Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi Maggio-2022

Domenica, 1 maggio 2022

L’amore ci fa riconoscere la presenza del Signore 

L’invito all’Eucaristia del Risorto 

Giovanni 21, 1-19

Orazione iniziale

Manda il tuo santo Spirito, o Padre, perché la notte infruttuosa della nostra vita si trasformi nell’alba radiosa in cui riconosciamo il tuo Figlio Gesù presente in mezzo a noi. Aleggi il tuo Spirito sulle acque del nostro mare, come già al principio della creazione e si aprano i nostri cuori all’invito d’amore del Signore, per partecipare al banchetto imbandito del suo Corpo e della sua Parola. Arda in noi, o Padre, il tuo Spirito, perché diventiamo testimoni di Gesù, come Pietro, come Giovanni, come gli altri discepoli e usciamo anche noi, ogni giorno, per la pesca del tuo regno.  Amen.

La parola che il Signore mi dona oggi

Prima di tutto mi pongo in ascolto leggendo con attenzione e amore questo brano di Giovanni. So che è un brano pasquale, che è una Parola ricca di luce, di presenza, di grazia; so che è il cibo buono preparato per me. Cerco di stare attento, nella lettura, fin da questo primo passaggio, per non perdere niente, per non stare alla superficie. 

Leggo lentamente, accostando il mio cuore ai personaggi, ai verbi, alle parole che l’evangelista usa; facendo attenzione alle indicazioni dei luoghi, dei tempi. Sono come Lazzaro, che vuole raccogliere ogni briciola della mensa del Signore. a) Lettura del brano:

1Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: 2si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. 3Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla. 4Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. 5Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». 6Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. 7Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «E’ il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. 8Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri. 9Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. 10Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso or ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore. 13Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. 14Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti. 15Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». 

Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». 17Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. 18In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».19Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi». b) Contesto del brano:

Sento il bisogno, adesso, dopo questo primo contatto col brano, di capire meglio il contesto nel quale esso va collocato. Prendo in mano la Bibbia e non mi lascio trascinare dalle prime impressioni superficiali; voglio mettermi a cercare, ad ascoltare. Sono al cap. 21 di Giovanni, praticamente alla fine del Vangelo e ogni fine contiene in sé tutto ciò che l’ha preceduta, che l’ha piano piano formata. Questa pesca sul lago di Tiberiade mi rimanda con forza e chiarezza all’inizio del Vangelo, dove Gesù chiama i primi discepoli, gli stessi che sono ancora presenti qui: Pietro, Giacomo e Giovanni, Natanaele. Il pranzo con Gesù, il pasto col pane e i pesci mi riporta al cap. 6, dove era avvenuta la grande moltiplicazione dei pani, la rivelazione del Pane di Vita. Il colloquio intimo e personale di Gesù con Pietro, la sua triplice domanda: “Mi ami?” mi conduce di nuovo alla notte della Pasqua, dove Pietro aveva rinnegato il Signore per tre volte.

E poi, se guardo appena poco più indietro nel Vangelo, trovo le stupende pagine della resurrezione: la corsa di Maddalena e delle donne al sepolcro nella notte, la scoperta della tomba vuota, la corsa di Pietro e Giovanni, il loro piegarsi sul sepolcro, la loro contemplazione, la loro fede; trovo ancora gli undici chiusi nel cenacolo e l’apparizione di Gesù risorto, il dono dello Spirito, l’assenza e l’incredulità di Tommaso, poi recuperata da una nuova apparizione; ascolto la proclamazione di quella stupenda beatitudine, che è per tutti noi, oggi, chiamati a credere, senza aver visto.

E dopo queste cose giungo anch’io qui, sulle acque di questo mare, in una notte senza pesca, senza niente fra le mani. Ma proprio qui, proprio a questo punto, io sono raggiunto, sono avvolto dalla manifestazione, dalla rivelazione del Signore Gesù. Sono qui, dunque, per riconoscerlo anch’io, per buttarmi in mare e raggiungerlo, per partecipare al suo banchetto, per lasciare scavare dentro dalle sue domande, dalle sue parole, perché, ancora una volta, Lui possa ripetermi: “Seguimi!” e io, finalmente, gli dica il mio “Eccomi!” più pieno, più vero, valido per sempre.  c) Suddivisione del brano: 

Mi sono subito accorto che il brano è costituito da due grandi scene, una più bella dell’altra, che trovano il loro punto di divisione, ma anche di congiunzione ai vv. 14-15, dove l’evangelista passa dal rapporto fra Gesù e i discepoli all’incontro intimo di Gesù con Pietro. E’ un percorso fortissimo di avvicinamento al Signore, che è preparato anche per me, che in questo momento mi accosto a questa Parola. Per riuscire ad entrare ancor meglio, cerco di soffermarmi sulle scene e sui passaggi anche minimi che mi si presentano.

v.1: Con la doppia ripetizione del verbo ‘manifestarsi’, Giovanni attira subito la nostra attenzione su un evento grande che sta per compiersi. La potenza della risurrezione di Gesù non ha ancora finito di invadere la vita dei discepoli e quindi della Chiesa; occorre disporsi ad accogliere la luce, la presenza, la salvezza che Cristo ci dona. E come si manifesta ora, in questo brano, così continuerà sempre a manifestarsi nella vita dei credenti. Anche nella nostra. 

  1. 2- 3: Pietro e altri sei discepoli escono dal chiuso del cenacolo e si spingono fuori, verso il mare per pescare, ma dopo tutta una notte di fatica, non prendono nulla. E’ il buio, la solitudine, l’incapacità delle forze umane. vv. 4-8: Finalmente spunta l’alba, torna la luce e compare Gesù ritto sulla riva del mare.

Ma i discepoli non lo riconoscono ancora; hanno bisogno di compiere un cammino interiore molto forte. L’iniziativa è del Signore che, con le sue parole, li aiuta a prendere coscienza del loro bisogno, della loro condizione: non hanno nulla da mangiare. Poi li invita a gettare di nuovo la rete; l’obbedienza alla sua Parola compie il miracolo e la pesca è sovrabbondante. Giovanni, il discepolo dell’amore, riconosce il Signore e grida la sua fede agli altri discepoli. Pietro aderisce immediatamente e si butta in mare per raggiungere al più presto il suo Signore e Maestro. Gli altri, invece, si avvicinano trascinando la barca e la rete. 

  1. 9-14: La scena si sposta sulla terra ferma, dove Gesù stava aspettando i discepoli. Qui si realizza il banchetto: il pane di Gesù è unito ai pesci dei discepoli, la sua vita e il suo dono diventano tutt’uno col la vita e il dono loro. E’ la forza della Parola che diventa carne, diventa esistenza.
  2. 15-18: Adesso Gesù parla direttamente al cuore di Pietro; è un momento d’amore molto forte, dal quale non posso restare fuori, perché quelle precise parole del Signore sono scritte e ripetute anche per me, oggi. Una reciproca dichiarazione d’amore ribadita per tre volte, capace di superare tutte le infedeltà, le debolezze, i cedimenti. Da adesso comincia una vita nuova, per Pietro e anche per me, se lo voglio.
  3. 19: Questo versetto, che chiude il brano, è un po’ particolare, perché presenta un commento dell’evangelista e subito di nuovo lascia risuonare la parola di Gesù per Pietro, parola fortissima e definitiva: “Seguimi!”, alla quale non c’è altra risposta che la vita stessa.

Un momento di silenzio orante

A questo punto mi fermo un po’ e raccolgo nel mio cuore tutte le parole che ho letto e ascoltato. Cerco di fare come Maria, che prendeva fra le mani le parole del suo Signore e le metteva a confronto, le soppesava, le lasciava parlare da sole, senza interpretare, cambiare, senza togliere o aggiungere nulla. Faccio silenzio, mi riposo su questo brano, ripercorrendolo col cuore.

Alcune domande

Adesso è importante che io mi lasci interpellare da questa parola, che mi lasci scavare dentro, che mi lasci raggiungere. Bisogna che la mia vita sia toccata dalle dita del Signore, come uno strumento che Lui vuole suonare. Non devo tirarmi indietro, nascondermi, fare finta che tutto vada bene, seguendo solo i bei ragionamenti della testa. 

E’ il cuore che va messo a nudo; è l’anima che deve essere raggiunta nel suo punto più profondo, come dice la lettera agli Ebrei (4, 12). 

  1. “Uscirono e salirono sulla barca” (v. 3). Sono disposto, anch’io, a compiere questo percorso di conversione? Mi lascio risvegliare dall’invito di Gesù? O preferisco continuare a rimanere nascosto, dietro le mie porte chiuse per paura, come erano i discepoli nel cenacolo? Voglio decidermi a venir fuori, a uscire dietro a Gesù, a lasciarmi da Lui inviare? C’è una barca pronta anche per me, c’è una vocazione d’amore che il Signore mi ha donato; quando mi deciderò a rispondere veramente?
  2. “…Ma in quella notte non presero nulla” (ivi). Ho il coraggio di lasciarmi dire dal Signore che in me c’è il vuoto, che è notte, che non ho nulla fra le mani? Ho il coraggio di riconoscermi bisognoso di Lui, della sua presenza? Voglio rivelare a Lui il mio cuore, il più profondo di me stesso, quello che cerco continuamente di negare, di tenere nascosto? Lui sa tutto, mi conosce fino in fondo; vede che non ho nulla da mangiare; però sono io che devo rendermene conto, che devo finalmente arrivare da Lui a mani vuote, magari piangendo, col cuore gonfio di tristezza e angoscia. Se non faccio questo passo, non spunterà mai la vera luce, l’alba del mio giorno nuovo.
  3. “Gettate la rete dalla parte destra” (v. 6). Il Signore mi parla anche chiaramente; c’è un momento in cui, grazie a una persona, a un incontro di preghiera, a una Parola ascoltata, io comprendo chiaramente cosa devo fare. Il comando è chiarissimo; bisogna solo ascoltare e obbedire. “Getta dalla parte destra”, mi dice il Signore. Ho il coraggio di fidarmi di Lui, finalmente, o voglio continuare a fare di testa mia, a prendere le mie misure? La mia rete, voglio gettarla a Lui?
  4. “Simon Pietro … si gettò in mare” (v. 7). Non so se si possa trovare un versetto più bello di questo. Pietro gettò se stesso, come la vedova al tempio gettò tutto quanto aveva per vivere, come l’indemoniato guarito (Mc 5, 6), come Giairo, come l’emorroissa, come il lebbroso, che si gettarono ai piedi di Gesù, consegnando a Lui la loro vita. O come Gesù stesso, che si gettò a terra e pregava il Padre suo (Mc 14, 35). Adesso è il mio momento. Voglio, anch’io, gettarmi nel mare della misericordia, dell’amore del Padre, voglio consegnare a Lui tutta la mia vita, la mia persona, i miei dolori, le speranze, i desideri, i miei peccati, la mia voglia di ricominciare? Le sue braccia sono pronte ad accogliermi, anzi, sono sicuro: sarà Lui a gettarsi al mio collo, come sta scritto … “Il padre lo vide da lontano, gli corse incontro e si gettò al suo collo e lo baciò”.
  5. “Portate dei pesci che avete preso ora” (v. 10). Il Signore mi chiede di unire al suo cibo il mio, alla sua vita la mia. E siccome si tratta di pesci, significa che l’evangelista sta parlando di persone, quelli che il Signore stesso vuole salvare, anche attraverso la mia pesca. Perché per questo Lui mi invia. E alla sua mensa, alla sua festa, Egli aspetta me, ma aspetta anche tutti quei fratelli e quelle sorelle che nel suo amore Egli consegna alla mia vita. Non posso andare da Gesù da solo. Questa Parola, allora, mi chiede se sono disposto ad avvicinarmi al Signore, a sedermi alla sua tavola, a fare Eucaristia con Lui e se sono disposto a spendere la mia vita, le mie forze, per portare con me da Lui tanti fratelli. Devo guardarmi con sincerità nel cuore e scoprire le mie resistenze, le mie chiusure a Lui e agli altri.
  6. “Mi ami tu?” (v. 15). Come faccio a rispondere a questa domanda? Chi ha il coraggio di proclamare il suo amore per Dio? Mentre vengono a galla tutte le mie infedeltà, i miei rinnegamenti; perché quello che è successo a Pietro fa parte anche della mia storia.

Però non voglio che questa paura mi blocchi e mi faccia indietreggiare; no! Io voglio andare da Gesù, voglio stare con Lui, voglio avvicinarmi e dirgli che, sì, io lo amo, gli voglio bene. Prendo a prestito le parole stesse di Pietro e le faccio mie, me le scrivo sul cuore, le ripeto, le rumino, le faccio respirare e vivere nella mia vita e poi prendo coraggio e le dico davanti al volto di Gesù: “Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo”. 

Così come sono, io Lo amo. Grazie, Signore, che mi chiedi l’amore, che mi aspetti, mi desideri; grazie, perché tu gioisci del mio povero amore. 

  1. “Pasci le mie pecore… Seguimi” (vv. 15. 19). Ecco, il brano termina così e rimane aperto, continua a parlarmi. Questa è la parola che il Signore mi consegna, perché io la realizzi nella mia vita, da oggi in poi. Voglio accogliere la missione che il Signore mi affida; voglio rispondere alla sua chiamata e voglio seguirlo, dove Egli mi condurrà. Ogni giorno, nelle piccole cose.

Una chiave di lettura

L’incontro con questa Parola di Gesù ha toccato in profondità il mio cuore, la mia vita e sento che qui non c’è solo la storia di Pietro, di Giovanni e degli altri discepoli, ma c’è anche la mia. Vorrei che quanto è scritto di loro si realizzasse anche per me. In particolare sono attratto dall’esperienza di Pietro, dal suo cammino di conversione così forte: parte dalla caduta, dal rinnegamento e arriva al sì più pieno, più luminoso al Signore Gesù. Voglio che questo accada anche a me. Allora provo, adesso, a ripercorrere questo brano stupendo, stando attento in particolare al cammino di Pietro, ai suoi movimenti, alle sue reazioni. E’ come un battesimo nell’amore.

Pietro è il primo che prende l’iniziativa e annuncia ai suoi fratelli la sua decisione di andare a pescare. Pietro esce verso il mare, che è il mondo, va verso i fratelli, perché sa di essere stato fatto pescatore di uomini (Lc 5, 10); proprio come Gesù, che era uscito dal Padre per venire a piantare la sua tenda in mezzo a noi. E ancora Pietro è il primo a reagire all’annuncio di Giovanni che riconosce Gesù presente sulla riva: si cinge la veste e si butta in mare. Mi sembrano allusioni forti al battesimo, quasi che Pietro voglia definitivamente seppellire il suo passato in quelle acque, così come fa un catecumeno che entra nel fonte battesimale. Pietro si consegna a queste acque purificatrici, si lascia curare: si getta in esse, portando con sé le sue presunzioni, le sue colpe, il peso del rinnegamento, il pianto. Per risalire uomo nuovo all’incontro col suo Signore. Prima di buttarsi, Pietro, si cinge, così come Gesù, prima di lui, si era cinto per lavare i piedi ai discepoli nell’ultima cena. E’ la veste del servo, di colui che si dona ai fratelli e proprio questa veste copre la sua nudità. E’ la veste del Signore stesso, che lo avvolge nel suo amore e nel suo perdono. Grazie a questo amore Pietro potrà risalire dal mare, potrà risorgere, ricominciare. Anche di Gesù è detto che risalì dall’acqua, dopo il suo battesimo; lo stesso verbo, la stessa esperienza accomuna il Maestro e il discepolo. Pietro è ormai un uomo nuovo! Per questo potrà affermare per tre volte di amare il Signore. Anche se rimane aperta in lui la ferita del suo triplice rinnegamento, questa non è l’ultima parola; ma proprio qui Pietro conosce il perdono del Signore e conosce la debolezza, che gli si rivela come il luogo di un amore più grande. Pietro riceve amore, un amore che va ben al di là del suo tradimento, della sua caduta: un di più d’amore che lo rende capace di servire i fratelli, di portarli ai pascoli verdeggianti del Signore Gesù. 

Non solo, ma in questo servizio d’amore, Pietro diventerà come il Pastore bello, come Gesù stesso; anche lui, infatti, darà la vita per il gregge, tenderà le mani nella crocifissione, come affermano le fonti storiche. Crocifisso a testa in giù, Pietro sarà completamente capovolto, ma nel mistero d’amore egli così si raddrizzerà veramente e porterà a compimento quel battesimo iniziato nel momento in cui si era gettato in mare conto della veste. Pietro diventa, allora l’agnello che segue il Pastore fino al martirio.

Un momento di preghiera

Concludo questa esperienza con la Parola del Signore attraverso la preghiera di un salmo, che mi aiuti a fare memoria di quanto ho ascoltato e ruminato e mi accompagni, mentre ritorno alle mie occupazioni quotidiane, per continuare ad amare.

Salmo 22

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;  su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

 

Se dovessi camminare in una valle oscura,  non temerei alcun male,  perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

 

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici;  cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,  e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Preghiera finale

Grazie, o Padre, per avermi accompagnato al di là della notte, verso l’alba nuova dove mi è venuto incontro il tuo Figlio Gesù. Grazie per avere aperto il mio cuore all’accoglienza della Parola e avere operato il prodigio di una pesca sovrabbondante nella mia vita. Grazie per il battesimo nelle acque della misericordia e dell’amore, per il banchetto sulla riva del mare. Grazie per i fratelli e le sorelle che sempre siedono con me attorno alla mensa del Signore Gesù, offerto per noi. E grazie perché non ti stanchi di avvicinarti alla nostra vita e di mettere a nudo il nostro cuore, Tu che solo lo puoi veramente guarire. Grazie, infine, per la chiamata che anche oggi il Signore mi ha rivolto, dicendomi: “Tu, seguimi!”. O, infinito Amore, io voglio venire con Te, voglio portarti ai miei fratelli!

Lunedì, 2 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti.

Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie.

Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. Trovatolo di là dal mare, gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?” Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. 

Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”.

Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi iniziamo la riflessione sul Discorso del Pane di Vita (Gv 6,22-71), che si prolunga durante i prossimi sei giorni, fino alla fine di questa settimana. Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente segue Gesù. Avevano visto il miracolo, si erano saziati e volevano di più! Non si preoccupavano di cercare il segno o la chiamata di Dio che c’era in tutto questo. Quando la gente incontrò Gesù nella sinagoga di Cafarnao, ebbe con la gente una lunga conversazione, chiamata il Discorso del Pane di Vita. Non è veramente un discorso, ma si tratta di un insieme di sette brevi dialoghi che spiegano il significato della moltiplicazione dei pani, simbolo del nuovo Esodo e della Cena Eucaristica.
  • E’ bene tener presente la divisione del capitolo per poterne capire meglio il significato:

6,1-15: la grande moltiplicazione dei pani 

6,16-21: l’attraversamento del lago, e Gesù che cammina sulle acque 

6,22-71: il dialogo di Gesù con la gente, con i giudei e con i discepoli 

1º dialogo: 6,22-27  con la gente: la gente cerca Gesù e lo incontra a Cafarnao 

2º dialogo: 6,28-34  con la gente: la fede come opera di Dio e la manna nel deserto 

3º dialogo: 6,35-40  con la gente: il pane vero è fare la volontà di Dio 

4º dialogo: 6,41-51  con i giudei: mormorazioni dei giudei 

5º dialogo: 6,52-58  con i giudei: Gesù e i giudei 

6º dialogo: 6,59-66  con i discepoli: reazione dei discepoli 

7º dialogo: 6,67-71  con i discepoli: confessione di Pietro 

  • La conversazione di Gesù con la gente, con i giudei e con i discepoli è un bel dialogo, ma esigente. Gesù cerca di aprire gli occhi della gente in modo che impari a leggere gli eventi e scopra in essi la svolta che deve prendere nella vita. Perché non basta andare dietro i segni miracolosi che moltiplicano il pane per il corpo. Non di solo pane vive l’uomo. La lotta per la vita senza una mistica non raggiunge la radice. Mentre conversa con Gesù, la gente rimane sempre più contrariata dalle sue parole. Ma Gesù non cede, né cambia le esigenze. Il discorso sembra un imbuto. Nella misura in cui la conversazione va avanti, sempre meno gente rimane con Gesù. Alla fine rimangono i dodici, ma Gesù non può avere fiducia nemmeno in loro! Oggi avviene la stessa cosa. Quando il vangelo comincia ad esigere impegno, molta gente si allontana.
  • Giovanni 6,22-27: La gente cerca Gesù perché vuole più pane. La gente va dietro a Gesù. Vede che non è salito in barca con i discepoli e, per questo, non capisce come aveva fatto per giungere a Cafarnao. Non capì nemmeno il miracolo della moltiplicazione dei pani. La gente vede ciò che è accaduto, ma non riesce a capire tutto questo come un segno di qualcosa di molto più profondo. Si ferma alla superficie: nella sazietà del cibo. Cerca pane e vita, però solamente per il corpo. Secondo la gente, Gesù fa ciò che Mosè aveva fatto nel passato: dare cibo a tutti nel deserto. Seguendo Gesù, loro volevano che il passato si ripetesse. Ma Gesù chiede alla gente di fare un passo avanti. Oltre a lavorare per il pane temporaneo, devono lavorare per l’alimento imperituro. Questo nuovo alimento sarà dato dal Figlio dell’Uomo, indicato da Dio stesso. Lui porta la vita che dura per sempre. Lui ci apre per noi un nuovo orizzonte sul senso della vita e su Dio.
  • Giovanni 6,28-29: Qual è l’opera di Dio? La gente chiede: Cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio? Gesù risponde che la grande opera di Dio ci chiede di “credere all’’inviato da Dio”. Ossia, credere in Gesù!

Per un confronto personale

  • La gente aveva fame, mangia il pane e cerca più pane. Cerca il miracolo e non cerca il segno di Dio che in esso si nascondeva. Cosa cerca di più nella mia vita: il miracolo o il segno?
  • Per un istante, fai silenzio dentro di te e chiediti: “Credere a Gesù: cosa significa questo per me ben concretamente nella mia vita di ogni giorno?”

Preghiera finale

Signore ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto;  insegnami i tuoi voleri.

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti  e mediterò i tuoi prodigi. (Sal 118)

Martedì, 3 maggio 2022

Santi Filippo e Giacomo, Apostoli

Preghiera

O Dio, nostro Padre, che rallegri la Chiesa con la festa degli apostoli Filippo e Giacomo, per le loro preghiere concedi al tuo popolo di comunicare al mistero della morte e risurrezione del tuo unico Figlio, per contemplare in eterno la gloria del tuo volto.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14,6-14

In quel tempo, Gesù disse a Tommaso: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. 

Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? 

Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. 

Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. 

In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. 

Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi, festa degli apostoli Filippo e Giacomo, è lo stesso che abbiamo meditato durante la quarta settimana di Pasqua, e narra la richiesta dell’apostolo Filippo a Gesù: “Mostraci il Padre, e questo ci basta”.
  • Giovanni 14,6: Io sono la via, la verità e la vita. Tommaso aveva rivolto una domanda: “Signore, non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscere il cammino?” (Gv 14,5). Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Tre parole importanti. Senza la via, non si va. Senza la verità non si fa una buona scelta. Senza vita, c’è solo morte! Gesù spiega il senso. Lui è la via, perché “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. E lui è la porta da dove entrano ed escono le pecore (Gv 10,9). Gesù è la verità, perché guardando lui, stiamo vedendo l’immagine del Padre. “Chi conosce me conosce il Padre!” Gesù è la vita, perché camminando come Gesù staremo uniti al Padre ed avremo vita in noi!
  • Giovanni 14,7: Conoscere Gesù è conoscere il Padre. Tommaso aveva chiesto:”Signore, non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscere la via?” Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo

di me”. Ed aggiunse: “Se conoscete me, conoscete anche il Padre. Fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Questa è la prima frase del vangelo di oggi. Gesù parla sempre del Padre, perché era la vita del Padre che appariva in tutto ciò che diceva e faceva. Questo riferimento costante al Padre provoca la domanda di Filippo. 

  • Giovanni 14,8-11: Filippo chiede: “Mostraci il Padre e ci basta!” Era il desiderio dei discepoli, il desiderio di molte persone delle comunità del Discepolo Amato ed è il desiderio di molta gente oggi. Come fa la gente per vedere il Padre di cui tanto parla Gesù? La risposta di Gesù è molto bella ed è valida fino ad oggi: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto! Chi ha visto me ha visto il Padre!” La gente non deve pensare che Dio è lontano da noi, distante e sconosciuto. Chi vuole sapere come e chi è Dio Padre, basta che guardi Gesù. Lui lo ha rivelato nelle parole e nei gesti della sua vita! “Il Padre è in me ed io sono nel Padre!” Attraverso la sua obbedienza, Gesù si è identificato totalmente con il Padre. Lui faceva ogni momento ciò che il Padre gli mostrava di fare (Gv 5,30; 8,28-29.38). Per questo, in Gesù tutto è rivelazione del Padre! Ed i segni o le opere sono le opere del Padre! Come dice la gente: “Il figlio è il volto del padre!” Per questo in Gesù e per Gesù, Dio sta in mezzo a noi.
  • Giovanni 14,12-14: Promessa di Gesù. Gesù fa una promessa per dire che la sua intimità con il Padre non è un privilegio solo suo, ma è possibile per tutti coloro che credono in lui. Anche noi, mediante Gesù, possiamo giungere a fare cose belle per gli altri come faceva Gesù per la gente del suo tempo. Lui intercede per noi. Tutto ciò che la gente chiede a lui, lui lo chiede al Padre e lo ottiene, sempre che sia per servire. Gesù è il nostro difensore. Se ne va ma non ci lascia senza difesa. Promette che chiederà al Padre e il Padre manderà un altro difensore o consolatore, lo Spirito Santo. Gesù giunse a dire che era necessario che lui andasse via, perché altrimenti lo Spirito Santo non sarebbe potuto venire (Gv 16,7). E lo Spirito Santo compirà le cose di Gesù in noi, se agiamo nel nome di Gesù ed osserviamo il grande comandamento della pratica dell’amore.

Per un confronto personale

  • Gesù è la via, la verità e la vita. Senza la via, senza la verità e senza la vita non si vive. Cerca di far entrare questo nella tua coscienza.
  • Due domande importanti: Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?

Preghiera finale

I cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.  Il giorno al giorno ne affida il messaggio  e la notte alla notte ne trasmette notizia. (Sal 18)

Mercoledì, 4 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Assisti, o Dio nostro Padre, questa tua famiglia raccolta in preghiera: tu che ci hai dato la grazia della fede,

donaci di aver parte all’eredità eterna per la risurrezione del Cristo tuo Figlio e nostro Signore.

Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,35-40

In quel tempo, disse Gesù alla folla: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete. Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Riflessione

  • Giovanni 6,35-36: Io sono il pane di vita. Entusiasmata dalla prospettiva di avere il pane del cielo di cui parla Gesù e che dà vita per sempre (Gv 6,33), la gente chiede: “Signore dacci sempre questo pane!” (Gv 6,34). Pensavano che Gesù stesse parlando di un pane particolare. Per questo, in modo interessato, la gente chiede: “Dacci sempre questo pane!” Questa richiesta della gente ricorda la conversazione di Gesù con la Samaritana. Gesù aveva detto che lei avrebbe potuto avere dentro di sé una sorgente di acqua viva che scaturisce per la vita eterna, e lei in modo interessato chiede: “Signore, dammi questa acqua!” (Gv 4,15). La Samaritana non si rende conto che Gesù non stava parlando di acqua materiale. Come pure la gente non si rende conto che Gesù non stava parlando del pane materiale. Per questo, Gesù risponde molto chiaramente: “Io sono il pane della vita! Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. Mangiare il pane del cielo è lo stesso che credere in Gesù. E’ credere che lui è venuto dal cielo come rivelazione del Padre. E’ accettare il cammino che lui ha insegnato. Ma la gente pur vedendo Gesù, non crede in lui. Gesù si rende conto della mancanza di fede e dice: “Voi mi avete visto e non credete”.
  • Giovanni 6,37-40: Fare la volontà di colui che mi ha mandato. Dopo la conversazione con la Samaritana, Gesù aveva detto ai suoi discepoli: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato!” (Gv 4,34). Qui, nella conversazione con la gente sul pane del cielo, Gesù tocca lo stesso tema: “Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti l’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Questo è il cibo che la gente deve cercare: fare la volontà del Padre del cielo. E questo è il pane che alimenta la persona nella vita e le dà vita. Qui comincia la vita eterna, vita che è più forte della morte! Se fossimo veramente disposti a fare la volontà del Padre, non avremmo difficoltà a riconoscere il Padre presente in Gesù.
  • Giovanni 6,41-43: I giudei mormorano. Il vangelo di domani inizia con il versetto 44 (Gv 6,44-51) e salta i versetti da 41 a 43. Nel versetto 41, inizia la conversazione con i giudei, che criticano Gesù. Diamo qui una breve spiegazione del significato della parola giudei nel vangelo di Giovanni per evitare che una lettura superficiale alimenti in noi cristiani il sentimento di anti-semitismo. Prima di tutto è bene ricordare che Gesù era Giudeo e continua ad essere giudeo (Gv 4,9). Giudei erano i suoi discepoli e discepole. Le prime comunità cristiane erano tutte di giudei che accettarono Gesù come il Messia. Solo dopo, poco a poco, nelle comunità del Discepolo Amato, greci e cristiani cominciano ad essere accettati sullo stesso piano dei giudei. Erano comunità più aperte. Ma questa apertura non era accettata da tutti. Alcuni cristiani venuti dal gruppo dei farisei volevano mantenere la “separazione” tra giudei e pagani (At 15,5). La situazione rimane critica dopo la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70. I farisei diventano la corrente religiosa dominante nel giudaismo e cominciano a definire le direttrici religiose per tutto il popolo di Dio: sopprimere il culto nella lingua greca; adottare solo il testo biblico in ebraico; definire la lista dei libri sacri eliminando i libri che stavano solo nella traduzione greca della Bibbia: Tobias, Giuditta, Ester; Baruc, Sapienza, Ecclesiastico e i due libri dei Maccabei: segregare gli stranieri; non mangiare nessun cibo, sospettato di impurità o di essere stato offerto agli idoli. Tutte queste misure assunte dai farisei si ripercuotevano sulle comunità dei giudei che accettavano Gesù, Messia. Queste comunità avevano già camminato molto. L’apertura per i pagani era irreversibile. La Bibbia in greco era già usata da molto tempo. Così, lentamente, cresce una separazione reciproca tra cristianesimo e giudaismo. Negli anni 85-90 le autorità giudaiche cominciano a discriminare coloro che continuavano ad accettare Gesù di Nazaret in qualità di Messia (Mt 5, 11-12; 24,913). Chi continuava a rimanere nella fede in Gesù era espulso dalla sinagoga (Gv 9,34). Molte comunità cristiane temevano questa espulsione (Gv 9,22), poiché significava perdere l’appoggio di una istituzione forte e tradizionale con la sinagoga. Coloro che erano espulsi perdevano i privilegi legali che i giudei avevano conquistato lungo i secoli nell’impero. Le persone espulse perdevano perfino la possibilità di essere sepolte decentemente. Era un rischio enorme. Questa situazione conflittuale della fine del primo secolo si ripercuote sulla descrizione del conflitto di Gesù con i farisei. Quando il vangelo di Giovanni parla in giudeo non sta parlando del popolo giudeo come tale, ma sta pensando molto di più a quelle poche autorità farisaiche che stavano espellendo i cristiani dalle sinagoghe negli anni 85-90, epoca in cui fu scritto

il vangelo. Non possiamo permettere che queste affermazione sui giudei facciano crescere l’antisemitismo tra i cristiani.

Per un confronto personale

  • Antisemitismo: guarda bene dentro di te e cerca di strappar via qualsiasi resto di anti-semitismo.
  • Mangiare il pane del cielo vuol dire credere in Gesù. Come mi aiuta tutto questo a vivere meglio l’eucaristia?

Preghiera finale

Acclamate a Dio da tutta la terra,  cantate alla gloria del suo nome,  date a lui splendida lode.

Dite a Dio: “Stupende sono le tue opere!” (Sal 65)

Giovedì, 5 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che in questi giorni pasquali ci hai rivelato la grandezza del tuo amore, fa’ che accogliamo pienamente il tuo dono, perché, liberi da ogni errore, aderiamo sempre più alla tua parola di verità.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,44-51

In quel tempo, Gesù disse alle folle: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: ‘‘E tutti saranno ammaestrati da Dio’’. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Riflessione

  • Finora il dialogo era tra Gesù e la gente. Da qui in avanti, i leaders giudei cominciano a entrare nella conversazione e la discussione diventa più tesa.
  • Giovanni 6,44-46: Chi si apre a Dio, accetta Gesù e la sua proposta. La conversazione diventa più esigente. Ora sono i giudei, i leaders del popolo, che mormorano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?” (Gv 6,42) Loro pensavano di conoscere le cose di Dio. In realtà, non le conoscevano. Se fossimo veramente aperti e fedeli a Dio, sentiremmo dentro di noi lo slancio di Dio che ci attira verso Gesù e riconosceremmo che Gesù viene da Dio, poiché è scritto nei Profeti: ‘Tutti saranno ammaestrati da Dio’. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
  • Giovanni 6,47-50: I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Nella celebrazione della pasqua, i giudei ricordavano il pane del deserto. Gesù li aiuta a fare un passo. Chi celebra la pasqua, ricordando solo il pane che i padri hanno mangiato nel passato, morirà come tutti loro! Il vero senso della Pasqua non è ricordare la manna che cadde dal cielo, ma accettare Gesù, nuovo Pane di Vita e seguire il cammino che lui ci ha indicato. Non si tratta più di mangiare la carne dell’agnello pasquale, ma di mangiare la carne di Gesù, in modo che non muoia chi ne mangia, ma abbia la vita eterna!
  • Giovanni 6,51: Chi mangia di questo pane vivrà eternamente. E Gesù termina dicendo: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.” Invece della manna e dell’agnello pasquale del primo esodo, siamo invitati a mangiare la nuova manna ed il nuovo agnello pasquale che si immolò sulla Croce per la vita di tutti.
  • Il nuovo Esodo. La moltiplicazione dei pani avviene vicino alla Pasqua (Gv 6,4). La festa della pasqua era il ricordo prodigioso dell’Esodo, la liberazione del popolo dalle grinfie del faraone. Tutto l’episodio narrato nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni ha un parallelo negli episodi connessi alla festa della pasqua, sia con la liberazione dall’Egitto come pure con la camminata del popolo nel deserto alla ricerca della terra promessa. Il Discorso del Pane di Vita, fatto nella sinagoga di Cafarnao, è connesso al capitolo 16 del libro dell’Esodo che parla della Manna. Vale la pena di leggere tutto questo capitolo 16 dell’Esodo. Nel percepire le difficoltà del popolo nel deserto, possiamo capire meglio gli insegnamenti di Gesù qui nel capitolo 6 del vangelo di Giovanni. Per esempio, quando Gesù parla di “un cibo che perisce” (Gv 6,27) sta ricordando la manna che generava vermi e imputridiva (Es 16,20). Come pure, quando i giudei “mormoravano” (Gv 6,41), facevano la stessa cosa che facevano gli israeliti nel deserto, quando dubitavano della presenza di Dio in mezzo a loro durante la traversata (Es 16,2; 17,3; Num 11,1). La mancanza di cibo faceva dubitare la gente su Dio e cominciava a mormorare contro Mosè e contro Dio. Anche qui i giudei dubitano della presenza di Dio in Gesù di Nazaret ed iniziano a mormorare (Gv 6,41-

42).

Per un confronto personale

  • L’eucaristia mi aiuta a vivere in stato permanente di Esodo? Ci sto riuscendo?
  • Chi è aperto alla verità incontra la risposta in Gesù. Oggi, molta gente si allontana e non incontra la risposta. Colpa di chi? Delle persone che sanno ascoltare? O di noi cristiani che non sappiamo presentare il vangelo come un messaggio di vita?

Preghiera finale

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,  e narrerò quanto per me ha fatto. A lui ho rivolto il mio grido,  la mia lingua cantò la sua lode. (Sal 65)

Venerdì, 6 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio onnipotente, che ci hai dato la grazia di conoscere il lieto annunzio della risurrezione fa’ che risorgiamo a nuova vita per la forza del tuo Spirito di amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo …

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,52-59

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. 

Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

Riflessione

  • Stiamo giungendo quasi alla fine del Discorso del Pane di Vita. Qui comincia la parte più polemica. I giudei si chiudono in se stessi e cominciano a discutere sulle affermazioni di Gesù.
  • Giovanni 6,52-55: Carne e sangue: espressione della vita e del dono totale. I giudei reagiscono: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?” Era vicina la festa di Pasqua. Dopo pochi giorni, tutti avrebbero mangiato la carne dell’agnello pasquale nella celebrazione della notte di pasqua. Loro non capiscono le parole di Gesù, perché le prendono letteralmente. Ma Gesù non diminuisce le esigenze, non ritira nulla di ciò che ha detto ed insiste: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate le carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed il lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me ed io in lui”. (a) Mangiare la carne di Gesù significa accettare Gesù come il nuovo Agnello Pasquale, il cui sangue ci libera dalla schiavitù. La legge dell’Antico Testamento, per rispetto verso la vita, proibiva di mangiare il sangue (Dt 12,16.23; At 15.29). Sangue era il segno della vita. (b) Bere il sangue di Gesù significa assimilare lo stesso modo di vivere che ha marcato la vita di Gesù. Ciò che dà vita non è celebrare la manna del passato, ma mangiare questo nuovo pane che è Gesù, la sua carne ed il suo sangue. Partecipando alla Cena Eucaristica, assimiliamo la sua vita, la sua donazione, il dono di sé. “Se non mangiate la carne del Figlio dell’Uomo e non bevete il suo sangue non avrete in voi la vita”. Devono accettare Gesù come messia crocifisso, il cui sangue sarà sparso.
  • Giovanni 6,56-58: Colui che mangia di me, vivrà per me. Le ultime frasi del Discorso del Pane di Vita sono di una grande profondità e cercano di riassumere tutto quanto

è stato detto. Evocano la dimensione mistica che avvolge la partecipazione all’eucaristia. Esprimono ciò che Paolo dice nella lettera ai Galati: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me (Gal 2,20). E ciò che dice l’Apocalisse di Giovanni: “Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3,20). E Giovanni stesso nel Vangelo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). E termina con la promessa della vita che marca la differenza con l’antico esodo: “Questo è il pane disceso dal cielo. Non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.” 

  • Giovanni 6,59: Termina il discorso nella sinagoga. Fin qui la conversazione tra Gesù e la gente ed i giudei nella sinagoga di Cafarnao. Come è stato detto prima, il Discorso del Pane di Vita ci offre un’immagine di come era la catechesi in quel tempo della fine del primo secolo nelle comunità cristiane dell’Asia Minore. Le domande della gente e dei giudei rispecchiano le difficoltà dei membri delle comunità. E la risposta di Gesù rappresenta i chiarimenti per aiutarli a superare le difficoltà, per approfondire la loro fede e vivere più intensamente l’eucaristia che era celebrata soprattutto nella notte tra sabato e domenica, il Giorno del Signore.

Per un confronto personale

  • A partire dal Discorso del Pane di Vita, la celebrazione dell’Eucaristia riceve una luce molto forte ed un enorme approfondimento. Qual è la luce che sto vedendo e che mi aiuta a fare un passo?
  • Mangiare la carne e il sangue di Gesù, è il comandamento che lui ci lascia. Come vivo l’eucaristia nella mia vita? Anche se non posso andare a messa tutti i giorni o tutte le domeniche, la mia vita deve essere eucaristia. Come cerco di raggiungere questo obiettivo?

Preghiera finale

Lodate il Signore, popoli tutti,  voi tutte, nazioni, dategli gloria. Forte è il suo amore per noi  e la fedeltà del Signore dura in eterno. (Sal 116)

Sabato, 7 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che nell’acqua del Battesimo hai rigenerato coloro che credono in te, custodisci in noi la vita nuova, perché possiamo vincere ogni assalto del male e conservare fedelmente il dono del tuo amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,60-69

In quel tempo, molti tra i discepoli di Gesù, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”.

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. 

Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: “Forse anche voi volete andarvene?” Gli rispose Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi presenta la parte finale del Discorso del Pane di Vita. Si tratta Della discussione dei discepoli tra di loro e con Gesù (Gv 6,60-66) e della conversazione di Gesù con Simon Pietro (Gv 6,67-69). L’obiettivo è quello di mostrare le esigenze della fede e la necessità di un impegno serio con Gesù e con la sua proposta. Fino a qui tutto succedeva nella sinagoga di Cafarnao. Non si indica il luogo di questa parte finale.
  • Giovanni 6,60-63: Senza la luce dello Spirito queste parole non si capiscono. Molti discepoli pensavano che Gesù stesse andando troppo oltre! Stava terminando la celebrazione della Pasqua e si stava lui stesso ponendo nel posto più centrale della Pasqua. Per questo, molta gente si separò dalla comunità e non andava più con Gesù. Gesù reagisce dicendo: “E’ lo spirito che dà vita, la carne non giova a nulla”. Non devono prendersi letteralmente queste cose che lui dice. Solo con la luce dello Spirito Santo è possibile cogliere il senso pieno di tutto ciò che Gesù disse (Gv 14,25-26; 16,1213). Paolo nella lettera ai Corinzi dirà: “La lettera uccide, lo Spirito dà vita!” (2Cor 3,6).
  • Giovanni 6,64-66: Alcuni di voi non credono. Nel suo discorso Gesù si era presentato come il cibo che sazia la fame e la sete di tutti coloro che cercano Dio. Nel primo Esodo, avvenne la prova di Meriba. Dinanzi alla fame ed alla sete nel deserto, molti dubitarono della presenza di Dio in mezzo a loro: “Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?” (Es 17,7) e mormoravano contro Mosè (cf Es 17,2-3; 16,7-8). Volevano rompere con lui e ritornare in Egitto. In questa stessa tentazione cadono i discepoli, dubitando della presenza di Gesù nello spezzare il pane. Dinanzi alle parole di Gesù su “mangiare la mia carne e bere il mio sangue”, molti mormoravano come la moltitudine nel deserto (Gv 6,60) e prendono la decisione di rompere con Gesù e con la comunità: “si tirarono indietro e non andavano più con lui” (Gv 6,66).
  • Giovanni 6,67-71: Confessione di Pietro. Alla fine rimangono solo i dodici. Dinanzi alla crisi prodotta dalle sue parole e dai suoi gesti, Gesù si gira verso i suoi amici più intimi, qui rappresentati dai Dodici e dice: “Forse anche voi volete andarvene?” Per Gesù non è questione di avere tanta gente dietro a lui. Né cambia il discorso quando il messaggio non piace. Parla per rivelare il Padre e non per far piacere a chi che sia. Preferisce rimanere da solo, e non essere accompagnato da persone che non si impegnano con il progetto del Padre. La risposta di Pietro è bella: “Da chi andremo! Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio!” Pur senza capire tutto, Pietro accetta Gesù Messia e crede in lui. Nel nome del gruppo professa la sua fede nel pane spezzato e nella parola. Gesù è la parola ed il pane che saziano il nuovo popolo di Dio (Dt 8,3). Malgrado tutti i suoi limiti, Pietro non è come Nicodemo che voleva vedere tutto ben chiaro secondo le proprie idee. Ma tra i dodici c’era qualcuno che non accettava la proposta di Gesù. In questo circolo più intimo c’era un avversario (Gv 6,70-71) “colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno” (Sal 41,10; Gv 13,18).

Per un confronto personale

  • Mi pongo al posto di Pietro dinanzi a Gesù. Che risposta do a Gesù che mi chiede: “Forse anche tu vuoi andartene?”
  • Mi metto al posto di Gesù. Oggi, molte persone non seguono più Gesù. Colpa di chi?

Preghiera finale

Sì, io sono il tuo servo, Signore,  io sono tuo servo, figlio della tua ancella;  hai spezzato le mie catene. A te offrirò sacrifici di lode  e invocherò il nome del Signore. (Sal 115)

Domenica, 8 maggio 2022

Gesù è il pastore:  le sue pecore lo conoscono 

Giovanni 10,27-30

LECTIO

  1. a) Orazione iniziale:

Vieni, Spirito santo, nei nostri cuori e accendi in essi il fuoco del tuo amore, donaci la grazia di leggere e rileggere questa pagina del vangelo per farne memoria attiva, amante e operosa nella nostra vita. Noi vogliamo accostarci al mistero della persona di Gesù contenuto in questa immagine del pastore. Per questo ti chiediamo umilmente di aprire gli occhi della mente e del cuore per poter conoscere la potenza della sua resurrezione. 

Illumina, o Spirito di luce, la nostra mente perché possiamo comprendere le parole di Gesù Buon Pastore; riscalda il nostro cuore perché avvertiamo che non sono lontane da noi, ma sono la chiave della nostra esperienza presente. 

Vieni, o Spirito santo, perché senza di te il Vangelo appare una lettera morta; con te il

Vangelo è Spirito di vita. Donaci, Padre, il santo Spirito; te lo chiediamo insieme con Maria, la madre di Gesù e madre nostra e con Elia, tuo profeta nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo nostro Signore. Amen! b) Lettura del vangelo: 

27Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 28Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. 30Io e il Padre siamo una cosa sola. c) Momenti di silenzio orante:

Il silenzio protegge il fuoco della parola che è entrato in noi con l’ascolto della Parola. 

Aiuta a conservare il fuoco interiore di Dio. Sosta alcuni momenti nel silenzio d’ascolto per poter partecipare al potere creativo e ricreativo della Parola divina.

MEDITATIO

  1. a) Chiave di lettura:

Il brano della liturgia di questa domenica è tratto dal c.10 di Giovanni, un discorso di

Gesù ambientato durante la festa giudaica della dedicazione del Tempio di

Gerusalemme che cadeva verso la fine di dicembre (durante la quale si commemorava la riconsacrazione del Tempio violato dai siro-ellenisti, ad opera di Giuda Maccabeo nel 164 a.C). Le parole di Gesù sul rapporto tra il Pastore (Cristo) e le pecore (la Chiesa) appartengono ad un vero e proprio dibattito fra Gesù e i giudei. Questi rivolgono a Gesù una domanda chiara e reclamano una risposta altrettanto precisa e pubblica: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente» (10,24). Giovanni altre volte nel vangelo presenta i giudei che pretendono da Gesù un’affermazione chiara sulla sua identità (2,18; 5,16; 8,25). Per i sinottici una simile richiesta è situata durante il processo davanti al Sinedrio (Mt 26,63; Mc 14,61; Lc 22,67). La risposta di Gesù viene presentata in due tappe (vv. 25-31 e 32-39). Consideriamo brevemente il contesto della prima ove è inserito il nostro testo liturgico. I giudei non hanno compreso la parabola del pastore (Gv 10, 1-21) e ora domandano a Gesù una rivelazione più chiara della sua identità. Di per sé il motivo della loro incredulità non è da ricercarsi nella sua poca chiarezza ma perché si rifiutano di appartenere alle sue pecore. Può essere illuminante un’analoga espressione di Gesù in Mc 4,11: «A voi è dato conoscere il mistero del Regno di Dio, ma a quelli di fuori tutto è proposto in parabole». Le parole di Gesù sono luce solo per chi vive all’interno della comunità, per chi decide di restare fuori sono un enigma che sconcerta. All’incredulità dei Giudei Gesù contrappone il comportamento di coloro che gli appartengono e che il Padre gli ha dato; ma anche della relazione con essi.

Il linguaggio di Gesù non è per noi di immediata evidenza; anzi il paragonare i credenti ad un gregge ci lascia perplessi. Noi siamo, per lo più, estranei alla vita agricola e pastorale, e non è facile capire che cosa rappresentasse il gregge per un popolo di pastori. Gli ascoltatori ai quali Gesù rivolge la parabola, invece, era appunti un popolo di pastori. È evidente che la parabola và intesa dal punto di vista dell’uomo che condivide quasi tutto con il suo gregge. Egli le conosce: vede ogni loro qualità e ogni lacuna; anch’esse sperimentano la sua guida: rispondono alla sua voce e alle sue indicazioni.  i) Le pecore di Gesù ascoltano la sua voce: si tratta non solo di un ascolto esterno (3,5; 5,37) ma anche un attento ascolto (5,28; 10,3) fino all’ascolto obbediente (10,16.27; 18,37; 5,25). Nel discorso del pastore questo ascolto esprime la confidenza e l’unione delle pecore al pastore (10,4). L’aggettivo «mie» non indica soltanto il semplice possesso delle pecore, ma mette in evidenza che le pecore gli appartengono, e gli appartengono in quanto ne è il proprietario (10,12). 

  1. Ecco, allora, stabilirsi una comunicazione intima tra Gesù e le pecore: «ed io le conosco» (10,27). Non si tratta di una conoscenza intellettuale; nel senso biblico «conoscere qualcuno» significa soprattutto avere un rapporto personale con lui, vivere in un certo qualmodo in comunione con lui. Una conoscenza che non esclude i tratti umani della simpatia, amore, comunione di natura.
  • In virtù di questa conoscenza d’amore il Pastore invita i suoi a seguirlo. L’ascolto del Pastore comporta anche un discernimento, perché tra le tante voci possibili sceglie quella che corrisponde a una precisa persona (Gesù). In seguito a questo

discernimento, la risposta si fa attiva, personale e diventa obbedienza. Questa proviene dall’ascolto. 

Quindi tra l’ascolto e la sequela del Pastore sta il conoscere Gesù.

La conoscenza di Gesù delle sue pecore apre un itinerario che conduce all’amore: «Io do loro la vita eterna». Per l’evangelista la vita è il dono della comunione con Dio. 

Mentre nei sinottici ‘vita’ o ‘vita eterna’ è connessa con il futuro; nel vangelo di Giovanni

designa un possesso attuale. Tale aspetto viene spesso ripetuto nel racconto giovanneo: «Chi crede nel Figlio ha la vita eterna» (3,36); «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna» (5,24; 6,47).

La relazione d’amore di Gesù si concretizza anche per l’esperienza di protezione che l’uomo sperimenta: si dice che le pecore «non andranno mai perdute». Forse un allusione alla perdizione eterna. E si aggiunge che «nessuno le rapirà». Tale espressione suggerisce il ruolo della mano di Dio e di Cristo che impediscono ai cuori delle persone di essere rapiti da altre forze negative. Nella Bibbia la mano, in alcuni contesti, è una metafora che indica la forza di Dio che protegge (Dt 33,3; Sal 31,6). Inoltre il verbo «rapire» (harpázō) suggerisce l’idea che la comunità dei discepoli non sarà esente dagli attacchi del male e delle tentazioni. Ma l’espressione «nessuno le rapirà» sta a indicare che la presenza di Cristo assicura alla comunità la certezza di una granitica stabilità che le permette di superare ogni tentazione di paura. b) Alcune domande: 

per orientare la riflessione meditativa e l’attualizzazione. 

  1. Il primo atteggiamento che la parola di Gesù ha evidenziato è che l’uomo deve «ascoltare». Tale verbo nel linguaggio biblico è ricco di risonanze: implica l’adesione gioiosa al contenuto di ciò che si ascolta, l’obbedienza alla persona che parla, la scelta di vita di colui che si rivolge a noi. Sei un uomo immerso nell’ascolto di Dio? Ci sono spazi e momenti nella tua vita quotidiana che dedichi in modo particolare all’ascolto della Parola di Dio?
  2. Il dialogo o comunicazione intima e profonda tra Cristo e te è stata definita dal vangelo della liturgia di oggi con un grande verbo biblico, il «conoscere». Esso

coinvolge l’essere intero dell’uomo: la mente, il cuore, la volontà. La tua conoscenza del Cristo è ferma ad un livello teorico-astratto o ti lasci trasformare e guidare dalla sua voce nel cammino della tua vita? 

  • L’uomo che ha ascoltato e conosciuto Dio «segue» il Cristo come unica guida della sua vita. La tua sequela è quotidiana, continua? Anche quando all’orizzonte si intravede l’incubo di altre voci o ideologie che tentano di strapparci dalla comunione con Dio?
  1. Nella meditazione del vangelo di oggi sono emersi altri due verbi: noi non saremo mai «perduti» e nessuno ci potrà «rapire» dalla presenza di Cristo che protegge la nostra vita. È ciò che fonda e motiva la nostra sicurezza quotidiana. Tale idea è espressa in modo luminoso da Paolo: «Io sono persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù, nostro Signore » (8,38-39). Quando tra i credenti e la persona di Gesù s’instaura un rapporto di relazione fatta di chiamata e di ascolto, allora la vita procede nella sicurezza di arrivare alla maturità spirituale e al successo. Il vero fondamento di questa sicurezza sta nello scoprire ogni giorno l’identità divina di questo pastore che è la sicurezza della nostra vita. Sperimenti questa sicurezza e questa serenità quando ti senti minacciato dal male?
  2. Le parole di Gesù «Io dò loro la vita eterna» ti assicurano che la meta del tuo cammino come credente non è oscura e incerta. Per te la vita eterna allude alla quantità degli anni che puoi vivere o invece ti richiama la comunione di vita con Dio stesso? È motivo di gioia per te sperimentare la compagnia di Dio nella tua vita?

ORATIO

  1. a) Salmo 99 (100), 2; 3; 5

Acclamate al Signore, voi tutti della terra,  servite il Signore nella gioia,  presentatevi a lui con esultanza. Riconoscete che il Signore è Dio;  egli ci ha fatti e noi siamo suoi,  suo popolo e gregge del suo pascolo. Buono è il pastore,  eterna la sua misericordia,  la sua fedeltà per ogni generazione. Preghiera finale

Ti chiediamo, Signore, di manifestarti a ciascuno di noi come il Buon Pastore, che nella forza della Pasqua ricostituisci, rianimi i tuoi, con tutta la delicatezza della tua presenza, con tutta la forza del tuo Spirito. Ti chiediamo di aprire i nostri occhi, perché possiamo conoscere come tu ci guidi, sostieni la nostra volontà di seguirti ovunque tu ci condurrai. 

Concedi a noi la grazia di non essere strappati dalle tue mani di Buon Pastore ed di non essere in balia del male che ci minaccia, delle divisioni che si annidano all’interno del nostro cuore. Tu, O Cristo, sei il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Amen!

CONTEMPLATIO

Contempla la Parola del Buon Pastore nella tua vita. Le tappe precedenti della lectio divina, importanti in se stesse, assumono funzionalità, se orientate al vissuto. Il cammino della “lectio” non si può dire concluso se non arriva a fare della Parola una scuola di vita per te. Tale meta si raggiunge quando sperimenti in te i frutti dello Spirito. 

Essi sono: la pace interiore che fiorisce nella gioia e nel gusto per la Parola; la capacità di discernimento tra ciò che è essenziale ed opera di Dio e ciò che è futile ed opera del male; il coraggio della scelta e dell’azione concreta, secondo i valori della pagina biblica che hai letto e meditato.

Lunedì, 9 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato il mondo dalla sua caduta, donaci la santa gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10,1-10

In quel tempo, disse Gesù: “In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”.

Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.

Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l’abbiano in abbondanza”.

Riflessione

  • In Gesù abbiamo il modello del vero pastore. In lui si compie l’attesa del buon pastore promesso da Dio: il «grande pastore», più grande di Mosé (Ebr 13,20).
  • Giovanni 10,1-6: La porta dell’ovile. In Gv 10,1-10 si dice che Gesù è la «porta» per accedere alle pecore e per essere condotti ai pascoli (10,7.9-10). Il tema delle pecore è stato già introdotto in Gv 2,15 ed in particolar modo in 5,2 dove si indica una porta delle Pecore con cinque portici lungo i quali erano sdraiati degli infermi per essere guariti. In quest’ultimo contesto le pecore stanno a indicare il popolo oppresso dai suoi dirigenti. In Gv 10,1 Gesù lega il tema delle pecore all’atrio del tempio, l’istituzione giudaica gestita da uomini di potere che calpestano il diritto, la giustizia e sfruttano il popolo. Tali individui vengono qualificati da Gesù come «ladri e banditi». Gesù inizia la sua lunga esposizione nei confronti dei Farisei, chiusi nella loro incredulità e insufficienza (9,40-41) con un affermazione generale: un modo più sicuro per entrare in contatto con le pecore è quello di entrare per la porta del recinto in cui esse si trovano. Chi entra in un modo diverso non è animato da un motivo di amore per le pecore, ma per sfruttarle a proprio interesse. Tale è il peccato dei dirigenti del popolo: appropriarsi di ciò che appartiene a tutti. Gesù qualifica questo atteggiamento con il termine «ladro». Fu propria questa l’accusa rivolta da Gesù ai capi del popolo nella sua prima visita al tempio (2,13ss). Un altro termine con cui Gesù qualifica coloro che tolgono al popolo ciò che è suo: «bandito». Tale qualifica connota coloro che usano violenza. Pertanto: i dirigenti del tempio obbligano il popolo a sottoporsi alla violenza del loro sistema (7,13; 9,22). Il cui effetto è di produrre uno stato di morte (5,3.21.25). Il pastore entra per la porta per prendersi cura delle pecore, non per vessarle. Di fatto le pecore riconoscono la sua autorità (voce) e lo seguono. La voce di Gesù contiene per loro un messaggio di liberazione, tipico del messia. Inoltre la sua voce non si rivolge a un gruppo anonimo di persone ma chiama personalmente. Per Gesù non esiste una moltitudine anonima di gente, ma ognuno ha un volto, un nome, una dignità. Il tempio (recinto delle pecore) è diventato luogo di tenebra, caratterizzato solo da interessi economici; il denaro ha sostituito l’attenzione esclusiva a Dio: il tempio è diventato casa di commercio (Gv 2,16). Gesù conduce il popolo per trarlo fuori dalle tenebre. E questo non lo fa in modo fittizio, ma reale, perché tale è il compito che il Padre gli ha affidato. Le battute fondamentali di questa missione sono: entrare e chiamare. Coloro che rispondono a tale chiamata alla libertà diventano una nuova comunità: “i suoi”.
  • Giovanni 10,7-10: Gesù è la nuova porta. Gesù utilizza nuovamente il simbolismo della porta nei vv.7-8: applicandolo a se stesso. È lui la nuova porta non solo nei confronti del vecchio recinto d’Israele rappresentato dai dirigenti del popolo ma anche nei riguardi di coloro che lo seguono. Ai primi ricorda la sua legittimità a essere l’unico luogo di accesso alle pecore, perché è il messia disposto a dare la vita per le pecore. Non con il dominio, la prevaricazione che si accede ad una relazione con il gregge ma assumendo l’atteggiamento di colui che dà la vita. Le sue parole sono un categorico invito a cambiare modo di pensare e di relazionarsi. L’entrare attraverso Gesù significa porre il bene dell’uomo come prioritario ed impegnare tutte le energie per il suo raggiungimento. Chi non entra in questa nuova logica è un oppressore. Il lettore trova, davvero, dure e forti le parole di Gesù rivolte ai suoi contemporanei ed in particolar modo ai capi del popolo che hanno utilizzato il dominio e la violenza per sfruttarlo. Lui è la porta nuova in relazione ad ogni uomo. Ma cosa vuol dire per l’uomo d’oggi entrare per la porta che è Gesù? Comporta l’ «avvicinarsi a lui», «dargli fiducia» (Gv 6,35), seguirlo e lasciarsi guidare dal suo messaggio (8,31.51), in definitiva partecipare alla dedizione di Gesù perché si realizzi la felicità vera dell’uomo.

Per un confronto personale

  • Gesù è il pastore buono perché sempre ti conosce, ma tu lo riconosci? Un pastore che viene nella tua vita come porta per uscire e per entrare: ti lasci portare da lui quando ti relazioni con gli altri?
  • Nella tua comunità, nella tua famiglia sei anche tu una porta, non per chiudere, ma per restare aperta alla comunicazione fraterna, per lasciare passare la stima e la fiducia?

Preghiera finale

Signore, manda la tua verità e la tua luce;  siano esse a guidarmi,  mi portino al tuo monte santo e alle tue dimore. (Sal 41)

Martedì, 10 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Dio Padre onnipotente, che ci dai la grazia di celebrare il mistero della risurrezione del tuo Figlio, concedi a noi di testimoniare con la vita la gioia di essere salvati. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10,22-30

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno.

Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”.

Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Riflessione

  • I capitoli dall’1 al 12 del vangelo di Giovanni sono chiamati “Il Libro dei Segni”. In essi avviene la rivelazione progressiva del Mistero di Dio in Gesù. Nella misura in cui Gesù fa la rivelazione, crescono l’adesione e l’opposizione attorno a lui secondo la visione con cui ognuno aspetta l’arrivo del Messia. Questo modo di descrivere l’attività di Gesù non serve solo per informare come avveniva in quel tempo l’adesione a Gesù, ma anche e soprattutto come deve avvenire oggi in noi, suoi lettori. In quel tempo, tutti aspettavano l’arrivo del Messia ed avevano i loro criteri per poterlo riconoscere. Volevano che fosse come loro se lo immaginavano. Ma Gesù non si sottopone a questa esigenza. Rivela il Padre come il Padre è e non come l’auditorio vorrebbe che fosse. Chiede conversione nel modo di pensare e di agire. Anche oggi, ognuno di noi ha i suoi gusti e le sue preferenze. A volte leggiamo il Vangelo per vedere se troviamo in esso una conferma dei nostri desideri. Il vangelo di oggi presenta una luce al riguardo.
  • Giovanni 10,22-24: I Giudei interpellano Gesù. Faceva freddo, era il mese di ottobre. Festa della dedicazione che celebrava la purificazione del tempio fatta da Giuda Maccabeo (2Mac 4,36.59). Era una festa molto popolare con molte luci. Gesù si trovava sul piazzale del Tempio, nel Portico di Salomone. I giudei dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Loro volevano che Gesù si definisse e che loro potessero verificare, partendo dai loro criteri, se Gesù era o no il Messia. Volevano prove. E’ l’atteggiamento di colui che si sente padrone della situazione. I nuovi devono presentare le loro credenziali. Altrimenti, non hanno diritto di parlare e di agire.
  • Giovanni 10,25-26: Risposta di Gesù: le opere che io compio mi danno testimonianza. La risposta di Gesù è sempre la stessa: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore”. Non si tratta di dare prove. Non servirebbe a nulla. Quando una persona non vuole accettare la testimonianza di qualcuno, non c’è prova che tenga e che la porti a pensare in modo diverso. Il problema di fondo è l’apertura disinteressata della persona verso Dio e la verità. Lì dove c’è questa apertura, Gesù è riconosciuto dalle sue pecore. “Chiunque è dalla parte della verità, ascolta la mia voce” dirà Gesù dinanzi a Pilato (Gv 18,37). Questa apertura mancava ai farisei.
  • Giovanni 10,27-28: Le mie pecore ascoltano la mia voce. Gesù riprende la parabola del Buon Pastore che conosce le sue pecore e loro lo conoscono. Questo mutuo intendimento – tra Gesù che viene in nome del Padre e le persone che si aprono alla verità – è fonte di vita eterna. Questa unione tra il creatore e la creatura attraverso Gesù supera la minaccia di morte: “Non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano!” Stanno in salvo e al sicuro e, per questo, in pace ed in piena libertà.
  • Giovanni 10,29-30: Io ed il Padre siamo uno. Questi due versetti affrontano il mistero dell’unità tra Gesù e il Padre: “Il Padre mio che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”. Queste e diverse altre frasi lasciano intravedere qualcosa del mistero più grande: “Chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9). “Il Padre è in me ed io nel Padre” (Gv 10,38). Questa unità tra Gesù ed il Padre non è automatica, bensì è frutto dell’obbedienza: “Io faccio sempre ciò che il Padre mi mostra” (Gv 8,29; 6,38; 17,4). “Mio cibo è fare la volontà del Padre (Gv 4,34; 5,30). La lettera agli ebrei dice che Gesù imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì (Eb 5,8). “Fu obbediente fino alla morte e alla morte di Croce” (Fil 2,8). L’obbedienza di Gesù non è disciplinare, bensì profetica. Obbedisce per essere trasparenza totale e, così, essere rivelazione del Padre. Per questo, poteva dire: “Io e il Padre siamo una cosa sola!” Fu un lungo processo di obbedienza e di incarnazione che durò 33 anni. Iniziò con il sì di Maria (Lc 1,38) e terminò con “Tutto è compiuto!” di Gesù (Gv 19,30).

Per un confronto personale

  • La mia obbedienza a Dio è disciplinare o profetica? Rivelo qualcosa di Dio o solo mi preoccupa la mia propria salvezza?
  • Gesù non si sottomette alle esigenze di coloro che vogliono verificare se lui era il messia. C’è in me qualcosa di questo atteggiamento di dominio e di inquisizione degli avversari di Gesù?

Preghiera finale

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,  su di noi faccia splendere il suo volto; perché si conosca sulla terra la tua via,  fra tutte le genti la tua salvezza. (Sal 66,2-3)

Mercoledì, 11 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, vita dei tuoi fedeli, gloria degli umili, beatitudine dei giusti, ascolta la preghiera del tuo popolo, e sazia con l’abbondanza dei tuoi doni la sete di coloro che sperano nelle tue promesse.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12,44-50

In quel tempo, Gesù gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.

Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me”.

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi ci presenta la parte finale del Libro dei Segni, in cui l’evangelista fa un bilancio. Molti credettero in Gesù ed ebbero il coraggio di manifestare la loro fede pubblicamente. Altri discepoli credettero, ma non ebbero il coraggio di manifestare pubblicamente la loro fede. Ebbero paura di essere espulsi dalla sinagoga. E molti non credettero: “Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui; perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato? (Gv 12,37-38). Dopo questa constatazione, Giovanni riprende alcuni dei temi centrali del suo vangelo:
  • Giovanni 12,44-45: Credere in Gesù è credere in colui che lo ha mandato. Questa frase è un riassunto del vangelo di Giovanni. E’ il tema che appare e riappare in molti modi. Gesù è così unito al Padre che non parla a nome proprio, ma sempre a nome del Padre. Chi vede Gesù, vede il Padre. Se vuoi conoscere Dio, guarda Gesù. Dio è Gesù!
  • Giovanni 12,46: Gesù è la luce che venne al mondo. Qui Giovanni riprende ciò che aveva già detto nel prologo: “Il Verbo era la luce vera che illumina ogni uomo (Gv 1,9). “La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta” (Gv 1,5). Qui lui ripete: “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre”. Gesù è una risposta viva ai grandi interrogativi che muovono e ispirano la ricerca dell’essere umano. E’ una luce che rischiara l’orizzonte. Fa scoprire il lato luminoso dell’oscurità della fede.
  • Giovanni 12,47-48: Non sono venuto per condannare il mondo. Giungendo alla fine di una tappa, sorge la domanda: “Come sarà il giudizio? In questi due versetti l’evangelista chiarisce il tema del giudizio. Il giudizio non si fa secondo la minaccia con maledizioni. Gesù dice: se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la mia parola, lo condannerà nell’ultimo giorno. Il giudizio consiste nel modo in cui la persona si definisce dinanzi alla propria coscienza.
  • Giovanni 12,49-50: Il Padre mi ha ordinato ciò che devo dire. Le ultime parole del Libro dei Segni sono il riassunto di tutto ciò che Gesù disse e fece fino ad ora. Riafferma ciò che affermava fin dall’inizio: “Non ho parlato di me. Il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me”. Gesù è il riflesso fedele del Padre. Per questo, non offre prova né argomento a coloro che lo provocano per legittimare le sue credenziali. E’ il Padre che lo legittima mediante le opere che lui compie. E dicendo opere, non si riferisce ai grandi miracoli, ma a tutto ciò che lui disse e fece, fino alle minime cose. Gesù stesso è il Segno del Padre. E’ il miracolo ambulante, la trasparenza totale. Lui non si appartiene, ma è interamente proprietà del Padre. Le credenziali di un ambasciatore non vengono da lui, ma da colui che rappresenta. Vengono dal Padre.

Per un confronto personale

  • Giovanni fa un bilancio dell’attività rivelatrice di Dio. Se io facessi un bilancio della mia vita, cosa ci sarebbe di positivo in me?
  • C’è qualcosa in me che mi condanna?

Preghiera finale

Ti lodino i popoli, Dio,  ti lodino i popoli tutti.

Ci benedica Dio, il nostro Dio,  e lo temano tutti i confini della terra. (Sal 66,4-5)

Giovedì, 12 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che hai redento l’uomo e lo hai innalzato oltre l’antico splendore, guarda all’opera della tua misericordia, e nei tuoi figli, nati a vita nuova nel Battesimo, custodisci sempre i doni della tua grazia. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13,16-20

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: ‘‘Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno’’. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

Riflessione

  • A partire da oggi, per tre settimane, tutti i giorni, eccetto le feste, il vangelo di ogni giorno è tratto dalla lunga conversazione di Gesù con i discepoli durante l’Ultima Cena (Gv 13 a 17). In questi cinque capitoli che descrivono l’addio di Gesù, si percepisce la presenza di quei tre fili di cui abbiamo parlato in precedenza e che tessono e compongono il vangelo di Giovanni: la parola di Gesù, la parola delle comunità e la parola dell’evangelista che fece l’ultima redazione del Quarto Vangelo. In questi capitoli, i tre fili sono in tal modo intrecciati che il tutto si presenta come una tela unica di rara bellezza ed ispirazione, dove è difficile distinguere ciò che è dell’uno e ciò che è dell’altro, ma dove tutto è Parola di Dio per noi.
  • Questi cinque capitoli presentano la conversazione che Gesù ebbe con i suoi amici, la sera del suo arresto e morte. Fu una conversazione amica, che rimase nella memoria del Discepolo Amato. Gesù sembra che volle prolungare al massimo questo ultimo incontro, questo momento di molta intimità. Lo stesso avviene oggi. C’è conversazione e conversazione. C’è la conversazione superficiale che usa parole

e parole e rivela il vuoto delle persone. E c’è la conversione che va in fondo al cuore e rimane nella memoria. Tutti noi, ogni tanto, abbiamo questi momenti di convivialità amichevole, che dilatano il cuore e costituiscono una forza nei momenti di difficoltà. Aiutano ad avere fiducia ed a vincere la paura. 

  • I cinque versi del Vangelo di oggi tirano due conclusioni dalla lavanda dei piedi (Gv 13,1-15). Parlano (a) del servizio quale caratteristica principale dei seguaci di Gesù, e (b) dell’identità di Gesù, rivelazione del Padre.
  • Giovanni 13,16-17: Il servo non è più grande del suo padrone. Gesù ha appena terminato di lavare i piedi dei discepoli. Pietro si impaurisce e non vuole che Gesù gli lavi i piedi. “Se non ti laverò, non avrai parte con me” (Gv 13,8). E basta lavare i piedi; non c’è bisogno del resto (Gv 13,10). Il valore simbolico del gesto della lavanda dei piedi consiste nell’accettare Gesù quale messia Servo che si dona per gli altri, e rifiutare un messia re glorioso. Questo dono di sé, servo di tutti è la chiave per capire il gesto della lavanda. Capire questo è la radice della felicità di una persona: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”. Ma c’erano delle persone, anche tra i discepoli, che non accettavano Gesù, Messia Servo. Non volevano essere servi degli altri. Probabilmente, volevano un messia glorioso Re e Giudice, secondo l’ideologia ufficiale. Gesù dice: “Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno!” Giovanni si riferisce a Giuda, il cui tradimento sarà annunciato subito dopo (Gv 13,21-30).
  • Giovanni 13,18-20: Ve lo dico fin d’ora, perché crediate che IO SONO. Fu in occasione della liberazione dall’Egitto, ai piedi del Monte Sinai che Dio rivelò il suo nome a Mosè: “Io sarò con te!” (Es 3,12), “Io sono colui che sono” (Es 3,14), “’Sono’ o ‘Io sono’ mi mandò fino a te!” (Es 3,14). Il nome Yahvé (Es 3,15) esprime la certezza assoluta della presenza liberatrice di Dio accanto al suo popolo. In molti modi e in molte occasioni questa stessa espressione Io Sono è usata da Gesù (Gv 8,24; 8,28; 8,58; Gv 6,20; 18,5.8; Mc 14,62; Lc 22,70). Gesù è la presenza del volto liberatore di Dio in mezzo a noi.

Per un confronto personale

  • Il servo non è più grande del suo signore. Come faccio della mia vita un servizio permanente agli altri?
  • Gesù seppe convivere con le persone che non lo accettavano. Ed io?

Preghiera finale

Canterò senza fine le grazie del Signore, 

con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,  perché hai detto: 

“La mia grazia rimane per sempre”;  la tua fedeltà è fondata nei cieli. (Sal 88)

Venerdì, 13 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, principio della vera libertà e fonte di salvezza, ascolta la voce del tuo popolo e fa’ che i redenti dal sangue del tuo Figlio vivano sempre in comunione con te e godano la felicità senza fine.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14,1-6

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”.

Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?” 

Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Riflessione

  • Questi cinque capitoli (Gv 13 a 17) sono un bell’esempio di come le comunità del Discepolo Amato dalla fine del primo secolo in Asia Minore, oggi Turchia, facevano la catechesi. Per esempio, nel capitolo 14, le domande dei tre discepoli, Tommaso (Gv 14,5), Filippo (Gv 14,8) e Giuda Taddeo (Gv 14,22), erano anche le domande ed i problemi delle Comunità. Così, le risposte di Gesù ai tre sono uno specchio in cui le comunità trovavano una risposta ai loro dubbi e difficoltà. Per capire meglio l’ambiente in cui si svolgeva la catechesi, è possibile fare quanto segue. Durante e dopo la lettura del testo, è bene chiudere gli occhi e fare finta che ci si trovi lì nella sala in mezzo ai discepoli, a partecipare all’incontro con Gesù. Mentre si ascolta, bisogna cercare di fare attenzione al modo in cui Gesù prepara i suoi amici alla separazione e rivela loro la sua amicizia, trasmettendo sicurezza ed appoggio.
  • Giovanni 14,1-2: Non vi turbate. Il testo inizia con un’esortazione: “Non sia turbato il vostro cuore!” E subito aggiunge: “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti!” L’insistenza nel conservare parole incoraggianti che aiutano a superare il turbamento e le divergenze, è segno che c’erano molta polemica e divergenze tra le comunità. L’una diceva all’altra: “Il nostro modo di vivere la fede è meglio del vostro. Noi siamo salvi! Voi siete nell’errore. Se volete andare in cielo, dovete convertirvi e vivere come noi!” Gesù dice: “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti!” Non è necessario che tutti pensino allo stesso modo. L’importante è che tutti accettino Gesù, rivelazione del Padre e che per amore a lui, abbiano atteggiamenti di comprensione, di servizio e d’amore. Amore e servizio sono la base che unisce i mattoni e che fa sì che le diverse comunità siano una chiesa di sorelle e di fratelli.
  • Giovanni 14,3-4: L’addio di Gesù. Gesù dice che va a preparare un luogo e dopo ritornerà per portarci con lui nella casa del Padre. Lui vuole che stiamo tutti con lui per sempre. Il ritorno di cui parla Gesù è la venuta dello Spirito che lui manda e che agisce in noi, in modo che possiamo vivere come lui visse (Gv 14,16-17.26; 16,13-14). Gesù finisce dicendo: “E del luogo dove io vado, voi conoscete la via!” Chi conosce Gesù conosce la via, poiché la via è la vita che lui visse e che lo condusse attraverso la morte insieme al Padre.
  • Giovanni 14,5-6: Tommaso gli chiede qual è la via. Tommaso dice: “Signore, non sappiamo dove vai. Come possiamo conoscere la via?” Gesù risponde: “Io sono la via, la verità e la vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Tre parole importanti. Senza la via, non si va. Senza la verità non si fa una buona scelta. Senza vita, solo c’è morte! Gesù spiega il senso. Lui è la via, perché “nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. E lui è la porta da dove entrano ed escono le pecore (Gv 10,9). Gesù è la verità, perché guardando lui, stiamo vedendo l’immagine del Padre. “Chi conosce me conosce il Padre!” Gesù è la vita, perché camminando come Gesù staremo uniti al Padre ed avremo vita in noi!

Per un confronto personale

  • Che incontri belli del passato conservi nella tua memoria, incontri che ti danno forza per andare avanti?
  • Gesù disse: “Nella casa del Padre mio ci sono molti posti”. Cosa significa questa affermazione per noi oggi?

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo,  perché ha compiuto prodigi.

Gli ha dato vittoria la sua destra  e il suo braccio santo. (Sal 97)

Sabato, 14 maggio 2022

San Mattia, Apostolo

Preghiera

O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia al collegio degli Apostoli, per sua intercessione concedi a noi, che abbiamo ricevuto in sorte la tua amicizia, di essere contati nel numero degli eletti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,9-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

Riflessione

  • Oggi è la festa dell’Apostolo Mattia. Il vangelo di Giovanni 15,9-17 è stato già meditato in aprile. Riprendiamo alcuni punti già visti quel giorno.
  • Giovanni 15,9-11: Rimanete nel mio amore, fonte della perfetta gioia. Gesù rimane nell’amore del Padre osservando i comandamenti ricevuti da lui. Noi rimaniamo nell’amore di Gesù osservando i comandamenti che lui ci ha lasciato. E dobbiamo osservarli nella stessa misura in cui lui osservò i comandamenti del Padre: “Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore”. E in questa unione d’amore del Padre e di Gesù si trova la fonte della vera gioia: “Questo vi ho detto perché la mia

gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. 

  • Giovanni 15,12-13: Amare i fratelli come lui ci ha amati. Il comandamento di Gesù è uno solo: “amarci come lui ci amò!” (Gv 15,12). Gesù supera l’Antico Testamento. Il criterio antico era il seguente: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 18,19). Il nuovo criterio è: “Amatevi come io vi ho amato”. E la frase che fino ad oggi cantiamo dice: “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per il fratello!”
  • Giovanni 15,14-15: Amici e non servi. “Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando”, cioè la pratica dell’amore fino al dono totale di sé! Subito Gesù presenta un ideale altissimo per la vita dei suoi discepoli. Dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi!” Gesù non aveva più segreti per i suoi discepoli. Ci racconta tutto ciò che ha udito dal Padre! Ecco l’ideale stupendo della vita in comunità: giungere ad una trasparenza totale, al punto di non avere più segreti tra di noi e poter aver fiducia pienamente l’uno nell’altro, poter parlare dell’esperienza che abbiamo di Dio e della vita e, così, poterci arricchire a vicenda. I primi cristiani riusciranno a raggiungere questo ideale dopo molti anni. “Avevano un solo cuore ed

un’anima sola”(At 4,32; 1,14; 2,42.46). 

  • Giovanni 15,16-17: Gesù ci ha scelti. Non siamo noi che abbiamo scelto Gesù. Lui ci incontrò, ci chiamò e ci affidò la missione di andare e dare frutto, frutto che duri. Noi abbiamo bisogno di lui, ma anche lui vuole aver bisogno di noi e del nostro lavoro per poter continuare e fare oggi per la gente ciò che faceva per la gente di Galilea. L’ultima raccomandazione: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri!”

Per un confronto personale

  • Amare il prossimo come Gesù ci ha amato. Ecco l’ideale di ogni cristiano. Come lo vivo?
  • Tutto ciò che ho udito dal Padre ve l’ho raccontato. Ecco l’ideale della comunità:

giungere ad una trasparenza totale. Come lo viviamo nella mia comunità?

Preghiera finale

Lodate, servi del Signore,  lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore,  ora e sempre. (Sal 112)

Domenica, 15 maggio 2022

Il nuovo comandamento:  amare il prossimo come Gesù ci ha amati 

Giovanni 13,31-35

LECTIO

  1. a) Preghiera iniziale:

Signore Gesù aiutaci a capire il mistero della Chiesa come comunità d’amore. Dandoci il comandamento nuovo dell’amore come costitutivo della chiesa ci indichi che esso è in cima alla gerarchia dei valori. Quando stavi per dare l’addio ai tuoi discepoli hai voluto offrire il memoriale del comandamento nuovo, lo statuto nuovo della comunità cristiana. Non è stata una pia esortazione, ma appunto, un comandamento nuovo, che è l’amore. In questa ‘relativa assenza’ siamo invitati a riconoscerti presente nella persona del fratello. In questo periodo della Pasqua, Signore Gesù, tu ci ricordi che il tempo della Chiesa, è il tempo della carità, è il tempo dell’incontro con Te attraverso i fratelli. 

Sappiamo che alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore. Aiutaci a incontrarti in ogni fratello e sorella, cogliendo le piccole occasioni di ogni giorno. b) Lettura del vangelo: 

Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi. Voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi, dove vado io, voi non potete venire. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. 

Così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli:

se avrete amore gli uni per gli altri».  c) Momenti di silenzio orante: 

Il brano del vangelo che ci accingiamo a meditare riporta alcune parole di addio di Gesù rivolte ai suoi discepoli. Tale brano è da considerarsi una specie di sacramento dell’incontro con la Persona vive e vera di Gesù.

MEDITATIO

  1. a) Preambolo al discorso di Gesù:

Il nostro brano conclude il cap. 13 dove due temi s’intrecciano per essere poi ripresi e sviluppati nel cap. 14: dove il Signore va e dunque il luogo; e il tema del comandamento dell’amore. Alcune osservazioni sul come è articolato il contesto in cui sono inserite le parole di Gesù sul comandamento nuovo possono essere di aiuto per giungere ad alcune riflessioni preziose sui contenuti.

Innanzitutto al v.31 si dice «quando fu uscito», di chi si tratta? Per capirlo bisogna ricorre al v.30 dove si dice che «egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte». Quindi il personaggio che esce è Giuda. L’espressione, poi, «ed era notte», è caratteristica di tutti i «discorsi d’addio» che appunto avvengono nella notte. Le parole di Gesù in Gv 13,31-35 sono precedute da questa immersione nel buio della notte. Qual è il significato simbolico? In Giovanni la notte rappresenta il momento più alto dell’intimità sponsale (per esempio la notte nuziale), ma anche quella dell’estrema angoscia. Altri significati del buio notturno: rappresenta il pericolo per antonomasia, è il momento in cui il nemico tesse le trame della vendetta verso di noi, esprime il momento della disperazione, della confusione, del disordine morale ed intellettuale. Il buio della notte è come una via senza uscita.

In Gv 6, durante la tempesta notturna, il buio della notte esprime l’esperienza della disperazione e della solitudine mentre essi sono in balia delle forze oscure che agitano il mare. Ancora, l’annotazione temporale “mentre era ancora buio” in Gv 20,1 sta a indicare le tenebre provocate dall’assenza di Gesù. Infatti nel vangelo di Giovanni il Cristo luce non si trova nel sepolcro, perciò regna il buio (20,1).

A ragione, dunque, i «discorsi d’addio» vanno considerati all’interno di questa cornice temporale. Quasi indicare che il colore di fondo di questi discorsi è la separazione, la morte o la partenza di Gesù darà luogo a un senso di vuoto o di amara solitudine. 

Nell’oggi della chiesa e dell’umanità potrebbe significare che quando Gesù, lo rendiamo assente nella nostra vita, si affaccia l’esperienza dell’angoscia e della sofferenza.

Riportando le parole di Gesù in 3,31-34, eco della sua partenza e della sua morte immediata, l’evangelista Giovanni ha rievocato il suo passato vissuto con Gesù, intessuto di ricordi che hanno aperto gli occhi alla ricchezza misteriosa del Maestro. 

Tale rievocazione del passato fa, anche, parte del cammino della fede.

È caratteristico dei «discorsi d’addio» che tutto ciò che si trasmette, in particolar modo nel momento così tragico e solenne della morte, diventi patrimonio inalienabile, testamento da custodire con fedeltà. Anche quelli di Gesù sintetizzano tutto ciò che ha insegnato e compiuto, con l’intento di sollecitare i discepoli a proseguire nella stessa direzione da lui indicata.

  1. b) Per l’approfondimento:

La nostra attenzione si ferma, innanzitutto, sulla prima parola utilizzata da Gesù in questo discorso d’addio che leggiamo in questa domenica di Pasqua: «Ora». «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato». Di quale «ora» si tratta? È il momento della croce che coincide con la glorificazione. Quest’ultimo termine nel vangelo di Giovanni coincide con la manifestazione, o rivelazione. Quindi la croce di Gesù è l’«ora» della massima epifania o manifestazione della verità. Và escluso ogni significato circa l’essere glorificato che possa far pensare a qualcosa di relativo all’«onore», al «trionfalismo», ecc.

Da un lato Giuda entra nella notte, Gesù si prepara alla gloria: «Quando fu uscito, Gesù disse: “Ora è stato glorificato il Figlio dell’uomo, e Dio si è glorificato in lui; poiché Dio si è glorificato in lui, Dio lo glorificherà in se stesso, e lo glorificherà subito” (v.31-32). Il tradimento di Giuda matura in Gesù la convinzione che la sua morte è «gloria». 

L’ora della morte in croce è compresa nel piano di Dio; è l’«ora» nella quale sul mondo, mediante la gloria del «Figlio dell’uomo», risplenderà la gloria del Padre. In Gesù, che offre la vita al Padre nell’«ora» della croce, Dio si glorifica rivelando il suo essere divino e accogliendo nella sua comunione tutti gli uomini.

La gloria di Gesù (del Figlio) consiste nel suo «estremo amore» per tutti gli uomini, tanto da offrirsi anche a coloro che lo tradiscono. Un amore, quello del Figlio, che si fa carico di tutte quelle situazioni distruttive e drammatiche che gravitano sulla vita e la storia degli uomini. Il tradimento di Giuda simboleggia, non tanto l’atto di un singolo, ma quello di tutta l’umanità malvagia e infedele alla volontà di Dio.

Tuttavia, il tradimento di Giuda resta un evento gravido di mistero. Scrive un esegeta: con il suo tradire Gesù, «la colpa è inserita nella rivelazione; è persino a servizio della rivelazione» (Simoens,Secondo Giovanni, 561). In certo qual modo il tradimento di Giuda offre la possibilità di conoscere meglio l’identità di Gesù: il suo tradire ha permesso di comprendere fino a che punto è giunta la predilezione di Gesù per i suoi. 

Scrive Don Primo Mazzolari: «Gli apostoli sono diventati degli amici del Signore, buoni o no, generosi o no; fedeli o no rimangono sempre degli amici. Non possiamo tradire l’amicizia del Cristo: Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici, anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui, anche quando lo neghiamo. 

Davanti ai suoi occhi e al suo cuore noi siamo sempre gli “amici” del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consuma il tradimento del Maestro» (Discorsi 147).

  1. c) Il comandamento nuovo:

Fermiamo la nostra attenzione sul memoriale del comandamento nuovo.

Al v.33 notiamo un cambiamento del discorso d’addio di Gesù, non usa più la terza persona ma c’è un «tu» al quale il Maestro rivolge la sua parola. Questo «tu» è espresso al plurale e con un termine greco che esprime profonda tenerezza: «figliuoli» (teknía). 

Più concretamente: Gesù utilizzando questo termine intende comunicare ai suoi discepoli, col tono della sua voce e con l’apertura del suo cuore, l’immensa tenerezza che nutre per loro.

Interessante è anche un’altra indicazione che troviamo al v.34: «che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato». Il termine greco Kathòs «come», non indica di per sé un paragone: come io vi ho amati, cosi voi amatevi. Il senso potrebbe essere consecutivo o causale: «Siccome vi ho amati, così amatevi anche voi».

C’è chi come P.Lagrange vede in questo comandamento di Gesù un senso escatologico: durante la sua relativa assenza, Gesù, in attesa del suo definitivo ritorno, vuole essere amato e servito nella persona dei suoi fratelli. Il comandamento nuovo è l’unico comandamento. Se manca, manca tutto. Scrive Magrassi: «Via le etichette e le classificazioni: ogni fratello è sacramento di Cristo. Interroghiamoci sulla nostra vita quotidiana: si può vivere accanto al fratello dalla mattina alla sera senza accettarlo e senza amarlo? La grande operazione in questo caso è l’estasi nel senso etimologico della parola: uscire da me per farmi prossimo a chiunque ha bisogni di me, cominciando dai più vicini e cominciando dalle cose umili di ogni giorno» (Vivere la chiesa, 113). 

  1. d) Per la riflessione:
  • Il nostro amore per i fratelli è proporzionato direttamente all’amore per Cristo?
  • So riconoscere il Signore presente nella persona del fratello, della sorella?
  • So cogliere le piccole occasioni quotidiane per fare del bene agli altri?
  • Interroghiamoci sulla nostra vita quotidiana: si può vivere accanto ai fratelli dalla mattina alla sera senza accettarli e senza amarli?
  • La carità dà significato a tutto nella mia vita?
  • Cosa posso fare io per mostrare la mia riconoscenza al Signore che per me è venuto a farsi servo e ha consacrato per il mio bene tutta la sua vita? Gesù risponde: Servimi nei miei fratelli: è questo il modo più autentico per dimostrare il realismo del tuo amore per me.

ORATIO

  1. a) Salmo 23,1-6:

Il salmo ci offre l’immagine della chiesa incammino accompagnata dalla bontà e lealtà di Dio, finché giunga definitivamente alla casa del Padre. In questo cammino, il memoriale dell’amore, la orienta: la tua bontà e la tua fedeltà mi seguono.

Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca In verdi pascoli mi fa riposare Mi conduce, a fonti tranquille E rinnova le mie forze; mi guida per il sentiero giusto facendo onore al suo nome Anche se vado per valli oscure, non ho paura, perché tu vieni con me, il tuo bastone e il tuo vincastro mi rasserenano.

Mi prepari una mensa di fronte ai miei nemici, mi ungi il capo con profumi, il mio calice trabocca.

La tua bontà e la tua fedeltà mi seguono Per tutta la vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. 

  1. b) Pregare con i Padri della Chiesa:

T’amo per te stesso, t’amo per i tuoi doni,  t’amo per amor tuo  e t’amo in modo che, 

se giammai un giorno Agostino fosse Dio 

e Dio fosse Agostino, io vorrei tornare a essere quello che sono, Agostino,  per fare di te quello che sei,  perché tu solo sei degno di essere chi sei. Signore, tu lo vedi,  la mia lingua vaneggia,  non so esprimermi,  ma non vaneggia il cuore. Tu vedi quello che io provo  e quello che non so dirti. Io ti amo, mio Dio, 

e il mio cuore è angusto a tanto amore,  e le mie forze cedono a tanto amore,  e il mio essere è troppo piccolo per tanto amore. Io esco dalla mia piccolezza e tutto in te mi immergo,  mi trasformo e mi perdo.  Fonte dell’essere mio,  fonte di ogni mio bene:  mio amore e mio Dio.  (S. Agostino: Le confessioni) c) Preghiera finale: 

La Beata Teresa Scrilli afferrata da un desiderio ardente di corrispondere all’amore di Gesù, così si esprime:  Ti amo,  o mio Dio,  nei doni tuoi;  ti amo nella mia nullità,  che anche in questa comprendo, 

la tua infinita sapienza; 

ti amo nelle vicende molteplici svariate o straordinarie, 

di che, tu accompagnaste la mia vita…  Ti amo in tutto,  o di travaglio, o di pace;  perché non cerco, né mai cercai,  le consolazioni di Te;  ma Te, Dio, delle consolazioni. Perciò mai mi gloriai  né mi compiacqui, 

di quello che mi faceste provare nel tuo Divino amore per sola grazia gratuita,  né mi angustiai e turbai,  se rilasciata nell’aridità e pochezza. 

(Autobiografia, 62)

Lunedì, 16 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14,21-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?” Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del

Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Riflessione

  • Come dicevamo prima, il capitolo 14 del Vangelo di Giovanni è un bell’esempio di come si faceva la catechesi nelle comunità dell’Asia Minore alla fine del primo secolo. Mediante le domande dei discepoli e le risposte di Gesù, i cristiani formavano la loro coscienza e trovavano un orientamento per i loro problemi. In questo capitolo 14, abbiamo la domanda di Tommaso e la risposta di Gesù (Gv 14,5-7), la domanda di Filippo e la risposta di Gesù (Gv 14,8-21), e la domanda di Giuda e la risposta di Gesù (Gv 14,22-26). L’ultima frase della risposta di Gesù a Filippo (Gv 14,21) forma il primo versetto del vangelo di oggi.
  • Giovanni 14,21: Io lo amerò e mi manifesterò a lui. Questo versetto presenta il riassunto della risposta di Gesù a Filippo. Filippo aveva detto: “Mostraci il Padre e questo ci basta!” (Gv 14,8). Mosè aveva chiesto a Dio: “Mostrami la tua gloria!” (Es 33,18). Dio rispose: “Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo” (Es 33,20). Il Padre non può essere mostrato. Dio abita una luce inaccessibile (1Tim 6,16). “Nessuno mai ha visto Dio” (1Gv 4,12). Ma la presenza del Padre può essere sperimentata mediante l’esperienza dell’amore. Dice la prima lettera di San Giovanni: “Chi non ama non conosce Dio, perché Dio è amore”. Gesù dice a Filippo: “Chi osserva i miei comandamenti, costui mi ama. E chi mi ama sarà amato dal Padre mio. Io anche lo amerò e mi manifesterò a lui”. Osservando il comandamento di Gesù, che è il comandamento dell’amore al prossimo (Gv 15,17), la persona mostra il suo amore per Gesù. E chi ama Gesù, sarà amato dal Padre e può avere la certezza che il Padre si manifesterà a lui. Nella risposta a Giuda, Gesù dirà come avviene questa manifestazione del Padre nella nostra vita.
  • Giovanni 14,22: La domanda di Giuda, domanda di tutti. La domanda di Giuda: “Come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?” Questa domanda di Giuda rispecchia un problema che è reale fino ad oggi. A volte sorge in noi cristiani l’idea di essere meglio degli altri e di essere amati da Dio più degli altri. Attribuiamo a Dio distinzioni tra la gente? • Giovanni 14,23-24: Risposta di Gesù. La risposta di Gesù è semplice e profonda. Ripete ciò che ha appena detto a Filippo. Il problema non è se noi cristiani siamo amati da Dio più degli altri, o che gli altri sono disprezzati da Dio. Questo non è il criterio per la preferenza del Padre. Il criterio della preferenza del Padre è sempre lo stesso: l’amore. “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole”. Indipendentemente dal fatto che la persona sia o no cristiana, il Padre si manifesta a tutti coloro che osservano il comandamento di Gesù che è l’amore per il prossimo (Gv 15,17). In cosa consiste la manifestazione del Padre? La risposta a questa domanda è stampata nel cuore dell’umanità, nell’esperienza umana universale. Osserva la vita delle persone che praticano l’amore e fanno della loro vita un dono agli altri. Esamina la loro esperienza. Indipendentemente dalla religione, dalla classe, dalla razza o dal colore, la pratica dell’amore ci dà una pace profonda ed una grande gioia che riescono a vivere insieme al dolore ed alla sofferenza. Questa esperienza è il riflesso della manifestazione del Padre nella vita delle persone. E’ la realizzazione della promessa: Io ed il Padre mio vivremo in lui e prenderemo dimora in lui.
  • Giovanni 14,25-26: La promessa dello Spirito Santo. Gesù termina la sua risposta a Giuda dicendo: Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Gesù comunica tutto ciò che ha udito dal Padre (Gv 15,15). Le sue parole sono fonte di vita e devono essere meditate, approfondite ed attualizzate costantemente alla luce della realtà sempre nuova che ci avvolge. Per questa meditazione costante delle sue parole, Gesù ci promette l’aiuto dello Spirito Santo: “Il Consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto.

Per un confronto personale

  • Gesù disse: Noi verremo a lui e prederemo dimora presso di lui. Come sperimento questa promessa?
  • Abbiamo la promessa del dono dello Spirito per aiutarci a capire la parola di Gesù. Invoco la luce dello Spirito quando mi appresto a leggere e a meditare la Scrittura?

Preghiera finale

Canti la mia bocca la lode del Signore  e ogni vivente benedica il suo nome santo,  in eterno e sempre. (Sal 144)

Martedì, 17 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che nella risurrezione del tuo Figlio ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, rafforza in noi la fede e la speranza, perché non dubitiamo mai di raggiungere quei beni che tu ci hai rivelato e promesso. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 14,27-31a

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.

Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”.

Riflessione

  • Qui, in Gv 14,27, comincia l’addio di Gesù ed alla fine del capitolo 14, lui chiude la conversazione dicendo: “Alzatevi, andiamo via di qui!” (Gv 14,31). Ma invece di uscire dalla sala, Gesù continua a parlare per altri tre capitoli: 15, 16 e 17. Se leggiamo questi tre capitoli, vediamo all’inizio del capitolo 18 la frase seguente: “Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cedron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli” (Gv 18,1). In Gv 18,1, c’è la continuazione di Gv 14,31. Il vangelo di Giovanni è come un bell’edificio costruito lentamente, pietra su pietra, mattone su mattone. Qui e là, ci sono segni di rimaneggiamento. In qualche modo, tutti i testi, tutti i mattoni, fanno parte dell’edificio e sono Parola di Dio per noi.
  • Giovanni 14,27: Il dono della Pace. Gesù comunica la sua pace ai discepoli. La stessa pace sarà data dopo la risurrezione (Gv 20,19). Questa pace è un’espressione della manifestazione del Padre, come aveva detto Gesù prima (Gv 14,21). La pace di Gesù è la fonte di gioia che lui ci comunica (Gv 15,11; 16,20.22.24; 17,13). E’ una pace diversa dalla pace che il mondo ci dà, diversa dalla Pax Romana. Alla fine del primo secolo la Pax Romana era mantenuta con la forza e con la repressione violenta contro i movimenti ribelli. La Pax Romana garantiva la disuguaglianza istituzionalizzata tra cittadini romani e schiavi. Questa non è la pace del Regno di Dio. La Pace che Gesù comunica è ciò che nell’AT si chiama Shalom. E’ l’organizzazione completa di tutta la vita attorno ai valori della giustizia, della fraternità e dell’uguaglianza.
  • Giovanni 14,28-29: Il motivo per cui Gesù ritorna al Padre. Gesù ritorna al Padre per poter ritornare subito. Dirà alla Maddalena: “Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre “ (Gv 20,17). Salendo verso il Padre, lui tornerà mediante lo Spirito che ci manderà (cf Gv 20,22). Senza il ritorno verso il Padre non potrà stare con noi mediante lo Spirito.
  • Giovanni 14,30-31a: Che il mondo sappia che io amo il Padre. Gesù aveva terminato l’ultima conversazione con i discepoli. Il principe di questo mondo vorrà imporsi sul destino di Gesù. Gesù morirà. In realtà, il Principe, il tentatore, il diavolo, non può nulla contro Gesù. Il mondo saprà che Gesù ama il Padre. Questa è la grande testimonianza di Gesù che può spingere il mondo a credere in lui. Nell’annuncio della Buona Novella non si tratta di divulgare una dottrina, né di imporre un diritto canonico, né di unire tutti in una organizzazione. Si tratta, anzi tutto, di vivere e di irradiare ciò che l’essere umano desidera e che ha di più profondo nel suo cuore: l’amore. Senza questo, la dottrina, il diritto, la celebrazione è solo una parrucca su una testa calva.
  • Giovanni 14,31b: Alzatevi, andiamo via di qui. Sono le ultime parole di Gesù, espressione della sua decisione di essere obbediente al Padre e di rivelare il suo amore. In una delle preghiere eucaristiche, nell’ora della consacrazione si dice: “Alla vigilia della sua passione, volontariamente accettata”. In un altro luogo Gesù dice: “Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro liberamente, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10,17-18).

Per un confronto personale

  • Gesù dice: “Vi do la mia pace”. Come contribuisco alla costruzione della pace nella mia famiglia e nella mia comunità?
  • Guardando nello specchio dell’obbedienza di Gesù verso il Padre, in quale punto potrei migliorare la mia obbedienza al Padre?

Preghiera finale

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere  e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno  e parlino della tua potenza. (Sal 144)

Mercoledì, 18 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia, volgi verso di te i nostri cuori: tu che ci hai liberato dalle tenebre con il dono della fede, non permettere che ci separiamo da te, luce di verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo  secondo Giovanni 15,1-8

 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

Riflessione

  • I Capitoli dal 15 al 17 del Vangelo di Giovanni ci presentano diversi insegnamenti di Gesù che l’evangelista mette insieme e colloca qui nel contesto amico e fraterno dell’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli: Gv 15,1-17: Riflessioni attorno alla parabola della vite Gv 15,18 a 16,4a: Consigli sul modo di comportarsi se siamo perseguitati Gv 16,4b-15: Promessa sulla venuta dello Spirito Santo Gv 16,16-33: Riflessioni sull’addio ed il ritorno di Gesù Gv 17,1-26: Il Testamento di Gesù in forma di preghiera
  • I Vangeli di oggi e di domani presentano una parte della riflessione di Gesù attorno alla parabola della vite. Per capire bene tutta la portata di questa parabola, è importante studiare bene le parole usate da Gesù. Ed è anche importante osservare da vicino una vite o una qualsiasi pianta per vedere come cresce e come avviene il legame tra tronco e rami, e come il frutto nasce dal tronco e dai rami.
  • Giovanni 15,1-2: Gesù presenta il paragone della vite. Nell’Antico Testamento, l’immagine della vite indicava il popolo di Israele (Is 5,1-2). La gente era come una vite che Dio piantò con molta tenerezza sulle colline della Palestina (Sal 80,9-12). Ma la vite non corrisponde a ciò che Dio si aspettava. Invece di uva buona produce un frutto acerbo che non è buono a nulla (Is 5,3-4). Gesù è la nuova vite, la vera vite. In una unica frase ci consegna il paragone. Dice: “Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto!”. La potatura è dolorosa, ma è necessaria. Purifica la vite, così cresce e dà più frutti.
  • Giovanni 15,3-6: Gesù spiega ed applica la parabola. I discepoli sono già puri. Sono stati già potati dalla parola che udirono da Gesù. Fino ad oggi, Dio opera la potatura in noi mediante la sua Parola che ci giunge dalla Bibbia e da tanti altri mezzi. Gesù allunga la parabola e dice: “Io sono la vite, e voi siete i tralci!” Non si tratta di due cose distinte: da un lato la vite, dall’altro i tralci. No! La vite non esiste senza i tralci. Noi siamo parte di Gesù. Gesù è il tutto. Affinché un ramo possa produrre frutto, deve essere unito alla vite. Solo così riesce a ricevere la linfa. “Senza di me non potete far nulla!” Il ramo che non dà frutto viene tagliato. Si secca ed è pronto per essere bruciato. Non serve a nulla, nemmeno per la legna!
  • Giovanni 15,7-8: Rimanete nell’amore. Il nostro modello è quello che Gesù stesso visse nella sua relazione con il Padre. Dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore!” Insiste nel dire che dobbiamo rimanere in lui e che le sue parole devono rimanere in noi. Ed arriva a dire: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato!” Poiché ciò che più vuole il Padre è che diventiamo discepoli e discepole di Gesù e, così, produciamo molto frutto.

Per un confronto personale

  • Quali sono state le potature o i momenti difficili nella mia vita che mi hanno aiutato a crescere? Quali le potature o momenti difficili che abbiamo avuto nella nostra comunità e che ci hanno aiutato a crescere?
  • Ciò che mantiene la pianta unita e viva, capace di dare frutti, è la linfa che la percorre. Qual è la linfa che percorre la nostra comunità e che la mantiene viva, capace di produrre frutti?

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo,  cantate al Signore da tutta la terra.

Cantate al Signore, benedite il suo nome. (Sal 95)

Giovedì, 19 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che per la tua grazia da peccatori ci fai giusti e da infelici ci rendi beati, custodisci in noi il tuo dono, perché, giustificati mediante la fede, perseveriamo nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,9-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

Riflessione

  • La riflessione attorno alla parabola della vite comprende i versetti dall’1 al 17. Oggi meditiamo sui versetti dal 9 all’11. Dopodomani, il vangelo del giorno salta i versetti dal 12 al 17 e riprende dal versetto 18, che ci presenta un altro tema. Per questo, includiamo i versetti dal 12 al 17 e si riprende dal 18, che parla di un altro tema. Per questo, includiamo oggi un breve commento dei versetti dal 12 al 17, poiché in essi sboccia il fiore e la parabola della vite mostra tutta la sua bellezza.
  • Il vangelo di oggi è di soli tre versetti che continuano il vangelo di ieri e danno più luce per applicare il paragone della vite alla vita delle comunità. La comunità è come una vite. Passa per momenti difficili. E’ il momento della potatura, momento necessario per produrre più frutti.
  • Giovanni 15,9-11: Rimanere nell’amore, fonte della gioia perfetta. Gesù rimane nell’amore del Padre, osservando i comandamenti che da lui riceve. Noi rimaniamo nell’amore di Gesù osservando i comandamenti che lui ci ha lasciato. E dobbiamo osservarli nella stessa misura in cui lui ha osservato i comandamenti del Padre: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore”. E’ in questa unione dell’amore del Padre e di Gesù che si trova la fonte della vera gioia: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.
  • Giovanni 15,12-13: Amare i fratelli come lui ci ama. Il comandamento di Gesù è uno solo: “amarci gli uni gli altri, come lui ci ha amati!” (Gv 15,12). Gesù supera l’Antico Testamento. Il criterio antico era: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lev 18,19). Il nuovo criterio è: “Che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati”. Qui lui disse la frase: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!”
  • Giovanni 15,14-15 Amici e non servi. “Voi siete miei amici se farete ciò che vi comando”, cioè, la pratica dell’amore fino al dono totale di sé! Subito dopo Gesù aggiunge un ideale altissimo per la vita dei discepoli. Dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone. Ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi!” Gesù non aveva più segreti per i suoi discepoli e per le sue discepole. Ci ha detto tutto ciò che udì dal Padre! Questo è lo splendido ideale della vita in comunità: giungere ad una trasparenza totale, fino al punto di non avere più segreti tra di noi e di poter avere piena fiducia nell’altro, poter condividere l’esperienza che abbiamo di Dio e della vita, e così arricchirci reciprocamente. I primi cristiani riuscirono a realizzare questo ideale per alcuni anni. Loro “erano un solo cuore ed un’anima sola” (At 4,32; 1,14; 2,42.46).
  • Giovanni 15,16-17: Gesù ci ha scelti. Non siamo stati noi a scegliere Gesù. Lui ci ha scelti, ci ha chiamati e ci ha affidato la missione di andare e dare frutto, frutto che rimanga. Noi abbiamo bisogno di lui, ma anche lui ha bisogno di noi e del nostro lavoro per poter continuare a fare oggi ciò che fece per la gente di Galilea. L’ultima raccomandazione: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri!”
  • Il simbolo della vite nella Bibbia. La gente della Bibbia coltivava viti e produceva buon vino. La raccolta dell’uva era una festa, con canti e danze. E ciò dette origine al canto della vigna, usato dal profeta Isaia. Lui paragona il popolo di Israele ad una vigna (Is 5,1-7; 27,2-5; Sal 80,9-19). Prima di lui, il profeta Osea aveva già paragonato Israele ad una vigna esuberante che quanti più frutti produceva, più moltiplicava le sue idolatrie (Os 10,1). Questo tema è stato utilizzato da Geremia, che paragonò Israele ad una vigna bastarda (Ger 2,21), da cui furono sradicati i rami (Ger 5,10; 6,9). Geremia usa questi simboli perché lui stesso aveva una vigna che fu calpestata e devastata dagli invasori (Ger 12,10). Durante la schiavitù in Babilonia, Ezechiele usò il simbolo della vite per denunciare l’infedeltà del popolo di Israele. Lui raccontò tre parabole sulla vite: (a) La vite bruciata che non serve più a nulla (Ez 15,1-8); (b) La vite falsa piantata e protetta da due acque, simboli dei re di Babilonia ed Egitto, nemici di Israele (Ez 17,1-10). (c) La vite distrutta dal vento orientale, immagine della schiavitù di Babilonia (Ez 19,10-14). Il paragone della vite fu usato da Gesù in diverse parabole: gli operai della vigna (Mt 21,1-16); i due figli che devono lavorare nella vigna (Mt 21,33-32); coloro che affittarono la vigna, non pagarono il padrone, bastonarono i suoi servi ed uccisero il figlio del padrone (Mt 21,33-45); il fico sterile piantato nella vigna (Lc 13,6-9); la vite e i suoi tralci (Gv 15,1-17).

Per un confronto personale

  • Siamo amici e non servi. Come vedo questo nel mio rapporto con le persone?
  • Amare come Gesù ci amò. Come cresce in me questo ideale d’amore?

Preghiera finale

Annunziate di giorno in giorno la salvezza del Signore;  in mezzo ai popoli narrate la sua gloria,  a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. (Sal 95)

Venerdì, 20 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Donaci, o Padre, di uniformare la nostra vita al mistero pasquale che celebriamo nella gioia, perché la potenza del Signore risorto ci protegga e ci salvi.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,12-17

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

Riflessione

  • Il vangelo di Giovanni 15,12-17 è stato già meditato pochi giorni fa (….. o sarà ripreso tra qualche giorno). Riprendiamo alcuni punti di quel giorno.
  • Giovanni 15,12-13: Amare i fratelli come lui ci ha amati. Il comandamento di Gesù è uno solo: “amarci come lui ci amò!” (Gv 15,12). Gesù supera l’Antico Testamento. Il criterio antico era il seguente: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Lv 18,19). Il nuovo criterio è: “Amatevi come io vi ho amato”. E la frase che fino ad oggi cantiamo dice: “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per il fratello!”
  • Giovanni 15,14-15: Amici e non servi. “Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando”, cioè la pratica dell’amore fino al dono totale di sé! Subito Gesù presenta un ideale altissimo per la vita dei suoi discepoli. Dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito

dal Padre l’ho fatto conoscere a voi!” Gesù non aveva più segreti per i suoi discepoli. Ci racconta tutto ciò che ha udito dal Padre! Ecco l’ideale stupendo della vita in comunità: giungere ad una trasparenza totale, al punto di non avere più segreti tra di noi e poter aver fiducia pienamente l’uno nell’altro, poter parlare dell’esperienza che abbiamo di Dio e della vita e, così, poterci arricchire a vicenda. I primi cristiani riusciranno a raggiungere questo ideale dopo molti anni. “Avevano un solo cuore ed un’anima sola” (At 4,32; 1,14; 2,42.46). 

  • Giovanni 15,16-17: Gesù ci ha scelti. Non siamo noi che abbiamo scelto Gesù. Lui ci incontrò, ci chiamò e ci affidò la missione di andare e dare frutto, frutto che duri. Noi abbiamo bisogno di lui, ma anche lui vuole aver bisogno di noi e del nostro lavoro per poter continuare e fare oggi per la gente ciò che faceva per la gente di Galilea. L’ultima raccomandazione: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri!”

Per un confronto personale

  • Amare il prossimo come Gesù ci ha amato. Ecco l’ideale di ogni cristiano. Come lo vivo?
  • Tutto ciò che ho udito dal Padre ve l’ho raccontato. Ecco l’ideale della comunità:

giungere ad una trasparenza totale. Come lo viviamo nella mia comunità?

Preghiera finale

Saldo è il mio cuore, o Dio,  saldo è il mio cuore.

Voglio cantare, voglio inneggiare:  svégliati, mio cuore,  svegliatevi, arpa e cetra,  voglio svegliare l’aurora. (Sal 57/56,8-9)

Sabato, 21 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che nel battesimo ci hai comunicato la tua stessa vita, fa’ che i tuoi figli, rinati alla speranza dell’immortalità, giungano con il tuo aiuto alla pienezza della gloria.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,18-21

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”.

Riflessione

  • Giovanni 15,18-19: L’odio del mondo.”Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”. Il cristiano che segue Gesù è chiamato a vivere in modo contrario alla società. In un mondo organizzato a partire dagli interessi egoistici di persone e gruppi, chi cerca di vivere ed irradiare l’amore sarà crocifisso. E’ stato questo il destino di Gesù. Per questo, quando un cristiano è molto elogiato dai poteri di questo mondo ed è esaltato quale modello per tutti dai mezzi di comunicazione, è bene non fidarsi troppo. “Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia”. E’ stata la scelta di Gesù che ci ha separato. E’ basandoci su questa scelta o vocazione gratuita di Gesù che abbiamo la forza di sopportare la persecuzione e la calunnia e che possiamo avere gioia, malgrado le difficoltà.
  • Giovanni 15,20: Il servo non è più grande del suo signore. “Un servo non è più grande del suo signore. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra”. Gesù aveva già insistito su questo stesso punto nella lavanda dei piedi (Gv 13,16) e nel discorso della Missione (Mt 10,24-25). Ed è questa identificazione con Gesù che, lungo due secoli, dette tanta forza alle persone per continuare il cammino ed è stata fonte di esperienza mistica per molti santi e sante martiri.
  • Giovanni 15,21: Persecuzione a causa di Gesù. “Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato”. L’insistenza ripetuta dei vangeli nel ricordare le parole di Gesù che possano aiutare le comunità a capire il perché delle crisi e delle persecuzioni è un segno evidente che i nostri fratelli e le nostre sorelle delle prime comunità non ebbero una vita facile. Dalla persecuzione di Nerone dopo Cristo fino alla fine del primo secolo, loro vivevano sapendo che potevano essere perseguitati, accusati, incarcerati ed uccisi in qualsiasi momento. La forza che li sosteneva era una certezza che Gesù comunicava che Dio era con loro.

Per un confronto personale

  • Gesù si rivolge a me e mi dice: Se tu fossi del mondo, il mondo amerebbe ciò che è tuo. Come applico questo nella mia vita?
  • In me ci sono due tendenze: il mondo e il vangelo. Quale dei due ha la precedenza?

Preghiera finale

Buono è il Signore,  eterna la sua misericordia,  la sua fedeltà per ogni generazione. (Sal 99)

Domenica, 22 maggio 2022

Lo Spirito Santo ci aiuterà  a comprendere le parole di Gesù 

Giovanni 14,23-29

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,  che fai della nostra fragile vita  la rupe della tua dimora,  conduci la nostra mente  a percuotere la roccia del deserto,  perché scaturisca acqua alla nostra sete. La povertà del nostro sentire  ci copra come manto nel buio della notte  e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio  finché l’alba, 

avvolgendoci della luce del nuovo mattino,  ci porti, 

con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto  che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,  il sapore della santa memoria.

LECTIO

  1. a) Il testo:

23 Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25 Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. 26 Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. 

Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28 Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. 29 Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate». b) Momento di silenzio: 

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

MEDITATIO

  1. a) Domande:
  • “E noi verremo a lui e prenderemo dimora”: guardando nei nostri accampamenti interiori, troveremo la tenda della shekinah(presenza) di Dio?
  • “Chi non mi ama, non osserva le mie parole”: Sono parole svuotate dal nostro non amore le parole di Cristo per noi? Oppure potremo dire di osservarle come guida al nostro cammino?
  • “Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”: Gesù torna al Padre, ma tutto quello che Lui ha detto e fatto resta fra noi. Quando saremo in grado di fare memoria dei prodigi che la grazia divina ha compiuto in noi? Accogliamo la voce dello Spirito che suggerisce nell’intimo il significato di tutto ciò che è avvenuto?
  • “Vi do la mia pace: La pace di Cristo è la sua risurrezione”: quando l’inquietudine e la smania del fare che ci allontana dalle sorgenti dell’essere abbandonerà il domicilio della nostra vita? Dio della pace, quando vivremo unicamente di te, pace della nostra attesa?
  • “Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate”: Prima che avvenga… Gesù ama spiegarci in anticipo cosa avverrà, perché gli eventi non ci trovino impreparati. Ma siamo in grado noi di leggere i segni delle nostre vicende con le parole già udite da Lui? b) Chiave di lettura: 

Prendere dimora. Il cielo non ha luogo migliore che un cuore umano innamorato. Perché in un cuore dilatato i confini si ampliano e ogni barriera di tempo e di spazio si annulla. 

Vivere nell’amore equivale a vivere in cielo, a vivere in Colui che è amore, e amore eterno.

  1. 23. Gli rispose Gesù: Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Alle sorgenti di ogni esperienza spirituale c’è sempre un movimento verso. Da un piccolo passo, si muove poi tutto in armonia. E il passo da compiere è uno solo: Se uno mi ama. Si può davvero amare Gesù? E come visto che il suo volto non è più tra la gente? Amare: cosa significa veramente? Amare in genere per noi equivale a volersi bene, stare insieme, fare delle scelte per costruire un futuro, donarsi… ma amare Gesù non è la stessa cosa. Amare Lui significa fare come ha fatto Lui, non tirarsi indietro di fronte al dolore, alla morte; amare come Lui significa chinarsi ai piedi dei fratelli per rispondere ai loro bisogni vitali; amare come Lui porta molto lontano… ed è in questo amore che la parola diventa pane quotidiano di cui cibarsi e la vita diventa cielo per la presenza del Padre.
  2. 24-25. Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Se l’amore non c’è, le conseguenze sono

disastrose. Le parole di Gesù si possono osservare solo se c’è amore in cuore, altrimenti restano proposte assurde. Quelle parole non sono di un uomo, nascono dal cuore del Padre che propone a tutti noi di essere come Lui. Non si tratta tanto nella vita di fare delle cose, pur buone che sia. È necessario essere uomini, essere figli, essere immagini simili a Chi non cessa mai di donare tutto Se stesso. 

  1. 25-26. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.Fare memoria è azione dello Spirito: quando nelle nostre giornate il passato scivola via come qualcosa di perennemente perduto e il futuro sta lì quasi minaccioso a toglierti la gioia dell’oggi, solo il Soffio divino in te può condurti a far memoria. Memoria di ciò che è stato detto, di ogni parola uscita dalla bocca di Dio per te, e dimenticata per il fatto che è passato del tempo.
  2. 27. Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. La pace di Cristo per noi non è assenza di conflitti, serenità di vita, salute… ma pienezza di ogni bene, assenza di turbamento di fronte a ciò che avviene. Il signore non ci assicura il benessere, ma la pienezza della figliolanza in una adesione amorevole ai suoi progetti di bene per noi. La pace la possederemo, quando avremo imparato a fidarci di quello che il Padre sceglie per noi. v. 28. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ritorna il discorso dell’amore. 

Se mi amaste, vi rallegrereste. Ma che senso ha questa espressione sulle labbra del Maestro? Potremmo completare la frase e dire: Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre… ma siccome pensate a voi, siete tristi perché io vado via. L’amore dei discepoli è amore di egoismo. Non amano a Gesù perché non pensano a Lui, pensano per sé. Allora l’amore che Gesù richiede, è quest’amore! Un amore capace di gioire perché l’altro sia felice. Un amore capace di non pensare a sé come centro di tutto l’universo, ma come luogo in cui il sentire si fa aperto a dare per poter ricevere: non in contraccambio, ma come “effetto” del dono consegnato. 

  1. 29. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Gesù istruisce i suoi perché sa che resteranno confusi e saranno lenti a capire.

Le parole dette non si dileguano, restano presenza nel mondo, tesori di comprensione per la fede. Un incontro con l’Assoluto che è da sempre e per sempre a favore dell’uomo.

  1. c) Riflessione:

Amore. Parola magica e antica quanto il mondo, parola familiare che nasce all’orizzonte di ogni uomo nel momento in cui è chiamato all’esistenza. Parola scritta nelle sue fibre umane come origine e fine, come strumento e pace, come pane e dono, come sé, come altri, come Dio. Parola affidata alla storia attraverso la nostra storia di quotidianità. Amore, un patto che da sempre ha un solo nome: uomo. Sì perché l’amore coincide con l’uomo: amore è l’aria che respira, amore è il cibo che gli è dato, amore è il riposo cui si affida, amore è il vincolo che fa di lui una terra di incontro. Quell’amore con cui Dio ha guardato la sua creazione e ha detto: “È cosa molto buona”. E non si è rimangiato l’impegno preso quando l’uomo ha fatto di sé stesso un rifiuto più che un dono, uno schiaffo più che una carezza, una pietra lanciata più che una lacrima raccolta. 

Ha amato ancora di più con gli occhi e il cuore del Figlio, fino alla fine. Quest’uomo che si è reso fiaccola ardente di peccato il Padre l’ha redento, ancora e unicamente per amore, nel Fuoco dello Spirito.

ORATIO

Salmo 37,23-31

Il Signore fa sicuri i passi dell’uomo e segue con amore il suo cammino.

Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano.

Sono stato fanciullo e ora sono vecchio, non ho mai visto il giusto abbandonato né i suoi figli mendicare il pane.

Egli ha sempre compassione e dà in prestito, per questo la sua stirpe è benedetta.

Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, e avrai sempre una casa.

Perché il Signore ama la giustizia e non abbandona i suoi fedeli. gli empi saranno distrutti per sempre e la loro stirpe sarà sterminata. I giusti possederanno la terra e la abiteranno per sempre.

La bocca del giusto proclama la sapienza, e la sua lingua esprime la giustizia; la legge del suo Dio è nel suo cuore, i suoi passi non vacilleranno.

CONTEMPLATIO

Ti vedo, Signore, dimorare nei miei giorni attraverso la tua parola che accompagna i miei momenti più forti, quando il mio amore per te si fa ardito e non mi tiro indietro di fronte a ciò che sento non mi appartiene. Quello Spirito che è come il vento: spira dove vuole e non senti la sua voce, quello Spirito si è fatto spazio in me, e ora posso dirti che è come un caro amico con cui fare memoria. Riandare con il ricordo alle parole dette, agli eventi vissuti, alla presenza percepita strada facendo, fa bene al cuore. Mi sento abitato più in profondità ogni volta che nel silenzio balza alla mente una tua frase, un tuo invito, una tua parola di compassione, un tuo silenzio. Le notti della tua preghiera mi consentono di pregare il Padre e di trovare pace. Signore, tenerezza celata nelle pieghe dei miei gesti, concedimi di far tesoro di tutto ciò che sei: un rotolo spiegato in cui è facile carpire il senso del mio vivere. Che le mie parole siano dimora delle tue parole, che la mia fame sia dimora di te, pane di vita, che il mio dolore sia una tomba vuota e un sudario ripiegato perché tutto ciò che vuoi sia compiuto, fino all’ultimo respiro. Ti amo, Signore, mia roccia.

Lunedì, 23 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Donaci, Padre misericordioso, di rendere presente in ogni momento della vita la fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,26-16,4a

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. 

E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato”.

Riflessione

  • Nei capitoli da 15 a 17 del Vangelo di Giovanni, l’orizzonte si dilata oltre il momento storico della Cena. Gesù prega il Padre “non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me” (Gv 17,20). In questi capitoli, è costante l’allusione all’azione dello Spirito nella vita delle comunità, dopo Pasqua.
  • Giovanni 15,26-27: L’azione dello Spirito Santo nella vita delle comunità. La prima cosa che lo Spirito fa è dare testimonianza di Gesù: “Egli mi renderà testimonianza”. Lo Spirito non è un essere spirituale senza definizione. No! E’ lo Spirito della verità che viene dal Padre, sarà mandato da Gesù stesso e ci introdurrà nella verità piena (Gv 16,13). La verità piena è Gesù stesso: “Io sono la via, la verità e la vita!” (Gv 14,6). Alla fine del primo secolo, c’erano alcuni cristiani così affascinati dall’azione dello Spirito che non guardavano più Gesù. Affermavano che ora, dopo la risurrezione, non era più necessario fissare lo sguardo su Gesù di Nazaret, colui “che venne nella carne”. Si allontanavano da Gesù e rimanevano solo con lo Spirito. Dicevano: “Gesù è anatema!” (1Cor 12,3). Il Vangelo di Giovanni prende posizione e non permette di separare l’azione dello Spirito dalla memoria di Gesù di Nazaret. Lo Spirito Santo non può essere isolato con una grandezza indipendente, separato dal mistero dell’incarnazione. Lo Spirito Santo è inseparabilmente unito al Padre ed a Gesù. E’ lo Spirito di Gesù che il Padre ci manda, quello stesso Spirito che Gesù ci ha conquistato

con la sua morte e risurrezione. E noi, ricevendo questo Spirito nel battesimo,

            dobbiamo          essere        il          prolungamento           di                                      Gesù: “Ed anche voi darete

testimonianza!”Non possiamo mai dimenticare che proprio la vigilia della sua morte Gesù ci promette lo Spirito. Nel momento in cui lui si donava per i suoi fratelli. Oggi giorno, il movimento carismatico insiste nell’azione dello Spirito, e fa molto bene. Deve insistere sempre di più, ma deve anche insistere nell’affermare che si tratta dello Spirito di Gesù di Nazaret che, per amore dei poveri e degli emarginati, fu perseguitato, detenuto e condannato a morte e che, proprio per questo, ci ha promesso il suo Spirito in modo che noi dopo la sua morte, continuassimo la sua azione e fossimo per l’umanità la stessa rivelazione dell’amore preferenziale del Padre per i poveri e gli oppressi. 

  • Giovanni 16,1-2: Non aver paura. Il Vangelo avverte che essere fedeli a Gesù ci porterà ad avere difficoltà. I discepoli saranno esclusi dalla sinagoga. Saranno condannati a morte. Con loro succederà la stessa cosa che è accaduta a Gesù. Per questo, alla fine del primo secolo, c’erano persone che, per evitare la persecuzione, diluivano il messaggio di Gesù trasformandolo in un messaggio gnostico, vago, senza definizione, che non contrastava con l’ideologia dell’impero. A loro si applica ciò che Paolo diceva: “Hanno paura della croce di Cristo” (Gal 6,12). E Giovanni stesso, nella sua lettera, dirà nei loro riguardi: “Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo!” (2 Gv 1,7). La stessa preoccupazione appare anche nell’esigenza di Tommaso: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò.” (Gv 20,25) Il Cristo risorto che ci promise il dono dello Spirito è Gesù di Nazaret che continua ad avere fino ad oggi i segni di tortura e di croce nel suo corpo risorto.
  • Giovanni 16,3-4: Non sanno quello che fanno. Tutto questo avviene “perché non riconoscono né il Padre né me”. Queste persone non hanno un’immagine corretta di Dio. Hanno un’immagine vaga di Dio, nel cuore e nella testa. Il loro Dio non è il Padre di Gesù Cristo che ci raduna tutti in unità e fraternità. In fondo, è lo stesso motivo che spinse Gesù a dire: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Gesù fu condannato dalle autorità religiose perché, secondo la loro idea, lui aveva una falsa immagine di Dio. Nelle parole di Gesù non appare odio né vendetta, ma compassione: sono fratelli ignoranti che non sanno nulla del nostro Padre.

Per un confronto personale

  • Il mistero della Trinità è presente nelle affermazioni di Gesù, non come una verità teorica, ma come espressione del cristiano con la missione di Gesù. Come vivo nella mia vita questo mistero centrale della nostra fede?
  • Come vivo l’azione dello Spirito nella mia vita?

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo;  la sua lode nell’assemblea dei fedeli. Gioisca Israele nel suo Creatore,  esultino nel loro Re i figli di Sion. (Sal 149)

Martedì, 24 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre, per la rinnovata giovinezza dello spirito, e come oggi si allieta per il dono della dignità filiale, così pregusti nella speranza il giorno glorioso della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,5-11

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato”.

Riflessione

  • Giovanni 16,5-7: Tristezza dei discepoli. Gesù inizia con una domanda retorica a evidenziare la presenza della tristezza, oramai evidente nel cuore dei discepoli per il distacco da Gesù: «Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”». È chiaro che per i discepoli, il distacco dei discepoli dallo stile di vita vissuto con Gesù, comporta sofferenza. E Gesù incalza dicendo: «Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore» (v.6) Così Sant’Agostino spiega tale sentimento di abbandono dei discepoli: «avevano paura al pensiero di perdere la presenza visibile di Cristo… Erano contristati nel loro affetto umano, al pensiero che i loro occhi non si sarebbero più consolati nel vederlo» (Commento al vangelo di Giovanni, XCIV, 4). Gesù cerca di dissipare questa tristezza, dovuta al venir meno della sua presenza, rivelando il fine della sua partenza. Vale a dire che se egli non parte da loro il Paraclito non potrà raggiungerli; se egli muore e quindi ritorna al Padre, lo potrà inviare ai discepoli. La partenza e il distacco da essi è condizione previa per la venuta del Paraclito: «perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore…» (v.7).
  • Giovanni 16,8-11: Missione del Paraclito. Gesù prosegue nel descrivere la missione del Paraclito. Il termine «Paraclito» vuol dire «avvocato», vale a dire, sostegno, assistente. Qui il Paraclito viene presentato come l’accusatore in un processo che si svolge davanti a Dio e nel quale l’imputato è il mondo che si è reso colpevole di condannare Gesù: «dimostrerà la colpa del mondo, riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio» (v.8). Il verbo greco elègkein significa che farà un’inchiesta, interrogherà, metterà alla prova: porterà alla luce una realtà, fornirà la prova della colpevolezza. L’oggetto della confutazione è il peccato: egli darà la prova al mondo del peccato che ha commesso nei confronti di Gesù e glielo manifesterà. Di quale peccato si tratta? Quello dell’incredulità (Gv 5,44ss; 6,36; 8,21.24.26; 10,31ss). Inoltre per il mondo l’aver pensato che Gesù è un peccatore (Gv 9,24; 18,30) è una colpa inescusabile (Gv 15,21ss). In secondo luogo «confuterà» il mondo «riguardo alla giustizia». Sul piano giuridico, la nozione di giustizia più aderente al testo, è quella che comporta una dichiarazione di colpevolezza o di innocenza in un giudizio. Nel nostro contesto è l’unica volta che il termine «giustizia» compare nel vangelo di Giovanni, altrove ricorre quello di «giusto». In Gv 16,8 la giustizia è legata a quanto Gesù ha affermato di sé, vale a dire, sul perché va al Padre. Tale discorso verte sulla sua glorificazione: Gesù va al Padre, sta per eclissarsi in Lui e quindi i discepoli non riusciranno più a vederlo; sta per affidarsi e immergersi totalmente nella volontà del Padre. La glorificazione di Gesù conferma la sua filiazione divina e l’approvazione del Padre per la missione che Gesù ha compiuto. Quindi lo Spirito dimostrerà la giustizia di Cristo direttamente (Gv 14,26; 15,26) proteggendo i discepoli e la comunità ecclesiale. Il mondo che credeva di aver giudicato Gesù condannandolo, viene condannato dal «principe di questo mondo», perché è il responsabile della sua crocifissione (13,2.27). Gesù, morendo in croce, è stato innalzato (12,31) ed ha trionfato su Satana. Ora lo Spirito testimonierà a tutti il significato della morte di Gesù che coincide con la caduta di Satana (Gv 12,32; 14,30;

16,33).

Per un confronto personale

  • Il timore, lo sgomento dei discepoli di perdere Gesù è anche il nostro?
  • Ti lasci condurre dallo Spirito Paraclito che ti dà la certezza dell’errore del mondo e ti aiuta ad aderire a Gesù, e, quindi, ti introduce nella verità di te stesso?

Preghiera Finale

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:  hai ascoltato le parole della mia bocca. A te voglio cantare davanti agli angeli,  mi prostro verso il tuo tempio santo. (Sal 137)

Mercoledì, 25 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che ci chiami a celebrare nella fede la risurrezione del tuo Figlio, fa’ che possiamo rallegrarci con lui insieme ai tuoi santi nel giorno della sua venuta. Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,12-15

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.

Riflessione

  • In queste settimane del tempo pasquale, i vangeli di ogni giorno sono quasi sempre tratti dai capitoli dal 12 al 17 di Giovanni. Ciò rivela qualcosa riguardo all’origine e al destino di questi capitoli. Rispecchiano non solo ciò che avvenne prima della passione e della morte di Gesù, ma anche e soprattutto il vissuto della fede delle prime comunità dopo la risurrezione. Rispecchiano la fede pasquale che le animava.
  • Giovanni 16,12: Ancora ho molte cose da dire. Il vangelo di oggi comincia con questa frase: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”. In queste parole di Gesù appaiono due cose. Il clima d’addio che marcava l’ultima cena, e la preoccupazione di Gesù, il fratello maggiore, con i suoi fratelli minori che tra breve rimarranno senza la sua presenza. Il tempo che rimaneva era poco. Tra breve Gesù sarà preso. L’opera iniziata era incompleta. I discepoli erano appena all’inizio dell’apprendistato. Tre anni sono molto pochi per cambiare vita e per cominciare a vivere e a pensare ad una nuova immagine di Dio. La formazione non era terminata. Mancava molto, e Gesù aveva ancora molte cose da insegnare e trasmettere. Ma lui conosce i suoi discepoli. Non sono tra i più intelligenti. Non sopporterebbero di conoscere già tutte le conseguenze e le implicazioni del discepolato. Rimarrebbero scoraggiati. Non sarebbero capaci di sopportarlo.
  • Giovanni 16,13-15: Lo Spirito Santo darà il suo aiuto. “Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.” Questa affermazione di Gesù rispecchia l’esperienza delle prime comunità. Nella misura in cui cercavano di imitare Gesù, cercando di interpretare ed applicare la sua Parola alle varie circostanze della loro vita, sperimentavano la presenza e la luce dello Spirito. E questo avviene fino ad oggi nelle comunità che cercano di incarnare la parola di Gesù nelle loro vite. La radice di questa esperienza sono le parole di Gesù: “Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà”.
  • L’azione dello Spirito Santo nel Vangelo di Giovanni. Giovanni usa molte immagini e simboli per dimostrare l’azione dello Spirito Santo. Come nella creazione (Gen 1,1), così lo Spirito scese su Gesù “sotto forma di colomba, venuta dal cielo” (Gv 1,32). E’ l’inizio della nuova creazione! Gesù parla le parole di Dio e ci comunica lo Spirito, senza misura (Gv 3,34). Le sue parole sono Spirito e Vita (Gv 6,63). Quando Gesù dà il suo addio, disse che avrebbe mandato un altro consolatore, un altro difensore, che rimaneva con noi. E’ lo Spirito Santo (Gv 14,16-17). Per la sua passione, morte e risurrezione, Gesù conquistò il dono dello Spirito per noi. Per il battesimo tutti noi riceviamo questo stesso Spirito di Gesù (Gv 1,33). Quando apparvero gli apostoli, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo!” (Gv 20,22). Lo Spirito è come l’acqua che sgorga dal di dentro delle persone che credono in Gesù (Gv 7,37-39; 4,14). Il primo effetto dell’azione dello Spirito in noi è la riconciliazione: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,23). Lo Spirito che Gesù ci comunica ha un’azione multipla: consola e protegge (Gv 14,16), comunica la verità (Gv 14,17; 16,13), fa ricordare ciò che Gesù insegnò (Gv 14,26); darà testimonianza di Gesù (Gv 15,26); manifesta la gloria di Gesù (Gv 16,14); convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia (Gv 16,8). Lo Spirito ci viene dato per poter capire il significato pieno delle parole di Gesù (Gv 14,26; 16,12-13). Animati dallo Spirito di Gesù possiamo adorare Dio in qualsiasi luogo (Gv 4,23-24). Qui si realizza la libertà dello Spirito di cui parla San Paolo: “Dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà” (2Cor 3,17).

Per un confronto personale

  • Come vivo la mia adesione a Gesù: solo o in comunità?
  • La mia partecipazione alla comunità mi ha portato qualche volta a sperimentare la luce e la forza dello Spirito Santo?

Preghiera finale

Solo il nome del Signore è sublime,  la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli. Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.

È canto di lode per tutti i suoi fedeli. (Sal 148)

Giovedì, 26 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, nostro Padre, che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza, fa’ che professiamo con la fede e testimoniamo con le opere la gioia della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,16-20

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo:

Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “Che cos’è mai questo ‘‘un poco’’ di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”.

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”.

Riflessione

  • Giovanni 16,16: Assenza e presenza. Gesù dice un «poco» (un mikròn), vale a dire, un tempo brevissimo, forse un «attimo». Al di là delle molteplici sfumature si vuole sottolineare l’esiguità del tempo. Se molto breve è stato il tempo che Gesù ha trascorso in mezzo ai suoi come verbo incarnato cos’ altrettanto, breve sarà il tempo che intercorrerà tra la sua partenza e il suo ritorno. Non ci sarà mutamento nella situazione interiore dei suoi discepoli perché la relazione con Gesù non cambia: è di vicinanza permanente. Quindi la visione di Gesù non subirà interruzione ma sarà caratterizzata dalla comunione di vita con lui (Gv 14,19). Interessante è l’uso reiterato del verbo «vedere» nel v.16: «Un poco e non mi vedrete più, un poco ancora e mi vedrete». L’espressione «un poco e non mi vedrete più» richiama la modalità con cui i discepoli vedono nel Gesù storico il Figlio di Dio; l’altra espressione «un poco ancora

e mi vedrete» rimanda all’esperienza del Cristo risorto. Gesù sembra voler dire ai discepoli che ancora per brevissimo tempo saranno nella condizione di vederlo, riconoscerlo nella sua carne visibile, ma, poi, lo vedranno con una visione diversa in quanto si mostrerà a loro trasformato, trasfigurato. 

  • Giovanni 16,17-19: L’incomprensione dei discepoli. Intanto alcuni discepoli non riescono a comprendere cosa significhi questa sua assenza, vale a dire, la sua andata dal Padre. Provano un certo sconcerto di fronte alle parole di Gesù e lo esprimono con quattro interrogativi, tutti accomunati da una stessa espressione: «che significa questo che ci dice?». Altre volte il lettore ha ascoltato gli interrogativi di Pietro, di Filippo, Tommaso, Giuda non l’Iscariota, ora quelli dei discepoli che chiedono delle spiegazioni. I discepoli non riescono a comprendere di cosa parli. I discepoli non hanno compreso come Gesù possa essere rivisto da loro se va al Padre (vv.16-19). Ma l’interrogativo sembra concentrarsi su quel «poco» che per il lettore sembra essere un tempo lunghissimo che non termina mai, soprattutto quando si è nell’angoscia e nella tristezza. Di fatti il tempo della tristezza non passa. Una risposta da parte di Gesù è attesa ma l’evangelista la fa precedere da una ripresa della domanda: «State indagando tra voi perché: “Un poco e non mi vedrete: un poco ancora e mi vedrete?».

(v.19). 

  • Giovanni 16,20: La risposta di Gesù. Di fatto Gesù non risponde alla domanda che gli rivolgono: «che cosa significa quel entro breve tempo?», ma li invita alla fiducia. È vero che i discepoli saranno provati, soffriranno molto, saranno soli in una situazione ostile, abbandonati a un mondo che gioisce della morte di Gesù, ma, assicura che la loro tristezza si cambierà in gioia. Alla tristezza è contrapposta un tempo in cui tutto sarà capovolto. Quell’inciso avversativo «ma la vostra tristezza si trasformerà in gioia», sottolinea tale cambiamento di prospettiva. Per il lettore è evidente che l’espressione «un poco», «entro breve tempo» corrisponde a quell’attimo o momento in cui la situazione viene rovesciata, ma fino a quell’istante tutto sa di tristezza e di prova. In definitiva i discepoli ricevono da Gesù una promessa di felicità, di gioia; in virtù di quell’attimo che capovolge la situazione difficile in cui «i suoi», la comunità ecclesiale sono sottoposti, essi entreranno in una realtà di mondo illuminata dalla resurrezione.

Per un confronto personale

  • Sono convinto che il momento della prova passerà ed Egli tornerà a stare con me?
  • «Voi sarete afflitti, ma la vostra tristezza si trasformerà in gioia». Queste parole di Gesù quale effetto hanno nella tua vicenda umana? Come vivi i tuoi momenti di tristezza e di angoscia?

Preghiera finale

Tutti i confini della terra hanno veduto  la salvezza del nostro Dio. Acclami al Signore tutta la terra,  gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)

Venerdì, 27 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Si compia in ogni luogo, Signore, con la predicazione del Vangelo, la salvezza acquistata dal sacrificio del Cristo, e la moltitudine dei tuoi figli adottivi ottenga da lui, parola di verità, la vita nuova promessa a tutti gli uomini.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,20-23a

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. 

La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”.

Riflessione

  • In questi giorni tra l’Ascensione e Pentecoste, i vangeli del giorno sono tratti dai capitoli 16 a 21 del vangelo di san Giovanni, e fanno parte del vangelo chiamato “Libro della Consolazione o della Rivelazione operante nella Comunità” (Gv 13,1 a 21,31). Questo Libro è diviso come segue: l’addio agli amici (Gv 13,1 a 14,31); testamento di Gesù e preghiera al Padre (Gv 15,1 a 17,28); l’opera consumata (Gv 18,1 a 20,31). L’ambiente è di tristezza e di aspettativa. Tristezza, perché Gesù stava salutando e la nostalgia invade il cuore. Aspettativa, perché sta giungendo l’ora di ricevere il dono promesso, il Consolatore, che fará scomparire la tristezza e porterà di nuovo la gioia della presenza amica di Gesù in mezzo alla comunità.
  • Giovanni 16,20: La tristezza si trasformerà in gioia. Gesù dice: “In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia”. L’allusione frequente alla tristezza ed alla sofferenza esprime l’ambiente delle comunità della fine del primo secolo in Asia Minore (oggi Turchia), per le quali Giovanni scrive il suo vangelo. Loro vivevano una situazione difficile di persecuzione e di oppressione che causava tristezza. Gli apostoli avevano insegnato che Gesù sarebbe tornato dopo, ma la parusia, il ritorno glorioso di Gesù, non giungeva e la persecuzione aumentava. Molti erano impazienti: “Fino a quando?” (cf 2Tess 2,1-5; 2Pd 3,8-9). Inoltre, una persona sopporta una situazione di sofferenza e di persecuzione quando sa che la sofferenza è il cammino e la condizione per la gioia perfetta. E così, pur avendo la morte dinanzi agli occhi, sopporta ed affronta il dolore. Per questo il vangelo fa questo paragone così bello con i dolori del parto.
  • Giovanni 16,21: Il paragone con i dolori del parto. Tutti capiscono questo paragone, sopratutto le madri: “La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo”. Il dolore e la tristezza causati dalla persecuzione, anche senza offrire nessun orizzonte di miglioramento, non sono stertori di morte, ma dolori di parto. Le madri sanno tutto questo per esperienza. Il dolore è terribile, ma loro sopportano, perché sanno che il dolore è fonte di vita nuova. Così è il dolore della persecuzione dei cristiani, e così può e deve essere vissuto qualsiasi dolore, cioè alla luce dell’esperienza della morte e risurrezione di Gesù.

 

Giovanni 16,22-23a: La gioia eterna. Gesù spiega il paragone: “Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”. Quel giorno, non mi farete più domande. Ecco la certezza che dà coraggio alle comunità stanche e perseguitate dell’Asia Minore e che fa esultare di gioia in mezzo ai dolori. Come dice il poeta: “Fa male, ma io canto!” O come dice il mistico san Giovanni della Croce: “In una notte scura, con ansie di amore tutta infiammata, o felice ventura, uscii né fui notata, stando la mia casa addormentata!” L’espressione In quel giorno indica l’avvento definitivo del Regno che porta con sé la sua chiarezza. Alla luce di Dio, non ci sarà più bisogno di chiedere nulla. La luce di Dio è la risposta piena e totale a tutte le domande che potrebbero nascere dal di dentro del cuore umano.

Per un confronto personale

  • Tristezza e gioia. Esistono insieme nella vita. Come avviene ciò nella tua vita?
  • Dolori del parto. Questa esperienza si trova all’origine della vita di ognuno di noi. Mia madre sopportò il dolore con speranza, e per questo sono vivo/a. Fermati e pensa a questo mistero della vita.

Preghiera finale

Applaudite, popoli tutti,  acclamate Dio con voci di gioia;  perché terribile è il Signore, l’Altissimo,  re grande su tutta la terra. (Sal 46)

Sabato, 28 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, nostro Padre, disponi sempre al bene i nostri cuori, perché, nel continuo desiderio di elevarci a te, possiamo vivere pienamente il mistero pasquale.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,23b-28

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena. 

Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e io non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre”.

Riflessione

Giovanni 16,23b: I discepoli hanno pieno accesso al Padre. È l’assicurazione che Gesù rivolge ai suoi discepoli: possono accedere alla paternità di Dio in unione con Lui. La mediazione di Gesù porta i discepoli fino al Padre. È evidente che il ruolo di Gesù non è quello di sostituirsi ai «suoi»: non li assume mediante una funzione d’intercessione, ma li unisce a sé, e in comunione con Lui essi si presentano i loro bisogni e necessità. I discepoli hanno la certezza che Gesù dispone della ricchezza del Padre: «In verità, in verità vi dico: se chiederete qualcosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà» (v.23b). In tale modalità, vale a dire, in unione con Lui, la richiesta diventa efficace. L’oggetto di qualunque domanda al Padre dev’essere sempre collegato a Gesù, vale a dire, al suo amore e al suo impegno di dare la vita per l’uomo (Gv 10,10). La preghiera rivolta al Padre nel nome di Gesù, in unione a Lui (Gv 14,13; 16,23), è esaudita. Finora i discepoli non hanno chiesto nulla nel nome di Gesù, ma lo potranno fare dopo la sua glorificazione (Gv 14,13s) quando riceveranno lo Spirito che li illuminerà pienamente sulla sua identità (Gv 4,22ss) e creerà l’unione con Lui. I suoi potranno chiedere e ricevere in pienezza di gioia quando passeranno dalla visione sensibile di Lui a quella della fede. 

  • Giovanni 16,24-25: In Gesù il contatto diretto col Padre. I credenti vengono assunti nel rapporto tra il Figlio e il Padre. In Gv 16,26 Gesù ritorna sul legame prodotto dallo Spirito e che permetterà ai suoi di presentare ogni richiesta al Padre in unione con Lui. Ciò avverrà «in quel giorno». Cosa vuol dire «quel giorno chiederete?». È il giorno in cui verrà dai suoi e comunicherà loro lo Spirito (Gv 20,19.22). È allora che i discepoli, conoscendo il rapporto tra Gesù e il Padre sapranno di essere esauditi. Non occorrerà che Gesù s’interponga fra il Padre e i discepoli per chiedere in loro favorire, non perché è finita la sua mediazione, ma essi avendo creduto nell’incarnazione del Verbo, ed essendo strettamente uniti a Cristo, saranno amati dal Padre come egli ama il Figlio (Gv 17,23.26). In Gesù i discepoli sperimentano il contatto diretto col Padre.
  • Giovanni 16,26-27: La preghiera al Padre. Il pregare consiste, allora, nell’andare al Padre attraverso Gesù; rivolgersi al Padre nel nome di Gesù. Un’attenzione particolare merita l’espressione di Gesù al v.26-27: «e non vi dico che pregherà il Padre per voi: il Padre stesso, infatti, vi ama». L’amore del Padre per i discepoli si fonda sull’adesione dei «suoi» a Gesù sulla fede nella sua provenienza, vale a dire, il riconoscimento di Gesù come dono del Padre. Dopo aver assimilato a sé i discepoli Gesù sembra ritirarsi dalla sua condizione di mediatore ma in realtà permette che solo il Padre ci prenda e ci afferri: «Chiedete ed otterrete perché la vostra gioia sia piena» (v.24). Inseriti nel rapporto col Padre mediante l’unione in Lui, la nostra gioia è piena e la preghiera è perfetta. Dio offre sempre il suo amore al mondo intero, ma tale amore acquista il senso di reciprocità solo se l’uomo risponde. L’amore è incompleto se non diventa reciproco: finché l’uomo non lo accetta rimane in sospensione. Tuttavia i discepoli lo accettano nel momento in cui amano Gesù e così rendono operativo l’amore del Padre. La preghiera è questo rapporto d’amore. In fondo la storia di ciascuno di noi s’identifica con la storia della sua preghiera, anche quei momenti che non sembrano tali: l’ansia è già preghiera e così la ricerca, l’angoscia…

Per un confronto personale

  • La mia preghiera personale e comunitaria avviene in uno stato di quiete, di pace e di grande tranquillità?

Quale impegno dedico a crescere nell’amicizia con Gesù? Sei convinto di giungere a una reale identità attraverso la comunione con Lui e nell’amore del prossimo?

Preghiera finale

Dio è re di tutta la terra.  Cantate inni con arte. 

Dio regna sui popoli, 

Dio siede sul suo trono santo. (Sal 46)

Domenica, 29 maggio 2022

Ascensione del Signore La missione della Chiesa:  testimoniare il perdono che Dio offre a tutti 

Luca 24,46-53

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,  che fai della nostra fragile vita  la rupe della tua dimora,  conduci la nostra mente  a percuotere la roccia del deserto,  perché scaturisca acqua alla nostra sete. La povertà del nostro sentire  ci copra come manto nel buio della notte  e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio  finché l’alba,  

avvolgendoci della luce del nuovo mattino,  ci porti, 

con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto  che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,  il sapore della santa memoria.

LECTIO

  1. Il testo:

46«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno 47e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni. 49E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto» 50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. 52Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 53 e stavano sempre nel tempio lodando Dio. 

 

  1. Momento di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

MEDITATIO

  1. a) Domande:
  • Nel nome del Signore. Ciò che vivo ogni giorno in nome di chi lo faccio?
  • A tutte le genti. Ho un cuore capace di accogliere tutti oppure discrimino facilmente secondo le mie vedute?
  • Restate in città. Riesco a stare nelle situazioni più difficili o tento, prima ancora di capirne il senso, di eliminarle?
  • La mia preghiera. Lodo il Signore per ciò che compie nella mia vita oppure chiedo per me?
  1. b) Chiave di lettura:

Poche righe che parlano di vita, di movimento, di cammino, di incontro… Obiettivo che compie il così sta scritto è tutte le genti. La via è quella tracciata dalla testimonianza. 

Gli apostoli sono dei mandati, non portano qualcosa di proprio, ma si fanno vita, movimento, cammino, incontro, via che fa fiorire la vita ovunque arrivi. 

  1. 46. «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno. Cosa sta scritto? Dove? L’unica scrittura che noi conosciamo è quella di un incontro. Dio sembra non possa fare a meno dell’uomo, per questo lo va a cercare, ovunque si trova, e non si arrende finché non lo riabbraccia. Questo è ciò che è scritto.

Un amore eterno, capace di scendere nel patire, di bere fino in fondo il calice del dolore pur di rivedere il volto del figlio amato. Negli abissi della non vita Cristo scende per prendere la mano dell’uomo e riaccompagnarlo a casa. Tre giorni. Tre momenti. Passione, morte, risurrezione. Questo è ciò che è scritto. Per Cristo e per ognuno che gli appartenga. Passione: tu ti consegni con fiducia, e l’altro fa di te ciò che vuole, ti abbraccia o ti strapazza, ti accoglie o ti respinge… ma tu continui ad amare, fino alla fine. Morte: una vita che non si tira indietro… muore, si spegne… ma non per sempre, perché la morte ha potere sulla carne, lo spirito che da Dio viene a Dio ritorna. Risurrezione: Tutto acquista senso alla luce della Vita: l’amore donato non muore, risorge sempre. 

  1. 47. E nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. La parola di Gesù, pronunciata nella storia, non si ferma. Ha bisogno di annunciatori. E gli apostoli vanno, mandati nel nome santo di Dio. Vanno a tutte le genti. Non più un popolo eletto, ma tutti gli uomini eletti. Vanno a prendere per le spalle i loro fratelli e a convertirli, a girarli verso di loro per dire: Tutto ti è perdonato, puoi tornare a vivere la vita divina, Gesù è morto e risorto per te! Non è una invenzione la fede. Vengo da Gerusalemme. Ho visto con i miei occhi, l’ho sperimentato nella mia vita. Non ti racconto altro che la mia storia, una storia di salvezza.
  2. 48. Di questo voi siete testimoni. Dio lo si conosce per esperienza. Essere testimoni vuol dire portare scritta nella pelle, cucita sillaba per sillaba, la parola che è Cristo.

Quando un uomo è stato toccato da Cristo, diventa come una lampada, anche se non lo volesse, risplende! E se la fiamma volessi spegnerla, si riaccende, perché la luce non è della lampada ma dello Spirito riversato nel cuore che irradia senza fine la comunione eterna.

  1. 49. E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Le promesse di Gesù non vengono meno. Lui se ne va, ma non lascia orfani i suoi amici. Sa che hanno bisogno della presenza costante di Dio. E Dio torna a venire all’uomo. Questa volta non più nella carne, ma invisibilmente nel fuoco di un amore impalpabile, nell’ardore di un vincolo che mai più si romperà, l’arcobaleno dell’alleanza ratificata, lo splendore del sorriso di Dio, lo Spirito Santo. Rivestiti di Cristo, rivestiti dello Spirito gli apostoli non avranno più paura, e potranno finalmente andare!
  2. 50. Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Il momento del lasciarsi è solenne. Betania, il luogo dell’amicizia. Gesù alza le mani e benedice i suoi. Un gesto di saluto che è un dono. Dio non si allontana dai suoi, semplicemente li lascia per tornare in altra veste.
  3. 51. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ogni distacco è sicuramente un evento che porta dispiacere. Ma in questo caso la benedizione è un lascito di grazia. E gli apostoli vivono una comunione intensa con il loro Signore tanto da non avvertire separazione.
  4. 52. Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia. La gioia degli apostoli è grande, gioia di tornare per le vie di Gerusalemme con un tesoro sconfinato, la gioia dell’appartenenza. L’umanità di Cristo entra in cielo, è una porta che si riapre per non più chiudersi. La gioia della sovrabbondanza di vita che Cristo ha ormai versato nella loro esperienza non si arresterà più…
  5. 53. E stavano sempre nel tempio lodando Dio. Stare… un verbo importantissimo per il cristiano. Stare suppone una forza particolare, la capacità di non fuggire le situazioni ma di viverle assaporandole fino in fondo. Stare. Un programma evangelico da portare a tutti. Allora la lode scaturisce sincera, perché nello stare la volontà di Dio è sorseggiata come bevanda salutare e inebriante di beatitudine. c) Riflessione:

La testimonianza della carità è senza dubbio nella vita ecclesiale lo specchio più terso per l’evangelizzazione. È lo strumento che dissoda il terreno perché quando il seme della Parola cade porti frutto abbondante. Non può la buona notizia scegliere altre vie per giungere al cuore degli uomini che quella dell’amore vicendevole, un’esperienza che conduce direttamente alla fonte: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate

gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12). Tutto questo trova verifica nella prima Chiesa: «Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1 Gv 3,16). Il discepolo che ha incontrato e

conosciuto Gesù, il discepolo amato, sa che non può parlare di lui e non percorrere le vie che lui ha percorso. «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6) Quali parole migliori per dire che la via maestra di ogni evangelizzazione è l’amore gratuito? 

Cristo è la via per evangelizzare. Cristo è la verità da donare nell’evangelizzazione. 

Cristo è la vita evangelizzata. Ed è evangelizzazione l’amore con il quale ci ha amati, un amore consegnato senza condizioni, che non si tira indietro ma va avanti fino alla fine fedele a se stesso, a costo di morire su una croce di maledizione, pur di mostrare il volto del Padre quale volto di Amore, un amore che rispetta la libertà dell’uomo, anche quando questa significa rifiuto, disprezzo, aggressione, morte. «La carità cristiana ha in

se stessa una grande forza evangelizzatrice. Nella misura in cui sa farsi segno e trasparenza dell’amore di Dio, apre mente e cuore all’annuncio della Parola di verità. 

Desideroso di autenticità e di concretezza, l’uomo di oggi, come diceva Paolo VI, apprezza di più i testimoni che i maestri,e in genere solo dopo esser stato raggiunto dal segno tangibile della carità si lascia guidare a scoprire la profondità e le esigenze

dell’amore di Dio». (CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, in Enchirision CEI, vol. 1-5, EDB, Bologna 1996 n. 24). Motivare e sostenere l’apertura agli altri nel servizio è compito di ogni azione pastorale che voglia evidenziare il rapporto profondo esistente tra fede e carità alla luce del vangelo, e quella nota caratteristica dell’amore cristiano che è la prossimità, il prendersi cura (cfr Lc 10,34).

ORATIO

Salmo 21 

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,ti loderò in mezzo all’assemblea.

Lodate il Signore, voi che lo temete, gli dia gloria la stirpe di Giacobbe, lo tema tutta la stirpe di Israele; perché egli non ha disprezzato né sdegnato l’afflizione del misero, non gli ha nascosto il suo volto, ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.

Sei tu la mia lode nella grande assemblea, scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli. I poveri mangeranno e saranno saziati, loderanno il Signore quanti lo cercano: “Viva il loro cuore per sempre”.

Ricorderanno e torneranno al Signore tutti i confini della terra, si prostreranno davanti a lui tutte le famiglie dei popoli.

Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni.

A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere.

E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore alla generazione che viene; annunzieranno la sua giustizia; al popolo che nascerà diranno: “Ecco l’opera del Signore!”

CONTEMPLATIO

Signore, comprendo che l’evangelizzazione esige una profonda spiritualità, autenticità e santità di testimoni, persone mature nella fede, capaci di ritrovarsi insieme per fare della propria esperienza di fede un luogo di incontro e di crescita in un contatto da persona a persona che costruisca relazioni profonde e aperte alla ecclesialità, al mondo, alla storia. E io mi sento ancora inadeguato. In un contesto in cui il susseguirsi repentino di immagini, parole, proposte, progetti, cronache disorienta e quasi ubriaca il pensiero e disperde il sentire, la testimonianza si erge quale parola privilegiata per una sosta di riflessione, per un attimo di ripensamento. Ma se io sono il primo a lasciarmi portar via da quelle immagini, parole, progetti? Di una cosa sono certo, e questo mi conforta. 

Anche la più bella testimonianza si rivelerebbe a lungo andare impotente, se non fosse illuminata, giustificata, esplicitata da un annuncio chiaro e inequivocabile del Signore Gesù. La Buona Novella, proclamata dalla testimonianza di vita, presto o tardi ha bisogno di essere annunciata dalla parola di vita. Darò ragione della mia speranza proclamando il tuo nome, il tuo insegnamento, la tua vita, le tue promesse, il tuo mistero di Gesù di Nazareth e Figlio di Dio: penso sia per me la via più semplice per suscitare l’interesse a conoscere e incontrare te, Maestro e Signore, che hai scelto di vivere come figlio dell’uomo per narrare a noi il volto del Padre. Ogni pastorale che oggi si trovi in catene a causa della fede potrà chiedere a te, Dio, che si riapra la porta della predicazione per annunciare il mistero di Cristo, quella predicazione che, quale parola divina, opera in chiunque crede.

Lunedì, 30 maggio 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Venga su di noi, o Padre, la potenza dello Spirito Santo, perché aderiamo pienamente alla tua volontà, per testimoniarla con amore di figli.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 16,29-33

In quel tempo, i discepoli dissero a Gesù: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. Rispose loro Gesù: “Adesso credete? Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”

Riflessione

  • Il contesto del vangelo di oggi continua ad essere l’ambiente dell’Ultima Cena, ambiente di fraternità e di addio, di tristezza e di aspettativa, in cui si rispecchia la situazione delle comunità dell’Asia Minore della fine del primo secolo. Per poter capire bene i vangeli, non possiamo mai dimenticare che riportano le parole di Gesù non come se fossero registrate su un CD per trasmetterle letteralmente. I vangeli sono scritti pastorali che cercano di incarnare e di attualizzare le parole di Gesù nelle nuove situazioni in cui si trovano le comunità nella seconda metà del primo secolo in Galilea (Matteo), in Grecia (Luca), in Italia (Marco) ed in Asia Minore (Giovanni). Nel vangelo di Giovanni, le parole e le domande dei discepoli non sono solo dei discepoli, infatti sono rivelatrici anche delle domande e dei problemi delle comunità. Sono lo specchio in cui le comunità, sia quelle di quel tempo, come pure quelle di oggi, si riconoscono con le loro tristezze e le loro angosce, con le loro gioie e le loro speranze. E trovano luce e forza nelle risposte di Gesù.
  • Giovanni 16,29-30: Ecco, adesso parli chiaramente. Gesù aveva detto ai suoi discepoli: Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre (Gv 16,27-28). Ascoltando questa affermazione di Gesù, i discepoli risposero: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio”. I discepoli pensano di aver capito tutto. Sì, veramente loro colsero una luce vera per chiarire i loro problemi. Ma era una luce ancora molto tenue. Colsero il seme, ma senza per il momento conoscere l’albero. La luce o il seme erano l’intuizione fondamentale della fede secondo cui Gesù è per noi la rivelazione di Dio, che è Padre: Per questo crediamo che sei uscito da Dio. Ma questo era appena l’inizio, il seme. Gesù, lui stesso, era e continua ad essere la grande parabola o la rivelazione di Dio per noi. In lui Dio giunge fino a noi e si rivela. Ma Dio non entra in nessuno schema. Supera tutto, disarma i nostri schemi e ci regala sorprese inattese che, a volte, sono molto dolorose.
  • Giovanni 16,31-32: Mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.

Gesù chiede: “Adesso voi credete? Lui conosce i suoi discepoli. Sa che manca molto

per la comprensione del mistero di Dio e della Buona Novella di Dio. Sa che, malgrado la buona volontà e malgrado la luce appena ricevuta in quel momento, loro devono ancora affrontare la sorpresa inattesa e dolorosa della Passione e della Morte di Gesù. La piccola luce che colsero non bastava per vincere l’oscurità della crisi: Ecco verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per proprio conto e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. Questa è la fonte della certezza di Gesù ed attraverso Gesù, questa è e sarà fonte di certezza per tutti noi: Il Padre sta con me! Quando Mosè fu mandato a liberare il popolo dall’oppressione dall’Egitto, essendo questa la sua missione, lui ricevette questa certezza: “Vai! Io sono con te” (Es 3,12). La certezza della presenza liberatrice di Dio è espressa nel nome che Dio assunse nel momento dell’inizio dell’Esodo e della liberazione del suo popolo: JHWH, Dio con noi: Questo è il mio nome per sempre (Es 3,15). Nome che è presente più di sei mila volte solo nell’Antico Testamento. 

  • Giovanni 16,33: Coraggio! Io ho vinto il mondo! E viene ora l’ultima frase di Gesù che anticipa la vittoria e che sarà fonte di pace e di resistenza sia per i discepoli di quel tempo, che per tutti noi, fino ad oggi: Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo. “Con il suo sacrificio per amore, Gesù vince il mondo e Satana. I suoi discepoli sono chiamati a partecipare alla lotta e alla vittoria. Sentire il coraggio che infonde, è già vincere una battaglia.” (L.A.Schokel)

Per un confronto personale

  • Una piccola luce aiutò i discepoli a fare un passo, ma non illuminò tutto il cammino. Hai avuto un’esperienza così nella tua vita?
  • Coraggio! Io ho vinto il mondo! Questa frase di Gesù ti ha aiutato qualche volta nella tua vita?

Preghiera finale

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. 

Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore”.  Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:  nelle tue mani è la mia vita. (Sal 15)

Martedì, 31 maggio 2022

Visitazione della Beata Vergine Maria

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore hai ispirato alla beata Vergine Maria, che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta, concedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito, per magnificare con Maria il tuo santo nome.  Per il nostro Signore Gesù…

Lettura del Vangelo secondo Luca 1,39-56

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. 

Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

Allora Maria disse: 

“L’anima mia magnifica il Signore  e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,  perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente  e Santo è il suo nome:  di generazione in generazione la sua misericordia  si stende su quelli che lo temono.  Ha spiegato la potenza del suo braccio,  ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;  ha rovesciato i potenti dai troni,  ha innalzato gli umili;  ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi.  Ha soccorso Israele, suo servo,  ricordandosi della sua misericordia,  come aveva promesso ai nostri padri,  ad Abramo e alla sua discendenza,  per sempre”. 

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Riflessione

  • Oggi è la festa della visitazione della Vergine, e il vangelo narra la visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Quando Luca parla di Maria, pensa alle comunità del suo tempo che vivevano sparse nelle città dell’Impero Romano ed offre loro in Maria un modello di come devono rapportarsi alla Parola di Dio. Una volta, udendo Gesù parlare di Dio, una donna del popolo esclamò: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte” elogiando la madre di Gesù. Immediatamente, Gesù rispose: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,27-28). Maria è il modello della comunità fedele che sa vivere e praticare la Parola di Dio. Nel descrivere la visita di Maria a Elisabetta, lui insegna come devono agire le comunità per trasformare la visita di Dio in servizio ai fratelli e alle sorelle.
  • L’episodio della visita di Maria ad Elisabetta mostra ancora un altro aspetto tipico di Luca. Tutte le parole e gli atteggiamenti, soprattutto il cantico di Maria, formano una grande celebrazione di lode. Sembra una descrizione di una liturgia solenne. Così, Luca, evoca l’ambiente liturgico e celebrativo, in cui Gesù si formò ed in cui le comunità devono vivere la propria fede.
  • Luca 1,39-40: Maria va a visitare sua cugina Elisabetta. Luca mette l’accento sulla prontezza di Maria nel rispondere alle esigenze della Parola di Dio. L’angelo le parlò della gravidanza di Elisabetta e Maria, immediatamente, si alza per verificare ciò che l’angelo le aveva annunciato, ed esce di casa per aiutare una persona nel bisogno.

Da Nazaret fino alle montagne di Giuda ci sono più di 100 km! Non c’erano pullman, né treni!

  • Luca 1,41-44: Il saluto di Elisabetta. Elisabetta rappresenta l’Antico Testamento che termina. Maria, il Nuovo che inizia. L’Antico Testamento accoglie il Nuovo con gratitudine e fiducia, riconoscendo in esso il dono gratuito di Dio che viene a realizzare e completare qualsiasi aspettativa della gente. Nell’incontro delle due donne si manifesta il dono dello Spirito che fa che la creatura salti di gioia nel seno di Elisabetta. La Buona Novella di Dio rivela la sua presenza in una delle cose più comuni della vita umana: due donne di casa che si scambiano la visita per aiutarsi. Visita, gioia, gravidanza, bambini, aiuto reciproco, casa, famiglia: Luca vuol far capire e far scoprire alle comunità (e a noi tutti) la presenza del Regno. Le parole di Elisabetta, fino ad oggi, fanno parte del salmo più conosciuto e più recitato in tutto il mondo, che è l’Ave Maria.
  • Luca 1,45: L’elogio che Elisabetta fa a Maria. “Beata colei che ha creduto, nell’adempimento delle parole del Signore”. E’ l’avviso di Luca alle Comunità: credere nella Parola di Dio, poiché ha la forza di realizzare ciò che ci dice. E’ Parola creatrice. Genera una nuova vita nel seno di una vergine, nel seno della gente povera ed abbandonata che l’accoglie con fede.
  • Luca 1,46-56: Il cantico di Maria. Molto probabilmente, questo cantico, era già conosciuto e cantato nelle comunità. Lei insegna come deve essere pregato e cantato. Luca 1,46-50: Maria inizia proclamando il cambiamento avvenuto nella sua vita sotto lo sguardo amorevole di Dio, pieno di misericordia. Per questo, canta felice: “Esulto di gioia in Dio, mio Salvatore”. Luca 1,51-53: canta la fedeltà di Dio verso il suo popolo e proclama il mutamento che il braccio di Yavé sta producendo a favore dei poveri e degli affamati. L’espressione “braccio di Dio” ricorda la liberazione dell’Esodo. E’ questa forza salvatrice di Dio ciò che dà vita al mutamento: disperde gli orgogliosi (1,51), rovescia dai troni i potenti ed innalza gli umili (1,52), rimanda a mani vuote i ricchi e ricolma di beni gli affamati (1,53). Luca 1,54-55: Alla fine, lei ricorda che tutto ciò è espressione della misericordia di Dio verso il suo popolo ed espressione della sua fedeltà alle promesse fatte a Abramo. La Buona Novella non è una risposta all’osservanza della Legge, ma espressione della bontà e della fedeltà di Dio alle promesse fatte. E’ ciò che Paolo insegnava nelle lettere ai Galati e ai Romani.

Il secondo libro di Samuele racconta la storia dell’Arca dell’Alleanza. Davide volle metterla a casa sua, ma si impaurì e disse: “Come potrà venire da me l’Arca del Signore?” (2 Sam 6,9) Davide ordinò così che l’Arca fosse messa nella casa di ObedEdom. “E l’Arca del Signore rimase tre mesi in casa de Obed-Edom, e il Signore benedisse Obed-Edom e tutta la casa” (2 Sam 6,11). Maria, in attesa di Gesù, è come l’Arca dell’Alleanza che, nell’Antico Testamento, visitava le case delle persone portando benefici. Lei si reca a casa di Elisabetta e vi rimane tre mesi. E mentre si trova in casa di Elisabetta, tutta la famiglia è benedetta da Dio. La comunità deve essere come la Nuova Arca dell’Alleanza. Visitando la casa delle persone, deve portare benefici e la grazia di Dio alla gente.

Per un confronto personale

  • Cosa ci impedisce di scoprire e di vivere la gioia della presenza di Dio nella nostra vita?
  • Dove e come la gioia della presenza di Dio avviene oggi nella mia vita e in quella della comunità?

Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome.  Benedici il Signore, anima mia,  non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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