Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi Dicembre-2023

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Lectio Divina: venerdì, 1 dicembre, 2023

Tempo ordinario

1) Preghiera

Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 21,29-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.

3) Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta le raccomandazioni finali del Discorso Apocalittico. Gesù insiste su due punti: (a) sull’attenzione che bisogna dare ai segni dei tempi (Lc 21,29-31) e (b) sulla speranza, fondata nella fermezza della parola di Dio, che scaccia la paura e la disperazione (Lc 21,32-33)..

  • Luca 21,29-31: Guardate il fico e tutte le piante. Gesù ordina di guardare la natura: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino”. Gesù chiede di contemplare i fenomeni della natura per imparare come leggere ed interpretare le cose che stanno avvenendo nel mondo. I germogli sul fico sono un segno evidente che l’estate è ormai vicina. Così quando appaiono i sette segnali sono una prova che “il Regno di Dio è vicino!” Fare questo discernimento non è facile. Una persona sola non si rende conto di questo. Riflettendo insieme in comunità appare la luce. E la luce è questa: sperimentare in tutto ciò che succede la chiamata a non chiudersi nel presente, bensì mantenere aperto l’orizzonte e percepire in tutto ciò che succede una freccia che si dirige verso il futuro. Ma l’ora esatta della venuta del Regno, nessuno la conosce. Nel vangelo di Marco, Gesù arriva a dire: “Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre!” (Mc 13,32).

  • Luca 21,32-33: “In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Questa parola di Gesù evoca la profezia di Isaia che dice: “Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando il soffio del Signore spira su di essi. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre” (Is 40,7-8). La parola di Gesù è fonte della nostra speranza. Ciò che dice avverrà!

  • La venuta del Messia e la fine del mondo. Oggi, molta gente vive preoccupata della fine del mondo. Alcuni, basandosi in una lettura errata e fondamentalistica dell’Apocalisse di Giovanni, giungono perfino a calcolare la data esatta della fine del mondo. Nel passato, a partire dai “mille anni” citati dall’Apocalisse (Ap 20,7), si soleva ripetere: “L’anno mille è passato, ma il duemila non passerà!” Per questo, nella misura

in cui il 2000 si avvicinava, molti erano preoccupati. C’era gente che angosciata per la venuta della fine del mondo, si tolse la vita. Ma il 2000 passò e non avvenne nulla. Non avvenne la fine del mondo! Nelle comunità cristiane dei primi secoli ci fu la stessa problematica. Vivevano nell’aspettativa della venuta imminente di Gesù. Gesù veniva a realizzare il Giudizio Finale per mettere fine alla storia ingiusta del mondo qui sulla terra ed inaugurare la nuova fase della storia, la fase definitiva del Cielo Nuovo e della Terra Nuova. Pensavano che questo sarebbe avvenuto tra una o due generazioni. Molta gente sarebbe stata ancora viva quando Gesù fosse apparso glorioso nel cielo (1Ts 4,16-17; Mc 9,1). C’erano persone che non lavoravano perfino più, perché pensavano che la venuta fosse cosa di pochi giorni o settimane (2Tes 2,1-3; 3,11). Pensavano così. Ma fino ad oggi, la venuta di Gesù non si è ancora avverata! Come interpretare questo ritardo? Per le strade delle città, la gente vede dipinte sui muri scritte che dicono Gesù ritornerà! Viene o non viene? E come sarà la sua venuta? Molte volte, l’affermazione “Gesù ritornerà” viene usata per intimorire le persone ed obbligarle a frequentare una chiesa determinata! Nel Nuovo Testamento il ritorno di Gesù è sempre motivo di gioia e di pace! Per coloro che sono sfruttati ed oppressi, la venuta di Gesù è una Buona Novella! Quando ci sarà questa venuta? Tra i giudei, le opinioni erano varie. I sadduccei e gli erodiani dicevano: “I tempi messianici verranno!” Pensavano che il loro benessere durante il governo di Erode fosse espressione del Regno di Dio. Per questo, non accettavano cambiamenti e combattevano la predicazione di Gesù che invitava la gente a cambiare e a convertirsi. I farisei dicevano: “La venuta del Regno dipenderà dal nostro sforzo nell’osservanza della legge!” Gli esseni dicevano: “Il Regno promesso arriverà solo quando avremo purificato il paese da tutte le impurità”. Tra i cristiani c’era la stessa varietà di opinioni. Alcuni della comunità di Tessalonica in Grecia, appoggiandosi nella predicazione di Paolo, dicevano: “Gesù ritornerà!” (1 Tes 4,13-18; 2 Tes 2,2). Paolo risponde che non era così semplice come loro immaginavano. Ed a coloro che non lavoravano dice: “Chi non lavora non ha diritto di mangiare!” (2Tes 3,10). Probabilmente, si trattava di persone che all’ora dei pasti andavano a mendicare cibo presso la casa del vicino. Altri cristiani pensavano che Gesù sarebbe ritornato solo dopo che il vangelo fosse stato annunziato al mondo intero (At 1,6-11). E pensavano che, quanto maggiore fosse lo sforzo per evangelizzare, tanto più rapidamente sarebbe avvenuta la fine del mondo. Altri, stanchi di aspettare, dicevano: “Non tornerà mai! (2 Pt 3,4). Altri, basandosi in parole di Gesù dicevano con ragione: “E’ già in mezzo a noi!” (Mt 25,40). Oggi avviene la stessa cosa. C’è gente che dice: “Come stanno le cose sia nella Chiesa che nella società, stanno bene”. Non vogliono cambiamenti. Altri aspettano la venuta immediata di Gesù. Altri pensano che Gesù ritornerà solo attraverso il nostro lavoro e annuncio. Per noi, Gesù è già in mezzo a noi (Mt 28,20). E’ già accanto a noi nella lotta per la giustizia, per la pace e per la vita. Ma la pienezza non è ancora giunta. Per questo, aspettiamo con perseveranza la liberazione dell’umanità e della natura (Rom 8,22-25).

4) Per un confronto personale

  • Gesù chiede di guardare il fico per contemplare i fenomeni della natura. Nella mia vita ho imparato già qualcosa contemplando la natura?

  • Gesù disse: “Il cielo e la terra scompariranno, ma le mie parole non scompariranno”. Come incarno nella mia vita queste parole di Gesù?

5) Preghiera finale

Signore, beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! Beato chi trova in te la sua forza: cresce lungo il cammino il suo vigore. (Sal 83)

Lectio Divina: sabato, 2 dicembre, 2023

Tempo ordinario

1) Preghiera

Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli perché, collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua misericordia. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 21,34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”.

3) Riflessione

  • Stiamo giungendo alla fine del lungo discorso apocalittico ed anche alla fine dell’anno ecclesiastico. Gesù dà un ultimo consiglio, invitandoci alla vigilanza (Lc 21,34-35) ed alla preghiera (Lc 21,36).

  • Luca 21,34-35: Attenzione a non perdere la coscienza critica. “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazione, ubriacature e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso, come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra”. Un consiglio simile Gesù l’aveva già dato quando gli chiesero dell’avvento del Regno (Lc 17,20-21). Lui rispose che l’avvento del Regno avviene come un lampo. Improvvisamente, senza preavviso. Le persone devono stare attente e preparate, sempre (Lc 17,22-27). Quando l’attesa è lunga, corriamo il pericolo di essere distratti e di non fare attenzione agli avvenimenti della vita “i cuori si appesantiscono in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”. Oggi, le molte distrazioni ci rendono insensibili e la propaganda può perfino cambiare in noi il senso della vita. Lontani dalla sofferenza di tanta gente nel mondo, non ci rendiamo conto delle ingiustizie che si commettono.

  • Luca 21,36: Preghiera, fonte di coscienza critica e di speranza. “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo”. La preghiera costante è un mezzo assai importante per non perdere la presenza di spirito. Approfondisce nel nostro cuore la consapevolezza della presenza di Dio in mezzo a noi e, così, ci dà forza e luce per sopportare i giorni brutti e crescere nella speranza.

  • Riassunto del Discorso Apocalittico (Lc 21,5-36). Abbiamo trascorso cinque giorni, da martedì ad oggi sabato, meditando ed approfondendo il significato del Discorso Apocalittico per la nostra vita. Tutti e tre i vangeli sinottici riportano questo discorso di Gesù, ognuno a modo suo. Cerchiamo di vedere da vicino la versione che il vangelo

di Luca ci offre. Qui diamo un breve riassunto di ciò che abbiamo potuto meditare in questi cinque giorni. Tutto il Discorso Apocalittico è un tentativo di aiutare le comunità perseguitate a collocarsi nell’insieme del piano di Dio e cosi avere speranza e coraggio per continuare il cammino. Nel caso del Discorso Apocalittico del vangelo di Luca, le comunità perseguitate vivevano nell’anno 85. Gesù parlava nell’anno 33. Il suo discorso descrive le tappe o i segnali della realizzazione del piano di Dio. In tutto sono 8 i segnali e i periodi da Gesù fino ai nostri tempi. Leggendo e interpretando la sua vita alla luce dei segnali dati da Gesù, le comunità scoprivano a che altezza si trovava l’esecuzione del piano. I primi sette segnali erano già avvenuti. Appartenevano tutti al passato. Sopratutto il 6º e il 7º segnale (persecuzione e distruzione di Gerusalemme) le comunità trovano l’immagine o lo specchio di ciò che stava avvenendo nel loro presente. Ecco i sette segnali: Introduzione al Discorso (Lc 21,5-7) 1º segnale: i falsi messia (Lc 21,8); 2º segnale: guerra e rivoluzioni (Lc 21,9); 3º segnale: nazioni che lottano contro altre nazioni, un regno contro un altro regno (Lc 21,10); 4º segnale: terremoti in diversi luoghi (Lc 21,11); 5º segnale: fame, peste e segni nel cielo (Lc 21,11); 6º segnale: persecuzione dei cristiani e missione che devono svolgere (Lc 21,12-19) + Missione 7º segnale: distruzione di Gerusalemme (Lc 21,20-24) Giungendo a questo 7º segnale le comunità concludono: “Siamo nel 6° e nel 7° segnale. E questa è la domanda più importante: “Quanto manca alla fine?” Chi è perseguitato non ne vuole sapere di un futuro distante. Ma vuole sapere se sarà vivo il giorno dopo o se avrà la forza per sopportare la persecuzione fino al giorno seguente. La risposta a questa domanda inquietante viene nell’ottavo segnale: 8º segnale: cambiamenti nel sole e nella luna (Lc 21,25-26) annunciano la venuta del Figlio dell’Uomo. (Lc 21,27-28). Conclusione: manca poco, tutto è secondo il piano di Dio, tutto è dolore da parto, Dio è con noi. E’ possibile sopportare. Cerchiamo di testimoniare la nostra fede nella Buona Novella di Dio, annunciataci da Gesù. Alla fine, Gesù conferma tutto con la sua autorevolezza (Lc 21,29-33).

4) Per un confronto personale

  • Gesù chiede vigilanza per non lasciarci sorprendere dai fatti. Come vivo questo consiglio di Gesù?

  • L’ultimo avvertimento di Gesù, alla fine dell’anno ecclesiastico è questo: Vegliate e pregate in ogni momento. Come vivo questo consiglio di Gesù nella mia vita?

5) Preghiera finale

Grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dei. Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, egli l’ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra. (Sal 94)

Lectio Divina: domenica, 3 dicembre, 2023

Domenica I Di Avvento

Sulla vigilanza

Marco 13, 33-37

1. Lectio

a) Orazione iniziale:

O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro con le buone opere al tuo Cristo che viene, perché egli ci chiami accanto a sé nella gloria a possedere il regno dei cieli. Per Cristo nostro Signore. Amen.

b) Lettura: Marco 13, 33-37

33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. 34 E’ come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. 35 Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, 36 perché non giunga all’improvviso, trovandovi addormentati. 37 Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!». c) Momenti di silenzio: perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

2. Meditatio

a) Chiave di lettura:

“Vegliate!” Questa è la parola chiave nel breve brano che la Chiesa riserva per la liturgia della prima domenica di Avvento. Vegliare, stare attenti, aspettare il padrone di casa che deve ritornare, non addormentarsi. E’ questo che viene richiesto da Gesù al cristiano. Questi quattro versi del vangelo di San Marco fanno parte del discorso escatologico del capitolo tredici. Questo capitolo ci parla della rovina del Tempio e della città di Gerusalemme. Gesù prende spunto da una osservazione che gli fa un discepolo: “Maestro, guarda che pietre e che costruzione!” (Mc 13, 1). Gesù, perciò, chiarisce le idee:

“Vedi queste grandi costruzioni? Non rimarrà qui pietra su pietra, che non sia distrutta”

(Mc 13, 2). Il Tempio, segno tangibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo eletto, Gerusalemme “la città salda e compatta” dove “salgono insieme le tribù del Signore, per lodare il nome del Signore” (Sal 122, 4), tutto questo, segno sicuro della promessa fatta a Davide, segno dell’alleanza, tutto questo andrà in rovina…è solo un segno di qualcosa altro che verrà in futuro. I discepoli incuriositi chiedono al Signore seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio: “Dicci, quando accadrà questo, e quale sarà il segno che tutte queste cose stanno per compiersi?” (Mc 13, 4). A questa domanda, rifacendosi allo stile apocalittico giudaico ispirato dal profeta Daniele, Gesù si limita solo ad annunciare i segni premonitori (falsi cristi e falsi profeti che con inganno annunzieranno la venuta imminente del tempo, persecuzioni, segni nelle potenze del cielo. cf.: Mc 13, 5-32), “quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mc 13, 32).

Da questo si capisce l’importanza dell’attesa vigilante e attenta ai segni dei tempi che ci aiutano ad accogliere la venuta del “padrone di casa” (Mc 13, 35). Quando verrà lui, tutto sparirà, “il potere dei servi” (Mc 13, 34) anche i segni che ci aiutano a ricordarci della sua benevolenza (tempio, Gerusalemme, casa). I “servi” e “il portiere” (Mc 13, 8 34) all’arrivo del padrone non badano più ai segni, ma si compiacciono nel padrone stesso:

“Ecco lo Sposo andategli incontro” (Mt 25, 6 + Mc 2, 19-20).

Gesù spesso chiedeva ai suoi di vegliare. Nell’orto degli Ulivi, il giovedì sera, prima della passione, il Signore dice a Pietro, Giacomo e Giovanni: “restate qui e vegliate con me” (Mc 14, 34; Mt 26, 38) La veglia ci aiuta a non cadere in tentazione (Mt 26, 41) ma a rimanere svegli. Nell’orto degli ulivi i discepoli dormono perché la carne è debole anche se lo spirito è pronto (Mc 14, 38). Chi si addormenta va in rovina, come Sansone che si era lasciato farsi addormentare, perdendo così la sua forza, dono del Signore (Gdc 16, 19). Bisogna sempre stare svegli e non addormentarsi, ma vegliare e pregare per non essere ingannati, avviandosi così alla propria perdizione (Mc 13, 22 + Gv 1, 6). Perciò “svègliati, o tu che dormi, dèstati dai morti, e Cristo ti illuminerà” (Ef 5, 14).

b) Domande per orientare la meditazione e attualizzazione:

  • Che significato ha per te la veglia?

  • Il Signore predice la rovina del tempio e della città di Gerusalemme, vanto del popolo eletto, simboli della presenza di Dio. Perché Gesù predice la loro rovina?

  • Il tempio e la città santa erano delle forme concrete dell’alleanza tra Dio e il popolo. Ma questi hanno passato dalla rovina. Quali sono le nostre forme concrete dell’alleanza? Pensi che faranno la stessa fine?

  • Gesù, ci chiama a trascendere le forme e di attaccarci a lui. Quali cose, forme, segni, credi che il Signore ti chiede di trascendere per attaccarti di più a lui?

  • Sei addormentato? In che cosa?

  • Vivi sempre in attesa del Signore che viene? L’Avvento è una occasione per te, che ti ricordi l’elemento di attesa nella vita cristiana?

3. Oratio

a) Salmo 96

Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi.

Grande è il Signore e degno di ogni lode, terribile sopra tutti gli dei. Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla, ma il Signore ha fatto i cieli. Maestà e bellezza sono davanti a lui, potenza e splendore nel suo santuario.

Date al Signore, o famiglie dei popoli, date al Signore gloria e potenza, date al Signore la gloria del suo nome. Portate offerte ed entrate nei suoi atri, prostratevi al Signore in sacri ornamenti. Tremi davanti a lui tutta la terra. Dite tra i popoli: «Il Signore regna!».

Sorregge il mondo, perché non vacilli; giudica le nazioni con rettitudine.

Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene, perché viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e con verità tutte le genti.

b) Orazione Finale

O Dio Padre, ti rendiamo grazie, per il tuo Figlio Gesù Cristo che è venuto nel mondo per sollevarci e metterci sul giusto cammino. Quando risvegli nei nostri cuori la sete alla preghiera e alla carità, tu ci prepari all’aurora di quel nuovo giorno quando la nostra gloria verrà manifestata insieme a tutti i santi nella presenza del Figlio del Uomo.

4. Contemplatio

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.” (Gv 13, 17)

Lectio Divina: lunedì, 4 dicembre, 2023

1ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Il tuo aiuto, o Padre, ci renda perseveranti nel bene in attesa del Cristo tuo Figlio; quando egli verrà e busserà alla porta ci trovi vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti nella lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 8,5-11

In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa”. All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.

3) Riflessione

Il Vangelo di oggi è uno specchio. Evoca in noi le parole che diciamo durante la Messa nel momento della comunione: “Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa,

ma dì solamente una parola ed io sarò salvato”. Guardando nello specchio questo testo, suggerisce quanto segue:

  • La persona che cerca Gesù è un pagano, soldato dell’esercito romano, che dominava e sfruttava la gente. Non è la religione, né il desiderio di Dio, bensì il bisogno e la sofferenza che lo spingono a cercare Gesù. Gesù non ha preconcetti. Non esige nulla prima, accoglie e ascolta la richiesta dell’ufficiale romano.

  • La risposta di Gesù sorprende il centurione, poiché ne supera l’aspettativa. Il centurione non si aspettava che Gesù si recasse a casa sua. Si sente indegno: “Non sono degno”. Vuol dire che considerava Gesù una persona molto superiore.

  • Il centurione esprime la sua fede in Gesù dicendo: “Di una sola parola ed il mio servo sarà guarito”. Lui crede che la parola di Gesù è capace di guarire. Da dove gli nasce questa fede cosi grande? Dalla sua esperienza professionale di centurione! Perchè quando un centurione da ordini, il soldato ubbidisce. Deve ubbidire! Così immagina Gesù: basta che Gesù dica una parola, e le cose succedono secondo la parola. Lui crede che la parola di Gesù racchiude una forza creatrice.

  • Gesù rimane ammirato ed elogia la fede del centurione. La fede non consiste nell’accettare, ripetere e decorare una dottrina, ma nel credere e confidare nella persona di Gesù.

4) Per un confronto personale

  • Mettendomi al posto di Gesù: come accolgo ed ascolto le persone di altre religioni?

  • Mettendomi al posto del centurione: quale è l’esperienza personale che mi porta a credere in Gesù?

5) Preghiera finale

Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace: la tua presenza ci riempirà di gioia. (cf. Sal 106,45; Is 38,3)

Lectio Divina: martedì, 5 dicembre, 2023

1ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Accogli, o Padre, le preghiere della tua Chiesa e soccorrici nelle fatiche e nelle prove della vita; la venuta del Cristo tuo Figlio ci liberi dal male antico che è in noi e ci conforti con la sua presenza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 10,21-24

In quel tempo, Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto. Ogni cosa mi è stata affidata dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”. E volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono”.

3) Riflessione

  • Il testo di oggi rivela il fondo del cuore di Gesù, il motivo della sua allegria. I discepoli erano andati in missione, e quando tornano, condividono con Gesù l’allegria della loro esperienza missionaria (Lc 10,17-21).

  • Il motivo dell’allegria di Gesù è l’allegria degli amici. Nell’ascoltare la loro esperienza e nel percepire la loro allegria, anche Gesù sente una profonda allegria. Il motivo dell’allegria di Gesù è il benessere degli altri.

  • Non è un’allegria superficiale. Viene dallo Spirito Santo. Il motivo dell’allegria è che i discepoli e le discepole sperimenteranno qualcosa di Gesù durante la loro esperienza missionaria.

  • Gesù li chiama “piccoli”. Chi sono i “piccoli”? Sono i settantadue discepoli (Lc 10,1) che ritornano dalla missione: padri e madri di famiglia, ragazzi e ragazze, sposati e nubili, vecchi e giovani. Loro non sono dottori. Sono persone semplici, senza molti studi che capiscono le cose di Dio meglio dei dottori.

  • “Sì, Padre, perché così a te è piaciuto!” Frase molto seria. Piace al Padre che i dottori ed i saggi non capiscano le cose del Regno e che le capiscano invece i piccoli. Quindi, se i grandi vogliono capire le cose del Regno, devono diventare discepoli dei piccoli!

  • Gesù li guarda e dice: “Beati voi!” E perché sono felici? Perché stanno vedendo cose che i profeti vorrebbero vedere, ma non ci riescono. E cosa vedranno? Saranno capaci di percepire l’azione del Regno nelle cose comuni della vita: curare i malati, consolare gli afflitti, espellere i mali dalla vita.

4) Per un confronto personale

  • Mi metto al posto della gente: mi considero appartenente al gruppo dei piccoli o dei dottori? Perché?

  • Mi metto al posto di Gesù: quale è la radice della mia allegria? Superficiale o profonda?

5) Preghiera finale

“Io ti rendo lode, o Padre, che hai nascosto i misteri del regno ai sapienti e li hai rivelati ai piccoli”. (cf. Lc 10,21)

Lectio Divina: mercoledì, 6 dicembre, 2023

1ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso, prepara con la tua potenza il nostro cuore a incontrare il Cristo che viene, perché ci trovi degni di partecipare al banchetto della vita e ci serva egli stesso nel suo avvento glorioso. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 15,29-37

In quel tempo, Gesù venne presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là. Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì. E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele. Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: “Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada”. E i discepoli gli dissero: “Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”. Ma Gesù domandò: “Quanti pani avete?”. Risposero: “Sette, e pochi pesciolini”. Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li diede ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.

Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.

3) Riflessione

Il vangelo di oggi è come il sole che sorge. E’ sempre lo stesso sole, tutti i giorni, che rallegra la vita e rende fertili le piante. Il pericolo maggiore è la routine. La routine uccide il vangelo e spegne il sole della vita.

  • Sono sempre gli stessi gli elementi che compongono un quadro del vangelo: Gesù, la montagna, il mare, la moltitudine, i malati, i bisognosi, i problemi della vita. Malgrado il fatto di conoscerli bene, come il sole di ogni giorno, questi stessi elementi recano sempre un messaggio nuovo.

  • Come Mosè, Gesù si reca sul monte e la gente si riunisce attorno a lui. Giunge con i suoi problemi: i malati, gli storpi, i ciechi, i muti, i sordi, tanti problemi…Non solamente i grandi, ma anche i piccoli. Sono l’inizio del nuovo popolo di Dio che si riunisce attorno al nuovo Mosè. Gesù guarisce tutti.

  • Gesù chiama i discepoli. Ha compassione della gente che non ha nulla da mangiare. Secondo i discepoli, la soluzione deve venire da fuori: “Dove trovare pane per tanta gente?” Secondo Gesù la soluzione deve venire dalla gente:“Quanti pani avete?” “Sette e qualche pesciolino”. Con questi pochi pani e pesci Gesù sazia la fame di tutti, e non si esauriscono. Se oggi la gente condividesse ciò che ha, non ci sarebbe fame nel mondo. Avanzerebbero molte cose! Veramente, un altro mondo è possibile!

  • La narrazione della moltiplicazione dei pani evoca l’eucaristia e ne rivela il valore nel dire: “Gesù prese il pane nelle sue mani, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli”.

4) Per un confronto personale

  • Gesù ha compassione. C’è compassione in me di fronte ai problemi dell’umanità? Faccio qualcosa?

  • I discepoli sperano che la soluzione venga dal di fuori. Gesù chiede una soluzione dal di dentro? Ed io?

5) Preghiera finale

Il Signore nostro Dio verrà con potenza e riempirà di luce i suoi fedeli. (Is 40,10; cf. 34,5)

Lectio Divina: giovedì, 7 dicembre, 2023

1ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Ridesta la tua potenza, Signore, e con grande forza soccorri i tuo fedeli; la tua grazia vinca le resistenze del peccato e affretti il momento della salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.

3) Riflessione

Il vangelo di oggi narra la parte finale del Discorso della Montagna. Il Discorso della Montagna è una nuova lettura della Legge di Dio. Inizia con le beatitudini (Mt 5,1-12) e termina con la casa costruita sulla roccia.

  • Si tratta di acquisire la vera saggezza. Una fonte di saggezza è la Parola di Dio espressa nella legge di Dio. La vera saggezza consiste nell’udire e praticare la Parola di Dio (Lc 11,28). Non basta dire “Signore, Signore!” L’importante non è dire belle parole su Dio, bensì fare la volontà del Padre e quindi essere una rivelazione del suo amore e della sua presenza nel mondo.

  • Chi ascolta e pratica la parola costruisce la casa sulla roccia. La solidità della casa non viene dalla casa in sé, ma bensì dal terreno, dalla roccia. Cosa significa la roccia? E’ l’esperienza dell’amore di Dio rivelatosi in Gesù (Rom 8,31-39). Ci sono persone che praticano la parola per poter meritare l’amore di Dio. Ma l’amore non si compra, né si merita (Cnt 8,7). L’amore di Dio si riceve gratuitamente. Mettiamo in pratica la Parola non per meritare l’amore, ma per dire grazie per l’amore ricevuto. Ecco la buona terra, la roccia, che dà sicurezza alla casa. La vera sicurezza viene dalla certezza dell’amore di Dio! E’ la roccia che ci sostiene nei momenti di difficoltà e di tempesta.

  • L’evangelista termina il Discorso della Montagna (Mt 7,27-28) dicendo che la moltitudine rimase ammirata dall’insegnamento di Gesù, poiché “lui insegnava con autorità, e non come gli scribi”. Il risultato dell’insegnamento di Gesù è la consapevolezza critica della gente nei riguardi delle autorità religiose dell’epoca. Ammirata e grata, la gente approvava gli insegnamenti belli e diversi di Gesù.

4) Per un confronto personale

  • Sono tra coloro che dicono “Signore, Signore”, o tra coloro che praticano la parola?

  • Osservo la legge per meritare l’amore e la salvezza o per ringraziare Dio per il suo amore e la sua salvezza?

5) Preghiera finale

Dona, Signore, la tua salvezza, dona, Signore, la vittoria! Benedetto colui che viene nel nome del Signore. (Sal 117)

Lectio Divina: venerdì, 8 dicembre, 2023

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Solennità

Luca 1, 26-38

1. Lectio

a) Orazione iniziale:

Rallegrati, o Vergine Maria, già sorge la stella di Giacobbe.

Si compiono oggi le Scritture: come nube feconda viene il Signore.

Viene il nostro Dio, non sta in silenzio; l’orecchio fai attento al suo saluto. Dolce è il verbo del suo labbro, nobile il disegno del suo cuore.

Splende come ali di colomba il vestimento del suo messaggero; scende come zefiro d’estate su di te, fecondo, il suo conforto.

Spiega la sua forza il nostro Dio, nella tua carne trova il suo riposo; trova in te il suo santuario, lodalo ed amalo per sempre.

Eccolo, appare il suo corteo, davanti a lui cammina la giustizia. Domerà l’orgoglio dei potenti, renderà agli umili il vigore.

Stenderà la sua misericordia sugli uomini che temono il suo nome; umile ancella del Signore, tessici le lodi dell’Amore.

  1. Lettura del Vangelo: Luca 1, 26-38

26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 34Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37nulla è impossibile a Dio”. 38Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

  1. Momenti di silenzio: perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

2. Meditatio

a) Chiave di lettura:

Anche se riprende le tematiche di Matteo e Marco, il vangelo di Luca è una composizione originale in molti aspetti. L’evangelista inserisce nel suo racconto del materiale nuovo rispetto agli altri racconti evangelici. Nei primi due capitoli che trattano dell’infanzia di Gesù, Luca si fa alle tradizioni ebraiche, con molti riferimenti diretti e indiretti all’Antico Testamento. La teologia, il simbolismo e tutto l’insieme dei racconti dell’infanzia di Gesù hanno e trovano le radici nel mondo semitico, diverso in molti versi dal mondo e dal pensiero greco. L’evangelista ambienta l’inizio del suo racconto nell’ambiente degli ‘anawîm, i poveri del Signore, cioè quelli che sono sottomessi con altruismo alla volontà di Dio, fermi nella fede che il Signore manderà loro la salvezza in tempo opportuno. Agli ‘anawîm il Signore promette di inviare il Messia «mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion…» (Is 61, 1ss). Questa promessa di Dio si avvera in Gesù di Nàzaret che entrando «secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga» (Lc 4, 16) proclama che la promessa di Dio pronunciata per mezzo di Isaia «si è adempiuta» (Lc 4, 21) in lui. Solo gli ‘anawîm possono accogliere dal figlio di Giuseppe il carpentiere e di Maria (Lc 4, 22; Mt 13, 53-58; Mc 6, 1-6; Gv 1, 45) il lieto annunzio della salvezza, gli altri purtroppo si scandalizzano di lui. Il Messia è umile e dolce, la «sua bocca» pronuncia «parole di grazia» (Lc 4, 22), perciò per accoglierlo bisogna prepararsi, rientrare in se stessi per accogliere il promesso di Israele. Perciò il Signore ammonisce per mezzo del profeta: «Cercate il Signore voi tutti, umili della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore» (Sof 2, 3).

In questo contesto, «Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1, 26-27). Questa vergine è una degli ‘anawîm ai quali il Signore rivela la sua salvezza. Con lei si trovano altri due‘anawîm che «erano avanti negli anni» (Lc 1, 7), «un sacerdote chiamato Zaccaria» ed Elisabetta che «era sterile» e perciò senza figli (Lc 1, 5-7). Anche a questi due disonorati (Gen 30, 33; 1Sam 1, 5-8; 2Sam 6, 23; Os 9, 11) viene annunciata la salvezza del Signore. Purtroppo a Gerusalemme, nel tempio, durante la liturgia, luogo della rivelazione, della potenza e della gloria di Dio, questa buona novella non viene accolta dal sacerdote (Lc 1, 8-23). Ma la parola di Dio non si lega e non la si può limitare. Dice in fatti il Santo di Israele: «Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 10-11). Per questo Elisabetta «nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 36-37). Questo sarà l’evento offerto a Maria come un segno della «potenza dell’Altissimo» (Lc 1, 35) che si stenderà come ombra su di lei per concepire il Figlio di Dio dallo Spirito Santo che «scenderà» su di lei (Lc 1, 34-35). Il Figlio, si chiamerà Gesù, «sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 31-33). Queste parole dell’angelo, riecheggiano le stesse rivolte ad Acaz: «Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14).

Perciò dopo la concezione di Giovanni, cioè «nel sesto mese» (Lc 1, 26) la buona novella viene accolta «in una città della Galilea, chiamata Nàzaret» (Lc 1, 26) da una fanciulla, «vergine, promessa sposa» (Lc 1, 27). «Nàzaret» e «Maria» fanno contrasto con

«Gerusalemme» e «sacerdote»; come pure è contrastante la frase «entrando da lei» con la parola «tempio». Il Signore si rivela in luoghi umili e viene accolto da gente umile dalle quali, a giudizio degli uomini, non «può mai venire qualcosa di buono» (Gv 1, 45). Maria è invitata a gioire: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1, 28). La presenza del Signore in mezzo al suo popolo è occasione di gioia perché la presenza del Signore porta salvezza e benedizione. L’invito dell’angelo è rivolto al popolo intero di Dio nella persona di Maria. Perciò, tutto il popolo di Dio è chiamato a gioire a rallegrarsi nel Signore suo salvatore. è la gioia messianica che viene annunziata a tutti: «Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele» (Is 12, 6); «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di

Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna», ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura…» (Sof 3, 14-15ss); «Gioisci, esulta figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2, 14). Il concepimento di Gesù è un evento nuovo, la primizia della futura creazione nuova operata dalla potenza generatrice di Dio che viene incontro all’impossibilità di concepire di Maria perché ancora non conosce uomo (Lc 1, 34). L’ombra che l’Altissimo stende su Maria richiama la nube che di giorno accompagnava il popolo nel deserto (Es

13, 22), che adombrava il monte Sinai rivelando la Gloria del Signore per sei giorni (Es 19, 16; 24, 17). è anche un segno della protezione di Dio, elargita al giusto che invoca il nome del Signore e si rimette nelle sue mani durante la prova (Sal 17, 8; 57, 2; 140, 8). Nella creazione, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, segno della potenza creatrice della parola di Dio (Gen 1, 2).

Dio supera ogni umana capacità, nulla è impossibile a lui (Lc 1, 47; Gen 18, 14; Ger 32, 27). Davanti al Signore della gioia, della vita e della salvezza, Maria accoglie la sua parola generatrice e creatrice: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).

b) Domande per orientare la meditazione e attualizzazione:

  • Il Signore si rivela agli ‘anawîm del suo popolo. Secondo te chi sono gli ‘anawîm contemporanei a noi?

  • Molte volte ci sentiamo in un mondo ostile alla rivelazione di Dio. Sembra anche che egli si sia ammutolito, che non riveli più la sua parola che da vita. è vero questo? Se egli ci parla ancora, dove puoi incontrare la sua parola vivente? Come accoglierla?

  • Le potenze del male sembrano avvolgere il nostro mondo inquieto. Le diverse modalità di oppressione sembrano addirittura opprimere anche il Dio della gioia, della libertà, della misericordia. Quale atteggiamento prendi tu davanti a questa realtà? Pensi che il testo di oggi ti ispiri ad un atteggiamento giusto davanti a situazioni impossibili?

  • Quale pensi sia la caratteristica dell’atteggiamento di Maria? Ti rivela qualcosa nella tua vita?

3. Oratio

  1. Cantico di Maria:

L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

  1. Momenti dedicati al silenzio orante

4. Contemplatio

[Nella contemplazione], infatti, agli uomini forti è consentito raccogliersi quando desiderano restare con se stessi, coltivare assiduamente i germogli delle virtù e nutrirsi, felicemente, dei frutti del paradiso. Qui si conquista quell’occhio il cui sereno sguardo ferisce d’amore lo Sposo, e per mezzo della cui trasparenza e purezza si vede Dio. Qui si pratica un ozio laborioso e si riposa in un’azione quieta. Qui, per la fatica del combattimento, Dio dona ai suoi atleti la ricompensa desiderata, cioè la pace che il mondo ignora, e la gioia nello Spirito Santo. Questa è quella Rachele avvenente, di bell’aspetto, che Giacobbe, sebbene fosse meno fertile di figli, amò più di Lia, certo più feconda ma dagli occhi cisposi. Meno numerosi, infatti, sono i figli della contemplazione rispetto a quelli dell’azione; tuttavia Giuseppe e Beniamino più degli altri fratelli sono amati dal padre. Questa è quella parte migliore che Maria ha scelto e che non le sarà tolta.

(Dalla Lettera di San Bruno a Rodolfo il Verde)

Lectio Divina: sabato, 9 dicembre, 2023

1ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

O Dio, che hai mandato in questo mondo il tuo unico Figlio a liberare l’uomo della schiavitù del peccato, concedi a noi, che attendiamo con fede il dono del tuo amore, di raggiungere il premio della vera libertà. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te…

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 9,35-10,1.5-8

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”. Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. E li mandò con questa ingiunzione: “Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

3) Riflessione

Il vangelo di oggi è formato da due parti: (a) Un breve riassunto dell’attività apostolica di Gesù (Mt 9,35-38) e (b) l’inizio del “Sermone della Missione” (Mt 10,1.5-8). Il vangelo della liturgia di oggi omette i nomi degli apostoli che sono presenti nel vangelo di Matteo (Mt 10,2-4).

  • Matteo 9,35: Riassunto dell’attività missionaria di Gesù. “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi insegnando nelle sinagoghe, predicando il vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità”. Con poche parole Matteo descrive i punti centrali dell’attività missionaria di Gesù: (a) Percorrere tutte le città e i villaggi. Gesù non aspetta che la gente vada da lui, ma va in cerca della gente percorrendo lui stesso tutte le città e i villaggi. (b) Insegnare nelle sinagoghe, cioè, nelle comunità. Gesù va lì dove la gente è riunita attorno alla sua fede in Dio. E’ lì che lui annuncia la Buona Novella del Regno, cioè, la Buona Notizia di Dio. Gesù non insegna dottrine come se la Buona Novella fosse un nuovo catechismo, ma in tutto ciò che dice e fa lascia emergere qualcosa della grande Buona Novella che lo abita, cioè, Dio, il Regno di Dio. (c) Cura ogni malattia e infermità. Ciò che più segnava la vita della gente povera era

la malattia, qualsiasi tipo di malattia, e ciò che più distingue l’attività di Gesù è la consolazione della gente, che lui solleva dal dolore.

  • Matteo 9,36: La compassione di Gesù dinanzi alla situazione della gente. “Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Gesù accoglie le persone come sono davanti a lui: malate, sfinite, stanche. Lui si comporta come il Servo di Isaia, il cui messaggio centrale consiste in “consolare la gente” (cf. Is 40,1). L’atteggiamento di Gesù verso la gente era come l’atteggiamento del Servo, la cui missione era così definita: “Non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà la canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,2-3). Come il Servo, anche Gesù si commuove vedendo la situazione della gente “stanca, sfinita e abbattuta, come pecore senza pastore”. Lui comincia ad essere Pastore identificandosi con il Servo che diceva: “Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare lo sfiduciato” (Is 49,4ª). Come il Servo, Gesù diventa discepolo del Padre e del popolo e dice: “Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati (Is 49,4b). E dal contatto con il Padre Gesù riceve la parola di consolazione da comunicare ai poveri.

  • Matteo 9,37-38: Gesù coinvolge i discepoli nella missione. Dinanzi all’immensità dell’azione missionaria, la prima cosa che Gesù chiede ai discepoli è di pregare: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate, dunque, il padrone della messe che mandi operai nella sua messe”. La preghiera è la prima forma di impegno dei discepoli con la missione. Perché se si crede nell’importanza della missione che si ha, si fa il possibile perché non muoia con noi, bensì che continui negli altri mediante noi e dopo di noi.

  • Matteo 10,1: Gesù conferisce ai discepoli il potere di curare e di scacciare i demoni. “Chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”. La seconda cosa che Gesù chiede ai discepoli non è che comincino a insegnare dottrine e leggi, bensì che aiutino la gente a vincere la paura degli spiriti immondi e che aiutino nella lotta contro le infermità. Oggi, coloro che fanno più paura ai poveri sono certi missionari che li minacciano con il castigo di Dio e con il pericolo del demonio. Gesù fa il contrario: “Se invece scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20). E’ triste dirlo, ma oggi ci sono persone che hanno bisogno del demonio per poterlo scacciare e così guadagnano soldi. Per loro vale la pena leggere ciò che disse Gesù contro i farisei e i dottori della legge (Mt 23).

  • Matteo 10,5-6: Rivolgetevi prima alle pecore perdute di Israele. Gesù manda i dodici con queste raccomandazioni: “Non prendete il cammino dei pagani, e non entrate nelle città dei samaritani. Andate prima alle pecore perdute della casa di Israele”. Inizialmente la missione di Gesù era diretta alle “pecore perdute di Israele”. Chi erano queste pecore perdute di Israele? Erano forse le persone escluse, come per esempio le prostitute, i pubblicani, gli impuri, considerati persi e condannati dalle autorità religiose dell’epoca? Erano i dirigenti, cioè i farisei, i sadducei, gli anziani e i sacerdoti che si consideravano il popolo fedele di Israele? O erano le moltitudini stanche e sfinite, come pecore senza pastore? Probabilmente, qui nel contesto del vangelo di Matteo, si tratta di questa gente povera e abbandonata che è accolta da Gesù (Mt 9,36-37). Gesù voleva che i discepoli partecipassero con lui alla missione insieme a queste persone. Pero nella misura in cui lui si occupa di queste persone, Gesù stesso espande l’orizzonte. Nel contatto con la donna Cananea, pecora perduta di altra razza e di altra religione, che vuole essere ascoltata, Gesù ripete ai suoi discepoli: “Sono stato mandato solo per le pecore perdute di Israele” (Mt 15,24). E dinanzi all’insistenza della madre che non cessa di intercedere per la figlia, Gesù si difende dicendo: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini” (Mt 15,26). Ma la reazione della madre fa cadere la difesa di Gesù: “E’ vero, Signore, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” (Mt 15,27). E di fatto, c’erano molte briciole! Dodici cesti pieni di pezzi che avanzavano dalla moltiplicazione dei pani per le pecore perdute di Israele (Mt14,20). La risposta della donna smonta gli argomenti di Gesù. Lui si occupa della donna: Gesù ascolta la donna: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri.” E da quell’istante sua figlia fu guarita”. (Mt 15,28). Attraverso l’attenzione continua data alle pecore perdute di Israele, Gesù scopre che in tutto il mondo ci sono pecore perdute che vogliono mangiare le briciole.

  • Matteo 10,7-8: Riassunto dell’attività di Gesù. “Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Come rivelare la vicinanza del Regno? La risposta è semplice e concreta: curando malati, risuscitando morti, purificando i lebbrosi, scacciando i demoni e servendo gratuitamente, senza arricchirsi del servizio alla gente. Dove questo avviene il Regno si rivela.

4) Per un confronto personale

  • Noi tutti riceviamo la stessa missione data da Gesù ai discepoli e alle discepole. Sei cosciente di questa missione? Come vivi la tua missione?

  • Nella tua vita, hai avuto qualche contatto con le pecore perdute, con gente stanca e sfinita? Quale lezione ne hai tratto?

5) Preghiera finale

Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite; egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome. (Sal 146)

Lectio Divina: domenica, 10 dicembre, 2023

Domenica II di Avvento

Predica di Giovanni Battista

Come ha iniziato l’annuncio della Buona Novella

Marco 1,1-8

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

  1. Chiave di lettura:

L’unità letteraria di Marco 1,1-13, a cui appartiene il nostro testo (Mc 1,1-8), è una breve introduzione all’annuncio della Buona Novella di Dio. Tre ne sono i punti principali: (i) La Buona Notizia viene preparata dall’attività di Giovanni Battista (Mc 1,2-8). (ii) Viene proclamata in occasione del battesimo di Gesù (Mc 1,9-11). (iii) Viene provata nel momento della tentazione di Gesù nel deserto (Mc 1,12-13). Negli anni 70, epoca in cui Marco scrive il suo vangelo, le comunità vivevano una situazione difficile. Erano perseguitate, dal di fuori, dall’Impero Romano. Dal di dentro, si vivevano dubbi e tensioni. Alcune unità affermavano che Giovanni Battista era uguale a Gesù. (At 18,26; 19,3). Altre volevano sapere come dovevano iniziare l’annuncio della Buna Notizia di

Gesù. In questi pochi versetti, Marco comincia a rispondere, raccontando come iniziò la Buona Notizia di Dio che Gesù ci annuncia e qual è il posto che Giovanni Battista occupa nel progetto di Dio. Durante la lettura, cerchiamo di essere attenti a scorgere come penetra la Buona Notizia nella vita delle persone.

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 1,1: Apertura e titolo del Vangelo di Marco

Marco 1,2-3: Citazione dei profeti Malachia ed Isaia

Marco 1,4-5: Contenuto e ripercussione della predicazione di Giovanni Battista Marco 1,6-8: Significato della predicazione di Giovanni Battista c) Testo:

1Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 2Come è scritto nel profeta Isaia: Ecco, io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. 3 Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, 4si presentò Giovanni a battezzare nel deserto, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 5Accorreva a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, si cibava di locuste e miele selvatico 7e predicava: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  1. Quale è il punto del testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito?

  2. Cosa dice il testo sulla missione di Giovanni Battista?

  3. Con quale scopo il Vangelo cita i due profeti del Vecchio Testamento?

  4. Cosa ci dice il testo sulla persona di Gesù e sulla sua missione?

  5. Cosa ci insegna questo per noi oggi?

5. Per coloro che vogliono approfondire il tema a) Contesto di allora e di oggi:

Il Vangelo di Marco comincia così: Inizio della Buona Notizia (vangelo) di Gesù Cristo, Figlio di Dio! (Mc 1,1). Tutto ha un inizio, anche la Buona Notizia di Dio che Gesù ci comunica. Il testo che ci aggiungiamo a meditare ci mostra come Marco cercò questo inizio. Cita i profeti Isaia e Malachia e menziona Giovanni Battista, che preparò la venuta di Gesù. Marco ci mostra così che la Buona Notizia di Dio, rivelata da Gesù, non è caduta dal cielo, ma viene da lontano, attraverso la storia. Ed ha un precursore, qualcuno che ha preparato la venuta di Gesù. Anche per noi, la Buona Notizia viene attraverso le persone e gli eventi ben concreti che ci indicano il cammino che porta a Gesù. Per questo, nel meditare il testo di Marco, conviene non dimenticare questa domanda: “Lungo la storia della mia vita, chi mi ha indicato il cammino verso Gesù?” Ed ancora un’altra domanda: “Ho aiutato qualcuno a scoprire la Buona Notizia di Dio nella sua vita? Sono stato il precursore per qualcuno?”

b) Commento del testo:

Marco 1,1: Inizio della Buona Notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio

Nella prima frase del suo Vangelo, Marco dice: Inizio della Buona Notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio! (Mc 1,1). Al termine del Vangelo, nel momento della morte di Gesù, un soldato romano esclama: Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio (Mc 15,39). All’inizio ed alla fine, c’è questo titolo Figlio di Dio. Tra l’inizio e la fine, lungo le pagine del suo vangelo, Marco chiarisce come deve essere intesa ed annunciata questa verità centrale della nostra fede: Gesù è il Figlio di Dio

Marco 1,2-3: Il seme della Buona Novella è nascosto nella speranza della gente

Per indicare l’inizio della Buona Notizia, Marco cita i profeti Malachia ed Isaia. Nei testi di questi due profeti appare la speranza, che abitava nei cuori della gente ai tempi di Gesù. La gente sperava che il messaggero, annunciato da Malachia, venisse a preparare il cammino del Signore (Ml 3,1), secondo quanto proclamato dal profeta Isaia che disse: Voce di colui che grida: Preparate il cammino al Signore, raddrizzate i suoi sentieri (Is 26 40,3). Per Marco il seme della Buona Notizia è la speranza suscitata nella gente dalle grandi promesse che Gesù aveva fatto nel passato per mezzo dei due profeti. Finora, la speranza della gente è il gancio a cui si afferra la Buona Notizia di Dio. per sapere come iniziare l’annuncio della Buona Novella, è importante scoprire la speranza che la gente ha nel cuore. La speranza è l’ultima a morire!

Marco 1,4-5: Il movimento popolare suscitato da Giovanni Battista fa crescere la speranza della gente

Marco fa come noi facciamo fino ad oggi. Si serve della Bibbia per illuminare i fatti della vita. Giovanni Battista aveva provocato un grande movimento popolare. Tutta la

regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme andavano all’incontro di Giovanni! Marco si serve dei testi di Malachia e di Isaia per illuminare questo movimento popolare, suscitato da Giovanni Battista. Indica che con la venuta di Giovanni Battista la speranza del popolo ha cominciato ad incontrare una risposta, a realizzarsi. Il seme della Buona Notizia comincia a spuntare, a crescere.

Marco 1,6-8: Giovanni Battista è il profeta Elia che la gente aspettava

Del profeta Elia si diceva che veniva a preparare il cammino del Messia “riconducendo il cuore dei padri verso i figli ed il cuore dei figli verso i padri” (Mal 3,24; cf Lc 1,17), ossia, speravano che Elia venisse a ricostruire la vita comunitaria. Elia era conosciuto come “uomo peloso che portava una cintura di cuoio attorno ai fianchi” (2 Re 1,8). Marco dice che Giovanni si vestiva di peli di cammello. Indicava con chiarezza che Giovanni Battista era venuto a svolgere la missione del Profeta Elia (Mc 9,11-13). Negli anni 70, epoca in cui Marco scrive, molta gente pensava che Giovanni Battista fosse il messia (cf. At 19,1-3). Per aiutarli a discernere Marco riporta le parole di Giovanni stesso: Dopo di me viene colui che è più forte di me e di cui non sono degno di sciogliere i sandali. Io ho battezzato con acqua. Lui battezzerà con lo Spirito Santo. Marco ci dice che Giovanni indica il cammino verso Gesù. Fa sapere alle Comunità che Giovanni non era il Messia, bensì il suo precursore.

c) Ampliando l’informazione:

  • * Il contesto più ampio dell’inizio del Vangelo di Marco (Mc 1,1-13)

La solenne proclamazione della Buona Notizia (Mc 1,9-11) La gente pensava che il battesimo di Giovanni era cosa di Dio! (Mc 11,32). Come il popolo, anche Gesù percepiva che Dio si manifestava nel messaggio di Giovanni. Per questo, uscì da Nazaret, si recò fino al Giordano, ed entrò nella fila per ricevere il battesimo. Nel momento di essere battezzato, Gesù fece una profonda esperienza di Dio. Vide il cielo aprirsi e lo Spirito Santo discendere su di lui, e la voce del Padre che gli diceva: Tu sei il mio Figlio prediletto. In Te ho posto tutta la mia fiducia. In questi brevi parole appaiono tre punti molto importanti.

    1. Gesù sperimentò Dio come un Padre e sperimenta se stesso come un Figlio. Ecco la grande novità che lui ci comunica: Dio è Padre. Il Dio che era lontano come il Signore Altissimo, giunge vicino come Padre, ben vicino come Abbà, Papà. E’ questo il centro della Buona Notizia che Gesù ci porta.

    2. Una frase che Gesù ascoltò dal Padre e dal profeta Isaia, in cui si annuncia che il Messia è il Servo di Dio e della gente (Is 42,1). Il Padre stava indicando a Gesù la missione del Messia Servo, e non Re glorioso. Gesù assumeva questa missione di servizio e fu fedele ad essa fino alla morte, ed alla morte in croce! (cf. Fil 2,7-8) Lui disse: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire!” (Mc 10,45). iii) Gesù vide il cielo aprirsi e lo Spirito scendere su di lui. Proprio quando Gesù scopre la sua missione di Messia Salvatore, riceve il dono dello Spirito Santo per poter svolgere la missione. Il dono dello Spirito era stato promesso dai profeti (Is 11,1-9; 61,1-3; Gioele 3,1). La promessa comincia a realizzarsi, solennemente, quando il Padre proclama Gesù, figlio suo prediletto.

La Buona Notizia viene messa a prova e verificata nel deserto (Mc 1,12-13) Dopo il battesimo, lo Spirito di Dio prende possessione di Gesù e lo spinge verso il deserto, dove lui si prepara per la missione (Mc 1,12s). Marco dice che Gesù rimase nel deserto 40 giorni, e che fu tentato dal demonio, Satana. Matteo 4,1-11 esplicita la tentazione: tentazioni che assaltarono il popolo nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto: la tentazione del pane, la tentazione del prestigio, la tentazione del potere (Dt 8,3; 6,16; Dt 6.13). Tentazione è tutto ciò che assalta qualcuno lungo il cammino verso Dio. Lasciandosi orientare dalla Parola di Dio, Gesù affronta le tentazioni e non si lascia deviare (Mt 4,4.7.10). E’ in tutto uguale a noi, perfino nelle tentazioni, meno nel peccato (Eb 4,15). Inserito in mezzo ai poveri ed unito al Padre mediante la preghiera, fedele al Padre ed alla preghiera, resiste, e segue il cammino del Messia-Servo, il cammino del servizio a Dio ed al popolo (Mt 20,28).

  • * Inizio della Buona Notizia di Gesù, oggi! Il seme della Buona Notizia tra di noi.

Marco inizia il suo vangelo descrivendo come fu l’inizio dell’annuncio della Buona Notizia di Dio. Forse ci si aspetterebbe una data ben precisa. Ma ciò che abbiamo è una risposta apparentemente confusa, poi Marco cita Isaia e Malachia (Mc 1,2-3), parla di Giovanni Battista (Mc 1,4-5), allude al profeta Elia (Mc 1,4), evoca la profezia del Servo di Yahvé (Mc 1,11) e fa pensare alle tentazioni del popolo nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto (Mc 1,13). E chiediamo: “Ma, in definitiva, Marco, l’inizio fu quando: all’uscita dall’Egitto, nel deserto, con Mosè, Isaia, Malachia, Giovanni Battista? Quando?” L’inizio, il seme, può essere tutto ciò nello stesso tempo. Ciò che Marco vuole suggerire è che dobbiamo imparare a leggere la nostra storia con un altro sguardo. L’inizio, il seme della Buona Notizia di Dio, è nascosto nella nostra vita, nel nostro passato, nella storia che viviamo. Il popolo della Bibbia aveva questa convinzione: Dio è presente nella nostra vita e nella nostra storia. Per questo loro si preoccupavano di ricordare i fatti e le persone del passato. La persona che perde la memoria per la propria identità non sa da dove viene né dove va. Loro leggevano la storia del passato per imparare a leggere la storia del presente e scoprire in essa i segnali della presenza di Dio. E’ ciò che Marco fa qui all’inizio del suo vangelo. Cerca di scoprire i fatti e appunta il filo di speranza che veniva dall’esodo, da Mosè, passando per i profeti Elia, Isaia e Malachia, fino a giungere a Giovanni Battista che vede in Gesù colui che realizza la speranza del popolo. Quali sono i fili di speranza, per piccoli che siano, che oggi esistono nella nostra storia e che indicano un futuro migliore e più giusto? Ecco alcune possibili suggerimenti: (1) la resistenza ed il risveglio ovunque nel mondo di etnie oppresse alla ricerca di vita, di dignità per tutti; (2) il risveglio della coscienza del genere in molte donne ed uomini, che rivela nuove dimensioni della vita che prima non si percepivano; (3) la nuova sensibilità ecologica che aumenta ovunque, soprattutto tra i giovani ed i bambini; (4) la consapevolezza crescente della cittadinanza che cerca nuove forme di democrazia; (5) una discussione ed il dibattito dei problemi sociali che suscitano un desiderio maggiore di partecipazione che trasforma perfino da quelle persone che in mezzo al lavoro ed allo studio trovano il tempo di dedicare gratuitamente il loro servizio agli altri; (6) la ricerca crescente di nuove relazioni di tenerezza, di rispetto reciproco tra le persone e tra la gente; (7) cresce l’indignazione della gente per la corruzione e la violenza. Detto in una parola, c’è qualcosa di nuovo che sta nascendo e che non permette più di rimanere indifferenti davanti agli abusi politici, sociali, culturali, di classe e di genere. C’è una nuova speranza, un sogno nuovo, un desiderio di cambiamento! L’annuncio della Buona Notizia sarà realmente Buona Notizia se è portatrice di questa novità che spunta in mezzo al popolo. Aiutare a aprire gli occhi per vedere questa novità, impegnare le comunità di fede alla ricerca di questa utopia, vuol dire riconoscere la presenza di Dio che libera e trasforma agendo nel quotidiano della nostra vita.

6. Orazione del Salmo 72 (71)

La speranza del Messia nel cuore del popolo

Dio, dá al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine. Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore. Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli. Scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra. Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, finché non si spenga la luna. E dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. A lui si piegheranno gli abitanti del deserto, lambiranno la polvere i suoi nemici. Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi. A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni. Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue. Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia; si pregherà per lui ogni giorno, sarà benedetto per sempre. Abbonderà il frumento nel paese, ondeggerà sulle cime dei monti; il suo frutto fiorirà come il Libano, la sua messe come l’erba della terra. Il suo nome duri in eterno, davanti al sole persista il suo nome.

In lui saranno benedette tutte le stirpi della terra e tutti i popoli lo diranno beato. Benedetto il Signore, Dio di Israele, egli solo compie prodigi. E benedetto il suo nome glorioso per sempre, della sua gloria sia piena tutta la terra. Amen, amen.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Lectio Divina: lunedì, 11 dicembre, 2023

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Salga a te, o Padre, la preghiera del tuo popolo, perché nell’attesa fervida e operosa si prepari a celebrare con vera fede il grande mistero dell’incarnazione del tuo unico Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 5,17-26

Un giorno Gesù sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”. Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: “Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?”. Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: “Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Àlzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: “Oggi abbiamo visto cose prodigiose”.

3) Riflessione

  • Seduto, Gesù insegnava. Alla gente piaceva ascoltarlo. Qual’era il tema dell’insegnamento di Gesù? Parlava sempre di Dio, di suo Padre, ma ne parlava in un modo nuovo, attraente, diverso dagli scribi e dai farisei. (Mc 1,22.27). Gesù rappresentava Dio come la grande Buona Notizia per la vita umana; un Dio Padre/Madre che ama ed accoglie le persone, ed un Dio che non minaccia e non condanna.

  • Un paralitico è trasportato da quattro uomini. Gesù è per loro l’unica speranza. Vedendo la loro fede, dice al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi! In quel tempo, la gente credeva che i difetti fisici (paralisi, etc.) fossero un castigo di Dio per qualche peccato commesso. Per questo, i paralitici e molti altri disabili fisici si sentivano rifiutati ed esclusi da Dio! Gesù insegnava il contrario. La fede così grande del paralitico era un segno evidente del fatto che coloro che lo aiutavano erano accolti da Dio. Per questo Gesù dichiara: I tuoi peccati ti sono rimessi! Ossia: “Dio non ti rifiuta!”

  • L’affermazione di Gesù non coincideva con l’idea che i dottori avevano di Dio. Per questo, loro reagiscono: Lui pronuncia bestemmie! Secondo il loro insegnamento, solo Dio poteva perdonare i peccati. E solamente il sacerdote poteva dichiarare una persona perdonata e purificata. Come mai Gesù, nei loro occhi un laico, poteva dichiarare il paralitico perdonato e purificato dai peccati? E poi, se un semplice laico poteva perdonare i peccati, i dottori ed i sacerdoti avrebbero perso la loro funzione! Per questo reagiscono e si difendono.

  • Gesù giustifica la sua azione: Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Evidentemente, per un uomo è molto più facile dire: “I tuoi peccati ti sono rimessi”, poiché nessuno può verificare il fatto. Ma se uno dice: “Alzati e cammina!”, in questo caso tutti possono vedere se si ha o no questo potere di guarire. Per questo, per dimostrare che, in nome di Dio, aveva il potere di perdonare i peccati, Gesù dice al paralitico: ”Alzati, e cammina!” Guarisce l’uomo! Dimostra che la paralisi non è un castigo di Dio per il peccato, e dimostra che la fede dei poveri è una prova del fatto che Dio li accoglie nel suo amore.

4) Per un confronto personale

  • Mettendomi nella posizione di coloro che aiutano il paralitico: sarei capace di aiutare un malato, salirlo sul tetto e fare ciò che hanno fatto i quattro? Tengo tanta fede?

  • Qual è l’immagine di Dio che ho in me e che si irradia negli altri? Quella dei dottori o quella di Gesù? Dio di compassione o di minaccia?

5) Preghiera finale

Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace: la tua presenza ci riempirà di gioia. (cf. Sal 106,4-5; Is 38,3)

Lectio Divina: martedì, 12 dicembre, 2023

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

O Dio, che hai fatto giungere ai confini della terra il lieto annunzio del Salvatore, fa’ che tutti gli uomini accolgano con sincera esultanza la gloria del suo Natale. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”.

3) Riflessione

  • Una parabola non è un insegnamento da ricevere in modo passivo o da rinchiudere nella memoria, bensì è un invito a partecipare alla scoperta della verità. Gesù comincia chiedendo: “Che ve ne pare?” Una parabola è una domanda con una risposta non definita. La risposta dipende dalla reazione e partecipazione degli ascoltatori. Cerchiamo, quindi, la risposta a questa parabola della pecora smarrita.

  • Gesù racconta una storia molto breve e molto semplice: un pastore ha 100 pecore, ne perde una, lascia le 99 sulla montagna e va alla ricerca della pecorella smarrita. E Gesù chiede: “Che ve ne pare?” Ossia: “Voi fareste la stessa cosa?” Quale sarà stata la risposta dei pastori e delle altre persone che ascoltavano Gesù raccontare questa storia? Farebbero la stessa cosa? Qual è la mia risposta alla domanda di Gesù? Pensiamo bene prima di rispondere.

  • Se tu avessi 100 pecore e ne perdessi una, cosa faresti? Non bisogna dimenticare che le montagne sono luoghi di difficile accesso, con profondi precipizi, abitati da animali pericolosi e dove i ladroni si nascondono. E non puoi dimenticare che hai perso una sola pecora, quindi ne hai ancora 99! Hai perso poco! Abbandoneresti le altre 99 su quelle montagne? Forse solo una persona con poco buon senso farebbe ciò che fece il pastore della parabola di Gesù? Pensatelo bene!

  • I pastori che ascoltarono la storia di Gesù, avranno pensato e commentato: “Solo un pastore senza giudizio agisce in questo modo!” Sicuramente avranno chiesto a Gesù: “Gesù, scusa, ma chi è quel pastore di cui si sta parlando? Fare ciò che lui ha fatto, è pura follia!”

  • Gesù risponde: “Questo pastore è Dio, nostro Padre, e la pecora smarrita sei tu!” Detto con altre parole, chi compie questa azione è Dio mosso dal suo grande amore per i piccoli, i poveri, gli esclusi! Solamente un amore molto grande è capace di compiere una follia così. L’amore con cui Dio ci ama supera la prudenza ed il buon senso umano. L’amore di Dio commette follie. Grazie a Dio! Se non fosse così, saremmo perduti!

4) Per un confronto personale

  • Mettiti nella pelle della pecorella smarrita ed anima la tua fede e la tua speranza. Tu sei questa pecorella!

  • Mettiti nei panni del pastore e verifica se il tuo amore per i piccoli è vero.

5) Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. (Sal 95)

Lectio Divina: mercoledì, 13 dicembre, 2023

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Dio onnipotente, che ci chiami a preparare la via al Cristo Signore, fa’ che per la debolezza della nostra fede non ci stanchiamo di attendere la consolante presenza del medico celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, rispondendo Gesù disse: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

3) Riflessione

  • Certi testi dei Vangeli ci rivelano tutto il loro significato quando li collochiamo sullo sfondo del Vecchio Testamento. Così è questo testo così breve e così bello del vangelo di oggi. In esso riecheggiano due temi assai amati e ricordati del Vecchio Testamento, uno di Isaia e l’altro dei libri chiamati sapienziali.

  • Isaia parla del Messia Servo e lo rappresenta come un discepolo che è sempre alla ricerca di una parola di conforto per poter incoraggiare coloro che sono scoraggiati: “Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati”. (Is 50,4) Ed il Messia servo lancia un invito: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte” (Is 55,1). Questi testi erano presenti nella memoria della gente. Erano come i canti della nostra infanzia. Quando la gente li ascolta, suscitano ricordi, nostalgia. Così pure la parola di Gesù: “Venite a me!” risvegliava la memoria e portava vicino l’eco nostalgico di quei bei testi di Isaia.

  • I libri sapienziali rappresentano la saggezza divina nella figura di una donna, una madre che trasmette ai figli la sua saggezza e dice loro: “Acquistate senza denaro.

Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l’istruzione. Essa è vicina e si può trovare. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, e vi trovai per me una grande pace” (Eccli 51,25-27). Gesù ripete questa stessa frase: “Voi incontrerete riposo!”

  • Proprio per questo suo modo di parlare alla gente, Gesù risveglia la loro memoria e così il cuore si rallegrava e diceva “E’ giunto il messia tanto atteso!” Gesù trasformava la nostalgia in speranza. Faceva dare un passo alla gente. Invece di afferrarsi ad immagini di un messia glorioso, re e dominatore, insegnate dagli scribi, la gente cambiava visione ed accettava Gesù, messia servo. Messia umile e mite, accogliente e pieno di tenerezza, che faceva sentire a loro agio i poveri insieme a Gesù.

4) Per un confronto personale

  • La legge di Dio è per me un giogo leggero che mi incoraggia, o un peso che mi stanca?

  • Ho sentito qualche volta la leggerezza e l’allegria del giogo della legge di Dio che Gesù ci ha rivelato?

5) Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)

Lectio Divina: giovedì, 14 dicembre, 2023

S. Giovanni della Croce, presbitero e dottore della Chiesa, Memoria

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Risveglia, o Dio, la fede del tuo popolo perché prepari le vie del tuo unico Figlio, e per il mistero della sua venuta possa servirti con la santità della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,11-15

In quel tempo Gesù disse alla folla: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda”.

3) Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, Gesù, dà un’opinione su Giovanni Battista. Paragonato con le persone del Vecchio Testamento, non c’è nessuno più grande di Giovanni. Giovanni è il più grande di tutti: più grande di Geremia, più grande di Abramo, più grande di Isaia! Ma paragonato con il Nuovo Testamento, Giovanni è inferiore a tutti. Il più piccolo nel Regno è più grande di Giovanni! Come capire questa qualificazione apparentemente contraddittoria che Gesù fa di Giovanni?

  • Poco prima, Giovanni aveva mandato a chiedere a Gesù: “E’ il Signore o dobbiamo attenderne un altro?” (Mt 11,3). Giovanni sembrava aver dubbi rispetto a Gesù. Gesù infatti non corrispondeva all’idea che lui, Giovanni, si era fatto del messia, un giudice severo che doveva venire a realizzare il giudizio di condanna e di ira (Mt 3,7). Doveva tagliare gli alberi dalle radici (Mt 3, 10), pulire il campo e gettare il palo secco nel fuoco (Mt 3,12). Ma Gesù, invece di essere un giudice severo, è amico di tutti, “mite ed umile di cuore” (Mt 11,29), accoglie i peccatori e mangia con loro (Mc 2,16).

  • Gesù risponde a Giovanni citando il profeta Isaia: “Andate a riferire a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me!” (Mt 11,5-6; cf. Is 33,5-6;29,18). Risposta dura. Gesù manda Giovanni ad analizzare meglio le Scritture per poter cambiare la visione erronea che aveva del messia.

  • Giovanni fu grande! Il maggiore di tutti! Ed il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di Giovanni! Giovanni è il maggiore, perché lui era l’ultimo eco del Vecchio Testamento. Fu Giovanni che, per la sua fedeltà, potè finalmente indicare il messia al popolo: “Ecco l’agnello di Dio!” (Gv 1,36), e la lunga storia iniziata con Abramo raggiunse il suo obiettivo. Ma Giovanni non fu capace di capire da solo la portata della presenza del Regno di Dio in Gesù. Lui era nel dubbio: “E’ il Signore o dobbiamo aspettare un altro?” La storia antica, essa sola, non comunica alla persona la luce sufficiente per capire tutta la novità della Buona Notizia di Dio che Gesù ci porta. Il Nuovo non entra nell’Antico. Sant’Agostino diceva: “Novum in Vetere latet, Vetus in Novo patet”, che tradotto significa: “Il Nuovo è già nascosto nel Vecchio. Ma il Vecchio rivela solo il suo pieno significato nel Nuovo”. Chi sta con Gesù e vive con lui riceve da lui una luce che dà occhi nuovi per scoprire un significato più profondo nel Vecchio. E qual’è questa novità?

  • Gesù offre una chiave: “La legge e tutti i profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, intenda!” Gesù non spiega, ma dice: “Chi ha orecchi, intenda.” Elia doveva venire per preparare la venuta del Messia e ricostruire la comunità: “Ricondurre il cuore dei genitori verso i figli ed il cuore dei figli per i genitori” (Mal 3,24). Giovanni annunciò il Messia e cercò di ricostruire la comunità (Lc 1,17). Ma gli sfuggiva il mistero più profondo della vita in comunità. Solo Gesù lo comunicò, annunciando che Dio è Padre e, quindi, siamo tutti fratelli e sorelle. Questo annuncio porta con sé una forza nuova che ci rende capaci di superare le divergenze e creare comunità.

  • Sono questi i violenti che riescono a conquistare il Regno. Il Regno non è una dottrina, ma è un modo nuovo di vivere come fratelli e sorelle, a partire dall’annuncio che Gesù fa: Dio è Padre di tutti.

4) Per un confronto personale

  • Il Regno è dei violenti, cioè, appartiene a coloro che come Gesù hanno il coraggio di creare comunità. Anche tu?

  • Gesù aiutò Giovanni a capire meglio i fatti per mezzo della Bibbia. La Bibbia mi aiuta a capire meglio i fatti della mia vita?

5) Preghiera finale

O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)

Lectio Divina: venerdì, 15 dicembre, 2023

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Rafforza, o Padre, la nostra vigilanza nell’attesa del tuo Figlio, perché, illuminati dalla sua parola di salvezza, andiamo incontro a lui con le lampade accese. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,16-19

In quel tempo, Gesù disse alla folla: “A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere”.

3) Riflessione

  • Ai leaders, ai saggi, non sempre piace quando qualcuno li critica o li interpella. Ciò succedeva nel tempo di Gesù e succede oggi, sia nella società che nella chiesa. Giovanni Battista, vide, criticò, e non fu accettato. Dicevano: “E’ posseduto dal demonio!” Gesù vide, criticò e non fu accettato. Dicevano: “E’ fuori di sè!”, “Pazzo!” (Mc 3,21), “E’ posseduto dal demonio!” (Mc 3,22), “É un samaritano!” (Gv 8,48), “Non é da Dio!” (Gv. 9,16). Oggi succede la stessa cosa. Ci sono persone che si afferrano a ciò che sempre è stato insegnato e non accettano un altro modo di spiegare e vivere la fede. Poi inventano motivi e pretese per non aderire: “É marxismo!”, “Va contro la Legge di Dio!”, “É disobbedienza alla tradizione ed al magistero!”

  • Gesù si lamenta per la mancanza di coerenza della sua gente. Loro inventavano sempre qualche pretesto per non accettare il messaggio di Dio che Gesù annunciava. Di fatto, è relativamente facile trovare argomenti e pretesti per rifiutare coloro che pensano in modo diverso dal nostro.

  • Gesù reagisce e rende pubblica la loro incoerenza. Loro si consideravano saggi, ma erano come dei bambini che vogliono divertire la gente in piazza e che si ribellano quando la gente non si muove secondo la musica che loro suonano. O coloro che si ritengono saggi senza avere nulla di veramente saggio. Solo accettavano coloro che avevano le loro stesse idee. E così loro stessi, per il loro atteggiamento incoerente, condannavano se stessi.

4) Per un confronto personale

  • Fino a che punto sono coerente con la mia fede?

  • Ho una coscienza critica nei riguardi del sistema sociale ed ecclesiastico che, dalle volte, inventa motivi e pretese per legittimare la situazione ed impedire qualsiasi cambiamento?

5) Preghiera finale

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1)

Lectio Divina: sabato, 16 dicembre, 2023

2ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Sorga in noi, Dio onnipotente, lo splendore della tua gloria, Cristo tuo unico Figlio; la sua venuta vinca le tenebre del male e ci riveli al mondo come figli della luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

3) Riflessione

  • I discepoli hanno appena visto Mosè ed Elia dinanzi a Gesù nella trasfigurazione sulla montagna (Mt 17,3). La gente in generale credeva che Elia doveva ritornare per preparare la venuta del Regno. Diceva il profeta Malachia: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio!” (Ml 3,23-24; cf. Eccli 48,10). I discepoli vogliono sapere: “Cosa significa l’insegnamento dei dottori della Legge, quando dicono che Elia deve venire prima?” Poiché Gesù, il messia, era già lì, era già arrivato, ed Elia non era ancora venuto. Qual è il valore di questo insegnamento del ritorno di Elia?

  • Gesù risponde: “Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Ed allora i discepoli compresero che Gesù parlava di Giovanni Battista.

  • In quella situazione di dominazione romana che disintegrava il clan e la convivenza familiare, la gente si aspettava che Elia ritornasse per ricostruire le comunità: ricondurre il cuore dei genitori verso i figli ed il cuore dei figli verso i genitori. Era questa la grande speranza della gente. Anche oggi, il sistema neoliberale del consumismo disintegra le famiglie e promuove la massificazione che distrugge la vita.

  • Ricostruire e rifare il tessuto sociale e la convivenza comunitaria delle famiglie è pericoloso, perché mina la base del sistema di dominazione. Per questo fu ucciso Giovanni Battista. Lui aveva un progetto di riforma della convivenza umana (cf. Lc 3,7-14). Svolgeva la missione di Elia (Lc 1,17). Per questo fu ucciso.

  • Gesù continua la stessa missione di Giovanni: ricostruire la vita in comunità. Poiché Dio è Padre, noi siamo tutti fratelli e sorelle. Gesù riunisce due amori: amore verso Dio ed amore verso il prossimo e gli da visibilità nella nuova forma di convivenza. Per questo, come Giovanni, anche lui fu messo a morte. Per questo, Gesù, il Figlio dell’Uomo, sarà condannato a morte.

4) Per un confronto personale

  • Mettendomi nella posizione dei discepoli: l’ideologia del consumismo ha potere su di me?

  • Mettendomi nella posizione di Gesù: ho la forza di reagire e creare una nuova convivenza umana?

5) Preghiera finale

Sia Signore la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. Da te più non ci allontaneremo, ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.

(Sal 79)

Lectio Divina: domenica, 17 dicembre, 2023

Domenica III di Avvento – “Gaudete”

Giovanni Battista indica Gesù come Messia

Giovanni 1,6-8.19-28

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli de Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato il lo Spirito. Amen.

2. Lettura

  1. Una chiave di lettura:

La liturgia di questa terza domenica di Avvento mette davanti a noi la figura di Giovanni Battista e descrive il luogo che egli occupa nel piano di Dio. Così, ci aiuta a trovare il nostro luogo e ci prepara alla festa del Natale. Giovanni Battista fu grande, molto grande. E’ stato un profeta con molti discepoli e protagonismo popolare. Gesù lo definì come il più grande fra i nati da donna. E nonostante, secondo Gesù, il più piccolo nel Regno è più grande di Giovanni (Mt 11,11). Giovanni sapeva questo. Esaltato dagli altri, non si esaltava per conto proprio. Dopo che Gesù aveva cominciato ad annunciare il Regno di Dio, egli seppe cedergli il posto. I suoi discepoli, invece, non ebbero la stessa grandezza d’animo. Si sentirono invidiosi. Giovanni li aiutò a superare il problema. Di fatto non è facile cedere il posto e la guida agli altri e collaborare con essi perché possano realizzare la propria missione.

  1. Una divisione del testo per aiutare la lettura:

Gv 1,6-8: Il posto di Giovanni dentro il piano di Dio: dar testimonianza alla luce. Gv 1,19-21: La testimonianza negativa di Giovanni riguarda a se stesso: egli non è quello che gli altri pensano di lui.

Gv 1,22-24: La testimonianza positiva di Giovanni su se stesso: egli prepara il cammino del Signore.

Gv 1,25-28: Il significato del battesimo di Giovanni: prepara la venuta di qualcuno più grande che verrà dopo.

  1. Il testo:

6-8: Ci fu un uomo mandato da Dio; il suo nome era Giovanni. Questi venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma per rendere testimonianza alla luce. 19-21: Ora, questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli mandarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti per domandargli: «Tu, chi sei?». E professò, e non negò, e professò: «Io non sono il Cristo». Gli domandarono: «Chi sei tu allora? Sei Elia?». Egli dice: «Non lo sono». «Sei il profeta?». Rispose: «No!». 22-24: Gli dissero allora: «Chi sei? Ché possiamo dare una risposta a chi ci ha inviati! Cosa dici di te stesso?». Affermò: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: raddrizzate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Essi erano stati mandati dai farisei. 25-28: Costoro gli domandarono ancora: «Perché dunque battezzi se non sei il Cristo né Elia né il profeta?».Rispose loro Giovanni: «Io battezzo con acqua; in mezzo a voi sta colui che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, di cui non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questi fatti avvennero a Betània al di là del Giordano, dove c’era Giovanni che battezzava.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  1. Quale punto richiamò di più la mia attenzione e che più mi piace nell’atteggiamento di Giovanni Battista?

  2. Tre volte Giovanni definisce se stesso con affermazione negativa: non sono il Messia, non sono Elia, non sono il Profeta. Queste tre negazioni, che cosa affermano sulla persona di Giovanni?

  3. Usando una frase dell’Antico Testamento per dire chi egli è, Giovanni devia l’attenzione da se stesso su Gesù. Che cosa ci dice questo su Giovanni e su Gesù?

  4. Che cosa afferma Giovanni sul battesimo? Come si distingue il battesimo di Giovanni dal battesimo di Gesù?

  5. Perché mai Gesù disse: Giovanni è il più grande, ma il più piccolo del Regno è più grande di lui?

  6. Come tutto questo può aiutarci a preparare la festa del Natale?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto.

Il contesto nel quale Giovanni Battista appare nel Vangelo di Giovanni

  • Il Vangelo di Giovanni fu scritto alla fine del primo secolo. In quel tempo, tanto in Palestina come nell’Asia Minore, dovunque ci fosse una comunità di giudei, c’erano anche persone che avevano avuto contatto con Giovanni Battista o che erano state battezzate da lui (At 19,3). Visto da fuori, il movimento di Giovanni era molto simile a quello di Gesù. Ambedue annunciavano l’arrivo del regno (Mt 3,1-2) e ambedue esigevano la conversione (Mt 4,17). Ci deve essere stata una certa concorrenza tra i seguaci di Giovanni e quelli di Gesù. Per questo la risposta di Giovanni riguardo a Gesù valeva non solo per gli inviati dei sacerdoti e dei farisei del tempo di Giovanni, ma anche per le comunità cristiane della fine del primo secolo. Di fatto, tutti i quattro vangeli si preoccupano di riferire le parole di Giovanni Battista che afferma di non essere lui il messia (Mt 3,3.11; Mc 1,2.7; Lc 3,4.16; Gv 1,19-23.30; 3,28-30).

Commento alla testimonianza di Giovanni

  • Giovanni 1,6-8: Il posto di Giovanni dentro il piano di Dio: dare testimonianza alla luce. Il Prologo del quarto Vangelo afferma che la Parola viva di Dio è presente in tutte le cose e brilla nelle tenebre come luce per ogni uomo. Le tenebre tentano di spegnerla, ma non ci riescono (Gv 1,15). Nessuno riesce a nasconderla, perché non riusciamo a vivere senza Dio per molto tempo. La ricerca di Dio, sempre di nuovo, rinasce nel cuore umano. Giovanni Battista venne per aiutare il popolo a scoprire questa presenza luminosa della Parola di dio nella vita. La sua testimonianza fu così importante, che molta gente pensava che fosse lui il Cristo (Messia)! (At 19,3; Gv 1,20). Per questo il Prologo chiarifica: “Giovanni non era la luce! Venne per dare testimonianza alla luce!”.

  • Giovanni 1,19-21: La testimonianza negativa di Giovanni riguardo a se stesso: egli non è quello che gli altri pensano di lui.

I giudei inviarono sacerdoti e farisei per sapere chi era questo Giovanni che battezzava il popolo nel deserto e che attraeva tanta gente da tutte le parti. E mandarono a chiedere: “Chi è?” La risposta di Giovanni è curiosa. Invece di dire chi è, risponde che non è: “Non sono il Messia!”. Aggiunge poi altre due risposte negative: lui non è né Elia, né il profeta. Si tratta di aspetti differenti della stessa speranza messianica. Nei tempi messianici, Elia sarebbe tornato per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri. Ossia, sarebbe tornato per restaurare la convivenza umana (Ml 3,23-24; Si 48,10). Il profeta, annunciato per condurre, in futuro, a buon termine l’opera iniziata da Mosè, era visto dal popolo come il Messia atteso (Dt 18,15). Giovanni rifiuta questi titoli messianici, perché non era lui il Messia. Più avanti però, sarà proprio Gesù a dire che Giovanni era Elia (Mt 17,12-13). Come spiegare questa affermazione? Il fatto è che c’erano varie interpretazioni sulla missione di Elia. Alcuni dicevano che il Messia sarebbe stato come un nuovo Elia. In questo senso Giovanni non era Elia. Altri dicevano che la missione di Elia era solo quella di preparare la venuta del Messia. In questo senso Giovanni era Elia. In questo dialogo tra Giovanni e i farisei e sacerdoti traspare la catechesi delle comunità della fine del primo secolo. Le domande dei sacerdoti e dei farisei sul significato di Giovanni Battista dentro il piano di Dio erano anche le domande delle comunità. Così, le risposte di Gesù, raccolte dall’evangelista, servivano anche per le comunità.

  • Giovanni 1,22-24: La testimonianza positiva di Giovanni: egli è solo uno che prepara la strada.

“Perché dunque battezzi se non sei il Cristo né Elia né il profeta?” Gli inviati dei sacerdoti e i farisei volevano una risposta chiara, perché dovevano rendere conto a quelli che li avevano incaricati di interrogare Giovanni. Ad essi non bastava sapere ciò che Giovanni non era. Volevano sapere chi egli è e cosa significa dentro il piano di Dio. La risposta di Giovanni è una frase ripresa dal profeta Isaia, frase molto usata, che appare nei quattro vangeli: “Sono una voce che grida nel deserto. Preparate le vie del Signore” (Mt 3,3; Mc 1,3; Lc 3,4; Gv 1,23). In questo uso dell’Antico Testamento appare la mistica che animava la lettura che i primi cristiani facevano della Sacra Scrittura. Essi cercavano dentro le parole, non tanto gli argomenti per provare affermazioni, ma molto più per verbalizzare e esplicitare per essi stessi e per gli altri la novità dell’esperienza che avevano di Dio in Gesù (cfr 2 Tim 3, 15-17).

  • Giovanni 1,25-28: Il significato del battesimo e della persona di Giovanni.

Nelle comunità cristiane della fine del primo secolo c’erano persone che conoscevano solo il battesimo di Giovanni (At 18,25; 19,3). Entrando in contatto con altri cristiani che erano stati battezzati nel battesimo di Gesù, quelli volevano sapere quale era il significato del battesimo di Giovanni. In quel tempo c’erano molti tipi di battesimo. Il battesimo era una forma con cui la persona si comprometteva con un determinato messaggio. Chi accettava il messaggio era invitato a confermare la sua decisione attraverso un battesimo (abluzione, purificazione o bagno). Per esempio, con il battesimo di Giovanni la persona si vincolava al messaggio annunciato da Giovanni. Con il battesimo di Gesù, la persona si vincolava al messaggio di Gesù che gli comunicava il dono dello Spirito (At 10,44-48; 19,5-6). In mezzo a voi sta uno che

voi non conoscete. Questa affermazione di Giovanni si riferisce a Gesù, presente nella moltitudine. Nel tempo in cui Giovanni scriveva il suo vangelo, Gesù continuava ad essere presente nelle comunità e nelle persone, soprattutto nei poveri con i quali egli si identificava. Oggi egli sta in mezzo a noi in molte maniere e anche oggi, molte volte, noi non lo conosciamo.

Ampliando le informazioni del Vangelo di Giovanni su Giovanni Battista.

  • Giovanni Battista nel Vangelo di Giovanni

Giovanni provocò un movimento popolare molto grande. Lo stesso Gesù aderì al movimento del Battista e si fece battezzare da lui nel fiume Giordano. Anche dopo la morte, Giovanni continuava ad esercitare una grande attrazione e influenza, sia tra i giudei che pure tra i cristiani che provenivano dal giudaismo (At 19,1-7). Le informazioni su Giovanni Battista, conservate nel quarto Vangelo (Gv 1,6-8.15.19-36; Gv 3,22-30), sono le seguenti: 1) Giovanni venne per dare testimonianza alla luce (Gv 1,6-8). 2) Gesù venne dopo Giovanni e fu anche discepolo di Giovanni. Ma nonostante ciò, egli è più importante di Giovanni, perché esisteva prima di Giovanni: “Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me” (Gv 1, 15.30). Gesù è la Parola creatrice che stava presso il Padre fin dalla creazione (Gv 1,1-3). 3) Giovanni confessò apertamente: “Io non sono il Cristo. Non sono Elia. Non sono il Profeta che il popolo attende. Sono solo uno che grida nel deserto: raddrizzate il cammino del Signore” (Gv 1,19-23). 4) Di fronte a Gesù, Giovanni si considera indegno di sciogliere il legaccio del suo sandalo e dice: “Egli deve crescere e io diminuire” (Gv 1,27; 3,30). 5) Riguardo a Gesù egli dichiarò al popolo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Egli battezzerà con lo Spirito Santo” (Gv 1,32-33). 6) Giovanni indica Gesù come l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Gv

1,29.36), l’eletto di Dio (Gv 1,34).

  • La Galleria degli incontri nel Vangelo di Giovanni

Nel Vangelo di Giovanni, sono narrati con molti dettagli gli incontri vari che Gesù ebbe con le persone lungo tutta la sua vita itinerante in Palestina: con i primi discepoli (Gv 1,35-51), con Nicodemo (Gv 3,1-13; 4,14; 7,50-52; 19,39), con Giovanni Battista (Gv 3, 22-36), con la samaritana (Gv 4, 1-42), con il paralitico (Gv 5,1-18), con la donna che stava per essere lapidata (Gv 8,1-11), con Marta e Maria (Gv 11,17-37). Questi e altri incontri sono come dei quadri, collocati sulle pareti di una Galleria d’arte. Essi rivelano agli occhi attenti di chi sa apprezzare qualcosa di ciò che sta oltre il dettaglio, cioè l’identità di Gesù. Allo stesso tempo, mostrano le caratteristiche delle comunità che credevano in Gesù e davano testimonianza della sua presenza. Sono anche specchi che aiutano a scoprire ciò che succede dentro di noi quando ci incontriamo con Gesù. Lo specchio dell’incontro di Gesù con Giovanni Battista, che meditiamo in questa terza domenica di Avvento, ci aiuta a prepararci per l’incontro con Gesù nella prossima festa di Natale.

6. Salmo 131

Abbandono filiale

Signore, non s’inorgoglisce il mio cuore, non sono boriosi i miei occhi, non mi muovo fra cose troppo grandi, superiori alle mie forze.

Anzi, tengo serena e tranquilla l’anima mia. Come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia. Attendi, Israele, il Signore; ora e sempre!

7. Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Lectio Divina: lunedì, 18 dicembre, 2023

3ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Oppressi a lungo sotto il giogo del peccato, aspettiamo, o Padre, la nostra redenzione; la nuova nascita del tuo unico Figlio ci liberi dalla schiavitù antica. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio-con-noi. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

3) Riflessione

  • Nel Vangelo di Luca la storia dell’infanzia di Gesù (capitoli 1 e 2 di Luca) è incentrata attorno alla persona di Maria. Qui nel Vangelo di Matteo l’infanzia di Gesù (capitoli 1 e 2 di Matteo) è incentrata attorno alla persona di Giuseppe, il promesso sposo di Maria. Giuseppe era della discendenza di Davide. Per mezzo di lui Gesù appartiene alla razza di Davide. Così in Gesù, si compiono le promesse fatta da Dio a Davide ed alla sua discendenza.

  • Come abbiamo visto nel vangelo di ieri, nelle quattro donne compagne di Maria, nella genealogia di Gesù, c’era qualcosa di anormale che non concordava con le norme della legge: Tamar, Raab, Ruth e Bezabea. Il Vangelo di oggi ci mostra che anche in Maria c’era qualcosa di anormale, contrario alle leggi dell’epoca. Agli occhi della gente di Nazaret lei apparve incinta prima di convivere con Giuseppe. Né la gente né il futuro marito sapevano l’origine di questa gravidanza. Se Giuseppe fosse stato giusto secondo la giustizia degli scribi e dei farisei, lui avrebbe dovuto denunciare Maria, e la pena che avrebbe dovuto subire sarebbe stata la morte, a colpi di pietra.

  • Giuseppe era giusto, si, ma la sua giustizia era differente. Già anticipatamente praticava ciò che Gesù avrebbe insegnato più tardi: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 5,20). E’ per questo che Giuseppe, non comprendendo i fatti e non volendo ripudiare Maria, decise di licenziarla in segreto.

  • Nella Bibbia, la scoperta della chiamata di Dio nei fatti della vita, avviene in diversi modi. Per esempio, attraverso la meditazione dei fatti (Lc 2,19.51), attraverso la meditazione della Bibbia (At 15,15-19; 17,2-3), attraverso gli angeli (la parola angelo significa messaggero), che aiutavano a scoprire il significato dei fatti (Mt 28,5-7). Giuseppe riuscì a percepire il significato di ciò che stava avvenendo in Maria mediante un sogno. Nel sogno un angelo si servì della Bibbia per chiarire l’origine della gravidanza di Maria. Veniva dall’azione dello Spirito di Dio.

  • Quando tutto fu chiaro per Maria, lei disse: “Ecco l’ancella del Signore. Si faccia in me secondo la tua Parola!” Quando tutto fu chiaro per Giuseppe, lui assunse Maria come sua sposa ed andarono a vivere insieme. Grazie alla giustizia di Giuseppe, Maria non fu messa a morte a colpi di pietra e Gesù continuò a vivere nel suo seno.

4) Per un confronto personale

  • Agli occhi degli scribi, la giustizia di Giuseppe sarebbe una disobbedienza. C’è in questo un messaggio per noi?

  • Come scopri la chiamata della Parola di Dio nei fatti della tua vita?

5) Preghiera finale

Dio libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. (Sal 71)

Lectio Divina: martedì, 19 dicembre, 2023

3ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

O Dio, che hai rivelato al mondo con il parto della Vergine lo splendore della tua gloria, concedi al tuo popolo di venerare con fede viva e di celebrare con sincero amore il grande mistero dell’incarnazione. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 1,5-25

Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abia, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Mentre Zaccaria officiava davanti al Signore nel turno della sua classe, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, gli toccò in sorte di entrare nel tempio per fare l’offerta dell’incenso. Tutta l’assemblea del popolo pregava fuori nell’ora dell’incenso. Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”. Zaccaria disse all’angelo: “Come posso conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanzata negli anni”. L’angelo gli rispose: “Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio. Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo”. Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto. Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: “Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna tra gli uomini”.

3) Riflessione

  • Il Vangelo di oggi ci parla della visita dell’angelo Gabriele a Zaccaria (Lc 1,5-25). Il

Vangelo di domani ci parlerà della visita dello stesso angelo Gabriele a Maria (Lc 1,2638). Luca pone le due visite una accanto all’altra, in modo che noi leggendo i due testi con attenzione, percepiamo le piccole e significative differenze tra l’una e l’altra visita, tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Cerca e scopri le differenze tra le visite dell’angelo Gabriele a Zaccaria ed a Maria mediante le seguenti domande: Dove appare l’angelo? A chi appare? Qual’è l’annuncio? Qual’è la risposta? Qual’è la reazione della persona visitata dopo la visita ricevuta? Etc.

  • Il primo messaggio dell’angelo di Dio a Zaccaria è: “Non temere!” Fino ad oggi, Dio causa ancora paura a molte persone e fino ad oggi il messaggio continua ad essere valido “Non temere!” Subito l’angelo aggiunge: “La tua preghiera è stata ascoltata!” Nella vita, tutto è frutto della preghiera!

  • Zaccaria rappresenta il Vecchio Testamento. Lui crede, ma la sua fede è debole. Dopo la visita, rimane muto, incapace di comunicare con le persone. Il modo con cui si era rivelato fino a quel momento il progetto di salvezza, noto a Zaccaria, aveva esaurito tutte le sue risorse, mentre Dio stava dando inizio ad una nuova fase insieme a Maria.

  • Nell’annuncio dell’angelo appare tutta l’importanza della missione del bambino che nascerà e che si chiamerà Giovanni: “non berrà vino né bevande inebrianti, sarà pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre”, cioè, Giovanni sarà una persona totalmente consacrata a Dio ed alla sua missione. “Ricondurrà molti figli di Israele al Signore loro Dio. Gli camminerà innanzi con lo spirito e la forza Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”, cioè nel bambino Giovanni avverrà l’atteso ritorno del profeta Elia che dovrà venire a realizzare la ricostruzione della vita comunitaria: convertire i cuori dei genitori verso i figli ed i ribelli verso la saggezza dei giusti.

  • In realtà, la missione di Giovanni fu molto importante. Secondo la gente, lui era un profeta (Mc 11,32). Molti anni dopo, ad Efeso, Paolo continuò ad incontrare persone che erano state battezzate col battesimo di Giovanni (At 19,3)

  • Quando Elisabetta, essendo anziana, concepisce e rimane incinta, si nasconde per cinque mesi. Mentre Maria, invece di nascondersi, esce dalla sua casa e va a servire.

4) Per un confronto personale

  • Cosa ti colpisce maggiormente in questa visita dell’angelo Gabriele a Zaccaria?

  • Convertire il cuore dei genitori verso i figli e dei figli verso i genitori, cioè, ricostruire il tessuto del rapporto umano fin dalla base e rifare la vita in comunità. Era questa la missione di Giovanni. E’ stata anche la missione di Gesù e continua ad essere la missione oggi più importante. Come contribuisco a questa missione?

5) Preghiera finale

Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. (Sal

70)

Lectio Divina: mercoledì, 20 dicembre, 2023

3ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Tu hai voluto, o Padre, che all’annunzio dell’angelo la Vergine immacolata concepisse il tuo Verbo eterno, e avvolta dalla luce dello Spirito Santo divenisse tempio della nuova alleanza: fa’ che aderiamo umilmente al tuo volere, come la Vergine si affidò alla tua parola. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”.

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

3) Riflessione

  • La visita dell’angelo a Maria evoca le visite di Dio a diverse donne del Vecchio

Testamento: Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15), Anna, madre di Samuel (1 Sam 1,918), la madre di Sansone (Gde 13,2-5). A tutte loro fu annunciata la nascita di un figlio con una missione importante nella realizzazione del piano di Dio.

  • La narrazione comincia con l’espressione “Nel sesto mese”. É il sesto mese della gravidanza di Elisabetta. La necessità concreta di Elisabetta, una donna avanzata in

 

età che aspetta il suo primo figlio con un parto a rischio, è lo sfondo di tutto questo episodio. Elisabetta è menzionata all’inizio (Lc 1,26) ed alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36.39).

  • L’angelo dice: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te!” Parole simili sono state dette anche a Mosè (Es 3,12), a Geremia (Ger 1,8), a Gedeone (Gde 6,12) e ad altre persone con una missione importante nel piano di Dio. Maria è sorpresa dal saluto e cerca di capire il significato di quelle parole. E’ realista. Vuole capire. Non accetta qualsiasi inspirazione.

  • L’angelo risponde: “Non temere, Maria!” Come avviene nella visita dell’angelo a Zaccaria, anche qui il primo saluto di Dio è sempre: ”Non temere!” Subito l’angelo ricorda le promesse del passato che saranno compiute grazie al figlio che nascerà e che deve ricevere il nome di Gesù. Lui sarà chiamato Figlio dell’Altissimo ed in lui si realizzerà il Regno di Dio. E’ questa la spiegazione dell’angelo in modo che Maria non si spaventi.

  • Maria è consapevole della missione che sta per ricevere, ma continua ad essere realista. Non si lascia trascinare dalla grandezza dell’offerta, ed osserva la sua condizione. Analizza l’offerta a partire da certi criteri che ha a sua disposizione. Umanamente parlando, non era possibile: “Come è possibile? Non conosco uomo.”

  • L’angelo spiega che lo Spirito Santo, presente nella Parola di Dio fin dalla Creazione (Genesi 1,2), riesce a realizzare cose che sembrano impossibili. Per questo, il Santo che nascerà da Maria sarà chiamato Figlio di Dio. Il miracolo si ripete fino ad oggi. Quando la Parola di Dio è accolta dai poveri, qualcosa di nuovo avviene grazie alla forza dello Spirito Santo! Qualcosa di nuovo e sorprendente come che un figlio nasce ad una vergine o un figlio nasce ad una donna di avanzata età, come Elisabetta, di cui tutti dicevano che non poteva avere figli! E l’angelo aggiunge:“ Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese”.

  • La risposta dell’angelo chiarisce tutto per Maria, e lei si dona:“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria usa per sé il titolo di Serva, ancella del Signore. Questo titolo di Isaia, che rappresenta la missione del popolo non come un privilegio, bensì come un servizio agli altri popoli (Is 42,1-9; 49,3-6). Più tarde, Gesù definirà la sua missione come un servizio: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire!” (Mt 20,28). Imparò dalla Madre!

4) Per un confronto personale

  • Cosa ti colpisce maggiormente nella visita dell’angelo Gabriele a Maria?

  • Gesù elogia sua madre quando dice: “Beato chi ascolta la Parola e la mette in pratica” (Lc 11,28). Come si rapporta Maria con la Parola di Dio durante la visita dell’Angelo?

5) Preghiera finale

Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. È lui che l’ha fondata sui mari e sui fiumi l’ha stabilita. (Sal 23)

Lectio Divina: giovedì, 21 dicembre, 2023

3ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Ascolta, o Padre, le preghiere del tuo popolo in attesa del tuo Figlio che viene nell’umiltà della condizione umana: la nostra gioia si compia alla fine dei tempi quando egli verrà nella gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 1,39-45

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

3) Riflessione

  • Luca mette l’accento sulla prontezza di Maria nel servire, nell’essere ancella. L’angelo parla della gravidanza di Elisabetta e immediatamente, Maria si alza ed in fretta si reca ad aiutarla. Da Nazaret fino alla casa di Elisabetta c’erano più di 100 km, quattro giorni di viaggio, come minimo! Non c’erano né pullman, né treni. Maria inizia a servire e compie la sua missione a favore del popolo di Dio.

  • Elisabetta rappresenta il Vecchio Testamento che stava per terminare. Maria rappresenta il Nuovo Testamento. Il Vecchio Testamento accoglie il Nuovo con gratitudine e fiducia, riconoscendo in esso il dono gratuito di Dio che viene a realizzare ed a completare l’aspettativa della gente. Nell’incontro delle due donne si manifesta il dono dello Spirito. Il bambino salta di gioia nel seno di Elisabetta. Questa è la lettura della fede che Elisabetta fa delle cose della vita.

  • La Buona Notizia di Dio rivela la sua presenza nelle cose più comuni della vita umana: due donne di casa che si visitano per aiutarsi a vicenda. Visita, allegria, gravidanza, bambini, aiuto reciproco, casa, famiglia: Luca vuole che noi e le comunità percepiamo proprio questo e scopriamo in questo la presenza di Dio.

  • Elisabetta dice a Maria: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!” Fino ad oggi, queste parole fanno parte del salmo più conosciuto e pregato nel mondo intero, l’Ave Maria.

  • “E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. É l’elogio di Elisabetta a Maria ed il messaggio di Luca per le comunità: credere nella Parola di Dio, poiché la Parola di Dio ha la forza per adempiere tutto ciò che ci dice. E’ Parola creatrice. Genera vita nuova nel seno della Vergine, nel seno della gente che la accoglie con fede.

  • Maria ed Elisabetta si conoscevano già. Ma in questo incontro, loro scoprono, l’una nell’altra, un mistero che ancora non conoscevano, e che le riempie di molta gioia.

Anche oggi incontriamo persone che ci sorprendono con la saggezza che posseggono e con la testimonianza di fede che ci danno. Qualcosa di simile ti è successo già? Hai incontrato persone che ti hanno sorpreso? Cosa ci impedisce di scoprire e di vivere l’allegria della presenza di Dio nella nostra vita?

  • L’atteggiamento di Maria dinanzi alla Parola esprime l’ideale che Luca vuole comunicare alle Comunità: non rinchiudersi in se stesse, ma uscire da sé, essere attente ai bisogni ben concreti delle persone e cercare di aiutare gli altri nella misura delle necessità.

4) Per un confronto personale

  • Mettendomi al posto di Maria e di Elisabetta: sono capace di percepire e sperimentare la presenza di Dio nelle cose semplici e comuni della vita di ogni giorno?

  • L’elogio di Elisabetta verso Maria: “Hai creduto!” Suo marito ebbe problemi nel credere ciò che l’angelo diceva. Ed io?

5) Preghiera finale

L’anima nostra attende il Signore, egli è nostro aiuto e nostro scudo. In lui gioisce il nostro cuore e confidiamo nel suo santo nome. (Sal 32)

Lectio Divina: venerdì, 22 dicembre, 2023

4ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

O Dio, che nella venuta del tuo Figlio hai risollevato l’uomo dal dominio del peccato e della morte, concedi a noi, che professiamo la fede nella sua incarnazione, di partecipare alla sua vita immortale. Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 1,46-55

In quel tempo, Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

3) Riflessione

  • Il cantico di Maria era uno dei cantici delle comunità dei primi cristiani. Rivela il livello di coscienza e la fermezza della fede che le animava internamente. Cantato nelle comunità, questo cantico di Maria insegna a pregare ed a cantare.

  • Luca 1,46-50: Maria inizia proclamando il cambiamento che avviene nella su avita sotto lo sguardo amoroso di Dio, pieno di misericordia. Per questo, canta felice: “Esulto di gioia in Dio mio Salvatore”.

  • Luca 1,51-53: Dopo canta la fedeltà di Dio verso il suo popolo e proclama il cambiamento che il braccio del Signore stava compiendo a favore dei poveri e degli affamati. L’espressione “braccio di Dio” ricorda la liberazione dell’Esodo. E’ questa forza di salvezza e di liberazione di Yavé che produce i cambiamenti: dispersa i superbi (Lc 1,51), rovescia i potenti e innalza gli umili (Lc 1,52), rimanda a mani vuote i ricchi, ricolma di bene gli affamati (Lc 1,53).

  • Luca 1,54-55: Alla fine Maria ricorda che tutto questo è espressione della misericordia di Dio verso il suo popolo ed espressione della sua fedeltà alle promesse fatte ad Abramo. La Buona Notizia vista non come ricompensa per l’osservanza della Legge, bensì come espressione della bontà e della fedeltà di Dio alle sue promesse. E’ ciò che Paolo insegnava ai Galati ed ai Romani.

4) Per un confronto personale

  • I cantici sono il termometro della vita delle comunità. Rivelano il grado di coscienza e di impegno. Esamina i cantici della tua comunità.

  • Analizza la coscienza sociale che emerge dal cantico di Maria. Nel 20° secolo dopo Cristo, questo canto è stato censurato dai militari di un paese dell’America Latina poiché considerato sovversivo.

5) Preghiera finale

Dalla polvere egli solleva il misero, innalza il povero dalle immondizie, per farli sedere insieme con i capi del popolo, e assegnar loro un seggio di gloria. (1Sam 2)

Lectio Divina: sabato, 23 dicembre, 2023

4ª Settimana d’Avvento

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, è ormai davanti a noi il Natale del tuo Figlio: ci soccorra nella nostra indegnità

il Verbo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Maria e si è degnato di abitare fra noi. Egli è Dio, e vive e regna con te…

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 1,57-66

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.

All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”. Le dissero:

“Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome”.

Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta, e scrisse: “Giovanni è il suo nome”. Tutti furono meravigliati. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. E davvero la mano del Signore stava con lui.

3) Riflessione

  • Nei capitoli 1 e 2 del suo vangelo, Luca descrive l’annuncio e la nascita dei due piccoli, Giovanni e Gesù, che occuperanno un posto importante nella realizzazione del progetto di Dio. Ciò che Dio avvia nell’AT, comincia a realizzarsi per mezzo di loro. Per questo, in questi due capitoli, Luca evoca molti fatti e persone dell’AT e giunge ad imitare lo stile dell’AT. Tutto questo per suggerire che con la nascita di questi due bambini la storia compie un giro di 180 gradi ed inizia il tempo della realizzazione delle promesse di Dio per mezzo di Giovanni e di Gesù, e con la collaborazione dei genitori Elisabetta e Zaccaria e Maria e Giuseppe.

  • C’è un certo parallelismo tra l’annuncio e la nascita dei due bambini:

    1. L’annuncio della nascita di Giovanni (Lc 1,5-25) e di Gesù (Lc 1,26-38)

    2. Le due mamme incinte si incontrano e sperimentano la presenza di Dio (Lc 1,27-

56)

    1. La nascita di Giovanni (Lc 1,57-58) e di Gesù (Lc 2,1-20)

    2. La circoncisione nella comunità di Giovanni (Lc 1,59-66) e di Gesù (Lc 2,21-28)

    3. Il canto di Zaccaria (Lc 1,67-79) e il canto di Simeone con la profezia di Anna (Lc

2,29-32)

    1. La vita nascosta di Giovanni (Lc 1,80) e di Gesù (Lc 2,39-52)

  • Luca 1,57-58: Nascita di Giovanni Battista. “In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei”. Come tante donne dell’AT, Elisabetta era sterile: Così come Dio ebbe pietà di Sara (Gen 16,1; 17,17; 18,12), di Rachele (Gen 29,31) e di Anna (1Sam 1,2.6.11) trasformando la sterilità in fecondità, così ebbe pietà di Elisabetta, ed ella concepì un figlio. Elisabetta si nascose per cinque mesi. Quando, dopo i cinque mesi, la gente potè vedere nel suo corpo la bontà di Dio verso Elisabetta, tutti si rallegrarono con lei. Questo ambiente comunitario, in cui tutti si coinvolgevano nella vita degli altri, sia nella gioia sia nel dolore, è l’ambiente in cui Giovanni e Gesù nacquero, crebbero e ricevettero la loro formazione. Un ambiente così segna la personalità degli uomini, per il resto della loro vita. Ed è proprio questo ambiente comunitario ciò che più ci manca oggi.

  • Luca 1,59: Dare il nome l’ottavo giorno. “All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria”. Il coinvolgimento della comunità nella vita della famiglia di Zaccaria, Elisabetta e Giovanni è tale che i parenti e vicini arrivano ad interferire perfino nella scelta del nome del bambino. Vogliono dare al bambino il nome del padre: Zaccaria!” Zaccaria vuol dire: Dio si è ricordato. Forse volevano esprimere la loro gratitudine a Dio per essersi ricordato di Elisabetta e di Zaccaria e per aver dato loro un figlio in vecchiaia.

  • Luca 1,60-63: Il suo nome sarà Giovanni! Ma Elisabetta interviene e non permette che i parenti si occupino della questione del nome. Ricordando l’annuncio del nome fatto dall’angelo a Zaccaria (Lc 1,13), Elisabetta dice: “No! Si chiamerà Giovanni”. In un luogo piccolo come è Ain Karem, in Giudea, il controllo sociale è molto forte. E quando una persona esce fuori dalle usanze comuni del luogo, viene criticata. Elisabetta non seguì le usanze del luogo e scelse un nome al di fuori dei modelli normali. Per questo, i parenti e i vicini reclamano dicendo: “Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome!” I parenti non cedono con facilità e fanno cenni al padre per sapere da lui come vuole che sia chiamato suo figlio. Zacaria chiede una tavoletta e scrive: “Il suo nome è Giovanni.” Tutti rimasero meravigliati, poiché devono aver percepito qualcosa del mistero di Dio che avvolgeva la nascita del piccolo.

E questa percezione che la gente ha del mistero di Dio presente nei fatti così comuni della vita, Luca vuole comunicarla a noi. Nel suo modo di descrivere gli avvenimenti, Luca non è come un fotografo che registra solo ciò che gli occhi possono vedere. Lui è come una persona che si serve dei Raggi X che registrano ciò che l’occhio umano non può vedere. Luca legge i fatti con i Raggi X della fede che rivela ciò che l’occhio umano non percepisce.

  • Luca 1,64-66: La notizia del bambino si diffonde. “Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: “Chi sarà mai questo bambino?” si dicevano. E davvero la mano del Signore stava con lui”. Il modo in cui Luca descrive i fatti evoca le circostanze della nascita delle persone che nell’AT svolsero un ruolo importante nella realizzazione del progetto di Dio e la cui infanzia sembrava già marcata dal destino privilegiato che avrebbero avuto: Mosè (Es 2,1-10), Sansone (Jz 13,1-4 e 13,24-25), Samuele (1Sam 1,13-28 e 2,11).

  • Negli scritti di Luca troviamo molte evocazioni dell’Antico Testamento. Infatti i due primi capitoli del suo Vangelo non sono storie nel senso che noi oggi diamo alla storia. Sono, piuttosto, uno specchio per aiutare i lettori a scoprire che Giovanni e Gesù sono venuti a compiere le profezie dell’Antico Testamento. Luca vuole dimostrare che Dio, attraverso i due bambini, è venuto a rispondere alle più profonde aspirazioni del cuore umano. Da un lato, Luca mostra che il Nuovo Testamento realizza ciò che l’Antico prefigurava. Dall’altro, mostra che il nuovo supera l’antico e non corrisponde in tutto a ciò che la gente dell’Antico Testamento immaginava e sperava. Nell’atteggiamento di Elisabetta e Zaccaria, di Maria e di Giuseppe, Luca rappresenta un modello di come convertirsi e credere nel Nuovo che sta giungendo.

4) Per un confronto personale

  • Cosa ti ha maggiormente colpito nel modo in cui Luca descrive i fatti della vita?

  • Come leggo i fatti della mia vita? Come fotografia o come raggi X?

5) Preghiera finale

Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia per chi osserva il suo patto e i suoi precetti. Il Signore si rivela a chi lo teme, gli fa conoscere la sua alleanza. (Sal 24)

Lectio Divina: domenica, 24 dicembre, 2023

Domenica IV di Avvento

L’Annunciazione

Luca 1,26-38

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna, che fai della nostra fragile vita la rupe della tua dimora, conduci la nostra mente a percuotere la roccia del deserto, perché scaturisca acqua alla nostra sete. La povertà del nostro sentire ci copra come manto nel buio della notte e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio finché l’alba, avvolgendoci della luce del nuovo mattino, ci porti, con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro, il sapore della santa memoria.

Lectio

a) Il testo: Lc 1,26-38

26 Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28 Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29 A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32 Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33 e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 34 Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35 Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36 Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37 nulla è impossibile a Dio”. 38 Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

b) Momento di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

Meditatio

a) Domande:

  • Nel sesto mese: i miei occhi vede gli angeli con cui Dio viene a visitarmi?

  • Non temere: i nostri turbamenti nascono da paure e angosce oppure dalla percezione di un mistero che ci sovrasta e ci coinvolge personalmente?

  • Nulla è impossibile a Dio: Generare è opera di Dio; accogliere, compito dell’uomo. Rendo possibile nella mia vita il concepimento di una vita che viene dallo Spirito di Dio?

b) Chiave di lettura:

v. 26-27. Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Nel sesto mese. Un tempo definito per chi ha letto la pagina precedente, l’incontro dell’angelo Gabriele con Zaccaria nel tempio. Ma per Maria, ignara, questo sesto mese è il suo “oggi”. Come per lei anche in noi c’è un oggi che è unico, il luogo dell’invito a entrare in un progetto pensato per noi. Ma quest’oggi non è isolato, è legato ai tempi di altri, ognuno unico e irripetibile, un oggi da incastonare accanto agli altri oggi fino a che la Parola di Dio non si compia. È molto lineare il percorso della grazia. C’è un soggetto ed è Dio. Un termine di riferimento: una vergine. Un tramite: l’angelo Gabriele. Un tempo: il sesto mese. Un luogo: una città della Galilea. Tutto ha un nome: la città si chiama Nazaret. La vergine:

Maria. L’uomo cui è promessa: Giuseppe. Tutto ha una collocazione storica ben precisa. Il sesto mese è quello della gravidanza di Elisabetta. La vergine è promessa sposa. Giuseppe è della casa di Davide. Dio non si introduce mai a caso, entra in parametri già esistenti, che sono quelli umani, tracciati da persone che hanno un nome.

v. 28. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”.

La parola evangelica: entrando da lei, può celare due significati. Uno: entrando nella sua casa. L’altro: entrando in lei. Allora Maria l’angelo lo ha visto oppure no? Lo ha visto e lo ha ascoltato. E questo è vero, perché poi tutto si avvera. Lo ha visto con quali occhi? Quelli del corpo o quelli del suo spirito? Il mistero dell’incontro tra l’uomo e Dio non si può spiegare. Avviene e basta. È un incontro che lascia il segno, e qui sta la grandezza dell’evento. La piena di grazia non ha che gli occhi dello spirito, quindi per lei esiste un solo sguardo, quello dello spirito, lo sguardo trasparente del cuore puro che può vedere Dio senza morire.

v. 29. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

Il turbamento di Maria è lecito. La percezione del suo essere, seppure intessuto di grazia, non le consente di discriminare giudizi tra sé e gli altri, quindi lei non sa di essere piena di grazia, per lei è naturale essere come è, aderire al bene sempre e comunque, a quell’attrazione interiore che la solleva in alto.

v. 30. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Il timore di Maria è il trasalire dei piccoli che si sorprendano di essere oggetto di premura da parte di qualcuno di importante. E se questo qualcuno è Dio, quanto grande può essere il timore? Tanto da avvertire tutta la propria piccolezza e che tutto ciò che si possiede è per dono gratuito di amore.

v. 31. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Il progetto divino si svela. Concepire, dare alla luce, chiamarlo. Il Salvatore è già lì, nelle parole dell’angelo. Quale meraviglia! Secoli e secoli di attesa si ritrovano in poche sillabe: Gesù.

v. 32-33. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine. Quando il Signore si accosta all’uomo per chiamarlo a rendersi partecipe dei suoi pensieri di redenzione, si dice interamente. Ciò che resta oscura è la modalità della cooperazione umana. Perché all’uomo resta la libertà di concretizzare ciò che è il compimento del suo pensiero. Si parte da qui: un figlio “imprevisto”. Si arriva qui: il Figlio dell’Altissimo, che siederà sul trono di Davide, e regnerà in eterno. Questi sono i mezzi: la tua persona. Ora sta a te diventare protagonista.

v. 34. Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”.

E Maria chiede all’angelo il come si realizzerà la volontà di Dio. Non dubita di Dio, sa che la Parola pronunciata da Dio è sempre possibile. Il come riguarda lei, ciò che lei sarà chiamata ad essere. È certa che il suo desiderio e proposito di non “conoscere uomo” resterà tale, perché Dio non annulla i disegni dei suoi figli, tracciati dai loro desideri più autentici. Sa che quel suo disegno sarà a servizio di quel progetto appena ascoltato. Ma non riesce a capire come avverrà. E allora chiede, semplicemente chiede, per compiere esattamente ciò che le è chiesto.

v. 35. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. L’angelo le spiega. Maria dovrà semplicemente accogliere: perché sarà lo Spirito a scendere in lei, l’Altissimo a stendere la sua ombra, e il Santo nascerà. vv. 36-37. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio. L’esperienza di Elisabetta, riferita dall’angelo a Maria, non è altro che un’occasione di raccordo con la storia. Maria doveva sapere di Elisabetta, perché entrambe stavano preparando la strada al compimento delle promesse di Israele. Giovanni la voce, Gesù lo Sposo. Il progetto è lo stesso.

v. 38. Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

La risposta di Maria è essenziale: Eccomi. L’attenzione alla Parola pronunciata su di lei è talmente grande che può sentirsi unicamente “serva”: strumento utile alla realizzazione concreta del volere del Padre. Avvenga di me: … un sì tutt’altro che passivo, un sì consapevole della grandezza del coinvolgimento, un sì talmente grembo da diventare fecondo del volto di Dio in tratti umani.

c) Riflessione:

Ecce ancilla Domini; fiat mihi secundum verbum tuum! Ecco… Quale parola più essenziale e carica di vita? Non ci sono parole che si addicano all’uomo quanto questo star lì, vigili, a trattenere il respiro per non lasciar andare nulla di quanto il mistero sta partecipando di Sé. Avvenga… la scelta di Dio è degna di accoglienza, ma richiede il silenzio profondo di tutto il proprio essere: avvenga di me… Maria sa di non essere protagonista, ma serva della volontà divina; appartiene a quella schiera di servi che Gesù chiamerà amici: un servo non sa quello che fa il suo padrone. E invece chi è amico sì. Tutto quello che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. L’ombra dello Spirito che stende la tenda della presenza su una creatura tanto bella per la sua disponibilità sussurrerà i segreti arcani dell’Eterno. E il tempo che continuerà ad andare per tracciare sempre nuovi percorsi di grazia diventerà colmo fino a trasbordare quando il Figlio di Dio vedrà la luce di uno spazio infinitamente piccolo per la sua potenza, lo spazio del limite e della contingenza. Maria, prima culla della Parola ineffabile, primo abbraccio della luce veniente, non possiede altro tesoro che la sua umiltà: cavità che raccoglie pienezza, piccolezza che chiama infinito, limite amato che richiede abbraccio di infinito.

Oratio

1 Samuele 2,1-10:

Il mio cuore esulta nel Signore, la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio. Si apre la mia bocca contro i miei nemici, perché io godo del beneficio che mi hai concesso. Non c’è santo come il Signore, non c’è rocca come il nostro Dio. L’arco dei forti s’è spezzato, ma i deboli sono rivestiti di vigore. Il Signore giudicherà gli estremi confini della terra; darà forza al suo re ed eleverà la potenza del suo Messia.

Contemplatio

Signore, che il soffio lieve del silenzio, quale vento di grazia, porti via tutte le voci e i rumori che via via mi allontanano dal cuore del mio esistere. La scia luminosa del tuo passaggio inebri del tuo profumo l’aria in cui vivo abitualmente perché non cerchi che te. E quando le sillabe ruminate della Scrittura, insieme agli eventi portati come memoria di incontro, diventeranno fibre della mia carne, il mondo ti vedrà ancora, vedrà il tuo volto nei lineamenti della carne che io ti darò. I confini del mio esserci racconteranno i prodigi della tua potenza, se non tenterò inutilmente di fuggirli o allargarli, ma li amerò come definizione della mia unicità umana. Arriverò allora a pensare le tue parole, a parlare le tue parole, ad agire le tue parole, perché, non fuggendo più me stesso, ti avrò incontrato dove eri: nelle profondità del mio limite umano, nella mia interiorità e solitudine esistenziale, lì dove amore donato genera amore dono e crea ponti di comunione.

Lectio Divina: lunedì, 25 dicembre, 2023

Natale del Signore, Solennità

La nascita di Gesù

Luca 2, 1-20

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

2. Lettura

a) Il contesto:

Il brano evangelico che ci viene proposto oggi fa parte del così detto vangelo dell’infanzia lucano che copre i primi due capitoli del terzo vangelo. Si tratta di un

vangelo dell’infanzia. Quindi l’interesse primario dell’autore non è quello di informarci,

di fornirci i dettagli storici della nascita di Gesù, bensì di annunciare la buona novella della nascita del Messia promesso. Il bambino Gesù è già visto come il Signore così come veniva proclamato nella predicazione apostolica. Come i primi due capitoli degli Atti degli Apostoli servono da transizione dal tempo di Gesù al tempo della Chiesa, così i primi due capitoli del vangelo di Luca servono da transizione dall’Antico al Nuovo Testamento. Le citazioni e allusioni all’Antico Testamento sono continue. I personaggi, quali Zaccaria ed Elisabetta, Simeone e Anna, Giuseppe e soprattutto Maria, sono i rappresentanti della spiritualità dei poveri del Signore che caratterizza l’ultimo periodo dell’Antico Testamento. Tutti quanti e particolarmente Maria si rallegrano per l’arrivo della salvezza nella quale avevano tanto sperato. Luca divide il suo vangelo dell’infanzia in sette scene: l’annunzio della nascita di Giovanni Battista (1, 5-25), l’annunzio della nascita di Gesù (1, 26-38), la visita di Maria a Elisabetta (1, 39-56), la nascita di Giovanni Battista (1, 57-80), la nascita di Gesù (2, 1-21), la presentazione di Gesù al tempio (2, 2240), e Gesù tra i dottori nel tempio (2, 41-52). Molti studiosi sono del parere che Luca intendeva mettere in parallelo Gesù e il Battista per dimostrare la superiorità di Gesù su Giovanni, l’ultimo profeta. Con la nascita di Gesù iniziano i tempi nuovi verso i quali tutto l’Antico Testamento era orientato.

b) Il testo:

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  1. C’è posto per Gesù nella mia vita?

  2. Quali segni mi sta offrendo Dio della sua presenza?

  3. Come reagisco di fronte ad essi?

  4. Gesù è nato per portare gioia e pace. Quanto caratterizzano la mia vita questi doni?

  5. Sono portatore di gioia e di pace per gli altri?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto.

“Non c’era posto per loro”

  • Gesù nasce in estrema povertà. Non si tratta solo dell’indigenza materiale della sua famiglia. C’è molto di più. Nasce lontano dal villaggio dove risiedono i suoi genitori, lontano dall’affetto dei famigliari e amici, lontano dalla comodità che poteva offrire la casa paterna, anche se povera. Nasce tra stranieri che non si curano di lui e non gli offrono che una mangiatoia dove nascere.

  • C’è qui il grande mistero dell’incarnazione. Paolo dirà che “da ricco che era, (Gesù) si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8, 9). Il prologo del vangelo di Giovanni attesta che pur essendo colui per mezzo del quale il mondo fu fatto, Gesù, il Verbo fatto carne, “venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). È questo il dramma che segna tutta la vita di Gesù raggiungendo il suo culmine nel rifiuto assoluto di lui nel processo davanti a Pilato (vedi Gv 18, 28-19, 16). È in ultima analisi il dramma di Dio che si rivela e si offre continuamente all’umanità e viene tante volte rifiutato.

Un segno da decifrare

  • Bisogna anche dire però che non era facile per i suoi contemporanei riconoscere Gesù. Non è mai facile per nessuno, nemmeno oggi, riconoscerlo per quello che egli è veramente. Solo una rivelazione da parte di Dio ci può svelare il suo mistero (vedi ad esempio Gv 5, 37; 6, 45). Nel racconto della sua nascita, lo scopo dell’annuncio angelico è proprio quello di rivelarne il mistero.

  • Il nostro testo infatti è composto da tre parti. Nei vv. 1-7 abbiamo il fatto della nascita di Gesù in un contesto ben determinato. È la nascita di un bambino come tanti altri. I vv. 8-14 ci riferiscono l’annuncio da parte di un angelo e la visione di angeli che cantano. È la rivelazione da parte di Dio (vedi v. 15) che ci fa scoprire nel “segno” di “un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (v. 12) “il salvatore, Cristo Signore” (v. 11). Nell’ultima parte (vv. 15-20) troviamo varie reazioni di fronte alla rivelazione del mistero. Il segno che Dio offre, quando viene accolto umilmente, segna il punto di partenza del cammino di fede verso colui che si rivela.

Come decifrare il segno e accogliere Gesù

  • Il nostro testo ci presenta tre reazioni di fronte al mistero di Gesù. Ci sono innanzitutto i pastori. Essi sono caratterizzati da vari verbi di attesa/ricerca e scoperta: “vegliavano di notte facendo la guardia” (v. 8); “andiamo a vedere…” (v. 15); “andarono senz’indugio e trovarono…” (v. 16). I pastori furono aperti alla rivelazione del mistero. L’hanno accolta con semplicità credendovi (vedi vv. 15 e 20) e sono divenuti testimoni di ciò che fu loro rivelato (vedi v. 17). Ci sono poi “quelli che udirono” ciò che i pastori riferirono riguardo a Gesù (v. 16). Essi si stupiscono, incapaci di cogliere il vero significato dell’evento compiutosi tra di loro. Infine c’è la reazione di Maria. L’evangelista vuole contrastare la sua reazione con quella di “quelli che udirono”. Infatti la introduce con la frase “da parte sua” (v. 19).

  • Come loro, Maria non ha udito l’annuncio dell’angelo e non ha visto il coro angelico, ma ha soltanto udito la testimonianza dei pastori. Eppure lei la coglie. Certo, aveva avuto un annuncio angelico indirizzato proprio a lei all’inizio di questa vicenda (1, 2638). L’angelo le aveva parlato del figlio che doveva nascere da lei come del Figlio dell’Altissimo che doveva regnare per sempre (vedi 1, 32 e 35). Ma gli ultimi fatti, la sua nascita in quelle circostanze, poteva mettere in dubbio la sua parola. Ora vengono questi pastori e di nuovo dicono cose grandi di suo figlio. Maria serba tutto nel suo cuore, le parole dell’angelo, le parole dei pastori, i fatti accaduti e cerca di metterle insieme per capire chi è questo figlio che Dio le ha donato, quale sia la missione di lui e come c’entra lei in tutto questo. Maria è una donna contemplativa che tiene aperti gli occhi e le orecchie per non perdere nulla. Poi, serba e medita tutto nel silenzio del suo cuore contemplativo.

  • Vergine dell’ascolto, Maria è capace di cogliere la parola che Dio le rivolge nella quotidianità della sua vita. Solo chi ha l’ansia di ricerca dei pastori e il cuore contemplativo di Maria sarà capace di decifrare i segni della presenza e degli interventi di Dio nella vita e di accogliere Gesù nella casa della propria esistenza.

6. Salmo 98

Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto prodigi. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia. Egli si è ricordato del suo amore, della sua fedeltà alla casa di Israele. Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.

Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia.

Cantate inni al Signore con l’arpa, con l’arpa e con suono melodioso; con la tromba e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore.

Frema il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne davanti al Signore che viene, che viene a giudicare la terra. Giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine.

7. Orazione finale

O Piccolo Bambino! Mio unico tesoro, mi abbandono ai tuoi Capricci Divini. Altra gioia non voglio che quella di farti sorridere. Imprimi in me le tue grazie e le tue virtù infantili, affinché nel giorno della mia nascita al Cielo, gli angeli e i santi le riconoscono nella tua piccola sposa.

(S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo, preghiera n. 14)

Lectio Divina: martedì, 26 dicembre, 2023

S. Stefano, primo martire, Festa

Tempo di Natale

1) Preghiera

Donaci, o Padre, di esprimere con la vita il mistero che celebriamo nel giorno natalizio di santo Stefano primo martire e insegnaci ad amare anche i nostri nemici sull’esempio di lui che morendo pregò per i suoi persecutori. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10,17-22

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato”.

3) Riflessione

  • Il contrasto è enorme. Ieri, giorno di Natale, abbiamo avuto il presepe del bambino appena nato con il canto degli angeli e la visita dei pastori. Oggi è il sangue di Stefano, lapidato a morte, perché ebbe il coraggio di credere nella promessa espressa nella semplicità del presepe. Stefano criticò l’interpretazione fondamentalistica della Legge di Dio ed il monopolio del Tempio. Per questo lo uccisero (Atti 6,13-14).

  • Oggi, festa di Stefano, primo martire, la liturgia ci presenta un brano del vangelo di Matteo (Mt 10,17-22), tratto dal così detto Sermone della Missione (Mt 10,5-42). In esso Gesù avverte i discepoli dicendo che la fedeltà al vangelo comporta difficoltà e persecuzioni: “Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle sinagoghe”. Ma per Gesù l’importante nella persecuzione non è il lato doloroso della sofferenza, bensì il lato positivo della testimonianza: “Sarete condotti davanti ai governanti e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani”. La persecuzione offre l’occasione di dare testimonianza della Buona Notizia che Dio ci reca.

  • E’ quanto avvenne con Stefano. Dette testimonianza della sua fede in Gesù fino all’ultimo momento della sua vita. Nell’ora della sua morte disse: “Vedo il cielo aperto, ed il Figlio dell’Uomo in piedi alla destra di Dio” (Atti 7,56). E nel cadere morto sotto le pietre imitò Gesù gridando: “Signore, non imputar loro questo peccato!” (Atti 7,60; Lc 23,34).

  • Gesù aveva detto: “Quando vi consegneranno nelle loro mani non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perchè vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”. Questa profezia si compì anche in Stefano. I suoi avversari “non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava” (Atti 6,10). “E tutti quelli che sedevano nel Sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo” (Atti 6,15). Stefano parlava “pieno di Spirito Santo” (Atti 7,55). Per questo, la rabbia degli altri era così grande che lo linciarono.

  • Anche oggi succede la stessa cosa. In molti luoghi molte persone sono trascinate dinanzi ai tribunali e sanno dare risposte che superano la saggezza dei dotti e dei sapienti (Lc 10,21).

4) Per un confronto personale

  • Mettendoti al posto di Stefano, hai sofferto qualche volta a causa della tua fedeltà al Vangelo?

  • La semplicità del presepe e la durezza del martirio vanno di pari passo nella vita di Santi e Sante e nella vita di tante persone che oggi sono perseguitate fino alla morte a causa della loro fedeltà al vangelo. Conosci da vicino persone così?

5) Preghiera finale

Signore, sii per me la rupe che mi accoglie, la cinta di riparo che mi salva. Mi affido alle tue mani; tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. (Sal 30)

Lectio Divina: mercoledì, 27 dicembre, 2023

S. Giovanni, apostolo ed evangelista, Festa

Tempo di Natale

1) Preghiera

O Dio, che per mezzo dell’apostolo Giovanni ci hai rivelato le misteriose profondità del tuo Verbo: donaci l’intelligenza penetrante della Parola di vita, che egli ha fatto risuonare nella tua Chiesa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Giovanni 20,2-8

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”.

Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

3) Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta il brano del Vangelo di Giovanni che parla del Discepolo Amato. Probabilmente, è stato scelto questo testo da leggere e meditare oggi, festa di San Giovanni Evangelista, per l’identificazione spontanea che tutti facciamo del discepolo amato con l’apostolo Giovanni. Ma la cosa strana è che in nessun brano del vangelo di Giovanni viene detto che il discepolo amato è Giovanni. Orbene, fin dai più remoti tempi della Chiesa, si è insistito sempre nell’identificazione dei due. Per questo, nell’insistere sulla somiglianza tra i due, corriamo il rischio di perdere un aspetto molto importante del messaggio del Vangelo riguardo al discepolo amato.

  • Nel Vangelo di Giovanni, il discepolo amato rappresenta la nuova comunità che nasce attorno a Gesù. Il Discepolo Amato si trova ai piedi della Croce, insieme a Maria, la madre di Gesù (Gv 19,26). Maria rappresenta il Popolo dell’antica alleanza. Alla fine del primo secolo, epoca in cui venne compilata la redazione finale del Vangelo di Giovanni, c’era un conflitto crescente tra la sinagoga e la chiesa. Alcuni cristiani volevano abbandonare l’Antico Testamento e rimanere solo con il Nuovo Testamento. Ai piedi della Croce, Gesù dice: “Donna, ecco tuo figlio!” ed al discepolo amato: “Figlio, ecco tua madre!” Ed i due devono rimanere uniti come madre e figlio.

Separare l’Antico Testamento dal Nuovo, in quel tempo era fare ciò che oggi chiamiamo separazione tra fede (NT) e vita (AT).

  • Nel vangelo di oggi, Pietro ed il Discepolo Amato, avvisati dalla testimonianza di Maria Maddalena, corrono insieme verso il Santo Sepolcro. Il giovane è più veloce dell’anziano e arriva per primo. Guarda dentro il sepolcro, osserva tutto, ma non entra. Lascia che entri prima Pietro. Pietro entra. E’ suggestivo il modo in cui il vangelo descrive la reazione dei due uomini dinanzi a ciò che tutti e due vedono: “Entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette”. Tutti e due videro la stessa cosa, ma si dice solo del Discepolo Amato che credette: “Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” Perchè? Sarà che Pietro non credette?

  • Il discepolo amato ha uno sguardo diverso, che percepisce più degli altri. Ha uno sguardo d’amore che percepisce la presenza della novità di Gesù. Al mattino, dopo quella notte di ricerca e dopo la pesca miracolosa, è lui, il discepolo amato a percepire la presenza di Gesù e dice: “E’ il Signore!” (Gv 21,7). In quella occasione, Pietro avvisato dall’affermazione del discepolo amato, riconosce anche lui e comincia a capire. Pietro impara dal discepolo amato. Poi Gesù chiede tre volte: “Pietro, mi ami?” (Gv 21,15.16.17). Per tre volte, Pietro rispose: “Tu sai che io ti amo!” Dopo la terza volta, Gesù affida le pecore alle cure di Pietro, ed in questo momento anche Pietro diventa “Discepolo Amato”.

4) Per un confronto personale

  • Tutti coloro che crediamo in Gesù siamo oggi il Discepolo Amato. Ho lo stesso guardo d’amore per percepire la presenza di Dio e credere nella sua resurrezione?

  • Separare l’Antico del Nuovo Testamento è la stessa cosa che separare Fede e Vita. Come faccio e vivo oggi questo?

5) Preghiera finale

I monti fondono come cera davanti al Signore, davanti al Signore di tutta la terra. I cieli annunziano la sua giustizia e tutti i popoli contemplano la sua gloria. (Sal 96)

Lectio Divina: giovedì, 28 dicembre, 2023

Santi Innocenti, martiri, Festa

Tempo di Natale

1) Preghiera

Signore nostro Dio, che oggi nei santi Innocenti sei stato glorificato non a parole, ma col sangue, concedi anche a noi di esprimere nella vita la fede che professiamo con le labbra.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Matteo 2,13-18

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo”. Giuseppe destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio”.

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.

Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: “Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più”.

3) Riflessione

  • Il Vangelo di Matteo, redatto attorno agli anni 80 e 90, si preoccupa di mostrare che in Gesù si compiono le profezie. Molte volte viene detto: “Tutto ciò avvenne affinché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore….” (cf. Mt 1,22; 2,17.23; 4,14; 5,17; ecc.). Questo perché i destinatari del Vangelo di Matteo sono le comunità dei giudei convertiti che vivevano una profonda crisi di fede e di identità. Dopo la distruzione di Gerusalemme nell’anno 70, i farisei erano l’unico gruppo del giudaismo sopravissuto. Negli anni 80, quando cominciarono a riorganizzarsi, crebbe l’opposizione tra giudei farisei e giudei cristiani. Questi finirono per essere scomunicati dalla sinagoga e separati dal popolo delle promesse. La scomunica rese ancora più acuto il problema dell’identità. Non potevano più frequentare le loro sinagoghe. E furono assaliti dal dubbio: Sarà che ci sismo sbagliati? Chi è il vero popolo di Dio? Gesù è veramente il Messia?

  • E’ per questo gruppo sofferto che Matteo scrive il suo vangelo, come Vangelo di consolazione per aiutarli a superare il trauma della rottura, come Vangelo di rivelazione per mostrare che Gesù è il vero Messia, il nuovo Mosè in cui si compiono le promesse, come Vangelo della nuova pratica per insegnare il cammino di come raggiungere la nuova giustizia, più grande della giustizia dei farisei (Mt 5,20).

  • Nel vangelo di oggi appare questa preoccupazione di Matteo. Lui consola le comunità perseguitate mostrando che anche Gesù fu perseguitato. Rivela che Gesù è il Messia, infatti per ben due volte insiste nel dire che le profezie si compieranno in lui; e suggerisce inoltre che Gesù è il nuovo Messia, poiché, come Mosè, anche lui è perseguitato e deve fuggire. Indica un nuovo cammino, suggerendo che devono fare come i magi che seppero evitare la vigilanza di Erode e ritornarono alla loro dimora, prendendo un altro cammino.

4) Per un confronto personale

  • Erode dette l’ordine di uccidere i bambini di Betlemme. L’Erode di oggi continua ad uccidere milioni di bambini. Muoiono di fame, di denutrizione, di malattia, a causa dell’aborto. Oggi chi è Erode?

  • Matteo aiuta a superare la crisi di fede e di identità. Oggi, molti vivono una crisi profonda di fede e di identità. Il Vangelo, come può aiutare a superare questa crisi di fede?

5) Preghiera finale

Il nostro aiuto è nel nome del Signore che ha fatto cielo e terra. (Sal 123)

Lectio Divina: venerdì, 29 dicembre, 2023

Tempo di Natale

1) Preghiera

Dio invisibile ed eterno, che nella venuta del Cristo vera luce hai rischiarato le nostre tenebre, guarda con bontà questa tua famiglia, perché possa celebrare con lode unanime la nascita gloriosa del tuo unico Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 2,22-35

Quando venne il tempo della purificazione secondo la Legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore”; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; lo Spirito Santo che era su di lui gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

“Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”.

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

3) Riflessione

  • I primi due capitoli del Vangelo di Luca non sono storia secondo il significato che noi diamo oggi alla storia. Servono più che altro da specchio in cui i cristiani convertiti dal paganesimo, scoprirono che Gesù era venuto a compiere le profezie dell’Antico Testamento ed a rispondere alle aspirazioni più profonde del cuore umano. Sono, quindi, simbolo e specchio di ciò che stava succedendo tra i cristiani del tempo di Luca. Le comunità giunte dal paganesimo erano nate dalle comunità di giudei convertiti, ma erano diverse. Il Nuovo non corrispondeva a ciò che l’Antico immaginava ed aspettava. Era “segno di contraddizione” (Lc 2,34), causava tensioni ed era fonte di molto dolore. Nell’atteggiamento di Maria, immagine del Popolo di Dio, Luca rappresenta un modello di come perseverare nel Nuovo, senza essere infedeli all’Antico.

  • In questi due primi capitoli del Vangelo di Luca, tutto gira attorno alla nascita di due bambini: Giovanni e Gesù. I due capitoli ci fanno sentire il profumo del vangelo di Luca. In essi, l’ambiente è di tenerezza e di lode. Dall’inizio alla fine, si loda e si canta, perché, finalmente, la misericordia di Dio si è rivelata in Gesù; lui compì le promesse fatte ai padri. E Dio le compì a favore dei poveri, degli anawim, quali Elisabetta e Zaccaria, Maria e Giuseppe, Anna e Simeone, i pastori. Tutti loro seppero aspettare la sua venuta.

  • L’insistenza di Luca nel dire che Maria e Giuseppe adempirono tutto quello che la Legge prescrive, evoca ciò che Paolo scrisse nella lettera ai Galati: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perchè ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5).

  • La storia del vecchio Simeone insegna che la speranza, anche se non subito, un giorno si realizza. Non si frustra, viene realizzata. Ma la forma non sempre corrisponde a ciò che noi immaginiamo. Simeone aspettava il Messia glorioso di Israele. Giungendo al tempio, in mezzo a tante coppie che portano i loro figli, lui vede una coppia giovane di Nazaret. Ed in questa coppia povera, con il loro bambino, vede la realizzazione della sua speranza e della speranza del popolo:“I miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.”

  • Nel testo del vangelo di oggi, appaiono i temi preferiti di Luca, cioè, una forte insistenza sull’azione dello Spirito Santo, sulla preghiera e sull’ambiente di preghiera, un’attenzione continua all’azione e partecipazione delle donne ed una preoccupazione costante verso i poveri e del messaggio per i poveri.

4) Per un confronto personale

  • Saresti capace di percepire in un bambino povero la luce per illuminare le nazioni?

  • Saresti capace di sopportare tutta la vita nell’attesa della realizzazione della tua speranza?

5) Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore da tutta la terra;

cantate al Signore, benedite il suo nome. (Sal 95)

Lectio Divina: sabato, 30 dicembre, 2023

Tempo di Natale

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso, la nuova nascita del tuo unico Figlio nella nostra carne mortale ci liberi dalla schiavitù antica, che ci tiene sotto il giogo del peccato. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

2) Lettura dal Vangelo secondo Luca 2,36-40

In quel tempo, c’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

3) Riflessione

  • Nei primi due capitoli di Luca, tutto ruota attorno alla nascita di due creature: Giovanni e Gesù. I due capitoli ci fanno sentire il profumo del Vangelo di Luca. In essi, l’ambiente è di tenerezza e di lode. Dall’inizio alla fine, si loda e si canta la misericordia di Dio: i cantici di Maria (Lc 1,46-55), di Zaccaria (Lc 1,68-79), degli angeli (Lc 2,14), di Simeone (Lc 2,29-32). Finalmente, Dio viene per compiere le sue promesse, e le compie a favore dei poveri, degli anawim, di coloro che sanno perseverare e sperare nella sua venuta: Elisabetta, Zaccaria, Maria, Giuseppe, Simeone, Anna, i pastori.

  • I capitoli 1 e 2 del Vangelo di Luca sono molto conosciuti, ma poco approfonditi. Luca scrive imitando gli scritti dell’AT. E’ come se i primi due capitoli del suo vangelo fossero l’ultimo capitolo dell’AT che apre la porta per la venuta del Nuovo. Questi due capitoli sono il cardine tra il Nuovo e l’Antico Testamento. Luca vuole dimostrare che le profezie si stanno realizzando. Giovanni e Gesù compiono l’Antico ed iniziano il Nuovo.

  • Luca 2,36-37: La vita della profetessa Anna. “In quel tempo, c’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.” Come Giuditta (Gd 8,1-6), anche Anna è vedova. Come Debora (Jz 4,4), anche lei è profetessa. Cioè, è una persona che comunica qualcosa di Dio e che ha un’apertura speciale verso le cose della fede fino al punto di poterle comunicare agli altri. Anna si è sposata giovane, ha vissuto da sposata sette anni, è rimasta vedova e continua a dedicarsi a Dio fino all’età di ottantaquattro anni. Oggi,

in quasi tutte le nostre comunità, nel mondo intero, si incontrano un gruppo di signore di una certa età, molte di loro vedove, la cui vita si riassume nella preghiera e nell’essere presenti alle celebrazioni e nel servizio al prossimo.

  • Luca 2,38: Anna e il bambino Gesù. “Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. Giunse al tempio nel momento in cui Simeone abbracciava il bambino e conversava con Maria sul futuro del figlio (Lc 2,25-35). Luca suggerisce che Anna prenda parte a questo gesto. Lo sguardo di Anna è uno sguardo di fede. Lei vede un bambino nelle braccia di sua madre e scopre in lui il Salvatore del mondo.

  • Luca 2,39-40: La vita di Gesù a Nazaret. “Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui”. In queste poche parole, Luca comunica qualcosa del mistero dell’incarnazione. “Il Verbo si fece carne e fissò tra di noi la sua dimora” (Gv 1,14). Il Figlio di Dio si fece uguale a noi in tutto ed assunse la condizione di servo (Filip 2,7). Fu obbediente fino alla morte ed alla morte di croce (Filip 2,8). Visse trentatre anni fra di noi, e di questi trenta li visse a Nazaret. Se vogliamo sapere come fu la vita del Figlio di Dio durante gli anni che visse a Nazaret, dobbiamo cercare di conoscere la vita di qualsiasi nazareno di quell’epoca, cambiare il nome, dargli il nome di Gesù e conosceremo la vita del Figlio di Dio nei trenta e tre anni della sua vita, in tutto uguale a noi, tranne che nel peccato (Eb 4,15). In questi anni della sua vita, “il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui”. In un altro passaggio, Luca afferma la stessa cosa con altre parole. Dice che il bambino “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52).

  • Crescere in sapienza significa assimilare la conoscenza, l’esperienza umana accumulata lungo i secoli: i tempi, le feste, le medicine, le piante, le preghiere, le usanze, ecc. Ciò si impara vivendo e convivendo nella comunità naturale della gente. Crescere in età significa nascere piccolo, crescere e diventare adulto. E’ il processo di ogni essere umano con le sue gioie e le sue tristezze, le sue scoperte e frustrazioni, le sue rabbie e i suoi amori. Ciò si impara vivendo e convivendo in famiglia, con i genitori, i fratelli e le sorelle, i parenti. Crescere in grazia significa: scoprire la presenza di Dio nella vita, la sua azione in tutto ciò che succede, la vocazione, la sua chiamata. La lettera agli Ebrei dice che: “Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì” (Eb 5,8).

4) Per un confronto personale

  • Conosci persone come Anna, che hanno uno sguardo di fede sulle cose della vita?

  • Crescere in sapienza, età e grazia: come avviene questo nella mia vita?

5) Preghiera finale

Annunziate di giorno in giorno la salvezza del Signore, in mezzo ai popoli narrate la sua gloria, a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. (Sal 95)

Lectio Divina: domenica, 31 dicembre, 2023

Santa Famiglia di Gesu, Maria e Giuseppe

La presentazione del Bambino al tempio

Luca 2, 22-40

1. Orazione iniziale

O Dio, nostro creatore e padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, gli anziani donino ai piccoli la loro saggezza matura, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore.

2. Lettura: Luca 2, 22-40

22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore. 25 Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio: 29 “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, 31 preparata da te davanti a tutti i popoli, 32 luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele”. 33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. 36 C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

3. Momento di silenzio orante

  • perché la Parola di Dio possa abitare in noi e la lasciamo illuminare la nostra vita;

  • perché prima dei nostri commenti, è la luce stessa della Parola che deve brillare e imporsi, col suo mistero di presenza vivente del Signore.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  1. Perché mai Gesù, figlio dell’Altissimo, e sua madre Maria, concepita senza peccato, devono sottomettersi alla prescrizione di Mosè? Forse perché Maria non aveva ancora coscienza della sua innocenza e santità?

  2. Oltre alle parole di Simeone, in tutto il suo atteggiamento, come anche in quello della profetessa Anna, c’è un significato speciale? Il loro agire e la loro gioia non richiamano forse lo stile degli antichi profeti?

  3. Come spiegare questa “spada che trafigge: si tratta di una lacerazione delle coscienze davanti alle sfide e alle richieste di Gesù? Oppure si tratta solo di una sofferenza intima della Madre?

  4. Può significare qualche cosa questa scena per i genitori di oggi: per la formazione religiosa dei loro figli; per il progetto che Dio ha su ciascuno dei loro figli, per le paure e le angosce che i genitori si portano nel cuore pensando a quando i figli saranno grandi?

5. Una chiave di lettura

per coloro che vogliono approfondire il contenuto.

  • a) Secondo la legge di Mosè/del Signore: è una specie di ritornello, più volte ripetuto. Luca mescola due prescrizioni, senza molta distinzione. La purificazione della madre era prevista dal Levitico (12, 2-8) e si compiva quaranta giorni dopo il parto. Fino a quel momento la donna non poteva avvicinarsi ai luoghi sacri, e la cerimonia era accompagnata dall’offerta di un capo di bestiame minuto. Invece la consacrazione dei primogeniti era prescritta in Esodo 13, 11-16: ed era considerata una specie di “riscatto” – anche qui con l’offerta di piccoli animali – in ricordo dell’azione salvifica di Dio quando liberò gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto. In tutta la scena i genitori appaiono come nell’atto di presentare/offrire il figlio come si faceva con le vittime e i leviti; mentre nella figura di Simeone e Anna appare piuttosto Dio che offre/presenta il figlio per la salvezza del popolo.

  • b) Le figure di Simeone e Anna: sono figure cariche di valore simbolico. Esse hanno il ruolo del riconoscimento, che proviene sia dalla illuminazione e dal movimento dello Spirito, ma anche da una vita condotta con l’attesa più intensa e fiduciosa. In particolare di Simeone lo si definisce come “prosdekòmenos”, cioè uno tutto concentrato nell’attesa, uno che va incontro per accogliere. Anche lui appare perciò obbediente alla legge, quella dello Spirito, che lo spinge verso il bambino, dentro il tempio. Anche il cantico che proclama manifesta questa sua pro-existentia: è vissuto per arrivare a questo momento; ora si sottrae, perché anche gli altri vedano la luce e la salvezza che arriva, per Israele e per le genti. A sua volta Anna, con la sua stessa età (valore simbolico: 84 è 7×12: dodici è il numero delle tribù; oppure 84 – 7= 77, perfezione raddoppiata), ma soprattutto con il suo modo di vivere (digiuni e preghiere) e con la proclamazione a chi “attendeva”, completa il quadro. E’ guidata dallo Spirito di profezia, docile e purificata nel cuore. Inoltre appartiene alla più piccola delle tribù, quella di Aser: segno che i più piccoli e fragili sono più disposti a riconoscere il Gesù il Salvatore. Tutti e due questi anziani – che sono come una coppia originale – sono simbolo del giudaismo migliore, della Gerusalemme fedele e mite, che attende e gioisce, e che lascia d’ora in poi brillare la nuova luce.

  • c) Una spada che trafigge: in genere si interpreta come annuncio di sofferenza per Maria, un dramma visibilizzato dall’Addolorata. Ma dobbiamo piuttosto intendere qui la Madre come il simbolo di Israele: Simeone intuisce il dramma del suo popolo, che sarà profondamente lacerato dalla parola viva e tagliente del redentore (cfr Lc

12, 51-53). Maria ne rappresenta il percorso: deve affidarsi, ma attraverserà dolori e oscurità, lotte e silenzi angosciosi. La storia del Messia sofferente sarà dilacerante per tutti, anche per la Madre: non si segue la nuova luce destinata al mondo intero, senza pagare il prezzo, senza essere provocati a scelte rischiose, senza rinascere sempre di nuovo dall’alto e in novità. Ma queste immagini della “spada che trafigge”, del bambino che “farà inciampare” e scuoterà i cuori dal torpore, non vanno separate dal gesto così carico di senso dei due anziani: l’uno, Simeone, prende fra le braccia il bambino, per indicare che la fede è incontro e abbraccio, non idea e teorema; l’altra, Anna, si fa annunciatrice, e accende in chi “lo attendeva” una luce sfolgorante.

  • d) La vita quotidiana, epifania di Dio: interessante è infine notare che tutto l’episodio da rilievo alle situazioni più semplici e familiari: la coppia degli sposi con il bambino in braccio; l’anziano che gioisce e abbraccia, l’anziana che prega e annuncia, gli ascoltatori che appaiono indirettamente coinvolti. E anche la conclusione del brano va intravedere il borgo di Nazaret, la crescita del bambino in un contesto normale, l’impressione di un bambino dotato in modo straordinario di sapienza e bontà. Il tema della sapienza intrecciata con la vita normale di crescita e nel contesto del villaggio, lascia come sospesa la storia: essa si riaprirà proprio con il tema della sapienza del ragazzo fra i dottori del tempio. Sarà proprio l’episodio che segue immediatamente (Lc 2, 41-52).

6. Salmo 122 (121)

Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i seggi del giudizio, i seggi della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!” Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

7. Orazione finale

Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Padre, perché mediante il tuo Figlio, nato da donna per opera dello Spirito santo, nato sotto la legge, ci ha riscattati dalla legge e hai riempito la nostra esistenza di luce e di speranza nuova. Fa che le nostre famiglie siano accoglienti e fedeli verso i tuoi progetti, aiutino e sostengano nei figli i sogni e l’entusiasmo nuovo, li avvolgano di tenerezza quando sono fragili, li educhino all’amore a te e a tutte le tue creature. A te nostro Padre, ogni onore e gloria.

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 

 

“L’Oasi di Engaddi” – “Il Regno è già in mezzo a voi”(Lc.17,20)

 
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