Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi Luglio-2022

Venerdì, 1 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce  con il tuo Spirito di adozione, 

fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,  ma restiamo sempre luminosi  nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9,9-13

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. 

Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 

Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. 

Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. 

Riflessione

  • Il Discorso della Montagna occupa i capitoli 5,6 e 7 del vangelo di Matteo. La parte narrativa dei capitoli 8 e 9 ha lo scopo di mostrarci come Gesù metteva in pratica ciò che aveva appena insegnato. Nel Discorso della Montagna, lui insegna l’accoglienza (Mt 5,23-25.38-42.43). Ora lui stesso la mette in pratica accogliendo i lebbrosi (Mt 8,14), gli stranieri (Mt 8,5-13), le donne (Mt 8,14-15), i malati (Mt 8,16-17), gli indemoniati

(Mt 8,28-34), i paralitici (Mt 9,1-8), i pubblicani (Mt 9,9-13), le persone impure (Mt 9,2022), etc. Gesù rompe con le norme ed i costumi che escludevano e dividevano le persone, cioè con la paura e la mancanza di fede (Mt 8,23-27) e le leggi della purezza (9,14-17), e dice chiaramente quali sono le esigenze di coloro che vogliono seguirlo. Devono avere il coraggio di abbandonare molte cose (Mt 8,18-22). Così, negli atteggiamenti e nella prassi di Gesù vediamo in cosa consiste il Regno e l’osservanza perfetta della Legge di Dio. 

  • Matteo 9,9: La chiamata a seguire Gesù. Le prime persone chiamate a seguire Gesù sono quattro pescatori, tutti giudei (Mt 4,18-22). Ora, Gesù chiama un pubblicano, considerato peccatore e trattato come un essere impuro dalle comunità più osservanti dei farisei. Negli altri vangeli, questo pubblicano si chiama Levi. Qui, il suo nome è Matteo, che significa dono di Dio o dato da Dio. Le comunità, invece di escludere il pubblicano e considerarlo impuro, devono considerarlo un Dono di Dio per la comunità, poiché la sua presenza fa sì che la comunità diventi un segno di salvezza per tutti! Come i primi quattro chiamati, così pure il pubblicano Matteo lascia tutto ciò che ha e segue Gesù. Seguire Gesù comporta l’obbligo di rompere

con molte cose. Matteo lascia il banco delle tasse, la sua fonte di reddito, e segue Gesù! 

  • Matteo 9,10: Gesù si siede a tavola con peccatori e pubblicani. In quel tempo i giudei vivevano separati dai pagani e dai peccatori e non mangiavano con loro allo stesso tavolo. I giudei cristiani dovevano rompere questo isolamento e mettersi a tavola con i pagani e con gli impuri, secondo l’insegnamento dato da Gesù nel Discorso sulla Montagna, espressione dell’amore universale di Dio Padre. (Mt 5,44-48). La missione delle comunità era quella di offrire uno spazio a coloro che non lo avevano. Ma questa nuova legge non era accettata da tutti. In alcune comunità le persone venute dal paganesimo, pur essendo cristiane, non erano accettate attorno allo stesso tavolo (cf. At 10,28; 11,3; Gal 2,12). Il testo del vangelo di oggi ci mostra Gesù che si mette a tavola con pubblicani e peccatori nella stessa casa, attorno allo stesso tavolo.
  • Matteo 9,11: La domanda dei farisei. Ai giudei era proibito sedersi a tavola con i pubblicani e con i peccatori, ma Gesù non segue questa proibizione. Anzi, fa amicizia con loro. I farisei, vedendo l’atteggiamento di Gesù, chiedono ai discepoli: “Perché il

vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?” Questa domanda può essere interpretata come un’espressione del loro desiderio di sapere perché Gesù agisce così. Altri interpretano la domanda come una critica al comportamento di Gesù, perché per oltre cinquecento anni, dal tempo della schiavitù in Babilonia fino all’epoca di Gesù, i giudei avevano osservato le leggi della purezza. Questa osservanza secolare diventa un forte segno di identità. Allo stesso tempo era fattore della loro separazione in mezzo agli altri popoli. Così, a causa delle leggi sulla purezza, non potevano né riuscivano a sedersi attorno allo stesso tavolo per mangiare con i pagani. Mangiare con i pagani voleva dire contaminarsi, diventare impuri. I precetti della purezza legale erano rigorosamente osservati, sia in Palestina che nelle comunità giudaiche della Diaspora. All’epoca di Gesù, c’erano più di cinquecento precetti per conservare la purezza. Negli anni 70, epoca in cui scrive Matteo, questo conflitto era molto attuale. 

  • Matteo 9,12-13: Misericordia voglio e non sacrifici. Gesù ascolta la domanda dei farisei ai discepoli e risponde con due chiarimenti. Il primo è tratto dal buon senso: “Non

sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. L’altro è tratto dalla Bibbia: “Imparate, quindi, cosa significa: Misericordia voglio, e non sacrifici”. Per mezzo di questi chiarimenti, Gesù esplicita e chiarisce la sua missione tra la gente: “Non sono

venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Gesù nega la critica dei farisei, non accetta i loro argomenti, poiché nascevano da una falsa idea della Legge di Dio. Lui stesso invoca la Bibbia: “Misericordia voglio e non sacrifici!” Per Gesù, la misericordia è più importante della purezza legale. Lui fa riferimento alla tradizione profetica per dire che la misericordia vale per Dio molto di più che tutti i sacrifici (Os 6,6; Is 1,10-17). Dio ha viscere di misericordia, che si commuovono dinanzi alle mancanze del suo popolo

(Os 11,8-9).

Per un confronto personale

  • Oggi, nella nostra società, chi è emarginato ed escluso? Perché? Nella nostra comunità, abbiamo preconcetti? Quali? Qual è la sfida che le parole di Gesù presentano alla nostra comunità?
  • Gesù chiede alla gente di leggere e di capire l’Antico Testamento che dice: “Misericordia voglio e non sacrificio”. Cosa vuol dirci Gesù con questo oggi?

Preghiera finale

Beato chi è fedele ai tuoi insegnamenti  e ti cerca, Signore, con tutto il cuore. 

Con tutto il cuore ti cerco:  non farmi deviare dai tuoi precetti. (Sal 118)

Sabato, 2 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce  con il tuo Spirito di adozione, 

fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,  ma restiamo sempre luminosi  nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9,14-17

In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?” 

E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno. 

Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si mette vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano”.

Riflessione

  • Matteo 9,14: La domanda dei discepoli di Giovanni circa la pratica del digiuno. Il digiuno è un’usanza assai antica, praticata da quasi tutte le religioni. Gesù stesso la praticò per quaranta giorni (Mt 4,2). Ma non insiste con i discepoli affinché facciano la stessa cosa. Li lascia liberi. Per questo, i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei, che erano obbligati a digiunare, vogliono sapere perché Gesù non insiste nel digiuno “Noi e i farisei digiuniamo. Perché i tuoi discepoli non digiunano?”
  • Matteo 9,15: La risposta di Gesù. Gesù risponde con un paragone sotto forma di domanda: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con

loro?” Gesù associa il digiuno al lutto, e lui si considera lo sposo. Quando lo sposo si trova con i suoi amici, cioè durante la festa delle nozze, loro non hanno bisogno di digiunare. Quando Gesù è con loro, con i discepoli, è festa, la festa della nozze. Non devono quindi digiunare. Ma un giorno lo sposo andrà via. Sarà un giorno di lutto. Allora sì che, se vogliono, potranno digiunare. Gesù allude alla sua morte. Sa che, e sente che, se continua per questo cammino di libertà, le autorità lo vorranno uccidere. 

  • Matteo 9,16-17: Vino nuovo in otri nuovi! In questi due versi, il vangelo di Matteo riporta due frasi separate di Gesù sul rammendo nuovo su una tela vecchia e sul vino nuovo in otre nuovo. Queste parole gettano luce sulle discussioni ed i conflitti di Gesù con le autorità religiose dell’epoca. Non si pone un rammendo di tela nuova su una tela vecchia. Perché nel lavarla, il rammendo nuovo tira ancora di più il vestito vecchio, e lo strappo è maggiore. Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, perché il vino nuovo a causa della fermentazione, rompe l’otre vecchio. Vino nuovo in otre nuovo! La religione difesa dalle autorità religiose era come una vecchia tela, come un otre vecchio. Sia i discepoli di Giovanni che i farisei, cercavano di rinnovare la religione. In realtà, facevano soltanto rattoppi e, per questo, correvano il pericolo di compromettere e danneggiare sia la novità che le vecchie usanze. Non bisogna voler combinare la novità che Gesù ci porta con le vecchie usanze. O l’uno, o l’altro! Il vino nuovo che Gesù ci porta fa scoppiare l’otre vecchio. Bisogna saper separare le cose. Assai probabilmente, Matteo presenta queste parole di Gesù per orientare le comunità degli anni 80. C’era un gruppo di giudei-cristiani che volevano ridurre la novità di Gesù al giudaismo di prima della venuta di Gesù. Gesù non è contro ciò che è “vecchio”. Non vuole che ciò che è vecchio si imponga a ciò che è nuovo e, impedisca di manifestarsi. Non si può rileggere il Vaticano II con la mentalità preconciliare, come alcuni cercano di fare oggi.

Per un confronto personale

  • Quali sono i conflitti attorno alle pratiche religiose che oggi fanno soffrire tante persone e sono motivo di accesa discussione e polemica? Qual è l’immagine di Dio che sta dietro tutti questi preconcetti, queste norme e queste proibizioni?
  • Come capire la frase di Gesù: “Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio?” Qual è il messaggio che emerge da tutto questo per la tua comunità di

oggi? 

Preghiera finale

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: 

egli annunzia la pace 

per il suo popolo, per i suoi fedeli,  per chi ritorna a lui con tutto il cuore. (Sal 84) 

Domenica, 3 luglio 2022

L’invio dei 72 discepoli 

Ricostruire la Vita Comunitaria 

Luca 10,1-12.17-20 

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. Chiave di lettura:

La predicazione di Gesù attira molta gente (Mc 3,7-8). Attorno a lui comincia a nascere una piccola comunità. Prima, due persone (Mc 1,16-18); poi altre due (Mc 1,19-20); dopo, dodici (Mc 3,13-19); ed ora, nel nostro testo, più di settantadue persone (Lc 10,1). La comunità va crescendo. Una delle cose in cui Gesù maggiormente insiste è la vita di comunità. Lui stesso ha dato l’esempio. Non volle mai lavorare da solo. La prima cosa che fece all’inizio della sua predicazione in Galilea fu chiamare la gente a stare con lui ed aiutarlo nella sua missione (Mc 1,16-20; 3,14). L’ambiente di fraternità che nasce attorno a Gesù è un saggio del Regno, una prova della nuova esperienza di Dio come Padre. Ed allora, se Dio è Padre e Madre, allora siamo tutti una famiglia, fratelli e sorelle. Così nasce la comunità, la nuova famiglia (cf. Mc 3,34-35). 

Il Vangelo di questa domenica ci indica norme pratiche per orientare i settantadue discepoli nell’annuncio della Buona Novella del Regno e nella ricostruzione della vita comunitaria. Annunciare la Buona Novella del Regno e ricostruire la vita comunitaria sono due lati della stessa medaglia. L’uno senza l’altro non esiste e non si capisce. Nel corso della lettura del testo cerca di scoprire questo legame che c’è tra la vita in comunità e l’annuncio del Regno di Dio. 

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 10,1: La Missione 

Luca 10,2-3: La Corresponsabilità 

Luca 10,4-6: L’Ospitalità 

Luca 10,7: La condivisione 

Luca 10,8: La comunione attorno alla mensa 

Luca 10,9a: L’accoglienza degli esclusi 

Luca 10,9b: La venuta del Regno 

Luca 10,10-12: Scuotere la polvere dei sandali  Luca 10,17-20: Il nome scritto nei cieli  c) Testo: 

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. 3Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.5In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, 9curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: 11Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. 12Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città. 

17I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del  nemico; nulla vi potrà danneggiare. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha colpito maggiormente? Perché?
  2. Quali sono, una ad una, le cose che Gesù ordina di fare, e quali ordina di evitare?
  3. Cosa vuole chiarire Gesù con ognuna di queste raccomandazioni così diverse dalla cultura odierna?
  4. Come realizzare oggi ciò che il Signore chiede: “non portate borsa”, “non passate di casa in casa”, “non salutate nessuno lungo la strada”, “scuotete la polvere dei sandali”? e) Perché tutti questi atteggiamenti raccomandati da Gesù sono un segnale della venuta del Regno di Dio? 
  5. f) Gesù chiede di essere attenti a ciò che è più importante e dice: “I vostri nomi sono scritti nei cieli!” Cosa significa questo per noi?

Per coloro che desiderano approfondire il tema  a) Contesto letterario e storico: 

Poco prima del nostro testo, in Luca 9,51, inizia la seconda tappa dell’attività apostolica di Gesù, cioè, un lungo viaggio verso Gerusalemme (Lc 9,51 a 19,29). La prima tappa avvenne in Galilea ed iniziò con la presentazione del programma di Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,14-21). Nella seconda tappa, entra in Samaria, invia messaggeri davanti a lui (Lc 9,52), ed attira nuovi discepoli (Lc 9,57-62). La seconda tappa inizia con la designazione degli altri 72 discepoli e con la presentazione del programma che deve orientarli nell’azione missionaria (Lc 10,1-16). Luca suggerisce così che questi nuovi discepoli non sono più giudei della Galilea, ma samaritani, e che il luogo dove Gesù annuncia la Buona Novella non è più la Galilea bensì la Samaria, il territorio degli esclusi. L’obiettivo della missione che i discepoli ricevono è la ricostruzione della vita comunitaria. Al tempo di Gesù c’erano vari movimenti che, come Gesù, cercavano un modo nuovo di vivere e convivere: farisei, esseni, zeloti, Giovanni Battista ed altri. Molti di loro formavano una comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Ma c’era una grande differenza. Le comunità dei farisei, per esempio, vivevano separate dalla gente. La comunità attorno a Gesù viveva in mezzo alla gente. La proposta di Gesù per i 72 discepoli riscatta gli antichi valori comunitari che si stavano perdendo, quali per esempio l’ospitalità, l’accoglienza, la condivisione, la comunione attorno alla mensa, l’accoglienza degli esclusi. Gesù cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità, in modo che siano di nuovo un’espressione dell’Alleanza, una espressione del Regno di Dio. b) Commento del testo: 

Luca 10,1: La Missione 

Gesù invia i discepoli nei luoghi dove lui proprio deve andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è il padrone della Buona Novella. Gesù li invia a due a due. Ciò favorisce l’aiuto reciproco, e così la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità. 

Luca 10,2-3: La corresponsabilità 

Il primo compito è quello di pregare affinché Dio invii operai. Tutti i discepoli di Gesù devono sentirsi responsabili della missione. Per questo deve pregare il Padre, per la continuità della missione. Gesù invia i suoi discepoli come agnelli in mezzo a lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Ed il sistema in cui vivevano ed in cui ancora viviamo era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità vive. Chi, come Gesù, annuncia l’amore in una società organizzata a partire dall’egoismo individuale e collettivo, sarà agnello in mezzo ai lupi, sarà crocifisso. 

Luca 10,4-6: L’ospitalità 

I discepoli di Gesù non possono portare nulla, né borsa, né sandali.Solo devono portare la pace. Ciò significa che devono confidare nell’ospitalità della gente. Così il discepolo che va senza nulla portando appena la pace, mostra che ha fiducia nella gente. Pensa che sarà ricevuto e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica i discepoli criticavano le leggi dell’esclusione e riscattavano gli antichi valori della convivenza comunitaria del popolo di Dio. Non salutare nessuno lungo la stradasignifica che non si deve perdere tempo con le cose che non appartengono alla missione. E’ possibile che sia un’evocazione dell’episodio della morte del figlio della sunammita, dove Eliseo dice all’impiegato: “Parti! Se qualcuno ti saluta, non rispondergli” (2Re 4,29), perché si trattava di un caso di morte. Annunciare la Buona Novella di Dio è un caso di vita o di morte! 

Luca 10,7: La Condivisione 

I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè devono convivere in modo stabile, partecipare nella vita e nel lavoro della gente del luogo e vivere di ciò che ricevono in cambio, perché l’operaio merita il suo salario. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione. E così, per mezzo di questa nuova pratica, loro riscattavano una delle più antiche tradizioni del popolo di Dio, criticando una cultura di accumulazione che marcava la politica dell’Impero Romano ed annunciavano un nuovo modello di convivenza umana.  

Luca 10,8: La comunione attorno alla mensa 

I discepoli devono mangiare ciò che la gente offre loro. Quando i farisei andavano in missione, andavano preparati. Portavano sacco e denaro per potersi occupare del proprio cibo. Sostenevano che non potevano aver fiducia nel cibo della gente perché non sempre era ritualmente “puro”. Così, le osservanze della Legge della purezza legale, in vece di aiutare a superare le divisioni, indebolivano il vissuto dei valori comunitari. I discepoli di Gesù non dovevano separarsi dalla gente, ma al contrario, dovevano accettare la comunione attorno alla mensa. Nel contatto con la gente, non potevano aver paura di perdere la purezza legale. Il valore comunitario della convivenza fraterna prevale sull’osservanza delle norme rituali. Agendo così, criticavano le leggi della purezza che erano in vigore, ed annunciavano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio. 

Luca 10,9a: L’accoglienza agli esclusi 

I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e cacciare i demoni (cf Mt 10,8). Questo significa che devono accogliere dal di dentro della comunità coloro che da essa furono esclusi. La pratica della solidarietà critica la società che esclude una persona dal resto della comunità. E così si recupera l’antica tradizione profetica delgoêl. Fin dai tempi più antichi la forza del clan o della comunità si rivelava nella difesa dei valori della persona, della famiglia e della possessione della terra, e concretamente si manifestava ogni “sette volte sette anni” nella celebrazione dell’anno giubilare (Lv 25,8-55; Dt 15,1-18). 

Luca 10,9b: L’arrivo del Regno 

Ospitalità, condivisione, comunione attorno alla mensa, accoglienza degli esclusi (goêl) erano le quattro colonne che dovevano sostenere la vita comunitaria. Però a causa della situazione difficile della povertà, della mancanza di impiego, della persecuzione e della repressione da parte dei romani, queste colonne si erano rotte. Gesù vuole ricostruirle ed afferma che, se si ritorna a queste quattro esigenze, i discepoli possono annunciare ai quattro venti: Il Regno dei cieli è qui! Annunciare il Regno non è in primo luogo insegnare verità e dottrine, ma portare le persone ad un nuovo modo di vivere e di convivere, ad un nuovo modo di agire e di pensare, partendo dalla Buona Novella che Gesù ci annuncia: Dio è Padre, e quindi noi siamo fratelli e sorelle gli uni degli altri. 

Luca 10,10-12: Scuotere la polvere dai sandali 

Come intendere questa minaccia così severa? Gesù non è venuto a portare una cosa totalmente nuova. È venuto a riscattare i valori comunitari del passato: l’ospitalità, la condivisione, la comunione attorno alla mensa, l’accoglienza degli esclusi. Ciò spiega la severità contro coloro che rifiutano il messaggio. Ma loro non rifiutano qualcosa di nuovo, bensì il loro passato, la propria cultura e saggezza! Il programma di Gesù ai 72 discepoli aveva lo scopo di scavare nella memoria, di riscattare i valori comunitari della più antica tradizione, di ricostruire la comunità e di rinnovare l’alleanza, di rifare la vita e così, fare in modo che Dio diventi di nuovo la grande Buona Notizia per la vita umana. 

Luca 10,17-20: Il nome scritto nel cielo 

I discepoli ritornano dalla missione e si riuniscono con Gesù per valutare quanto fatto. Cominciano a raccontare. Informano con molta allegria che, usando il nome di Gesù, sono riusciti a scacciare i demoni! Gesù li aiuta nel discernimento. Se loro riescono a cacciare i demoni, è proprio perché Gesù ha dato loro potere. Stando con Gesù non potrà succedere loro nulla di male. E Gesù dice che la cosa più importante non è scacciare i demoni, ma avere il loro nome scritto nel cielo. Avere il proprio nome scritto nel cielo vuol dire avere la certezza di essere conosciuti ed amati dal Padre. Poco prima, Giacomo e Giovanni avevano chiesto di far cadere un fuoco dal cielo per uccidere i samaritani (Lc 9,54). Ora, per l’annuncio della Buona Novella, Satana cade dal cielo (Lc 10,18) ed i nomi dei discepoli samaritani entrano nel cielo! In quel tempo molte persone pensavano che ciò che era samaritano fosse cosa del demonio, cosa di Satana (Gv 8,48). Gesù cambia tutto! 

  1. c) Ampliando le informazioni:

Le piccole comunità che si vanno formando, sia in Galilea come in Samaria, sono in primo luogo “saggio del Regno”. La comunità attorno a Gesù è come il volto di Dio, trasformato in Nuova Novella per la gente, soprattutto per i poveri. Sarà che la nostra comunità è così?  

Ecco alcune tratti della comunità che si formò attorno a Gesù. Sono tratti del volto di Dio che si rivelano in essa. Servono da specchio per la revisione della nostra comunità: 

  1. “Uno solo è il maestro e voi tutti siete fratelli” (Mt 23,8). La base della comunità non è il sapere, nemmeno il potere, ma l’uguaglianza tra tutti: fratelli e sorelle. È la fraternità.
  2. Gesù insiste nell’uguaglianza tra uomo e donna (Mt 19,7-12) e da ordini tanto agli uomini come alle donne (Mt 28,10; Mc 16,9-10; Gv 20,17). Tutti loro “seguono” Gesù, dalla Galilea (Mc 15,41; Lc 8,2-3).
  • C’era una cassa comune che era condivisa con i poveri (Gv 13,29). Questa condivisione deve raggiungere l’anima ed il cuore (At 1,14; 4,32). Deve giungere fino al punto che non ci siano segreti tra di loro (Gv 15,15).
  1. Il potere è servizio. “Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti!” (Mc 10,44). Gesù dà l’esempio (Gv 13,15). “Non sono venuto per essere servito, ma per servire” (Mt

20,28). “Sono in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,27). “Siamo servi inutili!” (Lc

17,10) 

  1. A causa dei molti conflitti e divisioni, Gesù insiste affinché la comunità sia un luogo di perdono e di riconciliazione. E non di condanna reciproca (Mt 18,21-22; Lc 17,3-4). Il potere di perdonare fu dato a Pietro (Mt 16,19), agli apostoli (Gv 20,23) ed alle comunità (Mt 18,18). Il perdono di Dio passa per la comunità.
  2. Pregavano insieme nel Tempio (Gv 2,13; 7,14; 10,22-23). A volte Gesù forma gruppi minori (Lc 9,28; Mt 26,36-37). Pregano prima di mangiare (Mc 6,41; Lc 24,30) e frequentano le sinagoghe (Lc 4,16).
  • Allegria che nessuno può togliere (Gv 16,20-22) “Beati voi!” Il vostro nome è scritto nel cielo (Lc 10,20), i loro occhi vedranno la promessa (Lc 10,23-24), il Regno è vostro! (Lc 6,20).

La comunità attorno a Gesù serve da modello ai primi cristiani dopo la sua risurrezione (At 2,42-47)! La comunità è come il volto di Dio trasformato in Buona Novella per la gente.

Preghiera del Salmo 146 (145) 

Il Volto di Dio, confermato da Gesù  Alleluia. 

Loda il Signore, anima mia:  loderò il Signore per tutta la mia vita,  finché vivo canterò inni al mio Dio.  Non confidate nei potenti,  in un uomo che non può salvare.  Esala lo spirito e ritorna alla terra;  in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.  Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,  chi spera nel Signore suo Dio,  creatore del cielo e della terra,  del mare e di quanto contiene.  Egli è fedele per sempre,  rende giustizia agli oppressi, 

dá il pane agli affamati.  Il Signore libera i prigionieri,  il Signore ridona la vista ai ciechi,  il Signore rialza chi è caduto,  il Signore ama i giusti,  il Signore protegge lo straniero,  egli sostiene l’orfano e la vedova,  ma sconvolge le vie degli empi.  Il Signore regna per sempre,  il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Lunedì, 4 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9,18-26

In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà”. Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. 

Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Gesù, voltatosi, la vide e disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”. E in quell’istante la donna guarì. 

Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: “Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme”. Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci porta a meditare due miracoli di Gesù a favore di due donne. Il primo fu a favore di una donna considerata impura a causa di un’emorragia irregolare che durava da oltre dodici anni. L’altro, a favore di una fanciulla morta da poco. Secondo la mentalità di quell’epoca, la persona che toccava il sangue o un cadavere era considerata impura e chi toccava questa persona, diventava impuro/a. Il sangue e la morte erano fattori di esclusione! Per questo, quelle due donne erano persone emarginate, escluse dalla partecipazione alla comunità. Chi le toccava diventava impuro/a, e quindi non poteva partecipare alla comunità, e quindi non poteva relazionarsi con Dio. Per poter essere ammessi a partecipare in pieno in comunità, c’era bisogno di passare per il rito della purificazione, prescritto dalle norme della legge. Ora, curando per mezzo della fede l’impurità di quella donna, Gesù apre un nuovo cammino verso Dio che non dipende più dai riti di purificazione, controllati dai sacerdoti. Risuscitando la ragazza, Gesù vince il potere della morte ed apre alla vita un orizzonte nuovo.
  • Matteo 9,18-19: La morte della fanciulla. Quando ancora Gesù stava parlando, ecco che un capo del luogo viene a intercedere per sua figlia morta da poco. Chiede a Gesù di andare ad imporgli le mani, “e lei vivrà”. Il capo crede che Gesù abbia il potere di far rivivere sua figlia. Segno di molta fede in Gesù da parte del padre della fanciulla. Gesù si alza e va con lui, portando anche i discepoli. Ecco il punto di partenza dei due episodi che seguono: la guarigione della donna che soffriva da dodici anni di un’emorragia, e la risurrezione della fanciulla. Il vangelo di Marco presenta gli stessi due episodi, ma con molti dettagli: il capo si chiamava Giairo ed era uno dei capi della sinagoga. La fanciulla non era ancora morta, ed aveva dodici anni, etc. (Mc 5,21-43). Matteo abbrevia la narrazione così viva di Marco.
  • Matteo 9,20-21: La situazione della donna. Durante il percorso verso la casa del capo, una donna che da dodici anni soffriva a causa di un’emorragia irregolare si avvicina a Gesù in cerca di guarigione. Dodici anni con un’emorragia! Per questo motivo viveva emarginata, esclusa, perché come si è detto, in quel tempo il sangue rendeva impura la persona. Marco dice che la donna aveva speso tutti i suoi beni con i medici, ma invece di migliorare, la sua situazione era peggiorata (Mc 5,25-26). Ecco che aveva sentito parlare di Gesù (Mc 5,27). Per questo nasce in lei una speranza nuova. Diceva tra sé: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Il catechismo dell’epoca diceva: “Se tocco il suo vestito, rimarrò impuro”. La donna pensa esattamente il contrario! Segno di molto coraggio. Segno che le donne non erano d’accordo con tutto ciò che le autorità religiose insegnavano. L’insegnamento dei farisei e degli scribi non riusciva a controllare il pensiero della gente. Grazie a Dio! La donna si avvicina a Gesù da dietro, tocca il lembo del suo mantello e guarisce.
  • Matteo 9,22: La parola di Gesù che illumina. Gesù si volta e vedendo la donna dichiara: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarito!” Frase breve, ma che lascia intravedere tre punti molto importante: (a) Nel dire “Figliola”, Gesù accoglie la donna nella nuova comunità, che si formava attorno a lui. Non era più un’esclusa. (b) Ciò che lei sperava e credeva avvenne di fatto. Lei guarì. Prova questa che il catechismo delle autorità religiose non era corretto e che in Gesù si apriva un nuovo cammino che dava alla gente la possibilità di ottenere la purezza che la legge esigeva e di entrare in contatto con Dio. (c) Gesù riconosce che, senza la fede di quella donna, lui non avrebbe potuto fare il miracolo. La guarigione non fu un rito magico, ma un atto di fede.
  • Matteo 9,23-24: In casa del capo. Dopo Gesù si reca a casa del capo. Vedendo l’agitazione di coloro in lutto per la morte della fanciulla, chiese a tutti di uscire dalla stanza. E dice: “La fanciulla non è morta. Sta dormendo!”. La gente ride, perché sa distinguere quando una persona dorme o quando è morta. Per loro la morte era una barriera che nessuno poteva oltrepassare. È la risata di Abramo e di Sara, cioè di coloro che non riescono a credere che nulla è impossibile a Dio (Gn 17,17; 18,12-14; Lc 1,37). Le parole di Gesù hanno un significato ancora più profondo. La situazione delle comunità al tempo di Matteo sembrava una situazione di morte. Anche loro sentivano dire. “Non siete morti, voi siete addormentati! Svegliatevi!”
  • Matteo 9,25-26: La risurrezione della fanciulla. Gesù non dà importanza alla risata della gente. Aspetta che tutti escano dalla casa. Poi entra, prende la fanciulla per mano e lei si alza. Marco conserva le parole di Gesù: “Talita kúmi!”, che vuol dire: Fanciulla, alzati (Mc 5,41). La notizia si sparse per tutta quella regione. La gente credette che Gesù è il Signore della vita che vince la morte.

Per un confronto personale

  • Oggi, quali sono le categorie di persone che si sentono escluse dalla partecipazione alla comunità cristiana? Quali sono i fattori che causano l’esclusione di tante persone e rendono loro difficile la vita in famiglia e nella società?
  • “La fanciulla non è morta. Dorme!” “Non è morta! Voi state dormendo! Svegliatevi! È questo il messaggio del vangelo di oggi. Cosa mi dice? Sono di quelli che ridono?

Preghiera finale

Ti voglio benedire ogni giorno,  lodare il tuo nome, Signore,  in eterno e per sempre. 

Grande è il Signore e degno di ogni lode,  la sua grandezza non si può misurare. (Sal 144) 

Martedì, 5 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9,32-38

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!”. Ma i farisei dicevano: “Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni”. 

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!” 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta due fatti: (a) la guarigione di un indemoniato muto (Mt 9,32-34) e (b) un riassunto delle attività di Gesù (Mt 9,35-38). Questi due episodi terminano la parte narrativa dei capitoli 8 e 9 del vangelo di Matteo in cui l’evangelista cerca di indicare come Gesù metteva in pratica gli insegnamenti dati nel Discorso della Montagna (Mt 5 a 7). Nel capitolo 10, la cui meditazione inizia nel vangelo di domani, vediamo il secondo grande discorso di Gesù: Il Discorso della Missione (Mt 10,1-42).
  • Matteo 9,32-33a: La guarigione di un muto. In un unico versetto Matteo descrive l’arrivo di un indemoniato dinanzi a Gesù, l’espulsione del demonio, l’atteggiamento di Gesù, qui e nei quattro vangeli, e l’attenzione e l’affetto di Gesù per le persone malate. Le malattie erano molte, la previdenza sociale, inesistente. Le malattie non erano solo deficienze corporali: sordità, cecità, paralisi, lebbra e tanti altri mali. In fondo, queste malattie non erano che una manifestazione di un male assai più profondo e vasto che minava la salute della gente, e cioè l’abbandono totale e lo stato deprimente ed inumano in cui era obbligata a vivere. Le attività e le guarigioni di Gesù si indirizzavano non solo contro i mali corporali, ma anche e soprattutto contro questo male maggiore dell’abbandono materiale e spirituale, in cui la gente era costretta a trascorrere i pochi anni della sua vita. Poi, oltre allo sfruttamento economico che rubava la metà dello stipendio familiare, la religione ufficiale dell’epoca, in vece di aiutare la gente ad incontrare in Dio una forza per resistere ed avere speranza, insegnava che le malattie erano un castigo di Dio per il peccato. Aumentava in loro il sentimento di esclusione e di condanna. Gesù faceva il contrario. L’accoglienza piena di tenerezza e la guarigione dei malati fanno parte dello sforzo di ritessere la relazione umana tra le persone e di ristabilire la convivenza comunitaria e fraterna nei villaggi della Galilea, la sua terra.
  • Matteo 9,33b-34: La duplice interpretazione della guarigione del muto. Dinanzi alla guarigione dell’indemoniato muto, la reazione della gente è di ammirazione e di gratitudine: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!” La reazione dei farisei è di sfiducia e di malizia: “Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni!” Non potendo negare i fatti che causano l’ammirazione della gente, l’unico modo che i farisei trovano di neutralizzare l’influenza di Gesù dinanzi alla gente è quello di attribuire l’espulsione al potere del maligno. Marco presenta un esteso argomento di Gesù per dimostrare la mancanza di coerenza e la malizia dell’interpretazione dei farisei (Mc 3,22-27). Matteo non presenta nessuna risposta di Gesù all’interpretazione dei farisei, perché quando la malizia è evidente, la verità brilla da sola.
  • Matteo 9,35: Instancabile, Gesù percorre i villaggi. È bella la descrizione dell’attività instancabile di Gesù, in cui spunta la doppia preoccupazione a cui abbiamo fatto allusione: l’accoglienza piena di tenerezza e la guarigione dei malati: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità”. Nei capitoli precedenti, Matteo aveva già fatto allusione varie volte a questa attività ambulante di Gesù nei villaggi e città di Galilea (Mt 4,23-24; 8,16).
  • Matteo 9,36: La compassione di Gesù. “Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Coloro che dovevano essere pastori non erano pastori, non curavano il gregge. Gesù cerca di essere il pastore (Gv 10,11-14). Matteo vede in questo la realizzazione della profezia del Servo di

Yavé che “ha preso le nostre infermità, si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17 e Is 53,4). Come lo fu per Gesù, la grande preoccupazione del Servo era “trovare una parola di conforto per coloro che erano scoraggiati” (Is 50,4). La stessa compassione verso la folla abbandonata, Gesù la mostra in occasione della moltiplicazione dei pani: sono come pecore senza pastore (Mt 15,32). Il vangelo di Matteo ha una costante preoccupazione nel rivelare ai giudei convertiti delle comunità di Galilea e di Siria che Gesù è il messia annunciato dai profeti. Per questo, frequentemente, lui mostra che nelle attività di Gesù si realizzano le profezie (cf. Mt 1,23; 2,5.15.17.23; 3,3; 4,14-16; etc.). 

  • Matteo 9,37-38: La messe è molta, gli operai sono pochi. Gesù trasmette ai discepoli la preoccupazione e la compassione che lo abitano: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.

Per un confronto personale

  • Compassione per le folle stanche ed affamate. Nella storia dell’umanità, non c’è stata mai tanta gente stanca ed affamata come oggi. La TV divulga i fatti, ma non offre risposte. Noi cristiani, riusciamo ad avere la stessa compassione di Gesù e irradiarla agli altri?
  • La bontà di Gesù verso i poveri disturbava i farisei. Loro ricorrono alla malizia per neutralizzare l’incomodità causata da Gesù. Ci sono molti atteggiamenti buoni nelle persone che mi disturbano? Come le interpreto: con grata ammirazione come le folle o con malizia come i farisei?

Preghiera finale

Cantate al Signore canti di gioia,  meditate tutti i suoi prodigi.  Gloriatevi del suo santo nome:  gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (Sal 104) 

Mercoledì, 6 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. 

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. 

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”.

Riflessione

  • Nel capitolo 10 del Vangelo di Matteo inizia il secondo grande discorso, Il Discorso della Missione. Matteo organizza il suo vangelo come una nuova edizione della Legge di Dio o come un nuovo “pentateuco” con i suoi cinque libri. Per questo, il suo vangelo presenta cinque grandi discorsi o insegnamenti di Gesù, seguiti da parti narrative, in cui descrive il modo in cui Gesù metteva in pratica ciò che aveva insegnato nei discorsi. Ecco lo schema:

Introduzione: nascita e preparazione del Messia (Mt 1 a 4) 

  1. Discorso della Montagna: la porta di entrata nel Regno (Mt 5 a 7)

Narrativa Mt 8 e 9 

  1. Discorso della Missione: come annunciare e diffondere il Regno (Mt 10)

Narrativa Mt 11 e 12 

  1. Discorso delle Parabole: il mistero del Regno presente nella vita (Mt 13)

Narrativa Mt 14 a 17 

  1. Discorso della Comunità: il nuovo modo di vivere insieme nel Regno (Mt 18)

Narrativa 19 a 23 

  1. Discorso dell’avvento futuro del Regno: l’utopia che sostiene la speranza (Mt 24 e 25)

Conclusione: passione, morte e risurrezione (Mt 26 a 28). 

  • Il vangelo di oggi ci presenta l’inizio del Discorso della Missione, in cui si mette l’accento su tre aspetti: (i) la chiamata dei discepoli (Mt 10,1); (ii) l’elenco dei nomi dei dodici apostoli che saranno i destinatari del discorso della missione (Mt 10,2-4); (iii) l’invio dei dodici (Mt 10,5-7).
  • Matteo 10,1: La chiamata dei dodici discepoli. Matteo aveva già parlato della chiamata dei discepoli (Mt 4,18-22; 9,9). Qui, all’inizio del Discorso della Missione, ne presenta un riassunto: “chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”. Il compito o la missione del discepolo è seguire Gesù, il Maestro, formando comunità con lui e svolgendo la stessa missione di Gesù: scacciare gli spiriti immondi, guarire ogni sorta di malattie e di infermità. Nel vangelo di Marco, loro ricevono la stessa duplice missione, formulata con altre parole: Gesù costituì il gruppo dei Dodici, perché rimanessero con lui e per mandarli a predicare, e a scacciare i demoni” (Mc 3,14-15). Il primo: Stare con lui, cioè formare comunità, in cui Gesù è il centro. Il secondo: Predicare e poter scacciare i demoni, cioè annunciare la Buona Novella e combattere la forza del male che distrugge la vita della gente e aliena le persone. Luca dice che Gesù pregò tutta la notte, ed il giorno dopo chiamò i discepoli. Pregò Dio per sapere chi scegliere (Lc 6,12-13).
  • Matteo 10,2-4: L’elenco dei nomi dei dodici apostoli. Gran parte di questi nomi vengono dall’Antico Testamento. Per esempio, Simeone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe (Gen 29,33). Giacomo è lo stesso che Giacobbe (Gen 25,26). Giuda è il nome dell’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Matteo aveva anche il nome di Levi (Mc 2,14), che è l’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Dei dodici apostoli sette hanno un nome che viene dal tempo dei patriarchi. Due si chiamano Simone, due Giacomo, due Giuda e uno Levi! Solamente uno ha un nome greco: Filippo. Ciò rivela il desiderio della gente di ricominciare la storia, dall’inizio! Forse è bene pensare ai nomi che oggi vengono dati ai figli quando nascono. Perché ognuno di noi è chiamato da Dio, per mezzo del suo nome.
  • Matteo 10,5-7: L’invio o la missione dei dodici apostoli verso le pecore perdute di Israele. Dopo aver enumerato i nomi dei dodici, Gesù li manda con queste raccomandazioni: “Non andate fra i pagani e non vi fermate nelle città dei Samaritani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. Andate ed annunciate che il Regno di Dio è vicino”. In questa unica frase c’è una triplice insistenza nel mostrare che la preferenza della missione è per la casa di Israele: (i) Non andare tra i pagani, (ii) non entrare nelle città dei Samaritani, (iii) andare piuttosto alle pecore perdute di Israele. Qui spunta una risposta al dubbio dei primi cristiani circa l’apertura verso i pagani. Paolo, che affermava con tanta fermezza l’apertura ai pagani, è d’accordo nel dire che la Buona Novella di Gesù deve essere annunciata prima ai giudei e, poi, ai pagani (Rom 9,1 a 11,36; cf. At 1,8; 11,3; 13,46; 15,1.5.2329). Ma poi, nello stesso vangelo di Matteo, nella conversazione di Gesù con la cananea, avverrà l’apertura verso i pagani (Mt 15,21-29).
  • L’invio degli apostoli verso tutti i popoli. Dopo la risurrezione di Gesù, ci sono diversi episodi sull’invio degli apostoli non solo verso i giudei, ma verso tutti i popoli. In Matteo: “Andate, dunque, e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). In Marco: “Andate per tutto il mondo, proclamate la Buona Novella a tutte le creature. Coloro che credono e saranno battezzati saranno salvi; coloro che non credono saranno condannati” (Mc 15-16). In Luca: “Così è scritto: il Messia soffrirà e risusciterà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno annunciati la conversione e il perdono dei peccati a tutte le nazioni, cominciando da Gerusalemme. E voi siete testimoni di questo.” (Lc 24,46-48; At 1,8). Giovanni riassume tutto nella frase: “Come il Padre mi ha mandato, anche io mando voi!” (Gv

20,21).

Per un confronto personale

  • Hai pensato qualche volta al significato del tuo nome? Hai chiesto ai tuoi genitori perché ti hanno dato il nome che hai? Ti piace il tuo nome?
  • Gesù chiama i discepoli. La sua chiamata ha un duplice scopo: formare comunità ed andare in missione. Come vivo nella mia vita questa duplice finalità?

Preghiera finale

Cercate il Signore e la sua potenza,  cercate sempre il suo volto. 

Ricordate le meraviglie che ha compiute,  i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. (Sal 104) 

Giovedì, 7 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. 

In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa, ma, se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città”. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi presenta la seconda parte dell’invio dei discepoli. Ieri abbiamo visto che Gesù insiste nel rivolgersi prima alle pecore perdute di Israele. Oggi vediamo le istruzioni concrete per svolgere la missione.
  • Matteo 10,7: L’obiettivo della missione: rivelare la presenza del Regno. “Andate ed annunciate: Il Regno dei cieli è vicino”. L’obiettivo principale è quello di annunciare che il Regno è vicino. Ecco la novità che Gesù ci porta. Per gli altri giudei mancava ancora molto per la venuta del Regno. Sarebbe avvenuto dopo che loro avessero svolto la loro parte. La venuta del Regno dipendeva, secondo loro, dal loro sforzo. Per i farisei, per esempio, il Regno sarebbe giunto solo dopo l’osservanza perfetta della Legge. Per gli esseni, quando il paese si fosse purificato. Ma Gesù pensa in un modo diverso. Ha un modo diverso di leggere i fatti della vita. Dice che è già giunta l’ora (Mc 1,15). Quando lui dice che il Regno è vicino o che il Regno è già in mezzo a noi non vuol dire che il Regno stava giungendo solo in quel momento, ma che era già lì, indipendentemente dallo sforzo fatto dalla gente. Ciò che tutti aspettavano, era già in mezzo alla gente, gratuitamente, ma la gente non lo sapeva, né lo percepiva (cf. Lc 17,21). Gesù se ne rese conto! Perché lui guarda la realtà con occhi diversi. Lui rivela ed annuncia ai poveri della sua terra questa presenza nascosta del Regno in mezzo a noi (Lc 4,18). È il granello di senape che riceverà la pioggia della sua parola ed il calore del suo amore.
  • Matteo 10,8: I segni della presenza del Regno: accogliere gli esclusi. Come annunciare la presenza del Regno? Solo mediante parole e discorsi? No! I segni della presenza del Regno sono innanzitutto gesti concreti, fatti gratuitamente: “Guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi, scacciare i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Ciò significa che i discepoli devono accogliere dentro la comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica sia la religione che la società che esclude, ed indica soluzioni concrete.
  • Matteo 10,9-10: Non procuratevi nulla per il cammino. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non devono portare nulla: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace (Mc 10,13), mostra che ha fiducia nella gente. È sicuro che sarà accolto, che potrà partecipare alla vita e al lavoro della gente del luogo e che potrà sopravvivere con ciò che riceverà in cambio, poiché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. Ciò significa che i discepoli devono aver fiducia nella condivisione. Per mezzo di questa pratica loro criticano le leggi di esclusione e riscattano gli antichi valori della convivenza comunitaria.
  • Matteo 10,11-13: Condividere la pace in comunità. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma devono cercare persone di pace e rimanere nella casa. Cioè devono convivere in modo stabile. Così, per mezzo di questa nuova pratica, criticano la cultura dell’accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano, ed annunciavano un nuovo modello di convivenza. Una volta rispettate tutte queste esigenze, i discepoli potevano gridare: Il Regno di Dio è giunto! Annunciare il Regno non vuol dire, in primo luogo, insegnare verità e dottrine, ma spingere verso una nuova maniera fraterna di vivere e di condividere partendo dalla Buona Novella che Gesù ci ha portato: Dio è Padre e Madre di tutti e di tutte.
  • Matteo 10,14-15: La severità della minaccia. Come capire questa minaccia così severa? Gesù ci porta qualcosa di totalmente nuovo. Lui è venuto a riscattare i valori comunitari del passato: l’ospitalità, la condivisione, la comunione attorno al tavolo, l’accoglienza agli esclusi. Ciò spiega la severità contro coloro che rifiutano il messaggio. Poiché non rifiutano qualcosa di nuovo, ma il proprio passato, la propria cultura e saggezza! La pedagogia di Gesù ha come obiettivo scavare nella memoria, riscattare la saggezza della gente, ricostruire la comunità, rinnovare l’Alleanza, ricostruire la vita.

Per un confronto personale

  • Come attuare oggi la raccomandazione di non portare nulla per il cammino quando si va in missione?
  • Gesù ordina di cercare persone di pace, per poter rimanere a casa sua. Chi sarebbe oggi una persona di pace a cui rivolgerci nell’annuncio della Buona Novella?

Preghiera finale

Dio degli eserciti, volgiti,  guarda dal cielo e vedi  e visita questa vigna, 

proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, 

il germoglio che ti sei coltivato. (Sal 79) 

Venerdì, 8 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,16-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe, e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. 

Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo”. 

Riflessione

  • Alla comunità dei suoi discepoli, chiamati e radunati intorno a lui e investiti della sua stessa autorità come collaboratori, Gesù affida loro delle direttive in vista della loro futura missione.
  • Matteo 10,16-19: Pericolo e fiducia in Dio. Gesù introduce questa parte del suo discorso con due metafore: pecore in mezzo ai lupi; prudenti come i serpenti, semplici come le colombe. La prima serve a mostrare il contesto difficile e pericoloso nel quale i discepoli sono inviati. Da un lato viene evidenziata la pericolosa situazione in cui si vengono a trovare i discepoli inviati in missione; dall’altra l’espressione «io vi mando» esprime protezione. Anche riguardo all’astuzia dei serpenti e alla semplicità delle colombe Gesù sembra connettere due atteggiamenti: fiducia in Dio e riflessione prolungata e attenta nel modo di relazionarsi con gli altri.

Gesù, poi, fa seguire un ordine che a prima vista sembra improntato a un’accentuata sfiducia: «guardatevi dagli uomini…», ma, in realtà, vuol dire state attenti a possibili persecuzioni, ostilità denunce. L’espressione «vi consegneranno» non allude solo all’accusa in tribunale ma ha soprattutto un valore teologico: il discepolo che è alla sequela di Gesù potrà sperimentare la stessa esperienza del Maestro di «essere consegnato nelle mani degli uomini» (17,22). I discepoli devono essere forti e resistenti «per dare testimonianza», la loro consegna ai tribunali deve diventare testimonianza ai Giudei e ai pagani, è la possibilità di poterli attrarre alla persona e alla causa di Gesù e quindi alla conoscenza del vangelo. È importante questo risvolto positivo della testimonianza: caratterizzata dalla fede credibile e fascinosa. 

  • Matteo 10,20: L’aiuto divino. Perché tutto questo avvenga nella missionetestimonianza dei discepoli è indispensabile l’aiuto che viene da Dio. Vale a dire che non bisogna confidare sulle proprie sicurezze o risorse, ma i discepoli in situazioni critiche, pericolose e aggressive per la loro vita troveranno aiuto e solidarietà in Dio. Per la loro missione ai discepoli è promesso anche lo Spirito del Padre (v.20), è lui che opera in essi quando sono impegnati nella loro missione di evangelizzazione e di testimonianza, lo Spirito parlerà attraverso di loro.
  • Matteo 10,21-22: Minaccia-consolazione. Ritorna ancora una volta l’annuncio della minaccia nell’espressione «consegnerà»: fratello contro fratello, padre contro figlio, figli contro genitori. Si tratta di un vero e grande disordine delle relazioni sociali, la frantumazione della famiglia. Persone legate dai più intimi rapporti familiari – come i genitori, figli, fratelli e sorelle – cadranno nella sventura di odiarsi ed eliminarsi vicendevolmente. In che senso tale divisione delle famiglie ha a che fare con la testimonianza a favore di Gesù? Tale smembramento dei rapporti familiari potrebbe essere causato nel diverso atteggiamento che all’interno della famiglia si prende nei riguardi di Gesù. L’espressione «sarete odiati» sembra indicare il tema dell’accoglienza ostile da parte dei contemporanei e dei suoi inviati. Il senso forte delle parole di Gesù trovano riscontro in un altro scritto del NT: «Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su d voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria a Dio». All’annuncio della minaccia fa seguito la promessa della consolazione (v.3). La più grande consolazione per i discepoli sarà quella di «essere salvati», di poter vivere l’esperienza del salvatore, vale a dire, partecipare alle sue vittorie.

Per un confronto personale

  • Che ci insegnano, oggi, queste disposizioni di Gesù per la comprensione della missione del cristiano?
  • Sai confidare nell’aiuto divino quando sperimenti conflitti, persecuzioni e prove?

Preghiera finale

Rendimi la gioia di essere salvato,  sostieni in me un animo generoso.  Signore, apri le mie labbra  e la mia bocca proclami la tua lode. (Sal 50) 

Sabato, 9 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio  hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,  donaci una rinnovata gioia pasquale,  perché, liberi dall’oppressione della colpa,  partecipiamo alla felicità eterna.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,24-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più i suoi familiari! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba esser svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure, neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi, dunque, mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta diverse istruzioni di Gesù sul comportamento che i discepoli devono adottare nell’esercizio della loro missione. Ciò che maggiormente colpisce in queste istruzioni sono due avvertenze: (a) la frequenza con cui Gesù allude alle persecuzioni e alle sofferenze che dovranno sopportare; (b) l’insistenza tre volte ripetuta al discepolo di non avere paura.
  • Matteo 10,24-25: Persecuzioni e sofferenze che marcano la vita dei discepoli. Questi due versetti costituiscono la parte finale di una avvertenza di Gesù ai discepoli riguardo alle persecuzioni. I discepoli devono sapere che, per il fatto di essere discepoli di Gesù, saranno perseguitati. (Mt 10,17-23). Ma ciò non deve essere per loro motivo di preoccupazione, poiché un discepolo deve imitare la vita del maestro e condividere con lui le prove. Questo fa parte del discepolato. “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone”. Se hanno chiamato Belzebù a Gesù, quanto più insulteranno i suoi discepoli! Con altre parole, il discepolo di Gesù dovrà preoccuparsi seriamente se nella sua vita non spuntano persecuzioni.
  • Matteo 10,26-27: Non abbiate timore di dire la verità. I discepoli non devono aver paura di essere perseguitati. Coloro che li perseguitano, riescono a sovvertire il senso dei fatti e spargono calunnie che cambiano la verità in menzogna, e la menzogna in verità. Ma per grande che sia la menzogna, la verità alla fine trionferà e farà crollare la menzogna. Per questo, non dobbiamo aver paura di proclamare la verità, le cose che Gesù ha insegnato. Oggigiorno, i mezzi di comunicazione riescono a sovvertire il significato delle cose e le persone che proclamano la verità sono considerate criminali; fanno apparire giusto il sistema neoliberale che sovverte il senso della vita umana.
  • Matteo 10,28: Non aver paura di coloro che possono uccidere il corpo. I discepoli non devono aver paura di coloro che uccidono il corpo, che torturano, che colpiscono e fanno soffrire. I torturatori possono uccidere il corpo, ma non riescono ad uccidere la libertà e lo spirito nel corpo. Devono aver paura, questo sì, del fatto che il timore di soffrire li porti a nascondere o a negare la verità, e ciò li spinga ad offendere Dio. Perché chi si allontana da Dio si perde per sempre.
  • Matteo 10,29-31: Non aver paura, ma avere fiducia nella Provvidenza Divina. I discepoli non devono temere nulla, perché stanno nella mano di Dio. Gesù ordina di guardare gli uccelli. Due passeri si vendono per un soldo, ma nessuno di essi cadrà a terra senza che il Padre lo voglia. Tutti i nostri capelli sono contati. Luca dice che nessun capello cade senza che il Padre lo voglia (Lc 21,18). E sono tanti i capelli che cadono! Per questo, “non abbiate timore. Voi valete più di molti passeri”. È la lezione che Gesù trae dalla contemplazione della natura.
  • Matteo 10,32-33: Non aver paura di essere testimone di Gesù. Alla fine, Gesù riassume tutto nella frase: “Chi, dunque, mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Sapendo che stiamo nelle mani di Dio e che Dio è con noi, in ogni momento, abbiamo il coraggio e la pace necessari per rendere testimonianza ed essere discepoli e discepole di Gesù.

Per un confronto personale

  • Tu hai paura? Paura di cosa? Perché?
  • A volte, sei stato/a perseguitato/a a causa del tuo impegno con l’annuncio della Buona Notizia di Dio che Gesù ci ha annunziato?

Preghiera finale

Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,  la santità si addice alla tua casa  per la durata dei giorni, Signore. (Sal 92) 

Venerdì, 10 luglio 2022

La parabola del Buon Samaritano: chi è il mio prossimo? 

Luca 10,25-37 

LECTIO

  1. a) Orazione iniziale:

Preghiere del Beato Giorgio Preca nel Il Sacrario dello spirito di Cristo  Signore Dio, tu sei presente e io sono in te: 

donami la sapienza per conoscere il tuo spirito. 

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te: 

fammi dono dello spirito del Maestro mio Cristo Gesù. 

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:  guidami in ogni mia strada con la tua luce. 

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:  insegnami a fare sempre la tua volontà.  Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:  non lasciare che mi allontani dal tuo Spirito, lo Spirito  d’amore. 

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te: 

non mi abbandonare, quando mi lasciano le mie forze. b) Lettura del Vangelo: 

25 Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. 26Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. 27 Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. 28 E Gesù: “Hai risposto bene; fà questo e vivrai”. 29 Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”. 30Gesù riprese: 

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. 37 Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”.

Gesù gli disse: “Và e anche tu fa lo stesso”.  c) Momenti di silenzio:  perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

MEDITATIO 

  1. a) Chiave di lettura:

Ci troviamo nel capitolo 10 del vangelo così come lo racconta Luca. Siamo nella sezione centrale del racconto lucano che prende la forma del viaggio di Gesù verso Gerusalemme: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme» (Lc 9, 51). Sappiamo che per Luca Gerusalemme è la città dove si realizza la salvezza, e il viaggio di Gesù verso la città è un tema centrale. Il racconto di Luca comincia nella città santa (Lc 1, 5) e finisce nella medesima città (Lc 24, 52). In questa sezione centrale, Luca ripeterà con insistenza il fatto che Gesù si dirige verso Gerusalemme (per esempio in Lc 13, 22; 17, 11). In questo testo che narra la parabola del buon Samaritano nel contesto della discussione con un dottore della legge sul grande comandamento, troviamo di nuovo il tema di un viaggio, questa volta da Gerusalemme verso Gerico (Lc 10, 30). La parabola fa parte di questa sezione centrale del vangelo che comincia con Gesù pellegrino verso

Gerusalemme con i suoi discepoli. Mandandoli prima di lui per preparare la sua fermata in un villaggio di Samaritani trovano soltanto ostilità proprio perché erano diretti verso Gerusalemme (Lc 9, 51-53). I Samaritani evitavano i pellegrini diretti verso Gerusalemme e mostravano ostilità verso di loro. Subito dopo questo fatto Gesù manda settantadue discepoli “in ogni città e luogo dove stava per recarsi” (Lc 10, 1). Settantadue è il numero tradizionale delle nazioni pagane. 

I Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Gerolamo e altri) tenendo conto di tutto il simbolismo di Gerusalemme, la città santa della salvezza interpretano in modo particolare questa parabola. Nell’uomo che scende da Gerusalemme verso Gerico vedono la figura di Adamo che rappresenta tutta l’umanità espulsa dall’Eden, il paradiso, la Gerusalemme Celeste, per via del peccato. Nei ladri i Padri della Chiesa vedono il tentatore che ci spoglia dall’ amicizia con Dio e ci percuote con le sue insidie e ci tiene nella schiavitù l’umanità ferita dal peccato. Nella figura del sacerdote e del levita vedono l’insufficienza dell’antica legge per la nostra salvezza che sarà portata a compimento dal nostro Buon Samaritano, Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, che partendo anche lui dalla Gerusalemme celeste viene incontro alla nostra condizione di peccatori e ci cura con l’olio della grazia e il vino dello Spirito. Nella locanda i Padri vedono l’immagine della Chiesa e nella figura dell’albergatore, intravedono i pastori nelle mani dei quali Gesù affida la cura del suo popolo. La partenza del samaritano dall’albergo, i Padri la interpretano come la risurrezione e l’ascensione di Gesù alla destra del Padre, ma che promette di ritornare per dare a ciascuno il suo merito. Alla chiesa Gesù lascia per la nostra salvezza i due denari della Sacra Scrittura e i Sacramenti che ci aiutano nel cammino verso la santità. 

Questa interpretazione allegorica e mistica del testo ci aiuta a cogliere bene il messaggio di questa parabola. Il testo della parabola apre con un dialogo tra un dottore della legge che si alza per mettere alla prova il Signore chiedendo: «Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10, 25). Gesù non risponde, ma gli fa un’altra domanda: «Che cosa sta scritto nella legge? Che cosa vi leggi?» (Lc 10, 26). Dobbiamo guardare a questo dialogo come un confronto tra due maestri, molto comune a quell’ epoca, come un sistema di chiarificare e approfondire alcuni punti della legge. Anche se qui prevale il tono di polemica non come troviamo nel testo riportato da Marco dove la domanda viene posta da uno scriba che «li aveva uditi discutere (Gesù e i sadducei), e visto come (Gesù) aveva loro ben risposto» (Mc 12, 28) si accosta per fare la domanda. Questo scriba si rende ben disposto ad ascoltare Gesù tanto che il Signore finisce il dialogo: «Non sei lontano dal regno di Dio» (Mc 12, 34). Matteo invece mette questa domanda nel contesto di una disputa tra Gesù e i sadducei alla quale erano presenti dei farisei che «udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò, per metterlo alla prova…» (Mt 22, 34-35). Gesù risponde subito citando il comandamento dell’amore che si trova nei libri del Deuteronomio e del Levitico. 

Solo nel testo di Luca la domanda non si pone sul quale sia il più grande comandamento ma sul come ereditare la vita eterna, una domanda che i sinottici la pongono di nuovo sulla bocca del giovane ricco (Mt 19, 16; Mc 10, 17; Lc 18, 18). Come in Marco, anche qui Gesù loda il dottore della legge: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai» (Lc 10, 28). Ma il dottore non è ancora contento con la risposta di Gesù e «volendo giustificarsi» (Lc 10, 29) di aver posto la domanda gli chiede chi è il prossimo! Questa seconda domanda fa da introduzione e collega la seguente parabola con il dialogo tra Gesù e il dottore della legge. Possiamo vedere una inclusione tra il verso 28 che chiude la disputa e ci avvia al racconto della parabola e il verso 37 che chiude definitivamente il dialogo e la parabola. In questo versetto Gesù ripete al dottore della legge che aveva definito il prossimo come colui che «ha avuto compassione»: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso». Questa frase di Gesù ci ricorda le parole pronunciate nell’ultima cena come raccontata da Giovanni, quando, dopo la lavanda dei piedi Gesù invita ai discepoli ad agire sul suo esempio (Gv 13, 12-15). In questa ultima cena Gesù lascia ai suoi il comandamento dell’amore, inteso come la disponibilità a «dare la vita» per amarci a vicenda come il Signore ci ha amati (Gv 15, 12-14). 

Questo comandamento va oltre l’osservanza della legge. Il levita e il sacerdote hanno osservato la legge, non accostandoci al poveraccio ferito e lasciato mezzo morto, per non rendersi impuri (Lev 21, 1). Gesù va oltre la legge e vuole che i suoi discepoli agiscano come lui. «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 35). Per il discepolo di Gesù, la mera filantropia non è sufficiente, il cristiano è chiamato a un qualcosa di più che lo fa simile al suo maestro, come dice l’apostolo Paolo: «Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo» (1 Cor 2, 16) «Poiché l’amore del Cristo ci spinge, al pensiero che uno è morto per tutti» (2 Cor 5, 14).  b) Domande per orientare la meditazione e attualizzazione: 

  • Che cosa ti ha colpito di più nella parabola?
  • Con chi ti identifichi nel racconto?
  • Hai mai pensato a Gesù come il Buon Samaritano?
  • Nella tua vita, senti il bisogno della salvezza?
  • Puoi dire con l’apostolo Paolo che hai il pensiero di Cristo?
  • Che cosa ti spinge nell’offrire amore al prossimo? Il bisogno di amare ed essere amato, o la compassione e l’amore di Cristo? * Chi è il tuo prossimo?

ORATIO 

Cantico – 1Pt 2, 21-24 

“Cristo patì per voi,  lasciandovi un esempio,  perché seguiate le sue orme:  egli non commise peccato  e non si trovò inganno  sulla sua bocca; 

oltraggiato non rispondeva con oltraggi,  e soffrendo  non minacciava vendetta. 

ma rimetteva  la sua causa  a colui che giudica con giustizia.  Egli portò i nostri peccati  sul suo corpo  sul legno della croce, 

perché, non vivendo più per il peccato 

vivessimo per la giustizia  dalle sue piaghe siete stati guariti.

CONTEMPLATIO 

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13, 17).

Lunedì, 11 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che hai scelto san Benedetto abate  e lo hai costituito maestro 

di coloro che dedicano la vita al tuo servizio,  concedi anche a noi 

di non anteporre nulla all’amore del Cristo  e di correre con cuore libero e ardente  nella via dei tuoi precetti.  Per il nostro Signore Gesù Cristo 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 19,27-29

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». 

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

Riflessione

  • Il vangelo di oggi è la continuazione immediata del vangelo di ieri. Riporta il commento di Gesù riguardo alla reazione negativa del giovane ricco.
  • Matteo 19,27: La domanda di Pietro. Lo sfondo dell’incomprensione dei discepoli appare nella domanda di Pietro: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Che cosa dunque ne otterremo?” Malgrado la generosità così bella dell’abbandono di tutto, loro hanno ancora la vecchia mentalità. Hanno abbandonato tutto per ricevere qualcosa in cambio. Ancora non avevano capito bene il senso del servizio e della gratuità.
  • Matteo 19,28-29: La risposta di Gesù. “In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. In questa risposta, Gesù descrive il mondo nuovo, i cui fondamenti erano stati messi dal lavoro suo e dei discepoli. Gesù mette l’accento su tre punti importanti: (a) I discepoli si siederanno sui dodici troni accanto a Gesù per giudicare le dodici tribù di Israele (cf. Apc 4,4). (b) Riceveranno in cambio molte cose che avevano abbandonato: case, fratelli, sorelle, madre, figli, campi ed erediteranno la vita eterna. (c) Il mondo futuro sarà il rovescio del mondo attuale. Lì gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi. La comunità attorno a Gesù è seme e dimostrazione di questo nuovo mondo. Fino ad oggi le piccole comunità dei poveri continuano ad essere seme e dimostrazione del Regno.

 

Ogni volta che nella storia della gente della Bibbia, sorge un movimento per rinnovare l’Alleanza, comincia ristabilendo i diritti dei poveri, degli esclusi. Senza ciò, l’Alleanza non si ricostruisce. È questo il senso e il motivo dell’inserimento e della missione della comunità di Gesù, in mezzo ai poveri. Attinge dalla radice ed inaugura la Nuova Alleanza.

Per un confronto personale

  • Abbandonare case, fratelli, sorelle, padre, madre, figli, campi, in nome di Gesù. Come avviene questo nella tua vita? Cosa hai già ricevuto in cambio?
  • Oggi, la maggior parte dei paesi poveri non è di religione cristiana, mentre la maggioranza dei paesi ricchi sì. Come si applica oggi il detto del cammello che non passa per la cruna di un ago?

Preghiera finale

Se dovessi camminare in una valle oscura,  non temerei alcun male, perché Signore, tu sei con me.  Il tuo bastone e il tuo vincastro  mi danno sicurezza. (Sal 22) 

Martedì, 12 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,  perché possano tornare sulla retta via,  concedi a tutti coloro che si professano cristiani  di respingere ciò che è contrario a questo nome  e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidóne fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidóne nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. 

E tu, Cafarnao, ‘‘sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!’’. Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!” 

Riflessione

Il Discorso della Missione occupa il capitolo 10. I capitoli 11 e 12 descrivono la Missione che Gesù svolgeva e come la svolgeva. Nei due capitoli si parla di come la gente ha aderito, ha dubitato dell’azione evangelizzatrice di Gesù, o la ha rifiutato. Giovanni Battista, che guardava Gesù con gli occhi del passato, non riesce a capirlo (Mt 11,1-15). La gente, che guardava Gesù per interesse, non fu in grado di capirlo (Mt 11,16-19). Le grandi città attorno al lago, che ascoltarono la predicazione di Gesù e videro i suoi miracoli, non vollero aprirsi al suo messaggio (è il testo del vangelo di oggi). I saggi ed i dottori, che apprezzavano tutto a partire dalla loro propria scienza, non furono capaci di capire la predicazione di Gesù (Mt 11,25). I farisei che confidavano solo nell’osservanza della legge criticavano Gesù (Mt 12,1-8) e decisero di ucciderlo (Mt 12,9-14). Dicevano che Gesù agiva a nome di Belzebù (Mt 12,22-37). Volevano una prova per poter credere in lui (Mt 12,38-45). Nemmeno i parenti di Gesù lo appoggiavano (Mt 12,46-50). Solo i piccoli e la gente malata capiva ed accettava la Buona Novella del Regno (Mt 11,25-30). Andavano dietro a lui (Mt 12,15-16) e vedevano in lui il Servo annunciato da Isaia (Mt 12,17-21). 

  • Questo modo di descrivere l’azione missionaria di Gesù era un’avvertenza chiara per i discepoli e le discepole che con Gesù percorrevano la Galilea. Non potevano aspettarsi ricompense o elogi per il fatto di essere missionari/e di Gesù. L’avvertenza vale anche per noi che oggi leggiamo e meditiamo questo Discorso della Missione, poiché i vangeli sono scritti per tutti i tempi. Ci invitano a confrontare l’atteggiamento che abbiamo con Gesù con l’atteggiamento dei personaggi che appaiono nel vangelo e a chiederci se siamo come Giovanni Battista (Mt 11,1-15), come la gente interessata (Mt 11,16-19), come le città incredule (Mt 11,20-24), come i dottori che pensavano di sapere tutto e non capivano nulla (Mt 11,25), come i farisei che sapevano solo criticare (Mt 12,1-45) o come la gente piccola che andava alla ricerca di Gesù (Mt 12,15) e che, con la sua saggezza, sapeva capire ed accettare il messaggio del Regno (Mt 11,25-30).
  • Matteo 11,20: La parola contro le città che non lo riceveranno. Lo spazio in cui Gesù si mosse durante quei tre anni della sua vita missionaria era piccolo. Solo pochi chilometri quadrati lungo il Mare di Galilea attorno alle città di Cafarnao, Betzaida e Corazin. Solamente! Orbene, fu in questo spazio così ridotto dove Gesù fece la maggior parte dei suoi discorsi e miracoli. Venne a salvare tutta l’umanità, e quasi non uscì dallo spazio limitato della sua terra. Tragicamente, Gesù dovette constatare che la gente di quelle città non volle accettare il messaggio del Regno e non si convertì. Le città si irrigidirono nelle loro credenze, tradizioni e costumi e non accettarono l’invito di Gesù a cambiare vita.
  • Matteo 11,21-24: Corazin, Betzaida e Cafarnao sono peggiori di Tiro e Sidone. Nel passato, Tiro e Sidone, nemici ferrei di Israele, maltrattarono il popolo di Dio. Per questo furono maledette dai profeti (Is 23,1; Jr 25,22; 47,4; Ez 26,3; 27,2; 28,2; Jl 4,4; Am 1,10). Ed ora Gesù dice che queste città, simboli di tutta la malvagità, si sarebbero già convertite se in esse si fossero realizzati tutti i miracoli avvenuti a Corazin ed a Betzaida. La città di Sodomia, simbolo della peggiore perversione, fu distrutta dall’ira di Dio (Gen 18,16 a 19,29). Ed ora, Gesù dice che Sodomia esisterebbe fino ad oggi, poiché si sarebbe convertita se avesse visto i miracoli che Gesù fece a Cafarnao. Oggi ancora viviamo questo stesso paradosso. Molti di noi, che siamo cattolici fin da bambini, abbiamo molte solide convinzioni, tanto che nessuno è capaci di convertirci. E in alcuni luoghi, il cristianesimo, invece di essere fonte di cambiamento e di conversione, diventa il rifugio delle forze più reazionarie della politica del paese.

Per un confronto personale

Come mi pongo dinanzi alla Buona Novella di Gesù: come Giovanni Battista, come la gente interessata, come i dottori, come i farisei o come la gente piccola e povera? 

  • La mia città, il mio paese meritano l’avvertenza di Gesù contro Cafarnao, Corazin e Betzaida?

Preghiera finale

Grande è il Signore e degno di ogni lode  nella città del nostro Dio. 

Il suo monte santo, altura stupenda,  è la gioia di tutta la terra. (Sal 47) 

Mercoledì, 13 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,  perché possano tornare sulla retta via,  concedi a tutti coloro che si professano cristiani  di respingere ciò che è contrario a questo nome  e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,25-27

In quel tempo, Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.

Riflessione

  • Il brano liturgico di Mt 11,25-27 rappresenta una svolta nel vangelo di Matteo: a Gesù vengono poste le prime domande sull’avvicinarsi del regno dei cieli. Il primo a porre tali interrogativi sull’identità di Gesù è Giovanni Battista, il quale tramite i suoi discepoli gli rivolge una precisa domanda: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (11,3). Invece i Farisei insieme agli Scribi si rapportano a Gesù con parole di rimprovero e giudizio: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato» (12,2). Sinora nei capp. 1-10 la venuta del regno dei cieli nella persona di Gesù non sembrava avere ostacoli, ma dal cap.11 vengono poste delle precise difficoltà. Ovvero molti iniziano a prendere posizione di fronte alla persona di Gesù: a volte è «oggetto di scandalo», di caduta (11,6); «questa generazione», nel senso di questa discendenza umana, non ha un atteggiamento di accoglienza nei confronti del regno che viene; le città situate lungo il lago non si convertono (11,20); sul comportamento di Gesù si scatena una vera e propria

 

controversia (cap.12) anzi, s’inizia premeditare come farlo morire (12,14). Questo è il clima di sfiducia e di contestazione in cui Matteo inserisce il nostro brano. 

Ora è arrivato il momento di interrogarsi sull’attività di Gesù: come interpretare queste «opere del Cristo» (11,2.19)? Come spiegare questa azioni taumaturgiche (11, 20.21.23)? Tali interrogativi riguardano la cruciale questione della messianicità di Gesù. Intanto le opere messianiche di Gesù pongono sotto giudizio non soltanto «questa generazione» ma anche le città che sono intorno al lago che non si son convertite all’avvicinarsi del regno nella persona di Gesù. 

  • Divenire piccolo. L’itinerario più efficace per realizzare questa conversione è diventare «piccoli». Gesù comunica questa strategia della «piccolezza» in una preghiera di riconoscenza (11,27) che ha un parallelo splendido nella testimonianza resa dal Padre in occasione del battesimo (11,27). Gli studiosi amano chiamare questa preghiera un’«inno di giubilo». Il ritmo della preghiera di Gesù inizia con una confessione: «ti rendo lode», «confesso a te». Tale espressione introduttiva rende la parola di Gesù alquanto solenne. La preghiera di lode che Gesù pronuncia presenta le caratteristiche di una risposta rivolta al lettore. Gesù si rivolge a Dio con l’espressione «Signore del cielo e della terra», vale a dire, a Dio come creatore e custode del mondo. Nel giudaismo, invece, si era soliti rivolgersi a Dio con l’invocazione «Signore del mondo», ma non l’aggiunta del termine «Padre», caratteristica distintiva della preghiera di Gesù. Il motivo della lode e lo svelarsi di Dio: perché nascondesti…, rivelasti. Il nascondimento riferito ai «sapienti e intelligenti» riguarda gli scribi e i farisei considerati come interamente chiusi e ostili all’avvicinarsi del Regno (3,7ss; 7,29; 9,3.11.34). La rivelazione ai piccoli, il termine greco dice «infanti», coloro che ancora non parlano. Quindi Gesù designa gli uditori privilegiati della proclamazione del regno dei cieli come gli inesperti della legge, i non istruiti.

Quali siano «queste cose» che vengono nascoste o rivelate? Il contenuto di questa rivelazione o nascondimento è Gesù, il Figlio di Dio, il rivelatore del Padre. È evidente per il lettore che lo svelarsi di Dio è legato inscindibilmente alla persona di Gesù, alla sua parola, alle sue azioni messianiche. È lui che permette lo svelarsi di Dio e non la legge o gli eventi premonitori del tempo finale. 

  • Lo svelarsi di Dio dal Padre al Figlio. Nell’ultima parte del discorso Gesù fa un’autopresentazione di sé stesso come colui al quale ogni cosa è stata comunicata dal Padre. Nel contesto dell’avvicinarsi del Regno Gesù ha il ruolo e la missione di rivelare il Padre celeste in tutto. In tale compito e ruolo riceve la totalità del potere, del sapere e l’autorità di giudicare. Per confermare questo ruolo così impegnativo Gesù si appella alla testimonianza del Padre, l’unico che possiedo una reale conoscenza di Gesù: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre» e viceversa «e nessuno conosce il Padre se non il Figlio». La testimonianza del Padre è insostituibile perché la dignità unica di Gesù come Figlio venga compresa dai suoi discepoli. Inoltre, viene affermata l’unicità di Gesù nel rivelare il Padre; lo affermava già il vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio, ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (1,18). In sintesi. L’evangelista fa capire ai suoi lettori che lo svelarsi di Dio avviene attraverso il Figlio. Di più: il Figlio rivela il Padre a chi vuole.

Per un confronto personale

  • La tua preghiera sente il bisogno di esprimere tutta la gratitudine al Padre per i doni con cui cola la tua vita? Ti capita di confessare pubblicamente di esaltare il Signore

a motivo delle opere meravigliose che compie nel mondo. Nella chiesa, nella tua vita? 

  • Nella tua ricerca di Dio fai affidamento sulla tua sapienza e intelligenza o ti lasci guidare dalla sapienza di Dio? Che attenzione poni al tuo rapporto con Gesù? Ascolti la sua Parola? Assumi i suoi sentimenti per scoprire la sua fisionomia di Figlio del Padre celeste?

Preghiera finale

La mia bocca annunzierà la tua giustizia,  proclamerà sempre la tua salvezza.  Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza  e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. (Sal 70) 

Giovedì, 14 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,  perché possano tornare sulla retta via,  concedi a tutti coloro che si professano cristiani  di respingere ciò che è contrario a questo nome  e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero”. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi è composto da appena tre versetti (Mt 11,28-30) cha fanno parte di una breve unità letteraria, una delle più belle, in cui Gesù ringrazia il Padre per aver rivelato la saggezza del Regno ai piccoli e perché la nasconde ai dottori e ai saggi (Mt 11,25-30). Nel breve commento che segue includeremo tutta l’unità letteraria.
  • Matteo 11,25-26: Solo i piccoli accettano e comprendono la Buona Novella del Regno. Gesù recita una preghiera: “Io ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. I saggi, i dottori di quell’epoca, hanno creato un sistema di leggi che imponevano al popolo in nome di Dio (Mt 23,3-4). Loro pensavano che Dio esigesse dalla gente queste osservanze. Ma la legge dell’amore, che Gesù ci ha rivelato, diceva il contrario. Ciò che importa per salvarci, non è ciò che facciamo per Dio, ma ciò che Dio, nel suo grande amore, fa per noi! Dio vuole misericordia e non sacrifici (Mt 9,13). La gente piccola e povera capiva questo modo di parlare di Gesù e si rallegrava. I saggi dicevano che Gesù era nell’errore. Non riuscivano a capire questo insegnamento. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! Piace al Padre che i piccoli capiscano il messaggio del Regno e che i saggi e i sapienti non lo capiscano! Se loro vogliono capirlo, devono diventare alunni dei piccoli! Questo modo di pensare e di insegnare scomoda la gente e cambia la convivenza.
  • Matteo 11,27: L’origine della nuova Legge: il Figlio conosce il Padre. Quello che il Padre ci deve dire, lo ha consegnato a Gesù, e Gesù lo rivela ai piccoli, perché questi si aprano al suo messaggio. Gesù, il Figlio, conosce il Padre. Lui sa ciò che il Padre ci voleva comunicare, quando molti secoli or sono, consegnò la sua Legge a Mosè. Anche oggi, Gesù sta insegnando molte cose ai poveri e ai piccoli e, attraverso di loro, a tutta la sua Chiesa.
  • Matteo 11,28-30: L’invito di Gesù valido fino ad oggi. Gesù invita tutti coloro che sono stanchi ad andare da lui, e lui promette riposo. Nelle comunità attuali, noi dovremmo essere la continuazione di questo invito che Gesù rivolse alla gente stanca ed oppressa dal peso delle osservanze richieste dalla legge di purezza. Lui dice: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Molte volte, questa frase è stata manipolata, per chiedere alla gente sottomissione, mansuetudine e passività. Gesù vuole dire il contrario. Chiede alla gente di non ascoltare “i sapienti ed intelligenti”, i professori di religione dell’epoca e di cominciare ad imparare da lui, da Gesù, un uomo venuto dall’entroterra di Galilea, senza istruzione superiore, che si dice “mite

ed umile di cuore”. Gesù non fa come gli scribi che si esaltano con la loro scienza, ma si mette accanto alla gente sfruttata ed umiliata. Gesù, il nuovo maestro, sa per esperienza ciò che avviene nel cuore del popolo che soffre. Lui lo ha vissuto da vicino e lo ha conosciuto nei trent’anni di vita a Nazaret. 

  • Come Gesù mette in pratica ciò che insegnò nel Discorso della Missione. Gesù ha una passione: annunciare la Buona Novella del Regno. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove Gesù incontrava gente che lo ascoltava, Gesù trasmetteva la Buona Novella. In qualsiasi posto. Nelle sinagoghe durante la celebrazione della Parola (Mt 4,23). Nelle case degli amici (Mt 13,36). Andando lungo il cammino con i discepoli (Mt 12,1-8). Lungo le rive del mare, seduto in una barca (Mt 13,1-3). Sulla montagna, da dove proclamò le beatitudini (Mt 5,1). Nelle piazze e nelle città, dove la gente gli portava i malati (Mt 14,34-36). Anche nel

Tempio di Gerusalemme, durante i pellegrinaggi (Mt 26,55)! In Gesù, tutto è rivelazione di ciò che portava dentro! Non solo annunciava la Buona Novella del Regno. Lui stesso era e continua ad essere un segno vivo del Regno. In lui appare evidente ciò che succede quando un essere umano lascia che Dio regni nella sua vita. Il vangelo di oggi rivela la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli. Lui voleva che loro incontrassero riposo e pace. Per questa sua scelta, per i piccoli ed esclusi, Gesù fu criticato e perseguitato. Soffrì molto! Lo stesso avviene oggi. Quando una comunità cerca di aprirsi e di essere un luogo di accoglienza e di consolazione per i piccoli e gli esclusi di oggi che sono gli stranieri ed i migranti, molte persone non sono d’accordo e criticano.

Per un confronto personale

  • Hai sperimentato qualche volta il riposo promesso da Gesù?
  • Come possono, le parole di Gesù, aiutare la nostra comunità ad essere un luogo di riposo per le nostre vite?

Preghiera finale

È in te, Signore, la sorgente della vita,  alla tua luce vediamo la luce. 

Concedi la tua grazia a chi ti conosce,  la tua giustizia ai retti di cuore. (Sal 35) 

Venerdì, 15 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,  perché possano tornare sulla retta via,  concedi a tutti coloro che si professano cristiani  di respingere ciò che è contrario a questo nome  e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 12,1-8

In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano. 

Ciò vedendo, i farisei gli dissero: “Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato”. 

Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi vediamo da vicino molti conflitti tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca. Sono conflitti attorno alle pratiche religiose di quel tempo: digiuno, purezza, osservanza del sabato, etc. In termini odierni, sarebbero conflitti riguardanti per esempio, il matrimonio tra persone divorziate, l’amicizia con prostitute, l’accoglienza degli omosessuali, la comunione senza sposarsi in chiesa, il non andare a messa la domenica, non digiunare il venerdì della Settimana Santa. Sono molti i conflitti: in casa, a scuola, nel lavoro, in comunità, in chiesa, nella vita personale, nella società. Conflitti di crescita, di relazione, di età, di mentalità. Tanti! Vivere la vita senza conflitto è impossibile! Il conflitto fa parte della vita e spunta fin dalla nascita. Nasciamo con dolori di parto. I conflitti non sono incidenti lungo il percorso, ma fanno parte del cammino, del processo di conversione. Ciò che colpisce è il modo in cui Gesù affronta i conflitti. Nella discussione con gli avversari, non si trattava di aver ragione contro di loro, ma di far prevalere l’esperienza che lui, Gesù, aveva di Dio, Padre e Madre. L’immagine di Dio che gli altri avevano era quella di un giudice severo che minacciava e condannava solamente. Gesù cerca di far prevalere la misericordia sull’osservanza cieca delle norme e della legge che non avevano nulla a che vedere con l’obiettivo della Legge che è la pratica dell’amore.
  • Matteo 12,1-2: Raccogliere grano il giorno di sabato e la critica dei farisei. In un giorno di sabato, i discepoli passavano lungo le piantagioni e si aprivano il cammino cogliendo spighe per mangiarle. Avevano fame. I farisei giungono ed invocano la Bibbia per dire che i discepoli stanno commettendo una trasgressione della legge del Sabato (cf Es 20,8-11). Anche Gesù usa la Bibbia e risponde invocando tre esempi tratti dalla Scrittura: (a) di Davide, (b) dalla legislazione sul lavoro dei sacerdoti nel tempio e (c) dall’azione del profeta Osea, ossia, cita un libro storico, un libro legislativo e un libro profetico.
  • Matteo 12,3-4: L’esempio di Davide. Gesù ricorda che Davide stesso fece una cosa proibita dalla legge, perché tolse il pane sacro dal tempio e lo dette da mangiare ai soldati che avevano fame (1 Sam 21,2-7). Nessun fariseo ebbe il coraggio di criticare il re Davide!
  • Matteo 12,5-6: L’esempio dei sacerdoti. Accusato dalle autorità religiose, Gesù argomenta partendo da ciò che loro stesse, le autorità religiose, fanno il giorno di sabato. Nel tempio di Gerusalemme, il giorno di sabato, i sacerdoti lavoravano molto di più degli altri giorni della settimana, poiché dovevano sacrificare gli animali per i sacrifici, dovevano, pulire, scopare, caricare pesi, sgozzare gli animali, etc., e nessuno diceva che era contro la legge, pensavano che fosse normale! La legge stessa li obbligava a fare questo (Num 28,9-10).
  • Matteo 12,7: L’esempio del profeta. Gesù cita la frase del profeta Osea: Misericordia voglio e non sacrificio. La parola misericordia significa avere il cuore (cor) nella miseria (miseri) degli altri, ossia, la persona misericordiosa deve stare molto vicino alla sofferenza delle persone, deve identificarsi con loro. La parola sacrificio significa fare (fício) che una cosa sia consacrata (sacri), ossia chi offre un sacrificio separa l’oggetto sacrificato dall’uso profano e lo distanzia dalla vita giornaliera della gente. Se i farisei avessero avuto questo modo di guardare la vita del profeta Osea, avrebbero saputo che il sacrificio più gradito a Dio non è che la persona consacrata viva lontano dalla realtà, ma che disponga interamente il suo cuore consacrato al servizio dei fratelli e delle sorelle per sollevarli dalla miseria. Non avrebbero considerato colpevoli coloro che in realtà erano innocenti.
  • Matteo 12,8: Il Figlio dell’Uomo è padrone del sabato. Gesù termina con questa frase: il Figlio dell’Uomo è padrone perfino del sabato! Gesù stesso è il criterio dell’interpretazione della Legge di Dio. Gesù conosceva la Bibbia a memoria e la invocava per indicare che gli argomenti degli altri non avevano fondamento. In quel tempo, non c’erano Bibbie stampate come le abbiamo oggi. In ogni comunità c’era solo una Bibbia scritta a mano, che rimaneva nella sinagoga. Se Gesù conosceva così bene la Bibbia, vuol dire che durante i trenta anni della sua vita a Nazaret, aveva partecipato intensamente alla vita di comunità, dove ogni sabato si leggevano le scritture. La nuova esperienza di Dio Padre, faceva sì che Gesù riuscisse a scoprire meglio l’intenzione di Dio nel decretare le leggi dell’Antico Testamento. Vivendo trenta anni a Nazaret e sentendo nella sua pelle l’oppressione e l’esclusione di tanti fratelli e sorelle, in nome della Legge, Gesù deve aver percepito che non poteva essere questo il senso della legge. Se Dio è Padre, allora accoglie tutti come figli e figlie. Se Dio è Padre, allora noi dobbiamo essere fratelli e sorelle tra di noi. Gesù visse questo e pregò per questo, dal principio fino alla fine. La Legge deve stare al servizio della vita e della fraternità. “L’essere umano non è fatto per il sabato, ma il sabato per l’essere umano” (Mc 2,27). Per la sua fedeltà a questo messaggio Gesù fu condannato a morte. Lui scomodò il sistema, e il sistema si difese, usando la forza contro Gesù, poiché lui voleva che la Legge fosse messa al servizio della vita, e non viceversa. Ci manca molto per conoscere a fondo la Bibbia e per partecipare a fondo alla comunità, come fece Gesù.

Per un confronto personale

  • Che tipo di conflitti vivi in famiglia, nella società e nella Chiesa? Quali sono i conflitti riguardo alle pratiche religiose che oggi, recano sofferenza alle persone e sono motivo di discussione e di polemica? Qual è l’immagine di Dio che è dietro tutti questi preconcetti, dietro tutte queste norme e proibizioni?
  • Cosa ti ha insegnato il conflitto in tutti questi anni? Qual è il messaggio che trai da tutto questo per le nostre comunità di oggi?

Preghiera finale

Signore, se penso a te nelle veglie notturne,  a te che sei stato il mio aiuto,  esulto di gioia all’ombra delle tue ali.  A te si stringe l’anima mia  e la forza della tua destra mi sostiene. (Sal 62) 

Sabato, 16 luglio 2022

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! 

Giovanni 19,25-27 

LECTIO

  1. Orazione iniziale

Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola. 

Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede. Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio. 

Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce a amare Dio e il prossimo. 

  1. Lettura del vangelo: Giovanni 19,25-27

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

MEDITATIO 

  1. a) Per capire la lettura
  • Con il tuo spirito sali il Calvario fino alla croce di Gesù e cerca di capire ciò che sta succedendo.
  • Dal brano letto, domanda a te stesso ciò che ti ha colpito di più e perché.
  • Quali sono i sentimenti suscitati in te da questo breve brano? b) Chiave di lettura 

Gesù ha in mano il suo destino. 

Ci troviamo a metà del capitolo 19 del vangelo di Giovanni che inizia con la flagellazione, l’incoronazione di Gesù con la corona di spine, la presentazione di Gesù alla folla da parte di Pilato: “Ecco l’uomo” (Gv 19,5), la condanna alla morte di croce, la via crucis e la crocifissione. Nel racconto della passione secondo Giovanni, Gesù ha in mano il controllo della propria vita e di tutto ciò che si sta svolgendo attorno. Per questo motivo troviamo per esempio delle frasi come: “Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (v.5), o le parole rivolte a Pilato: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto” (v.11). Anche il testo presentato dalla liturgia odierna mostra che Gesù non soltanto ha controllo su tutto ciò che si sta verificando ma anche su quello che sta succedendo nei dintorni. È molto importante ciò che descrive l’evangelista: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse…” (v.26). Le parole di Gesù nella loro semplicità sono parole di rivelazione, parole con le quali vuole esprimere la sua volontà: “Ecco tuo figlio” (v.26), “Ecco tua madre” (v.27). Queste parole di Gesù richiamano alla mente le parole di Pilato con le quali ha presentato la persona di Gesù alla folla: “Ecco l’uomo” (v.5). Gesù dal suo trono, la croce, con le sue parole non soltanto pronuncia la sua volontà, ma anche chi è veramente nel suo amore per noi e qual è il frutto di questo amore. È l’agnello di Dio, il pastore che dà la sua vita per radunare tutti in un solo gregge, nella Chiesa. 

Presso la croce. 

In questo brano troviamo anche una parola molto importante che si ripete due volte quando l’evangelista parla della madre di Gesù e del discepolo che egli amava. L’evangelista racconta che la madre di Gesù stava “presso la croce” (v.25) e il discepolo amato stava “accanto a lei” (v.26). Questo importante dettaglio ha un significato biblico molto profondo. Solo il quarto evangelista racconta che la madre di Gesù stava presso la croce. Gli altri evangelisti non specificano. Luca racconta che “Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti” (Lc 23,49). Matteo ha scritto: “C’erano anche là molte donne che stavano ad osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo” (Mt 27,55-56). Marco racconta che “C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme” (Mc 15,40-41). Quindi solo Giovanni sottolinea che la madre di Gesù era presente, non seguendolo da lontano, ma restando presso la croce in compagnia delle altre donne. Ritta in piedi, come una donna forte che ha continuato a credere, a sperare ed avere fiducia in Dio, anche in quel momento così difficile. La madre di Gesù è presente nel momento importante in cui “Tutto è compiuto” (v.30) nella missione di Gesù. Inoltre, l’evangelista sottolinea la presenza della madre di Gesù dall’inizio della sua missione, alle nozze di Cana, dove Giovanni usa quasi la stessa espressione: “c’era la madre di Gesù” (Gv 2,1).  La donna e il discepolo. 

Nelle nozze di Cana e sulla croce, Gesù mostra la sua gloria e sua madre è presente in modo attivo. Nelle nozze di Cana viene messo in evidenza, in modo simbolico, ciò che è successo sulla croce. Durante la festa di nozze Gesù trasformò l’acqua contenuta in sei giare (Gv 2,6). Il numero sei simboleggia l’imperfezione. Il numero perfetto è sette. Per questo motivo Gesù risponde a sua madre: “Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,4). L’ora, nella quale Gesù ha rinnovato tutto, è stata l’ora della croce. I discepoli gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?” (Atti 1, 6). Sulla croce, con l’acqua e il sangue, Gesù fa nascere la Chiesa e nello stesso tempo essa diventa la sua sposa. È l’inizio del nuovo tempo. Sia nelle nozze di Cana che sotto la croce, Gesù non chiama sua madre con il proprio nome, ma le dà il titolo bellissimo di “Donna” (Gv 2,19.26). Sulla croce Gesù non sta parlando con sua madre mosso soltanto dal sentimento naturale di un figlio verso sua madre. Il titolo di “Donna” evidenzia che in quel momento Gesù stava aprendo il cuore di sua madre alla maternità spirituale dei suoi discepoli, rappresentati nella persona del discepolo amato che si trova sempre vicino a Gesù, il discepolo che nell’ultima cena ha posato la sua testa sul petto di Gesù (Gv 13,23-26), il discepolo che ha inteso il mistero di Gesù ed è rimasto fedele al suo maestro fino alla sua crocifissione, e più tardi doveva essere il primo discepolo a credere che Cristo è risorto nel vedere la tomba vuota e le bende per terra (Gv 20,4-8), mentre Maria di Magdala ha concluso che avevano portato via il corpo di Gesù (Gv 20,2). Dunque, il discepolo amato è quello che crede e rimane fedele al suo Signore in tutte le prove della sua vita. Il discepolo amato da Gesù è senza nome, perché lui rappresenta te e me, e quanti sono i suoi veri discepoli. La donna diventa la madre del discepolo. La donna mai chiamata dall’evangelista con il nome proprio, non è soltanto la madre di Gesù, ma è anche la Chiesa. All’evangelista Giovanni piace chiamare la Chiesa “donna” o “signora”. Questo titolo si trova nella seconda lettera di Giovanni (2Gv 1,5) e nel libro dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.” (Ap 12,1-2). La donna, dunque, è l’immagine della Chiesa madre che è nelle doglie per generare a Dio nuovi figli. La madre di Gesù è l’immagine perfetta della Chiesa sposa di Cristo che è nelle doglie per generare nuovi figli al suo sposo Gesù. 

Il discepolo prende la donna nella sua casa. 

Se Gesù ha lasciato nelle mani della Donna (sua Madre e la Chiesa) i suoi discepoli rappresentati dalla persona del discepolo amato, ugualmente ha lasciato nelle mani dei discepoli, la Donna (sua Madre e la Chiesa). L’evangelista racconta che appena Gesù ha visto il discepolo che amava accanto a sua madre gli ha detto: “Ecco tua madre!” (v.27). L’evangelista continua: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (v.27). Ciò significa che il discepolo ha preso la donna come una cara e preziosa persona. Questo di nuovo ci ricorda quanto Giovanni dice nelle sue lettere quando chiama se stesso ‘il presbitero che ama la Signora eletta’ (2Gv 1) e prega per lei (2Gv 5) perché si difenda contro l’anticristo, cioè contro quanti non riconoscono Cristo e cercano di turbare i figli della Chiesa, i discepoli di Gesù (2Gv 7,10). 

Le parole del versetto 27: “E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”, ci ricordano ciò che troviamo anche all’inizio del vangelo di Matteo. L’evangelista apre il suo racconto con la visione dell’angelo nel sogno di Giuseppe, lo sposo di Maria. In questa visione l’angelo dice a Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Matteo apre il suo vangelo con l’affidamento di Maria e Gesù a Giuseppe, mentre Giovanni conclude il suo racconto con Gesù che affida sua Madre e la Chiesa al discepolo amato!  c) Alcune domande 

per orientare la meditazione e l’attualizzazione. 

  • Cosa ti ha colpito in questo brano e nella riflessione?
  • Sulla croce Gesù ci ha dato tutto: la sua vita e sua Madre. E tu, sei pronto a sacrificare qualche cosa per il Signore? Sei capace di rinunciare ai tuoi averi, ai tuoi gusti, ecc., per servire Dio e aiutare il tuo prossimo?
  • “Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”. Credi che le famiglie d’oggi seguano l’esempio del discepolo amato da Gesù? Che significato hanno queste parole per la tua vita cristiana?

ORATIO 

Cantico della Beata Vergine (Luca 1‚46-55) 

Allora Maria disse: 

“L’anima mia magnifica il Signore  e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,  perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.  Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente  e Santo è il suo nome:  di generazione in generazione la sua misericordia  si stende su quelli che lo temono.  Ha spiegato la potenza del suo braccio,  ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;  ha rovesciato i potenti dai troni,  ha innalzato gli umili;  ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi.  Ha soccorso Israele, suo servo,  ricordandosi della sua misericordia,  come aveva promesso ai nostri padri,  ad Abramo e alla sua discendenza,  per sempre”.

CONTEMPLATIO 

Adoriamo insieme la bontà di Dio che ci ha dato Maria, la Madre di Gesù, come nostra Madre ripetendo in silenzio: 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.  Come era nel principio e ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

Domenica, 17 luglio 2022

Maria e Marta, amiche di Gesù Qual è la parte migliore scelta da Maria?  Luca 10,38-42

 

Orazione iniziale 

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura 

  1. a) Chiave di lettura:

Il testo del Vangelo di questa domenica narra la visita di Gesù a casa di Marta e Maria. Gesù dice a Marta: “Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta!” Lungo i secoli, molte volte queste parole sono state interpretate come se fosse una conferma da parte di Gesù del fatto che la vita contemplativa nascosta nei monasteri è migliore e più sublime della vita attiva di coloro che si adoperano nel campo dell’evangelizzazione. Questa interpretazione non è molto corretta, poiché manca di fondamento nel testo. Per capire il significato di queste parole di Gesù (e di qualsiasi parola) é importante prendere in considerazione il contesto, sia il contesto del vangelo di Luca, come pure il contesto più ampio dell’opera di Luca che comprende il Vangelo e gli Atti degli Apostoli. Prima di verificare il contesto più ampio degli Atti degli Apostoli, cerchiamo di gettare uno sguardo al testo in sé e di vedere come è collocato nel contesto immediato del vangelo di Luca. Durante la lettura, cerca di sentirti presente nella casa di Marta e di sentirti vicino all’ambiente e alla portata delle parole di Gesù, non solo all’udito di Marta, ma anche all’udito delle comunità per cui Luca scriveva il suo vangelo e al nostro udito, di noi che oggi ascoltiamo queste parole così ispiratrici di Gesù.  b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura: 

Luca 10,38: Marta riceve Gesù nella sua casa 

Luca 10,39-40a: Maria ascolta la parola di Gesù, Marta si dedica al servizio della casa 

Luca 10, 40b: Marta reclama e chiede a Gesù di intervenire  Luca 10,41-42: Risposta di Gesù  c) Testo: 

38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose,42ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
  2. Cosa vorrà dire Gesù con quella affermazione: “una sola cosa è necessaria”?
  3. Quale era “la migliore parte” che Maria scelse e che non le sarà tolta?
  4. Un evento storico può avere un senso simbolico più profondo. Tu sei riuscito a scoprire un senso simbolico nel modo in cui Luca descrive la visita di Gesù a casa di Marta e Maria?
  5. Leggi attentamente Atti 6,1-6 e cerca di scoprire il legame tra il problema degli apostoli e la conversazione di Gesù con Marta.

Per coloro che vorrebbero approfondire maggiormente il tema 

  1. a) Contesto del Vangelo di Luca:

In Luca 9,51 inizia la seconda tappa dell’attività apostolica di Gesù, il lungo viaggio dalla Galilea fino a Gerusalemme. All’inizio del viaggio, Gesù esce dal mondo giudeo ed entra nel mondo dei samaritani (Lc 9,52). Pur essendo mal ricevuto dai samaritani (Lc 9,53), continua nel loro territorio e perfino corregge i discepoli che pensano in modo diverso

(Lc 9,54-55). Nel rispondere a coloro che chiedono di seguirlo, Gesù esplicita il significato di quanto accaduto, ed indica loro le esigenze della missione (Lc 9,56-62). 

Poi Gesù designa altri settantadue discepoli per andare in missione davanti a lui. L’invio dei dodici (Lc 9,1-6) era per il mondo dei giudei. L’invio dei settantadue è per il mondo dei non giudei (Lc 10,1-16). Terminata la missione, Gesù ed i discepoli si riuniscono e valutano la missione, ed i discepoli raccontano le molte attività da loro svolte, ma Gesù insiste nella certezza maggiore che i loro nomi sono scritti nel cielo (Lc 10,17-37). 

Dopo viene il nostro testo che descrive la visita di Gesù a casa di Marta e Maria (Lc 10,3842). Luca non specifica dove si trova il villaggio di Marta e Maria, ma nel contesto geografico del suo vangelo, il lettore immagina che il villaggio si trova in Samaria. Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che Marta e Maria abitavano a Betânia, un piccolo villaggio vicino a Gerusalemme (Gv 11,1). Giovanni ci dice inoltre che avevano un fratello di nome Lazzaro. 

  1. b) Commento del testo

Luca 10,38: Marta riceve Gesù in casa 

“Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa”. Gesù era in cammino. Luca non sempre dice dove sta passando Gesù, ma più volte dice che Gesù è in cammino (Lc 9,51.53.57; 10,1.38; 11,1; 13,22.33; 14,25; 17,11; 18,31.35; 19,1.11.28.29.41.45; 20,1). Perché Gesù era fermamente deciso a salire fino a

Gerusalemme (Lc 9,51). Questa decisione l’orienta durante tutte le tappe del viaggio. L’entrata nel villaggio e nella casa di Marta e Maria è una tappa in più di questa lunga camminata fino a Gerusalemme e fa parte della realizzazione della missione di Gesù. Fin dall’inizio, l’obiettivo della camminata è definito: svolgere la sua missione di Servo, annunciata da Isaia (Is 53,2-10; 61,1-2) ed assunta da Gesù a Nazaret (Lc 4,16-21). 

Luca 10,39-40a: Maria ascolta la parola, Marta si dedica al servizio 

“Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi.” Una cena normale in casa, in famiglia. Mentre alcuni parlano, altri preparano il cibo. I due compiti sono importanti e necessari, i due si complimentano, soprattutto quando si tratta di accogliere qualcuno che viene da fuori. Nell’affermare che “Marta era tutta presa dai molti servizi” (diaconia), Luca evoca i settantadue discepoli anche loro occupati in molte attività del servizio missionario (Lc 10,17-18). 

Luca 10, 40b: Marta reclama e chiede a Gesù di intervenire 

“Marta fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Un’altra scena familiare, però non tanto normale. Marta si sta occupando sola della preparazione del cibo, mentre Maria è seduta, e sta conversando con Gesù. Marta reclama. Forse Gesù interferisce e dice qualcosa alla sorella per vedere se l’aiuta nel servizio, nella diaconia. Marta si considera una serva e pensa che il servizio di una serva è quello di preparare il cibo e che il suo servizio in cucina è più importante che quello di sua sorella che conversa con Gesù. Per Marta, ciò che fa Maria non è servizio, poiché dice: “Non ti importa che mia sorella mi lasci servire da sola?” Ma Marta non è l’unica serva. Anche Gesù assume il ruolo di servo, cioè di Servo annunciato dal profeta Isaia. Isaia aveva detto che il servizio principale del Servo è quello di stare davanti a Dio in ascolto di preghiera per poter scoprire una parola di conforto da portare a coloro che sono sfiduciati. Diceva il Servo: “Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati” (Is 50,4). Ora, Maria ha un atteggiamento di preghiera dinanzi a Gesù. E sorge la domanda: chi svolge meglio il servizio di serva: Marta o Maria? 

Luca 10,41-42: Risposta di Gesù 

“Il Signore allora rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». Una bella risposta e molto umana. Per Gesù, una buona conversazione con persone amiche è importante e perfino più importante del mangiare (cf Gv 4,32). Gesù non è d’accordo con la preoccupazione di Marta. Lui non vuole che la preparazione del pranzo interrompa la conversazione. Ed è come se dicesse: “Marta, non c’è bisogno di preparare tante cose! Basta una piccola cosa! E dopo vieni a partecipare nella conversazione, così bella!” Questo è il significato principale così semplice ed umana delle parole di Gesù. A Gesù piace una buona conversazione. Ed una buona conversazione con Gesù produce una conversione. Ma nel contesto del vangelo di Luca, queste parole decisive di Gesù assumono un significato simbolico più profondo: 

  1. Come Marta, anche i discepoli, durante la missione, si erano preoccupati di molte cose, ma Gesù chiarisce bene che la cosa più importante è quella di avere i nomi scritti nel cielo, cioè, essere conosciuti ed amati da Dio (Lc 10,20). Gesù ripete a Marta: Tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno.
  2. Poco prima il dottore della legge aveva ridotto i comandamenti ad uno solo: “Amerai il Signore Dio tuo su tutte le cose ed il prossimo tuo come te stesso” (Lc 10,27). Osservando questo unico e migliore comandamento, la persona sarà pronta ad agire con amore, come il Buon Samaritano e non come il sacerdote ed il levita che non compiono bene il loro dovere (Lc 10,25-42). I molti servizi di Marta devono essere svolti a partire da questo unico servizio veramente necessario che è l’attenzione amorosa alle persone. Questa è la migliore parte che Maria ha scelto e che non le sarà tolta. iii) Marta si preoccupa di servire (diaconia). Lei voleva essere aiutata da Maria nel servizio della tavola. Ma qual è il servizio che Dio desidera? È questa la domanda di fondo. Maria concorda maggiormente con l’atteggiamento del Servo di Dio, poiché, come il Servo, lei si trova in atteggiamento di preghiera dinanzi a Gesù. Maria non può abbandonare il suo atteggiamento di preghiera in presenza di Dio. Poiché se lo facesse, non scoprirebbe la parola di conforto da portare agli sfiduciati. Questo è il vero servizio che Dio sta chiedendo da tutti.  c) Ampliando le informazioni: 

Il contesto più ampio degli Atti degli Apostoli. 

Dopo la morte e la risurrezione di Gesù nasceranno le comunità. Loro dovevano affrontare problemi nuovi, per i quali non c’erano soluzioni già previste. Per orientarsi nella soluzione dei problemi, le comunità cercavano di ricordare le parole ed i gesti di Gesù che potessero portare qualche luce. Così, l’episodio della visita di Gesù in casa di

Marta e Maria fu ricordato e narrato per aiutare a chiarire il problema descritto in Atti

6,1-6. 

La rapida crescita dei numeri di cristiani creò divisioni in comunità. I fedeli di origine greca cominciarono a lamentarsi di quelli di origine ebraica e dicevano che le loro vedove erano messe da parte, nella vita di ogni giorno. C’era discriminazione nell’ambito della comunità e mancanza di persone per i diversi servizi. Fino a quel momento non era ancora sorta la necessità di coinvolgere altre persone nel coordinamento della comunità e nel compimento dei servizi. Come Mosè dopo l’uscita dall’Egitto (Ex 18,14; Num 11,14-15), anche gli apostoli facevano tutto da soli. Ma Mosè, obbligato dai fatti, divise il potere e convocò altri settanta leaders per i servizi necessari tra il popolo di Dio (Ex 18,17-23; Num 11,16-17). Gesù aveva fatto la stessa cosa: convocò altri settantadue discepoli (Lc 10,1). Ora, dinanzi a nuovi problemi, gli apostoli fecero lo stesso. Convocarono la comunità e pongono il problema dinanzi a tutti. Senza dubbio, la parola di Gesù a Marta li aiutò a giungere ad una soluzione. A continuazione è possibile leggere i due testi, l’uno accanto all’altro. Cerca di capire come si illuminano a

 

vicenda:

1In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. 2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. 3Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico.4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola».

(Atti 6, 1-4) 

38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. 39Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; 40Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, 42ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». 

 

Gli apostoli si trovavano tra due necessità reali, ambedue molto importante, definite come servizio (diaconia): il servizio della Parola ed il servizio delle mense. Cosa fare? Quale dei due è più importante? La risposta di Gesù a Marta aiutò a discernere il problema. Gesù disse che Maria non poteva abbandonare la conversazione con lui per andare ad aiutare in cucina. Così, Pietro conclude: Non è giusto che noi trascuriamo la Parola di Dio per il servizio delle mense! E Pietro definisce il servizio dell’apostolo il “dedicarsi alla preghiera e al ministero della Parola”.  

Non si dice che un servizio è migliore dell’altro. Ciò che non può succedere è che il servizio della Parola sia pregiudicato per le esigenze impreviste del servizio delle mense. La comunità aveva l’obbligo di affrontare il problema, preoccupandosi di avere gente sufficiente in tutti i servizi, per poter conservare, così, il servizio della Parola nella sua integrità. Il servizio della parola proprio degli apostoli (e di Maria ai piedi di Gesù) aveva due dimensioni: da un lato l’ascolto della Parola, riceverla, incarnarla, annunciarla, divulgarla mediante l’opera attiva dell’evangelizzazione e, dall’altro, in nome della comunità, rispondere a Dio nella preghiera, rappresentare la comunità in atteggiamento orante davanti a Dio. Non si tratta di un’opposizione tra due servizi: parola e mensa. I due sono importanti e necessari per la vita della comunità. Per i due è necessario avere persone disponibili. Nell’economia del Regno, inoltre, il servizio della Parola (l’evangelizzazione) è la radice, la fonte. È la parte migliore che Maria ha scelto. Il servizio della mensa è il risultato, il frutto, ne è la sua rivelazione. Per Luca e per i primi cristiani, “la parte migliore”, di cui parla Gesù a Marta, è il servizio dell’evangelizzazione, fonte di tutto il resto. 

Mestre Eckhart, il grande mistico domenicano del Medio Evo interpreta in modo simpatico questo episodio. Dice che Marta sapeva già come lavorare e vivere in presenza di Dio. Maria non sapeva e stava imparando. Per questo non poteva essere interrotta. I grandi mistici sono la prova che questo testo non può essere interpretato come una conferma da parte di Gesù che la vita contemplativa è migliore e più sublime della vita attiva. Non è bene fare una distinzione di queste due parole, poiché l’una si completa, si fondamenta e si esplicita nell’altra. Il frate carmelitano San Giovanni della Croce in poco più di 10 anni percorse 27.000 chilometri andando per la Spagna. Santa Teresa d’Avila non rimaneva mai ferma, occupata com’era con la fondazione di tanti monasteri. Gesù stesso viveva la profonda unità della vita contemplativa ed attiva.

Preghiera di un Salmo 

Salmo 145(144): Dio merita lode 

O Dio, mio re, voglio esaltarti  e benedire il tuo nome  in eterno e per sempre.  Ti voglio benedire ogni giorno,  lodare il tuo nome  in eterno e per sempre. 

Grande è il Signore e degno di ogni lode,  la sua grandezza non si può misurare.  Una generazione narra all’altra le tue opere,  annunzia le tue meraviglie. 

Proclamano lo splendore della tua gloria  e raccontano i tuoi prodigi.  Dicono la stupenda tua potenza  e parlano della tua grandezza. 

Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, 

acclamano la tua giustizia. 

Paziente e misericordioso è il Signore,  lento all’ira e ricco di grazia.  Buono è il Signore verso tutti,  la sua tenerezza si espande su tutte le creature.  Ti lodino, Signore, tutte le tue opere  e ti benedicano i tuoi fedeli.  Dicano la gloria del tuo regno  e parlino della tua potenza, 

per manifestare agli uomini i tuoi prodigi  e la splendida gloria del tuo regno.  Il tuo regno è regno di tutti i secoli,  il tuo dominio si estende ad ogni generazione.  Il Signore sostiene quelli che vacillano  e rialza chiunque è caduto. 

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa  e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.  Tu apri la tua mano  e sazi la fame di ogni vivente.  Giusto è il Signore in tutte le sue vie,  santo in tutte le sue opere. 

Il Signore è vicino a quanti lo invocano,  a quanti lo cercano con cuore sincero.  Appaga il desiderio di quelli che lo temono,  ascolta il loro grido e li salva. 

Il Signore protegge quanti lo amano,  ma disperde tutti gli empi. 

Canti la mia bocca la lode del Signore  e ogni vivente benedica il suo nome santo,  in eterno e sempre.

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Lunedì, 18 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,  e donaci i tesori della tua grazia,  perché, ardenti di speranza, fede e carità,  restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 12,38-42

In quel tempo, alcuni scribi e farisei interrogarono Gesù: “Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno”. Ed egli rispose: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 

Quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona! 

La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!”

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta una discussione tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca. Questa volta sono i dottori della legge ed i farisei che chiedono a Gesù di fare loro vedere un segno. Gesù aveva fatto molti segni: aveva guarito il lebbroso (Mt 8,1-4), il servo del centurione (Mt 8,5-13), la suocera di Pietro (Mt 8,14-15), i malati e i posseduti della città (Mt 8,16), aveva calmato la tempesta (Mt 8,23-27), scacciato i demoni (Mt 8,28-34) ed aveva fatto molti altri miracoli. La gente, vedendo questi segni, riconobbe in Gesù il Servo di Yavè (Mt 8,17; 12,17-21). Ma i dottori e i farisei non furono capaci di percepire il significato di tanti segnali che Gesù aveva già fatto. Loro volevano qualcosa di diverso.
  • Matteo 12,38: La richiesta di un segno da parte dei farisei e dei dottori. I farisei giunsero e dissero a Gesù: “Maestro, vogliamo vedere un segno fatto da te”. Vogliono che Gesù faccia un segno per loro, un miracolo, così potranno verificare ed esaminare se Gesù è o no colui che è mandato da Dio secondo ciò che loro immaginavano e speravano. Vogliono constatarlo. Vogliono sottoporre Gesù ai loro criteri, in modo da poterlo inquadrare nello schema del loro messianismo. In loro non c’é apertura per una possibile conversazione. Non avevano capito nulla di ciò che Gesù aveva fatto.
  • Matteo 12,39: La risposta di Gesù: il segno di Giona. Gesù non si sottopone alla richiesta delle autorità religiose, perché non è sincera. “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta.” Queste parole costituiscono un giudizio molto forte riguardo ai dottori e ai farisei. Loro evocano l’oracolo di Osea che denunciava il popolo, accusandolo di essere una sposa infedele e adultera (Os 2,4). Il vangelo di Marco dice che Gesù, dinanzi alla richiesta dei farisei, sospirò profondamente (Mc 8,12), probabilmente di disgusto e di tristezza dinanzi ad una cecità così grande. Perché a nulla serve mettere un bel quadro davanti a chi non vuole aprire gli occhi. Chi chiude gli occhi non può vedere! L’unico segno che sarà loro dato è il segno di Giona.
  • Matteo 12,41: Qui c’è più di Giona. Gesù guarda verso il futuro: “Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra”. Ossia, l’unico segno sarà la risurrezione di Gesù che si prolungherà nella risurrezione dei suoi seguaci. Questo è il segno che nel futuro sarà dato ai dottori e ai farisei. Loro saranno messi dinanzi al fatto che Gesù, da loro condannato a morte e a una morte di croce, Dio lo risusciterà e continuerà a risuscitare in molti modi coloro che crederanno in lui. Per esempio, lui risusciterà nella testimonianza degli apostoli, “persone non istruite” che avranno il coraggio di affrontare le autorità annunciando la risurrezione di Gesù (At 4,13). Ciò che converte è la testimonianza! Non i miracoli: “Quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona”. La gente di Ninive si convertì dinanzi alla testimonianza della predicazione di Giona e denunciò l’incredulità dei dottori e dei farisei. Poiché “ecco, qui ora c’è più di Giona”.
  • Matteo 12,42: Qui ora c’è più di Salomone. L’allusione alla conversione della gente di Nivine associa e fa ricordare l’episodio della Regina di Saba. “Nel giorno del giudizio la regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone!” Questa evocazione dell’episodio della Regina di Saba che riconosce la saggezza di Salomone, indica come veniva usata la Bibbia in quel tempo. Per associazione. La regola principale dell’interpretazione era questa: “La Bibbia si spiega mediante la Bibbia”. Finora questa è una delle norme più importanti per l’interpretazione della Bibbia, soprattutto per la lettura orante della Parola di Dio.

Per un confronto personale

  • Convertirsi vuol dire cambiare comportamento morale, ma anche cambiare le idee e il modo di pensare. Moralista è colui che cambia comportamento, ma conserva inalterato il suo modo di pensare. E io, come sono?
  • Dinanzi all’attuale rinnovamento della Chiesa, sono fariseo che chiede un segno o sono come la gente che riconosce che questo è il cammino voluto da Dio?

Preghiera finale

Poiché la tua grazia Signore vale più della vita,  le mie labbra diranno la tua lode.  Così ti benedirò finché io viva,  nel tuo nome alzerò le mie mani. (Sal 62) 

Martedì, 19 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,  e donaci i tesori della tua grazia,  perché, ardenti di speranza, fede e carità,  restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 12,46-50

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». 

Riflessione

  • La famiglia di Gesù. I parenti giungono alla casa dove si trovava Gesù. Probabilmente vengono da Nazaret. Di lì fino a Cafarnao c’è una distanza di 40 chilometri. Anche sua madre viene insieme a loro. Non entrano, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». La reazione di Gesù è chiara: «Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?» E lui stesso tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». Per capire bene il significato di questa risposta conviene guardare la situazione della famiglia al tempo di Gesù.
  • Nell’antico Israele, il clan, cioè, la grande famiglia (la comunità), era la base della convivenza sociale. Era la protezione delle famiglie e delle persone, la garanzia del possesso della terra, il veicolo principale della tradizione, la difesa dell’identità. Era il modo concreto da parte della gente di quella epoca di incarnare l’amore di Dio e l’amore verso il prossimo. Difendere il clan era lo stesso che difendere l’Alleanza.
  • Nella Galilea del tempo di Gesù, a causa del sistema impiantato durante i lunghi governi di Erode Magno (37 a.C. a 4 a.C.) e di suo figlio Erode Antipa (4 a.C. a 39 d.C.), il clan (la comunità) si stava debilitando. Le imposte da pagare, sia al governo che al tempio, i debiti in aumento, la mentalità individualista dell’ideologia ellenistica, le frequenti minacce di repressione violenta da parte dei romani e l’obbligo di accogliere i soldati e dare loro ospitalità, i problemi sempre più grandi di sopravvivenza, tutto questo spingeva le famiglie a rinchiudersi in sé stesse e pensare alle proprie necessità. Questa chiusura si vedeva rafforzata dalla religione dell’epoca. Per esempio, chi dedicava la sua eredità al Tempio poteva lasciare i suoi genitori senza aiuto. Ciò indeboliva il quarto comandamento che era la spina dorsale del clan (Mc 7,8-13). Oltre a questo, l’osservanza delle norme di purezza era un fattore di emarginazione per molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri, lebbrosi, indemoniati, pubblicani, malati, mutilati, paraplegici.
  • E così, la preoccupazione con i problemi della propria famiglia impediva alle persone di riunirsi in comunità. Ora, affinché potesse manifestarsi il regno di Dio nella convivenza comunitaria della gente, le persone dovevano superare i limiti stretti della piccola famiglia ed aprirsi di nuovo alla grande famiglia, alla Comunità. Gesù dette l’esempio. Quando la sua famiglia cercò di impossessarsi di lui, reagì ed allargò la famiglia: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre». Creò comunità.
  • Gesù chiedeva lo stesso a tutti coloro che volevano seguirlo. Le famiglie non potevano rinchiudersi in sé stesse. Gli esclusi e gli emarginati dovevano essere accolti nella convivenza e così sentirsi accolti da Dio (cf Lc 14,12-14). Questo era il cammino per raggiungere l’obiettivo della Legge che diceva: “Non vi sarà alcun bisognoso tra di voi” (Dt 15,4). Come i grandi profeti del passato, Gesù cerca di consolidare la vita comunitaria nei villaggi della Galilea. Riprende il senso profondo del clan, della famiglia, della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore verso Dio e verso il prossimo.

Per un confronto personale

  • Vivere la fede nella comunità. Che posto ha e che influsso ha la comunità nel mio modo di vivere la fede?
  • Oggi, nella grande città, la massificazione promuove l’individualismo che è contrario alla vita in comunità. Cosa sto facendo per combattere questo male?

Preghiera finale

Ho sperato: ho sperato nel Signore  ed egli su di me si è chinato,  ha dato ascolto al mio grido. 

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,  lode al nostro Dio. (Sal 39) 

Mercoledì, 20 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,  e donaci i tesori della tua grazia,  perché, ardenti di speranza, fede e carità,  restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 13,1-9

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. 

Egli parlò loro di molte cose in parabole. 

E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il  sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda”.

Riflessione

  • Nel capitolo 13 del Vangelo di Matteo inizia il terzo grande discorso, il Discorso delle Parabole. Come già detto precedentemente nel commento al vangelo del mercoledì della 14a settimana dell’anno, Matteo organizza il suo vangelo come una nuova edizione della Legge di Dio o come un nuovo “Pentateuco” con i suoi cinque libri. Per questo, il suo vangelo è composto da cinque grandi discorsi o insegnamenti di Gesù, seguiti da parti narrative, in cui si descrive come Gesù metteva in pratica ciò che aveva insegnato nei discorsi. Ecco lo schema:

Introduzione: nascita e preparazione del Messia (Mt 1 a 4) 

  1. Discorso della Montagna: la porta di entrata nel Regno (Mt 5 a 7)

Narrativa Mt 8 e 9 

  1. Discorso della Missione: come annunciare e diffondere il Regno (Mt 10)

Narrativa Mt 11 e 12 

  1. Discorso delle Parabole: il mistero del Regno presente nella vita (Mt 13)

Narrativa Mt 14 a 17 

  1. Discorso della Comunità: il nuovo modo di vivere insieme nel Regno (Mt 18)

Narrativa 19 a 23 

  1. Discorso dell’avvento futuro del Regno: l’utopia che sostiene la speranza (Mt 24 e 25)

Conclusione: passione, morte e risurrezione (Mt 26 a 28). 

  • Nel vangelo di oggi meditiamo la parabola del seme. Gesù aveva un modo di parlare assai popolare per mezzo di paragoni e parabole. Generalmente, quando finiva di raccontare una parabola, non la spiegava, ma soltanto diceva: “Chi ha orecchi per intendere, intenda!” (Mt 11,15; 13,9.43). Ogni tanto, spiegava ai discepoli il significato (Mt 13,36). Le parabole parlano delle cose della vita: seme, lampada, granellino di senape, sale, etc. Sono cose che esistono nella vita di ogni giorno, sia per la gente di quel tempo come oggi per noi. Così, l’esperienza che oggi abbiamo di queste cose diventa per noi un mezzo per scoprire la presenza del mistero di Dio nelle nostre vite. Parlare in parabole vuol dire rivelare il mistero del Regno presente nella vita.
  • Matteo 13,1-3: Seduto nella barca, Gesù insegna alla gente. Come avviene nel Discorso della Montagna (Mt 5,1-2), anche qui Matteo fa una breve introduzione al Discorso

delle Parabole, descrivendo Gesù che insegna sulla barca, sulla spiaggia, e molta gente attorno a lui lo ascolta. Gesù non era una persona istruita (Gv 7,15). Non aveva frequentato la scuola superiore di Gerusalemme. Veniva dall’interno, dalla campagna, da Nazaret. Era uno sconosciuto, agricoltore ed artigiano insieme. Senza chiedere permesso alle autorità religiose, iniziò ad insegnare alla gente. Alla gente piaceva ascoltarlo. Gesù insegnava soprattutto per mezzo di parabole. Ne abbiamo già ascoltate alcune: pescatori di uomini (Mt 4,19), il sale (Mt 5,13), la lampada (Mt 5,15), gli uccelli del cielo e i gigli dei campi (Mt 6,26.28), la casa costruita sulla roccia (Mt 7,24). Ed ora, nel capitolo 13, le parabole cominciano ad avere un significato particolare: servono per rivelare il mistero del Regno di Dio presente in mezzo alla gente e nell’attività di Gesù. 

  • Matteo 13,4-8: La parabola del seme tratta dalla vita dei contadini. In quel tempo, non era facile vivere di agricoltura. Il terreno era pieno di pietre. Poca pioggia, molto sole. Inoltre, molte volte, la gente per abbreviare il cammino, passava in mezzo ai campi e distruggeva le piante (Mt 12,1). Ma malgrado tutto ciò, ogni anno, il contadino seminava e piantava, con fiducia nella forza del seme, nella generosità della natura. La parabola del seminatore descrive ciò che tutti sappiamo e facciamo: il seme gettato dall’agricoltore cade in terra. Una parte cade lungo il cammino, un’altra parte cade tra le pietre e gli spini; un’altra parte cade sul terreno buono, dove, secondo la qualità del terreno, produrrà trenta, sessanta e fino a cento. Una parabola è un paragone. Si serve di cose conosciute dalla gente e visibili, per spiegare cose invisibili e sconosciute del Regno di Dio. La gente di Galilea capiva di semi, terreno, pioggia, sole e raccolto. Ed ora Gesù si serve esattamente di queste cose conosciute dalla gente per spiegare il mistero del Regno.
  • Matteo 13,9: Chi ha orecchi, intenda. L’espressione “Chi ha orecchi, intenda” significa: “E’ questo! Voi avete udito. Ora cercate di capire!” Il cammino per arrivare a capire la parabola è la ricerca: “Cercate di capire!” La parabola non consegna tutto immediatamente, ma spinge a pensare e a far scoprire partendo dall’esperienza che gli auditori hanno del seme. Apre alla creatività e alla partecipazione. Non è una dottrina che arriva già pronta per essere insegnata. La parabola non dà un’acqua in bottiglia, ma la fonte. L’agricoltore che ascolta la parabola dice: “Seme nel terreno, so cosa vuol dire! Ma Gesù dice che ciò ha a che vedere con il Regno di Dio. Cosa sarà?” Ed è possibile immaginare le lunghe conversazioni della gente! La parabola porta ad ascoltare la natura e a pensare alla vita. Una volta una persona chiese in una comunità: “Gesù disse che dobbiamo essere sale. A cosa serve il sale?” Si discusse e alla fine, furono scoperti dieci scopi diversi che il sale può avere! Poi tutto questo fu applicato alla vita della comunità e si scoprì che essere sale è difficile ed esigente. La parabola funzionò!

Per un confronto personale

  • Come ti è stato insegnato il catechismo quando eri piccolo/a? come paragoni tratti dalla vita? Ricordi qualche paragone importante che il/la catechista ti raccontò? Oggi, com’è la catechesi nella tua comunità?
  • A volte siamo cammino, a volte pietra, altre volte spine, altre volte terra buona. Cosa sono io? Nella nostra comunità, cosa siamo? Quanti sono i frutti che la Parola di Dio sta producendo nella mia vita, nella mia famiglia e nella nostra comunità: trenta, sessanta o cento?

Preghiera finale

Il Signore nel tempio santo  il Signore ha il trono nei cieli.  I suoi occhi sono aperti sul mondo,  le sue pupille scrutano ogni uomo. (Sal 10)

Giovedì, 21 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,  e donaci i tesori della tua grazia,  perché, ardenti di speranza, fede e carità,  restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 13,10-17

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?” 

Egli rispose: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. E così si adempie per loro la profezia di Isaia che dice: “Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani”. 

Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico:

molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!” 

Riflessione

  • Il Capitolo 13 ci parla del Discorso delle Parabole. Seguendo il testo di Marco (Mc 4,134), Matteo omette la parabola del seme che germina solo (Mc 4,26-29), e si sofferma sulla discussione del perché delle parabole (Mt 13,10-17) aggiungendo la parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-30), del lievito (Mt 13,33), del tesoro (Mt 13,44), della perla (Mt 13,45-46) e della rete (Mt 13,47-50). Insieme alle parabole del seminatore (Mt 13,4-11) e del grano di senape (Mt 13,31-32), sono in tutto sette parabole Discorso delle Parabole (Mt 13,1-50).
  • Matteo 13,10: La domanda. Nel vangelo di Marco, i discepoli chiedono una spiegazione delle parabole (Mc 4,10). Qui in Matteo, la prospettiva è diversa. Vogliono sapere perché Gesù, quando parla alla gente, parla solamente in parabole: “Perché

usa parabole per parlare con loro?” Qual è il motivo di questa differenza? 

  • Matteo 13,11-13: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Così a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.” Gesù risponde: “Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli. Così a chi ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza, e a chi non ha sarà tolto quello che ha”. Perché agli apostoli è dato di sapere e agli altri no? Un paragone per aiutare a capire. Due ragazze ascoltano la madre che insegna: “chi ama non ‘taglia e cuce’”. Una di loro è sua figlia, l’altra no. La figlia capisce il senso della frase ma l’altra non capisce nulla. Perché? Perché in casa della madre l’espressione “taglia e cuce” significa calunniare. Così, l’insegnamento della madre aiuta la figlia a capire meglio come mettere in pratica l’amore, facendo crescere in lei ciò che già sapeva. A chi tiene, se le darà. L’altra persona non capisce nulla e perde perfino quel poco che sapeva rispetto all’amore e alla calunnia. Rimane confusa e non riesce a capire ciò che l’amore ha a che fare con il taglio ed il cucito! A

chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Una parabola rivela e nasconde nello stesso tempo! Rivela a “coloro che sono dentro”, che accettano Gesù come Messia Servo. Nasconde a coloro che insistono nel dire che il Messia sarà e deve essere un Re Glorioso. Costoro capiscono le immagini della parabola, ma non arrivano a capirne il significato. I discepoli crescono, invece, in ciò che già sanno rispetto al Messia. Gli altri non capiscono nulla e perdono perfino quel poco che pensavano di sapere sul Regno e sul Messia. 

  • Matteo 13,14-15: Il compimento della profezia di Isaia. Come già un’altra volta (Mt 12,1821), in questa reazione diversa della gente e dei farisei dinanzi all’insegnamento delle

parabole, Matteo vede di nuovo un compimento della profezia di Isaia. Perfino cita in modo esteso il testo di Isaia che dice: “Voi udrete, ma non comprenderete, guarderete, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, per non vedere con gli occhi, non sentire con gli orecchi e non intendere con il cuore e convertirsi, e io li risani”.  

  • Matteo 13,16-17: “Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono”. Tutto ciò spiega l’ultima frase: “Ma beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono. In verità vi dico: molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l’udirono!”
  • Le parabole: un nuovo modo di parlare al popolo di Dio. La gente rimaneva impressionata dal modo che Gesù aveva di insegnare. “Un nuovo insegnamento! Dato con autorità! Diverso dagli scribi!” (Mc 7,28). Gesù aveva una capacità assai grande di usare immagini molto semplici per paragonare le cose di Dio con le cose della vita che la gente sapeva e sperimentava nella lotta di ogni giorno per sopravvivere. Ciò presuppone due cose: stare dentro le cose della vita della gente, e stare dentro le cose di Dio, del Regno di Dio. In alcune parabole succedono cose che non avvengono generalmente nella vita. Per esempio, quando si è mai visto che un pastore che ha cento pecore, abbandona il gregge delle 99 per andare alla ricerca della pecorella perduta? (Lc 15,4) Dove si è mai visto un padre che accoglie con gioia e con festa il figlio che ha sperperato tutti i suoi beni, senza dirgli una parola di rimprovero? (Lc 15,20-24). Quando si è mai visto che un samaritano è migliore di un levita e di un sacerdote? (Lc 10,29-37). La parabola fa pensare. Conduce la persona a entrare nella storia partendo dalla sua esperienza di vita. Fa sì che la nostra esperienza ci spinga a scoprire che Dio è presente nella nostra vita di ogni giorno. La parabola è una forma partecipativa di insegnare e di educare. Non cambia tutto in un minuto. Non fa sapere, fa scoprire. La parabola cambia lo sguardo, rende contemplativa la persona che l’ascolta, la aiuta a osservare la realtà. Ecco la novità dell’insegnamento delle parabole di Gesù, diverso da quello dei dottori che insegnavano che Dio si manifesta solamente nell’osservanza della legge. Per Gesù: “Il Regno non è frutto dell’osservanza della legge. Il Regno è presente in mezzo a voi!” (Lc 17,21). Ma chi ascoltava non sempre capiva.

Per un confronto personale

  • Gesù disse: “A voi è stato dato di conoscere i misteri del Regno”. Quando leggo i Vangeli, sono come coloro che non capiscono nulla o come coloro a cui è dato di conoscere il Regno?
  • Qual è la parabola di Gesù con cui mi identifico di più? Perché?

Preghiera finale

Signore, la tua grazia è nel cielo,  la tua fedeltà fino alle nubi;  la tua giustizia è come i monti più alti,  il tuo giudizio come il grande abisso. (Sal 35) 

Venerdì, 22 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 20,1-2.11-18

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 

Maria stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. 

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi, ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. 

Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena, la cui festa celebriamo oggi. La morte di Gesù, il suo grande amico, le fa perdere il senso della vita. Ma non smette di cercarlo. Va al sepolcro per incontrare di nuovo colui che la morte le aveva rubato. Ci sono momenti nella vita in cui crolla tutto. Sembra che tutto sia finito. Morte, disastri, dolori, delusioni, tradimenti! Tante cose che possono farci perdere la terra sotto i piedi e produrre in noi una crisi profonda. Ma può succedere anche qualcosa di diverso. Improvvisamente, l’incontro con un’amicizia può ridare senso alla nostra vita e farci scoprire che l’amore è più forte della morte e della sconfitta. Nel modo in cui viene descritta l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena scorgiamo le tappe del suo percorso, dalla ricerca dolorosa dell’amico morto all’incontro con il risorto. Sono anche le tappe che percorriamo noi tutti, lungo la vita, alla ricerca di Dio e nel vissuto del vangelo È il processo di morte e di resurrezione che si prolunga giorno dopo giorno.
  • Giovanni 20,1: Maria Maddalena va al sepolcro. C’era un amore profondo tra Gesù e Maria Maddalena. Lei fu una delle poche persone che ebbero il coraggio di rimanere con Gesù fino all’ora della sua morte in croce. Dopo il riposo obbligatorio del sabato, lei ritornò al sepolcro, per stare nel luogo dove aveva incontrato l’Amato per l’ultima volta. Ma, con sua grande sorpresa, il sepolcro era vuoto!
  • Giovanni 20,11-13: Maria Maddalena piange, ma cerca. Piangendo, Maria Maddalena si inchina e guarda nel sepolcro, dove vede due angeli vestiti di bianco, seduti nel luogo dove era stato collocato il corpo di Gesù, uno alla testa l’altro ai piedi del sepolcro. Gli angeli le chiedono: “Perché piangi? ” Risposta: “Hanno portato via il mio

signore e non so dove l’hanno messo!” Maria Maddalena cerca il Gesù che lei ha conosciuto, lo stesso con cui aveva vissuto tre anni. 

  • Giovanni 20,14-15: Maria Maddalena parla con Gesù senza riconoscerlo. I discepoli di Emmaus videro Gesù, ma non lo riconobbero (Lc 24,15-16). Lo stesso avviene con Maria Maddalena. Lei vede Gesù, ma non lo riconosce. Pensa che è il custode del giardino. Anche Gesù chiede, come hanno fatto gli angeli: “Perché piangi?” Ed aggiunge: “Chi stai cercando?” Risposta: “Se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai

posto ed io andrò a prenderlo!” Lei cerca ancora il Gesù del passato, lo stesso di tre giorni prima. L’immagine di Gesù del passato impedisce che lei riconosca il Gesù vivo, presente dinanzi a lei. 

  • Giovanni 20,16: Maria Maddalena riconosce Gesù. Gesù pronuncia il nome “Maria!” (Miriam) Ecco il segno di riconoscimento: la stessa voce, lo stesso modo di pronunciare il nome. Lei risponde: “Maestro!” (Rabuni) Gesù si volta. La prima impressione è che la morte non è stata che un incidente doloroso di percorso, ma che ora tutto è ritornato come prima. Maria abbraccia Gesù con forza. Era lo stesso Gesù che era morto in croce, lo stesso che lei aveva conosciuto e amato. Qui avviene ciò che Gesù dice nella parabola del Buon Pastore: “Lui le chiama per nome e loro conoscono la sua voce”. – “Io conosco le mie pecore, e le mie pecore mi conoscono!

(Gv 10,3.4.14). 

  • Giovanni 20,17: Maria Maddalena riceve la missione di annunciare la risurrezione agli apostoli. Infatti, è lo stesso Gesù, ma il modo di stare con lei non è lo stesso. Gesù le dice: “Non mi trattenere perché non sono ancora salito al Padre!” Gesù va a stare insieme al Padre. Maria Maddalena non lo deve trattenere e deve assumere la sua missione: “Ma va’ dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro. Chiama i discepoli “miei fratelli”. Salendo al Padre, Gesù ci apre il cammino per farci stare vicino a Dio. “Voglio che loro stiano con me dove io sto” (Gv 17,24; 14,3).
  • Giovanni 20,18: La dignità e la missione di Maria Maddalena e delle donne. Maria Maddalena viene chiamata discepola di Gesù (Lc 8,1-2); testimone della sua crocifissione (Mc 15,40-41; Mt 27,55-56; Jo 19,25), della sua sepoltura (Mc 15,47; Lc 23,55; Mt 27,61), e della sua risurrezione (Mc 16,1-8; Mt 28,1-10; Lc 24,1-10; Gv 20,1.11-18). Ed ora riceve l’ordine, le viene ordinato, di andare dai Dodici ad annunciare che Gesù è vivo. Senza questa Buona Novella della Risurrezione, le sette lampade dei sacramenti si spegnerebbero (Mt 28,10; Jo 20,17-18).

Per un confronto personale

  • Tu hai avuto un’esperienza che ha prodotto in te la sensazione di perdita e di morte? Cosa ti ha dato nuova vita e ti ha ridato la speranza e la gioia di vivere?
  • Maria Maddalena cercava Gesù in un certo modo e lo incontrò di nuovo in un altro modo. Come avviene oggi questo nella nostra vita?

Preghiera finale

O Dio, tu sei il mio Dio,  all’aurora, ti cerco, 

di te ha sete l’anima mia,  a te anela la mia carne,  come terra deserta, arida, senz’acqua. (Sal 62) 

Sabato, 23 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia,  volgi verso di te i nostri cuori: 

tu che ci hai liberato dalle tenebre  con il dono della fede, 

non permettere che ci separiamo da te,  luce di verità. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da sé stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

Riflessione

  • I Capitoli dal 15 al 17 del Vangelo di Giovanni ci presentano diversi insegnamenti di Gesù che l’evangelista mette insieme e colloca qui nel contesto amico e fraterno dell’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli:

Gv 15,1-17: Riflessioni attorno alla parabola della vite 

Gv 15,18 a 16,4a: Consigli sul modo di comportarsi se siamo perseguitati 

Gv 16,4b-15: Promessa sulla venuta dello Spirito Santo 

Gv 16,16-33: Riflessioni sull’addio ed il ritorno di Gesù 

Gv 17,1-26: Il Testamento di Gesù in forma di preghiera 

  • I Vangeli di oggi e di domani presentano una parte della riflessione di Gesù attorno alla parabola della vite. Per capire bene tutta la portata di questa parabola, è importante studiare bene le parole usate da Gesù. Ed è anche importante osservare

da vicino una vite o una qualsiasi pianta per vedere come cresce e come avviene il legame tra tronco e rami, e come il frutto nasce dal tronco e dai rami. 

  • Giovanni 15,1-2: Gesù presenta il paragone della vite. Nell’Antico Testamento, l’immagine della vite indicava il popolo di Israele (Is 5,1-2). La gente era come una vite che Dio piantò con molta tenerezza sulle colline della Palestina (Sal 80,9-12). Ma la vite non corrisponde a ciò che Dio si aspettava. Invece di uva buona produce un frutto acerbo che non è buono a nulla (Is 5,3-4). Gesù è la nuova vite, la vera vite. In una unica frase ci consegna il paragone. Dice: “Io sono la vera vite e mio Padre è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto!”. La potatura è dolorosa, ma è necessaria. Purifica la vite, così cresce e dà più frutti.
  • Giovanni 15,3-6: Gesù spiega ed applica la parabola. I discepoli sono già puri. Sono stati già potati dalla parola che udirono da Gesù. Fino ad oggi, Dio opera la potatura in noi mediante la sua Parola che ci giunge dalla Bibbia e da tanti altri mezzi. Gesù allunga la parabola e dice: “Io sono la vite, e voi siete i tralci!” Non si tratta di due cose distinte: da un lato la vite, dall’altro i tralci. No! La vite non esiste senza i tralci. Noi siamo parte di Gesù. Gesù è il tutto. Affinché un ramo possa produrre frutto, deve essere unito alla vite. Solo così riesce a ricevere la linfa. “Senza di me non potete far nulla!” Il ramo che non dà frutto viene tagliato. Si secca ed è pronto per essere bruciato. Non serve a nulla, nemmeno per la legna!
  • Giovanni 15,7-8: Rimanete nell’amore. Il nostro modello è quello che Gesù stesso visse nella sua relazione con il Padre. Dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore!” Insiste nel dire che dobbiamo rimanere in lui e che le sue parole devono rimanere in noi. Ed arriva a dire: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato!” Poiché ciò che più vuole il Padre è che diventiamo discepoli e discepole di Gesù e, così, produciamo molto frutto.

Per un confronto personale

  • Quali sono state le potature o i momenti difficili nella mia vita che mi hanno aiutato a crescere? Quali le potature o momenti difficili che abbiamo avuto nella nostra comunità e che ci hanno aiutato a crescere?
  • Ciò che mantiene la pianta unita e viva, capace di dare frutti, è la linfa che la percorre. Qual è la linfa che percorre la nostra comunità e che la mantiene viva, capace di produrre frutti?

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo,  cantate al Signore da tutta la terra. 

Cantate al Signore, benedite il suo nome. (Sal 95)

Domenica, 24 luglio 2022

La preghiera del Maestro  la preghiera dei discepoli  Luca 11, 1-13

Orazione iniziale 

Padre di ogni misericordia, 

nel Nome di Cristo tuo Figlio, ti chiediamo,  mandaci il Dono,  infondi in noi lo Spirito!  Spirito Paraclito, 

insegnaci a pregare nella verità  rimanendo nel nuovo Tempio  che è il Cristo. 

Spirito fedele al Padre e a noi,  come la colomba al suo nido,  invoca in noi incessantemente al Padre,  perché non sappiamo pregare. 

Spirito di Cristo,  primo dono a noi credenti,  prega in noi senza stancarti il Padre,  come ci ha insegnato il Figlio. Amen.

Lettura 

  1. a) Il contesto liturgico:

La Liturgia della Parola di questa domenica è centrata sul tema della preghiera. Di lode o d’intercessione o di contemplazione che sia, la preghiera semplice e fiduciosa dell’uomo è sempre preziosa agli occhi di Dio che, da buon padre, ascolta volentieri le richieste dei figli, anche se già ne conosce il contenuto. 

Come si vede nella prima lettura (Gn 18, 20-21. 23-32), Egli è ben disposto verso l’uomo che lo prega, al punto che accetta di cambiare le proprie decisioni, quando Abramo lo prega per Sodoma e Gomorra. È un Dio che accetta di mercanteggiare con l’amato patriarca, in un “tira e molla” che ne mostra la misericordia e che rivela quanto sia vero che l’intercessione dell’uomo è preziosa ai suoi occhi, soprattutto se quest’uomo ha riempito i propri occhi e il proprio cuore nella contemplazione della sua Presenza, come Abramo aveva fatto nell’accogliere i tre viandanti alle querce di Mamre. 

Il tema della misericordia di Dio ritorna nella seconda lettura (Col2, 12-14): siamo viventi, viviamo della vera vita, quella dei con-risorti con Cristo, solo perché Dio ha avuto misericordia di noi e non ha tenuto conto dei nostri peccati, badando a nient’altro che alla nostra salvezza. Perciò, ora viviamo “per Cristo, con Cristo, in Cristo” e possiamo rapportarci a Dio con piena fiducia di essere accolti e ascoltati non da un giudice ma da un Padre che si occupa con amore immenso del nostro bene. 

In questa domenica, mentre forse assorti nel tentativo di distrarci dal tran-tran quotidiano, la Parola di Dio ci fa fermare per esporci con calma e fiducia al sole di Dio, il Padre amorevole al quale, da figli nel Figlio, possiamo chiedere tutto ciò di cui abbiamo necessità con la sicurezza che ci darà il meglio di Sé: lo Spirito.  b) Il brano nel suo contesto: 

Il vangelo s’incastona quasi all’inizio della “grande inclusione” di Luca (nella quale il terzo evangelista abbandona la traccia di Marco per seguire una fonte propria). Questa lunga sezione caratteristica del vangelo di Luca (9, 51 – 19, 44) è caratterizzata da un incessante viaggiare di Gesù verso Gerusalemme, a volte con un itinerario impossibile da seguire su una cartina geografica, seguendo un percorso comunque lunghissimo e farraginoso che sembra non raggiungere la meta. Si tratta di un viaggiare di grande valore teologico, con un orientamento preciso: Gesù è “il profeta itinerante che dirige la sua attenzione verso la Città santa dove lo chiama la volontà divina” (G. Rossé). Infatti, la sezione comincia con un’espressione famosa: “Mentre stavano compiendosi i giorni in

cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Lc 9,

51). 

Durante questo viaggio, Gesù si dedica soprattutto all’insegnamento, comportandosi davvero come Dio che “visita” gli uomini (cfr Lc 1, 78; 7, 16) e, in vista della propria morte ormai imminente, lasciando quasi un testamento ai suoi discepoli, per guidarne l’esistenza nel mondo fino al proprio ritorno definitivo. Così, nelle pagine immediatamente precedenti il nostro vangelo, troviamo due dei tre annunci della passione, il famoso “inno di lode al Padre” che si rivela ai piccoli, la parabola del “buon samaritano” e anche l’episodio dell’ospitalità di Marta e Maria, nel quale Gesù propone come modello di discepolato una donna, Maria, capace di “scegliere la parte migliore” e concentrare tutta la propria persona su di Lui. Subito dopo quest’episodio si trova il nostro brano evangelico. 

  1. c) Il testo:

1 Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: 

Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; 3 dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, 4 e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». 

5 Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, 6 perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; 7 e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; 8 vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. 

9 Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 10 Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 11 Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? 12 O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? 13 Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».  d) Per aiutare la comprensione del brano: 

Il nostro brano evangelico è chiaramente suddiviso in sezioni: 

  1. 1-4: la preghiera insegnata da Gesù vv. 5-8: la parabola dell’amico insistente vv. 9-13: l’insegnamento sull’efficacia della preghiera.

Un momento di silenzio orante 

  • Respiriamo lentamente… Come i discepoli, anche noi raduniamoci attorno a Gesù che prega solitario. Raccogliamo attorno a Lui e in Lui tutte le nostre energie, ciascun pensiero, ogni impegno e preoccupazione, le speranze e i dolori…
  • Oggi siamo noi quei discepoli che vedono pregare il Maestro e si lasciano coinvolgere dalla sua preghiera, che evidentemente era molto speciale.
  • Oggi le sue parole sono per noi, il suo invito a fidarci dell’amore del Padre è rivolto a noi, troppo presi dalle nostre cose, troppo alla ricerca del “tutto e subito”, ammaliati da mille cose che poi (ma solo “poi”, dopo qualche evento che ci percuote) scopriamo davvero superflue…
  • Oggi tocca a noi dare voce alla preghiera del Maestro: Padre, sia santificato il tuo

Nome…

Alcune domande 

Cogliamo l’occasione per interrogarci sulla nostra preghiera: 

  • Cosa è la preghiera per me: Un obbligo? Una pausa per la ricerca di me stesso/a? La presentazione a Dio di un elenco di richieste? Una sosta in compagnia del Padre? Il dialogo semplice e fiducioso con Colui che mi ama?
  • Quanto tempo dedico alla preghiera: ogni giorno qualcosa? Oppure, ogni settimana o una volta al mese? Occasionalmente? Sistematicamente? Aspetto di “sentire il bisogno” di pregare?
  • Da cosa parte la mia preghiera: dalla Parola di Dio? Dal santo o dalla festività liturgica del giorno? Dalla devozione alla vergine Maria? Da un’immagine illustre o da un’icona? Dagli eventi della mia vita o da quelli della storia del mondo?
  • Con chi mi incontro, quando prego: guardando nel profondo di me stesso/a, nel pregare parlo con uno che sento giudice, o amico? Lo sento “alla pari” con me o lo avverto “santo”, infinito o irraggiungibile? È accanto a me, o lontano e indifferente? È mio Padre o il mio padrone? Si occupa di me o “bada ai fatti suoi”?
  • Come prego: uso in modo un po’ meccanico formule prefissate? Prego con brani di salmi o di altre pagine bibliche? Con testi liturgici? Scelgo una preghiera spontanea? Ricorro a lunghi testi dalle belle parole o preferisco ripetere una breve frase? Come utilizzo la “preghiera del Signore”? Mi ritrovo più spesso a invocare Dio per qualche necessità o a lodarlo nella liturgia o a contemplarlo nel silenzio? Riesco a pregare mentre lavoro o quando sono in qualsiasi luogo o soltanto quando mi trovo in chiesa? Riesco a fare mia la preghiera liturgica? Che posto ha la Madre di Dio nella mia preghiera?

Una chiave di lettura 

Il nostro brano presenta la preghiera come una delle esigenze fondamentali e dei punti qualificanti della vita del discepolo di Gesù e della comunità dei discepoli. 

  • 1-4: Gesù, come i grandi maestri religiosi del suo tempo, insegna ai propri seguaci una preghiera che li caratterizza: il “Padre nostro”.

Il testo di questa preghiera, nella versione di Luca, è molto più breve di quella riferita dall’evangelista Matteo (Mt 6, 9-13) e, probabilmente, è più fedele alla formula originaria voluta dal Signore, sebbene anche Luca abbia ritoccato il testo trasmessogli dalle sue fonti. Altrettanto si può dire del diverso contesto in cui i due evangelisti pongono questa catechesi sulla preghiera. Quello di Luca, meno dottrinale e polemico di Matteo, è più legato al rapporto e alla frequentazione personale fra il Maestro e i discepoli, è senz’altro più vicino alla realtà dei fatti: vedendolo pregare, i discepoli restano come affascinati e gli chiedono di insegnargli a pregare come lui. Quanto alle fonti teologiche e letterarie, possiamo dire che “la preghiera del Padre Nostro ha senza dubbio un’origine palestinese. Era recitata nella liturgia della comunità [cristiana]. H. Schürmann la considera una preghiera guida, un formulario che costituisce quasi il nucleo centrale di ogni preghiera, il cui sviluppo era lasciato alla libertà di ciascuno. Ciò spiega perché la comunità matteana si senta legittimata ad aumentare le domande” (G. Rossé). Le origini letterarie della “preghiera del Signore”, però, sono rintracciabili anche in alcune preghiere ebraiche dell’epoca, ad esempio nelle “Diciotto benedizioni”. Ancora più remotamente, le radici della preghiera insegnata da Gesù sono poste nella profonda convinzione del popolo ebraico che Dio sia “padre di Israele”, in quanto suo Re, ma anche padre di tutti i popoli e del mondo stesso, in quanto creatore di tutti. 

Caratteristica della preghiera al Padre divino riportata da Luca è il suo orientamento pratico ben coniugato con gli aspetti spirituali, morali ed escatologici: il terzo evangelista vuol fare comprendere ai suoi lettori che Dio è un Padre buono e potente, di cui fidarsi comunque. 

  • 5-8: più che di una parabola, si tratta di una similitudine, perché illustra un comportamento tipico che suscita nell’uditorio una risposta spontaneamente univoca. Nel nostro caso, alla domanda “chi tra di voi…?” (v. 5) sarebbe difficile trovare chi non risponderebbe di slancio “nessuno!”. Dunque, il racconto vuole mostrarci il modo di agire di Dio attraverso il filtro dell’agire umano, che risulta quasi una brutta copia di quello del Padre.

La scena è ambientata nella campagna palestinese. Di solito, chi doveva intraprendere

un viaggio, si metteva in cammino al calare del sole, per evitare di subire le conseguenze delle temperature diurne troppo alte. Nelle case palestinesi dell’epoca esistenza una sola stanza e tutta la famiglia la utilizzava sia per le attività diurne, sia per il riposo della notte, stendendo semplicemente delle stuoie sul pavimento. 

La domanda dell’uomo che si trova in piena notte a ricevere un ospite inatteso riflette il tipico senso di ospitalità dei popoli antichi e la richiesta di “tre pani” (v. 5) si spiega col fatto che quella era la quantità di pane che costituiva il pasto normale di un adulto. 

L’uomo che di notte corre dall’amico è figura del discepolo di Cristo, chiamato a pregare Dio sempre e comunque, con fiducia di essere esaudito non perché l’ha stancato, ma perché Egli è un Padre misericordioso e fedele alle promesse. La parabola serve, perciò, a spiegare con quale atteggiamento il vero discepolo deve pregare il “Padre nostro”: una confidenza totale in Dio, Padre amabile e giusto, confidenza che si spinge fino a una certa sfacciataggine, cioè a “disturbarlo” in qualsiasi momento e a insistere presso di lui in ogni modo, con la certezza di essere esauditi. 

La preghiera come atteggiamento fondamentale di ogni Cristiano che voglia veramente essere discepolo di Gesù è ben presentata dall’apostolo Paolo: «Pregate

incessantemente, in ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi» (1Ts 5, 17-18); «Pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi» (Ef 6, 18). 

– vv. 9-13: l’ultima parte del nostro vangelo è quella più propriamente didattica. Riprende i temi dei versetti precedenti, puntando decisamente sulla fiducia che deve caratterizzare la preghiera cristiana, basata sulla salda roccia della fede. È la fiducia dell’orante che spalanca le porte del cuore del Padre ed è proprio la sua identità di Padre che ama portare in braccio i suoi figli e consolarli con la tenerezza di una madre (cfr Is 66, 12-13) quello che deve nutrire la fiducia dei Cristiani. 

Dio è un Padre che ama ricevere le richieste dei suoi figli, perché questo dimostra la loro fiducia in Lui, perché per chiedere essi si avvicinano a Lui con cuore disponibile, perché questo li spinge a guardare il suo volto mite e amorevole, perché così facendo (anche se indirettamente) essi manifestano di credere che Lui è davvero il Signore della storia e del mondo e, soprattutto, perché questo gli dà modo di dimostrare loro apertamente il suo amore delicato, attento, libero e solo orientato al bene dei suoi figli. Ciò che al Padre dispiace non è l’insistenza o l’indiscrezione dei figli nel chiedere, ma il fatto che non gli chiedono mai abbastanza, rimanendo silenziosi e quasi indifferenti a Lui, il loro rimanere a distanza con mille scuse di rispetto, di “tanto Lui già sa tutto”, ecc. 

Dio è certamente un Padre che sa provvedere a tutto ciò che riguarda l’esistenza quotidiana dei suoi figli, ma, altrettanto, sa cosa è bene per loro e lo sa molto meglio di loro. Ecco perché Egli elargisce ai Cristiani molti beni e soprattutto il dono per eccellenza: lo Spirito, l’unico bene davvero indispensabile per la loro vita, quello che, lasciato agire, li rende sempre più autenticamente figli nel Figlio.

Alcuni punti chiave 

  1. Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare»: Gesù si apparta per pregare. Lo fa spesso nel racconto di Luca (5, 16), soprattutto nelle immediate precedente di eventi importanti: prima di costituire il gruppo dei Dodici (6, 12-13), prima di provocare la confessione di fede di Pietro (9, 18-20), prima della trasfigurazione (9, 28-29) e, infine, prima della passione (22, 40-45).

Gesù che prega provoca nei discepoli il desiderio di pregare come lui. È, evidentemente, una preghiera che ha dei riflessi esterni davvero speciali che, certamente, si ripercuotono sulla sua predicazione. I discepoli comprendono che una tale preghiera è molto diversa da quella insegnata dagli altri maestri spirituali di Israele e anche dallo stesso precursore di Gesù, per questo gli chiedono di insegnare loro la sua preghiera. In questo modo, la preghiera che Gesù trasmette ai suoi diventa l’espressione caratteristica del loro ideale e della loro identità, del loro modo di rapportarsi con Dio e fra di loro. 

  1. Padre: La prima cosa che Gesù insegna a proposito della preghiera è chiamare Dio

con il nome di “Padre”. A differenza di Matteo, Luca non aggiunge l’aggettivo “nostro”, mettendo meno l’accento sull’aspetto comunitario della preghiera cristiana; d’altra parte, il fatto d’ invocare lo stesso Padre costituisce il miglior collante dell’unità comunitaria dei discepoli. 

Per un ebreo del sec. 1°, il rapporto con il padre era fatto d’intimità, ma anche di riconoscimento della sua sovranità su ciascun membro della famiglia. Ciò si è riflesso sull’uso cristiano di chiamare Dio “padre”, mentre non ci sono testimonianze sicure che gli Ebrei dell’epoca usassero chiamare Dio con il confidenziale “abba”. Questo termine non è altro che l’enfatizzazione dell’aramaico “’ab”, il termine familiare e rispettoso usato per il padre terreno. 

Il fatto che Gesù usasse rivolgersi a Dio chiamandolo abba manifesta il nuovo tipo di rapporto che Egli, e perciò i suoi discepoli, instaurano con Dio: un rapporto di vicinanza, familiarità e fiducia. Secondo lo schema classico della preghiera biblica, la prima parte del “Padre nostro” riguarda direttamente Dio, mentre la seconda parte è riferita alle necessità dell’uomo nella vita terrena. 

  1. Padre, sia santificato il tuo nome: è Dio, nel messaggio dei profeti d’Israele, che “santifica il proprio Nome” (cioè sé stesso: “il nome è la persona”) intervenendo con potenza nella storia umana, nonostante Israele e gli altri popoli lo abbiano disonorato. Leggiamo in Ezechiele: “Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e disonorarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese. Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che gli Israeliti avevano disonorato fra le genti presso le quali sono andati. Annunzia alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, gente d’Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete disonorato fra le genti presso le quali siete andati. Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore – parola del Signore Dio – quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo” (36, 20-24). In proposito si può leggere anche: Dt 32, 51; Is 29, 22; Ez 28, 22. 25.

Il soggetto del verbo “santificare”, in Lc 11, 2, è Dio stesso: siamo di fronte a un “passivo teologico”. Ciò significa che la prima richiesta di questa preghiera non riguarda l’uomo e il suo indiscutibile impegno di onorare e rispettare Dio, ma Dio Padre stesso che deve fare in modo da farsi riconoscere tale da tutti gli uomini. Si chiede, quindi, a Dio che si riveli nella sua sovrana grandezza: è una invocazione dal tono escatologico, strettamente legata con la successiva. 

  1. Venga il tuo Regno: il grande evento annunciato da Gesù è la vicinanza definitiva del

Regno di Dio agli uomini: “Sappiate che il regno di Dio è vicino” (Lc 10,11; cfr anche Mt 10,

7). La preghiera di Gesù e del Cristiano, dunque, è in stretta sintonia con quest’annuncio. Chiedere nella preghiera che questo Regno sia sempre più

visibilmente presente ottiene, infatti, due effetti: colui/colei che prega si confronta con il disegno escatologico di Dio, ma anche si pone in una radicale disponibilità verso questa Sua volontà di salvezza. 

Dunque, se è vero che a Dio Padre si può e si deve manifestare ogni propria necessità, è altrettanto vero che la preghiera cristiana non è mai finalizzata all’uomo, non è mai una richiesta egoistica dell’uomo, ma il suo fine ultimo è glorificare Dio, invocare la sua piena vicinanza, la sua completa manifestazione: “Cercate il regno di Dio e queste cose

vi saranno date in aggiunta” (Lc 22, 31). 

  1. e) Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano: siamo passati alla seconda parte della preghiera del Signore. L’orante ha posto ormai le basi per un corretto e confidenziale rapporto con Dio; perciò, ormai vive nella logica della vicinanza di Dio che è Padre e le sue richieste sgorgano da questo suo modo di vivere.

Il pane è il cibo più necessario, l’alimento primario, al tempo di Gesù come oggi (o quasi!). Qui, però, “pane” indica il cibo in generale e anche, più ampiamente, ogni genere di necessità materiale dei discepoli. 

Il termine italiano “pane” è la traduzione del greco “epiousion”, che troviamo anche nella versione di Matteo, ma in alcun altro testo greco biblico o profano. Ciò rende difficile darne una versione davvero attendibile, tanto che ci si è dovuti adattare a tradurlo in base al contesto. Ciò che è davvero chiaro, però, è che il discepolo che sta pregando in questo modo è cosciente di non avere molte sicurezze materiali per il futuro, nemmeno a proposito del proprio nutrimento quotidiano: egli ha davvero

“lasciato tutto” per seguire il Cristo (cfr Lc 5, 11). Si tratta di una situazione caratteristica dei Cristiani delle prime generazioni, ma non è detto che la preghiera per “il pane” non possa essere utilissima anche ai Cristiani del nostro tempo: tutti siamo chiamati a ricevere ogni cosa dalla Provvidenza, come un dono gratuito di Dio, anche se viene dal lavoro delle nostre mani; a questo, ad esempio, ci richiama costantemente la dinamica del rito eucaristico dell’offertorio: si offre a Dio ciò che si sa bene di aver ricevuto da Lui, per poterlo ricevere nuovamente dalle sue mani. Ciò significa anche che il Cristiano di ogni tempo non deve coltivare alcuna preoccupazione per la propria situazione materiale, perché il Padre penserà a lui: “Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello

che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito” (Lc 12, 22-23). 

  1. f) Perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore:

Immerso nella salvezza donata dal Padre con l’avvento del suo Regno, il Cristiano sa di essere perdonato in anticipo da ogni colpa. Questo lo mette nella condizione e nell’obbligo di perdonare gli altri, consentendo a Dio di rendere definitivo il perdono per il credente capace di perdonare (cfr Mt 18, 23-35). 

Siamo sempre a cavallo fra il regno “già” presente e il regno “non ancora” compiuto. Un comportamento del Cristiano che non fosse in sintonia con la salvezza già ricevuta da Dio in Cristo, renderebbe vano per lui il perdono già ricevuto. Ecco perché Luca dice: “perché anche noi perdoniamo”: non vuole mettere l’uomo sullo stesso piano di Dio, ma la coscienza che l’uomo può sciupare l’opera salvifica di Dio, nella quale il Padre l’ha voluto inserire come elemento attivo, per estendere a tutto il suo perdono sempre gratuito.

Un’esperienza di preghiera emblematica e celebre 

Dai Manoscritti autobiografici di s. Teresa di Gesù bambino e del Volto santo (nn. 917-

318): 

«Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il Cielo, è un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia, insomma è qualche cosa di grande, di soprannaturale, che mi dilata l’anima e mi unisce a Gesù. 

Non vorrei però, Madre cara, farle credere che io reciti senza devozione le preghiere in comune, nel coro o negli eremitaggi. Al contrario, amo molto le preghiere in comune, perché Gesù ha promesso di “trovarsi in mezzo a coloro che si riuniscono nel suo nome”; sento allora che il fervore delle mie sorelle supplisce al mio. Ma da sola (ho vergogna di confessarlo), la recita del rosario mi costa più che mettermi uno strumento di penitenza. Sento che lo dico così male! Ho un bell’impegnarmi nel meditare i misteri del rosario, non arrivo a fissare il mio spirito. Per lungo tempo mi sono afflitta per questa mancanza di devozione che mi meravigliava, perché amo tanto la Vergine Santa, tanto che mi dovrebbe esser facile fare in onore suo le preghiere che le piacciono. Ora me ne cruccio meno, penso che la Regina dei Cieli sia mia madre, vede certo la mia buona volontà e se ne contenta. 

Qualche volta, se il mio spirito è in un’aridità così grande che mi è impossibile trarne un pensiero per unirmi al buon Dio, recito molto lentamente un “Padre nostro” e poi il saluto angelico; allora queste preghiere mi rapiscono, nutriscono l’anima mia ben più che se le avessi recitate precipitosamente un centinaio di volte».

Un momento di preghiera: Salmo 103 

Al Dio misericordioso e provvidente, che ha creato la meravigliosa armonia del cosmo e in essa ha posto l’uomo quale suo “vicario”, cantiamo con il salmo:

Benedici il Signore, anima mia, 

Signore, mio Dio, quanto sei grande!  Rivestito di maestà e di splendore,  avvolto di luce come di un manto.  Tu stendi il cielo come una tenda,  costruisci sulle acque la tua dimora,  fai delle nubi il tuo carro,  cammini sulle ali del vento;  fai dei venti i tuoi messaggeri,  delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.  Hai fondato la terra sulle sue basi,  mai potrà vacillare. 

L’oceano l’avvolgeva come un manto,  le acque coprivano le montagne.  Alla tua minaccia sono fuggite,  al fragore del tuo tuono hanno tremato.  Emergono i monti, scendono le valli  al luogo che hai loro assegnato. 

Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,  non torneranno a coprire la terra.  Fai scaturire le sorgenti nelle valli  e scorrono tra i monti;  ne bevono tutte le bestie selvatiche  e gli ònagri estinguono la loro sete.  Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,  cantano tra le fronde. 

Dalle tue alte dimore irrighi i monti,  con il frutto delle tue opere sazi la terra.  Fai crescere il fieno per gli armenti  e l’erba al servizio dell’uomo,  perché tragga alimento dalla terra:  il vino che allieta il cuore dell’uomo;  l’olio che fa brillare il suo volto  e il pane che sostiene il suo vigore.  Si saziano gli alberi del Signore,  i cedri del Libano da lui piantati.  Là gli uccelli fanno il loro nido  e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.  Per i camosci sono le alte montagne,  le rocce sono rifugio per gli iràci.  Per segnare le stagioni hai fatto la luna  e il sole che conosce il suo tramonto.  Stendi le tenebre e viene la notte  e vagano tutte le bestie della foresta;  ruggiscono i leoncelli in cerca di preda e chiedono a Dio il loro cibo. 

Sorge il sole, si ritirano e si accovacciano nelle tane.  Allora l’uomo esce al suo lavoro,  per la sua fatica fino a sera. 

Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!  Tutto hai fatto con saggezza,  la terra è piena delle tue creature. 

Ecco il mare spazioso e vasto: 

lì guizzano senza numero animali piccoli e grandi.  Lo solcano le navi,  il Leviatàn che hai plasmato perché in esso si diverta.  Tutti da te aspettano  che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.  Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,  tu apri la mano, si saziano di beni.  Se nascondi il tuo volto, vengono meno,  togli loro il respiro, muoiono  e ritornano nella loro polvere.  Mandi il tuo spirito, sono creati,  e rinnovi la faccia della terra.  La gloria del Signore sia per sempre;  gioisca il Signore delle sue opere. 

Egli guarda la terra e la fa sussultare,  tocca i monti ed essi fumano. 

Voglio cantare al Signore finché ho vita,  cantare al mio Dio finché esisto.  A lui sia gradito il mio canto;  la mia gioia è nel Signore.  Scompaiano i peccatori dalla terra  e più non esistano gli empi.  Benedici il Signore, anima mia.

Orazione finale 

Padre buono e santo, il tuo amore ci fa fratelli e ci spinge a radunarci tutti nella tua santa Chiesa per celebrare con la vita il mistero di comunione. Tu ci chiami a condividere l’unico pane vivo ed eterno donato a noi dal cielo: aiutaci a saper spezzare nella carità di Cristo anche il pane terreno, perché si sazi ogni fame del corpo e dello spirito. Amen.

Lunedì, 25 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,  tu hai voluto che san Giacomo,  primo fra gli Apostoli,  sacrificasse la vita per il Vangelo;  per la sua gloriosa testimonianza  conferma nella fede la tua Chiesa  e sostienila sempre con la tua protezione.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 20,20-28

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?” Gli rispose: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. 

Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”. 

Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. 

Riflessione

  • Gesù e i discepoli sono in cammino verso Gerusalemme (Mt 20,17). Gesù sa che lo uccideranno (Mt 20,8). Il profeta Isaia lo aveva già annunziato (Is 50,4-6; 53,1-10). La sua morte non sarà il frutto di un destino cieco o di un piano prestabilito, ma sarà la conseguenza dell’impegno liberamente assunto di essere fedele alla missione che ricevette dal Padre insieme ai poveri della sua terra. Gesù aveva già avvisato che il discepolo deve seguire il maestro e portare la sua croce dietro di lui (Mt 16,21.24), Ma i discepoli non capirono bene cosa stava succedendo (Mt 16,22-23; 17,23). La sofferenza e la croce non si combinavano con l’idea che avevano del messia.
  • Matteo 20,20-21: La richiesta della madre dei figli di Zebedeo. I discepoli non solo non capiscono, ma continuano a pensare alle loro ambizioni personali. La madre dei figli di Zebedeo, portavoce dei suoi figli Giacomo e Giovanni, si avvicina a Gesù per chiedergli un favore: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Loro non avevano capito la proposta di Gesù. Erano preoccupati solo dei loro interessi. Ciò rispecchia le tensioni nelle comunità, sia al tempo di Gesù e di Matteo, come pure oggi nelle nostre comunità.
  • Matteo 20,22-23: La risposta di Gesù. Gesù reagisce con fermezza. Risponde ai figli e non alla madre: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete forse bere il calice che io sto per bere?” Si tratta del calice della sofferenza. Gesù vuole sapere se loro, invece del posto d’onore, accettano di dare la propria vita fino alla morte. I due rispondono: “Lo possiamo!” Era una risposta sincera e Gesù conferma: “Voi lo berrete”. Nello stesso tempo, sembra una risposta precipitata, poiché, pochi giorni dopo, abbandonano Gesù e lo lasciano solo nell’ora del dolore (Mt 26,51). Non hanno una forte coscienza critica, e nemmeno si rendono conto della loro realtà personale. E Gesù completa la sua frase dicendo: “però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”. Ciò che Gesù può offrire è il calice della sofferenza, della croce.
  • Matteo 20,24-27: “Non così dovrà essere tra voi”. “Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli”. La richiesta fatta dalla madre a nome dei figli causa una forte discussione nel gruppo. Gesù chiama i discepoli e parla loro dell’esercizio del potere: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così tra di voi: colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo”. In quel tempo, coloro che avevano il potere non avevano nessun interesse per la gente. Agivano secondo i propri interessi (cf. Mc 14,3-12). L’Impero Romano controllava il mondo, sottomettendolo con la forza delle armi e così, mediante tributi, tasse e imposte, riusciva a concentrare la ricchezza mediante la repressione e l’abuso di potere. Gesù aveva un’altra risposta. Lui insegna contro i privilegi e contro la rivalità. Sovverte il sistema ed insiste nell’atteggiamento di servizio che è il rimedio contro l’ambizione personale. La comunità deve preparare un’alternativa. Quando l’Impero Romano si disintegra, vittima delle sue contraddizioni interne, le comunità dovrebbero essere preparate ad offrire alla gente un modello alternativo di convivenza sociale.
  • Matteo 20,28: Il riassunto della vita di Gesù. Gesù definisce la sua vita e la sua missione: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto ad essere servito, ma a servire e a dare la sua vita in riscatto per molti”. In questa auto definizione di Gesù sono implicati tre titoli che lo definiscono e che erano per i primi cristiani l’inizio della Cristologia: Figlio dell’Uomo, Servo di Yavè e fratello maggiore (Parente prossimo o Gioele). Gesù è il messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12). Imparò da sua madre che disse: “Ecco l’ancella del Signore!”(Lc 1,38). Proposta totalmente nuova per la società di quel tempo.

Per un confronto personale

  • Giacomo e Giovanni chiedono favori, Gesù promette sofferenza. Ed io, cosa cerco nel mio rapporto con Dio e cosa chiedo nella preghiera? Come accolgo la sofferenza che avviene nella vita e che è il contrario di ciò che chiediamo nella preghiera?
  • Gesù dice: “Tra di voi non sia così!” Il nostro modo di vivere nella chiesa e nella comunità concorda con questo consiglio di Gesù?

Preghiera finale

Allora si diceva tra i popoli: 

“Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.  Grandi cose ha fatto il Signore per noi,  ci ha colmati di gioia. (Sal 125)

Martedì, 26 luglio 2022

Tempo ordinario 

Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,  senza di te nulla esiste di valido e di santo;  effondi su di noi la tua misericordia  perché, da te sorretti e guidati,  usiamo saggiamente dei beni terreni  nella continua ricerca dei beni eterni.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 13,36-43

In quel tempo, Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. Come, dunque, si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda! 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta la spiegazione di Gesù a richiesta dei discepoli, della parabola del grano e della zizzania. Alcuni studiosi pensano che questa spiegazione, che Gesù dà ai discepoli, non sia di Gesù, ma della comunità. E’ possibile e probabile, poiché una parabola, per sua natura, richiede il coinvolgimento e la partecipazione delle persone nella scoperta del significato. Così come la pianta è già dentro il seme, così certamente, la spiegazione della comunità è nella parabola. Ed è esattamente questo l’obiettivo che Gesù voleva e vuole raggiungere con la parabola. Il senso che noi oggi stiamo scoprendo nella parabola che Gesù ha raccontato duemila anni fa era già racchiuso nella storia che Gesù raccontò, come il fiore è già nel suo seme.
  • Matteo 13,36: La richiesta dei discepoli a Gesù: la spiegazione della parabola del grano e della zizzania. I discepoli, in casa, parlano e chiedono una spiegazione della parabola del grano e della zizzania. (Mt 13,24-30). Viene detto molte volte che Gesù, in casa, continuava ad insegnare ai suoi apostoli (Mc 7,17; 9,28.33; 10,10). In quel tempo, non c’era la televisione e le lunghe ore delle sere d’inverno la gente le trascorreva riunita a parlare dei fatti della vita. In queste occasioni Gesù completava l’insegnamento e la formazione dei discepoli.
  • Matteo 13,38-39: Il significato di ognuno di questi elementi della parabola. Gesù risponde riprendendo ognuno di questi elementi della parabola e dando loro un significato: il campo è il mondo; il buon seme sono i membri del Regno; la zizzania sono i membri dell’avversario (maligno); il nemico è il diavolo; la mietitura è la fine dei tempi; i mietitori sono gli angeli. Ed ora rileggi di nuovo la parabola (Mt 13,24-30) dando il giusto significato ad ognuno di questi sei elementi: campo, buon seme, zizzania, nemico, mietitura e mietitori. Così la storia assume un senso completamente nuovo ed è possibile raggiungere l’obiettivo che Gesù aveva in mente quando ha raccontato alla gente la parabola della zizzania e del buon seme. Alcuni pensano che questa parabola debba essere capita come un’allegoria e non come una parabola propriamente detta.
  • Matteo 13,40-43: L’applicazione della parabola o dell’allegoria. Con queste informazioni date da Gesù, capirai meglio la sua applicazione: “Come, dunque, si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.” Il destino della zizzania è la fornace, il destino del grano è brillare al sole nel Regno del Padre. Dietro queste due immagini c’è l’esperienza delle persone. Dopo che loro hanno ascoltato Gesù e lo hanno accettato nella loro vita, tutto è cambiato per loro. Ciò vuol dire che in Gesù è avvenuto ciò che speravano: il compimento delle promesse. Ora la vita si divide in prima e dopo aver accettato Gesù nella loro vita. La nuova vita è iniziata con lo splendore del sole. Se avessero continuato a vivere come prima, sarebbero come la zizzania nella fornace, vita senza senso che a nulla serve.
  • Parabola e Allegoria. C’è la parabola. C’è l’allegoria. C’è la mescolanza delle due che è la forma più comune. Generalmente tutto è una chiamata nella parabola. Nel vangelo di oggi abbiamo l’esempio di un’allegoria. Un’allegoria è una storia che una persona racconta, ma quando la racconta non pensa agli elementi della storia, ma al tema che deve essere chiarito. Nel leggere un’allegoria non è necessario prima guardare la storia come un tutto, perché in un’allegoria la storia non si costruisce attorno a un punto centrale che dopo serve da paragone, bensì ciascun elemento ha una sua funzione indipendente, partendo dal senso che riceve. Si tratta di scoprire ciò che ogni elemento delle due storie cerca di dirci sul Regno, come fece la spiegazione che Gesù ci dà della parabola: campo, buon seme, zizzania, nemico, raccolto e mietitori. Generalmente le parabole sono anche allegorie. Mescolanza delle due.

Per un confronto personale

  • Nel campo tutto è mescolato: zizzania e grano. Nel campo della mia vita, cosa prevale: zizzania o grano?
  • Hai cercato di parlare con altre persone per scoprire il senso di qualche parabola?

Preghiera finale

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,  chi spera nel Signore suo Dio,  creatore del cielo e della terra,  del mare e di quanto contiene. (Sal 145) 

Mercoledì, 27 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,  senza di te nulla esiste di valido e di santo;  effondi su di noi la tua misericordia  perché, da te sorretti e guidati,  usiamo saggiamente dei beni terreni  nella continua ricerca dei beni eterni.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 13,44-46

In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. 

Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci riporta due brevi parabole del Discorso delle Parabole. Le due sono simili tra di loro, ma con differenze significative per chiarire meglio determinati aspetti del Mistero del Regno, che le parabole stanno rivelando.
  • Matteo 13,44: La parabola del tesoro nascosto nel campo. Gesù racconta una storia molto semplice e breve che potrebbe avvenire nella vita di qualsiasi persona. Dice: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. Gesù non spiega. Solamente dice. Il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo”. Così spinge gli uditori a condividere con gli altri ciò che questa storia ha suscitato in loro. Condivido alcuni punti scoperti: (a) Il tesoro, il Regno, si trova già nel campo, nella vita. È nascosto. Passiamo e calpestiamo il campo senza rendercene conto. (b) L’uomo incontra il tesoro. Per puro caso. Non spera di incontrarlo, perché non lo stava cercando. (c) Scoprendo che si tratta di un tesoro molto importante, cosa fa? Ciò che faremmo tutti per avere il diritto di appropriarsi del tesoro. Va, vende tutto ciò che ha, e compra il campo. E così, insieme al campo, ottiene anche il tesoro, il Regno. La condizione è vendere tutto! (d) Se il tesoro, il Regno, è già nella mia vita, allora un aspetto importante della vita comincia ad avere un nuovo valore. (e) In questa storia, ciò che domina è la gratuità. Il tesoro viene incontrato per caso, indipendentemente dai nostri programmi. Il Regno avviene! E noi dobbiamo trarne le conseguenze e non permettere che questo momento di grazia passi senza dare frutto.
  • Matteo 13,45-46: La parabola del mercante di pietre preziose. La seconda parabola è simile alla prima, ma con una differenza importante. Cerchiamo di scoprirla. La storia è la seguente: “Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Condivido alcuni punti che ho scoperto: (a) Si tratta di un mercante di perle. La sua professione è cercare perle. Fa solo questo nella sua vita: cercare e trovare perle. Cercando, trova una perla di grande valore. Qui la scoperta del Regno non è puro caso, ma frutto di una lunga ricerca. (b) Il commerciante di perle conosce il valore delle perle, perché molte persone vorranno vendergli le perle che trovano. Ma il mercante non si lascia ingannare. Lui conosce il valore della sua merce. (c) Quando trova una perla di grande valore, va e vende tutto ciò che possiede e compra la perla. Il Regno è il valore più grande.
  • Riassumendo l’insegnamento delle due parabole. Le due hanno lo stesso obiettivo: rivelare la presenza del Regno, ma ognuna lo rivela in modo diverso: attraverso la scoperta della gratuità dell’azione di Dio in noi, e attraverso lo sforzo e la ricerca che ogni essere umano fa per scoprire sempre meglio il senso della sua vita.

Per un confronto personale

  • Tesoro nascosto: l’ho trovato qualche volta? Ho venduto tutto per poterlo comprare?
  • Cercare perle: qual è la perla che cerchi e che non hai ancora trovato?

Preghiera finale

Signore, io canterò la tua potenza,  al mattino esalterò la tua grazia  perché sei stato mia difesa,  mio rifugio nel giorno del pericolo. (Sal 58) 

Giovedì, 28 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,  senza di te nulla esiste di valido e di santo;  effondi su di noi la tua misericordia  perché, da te sorretti e guidati,  usiamo saggiamente dei beni terreni 

nella continua ricerca dei beni eterni.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 13,47-53

In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”. 

Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.  Terminate queste parabole, Gesù partì di là. 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta l’ultima parabola del Discorso delle Parabole. La storia della rete lanciata in mare. Questa parabola si trova solamente nel vangelo di Matteo, senza nessun parallelo negli altri tre vangeli.
  • Matteo 13,47-48: La parabola della rete lanciata in mare. “Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.” La storia raccontata è ben conosciuta dalla gente della Galilea che vive attorno al lago. È il loro lavoro. La storia rispecchia la fine di una giornata di lavoro. I pescatori vanno a pescare con un unico scopo: gettare la rete e prendere molti pesci, trascinare la rete sulla spiaggia, scegliere i pesci buoni da portare a casa e gettar via quelli che non servono. Descrive la soddisfazione del pescatore, alla fine di un giorno di lavoro stancante e faticoso. Questa storia deve aver fatto nascere un sorriso di soddisfazione sul volto dei pescatori che ascoltavano Gesù. Il peggio è arrivare sulla spiaggia al termine di una giornata e non aver pescato nulla (Gv 21,3).
  • Matteo 13,49-50: L’applicazione della parabola. Gesù applica la parabola, o meglio dà un suggerimento affinché le persone possano discutere ed applicare la parabola alla loro vita: “Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti”. Come capire questa fornace ardente? Sono immagini forti per descrivere il destino di coloro che si separano da Dio o non vogliono sapere nulla di Dio. In ogni città c’è un immondezzaio, un luogo dove si gettano i detriti e l’immondizia. Lì c’è un forno permanente alimentato ogni giorno dall’immondizia che viene gettata ogni giorno. L’immondezzaio di Gerusalemme si trovava in una valle chiamata geena, dove, all’epoca dei re, c’era una fornace perfino per sacrificare i falsi dei Molok. Per questo, la fornace della geena divenne il simbolo di esclusione e di condanna. Non è Dio che esclude. Dio non vuole l’esclusione e la condanna di nessuno, vuole che tutti abbiano vita e vita in abbondanza. Ognuno di noi esclude sé stesso.
  • Matteo 13,51-53: La fine del Discorso delle Parabole. Alla fine del Discorso delle Parabole, Gesù conclude con la domanda seguente: “Avete capito tutte queste cose?” Loro risposero: “Sì!” E Gesù termina la spiegazione con un altro paragone che descrive il risultato che vuole ottenere con le parabole: “Per questo ogni scriba

divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.  

Due punti per chiarire: 

  • Gesù paragona il dottore della legge al padre di famiglia. Cosa fa il padre di famiglia? “Estrae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”. L’educazione in casa avviene mediante la trasmissione ai figli e alle figlie di ciò che i genitori hanno ricevuto ed imparato nel tempo. È il tesoro della saggezza familiare dove è racchiusa la ricchezza della fede, le usanze della vita e molte altre cose che i figli imparano nel tempo. Gesù vuole ora che nella comunità le persone responsabili della trasmissione della fede siano come il padre di famiglia. Così come i genitori sono responsabili della vita in famiglia, così queste persone responsabili dell’insegnamento devono capire le cose del Regno e trasmetterle ai fratelli e alle sorelle nella comunità.
  • Si tratta di un dottore della Legge che diventa discepolo del Regno. C’erano quindi dottori della legge che accettavano Gesù, e in lui vedevano colui che rivelava il Regno. Così avviene con un dottore quando scopre in Gesù il Messia, il figlio di Dio? Tutto ciò che lui ha studiato per poter essere dottore della legge continua ad essere valido, ma riceve una dimensione più profonda e una finalità più ampia. Un paragone può chiarire ciò che è stato appena detto. In un gruppo di amici uno mostra una foto, dove si vede un uomo con un volto severo, con il dito alzato, quasi aggredendo il pubblico. Tutti pensano che si tratta di una persona inflessibile, esigente, che non permette intimità. In quel momento, arriva un giovane, vede la foto ed esclama: “E’ mio padre!” Gli altri lo guardano, e commentano: “Padre severo, vero?” Lui risponde: “No, e no! È molto affettuoso. Mio padre è avvocato. Quella fotografia è stata scattata in tribunale, mentre denunciava il crimine di un latifondista che voleva che una famiglia povera abbandonasse la casa dove viveva da molti anni! Mio padre vinse la causa. E i poveri rimasero nella casa!” Tutti lo guardano di nuovo e dicono: “Che persona simpatica!” Quasi per miracolo, la fotografia si illuminò dal di dentro ed assunse un altro aspetto. Quel volto, così severo, acquistò i tratti di una grande tenerezza! Le parole del figlio, nate dalla sua esperienza di figlio, cambiarono tutto, senza cambiare nulla! Le parole e i gesti di Gesù, nate dalla sua esperienza di figlio, senza cambiare una lettera o una virgola, illuminarono dal di dentro la saggezza accumulata dal dottore della Legge. E così Dio che sembrava così distante e severo, acquisì i tratti di un Padre di bontà e di enorme tenerezza!

Per un confronto personale

  • L’esperienza del Figlio è entrata in te e ha cambiato il tuo sguardo, facendoti scoprire le cose di Dio in un altro modo?
  • Cosa ti ha rivelato il Discorso delle Parabole sul Regno?

Preghiera finale

Loda il Signore, anima mia:  loderò il Signore per tutta la mia vita,  finché vivo canterò inni al mio Dio. (Sal 145) 

Venerdì, 29 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, 

il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania  nella casa di santa Marta,  concedi anche a noi 

di esser pronti a servire Gesù nei fratelli, 

perché al termine della vita  siamo accolti nella tua dimora.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Luca 10,38-42

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. 

Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. 

Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.  Parola del Signore. 

Riflessione

  • La dinamica del racconto. La condizione di Gesù come maestro itinerante offre a Marta la possibilità di accoglierlo a casa sua. Il racconta presenta gli atteggiamenti delle due sorelle: Maria, seduta, ai piedi di Gesù, è tutta presa dall’ascolto della sua Parola; Marta, invece, è tutta presa dai molti servizi e si avvicina a Gesù per contestare il comportamento della sorella. Il dialogo tra Gesù e Marta occupa un largo spazio nel racconto (vv.40b-42): Marta inizia con una domanda retorica, «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire?»; poi chiede un intervento di Gesù perché richiama la sorella che si è defilata dalle faccende domestiche, «Dille dunque che mi aiuti?». Gesù risponde con un tono affettuoso, è questo il senso della ripetizione del nome «Marta, Marta»: gli ricorda che lei è preoccupata per «molte cose», in realtà, c’è bisogna di «una soltanto» e conclude con un richiamo alla sorella che ha scelto la parte migliore, quella che non le sarà tolta. Luca ha costruito il racconto su un contrasto: le due diverse personalità di Marta e Maria; la prima è presa dalle «molte» cose, la seconda ne compie una sola, è tutta presa dall’ascolto del Maestro. La funzione di questo contrasto è sottolineare l’atteggiamento di Maria che si dedica all’ascolto pieno e totale del Maestro, diventando così il modello di ogni credente.
  • La figura di Marta. È lei che prende l’iniziativa di accogliere Gesù nella sua casa. Nel dedicarsi all’accoglienza del Maestro è presa dall’affanno per le molteplici cose da preparare e dalla tensione di sentirsi sola in questo impegno. È presa dai tanti lavori, è ansiosa, vive una grossa tensione. Pertanto, Marta «si fa avanti» e lancia a Gesù una legittima richiesta di aiuto: perché deve essere lasciata sola dalla sorella. Gesù le risponde costatando che lei è solo preoccupata, è divisa nel cuore tra il desiderio di servire Gesù con un pasto degno della sua persona e il desiderio di dedicarsi all’ascolto di Lui. Gesù, quindi, non biasima il servizio di Marta ma l’ansia con cui lo compie. Poco prima Gesù aveva spiegato nella parabola del seminatore che il seme caduto tra le spine evoca la situazione di coloro che ascoltano la Parola, ma si lasciano prendere dalle preoccupazioni (Lc 8,14). Quindi Gesù non contesta all’operosità di Marta il valore di accoglienza riguardo alla sua persona ma mette in guardia la donna dai rischi in cui può incorrere: l’affanno e l’agitazione. Anche su questi rischi Gesù si era già pronunciato: «Cercate il suo regno e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta» (Lc

12,31). 

  • La figura di Maria. È colei che ascolta la Parola: viene descritta con un imperfetto «ascoltava», azione continuativa nell’ascoltare la Parola di Gesù. L’atteggiamento di Maria contrasta con quello pieno di affanno e tensione della sorella. Gesù dice che Maria ha preferito «la parte buona» che corrisponde all’ascolto della sua parola. Dalle parole di Gesù il lettore apprende che non ci sono due parti di cui una è qualitativamente migliore dell’altra, ma c’è soltanto quella buona: accogliere la sua Parola. Questa attitudine non significa evasione dai propri compiti o responsabilità quotidiane, ma soltanto la consapevolezza che l’ascolto della Parola precede ogni servizio, attività.

Equilibrio tra azione e contemplazione. Luca è particolarmente attento a legare l’ascolto della Parola alla relazione con il Signore. Non si tratta di dividere la giornata in tempi da dedicare alla preghiera e altri al servizio, ma l’attenzione alla Parola precede e accompagna il servizio. Il desiderio di ascoltare Dio non può essere supplito da altre attività: bisogna dedicare un certo tempo e spazio a cercare il Signore. L’impegno per coltivare l’ascolto della Parola nasce dall’attenzione a Dio: tutto può contribuire, l’ambiente il luogo, il tempo. Tuttavia, il desiderio di incontrare

Dio deve nascere dentro il proprio cuore. Non esistono tecniche che automaticamente ti portano a incontrare Dio. È un problema di amore: bisogna ascoltare Gesù, stare con Lui, e allora il dono viene comunicato, e inizia l’innamoramento. L’equilibrio tra ascolto e servizio coinvolge tutti i credenti: sia nella vita familiare che professionale e sociale: come fare perché i battezzati siano perseveranti e raggiungano la maturità della fede? Educarsi all’ascolto della Parola di Dio. È la via più difficile ma sicura per arrivare alla maturità di fede. 

Per un confronto personale

  • So creare nella mia vita situazioni e itinerari di ascolto? Mi limito solo ad ascoltare la Parola in chiesa, oppure, mi dedico a un ascolto personale e profondo cercando spazi e luoghi idonei?
  • Ti limiti a un consumo privato della Parola o diventi annunciatore di essa per diventare luce per gli altri e non solo lampada che illumina la propria vita privata?

Preghiera finale

Signore, chi abiterà nella tua tenda? 

Chi dimorerà sul tuo santo monte?  Colui che cammina senza colpa,  agisce con giustizia e parla lealmente. (Sal 14) 

Sabato, 30 luglio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,  senza di te nulla esiste di valido e di santo;  effondi su di noi la tua misericordia  perché, da te sorretti e guidati,  usiamo saggiamente dei beni terreni  nella continua ricerca dei beni eterni.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 14,1-12

In quel tempo, il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; perciò, la potenza dei miracoli opera in lui”. 

Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni, infatti, gli diceva: “Non ti è lecito tenerla!”. Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. 

Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”. 

Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre. 

I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi descrive il modo in cui Giovanni Battista fu vittima della corruzione e della prepotenza del governo di Erode. Fu ucciso senza processo, durante un banchetto del re con i grandi del regno. Il testo ci riporta molte informazioni sul tempo in cui Gesù viveva e sulla maniera in cui era usato il potere dai potenti dell’epoca.
  • Matteo 14,1-2. Chi è Gesù per Erode. Il testo inizia informando sull’opinione che Erode ha di Gesù: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; perciò, la potenza dei miracoli opera in lui”. Erode cercava di capire Gesù partendo dalle paure che lo assalivano dopo l’assassinio di Giovanni. Erode era assai superstizioso ed occultava la paura dietro l’ostentazione della sua ricchezza e del suo potere.
  • Matteo 14,3-5: La causa nascosta dell’assassinio di Giovanni. Galilea, terra di Gesù, fu governata da Erode Antipa, figlio del re Erode, il Grande, dall’anno 4 prima di Cristo fino al 39 dopo Cristo. In tutto 43 anni! Durante il tempo della vita di Gesù, non ci furono cambi di governo in Galilea! Erode era signore assoluto di tutto, non rendeva conto a nessuno, faceva ciò che gli passava per la testa. Prepotenza, mancanza di etica, potere assoluto, senza controllo da parte della gente! Ma chi comandava in Palestina, dal 63 prima di Cristo, era l’Impero Romano. Erode, in Galilea, per non essere deposto, cercava di far piacere a Roma in tutto. Insisteva soprattutto in un’amministrazione efficiente che desse ricchezza all’Impero. La sua preoccupazione era la sua promozione e la sua sicurezza. Per questo, reprimeva qualsiasi tipo di sovvertimento. Matteo dice che il motivo dell’assassinio di Giovanni fu che costui aveva denunciato Erode, perché si era sposato con Erodiade, moglie di suo fratello Filippo. Flavio Giuseppe, scrittore, giudeo di quell’epoca, informa che il vero motivo della prigione di Giovanni Battista era il timore da parte di Erode di una sommossa popolare. Ad Erode piaceva essere chiamato benefattore del popolo, ma in realtà era un tiranno (Lc 22,25). La denuncia di Giovanni contro Erode fu la goccia che fece traboccare il vaso: “Non ti è permesso di sposarla”. E Giovanni fu messo in carcere.
  • Matteo 14,6-12: La trama dell’assassinio. Anniversario e banchetto festivo, con danze ed orge! Marco informa che la festa contava sulla presenza “dei grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea” (Mc 6,21). È questo l’ambiente in cui si trama l’assassinio di Giovanni Battista. Giovanni, il profeta, era una viva denuncia di questo sistema corrotto. Per questo fu eliminato con il pretesto di un problema di vendetta personale. Tutto questo rivela la debolezza morale di Erode. Tanto potere accumulato nelle mani di un uomo incapace di controllarsi! Nell’entusiasmo della festa e del vino, Erode fa un giuramento leggero a Salomè, la giovane ballerina, figlia di Erodiade. Superstizioso come era, pensava che dovesse mantenere questo giuramento, e rispondere al capriccio della fanciulla; per questo ordina al soldato di portare la testa di Giovanni su un vassoio e di porgerla alla ballerina, che poi la porge a sua madre. Per Erode, la vita dei sudditi non valeva nulla. Dispone di loro come dispone della posizione delle scale a casa sua.

Le tre caratteristiche del governo di Erode: la nuova Capitale, il latifondo e la classe dei funzionari: 

  1. La Nuova Capitale. Tiberiade fu inaugurata quando Gesù aveva solo 20 anni. Era chiamata così per far piacere a Tiberio, l’imperatore di Roma. L’ abitavano i signori della terra, i soldati, la polizia, i giudici spesso insensibili (Lc 18,1-4). In quella direzione erano canalizzate le imposte ed il prodotto della gente. Era lì che Erode faceva le sue orge di morte (Mc 6,21-29). Tiberiade era la città dei palazzi del Re, dove vivevano coloro che portavano morbide vesti (cf Mt 11,8). Non consta dai vangeli che Gesù fosse entrato in questa città.
  2. Il latifondo. Gli studiosi informano che durante il lungo governo di Erode, crebbe il latifondo in pregiudizio delle proprietà comunitarie. Il Libro di Henoch denuncia i padroni delle terre ed esprime la speranza dei piccoli: “E allora i potenti ed i grandi non saranno più i padroni della terra!” (Hen 38,4). L’ideale dei tempi antichi era questo: “Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e più nessuno li spaventerà” (1 Mac 14,12; Mic 4,4; Zac 3,10). Però la politica del governo di Erode rendeva impossibile questo ideale.
  3. La Classe dei funzionari. Erode creò tutta una classe di funzionari fedeli al progetto del re: scribi, commercianti, padroni della terra, fiscali del mercato, esattori, militari, polizia, giudici, capi locali. In ogni villaggio c’era un gruppo di persone che appoggiava il governo. Nei vangeli, alcuni farisei appaiono insieme agli erodiani (Mc 3,6; 8,15; 12,13), e ciò rispecchia l’alleanza tra il potere religioso ed il potere civile. La vita della gente nei villaggi era molto controllata, sia dal governo che dalla religione. Ci voleva molto coraggio per cominciare qualcosa di nuovo, come fecero Giovanni e Gesù! Era la stessa cosa che attrarre su di sé la rabbia dei privilegiati, sia del potere religioso come civile.

Per un confronto personale

  • Conosci casi di persone che sono morte vittime della corruzione e della dominazione dei potenti? E qui tra noi, nella nostra comunità e nella chiesa, ci sono vittime dell’autoritarismo e dello strapotere?
  • Erode, il potente, che pensava di essere il padrone della vita e della morte della gente, era un vile davanti ai grandi e un adulatore corrotto dinanzi alla fanciulla. Viltà e corruzione marcavano l’esercizio del potere di Erode. Paragona tutto ciò con l’esercizio del potere religioso e civile oggi, nei diversi livelli della società e della Chiesa.

Preghiera finale

Vedano gli umili e si rallegrino;  si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,  poiché il Signore ascolta i poveri  e non disprezza i suoi che sono prigionieri. (Sal 68)

Domenica, 31 luglio 2022

Le preoccupazioni con le ricchezze  allontanano da Dio e impediscono di servire il prossimo 

Luca 12, 13-21 

Raccogliamoci in preghiera – Statio 

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo; sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, vieni nei nostri cuori; insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiesto. Sii tu solo a suggerire e a guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso; non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza; non ci renda parziali l’umana simpatia, non ci influenzino cariche e persone; tienici stretti a te e in nulla ci distogliamo dalla verità; fa’ che riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemplare bontà e tenerezza insieme, così da fare tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni. Amen.

Lettura orante della Parola – Lectio 

Dal Vangelo secondo Luca: 

13Uno della folla gli disse: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità».14Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». 16Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. 17Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 18E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 20Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? 21Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio». 

Ruminare la Parola – Meditatio 

  1. a) Chiave di lettura:

Il testo proposto dalla liturgia per questa 18ª Domenica del tempo ordinario fa parte di un discorso abbastanza lungo di Gesù sulla fiducia in Dio che scaccia ogni timore (Lc 12, 6-7) e sull’abbandono alla provvidenza di Dio (Lc 12, 22-32). Il brano odierno, infatti, sta proprio in mezzo a questi due testi. Ecco alcuni insegnamenti dati da Gesù, prima che fosse interrotto da quell’ “uno della folla” (Lc 12, 13), su questa fiducia e abbandono: 

Lc 12, 4-7: A voi miei amici, dico: Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui. Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure, nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete, voi valete più di molti passeri. 

Lc 12, 11-12: Quando vi condurranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi come discolparvi o che cosa dire; perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire». 

È proprio a questo punto che l’uomo interrompe il discorso di Gesù, mostrando la sua preoccupazione su questioni di eredità (Lc 12, 13). Gesù predica di non aver “timore di quelli che uccidono il corpo e dopo non possono far nulla” (Lc 12, 4) e quest’uomo non percepisce il significato delle parole di Gesù rivolte a coloro che egli riconosce come “miei amici” (Lc 12, 4). Dal vangelo di Giovanni sappiamo che amico di Gesù è colui che conosce Gesù. In altre parole, conosce tutto quello che egli ha udito dal Padre (Gv 15, 15). L’amico di Gesù dovrebbe sapere che il suo Maestro è radicato in Dio (Gv 1, 1), e che la sua unica preoccupazione consiste solo nel cercare di fare la volontà di colui che l’ha mandato (Gv 4, 34). Il consiglio e l’esempio di Gesù ai suoi amici è di non affannarsi per le cose materiali perchè “la vita vale più del cibo e il corpo più del vestito” (Mt 6, 25). In un contesto escatologico Gesù ammonisce: “Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita” (Lc 21, 34). Perciò la domanda di quell’uomo che chiede a Gesù di dire al “fratello che divida l’eredità” (Lc 12, 13) è superflua davanti al Signore. Gesù rifiuta di fare da giudice tra le parti (Lc 12, 14) come nel caso della donna adultera (Gv 8, 2-11). Si nota che per Gesù non importa chi dei due ha ragione. Egli si mantiene neutrale nella questione tra i due fratelli perchè il suo regno non è di questo mondo (Gv 18, 36). Questo comportamento di Gesù riflette l’immagine che ci da Luca del Signore mansueto e umile. L’accumulo dei beni materiali, l’eredità, la fama, il potere, non entrano nella scala dei valori di Gesù. Egli, infatti, usa la questione dei due fratelli per ribadire che “la vita non dipende dai beni” (Lc 12, 15) anche se abbondanti. 

Come suo solito, anche qui Gesù insegna per mezzo di una parabola, nel quale ci presenta “un uomo ricco” (Lc 12, 16) diremmo noi un ricco sfondato che non sa che farsene dei suoi beni tanto sono abbondanti. (Lc 12, 17). Ci ricorda questo tale del ricco epuleno che tutto chiuso in sé stesso non se ne accorge della miseria di Lazzaro (Lc 16, 1-31). Certo è che questo uomo ricco non lo possiamo definire come giusto. Giusto è colui che come Giobbe condivide con i poveri quei beni ricevuti dalla provvidenza di Dio:“perché soccorrevo il povero che chiedeva aiuto, l’orfano che ne era privo. La benedizione del morente scendeva su di me e al cuore della vedova infondevo la gioia” (Gb 29, 12-13). Il ricco della parabola è un uomo stolto (Lc 12, 20) che ha il cuore pieno dei beni ricevuti, scordando Dio, sommo e unico bene. Egli “accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12, 21). Nella sua stoltezza egli non se ne accorge che tutto gli viene elargito dalla provvidenza di Dio, non solo i beni ma anche la sua stessa vita. Ce lo fa notare la terminologia usata nella parabola: 

Il raccolto: “La campagna […] aveva dato un buon raccolto”. (Lc 12, 16) 

La vita: “questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”. (Lc 12, 20) 

Non è la ricchezza in sé stessa che costituisce la stoltezza di quest’uomo ma è la sua avarizia che rivela la sua follia. Egli dice infatti: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia” (Lc 12, 19). 

L’atteggiamento del sapiente invece è molto diverso. Lo vediamo per esempio incarnato nella persona di Giobbe che esclama con distacco: “Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” (Gb 1, 21). La tradizione sapienziale ci tramanda degli insegnamenti sull’atteggiamento giusto davanti alla ricchezza: Pr 27, 1; Sir 11, 19; Qo 2, 17-23; 5, 17-6, 2. Anche il Nuovo Testamento ci ammonisce su questo: Mt 6, 19-34; 1Cor 15, 32; Gc 4, 13-15; Ap 3, 17-18. 

  1. b) Domande per orientare la meditazione e l’attualizzazione:
  • Cosa ti ha colpito di più in questo brano e nella riflessione?
  • Che cosa ti dice il fatto che Gesù rimane neutrale davanti alla questione dell’uomo ricco?
  • Credi che l’avarizia ha a che fare strettamente con la condizione sociale in cui uno si trova?
  • Ci credi alla provvidenza di Dio?
  • Sei cosciente che quello che possiedi ti viene dato da Dio, oppure ti senti padrone assoluto dei tuoi beni?

Oratio 

1Cronache 29:10-19 

«Sii benedetto, Signore Dio di Israele, nostro padre, ora e sempre. Tua, Signore, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore e la maestà, perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo. Signore, tuo è il regno; tu ti innalzi sovrano su ogni cosa. Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu domini tutto; nella tua mano c’è forza e potenza; dalla tua mano ogni grandezza e potere. Ora, nostro Dio, ti ringraziamo e lodiamo il tuo nome glorioso. E chi sono io e chi è il mio popolo, per essere in grado di offrirti tutto questo spontaneamente? Ora tutto proviene da te; noi, dopo averlo ricevuto dalla tua mano, te l’abbiamo ridato. Noi siamo stranieri davanti a te e pellegrini come tutti i nostri padri. Come un’ombra sono i nostri giorni sulla terra e non c’è speranza. Signore nostro Dio, quanto noi abbiamo preparato per costruire una casa al tuo santo nome proviene da te, è tutto tuo. So, mio Dio, che tu provi i cuori e ti compiaci della rettitudine. Io, con cuore retto, ho offerto spontaneamente tutte queste cose. Ora io vedo il tuo popolo qui presente portarti offerte con gioia. Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, nostri padri, custodisci questo sentimento per sempre nell’intimo del cuore del tuo popolo. Dirigi i loro cuori verso di te. A Salomone mio figlio concedi un cuore sincero perché custodisca i tuoi comandi, le tue disposizioni e i tuoi decreti, perché eseguisca tutto ciò e costruisca l’edificio, per il quale io ho eseguito i preparativi».

Contemplatio 

Salmo 119:36-37 

Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti  e non verso la sete del guadagno.  Distogli i miei occhi dalle cose vane,  fammi vivere sulla tua via.

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
Print Friendly, PDF & Email