Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi Giugno-2022

Mercoledì, 1 giugno 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Padre misericordioso, fa’ che la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuore solo e un’anima sola. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17,11b-19

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.

Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.

Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità”.

Riflessione

  • Siamo nella novena di Pentecoste, in attesa della venuta dello Spirito Santo. Gesù dice che il dono dello Spirito Santo è dato solo a chi lo chiede nella preghiera (Lc 11,13). Nel cenacolo, per nove giorni, dall’Ascensione a Pentecoste, gli apostoli perseverarono nella preghiera insieme a Maria, la madre di Gesù (At 1,14). Per questo ottennero in abbondanza il dono dello Spirito Santo (At 2,4). Il vangelo di oggi continua a porre dinanzi a noi la Preghiera Sacerdotale di Gesù. E’ un testo molto, molto opportuno per prepararci questi giorni alla venuta dello Spirito Santo nella nostra vita.
  • Giovanni 17, 11b-12: Custodiscili nel tuo nome! Gesù trasforma la sua preoccupazione in preghiera: “Custodisci nel tuo nome, coloro che tu mi hai dato, perché siano una cosa sola con noi!” Tutto ciò che Gesù fa nella sua vita, lo fa nel Nome di Dio. Gesù è la manifestazione del Nome di Dio. Il Nome di Dio è Javé, JHWH. Al tempo di Gesù, questo nome veniva pronunciato dicendo Adonai, Kyrios, Signore. Nel discorso di Pentecoste, Pietro dice che Gesù, per la sua risurrezione, è stato costituito Signore: “Sappia, dunque, con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. (At 2,36). E Paolo dice che questo è stato fatto perché “ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre!” (Fil 2,11). E’ il “Nome che sta al di sopra di qualsiasi altro nome” (Fil 2,9), JHWH o Javé, il Nome di Dio, ricevette un volto concreto in Gesù di Nazaret! L’unità deve essere costituita attorno a questo nome: Custodiscili nel tuo nome, il nome che tu mi hai dato, affinché siano uno come noi. Gesù vuole l’unità delle comunità, in modo che possano resistere dinanzi al mondo che le odia e le perseguita. Il popolo unito attorno al Nome di Gesù non sarà mai vinto!
  • Giovanni 17,13-16: Che abbiano la pienezza della mia gioia. Gesù sta dicendo addio. Tra breve se ne andrà. I discepoli continuano nel mondo, saranno perseguitati, saranno afflitti. Per questo, sono tristi. Gesù vuole che la loro gioia sia completa. Loro vogliono continuare a stare nel mondo senza essere del mondo. Ciò significa, in modo concreto, vivere nel sistema dell’impero, sia liberale che romano, senza lasciarsi contaminare. Come Gesù e con Gesù devono vivere a contromano del mondo.
  • Giovanni 17,17-19: Come tu mi inviasti, io li invio. Gesù chiede che siano consacrati nella verità. Cioè, che siano capaci di dedicare tutta la loro vita a testimoniare le loro convinzioni rispetto a Gesù e Dio Padre. Gesù si santificò nella misura in cui, nel corso della sua vita, rivelò il Padre. Lui chiede che i discepoli entrino nello stesso processo di santificazione. La loro missione è la missione stessa di Gesù. Loro si santificano nella misura in cui, vivendo l’amore, rivelano Gesù ed il Padre. Santificarsi significa diventare umani come lo fu Gesù. Il Papa Leone Magno diceva: “Gesù fu tanto umano, ma tanto umano, come solo Dio può essere umano”. Per questo dobbiamo vivere a contromano del mondo, poiché il sistema del mondo disumanizza la vita umana e la rende contraria alle intenzioni del Creatore.

Per un confronto personale

  • Gesù visse nel mondo, ma non era del mondo. Visse a contromano del sistema e, per questo, fu perseguitato e fu condannato a morte. Ed io? Vivo a contromano del sistema di oggi, o adatto la mia fede al sistema?
  • Preparazione per la Pentecoste. Invocare il dono dello Spirito Santo, lo Spirito che dette coraggio a Gesù. In questa novena di preparazione alla Pentecoste, è bene dedicare un poco di tempo a chiedere il dono dello Spirito di Gesù.

Preghiera finale

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;  anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore,  sta alla mia destra, non posso vacillare. (Sal 15)

Giovedì, 2 giugno 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Venga, o Padre, il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo, perché possiamo piacere a te e cooperare al tuo disegno di salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 17,20-26

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. 

Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.

Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.

E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta la terza ed ultima parte della Preghiera Sacerdotale, in cui Gesù guarda verso il futuro e manifesta il suo grande desiderio di unità tra di noi, suoi discepoli, e per la permanenza di tutti nell’amore che unifica, poiché senza amore e senza unità non meritiamo credibilità.
  • Giovanni 17,20-23: Perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Gesù estende l’orizzonte e prega il Padre: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Ecco che qui emerge la grande preoccupazione di Gesù per l’unità che deve esistere nelle comunità. Unità non significa uniformità, bensì rimanere nell’amore, malgrado le tensioni ed i conflitti. Amore che unifica fino al punto di creare tra tutti una profonda unità, come l’unità che esiste tra Gesù ed il Padre. L’unità nell’amore rivelata nella Trinità è il modello per le comunità. Per questo, mediante l’amore tra le persone, le comunità rivelano al mondo il messaggio più profondo di Gesù. La gente diceva dei primi cristiani: “Guardate come si amano!” L’attuale divisione tra le tre religioni nate da Abramo è veramente tragica: giudei, cristiani e mussulmani. Più tragica ancora è la divisione tra noi cristiani che diciamo di credere in Gesù. Divisi, non meritiamo credibilità. L’ecumenismo sta nel centro dell’ultima preghiera di Gesù al Padre. E’ il suo testamento. Essere cristiano e non essere ecumenico è un controsenso. Vuol dire contraddire l’ultima volontà di Gesù.
  • Giovanni 17,24-26: Che l’amore con cui mi hai amato stia in loro. Gesù non vuole rimanere solo. Dice: Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato, poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Gesù è felice quando noi tutti siamo con lui. Lui vuole che i suoi discepoli abbiamo la stessa esperienza che lui ebbe del Padre. Vuole che noi conosciamo il Padre e che lui ci conosca. Nella Bibbia, la parola conoscere non si riduce ad una conoscenza teorica razionale, ma presuppone sperimentare la presenza di Dio vivendo nell’amore con le persone della comunità.
  • Che siano uno come noi! (Unità e Trinità nel vangelo di Giovanni). Il vangelo di Giovanni ci aiuta a comprendere il mistero della Trinità, la comunione tra le persone divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito. Dei quattro vangeli, Giovanni è quello che mette maggiormente l’accento sulla profonda unità tra Padre, Figlio e Spirito. Dal testo di Giovanni (Gv 17,6-8) vediamo che la missione del Figlio è la suprema manifestazione dell’amore del Padre. E questa unità tra Padre e Figlio fa proclamare Gesù: Io e il Padre siamo uno (Gv 10,30). Tra lui e il Padre c’è una unità intensa tanto che chi vede il volto dell’uno vede anche il volto dell’altro. E compiendo questa missione di unità ricevuta dal Padre, Gesù rivela lo Spirito. Lo Spirito di Verità viene dal Padre (Gv 15,26). A richiesta del Figlio (Gv 14,16), il Padre lo manda a ciascuno di noi in modo che rimanga con noi, incoraggiandoci e dandoci forza. Anche lo Spirito ci viene dal Figlio (Gv 16,7-8). Così, lo Spirito di Verità, che cammina con noi, è la comunicazione della profonda unità che c’è tra il Padre ed il Figlio (Gv 15,26-27). Lo Spirito non può comunicare una verità diversa dalla Verità del Figlio. Tutto ciò che è in rapporto con il mistero del Figlio, lo Spirito ce lo fa conoscere (Gv 16,13-14). Questa esperienza dell’unità in Dio fu molto forte nelle comunità del Discepolo Amato. L’amore che unisce le persone divine Padre e Figlio e Spirito ci permette di sperimentare Dio mediante l’unione con le persone in una comunità di amore. Anche così era la proposta della comunità, dove l’amore dovrebbe essere il segno della presenza di Dio in mezzo alla comunità (Gv 13,34-35). E questo amore costruisce l’unità nella comunità (Gv 17,21). Loro guardavano l’unità in Dio per poter capire l’unità tra di loro.

Per un confronto personale

  • Diceva il vescovo Don Pedro Casaldáliga: “La Trinità è veramente la migliore comunità”. Nella comunità di cui tu fai parte, si percepisce qualche riflesso umano della Trinità Divina?
  • Sono ecumenico?

Preghiera finale

Signore, tu mi indicherai il sentiero della vita,  gioia piena nella tua presenza,  dolcezza senza fine alla tua destra. (Sal 15)

Venerdì, 3 giugno 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 21,15-19

In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”.

Gli disse di nuovo: “Simone di Giovanni, mi ami?” Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai

che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”.

Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami?” Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”.

Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Seguimi”.

Riflessione

  • Siamo negli ultimi giorni prima di Pentecoste. Nel corso della Quaresima la selezione dei vangeli del giorno continua l’antica tradizione della Chiesa. Tra Pasqua e Pentecoste, si preferisce il vangelo di Giovanni. E così, in questi ultimi giorni prima di Pentecoste, i vangeli del giorno riportano gli ultimi versi del vangelo di Giovanni. Quando poi riprenderemo il Tempo Ordinario, ritorneremo al vangelo di Marco. Nelle settimane del Tempo Ordinario, la liturgia procede ad una lettura continua del vangelo di Marco (dalla 1ª alla 9ª settimana del tempo ordinario), di Matteo (dalla 10a alla 21ª settimana del tempo ordinario) e di Luca (dalla 22ª alla 34ª settimana del tempo ordinario).
  • I vangeli di oggi e di domani parlano dell’ultimo incontro di Gesù con i suoi discepoli. Fu un incontro celebrativo, marcato dalla tenerezza e dall’affetto. Alla fine Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: “Tu, mi ami?” Solo dopo aver ricevuto per tre volte la stessa risposta affermativa, Gesù affida a Pietro la missione di prendersi cura delle pecore. Per poter lavorare nella comunità Gesù non ci chiede molte cose. Ciò che ci chiede è di avere molto amore!
  • Giovanni 21,15-17: L’amore al centro della missione. Dopo una notte di pesca nel lago senza prendere un solo pesce, giungendo sulla spiaggia, i discepoli scoprono che Gesù aveva preparato pane e pesci arrostiti sulla brace. Consumato il pasto, Gesù chiama Pietro e gli chiede tre volte: “Mi ami?” Tre volte, perché per tre volte Pietro nega Gesù (Gv 18,17.25-27). Dopo le tre risposte affermative, anche Pietro diventa “Discepolo Amato” e riceve l’ordine di prendersi cura delle pecore. Gesù non chiede a Pietro se ha studiato esegesi, teologia, morale o diritto canonico. Chiede solo: “Mi ami?” L’amore al primo posto. Per le comunità del Discepolo Amato la forza che sostiene e le mantiene unite non è la dottrina, ma l’amore.
  • Giovanni 21,18-19: La previsione della morte. Gesù dice a Pietro: In verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Lungo la vita, Pietro e tutti noi maturiamo. La pratica dell’amore prenderà radici nella vita e la persona non sarà più padrona della propria vita. Il servizio d’amore ai fratelli e alle sorelle prenderà il sopravvento e ci condurrà. Un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi. Questo è il significato della sequela. E l’evangelista commenta: “Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio”. E Gesù aggiunge: “Seguimi.”
  • L’amore in Giovanni – Pietro, mi ami? – Il Discepolo Amato. La parola amore è una delle parole che sono oggi più usate da noi. Proprio per questo è una parola che si è molto sciupata. Ma le comunità del Discepolo Amato manifestavano la loro identità ed il loro progetto proprio con questa parola. Amare è innanzi tutto un’esperienza profonda di relazione tra persone in cui c’è un insieme di sentimenti e valori: gioia, tristezza, sofferenza, crescita, rinuncia, dedizione, realizzazione, dono, impegno, vita, morte, ecc. Tutto questo insieme è riassunto nella Bibbia in un’unica parola in lingua ebraica. Questa parola è hesed. La sua traduzione nella nostra lingua è difficile. Generalmente nelle nostre Bibbie è tradotta con carità, misericordia, fedeltà o amore. Le comunità del Discepolo Amato cercavano di vivere questa pratica d’amore in tutta la sua radicalità. Gesù la rivelò nei suoi incontri con le persone con sentimenti di amicizia e di tenerezza, come per esempio, nella sua relazione con la famiglia di Marta e Maria a Betania: “Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. Piange davanti alla tomba di Lazzaro (Gv 11,5.33-36). Gesù incarna sempre la sua missione in una manifestazione d’amore: “avendo amato i suoi, li amò fino all’estremo” (Gv 13,1). In questo amore Gesù manifesta la sua profonda identità con il Padre (Gv 15,9). Per le sue comunità, non c’era un altro comandamento, tranne questo “agire come agiva Gesù” (1Gv 2,6). Ciò presuppone “amare i fratelli” (1Gv 2,7-11; 3,11-24; 2Gv 4-6). Essendo un comandamento così centrale nella vita della comunità, gli scritti giovannei definiscono l’amore così: “Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli”. Per questo non dobbiamo “amare solo a parole, ma coi fatti e nella verità”. (1Gv 3,16-17). Chi vive l’amore e lo manifesta nelle sue parole ed atteggiamenti diventa Discepola Amata, Discepolo Amato.

Per un confronto personale

  • Guarda dentro di te e dì qual è il motivo più profondo che ti spinge a lavorare in comunità. L’amore o la preoccupazione per le idee?
  • A partire dai rapporti che abbiamo tra di noi, con Dio e con la natura, che tipo di comunità stiamo costruendo?

Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia,  non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

Sabato, 4 giugno 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che ci dai la gioia di portare a compimento i giorni della Pasqua, fa’ che tutta la nostra vita sia una testimonianza del Signore risorto. Egli è Dio e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 21,20-25

In quel tempo, Pietro, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?” Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?” Gesù rispose: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?” Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi comincia con la domanda di Pietro sul destino del discepolo amato: Signore, e lui? Gesù comincia a parlare con Pietro, annunciando il destino o il tipo di morte per mezzo del quale Pietro glorificherà Dio. E alla fine Gesù aggiunge: Seguimi. (Gv 21,19).
  • Giovanni 21,20-21: La domanda di Pietro sul destino di Giovanni. In quel momento, Pietro si girò e vide il discepolo amato da Gesù e chiese: Signore, e lui? Gesù ha appena indicato il destino di Pietro ed ora Pietro vuole sapere da Gesù qual è il destino di quest’altro discepolo. Curiosità che non merita la risposta adeguata da parte di Gesù.
  • Giovanni 21,22: La risposta misteriosa di Gesù. Gesù dice: Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi. Frase misteriosa che termina di nuovo con la stessa affermazione di prima: Seguimi! Gesù sembra voler frenare la curiosità di Pietro. Così come ognuno di noi ha la propria storia, così anche ognuno di noi ha il suo modo di seguire Gesù. Nessuno è la copia esatta di un’altra persona. Ognuno di noi deve essere creativo nel seguire Gesù.
  • Giovanni 21,23: L’evangelista chiarisce il senso della risposta di Gesù. La tradizione antica identifica il Discepolo Amato con l’apostolo Giovanni e dice che morì molto anziano, quando aveva circa cento anni. Unendo l’età avanzata di Giovanni alla risposta misteriosa di Gesù, l’evangelista chiarisce dicendo: “Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?” Forse è un avvertimento a stare molto attenti all’interpretazione delle parole di Gesù e non basarsi su qualsiasi diceria.
  • Giovanni 21,24: Testimone del valore del vangelo. Il Capitolo 21 è un’appendice aggiunta quando venne fatta la redazione definitiva del Vangelo. Il Capitolo 20 termina con queste frasi: “Molti atri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20,30-31). Il libro era pronto. Ma c’erano molti altri fatti su Gesù. Per questo, in occasione dell’edizione definitiva del vangelo, alcuni di questi “molti altri fatti” su Gesù furono scelti ed aumentati, assai probabilmente per chiarire meglio i nuovi problemi della fine del primo secolo. Non sappiamo chi fece la redazione definitiva con l’appendice, ma sappiamo che è qualcuno di fiducia della comunità, poiché scrive: “Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera”.
  • Giovanni 21,25: Il mistero di Gesù è inesauribile. Frase bella per concludere il vangelo di Giovanni: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere”. Sembra un’esagerazione, ma è la verità. Mai nessuno sarà in grado di scrivere tutte le cose che Gesù ha fatto e continua a fare nella vita delle persone che fino ad oggi seguono Gesù!

Per un confronto personale

  • C’è nella tua vita qualcosa che Gesù ha fatto e che potrebbe essere aggiunta a questo libro che non sarà mai scritto?
  • Pietro si preoccupa molto dell’altro e dimentica di portare avanti il proprio “Seguimi”. Succede anche a te?

Preghiera finale

Giusto è il Signore, ama le cose giuste;  gli uomini retti vedranno il suo volto. (Sal 10)

Domenica, 5 giugno 2022

Domenica di Pentecoste. La promessa del Consolatore. Lo Spirito Santo, maestro e memoria vivente della Parola di Gesù Giovanni 14, 15-16.23-26

Orazione iniziale

Signore, Padre misericordioso, in questo giorno santissimo io grido a te dalla mia stanza con le porte chiuse; a te elevo la mia preghiera dalla paura e dall’immobilità della morte. Fa’ che venga Gesù e si fermi al centro del mio cuore, per cacciare ogni paura e ogni buio. Fa’ che venga la tua pace, che è pace vera, pace del cuore.

E fa’ che venga il tuo Spirito santo, che è fuoco d’amore, che riscalda e illumina, fonde e purifica; che è acqua viva, zampillante fino alla vita eterna, che disseta e monda, battezza e rinnova; che è vento impetuoso e soave allo stesso tempo, soffio della tua voce e tuo respiro; che è colomba annunciatrice di perdono, di un inizio nuovo e duraturo per tutta la terra.

Manda il tuo Spirito su di me, nell’incontro con questa tua Parola, nell’ascolto di essa e nella penetrazione dei misteri che essa custodisce; io sia ricolmato e sia sommerso, io sia battezzato e fatto uomo nuovo, per il dono della mia vita a te e ai fratelli. Amen, alleluia.

Lettura

  1. Per inserire il brano nel suo contesto:

Questi pochi versetti, fra l’altro neanche continui, sono come alcune gocce d’acqua tolte all’oceano; infatti essi fanno parte di quel lungo e grandioso discorso del Vangelo di Giovanni, che va da 13, 31 a tutto il capitolo 17. Dall’inizio alla fine di questa unità discorsiva, profondissima e inscindibile, è trattato un solo unico tema e cioè l’«andare di Gesù», che appare anche come inclusione, in 13, 33: “Ancora per poco sono con voi, dove vado io, non potete venire” e in 16, 28: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” e ancora in 17, 13: “Ma ora io vengo a te, o Padre”. L’andare di Gesù verso il Padre porta con sé anche il significato del nostro andare, del nostro percorso esistenziale e di fede in questo mondo; è qui che noi impariamo a seguire Gesù, ad ascoltarlo, a vivere come Lui. E’ qui che ci viene offerta la rivelazione più completa di Gesù nel mistero della Trinità, come anche la rivelazione sulla vita cristiana, la sua potenza, i suoi compiti, la sua gioia e il suo dolore, la sua speranza e la sua lotta. Penetrando queste parole, noi possiamo trovare la verità del Signore Gesù e di noi stessi davanti a Lui, in Lui.

Questi versetti in particolare parlano di tre motivi di consolazione fortissimi, per noi: la promessa della venuta del Consolatore; la venuta del Padre e del Figlio nell’anima del discepolo che crede; la presenza di un maestro, che è lo Spirito santo, grazie al quale l’insegnamento di Gesù non cesserà. 

  1. Per aiutare nella lettura del brano:
  2. 15-16: Gesù rivela che l’osservanza dei comandamenti non è sforzo di costrizione, ma frutto dolce, che nasce dall’amore del discepolo verso di Lui. A questa obbedienza amorosa è legata la preghiera onnipotente di Gesù per noi. Il Signore promette la venuta di un altro Consolatore, mandato dal Padre, che rimarrà sempre con noi per sconfiggere definitivamente ogni nostra solitudine. vv. 23-24: Gesù ripete che l’amore e l’osservanza dei comandamenti sono due realtà vitali essenzialmente connesse tra loro, che hanno il potere di introdurre il discepolo nella vita mistica, cioè nell’esperienza della comunione immediata e personale con Gesù e con il Padre. v. 25: Gesù afferma una cosa molto importante: c’è una differenza sostanziale tra le cose che Lui ha detto mentre era presso i discepoli e le cose che invece dirà dopo, quando, grazie allo Spirito, Egli sarà in loro, dentro di loro. Prima la comprensione è solo limitata, perché il rapporto con Lui è esterno: la Parola giungeva dal di fuori e colpiva le orecchie, ma non era pronunciata dentro. Dopo la comprensione sarà piena. v. 26: Gesù annuncia lo Spirito santo quale maestro, che insegnerà non più dal di fuori, ma venendo dentro di noi. Egli ravviverà le Parole di Gesù, che erano state dimenticate e le farà ricordare, le farà comprendere ai discepoli in tutta la loro portata.
  3. c) Il testo:

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre. 23Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.

26Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Offriamo una traduzione un po’ più letterale dal greco, che forse può aiutare a un contatto più intimo e profondo con Gesù, che parla e con la Trinità, di cui Egli parla. 15Se amate me, i comandamenti i miei custodirete 16e io pregherò il Padre e un altro Consolatore darà a voi, affinché con voi per sempre sia. 23Se qualcuno ama me, la parola mia custodirà e il Padre mio lo amerà e verso di lui noi verremo e dimora presso di lui faremo.24Il non amante me, le parole mie non custodisce; la parola che voi ascoltate non è mia, ma dell’inviante me, il Padre. 25Queste cose vi ho detto, quando ero ancora presso di voi. 26Ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che invierà il Padre nel nome mio, questi vi insegnerà tutte le cose e vi ricorderà tutte le cose che ho detto a voi Io.

Un momento di silenzio orante

Chiedo al silenzio che mi raccolga, che riunisca tutto il mio essere nel suo grembo, perché io sia portato, nel soffio dell’amore, davanti a Gesù, davanti al Padre e allo Spirito e da lì io possa entrare nella Trinità, in questa comunione d’amore, che mi crea e mi ricrea ogni giorno.

Alcune domande

Entro alla scuola del Maestro, lo Spirito Santo, mi siedo ai suoi piedi e mi lascio da Lui interrogare; apro il mio cuore, non ho paura, perché Lui istruisce, ma consola, ammonisce, ma fa crescere. Lui è l’Amore, è la Luce, il Fuoco, l’Acqua viva per la mia sete; è il vento impetuoso che spalanca le porte del mio egoismo e fa crollare i muri della mia autosufficienza, della mia sicurezza arrogante e stolta.

  1. “Se mi amate”. Il mio rapporto con il Signore Gesù è un rapporto d’amore, oppure no? C’è spazio, nel mio cuore, per Lui? Mi guardo dentro con sincerità e mi chiedo: “Dov’è l’amore, nella mia vita, se ce n’è?”; penso ai miei rapporti, alle mie relazioni, anche alle più importanti, a quelli irrinunciabili, a cui tengo di più: “Sono relazioni costruite sull’amore, su un amore vero, forte, che ha radici profonde, capaci di sfidare anche le siccità, le durezze più ardue dei terreni? Ho davvero il coraggio di amare e amare senza vergogna, con tenerezza, coi gesti, con le parole?” E se mi accorgo che dentro di me non c’è amore, o ce n’è solo poco, provo a interrogarmi: “Cos’è che mi blocca, che mi tiene il cuore chiuso, imprigionato, rendendolo, così, triste e solo?”
  2. “Custodirete i miei comandamenti”. Mi viene incontro il verbocustodire, con tutta la carica dei suoi molti significati: guardare bene, proteggere, fare attenzione, conservare in vita, riservare e preservare, non gettare via, trattenere con cura, con amore. Vivo, illuminato da questi atteggiamenti, il mio rapporto di discepolo, di cristiano, con la Parola e i comandamenti che Gesù ci ha lasciato, per la nostra felicità? Il mio cuore sa farsi luogo di custodia, di memoria costante, di affetto e calore nei confronti della Parola?
  3. “Egli vi darà un altro Consolatore”. Essere consolati è un’esperienza bellissima, che tutti noi desideriamo e abbiamo bisogno di fare. Quante volte mi sono messo alla ricerca di qualcuno che mi consolasse, si prendesse cura di me, mi mostrasse affetto e attenzione! Ma lo so che la vera consolazione viene dal Signore, che “consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri” (Is 49, 13) e che dice: “Consolate, consolate il mio popolo (Is 40, 1); Io, io sono il tuo consolatore” (Is 51, 12) e non si stanca di ripetere: “Come una madre consola un figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati” (Is 66, 13). Leggo san Paolo e mi sento dire che il Signore è il Dio della consolazione (Rm 15, 5 e 2 Cor 1, 3), che ci consola in ogni nostra tribolazione, perché anche noi consoliamo, a nostra volta, quelli che si trovano in ogni genere di afflizione, restituendo con amore fraterno quel dono che il Padre aveva dato a noi (2 Cor 1, 3ss).

E poi scopro, nella lettera ai Romani, che le consolazioni vengono dalle Scritture (Rm 15, 4). Rimango molto colpito da tutto ciò, ci rifletto e cerco di far aderire il mio cuore alla verità che la Parola mi rivela.

Sono pronto ad accettare, ad accogliere con apertura piena, con disponibilità e umiltà questa Consolazione, il vero Consolatore, che viene dall’alto? O mi fido, ancora, molto più delle consolazioni che trovo io, che mendico di qua e di là, che raccatto solo a briciole, senza potermi mai sfamare veramente? So che qui si apre davanti a me un vero cammino di conversione; scelgo di percorrerlo, oppure mi volto indietro e me ne vado via, triste, con le mie povere ricchezze di consolazioni fallaci e ingannatrici? 

  1. “Prenderemo dimora presso di lui”. Il Signore sta alla porta e bussa e aspetta; Lui non forza, non costringe. Lui dice: “Se vuoi…” e aspetta, con amore. “Se vuoi, osserverai i comandamenti” (Sir 15, 5); “Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti” (Mt 19, 17). Qui Egli mi propone di diventare la sua casa, il luogo del suo riposo, della sua intimità; Gesù è pronto, è felice di raggiungermi, di unirsi a me in un’amicizia così speciale, così unica da venire a porre la sua dimora nel mio cuore, per non uscirne più. Ma io, sono pronto? Sto aspettando la visita, la venuta, l’ingresso di Gesù nella mia esistenza più intima, più personale? C’è posto per lui nell’albergo? Ecco, Lo sento: Lui davvero è qui, alla porta e bussa…
  2. “Vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. Il verbo “ricordare” porta con sé un’altra realtà molto importante, essenziale, direi. Vengo provocato, vengo scrutato dalla Scrittura. Dove applico la mia memoria? Cosa mi sforzo di tenere a mente, di far vivere nel mio mondo interiore? La Parola del Signore è un tesoro molto prezioso; è un seme di vita, che viene seminato nel mio cuore; ma io che attenzione pongo a questo seme?

So difenderlo dai mille nemici e pericoli che lo assalgono: gli uccelli, la calura, le pietre, le spine, il maligno? So portare con me, ogni mattina, una Parola del Signore per ricordarla durante il giorno e fare di essa la mia luce segreta, la mia forza, il mio nutrimento? O sono un dimenticone, uno smemorato dell’amore e dei benefici di Dio per me? La dimenticanza equivale alla lontananza da Lui, fino a perderlo. Voglio forse ridurmi così e dimenticare il mio Signore? Perché, da oggi in poi, nella potenza dello Spirito Santo, che ha il compito proprio di farci ricordare le Parole sante di Gesù, non mi prendo l’impegno di fissarmi nella mente un versetto, anche breve, magari di due o tre parole soltanto, e poi stare in sua compagnia durante il giorno, mentre lavoro, mentre vado in macchina, mentre mi verrebbe da arrabbiarmi o da correre dietro con la fantasia a mille altri pensieri? Perché non impegnarmi a ruminare la Parola, a mangiarla veramente, visto che essa è vero Cibo?

Una chiave di lettura

In questo momento cerco di entrare ancor più profondamente in queste Parole così intense e ricche, inesauribili, per luce, calore, nutrimento. Mi accosto ad ognuno dei personaggi presenti in queste righe, mi metto in ascolto, in preghiera, in meditazione ruminazione, in contemplazione…  Il volto del Padre: 

Gesù dice: “Io pregherò il Padre” (v. 16) e toglie un po’ il velo al mistero della preghiera: essa è la via che conduce al Padre. Per giungere al Padre, ci è donato il cammino della preghiera; come Gesù vive il suo rapporto col Padre attraverso la preghiera, così anche noi. Percorro le pagine dei Vangeli e mi faccio ricercatore attento di qualche indizio riguardo a questo segreto d’amore tra Gesù e il Padre suo, perché entrando in quel rapporto, anch’io posso sempre più conoscere Dio, il Padre mio. “E un altro Consolatore

darà a voi”. Il Padre è colui che dona a noi il Consolatore. 

Questo dono è preceduto dall’atto di amore del Padre, che sa che noi abbiamo bisogno di consolazione: Lui ha visto la mia miseria in Egitto e ha udito il mio grido, Lui conosce infatti le mie sofferenze e vede le oppressioni che mi tormentano (cfr. Es 3, 7-9); nulla sfugge al suo amore infinito per me. Per tutto questo, Egli ci dona il Consolatore. Il Padre è il Donatore: tutto ci viene da Lui e da nessun altro. “Il padre mio lo amerà” (v.

24). Il Padre è l’Amante, che ama di amore eterno, assoluto, inviolabile, incancellabile.

Come dice Isaia, come dice Geremia e tutti i profeti (cfr. Ger 31, 3; Is 43, 4; 54, 8; Os 2, 21; 11, 1). “Verso di lui verremo”. Il Padre è unito al Figlio suo Gesù, è una cosa sola con Lui e con Lui viene verso ogni uomo, dentro ogni uomo. Si sposta, esce, si piega e cammina verso di noi. Spinto da un amore folle e inspiegabile, Lui ci raggiunge.

“E faremo dimora presso di lui”. Il Padre costruisce la sua casa in noi; fa di noi, di me, della mia esistenza, di tutto il mio essere, la sua dimora. Lui viene e non se ne va, ma fedelmente rimane.

Padre, Padre mio! Credevo di essere orfano, di essere solo in questo mondo e invece oggi, nella tua Parola, mi ritrovo figlio, amato, cercato, rincorso e raggiunto. Tu mi doni il tuo Spirito, che è il Consolatore, che è la tua Presenza costante, certa, fedele. Tu mi ami, Tu vieni verso di me e rimani in me. Grazie, Padre!

Oggi io rinasco, perché Tu mi ami, o Padre!

Il volto del Figlio: 

“Se voi amate me…” (v. 15); “Se qualcuno ama me…” (v. 23). Gesù entra in rapporto con me in modo unico e personale, faccia a faccia, cuore a cuore, anima ad anima; mi propone un legame intenso, unico, irripetibile e mi unisce a Sé tramite l’amore, se io lo voglio. Pone sempre il “se” e dice, chiamandomi per nome: “Se vuoi…”. L’unica via che Lui continuamente percorre per raggiungermi, è quella dell’amore; infatti noto che i pronomi “voi” e “qualcuno” sono collegati al “me” dal verbo “amare” e da nessun altro verbo. “Io pregherò il Padre” (v. 16). Gesù è l’orante, che vive della preghiera e per la preghiera; tutta la sua vita è stata ricolmata dalla preghiera, era preghiera. Egli è il sommo ed eterno sacerdote, che intercede per noi e offre preghiere e suppliche, accompagnate dalle lacrime (cfr. Eb 5, 7), per la nostra salvezza; “egli, infatti, può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore” (Eb 7, 25). “Se qualcuno mi ama, la parola mia custodirà” (v. 23); “Chi non mi ama, non custodisce le mie parole” (v. 24). Gesù mi offre la sua

Parola, me la dà in consegna, perché io me ne prenda cura e la custodisca, la deponga nel tesoro del mio cuore e lì la riscaldi, la vegli, la contempli, la ascolti e, così facendo, la faccia fruttificare. La sua Parola è un seme; è la perla più preziosa di tutte, per la quale vale la pena vendere ogni altra ricchezza; è il tesoro nascosto nel campo, per il quale si scava, senza badare alla fatica; è il fuoco, che ci fa ardere il cuore nel petto; è la lampada, che ci permette di aver luce per i nostri passi, anche nella notte più buia. L’amore alla Parola di Gesù si identifica con il mio amore per Gesù stesso, per tutta la sua persona, perché, in definitiva, è Lui la Parola, il Verbo. E perciò qui, in queste parole, Gesù mi sta gridando al cuore che è Lui che io devo custodire!

Signore Gesù, Parola di Salvezza, Parola del Padre mio, mia unica Parola di Vita; certo, io ti custodirò! Ti stringerò a me, come una preda e non ti lascerò andare! Farò come Maria, la Vergine santa, che custodiva nel suo cuore ogni tua Parola e se la portava sempre più vicino, confrontando ogni cosa con essa (cfr. Lc 2, 19. 51).

Gesù, fammi entrare nella tua preghiera; alza le mani verso il Padre e accoglimi, come in un abbraccio senza fine, perché la mia vita non ha alcun significato al di fuori di questo dialogo d’amore con te e con il Padre. Amen. Il volto dello Spirito Santo:

“Il Padre vi darà un altro Consolatore” (v. 16). Lo Spirito Santo ci è dato dal Padre; è il “buon regalo e il dono perfetto, che viene dall’alto e che discende fino a noi” (Gc 1, 17). Egli è “un altro Consolatore” rispetto a Gesù, che se ne va e viene per non lasciarci soli, abbandonati. Mentre sono nel mondo, io non sono sconsolato, ma sono confortato dalla presenza dello Spirito Santo, che non è una consolazione soltanto, ma è molto di più: è una persona viva e vivente accanto a me, sempre. Questa presenza, questa compagnia è capace di darmi gioia, la gioia vera; infatti, dice Paolo: “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace…” (Gal 5, 22; cfr. anche Rm 14, 17). “perché rimanga con voi per sempre”. Lo Spirito è in mezzo a noi, è con me, così come Gesù era con i suoi

discepoli. La sua venuta si attua in una presenza fisica, personale; io non lo vedo, ma so che c’è e non mi lascia, non se ne va. Lo Spirito rimane per sempre e vive con me, in me, senza una limitazione di tempo o di spazi; così Lui è il Consolatore. “Vi insegnerà ogni

cosa” (v. 26). Lo Spirito santo è il Maestro, colui che apre la via alla conoscenza,

all’esperienza; nessuno fuori di Lui può guidarmi, plasmarmi, darmi forma nuova. La sua scuola non è per raggiungere una sapienza umana, che gonfia e non libera; i suoi insegnamenti, i suoi suggerimenti, le sue indicazioni precise vengono da Dio e a Lui riportano. Lo Spirito insegna la sapienza vera e la conoscenza (Sal 118, 66), insegna il volere del Padre (Sal 118, 26.64), i suoi sentieri (Sal 24,4), i suoi comandamenti (Sal 118, 124.135), che fanno vivere. Egli è un Maestro capace di guidarmi alla verità tutta intera (Gv 16, 13), che mi rende libero nel profondo, fin nel punto di divisione dell’anima e dello spirito, dove solo Lui, che è Dio, può giungere a portare vita e risurrezione. E’ umile, come Dio, e si abbassa, scende dalla sua cattedra e viene dentro di me (cfr. At 1, 8; 10, 44), si dona a me così, in maniera piena, assoluta; non è geloso del suo dono, della sua luce, ma la offre senza misura.

Spirito Santo, Tu sei Dono, sei consolazione piena e perciò sei mia gioia, mia esultanza! 

Tu sei Amore fedele, che non mi lascia, non mi abbandona, ma rimani per sempre! Tu sei con me, ti fai uno con me, accetti di condividere la mia vita più segreta, più intima, anche là dove c’è il dolore, la notte, il peccato. Tu sei il mio Maestro interiore, la mia guida sicura! Ti seguirò, Spirito Santo e non smetterò mai di invocarti e dirti: “Vieni!”.  Al mattino ti aspetterò e alla sera cercherò in Te il mio riposo.

Un momento di preghiera: Salmo 29

Canto di esultanza al Signore,  che ci ha inviato dall’alto la vita nuova dello Spirito. Rit. Tu mi dai Vita piena, Signore, alleluia! Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato  e su di me non hai lasciato esultare i nemici. Signore Dio mio, a te ho gridato e mi hai guarito. Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi,  mi hai dato vita perché non scendessi nella tomba. Rit.

 

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,  rendete grazie al suo santo nome, perché la sua collera dura un istante,  la sua bontà per tutta la vita. Alla sera sopraggiunge il pianto  e al mattino, ecco la gioia. Rit.

 

Nella tua bontà, o Signore,  mi hai posto su un monte sicuro;  ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato. A te grido, Signore, chiedo aiuto al mio Dio. Rit.

 

Ascolta, Signore, abbi misericordia,  Signore, vieni in mio aiuto.

Hai mutato il mio lamento in danza,  la mia veste di sacco in abito di gioia,  perché io possa cantare senza posa. Signore, mio Dio, ti loderò per sempre. Rit.

Orazione finale

Spirito Santo, lascia che ti parli ancora una volta sola; per me è difficile staccarmi dall’incontro con questa Parola, perché in essa sei presente Tu, vivi e agisci Tu. Presento a Te, alla tua intimità, al tuo Amore, il mio volto di discepolo; mi specchio in Te, Spirito Santo. Consegno a Te, dito della destra del Padre, i miei lineamenti, i miei occhi, le mie labbra, le mie orecchie… compi l’opera di guarigione, di liberazione e di salvezza; io rinasca, oggi, partorito uomo nuovo dal grembo del tuo fuoco, dal respiro del tuo vento. 

Spirito Santo, io so che non sono nato per restare solo; per questo, ti prego: mandami ai miei fratelli, perché possa annunziare loro la Vita che viene da Te. Amen. Alleluia!

Lunedì, 6 giugno 2022

Maria Madre della Chiesa

Preghiera

Padre, mostraci la sapienza e l’amore che hai rivelato nel tuo Figlio.

Aiutaci ad essere nelle parole e nei fatti simili a lui, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 19, 25-34

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:

«È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. 31Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Riflessione

  • Gv 19,25-29: Maria, la donna forte che comprende il pieno significato di questo evento, ci aiuterà a rivolgere uno sguardo contemplativo al crocifisso. Il quarto Vangelo specifica che questi discepoli “stanno presso la croce” (Gv 19,25-26). Questo dettaglio ha un significato profondo. Solo il quarto Vangelo ci racconta che queste cinque persone stavano presso la croce. Gli altri evangelisti non lo dicono. Luca, per esempio, dice che tutti coloro che avevano conosciuto Gesù seguirono gli eventi a distanza (Lc 23,49). Anche Matteo dice che molte donne seguirono gli eventi da lontano. Queste donne avevano seguito Gesù dalla Galilea e lo avevano servito, ma ora lo seguivano da lontano (Mt 27,55-56). Come Matteo, Marco ci dà i nomi di coloro che osservavano la morte di Gesù da lontano (Mc 15,40-41). Così soltanto il quarto Vangelo dice che la madre di Gesù, altre donne e il discepolo amato “stavano presso la croce”. Stavano lì come servi di fronte al loro re. 
  • Gv 19,30-34: Essi sono lì, coraggiosi, nel momento in cui Gesù ha già dichiarato che “È compiuto” (Gv 19,30). La madre di Gesù è presente in quell’ora, che alla fine “è venuta”. Quell’ora che era stata annunciata alla festa di nozze a Cana (Gv 2,1ss). Il quarto Vangelo sottolinea che alle nozze “c’era la madre di Gesù” (Gv 2,1). Così anche la persona che resta fedele al Signore al momento fatale, è un discepolo amato. L’evangelista non ci dice il nome di questo discepolo, in modo che ognuno di noi può specchiarsi in colui che ha conosciuto i misteri del Signore, che ha posato il capo sul petto di Gesù durante l’ultima cena (Gv 13,25). La madre che sta sotto la croce (cf. Gv 19,25), accetta il testamento di amore di suo Figlio e accoglie tutti nella persona del discepolo amato come figli e figlie da far rinascere alla vita eterna. 
  • Gesù ha una parte attiva nella sua morte, Egli non permette di essere ucciso come i ladri le cui gambe vengono spezzate (Gv 19,31-33), ma consegna il suo spirito (Gv 19,30). I dettagli richiamati dall’evangelista sono molto importanti: vedendo sua madre e accanto a lei il discepolo che lui amava, Gesù dice alla madre, “Donna, ecco tuo figlio”. Poi al discepolo dice: “Ecco tua madre” (Gv 19,26-27). Queste semplici parole di Gesù hanno il peso della rivelazione, sono parole che ci rivelano la sua volontà: “ecco tuo figlio” (v. 26); “ecco tua madre” (v. 27). Queste parole richiamano anche quelle pronunciate da Pilato sul Litostroto: “Ecco l’uomo” (Gv 19,5). Con quelle parole Gesù sulla croce, il suo trono, rivela la sua volontà e il suo amore per noi. È l’agnello di Dio, il pastore che dà la sua vita per il suo gregge. In quel momento, dalla croce, Gesù fa nascere la Chiesa, rappresentata da Maria, Maria di Cleopa e Maria Maddalena, insieme al discepolo amato (Gv 19,25).

Per un confronto personale

  • In che modo Maria mi propone un modello di genitorialità, di discepolato e di amore? Quale di questi ho messo in pratica nella mia vita?
  • Maria è esempio di umiltà e di obbedienza; eppure anche lei è stata una guida come a Cana. Come guido gli altri, per quali strade, mentre io stesso sono anche davvero umile e obbediente?

Preghiera finale

I precetti del Signore sono retti,  fanno gioire il cuore; 

il comando del Signore è limpido,  illumina gli occhi. (Sal 19,8)

Martedì, 7 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, sorgente di ogni bene,  ispiraci propositi giusti e santi  e donaci il tuo aiuto,  perché possiamo attuarli nella nostra vita.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.

Riflessione

  • Ieri, nel meditare le beatitudini, siamo passati per la porta d’entrata del Discorso della Montagna (Mt 5,1-12). Nel vangelo oggi riceviamo un’importante istruzione sulla missione della Comunità. Deve essere il sale della terra e la luce del mondo (Mt 5,1316). Il sale non esiste per sé, ma per dare sapore al cibo. La luce non esiste per sé, ma per illuminare il cammino. La comunità non esiste per sé, ma per servire la gente. All’epoca in cui Matteo scriveva il suo vangelo, questa missione stava diventando difficile per le comunità convertite dei giudei. Malgrado vivessero nell’osservanza fedele della legge di Mosè, le stavano espellendo dalle sinagoghe, tagliate dal loro passato giudeo. In quanto a questo, tra i pagani convertiti, alcuni dicevano: “Dopo la venuta di Gesù, la Legge di Mosè era superata”. Tutto questo causava tensioni ed incertezze. L’apertura di alcuni sembrava criticare l’osservanza di altri, e viceversa. Questo conflitto generò una crisi che portò a rinchiudersi nella propria posizione. Alcuni volevano andare avanti, altri volevano mettere la luce sotto il tavolo. Molti si chiedevano: “In definitiva, qual è la nostra missione?” Ricordando ed attualizzando le parole di Gesù, il vangelo di Matteo cerca di aiutarli.
  • Matteo 5,13-16: Sale della terra. Usando immagini della vita di ogni giorno, con parole semplici e dirette, Gesù fa sapere qual è la missione e la ragion d’essere di una comunità cristiana: essere sale. In quel tempo, con il caldo che faceva, la gente e gli animali avevano bisogno di consumare molto sale. Il sale, consegnato dal fornitore in grandi blocchi nella piazza pubblica, era consumato dalla gente. Ciò che rimaneva, cadeva in terra e perdeva il suo sapore. “Non serve più a nulla, salvo essere gettato via e calpestato dagli uomini”. Gesù evoca questa usanza per chiarire ai discepoli e alle discepole la missione che devono svolgere.
  • Matteo 5,14-16: Luce del mondo. Il paragone è ovvio. Nessuno accende una candela per metterla sotto un moggio. Una città posta in cima ad una collina, non riesce a rimanere nascosta. La comunità deve essere luce, deve illuminare. Non deve aver paura di far vedere il bene che fa. Non lo fa per farsi vedere, ma ciò che fa può farsi vedere. Il sale non esiste per se stesso. La luce non esiste per sé! Così deve essere la comunità. Non può rimanere rinchiusa in se stessa. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”
  • Matteo 5,17-19: Non passerà neppure un iota della legge. Tra i giudei convertiti c’erano due tendenze. Alcuni pensavano che non era necessario osservare le leggi dell’AT, perché siamo salvati per la fede in Gesù e non per l’osservanza della Legge (Rom 3,21-26). Altri pensavano che loro dovevano continuare ad osservare le leggi dell’AT (At 15,1-2). In ciascuna delle due tendenze c’erano gruppi più radicali. Dinanzi a questo conflitto, Matteo cerca un equilibrio, al di là dei due estremi. La comunità deve essere lo spazio, dove questo equilibrio possa essere raggiunto e vissuto. La risposta data da Gesù continuava ad essere molto attuale: “Non sono venuto ad abolire la legge, ma a darle pieno compimento!” Le comunità non possono essere contro la Legge, né possono rinchiudersi nell’osservanza delle legge. Come ha fatto Gesù, devono dare un passo, e mostrare in modo pratico che l’obiettivo che la legge vuole raggiungere nella vita è la pratica perfetta dell’amore.
  • Le diverse tendenze nelle prime comunità cristiane. Il piano di salvezza ha tre tappe unite tra di esse dalla vita: a) l’Antico Testamento: il cammino del popolo ebreo, orientato dalla Legge di Dio; b) La vita di Gesù di Nazaret: rinnova la Legge di Mosè partendo dalla sua esperienza di Dio, Padre e Madre; c) La vita delle Comunità: attraverso lo Spirito di Gesù, cercavano di vivere la vita come la visse Gesù. L’unità di queste tre tappe genera la certezza della fede che Dio sta in mezzo a noi. Gli intenti di rompere o indebolire l’unità di questo piano di salvezza generavano vari gruppi e tendenze nelle comunità:
    1. I farisei non riconoscevano Gesù Messia ed accettavano solo l’AT. Nelle comunità c‘era gente che simpatizzava con la linea dei farisei (At 15,5).
    2. Alcuni giudei convertiti accettavano Gesù, Messia, ma non accettavano la libertà di Spirito con cui le comunità vivevano la presenza di Gesù risorto (At 15,1).
  • Altri, sia giudei che pagani convertiti, pensavano che con Gesù era giunta la fine dell’AT. D’ora in poi, solo Gesù e la vita nello Spirito.
  1. C’erano anche cristiani che vivevano così pienamente la vita nella libertà dello

Spirito, che non seguivano più la vita di Gesù di Nazaret, né l’Antico Testamento (1Cor

12,3). 

  1. Ora, la grande preoccupazione del vangelo di Matteo è quella di mostrare che l’AT, Gesù di Nazaret e la vita nello Spirito non possono essere separati. I tre fanno parte dello stesso ed unico progetto di Dio e ci comunicano la certezza centrale della fede: il Dio di Abramo e di Sara è presente in mezzo alle comunità per la fede in Gesù di Nazaret.

Per un confronto personale

  • Per te, nella tua esperienza di vita, a cosa serve il sale? La tua comunità è sale? Per te, cosa significa la luce nella tua vita? Come è luce la tua comunità?
  • Le persone del quartiere, come vedono la tua comunità? La tua comunità svolge una certa attrazione? E’ un segno? Di cosa? Per chi?

Preghiera finale

Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia  per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.  Il Signore si rivela a chi lo teme,  gli fa conoscere la sua alleanza. (Sal 24)

Mercoledì, 8 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

Signore Dio nostro, fa’ che i tuoi fedeli, formati nell’impegno delle buone opere e nell’ascolto della tua parola, ti servano con generosa dedizione liberi da ogni egoismo, e nella comune preghiera a te, nostro Padre, si riconoscano fratelli.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno senza che tutto sia compiuto. 

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi insegna come osservare la legge di Dio in modo tale che la sua pratica indichi in cosa consiste il pieno compimento della legge (Mt 5,17-19). Matteo scrive per aiutare le comunità dei giudei convertiti a superare le critiche dei fratelli di razza che li accusavano dicendo: “Voi siete infedeli alla Legge di Mosè”. Gesù stesso era stato accusato di infedeltà alla legge di Dio. Matteo ha la risposta chiarificatrice di Gesù nei riguardi dei suoi accusatori. Così dà una luce per aiutare le comunità a risolvere il loro problema.
  • Usando immagini della vita quotidiana, con parole semplici e dirette, Gesù aveva detto che la missione della comunità, la sua ragion d’essere, è quella di essere sale e luce! Aveva dato alcuni consigli rispetto ad ognuna delle due immagini. Poi vengono due o tre brevi versi del Vangelo di oggi:
  • Matteo 5,17-18: Neppure una iota passerà dalla legge. C’erano varie tendenze nelle comunità dei primi cristiani. Alcune pensavano che non fosse necessario osservare le leggi dell’Antico Testamento, perché siamo salvi per la fede in Gesù e non per l’osservanza della legge (Rom 3,21-26). Altri accettavano Gesù, Messia, ma non accettavano la libertà di Spirito con cui alcune comunità vivevano la presenza di Gesù. Pensavano che essendo giudei dovevano continuare ad osservare le leggi dell’AT (At 15,1.5). Ma c’erano cristiani che vivevano così pienamente nella libertà dello Spirito, che non guardavano più né la vita di Gesù di Nazaret, né l’AT ed arrivavano a dire: “Anatema Gesù!” (1Cor 12,3). Osservando queste tensioni, Matteo cerca un equilibrio tra i due estremi. La comunità deve essere uno spazio dove l’equilibrio può essere raggiunto e vissuto. La risposta data da Gesù a coloro che lo criticavano continuava ad essere ben attuale per le comunità: “Non sono venuto per abolire la legge, ma per dare compimento!” Le comunità non potevano essere contro la Legge, né potevano rinchiudersi nell’osservanza della legge. Come Gesù, dovevano dare un passo avanti, e dimostrare, nella pratica, qual era l’obiettivo che la legge voleva raggiungere nella vita delle persone, cioè, nella pratica perfetta dell’amore.
  • Matteo 5,19: Non passerà nemmeno un segno. Ed a coloro che volevano disfarsi di tutta la legge, Matteo ricorda l’altra parola di Gesù: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.” La grande preoccupazione del Vangelo di Matteo è mostrare che l’AT, Gesù di Nazaret e la vita nello Spirito non possono essere separati. I tre fanno parte dello stesso ed unico progetto di Dio e ci comunicano la certezza centrale della fede: il Dio di Abramo e di Sara è presente in mezzo alle comunità per la fede in Gesù di Nazaret che ci manda il suo Spirito.

Per un confronto personale

  • Come vedo e vivo la legge di Dio: come orizzonte crescente di luce o come imposizione che delimita la mia libertà?
  • Cosa possiamo fare oggi per i fratelli e le sorelle che considerano tutta questa discussione come qualcosa di superato e non attuale? Cosa possiamo imparare da loro?

Preghiera finale

Glorifica il Signore, Gerusalemme,  loda il tuo Dio, Sion. 

Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,  in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. (Sal 147)

Giovedì, 9 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 

Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”

Riflessione

  • Il testo del vangelo di oggi è collocato in un’unità più grande: Mt 5,20 fino a Mt 5,48. In essa Matteo ci mostra come Gesù interpretava e spiegava la Legge di Dio. Cinque volte ripete la frase: “Avete inteso che fu detto agli antichi, ma io vi dico!” (Mt 5,21.27.33.38.43). Secondo alcuni farisei, Gesù stava eliminando la legge. Ma era esattamente il contrario. Lui diceva. “Non pensate che sono venuto ad abolire la Legge ed i Profeti. Non sono venuto ad abolire, ma a completare. (Mt 5,17). Dinanzi alla Legge di Mosè, Gesù ha un atteggiamento di rottura e di continuità. Rompe con le interpretazioni sbagliate che si rinchiudevano nella prigione della lettera, ma riafferma in modo categorico l’obiettivo ultimo della legge: raggiungere la giustizia maggiore, che è l’Amore.
  • Nelle comunità per le quali Matteo scrive il suo vangelo c’erano opinioni diverse rispetto alla Legge di Mosè. Per alcuni, non aveva più senso, per altri doveva essere osservata fino ai minimi dettagli. Per questo, c’erano molti conflitti e litigi. Alcuni dicevano degli altri che erano imbecilli ed idioti. Matteo cerca di aiutare i due gruppi a capire meglio il vero senso della Legge e presenta alcuni consigli di Gesù per aiutare a affrontare e superare i conflitti che sorgono nel seno della famiglia e nella comunità.
  • Matteo 5,20: La vostra giustizia deve superare quella dei farisei. Questo primo verso dà la chiave generale di tutto ciò che segue in Mt 5,20-48. L’evangelista indica alle comunità come devono praticare la giustizia più grande che supera la giustizia degli scribi e dei farisei e che porterà all’osservanza piena della legge. Poi, dopo questa chiave generale sulla giustizia più grande, Matteo cita cinque esempi ben concreti di come praticare la Legge, in modo che la sua osservanza porti alla pratica perfetta dell’amore. Nel primo esempio del vangelo di oggi, Gesù rivela ciò che Dio voleva nel consegnare a Mosè il quinto comandamento: “Non uccidere!”
  • Matteo 5,21-22: Non uccidere. “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.” (Es. 20,13) Per osservare pienamente questo quinto comandamento non basta evitare l’assassinio. Bisogna sradicare da dentro di sé tutto ciò che in un modo o nell’altro possa condurre all’assassinio, per esempio, l’ira, l’odio, il desiderio di vendetta, lo sfruttamento, etc. “chiunque si adira

con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio”. Ossia, chi si adira contro il fratello, merita già lo stesso castigo di condanna dal tribunale che, secondo l’antica legge, era riservato all’assassino! E Gesù va molto più lontano. Vuole sradicare la radice dell’assassinio: Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli

dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Detto con altre parole, osservo veramente il comandamento “Non uccidere” se riesco a togliere dal mio cuore qualsiasi sentimento di ira che porta ad insultare il fratello. Cioè se giungo alla perfezione dell’amore. 

  • Matteo 5,23-24: Il culto perfetto voluto da Dio. “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.” Per poter essere accettati da Dio, ed essere uniti a Lui, bisogna riconciliarsi con il fratello, con la sorella. Prima della distruzione del Tempio, nell’anno ‘70, quando i cristiani partecipavano ancora a pellegrinaggi a Gerusalemme per portare le loro offerte sull’altare del Tempio, loro ricordavano sempre questa frase di Gesù. Ora, negli anni 80, nel momento in cui Matteo scrive, il Tempio e l’Altare non esistevano più. La comunità stessa era passata ad essere il Tempio e l’Altare di Dio (1Cor 3,16).
  • Matteo 5,25-26:Uno dei punti su cui maggiormente insiste il vangelo di

Matteo è la riconciliazione, poiché nelle comunità di quell’epoca c’erano molte tensioni tra i gruppi con tendenze diverse, senza dialogo. Nessuno voleva cedere dinanzi all’altro. Matteo illumina questa situazione con parole di Gesù sulla riconciliazione che richiedono accoglienza e comprensione. Poiché l’unico peccato che Dio non riesce a perdonare è la nostra mancanza di perdono agli altri (Mt 6,14). Per questo, cerca la riconciliazione, prima che sia troppo tardi! 

  • L’ideale della giustizia più grande. Per cinque volte, Gesù cita un comandamento o un’usanza dell’antica legge: Non uccidere (Mt 5,21), Non commettere adulterio (Mt 5,27), Non giurare il falso (Mt 5,33), Occhio per occhio, dente per dente Mt 5,38), Amare il prossimo e odiare il nemico (Mt 5,43). E per cinque volte, critica il modo antico di osservare questi comandamenti ed indica un cammino nuovo per raggiungere la giustizia, l’obiettivo della legge (Mt 5,22-26; 5, 28-32; 5,34-37; 5,39-42; 5,44-48). La parola Giustizia è presente sette volte nel Vangelo di Matteo (Mt 3,15; 5,6.10.20; 6,1.33; 21,32). L’ideale religioso dei giudei dell’epoca era “essere giusti davanti a Dio”. I farisei insegnavano: “La persona raggiunge la giustizia davanti a Dio quando osserva tutte le norme della legge in tutti i suoi dettagli!” Questo insegnamento generava un’oppressione legalistica e produceva molte angosce alle persone di buona volontà, poiché era molto difficile che una persona potesse osservare tutte le norme (Rom 7,21-24). Per questo, Matteo raccoglie parole di Gesù sulla giustizia mostrando che porta a superare la giustizia dei farisei (Mt 5,20). Per Gesù, la giustizia non viene da ciò che faccio per Dio osservando la legge, ma da ciò che Dio fa per me, accogliendomi con amore, come un figlio, una figlia. Il nuovo ideale che Gesù propone è questo: “Essere perfetto come il Padre del cielo è perfetto!” (Mt 5,48). Ciò vuol dire: io sarò giusto davanti a Dio, se cerco di accogliere e perdonare le persone come Dio mi accoglie e mi perdona gratuitamente, malgrado i miei molti difetti e peccati.

Per un confronto personale

  • Quali sono i conflitti più frequenti nella nostra famiglia? E nella nostra comunità? E’ facile la riconciliazione nella famiglia e nella comunità? Sì o no? Perché?
  • I consigli di Gesù, come possono aiutarmi a migliorare i rapporti nell’ambito della nostra famiglia e della comunità?

Preghiera finale

Signore, tu visiti la terra e la disseti:  la ricolmi delle sue ricchezze.  Il fiume di Dio è gonfio di acque;  tu fai crescere il frumento per gli uomini. (Sal 64)

Venerdì, 10 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, sorgente di ogni bene, ispiraci propositi giusti e santi e donaci il tuo aiuto, perché possiamo attuarli nella nostra vita. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,27-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.

Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna.

E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico:

chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”.

Riflessione

  • Nel vangelo di ieri, Gesù ha fatto una rilettura del comandamento: “Non uccidere” (Mt 5,20-26). Nel vangelo di oggi, Gesù rilegge il comandamento “Non commettere adulterio”. Gesù rilegge la legge partendo dall’intenzione che Dio aveva proclamato secoli prima sul Monte Sinai. Cerca lo Spirito della Legge e non si rinchiude nella lettera. Riprende e difende i grandi valori della vita umana che costituiscono lo sfondo di ciascuno di questi Dieci Comandamenti. Insiste sull’amore, sulla fedeltà, sulla misericordia, sulla giustizia, sulla verità, sull’umanità (Mt 9,13; 12,7; 23,23; Mt 5,10; 5,20; Lc 11,42; 18,9). Il risultato dell’osservanza piena della Legge di Dio umanizza la persona. In Gesù appare ciò che avviene quando un essere umano lascia che Dio riempia la sua vita. L’obiettivo ultimo è quello di unire i due amori, la costruzione della fraternità in difesa della vita. Più grande è la fraternità, maggiore sarà la pienezza di vita e maggiore sarà l’adorazione tributata da tutte le creature a Dio Creatore e Salvatore.
  • Nel vangelo di oggi, Gesù guarda da vicino il rapporto uomo-donna nel matrimonio, base fondamentale della convivenza umana. C’era un comandamento che diceva: “Non commettere adulterio”, ed un altro che diceva: “Chi divorzia da sua moglie, deve darle l’atto di divorzio”. Gesù riprende i due comandamenti, dando ad essi un nuovo significato.
  • Matteo 5,27-28: Non commettere adulterio. Cosa richiede da noi questo comandamento? L’antica risposta era questa: l’uomo non può dormire con la donna di un altro. Questo lo esigeva la lettera del comandamento. Ma Gesù supera la lettera e dice: “ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso

adulterio con lei nel suo cuore.” L’obiettivo del comandamento è la fedeltà reciproca tra uomo e donna che assumono insieme la vita insieme, da sposati. E questa fedeltà sarà completa solo se i due sapranno essersi fedeli l’uno all’altra nel pensiero e nel desiderio e sapranno giungere ad una trasparenza totale tra di loro.

  • Matteo 5,29-30: Cava l’occhio e taglia la mano. Per illustrare ciò che Gesù ha appena detto, enuncia una parola forte di cui si serve in un’altra occasione quando parlò dello scandalo verso i piccoli (Mt 18,9 e Mc 9,47). Lui dice: “Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna”. Ed afferma lo stesso nei riguardi della mano. Queste affermazioni non possono prendersi letteralmente. Indicano una radicalità e la serietà con cui Gesù insiste nell’osservanza di questo comandamento.
  • Matteo 5,31-32: La questione del divorzio. All’uomo era permesso dare l’atto di divorzio alla donna. Gesù dirà nel Discorso della Comunità che Mosè lo permise per la durezza di cuore della gente (Mt 19,8). “Ma io vi dico: chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio”. Si è discusso molto su questo tema. Basandosi su questa affermazione di Gesù, la chiesa orientale permette il divorzio in caso di “fornicazione”, cioè, di infedeltà. Altri dicono che qui la parola fornicazione traduce un termine aramaico o ebraico zenuth che indicava un matrimonio tra gente della stessa parentela, che era proibito. Non sarebbe un matrimonio valido.
  • Lasciando da parte l’interpretazione corretta di questa parola, ciò che importa è vedere l’obiettivo ed il senso generale delle affermazioni di Gesù nella nuova lettura che fa dei Dieci Comandamenti. Gesù parla di un ideale che deve stare sempre dinanzi ai miei occhi. L’ideale definitivo è questo: “Essere perfetto come il Padre del cielo è perfetto” (Mt 5,48). Questo ideale vale per tutti i comandamenti rivisti da Gesù. Nella rilettura del comandamento: “Non commettere adulterio“, questo ideale si traduce in trasparenza e onestà tra marito e moglie. Più nessuno può dire: “Sono perfetto come il Padre del cielo è perfetto”. Staremo sempre al di sotto della misura. Non potremo mai meritare il premio perché saremo sempre al di sotto della misura. Ciò che importa è continuare il cammino, volgere lo sguardo verso l’ideale, sempre! Ma, nello stesso tempo, come fece Gesù, dobbiamo accettare le persone con la stessa misericordia con cui Lui accettava le persone e le orientava verso l’ideale. Per questo, certe esigenze giuridiche della Chiesa oggi, come per esempio, non permettere la comunione a persone che vivono in seconde nozze, sembrano andare più d’accordo con l’atteggiamento dei farisei che con quello di Gesù. Nessuno applica letteralmente la spiegazione del comandamento “Non uccidere”, dove Gesù dice che chi dice idiota a suo fratello merita l’inferno (Mt 5,22). Poiché se così fosse, tutti avremmo garantita già l’entrata all’inferno e nessuno si salverebbe. Perché la nostra dottrina usa misure differenti nel caso del quinto e del nono comandamento?

Per un confronto personale

  • Riesci a vivere l’onestà totale e la trasparenza con le persone dell’altro sesso?
  • Come capire l’esigenza “essere perfetto come il Padre celeste è perfetto”?

Preghiera finale

Il tuo volto, Signore, io cerco.  Non nascondermi il tuo volto,  non respingere con ira il tuo servo.  Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,  non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. (Sal 26)

Sabato, 11 giugno 2022

San Barnaba, Apostolo

Preghiera

O Padre, che hai scelto san Barnaba,  pieno di fede e di Spirito Santo,  per convertire i popoli pagani,  fa’ che sia sempre annunziato fedelmente,  con la parola e con le opere, 

il Vangelo di Cristo,  che egli testimoniò con coraggio apostolico.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 10,7-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi”.

Riflessione

  • Oggi è la festa di san Barnaba. Il vangelo parla degli insegnamenti di Gesù ai discepoli su come annunciare la Buona Novella del Regno alle “pecore perdute di Israele” (Mt 10,6). Loro devono: a) guarire i malati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni (v.8); b) annunciare gratuitamente ciò che gratuitamente ricevono (v.8); c) non procurarsi oro, né sandali, né bastone, né bisaccia, né due tuniche (v.9); d) cercarsi una casa dove poter esser accolti fino al termine di una missione (v.11); e) essere portatori di pace (v.13).
  • Al tempo di Gesù c’erano vari movimenti che, come lui, erano alla ricerca di una nuova maniera di vivere e convivere, per esempio, Giovanni Battista, i farisei, esseni ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Però c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, erano prevenuti. Pensavano che non potevano fidarsi degli alimenti della gente, perché non sempre erano ritualmente “puri”. Per questo, portavano bisaccia e denaro per poter occuparsi loro stessi di ciò che mangiavano. Cosi, le osservanze della Legge della purezza, invece di aiutare a superare le divisioni, indebolivano ancora di più il vissuto dei valori comunitari. La proposta di Gesù è diversa. Il suo metodo traspare nei consigli che lui dà agli apostoli quando li manda in missione. Per mezzo delle istruzioni, cerca di rinnovare e riorganizzare le comunità di Galilea in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, una mostra del Regno di Dio.
  • Matteo 10,7: L’annuncio della vicinanza del Regno. Gesù invita i discepoli ad annunciare la Buona Novella. Loro devono dire: “Il Regno dei cieli è vicino!” Cosa vuol dire che il Regno è vicino? Non significa una vicinanza nel tempo, nel senso che basta aspettare un poco di tempo e dopo il Regno verrà. “Il Regno è vicino” significa che già è alla portata della gente, già “è in mezzo a voi” (Lc 17,21). E’ bene acquisire uno sguardo nuovo, per poter percepire la sua presenza o prossimità. La venuta del Regno non è frutto della nostra osservanza, come volevano i farisei, ma si rende presente, gratuitamente, nelle azioni che Gesù raccomanda agli apostoli: guarire i malati, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni.
  • Matteo 10,8: Guarire, risuscitare, purificare, scacciare. Malati, morti, lebbrosi, posseduti erano gli esclusi dalla convivenza, ed erano esclusi in nome di Dio. Non potevano partecipare alla vita comunitaria. Gesù ordina di accogliere queste persone, di includerle. Il Regno di Dio si rende presente in questi gesti di accoglienza e di inclusione. In questi gesti di gratuità umana si nota l’amore gratuito di Dio che ricostruisce la convivenza umana e ricuce i rapporti interpersonali.
  • Matteo 10,9-10: Non portare nulla. Al contrario degli altri missionari, gli apostoli non possono portare nulla: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”. L’unica cosa che potete e dovete portare è la Pace (Mt 10,13). Ciò significa che devono fidarsi dell’ospitalità e della condivisione della gente. Perché il discepolo che non porta nulla con sé e porta la pace, indica che ha fiducia nella gente. Crede che sarà ricevuto, e la gente si sente valorizzata, apprezzata e confermata. L’operaio ha diritto al suo alimento. Facendo questo, il discepolo critica le leggi di esclusione e riscatta gli antichi valori della condivisione e della convivenza comunitaria.
  • Matteo 10,11-13: Vivere insieme ed integrarsi in comunità. Giungendo a un luogo, i discepoli devono scegliere una casa di pace e lì devono rimanere fino alla fine. Non devono passare da una casa all’altra, bensì vivere lì stabilmente. Devono divenire membri della comunità e lavorare per la pace, cioè per ricostruire i rapporti umani che favoriscono la Pace. Per mezzo di questa pratica, loro riscattano un’antica tradizione della gente, criticano la cultura di accumulazione, tipica della politica dell’impero romano ed annunciano un nuovo modello di convivenza.
  • Riassunto: le azioni raccomandate da Gesù per l’annuncio del Regno sono queste: accogliere gli esclusi, fidarsi dell’ospitalità, spingere alla condivisione, vivere stabilmente e in modo pacifico. Se questo avviene, allora possiamo e dobbiamo gridare ai quattro venti: Il Regno è tra di noi! Annunciare il Regno non consiste in primo luogo nell’ insegnare verità e dottrine, catechismo o diritto canonico, ma portare le persone ad una nuova maniera di vivere e convivere, una nuova maniera di pensare e di agire partendo dalla Buona Novella, portata da Gesù: Dio è Padre e Madre, e quindi tutti siamo fratelli e sorelle.

Per un confronto personale

  • Perché tutti questi atteggiamenti raccomandati da Gesù sono segni del Regno di Dio in mezzo a noi?
  • Come fare oggi ciò che Gesù ci chiede: “Non portare bisaccia”, “Non passare di casa in casa”?

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo,  perché ha compiuto prodigi. 

Gli ha dato vittoria la sua destra  e il suo braccio santo. (Sal 97)

Domenica, 12 giugno 2022

La promessa dello Spirito: 

Gesù lo invierà nel nome del Padre 

Giovanni 16,12-15

LECTIO

  1. a) Preghiera iniziale:

O Dio tu che nell’invio del tuo Figlio Gesù ci hai rivelato l’intenzione più chiara del tuo amore nel voler salvare l’uomo, passa sempre accanto a noi rivelandoci i tuoi attributi di compassione, misericordia, clemenza e lealtà. Spirito d’Amore aiutaci a progredire nella conoscenza del Figlio per giungere al possesso della vita.

Fa che meditando la tua Parola in questa festa possiamo scoprire con più

consapevolezza che il tuo mistero, o Dio, è un canto all’amore condiviso. Tu sei il nostro Dio e non un Dio solitario. Sei Padre, fonte feconda. Sei Figlio, Parola fatta carne, amore vicino e fraterno. Sei Spirito, amore fatto abbraccio.  b) Lettura del Vangelo:

12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.14Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà. c) Momenti di silenzio orante: 

Diciamo con Sant’Agostino: «Concedimi tempo per meditare sui segreti della tua legge, non chiudere la porta a chi bussa. O Signore, compi la tua opera in me e svelami quelle pagine. Fa ch’io trovi grazia davanti a te e mi si aprano, quando busso, gli intimi segreti della tua Parola».

MEDITATIO

  1. a) Preambolo:

Prima di inoltrarci nel cammino della lectio è importante soffermarci brevemente sul contesto in cui è inserito il nostro brano liturgico. Le parole di Gesù in Gv 16,12-15 fanno parte di quella sezione del vangelo di Giovanni che gli esegeti chiamano il libro della rivelazione (13,1-17,26). Gesù, nei discorsi di addio, si rivela in profonda intimità, li chiama amici, promette loro lo Spirito Santo che li accompagnerà nell’accogliere il mistero della sua Persona. I discepoli, poi, sono invitati a crescere nell’amore verso il Maestro che si offre totalmente a loro.

Sempre, in questa sezione, si possono individuare tre sequenze o parti ben delimitate. 

La prima comprende i capitoli 13-14 e ha come filo conduttore il seguente tema: la nuova comunità è fondata sul comandamento nuovo dell’amore. Con le sue istruzioni Gesù spiega che la pratica dell’amore è l’itinerario che la comunità deve percorrere nel suo cammino verso il Padre. Nella seconda Gesù descrive il volto della comunità in mezzo al mondo. Ricorda loro che la comunità da lui fondata svolge la sua missione in mezzo a un mondo ostile e solo attraverso la pratica dell’amore è possibile la sua crescita nell’aggregare nuovi membri. In questo consiste il “portare frutto” da parte della comunità. Le condizioni richieste per un amore fecondo nel mondo: restare uniti a Gesù. Da Lui promana la vita – lo Spirito (Gv 15,1-6); l’unione a Gesù con un amore che risponde al suo così da stabilire una relazione di amicizia fra Gesù e i suoi discepoli (Gv 15,7-17).

Ma la missione della comunità, similmente a quella di Gesù, avverrà in mezzo all’odio del mondo (Gv 15,18-25), ma i discepoli saranno sostenuti dallo Spirito (Gv 15,26-16,15). Gesù confida loro che la missione nel mondo comporta dolore e gioia e che lui sarà assente-presente (Gv 16,16-23a), ma assicura loro solo il sostegno dell’amore del Padre e la sua vittoria sul mondo (Gv 16,23b-33). La terza parte della sezione contiene la preghiera di Gesù: egli prega per la comunità presente (Gv 17,6-19); per la comunità del futuro (Gv 17,20-23); ed esprime il desiderio che il Padre onori coloro che l’hanno riconosciuto e, infine, che venga portata a compimento la sua opera nel mondo (Gv 17,24-26).

  1. b) Per meditare:

– La voce dello Spirito è la voce di Gesù stesso 

Precedentemente in Gv 15,15 Gesù aveva comunicato ai suoi discepoli ciò che aveva udito dal Padre. Tale messaggio non viene e non poteva essere compreso dai suoi discepoli in tutta la sua forza. Il motivo è che i suoi discepoli ignorano, per il momento, il significato della morte in croce di Gesù e la sostituzione del vecchio modo di essere salvati. Con la sua morte si apre un nuovo e definitivo intervento salvifico nella vita dell’umanità. I discepoli comprenderanno le parole e i gesti di Gesù dopo la sua resurrezione (Gv 2,22) o dopo la sua morte (Gv 12,16).

Nell’insegnamento di Gesù ci sono tante realtà e tanti messaggi che potranno essere compresi man mano che l’esperienza porrà la comunità dinanzi a nuovi avvenimenti o circostanze; è nella vita quotidiana, compresa alla luce della risurrezione che si potrà comprendere il significato della sua morte-esaltazione.

Sarà lo Spirito Santo, il profeta di Gesù, che comunicherà ai discepoli ciò che avrà udito da Lui. Nella missione che la comunità di Gesù svolgerà lo Spirito Santo le comunica la verità, nel senso di spiegare e a aiutare ad applicare ciò che Gesù è e ciò che significa come manifestazione dell’amore del Padre. Con i suoi messaggi profetici la comunità dei discepoli non trasmette una dottrina nuova ma continuamente propone la realtà della persona di Gesù, contenuto della sua testimonianza e orientamento della sua missione nel mondo. La voce dello Spirito Santo, che la comunità percepirà, è la voce di Gesù stesso. Sulla scia dei profeti veterotestamentari che interpretavano la storia alla luce dell’alleanza, lo Spirito Santo diventa determinante nel far conoscere Gesù offrendo alla comunità dei credenti la chiave per comprendere la storia come un confronto continuo tra ciò che il “mondo” rappresenta e il progetto di Dio. Il punto di partenza per leggere la propria presenza nel mondo è la morte –esaltazione di Gesù e crescendo sempre più nella sua comprensione, i cristiani potranno scoprire negli avvenimenti quotidiani “il peccato del mondo” e i suoi effetti deleteri.

È determinante il ruolo dello Spirito Santo come interprete del mistero della vita di Gesù nella vita dei discepoli: è la loro guida nell’intraprendere il giusto impegno a favore dell’uomo. Per avere successo nelle loro attività in favore dell’uomo devono da un lato ascoltare le problematiche della vita e della storia e dall’altra essere attenti alla voce dello Spirito Santo, l’unica fonte attendibile per cogliere il vero senso degli avvenimenti storici nel mondo.

  • La voce dello Spirito Santo: il vero interprete della storia

Poi Gesù spiega le modalità con cui lo Spirito Santo interpreta la vita e la storia umana. 

Innanzitutto manifestando la sua “gloria”, il che vuol dire che “prenderà del suo”. Più specificamente “del mio” vuol dire che lo Spirito Santo attinge da Gesù il messaggio, ogni cosa pronunziata da Lui. Manifestare la gloria significa manifestare l’amore che egli ha dimostrato nella sua morte. Tali parole di Gesù sono molto importanti perché evitano di ridurre il ruolo dello Spirito Santo a un’illuminazione, il suo è una comunicazione dell’amore di Gesù che li pone in sintonia con il suo messaggio ma anche con il senso più profondo della sua vita: l’amore dimostrato donando la propria vita sulla croce. In questo consiste il ruolo dello Spirito Santo, Spirito di verità. 

L’ascolto del messaggio e la sua penetrazione, l’essere in sintonia con l’amore sono due aspetti del ruolo dello Spirito Santo che permettono alla comunità dei credenti di interpretare la storia. Meglio ancora le parole di Gesù intendono comunicare che solo attraverso la comunicazione dell’amore da parte dello Spirito Santo è possibile conoscere chi è l’uomo, capire la meta della sua vita, e realizzare un mondo nuovo. Il modello è sempre l’amore di Gesù.

  • Gesù, il Padre, lo Spirito Santo e la comunità dei credenti (v.15)

Quando Gesù dice che “tutto ciò che ha il Padre è mio” cosa intende dire? Innanzitutto che ciò che Gesù possiede è in comune con il Padre. Il primo dono del Padre a Gesù è stato la sua gloria (Gv 1,14), più specificamente, è l’amore leale, lo Spirito (Gv 1,32; 17,10). Questa comunicazione, non va compresa, come statica, ma dinamica, vuol dire continua e vicendevole. In questo senso il Padre e Gesù sono uno. Tale comunicazione vicendevole e costante compenetra l’attività di Gesù il quale può realizzare le opere del Padre, il suo disegno sul creato. Per essere capaci di capire, interpretare la storia i credenti sono chiamati ad essere in sintonia con Gesù accentando nella loro esistenza la realtà del suo amore e concretizzandolo a favore dell’uomo. Tale è il disegno del Padre: l’amore di Gesù per i suoi discepoli va investito nella realizzazione dell’uomo. Il disegno del Padre che si è realizzato nella vita di Gesù deve realizzarsi nella comunità dei credenti e guidare l’impegno dei credenti per promuovere la vita degli uomini. Chi è l’esecutore del disegno del Padre nella vita di Gesù? È lo Spirito Santo, che unendo Gesù al Padre, esegue e porta a compimento il progetto del Padre e rende la comunità dei credenti partecipe di questo attività dinamica di Gesù: “prenderà del mio”, la comunità, grazie all’azione dello Spirito di verità, lo ode nel suo messaggio, lo concretizza come amore per comunicarlo.

Lo Spirito Santo comunica ai discepoli di Gesù tutta le verità e ricchezza di Gesù; il luogo in cui abita è Gesù; “viene” nella comunità; accolto, rende la comunità partecipe dell’amore di Gesù.

  1. b) Alcune domande:
  • Un grave pericolo minaccia, oggi, le comunità cristiane. Siamo tentati di dividere Gesù, seguendo o un Gesù uomo che con la sua azione ha cambiato la storia, o un Gesù glorioso staccato dalla sua esistenza terrena e quindi anche dalla nostra?
  • Siamo consapevoli che Gesù non è soltanto un esempio del passato, ma anche e soprattutto il salvatore presente? Che Gesù non è soltanto oggetto di contemplazione e gioia, ma il Messia da seguire e alla cui opera è necessario collaborare?
  • Dio non è un’astrazione, ma il Padre che si rende visibile in Gesù. Ti impegni a “vederlo” e a riconoscerlo nell’umanità di Gesù?
  • Sei attento alla voce dello Spirito di verità che ti comunica tutta la verità totale di Gesù?

ORATIO

  1. a) Salmo 103: Manda il tuo Spirito Signore a rinnovare la terra

È un canto gioioso di ringraziamento che invita a meditare sulla caducità umana confrontata con la misericordia eterna di Dio. Alla liberazione dal peccato, dalla malattia e dalla morte, segue l’azione benevola e affettuosa di Dio: ci sazia di beni per tutta la vita.

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia,  non dimenticare tanti suoi benefici.

 

Egli perdona tutte le tue colpe,  guarisce tutte le tue malattie;  salva dalla fossa la mia vita,  ti corona di grazia e di misericordia;  egli sazia di beni i tuoi giorni  e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

 

Il Signore agisce con giustizia 

E con diritto verso tutti gli oppressi. Ha rivelato a Mosé le sue vie,  ai figli d’Israele le sue opere.

 

Buono e pietoso è il Signore,  lento all’ira e grande nell’amore.

Egli non continua a contestare 

E non conserva per sempre il suo sdegno.

 

Non ci tratta secondo i nostri peccati,  non ci ripaga secondo le nostre colpe  Come un padre ha pietà dei suoi figli,  così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

 

Ma la grazia del Signore è da sempre, 

dura in eterno per quanti lo temono…

 

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli…  Voi tutte sue schiere…voi tutte opere sue…  Benedici il Signore anima mia.

 

  1. b) Preghiera finale:

Spirito di verità 

Tu ci rendi figli e figlie di Dio,  così che ci possiamo accostare con fiducia al Padre.

Padre, ci rivolgiamo a te 

Con un cuor solo e un’anima sola  e ti chiediamo: 

Padre, manda il tuo Santo Spirito!

Manda il tuo Spirito sulla Chiesa.

Ogni cristiano cresca, in sintonia con l’amore di Cristo, 

nell’amore per Dio e per i fratelli. O Padre rinnova la nostra fiducia  nel Regno che Gesù è venuto ad annunciare  e incarnare sulla terra.

Non permette che ci lasciamo dominare dalla delusione  E vincere dalla stanchezza. Le nostre comunità siano lievito  che fa crescere nella società  la giustizia e la pace.

Lunedì, 13 giugno 2022

Sant’Antonio di Padova, presbitero e dottore della Chiesa

Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te,  ascolta benigno le nostre invocazioni,  e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo  senza il tuo aiuto,  soccorrici con la tua grazia,  perché fedeli ai tuoi comandamenti  possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,38-42

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi fa parte di una piccola unità letteraria che va da Mt 5,17 fino a Mt 5,48, in cui si descrive come passare dall’antica giustizia dei farisei (Mt 5,20) alla nuova giustizia del Regno di Dio (Mt 5,48). Descrive come salire sulla Montagna delle Beatitudini, da dove Gesù annunciò la nuova Legge dell’Amore. Il grande desiderio dei farisei era vivere nella giustizia, essere giusti dinanzi a Dio. E questo è anche il desiderio di tutti noi. Giusto è colui o colei che riesce a vivere dove Dio vuole che viva. I farisei si sforzavano di raggiungere la giustizia mediante la stretta osservanza della Legge. Pensavano che con il loro sforzo potevano arrivare a stare dove Dio li voleva. Gesù prende posizione nei confronti di questa pratica e annuncia la nuova giustizia che deve superare la giustizia dei farisei (Mt 5,20). Nel vangelo di oggi stiamo giungendo quasi alla cima della montagna. Manca poco. La cima è descritta in una frase: “Siate perfetti come il vostro Padre celestiale è perfetto” (Mt 5,48), che mediteremo nel vangelo di domani. Vediamo da vicino questo ultimo grado che ci manca per giungere alla cima della montagna, di cui San Giovanni della Croce dice:

“Qui regnano il silenzio e l’amore”. 

  • Matteo 5,38: Occhio per occhio, dente per dente. Gesù cita un testo dell’Antica legge dicendo: “Avete inteso che è stato detto: Occhio per occhio, dente per dente!” Abbreviò il testo, perché il testo intero diceva: ”Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, colpo per colpo” (Es 21,23-25). Come nei casi precedenti, anche qui Gesù fa una rilettura completamente nuova. Il principio “occhio per occhio, dente per dente” si trovava alla radice dell’interpretazione che gli scribi facevano della legge. Questo principio deve essere sovvertito, perché perverte e distrugge il rapporto tra le persone e con Dio.
  • Matteo 5,39ª: Non restituire il male con il male. Gesù afferma esattamente il contrario: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio”. Dinanzi a una violenza ricevuta, la nostra reazione naturale è pagare l’altro con la stessa moneta. La vendetta chiede “occhio per occhio, dente per dente”. Gesù chiede di restituire il male non con il male, ma con il bene. Perché se non sappiamo superare la violenza ricevuta, la spirale di violenza occuperà tutto e non sapremo più cosa fare. Lamech diceva: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette” (Gen 4,24). E fu proprio per questa terribile vendetta che tutto è finito nella confusione della Torre di Babele (Gen 11,1-9). Fedele all’insegnamento di Gesù, Paolo scrive nella lettera ai Romani: “Non rendete a nessuno male per male; la vostra preoccupazione sia fare il bene a tutti gli uomini. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rom 12,17-21). Per poter avere questo atteggiamento è necessario avere molta fede nella possibilità di recupero che ha l’essere umano. Come fare questo in pratica? Gesù offre quattro esempi concreti.
  • Matteo 5,39b-42: I quattro esempi per superare la spirale di violenza. Gesù dice: “anzi (a) se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; (b) e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. (d) E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. (e) Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle”. (Mt 5,40-42). Come capire queste quattro affermazioni? Gesù stesso ci offre un aiuto per aiutarci a capirle. Quando il soldato gli colpì la guancia, lui non gli porse l’altra. Anzi, reagì con energia: “Se ho parlato male, dimostrami dove è il male, ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23). Gesù non insegna ad essere passivi. San Paolo crede che ripagando il male con il bene “tu ammasserai carboni ardenti sul capo dell’altro” (Rm 12,20). Questa fede nella possibilità di recupero dell’essere umano è possibile solo partendo dalla radice che nasce dalla gratuità totale dell’amore creatore che Dio ci mostra nella vita e negli atteggiamenti di Gesù.

Per un confronto personale

  • Hai sentito dentro di te qualche volta una rabbia così grande da voler applicare la vendetta “occhio per occhio, dente per dente”? Cosa hai fatto per superarla?
  • La convivenza comunitaria oggi nella Chiesa favorisce in noi l’amore creatore che Gesù suggerisce nel vangelo di oggi?

Preghiera finale

Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole:  intendi il mio lamento.

Ascolta la voce del mio grido, o mio re e mio Dio, 

perché ti prego, Signore. (Sal 5)

Martedì, 14 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 

E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi raggiungiamo la cima della Montagna delle Beatitudini, dove Gesù proclamò la Legge del Regno di Dio, il cui ideale si riassume in questa frase lapidaria: “Siate perfetti come vostro Padre del cielo è perfetto” (Mt 5,48). Gesù stava correggendo la Legge di Dio! Cinque volte di seguito aveva già affermato: “Fu detto, ma io vi dico!” (Mt 5,21.27,31.33.38). Era un segno di molto coraggio da parte sua, in pubblico, davanti a tutta la gente riunita, correggere il tesoro più sacro della gente, la radice della loro identità, che era la Legge di Dio. Gesù vuole comunicare un modo nuovo di guardare e praticare la Legge di Dio. La chiave per poter attingere questo nuovo sguardo è l’affermazione: “Siate perfetti come vostro Padre del cielo è perfetto”. Mai nessuno potrà arrivare a dire: “Oggi sono stato perfetto come il Padre del cielo è perfetto!” Stiamo sempre al di sotto della misura che Gesù ci ha posto dinanzi. Forse è per questo che Lui ci ha posto dinanzi un ideale impossibile da raggiungere per noi mortali?
  • Matteo 5,43-45: Fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. In questa frase Gesù spiega la mentalità con cui gli scribi spiegavano la legge; mentalità che nasceva dalle divisioni tra giudei e non giudei, tra prossimo e non prossimo, tra santo e peccatore, tra puro e impuro, etc. Gesù ordina di sovvertire questo preteso ordine di divisioni interessate. Ordina di superare le divisioni. “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano perché siate figli del Padre vostro che sta nei cieli e che fa sorgere il sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” E qui attingiamo alla fonte da cui sgorga la novità del Regno. Questa fonte è proprio Dio, riconosciuto come Padre, che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Gesù vuole che imitiamo questo Dio: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (5,48). E’ imitando questo Dio che creiamo una società giusta, radicalmente nuova.
  • Matteo 5,46-48: Essere perfetti come il Padre celeste è perfetto. Tutto si riassume nell’imitare Dio: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. (Mt 5,4348). L’amore è principio e fine di tutto. Non c’è prova di maggiore amore che dar la vita per il fratello (Gv 15,13). Gesù imitò il Padre e rivelò il suo amore. Ogni gesto, ogni parola di Gesù, dalla nascita fino all’ora della morte in croce, era un’espressione di questo amore creatore che non dipende dal presente che riceve, né discrimina l’altro per ragioni di razza, sesso, religione o classe sociale, ma che nasce da un voler bene completamente gratuito. Fu un crescendo continuo, dalla nascita fino alla morte in Croce.
  • La manifestazione piena dell’amore creatore in Gesù. Fu quando in Croce lui offrì il perdono al soldato che lo torturava e lo uccideva. Il soldato, impiegato dell’impero, mise il polso di Gesù sul braccio della croce, pose un chiodo e cominciò a battere. Dette diversi colpi. Il sangue cadeva a fiotti. Il corpo di Gesù si ritorceva dal dolore. Il soldato, mercenario ignorante, ignaro di ciò che stava facendo e di ciò che stava succedendo attorno a lui, continuava a battere come se fosse un chiodo nella parete per appendere un quadro. In quel momento Gesù rivolge al Padre questa preghiera: “Padre, perdonali. Perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34). Malgrado tutta la volontà degli uomini, la disumanità non riuscì a spegnere in Gesù l’umanità. Loro lo prendono, lo deridono, gli sputano sul volto, lo beffeggiano, fanno di lui un re pagliaccio con una corona di spine sulla testa, lo flagellano, lo torturano, lo fanno andare per le strade come se fosse un criminale, deve ascoltare gli insulti delle autorità religiose, sul calvario lo lasceranno completamente nudo alla vista di tutti e di tutte. Ma il veleno della disumanità non riesce a raggiungere la fonte di umanità che sgorgava dal cuore di Gesù. L’acqua che sgorgava dal di dentro era più forte del veleno di fuori, volendo di nuovo contaminare tutto. Guardando quel soldato ignorante, Gesù sentì compassione per il soldato e pregò per lui e per tutti: “Padre, perdona!” Ed aggiunse perfino una scusa: “Sono ignoranti. Non sanno ciò che stanno facendo!” Davanti al Padre, Gesù si fa solidale con coloro che lo torturano e lo maltrattano. Come il fratello che vede i suoi fratelli assassini dinanzi al giudice e lui, vittima dei propri fratelli, dice al giudice: “Sai sono i miei fratelli. Sono ignoranti. Perdonali. Miglioreranno!” Era come se Gesù avesse paura che la minima rabbia contro l’uomo potesse spegnere in lui il resto di umanità che ancora esisteva. Questo incredibile gesto di umanità e di fede nella possibilità di recupero di quel soldato è stata la maggiore rivelazione d’amore di Dio. Gesù poté morire: “Tutto è consumato!” E inclinando il capo, rese lo spirito (Gv 19,30). Compiendo così la profezia del Servo Sofferente (Is 53).

Per un confronto personale

  • Qual è il motivo più profondo dello sforzo che compi per osservare la Legge di Dio:

meritare la salvezza o ringraziare la bontà immensa di Dio che ti ha creato, ti mantiene in vita e ti salva? 

  • Quale significato dai alla frase “essere perfetto come il Padre del cielo è perfetto”?

Preghiera finale

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;  nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe,  mondami dal mio peccato. (Sal 50)

Mercoledì, 15 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.

Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini, In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi continua la meditazione sul Discorso della Montagna. Nei giorni precedenti abbiamo riflettuto a lungo sul messaggio del capitolo 5 del vangelo di Matteo. Nel vangelo di oggi e dei giorni seguenti meditiamo il messaggio del capitolo 6 dello stesso vangelo. La sequenza dei capitoli 5 e 6 può aiutarci a capirlo. I passaggi in corsivo indicano il testo del vangelo di oggi. Ecco lo schema:

Matteo 5,1-12: Le Beatitudini: apertura solenne della nuova Legge 

Matteo 5,13-16: La nuova presenza nel mondo: Sale della terra e Luce del mondo 

Matteo 5,17-19: La nuova pratica della giustizia; rapporto con l’antica legge 

Matteo 5, 20-48: La nuova pratica della giustizia: osservando la nuova Legge 

Matteo 6,1-4: La nuova pratica delle opere di pietà: l’elemosina 

Matteo 6,5-15: La nuova pratica delle opere di pietà: la preghiera 

Matteo 6,16-18: La nuova pratica delle opere di pietà: il digiuno 

Matteo 6,19-21: Nuovo rapporto con i beni materiali: non accumulare 

Matteo 6,22-23: Nuovo rapporto con i beni materiali: visione corretta 

Matteo 6,24: Nuovo rapporto con i beni materiali: Dio e il denaro 

Matteo 6,25-34: Nuovo rapporto con i beni materiali: abbandono alla Provvidenza 

Il vangelo di oggi tratta tre temi: l’elemosina (6,1-4), la preghiera (6,5-6) e il digiuno (6,16-18). Sono tre opere di pietà dei giudei. 

  • Matteo 6,1: Non praticare il bene per essere visto dagli altri. Gesù critica coloro che fanno le buone opere per essere visti dagli uomini (Mt 6,1). Gesù chiede di costruire la sicurezza interiore non in ciò che noi facciamo per Dio, ma in ciò che Dio fa per noi. Dai consigli che lui dà emerge un nuovo tipo di rapporto con Dio: “Tuo Padre, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6,4). “Vostro Padre sa di cosa avete bisogno, prima che voi glielo chiediate” (Mt 6,8). “Se perdonate agli uomini le loro colpe, anche il Padre vostro vi perdonerà” (Mt 6,14). E’ un cammino nuovo che si apre ora per accedere al cuore di Dio Padre. Gesù non permette che la pratica della giustizia e della pietà sia usata quale mezzo di autopromozione dinanzi a Dio e dinanzi alla comunità (Mt 6,2.5.16).
  • Matteo 6,2-4: Come praticare l’elemosina. Dare l’elemosina è un modo di condividere, assai raccomandato dai primi cristiani (At 2,44-45; 4,32-35). La persona che pratica l’elemosina e la condivisione per promuovere se stessa dinanzi agli altri merita di essere esclusa dalla comunità, come avvenne con Anania e Safira (At 5,1-11). Oggi, sia nella società come pure nella Chiesa, ci sono persone che fanno una grande pubblicità del bene che fanno agli altri. Gesù chiede il contrario: fare il bene in modo tale che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra. E’ il distacco totale e il dono totale nella gratuità dell’amore che crede in Dio Padre e imita tutto ciò che fa.
  • Matteo 6,5-6: Come praticare la preghiera. La preghiera pone la persona in rapporto diretto con Dio. Alcuni farisei trasformavano la preghiera in un’occasione per mostrarsi ed esibirsi dinanzi agli altri. In quel tempo, quando suonava la trombetta nei tre momenti di preghiera, mattina, mezzogiorno e sera, loro dovevano fermarsi nel luogo dove stavano per pregare. C’era gente che cercava di stare negli angoli in luoghi pubblici, in modo che tutti vedessero che stava pregando. Orbene, un atteggiamento di questo tipo perverte il nostro rapporto con Dio. E’ falso e non ha senso. Per questo, Gesù dice che è meglio chiudersi nella stanza e pregare in segreto, mantenendo l’autenticità del rapporto. Dio ti vede anche nel segreto, e Lui ti ascolta sempre. Si tratta di una preghiera personale, non di una preghiera comunitaria. • Matteo 6,16-18: Come praticare il digiuno. In quel tempo la pratica del digiuno era accompagnata da alcuni gesti esterni ben visibili: non lavare il volto, non allisciarsi i capelli, usare vestiti sobri. Erano segnali visibili del digiuno. Gesù critica questa forma di digiuno e ordina di fare il contrario, così gli altri non possono rendersi conto che sta digiunando: fatti il bagno, usa il profumo, arricciati bene i capelli. Così, solo il Padre che vede nel segreto sa che tu stai digiunando e lui saprà ricompensarti.

Per un confronto personale

  • Quando preghi, come vivi il tuo rapporto con Dio?
  • Come vivi il tuo rapporto con gli altri in famiglia e in comunità?

Preghiera finale

Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono,  ne ricolmi chi in te si rifugia  davanti agli occhi di tutti. (Sal 30)

Giovedì, 16 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso, a questa tua famiglia, e fa’ che superando ogni forma di egoismo risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. 

Voi dunque pregate così:  Padre nostro che sei nei cieli  sia santificato il tuo nome;  venga il tuo regno;  sia fatta la tua volontà,  come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,  e rimetti a noi i nostri debiti  come noi li rimettiamo ai nostri debitori,  e non ci indurre in tentazione,  ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.

Riflessione

  • Ci sono due redazioni del Padre Nostro: Luca (Lc 11,1-4) e Matteo (Mt 6,7-13). In Luca il Padre Nostro è più corto. Luca scrive per le comunità che venivano dal paganesimo. In Matteo, il Padre Nostro si trova nel Discorso della Montagna, nella parte in cui Gesù orienta i discepoli nella pratica delle tre opere di pietà: elemosina (Mt 6,1-4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18). Il Padre Nostro fa parte di una catechesi per i giudei convertiti. Loro erano abituati a pregare, ma avevano vizi che Matteo cerca di correggere.
  • Matteo 6,7-8: I vizi da correggere. Gesù critica le persone per le quali la preghiera era una ripetizione di formule magiche, di parole forti, dirette a Dio per obbligarlo a rispondere alle nostre necessità. L’accoglienza della preghiera da parte di Dio non dipende dalla ripetizione delle parole, ma dalla bontà di Dio che è Amore e Misericordia. Lui vuole il nostro bene e conosce le nostre necessità prima ancora che noi eleviamo a Lui le nostre preghiere.
  • Matteo 6,9a: Le prime parole: “Padre Nostro” Abba, Padre, è il nome che Gesù usa per rivolgersi a Dio. Rivela la nuova relazione con Dio che deve caratterizzare la vita delle comunità (Gal 4,6; Rom 8,15). Diciamo “Padre nostro” e non “Padre mio”. L’aggettivo “nostro” mette l’accento sulla consapevolezza di appartenere tutti alla grande famiglia umana di tutte le razze e credo. Pregare il Padre ed entrare nell’intimità con lui, vuol dire anche mettersi in sintonia con le grida di tutti i fratelli e le sorelle per il pane di ogni giorno. Vuol dire cercare in primo luogo il Regno di Dio. L’esperienza di Dio come Padre nostro è il fondamento della fraternità universale.
  • Matteo 6,9b-10: Tre richieste per la causa di Dio: il Nome, il Regno, la Volontà. Nella prima parte chiediamo che si ristabilisca la nostra relazione con Dio. Santificare il Nome: Il nome JAVE significa Sono con te! Dio conosce. In questo NOME Dio si fece conoscere (Es 3,11-15). Il nome di Dio è santificato quando è usato con fede e non con magia; quando è usato secondo il suo vero obiettivo, cioè non per l’oppressione, ma per la libertà della gente e per la costruzione del Regno. La Venuta del Regno: L’unico signore e re della vita è Dio (Is 45,21; 46,9). La venuta del Regno è la realizzazione di tutte le speranze e promesse. E’ la vita piena, il superamento delle frustrazioni sofferte con i re ed i governi umani. Questo Regno verrà quando sarà fatta pienamente la volontà di Dio. Fare la Volontà: La volontà di Dio si esprime nella sua Legge. Si faccia la sua volontà in cielo come in terra. In cielo, il sole e le stelle obbediscono alle leggi delle sue orbite e creano l’ordine dell’universo (Is 48,12-13). L’osservanza della legge di Dio sarà fonte di ordine e di benessere per la vita umana.
  • Matteo 6,11-13: Quattro richieste per la causa dei fratelli: Pane, Perdono, Vittoria, Libertà. Nella seconda parte del Padre nostro chiediamo che si restauri la relazione tra le persone. Le quattro richieste mostrano come bisogna trasformare le strutture della comunità e della società per fare in modo che tutti i figli di Dio abbiano la stessa dignità. Il pane di ogni giorno: Nell’esodo, ogni giorno, la gente riceveva la manna nel deserto (Es 16,35). La Provvidenza Divina passava attraverso l’organizzazione fraterna, la condivisione. Gesù ci invita a compiere un nuovo esodo, un nuovo modo di convivenza fraterna che garantisce il pane per tutti (Mt 6,34-44; Gv 6,48-51). Perdono dei debiti: Ogni 50 anni, l’Anno Giubilare obbligava a perdonare i debiti. Era un nuovo inizio (Lv 25,8-55). Gesù annuncia un nuovo Anno Giubilare, “un anno di grazia da parte del Signore” (Lc 4,19). Il Vangelo vuole ricominciare tutto di nuovo! Non cadere nella Tentazione: Nell’esodo, la gente venne tentata e cadde (Dt 9,6-12). Mormorò e volle tornare indietro (Es 16,3; 17,3). Nel nuovo esodo, la tentazione sarà superata dalla forza che la gente riceve da Dio (1Cor 10,12-13). Liberazione dal Male: Il Male è Satana, che allontana da Dio ed è motivo di scandalo. Riesce ad entrare in Pietro (Mt 16,23)

ed a tentare Gesù nel deserto. Gesù lo vince (Mt 4,1-11). Lui ci dice: “Coraggio, io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

  • Matteo 6,14-15: Chi non perdona non sarà perdonato. Nel pregare il Padre nostro, pronunciamo la frase che ci condanna o ci assolve. Diciamo: “Perdona le nostre colpe come noi perdoniamo i nostri debitori” (Mt 6,12). Offriamo a Dio la misura del perdono che vogliamo. Se perdoniamo molto, Lui perdonerà molto. Se perdoniamo poco, lui perdonerà poco. Se non perdoniamo, lui neanche potrà perdonare.

Per un confronto personale

  • La preghiera di Gesù dice “perdona i nostri debiti”. In alcuni paesi si traduce “perdona le nostre offese”. Cosa è più facile: perdonare le offese o perdonare i debiti?
  • Le nazioni cristiane dell’emisfero nord (Europa e USA) pregano tutti i giorni: “Perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Ma loro non perdonano il debito esterno dei paesi poveri del Terzo Mondo. Come spiegare questa terribile contraddizione, fonte di impoverimento di milioni di persone?

Preghiera finale

Celebrate con me il Signore,  esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore e mi ha risposto  e da ogni timore mi ha liberato. (Sal 33)

Venerdì, 17 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6,19-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.

La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!”

Riflessione

 

  • Nel vangelo di oggi continuiamo le nostre riflessioni sul Discorso della Montagna. Due giorni fa e ieri abbiamo riflettuto sulla pratica delle tre opere di pietà: elemosina (Mt 6,1-4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18). Il vangelo di oggi e di domani presenta quattro raccomandazioni sul rapporto con i beni materiali, esplicitando così come vivere la povertà della prima beatitudine: (a) non accumulare (Mt 6,19-21); (b) avere una visione corretta dei beni materiali (Mt 6,22-23); (c) non servire due padroni (Mt 6,24); (d) abbandonarsi alla provvidenza divina (Mt 6,25-34). Il vangelo di oggi presenta le due prime raccomandazioni: non accumulare beni (6,19-21) e non guardare il mondo con occhi malati (6,22-23).
  • Matteo 6,19-21: Non accumulare tesori sulla terra. Se, per esempio, oggi in TV si annuncia che il mese prossimo mancheranno nel mercato zucchero e caffè, tutti compreremo il massimo possibile di caffè e zucchero. Accumuliamo, perché non abbiamo fiducia. Nei quaranta anni di deserto, la gente è stata provata per vedere se era capace di osservare la legge di Dio (Es 16,4). La prova consisteva in questo: vedere se erano capaci di raccogliere solamente la manna necessaria per un solo giorno, e non accumulare per il giorno seguente. Gesù dice: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.” Cosa significa accumulare tesori nel cielo? Si tratta di sapere dove pongo la base della mia esistenza. Se la pongo nei beni materiali di questa terra, corro sempre il pericolo di perdere ciò che ho accumulato. Se metto la base in Dio, nessuno potrà distruggerla ed avrò la libertà interiore di condividere con gli altri ciò che posso. Per fare in modo che questo sia possibile e vivibile, è importante giungere ad una convivenza comunitaria che favorisca la condivisione e l’aiuto reciproco, ed in cui la maggiore ricchezza o tesoro non è la ricchezza materiale, bensì la ricchezza o il tesoro della convivenza fraterna nata dalla certezza portata da Gesù: Dio è Padre e Madre di tutti. Perché là dove è il tuo tesoro, è anche

il tuo cuore. 

  • Matteo 6,22-23: La lucerna del corpo è l’occhio. Per capire ciò che Gesù chiede è necessario avere occhi nuovi. Gesù è esigente e chiede molto: non accumulare (6,1921), non servire Dio e il denaro insieme (6,24), non preoccuparsi del cibo e delle bevande (6,25-34). Queste raccomandazioni esigenti hanno a che vedere con quella parte della vita umana dove le persone hanno più angoscia e preoccupazioni. Fa parte anche del Discorso della Montagna, che è più difficile da capire e praticare. Per questo Gesù dice: “Se il tuo occhio è malato, ….”. Alcuni traducono occhio malato e occhio sano. Altri traducono occhio meschino e occhio generoso. E’ uguale. In realtà, la peggiore malattia che si possa immaginare è una persona chiusa in se stessa e nei suoi beni e che si fida solo di loro. È la malattia della meschinità! Chi guarda la vita con questi occhi vivrà nella tristezza e nell’oscurità. La medicina per curare questa malattia è la conversione, il cambio di mentalità e di ideologia. Mettere la base della vita in Dio e così lo sguardo diventa generoso e la vita tutta diventa luminosa, perché fa nascere la condivisione e la fraternità.
  • Gesù vuole un cambiamento radicale. Vuole l’osservanza della legge dell’anno sabbatico, dove viene detto che nella comunità dei credenti, non ci possono essere poveri (Dt 15,4). La convivenza umana deve essere organizzata in modo tale che una persona non debba preoccuparsi del cibo e delle bevande, dei vestiti e della casa, della salute e dell’educazione (Mt 6,25-34). Ma ciò è possibile se tutti cerchiamo prima il Regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,33). Il Regno di Dio vuol dire permettere che Dio regni: è imitare Dio (Mt 5,48). L’imitazione di Dio porta alla condivisione giusta dei beni e dell’amore creativo, che genera una vera fraternità. La Provvidenza Divina deve essere mediata dall’organizzazione fraterna. Solo così è possibile eliminare qualsiasi preoccupazione per il domani (Mt 6,34).

Per un confronto personale

  • Gesù disse: “Là dove è il tuo tesoro, è anche il tuo cuore”. Dove si trova la mia ricchezza: nel denaro o nella fraternità?
  • Qual è la luce che ho nei miei occhi per guardare la vita, gli avvenimenti?

Preghiera finale

Il Signore ha scelto Sion,  l’ha voluta per sua dimora:  “Questo è il mio riposo per sempre;  qui abiterò, perché l’ho desiderato.” (Sal 131)

Sabato, 18 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo senza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo  secondo Matteo 6,24-34

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito?

Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.

Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena”.

 

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci aiuta a rivedere il rapporto con i beni materiali e presenta due temi di diversa portata: il nostro rapporto con il denaro (Mt 6,24) e il nostro rapporto con la Provvidenza Divina (Mt 6,25-34). I consigli dati da Gesù suscitano varie domande di difficile risposta. Per esempio, come capire oggi l’affermazione: “Non potete servire Dio e mammona” (Mt 6,24)? Come capire la raccomandazione di non preoccuparsi del cibo, della bevanda e del vestito(Mt 6,25)?
  • Matteo 6,24: Non potete servire Dio e mammona. Gesù è molto chiaro nella sua affermazione: “Nessuno può servire due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire Dio e mammona.” Ognuno dovrà fare la propria scelta. Dovrà chiedersi: “Chi pongo al primo posto nella mia vita. Dio o il denaro?” Da questa scelta dipenderà la comprensione dei consigli che seguono sulla Provvidenza Divina (Mt 6,25-34). Non si tratta di una scelta fatta solo con la testa, bensì di una scelta di vita ben concreta che ha a che fare anche con gli atteggiamenti.
  • Matteo 6,25: Gesù critica la preoccupazione eccessiva per il mangiare e il bere. Questa critica di Gesù causa fino ai nostri giorni molto spavento nella gente, perché la grande preoccupazione di tutti i genitori è come procurarsi cibo e vestiti per i figli. Il motivo della critica è che la vita vale più del cibo e il corpo vale più del vestito. Per chiarire la sua critica, Gesù presenta due parabole: i passeri e i fiori.
  • Matteo 6,26-27: La parabola degli uccelli: la vita vale più del cibo. Gesù ordina di guardare gli uccelli. Non seminano, non raccolgono, ma hanno sempre da mangiare perché il Padre del cielo li alimenta. “Non contate voi, forse, più di loro!” Gesù critica il fatto che la preoccupazione per il cibo occupi tutto l’orizzonte della vita delle persone, senza lasciare spazio a sperimentare e gustare la gratuità della fraternità e dell’appartenenza al Padre. Per questo, il sistema neo-liberale è criminale perché obbliga la gran maggioranza delle persone a vivere 24 ore al giorno, preoccupandosi del cibo e del vestito, e produce ad una minoranza ricca assai limitata l’ansia di comprare e consumare fino al punto da non lasciare spazio a null’altro. Gesù dice che la vita vale più dei beni di consumo! Il sistema neoliberale impedisce di vivere il Regno.
  • Matteo 6,28-30: La parabola dei gigli: il corpo vale più del vestito. Gesù chiede di guardare i fiori, i gigli del campo. Con che eleganza e bellezza Dio li veste! “Ora, se Dio veste così l’erba del campo, non farà assai più per voi, gente di poca fede!” Gesù dice di guardare le cose della natura, perché così vedendo i fiori e il campo, la gente ricordi la missione che abbiamo: lottare per il Regno e creare una convivenza nuova che possa garantire il cibo e il vestito per tutti.
  • Matteo 6,31-32: Non essere come i pagani. Gesù riprende e critica la preoccupazione eccessiva per il cibo, la bevanda e il vestito. E conclude: “Di queste cose si

preoccupano i pagani!” Ci deve essere una differenza nella vita di coloro che hanno fede in Gesù e di coloro che non hanno fede in Gesù. Coloro che hanno fede in Gesù condividono con lui l’esperienza della gratuità di Dio Padre, Abba. Questa esperienza di paternità deve rivoluzionare la convivenza. Deve generare una vita comunitaria che sia fraterna, seme di una nuova società. 

  • Matteo 6,33-34: Il Regno al primo posto. Gesù indica due criteri: “Cercare prima il Regno di Dio” e “Non preoccuparsi per il domani”. Cercare in primo luogo il Regno e la sua giustizia significa cercare di fare la volontà di Dio e lasciare regnare Dio nella nostra vita. La ricerca di Dio si traduce, concretamente, nella ricerca di una convivenza fraterna e giusta. Dove c’è questa preoccupazione per il Regno, nasce una vita comunitaria in cui tutti vivono da fratelli e sorelle e a nessuno manca nulla. Lì non ci si preoccuperà del domani, cioè non ci si preoccuperà di accumulare.
  • Cercare prima il Regno di Dio e la sua giustizia. Il Regno di Dio deve stare al centro di tutte le nostre preoccupazioni. Il Regno richiede una convivenza, dove non ci sia accumulazione, ma condivisione in modo che tutti abbiano il necessario per vivere. Il Regno è la nuova convivenza fraterna, in cui ogni persona si sente responsabile dell’altra. Questo modo di vedere il Regno aiuta a capire meglio le parabole degli uccelli e dei fiori, perché per Gesù la Provvidenza Divina passa attraverso l’organizzazione fraterna. Preoccuparsi del Regno e della sua giustizia è lo stesso che preoccuparsi di accettare Dio Padre ed essere fratello e sorella degli altri. Dinanzi all’impoverimento crescente causato dal neoliberalismo economico, la forma concreta che il vangelo ci presenta e grazie alla quale i poveri potranno vivere è la solidarietà e l’organizzazione.
  • Un coltello affilato in mano ad un bambino può essere un’arma mortale. Un coltello affilato in mano ad una persona appesa ad una corda è l’arma che salva. Così sono le parole di Gesù sulla Provvidenza Divina. Sarebbe antievangelico dire ad un padre disoccupato, povero, con otto figli, e moglie malata: “Non ti preoccupare del cibo e

delle bevande! Perché preoccuparsi del vestito e della salute?” (Mt 6,25.28). Questo possiamo dirlo solo quando noi stessi, imitando Gesù, ci organizziamo tra di noi per condividere, garantendo così al fratello la possibilità di sopravvivere. Altrimenti, siamo come i tre amici di Giobbe che, per difendere Dio, raccontavano menzogne sulla vita umana (Giobbe 1-3,7). Sarebbe come ingannare un orfano e un amico (Giobbe 1-7). In bocca al sistema dei ricchi, queste parole posso essere un’arma mortale contro i poveri. In bocca al povero, possono essere uno sbocco reale e concreto per una convivenza migliore, più giusta e fraterna.

Per un confronto personale

  • Cosa intendo io per Provvidenza Divina? Ho fiducia nella Provvidenza Divina?
  • Noi cristiani abbiamo la missione di dare un’espressione concreta a ciò che portiamo dentro. Qual è l’espressione che stiamo dando alla nostra fiducia nella Provvidenza Divina?

Preghiera finale

Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti  e la seguirò sino alla fine. 

Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge  e la custodisca con tutto il cuore. (Sal 118)

Domenica, 19 giugno 2022

Moltiplicare il pane per gli affamati 

Gesù promuove la condivisione 

Luca 9,10-17

Preghiera

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché Egli ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale Tu la hai letta per i discepoli nella strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava d’essere la fine di ogni speranza, è apparsa a loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e sofferenti. La tua parola ci orienti finché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua resurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi Ti chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci ha rivelato il Padre e inviato il tuo Spirito. Amen.

Lettura

  1. a) Chiave di lettura: il contesto letterario:

Il nostro testo si trova a metà del Vangelo di Luca: Gesù espande ed intensifica la sua missione nei villaggi della Galilea e manda i dodici discepoli ad aiutarlo (Lc 9,1-6).  La notizia di tutto questo raggiunge Erode, colui che mandò ad uccidere Giovanni Battista (Lc 9,7-9).  Quando i suoi discepoli ritornano dalla missione, Gesù li invita ad andare in un luogo solitario (Lc 9,10).  Qui segue il nostro testo che parla della moltiplicazione dei

pani (Lc 9,11-17).

Subito dopo Gesù pone una domanda: “Chi sono io secondo la gente?” (Lc 9,18-21).  Detto questo, per la prima volta, parla della sua passione e della sua morte e delle conseguenze di tutto ciò per la vita dei discepoli (Lc 9,22-28). Avviene la Trasfigurazione, in cui Gesù parla con Mosè e con Elia della sua passione e morte a Gerusalemme (Lc

9,28-43).  Segue un nuovo annuncio della passione, con sbalordimento ed incomprensione da parte dei discepoli (Lc 9,44-50). Infine, Gesù decide di andare a Gerusalemme, dove incontrerà la morte (Lc 9,52).  b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura: 

Luca 9,10: Si ritirano in un luogo appartato 

Luca 9,11: La folla ne viene a conoscenza e Gesù accoglie la folla 

Luca 9,12: La preoccupazione dei discepoli per la fame della folla 

Luca 9,13: La proposta di Gesù e la risposta dei discepoli 

Luca 9,14-15: L’iniziativa di Gesù per risolvere il problema della fame 

Luca 9,16: L’evocazione ed il senso dell’Eucaristia  Luca 9,17: Il grande segnale: tutti mangeranno 

  1. c) Il testo:

10 Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle lo seppero e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti avevan bisogno di cure. 12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla, perché vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, poiché qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».14C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai discepoli: «Fateli sedere per gruppi di cinquanta». 15Così fecero e li invitarono a sedersi tutti quanti. 16Allora egli prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono e si saziarono e delle parti loro avanzate furono portate via dodici ceste.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Qual’è il punto del testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito?
  2. Qual’è la situazione della folla che emerge dal testo?
  3. Qual’è la reazione o il sentimento dei discepoli dinanzi alla situazione della folla?
  4. Qual’è la reazione o il sentimento di Gesù dinanzi alla situazione della folla?
  5. Quali fatti della storia dell’Antico Testamento sono evocati in questo testo?
  6. Conosci iniziative di persone che oggi danno da mangiare alla folla affamata?
  7. Come aiutiamo noi la folla? Diamo pesci, o insegniamo a pescare?

Una chiave di lettura

per coloro che desiderano approfondire il tema. 

  1. Il contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca ha sempre due aspetti: il contesto del tempo di Gesù degli anni ’30, in Palestina, ed il contesto delle comunità cristiane degli anni ’80, per cui Luca scrive il suo Vangelo.

Al tempo di Gesù, in Palestina, il popolo viveva nell’aspettativa che il Messia, quando giungesse, sarebbe come un nuovo Mosè e ripeterebbe i grandi segnali operati da Mosè nell’Esodo: condurre il popolo per il deserto e alimentarlo con la manna. La moltiplicazione dei pani nel deserto era per la folla il segnale che era giunto il tempo messianico (cf. Gv 6,14-15).

Al tempo di Luca, nelle comunità della Grecia, era importante confermare i cristiani nelle loro convinzioni di fede ed orientarli in mezzo alle difficoltà. Nel modo di descrivere la moltiplicazione dei pani, Luca evoca la celebrazione dell’Eucaristia che avviene nelle comunità degli anni ’80, ed aiuta le persone ad approfondire il significato dell’Eucaristia per la loro vita.  Inoltre, nella stessa descrizione della moltiplicazione dei pani, come vedremo, Luca evoca figure importanti della storia del popolo di Dio: Mosè, Elia ed Eliseo, mostrando, così, che Gesù è veramente il messia che viene a compiere le promesse del passato. 

  1. Commento del testo:

Luca 9,10: Gesù e i discepoli si ritirano in un luogo solitario 

I discepoli ritornano dalla missione, a cui sono stati inviati (Lc 9,1-6).  Gesù li invita a ritirarsi con lui in un luogo solitario, vicino a Betsaida, al nord del lago di Galilea.  Il Vangelo di Marco aggiunge che lui li invita a riposarsi un poco (Mc 6,31). Descrivendo la missione dei 72 discepoli, Luca descrive la revisione dell’azione missionaria da parte di Gesù, azione svolta dai discepoli (Lc 10, 17-20).

Luca 9,11: La folla cerca Gesù e Gesù accoglie la folla 

La folla sa dove si trova Gesù e lo segue. Marco è più esplicito. Dice che Gesù e i discepoli vanno in barca e la folla segue a piedi, per un altro cammino, in un luogo determinato. La folla giunge prima di Gesù (Mc 6,32-33). Giunti al luogo del riposo, vedendo quella folla, Gesù l’accoglie, parla del Regno e cura i malati.  Marco aggiunge che la folla sembra un gregge senza pastore. Dinanzi a questa situazione della folla, Gesù reagisce come un “buon pastore”, orientando la folla con la sua parola ed alimentandola con pani e pesci (Mc 6,34ss).

Luca 9,12: La preoccupazione dei discepoli e la fame della folla 

Il giorno comincia a declinare, si avvicina il tramonto. I discepoli sono preoccupati e chiedono a Gesù di allontanare la folla.  Dicono che nel deserto non è possibile trovare cibo per tanta gente.  Per loro l’unica soluzione è che la folla vada nei villaggi vicini, a comprare pane. Non riescono ad immaginare un’altra soluzione.

Tra le linee di questa descrizione della situazione della folla, appare qualcosa di molto importante. Per poter stare con Gesù, la gente dimentica di mangiare.  Vuol dire che Gesù deve aver saputo attrarre la folla, fino al punto che questa dimentica tutto nel seguirlo per il deserto.

Luca 9,13: La proposta di Gesù e la risposta dei discepoli 

Gesù dice: “Date da mangiare alla folla”. I discepoli sono spaventati, poiché hanno solo cinque pani e due pesci.  Ma sono loro che devono risolvere il problema, e l’unica cosa che viene loro in mente di fare è andare a comprare pane.  Hanno in mente solo la soluzione tradizionale, secondo cui qualcuno deve procurare paneper la gente.  Qualcuno deve procurare il denaro, comprare pane e distribuirlo tra la folla, ma in quel deserto, questa soluzione è impossibile. Loro non vedono un’altra possibilità di risolvere il problema. Ossia: se Gesù insiste nel non rimandare la gente a casa loro, non c’è soluzione per la fame della folla. Non passa loro per la mente che la soluzione potrebbe venire da Gesù e dalla folla stessa.

Luca 9,14-15: L’iniziativa di Gesù per risolvere il problema della fame 

C’erano lì cinque mila persone. Molta gente! Gesù chiede ai discepoli di far sedere la folla in gruppi di cinquanta. Ed è qui che Luca comincia ad usare la Bibbia per illuminare i fatti della vita di Gesù. Evoca Mosè.  E’ lui infatti che, per primo, dà da mangiare alla folla affamata nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto (cf. Num cap. 1 a 4). Luca evoca anche il profeta Eliseo. E’ Eliseo,  infatti, che nell’Antico Testamento fa bastare pochi pani per sfamare una moltitudine di gente e perfino avanzano (2 Re 4,4244). Il testo suggerisce quindi che Gesù è il nuovo Mosè, il nuovo profeta che deve venire al mondo (cf. Gv 6,14-15). La moltitudine delle comunità conosceva  l’Antico Testamento, ed a buon intenditore basta mezza parola. Così vanno scoprendo, poco a poco, il mistero che avvolge la persona di Gesù.

Luca 9,16: Evocazione e significato dell’Eucaristia 

Dopo che il popolo si siede per terra, Gesù moltiplica i pani e chiede ai discepoli di distribuirlo. Qui è importante notare come Luca descrive il fatto. Dice: “Gesù prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla”.  Questo modo di parlare alle comunità degli anni ’80 (e di tutti i tempi) fa pensare all’Eucaristia.  Poiché queste stesse parole saranno usate (e lo sono tuttora) nella celebrazione della Cena del Signore (22,19).  Luca suggerisce che l’Eucaristia deve portare alla moltiplicazione dei pani, che vuol dire condivisione. Deve aiutare i cristiani a preoccuparsi dei bisogni concreti del prossimo. 

E’ pane di vita che da coraggio e porta il cristiano ad affrontare i problemi della folla in modo diverso, non dal di fuori, ma dal di dentro della gente.

Luca 9,17: Il grande segnale: tutti mangeranno 

Tutti mangeranno, si sazieranno ed avanzeranno ceste intere! Soluzione inattesa, realizzata da Gesù e nata dal di dentro della folla, partendo da quel poco che avevano portato, cinque pani e due pesci. Ed avanzano dodici cesti dopo che cinque mila persone hanno mangiato cinque pani e due pesci!  c) Approfondimento: Il miracolo più grande 

Alcuni chiedono: “Ma allora non ci fu miracolo? Fu solo condivisione?” Ecco tre riflessioni a modo di risposta: 

Una prima riflessione. Quale sarebbe oggi il miracolo più grande: per esempio, in un determinato giorno dell’anno, il giorno di Natale, tutte le persone hanno di ché mangiare, ricevono un cesto natalizio; o potrebbe essere che la gente cominci a condividere il suo pane, arrivi a sfamare tutti ed avanzi cibo per altre folle.  Quale sarebbe il miracolo più grande? Cosa pensate?

Una seconda riflessione: La parola Miracolo (miraculum) viene dal verbo ammirare. 

Un miracolo è un’azione straordinaria, fuori dal normale, che causa ammirazione e fa pensare in Dio. Il grandemiracolo, il più grande di tutti, è (1) Gesù stesso, Dio fatto

uomo! E’ così straordinariamente umano, come solo Dio può essere umano! Un altro grande miracolo è (2) il cambiamento che Gesù riesce ad ottenere nella folla, abituata a soluzioni dal di fuori. Gesù riesce a fare in modo che la folla affronti il problema a partire da se stessa, a partire dai mezzi di cui dispone. Grande miracolo, cosa straordinaria, è (3) che mediante questo gesto di Gesù, tutti mangiano ed il cibo avanza! 

Quando si condivide, ce n’è sempre… ed avanza! Quindi sono tre i grandi miracoli: Gesù stesso, la conversione delle persone, la condivisione dei beni che genera abbondanza! Tre miracoli nati dalla nuova esperienza di Dio come Padre, rivelataci in Gesù. Questa esperienza di Dio cambiò tutti gli schemi mentali ed il modo di vivere, aprì un orizzonte totalmente nuovo e creò un modo nuovo di vivere insieme agli altri. 

E’ questo il miracolo più grande: un altro mondo è possibile!

Una terza riflessione: E’ difficile sapere come sono avvenute di fatto le cose. Nessuno sta dicendo che Gesù non fece il miracolo. Ne ha fatti, e molti! Ma non dobbiamo dimenticare che il miracolo più grande è la risurrezione di Gesù. Per la fede in Gesù, la folla comincia a vivere in un modo nuovo, condividendo il suo pane con i fratelli e le sorelle che non hanno nulla e che sono affamati: “E tutti distribuivano ciò che avevano, e non c’era bisognoso tra di loro” (cf. Atti 4,34). Quando nella Bibbia si descrive un miracolo, l’attenzione maggiore non viene posta nell’aspetto miracoloso in sé, bensì nel significato che ha per la vita e per la fede delle comunità che credono in Gesù, rivelazione del Padre. Nel così detto “primo mondo” dei paesi detti “cristiani”, gli animali hanno più cibo degli esseri umani “del terzo mondo”.  Molta gente ha fame! Vuol dire che l’Eucaristia non ha ancora la profondità e la portata che potrebbe e dovrebbe avere.

Orazione di un Salmo: 81(80)

Dio che libera e alimenta il suo popolo 

Esultate in Dio, nostra forza,  acclamate al Dio di Giacobbe.

Intonate il canto e suonate il timpano,  la cetra melodiosa con l’arpa. Suonate la tromba  nel plenilunio, nostro giorno di festa. Questa è una legge per Israele,  un decreto del Dio di Giacobbe.

Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,  quando usciva dal paese d’Egitto. Un linguaggio mai inteso io sento:  «Ho liberato dal peso la sua spalla,  le sue mani hanno deposto la cesta. Hai gridato a me nell’angoscia 

e io ti ho liberato, 

avvolto nella nube ti ho dato risposta,  ti ho messo alla prova alle acque di Meriba. Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;  Israele, se tu mi ascoltassi!

Non ci sia in mezzo a te un altro dio  e non prostrarti a un dio straniero. Sono io il Signore tuo Dio, 

che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto;  apri la tua bocca, la voglio riempire.

Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,  Israele non mi ha obbedito.

L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore,  che seguisse il proprio consiglio. Se il mio popolo mi ascoltasse,  se Israele camminasse per le mie vie! Subito piegherei i suoi nemici  e contro i suoi avversari porterei la mia mano.  I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi  e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;  li nutrirei con fiore di frumento,  li sazierei con miele di roccia».

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

Lunedì, 20 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7,1-5

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi continuiamo a meditare sul Discorso della Montagna che si trova nei capitoli da 5 a 7 del vangelo di Matteo. Durante la 10a e l’11a Settimana del Tempo ordinario abbiamo visto i capitoli 5 e 6. Durante questi giorni vedremo il capitolo 7. Questi tre capitoli, 5, 6 e 7 offrono un’idea di come si faceva la catechesi nelle comunità dei giudei convertiti nella seconda metà del primo secolo in Galilea ed in Siria. Matteo unisce ed organizza le parole di Gesù per insegnare come deve essere il modo nuovo di vivere la Legge di Dio.
  • Dopo aver spiegato come ristabilire la giustizia (Mt 5,17 a 6,18) e come restaurare l’ordine della creazione (Mt 6,19-34), Gesù insegna come deve essere la vita in comunità (Mt 7,1-12). Alla fine, presenta alcune raccomandazioni e consigli (Mt 7,1327). A continuazione, ecco uno schema di tutto il Discorso della Montagna: 

Matteo 5,1-12: Le Beatitudini: apertura solenne della nuova Legge 

Matteo 5,13-16: La nuova presenza nel mondo: Sale della terra e Luce del mondo  

Matteo 5,17-19: La nuova pratica della giustizia: rapporto con l’antica legge 

Matteo 5, 20-48: La nuova pratica della giustizia: osservando la nuova Legge 

Matteo 6,1-4: La nuova pratica delle opere di pietà: l’elemosina 

Matteo 6,5-15: La nuova pratica delle opere di pietà: la preghiera 

Matteo 6,16-18: La nuova pratica delle opere di pietà: il digiuno 

Matteo 6,19-21: Il nuovo rapporto con i beni materiali: non accumulare 

Matteo 6,22-23: Il nuovo rapporto con i beni materiali: visione corretta 

Matteo 6,24: Il nuovo rapporto con i beni materiali: Dio o il denaro 

Matteo 6,25-34: Il nuovo rapporto con i beni materiali: aver fiducia nella Provvidenza 

Matteo 7,1-5: La nuova convivenza comunitaria: non giudicare 

Matteo 7,6: La nuova convivenza comunitaria: non disprezzare la comunità 

Matteo 7,7-11: La nuova convivenza comunitaria: la fiducia in Dio genera la condivisione 

Matteo 7,12: La nuova convivenza comunitaria: la Regola d’Oro 

Matteo 7,13-14: Raccomandazioni finali: scegliere il cammino sicuro 

Matteo 7,15-20: Raccomandazioni finali: il profeta si conosce dai frutti 

Matteo 7,21-23: Raccomandazioni finali: non solo parlare, ma anche praticare 

Matteo 7,24-27: Raccomandazioni finali: costruire la casa sulla roccia 

  • Il vissuto comunitario del vangelo (Mt 7,1-12) e la prova essenziale. É dove si definisce la serietà dell’impegno. La nuova proposta di vita in comunità abbraccia diversi aspetti: non osservare la pagliuzza nell’occhio del fratello (Mt 7,1-5), non gettare le perle ai porci (Mt 7,6), non aver paura di chiedere cose a Dio (Mt 7,7-11). Questi consigli culminano nella Regola d’Oro: fare all’altro ciò che ti piacerebbe che l’altro facesse a te (Mt 7,12). Il vangelo di oggi presenta la prima parte: Matteo 7,1-5.
  • Matteo 7,1-2: Non giudicate e non sarete giudicati. La prima condizione per una buona convivenza comunitaria è non giudicare il fratello o la sorella, ossia, eliminare i preconcetti che impediscono la convivenza trasparente. Cosa significa questo concretamente? Il vangelo di Giovanni dà un esempio di come Gesù viveva in comunità con i discepoli. Gesù dice: “Non vi chiamo servi, perché il servo non sa cosa fa il padrone; io vi chiamo amici perché vi ho comunicato tutto ciò che ho udito dal Padre mio” (Gv 15,15). Gesù è un libro aperto per i suoi compagni. Questa trasparenza nasce dalla sua totale fiducia nei fratelli e nelle sorelle ed ha la sua radice nella sua intimità con il Padre che gli dà la forza di aprirsi totalmente agli altri. Chi vive così con i suoi fratelli e sorelle, accetta l’altro come è, senza preconcetti, senza imporgli condizioni previe, senza giudicarlo. Mutua accettazione, senza finzioni. E’ una trasparenza totale! Ecco l’ideale della nuova vita comunitaria, nata dalla Buona Novella che Gesù ci porta: Dio è Padre e Madre e, quindi, tutti noi siamo fratelli e sorelle. E’ un ideale difficile ma molto bello ed attraente come l’altro: ”Siate perfetti come il Padre del cielo è perfetto” (Mt 5,48).
  • Matteo 7.3-5: Vedi la pagliuzza e non la trave. Subito Gesù dà un esempio: “Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Nell’udire questa frase siamo soliti pensare ai farisei che disprezzavano la gente considerandola ignorante e loro si consideravano migliori degli altri (cf. Gv 7,49; 9,34). In realtà, la frase di Gesù serve a tutti noi. Per esempio, oggi molti di noi cattolici siamo meno fedeli al vangelo che i non cattolici. Osserviamo la pagliuzza nell’occhio dei nostri fratelli e non vediamo la trave di orgoglio prepotente collettivo nei nostri occhi. Questa trave fa sì che oggi molte persone hanno difficoltà a credere nella Buona Novella di Gesù.

Per un confronto personale

  • Non giudicare l’altro ed eliminare preconcetti: su questo punto qual è la mia esperienza personale?
  • Pagliuzza e trave: qual è la trave in me che rende difficile la mia partecipazione alla vita in famiglia e in comunità?

Preghiera finale

Signore, dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, 

perché in esso è la mia gioia. 

Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti  e non verso la sete del guadagno. (Sal 118)

Martedì, 21 giugno 2022

San Luigi Gonzaga, religioso

Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. 

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. 

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”.

Riflessione

  • Discernimento e prudenza nell’offrire le cose di valore. Nelle relazioni con gli altri Gesù mette innanzitutto in guardia da alcuni pericolosi atteggiamenti. Il primo è quello di non giudicare (7,1-5): è una vera e propria proibizione, «non giudicate», un azione che vita ogni valutazione di disprezzo o di condanna degli altri. Il giudizio ultimo è una competenza esclusiva di Dio; le nostre cifre di misura e i nostri criteri sono relativi; sono condizionati dalla nostra soggettività. Qualsiasi condanna degli altri diventa una condanna di se stessi, in quanto ci pone sotto il giudizio di Dio e ci si autoesclude dal perdono. Se il tuo occhio è puro, vale a dire, è libero da ogni giudizio verso i fratelli, puoi con loro relazionarti in maniera vera davanti a Dio. E veniamo alle parole di Gesù offerte dal testo liturgico: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi» (7,6), A prima vista questo “detto” di Gesù sembra strano alla sensibilità del lettore odierno. Può rappresentare un vero enigma. Ma si tratta di un modo di dire, di un linguaggio semitico che chiede di essere interpretato. Al tempo di Gesù come anche nella cultura antica i cani non erano molto apprezzati perché ritenuti semi-selvatici e randagi (U.Luz). Ma veniamo all’aspetto positivo e didattico-sapienziale delle parole di Gesù: Non profanare le cose sante è, in fondo, un invito a usare prudenza e discernimento. Nell’AT le cose sante sono la carne per il sacrificio (Lv 22,14; Es 29,33ss; Nm 18,8-19). Anche l’accostamento con il divieto di gettare le perle ai porci è incomprensibile. Per gli Ebrei i maiali sono animali impuri, la quintessenza della ripugnanza. Al contrario le perle sono quanto

di più prezioso si possa avere. Il monito di Gesù riguarda chi sfama i cani randagi con la carne consacrata destinata al sacrificio. Un tale comportamento è malvagio ma anche di solito imprudente perché di solito ad essi non si dava da mangiare e quindi a causa della loro fame insaziabile potevano tornare indietro e assalire i loro «benefattori». 

Le perle a livello metaforico potevano indicare gli insegnamenti dei sapienti o le interpretazioni sulla «torâh». Nel vangelo di Matteo la perla è immagine del regno di Dio (Mt 13,45ss). L’interpretazione che l’evangelista ne fa riportando questo monito di Gesù è soprattutto teologico. Sicuramente l’interpretazione che ci pare più consona al testo è la lettura ecclesiale delle parole di Gesù: un monito ai missionari cristiani a non predicare il vangelo a chicchessia (Gnilka. Luz). 

  • Seguire un cammino. Nella parte finale del discorso (7,13-27), poi Matteo, riporta, tra gli altri, un ammonimento conclusivo di Gesù che invita a fare una scelta decisiva per entrare nel regno dei cieli: la porta stretta (7,13-14). La parola di Gesù non è solo qualcosa da comprendere e interpretare ma deve soprattutto diventare vita. Ora, per entrare nel regno dei cieli è necessario seguire un cammino ed entrare nella pienezza della vita attraverso una «porta». Il tema del «cammino» è molto caro all’AT (Dt 11,26-28; 30,15-20; Ger 21,8; Sal 1,6; Sal 118,29-30; Sal 138,4; Sap 5,6-7 ecc.). Il cammino rappresentato dalle due porte conduce a traguardi diversi. Un significato coerente con gli ammonimenti di Gesù sarebbe che, alla porta larga è collegato il cammino largo che conduce alla perdizione, vale a dire, il percorrere una strada ampia è sempre un fatto piacevole, ma questo non viene detto nel nostro testo. Piuttosto ci sembra che Matteo concordi con la concezione giudaica del «cammino»: sulla scia di Dt 30, 19 e Ger 21,8 ci sono due vie che si contrappongono, quello della morte e quello della vita. Saper scegliere tra i due diversi modi di vita è decisivo per entrare nel regno dei cieli. Chi sceglie la via stretta, quella della vita deve sapere che è piena di afflizioni; stretta vuol dire provata nella sofferenza per la fede.

Per un confronto personale

  • Qual è l’impatto della parola di Gesù nel tuo cuore? L’ascolti per vivere sotto lo sguardo del Padre e per essere trasformato nella tua persona e nei rapporti con i fratelli?
  • La parola di Gesù, ovvero, Gesù stesso è la porta che fa entrare nella vita filiale e fraterna. Ti lasci guidare, attirare dalla via stretta ed esigente del vangelo? Oppure segui la strada larga e facile che consiste nel fare quello che piace o che ti porta a soddisfare ogni tuo desiderio, trascurando i bisogni degli altri?

Preghiera finale

Ricordiamo, Dio, la tua misericordia  dentro il tuo tempio.  Come il tuo nome, o Dio, 

così la tua lode si estende ai confini della terra;  è piena di giustizia la tua destra. (Sal 47)

Mercoledì, 22 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 7,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere”.

Riflessione

  • Stiamo giungendo alle raccomandazioni finali del Discorso della Montagna. Paragonando il vangelo di Matteo con quello di Marco si percepisce una grande differenza nel modo in cui i due presentano l’insegnamento di Gesù. Matteo insiste più sul contenuto dell’insegnamento e lo organizza in cinque grandi discorsi, dei quali il primo è il Discorso della Montagna (Mt 5 a 7). Marco, per più di quindici volte, dice che Gesù insegnava, ma raramente dice ciò che insegnava. Malgrado queste differenze, i due concordano su un punto: Gesù insegnava molto. Insegnare era ciò che Gesù faceva di più (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). Voleva farlo sempre (Mc 10,1). Matteo si interessa al contenuto. Ma vuol dire che Marco non lo fa? Dipende da ciò che intendiamo dire quando parliamo di contenuto! Insegnare non è solo questione di comunicare verità in modo che la gente le impari a memoria. Il contenuto non si limita a parole, ma è composto anche di gesti e consiste nel modo in cui Gesù è solito relazionarsi con le persone. Il contenuto non è mai staccato dalla persona che lo comunica. La persona, infatti, è la radice del contenuto. Il contenuto buono senza bontà è come latte caduto a terra. Non convince e non avviene la conversione.
  • Le raccomandazioni finali e il risultato del Discorso della Montagna nella coscienza della gente occupano il vangelo di oggi (Mt 7,15-20) e di domani (Mt 7,21-29). (La sequenza dei vangeli dei giorni della settimana non sempre è la stessa dei vangeli stessi.)

Matteo 7,13-14: Scegliere il cammino sicuro 

Matteo 7,15-20: Il profeta è conosciuto dai frutti 

Matteo 7,21-23: Non solo parlare, ma agire 

Matteo 7,24-27: Costruire la casa sulla roccia 

Matteo 7,28-29: La nuova coscienza della gente 

  • Matteo 7,15-16ª: Attenzione con i falsi profeti. Al tempo di Gesù, c’erano profeti di ogni tipo, persone che annunciavano messaggi apocalittici per coinvolgere la gente nei diversi movimenti di quell’epoca: Esseni, farisei, zeloti ed altri (cf. At 5,36-37). Quando Matteo scrive c’erano anche allora profeti che annunciavano messaggi diversi dal messaggio proclamato dalle comunità. Le lettere di Paolo menzionano questi movimenti e tendenze (cf 1Cor 12,3; Gal 1,7-9; 2,11-14;6,12). Non deve essere stato facile alle comunità fare il discernimento degli spiriti. Da qui l’importanza delle parole di Gesù sui falsi profeti. L’avvertenza di Gesù è molto forte: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”. L’immagine stessa viene usata quando Gesù manda i discepoli e le discepole in missione: “Vi mando

come agnelli tra i lupi” (Mt 10,16 e Lc 10,3). L’opposizione tra il lupo rapace e il mite agnello è irreconciliabile, a meno che il lupo si converta e perda la sua aggressività come suggerisce il profeta Isaia (Is 11,6; 65,25). Ciò che importa qui nel nostro testo è il dono del discernimento. Non è facile discernere gli spiriti. A volte succede che interessi personali o di gruppo portino le persone a proclamare falsi quei profeti che annunciano la verità che scomoda. Ciò è avvenuto con Gesù stesso. Lui fu eliminato e messo a morte, considerato un falso profeta dalle autorità religiose del tempo. Ogni tanto, la stessa cosa è successa e continua a succedere nella nostra chiesa.

  • Matteo 7,16b-20 : Il paragone dell’albero e dei suoi frutti. Per aiutare a discernere gli spiriti, Gesù usa il paragone del frutto: “Dai loro frutti li potete riconoscere”. Un criterio simile era già stato suggerito dal libro del Deuteronomio (Dt 18,21-22). E Gesù aggiunge: “Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.” Nel vangelo di Giovanni,

Gesù completa il paragone: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, il Padre lo taglia. I tralci che danno frutto li pota perché portino più frutto. Il ramo che non rimane unito alla vite non può dare frutto. Questi rami sono raccolti, gettati nel fuoco e bruciati” (Gv 15,2.4.6).

Per un confronto personale

  • Falsi profeti! Conosci qualche caso in cui una persona buona e onesta che proclamava una verità scomoda è stata condannata come un falso profeta?
  • A giudicare dai frutti dell’albero della tua vita personale, come ti definisci: falso/a o vero/a?

Preghiera finale

Signore, distogli i miei occhi dalle cose vane,  fammi vivere sulla tua via. 

Ecco, desidero i tuoi comandamenti;  per la tua giustizia fammi vivere. (Sal 118)

Giovedì, 23 giugno 2022

Natività di San Giovanni Battista

Raccogliamoci in preghiera – Statio

Preghiera del Card. Mercier allo Spirito Santo 

O Dio, che hai istruito i tuoi fedeli, illuminando i loro cuori con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di avere nello stesso Spirito il gusto del bene e di godere sempre del suo conforto.

Gloria, adorazione, amore, benedizione a te eterno divino Spirito, che ci hai portato sulla terra il Salvatore delle anime nostre. E gloria e onore al Suo adorabilissimo cuore che ci ama di infinito amore.

O Spirito Santo, anima dell’anima mia, io Ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami, insegnami ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini.

Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che permetterai mi accada: fammi solo conoscere la tua Volontà.

Lettura orante della Parola – Lectio

Dal Vangelo secondo Luca (1, 57-66. 80)

57Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. 58I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.59All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. 60Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».

61Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».62Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si

chiamasse.63Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. 64In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. 65Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. 66Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui. 80Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

Ruminare la Parola – Meditatio

Chiave di lettura

Questo brano del vangelo fa parte dei così detti racconti dell’infanzia di Gesù. In modo particolare questo testo segue la scena della visitazione di Maria “nella casa di Zaccaria” (Lc 1, 40) dopo l’evento dell’annunciazione dell’angelo messaggero della nuova creazione. 

L’annunciazione infatti inaugura gioiosamente il compimento delle promesse di Dio al suo popolo (Lc 1, 26-38). La gioia dei tempi nuovi, che ha riempito Maria, inonda adesso il cuore di Elisabetta. Essa gioisce dell’annuncio portato da Maria (Lc 1, 41). Maria d’altronde “magnifica il Signore” (Lc 1, 46) perché ha operato in lei grandi cose, come ha operato grandi prodigi per il suo popolo bisognoso di salvezza.

L’espressione “si compì il tempo” ci ricorda che questa realtà non colpisce soltanto Elisabetta partoriente, ma rivela anche qualcosa del progetto di Dio. San Paolo infatti ci dice che quando il tempo fu compiuto, Dio mandò il suo Unigenito “nato da donna, nato sotto la legge per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” di Dio (Gal 4, 4).

Nel vangelo Gesù parla infatti del compimento dei tempi, specialmente nel vangelo di Giovanni. Due di questi istanti sono le nozze di Cana (Gv 2, 1-12) e l’agonia sulla croce dove Gesù proclama che “tutto è compiuto” (Gv 19, 30). Nel compimento dei tempi Gesù inaugura un’era di salvezza. La nascita di Giovanni Battista inaugura questo tempo di salvezza. Egli, infatti, all’arrivo del Messia esulta e sussulta di gioia nel grembo di Elisabetta sua madre (Lc 1, 44). Più tardi egli definirà se stesso come l’amico dello sposo (Gesù) che esulta e gioisce per l’avvenimento delle nozze con la sua sposa, la Chiesa (Gv 3, 29).Il figlio non si chiamerà per suo padre Zaccaria ma Giovanni. Zaccaria ci ricorda che Dio non dimentica il suo popolo. Il suo nome infatti significa “Dio ricorda”. Suo figlio, adesso non potrà essere chiamato “Dio ricorda”, perché le promesse di Dio stavano compiendosi. La missione profetica di Giovanni deve indicare la misericordia di Dio. Egli infatti si chiamerà Johanan, cioè “Dio è misericordia”. Questa misericordia si manifesta nella visita al popolo, proprio “come aveva promesso per bocca dei suoi santi profeti di un tempo” (Lc 1, 67-70). Il nome indica perciò l’identità e la missione del nascituro. Zaccaria scriverà il nome di suo figlio su una tavoletta perché tutti potessero vedere con meraviglia (Lc 1, 63). Questa tavola fa eco ad un’altra iscrizione, scritta da Pilato per essere appesa alla croce di Gesù. Questa iscrizione rivelava l’identità e la missione del crocifisso: “Gesù nazareno re dei Giudei” (Gv 19, 19). 

Anche questa scritta provocò la meraviglia di coloro che stavano a Gerusalemme per la festa.

In tutto Giovanni è precursore di Cristo. Già dalla sua nascita e infanzia egli punta a Cristo. “Chi sarà mai questo bambino?” Egli è “la voce che grida nel deserto” (Gv 1, 23), incitando tutti a preparare le vie del Signore. Non è lui il Messia (Gv 1, 20), ma lo indica con la sua predicazione e soprattutto con il suo stile di vita di ascesi nel deserto. Egli intanto “cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele” (Lc 1, 80).

Domande per orientare la meditazione e l’attualizzazione 

  • Cosa ti ha colpito in questo brano e nella riflessione?
  • Giovanni si identifica come l’amico dello sposo. Secondo te, che significato ha questa immagine?
  • La chiesa ha sempre visto in Giovanni Battista il suo tipo. Egli è colui che prepara la strada del Signore. Ha questo una rilevanza per la nostra vita quotidiana?

Oratio

Benediciamo il Signore con Zaccaria (Lc 1, 68-79) 

«Benedetto il Signore Dio d’Israele,  perché ha visitato e redento il suo popolo,  e ha suscitato per noi una salvezza potente  nella casa di Davide, suo servo,  come aveva promesso  per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:  salvezza dai nostri nemici,  e dalle mani di quanti ci odiano. 

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri  e si è ricordato della sua santa alleanza,  del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,  di concederci, liberati dalle mani dei nemici,  di servirlo senza timore, in santità e giustizia  al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo  perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,  per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza  nella remissione dei suoi peccati, 

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,  per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge  per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre  e nell’ombra della morte  e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Contemplatio

Adoriamo insieme la misericordia e la bontà di Dio ripetendo in silenzio: 

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre  nei secoli dei secoli. Amen.

Venerdì, 24 giugno 2022

Sacratissimo Cuore di Gesù

La pecora smarrita è ritrovata 

La vera conversione: dalla giustizia alla misericordia

Preghiera

Padre mio, vengo oggi davanti a te col cuore dolorante, perché so di essere fra il numero di coloro, che pur essendo peccatori, si credono giusti. Sento in me il peso del mio cuore fatto di pietra e di ferro. Vorrei essere anch’io, oggi, fra coloro che si avvicinano al tuo Figlio per ascoltarlo; vorrei smettere di fare come i farisei e gli scribi che, davanti al tuo amore, mormorano e criticano.

Ti prego, mio Signore, tocca il mio cuore con le tue parole, con la tua presenza e rapiscilo con un solo tuo sguardo, con una sola delle tue carezze. Portami alla tua mensa, perché anch’io possa mangiare il tuo pane buono, o anche solo le briciole, il Figlio tuo Gesù, chicco di frumento divenuto spiga e Cibo di salvezza. Non lasciarmi fuori, ma permettimi di entrare alla tavola della tua misericordia. Amen.

Lettura del Vangelo secondo Luca 15, 3-7 a) Il testo: 

3 Allora egli disse loro questa parabola: 4Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? 5Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, 6 va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta. 7Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.  b) Il contesto: 

Questo brevissimo brano costituisce solo l’inizio del grande cap. 15 del Vangelo di Luca, un cap. centralissimo, quasi il cuore del Vangelo e del suo messaggio. Qui, infatti, sono racchiusi i tre racconti della misericordia, come in un’unica parabola: la pecora, la moneta e il figlio sono immagini di un’unica realtà, portano in sé tutta la ricchezza e la preziosità dell’uomo davanti agli occhi di Dio, il Padre. Qui sta il significato ultimo dell’incarnazione e della vita di Cristo nel mondo: la salvezza di tutti, Giudei o Greci, schiavi o liberi, uomini o donne. Nessuno deve rimanere fuori dal banchetto della misericordia. Infatti proprio il cap. precedente a questo ci racconta dell’invito alla mensa del re e consegna anche a noi questa chiamata: “Venite, tutto è pronto!”. Dio ci aspetta, accanto al posto che ha preparato per noi, per farci suoi commensali, per rendere anche noi partecipi della sua gioia. c) La struttura:

Il v. 3 fa da introduzione e ci ricollega alla situazione precedente, cioè quella in cui Luca descrive il movimento gioioso, di amore e conversione, dei peccatori e dei pubblicani, i quali, senza paure, continuano ad avvicinarsi a Gesù per ascoltarlo. E’ qui che si innesca la mormorazione, la rabbia, la critica e quindi il rifiuto dei farisei e degli scribi, convinti di avere in se stessi la giustizia e la verità.

Quindi la parabola che segue, strutturata in tre racconti, vuole essere la risposta di Gesù a queste mormorazioni; in fondo, risposta alle nostre critiche, ai nostri borbottamenti contro di Lui e il suo amore inspiegabile.

Il v. 4 si apre con una domanda retorica, che suppone già una risposta negativa: nessuno agirebbe come il buon pastore, come Cristo. E invece proprio lì, nel suo comportamento, nel suo amore per noi, per tutti, sta la verità di Dio. I vv. 5 e 6 raccontano la storia, descrivono le azioni, i sentimenti del pastore: la sua ricerca, la sua fatica, la sua gioia che diventa tenerezza e cura per la pecora ritrovata, la condivisione di questa gioia con gli amici. Alla fine, col v. 7, Luca vuole dipingere il volto di Dio, personificato nel Cielo: Egli aspetta con ansia il ritorno di tutti i suoi figli. E’ un Dio, un Padre che ama i peccatori, che si riconoscono bisognosi della sua misericordia, del suo abbraccio e non può compiacersi di coloro che si credono giusti e rimangono lontano da Lui.

MEDITARE LA PAROLA

  1. a) Un momento di silenzio orante:

Ora, come i pubblicani e i peccatori, anch’io desidero avvicinarmi al Signore Gesù per ascoltare le parole della sua bocca, per fare attenzione, col cuore e con la mente, a quanto Lui vuole dirmi. Mi apro, allora, mi lascio raggiungere dalla sua voce, dal suo sguardo su di me, che mi raggiunge fino in fondo…  b) Alcuni percorsi di approfondimento: 

“Chi uomo tra voi?”

Bisogna partire da questa domanda fortissima di Gesù, rivolta ai suoi interlocutori di quel momento, ma rivolta ancora oggi anche a noi. Siamo messi seriamente di fronte a noi stessi, per capire chi siamo, come siamo nel profondo. “Chi è un vero uomo fra voi?”, dice Gesù. 

Come pochi versetti più sotto dirà: “Chi donna?”. E’ un po’ la stessa domanda che poneva il salmista, dicendo: “Che cos’è l’uomo?” (8, 5) e che ripeteva Giobbe, parlando con Dio: “Che cos’è quest’uomo?” (7, 17).Dunque, noi qui, in questo brevissimo racconto di Gesù, in questa parabola della misericordia, troviamo la verità: arriviamo a comprendere chi è davvero uomo, tra noi. Ma per far questo, occorre che noi incontriamo Dio, nascosto in questi versetti, perché con Lui dobbiamo confrontarci, in Lui rispecchiarci e trovarci. Il comportamento del pastore con la sua pecora ci dice cosa dobbiamo fare, come dobbiamo essere e ci svela come siamo in realtà, mette a nudo le nostre piaghe, la nostra profonda malattia. Noi, che ci crediamo déi, non siamo nemmeno uomini.

Vediamo il perché… 

“novantanove – uno”

 Ecco che la luce di Dio ci pone subito a confronto con una realtà molto forte, sconvolgente per noi. Incontriamo, in questo vangelo, un gregge, uno come tanti, abbastanza numeroso, forse di un uomo benestante: cento pecore. Numero perfetto, simbolico, divino. La pienezza dei figli di Dio, tutti noi, ciascuno, uno per uno, nessuno può rimanere escluso. Ma in questa realtà succede una cosa impensabile: si crea una divisione enorme, squilibrata al massimo. Da una parte 99 pecore e dall’altra una sola. Non c’è alcuna proporzione accettabile. Eppure queste sono le modalità di Dio. Ci viene subito da pensare e da chiederci a quale dei due gruppi noi apparteniamo. Siamo fra le

99? O siamo quell’unica, quella sola, così grande, così importante da fare da controparte a tutto il resto del gregge?

Guardiamo bene al testo. La pecora unica, quella sola, emerge subito dal gruppo perché si perde, si smarrisce, vive, insomma, un’esperienza negativa, pericolosa, forse mortale. Ma sorprendentemente il pastore non la lascia andare via così, non se ne lava le mani; anzi, abbandona le altre, che erano rimaste con lui e va in cerca di lei. Possibile una cosa del genere? 

Un abbandono di queste dimensioni può essere giustificato? Qui cominciamo ad entrare in crisi, perché sicuramente ci era venuto spontaneo classificarci tra le 99, rimaste fedeli. E invece il pastore se ne va e corre a cercare quella cattiva, quella che non meritava niente, se non la solitudine e l’abbandono che si era cercata da sé.

E poi cosa succede? Il pastore non si arrende subito, non pensa neanche di tornare indietro, sembra non preoccuparsi delle altre sue pecore, le 99. Il testo dice che lui “va su quella perduta, finché non la trova”. E’ interessantissima quella preposizione “su”; sembra quasi una fotografia del pastore, che si china col cuore, col pensiero, col corpo su quell’unica pecora. Scruta il terreno, cerca le sue orme, che lui sicuramente conosce e che ha inciso nelle sue palme (Is 49, 16); interroga il silenzio, per sentire se c’è ancora l’eco lontana dei suoi belati. La chiama per nome, le ripete il loro segnale

convenzionale, quello col quale ogni giorno l’ha accolta e accompagnata. E finalmente la trova. Sì, non poteva che essere così. Ma non c’è punizione, non violenza, non durezza. Solo un amore infinito e una gioia traboccante. Dice Luca: “Se la pone sulle sue spalle tutto contento…”. E fa festa, a casa, con gli amici e i vicini. Il testo non racconta nemmeno che il pastore sia tornato nel deserto a riprendere le altre 99.

Davanti a tutto questo è chiaro, chiarissimo, che dovremmo essere noi quell’unica, quella sola pecora, così tanto amata, così preferita. Dovremmo riconoscere che ci siamo smarriti, che abbiamo peccato, che senza il pastore non siamo nulla. E’ questo il grande passaggio che la parola del Vangelo ci chiama a compiere, oggi: liberarci dal peso della nostra presunta giustizia, deporre il giogo della nostra autosufficienza e metterci, anche noi, dalla parte dei peccatori, degli impuri, dei ladri.Ecco perché Gesù comincia chiedendoci: “Chi uomo tra voi?”. “nel deserto”

Questo è il luogo dei giusti, di chi si crede a posto, senza peccato, senza macchia. Non sono ancora entrati nella terra promessa, stanno al di fuori, lontano, esclusi dalla gioia, dalla misericordia. Come quelli che non hanno accettato l’invito al banchetto del re e si sono tirati indietro, chi con una scusa, chi con un’altra.

Nel deserto e non nella casa, come quell’unica. Non alla tavola del pastore, dove c’è pane buono e sostanzioso, dove c’è il vino che rallegra il cuore. La tavola imbandita del Signore: il suo Corpo e il suo Sangue. Dove il Pastore diventa Egli stesso pecora, agnello immolato, cibo di vita.

Chi non ama il fratello, chi non apre il cuore alla misericordia, come fa il pastore del gregge, non può entrare nella casa, ma rimane fuori. Il deserto è la sua eredità, la sua dimora. E lì non c’è cibo, né acqua, non pascoli, né recinto per le pecore.

Gesù con-mangia con i peccatori, con i pubblicani, le prostitute, con gli ultimi, gli esclusi e imbandisce la mensa, il suo banchetto di grasse vivande, di vini eccellenti, di cibi succulenti (Is 25, 6). A questa mensa egli invita anche noi…  c) Passi paralleli interessanti: 

2 Sam 12, 1-4:

“Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia”…  Matteo 9, 10-13:

Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». Luca 19, 1-10: Zaccheo  Luca 7, 39:

A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». 

Luca 5, 27-32:

Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?». Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

Matteo 21, 31-32:

In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E’ venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli. 

  1. d) Brevi commenti della tradizione spirituale del Carmelo:
  2. Teresa di Gesù Bambino:

Parlando di p. Giacinto Loyson, che era uscito dall’Ordine Carmelitano e poi si era distaccato dalla Chiesa, Teresa scrive così a Celina: “E’ certo che Gesù desidera più di noi di ricondurre all’ovile questa povera pecorella smarrita…” (L 129). 

“Gesù priva le sue pecorelle della sua presenza sensibile, per dare le sue consolazioni ai peccatori…” (L 142).

Parlando di Pranzini, di cui aveva letto la conversione al momento supremo, prima dell’esecuzione, quando, prendendo il crocifisso, baciò le sante piaghe, così scrive: “Poi la sua anima andò a ricevere la sentenza misericordiosa di Colui che dichiara che in cielo ci sarà più gioia per un solo peccatore che fa penitenza che per 99 giusti che non hanno bisogno di penitenza!…” (MA 46 r).

Beata Elisabetta:

“Il prete nel confessionale è il ministro di questo Dio così buono, che lascia le sue 99 pecore fedeli per correre a cercare quella sola che si è smarrita…” (Diario, 13.03.1899). S. Giovanni della Croce: 

“Era così grande il desiderio che lo Sposo aveva di liberare e di redimere la sua sposa dalle mani della sensualità e del demonio, che avendolo ormai compiuto, si rallegra come il buon Pastore che, dopo aver molto girato, ritrova la pecorella smarrita e con gran gioia se la mette sulle spalle” (CB XXI, Annotazione).

LA PAROLA E LA VITA

Alcune domande:

  • “…avendo perso una sola di esse…”. Il vangelo richiama subito la nostra attenzione sulla realtà forte e dolorosa dello smarrimento, della perdita. Quell’unica pecora del gregge è andata fuori strada, si è allontanata dalle altre. Non si tratta solo di un evento, una cosa accaduta, ma è piuttosto una caratteristica della pecora; infatti al v. 6 viene chiamata ‘la perduta’, quasi questo fosse il suo vero nome.

Qui sta il punto di partenza, la verità. Perché è di noi che si parla. Siamo noi i figli dispersi, gli smarriti, gli erranti; anzi, i peccatori, i pubblicani. E’ inutile che continuiamo a crederci giusti, a considerarci migliori degli altri, degni del regno, della presenza di Dio, quasi in dovere di brontolare, di mormorare contro Gesù che, invece, dà attenzione a chi sbaglia.

Devo chiedermi, davanti a questo vangelo, se sono disposto a compiere questo percorso profondo di conversione, di revisione interiore molto forte. Devo decidermi da quale parte voglio stare: se lasciarmi prendere sulle spalle del pastore o se rimanere distante, in fondo solo, con la mia giustizia. Ma se non so usare misericordia, se non so accogliere, perdonare, stimare, come posso aspettare tutto questo nei miei confronti? 

  • “…le 99 nel deserto…”. Devo aprire gli occhi su questa realtà: il deserto. Dove credo di essere, io? Dove abito? Dove cammino? Quali sono i miei pascoli? Credo di essere al sicuro, di abitare nella casa del Signore, tra i suoi figli fedeli, ma chissà se è davvero così. “Su pascoli erbosi il Signore mi fa riposare”, dice il salmo. Ma io mi sento in questo riposo? E perché, allora, sono così inquieto, insoddisfatto, sempre alla ricerca di qualcosa di più, di meglio, di più grande? Guardo la mia vita: non è un po’ un deserto? Dove non c’è amore e compassione, dove rimango chiuso ai miei fratelli e non so accoglierli così come sono, nei loro limiti, negli errori che fanno, nelle sofferenze, che forse mi procurano, lì nasce il deserto, lì vengo meno e mi sento affamato e assetato. Questo è il momento di lasciarmi cambiare il cuore: riconoscermi misero per diventare misericordioso.
  • “…va dietro la perduta, finché non la ritrova…”. Abbiamo visto che il testo descrive con finezza l’azione del pastore: lascia indietro tutte le pecore e va sopra quell’unica che si è smarrita. Il verbo può sembrare un po’ strano, ma è molto efficace. Come Osea dice riguardo a Dio, che parla al suo popolo che ama, come ad una sposa: “Parlerò sopra il suo cuore” (2, 16). E’ un movimento, un trasporto d’amore; un piegarsi paziente, tenace, che non si arrende, ma che insiste sempre. L’amore vero, infatti, non viene meno. Così agisce il Signore verso ognuno dei suoi figli. Anche verso di me. Se mi guardo indietro, se ripenso alla mia storia, mi accorgo di quanto amore, quanta pazienza, quanto dolore, anche, Lui ha sperimentato per me, per ritrovarmi, per ridarmi quello che io avevo sciupato e perduto. Lui non mi ha mai abbandonato. Lo riconosco, è davvero così.

Però, a questo punto, cosa ne faccio, io, di questo amore così gratuito, così grande, traboccante? 

Se lo tengo chiuso nel mio cuore, si perde. Non può essere conservato fino al giorno dopo, come la manna; altrimenti fa i vermi, imputridisce. Devo, oggi stesso, riconsegnarlo, distribuirlo, diffonderlo. Guai a me, se non amo. E provo a pensare al mio atteggiamento verso i miei fratelli e le mie sorelle, quelli che incontro ogni giorno, coi quali condivido la vita. Com’è il mio modo di fare nei loro confronti? Assomiglio almeno un po’ al pastore bello, al pastore buono, che va in cerca, che si avvicina, che si china sopra con tenerezza, attenzione, amicizia, o anche amore? Oppure sono superficiale, non mi importa veramente di nessuno, lascio che ognuno faccia le sue scelte, viva i suoi dolori, senza dispormi per niente alla condivisione, al portare insieme? Che fratello o sorella sono, io? Che padre, che madre sono?

  • “Congioite con me!”. Il brano si chiude con una festa, che diventa poi un vero e proprio banchetto, secondo la descrizione che Luca fa alla fine della parabola. Un pranzo da re, una festa solenne, col cibo migliore, tenuto da parte, ad ingrassare, per l’occasione, con le vesti più belle, coi piedi calzati e l’anello al dito. Una gioia che cresce sempre più, che contagia, una gioia insieme. E’ l’invito che il Padre, il Re, ci fa ogni giorno, ogni mattina; desidera che partecipiamo anche noi alla sua gioia per il ritorno dei suoi figli, i nostri fratelli. Mi infastidisce, questo? Vorrei, piuttosto, che si rimanesse tranquilli, magari col volto truce di chi vuole fare i conti sugli errori, sugli smarrimenti dell’uno e dell’altro? Il mio cuore è aperto, è disponibile a questa gioia di Dio? Preferisco stare fuori, magari a recriminare quello che mi sembra non mi venga dato, la parte di patrimonio che mi spetta, il premio speciale per far festa con chi mi pare? Ma capisco bene che se non entro adesso al banchetto di Dio, dove sono invitati i poveri, gli zoppi, gli storpi, i ciechi, quelli che nessuno vuole; se non prendo parte alla gioia comune della misericordia, resterò fuori per sempre, triste, chiuso in me stesso, nella tenebra e nel pianto, come dice il Vangelo.

LA PAROLA DIVENTA PREGHIERA

  1. a) Salmo 103

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia,  non dimenticare tanti suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe,  guarisce tutte le tue malattie;  salva dalla fossa la tua vita,  ti corona di grazia e di misericordia. Buono e pietoso è il Signore,  lento all’ira e grande nell’amore.

Egli non continua a contestare  e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati,  non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, 

così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;  come dista l’oriente dall’occidente,  così allontana da noi le nostre colpe. Come un padre ha pietà dei suoi figli,  così il Signore ha pietà di quanti lo temono. b) Preghiera finale:

Padre buono e misericordioso, lode a te per il tuo amore che ci hai rivelato nel Cristo tuo Figlio! Tu, misericordioso, chiami tutti a diventare misericordia. Aiutami a riconoscermi ogni giorno bisognoso del tuo perdono, della tua compassione, bisognoso dell’amore e della comprensione dei miei fratelli. La tua Parola cambi il mio cuore e mi renda capace di seguire Gesù, di uscire ogni giorno insieme a Lui per cercare i miei fratelli nell’amore. Amen.

Sabato, 25 giugno 2022

Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

Preghiera

O Dio, che hai preparato una degna dimora dello Spirito santo nel cuore della beata Vergine Maria, per sua intercessione concedi anche a noi, tuoi fedeli, di essere tempio vivo della tua gloria. Per il nostro Signore…

Lettura del Vangelo secondo Luca 2, 41-51

41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. 51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

Riflessione

  • “Ogni anno per la festa di Pasqua”. Queste parole ci aiutano a definire meglio il contesto spirituale in cui il brano si svolge e perciò diventano, per noi, la porta di ingresso nel mistero, nell’incontro con il Signore e con la sua opera di grazia e misericordia su di noi.Insieme a Maria e a Giuseppe, insieme a Gesù, anche noi possiamo vivere il dono di una nuova Pasqua, di un “attraversamento”, un superamento, un movimento spirituale che ci porta “oltre”, al di là. Il passaggio è chiaro e forte; lo intuiamo seguendo la Vergine Maria in questa sua esperienza con il Figlio Gesù. E’ il passaggio dalla strada al cuore, dalla dispersione all’interiorità, dall’angoscia alla pacificazione.

Non resta che metterci in cammino, che scendere anche noi in strada e unirci alla carovana, alla comitiva dei pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme per la celebrazione della festa di Pasqua.

  • “si recavano”. Questo è solo il primo di una lunga serie di verbi di movimento, che si susseguono lungo i versetti di questo brano. Forse può aiutarci fissarli con un po’ di attenzione: “vi salirono”; “riprendevano la via”; “comitiva” (dal latino cum-ire, “camminare insieme”); “viaggio”; “tornarono”; “scese con loro”, “venne”.

E in parallelo con questo grande movimento fisico, c’è anche un profondo movimento spirituale, caratterizzato dal verbo “cercare”, espresso anch’esso ripetutamente: “si misero a cercarlo”; “tornarono in cerca di lui”; “angosciati, ti cercavamo”; “perché mi cercavate?”.

Questo ci fa capire che il viaggio, il vero percorso al quale questa Parola del Signore ci invita, non è un viaggio fisico, ma spirituale; è un viaggio di ricerca di Gesù, della sua Presenza nella nostra vita. E’ questa la direzione in cui dobbiamo muoverci, insieme a Maria e a Giuseppe. 

  • “Si misero a cercarlo”. Visto che abbiamo individuato il nucleo centrale del brano, il suo messaggio fondamentale, è importante che ci apriamo a una comprensione più profonda di questa realtà. Anche perché Luca usa due verbi diversi per esprimere la “ricerca”, il primo -anazitéo- ai vv. 44 e 45, che indica una ricerca accurata, ripetuta, attenta, come di chi passa in rassegna qualcosa, dal basso all’alto e il secondo -zitéo- ai vv. 48 e 49, che indica la ricerca di qualcosa che si è perso e che si vuole ritrovare. Gesù è l’oggetto di tutto questo movimento profondo e interiore dell’essere; è l’oggetto del desiderio, della brama del cuore…
  • “angosciati”. E’ molto bello vedere come Maria apra il suo cuore davanti a Gesù, raccontandogli tutto quello che ha vissuto, quello che ha sentito dentro di sé. Lei non teme di mettersi a nudo davanti a suo Figlio, di consegnare a Lui i sentimenti e le esperienze che l’hanno segnata nel profondo. Ma che cos’è questa angoscia, questo dolore che ha visitato Maria e Giuseppe nella ricerca di Gesù, che si era smarrito? Il termine che incontriamo viene usato solo quattro volte in tutto il Nuovo Testamento e sempre da Luca. Lo troviamo sulla bocca del ricco epulone, che lo ripete parlando di sé, ormai nell’inferno, lontano da Dio, quando dice: “Soffro terribilmente” (Lc 16, 2425). E poi ritorna negli Atti, quando Luca racconta della partenza di Paolo da Efeso e mette in luce il dolore di quella separazione: “sapevano che non avrebbero più rivisto il suo volto” (At 20, 38). Dunque l’angoscia che prova Maria nasce precisamente dalla separazione, dall’assenza, dalla lontananza di Gesù. Quando Lui non c’è, scende l’angoscia nel nostro cuore. Ritrovarlo è l’unico modo possibile per recuperare la gioia di vivere.
  • “custodiva tutte queste cose nel suo cuore”. Maria non comprende le parole di Gesù, il mistero della sua vita e della sua missione e per questo tace, accoglie, fa spazio, scende nel cuore. Questo è il vero percorso di crescita nella fede e nel rapporto col Signore.Ancora una volta Luca ci offre un verbo molto bello e significativo, un composto del verbo “custodire” – dià – tiréo, che vuol dire, alla lettera “custodire attraverso”. Cioè l’operazione spirituale che Maria compie dentro di sé e che ci consegna, come dono prezioso, come eredità buona per il nostro rapporto col Signore, è quella che ci conduce in un percorso intenso, profondo, che non si ferma alla superficie, o a metà, che non torna indietro, ma va fino in fondo.

Maria ci prende per mano e ci guida attraverso tutto il nostro cuore, tutti i suoi sentimenti, le sue esperienze. E laggiù, nel segreto di noi stesso, nel nostro intimo, impareremo a ritrovare il Signore Gesù, che forse avevamo smarrito.

Per un confronto personale

  • Questa Parola del Signore, nella sua semplicità, è anche molto chiara, molto diretta. L’invito a partire, a prendere parte alla festa di Pasqua, è rivolto anche a me. Decido, allora, di alzarmi, di mettermi in movimento, di affrontare il pezzo di strada che il Signore mette davanti a me?

E ancora: accetto di entrare a far parte della comitiva di coloro che hanno deciso nel loro cuore il santo viaggio?

  • Sento mia l’esperienza della ricerca del Signore? Oppure non mi sembra importante, non ne sento la mancanza, mi pare di poter fare da me? Nella mia vita, mi sono mai accorto di aver perso il Signore, di averlo lasciato lontano, di averlo dimenticato?
  • E l’angoscia, quella di cui parla Maria, è mai stata mia compagna di viaggio, presenza triste nelle mie giornate, o in periodi anche lunghi della mia vita? Forse sì. Scoprire, grazie a questa Parola, che l’angoscia è provocata dall’assenza del Signore, dalla perdita di Lui, mi è d’aiuto, mi offre una luce, una chiave di lettura per la mia vita?
  • La via del cuore, che Maria traccia con tanta chiarezza davanti a me, oggi, mi sembra percorribile? Ho voglia di impegnarmi in questa sfida, con me stesso, con l’ambiente che mi circonda, magari proprio con chi mi vive più vicino? Sono disposto a scegliere di scendere un po’ più in profondità, per imparare a “custodire attraverso”, cioè fino in fondo, con tutto me stesso? Per me il Signore e il rapporto con Lui è così importante, così coinvolgente? E’ Lui, sì o no, l’Amico prezioso, la Presenza più cara alla quale io voglio aprire, voglio spalancare il mio cuore? …

Preghiera finale

Il mio cuore esulta nel Signore, mio salvatore.

Il mio cuore esulta nel Signore,  la mia forza s’innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici,  perché io gioisco per la tua salvezza. L’arco dei forti s’è spezzato,  ma i deboli si sono rivestiti di vigore.  I sazi si sono venduti per un pane,  hanno smesso di farlo gli affamati. La sterile ha partorito sette volte  e la ricca di figli è sfiorita. Il Signore fa morire e fa vivere,  scendere agli inferi e risalire.

Il Signore rende povero e arricchisce,  abbassa ed esalta.

Solleva dalla polvere il debole,  dall’immondizia rialza il povero,  per farli sedere con i nobili  e assegnare loro un trono di gloria.  (Cantico di Anna, 1 Samuele 2, 1-8)

Domenica, 26 giugno 2022

Il processo difficile nella formazione dei discepoli.

Come nascere di nuovo.

Luca 9,51-62

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. Chiave di lettura: Il contesto letterario

Nel contesto del Vangelo di Luca, il testo di questa domenica si trova all’inizio della nuova fase dell’attività di Gesù. I frequenti conflitti di mentalità con il popolo e con le autorità religiose (Lc 4,28; 5,21.30; 6,2.7; 7,19.23.33-34.39) confermarono Gesù lungo il cammino del Messia Servo, previsto da Isaia (Is 50, 4-9; 53,12) ed assunto da lui fin dall’inizio della sua attività apostolica (Lc 4,18). A partire da questo, Gesù comincia ad annunciare la sua passione e morte (Lc 9,22.43-44) e decide di andare a Gerusalemme (Lc 9,51). Questo cambiamento di rotta degli avvenimenti produsse una crisi nei discepoli (Mc 8,31-33). Loro non lo capiscono ed hanno paura (Lc 9,45), poiché in loro continua a dominare la mentalità antica del Messia glorioso. Luca descrive vari episodi in cui affiora la vecchia mentalità dei discepoli: desiderio di essere il più grande (Lc 9,4648); volontà di controllare l’uso del nome di Gesù (Lc 9,49-50); reazione violenta di

Giacomo e di Giovanni davanti al rifiuto dei samaritani di accogliere Gesù (Lc 9,51-55). Luca indica anche come Gesù si sforza di far capire ai suoi discepoli la nuova idea della sua missione. Il testo di questa domenica (Lc 9, 51-62) descrive alcuni esempi di come faceva Gesù per formare i suoi discepoli.

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 9,51-52: Gesù decide di andare a Gerusalemme 

Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre accoglienza 

Luca 9,54: Reazione di Giovanni e di Giacomo di fronte al no samaritano 

Luca 9,55-56: Reazione di Gesù di fronte alla violenza di Giacomo e di Giovanni 

Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù

Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù  Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù

  1. Il testo:

51Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56E si avviarono verso un altro villaggio. 57Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».60Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Quale è il punto del testo che ti è piaciuto di più e che più ti ha colpito?
  2. Quali difetti e limiti dei discepoli si scoprono nel testo?
  3. Quale è la pedagogia di Gesù che lui usa per correggere questi difetti?
  4. Quali sono i fatti dell’Antico Testamento che sono evocati nei testi?
  5. Con quali di queste tre vocazioni (vv. 57-62) ti identifichi? Perché?
  6. Quale è il difetto dei discepoli di Gesù più presente in noi, suoi discepoli e discepole di oggi?

Una chiave di lettura

per approfondire maggiormente il tema. 

  1. Contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca tiene sempre questi due aspetti: il contesto del tempo di Gesù degli anni ’30, in Palestina, ed il contesto delle comunità cristiane degli anni ’80, in Grecia, per cui Luca scrive il suo vangelo.

Nel tempo di Gesù, in Palestina: Per Gesù non fu facile formare i suoi discepoli e le sue discepole. Giacché non è semplicemente per il fatto che una persona va con Gesù o che vive in comunità che questa persona è già santa e perfetta. La maggiore difficoltà viene dal “lievito dei farisei e di Erode” (Mc 8,15), cioè dall’ideologia dominante dell’epoca, promossa dalla religione ufficiale (farisei) e dal governo (erodiani). Combattere questo lievito faceva parte della formazione che Gesù dava ai suoi discepoli. Poiché il modo di pensare dei grandi aveva radici profonde e rinasceva, sempre di nuovo, nella testa dei piccoli, dei discepoli. Il testo che meditiamo questa domenica ci dà un’idea di come Gesù affrontava questo problema.

Al tempo di Luca, nelle comunità della Grecia: Per Luca era importante aiutare i cristiani a non lasciarsi portare dal “lievito” dell’impero romano e dalla religione pagana. Lo stesso vale per oggi. Il “fermento” del sistema neoliberale, divulgato dai mezzi di comunicazione, propaga la mentalità consumistica, contraria ai valori del Vangelo. Non è facile per la persona scoprire che la stanno ingannando: “Ciò che tengo in mano non è forse falso?” (Is 44,20). 

  1. Commento del testo:

Luca 9,51-521: Gesù decide di andare a Gerusalemme 

“Mentre si stavano compiendo i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo”. Questa affermazione indica che Luca legge la vita di Gesù alla luce dei profeti. Vuole lasciare ben chiaro ai lettori che Gesù è il Messia, in cui si realizza ciò che i profeti annunciarono. Il modo stesso di parlare appare nel vangelo di Giovanni: “Sapendo Gesù che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, …” (Gv 3,1). Gesù, obbediente al Padre, “si dirige decisamente verso Gerusalemme”.

Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre ospitalità 

L’ospitalità era uno dei pilastri della vita comunitaria. Difficilmente, la gente lasciava passare la notte a qualcuno fuori, senza accoglierlo (Gn 18,1-5; 19,1-3; Gs 19,15-21). 

Ma nel tempo di Gesù, la rivalità tra giudei e samaritani spingeva la gente della Sammaria a non accogliere i giudei in pellegrinaggio verso Gerusalemme, e ciò spingeva i giudei di Galilea a non passare per la Sammaria, quando si recavano a Gerusalemme. Preferivano andare dalla parte della valle del Giordano. Gesù non è d’accordo con questa discriminazione e passa per la Sammaria. Ne soffre le conseguenze della discriminazione e non riceve ospitalità.

Luca 9,54: Reazione violenta di Giovanni e di Giacomo davanti al rifiuto samaritano 

Ispirati dall’esempio del profeta Elia, Giacomo e Giovanni vogliono che scenda dal cielo un fuoco per sterminare gli abitanti di quel villaggio! (2 Re 1,10.12; 1Re 18,38). 

Pensano che per il semplice fatto che loro stanno con Gesù, tutti dovrebbero accoglierli. 

Loro hanno la vecchia mentalità, quella di essere gente privilegiata. Pensano di tenere Dio da parte per difenderli.

Luca 9,55-56: Reazione di Gesù dinanzi alla violenza di Giacomo e di Giovanni 

“Gesù, si voltò e li rimproverò”. Alcune bibbie, basandosi nei manoscritti antichi, dicevano anche: “Voi non sapete quale spirito vi abita. Il Figlio dell’uomo non è venuto per prendere la vita degli uomini, ma per salvarla”. Il fatto che qualcuno sia con Gesù non da a questa persona il diritto di pensare che è superiore agli altri o che gli altri devono rendergli onori. Lo “Spirito” di Gesù chiede il contrario: perdonare settanta volte sette (Mt 18,22). Gesù scelse di perdonare il ladrone che lo pregava in croce (Lc 23,43).

Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù 

Qualcuno dice: “Ti seguirò ovunque tu vada”. La risposta di Gesù è molto chiara e senza maschera. Non lascia dubbi: il discepolo o la discepola che vuole seguire Gesù deve imprimere nella mente e nel cuore questo: Gesù non ha nulla, neppure una pietra dove posare il capo. Le volpi e gli uccellini sono più avvantaggiati rispetto a loro, perché per lo meno hanno tana e nido.

Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù 

Gesù chiama qualcuno: “Seguimi!” Questa stessa parola fu diretta ai primi discepoli: “Seguimi” (Mc 1,17.20; 2,14). La reazione della persona chiamata è positiva. E’ disposta a seguire Gesù. Chiede solo permesso per poter seppellire suo padre. La risposta di Gesù è dura: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu và e annuncia il Regno di Dio”. Probabilmente si tratta di un proverbio popolare usato per dire che si deve essere radicali nelle decisioni che si prendono. Colui che si dispone a seguire Gesù deve lasciare tutto dietro di sé. E’ come se morisse a tutto ciò che possiede e risuscitasse ad un’altra vita.

Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù 

Un terzo caso: “Ti seguirò, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Di nuovo la risposta di Gesù è dura e radicale: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Gesù è più esigente del profeta Elia quando costui chiamò Eliseo per essere suo discepolo (1 Re 19,19-21). Il Nuovo Testamento supera l’Antico nell’esigenza e nella pratica dell’amore.  c) Approfondimento: Gesù Formatore 

Il processo di formazione dei discepoli era esigente, lento e doloroso. Perché non è facile far nascere in loro una nuova esperienza di Dio, una nuova visione della vita e del prossimo. E’ come nascere di nuovo! (Gv 3,5-9). La mentalità antica rinasce e riappare nella vita delle persone, delle famiglie e delle comunità. Gesù non lesina sforzi per formare i suoi discepoli e le sue discepole. Dedicava a questo molto tempo. Non sempre ebbe successo. Giuda lo tradì, Pietro lo negò e, nel momento della prova, tutti lo abbandonarono. Solamente le donne e Giovanni rimasero vicini a lui, accanto alla croce. 

Ma lo Spirito Santo che Gesù ci mandò dopo la sua risurrezione, completò l’opera iniziata da lui (Gv 14,26; 16,13). Oltre a ciò che abbiamo già osservato nel testo di questa domenica (Lc 9,51-62), Luca parla di molti altri casi per indicare come faceva Gesù per formare i discepoli ed aiutarli a superare la mentalità ingannevole dell’epoca: In Luca 9,46-48 i discepoli discutono tra di loro per sapere chi è il più grande. Qui, la mentalità competitiva e di lotta per il potere, caratteristica della società dell’Impero Romano, si infiltrava già nella piccola comunità di Gesù che stava appena iniziando! 

Gesù ordina di tenere la mentalità contraria. Prende un bambino, se lo mette accanto e si identifica con lui dicendo: “Chi accoglie un piccolo come questo accoglie me, e chi accoglie me, accoglie il Padre!”. I discepoli discutevano su chi era il più grande, e Gesù ordina di guardare e accogliere il più piccolo! Ed è questo il punto su cui Gesù insistette maggiormente e su cui più rese testimonianza: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire” (Mc 10,45).

In Luca 9,49-50, una persona che non era del gruppo dei discepoli, si serviva del nome di Gesù per scacciare i demoni. Giovanni vide e proibì: “Impediamoglielo perché non lo conosciamo”. In nome della comunità, Giovanni impedisce una buona azione! Lui pensava essere padrone di Gesù e voleva proibire che altri usassero il nome di Gesù per fare il bene. Voleva una comunità chiusa in se stessa. Qui si manifesta la vecchia mentalità del “Popolo eletto, Popolo separato!”. Gesù risponde: “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi”. L’obiettivo della formazione non può condurre ad un sentimento di privilegio e di possessione, ma deve condurre ad un atteggiamento di servizio. Per Gesù, ciò che importa non è se la persona fa parte o meno della comunità, bensì se fa o meno il bene che la comunità deve fare.

Ecco alcuni altri casi della forma in cui Gesù educa i suoi discepoli e discepole. Una maniera di dare forma umana all’esperienza che lui stesso aveva di Dio Padre. Voi potete completare l’elenco. 

  • si coinvolgere nella missione ed al ritorno viene fatta la revisione con loro (Mc 6,7; Lc 9,1-2; 10,1-12, 17-20)
  • li corregge quando si sbagliano (Lc 9,46-48; Mc 10,13-15)
  • li aiuta a discernere (Mc 9,28-29)
  • li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21)
  • li prepara per il conflitto (Mt 10,17s)
  • riflette con loro sui problemi del momento (Lc 13,1-5)
  • li manda ad osservare la realtà (Mc 8,27-29; Gv 4,35; Mt 16,1-3)
  • li confronta con le necessità della gente (Gv 6,5)
  • insegna che le necessità della gente sono al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12)
  • li difende quando sono criticati dagli avversari (Mc 2,19; 7,5-13)
  • si occupa del loro riposo e pensa alla loro alimentazione (Mc 6.31; Gv 21,9)
  • passa dei momenti solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3) * insiste nella vigilanza ed insegna a pregare (Lc 11,1-13; Mt 6,5-15).

Salmo 19 (18), 8-15

La legge di Dio fonte di formazione 

La legge del Signore è perfetta: 

rinfranca l’anima.

La testimonianza del Signore è fedele: 

dà saggezza ai semplici. I precetti del Signore sono retti:  danno gioia al cuore.

Il comando del Signore è splendido:  dà luce agli occhi. 

La parola del Signore è pura: 

rimane in eterno.

I giudizi del Signore sono veri:  sono giusti tutti insieme;  essi sono preziosi più che l’oro,  più che un’abbondanza di oro purissimo;  sono dolci più che miele,  assai più che favi stillanti.

Il tuo servo si lasci guidare da essi  e nella loro osservanza trovi una gran ricompensa.

Gli errori chi li comprende?

Dalle trasgressioni rendimi immune.

Dall’orgoglio, più di tutto, custodisci il tuo servo 

ché non stenda su di me il suo dominio;  allora sarò puro e immune da grave colpa. Incontrino il tuo favore i detti della mia bocca  e il palpito del mio cuore giunga al tuo cospetto,  Signore, mia rupe e mia difesa.

Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Lunedì, 27 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa‟ che non ricadiamo nelle tenebre dell‟errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 8,18-22

In quel tempo, Gesù, vedendo una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all‟altra riva. 

Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque andrai”. Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell‟uomo non ha dove posare il capo”. 

E un altro dei discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre”. Ma Gesù gli rispose: “Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti”.

Riflessione

  • Dalla 10a Settimana del Tempo Ordinario fino alla 12a Settimana, per tre settimane, abbiamo meditato i capitoli da 5 a 8 del vangelo di Matteo. Seguendo la meditazione del capitolo 8, il vangelo di oggi presenta le condizioni per seguire Gesù. Gesù decise di andare all‟altro lato del lago, e una persona chiese di poterlo seguire (Mt 8,18-22).
  • Matteo 8,18: Gesù ordina di passare all’altra riva del lago. Aveva accolto e sanato tutti i malati che la gente gli aveva portato (Mt 8,16). Molta gente si unì attorno a lui. Vedendo questa folla, Gesù decise di passare all‟altra riva del lago. Nel vangelo di Marco, da cui Matteo trasse gran parte delle sue informazioni, il contesto è diverso.

Gesù aveva appena terminato il discorso delle parabole (Mc 4,3-34) e diceva:

“Andiamo all’altro lato!” (Mc 4,35), e, una volta sulla barca da dove aveva fatto il discorso (cf. Mc 4,1-2), i discepoli lo portarono all‟altro lato. Gesù era talmente stanco che si mise a dormire su un cuscino (Mc 4,38).

  • Matteo 8,19: Un dottore della Legge vuole seguire Gesù. Nel momento in cui Gesù decide di attraversare il lago, un dottore della legge si avvicina e dice: “Maestro, ti

seguirò dovunque andrai”. Un testo parallelo di Luca (Lc 9,57-62) tratta lo stesso tema, però in modo leggermente diverso. Secondo Luca, Gesù aveva deciso di andare a Gerusalemme dove sarebbe stato condannato e messo a morte.

Nell‟andare verso Gerusalemme, entrò nel territorio di Samaria (Lc 9,51-52), dove tre persone chiedono di seguirlo (Lc 9,57.59.61). Nel vangelo di Matteo, che scrive per i giudei convertiti, la persona che vuole seguire Gesù è un dottore della legge. Matteo insiste sul fatto che un‟autorità dei giudei riconosce il valore di Gesù e chiede di seguirlo, di essere suo discepolo. In Luca, che scrive per i pagani convertiti, le persone che vogliono seguire Gesù sono samaritani. Luca mette l‟accento sull‟apertura ecumenica di Gesù che accetta anche i non giudei per essere i discepoli. 

  • Matteo 8,20: La risposta di Gesù al dottore della Legge. La risposta di Gesù è identica sia in Matteo che in Luca, ed è una risposta molto esigente che non lascia dubbi: ” Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.Chi vuole essere discepolo di Gesù deve sapere ciò che fa. Deve esaminare le esigenze e calcolare bene, prima di prendere una decisione (cf. Lc 14,2832). “Nello stesso modo, pertanto, se chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi avere, non può essere mio discepolo (Lc 14,33).
  • Matteo 8,21: Un discepolo chiede di poter seppellire suo padre. Subito, qualcuno che era già discepolo, gli chiede il permesso di poter seppellire suo padre deceduto: “Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre”. Con altre parole, chiede che Gesù ritardasse la traversata del lago a dopo la sepoltura del padre. Seppellire i genitori era un dovere sacro dei figli (cf Tb 4,3-4).
  • Matteo 8,22: La risposta di Gesù. Di nuovo, la risposta di Gesù è molto esigente. Gesù non ritarda il suo viaggio verso l‟altro lato del lago e dice al discepolo: “Seguimi e

lascia i morti seppellire i loro morti”. Quando Elia chiamò Eliseo gli permise di salutare i suoi parenti (1Re 19,20). Gesù è molto più esigente. Per capire tutta la portata della risposta di Gesù è bene ricordare che l‟espressione Lascia i morti seppellire i loro

morti era un proverbio popolare usato dalla gente per indicare che non bisogna sprecare energie in cose che non hanno futuro e che non hanno nulla a che fare con la vita. Un proverbio così non deve essere preso letteralmente. Bisogna prendere in considerazione l‟obiettivo per cui è stato usato. Così, nel nostro caso, per mezzo del proverbio Gesù mette l‟accento sull‟esigenza radicale della vita nuova a cui chiama e che esige di abbandonare tutto per seguire Lui.

Seguire Gesù. Come anche i rabbini dell‟epoca Gesù riunisce i discepoli e le discepole. Tutti loro “seguono Gesù”. Seguire era il termine che si usava per indicare il rapporto tra il discepolo ed il maestro. Per i primi cristiani, Seguire Gesù, significava tre cose molto importanti, legate tra di loro: 

  1. Imitare l’esempio del Maestro: Gesù era il modello da imitare e da ricreare nella vita del discepolo e della discepola (Gv 13,13-15). La convivenza quotidiana permetteva un confronto costante. Nella “scuola di Gesù” si insegnava solo una materia: il Regno, e questo Regno si riconosceva nella vita e nella pratica di Gesù.
  2. Partecipare al destino del Maestro: Chi seguiva Gesù doveva impegnarsi come lui a stare con lui nelle sue privazioni (Lc 22,28), comprese le persecuzioni (Mt 10,24-25) e la croce (Lc 14,27). Doveva essere disposto a morire con lui (Gv 11,16).
  3. Portare in noi la vita di Gesù: Dopo Pasqua, la luce della risurrezione, il discepolato assume una terza dimensione: “Vivo, ma non sono io, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Si tratta della dimensione mistica del discepolato, frutto dell‟azione dello Spirito. I cristiani cercavano di rifare nelle loro vite il cammino di Gesù che era morto in difesa della vita e risuscitò grazie al potere di Dio (Fil 3,10-11).

Per un confronto personale

  • Essere discepolo, discepola, di Gesù. Seguire Gesù. Come sto vivendo il discepolato di Gesù?
  • Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo hanno il loro nido, ma il Figlio dell‟uomo non ha dove posare il capo. Come vivere oggi questa esigenza di Gesù?

Preghiera finale

Guardate a lui e sarete raggianti,  i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta,  lo salva da tutte le sue angosce. (Sal 33)

Martedì, 28 giugno 2022

Sant’Ireneo, vescovo e martire

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 8,23-27

In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva. 

Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: “Salvaci, Signore, siamo perduti!” Ed egli disse loro: “Perché avete paura, uomini di poca fede?” Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. 

I presenti furono presi da stupore e dicevano: “Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?”

Riflessione

  • Matteo scrive per i giudei convertiti degli anni settanta che si sentivano persi come una barca in mezzo al mare in burrasca, senza la speranza di poter raggiungere il porto desiderato.

Gesù sembra essersi addormentato nella barca, e per loro sembra che nessun potere divino venga a salvarli dalla persecuzione. Dinanzi a questa situazione di disperazione e di angoscia, Matteo raccoglie diversi episodi della vita di Gesù per aiutare le comunità a scoprire, nel mezzo di una apparente assenza, la presenza accogliente e potente di Gesù vincitore che domina il mare (Mt 8,23-27), che vince e scaccia il potere del male (Mt 9,28-34) e che ha il potere di perdonare i peccati (Mt 9,1-8). Con altre parole, Matteo vuole comunicare la speranza e suggerire che le comunità non hanno motivo di temere. Ecco il motivo della narrazione della tempesta calmata del vangelo di oggi. • Matteo 8,23: Il punto di partenza: salire su

una barca. Matteo segue il vangelo di Marco, ma lo abbrevia e lo inserisce nel nuovo schema da lui adottato. In Marco, la giornata era stata molto pesante a causa del lavoro svolto. Terminato il discorso delle parabole (Mc 4,3-34), i discepoli portarono Gesù in barca ed era talmente stanco che si addormentò su un cuscino (Mc 4,38). Il testo di Matteo è ben più breve. Dice solamente che Gesù entrò nella barca ed i discepoli lo accompagnavano. Gesù è il Maestro, i discepoli seguono il maestro. 

  • Matteo 8,24-25: La situazione disperata: “Siamo perduti!” Il lago di Galilea è vicino ad alte montagne. A volte, tra le feritoie delle rocce, il vento soffia forte sul lago causando una tempesta repentina. Vento forte, mare agitato, barca piena d’acqua! I discepoli erano pescatori sperimentati. Se loro pensavano che stavano per affondare, vuol dire che la situazione era veramente pericolosa! Però Gesù non se ne rende conto, e continua a dormire.

Loro gridano: “Salvaci, Signore, siamo perduti!” In Matteo, il sonno profondo di Gesù non è solo segno di stanchezza. E’ anche espressione di fiducia tranquilla di Gesù in Dio. Il contrasto tra l’atteggiamento di Gesù e dei discepoli è enorme! 

Matteo 8,26: La reazione di Gesù: “Perché avete paura?” Gesù si sveglia, non per le onde, ma per il grido disperato dei discepoli. E si rivolge a loro dicendo: “Perché avete

paura? Uomini di poca fede!” poi si alza, sgrida i venti ed il mare, e la calma ritorna ovunque. Si ha l’impressione che non c’era bisogno di calmare il mare, perché non si correva nessun pericolo. E’ come quando si arriva a casa di un amico, ed il cane, accanto al padrone, abbaia molto. Ma non si deve avere paura, perché il padrone è lì presente e controlla la situazione. L’episodio della tempesta calmata evoca l’esodo, quando la gente, senza paura, passava tra le acque del mare (Es 14,22). Gesù ricrea l’esodo. Evoca il profeta Isaia che diceva alla gente: “Se dovrai attraversare le acque,

sarò con te!” (Is 43,2). L’episodio della tempesta calmata evoca e realizza la profezia

annunciata nel Salmo 107: 

Coloro che solcavano il mare sulle navi,  e commerciavano sulle grandi acque  videro le opere del Signore,  e i suoi prodigi nel mare profondo. 

Egli parlò e fece levare un vento burrascoso  che sollevò i suoi flutti. 

Salivano fino al cielo, scendevano negli abissi;  la loro anima languiva nell’affanno. 

Ondeggiavano e barcollavano come ubriachi,  tutta la loro perizia era svanita. Nell’angoscia gridarono al Signore,  ed egli li liberò dalle loro angustie. 

Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. 

Si rallegrarono nel vedere la bonaccia  ed egli li condusse al porto sospirato. (Sal 107,23-30)

  • Matteo 8,27: Lo spavento dei discepoli: “Chi è costui?” Gesù chiese: “Perché temete?” I discepoli non sanno cosa rispondere. Stupiti, si chiedono: “Chi è costui al quale il mare ed i venti obbediscono?” Malgrado la lunga convivenza con Gesù, non sanno ancora chi sia. Gesù sembra per loro un estraneo! Chi è quest’uomo?
  • Chi è quest’uomo? Chi è Gesù per noi, per me? Questa deve essere la domanda che ci spinge a continuare la lettura del Vangelo, tutti i giorni, con il desiderio di conoscere sempre meglio il significato e l’importanza della persona di Gesù per la nostra vita. Da questa domanda nasce la cristologia. Non nasce da elevate considerazioni teologiche, ma dal desiderio dei primi cristiani di incontrare sempre nuovi nomi e titoli per esprimere ciò che Gesù significava per loro. Sono decine di nomi, titoli ed attributi, da quello di falegname a figlio di Dio, che Gesù esprime: Messia, Cristo, Signore, Figlio amato, Santo di Dio, Nazareno, Figlio dell’Uomo, Sposo, Figlio di Dio, Figlio del Dio altissimo, Falegname, Figlio di Maria, Profeta, Maestro,

Figlio di Davide, Rabbonì, Benedetto colui che viene nel nome del Signore, Figlio,

Pastore, Pane di Vita, Risurrezione, Luce del mondo, Cammino, Verità, Vita, Re dei Giudei, Re di Israele, etc., etc. Ogni nome, ogni immagine, è un tentativo di esprimere ciò che Gesù significava per loro. Ma un nome, per bello che sia, non arriva mai a rivelare il mistero di una persona, e molto meno della persona di Gesù. Gesù non entra in nessuno di questi nomi, in nessun schema, in nessun titolo. Lui supera tutto, è il più grande! Non può essere inquadrato. L’amore coglie tutto questo, il cervello no! Partendo da questa esperienza di amore vivo i nomi, i titoli e le immagini ricevono il loro pieno significato. In definitiva, chi è Gesù per me, per noi?

Per un confronto personale

  • Qual era il mare agitato al tempo di Gesù? Qual era il mare agitato all’epoca in cui Matteo scrive il vangelo? Qual è oggi il mare agitato per noi? Sei stato/a qualche volta a punto di affogarti nelle acque agitate del mare della vita? Cosa ti ha salvato?
  • Chi è Gesù per me? Qual è il nome di Gesù che esprime meglio la mia fede e il mio amore?

Preghiera finale

Una generazione narra all’altra le tue opere Signore,  annunzia le tue meraviglie. 

Proclamano lo splendore della tua gloria  e raccontano i tuoi prodigi. (Sal 144)

Mercoledì, 29 giugno 2022

Gesù disse a Pietro: “Tu sei Pietra!”

Pietra di appoggio e pietra di inciampo 

Matteo 16,13-23

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. Una chiave di lettura:

Il testo liturgico della festa dei santi Pietro e Paolo è preso dal Vangelo di Matteo: 16,1319. Nel commento che facciamo includiamo anche i versetti 20-23. Perché nell’insieme del testo, dai versetti 13 a 23, Gesù rivolgendosi a Pietro per due volte lo chiama “pietra”. Una volta pietra di fondamento (Mt 16,18) e una volta pietra di inciampo (Mt 16,23). Le due affermazioni si completano mutuamente. Durante la lettura del testo è bene fare attenzione agli atteggiamenti di Pietro e alle parole solenni, che Gesù gli rivolge in due occasioni. 

  1. Una divisione del testo per aiutare nella lettura:

13-14: Gesù vuole sapere le opinioni del popolo al suo riguardo. 

15-16: Gesù interpella i discepoli e Pietro confessa: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!”  17-20: Risposta solenne di Gesù a Pietro (frase centrale della festa di oggi). 

21-22: Gesù chiarifica il significato di Messia, ma Pietro reagisce e non accetta. 

22-23: Risposta solenne di Gesù a Pietro. 

  1. Il testo:

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” 14 Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15 Disse loro: “Voi chi dite che io sia?” 16 Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. 17 E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Quale punto ha richiamato di più la mia attenzione?
  2. Quali sono le opinioni del popolo su Gesù? Cosa pensano Pietro e i discepoli su Gesù?
  3. Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?
  4. Pietro è pietra in due modi: quali?
  5. Che tipo di pietra è la nostra comunità?
  6. Nel testo appaiono molte opinioni su Gesù e varie maniere di presentare la fede.

Oggi pure esistono molte opinioni differenti su Gesù. Quali opinioni sono conosciute dalla nostra comunità? Quale missione risulta da tutto questo per noi?

Una chiave di lettura

per coloro che desiderano approfondire meglio il tema. 

  1. Il contenuto:

Nelle parti narrative del suo Vangelo, Matteo usa seguire l’ordine del Vangelo di Marco. 

Talvolta egli cita un’altra fonte nota a lui e a Luca. Poche volte presenta informazioni proprie che appaiono solo nel suo vangelo, come è il caso del vangelo di oggi. Questo testo, con il dialogo fra Gesù e Pietro, riceve interpretazioni diverse, perfino opposte nelle varie chiese cristiane. Nella chiesa cattolica costituisce il fondamento del primato di Pietro. Senza diminuire affatto l’importanza di questo testo, conviene situarlo nel contesto del Vangelo di Matteo, nel quale, in altri testi, le stesse qualità conferite a Pietro sono attribuite quasi tutte anche ad altre persone. Non sono una esclusiva di Pietro. 

  1. Commento del testo:
  2. a) Matteo:16,13-16: Le opinioni del popolo e dei discepoli nei riguardi di Gesù.

Gesù vuole sapere l’opinione del popolo nei suoi riguardi. Le risposte sono le più varie: Giovanni Battista, Elia, Geremia, uno dei profeti. Quando Gesù interroga sulla opinione dei discepoli stessi, Pietro a nome di tutti dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!”

Questa risposta di Pietro non è nuova. Anteriormente, dopo il cammino sulle acque, già gli altri discepoli avevano fatto una simile professione di fede: “Veramente tu sei il Figlio di Dio!” (Mt 14,33). E’ il riconoscimento che in Gesù si realizzano le profezie dell’Antico Testamento. Nel Vangelo di Giovanni la stessa professione di fede è fatta da Marta: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che è venuto nel mondo” (Gv 11,27).  b) Matteo: 16,17: La risposta di Gesù a Pietro: Beato te, Pietro!

Gesù proclama “beato”, Pietro, perché ha ricevuto una rivelazione dal Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Anteriormente Gesù aveva fatto una identica proclamazione di beatitudine ai discepoli perché vedevano e udivano cose che nessuno prima conosceva (Mt 13,16), e aveva lodato il Padre perché aveva rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25). Pietro è uno dei piccoli ai quali il Padre si rivela. La percezione della presenza di Dio in Gesù non “viene dalla carne né dal sangue”, ossia non è frutto di studio né è merito di uno sforzo umano, ma è un dono che Dio concede a chi vuole. 

  1. c) Matteo: 16,18-20: Le qualifiche di Pietro: Essere pietra di fondamento e prendere possesso delle chiavi del Regno.
  2. Essere Pietra: Pietro deve essere pietra, cioè deve essere fondamento fermo per la chiesa, tanto che essa possa resistere contro gli assalti delle porte degli inferi. Con queste parole di Gesù a Pietro, Matteo incoraggia le comunità sofferenti e perseguitate della Siria e della Palestina, che vedevano in Pietro la leadership che le aveva segnate dall’origine. Nonostante fossero deboli e perseguitate, esse hanno un fondamento solido, garantito dalle parole di Gesù. In quel tempo le comunità coltivavano un legame affettivo molto forte con i capi che avevano dato origine alla comunità. Così le comunità della Siria e della Palestina coltivavano il loro legame con la persona di Pietro. Quelle della Grecia, con la persona di Paolo. Alcune comunità dell’Asia con la persona del Discepolo amato e altre con la persona di Giovanni dell’Apocalisse. Una identificazione con questi leader delle loro origini le aiutava a coltivare meglio la propria identità e spiritualità. Ma poteva anche essere motivo di conflitto, come nel caso della comunità di Corinto (1Cor 1,11-12).

Essere pietra come fondamento della fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio di Babilonia: “Voi che cercate Dio e siete in cerca di giustizia, guardate alla roccia dalla quale siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai” (Is 51,1-2). Applicata a Pietro, questa qualità di pietra-fondamento indica un nuovo inizio del popolo di Dio. 

  1. Le chiavi del Regno: Pietro riceve le chiavi del Regno per legare e sciogliere, cioè per riconciliare tra loro e con Dio. Lo stesso potere di legare e sciogliere è dato alle comunità (Mt 18,8) e ai discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti sui quali il Vangelo di Matteo più insiste è la riconciliazione e il perdono (Mt 5,7.23-24.38-42.44-48; 6,14-15; 18,15-35). Il fatto è che negli anni 80 e 90, là in Siria c’erano molte tensioni nelle comunità e divisioni nelle famiglie a causa della fede in Gesù. Alcuni lo accettavano come Messia e altri no, e ciò era fonte di molti contrasti e conflitti. Matteo insiste sulla riconciliazione. La riconciliazione era e continua ad essere uno dei compiti più importanti dei coordinatori e delle coordinatrici delle comunità. Imitando Pietro, devono legare e sciogliere, cioè operare perché vi sia riconciliazione, accettazione mutua, costruzione della vera fraternità.
  2. La Chiesa: la parola Chiesa, in greco ekklesia, appare 105 volte nel Nuovo Testamento, quasi esclusivamente negli Atti e nelle Lettere. Solamente tre volte nei Vangeli, e solo in Matteo. La parola significa “assemblea convocata” o “assemblea scelta”. Essa indica il popolo che si raduna convocato dalla Parola di Dio, e cerca di vivere il messaggio del Regno che Gesù ci ha portato. La Chiesa o la comunità non è il Regno, ma uno strumento e un segno del Regno. Il Regno è più grande. Nella Chiesa, nella comunità, deve o dovrebbe apparire agli occhi di tutti quello che accade quando un gruppo umano lascia Dio regnare e prendere possesso della sua vita.
  3. d) Matteo: 16,21-22: Gesù completa quello che manca nella risposta di Pietro, e questo reagisce e non accetta.

Pietro aveva confessato: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” Conforme all’ideologia dominante del tempo, egli immaginava un Messia glorioso. Gesù lo corregge: “E’ necessario che il Messia soffra e sia ucciso in Gerusalemme”. Dicendo “è necessario”, egli indica che la sofferenza già era prevista nelle profezie (Is 53, 2-8). Se i discepoli accettano Gesù come Messia e Figlio di Dio, devono accettarlo anche come Messia Servo che va a morire. Non solo il trionfo della gloria ma anche il cammino della croce! Ma Pietro non accetta la correzione di Gesù e cerca di dissuaderlo.  e) Matteo: 16,23: La risposta di Gesù a Pietro: pietra di inciampo.

La risposta di Gesù è sorprendente: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”Satana è colui che ci allontana dal cammino che Dio ha tracciato per noi. Letteralmente, Gesù dice: “Fermati dietro di me!” (vada retro! In latino). Pietro voleva prendere la guida e indicare la direzione del cammino. Gesù dice: “Dietro a me!” Chi indica la direzione e il ritmo non è Pietro ma Gesù. Il discepolo deve seguire il maestro. Deve vivere in conversione permanente. La parola di Gesù era anche un messaggio a tutti coloro che guidavano le comunità. Essi devono “seguire” Gesù e non possono mettersi davanti come Pietro voleva fare. Non solo essi o esse che possono indicare la direzione o lo stile. Al contrario, come Pietro, invece di pietra di sostegno, possono diventare pietra di inciampo. Così erano alcuni leader delle comunità al tempo di Matteo. C’erano delle ambiguità. Così può succedere tra noi oggi!  iii) Ampliando le informazioni dei vangeli su Pietro: Un ritratto di San Pietro 

Pietro da pescatore di pesci si trasformò in pescatore di uomini (Mc 1,7). Era sposato (Mc 1,30). Uomo buono, molto umano. Era portato naturalmente a fare il capo tra i dodici primi discepoli di Gesù. Gesù rispettò questa tendenza naturale e fece di Pietro l’animatore della sua prima comunità (Gv 21,17). Prima di entrare nella comunità di Gesù, Pietro si chiamava Simone bar Jona (Mt 16,17), Simone figlio di Giona. Gesù gli diede il soprannome di Cefao Pietra, che poi diviene Pietro (Lc 6,14).

Per natura, Pietro poteva essere tutto, meno che pietra. Era coraggioso nel parlare, ma nell’ora del pericolo si lasciava prendere dalla paura e fuggiva. Per esempio, quella volta quando Gesù arrivò camminando sopra le acque, Pietro chiese: “Gesù, posso anch’io venire da te sulle acque?” Gesù gli rispose: “Vieni, Pietro!” Pietro scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque. Ma quando giunse un’onda più alta del solito, s’impaurì, cominciò ad affondare e gridò: “Salvami, Signore!” Gesù lo afferrò e lo salvò (Mt 14,28-31). Nell’ultima cena, Pietro disse a Gesù: “Io non ti rinnegherò mai, Signore!” (Mc 14,31); ma poche ore dopo, nel palazzo del sommo sacerdote, davanti ad una serva, quando Gesù gia era stato arrestato, Pietro negò con giuramento di avere legami con Gesù (Mc 14,66-72). Nell’orto degli olivi, quando Gesù fu arrestato, egli giunse perfino a sguainare la spada (Gv 18,10), ma poi fuggì, lasciando Gesù solo (Mc 14,50). Per natura Pietro non era pietra!

Eppure, questo Pietro così debole e tanto umano, tanto eguale a noi, diventò pietra, perché Gesù ha pregato per lui dicendo: “Pietro, io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Per questo, Gesù poteva dire: “Tu sei Pietra e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Gesù lo aiutò ad essere pietra. Dopo la risurrezione, in Galilea, Gesù apparve a Pietro e gli domandò due volte: “Pietro mi ami?” E Pietro rispose due volte: “Signore, tu sai che io ti amo” (Gv 21,15.16). Quando Gesù fece la stessa domanda per la terza volta, Pietro rimase addolorato. Deve essersi ricordato di averlo rinnegato tre volte. Alla terza domanda, egli rispose: “Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo!” E fu in quel momento che Gesù gli affidò la cura delle sue pecore, dicendo: “Pietro, pasci le mie pecorelle!” (Gv 21,17). Con l’aiuto di Gesù la fermezza della pietra andava crescendo in Pietro e si rivelò nel giorno di Pentecoste.

Nel giorno di Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo, Pietro aprì la porta della sala, dove stavano tutti riuniti, a porte chiuse per paura dei giudei (Gv 20,19), infuse coraggio e cominciò ad annunciare la Buona Novella di Gesù al popolo (At 2,14-40). E non si fermò più! Per causa di questo annuncio coraggioso della risurrezione, fu arrestato (At 4,3). Nell’interrogatorio gli fu proibito di annunciare la buona novella (At 4,18), ma Pietro non obbedì alla proibizione. Egli diceva: “Noi pensiamo che dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini!” (At 4,19; 5,29). Fu arrestato di nuovo (At 5,18.26).  Fu fustigato (At 5,40). Ma egli disse: “Grazie tante. Ma noi continueremo!” (cfr At 5,42).

La tradizione narra che, alla fine della vita, quando era a Roma, Pietro ebbe ancora un momento di paura. Ma poi tornò sui suoi passi; fu arrestato e condannato alla morte di croce. Egli chiese però di essere crocifisso a testa in giù. Pensava che non era degno di morire allo stesso modo del maestro Gesù. Pietro fu fedele a se stesso fino alla fine!

Salmo 103 (102)

Ringraziamento 

Benedici il Signore, anima mia,  quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia,  non dimenticare tanti suoi benefici.

 

Egli perdona tutte le tue colpe,  guarisce tutte le tue malattie;  salva dalla fossa la tua vita,  ti corona di grazia e di misericordia;  egli sazia di beni i tuoi giorni  e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

 

Il Signore agisce con giustizia  e con diritto verso tutti gli oppressi. Ha rivelato a Mosè le sue vie,  ai figli d’Israele le sue opere.

 

Buono e pietoso è il Signore,  lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare  e non conserva per sempre il suo sdegno.  Non ci tratta secondo i nostri peccati,  non ci ripaga secondo le nostre colpe.

 

Come il cielo è alto sulla terra, 

così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;  come dista l’oriente dall’occidente,  così allontana da noi le nostre colpe. Come un padre ha pietà dei suoi figli,  così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

 

Perché egli sa di che siamo plasmati,  ricorda che noi siamo polvere. Come l’erba sono i giorni dell’uomo,  come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste  e il suo posto non lo riconosce.

 

Ma la grazia del Signore è da sempre,  dura in eterno per quanti lo temono;  la sua giustizia per i figli dei figli,  per quanti custodiscono la sua alleanza  e ricordano di osservare i suoi precetti. Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono  e il suo regno abbraccia l’universo.

 

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,  potenti esecutori dei suoi comandi,  pronti alla voce della sua parola.

Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,  suoi ministri, che fate il suo volere. Benedite il Signore, voi tutte opere sue,  in ogni luogo del suo dominio.  Benedici il Signore, anima mia.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Giovedì, 30 giugno 2022

Tempo Ordinario

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 9,1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva del lago e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto.

Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”.

Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: “Costui bestemmia”. Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: “Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? 

Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? 

Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua”.

Ed egli si alzò e andò a casa sua. A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Riflessione

  • L’autorità straordinaria di Gesù. Al lettore Gesù appare come una persona investita di un’autorità straordinaria, mediata dalla parola e dal gesto (Mt 9,6.8). La parola autorevole di Gesù colpisce il male alla radice: nel caso del paralitico sul peccato che intacca l’uomo nella sua libertà e lo blocca nelle sue forze vive: «Sono rimessi i tuoi peccati» (v.5); «Alzati prendi il tuo lettuccio e và a casa tua» (v.6). Davvero tutte le forme di paralisi del cuore e della mente cui siamo soggetti vengono annullate dall’autorità di Gesù (9,6), perché si è scontrato con esse durante la sua vita terrena. La parola autorevole ed efficace di Gesù risveglia l’umanità paralizzata (9,5-7) e le fa dono di camminare (9,6) in una fede rinnovata.
  • L’incontro con il paralitico. Dopo la tempesta e una visita nel paese dei Gadareni, Gesù fa ritorno a Cafarnao, la sua città. E mentre vi fa ritorno avviene l’incontro con il paralitico. La guarigione non avviene in una casa, ma lungo la via. Dunque lungo la via che conduce a Cafarnao gli portano un paralitico. Gesù si rivolge a lui chiamandolo «figliolo», un gesto di attenzione che presto si traduce in gesto salvifico: «sono rimessi i tuoi peccato» (v.2). Il perdono dei peccati che Gesù pronuncia da parte di Dio sul paralitico accenna al legame tra malattia, colpa e peccato. È la prima volta che l’evangelista in modo esplicito ascrive a Gesù questo particolare potere divino. Per i Giudei l’infermità di un uomo era considerata un castigo per eventuali peccati commessi; il male fisico, la malattia era ritenuta sempre una conseguenza di un male morale proprio o dovuto ai genitori (Gv 9,2). Gesù restituisce all’uomo la condizione di salvezza liberandolo sia dalla malattia sia dal peccato.
  • Per alcuni dei presenti, gli scribi, le parole di Gesù che annunciano il perdono dei peccati è una vera e propria bestemmia. Per loro Gesù è un arrogante perché solo Dio può perdonare. Tale giudizio su Gesù non lo manifestano apertamente ma lo esprimono mormorando tra di loro. Gesù che scruta nei loro cuori vede le loro considerazioni e li rimprovera per la loro incredulità. L’espressione di Gesù «affinché conosciate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati…» (v.6) sta a indicare che non solo Dio può perdonare, ma con Gesù, anche un uomo (Gnilka).
  • La folla, a differenza degli scribi, è presa dinanzi alla guarigione del paralitico dallo spavento e glorifica Dio. La folla è colpita dal potere di perdonare i peccati manifestatosi nella guarigione. La gente esulta perché Dio ha concesso un tale potere al Figlio dell’uomo. È possibile ascrivere questo alla comunità ecclesiale dove era concesso il perdono dei peccati su mandato di Gesù? Matteo ha riportato questo episodio sul perdono dei peccati con l’intenzione di applicarlo ai rapporti fraterni all’interno della comunità ecclesiale. In essa vigeva, già, la prassi di perdonare i peccati su delega di Gesù; una prassi non condivisa dalla sinagoga. Il tema del perdono dei peccati ritorna ancora in Mt 18 e alla fine del vangelo viene affermato che esso è radicato nella morte di Gesù in croce (26,28). Ma nel nostro contesto il perdono dei peccati è collegato con l’esigenza della misericordia presente nell’episodio che segue, la vocazione di Matteo: «…misericordia cerco e non sacrificio. Non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13). Tali parole di Gesù intendono dire che lui ha reso visibile il perdono di Dio; anzitutto, nei rapporti con i pubblicani e i peccatori, nel sedersi a mensa con loro.
  • Questo racconto che riprende il problema del peccato e richiama il legame con la miseria dell’uomo è una prassi da praticare nel perdono che deve essere donato, ma è una storia che deve occupare uno spazio privilegiato nella predicazione delle nostre comunità ecclesiali.

Per un confronto personale

  • Sei convinto che Gesù, chiamato amico dei peccatori, non disprezza le tue debolezze e le tue resistenze, ma se ne fa carico, offrendoti l’aiuto necessario per vivere una vita in armonia con Dio e con i fratelli?
  • Quando fai l’esperienza di tradire o rifiutare l’amicizia con Dio ricorri al sacramento della riconciliazione che ti riconcilia con il Padre e con la chiesa e fa di te una creatura nuova nella forza dello Spirito Santo?

Preghiera finale

Gli ordini del Signore sono giusti,  fanno gioire il cuore; 

i comandi del Signore sono limpidi,  danno luce agli occhi. (Sal 18)

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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