Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 5-11_Luglio-2021

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Lunedì, 5 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 9,18-26

In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà”. Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli. 

Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Pensava infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Gesù, voltatosi, la vide e disse: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita”. E in quell’istante la donna guarì. 

Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse: “Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme”. Quelli si misero a deriderlo. Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci porta a meditare due miracoli di Gesù a favore di due donne. Il primo fu a favore di una donna considerata impura a causa di un’emorragia irregolare che durava da oltre dodici anni. L’altro, a favore di una fanciulla morta da poco. Secondo la mentalità di quell’epoca, la persona che toccava il sangue o un cadavere era considerata impura e chi toccava questa persona, diventava impuro/a. Il sangue e la morte erano fattori di esclusione! Per questo, quelle due donne erano persone emarginate, escluse dalla partecipazione alla comunità. Chi le toccava diventava impuro/a, e quindi non poteva partecipare alla comunità, e quindi non poteva relazionarsi con Dio. Per poter essere ammessi a partecipare in pieno in comunità, c’era bisogno di passare per il rito della purificazione, prescritto dalle norme della legge. Ora, curando per mezzo della fede l’impurità di quella donna, Gesù apre un nuovo cammino verso Dio che non dipende più dai riti di purificazione, controllati dai sacerdoti. Risuscitando la ragazza, Gesù vince il potere della morte ed apre alla vita un orizzonte nuovo.
  • Matteo 9,18-19: La morte della fanciulla. Quando ancora Gesù stava parlando, ecco che un capo del luogo viene a intercedere per sua figlia morta da poco. Chiede a Gesù di andare ad imporgli le mani, “e lei vivrà”. Il capo crede che Gesù abbia il potere di far rivivere sua figlia. Segno di molta fede in Gesù da parte del padre della fanciulla. Gesù si alza e va con lui, portando anche i discepoli. Ecco il punto di partenza dei due episodi che seguono: la guarigione della donna che soffriva da dodici anni di un’emorragia, e la risurrezione della fanciulla. Il vangelo di Marco presenta gli stessi due episodi, ma con molti dettagli: il capo si chiamava Giairo ed era uno dei capi della sinagoga. La fanciulla non era ancora morta, ed aveva dodici anni, etc. (Mc 5,21-43). Matteo abbrevia la narrazione così viva di Marco.
  • Matteo 9,20-21: La situazione della donna. Durante il percorso verso la casa del capo, una donna che da dodici anni soffriva a causa di un’emorragia irregolare si avvicina a Gesù in cerca di guarigione. Dodici anni con un’emorragia! Per questo motivo viveva emarginata, esclusa, perché come si è detto, in quel tempo il sangue rendeva impura la persona. Marco dice che la donna aveva speso tutti i suoi beni con i medici, ma invece di migliorare, la sua situazione era peggiorata (Mc 5,25-26). Ecco che aveva sentito parlare di Gesù (Mc 5,27). Per questo nasce in lei una speranza nuova. Diceva tra sé: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Il catechismo dell’epoca diceva: “Se tocco il suo vestito, rimarrò impuro”. La donna pensa esattamente il contrario! Segno di molto coraggio. Segno che le donne non erano d’accordo con tutto ciò che le autorità religiose insegnavano. L’insegnamento dei farisei e degli scribi non riusciva a controllare il pensiero della gente. Grazie a Dio! La donna si avvicina a Gesù da dietro, tocca il lembo del suo mantello e guarisce.
  • Matteo 9,22: La parola di Gesù che illumina. Gesù si volta e vedendo la donna dichiara: “Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarito!” Frase breve, ma che lascia intravedere tre punti molto importante: (a) Nel dire “Figliola”, Gesù accoglie la donna nella nuova comunità, che si formava attorno a lui. Non era più un’esclusa. (b) Ciò che lei sperava e credeva avvenne di fatto. Lei guarì. Prova questa che il catechismo delle autorità religiose non era corretto e che in Gesù si apriva un nuovo cammino che dava alla gente la possibilità di ottenere la purezza che la legge esigeva e di entrare in contatto con Dio. (c) Gesù riconosce che, senza la fede di quella donna, lui non avrebbe potuto fare il miracolo. La guarigione non fu un rito magico, ma un atto di fede.
  • Matteo 9,23-24: In casa del capo. Dopo Gesù si reca a casa del capo. Vedendo l’agitazione di coloro in lutto per la morte della fanciulla, chiese a tutti di uscire dalla stanza. E dice: “La fanciulla non è morta. Sta dormendo!”. La gente ride, perché sa distinguere quando una persona dorme o quando è morta. Per loro la morte era una barriera che nessuno poteva oltrepassare. E’ la risata di Abramo e di Sara, cioè di coloro che non riescono a credere che nulla è impossibile a Dio (Gn 17,17; 18,12-14; Lc 1,37). Le parole di Gesù hanno un significato ancora più profondo. La situazione delle comunità al tempo di Matteo sembrava una situazione di morte. Anche loro sentivano dire. “Non siete morti, voi siete addormentati! Svegliatevi!”
  • Matteo 9,25-26: La risurrezione della fanciulla. Gesù non dà importanza alla risata della gente. Aspetta che tutti escano dalla casa. Poi entra, prende la fanciulla per mano e lei si alza. Marco conserva le parole di Gesù: “Talita kúmi!”, che vuol dire: Fanciulla, alzati (Mc 5,41). La notizia si sparse per tutta quella regione. La gente credette che Gesù è il Signore della vita che vince la morte.

Per un confronto personale

  • Oggi, quali sono le categorie di persone che si sentono escluse dalla partecipazione alla comunità cristiana? Quali sono i fattori che causano l’esclusione di tante persone e rendono loro difficile la vita in famiglia e nella società?
  • “La fanciulla non è morta. Dorme!” “Non è morta! Voi state dormendo! Svegliatevi! E’ questo il messaggio del vangelo di oggi. Cosa mi dice? Sono di quelli che ridono?

Preghiera finale

Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome, Signore, in eterno e per sempre. 

Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare. (Sal 144)


 

Martedì, 6 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 9,32-38 

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!”. Ma i farisei dicevano: “Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni”. 

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta due fatti: (a) la guarigione di un indemoniato muto (Mt 9,32-34) e (b) un riassunto delle attività di Gesù (Mt 9,35-38). Questi due episodi terminano la parte narrativa dei capitoli 8 e 9 del vangelo di Matteo in cui l’evangelista cerca di indicare come Gesù metteva in pratica gli insegnamenti dati nel Discorso della Montagna (Mt 5 a 7). Nel capitolo 10, la cui meditazione inizia nel vangelo di domani, vediamo il secondo grande discorso di Gesù: Il Discorso della Missione (Mt 10,1-42).
  • Matteo 9,32-33a: La guarigione di un muto. In un unico versetto Matteo descrive l’arrivo di un indemoniato dinanzi a Gesù, l’espulsione del demonio, l’atteggiamento di Gesù, qui e nei quattro vangeli, e l’attenzione e l’affetto di Gesù per le persone malate. Le malattie erano molte, la previdenza sociale, inesistente. Le malattie non erano solo deficienze corporali: sordità, cecità, paralisi, lebbra e tanti altri mali. In fondo, queste malattie non erano che una manifestazione di un male assai più profondo e vasto che minava la salute della gente, e cioè l’abbandono totale e lo stato deprimente ed inumano in cui era obbligata a vivere. Le attività e le guarigioni di Gesù si indirizzavano non solo contro i mali corporali, ma anche e soprattutto contro questo male maggiore dell’abbandono materiale e spirituale, in cui la gente era costretta a trascorrere i pochi anni della sua vita. Poi, oltre allo sfruttamento economico che rubava la metà dello stipendio familiare, la religione ufficiale dell’epoca, in vece di aiutare la gente ad incontrare in Dio una forza per resistere ed avere speranza, insegnava che le malattie erano un castigo di Dio per il peccato. Aumentava in loro il sentimento di esclusione e di condanna. Gesù faceva il contrario. L’accoglienza piena di tenerezza e la guarigione dei malati fanno parte dello sforzo di ritessere la relazione umana tra le persone e di ristabilire la convivenza comunitaria e fraterna nei villaggi della Galilea, la sua terra.
  • Matteo 9,33b-34: La duplice interpretazione della guarigione del muto. Dinanzi alla guarigione dell’indemoniato muto, la reazione della gente è di ammirazione e di gratitudine: “Non si è mai vista una cosa simile in Israele!” La reazione dei farisei è di sfiducia e di malizia: “Egli scaccia i demoni per opera del principe dei demoni!” Non potendo negare i fatti che causano l’ammirazione della gente, l’unico modo che i farisei trovano di neutralizzare l’influenza di Gesù dinanzi alla gente è quello di attribuire l’espulsione al potere del maligno. Marco presenta un esteso argomento di Gesù per dimostrare la mancanza di coerenza e la malizia dell’interpretazione dei farisei (Mc 3,22-27). Matteo non presenta nessuna risposta di Gesù all’interpretazione dei farisei, perché quando la malizia è evidente, la verità brilla da sola.
  • Matteo 9,35: Instancabile, Gesù percorre i villaggi. E’ bella la descrizione dell’attività instancabile di Gesù, in cui spunta la doppia preoccupazione a cui abbiamo fatto allusione: l’accoglienza piena di tenerezza e la guarigione dei malati: “Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità”. Nei capitoli precedenti, Matteo aveva già fatto allusione varie volte a questa attività ambulante di Gesù nei villaggi e città di Galilea (Mt 4,23-24; 8,16).
  • Matteo 9,36: La compassione di Gesù. “Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Coloro che dovevano essere pastori non erano pastori, non curavano il gregge. Gesù cerca di essere il pastore (Gv 10,11-14). Matteo vede in questo la realizzazione della profezia del Servo di Yavé che “ha preso le nostre infermità, si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17 e Is 53,4). Come lo fu per Gesù, la grande preoccupazione del Servo era “trovare una parola di conforto per coloro che erano scoraggiati” (Is 50,4). La stessa compassione verso la folla abbandonata, Gesù la mostra in occasione della moltiplicazione dei pani: sono come pecore senza pastore (Mt 15,32). Il vangelo di Matteo ha una costante preoccupazione nel rivelare ai giudei convertiti delle comunità di Galilea e di Siria che Gesù è il messia annunciato dai profeti. Per questo, frequentemente, lui mostra che nelle attività di Gesù si realizzano le profezie (cf. Mt 1,23; 2,5.15.17.23; 3,3; 4,14-16; etc.).
  • Matteo 9,37-38: La messe è molta, gli operai sono pochi. Gesù trasmette ai discepoli la preoccupazione e la compassione che lo abitano: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!”.

 

Per un confronto personale

  • Compassione per le folle stanche ed affamate. Nella storia dell’umanità, non c’è stata mai tanta gente stanca ed affamata come oggi. La TV divulga i fatti, ma non offre risposte. Noi cristiani, riusciamo ad avere la stessa compassione di Gesù e irradiarla agli altri?
  • La bontà di Gesù verso i poveri disturbava i farisei. Loro ricorrono alla malizia per neutralizzare l’incomodità causata da Gesù. Ci sono molti atteggiamenti buoni nelle persone che mi disturbano? Come le interpreto: con grata ammirazione come le folle o con malizia come i farisei?

Preghiera finale

Cantate al Signore canti di gioia, meditate tutti i suoi prodigi. 

Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (Sal 104)

Mercoledì, 7 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10,1-7 

In quel tempo, chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità. 

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì. 

Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. 7 E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino”.

 

Riflessione 

  • Nel capitolo 10 del Vangelo di Matteo inizia il secondo grande discorso, Il Discorso della Missione. Matteo organizza il suo vangelo come una nuova edizione della Legge di Dio o come un nuovo “pentateuco” con i suoi cinque libri. Per questo, il suo vangelo presenta cinque grandi discorsi o insegnamenti di Gesù, seguiti da parti narrative, in cui descrive il modo in cui Gesù metteva in pratica ciò che aveva insegnato nei discorsi. Ecco lo schema:

Introduzione: nascita e preparazione del Messia (Mt 1 a 4) 

  1. Discorso della Montagna: la porta di entrata nel Regno (Mt 5 a 7) Narrativa Mt 8 e 9
  2. Discorso della Missione: come annunciare e diffondere il Regno (Mt 10) Narrativa Mt

11 e 12 

  1. c) Discorso delle Parabole: il mistero del Regno presente nella vita (Mt 13) Narrativa Mt

14 a 17 

  1. d) Discorso della Comunità: il nuovo modo di vivere insieme nel Regno (Mt 18) Narrativa 19 a 23 e) Discorso dell’avvento futuro del Regno: l’utopia che sostiene la speranza (Mt 24 e 25) Conclusione: passione, morte e risurrezione (Mt 26 a 28).
  • Il vangelo di oggi ci presenta l’inizio del Discorso della Missione, in cui si mette l’accento su tre aspetti: (i) la chiamata dei discepoli (Mt 10,1); (ii) l’elenco dei nomi dei dodici apostoli che saranno i destinatari del discorso della missione (Mt 10,2-4); (iii) l’invio dei dodici (Mt 10,5-7).
  • Matteo 10,1: La chiamata dei dodici discepoli. Matteo aveva già parlato della chiamata dei discepoli (Mt 4,18-22; 9,9). Qui, all’inizio del Discorso della Missione, ne presenta un riassunto: “chiamati a sé i dodici discepoli, Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità”. Il compito o la missione del discepolo è seguire Gesù, il Maestro, formando comunità con lui e svolgendo la stessa missione di Gesù: scacciare gli spiriti immondi, guarire ogni sorta di malattie e di infermità. Nel vangelo di Marco, loro ricevono la stessa duplice missione, formulata con altre parole: Gesù costituì il gruppo dei Dodici, perché rimanessero con lui e per mandarli a predicare, e a scacciare i demoni” (Mc 3,14-15). Il primo: Stare con lui, cioè formare comunità, in cui Gesù è il centro. Il secondo: Predicare e poter scacciare i demoni, cioè annunciare la Buona Novella e combattere la forza del male che distrugge la vita della gente e aliena le persone. Luca dice che Gesù pregò tutta la notte, ed il giorno dopo chiamò i discepoli. Pregò Dio per sapere chi scegliere (Lc 6,12-13).
  • Matteo 10,2-4: L’elenco dei nomi dei dodici apostoli. Gran parte di questi nomi vengono dall’Antico Testamento. Per esempio, Simeone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe (Gen 29,33). Giacomo è lo stesso che Giacobbe (Gen 25,26). Giuda è il nome dell’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Matteo aveva anche il nome di Levi (Mc 2,14), che è l’altro figlio di Giacobbe (Gen 35,23). Dei dodici apostoli sette hanno un nome che viene dal tempo dei patriarchi. Due si chiamano Simone, due Giacomo, due Giuda e uno Levi! Solamente uno ha un nome greco: Filippo. Ciò rivela il desiderio della gente di ricominciare la storia, dall’inizio! Forse è bene pensare ai nomi che oggi vengono dati ai figli quando nascono. Perché ognuno di noi è chiamato da Dio, per mezzo del suo nome.
  • Matteo 10,5-7: L’invio o la missione dei dodici apostoli verso le pecore perdute di Israele. Dopo aver enumerato i nomi dei dodici, Gesù li manda con queste raccomandazioni: “Non andate fra i pagani e non vi fermate nelle città dei Samaritani. Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. Andate ed annunciate che il Regno di Dio è vicino”. In questa unica frase c’è una triplice insistenza nel mostrare che la preferenza della missione è per la casa di Israele: (i) Non andare tra i pagani, (ii) non entrare nelle città dei Samaritani, (iii) andare piuttosto alle pecore perdute di Israele. Qui spunta una risposta al dubbio dei primi cristiani circa l’apertura verso i pagani. Paolo, che affermava con tanta fermezza l’apertura ai pagani, è d’accordo nel dire che la Buona Novella di Gesù deve essere annunciata prima ai giudei e, poi, ai pagani (Rom 9,1 a 11,36; cf. At 1,8; 11,3; 13,46; 15,1.5.23-29). Ma poi, nello stesso vangelo di Matteo, nella conversazione di Gesù con la cananea, avverrà l’apertura verso i pagani (Mt 15,21-29).
  • L’invio degli apostoli verso tutti i popoli. Dopo la risurrezione di Gesù, ci sono diversi episodi sull’invio degli apostoli non solo verso i giudei, ma verso tutti i popoli. In Matteo: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19-20). In Marco: “Andate per tutto il mondo, proclamate la Buona Novella a tutte le creature. Coloro che credono e saranno battezzati saranno salvi; coloro che non credono saranno condannati” (Mc 15-16). In Luca: “Così è scritto: il Messia soffrirà e risusciterà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno annunciati la conversione e il perdono dei peccati a tutte le nazioni, cominciando da Gerusalemme. E voi siete testimoni di questo.” (Lc 24,46-48; At 1,8). Giovanni riassume tutto nella frase: “Come il Padre mi ha mandato, anche io mando voi!” (Gv 20,21).

Per un confronto personale

  • Hai pensato qualche volta al significato del tuo nome? Hai chiesto ai tuoi genitori perché ti hanno dato il nome che hai? Ti piace il tuo nome?
  • Gesù chiama i discepoli. La sua chiamata ha un duplice scopo: formare comunità ed andare in missione. Come vivo nella mia vita questa duplice finalità?

Preghiera finale

Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto. 

Ricordate le meraviglie che ha compiute, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. (Sal 104)


 

Giovedì, 8 luglio 2021

 Tempo ordinario

Preghiera 

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Andate, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. 

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. 

In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sodoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città”.

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi presenta la seconda parte dell’invio dei discepoli. Ieri abbiamo visto che Gesù insiste nel rivolgersi prima alle pecore perdute di Israele. Oggi vediamo le istruzioni concrete per svolgere la missione.
  • Matteo 10,7: L’obiettivo della missione: rivelare la presenza del Regno. “Andate ed annunciate: Il Regno dei cieli è vicino”. L’obiettivo principale è quello di annunciare che il Regno è vicino. Ecco la novità che Gesù ci porta. Per gli altri giudei mancava ancora molto per la venuta del Regno. Sarebbe avvenuto dopo che loro avessero svolto la loro parte. La venuta del Regno dipendeva, secondo loro, dal loro sforzo. Per i farisei, per esempio, il Regno sarebbe giunto solo dopo l’osservanza perfetta della Legge. Per gli esseni, quando il paese si fosse purificato. Ma Gesù pensa in un modo diverso. Ha un modo diverso di leggere i fatti della vita. Dice che è già giunta l’ora (Mc 1,15). Quando lui dice che il Regno è vicino o che il Regno è già in mezzo a noi non vuol dire che il Regno stava giungendo solo in quel momento, ma che era già lì, indipendentemente dallo sforzo fatto dalla gente. Ciò che tutti aspettavano, era già in mezzo alla gente, gratuitamente, ma la gente non lo sapeva, né lo percepiva (cf.

Lc 17,21). Gesù se ne rese conto! Perché lui guarda la realtà con occhi diversi. Lui rivela ed annuncia ai poveri della sua terra questa presenza nascosta del Regno in mezzo a noi (Lc 4,18). E’ il granello di senape che riceverà la pioggia della sua parola ed il calore del suo amore. 

  • Matteo 10,8: I segni della presenza del Regno: accogliere gli esclusi. Come annunciare la presenza del Regno? Solo mediante parole e discorsi? No! I segni della presenza del Regno sono innanzitutto gesti concreti, fatti gratuitamente: “Guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi, scacciare i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Ciò significa che i discepoli devono accogliere dentro la comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica sia la religione che la società che esclude, ed indica soluzioni concrete.
  • Matteo 10,9-10: Non procuratevi nulla per il cammino. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non devono portare nulla: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento”. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace (Mc 10,13), mostra che ha fiducia nella gente. E’ sicuro che sarà accolto, che potrà partecipare alla vita e al lavoro della gente del luogo e che potrà sopravvivere con ciò che riceverà in cambio, poiché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. Ciò significa che i discepoli devono aver fiducia nella condivisione. Per mezzo di questa pratica loro criticano le leggi di esclusione e riscattano gli antichi valori della convivenza comunitaria.
  • Matteo 10,11-13: Condividere la pace in comunità. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma devono cercare persone di pace e rimanere nella casa. Cioè devono convivere in modo stabile. Così, per mezzo di questa nuova pratica, criticano la cultura dell’accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano, ed annunciavano un nuovo modello di convivenza. Una volta rispettate tutte queste esigenze, i discepoli potevano gridare: Il Regno di Dio è giunto! Annunciare il Regno non vuol dire, in primo luogo, insegnare verità e dottrine, ma spingere verso una nuova maniera fraterna di vivere e di condividere partendo dalla Buona Novella che Gesù ci ha portato: Dio è Padre e Madre di tutti e di tutte.
  • Matteo 10,14-15: La severità della minaccia. Come capire questa minaccia così severa? Gesù ci porta qualcosa di totalmente nuovo. Lui è venuto a riscattare i valori comunitari del passato: l’ospitalità, la condivisione, la comunione attorno al tavolo, l’accoglienza agli esclusi. Ciò spiega la severità contro coloro che rifiutano il messaggio. Poiché non rifiutano qualcosa di nuovo, ma il proprio passato, la propria cultura e saggezza! La pedagogia di Gesù ha come obiettivo scavare nella memoria, riscattare la saggezza della gente, ricostruire la comunità, rinnovare l’Alleanza, ricostruire la vita.

 

Per un confronto personale

  • Come attuare oggi la raccomandazione di non portare nulla per il cammino quando si va in missione?
  • Gesù ordina di cercare persone di pace, per poter rimanere a casa sua. Chi sarebbe oggi una persona di pace a cui rivolgerci nell’annuncio della Buona Novella?

Preghiera finale

Dio degli eserciti, volgiti, guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna, proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato, il germoglio che ti sei coltivato. (Sal 79)


 

Venerdì, 9 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10,16-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 

Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 

Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo”. 

 

Riflessione

  • Alla comunità dei suoi discepoli, chiamati e radunati intorno a lui e investiti della sua stessa autorità come collaboratori, Gesù affida loro delle direttive in vista della loro futura missione.
  • Matteo 10,16-19: Pericolo e fiducia in Dio. Gesù introduce questa parte del suo discorso con due metafore: pecore in mezzo ai lupi; prudenti come i serpenti, semplici come le colombe. La prima serve a mostrare il contesto difficile e pericoloso nel quale i discepoli sono inviati. Da un lato viene evidenziata la pericolosa situazione in cui si vengono a trovare i discepoli inviati in missione; dall’altra l’espressione «io vi mando» esprime protezione. Anche riguardo all’astuzia dei serpenti e alla semplicità delle colombe Gesù sembra connettere due atteggiamenti: fiducia in Dio e riflessione prolungata e attenta nel modo di relazionarsi con gli altri.
  • Gesù, poi, fa seguire un ordine che a prima vista sembra improntato a un’accentuata sfiducia: «guardatevi dagli uomini..», ma, in realtà, vuol dire state attenti a possibili persecuzioni, ostilità denunce. L’espressione «vi consegneranno» non allude solo all’accusa in tribunale ma ha soprattutto un valore teologico: il discepolo che è alla sequela di Gesù potrà sperimentare la stessa esperienza del Maestro di «essere consegnato nelle mani degli uomini» (17,22). I discepoli devono essere forti e resistenti «per dare testimonianza», la loro consegna ai tribunali deve diventare testimonianza ai Giudei e ai pagani, è la possibilità di poterli attrarre alla persona e alla causa di Gesù e quindi alla conoscenza del vangelo. È importante questo risvolto positivo della testimonianza: caratterizzata dalla fede credibile e fascinosa.
  • Matteo 10,20: L’aiuto divino. Perché tutto questo avvenga nella missionetestimonianza dei discepoli è indispensabile l’aiuto che viene da Dio. Vale a dire che non bisogna confidare sulle proprie sicurezze o risorse, ma i discepoli in situazioni critiche, pericolose e aggressive per la loro vita troveranno aiuto e solidarietà in Dio. Per la loro missione ai discepoli è promesso anche lo Spirito del Padre (v.20), è lui che opera in essi quando sono impegnati nella loro missione di evangelizzazione e di testimonianza, lo Spirito parlerà attraverso di loro.
  • Matteo 10,21-22: Minaccia-consolazione. Ritorna ancora una volta l’annuncio della minaccia nell’espressione «consegnerà»: fratello contro fratello, padre contro figlio, figli contro genitori. Si tratta di un vero e grande disordine delle relazioni sociali, la frantumazione della famiglia. Persone legate dai più intimi rapporti familiari – come i genitori, figli, fratelli e sorelle – cadranno nella sventura di odiarsi ed eliminarsi vicendevolmente. In che senso tale divisione delle famiglie ha a che fare con la testimonianza a favore di Gesù? Tale smembramento dei rapporti familiari potrebbe essere causato nel diverso atteggiamento che all’interno della famiglia si prende nei riguardi di Gesù. L’espressione «sarete odiati» sembra indicare il tema dell’accoglienza ostile da parte dei contemporanei e dei suoi inviati. Il senso forte delle parole di Gesù trovano riscontro in un altro scritto del NT: «Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito della gloria, che è Spirito di Dio, riposa su d voi. Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore o delatore. Ma se uno soffre come cristiano, non ne arrossisca; per questo nome, anzi, dia gloria

a Dio». All’annuncio della minaccia fa seguito la promessa della consolazione (v.3). La più grande consolazione per i discepoli sarà quella di «essere salvati», di poter vivere l’esperienza del salvatore, vale a dire, partecipare alle sue vittorie.

Per un confronto personale

  • Che ci insegnano, oggi, queste disposizioni di Gesù per la comprensione della missione del cristiano?
  • Sai confidare nell’aiuto divino quando sperimenti conflitti, persecuzioni e prove?

Preghiera finale

Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso. 

Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode. (Sal 50)


 

Sabato, 10 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

 O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità dalla sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10, 24-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più i suoi familiari! Non li temete dunque, poiché non c’è nulla di nascosto che non debba esser svelato, e di segreto che non debba essere manifestato. Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri! Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta diverse istruzioni di Gesù sul comportamento che i discepoli devono adottare nell’esercizio della loro missione. Ciò che maggiormente colpisce in queste istruzioni sono due avvertenze: (a) la frequenza con cui Gesù allude alle persecuzioni e alle sofferenze che dovranno sopportare; (b) l’insistenza tre volte ripetuta al discepolo di non avere paura.
  • Matteo 10,24-25: Persecuzioni e sofferenze che marcano la vita dei discepoli. Questi due versetti costituiscono la parte finale di una avvertenza di Gesù ai discepoli riguardo alle persecuzioni. I discepoli devono sapere che, per il fatto di essere discepoli di Gesù, saranno perseguitati. (Mt 10,17-23). Ma ciò non deve essere per loro motivo di preoccupazione, poiché un discepolo deve imitare la vita del maestro e condividere con lui le prove. Questo fa parte del discepolato. “Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone; è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone”. Se hanno chiamato Belzebù a Gesù, quanto più insulteranno i suoi discepoli! Con altre parole, il discepolo di Gesù dovrà preoccuparsi seriamente se nella sua vita non spuntano persecuzioni.
  • Matteo 10,26-27: Non abbiate timore di dire la verità. I discepoli non devono aver paura di essere perseguitati. Coloro che li perseguitano, riescono a sovvertire il senso dei fatti e spargono calunnie che cambiano la verità in menzogna, e la menzogna in verità. Ma per grande che sia la menzogna, la verità alla fine trionferà e farà crollare la menzogna. Per questo, non dobbiamo aver paura di proclamare la verità, le cose che Gesù ha insegnato. Oggigiorno, i mezzi di comunicazione riescono a sovvertire il significato delle cose e le persone che proclamano la verità sono considerate criminali; fanno apparire giusto il sistema neoliberale che sovverte il senso della vita umana.
  • Matteo 10,28: Non aver paura di coloro che possono uccidere il corpo. I discepoli non devono aver paura di coloro che uccidono il corpo, che torturano, che colpiscono e fanno soffrire. I torturatori possono uccidere il corpo, ma non riescono ad uccidere la libertà e lo spirito nel corpo. Devono aver paura, questo sì, del fatto che il timore di soffrire li porti a nascondere o a negare la verità, e ciò li spinga ad offendere Dio. Perché chi si allontana da Dio si perde per sempre.
  • Matteo 10,29-31: Non aver paura, ma avere fiducia nella Provvidenza Divina. I discepoli non devono temere nulla, perché stanno nella mano di Dio. Gesù ordina di guardare gli uccelli. Due passeri si vendono per un soldo, ma nessuno di essi cadrà a terra senza che il Padre lo voglia. Tutti i nostri capelli sono contati. Luca dice che nessun capello cade senza che il Padre lo voglia (Lc 21,18). E sono tanti i capelli che cadono! Per questo, “non abbiate timore. Voi valete più di molti passeri”. E’ la lezione che Gesù trae dalla contemplazione della natura.
  • Matteo 10,32-33: Non aver paura di essere testimone di Gesù. Alla fine, Gesù riassume tutto nella frase: “Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli”. Sapendo che stiamo nelle mani di Dio e che Dio è con noi, in ogni momento, abbiamo il coraggio

e la pace necessari per rendere testimonianza ed essere discepoli e discepole di Gesù.

Per un confronto personale

  • Tu hai paura? Paura di cosa? Perché?
  • A volte, sei stato/a perseguitato/a a causa del tuo impegno con l’annuncio della Buona Notizia di Dio che Gesù ci ha annunziato?

Preghiera finale

Degni di fede sono i tuoi insegnamenti, la santità si addice alla tua casa per la durata dei giorni, Signore. (Sal 92)


 

Domenica, 11 luglio 2021

La missione dei Dodici Marco 6, 7-13

Orazione iniziale

Donaci, o Padre, di riconoscere nel Figlio il volto del tuo amore, la Parola di salvezza e di misericordia, perché lo seguiamo con cuore generoso e lo annunciamo con le opere e le parole ai fratelli e alle sorelle che attendono il Regno e la sua giustizia. Colmaci del tuo Spirito perché il nostro ascolto sia attento e la nostra testimonianza sia autentica e libera, anche nei momenti di difficoltà e di incomprensione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Lettura

  1. a) Il contesto:

Dopo la chiamata (nel testo “istituzione”) dei dodici (Mc 3, 13-19) Gesù offre insegnamenti e guarigioni, per fare loro scuola. Ora giunge l’ora del loro primo esercizio pubblico: devono fare una prima esperienza di annuncio. A due a due vanno fra la gente, con dei compiti che, in Marco, appaiono abbastanza ridotti: un generico annuncio per la conversione, e vari tipi di prodigi, contro il male. Gesù non si lascia spaventare dal rifiuto violento dei suoi di Nazaret, raccontato subito prima da Marco: Mc 6,1-6. Non rinuncia alla sua missione, perché non sono le nostre chiusure a bloccarlo. 

Gli altri due Sinottici (Mt 10, 1-42; Lc 9, 1-10) riferiscono con maggiore precisione compiti e sfide che incontreranno. Comunque in tutti è importante il fatto che la missione nasce per incarico di Gesù e dopo aver appreso da lui stile e temi. Il numero “dodici” – così ricorrente nel riferimento alla fondazione della nuova comunità, fino agli splendori dell’Apocalisse -vuole significare la continuità, ma anche il superamento dell’economia salvifica precedente. 

L’invio “a due a due” si comprende nella mentalità giudaica che accetta la testimonianza solo se portata da una “comunità” (almeno minima) e non dal singolo. b) Il testo: 

Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. 7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 

10 E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. 

12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Momento di silenzio orante 

per rileggere il testo col cuore e riconoscere attraverso le frasi e la struttura la presenza del

mistero del Dio vivente.

Alcune domande 

per cogliere nel testo i nuclei importanti e cominciare ad assimilarlo. 

  1. Perché in Marco è così importante l’aspetto della cacciata degli spirito immondi?
  2. Questa insistenza sulla povertà di mezzi che senso ha?
  3. Quale è il contenuto di questa prima predicazione?
  4. Assieme alla povertà, Gesù invita ad avere coraggio e libertà: perché li mette insieme?
  5. Perché la predicazione è itinerante e non stabile?
  6. In che cosa gli altri sinottici si spiegano meglio?

Alcuni approfondimenti di lettura 

“Incominciò a mandarli a due a due”

La missione dei discepoli non avviene per entusiasmo personale, per mania di grandezza: essa comincia quando Gesù ritiene che sono in grado di parlare in base a quello che hanno ascoltato e assimilato. Secondo Marco fino a questo momento hanno visto vari miracoli, hanno ascoltato alcuni insegnamenti, fra cui importante il tema del seme che cresce in varie maniere; hanno anche assistito a qualche polemica fra Gesù e i capi. 

La sua prassi di guaritore, la sua chiamata alla conversione, la sua disponibilità a muoversi in mezzo alla gente, la sua predicazione itinerante, questi dovranno essere i punti a cui riferirsi. 

Non sono certamente ancora del tutto maturi, ma anche l’esercizio aiuterà a maturare. Sotto la supervisione di Gesù possono imparare e migliorare: troveranno le parole giuste, i gesti adeguati. Proveranno l’entusiasmo di un successo strepitoso, ma alla fine dovranno superare anche la concentrazione sui miracoli, per annunciare la morte e la risurrezione del Salvatore. 

“Diede loro potere sugli spiriti immondi…”

Si tratta di quella “exousia” che anche Gesù esercitava: vengono quindi abilitati e autorizzati a usare lo stesso potere. Sembra quasi che per Marco questo sia l’esercizio principale in questo momento; del resto lui stesso si concentra su questo aspetto di Gesù “taumaturgo”, e scacciatore di spiriti maligni. 

Dobbiamo pensare che per “spiriti immondi” si intendeva allora molte cose insieme: infermità psichica, forme di epilessia, le forze spirituali distruttrici, il potere schiavizzante della legge, ogni forma di disagio psichico, malformazioni fisiche, ecc.

Il potere si esercita camminando in mezzo a queste sofferenze: accettando la sfida che esse danno alla fiducia in Dio, alla convivenza solidale, alla dignità di ogni persona umana. Non dobbiamo identificare “immondo” con impurità di tipo sessuale o legale. Si tratta di “purità” alla luce di Dio: che è amore, solidarietà, giustizia, misericordia, collaborazione, accoglienza, ecc. Perciò i dodici dovranno chiamare “a conversione” da questi pregiudizi e da queste forme perverse e “immonde” di vivere da figli di Dio.

“Oltre il bastone, nulla per il viaggio…”

La missione deve essere itinerante, non sedentaria; cioè dovrà sempre di nuovo stimolare l’andare, l’incontro nuovo, il distacco dai risultati, la libertà interiore ed esteriore. Per questo la raccomandazione, che tutti i Sinottici riportano con evidenza, della povertà materiale del vestire e del mangiare, delle sicurezze e delle garanzie. Probabilmente si tratta anche della brevità dell’esperienza: non doveva durare a lungo questo primo esercizio, e quindi dovevano andare leggeri, sciolti, puntare più sulla immediatezza dell’annuncio che sul consolidamento dei risultati. 

Ma quando questo testo è stato scritto, la situazione della comunità dei discepoli era molto più sviluppata e consolidata. E quindi la memoria di queste raccomandazioni non serviva solo per ricordare quella prima esperienza gioiosa e avventurosa. Serviva anche per confrontare lo stile originario e la prassi di quel momento, ormai lontano dal tempo di Gesù. E’ quindi un richiamo ad uno slancio missionario meno impaurito dalle esigenze di confort e di sicurezza.

“Andandovene scuotete la polvere…”

Le raccomandazioni del Signore mettono insieme due aspetti, solo all’apparenza in contrasto. Da un lato devono andare con totale disponibilità, per incontrare la gente, senza preoccupazione di guadagno o di sopravvivenza. Devono cercare chi è malato – per ragioni personali o sociali, per l’oppressione della legge o per la malvagità umana – e liberarlo, consolarlo con l’olio, risanarne le ferite e le piaghe del cuore. Ma dall’altro lato devono anche evitare di accettare qualsiasi ipocrisia, il buonismo senza responsabilità.

Accanto alla carità e premura per le sofferenze, devono anche avere il coraggio di smascherare le ipocrisie, di reagire alle chiusure, di accettare la sconfitta personale. Devono andarsene, senza rimpianti né debolezze, da là dove l’accoglienza non c’è, il rifiuto o l’ipocrisia rendono sterile l’annuncio e la testimonianza. Una rottura chiara e inequivocabile, che forse neppure Gesù ha molto vissuto. Egli ha sempre cercato di tornare a dialogare, ha sofferto per le chiusure dei farisei e degli scribi, ha sfidato il loro sbarramento tenace e insidioso. Eppure ora impone ai discepoli di non perdere tempo con chi non li vuole. Probabilmente in questa raccomandazione, c’è anche un adattamento alla situazione della comunità: non deve rimpiangere una intesa con la comunità israelitica. C’è stata una chiusura totale, un rifiuto feroce e aggressivo: ebbene, questo Gesù lo aveva anche previsto. Non si diano pena. Passino ad altri popoli, non perdano tempo a recuperare quello che non è recuperabile.

Salmo 85 

Preghiera per la pace e la giustizia 

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore. 

La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. 

Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno. 

La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.

Quando il Signore elargirà il suo bene, la nostra terra darà il suo frutto. 

Davanti a lui camminerà la giustizia e sulla via dei suoi passi la salvezza.

Orazione Finale 

Signore Dio nostro, distogli i discepoli del Figlio tuo dai cammini facili della popolarità, della gloria a poco prezzo, e portali sulle strade dei poveri e dei flagellati della terra, perché sappiano riconoscere nel loro volto il volto del Maestro e Redentore. Dona occhi per vedere i percorsi possibili alla giustizia e alla solidarietà; orecchi per ascoltare le domande di senso e di salvezza di tanti che cercano come a tastoni; arricchisci il loro cuore di fedeltà generosa e di delicatezza e comprensione perché si facciano compagni di strada e testimoni veri e sinceri della gloria che splende nel crocifisso risorto e vittorioso. Egli vive e regna glorioso con te, o Padre, nei secoli eterni.

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.