Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 6-12_Dicembre-2021

Lunedì, 6 dicembre 2021

II settimana di Avvento

Preghiera 

Salga a te, o Padre, la preghiera del tuo popolo, perché nell’attesa fervida e operosa si prepari a celebrare con vera fede il grande mistero dell’incarnazione del tuo unico

Figlio. 

Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Luca 5,17-26

Un giorno Gesù sedeva insegnando. Sedevano là anche farisei e dottori della legge, venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni. 

Ed ecco alcuni uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a lui. Non trovando da qual parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. Veduta la loro fede, disse: “Uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”. 

Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere dicendo: “Chi è costui che pronunzia bestemmie? 

Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?”. Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: “Che cosa andate ragionando nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Àlzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati: io ti dico – esclamò rivolto al paralitico – alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio. 

Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: “Oggi abbiamo visto cose prodigiose”.

Riflessione

  • Seduto, Gesù insegnava. Alla gente piaceva ascoltarlo. Qual’era il tema dell’insegnamento di Gesù? Parlava sempre di Dio, di suo Padre, ma ne parlava in un modo nuovo, attraente, diverso dagli scribi e dai farisei. (Mc 1,22.27). Gesù rappresentava Dio come la grande Buona Notizia per la vita umana; un Dio Padre/Madre che ama ed accoglie le persone, ed un Dio che non minaccia e non condanna.
  • Un paralitico è trasportato da quattro uomini. Gesù è per loro l’unica speranza. Vedendo la loro fede, dice al paralitico: I tuoi peccati ti sono rimessi! In quel tempo, la gente credeva che i difetti fisici (paralisi, etc.) fossero un castigo di Dio per qualche peccato commesso. Per questo, i paralitici e molti altri disabili fisici si sentivano rifiutati ed esclusi da Dio! Gesù insegnava il contrario. La fede così grande del paralitico era un segno evidente del fatto che coloro che lo aiutavano erano accolti da Dio. Per questo Gesù dichiara: I tuoi peccati ti sono rimessi! Ossia: “Dio non ti rifiuta!”
  • L’affermazione di Gesù non coincideva con l’idea che i dottori avevano di Dio. Per questo, loro reagiscono: Lui pronuncia bestemmie! Secondo il loro insegnamento, solo Dio poteva perdonare i peccati. E solamente il sacerdote poteva dichiarare una persona perdonata e purificata. Come mai Gesù, nei loro occhi un laico, poteva dichiarare il paralitico perdonato e purificato dai peccati? E poi, se un semplice laico poteva perdonare i peccati, i dottori ed i sacerdoti avrebbero perso la loro funzione! Per questo reagiscono e si difendono.
  • Gesù giustifica la sua azione: Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i tuoi peccati, o dire: Alzati e cammina? Evidentemente, per un uomo è molto più facile dire: “I tuoi peccati ti sono rimessi”, poiché nessuno può verificare il fatto. Ma se uno dice: “Alzati e cammina!”, in questo caso tutti possono vedere se si ha o no questo potere di guarire. Per questo, per dimostrare che, in nome di Dio, aveva il potere di perdonare i peccati, Gesù dice al paralitico: ”Alzati, e cammina!” Guarisce l’uomo! Dimostra che la paralisi non è un castigo di Dio per il peccato, e dimostra che la fede dei poveri è una prova del fatto che Dio li accoglie nel suo amore.

Per un confronto personale

  • Mettendomi nella posizione di coloro che aiutano il paralitico: sarei capace di aiutare un malato, salirlo sul tetto e fare ciò che hanno fatto i quattro? Tengo tanta fede?
  • Qual è l’immagine di Dio che ho in me e che si irradia negli altri? Quella dei dottori o quella di Gesù? Dio di compassione o di minaccia?

Preghiera finale

Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace:  la tua presenza ci riempirà di gioia. (cf. Sal 106,4-5; Is 38,3)


 

Martedì, 7 dicembre 2021

Martedì della II settimana di Avvento

Preghiera 

O Dio, che hai fatto giungere ai confini della terra il lieto annunzio del Salvatore, fa’ che tutti gli uomini accolgano con sincera esultanza la gloria del suo Natale. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 18,12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una, non lascerà forse le novantanove sui monti, per andare in cerca di quella perduta? 

Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 

Così il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”.

Riflessione

  • Una parabola non è un insegnamento da ricevere in modo passivo o da rinchiudere nella memoria, bensì è un invito a partecipare alla scoperta della verità. Gesù comincia chiedendo: “Che ve ne pare?” Una parabola è una domanda con una risposta non definita. La risposta dipende dalla reazione e partecipazione degli ascoltatori. Cerchiamo, quindi, la risposta a questa parabola della pecora smarrita.
  • Gesù racconta una storia molto breve e molto semplice: un pastore ha 100 pecore, ne perde una, lascia le 99 sulla montagna e va alla ricerca della pecorella smarrita. E Gesù chiede: “Che ve ne pare?” Ossia: “Voi fareste la stessa cosa?” Quale sarà stata la risposta dei pastori e delle altre persone che ascoltavano Gesù raccontare questa storia? Farebbero la stessa cosa? Qual è la mia risposta alla domanda di Gesù? Pensiamo bene prima di rispondere.
  • Se tu avessi 100 pecore e ne perdessi una, cosa faresti? Non bisogna dimenticare che le montagne sono luoghi di difficile accesso, con profondi precipizi, abitati da animali pericolosi e dove i ladroni si nascondono. E non puoi dimenticare che hai perso una sola pecora, quindi ne hai ancora 99! Hai perso poco! Abbandoneresti le altre 99 su quelle montagne? Forse solo una persona con poco buon senso farebbe ciò che fece il pastore della parabola di Gesù? Pensatelo bene!
  • I pastori che ascoltarono la storia di Gesù, avranno pensato e commentato: “Solo un pastore senza giudizio agisce in questo modo!” Sicuramente avranno chiesto a Gesù: “Gesù, scusa, ma chi è quel pastore di cui si sta parlando? Fare ciò che lui ha fatto, è pura follia!”
  • Gesù risponde: “Questo pastore è Dio, nostro Padre, e la pecora smarrita sei tu!” Detto con altre parole, chi compie questa azione è Dio mosso dal suo grande amore per i piccoli, i poveri, gli esclusi! Solamente un amore molto grande è capace di compiere una follia così. L’amore con cui Dio ci ama supera la prudenza ed il buon senso umano. L’amore di Dio commette follie. Grazie a Dio! Se non fosse così, saremmo perduti!

Per un confronto personale

  • Mettiti nella pelle della pecorella smarrita ed anima la tua fede e la tua speranza. Tu sei questa pecorella!
  • Mettiti nei panni del pastore e verifica se il tuo amore per i piccoli è vero.

Preghiera finale

Cantate al Signore un canto nuovo,  cantate al Signore da tutta la terra.  Cantate al Signore, benedite il suo nome,  annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. (Sal 95)


 

Mercoledì, 8 dicembre 2021

L’Annunciazione

Lectio

  1. a) Orazione iniziale:

Rallegrati, o Vergine Maria,  già sorge la stella di Giacobbe.

Si compiono oggi le Scritture: 

come nube feconda viene il Signore. Viene il nostro Dio, non sta in silenzio;  l’orecchio fai attento al suo saluto. Dolce è il verbo del suo labbro,  nobile il disegno del suo cuore. Splende come ali di colomba  il vestimento del suo messaggero;  scende come zefiro d’estate 

su di te, fecondo, il suo conforto. Spiega la sua forza il nostro Dio,  nella tua carne trova il suo riposo;  trova in te il suo santuario, lodalo ed amalo per sempre. Eccolo, appare il suo corteo,  davanti a lui cammina la giustizia. Domerà l’orgoglio dei potenti,  renderà agli umili il vigore. Stenderà la sua misericordia  sugli uomini che temono il suo nome; 

umile ancella del Signore,  tessici le lodi dell’Amore.

  1. Lettura dal Vangelo secondo Luca 1, 26-38

26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: “Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te”. 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 34Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 35Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37nulla è impossibile a Dio”. 38Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

  1. Momenti di silenzio:

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Meditatio

  1. a) Chiave di lettura:

Anche se riprende le tematiche di Matteo e Marco, il vangelo di Luca è una composizione originale in molti aspetti. L’evangelista inserisce nel suo racconto del materiale nuovo rispetto agli altri racconti evangelici. Nei primi due capitoli che trattano dell’infanzia di Gesù, Luca si fa alle tradizioni ebraiche, con molti riferimenti diretti e indiretti all’Antico Testamento. La teologia, il simbolismo e tutto l’insieme dei racconti dell’infanzia di Gesù hanno e trovano le radici nel mondo semitico, diverso in molti versi dal mondo e dal pensiero greco. L’evangelista ambienta l’inizio del suo racconto nell’ambiente degli ‘anawîm, i poveri del Signore, cioè quelli che sono sottomessi con altruismo alla volontà di Dio, fermi nella fede che il Signore manderà loro la salvezza in tempo opportuno. Agli ‘anawîm il Signore promette di inviare il Messia «mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per allietare gli afflitti di Sion…» (Is 61, 1ss). Questa promessa di Dio si avvera in Gesù di Nàzaret che entrando «secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga» (Lc 4, 16) proclama che la promessa di Dio pronunciata per mezzo di Isaia «si è adempiuta» (Lc 4, 21) in lui. Solo gli ‘anawîm possono accogliere dal figlio di Giuseppe il carpentiere e di Maria (Lc 4, 22; Mt 13, 53-58; Mc 6, 1-6; Gv 1, 45) il lieto annunzio della salvezza, gli altri purtroppo si scandalizzano di lui. Il Messia è umile e dolce, la «sua bocca» pronuncia «parole di grazia» (Lc 4, 22), perciò per accoglierlo bisogna prepararsi, rientrare in se stessi per accogliere il promesso di Israele. Perciò il Signore ammonisce per mezzo del profeta: «Cercate il Signore voi tutti, umili della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia, cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore» (Sof 2, 3).

In questo contesto, «Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria» (Lc 1, 26-27). Questa vergine è una degli ‘anawîm ai quali il Signore rivela la sua salvezza. Con lei si trovano altri due‘anawîm che «erano avanti negli anni» (Lc 1, 7), «un sacerdote chiamato Zaccaria» ed Elisabetta che «era sterile» e perciò senza figli (Lc 1, 5-7). Anche a questi due disonorati (Gen 30, 33; 1Sam 1, 5-8; 2Sam 6, 23; Os 9, 11) viene annunciata la salvezza del Signore. Purtroppo a Gerusalemme, nel tempio, durante la liturgia, luogo della rivelazione, della potenza e della gloria di Dio, questa buona novella non viene accolta dal sacerdote (Lc 1, 8-23). Ma la parola di Dio non si lega e non la si può limitare. Dice in fatti il Santo di Israele: «Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 10-11). Per questo Elisabetta «nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio» (Lc 1, 36-37). Questo sarà l’evento offerto a Maria come un segno della «potenza dell’Altissimo» (Lc 1, 35) che si stenderà come ombra su di lei per concepire il Figlio di Dio dallo Spirito Santo che «scenderà» su di lei (Lc 1, 34-35). Il Figlio, si chiamerà Gesù, «sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 31-33). Queste parole dell’angelo, riecheggiano le stesse rivolte ad Acaz: «Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14).

Perciò dopo la concezione di Giovanni, cioè «nel sesto mese» (Lc 1, 26) la buona novella viene accolta «in una città della Galilea, chiamata Nàzaret» (Lc 1, 26) da una fanciulla, «vergine, promessa sposa» (Lc 1, 27). «Nàzaret» e «Maria» fanno contrasto con

«Gerusalemme» e «sacerdote»; come pure è contrastante la frase «entrando da lei» con la parola «tempio». Il Signore si rivela in luoghi umili e viene accolto da gente umile dalle quali, a giudizio degli uomini, non «può mai venire qualcosa di buono» (Gv 1, 45). Maria è invitata a gioire: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1, 28). La presenza del Signore in mezzo al suo popolo è occasione di gioia perché la presenza del Signore porta salvezza e benedizione. L’invito dell’angelo è rivolto al popolo intero di Dio nella persona di Maria. Perciò, tutto il popolo di Dio è chiamato a gioire a rallegrarsi nel Signore suo salvatore. è la gioia messianica che viene annunziata a tutti: «Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele» (Is 12, 6); «Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di

Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna», ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura…» (Sof 3, 14-15ss);

«Gioisci, esulta figlia di Sion, perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te» (Zc 2, 14).

Il concepimento di Gesù è un evento nuovo, la primizia della futura creazione nuova operata dalla potenza generatrice di Dio che viene incontro all’impossibilità di concepire di Maria perché ancora non conosce uomo (Lc 1, 34). L’ombra che l’Altissimo stende su Maria richiama la nube che di giorno accompagnava il popolo nel deserto (Es

13, 22), che adombrava il monte Sinai rivelando la Gloria del Signore per sei giorni (Es 19, 16; 24, 17). è anche un segno della protezione di Dio, elargita al giusto che invoca il nome del Signore e si rimette nelle sue mani durante la prova (Sal 17, 8; 57, 2; 140, 8). Nella creazione, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, segno della potenza creatrice della parola di Dio (Gen 1, 2).

Dio supera ogni umana capacità, nulla è impossibile a lui (Lc 1, 47; Gen 18, 14; Ger 32, 27). Davanti al Signore della gioia, della vita e della salvezza, Maria accoglie la sua parola generatrice e creatrice: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38).

  1. b) Domande per orientare la meditazione e attualizzazione:
  • Il Signore si rivela agli ‘anawîm del suo popolo. Secondo te chi sono gli ‘anawîm contemporanei a noi?
  • Molte volte ci sentiamo in un mondo ostile alla rivelazione di Dio. Sembra anche che egli si sia ammutolito, che non riveli più la sua parola che da vita. è vero questo? Se egli ci parla ancora, dove puoi incontrare la sua parola vivente? Come accoglierla?
  • Le potenze del male sembrano avvolgere il nostro mondo inquieto. Le diverse modalità di oppressione sembrano addirittura opprimere anche il Dio della gioia, della libertà, della misericordia. Quale atteggiamento prendi tu davanti a questa realtà? Pensi che il testo di oggi ti ispiri ad un atteggiamento giusto davanti a situazioni impossibili?
  • Quale pensi sia la caratteristica dell’atteggiamento di Maria? Ti rivela qualcosa nella tua vita?

Oratio

  1. a) Cantico di Maria:

L’anima mia magnifica il Signore  e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,  perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.  Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente  e Santo è il suo nome: 

di generazione in generazione la sua misericordia  si stende su quelli che lo temono.  Ha spiegato la potenza del suo braccio,  ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;  ha rovesciato i potenti dai troni, 

ha innalzato gli umili;  ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi.  Ha soccorso Israele, suo servo,  ricordandosi della sua misericordia,  come aveva promesso ai nostri padri,  ad Abramo e alla sua discendenza,  per sempre.

  1. b) Momenti dedicati al silenzio orante

Contemplatio

[Nella contemplazione], infatti, agli uomini forti è consentito raccogliersi quando desiderano restare con se stessi, coltivare assiduamente i germogli delle virtù e nutrirsi, felicemente, dei frutti del paradiso. Qui si conquista quell’occhio il cui sereno sguardo ferisce d’amore lo Sposo, e per mezzo della cui trasparenza e purezza si vede Dio. Qui si pratica un ozio laborioso e si riposa in un’azione quieta. Qui, per la fatica del combattimento, Dio dona ai suoi atleti la ricompensa desiderata, cioè la pace che il

mondo ignora, e la gioia nello Spirito Santo. 

Questa è quella Rachele avvenente, di bell’aspetto, che Giacobbe, sebbene fosse meno fertile di figli, amò più di Lia, certo più feconda ma dagli occhi cisposi. Meno numerosi, infatti, sono i figli della contemplazione rispetto a quelli dell’azione; tuttavia Giuseppe e Beniamino più degli altri fratelli sono amati dal padre. 

Questa è quella parte migliore che Maria ha scelto e che non le sarà tolta. 

(Dalla Lettera di San Bruno a Rodolfo il Verde)


 

Giovedì, 9 dicembre 2021

II settimana di Avvento 

Preghiera 

Risveglia, o Dio, la fede del tuo popolo perché prepari le vie del tuo unico Figlio, e per il mistero della sua venuta possa servirti con la santità della vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. 

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,11-15

In quel tempo Gesù disse alla folla: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 

Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. 

 

La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, Gesù, dà un’opinione su Giovanni Battista. Paragonato con le persone del Vecchio Testamento, non c’è nessuno più grande di Giovanni. Giovanni è il più grande di tutti: più grande di Geremia, più grande di Abramo, più grande di Isaia! Ma paragonato con il Nuovo Testamento, Giovanni è inferiore a tutti. Il più piccolo nel Regno è più grande di Giovanni! Come capire questa qualificazione apparentemente contraddittoria che Gesù fa di Giovanni?
  • Poco prima, Giovanni aveva mandato a chiedere a Gesù: “E’ il Signore o dobbiamo attenderne un altro?” (Mt 11,3). Giovanni sembrava aver dubbi rispetto a Gesù. Gesù infatti non corrispondeva all’idea che lui, Giovanni, si era fatto del messia, un giudice severo che doveva venire a realizzare il giudizio di condanna e di ira (Mt 3,7). Doveva tagliare gli alberi dalle radici (Mt 3, 10), pulire il campo e gettare il palo secco nel fuoco (Mt 3,12). Ma Gesù, invece di essere un giudice severo, è amico di tutti, “mite ed umile di cuore” (Mt 11,29), accoglie i peccatori e mangia con loro (Mc 2,16).
  • Gesù risponde a Giovanni citando il profeta Isaia: “Andate a riferire a Giovanni ciò che voi udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me!” (Mt 11,5-6; cf. Is 33,56;29,18). Risposta dura. Gesù manda Giovanni ad analizzare meglio le Scritture per poter cambiare la visione erronea che aveva del messia.
  • Giovanni fu grande! Il maggiore di tutti! Ed il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di Giovanni! Giovanni è il maggiore, perché lui era l’ultimo eco del Vecchio Testamento. Fu Giovanni che, per la sua fedeltà, potè finalmente indicare il messia al popolo: “Ecco l’agnello di Dio!” (Gv 1,36), e la lunga storia iniziata con Abramo raggiunse il suo obiettivo. Ma Giovanni non fu capace di capire da solo la portata della presenza del Regno di Dio in Gesù. Lui era nel dubbio: “E’ il Signore o dobbiamo aspettare un altro?” La storia antica, essa sola, non comunica alla persona la luce sufficiente per capire tutta la novità della Buona Notizia di Dio che Gesù ci porta. Il Nuovo non entra nell’Antico. Sant’Agostino diceva: “Novum in Vetere latet, Vetus in Novo patet”, che tradotto significa: “Il Nuovo è già nascosto nel Vecchio. Ma il Vecchio rivela solo il suo pieno significato nel Nuovo”. Chi sta con Gesù e vive con lui riceve da lui una luce che dà occhi nuovi per scoprire un significato più profondo nel Vecchio. E qual’è questa novità?
  • Gesù offre una chiave: “La legge e tutti i profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, intenda!” Gesù non spiega, ma dice: “Chi ha orecchi, intenda.” Elia doveva venire per preparare la venuta del Messia e ricostruire la comunità: “Ricondurre il cuore dei genitori verso i figli ed il cuore dei figli per i genitori” (Mal 3,24). Giovanni annunciò il Messia e cercò di ricostruire la comunità (Lc 1,17). Ma gli sfuggiva il mistero più profondo della vita in comunità. Solo Gesù lo comunicò, annunciando che Dio è Padre e, quindi, siamo tutti fratelli e sorelle. Questo annuncio porta con sé una forza nuova che ci rende capaci di superare le divergenze e creare comunità.
  • Sono questi i violenti che riescono a conquistare il Regno. Il Regno non è una dottrina, ma è un modo nuovo di vivere come fratelli e sorelle, a partire dall’annuncio che Gesù fa: Dio è Padre di tutti.

Per un confronto personale

  • Il Regno è dei violenti, cioè, appartiene a coloro che come Gesù hanno il coraggio di creare comunità. Anche tu?
  • Gesù aiutò Giovanni a capire meglio i fatti per mezzo della Bibbia. La Bibbia mi aiuta a capire meglio i fatti della mia vita?

Preghiera finale

O Dio, mio re, voglio esaltarti  e benedire il tuo nome  in eterno e per sempre.  Buono è il Signore verso tutti,  la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)


 

Venerdì, 10 dicembre 2021

Venerdì II settimana di Avvento 

Preghiera

Rafforza, o Padre, la nostra vigilanza nell’attesa del tuo Figlio, perché, illuminati dalla sua parola di salvezza, andiamo incontro a lui con le lampade accese. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. 

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,16-19

In quel tempo, Gesù disse alla folla: “A chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto. 

È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. 

Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere”.

Riflessione

  • Ai leaders, ai saggi, non sempre piace quando qualcuno li critica o li interpella. Ciò succedeva nel tempo di Gesù e succede oggi, sia nella società che nella chiesa. Giovanni Battista, vide, criticò, e non fu accettato. Dicevano: “E’ posseduto dal demonio!” Gesù vide, criticò e non fu accettato. Dicevano: “E’ fuori di sè!”, “Pazzo!”

(Mc 3,21), “E’ posseduto dal demonio!” (Mc 3,22), “É un samaritano!” (Gv 8,48), “Non é da Dio!” (Gv. 9,16). Oggi succede la stessa cosa. Ci sono persone che si afferrano a ciò che sempre è stato insegnato e non accettano un altro modo di spiegare e vivere la fede. Poi inventano motivi e pretese per non aderire: “É marxismo!”, “Va contro la Legge di Dio!”, “É disobbedienza alla tradizione ed al magistero!” 

  • Gesù si lamenta per la mancanza di coerenza della sua gente. Loro inventavano sempre qualche pretesto per non accettare il messaggio di Dio che Gesù annunciava. Di fatto, è relativamente facile trovare argomenti e pretesti per rifiutare coloro che pensano in modo diverso dal nostro.
  • Gesù reagisce e rende pubblica la loro incoerenza. Loro si consideravano saggi, ma erano come dei bambini che vogliono divertire la gente in piazza e che si ribellano quando la gente non si muove secondo la musica che loro suonano. O coloro che si ritengono saggi senza avere nulla di veramente saggio. Solo accettavano coloro che avevano le loro stesse idee. E così loro stessi, per il loro atteggiamento incoerente, condannavano se stessi.

Per un confronto personale

  • Fino a che punto sono coerente con la mia fede?
  • Ho una coscienza critica nei riguardi del sistema sociale ed ecclesiastico che, dalle volte, inventa motivi e pretese per legittimare la situazione ed impedire qualsiasi cambiamento?

Preghiera finale

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi,  non indugia nella via dei peccatori  e non siede in compagnia degli stolti;  ma si compiace della legge del Signore,  la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1)


 

Sabato, 11 dicembre 2021

Sabato II settimana di Avvento 

Preghiera

Sorga in noi, Dio onnipotente, lo splendore della tua gloria, Cristo tuo unico Figlio; la sua venuta vinca le tenebre del male e ci riveli al mondo come figli della luce. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 17,10-13

Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 

Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.  Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Riflessione

  • I discepoli hanno appena visto Mosè ed Elia dinanzi a Gesù nella trasfigurazione sulla montagna (Mt 17,3). La gente in generale credeva che Elia doveva ritornare per preparare la venuta del Regno. Diceva il profeta Malachia: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio!” (Ml 3,23-24; cf. Eccli 48,10). I discepoli vogliono sapere: “Cosa significa l’insegnamento dei dottori della Legge, quando dicono che Elia deve venire prima?” Poiché Gesù, il messia, era già lì, era già arrivato, ed Elia non era ancora venuto. Qual è il valore di questo insegnamento del ritorno di Elia?
  • Gesù risponde: “Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Ed allora i discepoli compresero che Gesù parlava di Giovanni Battista.
  • In quella situazione di dominazione romana che disintegrava il clan e la convivenza familiare, la gente si aspettava che Elia ritornasse per ricostruire le comunità: ricondurre il cuore dei genitori verso i figli ed il cuore dei figli verso i genitori. Era questa la grande speranza della gente. Anche oggi, il sistema neoliberale del consumismo disintegra le famiglie e promuove la massificazione che distrugge la vita.
  • Ricostruire e rifare il tessuto sociale e la convivenza comunitaria delle famiglie è pericoloso, perché mina la base del sistema di dominazione. Per questo fu ucciso Giovanni Battista. Lui aveva un progetto di riforma della convivenza umana (cf. Lc 3,7-14). Svolgeva la missione di Elia (Lc 1,17). Per questo fu ucciso.
  • Gesù continua la stessa missione di Giovanni: ricostruire la vita in comunità. Poiché Dio è Padre, noi siamo tutti fratelli e sorelle. Gesù riunisce due amori: amore verso Dio ed amore verso il prossimo e gli da visibilità nella nuova forma di convivenza. Per questo, come Giovanni, anche lui fu messo a morte. Per questo, Gesù, il Figlio dell’Uomo, sarà condannato a morte.

Per un confronto personale

  • Mettendomi nella posizione dei discepoli: l’ideologia del consumismo ha potere su di me?
  • Mettendomi nella posizione di Gesù: ho la forza di reagire e creare una nuova convivenza umana?

Preghiera finale

Sia Signore la tua mano sull’uomo della tua destra,  sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte. 

Da te più non ci allontaneremo, 

ci farai vivere e invocheremo il tuo nome. (Sal 79)


 

Domenica, 12 dicembre 2021

La predicazione di Giovanni Batista  per preparare la venuta del Regno

Luca 3,10-18

Lectio

  1. Orazione iniziale

Vieni, o Spirito creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. Sii luce all’intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. 

Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo amore.  Amen.

  1. Lettura del Vangelo

In quel tempo, 10 le folle interrogavano Giovanni, dicendo: “Che cosa dobbiamo fare?” 11 Rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. 12 Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: “Maestro, che dobbiamo fare?” 13 Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato”. 

  • Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi che dobbiamo fare?” Rispose: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe”.
  • Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, 16 Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene uno che è più forte di me, al quale io non son degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 17 Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile”.

18 Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella. c) Momenti di silenzio orante perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Meditatio

  1. a) Chiave di lettura

Parte integrante del messaggio evangelico di Luca é la necessita della conversione: metanoia, cioè, il cambiare la propria mentalità al modo di pensare e di agire divino.

Molto spesso incontriamo nel vangelo di Luca scene in cui la misericordia di Dio si manifesta in Gesù Cristo per i poveri e gli umili di cuore (Lc 1, 46-55; 2, 1-20; 5, 12-31; 6, 1738). Queste scene contrastano con il trattamento severo riservato ai ricchi e gli orgogliosi che hanno il cuore duro e chiuso per Dio e per il prossimo bisognoso (Lc 16,

19-31; 17, 1-3).

Il testo che ci propone la liturgia domenicale, ci presenta questa tematica. Il brano 3, 1018, fa parte dell’esposizione lucana della predicazione del Battista come preparazione al ministero di Gesù. Giovanni Battista annunzia la venuta imminente del giorno del Signore: “Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente” (Lc 3, 7). I profeti avevano annunciato la venuta di questo giorno di ira e di salvezza, come pure la venuta di un messaggero riconosciuto come Elia (Sir 48, 11), che preparasse la via davanti al Signore (Mal 3, 1-5). Nella tradizione cristiana Giovanni Battista è il messaggero che prepara il giorno della venuta del Signore Gesù, il Messia: “viene uno che è più forte di me” (Lc 3, 16). Il ministero di Giovanni infatti si svolge in un tempo di grandi aspettative messianiche: “il popolo era in attesa” (Lc 3, 15) e chiede al Battista se era lui il Messia. Questa domanda, più tardi si farà pure in confronto alla persona di Gesù (Lc 9, 7-9, 18-21) che di seguito, rivela la sua identità con la confermazione implicita della professione di fede di Pietro.

Nei versetti 3,1-18 del vangelo di Luca, abbiamo tutto quanto riguarda il ministero e la missione di Giovanni Battista. Lui è stato mandato per battezzare in segno di pentimento e di predicare la conversione che porta alla salvezza: “fate dunque opere degne della conversione” (Lc 3, 7); “io vi battezzo con acqua” (Lc 3, 16). Con la sua predicazione Giovanni “annunziava la buona novella” (Lc 3, 18) che la salvezza non è riservata ad alcuni eletti ma viene offerta a tutti, inclusi i pubblicani e i soldati (Lc 3, 1014), a tutti quelli che vivono e agiscono con giustizia e carità. 

Gesù a sua volta chiarirà di più questa verità con il suo atteggiamento misericordioso verso i pubblicani, i peccatori e gli emarginati (Lc 7, 1-10, 36-50; 17, 11-19; 18, 9-14). Il tema della salvezza è in fatti strettamente legato alla venuta del Regno di Dio che sta in mezzo a noi (Lc 17, 20-21) ed ha un’implicazione sociale di giustizia e di uguaglianza tra tutte le persone (Lc 3, 10-14), quindi la salvezza non è soltanto qualche realtà astratta e individuale ma reale e collettiva. 

Questa salvezza ci viene offerta da Dio in colui che ci battezza in Spirito Santo e fuoco (Lc 3, 16b). “Egli ha il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile” (Lc 3, 17). Molte volte, al susseguirsi del racconto evangelico, Gesù farà riferimenti simili nella sua predicazione sulla venuta del Regno con ammonimenti e parabole (Lc 13, 1-5; 17, 22-37). Si può dire che nel trattare il ministero e la missione di Gesù, Luca ci fa vedere il perfezionamento della predicazione e dell’annuncio Giovanneo. Qui si può fare riferimento a ciò che Gesù dice nella sinagoga di Nazaret “Oggi si é adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (Lc 4, 21).  b) Alcune domande 

per orientare la meditazione e l’attualizzazione. 

  1. Necessità della conversione: metanoia, cioè, il cambiare la propria mentalità imperfetta al modo di pensare e di agire divino. Sento io questa necessità?
  2. La misericordia di Dio si manifesta in Gesù Cristo per i poveri e gli umili di cuore. Mi identifico con loro?
  3. “Il popolo era in attesa” (Lc 3, 15). I primi cristiani attendevano con ansia la seconda venuta del Signore: “Lo Spirito e la sposa dicono:’Vieni!’. E colui che ascolta ripeta: ‘Vieni!’” (Apoc 22, 17). Attendo io la venuta del Signore, o sono tutto preso dalla vita materiale, e per conseguenza, attaccato disordinatamente a tutto ciò che passa?
  4. Nella tradizione cristiana Giovanni Battista è il messaggero che prepara il popolo alla prima venuta del Signore Gesù, il Messia. La Chiesa ha ricevuto la stessa missione di preparare la via del Signore che verrà: “Si verrò presto!” (Apoc 22, 20). Che posso fare io per preparare la seconda venuta del Signore?
  5. La salvezza non è riservata ad alcuni eletti ma viene offerta a tutti, inclusi quelli considerati da noi “indegni” della salvezza di Dio. Al tempo di Gesù nella categoria degli “indegni” s’includevano i pubblicani e i pagani. Oggi, chi sono quelle persone che tante volte vengono considerate “indegni” della salvezza?
  6. Il tema della salvezza é strettamente unito alla venuta del Regno di Dio che ha un’implicazione sociale di giustizia: “Ecco io faccio nuove tutte le cose.” (Apoc 21, 5). Che cosa posso fare per promuovere la giustizia in un mondo che sembra tirare avanti con strutture di ingiustizia sociale?

Oratio

  1. a) Salmo 97 (96, 1-7, 10-12)

Il Signore regna, esulti la terra,  gioiscano le isole tutte. Nubi e tenebre lo avvolgono,  giustizia e diritto sono la base del suo trono.

Davanti a lui cammina il fuco  E brucia tutt’intorno i suoi nemici.

Le folgori rischiarano il mondo:  vede e sussulta la terra.

I monti fondono come cera davanti al Signore,  davanti al Signore di tutta la terra.

I cieli annunziano la sua giustizia 

E tutti i popoli contemplano la sua gloria. Siano confusi tutti gli adoratori di statue  E chi si gloria dei propri idoli.

Odiate il male, voi che amate il Signore:  lui che custodisce la vita dei suoi fedeli  li strapperà dalle mani degli empi. Una luce si è levata per il giusto,  gioia per i retti di cuore. Rallegratevi, giusti, nel Signore,  rendete grazie al suo santo nome. b) Preghiera finale

Verbo, splendore del Padre, nella pienezza dei tempi tu sei disceso dal cielo, per redimere il mondo. Il tuo vangelo di pace ci liberi da ogni colpa, infonda luce alle menti, speranza ai nostri cuori. Quando verrai come giudice, fra gli splendori del cielo, accoglici alla tua destra nell’assemblea dei beati. Sia lode al Cristo Signore, al Padre e al Santo Spirito, com’era nel principio, ora e nei secoli eterni. Amen.

Contemplatio

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.” (Gv 13, 17).

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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