa che uscisse dalla sua bocca. Continua a crescere, così, l’opposizione contro Gesù ed il desiderio di eliminarlo (Lc 6,11; 11,53-54; 19,48; 20,19-20;

22,2). 

4) Per un confronto personale 

  • Molte persone che volevano entrare furono impedite o non credettero più a causa degli atteggiamenti anti-evangelici dei sacerdoti. Hai esperienze al riguardo?
  • Gli scribi cominciarono a criticare Gesù che pensava ed agiva in modo diverso. Non è difficile trovare motivi per criticare colui o colei che pensa diversamente da me. Hai esperienze al riguardo?

5) Preghiera finale 

Il Signore ha manifestato la sua salvezza,  agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.  Egli si è ricordato del suo amore,  della sua fedeltà alla casa di Israele. (Sal 97) 

Lectio Divina: Venerdì, 14 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore,  perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,1-7 

In quel tempo, radunatesi migliaia di persone a tal punto che si calpestavano a vicenda, Gesù cominciò a dire anzitutto ai discepoli: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti. 

A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui. 

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta un’ultima critica di Gesù contro le autorità religiose del suo tempo.
  • Luca 12,1ª: A migliaia cercano Gesù. “In quel tempo, radunatesi migliaia di persone a tal punto che si calpestavano a vicenda”. Questa frase lascia intravedere l’enorme popolarità di Gesù e la voglia della gente di incontrarsi con lui (cf. Mc 6,31; Mt 13,2). Fa vedere anche l’abbandono in cui si trovava la gente. “Sono come pecore senza pastore”, diceva Gesù in un’altra occasione quando vide la moltitudine avvicinarsi a lui per ascoltare la sua parola (Mc 6,34).
  • Luca 12,1b: Attenzione all’ipocrisia. “Gesù cominciò a parlare, prima ai suoi discepoli: “Guardatevi dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia.” Marco parlava già di lievito dei farisei e degli erodiani e suggeriva che si trattava della mentalità o dell’ideologia dominante dell’epoca che aspettava un messia glorioso e potente. (Mc 8,15; 8,31-33). In questo testo, Luca identifica il lievito dei farisei con l’ipocrisia. L’ipocrisia è un atteggiamento che rovescia i valori. Nasconde la verità. Mostra una bella maschera che nasconde e trucca ciò che di putrido c’è dentro. In questo caso, l’ipocrisia era la maschera apparente della fedeltà massima alla parola di Dio che nascondeva la contraddizione della loro vita. Gesù vuole il contrario. Vuole la coerenza non ciò che rimane nascosto.
  • Luca 12,2-3: Ciò che è nascosto sarà rivelato. “Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.” E’ la seconda volta che Luca parla di questo tema (cf. Lc 8,17). Invece dell’ipocrisia dei farisei che nasconde la verità, i discepoli devono essere sinceri. Non devono aver paura della verità. Gesù li invita a condividere con gli altri gli insegnamenti che impararono da lui. I discepoli non possono custodirli per sé, ma devono divulgarli. Un giorno, le maschere cadranno completamente e tutto sarà rivelato con chiarezza, e sarà proclamato sui tetti. (Mt 10,26-27).
  • Luca 12,4-5: Non avere paura. “Sì, ve lo dico. Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui. Qui Gesù si rivolge ai suoi amici, i discepoli e le discepole. Loro non devono aver paura di coloro che uccidono il corpo, che torturano, che calpestano e fanno soffrire. I torturatori possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere la libertà e lo spirito. Devono aver paura, questo sì, che il timore della sofferenza li porti a nascondere o a negare la verità e quindi li spinga ad offendere Dio. Poiché chi si allontana da Dio si perde per sempre.
  • Luca 12,6-7: Voi valete più di molti passeri. “Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri”. I discepoli non devono aver paura di nulla, perché sono nelle mani di Dio. Gesù ordina di guardare i passeri. Due passeri si vendono per pochi centesimi e nessuno di loro cade in terra senza il consenso del Padre. Perfino i capelli della testa sono contati. Luca dice che non cade nessun capello senza il permesso del Padre (Lc 21,18). E ne cadono tanti di capelli! Per questo, “Non temete, voi valete più di molti passeri”. E’ questa la lezione che Gesù trae dalla contemplazione della natura. (cf Mt 10,29-31)
  • La contemplazione della natura. Nel Discorso della Montagna, il messaggio più importante Gesù lo trae dalla contemplazione della natura. Lui dice: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,43-45.48). L’osservazione del ritmo del sole e della pioggia portano Gesù a questa affermazione rivoluzionaria: “Amate i vostri nemici.” La stessa cosa è valida per l’invito a guardare i fiori del campo e gli uccelli del cielo (Mt 6,25-30). Questo atteggiamento contemplativo sorprendente dinanzi alla natura portò Gesù a criticare verità apparentemente eterne. Sei volte di seguito lui ha il coraggio di correggere pubblicamente la Legge di Dio: “E’ stato detto, ma io vi dico…”. La scoperta fatta nella contemplazione rinnovata della natura diventa per lui una luce molto importante per rileggere la storia con uno sguardo diverso, e scoprire luci che prima non erano percepite. Oggi è in corso una nuova visione dell’universo. Le scoperte della scienza rispetto all’immensità del macro-cosmo e del micro-cosmo stanno diventando sorgente di una nuova contemplazione dell’universo. Si cominciano a criticare molte verità apparentemente eterne.

4) Per un confronto personale 

  • Ciò che è nascosto sarà rivelato. C’è in me qualcosa cha ho paura sia rivelato?
  • La contemplazione dei passeri e delle cose della natura portarono Gesù ad atteggiamenti nuovi e sorprendenti che rivelano la bontà gratuita di Dio. Sono solito/a contemplare la natura?

5) Preghiera finale 

Retta è la parola del Signore  e fedele ogni sua opera. 

Egli ama il diritto e la giustizia,  della sua grazia è piena la terra. (Sal 32) 

Lectio Divina: Sabato, 15 ottobre, 2022 

Santa Teresa di Gesù, Vergine e Dottore della Chiesa – Memoria

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore, 

perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,8-12 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. 

Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo gli sarà perdonato, ma chi bestemmierà lo Spirito Santo non gli sarà perdonato. 

Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire”. 

3) Riflessione 

  • Mentre Gesù è in cammino verso Gerusalemme Luca nel cap. 11, che precede il nostro brano, lo presenta come intento a svelare gli abissi dell’agire misericordioso di Dio e nello stesso la profonda miseria che si nasconde nel cuore dell’uomo ed in particolar modo in coloro che hanno il compito di essere testimoni della Parola e dell’opera dello Spirito santo nel mondo. Tali realtà Gesù li presenta con una serie di riflessioni che provocano nel lettore degli effetti: sentirsi attratti dalla forza della sua Parola al punto dal sentirsi giudicati interiormente e spogliati da tutte quelle manie di grandezza che agitano l’uomo (9,46). Inoltre il lettore si identifica con vari atteggiamenti che l’insegnamento di Gesù viene a suscitare: innanzitutto si riconosce nel discepolo alla sequela di Gesù e inviato a precederlo nel ruolo di messaggero del regno; nel tale che ha qualche esitazione nel seguirlo; nel fariseo o Dottore della legge, schiavi delle loro interpretazioni e stili di vita. In sintesi il percorso del lettore nel cap.11 è caratterizzato da questo incontro con l’insegnamento di Gesù che gli rivela l’intimità di Dio, la misericordia del cuore di Dio, ma anche la verità del suo essere uomo. Nel cap.12, invece, Gesù contrappone al giudizio pervertito dell’uomo la benevolenza di Dio che dona sempre con sovrabbondanza. È in questione la vita dell’uomo. Bisogna prestare attenzione alla perversione del giudizio umano o meglio all’ipocrisia che distorce i valori per privilegiare soltanto il proprio interesse e i propri vantaggi, più che interessarsi alla vita, quella che va accolta gratuitamente. La parola di Gesù lancia al lettore un appello sul come affrontare la questione della vita: l’uomo sarà giudicato per come si comporterà al momento delle minacce. Bisogna preoccuparsi non tanto degli uomini che possono «uccidere il corpo» ma piuttosto avere a cuore il timore di Dio che giudica e corregge. Ma Gesù non promette ai discepoli che saranno risparmiati da minacce, persecuzioni, ma li rassicura sull’aiuto di Dio al momento della difficoltà.
  • Saper riconoscere Gesù. L’impegno coraggioso a riconoscere pubblicamente la sua amicizia con Gesù, comporta come conseguenza la comunione personale con lui al momento del suo ritorno per giudicare il mondo. Allo stesso tempo il tradimento, «chi mi rinnegherà», colui che ha paura di confessare, riconoscere pubblicamente Gesù, si condanna da solo. Il lettore è invita a riflettere sulla portata cruciale di Gesù nella storia della salvezza: bisogna decidersi o con Gesù o contro di Lui e della sua Parola di grazia; da questa decisione, riconoscere o rinnegare Gesù, dipende la nostra salvezza. Luca evidenzia che la comunione che Gesù dona nel tempo presente ai suoi discepoli verrà confermata e diventerà perfetta al momento della sua venuta nella gloria («verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi»: 9, 26). L’appello alle comunità cristiane è molto evidente: anche se si è esposti alle ostilità del mondo, è indispensabile non venir meno nella testimonianza coraggiosa a Gesù, alla sua comunione con Lui, valere non vergognarsi di essere e mostrarsi cristiani.
  • La bestemmia contro lo Spirito santo. Bestemmiare è inteso qui da Luca come il parlare offensivo o parlare contro. Tale verbo era stato applicato a Gesù quando in 5,21 aveva perdonato i peccati. La questione che pone il nostro brano può sollevare nel lettore qualche difficoltà: la bestemmia contro il Figlio dell’uomo è meno grave di quella contro lo Spirito santo? Il linguaggio di Gesù può risultare abbastanza forte per il lettore del vangelo di Luca: nel percorso del vangelo ha visto Gesù che mostrava il comportamento di Dio che va in cerca del peccatore, che è esigente ma che sa attendere il momento del ritorno a Lui o la maturazione del peccatore. In marco e Matteo la bestemmia contro lo Spirito è il mancato riconoscimento del potere di Dio dietro gli esorcismi di Gesù. Ma in

Luca può significare il deliberato e consapevole rifiuto dello Spirito profetico che è all’opera nelle azioni e nell’insegnamento di Gesù, vale a dire, un rifiuto all’incontro con l’agire misericordioso e salvifico col Padre. Il mancato riconoscimento dell’origine divina della missione di Gesù, le offese dirette alla persona di Gesù, possono essere perdonati , ma chi nega l’agire dello Spirito santo nella missione di Gesù non sarà perdonato. Non si tratta di un’opposizione tra la persona di Gesù e lo Spirito santo, o di un contrasto, simbolo di due periodi della storia diversi, quello di Gesù e quello della comunità postpasquale, ma, in definitiva, l’evangelista intende mostrare che rinnegare la persona del Cristo equivale a bestemmiare contro lo Spirito santo. 

4) Per un confronto personale 

  • Sei consapevole che essere cristiani richiede di affrontare difficoltà, insidie, pericoli, fino a rischiare la propria vita per testimoniare la propria amicizia con Gesù?
  • Ti vergogni di essere cristiano? Ti sta più a cuore il giudizio degli uomini, la loro approvazione o quello di non perdere la tua amicizia con Cristo?

5) Preghiera finale 

O Signore, nostro Dio,  quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:  sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.  Con la bocca dei bimbi e dei lattanti  hai proclamato la tua lode. (Sal 8) 

Lectio Divina: Domenica, 16 ottobre, 2022 

Una vera preghiera:  l’esempio della vedova 

Luca 18,1-8 

1. Orazione iniziale 

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen. 

2. Lettura 

  1. Chiave di lettura:

La liturgia di questa domenica ci pone dinanzi un testo del Vangelo di Luca che parla di preghiera, un tema assai caro a Luca. E’ la seconda volta che questo evangelista riporta parole di Gesù per insegnarci a pregare. La prima volta (Lc 11,1-13), introduce il testo del Padre Nostro e mediante paragoni e parabole, ci insegna che dobbiamo pregare sempre, senza mai stancarci. Ora, questa seconda volta (Lc 18,1-4), Luca ricorre di nuovo a parabole estratte dalla vita di ogni giorno per dare istruzioni sulla preghiera: la parabola della vedova e del giudice (18,1-8), del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14). Luca presenta le parabole in modo assai didattico. Per ognuna di esse, fornisce una breve introduzione che serve da chiave di lettura. Poi viene la parabola ed, infine, Gesù stesso applica la parabola alla vita. Il testo di questa domenica si limita alla prima parabola della vedova e del giudice (Lc 18,1-8). Nel corso della lettura è bene prestare attenzione a quanto segue: “Quali sono gli atteggiamenti delle persone che appaiono in questa parabola?” 

  1. Una divisione del testo per aiutare a leggerlo:

Luca 18,1: Una chiave che Gesù offre per capire la parabola 

Luca 18,2-3: Il contrasto tra il Giudice e la Vedova 

Luca 18,4-5: Il mutamento del giudice ed il perché di tale mutamento 

Luca 18, 6-8a: Gesù applica la parabola  Luca 18, 8b: Una frase finale per provocare 

  1. Il testo:

1 Raccontò loro una parabola per mostrare che dovevano pregare sempre, senza stancarsi mai. 2 «In una città viveva un giudice che non temeva Dio e non si curava di nessuno. 3 Nella stessa città viveva una vedova, che andava da lui e gli chiedeva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 4 Per un po’ di tempo il giudice non volle, ma alla fine disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non mi prendo cura degli uomini, 5 tuttavia le farò giustizia e così non verrà continuamente a seccarmi”». 6 E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice ingiusto? 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che lo invocano giorno e notte? Tarderà ad aiutarli? 8 Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». 

  1. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 

4. Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Quale punto di questo testo ti è piaciuto di più?
  2. Quali sono gli atteggiamenti della vedova? O cosa colpisce di più in quello che lei fa e dice?
  3. Cosa colpisce nell’atteggiamento e nel parlare del Giudice? Perché?
  4. Quale applicazione Gesù fa della parabola?
  5. Cosa ci insegna la parabola sul modo di vedere la vita e le persone?

5. Una chiave di lettura 

per approfondire maggiormente il tema. 

  1. a) Il contesto storico:

Nell’analisi del contesto storico del Vangelo di Luca, dobbiamo tener conto sempre di questa duplice dimensione: l’epoca di Gesù degli anni 30, e l’epoca dei destinatari del Vangelo degli anni 80. Queste due epoche influiscono, ciascuna a modo suo, nella redazione del testo e devono essere presenti nello sforzo che compiamo per scoprire il senso che le parole di Gesù hanno oggi per noi.  b) Il contesto letterario: 

Il contesto letterario immediato ci presenta due parabole sulla preghiera: pregare con insistenza e perseveranza (la vedova ed il giudice) (Lc 18,1-8); pregare con umiltà e realismo (il fariseo ed il pubblicano) (Lc 18,9-14). Malgrado la loro differenza, queste due parabole hanno qualcosa in comune. Ci indicano che Gesù aveva un altro modo di vedere le cose della vita. Gesù scorgeva una rivelazione di Dio lì dove tutti scorgevano qualcosa di negativo. Per esempio, vedeva qualcosa di positivo nel pubblicano, di cui tutti dicevano: “Non sa pregare!” E nella vedova povera, di cui si diceva: “E’ così insistente che importuna perfino il giudice!” Gesù viveva così unito al Padre che tutto si trasformava per lui in fonte di preghiera. Sono molti i modi in cui una persona può esprimersi nella preghiera. Ci sono persone che dicono: “Non so pregare”, ma conversano con Dio tutto il giorno. Voi conoscete persone così?  c) Commento del testo: 

Luca 18,1: La chiave per capire la parabola 

Luca introduce una parabola con la frase seguente: “Raccontò loro una parabola per mostrare che dovevano pregare sempre, senza stancarsi mai”. La raccomandazione di “pregare senza stancarsi” appare molte volte nel Nuovo Testamento (1 Tes 5,17; Rom

12,12; Ef 6,18; ecc). Era una caratteristica della spiritualità delle prime comunità cristiane. Ed anche uno dei punti in cui Luca insiste maggiormente, sia nel Vangelo come negli Atti. Se vi interessa scoprire questa dimensione negli scritti di Luca, fate un esercizio: leggete il Vangelo e gli Atti ed annotate tutti i versi in cui Gesù o altre persone stanno pregando. Vi sorprenderete! 

Luca 18,2-3: Il contrasto tra la vedova ed il giudice 

Gesù ci mostra due personaggi della vita reale: un giudice senza considerazione verso Dio e verso il prossimo, ed una vedova che non desiste dal lottare per i suoi diritti presso il giudice. Il semplice fatto che Gesù ci mostra questi due personaggi rivela che conosce la società del suo tempo. La parabola non solo presenta la povera gente che lotta nel tribunale per vedere riconosciuti i suoi diritti, ma lascia anche intravedere il contrasto violento tra i gruppi sociali. Da un lato, un giudice insensibile, senza religione.

Da un altro, la vedova che sa a quale porta bussare per ottenere ciò che le è dovuto. 

Luca 18,4-5: Il cambiamento che avviene nel giudice ed il perché del cambiamento 

Per molto tempo, chiedendo la stessa cosa ogni giorno, la vedova non ottiene nulla dal giudice insensibile. Infine il giudice malgrado “non temesse Dio e non si curasse di nessuno” decide di prestare attenzione alla vedova e farle giustizia. Il motivo è: liberarsi da questa continua seccatura. Motivo ben interessato! Pero’ la vedova ottiene ciò che vuole! E’ questo un fatto della vita di ogni giorno, di cui Gesù si serve per insegnare a pregare. 

Luca 18,6-8: Un’applicazione della parabola 

Gesù applica la parabola: “Avete udito ciò che dice il giudice ingiusto? E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che lo invocano giorno e notte, anche se li fa aspettare?” Ed aggiunge che Dio farà giustizia tra breve. Se non fosse Gesù a parlarci, non avremmo il coraggio di paragonare Dio con un giudice nel loro atteggiamento morale. Ciò che importa nel paragone è l’atteggiamento della vedova che grazie alla sua insistenza, ottiene ciò che vuole. 

Luca 18,8b: Parole sulla fede 

Alla fine Gesù esprime un dubbio: “Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Avremo il coraggio di aspettare, di avere pazienza, anche se Dio tarda a risponderci? E’ necessario avere molta fede per continuare a resistere e ad agire, malgrado il fatto di non vedere il risultato. Chi aspetta risultati immediati, si lascerà prendere dallo sgomento. In diversi altri punti dei salmi si parla di questa stessa resistenza dura e difficile dinanzi a Dio, fino a che Lui risponde (Sl 71,14; 37,7; 69,4; Lm 3,26). Nel citare il Salmo 80, San Pietro dice che per Dio un giorno è come mille anni (2Pd 3,8; Sl 90,4). 

  1. d) Approfondimento: La preghiera negli scritti di Luca
  2. Gesù che prega nel Vangelo

I vangeli ci presentano un’immagine di Gesù che prega, che vive in contatto permanente con il Padre. L’aspirazione di vita di Gesù è fare la volontà del Padre (Gv 5,19). Luca è l’evangelista che ci dice più cose sulla vita di preghiera di Gesù. Ci presenta Gesù in costante preghiera. Gesù pregava molto ed insisteva, in modo che anche la gente ed i suoi discepoli facessero lo stesso. Ed è nel confronto con Dio dove appare la verità e la persona si incontra con se stessa in tutta la sua realtà ed umiltà. Ecco alcuni momenti nel Vangelo di Luca in cui Gesù appare pregando: 

Lc 2,46-50: Quando ha dodici anni, va al Tempio, nella Casa del Padre 

Lc 3,21: Quando è battezzato ed assume la missione, prega 

Lc 4,1-2: Quando inizia la missione, passa quaranta giorni nel deserto 

Lc 4,3-12: Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con i testi della Scrittura 

Lc 4,16: Gesù è solito partecipare alle celebrazioni, nelle sinagoghe, il sabato 

Lc 5,16; 9,18: Cerca la solitudine del deserto, per pregare 

Lc 6,12: La sera prima di scegliere gli Apostoli, trascorre la notte pregando 

Lc 9,16; 24,30: Prega prima dei pasti 

Lc 9,18: Prima di parlare della realtà e della sua passione, prega 

Lc 9,28: Durante la crisi, sul Monte per pregare, è trasfigurato quando prega 

Lc 10,21: Quando il Vangelo viene rivelato ai piccoli, dice: “Ti ringrazio, Padre…” 

Lc 11,1: Pregando, sveglia negli apostoli la volontà di pregare 

Lc 22.32: Prega per Pietro, per aumentare la sua fede 

Lc 22,7-14: Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli 

Lc 22,41-42: Nell’Orto degli Ulivi, prega, sudando sangue 

Lc 22,40.46: Nell’angoscia dell’agonia chiede ai suoi amici di pregare con lui 

Lc 23,34: Nel momento di essere inchiodato alla croce, chiede perdono per i suoi carnefici 

Lc 23,46; Sl 31,6: Nell’ora della morte, dice : “Nelle tue mani consegno il mio spirito” 

Lc 23,46: Gesù muore con sulle labbra il grido del povero 

Questo elenco di citazioni indica che per Gesù, la preghiera era intimamente unita alla vita, ai fatti concreti, alle decisioni che doveva prendere. Per essere fedele al progetto del Padre, cercava di rimanere da solo con lui. Di ascoltarlo. Nei momenti difficili e decisivi della sua vita, Gesù pregava i Salmi. Come qualsiasi altro giudeo pio, li conosceva a memoria. La recita dei Salmi non spense in lui lo spirito creativo. Anzi, Gesù inventò lui stesso un salmo: E’ il Padre Nostro. La sua vita è stata una preghiera perenne: “In ogni momento faccio ciò che il Padre mi chiede di fare!” (Gv 5,19.30). A lui si applica ciò che dice il Salmo: “… mentre io sono in preghiera!” (Sl 109,4)  ii. Le Comunità oranti negli Atti degli Apostoli 

Come avviene nel Vangelo, anche negli Atti, Luca parla molto spesso di preghiera. I primi cristiani sono coloro che continuano la preghiera di Gesù. A continuazione, un elenco di testi che in un modo o nell’altro, parlano di preghiera. Se osservate con molta attenzione, ne scoprirete anche altri: 

At 1,14: La comunità persevera in preghiera con Maria, la madre di Gesù 

At 1,24: La comunità prega per sapere come scegliere il sostituto di Giuda 

At 2,25-35: Pietro cita i salmi durante la predicazione 

At 2,42: I primi cristiani sono assidui nella preghiera 

At 2,46-47: Frequentano il tempio per lodare Dio 

At 3,1: Pietro e Giovanni vanno al tempio per la preghiera dell’ora nona 

At 3,8: Lo storpio curato loda Dio 

At 4,23-31: La comunità prega nella persecuzione 

At 5,12: I primi cristiani rimangono nel portico di Salomone (tempio) 

At 6,4: Gli apostoli si dedicano alla preghiera ed alla parola 

At 6,6: Pregano prima di imporre le mani sui diaconi 

At 7,59: Nell’ora della morte, Stefano prega: “Signore, ricevi il mio spirito” 

At 7,60: E prima Stefano prega: “Signore, non imputar loro questo peccato” 

At 8,15: Pietro e Giovanni pregano affinché i convertiti ricevano lo Spirito Santo 

At 8,22: Al peccatore viene detto: Pentiti e prega, così otterrai il perdono 

At 8,24: Simone dice: “Pregate voi per me il Signore, perché non mi accada nulla di ciò che avete detto” 

At 9,11: Paolo sta pregando 

At 9,40: Pietro prega per la guarigione di “Gazzella” 

At 10,2: Cornelio pregava Dio costantemente 

At 10,4: Le preghiere di Cornelio salgono al cielo e sono ascoltate 

At 10,9: Nell’ora sesta, Pietro prega sulla terrazza della casa 

At 10,30-31: Cornelio prega nell’ora nona, e la sua preghiera è ascoltata 

At 11,5: Pietro informa la gente di Gerusalemme: “Lui stava in preghiera”! 

At 12,5: La comunità prega quando Pietro è in carcere 

At 12,12: In casa di Maria, ci sono molte persone raccolte in preghiera 

At 13,2-3: La comunità prega e digiuna prima di inviare Paolo e Barnaba 

At 13,48: I pagani si rallegrano e glorificano la Parola di Dio 

At 14,23: I missionari pregano per designare i coordinatori delle comunità 

At 16,13: A Filippo, accanto al fiume, c’è un luogo di preghiera 

At 16,16: Paolo e Sila andavano alla preghiera 

At 16,25: Di notte, Paolo e Sila cantano e pregano in prigione 

At 18,9: Paolo ha una visione del Signore durante la notte 

At 19,18: Molti confessano i loro peccati 

At 20,7: Erano riuniti per la frazione del pane (Eucaristia) 

At 20,32: Paolo raccomanda a Dio i coordinatori delle comunità 

At 20,36: Paolo prega in ginocchio con i coordinatori delle comunità 

At 21,5: Si inginocchiano sulla spiaggia per pregare 

At 21,14: Dinanzi all’inevitabile, la gente dice: Sia fatta la volontà di Dio! 

At 21,20: Glorificano Dio per quanto fatto da Paolo 

At 21,26: Paolo va al tempio a compiere una promessa 

At 22,17-21: Paolo prega nel tempio, ha una visione e parla con Dio 

At 23,11: In carcere a Gerusalemme: Paolo ha una visione di Gesù 

At 27,23ss: Paolo ha una visione di Gesù durante la tormenta sul mare 

At 27,35: Paolo prende il pane e rende grazie a Dio prima di arrivare a Malta 

At 28,8: Paolo prega sul padre di Publio colpito dalla febbre 

At 28,15: Paolo rende grazie a Dio vedendo i fratelli a Pozzuoli 

Questo elenco ci indica due cose molto significative. Da una parte che i primi cristiani conservano la liturgia tradizionale del popolo. Come Gesù, pregano in casa in famiglia, nella comunità e nella sinagoga ed insieme alla gente nel tempio. D’altro canto, oltre alla liturgia tradizionale, sorge tra di loro un nuovo modo di pregare in comunità con un nuovo contenuto. La radice di questa nuova preghiera nasce dalla nuova esperienza di Dio in Gesù e dalla coscienza chiara e profonda della presenza di Dio in mezzo alla comunità: “In lui viviamo, ci moviamo e siamo!” (At 17,28) 

6. Preghiera: Salmo 63 (62) 

Il desiderio di Dio che si esprime nella preghiera 

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,  di te ha sete l’anima mia,  a te anela la mia carne,  come terra deserta,  arida, senz’acqua. 

Così nel santuario ti ho cercato,  per contemplare la tua potenza e la tua gloria.  Poiché la tua grazia vale più della vita,  le mie labbra diranno la tua lode.  Così ti benedirò finché io viva,  nel tuo nome alzerò le mie mani.  Mi sazierò come a lauto convito,  e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.  Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo  e penso a te nelle veglie notturne,  a te che sei stato il mio aiuto,  esulto di gioia all’ombra delle tue ali.  A te si stringe l’anima mia  e la forza della tua destra mi sostiene.  Ma quelli che attentano alla mia vita  scenderanno nel profondo della terra,  saranno dati in potere alla spada,  diverranno preda di sciacalli.  Il re gioirà in Dio,  si glorierà chi giura per lui,  perché ai mentitori verrà chiusa la bocca. 

7. Orazione finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. 

Lectio Divina: Lunedì, 17 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  crea in noi un cuore generoso e fedele,  perché possiamo sempre servirti con lealtà  e purezza di spirito. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,13-21 

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. 

Disse poi una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. 

3) Riflessione 

  • L’episodio narrato nel vangelo di oggi si trova solo nel Vangelo di Luca e non ha un parallelo con altri vangeli. Fa parte della lunga descrizione del viaggio di Gesù, dalla Galilea fino a Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,28), in cui Luca mette la maggior parte delle informazioni che è riuscito a raccogliere rispetto a Gesù e che non si trovano negli altri tre vangeli (cf. Lc 1,2-3). Il vangelo di oggi porta la risposta di Gesù alla persona che gli chiese di essere mediatore nella distribuzione di un’eredità.
  • Luca 12,13: Una richiesta per distribuire l’eredità. “Uno della folla disse a Gesù: Maestro dì a mio fratello di dividere l’eredità con me”. Ancora oggi, la distribuzione dell’eredità tra i familiari sopravissuti è una questione delicata e, molte volte, è occasione di dispute e di tensioni senza fine. A quel tempo, l’eredità aveva anche a che fare con l’identità delle persone (1 Re 21,1-3) e con la sopravvivenza (Nm 27,1-11; 36,1-12). Il problema maggiore era la distribuzione delle terre tra i figli del defunto padre. Essendo la famiglia grande, c’era il pericolo che l’eredità si dividesse in piccoli pezzi di terra che non avrebbero più potuto garantire la sopravvivenza di tutti. Per questo, onde evitare il disfacimento o la disintegrazione dell’eredità e mantenere vivo il nome della famiglia, il primogenito riceveva il doppio degli altri figli (Dt 21,17. cf. 2Rs 2,11).
  • Luca 12,14-15: Risposta di Gesù: attenzione alla cupidigia. “Gesù rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. Nella risposta di Gesù spunta la consapevolezza che ha della missione. Gesù non si sente mandato da Dio a rispondere alla richiesta di arbitrare tra i parenti che litigano tra di loro per la distribuzione dell’eredità. Ma la richiesta dell’uomo lo spinge alla missione di orientare le persone, poiché “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Faceva parte della sua missione illuminare le persone riguardo al senso della vita. Il valore di una vita non consiste nell’avere molte cose, bensì nell’essere ricco per Dio (Lc 12,21). Poiché, quando il guadagno occupa il cuore, l’uomo non sa come distribuire l’eredità con equità e con pace.
  • Luca 12,16-19: La parabola che fa pensare al senso della vita. Poi Gesù racconta una parabola per aiutare le persone a riflettere sul senso della vita: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti?” L’uomo ricco era davvero ossessionato dalla preoccupazione per suoi beni che aumentavano improvvisamente a causa di un raccolto abbondante. Pensa solo ad accumulare per garantirsi una vita senza preoccupazioni. Lui dice: “Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”.
  • Luca 12,20: Prima conclusione della parabola. “Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. La morte è una chiave importante per scoprire il vero senso della vita. Rende tutto relativo, poiché mostra ciò che perisce e ciò che rimane. Chi cerca solo di avere e dimentica l’essere, perde tutto nell’ora della morte. Qui è riportato un pensiero assai frequente nei libri sapienziali: perché accumulare beni in questa vita, se non sai dove finiranno i beni che hai accumulato, se non sai cosa ne farà l’erede di quello che tu gli/le lasci? (Eccle 2,12.18-19.21).
  • Luca 12,21: Seconda conclusione della parabola. “Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. Come diventare ricco per Dio? Gesù dà diversi suggerimenti e consigli: Chi vuole essere il primo, sia l’ultimo (Mt20,27; Mc 9,35; 10,44); è meglio dare che ricevere (At 20,35); il più grande è il minore (Mt 18,4; 23,11; Lc 9,48) salva la sua vita colui/colei che la perde (Mt 10,39; 16,25; Mc 8,35; Lc 9,24).

4) Per un confronto personale 

  • L’uomo chiede a Gesù di aiutarlo nella distribuzione dell’eredità. E tu, cosa chiedi a Gesù nelle tue preghiere?
  • Il consumismo crea bisogni e sveglia in noi il desiderio del guadagno. Come fai tu per non essere vittima del guadagno dettato dal consumismo?

5) Preghiera finale 

Acclamate al Signore, voi tutti della terra,  servite il Signore nella gioia,  

presentatevi a lui con esultanza. (Sal 99) 

Lectio Divina: Martedì, 18 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia,  Signore,  perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,  non ci stanchiamo mai di operare il bene.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 10,1-9 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. 

In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. 

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: È vicino a voi il regno di Dio”. 

3) Riflessione 

  • Oggi, festa dell’evangelista San Luca, il vangelo ci presenta l’invio dei settantadue discepoli che devono annunciare la Buona Novella di Dio nei villaggi e nelle città della Galilea. I settantadue siamo tutti noi che veniamo dopo i Dodici. Mediante la missione dei discepoli e delle discepole Gesù cerca di riscattare i valori comunitari della tradizione della gente che si sentiva schiacciata dalla duplice schiavitù della dominazione romana e dalla religione ufficiale. Gesù cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità in modo che siano di nuovo un’espressione dell’Alleanza, una dimostrazione del Regno di Dio. Per questo insiste sull’ospitalità, nella condivisione, sulla comunione, sull’accoglienza agli esclusi. Questa insistenza di Gesù appare nei consigli che dava ai discepoli ed alle discepole quando li mandava in missione. Al tempo di Gesù c’erano altri movimenti che, come Gesù, cercavano un modo nuovo di vivere e convivere, per esempio Giovanni Battista, i farisei ed altri. Anche loro formavano comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Ma come vedremo c’era una grande differenza.
  • Luca 10,1-3: La Missione. Gesù manda i discepoli nei luoghi dove lui voleva andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è il depositario della Buona Novella. Lui li manda

due a due. Ciò favorisce l’aiuto reciproco, poiché la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità. 

  • Luca 10,2-3: La corresponsabilità. Il primo compito è pregare affinché Dio mandi operai. Tutti i discepoli e le discepole devono sentirsi responsabili della missione. Per questo devono pregare il Padre per la continuità della missione. Gesù manda i suoi discepoli

come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Perché il sistema in cui vivono i discepoli ed in cui viviamo era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità attive. 

  • Luca 10,4-6: L’ospitalità. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non dovevano portare nulla, né bisaccia, né sandali. Ma dovevano portare la pace. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Perché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace, dimostra di avere fiducia nella gente. Pensa che sarà accolto, e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica il discepolo critica le leggi dell’esclusione e riscatta gli antichi valori della convivenza comunitaria. Non salutate nessuno lungo la strada significa che non si deve perdere tempo con le cose che non appartengono alla missione.
  • Luca 10,7: La condivisione. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè devono convivere in modo stabile, partecipare alla vita ed al lavoro della gente e vivere con ciò che ricevono in cambio, perché l’operaio è degno della sua

mercede. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione. Cosi, per mezzo di questa nuova pratica, riscattano una vecchia tradizione della gente, criticano la cultura di accumulo che caratterizzava la politica dell’Impero Romano ed annunciano un nuovo modello di convivenza. 

  • Luca 10,8: La comunione attorno al tavolo. Quando i farisei andavano in missione, andavano prevenuti. Pensavano che non potevano fidarsi del cibo della gente che non sempre era “puro”. Per questo, loro portavano bisaccia e denaro, per potersi procurare il proprio cibo. Cosi, invece di aiutare a superare le divisioni, l’osservanza della Legge della purezza debilitava ancora di più il vissuto dei valori comunitari. I discepoli di Gesù dovevano mangiare ciò che la gente offriva loro. Non potevano vivere separati, mangiando il loro cibo. Ciò significa che devono accettare la condivisione attorno al tavolo. A contatto con la gente, non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo cosi, criticano le leggi in vigore, ed annunciano un accesso nuovo alla purezza, cioè all’intimità con Dio.
  • Luca 10,9a: L’accoglienza degli esclusi. I discepoli devono occuparsi degli infermi, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Mt 10,8). Ciò significa che devono accogliere dentro la comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica la società che esclude ed indica soluzioni concrete. E’ ciò che oggi fa la pastorale degli esclusi, dei migranti ed emarginati.
  • Luca 10,9b: La venuta del Regno. Se queste esigenze vengono rispettate, allora i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è venuto! Annunciare il Regno non è in primo luogo insegnare verità e dottrine, ma condurre verso un nuovo modo di vivere e di convivere da fratelli e sorelle partendo dalla Buona Novella che Gesù ci ha proclamato: Dio è Padre e Madre di tutti noi.

4) Per un confronto personale 

  • L’ospitalità, la condivisione, la comunione, l’accoglienza degli esclusi: sono pilastri che sostengono la vita comunitaria. Come avviene questo nella mia comunità?
  • Cos’è per me essere cristiano o essere cristiana? In un’intervista alla TV, una persona ha risposto così al giornalista: “Sono cristiano, cerco di vivere il vangelo, ma non partecipo alla comunità della Chiesa”. Ed il giornalista commentò: “Allora lei si considera un giocatore di calcio, senza una squadra!” E’ il mio caso?

5) Preghiera finale 

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere 

e ti benedicano i tuoi fedeli.  Dicano la gloria del tuo regno  e parlino della tua potenza. (Sal 144) 

Lectio Divina: Mercoledì, 19 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  crea in noi un cuore generoso e fedele,  perché possiamo sempre servirti con lealtà  e purezza di spirito. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,39-48 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. 

Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?” 

Il Signore rispose: “Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? 

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico, lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore, assegnandogli il posto fra gli infedeli. 

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. 

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta di nuovo l’esortazione alla vigilanza con altre due parabole. Ieri la parabola del padrone e del servo (Lc 12,36-38). Oggi la prima parabola è quella del padrone di casa e del ladrone (Lc 12,39-40) e l’altra parla del proprietario e dell’amministratore (Lc 12,41-47).
  • Luca 12,39-40: La parabola del padrone di casa e del ladrone. “Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.

Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate”. Così come il padrone di casa non sa a che ora arriva il ladrone, così nessuno sa l’ora dell’arrivo del Figlio dell’Uomo. Gesù lo dice ben chiaro: “Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre!” (Mc 13,32). Oggi, molta gente vive con la preoccupazione della fine del mondo. Per le strade delle città, si vede scritto sui muri: Gesù ritornerà! C’è perfino gente che angosciata dall’imminenza della fine del mondo, si toglie la vita. Ma il tempo passa e la fine del mondo non arriva! Molte volte, l’affermazione “Gesù ritornerà” viene usata per fare paura alle persone e per obbligarle a frequentare una determinata chiesa! Dopo tanta attesa e speculazione attorno alla venuta di Gesù, molta gente non ne percepisce più la presenza in mezzo a noi, nelle cose più comuni della vita, nelle vicende di tutti i giorni. Perché ciò che importa non è sapere l’ora della fine del mondo, ma avere uno sguardo capace di percepire la venuta di Gesù già presente in mezzo a noi nella persona del povero (cf Mt 25,40) ed in tanti altri modi ed avvenimenti della vita di ogni giorno. 

  • Luca 12,41: La domanda di Pietro. “Allora Pietro disse a Gesù: “Signore, questa parabola la dici per noi o per tutti?” Non si capisce bene il perché di questa domanda da parte di Pietro. Evoca un altro episodio, in cui Gesù risponde ad una domanda simile dicendo: “A voi è dato di conoscere il mistero del Regno di Dio, ma a loro solo in parabole” (Mt 13,10-

11; Lc 8,9-10). 

  • Luca 12,42-48ª: La parabola del proprietario e dell’amministratore. Nella risposta alla domanda di Pietro, Gesù formula un’altra domanda in forma di parabola: “Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo?” Subito dopo, Gesù stesso, nella parabola dà la risposta: il buon amministratore è colui che svolge la sua missione di servo, non si serve dei beni ricevuti a suo vantaggio, ed è sempre vigilante ed attento. Forse è una risposta indiretta alla domanda di Pietro, come se dicesse: “Pietro, la parabola è veramente per te! Spetta a te saper amministrare bene la missione che Dio ti ha dato: coordinare le comunità. In questo senso, la risposta vale anche per ognuno di noi. E qui acquista molto senso l’avvertenza finale: “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più”.
  • La venuta del Figlio dell’Uomo e la fine di questo mondo. La stessa problematica c’era nelle comunità cristiane dei primi secoli. Molta gente delle comunità diceva che la fine di questo mondo era vicina e che Gesù sarebbe ritornato dopo. Alcuni della comunità di Tessalonica in Grecia, appoggiandosi alla predicazione di Paolo, dicevano: “Gesù ritornerà!” (1 Ts 4,13-18; 2 Ts 2,2). Per questo, c’erano perfino persone che non lavoravano più, perché pensavano che la venuta fosse cosa di pochi giorni o di settimane. Lavorare perché, se Gesù sarebbe ritornato? (cf 2Ts 3,11). Paolo risponde che non era così semplice come sembrava. E avvisava coloro che non lavoravano: “Chi non lavora non ha il diritto di mangiare!” Altri rimanevano a guardare il cielo, aspettando il ritorno di Gesù sulle nuvole (cf At 1,11). Ad altri l’attesa non piaceva (2Pt 3,4-9). In generale i cristiani vivevano nell’aspettativa della venuta imminente di Gesù. Gesù sarebbe venuto a compiere il Giudizio Finale per porre fine alla storia ingiusta del mondo di quaggiù ed inaugurare una nuova fase della storia, la fase definitiva del Nuovo Cielo e della Nuova Terra. Pensavano che ciò sarebbe successo dopo una o due generazioni. Molta gente sarebbe stata ancora viva quando Gesù fosse apparso glorioso nel cielo (1Ts 4,16-17; Mc 9,1). Altri, stanchi di aspettare, dicevano: “Non ritornerà mai più! (2 Pd 3,4). Ad oggi, il ritorno finale di Gesù non è ancora avvenuto! Come capire questo ritardo? Non ci rendiamo conto che Gesù è già tornato, ed è in mezzo a noi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.” (Mt 28,20). Lui è già accanto a noi nella lotta per la giustizia, per la pace e per la vita. La pienezza non è giunta, ma una evidenza o certezza del Regno è già in mezzo a noi. Per questo, aspettiamo con ferma speranza la liberazione totale dell’umanità e della natura (Rom 8,22-25). E quando aspettiamo e lottiamo, diciamo a ragione: “E’ già in mezzo a noi!” (Mt 25,40).

4) Per un confronto personale 

  • La risposta di Gesù a Pietro serve anche a noi, anche a me. Sono un buon amministratore, una buona amministratrice della missione che ho ricevuto?
  • Come faccio per essere sempre vigile?

5) Preghiera finale 

Dal sorgere del sole al suo tramonto  sia lodato il nome del Signore.  Su tutti i popoli eccelso è il Signore,  più alta dei cieli è la sua gloria. (Sal 112) 

Lectio Divina: Giovedì, 20 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  crea in noi un cuore generoso e fedele,  perché possiamo sempre servirti con lealtà  e purezza di spirito. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,49-53 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e

come vorrei che fosse già acceso! 

C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! 

Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre;  padre contro figlio e figlio contro padre,  madre contro figlia e figlia contro madre,  suocera contro nuora e nuora contro suocera”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci riporta alcune frasi di Gesù. La prima, sul fuoco sulla terra, c’è solo in Luca. Le altre hanno frasi più o meno parallele in Matteo. Ciò ci riporta al problema dell’origine della composizione di questi due vangeli un problema che si risolverà in pieno solo quando potremo conversare con Matteo e Luca, dopo la nostra risurrezione!
  • Luca 12,49-50: Gesù è venuto a portare fuoco sulla terra. “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sarà compiuto!” L’immagine del fuoco ricorre spesso nella Bibbia e non ha solo un significato. Può essere l’immagine della devastazione e del castigo, e può anche essere l’immagine della purificazione e dell’illuminazione (Is 1,25; Zc 13,9). Può anche evocare protezione come appare in Isaia: “Se dovrai attraversare il fuoco, sarò con te” (Is 43,2). Giovanni Battista battezzava con acqua, ma dopo di lui Gesù battezzò con il fuoco (Lc 3,16). Qui l’immagine del fuoco è associata all’azione dello Spirito Santo che scende il giorno di Pentecoste sull’immagine delle lingue di fuoco (At 2,2-4). Immagini e simboli non hanno mai un senso unico, totalmente definito, che non permette divergenze. In questo caso non sarebbe né immagine né simbolo. E’ proprio del simbolo provocare l’immaginazione degli auditori e degli spettatori. Lasciando libertà agli auditori, l’immagine del fuoco combinata con l’immagine del battesimo indica la direzione verso cui Gesù vuole che la gente volga la sua immaginazione. Il battesimo è associato con l’acqua ed è sempre l’espressione di un impegno. In un altro punto, il battesimo appare come il simbolo dell’impegno di Gesù con la sua passione: “Potete essere battezzati con il battesimo con cui io sono battezzato?” (Mc 10,38-39).
  • Luca 12,51-53: Gesù è venuto a portare la divisione. Gesù parla sempre di pace (Mt 5,9; Mc 9,50; Lc 1,79; 10,5; 19,38; 24,36; Gv 14,27; 16,33; 20,21.26). Ed allora, come capire la frase del vangelo di oggi che sembra dire il contrario: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione”. Questa affermazione non significa che Gesù fosse a favore della divisione. No! Gesù non voleva la divisione. Ma l’annuncio della verità di cui Gesù di Nazaret era il Messia diventò motivo di molta divisione tra i giudei. Nella stessa famiglia o comunità, alcuni erano a favore ed altri radicalmente contro. In questo senso, la Buona Novella di Gesù era realmente una fonte di divisione, un “segno di contraddizione” (Lc 2,34) o come diceva Gesù: “si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”. Era ciò che stava succedendo, di fatto, nelle famiglie e nelle comunità: molta divisione, molta discussione, come conseguenza della Buona Novella tra i giudei di quell’epoca, alcuni accettando, altri negando. Lo stesso valeva per l’annuncio della fraternità quale valore supremo della convivenza umana. Non tutti erano d’accordo con questo annuncio, poiché preferivano mantenere i loro privilegi. Per questo, non avevano paura di perseguire coloro che annunciavano la condivisione e la fraternità. Questa era la divisione che sorgeva e che era all’origine della passione e morte di Gesù. Era ciò che stava avvenendo. Gesù vuole l’unione di tutti nella verità (cf. Gv 17,17-23). Ancora oggi è così. Molte volte lì dove la Chiesa si rinnova, l’appello della Buona Novella diventa un “segno di contraddizione” e di divisione. Persone che per anni hanno vissuto ben comode nella routine della loro vita cristiana, non vogliono essere più scomodate dalle “innovazioni” del Concilio Vaticano II. Scomodate dai mutamenti, usano tutta la loro intelligenza per trovare argomenti in difesa delle loro opinioni e per condannare i mutamenti considerandoli contrari a ciò che pensano essere la loro vera fede.

4) Per un confronto personale 

  • Cercando l’unione, Gesù era causa di divisione. Oggi succede questo con te?
  • Come reagisco dinanzi ai mutamenti nella Chiesa?

5) Preghiera finale 

Esultate, giusti, nel Signore:  ai retti si addice la lode.  Lodate il Signore con la cetra, 

con l’arpa a dieci corde a lui cantate. (Sal 33) 

Lectio Divina: Venerdì, 21 ottobre, 2022 

Tempo ordinario  1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  crea in noi un cuore generoso e fedele,  perché possiamo sempre servirti con lealtà  e purezza di spirito. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 12,54-59 

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: “Quando vedete una nuvola salire a ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? 

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta l’appello da parte di Gesù per imparare a leggere i Segni dei Tempi. Fu questo testo che ispirò il Papa Giovanni XXIIII a convocare la Chiesa affinché prestasse attenzione ai Segni dei Tempi e percepisse meglio le chiamate di Dio negli avvenimenti della storia dell’umanità.
  • Luca 12,54-55: Tutti sanno interpretare gli aspetti della terra e del cielo, … “Quando vedete una nuvola salire a ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade.” Gesù verbalizza un’esperienza umana universale. Tutti e tutte, ciascuno nel suo paese e nella sua regione, sappiamo leggere gli aspetti del cielo e della terra. Il corpo stesso capisce quando c’è minaccia di pioggia o quando il tempo comincia a cambiare: “Pioverà”. Gesù si riferisce alla contemplazione della natura essendo una delle fonti più importanti della conoscenza e dell’esperienza che lui stesso aveva di Dio. Fu la contemplazione della natura ciò che aiutò a scoprire aspetti nuovi nella fede e nella storia della sua gente. Per esempio, la pioggia che cade sui buoni e sui cattivi, ed il sole sorge sui giusti e sugli ingiusti, lo aiuteranno a formulare uno dei messaggi più rivoluzionari: “Amate i vostri nemici!” (Mt 5,43-45).
  • Luca 12,56-57: …, ma non sanno leggere i segni dei tempi. E Gesù ne trae la conclusione per i suoi contemporanei e per tutti noi: “Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?” Sant’Agostino diceva che la natura, la creazione, è il primo libro che Dio scrive. Per mezzo della natura Dio ci parla. Il peccato imbrogliò le lettere del libro della natura e, per questo, non siamo riusciti a leggere il messaggio di Dio stampato nelle cose della natura e nei fatti della vita. La Bibbia, il secondo libro di Dio, fu scritto non per occupare o sostituire la Vita, ma per aiutarci ad interpretare la natura e la vita e ad imparare di nuovo a scoprire le chiamate di Dio nei fatti della vita. “Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?” Condividendo tra di noi ciò che vediamo nella natura, potremo scoprire la chiamata di Dio nella vita.
  • Luca 12,58-59: Saper trarre la lezione per la vita. “Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Ti assicuro, non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. Uno dei punti su cui Gesù insiste maggiormente è la riconciliazione. In quel tempo c’erano molte tensioni e conflitti tra i gruppi radicali con tendenze diverse, senza dialogo: zeloti, esseni, farisei, sadducei, erodiani. Nessuno voleva cedere dinanzi all’altro. Le parole di Gesù sulla riconciliazione che chiedono accoglienza e comprensione illuminano questa situazione. Perché l’unico peccato che Dio non riesce a perdonare è la nostra mancanza di perdono verso gli altri (Mt 6,14). Per questo, consiglia di cercare la riconciliazione prima che sia troppo tardi! Quando giunge l’ora del giudizio, sarà troppo tardi. Quando hai tempo, cerca di cambiar vita, comportamento e modo di pensare e cerca di fare il passo giusto (cf. Mt 5,25-26; Col 3,13; Ef 4,32; Mc 11,25).

4) Per un confronto personale 

  • Leggere i Segni dei Tempi. Quando ascolto o leggo le notizie in TV o sui giornali, mi preoccupo di percepire le chiamate di Dio in questi fatti?
  • Riconciliazione è la richiesta più insistente di Gesù. Cerco di collaborare nella riconciliazione tra le persone, le razze, i popoli, le tendenze?

5) Preghiera finale 

Del Signore è la terra e quanto contiene,  l’universo e i suoi abitanti.  È lui che l’ha fondata sui mari,  e sui fiumi l’ha stabilita. (Sal 23) 

Lectio Divina: Sabato, 22 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  crea in noi un cuore generoso e fedele,  perché possiamo sempre servirti con lealtà  e purezza di spirito. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 13,1-9 

In quel tempo, si presentarono a Gesù alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue

Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 

No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. 

Disse anche questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci dà informazioni che ci sono solo nel vangelo di Luca e non hanno passaggi paralleli negli altri vangeli. Stiamo meditando il lungo cammino dalla Galilea fino a Gerusalemme che occupa quasi la metà del vangelo di Luca, dal capitolo 9 fino al capitolo 19 (Lc 9,51 a 19,28). In questa parte Luca colloca la maggior parte delle informazioni che ottiene sulla vita e l’insegnamento di Gesù (Lc 1,1-4).
  • Luca 13,1: L’avvenimento che richiede una spiegazione. “In quel tempo, si presentarono a Gesù alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici”. Quando leggiamo i giornali o quando assistiamo alle notizie in TV, riceviamo molte informazioni, ma non sempre capiamo tutto il loro significato. Ascoltiamo tutto, ma non sappiamo bene cosa fare con tante informazioni e con tante notizie. Notizie terribili come lo tsunami, il terrorismo, le guerre, la fame, la violenza, il crimine, gli attentati, ecc.. Così giunse a Gesù la notizia dell’orribile massacro che Pilato, governatore romano, aveva fatto con alcuni pellegrini samaritani. Notizie così ci scombussolano. Ed uno si chiede: “Cosa posso fare?” per calmare la coscienza, molti si difendono e dicono: “E’ colpa loro! Non lavorano! E’ gente pigra!” Al tempo di Gesù, la gente si difendeva dicendo: “E’ un castigo di Dio per i peccati!” (Gv 9,2-3). Da secoli si insegnava: “I samaritani non dicono il vero. Hanno una religione sbagliata!” (2Rs 17,24-41)!
  • Luca 13,2-3: La risposta di Gesù. Gesù ha un’opinione diversa. “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali cadde la torre di Siloe che li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Gesù aiuta le persone a leggere i fatti con uno sguardo diverso ed a trarne una conclusione per la loro vita. Dice che non è stato un castigo di Dio. Al contrario. “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Cerca di invitare alla conversione ed al cambiamento. 

  • Luca 13,4-5: Gesù commenta un altro fatto. O quei diciotto, sopra i quali cadde la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? Deve essere stato un disastro di cui si parlò molto in città. Un temporale fece cadere la torre di Siloe uccidendo diciotto persone che si stavano riparando sotto di essa. Il commento normale era: “Castigo di Dio!” Gesù ripete: “No vi dico, ma se non vi convertite perirete tutti allo stesso modo”. Loro non si convertirono, non cambiarono, e quaranta anni dopo Gerusalemme fu distrutta e molta gente morì uccisa nel Tempio come i samaritani e molta più gente morì sotto le macerie delle mura della città. Gesù cerco di prevenire, ma la richiesta di pace non fu ascoltata: “Gerusalemme, Gerusalemme!” (Lc 13,34). Gesù insegna a scoprire le chiamate negli avvenimenti della vita di ogni giorno.
  • Luca 13,6-9: Una parabola per fare in modo che la gente pensi e scopra il progetto di Dio. “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai”. Molte volte, la vigna è usata per indicare l’affetto che Dio ha verso il suo popolo, o per indicare la mancanza di corrispondenza da parte della gente all’amore di Dio (Is 5,1-7; 27,2-5; Jr 2,21; 8,13; Ez 19,10-14; Os 10,1-8; Mq 7,1; Gv 15,1-6). Nella parabola, il padrone della vigna è Dio Padre. L’agricoltore che intercede per la vigna è Gesù. Insiste con il Padre di allargare lo spazio della conversazione.

4) Per un confronto personale 

  • Il popolo di Dio, la vigna di Dio. Io sono un pezzo di questa vigna. Mi applico la parabola. Quali conclusioni ne traggo?
  • Cosa ne faccio delle notizie che ricevo? Cerco di avere un’opinione critica, o continuo ad avere l’opinione della maggioranza e dei mezzi di comunicazione?

5) Preghiera finale 

Chi è pari al Signore nostro Dio  che si china a guardare  nei cieli e sulla terra? 

Solleva l’indigente dalla polvere,  dall’immondizia rialza il povero. (Sal 112) 

Lectio Divina: Domenica, 23 ottobre, 2022 

La parabola del fariseo e del pubblicano 

Dove pongo la base della mia sicurezza? 

Luca 18,1-14 

1. Orazione iniziale 

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen. 

2. Lettura 

  1. Chiave di lettura:

Il Vangelo di questa domenica ci pone dinanzi la paraola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14). Abbiamo aggiunto la parabola della vedova e del giudice (Lc 18,1-8), poiché ambedue formano una piccola unità il cui scopo è quello di aiutarci a scoprire come deve essere il nostro atteggiamento orante dinanzi a Dio. Le due parabole ci mostrano che Gesù aveva un altro modo di vedere le cose della vita e la preghiera. Riusciva a percepire una rivelazione di Dio lì dove altri vedevano solo una rovina. Vede qualcosa di positivo nel pubblicano, di cui tutti dicevano: “Non sa pregare!” e nella vedova povera, di cui la società diceva: “Scomoda ed importuna perfino il giudice!” Gesù viveva talmente unito al Padre per mezzo della preghiera, che per lui tutto diventava un’espressione di preghiera. 

Oggi le persone semplici del popolo che dicono di non saper pregare, sanno parlare con Gesù, conversano tutto il tempo con Dio. Conosci persone così? Il popolo ha molti modi per esprimere la sua devozione e preghiera. 

Durante la lettura cerchiamo di fare attenzione alle due seguenti cose: Qual è l’obiettivo e quali sono i destinatari delle due parabole? Quali sono gli atteggiamenti delle persone che appaiono nelle parabole? 

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 18,1: L’obiettivo della prima parabola 

Luca 18,2: Descrizione dell’atteggiamento del giudice 

Luca 18,3: Atteggiamento della vedova dinanzi al giudice 

Luca 18,4-5: Reazione del giudice dinanzi alla vedova 

Luca 18,6-8: Gesù applica la parabola 

Luca 18,9: I destinatari della seconda parabola 

Luca 18,10: Introduzione al tema della parabola 

Luca 18,11-12: Descrive come prega il fariseo 

Luca 18,13: Descrive come prega il pubblicano  Luca 18,14: Gesù da la sua opinione sui due  c) Testo: 

1Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 2«C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 6E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». 

9Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato». 

  1. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 

4. Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Qual è il punto che più ti è piaciuto delle due parabole? Perchè?
  2. Qual’è l’atteggiamento della vedova e del giudice? Cosa colpisce maggiormente nell’atteggiamento di ognuno di loro? Perchè?
  3. Quali sono gli atteggiamenti del fariseo e del pubblicano? Cosa colpisce maggiormente nell’atteggiamento di ognuno di loro? Perchè? d) Qual è l’applicazione che Gesù fa della parabola? 
  4. e) Cosa ci insegnano le due parabole sulla preghiera?

5.     Per   coloro      che volessero         approfondire maggiormente il tema 

  1. Contesto di ieri e di oggi:

Il contesto del tempo di Gesù e di Luca viene espresso nelle due frasi introduttive che parlano della “necessità di pregare sempre, senza stancarsi” (Lc 18,1) e di “alcuni che presumevano di esse giusti e disprezzavano gli altri” (Lc 18,9). Il contesto di oggi continua ad essere lo stesso di prima, poiché anche oggi è necessario pregare sempre ed oggi ancora ci sono persone che presumono di essere giuste e che disprezzano gli altri. 

  1. Commento del testo:

Luca 18,1: L’obiettivo della prima parabola 

Luca introduce questa parabola con la frase: “sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi”. In altri passaggi insiste allo stesso modo sulla perseveranza nella preghiera e sul bisogno di credere che Dio ascolta la nostra preghiera e risponde alle nostre richieste. La fede in Dio che risponde alle nostre richieste è il filo rosso che pervade tutta la Bibbia, dove, fin dall’Esodo si ripete incessantemente che “Dio ascolta il clamore del suo popolo” (Ex 2,24; 3,7). 

Luca 18,2: Descrizione dell’atteggiamento del Giudice 

Gesù vuole chiarire per coloro che lo ascoltano qual è l’atteggiamento di Dio dinanzi alle nostre preghiere. Per questo, nel parlare del giudice, pensa in Dio Padre che è il termine del paragone che sta facendo. Se non fosse Gesù, noi non avremmo il coraggio di paragonare Dio con un giudice “che non teme Dio, e che non ha riguardo per nessuno.” Questo paragone audace, creato da Gesù stesso, rafforza da un lato l’importanza della perseveranza nella preghiera e, dall’altro, la certezza di essere ascoltati da Dio Padre. 

Luca 18,3: L’atteggiamento della vedova dinanzi al giudice 

Nell’atteggiamento della vedova dinanzi al giudice appare la situazione dei poveri nella società del tempo di Gesù. Vedove e orfani non avevano chi li difendeva ed i loro diritti non erano rispettati. Il fatto che Gesù paragoni il nostro atteggiamento con quello di una vedova povera senza difesa, che cerca di far valere i suoi diritti dinanzi ad un giudice senza nessuna sensibilità umana, mostra la simpatia di Gesù per le persone povere che lottano con insistenza per far valere i propri diritti. 

Luca 18,4-5: Reazione del giudice dinanzi alla vedova 

Il giudice finisce per cedere dinanzi all’insistenza della vedova. Fa giustizia non per amore alla giustizia, ma per potersi liberare della vedova che continua ad importunarlo. 

Luca 18,6-8: Gesù fa l’applicazione della parabola 

Gesù trae la conclusione: se un giudice ateo e disonesto presta attenzione ad una vedova che insiste nella sua richiesta, quanto più Dio Padre ascolterà coloro che lo pregano notte e giorno, anche se Lui si fa aspettare. Questo è il punto centrale della parabola, confermato dalla domanda finale di Gesù: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” Ossia la nostra fede sarà così persistente come quella della vedova, che sopporta senza stancarsi, fino ad ottenere la risposta da Dio? Perché come dice l’Ecclesiastico. “É duro sopportare l’attesa di Dio!” 

Luca 18,9: I destinatari della seconda parabola 

Questa seconda parabola del fariseo e del pubblicano viene introdotta con la seguente frase: “Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri!” La frase di Luca si riferisce, simultaneamente, al tempo di Gesù ed al tempo di Luca. Poi nelle comunità degli anni ’80, a cui Luca dirige il suo vangelo, c’erano persone afferrate all’antica tradizione del giudaismo che disprezzavano quelle che venivano dal paganesimo (cf. At 15,1.5).  Luca 18,10: Introduce il tema della parabola 

Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Non poteva esserci un contrasto maggiore. Nell’opinione della gente di quel tempo, un pubblicano non valeva nulla e non poteva dirigersi a Dio, poiché era una persona impura, in quanto pubblicano, mentre il fariseo era una persona onorata e molto religiosa. 

Luca 18,11-12: Descrive come prega il fariseo 

Il fariseo prega in piedi e ringrazia Dio per non essere come gli altri: ladroni, disonesti, adulteri. La sua preghiera non è altro che un elogio per sé stesso e delle cose che fa: digiuna e paga le decime. E’ un’esaltazione delle sue buone qualità ed un disprezzo per gli altri, soprattutto del pubblicano che si trova insieme a lui nello stesso posto. Non si sente fratello. 

Luca 18,13: Descrive come prega il pubblicano 

Il pubblicano non osa alzare lo sguardo, si batte il petto ed appena dice: “Mio Dio, abbi pietà di me peccatore!” Si mette al suo posto dinanzi a Dio. 

Luca 18,14: Gesù da la sua opinione su tutti e due 

Se Gesù avesse chiesto alla gente chi tornò a casa sua giustificato, tutti avrebbero risposto: “Il fariseo!” Ma Gesù pensa in modo diverso. Chi ritorna giustificato (con buone relazioni con Dio) non è il fariseo, bensì il pubblicano. Di nuovo, Gesù gira tutto al rovescio. A molte persone non sarà piaciuta l’applicazione che fa di questa parabola.  c) Ampliando le informazioni: 

  1. I primi cristiani ci presentano un’immagine di Gesù orante, che viveva in contatto permanente con il Padre. La respirazione della vita di Gesù era fare la volontà del Padre (Gv 5,19). Gesù pregava molto ed insisteva affinché la gente ed i suoi discepoli pregassero. Perché è nel confronto con Dio che emerge la verità e che la persona si ritrova con se stessa in tutta la sua realtà ed umiltà.
  2. Le due parabole rivelano qualcosa dell’atteggiamento orante di Gesù dinanzi al Padre. Rivelano che nemmeno per lui è stato sempre facile. Come la vedova dovette insistere molto, come appare nella preghiera fatta nell’Orto degli Ulivi (Lc 22,41-42). Lui insistette fino alla morte, non desistette, e fu ascoltato (Eb 5,7). Le due parabole rivelano anche la sua esperienza ed intimità con Dio come Padre che accoglie tutti ed il cui amore ha come marca centrale la gratuità. L’amore di Dio per noi non dipende da ciò che facciamo per lui. Lui ci ha amato per primi. Accoglie il pubblicano.
  • Luca è l’evangelista che più ci informa sulla vita di preghiera di Gesù. Presenta Gesù in preghiera costante. Ecco alcuni momento in cui Gesù appare in preghiera nel Vangelo di Luca:
  • Quando ha dodici anni, va al Tempio, alla Casa del Padre (Lc 2,46-50).
  • Nel momento di essere battezzato ed assumere la sua missione, prega (Lc 3,21).
  • Quando inizia la sua missione, trascorre quaranta giorni nel deserto (Lc 4,1-2).
  • Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con i testi della Scrittura (Lc 4,3-12).
  • Gesù è solito partecipare alle celebrazioni nelle sinagoghe il sabato (Lc 4,16) * Cerca la solitudine del deserto per pregare ( Lc 5,16; 9,18).
  • Prima di scegliere i dodici Apostoli, trascorre la notte in preghiera (Lc 6,12).
  • Prega prima dei pasti (Lc 9,16; 24,30).
  • Prima di parlare della realtà e della sua passione, prega (Lc 9,18).
  • Nella crisi, sul Monte per pregare ed è trasfigurato mentre prega (Lc 9,28). * Nel rivelare il Vangelo ai piccoli dice: “Padre io ti ringrazio!” (Lc 10,21) * Pregando, risveglia negli apostoli la volontà di pregare (Lc 11,1). 
  • Prega per Pietro affinché sia forte nella fede (Lc 22,32).
  • Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli (Lc 22,7-14).
  • Nell’Orto degli Ulivi, prega, e suda perfino sangue (Lc 22,41-42).
  • Nell’angoscia dell’agonia chiede ai suoi amici di pregare con lui (Lc 22,40.46).
  • Nell’ora di essere inchiodato in croce, chiede perdono per coloro che non sanno quello che fanno (Lc 23,34).
  • Nell’ora della morte, dice: “Nelle tue mani consegno il mio spirito!” (Lc 23,46; Sl 31,6) iv) Questa lunga lista indica quanto segue. Per Gesù, la preghiera era intimamente connessa alla vita, ai fatti concreti, alle decisioni che doveva prendere. Per poter essere fedele al progetto del Padre, cercava di rimanere da solo con lui. Lo ascoltava. Nei momenti difficili e decisivi della sua vita, Gesù pregava i Salmi. Come qualsiasi giudeo pio, li conosceva a memoria. La recita dei Salmi non spense in lui la creatività. Anzi, Gesù compose lui stesso un salmo che ci ha trasmesso. È il Padre Nostro. La sua vita era una preghiera permanente: “Cerco sempre la volontà del Padre!” (Gv 5,19.30) A lui è applicato ciò che dice il Salmo “Io sono in preghiera!” (Sl 109,4)

6. Preghiera di un Salmo 

Salmo 146(145): Un Ritratto del nostro Dio 

Alleluia. 

Loda il Signore, anima mia: 

loderò il Signore per tutta la mia vita,  finché vivo canterò inni al mio Dio.  Non confidate nei potenti,  in un uomo che non può salvare.  Esala lo spirito e ritorna alla terra;  in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.  Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,  chi spera nel Signore suo Dio,  creatore del cielo e della terra,  del mare e di quanto contiene.  Egli è fedele per sempre,  rende giustizia agli oppressi,  dá il pane agli affamati. 

Il Signore libera i prigionieri,  il Signore ridona la vista ai ciechi,  il Signore rialza chi è caduto,  il Signore ama i giusti,  il Signore protegge lo straniero,  egli sostiene l’orfano e la vedova,  ma sconvolge le vie degli empi.  Il Signore regna per sempre,  il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione. 

7. Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen. 

Lectio Divina: Lunedì, 24 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  fa’ che amiamo ciò che comandi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 13,10-17 

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. 

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità”, e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. 

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: “Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato”. 

Il Signore replicò: “Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”  

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi descrive la guarigione della donna curva. Si tratta di uno dei molti episodi che Luca narra, senza molto ordine, nel descrivere il lungo cammino di Gesù verso Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,28).
  • Luca 13,10-11: La situazione che provoca l’azione di Gesù. Gesù si trova nella sinagoga in un giorno di riposo. Obbedisce alla legge, rispettando il sabato e partecipando alla celebrazione con la sua gente. Luca informa che Gesù stava insegnando. Nella sinagoga c’era una donna curva. Luca dice che uno spirito di debolezza le impediva di stare dritta. Era un modo in cui la gente del tempo spiegava le malattie. Erano già diciotto anni che la donna si trovava in quella situazione. La donna non parla, non ha un nome, non chiede di essere guarita, non prende nessuna iniziativa. La sua passività colpisce.
  • Luca 13,12-13: Gesù cura la donna. Vedendo la donna, Gesù la chiama e le dice: “Donna, sei libera dalla tua infermità!”. L’azione di liberare è fatta dalla parola, rivolta direttamente alla donna, e dall’imposizione delle mani. Immediatamente, lei si mette in piedi e comincia a lodare il Signore. C’è un rapporto tra il mettersi in piedi e lodare il Signore. Gesù fa in modo che la donna si metta in piedi, in modo che lei possa lodare Dio in mezzo alla gente riunita in assemblea. La suocera di Pietro, una volta guarita, si mise in piedi e si mise a servire (Mc 1,31). Lodare Dio e servire i fratelli!
  • Luca 13,14: La reazione del capo della sinagoga. Il capo della sinagoga si infuriò vedendo l’azione di Gesù, perché aveva curato un giorno di sabato: “Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli, dunque, venite a farvi curare e non il giorno di sabato”. Nella critica del capo della sinagoga la gente ricorda la parola della Legge di Dio che diceva: “Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore tuo Dio: tu non farai alcun lavoro” (Es 20,8-10). Questa reazione è perché la donna non poteva partecipare in quel tempo. Il dominio delle coscienze mediante la manipolazione della legge di Dio era assai forte. Ed era il modo di tenere la gente sottomessa e piegata.
  • Luca 13,15-16: La risposta di Gesù al capo della sinagoga. Il capo condannò le persone perché voleva che osservassero la Legge di Dio. Ciò che per il capo della sinagoga è l’osservanza della legge di Dio, per Gesù è ipocrisia: “Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame il giorno di sabato?” Con questo esempio tratto dalla vita di ogni giorno, Gesù indica l’incoerenza di questo tipo di osservanza della legge di Dio. Se è permesso sciogliere un bue o un asino nel giorno di sabato per dar loro da bere, molto di più sarà permesso sciogliere una figlia di Abramo per liberarla dal potere del male. Il vero senso dell’osservanza della Legge che piace a Dio è questo: liberare le persone dal potere del male e metterle in piedi, affinché possano rendere gloria a Dio e lodarlo. Gesù imita Dio che sostiene coloro che vacillano, e rialza chi è caduto (Sal 145,14; 146,8).
  • Luca 13,17: La reazione della gente dinanzi all’azione di Gesù. L’insegnamento di Gesù lascia confusi i suoi avversari, ma la moltitudine si riempie di gioia per le cose meravigliose che Gesù sta compiendo: “La folla intera esultava per le meraviglie da lui compiute”. In Palestina, al tempo di Gesù, la donna viveva piegata, sottomessa al marito, ai genitori ed ai capi religiosi del suo popolo. Questa situazione di sottomissione era giustificata dalla religione. Ma Gesù non vuole che lei continui ad essere sottomessa. Sciogliere e liberare le persone non dipende da un giorno determinato. Può essere fatto tutti i giorni, anche nel giorno di sabato!

4) Per un confronto personale  

  • La situazione della donna è cambiata molto da allora, o no? Qual’ è la situazione della donna oggi nella società e nella Chiesa? C’è una relazione tra religione ed oppressione della donna?
  • La moltitudine esultò dinanzi all’azione di Gesù. Quale liberazione sta avvenendo oggi e sta portando la moltitudine ad esultare e rendere grazie a Dio? 5) Preghiera finale  

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,  non indugia nella via dei peccatori  e non siede in compagnia degli stolti;  ma si compiace della legge del Signore,  la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1) 

Lectio Divina: Martedì, 25 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  fa’ che amiamo ciò che comandi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 13,18-21 

In quel tempo, Gesù diceva: “A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo rassomiglierò? È simile a un granellino di senapa, che un uomo ha preso e gettato nell’orto; poi è cresciuto e diventato un arbusto, e gli uccelli del cielo si sono posati tra i suoi rami”. 

E ancora: “A che cosa rassomiglierò il regno di Dio? È simile al lievito che una donna ha preso e nascosto in tre staia di farina, finché sia tutta fermentata”. 

3) Riflessione 

  • Lungo il cammino che lo conduce a Gerusalemme Gesù viene attorniato da «miriadi» di persone (11,29) che si stringono attorno a Lui. Il motivo di tale attrazione delle folle è la Parola di Gesù. Nel cap. 12 si può notare l’alternanza dei destinatari della Parola: i discepoli (12,1-12), la folla (vv.13-21), i discepoli (vv.22-53), le folle (vv.54-59). Invece lo scandalo della morte è il tema dominante di Lc 13,1-35. Nella prima parte si parla della morte di tutti (vv.1-9), nella parte, invece, della morte di Gesù (vv.31-35); alla morte risparmiata ai peccatori perché attendono alla loro conversione. Ma un altro tema viene accostato a quello dominante: la salvezza donata agli uomini. La guarigione della donna curva, una figlia di Abramo, che Satana teneva legata da diciotto anni, viene liberata da Gesù. E nel cuore di questo cap. 13 troviamo due parabole che costituiscono un insieme tematico: il regno di Dio paragonato al «chicco di senape» e al «lievito».
  • Il Regno di Dio è simile a un seme di senape. Tale seme è comunissimo nella Palestina ed in particolar modo vicino al lago di Galilea. È conosciuto per la sua singolare piccolezza. In Lc 17,6 Gesù utilizza tale immagine per esprimere la speranza che ha nei discepoli di avere un minimo di fede: «Se aveste fede quanto un granello di senape…». Questa parabola così semplice mette a confronto due momenti diversi della storia di un seme: quello in cui viene gettato nel terreno (gli inizi modesti) e quello in cui arriva a essere un albero (il miracolo finale). Quindi la funzione del racconto è di narrare la crescita straordinaria di un seme che viene gettato nel proprio giardino; a cui segue una crescita strabiliante, diventa un albero. Come questo seme anche il Regno di Dio ha la sua storia: il Regno di Dio è il seme gettato nel giardino, luogo che nel Nuovo Testamento è il luogo dell’agonia e della sepoltura di Gesù (Gv 18,1.26; 19,41); segue il momento della crescita e che si conclude col diventare un albero aperto a tutti.
  • Il Regno di Dio è simile al lievito. Il lievito viene inserito in tre moggi di farina. Nella cultura ebraica il lievito era considerato un fattore di corruzione tanto che veniva eliminato dalle proprie case. Per non contaminare la festa di Pasqua che iniziava proprio con la settimana degli azzimi. Agli orecchi dei Giudei l’utilizzo di questo elemento negativo, per descrivere il Regno di Dio, risultava un motivo di turbamento. Ma il lettore ne scopre la forza convincente: è sufficiente mettere una piccola quantità di lievito in tre misure di farina per avere una grossa quantità di pasta. Gesù annuncia che questo lievito, nascosto o fatto sparire in tre misure di farina, dopo un certo tempo fa lievitare il tutto.
  • Gli effetti del testo sul lettore. Cosa comunicano a noi queste due parabole? Il regno di Dio, paragonato da Gesù a un seme che diventa albero, è da accostare alla storia di Dio come una storia della sua Parola: è nascosta nella storia umana e sta crescendo; Luca pensa alla Parola di Gesù (il regno di Dio in mezzo a noi) che già conosce un suo sviluppo ma ancora non è diventato un albero. Gesù e lo spirito Santo stanno sostenendo questa crescita della parola. L’immagine del lievito fornisce un quadro di completezza a quello del seme. Il lievito è il Vangelo che è all’opera nel mondo, nelle comunità ecclesiali, nei singoli credenti.

4) Per un confronto personale 

  • Sei consapevole che il Regno di Dio è presente in mezzo a noi e che misteriosamente cresce e si diffonde nella storia di ogni uomo, nella chiesa?
  • Il Regno è una realtà umile, nascosta, povera e silenziosa, immerso tra competizioni e piaceri della vita. Hai compreso dalle due parabole che non potrà da te essere intravisto se non assumi un atteggiamento umile e di silenzioso ascolto?

5) Preghiera finale 

Beato l’uomo che teme il Signore  e cammina nelle sue vie. 

Vivrai del lavoro delle tue mani,  sarai felice e godrai d’ogni bene. (Sal 127) 

Lectio Divina: Mercoledì, 26 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  fa’ che amiamo ciò che comandi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 13,22-30 

In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme. 

Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. 

Rispose: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. 

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. 

Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori d’iniquità! Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, e voi cacciati fuori. 

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci narra un episodio avvenuto lungo il cammino di Gesù dalla Galilea verso Gerusalemme, la cui descrizione occupa la terza parte del vangelo di Luca (Lc 9,51 a 19,28).
  • Luca 13,22: Il cammino verso Gerusalemme. “In quel tempo, Gesù passava per città e villaggi, insegnando, mentre era in cammino verso Gerusalemme”. Più di una volta Luca menziona che Gesù è in cammino verso Gerusalemme. Durante i dieci capitoli che descrivono il viaggio fino a Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,28), Luca, costantemente, ricorda questo fatto (Lc 9,51.53.57; 10,1.38; 11,1; 13,22.33; 14,25; 17,11; 18,31; 18,37; 19,1.11.28). Ciò che è chiaro e definitivo fin dall’inizio è il destino del viaggio: Gerusalemme, la capitale, dove Gesù patisce e muore (Lc 9,31.51). Raramente, informa sul percorso e sui luoghi per i quali Gesù passava. Solo all’inizio del viaggio (Lc 9,51), in mezzo (Lc 17,11) ed alla fine (Lc 18,35; 19,1), sappiamo qualcosa riguardo al luogo per il quale Gesù stava passando. In questo modo, Luca suggerisce l’insegnamento seguente: l’obiettivo della nostra vita deve essere chiaro, e dobbiamo assumerlo con decisione come fece Gesù. Dobbiamo camminare. Non possiamo fermarci. Non sempre è chiaro e definito per dove passiamo: ciò che è sicuro è l’obiettivo: Gerusalemme, dove ci aspettano “l’esodo” (Lc 9,31), la passione, la morte e la risurrezione.
  • Luca 13,23: La domanda sul numero di coloro che si salvano. Lungo il cammino avviene di tutto: informazioni sui massacri e sui disastri (Lc 13,1-5), parabole (Lc 13,6-9.18-21), discussioni (Lc 13,10-13) e, nel vangelo di oggi, domande da parte della gente: “Signore,

sono pochi quelli che si salvano?” Sempre la stessa domanda attorno alla salvezza! 

  • Luca 13,24-25: La porta stretta. Gesù dice che la porta è stretta: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno”. Forse Gesù dice questo per riempirci di paura e obbligarci ad osservare la legge come insegnavano i farisei? Cosa significa questa porta stretta? Di quale porta si tratta? Nel Discorso della Montagna Gesù suggerisce che l’entrata per il Regno ha otto porte. Sono le otto categorie di persone delle beatitudini: (a) poveri in spirito, (b) miti, (c) afflitti, (d) affamati ed assetati di giustizia, (e) misericordiosi, (f) puri di cuore, (g) artefici di pace e (h) perseguitati per causa della giustizia (Mt 5,3-10). Luca li riduce a quattro categorie: (a) poveri, (b) affamati, (c) tristi e (d) perseguitati (Lc 6,20-22). Entra nel Regno solo chi appartiene ad una di queste categorie enumerate nelle beatitudini. Questa è la porta stretta. E’ lo sguardo nuovo sulla salvezza che Gesù ci comunica. Non c’è un’altra porta! Si tratta della conversione che Gesù ci chiede. Ed insiste: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete.” Per quanto riguarda l’ora del giudizio, ora è il tempo favorevole per la conversione, per cambiare la nostra visione sulla salvezza ed entrare in una delle otto categorie.
  • Luca 13,26-28: Il tragico malinteso. Dio risponde a chi bussa alla porta: “Non vi conosco, non so di dove siete”. Ma loro insistono ed argomentano: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze! Non basta aver mangiato con Gesù, aver partecipato alla moltiplicazione dei pani ed aver ascoltato i suoi insegnamenti sulle piazze delle città e dei villaggi. Non basta essere andati in Chiesa ed aver partecipato alle istruzioni del catechismo. Dio risponderà: Non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi

tutti operatori di iniquità!” Malinteso tragico e mancanza totale di conversione, di comprensione. Gesù dichiara ingiustizia ciò che gli altri considerano essere una cosa giusta e gradita a Dio. E’ una visione totalmente nuova sulla nostra salvezza. La porta è veramente stretta. 

  • Luca 13,29-30: La chiave che spiega il malinteso. “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, ci sono alcuni tra gli ultimi che saranno primi e alcuni tra i primi che saranno ultimi”. Si tratta del grande mutamento che avvenne con la venuta di Dio fino a noi in Gesù. Tutte le genti avranno accesso e passeranno per la porta stretta.

4) Per un confronto personale 

  • Avere l’obiettivo chiaro e camminare verso Gerusalemme: i miei obiettivi di vita sono chiari o mi lascio trasportare dal vento del momento dell’opinione pubblica?
  • La porta è stretta. Che idea ho di Dio, della vita, della salvezza?

5) Preghiera finale 

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere  e ti benedicano i tuoi fedeli.  Dicano la gloria del tuo regno  e parlino della tua potenza. (Sal 13) 

Lectio Divina: Giovedì, 27 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  fa’ che amiamo ciò che comandi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 13,31-35 

In quel giorno, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”. Egli rispose: “Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. 

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci fa sentire il contesto minaccioso e pericoloso in cui Gesù viveva e lavorava. Erode, così come aveva ucciso Giovanni Battista, vuole uccidere Gesù.
  • Luca 13,31: L’avviso dei farisei a Gesù. “In quel giorno, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”. E’ importante notare che Gesù riceve l’avviso da parte dei farisei. Alcune volte, i farisei stanno insieme al gruppo di Erode che vuole uccidere Gesù (Mc 3,6; 12,13). Ma qui loro sono solidali con Gesù e vogliono evitare la sua morte. In quel tempo, il potere del re era assoluto. Non rendeva conto a nessuno del suo modo di governare. Erode aveva già ucciso Giovanni Battista ed ora voleva farla finita anche con Gesù.
  • Luca 13,32-33: La risposta di Gesù. “Egli rispose: Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito”. La risposta di Gesù è molto chiara e coraggiosa. Chiama Erode: volpe. Per annunciare il Regno Gesù non dipende dal permesso delle autorità politiche. Manda un messaggio informando che continua il suo lavoro oggi e domani e che concluderà il terzo giorno. In questa risposta si scopre tutta la libertà al potere che voleva impedirgli di svolgere la missione ricevuta dal Padre. Poiché chi determina i tempi e l’ora è Dio e non Erode. Nello stesso tempo, nella risposta emerge anche un certo simbolismo connesso alla morte ed alla risurrezione il terzo giorno a Gerusalemme. E per dire che non morirà in Galilea, ma a Gerusalemme, capitale del suo popolo, e che risorgerà il terzo giorno.
  • Luca 13,34-35: Lamento di Gesù su Gerusalemme. “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!” Questo lamento di Gesù sulla capitale del suo popolo evoca la lunga e triste storia della resistenza delle autorità alle chiamate di Dio che giungevano mediante tanti profeti e saggi. In un altro momento Gesù parla dei profeti perseguitati ed uccisi da Abele a Zaccaria (Lc 11,51). Giungendo a Gerusalemme poco prima della sua morte, guardando verso la città dall’alto del Monte degli Ulivi, Gesù piange su di essa, perché non riconobbe il tempo in cui Dio venne a visitarla.” (Lc 19,44).

4) Per un confronto personale 

  • Gesù dà al potere politico il significato di volpe. Il potere politico del tuo paese merita questa definizione?
  • Gesù cercò molte volte di convertire la gente di Gerusalemme, ma le autorità religiose resistevano. E tu, quante volte resisti?

5) Preghiera finale 

Cercate il Signore e la sua potenza,  cercate sempre il suo volto. 

Ricordate le meraviglie che ha compiute,  i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. (Sal 104) 

Lectio Divina: Venerdì, 28 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

O Dio, che per mezzo degli Apostoli  ci hai fatto conoscere il tuo mistero di salvezza,  per l’intercessione dei santi Simone e Giuda  concedi alla tua Chiesa di crescere continuamente  con l’adesione di nuovi popoli al Vangelo.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 6,12-19 

Avvenne che in quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. 

Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci parla di due fatti: (a) descrive la scelta dei dodici apostoli (Lc 6,12-16) e (b) informa che una folla immensa voleva incontrare Gesù per ascoltarlo, toccarlo ed essere guarita (Lc 6,17-19).
  • Luca 6,12-13: Gesù passa la notte in preghiera e sceglie i dodici apostoli. Prima della scelta definitiva dei dodici apostoli, Gesù sale sulla montagna e vi trascorre una notte intera in preghiera. Prega per sapere chi scegliere e sceglie i Dodici, i cui nomi sono registrati nei vangeli. E dà loro il titolo di apostolo. Apostolo significa inviato, missionario. Loro sono stati chiamati a svolgere una missione, la stessa missione che Gesù ha ricevuto dal Padre (Gv 20,21). Marco concretizza la missione e dice che Gesù li chiamò per stare con lui e mandarli in missione (Mc 3,14).
  • Luca 6,14-16: I nomi dei dodici apostoli. Con piccole differenze i nomi dei Dodici sono uguali nei vangeli di Matteo (Mt 10,2-4), Marco (Mc 3,16-19) e Luca (Lc 6,14-16). Gran parte di questi nomi vengono dall’Antico Testamento: Simeone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe (Gn 29,33). Giacomo è il nome stesso di Giacobbe (Gen 25,26). Giuda è il nome dell’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Matteo anche aveva il nome di Levi (Mc 2,14), l’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Dei dodici apostoli, sette hanno il nome che viene dal tempo dei patriarchi: due volte Simone, due volte Giacomo, due volte Giuda, ed una volta Levi! Ciò rivela la saggezza e la pedagogia della gente. Mediante i nomi dei patriarchi e delle ‘matriarche’, dati ai figli ed alle figlie, la gente mantiene viva la tradizione degli antichi ed aiuta i propri figli a non perdere l’identità. Quali sono i nomi che oggi diamo ai nostri figli ed alle nostre figlie?
  • Luca 6,17-19: Gesù scende dalla montagna e la gente lo cerca. Scendendo dalla montagna con i dodici, Gesù incontra una moltitudine immensa di gente che cercava di ascoltare la sua parola e di toccarlo, perché sapeva che lui sprigionava una forza di vita. Tra questa moltitudine c’erano giudei e stranieri, gente della Giudea ed anche di Tiro e Sidóne. Era gente abbandonata, disorientata. Gesù accoglie tutti coloro che lo cercano.

Giudei e pagani! Questo è uno dei temi preferiti da Luca che scrive per i pagani convertiti! 

  • Le persone chiamate da Gesù sono una consolazione per noi. I primi cristiani ricordano e registrano i nomi dei Dodici apostoli e degli altri uomini e donne che seguiranno Gesù da vicino. I Dodici, chiamati da Gesù per formare con lui la prima comunità, non erano santi. Erano persone comuni, come tutti noi. Avevano le loro virtù ed i loro difetti. I vangeli informano molto poco sul temperamento e il carattere di ciascuna di loro. Ma ciò che dicono, anche se poco, è per noi motivo di consolazione.
  • Pietro era una persona generosa e piena di entusiasmo (Mc 14,29.31; Mt 14,28-29), ma nel momento del pericolo e della decisione, il suo cuore diventa piccolo e fa marcia indietro (Mt 14,30; Mc 14,66-72). Giunge ad essere satana per Gesù (Mc 8,33). Gesù lo chiama Pietra (Pietro). Pietro di per sé non era Pietra. Diventa pietra (roccia), perché Gesù prega per lui (Lc 22,31-32).
  • Giacomo e Giovanni sono disposti a soffrire con e per Gesù (Mc 10,39), ma erano molto violenti (Lc 9, 54). Gesù li chiama “figli del trono” (Mc 3,17). Giovanni sembrava avere una certa invidia. Voleva Gesù solo per il suo gruppo (Mc 9,38).
  • Filippo aveva un modo di fare accogliente. Sapeva mettere gli altri a contatto con Gesù (Gv 1,45-46), ma non era molto pratico nel risolvere i problemi (Gv 12,20-22; 6,7). A volte, era molto ingenuo. Ci fu un momento in cui Gesù perse la pazienza con lui: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? (Gv 14,8-9)
  • Andrea, fratello di Pietro ed amico di Filippo, era più pratico. Filippo ricorre a lui per risolvere i problemi (Gv 12,21-22). Andrea chiama Pietro (Gv 1,40-41), ed Andrea trovò il fanciullo con cinque pani e due pesci (Gv 6,8-9).
  • Bartolomeo sembra essere lo stesso che Natanaele. Costui era di lì e non poteva ammettere che qualcosa di buono potesse venire da Nazaret (Gv 1,46).
  • Tommaso fu capace di sostenere la sua opinione, una settimana intera, contro la testimonianza di tutti gli altri (Gv 20,24-25). Ma quando vide che si era sbagliato non ebbe paura di riconoscere il suo errore (Gv 20,26-28). Era generoso, disposto a morire con Gesù

(Gv 11,16). 

  • Matteo o Levi era pubblicano, esattore, come Zaccheo (Mt 9,9; Lc 19,2). Erano persone impegnate nel sistema oppressore dell’epoca.
  • Simone, invece, sembra che appartenesse al movimento che si opponeva radicalmente al sistema che l’impero romano imponeva al popolo giudeo. Per questo lo chiamavano anche Zelota (Lc 6,15). Il gruppo degli Zeloti giunse a provocare una rivolta armata contro i romani.
  • Giuda era colui che si occupava del denaro nel gruppo (Gv 13,29). Tradisce Gesù.
  • Giacomo di Alfeo e Giuda Taddeo, di questi due i vangeli non dicono nulla, salvo il nome.

4) Per un confronto personale 

  • Gesù trascorre tutta la notte in preghiera per sapere chi scegliere, e sceglie questi dodici! Quale conclusione trarre dal gesto di Gesù?
  • I primi cristiani ricordavano i nomi dei dodici apostoli che erano all’origine della loro comunità. Tu ricordi i nomi delle persone che sono all’origine della comunità a cui appartieni? Ricordi il nome di qualche catechista o professore/ssa significativo/a per la tua formazione cristiana? Cosa ricordi maggiormente di loro: il contenuto che ti insegnarono o la testimonianza che ti dettero?

5) Preghiera finale 

Buono è il Signore,  eterna la sua misericordia,  la sua fedeltà per ogni generazione. (Sal 99) 

Lectio Divina: Sabato, 29 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente ed eterno,  accresci in noi la fede, la speranza e la carità,  e perché possiamo ottenere ciò che prometti,  fa’ che amiamo ciò che comandi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 14,1.7-11 

Un sabato Gesù era entrato in casa di uno dei capi dei farisei per pranzare, e la gente stava ad osservarlo. Gesù, vedendo come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola: “Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto! Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. 

Invece quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. 

Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. 

3) Riflessione 

  • La Parola di grazia che Gesù rendeva visibile con il suo insegnamento e le sue guarigioni rischia di essere soppressa; per Gesù si avvicina sempre di più l’evento della morte, come tutti i profeti che l’hanno preceduto.. Tale realtà a cui Gesù va incontro mostra con chiarezza il rifiuto dell’uomo e la pazienza di Dio. Rifiutando Gesù come il primo inviato, l’unica Parola di grazia del Padre l’uomo si procura la propria condanna e chiude quella possibilità che il Padre gli aveva aperto per accedere alla salvezza. Tuttavia la speranza non è ancora spenta: è possibile che un giorno l’uomo riconosca Gesù come «colui» che viene dal Signore e ciò sarà motivo di gioia.. La conclusione, quindi, del cap.13 di Luca ci fa comprendere che la salvezza non è un’impresa umana, la si può solo accogliere come un dono assolutamente gratuito. Vediamo, dunque, come si avvera questo dono della salvezza, tenendo sempre presente questo rifiuto di Gesù come l’unico inviato di Dio.
  • L’invito a pranzo. Di fronte al pericolo di essere ridotto al silenzio era stato suggerito a Gesù di fuggire e, invece, accetta un invito a pranzo. Tale atteggiamento di Gesù fa capire che egli non teme i tentativi di aggressione alla sua persona, anzi non lo rendono pauroso. A invitarlo è «un capo dei farisei», una persona autorevole. Tale invito cade di sabato, un giorno ideale per pranzi di festa che di solito venivano consumati verso mezzogiorno dopo che tutti avevano partecipato alla liturgia sinagogale. Durante il pranzo i farisei «stavano ad osservarlo» (v.1): un azione di controllo e vigilanza che allude al sospetto circa il suo comportamento. In altri termini lo osservavano aspettando da lui qualche azione inammissibile con la loro idea della legge. Ma in fin dei conti lo controllano non per salvaguardare l’osservanza della legge quanto per incastrarlo su qualche suo gesto. Intanto di sabato, dopo aver guarito dinanzi ai farisei e dottori della legge un idropico, esprime due riflessioni risolutive su come bisogna accogliere l’invito a tavola e con quale animo si deve invitare (vv.12-14). La prima è chiamata da Luca «una parabola», vale a dire, un esempio, un modello o un insegnamento da seguire. Innanzitutto bisogna invitare con gratuità e con libertà d’animo. Spesso gli uomini si fanno avanti, si propongono per essere invitati, invece, di ricevere l’invito. Per Luca il punto di vista di Dio è il contrario, è quello dell’umiltà: «Ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili». La chiamata a partecipare alla «grande cena» del Regno ha come esito una maggiorazione del livello di vita per chi è capace di accogliere con gratuità l’invito della salvezza.
  • L’ultimo posto. É vero che cedere il proprio posto agli altri non è gratificante, ma può essere umiliante; è una limitazione del proprio orgoglio. Ma ancor più umiliante e motivo di vergogna quando si deve compiere il movimento verso l’ultimo posto; è un disonore agli occhi di tutti. Luca, da un parte, pensa a tutte quelle situazioni umilianti e dolorose in cui il credente si può trovare, dall’altra al posto riservato per chi vive questi eventi davanti agli occhi di Dio e al suo regno. Gli orgogliosi, coloro che cercano i primi posti, i notabili, si gratificano della loro posizione sociale. Al contrario, quando Gesù è venuto ad abitare in mezzo a noi, «non c’era posto per lui» (2,7) e ha deciso di rimanervi scegliendo il posto tra la gente umile e povera. Per questo Dio lo ha elevato, lo ha esaltato. Da qui il prezioso suggerimento a scegliere il suo atteggiamento, privilegiando l’ultimo posto. Il lettore può rimanere disturbato da queste parole di Gesù che minano il senso utilitaristico ed egoistico della vita; ma a lungo andare il suo insegnamento si rivela determinante per l’ascesa in alto; il cammino dell’umiltà conduce alla gloria.

4) Per un confronto personale 

  • Nel tuo rapporto di amicizia con gli altri prevale il calcolo dell’interesse, l’attesa di ricevere un contraccambio?
  • Nel relazionarti con gli altri al centro dell’attenzione c’è sempre e comunque il tuo io, anche quando fai qualcosa per i fratelli? Sei disposto a donare ciò che sei?

5) Preghiera finale 

Come la cerva anela ai corsi d’acqua,  così l’anima mia anela a te, o Dio. 

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente:  quando verrò e vedrò il volto di Dio? (Sal 41) 

Lectio Divina: Domenica, 30 ottobre, 2022  

La conversione di Zaccheo 

Luca 19,1-10 

1. LECTIO 

  1. a) Orazione iniziale:

O Dio, creatore e Padre di tutti i figli di Abramo, donaci la luce del tuo Spirito per poterti servire in modo lodevole e degno, fa che camminiamo sui passi della tua Parola dimostrando con le opere che siamo discepoli dell’unico Maestro che si è fatto uomo per amore nostro e per la nostra salvezza.  b) Lettura del Vangelo: 

1 Entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3 cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4 Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5 Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”. 6 In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7 Vedendo ciò, tutti mormoravano: “È andato ad alloggiare da un peccatore!”. 8 Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. 9 Gesù gli rispose: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo; 10 il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”. 

  1. c) Momenti di silenzio: perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

2. MEDITATIO 

  1. a) Chiave di lettura:

Nel racconto del Vangelo, Luca ama dimostrare la misericordia del Maestro verso i peccatori. Lc 19, 1-10 è un esempio. Il racconto della conversione di Zaccheo ci dimostra che nessuna condizione umana è incompatibile con la salvezza: Oggi la salvezza è

entrata in questa casa, perché anch’egli è figlio di Abramo, (Lc 19, 9) dichiara Gesù. Il testo che apre il capitolo 19, viene dopo gli insegnamenti e gli atteggiamenti di Gesù presentati a noi nel capitolo 18. In questo capitolo troviamo la parabola del fariseo che giudica e il pubblicano che si umilia davanti a Dio e chiede perdono (Lc 18, 9-14). Susseguentemente abbiamo la scena di Gesù che accoglie i bambini, ammonendo i discepoli che a chi è piccolo come loro appartiene il regno di Dio…chi non accoglie il

regno di Dio come un bambino non vi entrerà (Lc 18, 16-17). Subito dopo Gesù dimostra al notabile ricco che vuole acquistare la vita eterna (Lc 18, 18), la necessità di vendere tutto e di distribuire gli averi ai poveri per poter seguire Gesù e ottenere un tesoro nei

cieli (Lc 18, 22). Segue poi l’insegnamento di Gesù sulle ricchezze che ostacolano la salvezza e la promessa di essere ricompensati a coloro che rinunciano a tutto a causa del Regno di Dio (Lc 18, 24-30). Queste parti del capitolo 18 sembrano condurci al racconto della conversione di Zaccheo. Prima del racconto di Zaccheo seguono altri due testi con dettagli importanti: 

  1. Il terzo annuncio della passione dove ancora una volta Gesù ci ricorda che andiamo a

Gerusalemme (Lc 18, 31). Sembra che Luca vuole mettere tutto nel contesto del sequela

Christi; e 

  1. La guarigione del cieco di Gerico, che chiamava Gesù, anche se la folla gli impediva di raggiungere il Maestro (Lc 18, 35-39). Gesù donando di nuovo la luce agli occhi ottenebrati, dichiara che la fede ha salvato questo cieco (Lc 18, 42). Riavuto la vista il cieco poteva seguire Gesù lodando Dio (Lc 18, 43).

Questi due testi insieme ai precedenti illuminano il racconto della conversione di Zaccheo. In questo racconto troviamo dei dettagli sorprendenti che sono già presenti nei testi sopraelencati: 

  1. Zaccheo un uomo ricco, capo dei pubblicani – Lc 19, 2
  2. Cercava di vedere Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla – Lc 19, 3
  3. Era piccolo di statura – Lc 19, 3
  4. Il giudizio della folla che timbra Zaccheo: peccatore – Lc 19, 7
  5. La distribuzione dei beni ai poveri – Lc 19, 8
  6. La dichiarazione di Gesù che la salvezza è entrata nella casa di Zaccheo – Lc 19, 9.

Zaccheo, piccolo di statura, uomo ricco capo dei pubblicani accoglie il regno di Dio come un bambino. Umiliandosi e pentendosi del suo passato trova la salvezza che viene da Dio in Gesù Cristo buon samaritano (Lc 10, 29-37) che ci è venuto incontro a

cercare e a salvare ciò che era perduto (Lc 19, 10). Un tema caro a Luca che si vede in altre parti del suo racconto evangelico (es: Lc 15, 11-31).  b) Tempo per la riflessione personale: 

Mettiti in silenzio davanti alla parola di Dio, rifletti sopra i testi presentati in questa chiave di lettura. Chiediti: 

  1. Che connessione c’è tra questi testi?
  2. Che cosa significa la salvezza per te?
  3. Zaccheo, piccolo di statura fa vedere la sua disponibilità ad accogliere il Signore, arrampicandosi su un sicomoro. La sua curiosità fu premiata dalla visita di Gesù. Che fai tu per dimostrare la tua disponibilità a ricevere la salvezza di Dio?
  4. Il gesto di Zaccheo ci ricorda la curiosità di Mosè che lo spinge verso il roveto ardente. Anche li Mosè ha trovato la salvezza. Ti accosti tu al Signore? Ti senti attirato a Lui?
  5. Gesù va incontro a Zaccheo nel suo peccato e in quella casa gli dona la salvezza. Qual è il tuo attaccamento al peccato? Lasci che il Maestro ti incontri li, in quella casa oscura?

3. ORATIO 

  1. a) La preghiera della comunità:

O Dio, che nel tuo Figlio sei venuto a cercare e a salvare chi era perduto, rendici degni della tua chiamata: porta a compimento ogni nostra volontà di bene, perché sappiamo accoglierti con gioia nella nostra casa per condividere i beni della terra e del cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen  b) Momento di silenzio:  per la preghiera personale. 

4. CONTEMPLATIO 

Tu mi indichi il sentiero della vita, Signore,  gioia piena nella tua presenza. 

(Salmo 15/16, 11) 

Lectio Divina: Lunedì, 31 ottobre, 2022 

Tempo ordinario 

1) Preghiera 

Dio onnipotente e misericordioso,  tu solo puoi dare ai tuoi fedeli  il dono di servirti in modo lodevole e degno;  fa’ che camminiamo senza ostacoli  verso i beni da te promessi. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

2) Lettura del Vangelo secondo Luca 14,12-14 

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l’aveva invitato: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. 

Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai, infatti, la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. 

3) Riflessione 

  • Il vangelo di oggi continua a presentare gli insegnamenti che Gesù stava dando su diversi temi, tutti legati alla guarigione nel corso di un banchetto: una guarigione durante un pasto (Lc 14,1-6); un consiglio per non occupare i primi posti (Lc 14,7-12); un consiglio per invitare gli esclusi (Lc 14,12-14). Questa rappresentazione delle parole di Gesù attorno ad una determinata parola, quale per esempio tavola o banchetto, aiuta a percepire il metodo usato dai primi cristiani per conservare nella memoria le parole di Gesù.
  • Luca 14,12: Invito interessato. Gesù sta mangiando a casa di un fariseo che lo ha invitato (Lc 14,1). L’ invito a tavola è il tema dell’insegnamento del vangelo di oggi. Ci sono diversi tipi di invito: inviti interessati a beneficio di sé stessi ed inviti disinteressati a beneficio di altri. Gesù dice: “Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch’essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio”. L’usanza comune della gente era questa: invitavano a mangiare amici, fratelli e parenti. E nessuno si sedeva a tavola con persone sconosciute. Ci si siede attorno al tavolo solo con persone amiche! Ecco l’usanza tra i giudei. E ancora oggi noi agiamo cosi. Gesù pensa in modo diverso ed ordina di invitare gente sconosciuta, inviti che nessuno soleva fare.
  • Luca 14,13-14: Invito disinteressato. Gesù dice: “Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai, infatti, la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Gesù ordina di rompere il circolo chiuso e chiede di invitare gli esclusi: poveri, storpi, zoppi e ciechi. Non era questa l’usanza, e non lo è tuttora. Ma Gesù insiste: “Invita queste persone!” Perché? Perché nell’invito disinteressato, diretto a persone escluse ed emarginate, c’è una sorgente di felicità: “E sarei beato perché non hanno da ricambiarti”. Strana felicità, felicità diversa! Tu sarai felice perché non hanno da ricambiarti. E’ la felicità che nasce dal fatto che tu hai compiuto un gesto di totale gratuità. Un gesto di amore che vuole il bene dell’altro e per l’altro, senza aspettarsi nulla in cambio. E’ la felicità di chi fa le cose gratuitamente, senza chiedere nessuna ricompensa. Gesù dice che è questa la felicità che Dio ci darà nella risurrezione. Risurrezione, non solo alla fine della storia, ma fin d’ora. Agire cosi è già una risurrezione!
  • É il Regno che si avvera. Il consiglio che Gesù ci dà nel vangelo di oggi evoca l’invio dei settantadue discepoli per la missione di annunciare il Regno (Lc 10,1-9). Tra le varie raccomandazioni date in quella occasione, quali segni di presenza del Regno, c’è (a) l’invito a tavola e (b) l’accoglienza agli esclusi: “Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano e dite loro: Si è avvicinato a voi il Regno di Dio!” (Lc 10,8-9) Qui, in queste raccomandazioni, Gesù ordina di trasgredire a quelle norme di purezza formale che impediscono la convivenza fraterna.

4) Per un confronto personale 

  • Invito interessato o disinteressato: quale dei due avviene nella mia vita?
  • Se tu invitassi in modo disinteressato, questo ti causerebbe qualche difficoltà? Quali?

5) Preghiera finale 

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore  e non si leva con superbia il mio sguardo;  non vado in cerca di cose grandi,  superiori alle mie forze.  Io sono tranquillo e sereno  come bimbo svezzato in braccio a sua madre,  come un bimbo svezzato è l’anima mia. (Sal 130)

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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