Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 8-14_Novembre-2021

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Lunedì, 8 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 17,1-6

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! 

Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai”.

Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi riporta tre parole diverse di Gesù: una su come evitare di scandalizzare i piccoli, l‟altra sull‟importanza del perdono ed una terza sulla fede in Dio che dobbiamo avere.
  • Luca 17,1-2: Prima parola: evitare lo scandalo. “Gesù disse ai suoi discepoli: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli”. Lo scandalo è ciò che fa inciampare e cadere la persona. A livello di fede significa ciò che allontana la persona dal buon cammino. Scandalizzare i piccoli, essere per loro motivo di allontanarli da Dio e far loro perdere la fede in Lui. Chi fa questo riceve la seguente sentenza: “Una pietra da mulino al collo e gettato nel più profondo del mare!” Perché tanta severità? Perché Gesù si identifica con i piccoli, i poveri. (Mt 25,40.45). Sono i suoi preferiti, i primi destinatari della Buona Novella (cf. Lc 4,18). Chi tocca loro, tocca Gesù! Lungo i secoli, molte volte, noi cristiani per il nostro modo di vivere la fede siamo stati il motivo per cui i piccoli si sono allontanati dalla Chiesa e sono andati verso altre religioni. Non sono riusciti più a credere, come diceva l‟apostolo nella lettera ai romani, citando il profeta Isaia: “Infatti, il come di Dio è bestemmiato per causa vostra tra i pagani.” (Rom 2,24; Is 52,5; Ez 36,22). Fino a dove abbiamo colpa? Meritiamo anche noi la macina di mulino al collo?
  • Luca 17,3-4: Seconda parola: Perdonare il fratello. “Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai”. Sette volte al giorno! Non è poco! Gesù chiede molto! Nel vangelo di Matteo, lui dice che dobbiamo perdonare settanta volte sette! (Mt 18,22). Il perdono e la riconciliazione sono uno dei temi su cui Gesù insiste maggiormente. La grazia di poter perdonare le persone e riconciliarle tra loro e con Dio fu concessa a Pietro (Mt 16,19), agli apostoli (Gv 20,23) ed alla comunità (Mt 18,18). La parabola sulla necessità di perdonare il prossimo non lascia dubbi: se non perdoniamo i fratelli, non possiamo ricevere il perdono di Dio (Mt 18,22-35; 6,12.15; Mc 11,26). E non c‟è proporzione tra il perdono che riceviamo da Dio e il perdono che dobbiamo offrire al prossimo. Il perdono con cui Dio ci perdona gratuitamente è come dieci mila talenti paragonati a cento denari (Mt 18,23-35). Dieci mila talenti sono 174 tonnellate d‟oro; cento denari non superano 30 grammi d‟
  • Luca 17,5-6: Terza parola: Aumenta in noi la fede. “Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”. In questo contesto di Luca, la domanda degli apostoli appare come motivata dall‟ordine di Gesù di perdonare fino a settanta volte sette, in un giorno, il fratello o la sorella che pecca contro di noi. Non è facile perdonare. Solo con molta fede in Dio è possibile giungere al punto di avere un amore così grande che ci renda capaci di perdonare fino a settanta volte sette, in una giornata, il fratello che pecca contro di noi. Umanamente parlando, agli occhi del mondo, perdonare così è una pazzia e scandalo, ma per noi questo atteggiamento è espressione della saggezza divina che di perdona infinitamente di più. Paolo diceva: “Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i pagani (1Cor 1,23).

4) Per un confronto personale

  • Nella vita, qualche volta, sono stato motivo di scandalo per il mio prossimo? O qualche volta, gli altri sono stati per me motivo di scandalo?
  • Sono capace di perdonare sette volte al giorno mio fratello o mia sorella che mi offende sette volte al giorno?

5) Preghiera finale

Cantate al Signore canti di gioia,  meditate tutti i suoi prodigi.  Gloriatevi del suo santo nome:  gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (Sal 104)


 

Martedì, 9 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

O Padre, che prepari il tempio della tua gloria, con pietre vive e scelte, effondi sulla Chiesa il tuo Santo Spirito, perché edifichi il popolo dei credenti che formerà la Gerusalemme del cielo. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Giovanni 2,13-22

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». 

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Riflessione

  • Il nostro brano contiene un insegnamento chiaro ed inequivocabile di Gesù nel tempio. Precedentemente Giovanni battista aveva reso testimonianza a Gesù dicendo che era il messia (1,29); i primi discepoli, su indicazione del Battista, lo hanno riconosciuto come l’Agnello di Dio, una qualità del messia: inaugurare una nuova pasqua e alleanza, realizzare la liberazione definitiva dell’uomo (Gv 1,35-51); a Cana, Gesù compie un primo segno per manifestare la sua gloria (Gv 2,1-12): la gloria diventa visibile, può essere contemplata, quindi si manifesta. È la gloria del Padre presente nella persona di Gesù e che si manifesta agli inizi della sua attività, anticipando così la sua «ora» (17,1). In che maniera si manifesta la sua gloria? Dio instaura gratuitamente con l’uomo una nuova relazione; lo unisce intimamente a lui dandogli la capacità di amare come Lui, per mezzo dello Spirito che purifica il cuore dell’uomo e lo rende figlio di Dio. È necessario, però, riconoscere l’amore immutabile di Dio, resosi manifesto in Gesù, rispondendo con fede, con un adesione personale.
  • Gesù e il tempio. Ora Gesù è a Gerusalemme, nel tempio e dando compimento alla profezia di Malachia (Ml 3,1-3), si proclama messia. Tale presenza di Gesù e soprattutto il suo insegnamento produce una tensione. Il lettore comprende, ora, come le grandi dispute con in giudei avvengono sempre nel tempio; in questo luogo Gesù pronuncia le sue denunce sostanziali; il suo compito è di condurre il popolo fuori dal tempio (2,15; 10,4). In fondo Gesù viene condannato perché rappresenta un pericolo per il tempio e per il popolo. Gesù va a Gerusalemme in occasione della Pasqua dei Giudei: è un’occasione clamorosa per manifestarsi in pubblico e per rivelare a tutti che egli è il messia. In quella festa Gerusalemme è piena di pellegrini venuti da ogni parte e quindi il suo operato avrebbe avuto un effetto risonante in tutta la Palestina. Arrivato a Gerusalemme viene subito collocato nel tempio dove sono all’azione diversi tipi di venditori e cambiavalute.. L’incontro nel Tempio non è con persone che cercano Dio ma commercianti del sacro: l’importo per aprire delle bancherelle di vendita veniva versato al sommo sacerdote. Gesù sceglie questa occasione (la pasqua), questo luogo (il tempio) per dare un segno. Prende un flagello, uno strumento che simboleggiava il messia nel mentre punisce vizi e pratiche malvage, e caccia tutti dal tempio, insieme a pecore e buoi.  Degna di nota è la sua invettiva contro i venditori di colombe (v.12). La colomba era un animale utilizzato per gli olocausti propiziatori (Lv 1,14-17), nei sacrifici di espiazione e di purificazione (Lv 12,8; 15,14.29), soprattutto se coloro che le offrivano erano poveri (Lv 5,7; 14,22.30ss). I venditori qui coloro che vendono le colombe, vale a dire, la riconciliazione con Dio per denaro. 
  • La casa di mio Padre. L’espressione sta a indicare che Gesù nel suo agire si comporta da Figlio, Lui rappresenta il Padre nel mondo. Hanno trasformato il culto di Dio in commercio. Il tempio non è più il luogo dell’incontro con Dio, ma un mercato dove vige la presenza del denaro. Il culto è diventato il pretesto per fare lucro. Gesù attacca l’istituzione centrale di Israele, il tempio: simbolo del popolo e della elezione. Denuncia che al Tempio è stata sottratta la sua funzione storica: essere segno dell’abitazione di Dio in mezzo al suo popolo. La prima reazione al gesto di Gesù viene dai discepoli che lo associano al salmo 69,10: «la passione per la tua casa mi consumerà». La seconda reazione viene dai sommi sacerdoti che rispondono al posto dei venditori del tempio: «che segno mostri per poter compiere queste cose?» (v.18). Gli hanno domandato un segno; egli dà loro quello della sua morte: «distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» (v.19). Gesù è il tempio che assicura la presenza di Dio nel mondo, la presenza del suo amore; la morte in croce farà di Lui il tempio unico e definitivo di Dio. Il tempio costruito da mani d’uomo è decaduto; sarà Gesù a sostituirlo, perché Lui è ora la presenza di Dio nel mondo; in Lui è presente il Padre.

Per un confronto personale

  • Hai compreso che il segno dell’amore di Dio per te non è più il tempio ma una Persona: Gesù crocifisso?
  • Non sai che questo segno viene rivolto a te personalmente per realizzare la tua liberazione definitiva?

Preghiera finale

Dio è per noi rifugio e fortezza,  aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra,  se vacillano i monti nel fondo del mare. (Sal 45)


 

Mercoledì, 10 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 17,11-19

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. 

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi!” Appena li vide, Gesù disse: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono sanati. 

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. 

Ma Gesù osservò: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, Luca racconta la guarigione dei dieci lebbrosi, di cui uno solo ringrazia Gesù. Ed era un samaritano! La gratitudine è un altro tema assai tipico di Luca: vivere in atteggiamento di gratitudine e lodare Dio per tutto ciò che da Lui riceviamo. Per questo Luca dice molte volte che la gente rimaneva ammirata e lodava Dio per le cose che Gesù compiva (Lc 2,28.38; 5,25.26; 7,16; 13,13; 17,15.18; 18,43; 19,37; ecc). Il vangelo di Luca ci riporta diversi cantici ed inni che esprimono questa esperienza di gratitudine e di riconoscenza (Lc 1,46-55; 1,68-79; 2,29-32).
  • Luca 17,11: Gesù in viaggio verso Gerusalemme. Luca ricorda che Gesù era in viaggio verso Gerusalemme, passando per la Samaria per recarsi in Galilea. Dall’inizio del suo viaggio (Lc 9,52) fino a qui (Lc 17,11), Gesù cammina per la Samaria. Solo ora sta uscendo dalla Samaria, passando per la Galilea per poter giungere a Gerusalemme. Ciò significa che gli insegnamenti importanti dati in questi ultimi capitoli dal 9 fino al 17 furono dati tutti su un territorio che non era giudeo. L’udire ciò deve essere stato motivo di molta gioia per le comunità di Luca, venute dal paganesimo. Gesù, il pellegrino, continua il suo viaggio verso Gerusalemme. Continua eliminando le disuguaglianze che gli uomini hanno creato. Continua il lungo e doloroso cammino dalla periferia verso la capitale, da una religione rinchiusa in se stessa verso una religione aperta che sa accogliere gli altri come fratelli e sorelle, figli e figlie dello stesso Padre. Questa apertura si manifesta anche nell’accoglienza data ai dieci lebbrosi.
  • Luca 17,12-13: Il grido dei lebbrosi. Dieci lebbrosi si avvicinano a Gesù, si fermano a distanza e gridano: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!” Il lebbroso era una persona esclusa. Era emarginato e disprezzato, non aveva diritto a convivere con la sua famiglia. Secondo la legge della purezza, i lebbrosi dovevano andare in giro con vesti lacerate e capelli sciolti, gridando: “Impuro! Impuro!” (Lv 13,45-46). Per i lebbrosi, la ricerca della guarigione significava lo stesso che cercare la purezza per poter essere reintegrati nella comunità. Non potevano avvicinarsi agli altri. (Lv 13,45-46). Se qualcuno era toccato da un lebbroso diventava impuro e ciò gli impediva di poter dirigersi a Dio. Mediante questo grido, essi esprimevano la fede in Gesù che poteva curarli e restituire loro la purezza. Ottenere la purezza significava sentirsi di nuovo accolti da Dio e poter dirigersi a Lui per ricevere la benedizione promessa ad Abramo.
  • Luca 17,14: La risposta di Gesù e la guarigione. Gesù risponde: “Andate a presentarvi ai sacerdoti!” (cf. Mc 1,44). Il sacerdote doveva verificare la guarigione ed attestare la purezza del guarito (Lv 14,1-32). La risposta di Gesù esigeva molta fede da parte dei lebbrosi. Dovevano andare dal sacerdote come se fossero già stati sanati, quando, in realtà, il loro corpo continuava ad essere coperto dalla lebbra. Ma loro credevano alla parola di Gesù e andarono dal sacerdote. Ed avvenne che, lungo il cammino, si manifestò la guarigione. Furono purificati. Questa guarigione evoca la storia della purificazione di Naaman di Siria (2Re 5,9-10). Il profeta Eliseo ordina all’uomo di lavarsi nel Giordano. Naaman doveva credere alla parola del profeta. Gesù ordina ai dieci di presentarsi ai sacerdoti. Loro dovevano credere alla parola di Gesù.
  • Luca 17,15-16: Reazione del samaritano. “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano”. Perché gli altri non ritornarono? Perché solo il samaritano? Secondo l’opinione dei giudei di Gerusalemme, il samaritano non osservava la legge come doveva. Tra i giudei c’era la tendenza ad osservare la legge per poter meritare o conquistare la giustizia. Grazie all’osservanza, loro avevano già accumulato meriti e crediti davanti a Dio. Gratitudine e gratuità non fanno parte del vocabolario delle persone che vivono così il loro rapporto con Dio. Forse per questo non ringraziano per il beneficio ricevuto. Nella parabola del vangelo di ieri, Gesù aveva formulato la stessa domanda: “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?” (Lc 17,9) E la risposta era: “No!” Il samaritano rappresenta le persone che hanno una chiara coscienza che noi, essere umani, non abbiamo meriti o diritto davanti a Dio. Tutto è grazia, cominciando dal dono della propria vita!
  • Luca 17,17-19: L’osservazione finale di Gesù. Gesù osserva: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?” Per Gesù, ringraziare gli altri per il beneficio ricevuto è un modo di rendere a Dio la lode che gli è dovuta. Su questo punto, i samaritani davano lezioni ai giudei. Oggi sono i poveri coloro che svolgono il ruolo del samaritano, e ci aiutano a riscoprire questa dimensione della gratuità della vita. Tutto ciò che riceviamo deve essere considerato come un dono di Dio che viene a noi mediante il fratello e la sorella.
  • L’accoglienza data ai samaritani nel vangelo di Luca. Per Luca, il posto che Gesù concedeva ai samaritani è lo stesso di quello che le comunità dovevano riservare ai pagani. Gesù presenta un samaritano come modello di gratitudine (Lc 17,17-19) e di amore verso il prossimo (Lc 10,30-33). Questo doveva essere assai scioccante, poiché per i giudei, samaritano o pagano era la stessa cosa. Non potevano avere accesso agli altri interni del Tempio di Gerusalemme, né partecipare al culto. Erano considerati portatori di impurezza, impuri fin dalla culla. Per Luca, invece, la Buona Notizia di Gesù si rivolge in primo luogo alle persone e ai gruppi considerati indegni di riceverla. La salvezza di Dio che ci giunge in Gesù è puro dono. Non dipende dai meriti di nessuno.

Per un confronto personale

  • E tu, ringrazi in genere le persone? Ringrazi per convinzione o per semplice usanza? E nella preghiera: ringrazi o dimentichi?
  • Vivere con gratitudine è segno della presenza del Regno in mezzo a noi. Come trasmettere agli altri l’importanza di vivere nella gratitudine e nella gratuità?

Preghiera finale

Il Signore è il mio pastore: 

non manco di nulla;  su pascoli erbosi mi fa riposare,  ad acque tranquille mi conduce. (Sal 22)


 

Giovedì, 11 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 17,20-25

In quel tempo, interrogato dai farisei: “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!” Disse ancora ai discepoli: “Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. 

Vi diranno: Eccolo là, o eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno.  Ma prima è necessario che egli soffra molto e sia ripudiato da questa generazione”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci riporta la discussione tra Gesù e i farisei sul momento della venuta del Regno. I vangeli di oggi e dei prossimi giorni trattano la venuta della fine dei tempi.
  • Luca 17,20-21: Il Regno in mezzo a noi. “Quando verrà il regno di Dio?”, Gesù rispose: “Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!” I farisei pensavano che il Regno potesse venire solo dopo che la gente fosse giunta alla perfetta osservanza della Legge di Dio. Per loro, la venuta del Regno, sarebbe la ricompensa di Dio al buon comportamento della gente, e il messia sarebbe venuto in modo ben solenne come un re, ricevuto dal suo popolo. Gesù dice il contrario. La venuta del Regno non può essere osservata come si osserva la venuta dei re della terra. Per Gesù, il Regno di Dio è venuto già! E’ già in mezzo a noi, indipendentemente dal nostro sforzo o merito. Gesù ha un altro modo di vedere le cose. Ha un altro modo di leggere la vita.

Preferisce il samaritano che vive con gratitudine ai nove che pensano di meritare il bene che ricevono da Dio (Lc 17,17-19). 

  • Luca 17,22-24: Segni per riconoscere la venuta del Figlio dell’Uomo. “Verrà un tempo in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: Eccolo là, o eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno”. In questa affermazione di Gesù ci sono elementi che vanno dalla visione apocalittica della storia, assai comune nei secoli prima e dopo Gesù. La visione apocalittica della storia ha la caratteristica seguente: in epoche di grandi persecuzioni e di oppressione, i poveri hanno l’impressione che Dio perda il controllo della storia. Loro si sentono persi, senza orizzonte e senza speranza di liberazione. In questi momenti di apparente assenza di Dio, la profezia assume la forma di apocalisse. Gli apocalittici, cercano di illuminare la situazione disperata con la luce della fede per aiutare la gente a non perdere la speranza e continuare ad avere coraggio nel cammino. Per mostrare che Dio non perde il controllo della storia, essi descrivono le diverse tappe della realizzazione del progetto di Dio attraverso la storia. Iniziato in un determinato momento significativo nel passato, questo progetto di Dio va avanti, tappa dopo tappa, attraverso le situazioni vissute dai poveri, fino alla vittoria finale alla fine della storia. In questo modo, gli apocalittici collocano il momento presente come una tappa già prevista nell’insieme ampio del progetto di Dio. Generalmente, l’ultima tappa prima dell’avvento del fine è rappresentata come un momento di sofferenza e di crisi, di cui molti hanno cercato di approfittarsi per illudere la gente dicendo: “Vi diranno: Eccolo là, o eccolo qua; non andateci, non seguiteli. Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno”. Avendo lo sguardo di fede che Gesù comunica, i poveri possono percepire che il regno è già in mezzo a loro (Lc 17,21), come il lampo, senza ombra di dubbio. La venuta del Regno porta con se la propria evidenza e non dipende dai pronostici degli altri.
  • Luca 17,25: Per la Croce fino alla Gloria. “Ma prima è necessario che egli soffra molto e sia ripudiato da questa generazione”. Sempre la stessa avvertenza: la Croce, scandalo per i giudei e follia per i greci, ma per noi espressione della saggezza e del potere di Dio (1Cor 1,18.23). Il cammino verso la Gloria passa per la croce. La vita di Gesù è il nostro canone, è la norma canonica per tutti noi.

Per un confronto personale

  • Gesù dice: “Il regno è in mezzo a voi!” Hai trovato già qualche segno del Regno nella tua vita, nella vita della tua nazione o nella vita della tua comunità?
  • La croce nella vita. La sofferenza. Come vedi la sofferenza, cosa ne fai?

Preghiera finale

Il Signore è fedele per sempre,  rende giustizia agli oppressi,  dà il pane agli affamati. 

Il Signore libera i prigionieri. (Sal 145)


 

Venerdì, 12 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 17,26-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti. 

Come avvenne anche al tempo di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma nel giorno in cui Lot uscì da Sodoma piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà. 

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. 

Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà. 

Vi dico: in quella notte due si troveranno in un solo letto; l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo, l’una verrà presa e l’altra lasciata”. 

Allora i discepoli gli chiesero: “Dove, Signore?” Ed egli disse loro: “Dove sarà il cadavere, là si raduneranno anche gli avvoltoi”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi continua la riflessione sulla venuta della fine dei tempi e ci presenta parole di Gesù su come prepararsi per la venuta del Regno. Era una faccenda che, in quel tempo, scatenava molte discussioni. Chi determina l’ora della venuta della fine, è Dio. Pero il tempo di Dio (kairós) non si misura secondo il tempo del nostro orologio (chronos). Per Dio, un giorno può essere uguale a mille anni, e mille anni uguali a un giorno (Sal 90,4; 2Pt 3,8). Il tempo di Dio corre invisibile nel nostro tempo, ma indipendentemente da noi e dal nostro tempo. Noi non possiamo interferire nel tempo, ma dobbiamo essere preparati per il momento in cui l’ora di Dio si fa presente nel nostro tempo. Può esser oggi, può essere da qui a mille anni. Ciò che dà sicurezza non è sapere l’ora della fine del mondo, ma sì la certezza della presenza della Parola di Gesù presente nella vita. Il mondo passerà, ma la parola di Dio non passerà mai (cf Is 40,7-8).
  • Luca 17,26-29: Come nei giorni di Noé e di Lot. La vita trascorre normalmente: mangiare, bere, sposarsi, comprare, vendere, piantare, raccogliere. La routine può avvolgerci tanto che non riusciamo a pensare a null’altro. Ed il consumismo del sistema neoliberale contribuisce ad aumentare in molti di noi questa totale disattenzione alla dimensione più profonda della vita. Lasciamo entrare le tarme nella trave della fede che regge la dimensione più profonda della vita. Quando la tormenta distrugge la casa, molti di noi danno la colpa al falegname: “Fatto male!” In realtà, il crollo è dovuto alla nostra disattenzione prolungata. L’allusione alla distruzione di Sodoma, quale figura di ciò che avverrà alla fine dei tempi, è un’allusione alla distruzione di Gerusalemme dai romani negli anni 70 dC (cf Mc

13,14). 

  • Luca 17,30-32: Così sarà nei giorni del Figlio dell’Uomo. “Così sarà nei giorni in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà”. Difficile per noi immaginare la sofferenza ed il trauma che la distruzione di Gerusalemme causano nelle comunità, sia dei giudei sia dei cristiani. Per aiutarli a capire e ad affrontare la sofferenza, Gesù si serve di paragoni tratti dalla vita: “In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza, se le sue cose sono in casa, non scenda a prenderle; così chi si troverà nel campo, non torni indietro”. La distruzione avverrà con una tale rapidità che non vale la pena scendere per andare a cercare qualcosa in casa (Mc 13,15-16). “Ricordatevi della moglie di Lot” (cf. Gen 19,26), cioè, non guardate indietro, non perdete tempo, prendete la decisione e andate avanti: è questione di vita o di morte.
  • Luca 17,33: Perdere la vita per salvarla. “Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece l’avrà perduta la salverà”. Solo la persona che è stata capace di darsi completamente agli altri si sente realizzata nella vita. Perde la vita chi la conserva solo per sé. Questo consiglio di Gesù è la conferma della più profonda esperienza umana: la fonte della vita si trova nel dono della vita. Dando si riceve. “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24). Importante è la motivazione che aggiunge il vangelo di Marco: “per causa mia e del vangelo” (Mc 8,35). Dicendo che nessuno è capace di conservare la propria vita con il suo sforzo, Gesù evoca il salmo in cui si dice che nessuno è capace di pagare il prezzo del riscatto della vita: “Nessuno può riscattare se stesso, o dare a Dio il suo prezzo. Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba”. (Sal 49,8-

10). 

  • Luca 17,34-36: Vigilanza. “Vi dico: in quella notte due si troveranno in un solo letto; l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo, l’una verrà presa e l’altra lasciata”. Evoca la parabola delle dieci vergini. Cinque erano prudenti e cinque stolte (Mt 25,1-11). Ciò che importa è essere preparati. Le parole “L’uno verrà preso e l’altro lasciato” evocano le parole di Paolo ai Tessalonicesi (1Tes 4,13-17), quando dice che con la venuta del Figlio dell’uomo, saremo rapiti in cielo accanto a Gesù. Queste parole “lasciati dietro” fornirono il titolo ad un terribile e pericoloso romanzo dell’estrema destra fondamentalistica degli Stati Uniti: “Lefted behind!” Un romanzo che non ha nulla a che vedere con il senso reale delle parole di Gesù.
  • Luca 17,37: Dove e quando? “I discepoli chiesero: “Dove Signore?” E Gesù rispose: Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno anche gli avvoltoi”. Risposta enigmatica. Alcuni pensano che Gesù evochi la profezia di Ezechiele, ripresa nell’Apocalisse, in cui il profeta si riferisce alla battaglia vittoriosa finale contro le forze del male. Gli animali rapaci o gli avvoltoi saranno invitati a mangiare la carne dei cadaveri (Ez 39,4.17-20; Ap 19,17-18). Altri pensano che si tratti della valle di Giosafat, dove avverrà

il giudizio finale secondo la profezia di Gioele (Gal 4,2.12). Altri pensano che si tratti semplicemente di un proverbio popolare che significava più o meno ciò che dice il nostro proverbio: “Dove c’è il fumo, c’è anche il fuoco!”

Per un confronto personale

  • Sono del tempo di Noè o del tempo di Lot?
  • Romanzo di estrema destra. Come mi pongo dinanzi a questa manipolazione politica della fede in Gesù?

Preghiera finale

Beato l’uomo di integra condotta,  che cammina nella legge del Signore.  Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti  e lo cerca con tutto il cuore. (Sal 118)


 

Sabato, 13 Novembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 18,1-8

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: “C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé. Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a

importunarmi”. E il Signore soggiunse: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. 

Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi riporta un elemento molto caro a Luca: la preghiera. E’ la seconda volta che Luca riporta le parole di Gesù per insegnarci a pregare. La prima volta (Lc

11,1-13), ci insegnò il Padre Nostro e, per mezzo di paragoni e parabole, insegnò che dobbiamo pregare con insistenza, senza stancarci. Ora, questa seconda volta (Lc 18,18), ricorre di nuovo ad una parabola tratta dalla vita per insegnare la costanza nella preghiera. E’ la parabola della vedova che scomoda il giudice senza morale. Il modo di presentare la parabola è molto didattico. In primo luogo, Luca presenta una breve introduzione che serve da chiave di lettura. Poi racconta la parabola. Alla fine, Gesù stesso la spiega: 

  • Luca 18,1: L’introduzione. Luca presenta la parabola con la frase seguente: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi “. La raccomandazione di “pregare senza stancarsi” appare molte volte nel Nuovo Testamento (1 Tes 5,17; Rom 12,12; Ef 6,18; ecc). Ed è una caratteristica della spiritualità delle prime comunità cristiane.
  • Luca 18,2-5: La parabola. Poi Gesù presenta due personaggi della vita reale: un giudice senza considerazione per Dio e senza considerazione per gli altri, ed una vedova che lotta per i suoi diritti presso il giudice. Il semplice fatto di indicare questi due personaggi rivela la coscienza critica che aveva della società del suo tempo. La parabola presenta la gente povera che lotta nel tribunale per ottenere i suoi diritti. Il giudice decide di prestare attenzione alla vedova e di farle giustizia. Il motivo è questo: per liberarsi dalla vedova molesta e non essere più importunato da lei. Motivo di interesse personale. Ma la vedova ottiene ciò che vuole! Ecco un fatto di vita quotidiana, di cui Gesù si serve per insegnare a pregare.
  • Luca 18,6-8: L’applicazione. Gesù applica la parabola: “Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente”. Se non fosse Gesù, noi non avremmo avuto il coraggio di paragonare Gesù ad un giudice disonesto! Ed alla fine Gesù esprime un dubbio: “Ma il Figlio dell’Uomo quando viene, troverà fede sulla terra?” Ossia, avremo il coraggio di sperare, di avere pazienza, anche se Dio tarda nel fare ciò che gli chiediamo?
  • Gesù in preghiera. I primi cristiani avevano un’immagine di Gesù in preghiera, in contatto permanente con il Padre. Infatti, la respirazione della vita di Gesù era fare la volontà del Padre (Gv 5,19). Gesù pregava molto ed insisteva, affinché la gente e i suoi discepoli pregassero. Poiché è confrontandosi con Dio che emerge la verità e che la persona ritrova se stessa in tutta la sua realtà ed umiltà. Luca è l’evangelista che più ci informa sulla vita di preghiera di Gesù. Presenta Gesù in costante preghiera. Ecco alcuni momenti in cui Gesù appare in preghiera. Tu, voi potete completare l’elenco:
    • A dodici anni va al Tempio, alla Casa del Padre (Lc 2,46-50).
    • Prega quando è battezzato e nell’assumere la missione (Lc 3,21).
    • All’inizio della missione, trascorre quaranta giorni nel deserto (Lc 4,1-2).
    • Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con testi della Scrittura (Lc 4,3-12). – Gesù ha l’abitudine di partecipare il sabato a celebrazioni nelle sinagoghe (Lc 4,16) – Cerca la solitudine del deserto per pregare ( Lc 5,16; 9,18). 
    • Prima di scegliere i dodici Apostoli, trascorre la notte in preghiera (Lc 6,12).
    • Prega prima dei pasti (Lc 9,16; 24,30).
    • Prega prima della sua passione e nell’affrontare la realtà (Lc 9,18).
    • Nella crisi, sale sulla Montagna ed è trasfigurato quando prega (Lc 9,28).
    • Dinanzi alla rivelazione del vangelo ai piccoli, dice: “Padre io ti ringrazio!” (Lc 10,21) – Pregando, suscita negli apostoli la volontà di pregare (Lc 11,1). 
    • Prega per Pietro affinché non perda la fede (Lc 22,32).
    • Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli (Lc 22,7-14).
    • Nell’Orto degli Ulivi, prega, anche sudando sangue (Lc 22,41-42).
    • Nell’angoscia dell’agonia, chiede ai suoi amici di pregare con lui (Lc 22,40.46).
    • Nell’ora di essere inchiodato sulla croce, chiede perdono per i malfattori (Lc 23,34). – Nell’ora della morte dice: “Nelle tue mani consegno il mio spirito!” (Lc 23,46; Sal 31,6)  – Gesù muore emettendo il grido del povero (Lc 23,46). 
  • Questa lunga lista indica quanto segue. Per Gesù la preghiera è intimamente legata alla vita, ai fatti concreti, alle decisioni che doveva prendere. Per poter essere fedeli al progetto del Padre, cercava di rimanere da solo con Lui. Lo ascoltava. Nei momenti difficili e decisivi della sua vita, Gesù recitava i Salmi. Come qualsiasi giudeo pio, li conosceva a memoria. La recita dei Salmi non spense in lui la creatività. Anzi. Gesù creò lui stesso un Salmo che ci trasmise: il Padre Nostro. La sua vita è una preghiera permanente: “Cerco sempre la volontà di colui che mi ha mandato!” (Gv 5,19.30) A lui si applica ciò che dice il Salmo: “Io sono preghiera!” (Sal 109,4)

Per un confronto personale

  • C’è gente che dice di non saper pregare, ma parla con Dio tutto il giorno? Tu conosci persone così? Racconta. Ci sono molti modi in cui oggi la gente esprime la sua devozione e prega. Quali sono?
  • Cosa ci insegnano queste due parabole sulla preghiera? Cosa mi insegnano sul mio modo di vedere la vita e le persone?

Preghiera finale

Beato l’uomo che teme il Signore  e trova grande gioia nei suoi comandamenti.  Potente sulla terra sarà la sua stirpe,  la discendenza dei giusti sarà benedetta. (Sal 111)


 

Domenica, 14 Novembre 2021

Discorso finale 

Marco 13,24-32

1. Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna, 

che fai della nostra fragile vita  la rupe della tua dimora,  conduci la nostra mente  a percuotere la roccia del deserto,  perché scaturisca acqua alla nostra sete.  La povertà del nostro sentire  ci copra come manto nel buio della notte  e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio  finché l’alba,  avvolgendoci della luce del nuovo mattino,  ci porti, 

con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto  che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,  il sapore della santa memoria.

2. Lectio

  1. a) Il testo:

24 In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore 25 e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. 26 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27 Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. 28 Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina; 29 così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. 30 In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. 31 Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. 32 Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. b) Momenti di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi. 

3. Meditatio

  1. a) Alcune domande:
  • Dopo quella tribolazione. La vita umana porta i segni del travaglio, il sigillo di una morte gravida di vita nuova: possiamo pensarci tra gli eletti che saranno radunati dai quattro venti?
  • Il Figlio dell’uomo viene sulle nubi: saremo capaci di alzare lo sguardo dalle nostre misere cose per vederlo arrivare all’orizzonte della nostra storia?
  • Dal fico imparate. L’uomo ha tanto da imparare e non deve cercare chissà dove. La natura è il primo libro di Dio. Abbiamo la volontà di sfogliarlo, oppure ne strappiamo le pagine pensando di possederlo?
  • Tutto passa, solo la Parola di Dio rimane in eterno. Quante parole vane, quanti sogni e piaceri inghiottiti dal tempo che inesorabilmente porta via ciò che ha fine! La roccia sulla quale abbiamo costruito noi stessi è la roccia della Parola del Dio vivente?
  • Quel giorno e quell’ora nessuno lo conosce: non sta a noi sapere. Il Padre sa. Siamo disposti a fidarci?! b) Chiave di lettura:

Il profondo mutamento del cosmo descritto da Marco tra metafore e realtà annuncia l’imminenza della fine che introduce ad una immensa novità. L’apparizione del Figlio sulle nubi apre l’umanità alla dimensione celeste. Egli non è un giudice inappellabile, ma un Salvatore potente, che compare nello splendore della gloria divina, per riunire gli eletti, per renderli partecipi della vita eterna nel regno beato del cielo. Non c’è in Marco scena di giudizio, minaccia o condanna… volendo suscitare la speranza e nutrire l’attesa, si annuncia la vittoria finale.

  1. 24-25. Dopo quella tribolazione il sole si oscurerà… alla grande tribolazione si oppone

una nuova realtà. L’evangelista considera vicina la parusia, anche se l’ora resta sconosciuta. Lo sconvolgimento del cosmo è descritto con espressioni tipiche del linguaggio apocalittico, in una forma stilistica accurata: i quattro elementi sono disposti due a due con il ricorso al parallelismo. È evidente il richiamo a Is 13,10 quando si parla di oscurarsi del sole e della luna, a Is 34,4 quando si parla di sconvolgimento delle potenze che sono nei cieli. 

  1. 26. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e splendore. È il punto culminante del discorso escatologico di Marco. Il tempo dell’attesa si compie, arriva il momento della ricapitolazione di tutto in Cristo. La fine del mondo non è altro che la premessa della parusia gloriosa del Figlio dell’uomo prevista da Dn 7,13. Le nubi indicano la presenza di Dio che nelle teofanie se ne serve per scendere sulla terra. Gli attributi della sovranità divina, la potenza e la gloria, ricordati da Gesù davanti al sinedrio (14,62), non sono una minaccia per l’uomo, ma la proclamazione solenne della dignità messianica che trascende l’umanità di Cristo.
  2. 27. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Con questo primo atto del Figlio dell’uomo

emerge il significato vero della parusia: la salvezza escatologica del popolo di Dio sparso nel mondo. Gli eletti tutti saranno riuniti. Nessuno sarà dimenticato. Non si parla di castigo dei nemici né di catastrofi punitive, ma di unificazione. E non ci sarà luogo estraneo a questo perché dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo gli angeli raduneranno gli uomini attorno a Cristo. È un incontro glorioso. 

  1. 28. Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l’estate è vicina. La parabola del fico sta a dire la certezza e la

prossimità degli eventi annunciati, in modo particolare la venuta del Figlio dell’uomo, prefigurata nella vicina passione, morte e risurrezione. L’imperativo rivolto agli ascoltatori: Imparate! rivela il senso parentetico della similitudine: è un invito a penetrare a fondo il senso delle parole di Gesù per comprendere il progetto di Dio sul mondo. La pianta del fico che perde le foglie in autunno avanzato e le rimette tardi rispetto alle altre piante, a primavera inoltrata, annuncia l’arrivo dell’estate. 

  1. 29. Così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte. L’uomo può conoscere il disegno di Dio, dagli eventi che accadono. Quali le

cose che devono accadere? Marco aveva parlato al v. 14 dell’abominio della desolazione.

Questo è il segno, il segno della fine, cioè della parusia, dell’apparizione del Figlio dell’uomo. Quelle cose che sono l’inizio delle doglie porteranno ad una nuova nascita, perché Egli è vicino, alle porte. 

  1. 30. In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute. Sono state fatte molte ipotesi sul significato di questa generazione. Più

che un’affermazione cronologica si tratta di una espressione cristologica. La Chiesa primitiva ha sempre affermato, pur sperando in una venuta a breve termine del Signore, l’incertezza del momento preciso. Ogni credente che legge, in qualsiasi tempo, può pensarsi come facente parte di questa generazione. 

  1. 31. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. La certezza che le parole del Signore non passeranno mai infonde fiducia a chiunque riflette sulla caducità del mondo e delle cose del mondo. Costruirsi sulla Parola di Dio permetterà che non sussista l’abominio della desolazione e che il sole, la luna e le stelle non perdano il loro splendore. L’oggi di Dio diventa per l’uomo l’unica via per accedere a se stesso perché, se nelle sue parole l’oggi non sarà mai ieri né domani, non dovrà più temere la morte.
  2. 32. Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre. La fine è certa , ma la conoscenza di quando

avverrà è riservata al Padre. Gesù non ha mai detto nulla di preciso a riguardo. Quindi, se qualcuno pretende di rifarsi a un suo presunto insegnamento, mente. La fine fa parte di quei segreti insondabili che fanno parte del mistero del Padre. La missione del Figlio è l’attuazione del regno, non la rivelazione del compimento della storia umana. Gesù condivide così fino in fondo la condizione umana. Con la sua kenosi volontaria ben si accorda la possibilità di ignorare il giorno e l’ora della fine del mondo. c) Riflessione:

La tribolazione come pane quotidiano per la vita dell’uomo è il segno della venuta del Figlio di Dio. Una vita gravida di un volto nuovo non può non conoscere i dolori del parto. Dispersi all’estremità della terra, lontani gli uni dagli altri, i figli dell’Altissimo saranno radunati dai quattro venti, dal soffio divino che percorre la terra. Il Figlio dell’uomo viene sulle nubi mentre il nostro sguardo è fisso a terra, alle nostre opere di fango, perduto tra le lacrime della delusione e del fallimento. Quando saremo capaci di alzare lo sguardo dalle nostre misere cose per vederlo arrivare all’orizzonte della nostra storia, la vita si riempirà di luce e impareremo a leggere la sua scrittura sulla sabbia del nostro pensare e volere, del nostro cadere e sognare, del nostro andare e imparare. Quando avremo il coraggio di sfogliare le pagine della vita di ogni giorno e raccogliere i semi della Parola eterna gettati nei solchi del nostro essere, troverà pace il nostro cuore. E le parole vane, i piaceri inghiottiti dal tempo, non resteranno che un ricordo perduto perché la roccia sulla quale avremo costruito noi stessi sarà la roccia della Parola del Dio vivente. Se quel giorno e quell’ora nessuno lo conosce, non sta a noi indagare. Il Padre sa e noi ci fideremo di lui.

4. Oratio 

Sapienza 9,1-6.9-11

Dio dei padri e Signore di misericordia,  che tutto hai creato con la tua parola,  che con la tua sapienza hai formato l’uomo,  perché domini sulle creature che tu hai fatto,  e governi il mondo con santità e giustizia,  e pronunzi giudizi con animo retto,  dammi la sapienza che siede accanto a te in trono  e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,  perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella,  uomo debole e di vita breve,  incapace di comprendere la giustizia e le leggi.  Se anche uno fosse il più perfetto tra gli uomini,  privo della tua sapienza, sarebbe stimato un nulla.  Con te è la sapienza che conosce le tue opere,  che era presente quando creavi il mondo;  essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi  e ciò che è conforme ai tuoi decreti. 

Mandala dai cieli santi, dal tuo trono glorioso,  perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica,  e io sappia che cosa ti è gradito.  Essa tutto conosce e tutto comprende;  mi guiderà con prudenza nelle mie azioni  e mi proteggerà con la sua gloria.

5. Contemplatio

Signore, guardo il ramo tenero del fico che è la mia vita e aspetto. Mentre le ombre della sera si allungano sui miei passi, ripenso alla tua parola. Quanta pace in cuore mentre la mente si lascia andare al pensiero di te. Nel tuo tempo la mia attesa su di te si compie. Nel mio tempo la tua attesa su di me si compie. Il tempo, quale mistero di passato e futuro, di eterno presente. Le onde dell’oggi si infrangono nelle esperienze brucianti della tua Presenza e mi rimandano ai giochi sulla sabbia che puntualmente il mare mi distrugge. Eppure sono felice. 

Felice del mio niente, della mia sabbia che non resta in piedi, perché ancora una volta la tua Parola scrive. Noi cerchiamo di fermarci nel tempo, scrivendo e parlando, realizzando opere eccelse che resistano alle intemperie nei secoli. E tu invece ti fermi a scrivere sulla sabbia, a realizzare opere di amore che hanno il profumo di una lebbra accarezzata e non fuggita, il suono di voci straziate e senza forma come sottofondo giornaliero, il sapore di una vendetta sfumata e di un abbraccio ridonato… opere che non restano se non nel cuore di Dio e nella memoria di quei viventi, attenti alle tracce di un volo di colomba nel cielo della propria esistenza. Ogni giorno io possa guardare le nubi e consumarmi nella nostalgia del tuo ritorno, tenero amore dell’anima mia. Amen.

 

 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.