Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 31-Gennaio_6-Febbraio-2022

Lunedì, 31 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo – Marco 5, 1-20

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Geraseni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.

Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse; “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non

tormentarmi!”. Gli diceva infatti: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo!” E gli domandò: “Come ti chiami?” “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”. E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.

Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: “Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi”. Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare.

I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.

Mentre risaliva nella barca, quello che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decapoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, meditiamo un lungo testo sull’espulsione di un demonio che si chiamava Legione e che opprimeva e maltrattava una persona. C’è oggi molta gente che si serve dei testi del vangelo sull’espulsione dei demoni per far paura agli altri. E’ un peccato! Marco fa l’opposto. Come vedremo, associa l’azione del potere del male con quattro cose: a) Con il cimitero, il luogo dei morti. La morte che uccide la vita! b) Con il porco, che era considerato un animale impuro. L’impurità che separa da Dio! c) Con il mare, che era considerato come un simbolo del caos esistente prima della creazione. Il caos che distrusse la natura. d) Con la parola Legione, nome degli eserciti dell’impero romano. L’impero che opprime e sfrutta la gente. Orbene, Gesù vince il potere del male in questi quattro punti. La vittoria di Gesù aveva una portata enorme per le comunità degli anni 70, epoca in cui Marco scrive il suo vangelo. Queste comunità vivevano perseguitate dalle legioni romane, la cui ideologia manipolava le credenze popolari relative ai demoni per far paura alla gente ed ottenerne la sottomissione!
  • Il potere del male opprime, maltratta ed aliena le persone. I versi iniziali descrivono la situazione della gente prima dell’arrivo di Gesù. Nel modo di descrivere il comportamento dell’indemoniato, Marco associa il potere del male al cimitero e alla morte. E’ un potere senza meta, minaccioso, senza controllo e distruttore che fa paura a tutti. Priva la persona della coscienza, di autocontrollo e di autonomia.
  • In presenza di Gesù il potere del male si disintegra, cade in frantumi. Nel modo di descrivere il primo contatto tra Gesù e l’uomo posseduto, Marco mette l’accento sulla sproporzione totale! Il potere, che prima sembrava molto forte, si scioglie e si frantuma davanti a Gesù. L’uomo cade in ginocchio, chiede di non essere espulso dalla regione e dice perfino il suo nome Mediante questo nome, Marco associa il potere del male al potere politico e militare dell’impero romano che dominava il mondo attraverso le sue Legioni.
  • Il potere del male è impuro e non ha né autonomia né consistenza. Il demonio non ha potere sui suoi movimenti. Ottiene solo di introdursi nei porci con il permesso di Gesù! Una volta che si è introdotto nei porci, questi si precipitano in mare. Erano 2000! Secondo la gente, il porco era simbolo di impurità, impurità che impediva all’essere umano di mettersi in rapporto con Dio e sentirsi accolto da Lui. Il mare era il simbolo del caos che esisteva prima della creazione e che secondo le credenze dell’epoca, minacciava la vita. Questo episodio dei porci che si precipitano in mare è strano e difficile da capire, ma il messaggio è assai chiaro: davanti a Gesù il potere del male non ha né autonomia, né consistenza. Chi crede in Gesù ha vinto già il potere del male e non deve aver paura!
  • La reazione della gente del luogo. Messa sull’avviso dai mandriani che si occupavano dei porci, la gente del luogo corse e vide l’uomo liberato dal potere del male ormai “sano di mente”. Ma la legione si introdusse nei porci! Per questo chiedono a Gesù di andarsene. Per loro, infatti, i porci erano più importanti dell’essere umano che era appena ritornato in sé. Oggi succede lo stesso: al sistema neoliberale importano poco le persone. Ciò che importa è il guadagno!
  • Annunciare la Buona Novella vuol dire annunciare “ciò che il Signore ha fatto per te!” L’uomo liberato vuole “seguire Gesù”, ma Gesù gli dice: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”. Questa frase di Gesù, Marco la rivolge alle comunità e a tutti noi. Per la maggior parte di noi “seguire Gesù” significa: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto!”

Per un confronto personale

  • Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
  • L’uomo guarito vuole seguire Gesù. Ma deve rimanere a casa e raccontare a tutti ciò che Gesù ha fatto per lui. Cos’è che Gesù ha fatto per te e che può essere raccontato agli altri?

Preghiera finale

Quanto è grande la tua bontà, Signore! La riservi per coloro che ti temono, ne ricolmi chi in te si rifugia davanti agli occhi di tutti. (Sal 30)


 

Martedì, 1 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.  Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo del Vangelo – Marco 5,21-43

In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giairo, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.

Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”.

E all’istante le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha toccato il mantello?” I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?” Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.

Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?” Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad aver fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava. Entrato, disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, meditiamo due miracoli di Gesù in favore di due donne. Il primo in favore di una donna considerata impura a causa di un’emorragia che le durava da 12 anni. L’altro, in favore di una bambina di dodici anni, spirata da poco. Secondo la mentalità dell’epoca, chiunque toccasse il sangue o un cadavere era considerato impuro. Sangue e morte erano fattori di esclusione! Per questo, quelle due donne erano persone emarginate, escluse dalla partecipazione alla comunità.
  • Il punto di partenza. Gesù arriva in barca. La gente gli si unisce. Giairo, il capo della sinagoga, chiede per la figlia che sta morendo. Gesù va con lui e la gente li accompagna, spingendo da tutte le parti. Questo è il punto di partenza delle due guarigioni che seguono: la guarigione della donna e la risurrezione della bambina di 12 anni.
  • La situazione della donna. Dodici anni di emorragia! Per questo, viveva esclusa, poiché, in quel tempo, il sangue rendeva impura una persona, e chi la toccava diventava anche impuro/a. Marco informa che la donna aveva speso tutti i suoi averi con i medici. Ed invece di migliorare, era peggiorata. Situazione senza soluzione!
  • L’atteggiamento della donna. Sentì parlare di Gesù. Nacque in lei una speranza. Si disse: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. Il catechismo dell’epoca diceva: “Se io tocco il suo mantello, lui diventerà impuro”. La donna pensa esattamente il contrario! Segno che le donne non erano d’accordo con tutto quello che insegnavano le autorità religiose. La donna si mette in mezzo alla gente e, senza farsene accorgere, tocca Gesù, poiché tutti lo spingevano e lo toccavano. In quell’istante lei avvertì nel suo corpo l’avvenuta guarigione.
  • La reazione di Gesù e dei discepoli. Anche Gesù sentì che una potenza era uscita da lui e chiese: “Chi mi ha toccato il mantello?” I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?” Ecco apparire qui lo scontro tra Gesù ed i discepoli. Gesù aveva una sensibilità che non era percepita dai discepoli. Costoro reagirono come tutti gli altri e non capirono la reazione diversa di Gesù. Ma Gesù non fa attenzione e continua ad indagare.
  • La guarigione per la fede. La donna si rende conto che era stata scoperta. Fu per lei un momento difficile e pericoloso. Poiché, secondo la credenza dell’epoca, una persona impura che come lei si metteva in mezzo alla gente, contaminava tutti coloro che la toccavano. E tutti diventavano impuri davanti a Dio (Lv) (Lc 15,19-30). Per questo il castigo era la probabile lapidazione. Ma la donna ebbe il coraggio di assumere ciò che aveva fatto. “Impaurita e tremante” cadde ai piedi di Gesù e raccontò tutta la verità. Gesù dice la parola finale: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. (a) “Figlia”, con questa parola Gesù accoglie
  • la donna nella nuova famiglia, nella comunità, che si formava attorno. (b) Ciò che lei pensava avvenne di fatto. (c) Gesù riconosce che senza la fede di quella donna lui non avrebbe potuto fare il miracolo.
  • La notizia della morte della bambina. In quel momento il personale della casa di Giairo informa che la figlia è morta. Non c’era più bisogno di disturbare Gesù. Per loro, la morte era la grande barriera. Gesù non riuscirà a oltrepassare la morte! Gesù ascolta, guarda Giairo e applica ciò che aveva appena visto, cioè, che la fede è capace di realizzare ciò che la persona crede. E dice: “Non temere, continua solo ad aver fede!”
  • In casa di Giairo. Gesù permette solo a tre discepoli di entrare con lui. Vedendo il trambusto provocato dalla gente che gridava e piangeva per la morte della bambina, dice: “La bambina non è morta, dorme!” La gente attorno rideva. La gente sa distinguere quando una persona sta dormendo o quando è morta. E’ la risata di Abramo e di Sara, cioè, di coloro che non riescono a credere che nulla è impossibile a Dio (Gn 17,17; 18,12-14; Lc 1,37). Anche per loro, la morte era una barriera che nessuno poteva oltrepassare! Le parole di Gesù avevano un significato molto profondo. La situazione delle comunità perseguitate al tempo di Marco sembrava una situazione di morte. Dovevano udire: “Non è morta! Voi state dormendo! Svegliatevi!” Gesù non dà importanza alla risata ed entra nella stanza dove si trova la bambina, lui solo, i tre discepoli ed i genitori della bambina.
  • La risurrezione della bambina. Gesù prende per mano la bambina e dice: “Talità kum!” Lei si alza. Grande trambusto! Gesù conserva la calma e chiede che le diano da mangiare. Due donne sono guarite! Una ha dodici anni di vita, e l’altra dodici anni di emorragia, dodici anni di esclusione! Ai dodici anni comincia l’esclusione della bambina, poiché cominciano le mestruazioni, comincia a morire! Gesù ha la potenza maggiore e risuscita: “Alzati!”

Per un confronto personale

  • Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
  • Una delle donne è stata guarita e integrata di nuovo nella convivenza della comunità. Una bambina è stata alzata dal suo letto di morte. Cosa ci insegna questa azione di Gesù per la nostra vita in famiglia e per la nostra comunità, oggi?

Preghiera finale

I poveri mangeranno e saranno saziati,  loderanno il Signore quanti lo cercano:

“Viva il loro cuore per sempre”. (Sal 21)


 

Mercoledì, 2 febbraio 2022

La presentazione del Bambino al tempio

LECTIO

Orazione iniziale

O Dio, nostro creatore e padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, gli anziani donino ai piccoli la loro saggezza matura, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome. Per Cristo nostro Signore.

Lettura del vangelo – Luca 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di

Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.

Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli:

luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in

Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Momento di silenzio orante

  • perché la Parola di Dio possa abitare in noi e la lasciamo illuminare la nostra vita;
  • perché prima dei nostri commenti, è la luce stessa della Parola che deve brillare e imporsi, col suo mistero di presenza vivente del Signore.

MEDITATIO

Per coloro che vogliono approfondire il contenuto

  • Secondo la legge di Mosè/del Signore.

È una specie di ritornello, più volte ripetuto. Luca mescola due prescrizioni, senza molta distinzione. La purificazione della madre era prevista dal Levitico (12,2-8) e si compiva quaranta giorni dopo il parto. Fino a quel momento la donna non poteva avvicinarsi ai luoghi sacri, e la cerimonia era accompagnata dall’offerta di un capo di bestiame minuto. Invece la consacrazione dei primogeniti era prescritta in Esodo 13, 11-16: ed era considerata una specie di “riscatto” – anche qui con l’offerta di piccoli animali – in ricordo dell’azione salvifica di Dio quando liberò gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto. In tutta la scena i genitori appaiono come nell’atto di presentare/offrire il figlio come si faceva con le vittime e i leviti; mentre nella figura di Simeone e Anna appare piuttosto Dio che offre/presenta il figlio per la salvezza del popolo.

  • Le figure di Simeone e Anna.

Sono figure cariche di valore simbolico. Esse hanno il ruolo del riconoscimento, che proviene sia dalla illuminazione e dal movimento dello Spirito, ma anche da una vita condotta con l’attesa più intensa e fiduciosa. In particolare Simeone; lo si definisce come “prosdekòmenos”, cioè uno tutto concentrato nell’attesa, uno che va incontro per accogliere. Anche lui appare perciò obbediente alla legge, quella dello Spirito, che lo spinge verso il bambino, dentro il tempio. Anche il cantico che proclama manifesta questa sua pro-existentia: è vissuto per arrivare a questo momento; ora si sottrae, perché anche gli altri vedano la luce e la salvezza che arriva, per Israele e per le genti. A sua volta Anna, con la sua stessa età (valore simbolico: 84 è 7×12: dodici è il numero delle tribù; oppure 84–7=77, perfezione raddoppiata), ma soprattutto con il suo modo di vivere (digiuni e preghiere) e con la proclamazione a chi “attendeva”, completa il quadro. È guidata dallo Spirito di profezia, docile e purificata nel cuore. Inoltre appartiene alla più piccola delle tribù, quella di Aser: segno che i più piccoli e fragili sono più disposti a riconoscere in Gesù il Salvatore. Tutti e due questi anziani – che sono come una coppia originale – sono simbolo del giudaismo migliore, della Gerusalemme fedele e mite, che attende e gioisce, e che lascia d’ora in poi brillare la nuova luce.

  • Una spada che trafigge.

In genere si interpreta come annuncio di sofferenza per Maria, un dramma visibilizzato dall’Addolorata. Ma dobbiamo piuttosto intendere qui la Madre come il simbolo di Israele: Simeone intuisce il dramma del suo popolo, che sarà profondamente lacerato dalla parola viva e tagliente del redentore (cfr. Lc 12,51-53). Maria ne rappresenta il percorso: deve affidarsi, ma attraverserà dolori e oscurità, lotte e silenzi angosciosi. La storia del Messia sofferente sarà dilacerante per tutti, anche per la Madre: non si segue la nuova luce destinata al mondo intero, senza pagare il prezzo, senza essere provocati a scelte rischiose, senza rinascere sempre di nuovo dall’alto e in novità. Ma queste immagini della “spada che trafigge”, del bambino che “farà inciampare” e scuoterà i cuori dal torpore, non vanno separate dal gesto così carico di senso dei due anziani: l’uno, Simeone, prende fra le braccia il bambino, per indicare che la fede è incontro e abbraccio, non idea e teorema; l’altra, Anna, si fa annunciatrice, e accende in chi “lo attendeva” una luce sfolgorante.

  • La vita quotidiana, epifania di Dio.

Interessante è infine notare che tutto l’episodio dà rilievo alle situazioni più semplici e                       familiari: la coppia degli sposi con il bambino in braccio; l’anziano che gioisce e abbraccia, l’anziana che prega e annuncia, gli ascoltatori che appaiono indirettamente coinvolti. E anche la conclusione del brano fa intravedere il borgo di Nazaret, la crescita del bambino in un contesto normale, l’impressione di un bambino dotato in modo straordinario di sapienza e bontà. Il tema della sapienza intrecciata con la vita normale di crescita e nel contesto del villaggio, lascia come sospesa la storia: essa si riaprirà proprio con il tema della sapienza del ragazzo fra i dottori del tempio. Sarà proprio l’episodio che segue immediatamente (Lc 2,41-52).

Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione

  • Perché mai Gesù, figlio dell’Altissimo, e sua madre Maria, concepita senza peccato, devono sottomettersi alla prescrizione di Mosè? Forse perché Maria non aveva ancora coscienza della sua innocenza e santità?
  • Oltre alle parole di Simeone, in tutto il suo atteggiamento, come anche in quello della profetessa Anna, c’è un significato speciale? Il loro agire e la loro gioia non richiamano forse lo stile degli antichi profeti?
  • Come spiegare questa “spada che trafigge”: si tratta di una lacerazione delle coscienze davanti alle sfide e alle richieste di Gesù? Oppure si tratta solo di una sofferenza intima della Madre?
  • Può significare qualche cosa questa scena per i genitori di oggi: per la formazione religiosa dei loro figli; per il progetto che Dio ha su ciascuno dei loro figli, per le paure e le angosce che i genitori si portano nel cuore pensando a quando i figli saranno grandi?

ORATIO

Salmo 122 (121)

Quale gioia, quando mi dissero: “Andremo alla casa del Signore”. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme!

Gerusalemme è costruita come città salda e compatta. Là salgono insieme le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge di Israele, per lodare il nome del Signore. Là sono posti i seggi del giudizio,  i seggi della casa di Davide. Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi.

Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”.

Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene.

Orazione finale

Noi ti lodiamo e ti benediciamo, Padre, perché mediante il tuo Figlio, nato da donna per opera dello Spirito santo, nato sotto la legge, ci hai riscattati dalla legge e hai riempito la nostra esistenza di luce e di speranza nuova. Fa’ che le nostre famiglie siano accoglienti e fedeli verso i tuoi progetti, aiutino e sostengano nei figli i sogni e l’entusiasmo nuovo, li avvolgano di tenerezza quando sono fragili, li educhino all’amore a te e a tutte le tue creature. A te nostro Padre, ogni onore e gloria.

CONTEMPLATIO

Contempli nel silenzio le parole: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza.”


 

Giovedì, 3 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.

 Egli è Dio, e vive e regna con te …

Lettura del Vangelo – Marco 6,7-13

In quel tempo, Gesù chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero  nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”.

E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

Riflessione

Il Vangelo di oggi continua quanto abbiamo visto nel vangelo di ieri. Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. Fu rifiutato dalla propria gente (Mc 6,1-5). Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. A partire da questo momento, come dice il vangelo di oggi, Gesù cominciò ad andare per i villaggi della Galilea per annunciare la Buona Novella (Mc 6,6) e mandare i dodici in missione. Negli anni 70, epoca in cui Marco scriveva il suo vangelo, le comunità cristiane vivevano una situazione difficile, senza orizzonte. Umanamente parlando, non c’era futuro per loro. Nel 64, Nerone cominciò a perseguitare i cristiani. Nel 65, scoppiò la rivolta dei giudei della Palestina contro Roma. Nel 70, Gerusalemme fu totalmente distrutta dai romani. Per questo la descrizione dell’invio dei discepoli, dopo il conflitto a Nazaret, era fonte di luce e di coraggio per i cristiani.

  • Marco 6,7. L’obiettivo della Missione. Il conflitto crebbe e toccò da vicino la persona di Gesù. Come reagisce? In due modi: a) Dinanzi alla chiusura mentale della gente della sua comunità, Gesù lascia Nazaret ed inizia a percorrere i villaggi nelle vicinanze (Mc 6,6). b) Allarga la missione ed intensifica l’annuncio della Buona Novella chiamando altre persone per coinvolgerle nella missione. “Chiamò i dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi”. L’obiettivo della missione è semplice e profondo: La partecipazione dei discepoli alla missione di Gesù. Non possono andare da soli, devono andare due a due, perché due persone rappresentano la comunità meglio di una sola e si possono aiutare a vicenda. Ricevono potere sugli spiriti immondi, cioè devono essere di sollievo agli altri nella sofferenza e, attraverso la purificazione, devono aprire le porte di accesso diretto a Dio.
  • Marco 6,8-11. Gli atteggiamenti da avere nella Missione. Le raccomandazioni sono semplici: “E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: “Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro”. E se ne andarono. E’ l’inizio di una nuova tappa. Ora non solo Gesù, bensì tutto il gruppo, annuncia la Buona Novella di Dio alla gente. Se la predicazione di Gesù causava conflitto, molto più ora, con la predicazione di tutto il gruppo. Se già il mistero era grande, ora sarà maggiore con la missione intensificata.
  • Marco 6,12-13. Il risultato della missione. “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”.

Annunciare la Buona Novella, produce conversione o cambiamento nelle persone, è sollievo nel dolore, cura le infermità e scaccia i demoni.

  • L’invio dei discepoli in Missione. Al tempo di Gesù c’erano diversi altri movimenti di rinnovamento. Per esempio, gli esseni ed i farisei. Anche loro cercavano un nuovo modo di vivere in comunità ed avevano i loro missionari (cf. Mt 23,15). Però costoro, quando andavano in missione erano prevenuti. Portavano bisaccia e denaro per occuparsi del proprio cibo. Perché non avevano fiducia nel cibo della gente, che non era sempre ritualmente “puro”. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù ricevevano raccomandazioni diverse che aiutavano a capire i punti fondamentali della missione di annunciare la Buona Novella, che ricevevano da Gesù e che è anche la nostra missione:
  • Dovevano andare senza nulla. Non dovevano portare nulla, né bisaccia, né denaro, né bastone, né pane, né sandali, né avere due tuniche. Ciò significava che Gesù li obbliga ad avere fiducia nell’ospitalità. Perché colui che va senza nulla, va perché ha fiducia nella gente e pensa che sarà accolto. Con questo atteggiamento criticavano le leggi di esclusione, sostenute dalla religione ufficiale, e mostravano, per mezzo della pratica nuova, che avevano una concezione diversa della comunità.
  • Dovevano mangiare ciò che la gente mangiava o ciò che la gente dava loro. Non potevano vivere separati con il proprio cibo, ma dovevano accettare di mettersi insieme a tavola (Lc 10,8). Ciò significa che nel contatto con la gente, non dovevano aver paura di perdere la purezza così come veniva insegnata all’epoca. Con questo atteggiamento criticavano le leggi della purezza in vigore e mostravano, per mezzo della nuova pratica, che avevano un altro tipo di accesso alla purezza, cioè, all’intimità con Dio.
  • Dovevano rimanere ospitati nella prima casa in cui fossero stati accolti. Dovevano vivere insieme in modo stabile e non andare di casa in casa. Dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio, “poiché l’operaio merita il suo salario” (Lc 10,7). In altre parole, dovevano partecipare alla vita ed al lavoro della gente, e la gente li avrebbe accolti nella sua comunità e avrebbe condiviso con loro il cibo. Significa che dovevano aver fiducia nella condivisione.
  • Dovevano occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Lc 10,9; Mc 6,7.13; Mt 10,8). Dovevano svolgere la funzione di “difensori” (goêl) ed accogliere dentro del clan, nella comunità, coloro che vivevano da emarginati. Con questo atteggiamento criticavano la situazione di disintegrazione della vita comunitaria del clan e puntavano a soluzioni concrete. Erano questi i quattro punti fondamentali che dovevano dare slancio all’atteggiamento dei missionari che annunciavano la Buona Novella di Dio, nel nome di Gesù: ospitalità, comunione, condivisione ed accoglienza degli esclusi. Se queste quattro esigenze venivano rispettate, loro potevano e dovevano gridare ai quattro venti: “Il Regno è venuto!” (cf. Lc 10,1-12; 9,1-6; Mc 6,7- 13; Mt 10,6-16). Poiché il Regno rivelato da Gesù non è una dottrina, né un catechismo, né una legge. Il Regno di Dio viene e si rende presente quando le persone, motivate dalla loro fede in Gesù, decidono di vivere in comunità per dare testimonianza e rivelare a tutti che Dio è Padre e Madre e che, quindi, noi esseri umani siamo fratelli e sorelle tra di noi. Gesù voleva che la comunità locale fosse di nuovo un’espressione dell’Alleanza, del Regno, dell’amore di Dio Padre, che fa di tutti noi fratelli e sorelle.

Per un confronto personale

  • Partecipi nella missione di Gesù come discepolo?
  • Qual è il punto più importante per noi oggi nella missione degli apostoli? Perché?

Preghiera finale

Grande è il Signore  e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. Il suo monte santo, altura stupenda,  è la gioia di tutta la terra. (Sal 47)


 

Venerdì, 4 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso, concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo. Egli è Dio, e vive e regna con te …

Lettura del Vangelo – Marco 6,14-29

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: “Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui”. Altri invece dicevano: “È Elia”; altri dicevano ancora: “È un profeta, come uno dei profeti”. Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: “Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!”.

Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: “Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello”.

Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.

Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali.

Allora il re disse alla ragazza: “Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò”. E le fece questo giuramento: “Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno”. La ragazza uscì e disse alla madre: “Che cosa devo chiedere?”. Quella rispose: “La testa di Giovanni il Battista”. Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: “Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista”. Il re ne fu rattristato; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.

E subito mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.

I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Riflessione

Il vangelo di oggi descrive come Giovanni Battista fu vittima della corruzione e della prepotenza del Governo di Erode. Morì senza essere giudicato da un tribunale, nel corso di un banchetto di Erode con i grandi del regno. Il testo presenta molte informazioni sulla vita di Gesù e sul modo in cui i potenti dell’epoca esercitavano il potere. Fin dall’inizio del Vangelo di Marco scorgiamo una situazione in sospeso. Lui aveva detto: “Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio!” (Mc 1,14). Nel vangelo di oggi, quasi improvvisamente, sappiamo che Erode aveva già ucciso Giovanni Battista. Quindi il lettore si pone la domanda: ”Cosa fará allora con Gesù? Patirà lo stesso destino?” Oltre a fare un bilancio delle opinioni della gente e di Erode su Gesù, Marco pone un’altra domanda: “Chi è Gesù?” Questa ultima domanda cresce nel vangelo fino a ricevere la risposta definitiva dalla bocca del centurione ai piedi della Croce: “Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15,39)

  • Marco 6,14-16. Chi è Gesù? Il testo comincia con un bilancio sulle opinioni della gente e di Erode su Gesù. Alcuni associavano Gesù a Giovanni Battista e ad Elia. Altri lo identificavano con un Profeta, cioè con qualcuno che parlava a nome di Dio, che aveva il coraggio di denunciare le ingiustizie dei potenti e che sapeva animare la speranza dei piccoli. Le persone cercavano di capire Gesù partendo dalle cose che loro stesse sapevano, credevano e speravano. Cercavano di inquadrarlo secondo i criteri familiari dell’Antico Testamento con le sue profezie e le sue speranze, e della Tradizione degli Antichi, con le loro leggi. Ma erano criteri insufficienti. Gesù non entrava in questi criteri. Lui era più grande!
  • Marco 6,17-20. La causa dell’uccisione di Giovanni. Galilea, terra di Gesù, fu governata da Erode Antipa, figlio del re Erode, il Grande, dal 4 avanti Cristo fino al 39 dopo Cristo. In tutto, 43 anni! Durante tutto il tempo in cui Gesù visse, c’erano stati cambiamenti nel governo della Galilea! Erode Antipa era il signore assoluto di tutto, non ascoltava nessuno e faceva ciò che gli pareva! Ma chi veramente comandò in Palestina, fin dal 63 prima di Cristo, fu l’Impero Romano. Erode, per non essere deposto, cercava di accontentare Roma in tutto. Insisteva soprattutto in un’amministrazione efficiente che producesse entrate all’Impero Romano. L’unica cosa che lo preoccupava era la sua sicurezza e la sua promozione. Per questo, reprimeva qualsiasi tipo di sovversione. Flavio Giuseppe, uno scrittore di quell’epoca, informa che il motivo della prigionia di Giovanni Battista era la paura che aveva Erode di una sommossa popolare. A Erode piaceva essere chiamato benefattore della gente, ma in realtà era un tiranno (cf. Lc 22,25). La denuncia di Giovanni contro di lui (Mc 6,18), fu la goccia che riempì il bicchiere, e Giovanni fu fatto prigioniero.
  • Marco 6,21-29: La trama dell’assassinato. L’anniversario e il banchetto di festa, con danze e orge! Era l’ambiente in cui si tramavano le alleanze. La festa prevedeva la presenza “dei grandi della corte, degli ufficiali e delle persone importanti della Galilea”. In questo ambiente si trama l’assassinio di Giovanni Battista. Giovanni, il profeta, era una denuncia viva in questo sistema corrotto. Per questo fu eliminato con il pretesto di un problema di vendetta personale. Tutto ciò rivela la debolezza morale di Erode. Tanto potere accumulato nelle mani di un uomo che non si controlla! Sotto l’entusiasmo della festa e del vino, Erode giurò con leggerezza qualcosa a una giovane ballerina. E superstizioso com’era, pensava di dover mantenere questo giuramento. Per Erode, la vita dei sudditi non contava nulla. Disponeva di loro come se fossero degli oggetti. Marco racconta il fatto così come avvenne e lascia alle comunità il compito di trarre le conclusioni.

Per un confronto personale

  • Conosci casi di persone morte vittima della corruzione e del dominio dei potenti? E conosci nella      nostra       comunità             e             nella      nostra   chiesa   persone               vittima dell’autoritarismo e di un eccesso di potere?
  • Superstizione, vigliaccheria e corruzione distinguevano l’esercizio del potere da parte di Erode. Come si comportano quelli che oggi esercitano il loro potere su gli altri?

Preghiera finale

La via di Dio è diritta, la parola del Signore  è provata al fuoco;  egli è scudo  per chi in lui si rifugia. (Sal 17)


 

Sabato, 5 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio grande e misericordioso,  concedi a noi tuoi fedeli di adorarti con tutta l’anima e di amare i nostri fratelli  nella carità del Cristo. 

Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo – Marco 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.

Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”.

Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.

Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Riflessione

Il vangelo di oggi è in vivo contrasto con quello di ieri! Da un lato, il banchetto di morte, voluto da Erode con i grandi del regno nel palazzo della Capitale, durante il quale Giovanni Battista fu assassinato (Mc 6,17-29), dall’altro, il banchetto di vita promosso da Gesù con la gente affamata della Galilea, nel deserto (Mc 6,30-44). Il vangelo di oggi presenta solo l’introduzione della moltiplicazione dei pani e descrive l’insegnamento di Gesù.

  • Marco 6,30-32. L’accoglienza data ai discepoli. “In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”. Questi versetti mostrano come Gesù formava i suoi discepoli. Non si preoccupava solo del contenuto della predicazione, ma anche del riposo dei discepoli. Li invitò ad andare in un luogo tranquillo per poter riposare e fare una riflessione.
  • Marco 6,33-34. L’accoglienza data alla gente. La gente percepisce che Gesù era andato a un’altra parte del lago, e loro gli andarono dietro cercando di raggiungerlo via terra, fino all’altra riva. “Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Vedendo quella moltitudine, Gesù si rattristò, “perché andavano come pecore senza pastore”. Lui dimentica il suo riposo e comincia ad insegnare. Nel rendersi conto che la gente non ha un pastore, Gesù comincia ad essere pastore. Comincia ad insegnare. Come dice il Salmo: “Il Signore è il mio pastore! Non manco di nulla! Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome. Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici” (Sal 23,1.3-5). Gesù voleva riposare insieme ai discepoli, ma il desiderio di rispondere ai bisogni della gente lo spinse a lasciare da parte il riposo. Qualcosa di simile avviene quando incontra la samaritana. I discepoli andarono in cerca di cibo. Al ritorno, dicono a Gesù: “Maestro, mangia qualcosa!” (Gv 4,31), ma lui risponde: “Io ho un alimento da mangiare che voi non conoscete” (Gv 4,32). Il desiderio di rispondere ai bisogni del popolo samaritano lo porta a dimenticare la fame. “Il mio alimento è fare la volontà di colui che mi ha mandato a realizzare la sua opera” (Gv 4,34). La prima cosa è rispondere alla gente che lo cerca. Dopo viene il mangiare.
  • Allora Gesù comincia a insegnare loro molte cose. Il vangelo di Marco ci dice molte volte che Gesù insegnava. La gente rimane impressionata: “Un nuovo insegnamento! Dato con autorità! Diverso dagli scribi!” (Mc 1,22.27). Insegnare era ciò che Gesù faceva di più (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). Così soleva fare (Mc 10,1). Per oltre quindici volte Marco dice che Gesù insegnava, ma raramente dice ciò che insegnava. Forse perché a Marco non interessava il contenuto? Dipende da ciò che la gente intende quando parla di contenuto! Insegnare non è solo questione di insegnare verità nuove per dire qualcosa. Il contenuto che Gesù dava non appariva solamente nelle parole, ma anche nei gesti e nel suo modo di rapportarsi con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente (Mc 6,34). Voleva il bene della gente. La bontà e l’amore che emergevano dalle sue parole facevano parte del contenuto. Erano il suo temperamento. Un contenuto buono, senza bontà, è come latte caduto a terra. Questo nuovo modo che Gesù aveva di insegnare si manifestava in mille modi. Gesù accetta come discepoli non solo uomini, ma anche donne. Insegna non solo nella sinagoga, ma anche in qualsiasi luogo dove c’era gente ad ascoltarlo: nella sinagoga, in casa, su una riva, sulla montagna, sulla pianura, su una barca, nel deserto. Non crea rapporto da alunnoprofessore, ma da discepolo a maestro. Il professore insegna e l’alunno sta con lui durante il tempo della lezione. Il maestro testimonia e il discepolo vive con lui 24 ore al giorno. E’ più difficile essere maestro che professore! Noi non siamo alunni di Gesù, siamo discepoli e discepole! L’insegnamento di Gesù era una comunicazione che scaturiva dall’abbondanza del cuore nelle forme più variegate: come una conversazione che cerca di chiarire i fatti (Mc 9,9-13), come un paragone o parabola

che invita la gente a pensare e a partecipare (Mc 4,33), come una spiegazione di ciò che egli stesso pensava e faceva (Mc 7,17-23), come una discussione che non evita necessariamente ciò che è polemico (Mc 2,6-12), come una critica che denuncia ciò che è falso e sbagliato (Mc 12,38-40). Era sempre una testimonianza di ciò che lui stesso viveva, un’espressione del suo amore! (Mt 11,28-30).

Per un confronto personale

  • Gesù si preoccupa del uomo intero, anche del suo riposo. E noi come ci comportiamo con il nostro prossimo?
  • Come fai tu quando vuoi insegnare agli altri qualcosa della tua fede e della tua religione? Imiti Gesù?

Preghiera finale

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?

Custodendo le parole del Signore. 

Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti. (Sal 118)


 

Domenica, 6 febbraio 2022

Tempo ordinario

Orazione iniziale

Padre mio, ora la tua Parola è qui! Si è levata come sole dopo una notte buia, vuota e solitaria: quando manca lei, è sempre così, lo so. Dal mare, ti prego, soffi il dolce vento dello Spirito Santo e mi raccolga, mi accompagni a Cristo, tua Parola vivente: Lui voglio ascoltare. Non mi scosterò da questa spiaggia, dove Li ammaestra e parla, ma rimarrò qui, finché non mi avrà preso con sé; allora lo seguirò e andrò con Lui, dove mi condurrà.

Lettura del Vangelo – Luca 5, 1-11

Per inserire il brano nel suo contesto:

Questo racconto, ricco di grande intensità teologica, si pone come nel centro di un percorso di fede e di incontro con il Signore Gesù, che ci conduce dalla sordità alla capacità piena di ascolto, dalla malattia più paralizzante alla guarigione salvifica, che ci rende capaci di aiutare i fratelli a rinascere con noi. Gesù ha inaugurato la sua predicazione nella sinagoga di Nazareth, rendendo finalmente leggibili e luminose le lettere del rotolo della Torah (4, 16 ss.), ha sconfitto il peccato (4, 31-37) e la malattia (4, 38-41), allontanandoli dal cuore dell’uomo e ha annunciato quella forza misteriosa che l’ha inviato a noi e per la quale egli deve muoversi, correre come gigante, che raggiunge ogni angolo della terra. È qui, a questo punto, che avviene la risposta e inizia la sequela, l’obbedienza della fede; è qui che nasce già la Chiesa e il popolo nuovo, capace di ascoltare e dire di sì.

Per aiutare nella lettura del brano:

  • 1-3: Gesù è sulla riva del mare di Genesareth e davanti a lui sta una grande folla, desiderosa di ascoltare la Parola di Dio. Egli sale su una barca e si scosta da terra; come un maestro e come un prode, lui siede sulle acque e le domina e di lì offre la sua salvezza, che nasce dalla Parola, ascoltata e accolta. vv. 4-6: Gesù invita alla pesca e Pietro si fida, crede alla Parola del maestro. Per fede prende il largo e getta le sue reti; per questa stesa fede la pesca è sovrabbondante, è miracolosa.
  • 7: L’incontro con Gesù non è mai chiuso, ma spinge sempre alla comunicazione, alla condivisione: il dono, infatti, è troppo grande e incontenibile per uno solo. Pietro chiama i compagni dell’altra barca e il dono raddoppia, continuamente cresce.
  • 8-11: Davanti a Gesù Pietro si inginocchia, adora e riconosce il suo peccato, la sua incapacità, ma Lui lo chiama, con quello stesso tuono che ha sconvolto le acque di tanti mari, lungo tutta la Scrittura: “Non temere!”. Dio si rivela e si fa compagno dell’uomo. Pietro accetta la missione di trarre fuori gli uomini, suoi fratelli, dal mare del mondo e del peccato, così come è stato tratto fuori lui; lascia la barca, le reti, i pesci e segue Gesù, insieme ai suoi compagni.

Il testo:

1Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret 2 e la folla gli faceva ressa intornoper            ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. 3 Salì in una barca, che era diSimone, e lo pregò  di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.4 Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca». 5 Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». 6 E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. 

7 Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano. 8 Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». 9 Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;

10 così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Un momento di silenzio orante

Ascolto e riascolto la voce e le parole di Gesù, la voce del mare e della sabbia lungo la riva. Gesù è seduto e no ha fretta. Raccolgo ogni verbo che Lui mi dice e getto anch’iola mia rete, nel mare di questo spazio di silenzio e solitudine che mi è concesso di vivere con Lui. Mi allontano un po’ da terra, prendo il largo e, fidandomi del Signore, lancio la rete fino alle profondità e così aspetto…

Alcune domande

Che mi aprano ancora di più all’ascolto del mio maestro e all’accoglienza del suo insegnamento nel mio cuore. La Parola del Signore è una spada, che in questo momento si trasforma in ago, per cucire e intessere la rete della mia vita. Io rimango fermo e lascio che Lui compia la sua opera in me, opera di bellezza e di felicità.

  • “Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca”. Gesù scende, si siede, prende dimora in mezzo a noi, si abbassa fino a toccare la nostra terra e da questa piccolezza ci offre il suo insegnamento, la sua Parola di salvezza. Anche Matteo fissa la stessa azione di Gesù all’inizio del suo ministero: “…salì sulla montagna e messosi a sedere” (Mt 5, 1); lo stesso fa Marco: “…là restò seduto” (Mc 4, 3) e anche Gv 6, 3. Gesù mi offre tempo, spazio, disponibilità piena per incontrarlo e conoscerlo, ma io so fermarmi, so rimanere, radicarmi in Lui, davanti a Lui? Questo è un atteggiamento sapienziale che il Signore trasmette ai suoi discepoli, perché anch’essi imparino a sedersi (cfr. Lc 10, 39; Gv 11, 20), come Lui.
  • “Lo pregò di scostarsi un poco da terra”. Vediamo che la richiesta del Signore è progressiva, perché Lui, come buon pastore, ci conduce pian piano, ci fa crescere con bontà e pazienza; infatti, dopo questo primo distacco da terra, Lui chiede di prendere il largo. “Scostati da terra! Prendi il largo!”: inviti rivolti alla barca di ogni esistenza, quella mia e quella di ogni uomo e donna che viene in questo mondo. Ho fede, ho fiducia, ho confidenza in lui e perciò mi lascio andare, abbandono le prese? Mi guardo dentro con sincerità e serietà: dove sono piantati gli ormeggi della mia vita?
  • “Getterò le reti”. Pietro ci offre un esempio luminoso di fede nella Parola di Gesù e ci consegna il testimone prezioso della sua avventura di liberazione e di amore: il verbo “gettare”. In questo brano ritorna in due occasioni: la prima volta è riferito alle reti e la seconda alla persona stessa di Pietro. Il significato è forte e chiaro: davanti al Signore possiamo solo gettare le nostre ricchezze e risorse, la nostra intera vita. Noi gettiamo, ma Lui raccoglie. Sempre, con una fedeltà assoluta e infallibile. Provo a inseguire questo verbo nelle pagine dei Vangeli e a fissarmelo nel cuore, come una luce sicura: Mc 4, 26; Lc 13, 19; 21, 2; Mc 11, 7-8; 14, 3. Cerco di fare mia questa azione, questo gesto di vita. Posso pensare a qualcosa di concreto da gettare via, per donarlo a qualcun altro? A un pensiero, un progetto, che tengo ancorato saldamente al mio cuore, alla mia volontà? Mi sento disposto a prendere la mia vita, oggi, così com’è, e gettarla ai piedi di Gesù, in Lui, perché Egli, ancora una volta, mi raccolga, mi risani e mi salvi, facendo di me un uomo nuovo?
  • “Fecero cenno ai compagni dell’altra barca”. Il Signore ha riempito la mia vita con una ricchezza enorme, con misura pigiata, scossa e ancora traboccante; non posso negarlo: il suo amore è davvero così, dà senza misura. Pietro si fa ancora una volta guida per il mio cammino e mi indica la via dell’apertura agli altri, della condivisione, perché nella Chiesa non è possibile stare isolati e chiusi. Tutti siamo mandati: “Va’ dai miei fratelli e dì loro” (Gv 20, 17). Questa dinamica è espressa molto bene nel cap. 1 del Vangelo di Giovanni (40-42); mi soffermo su questo passaparola stupendo, che accende luce su luce, fuoco su fuoco e pongo il mio cuore, la mia vita a confronto con l’esigenza di questa parola. So accostare la mia barca a quella di altri? So riversare nell’esistenza di altri fratelli e sorelle i doni e le ricchezze non miei, che il Signore ha voluto affidare a me in deposito?
  • “Lasciarono tutto e lo seguirono”. So che il verbo “seguire” è molto intenso, è forte, sconvolgente. Lo lascio entrare in me e lo rumino, lo sciolgo nel mio cuore, perché il mio intimo possa assorbire le sostanze di vita che esso contiene. Lo ripeto e dico: “Signore, ti seguirò”. Provo a pensare ad alcuni sinonimi: “camminare dietro”, “fare come Lui”, “tenere lo sguardo fisso su di Lui”… Non sento, forse, subito la mia vita più piena, più luminosa e felice? Non sento che si spezzano le catene della mia solitudine? Sì, devo ammetterlo: seguire il Signore mi rende felice!

Una chiave di lettura

Mi scosto da terra e prendo il largo, seguendo il Signore Gesù. Getto via per Lui la mia barca e la mia vita. Mi fido della sua Parola e mi riconosco peccatore, bisognoso della guarigione e della salvezza che vengono solamente da Lui. Lascio che Lui mi parli, che mi racconti la storia meravigliosa del suo Amore per me. Chiamo a questa festa anche i miei amici, i vicini e i conoscenti, perché, insieme, la gioia sia moltiplicata.

Il mare e il tema dell’esodo:

  • Gesù è in piedi, sta presso la riva del mare, è innalzato al di sopra delle oscurità minacciose e ignote dei flutti del mare e della vita. Si pone di fronte a questo popolo radunato, pronto per l’ascolto e per l’esodo, Lui, il buon pastore, con la verga della sua Parola. Vuole condurci attraverso i mari e gli oceani di questo mondo, in un viaggio di salvezza che ci porta sempre più vicino al Padre. Il Signore parla e le acque si aprono davanti a Lui, come già è avvenuto presso il mar Rosso (Es 14, 21-23) e presso le rive del fiume Giordano (Gs 3, 14-17). Anche il mare di sabbia del deserto viene sconfitto dalla potenza della sua Parola e si apre, diventando un giardino, una strada pianeggiante e percorribile (Is 43, 16-21) per quanti decidono il viaggio di ritorno a Dio e da Lui si lasciano guidare. In questi pochi versetti del Vangelo, il Signore Gesù prepara, ancora una volta, per noi il grande miracolo dell’esodo, dell’uscita dalle tenebre di morte per la traversata salvifica verso i pascoli verdeggiantidell’amicizia con Lui, dell’ascolto della sua voce. Tutto è pronto: il nostro nome è già stato pronunciato con infinito amore dal pastore buono, che ci conosce da sempre e ci guida per tutta l’eternità, senza lasciarci cadere mai dalla sua mano.

L’ascolto della fede che conduce all’obbedienza:

  • È il secondo passaggio del glorioso cammino che il Signore Gesù ci offre attraverso questo brano di Luca. La folla si stringe attorno a Gesù, spinta dal desiderio intimo di “ascoltare la Parola di Dio”; è la risposta all’invito perenne del Padre, che percorre tutta la Scrittura: “Ascolta, Israele!” (Dt 6, 4) e “Se il mio popolo mi ascoltasse!” (Sal 80, 14). È come se la folla dicesse: “Sì, ascolterò che cosa dice Dio, il Signore” (Sal 85, 9). Ma l’ascolto che ci viene indicato e suggerito è completo, non superficiale; è vivo e vivificante, non morto; è ascolto della fede, non dell’incredulità e della durezza di cuore. È l’ascolto che dice: “Sì, Signore, sulla tua Parola io getterò la mia rete”. La chiamata che il Signore ci sta rivolgendo, in questo momento, è prima di tutto la chiamata alla fede, a fidarci di Lui e di ogni parola che esce dalla sua bocca, sicuri e certi che tutto ciò che Lui dice, si realizza. Come Dio disse ad Abramo: “C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore?” (Gen 18, 14) o a Geremia: “Qualcosa è forse impossibile per me?” (Ger 32, 27); cfr. anche Zac 8, 6. O come fu detto a Maria: “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1, 37) e allora lei disse: “Eccomi, avvenga di me quello che hai detto”. È qui che dobbiamo arrivare; come Maria, come Pietro. Non possiamo essere soltanto ascoltatori, perché illuderemmo noi stessi, come dice san Giacomo (1, 19-25); resteremmo ingannati dalla smemoratezza e ci perderemmo. La Parola va realizzata, messa in pratica, compiuta. È grande la rovina di chi ascolta, ma non mette in pratica la Parola; bisogna scavare profondo e porre il fondamento sulla roccia, che è la fede operosa (cfr. Lc 6, 46-49).

La pesca come missione della Chiesa:

  • L’adesione dell’ascolto e della fede porta alla missione, cioè ad entrare nella comunità istituita da Gesù per la diffusione del regno. Sembra che Luca, in questo brano, voglia già presentare la Chiesa che vive l’esperienza post-pasquale dell’incontro con Gesù risorto; noto, infatti, i molti richiami al brano di Gv 21, 1-8. Gesù sceglie una barca e sceglie Pietro e, dalla barca, chiama uomini e donne, figli e figlie,

a continuare la sua missione. Noto che il verbo “prendi il largo” è al singolare, riferito a Pietro che riceve l’incarico di guida, ma l’azione della pesca è al plurale: “gettate le reti”, riferita a tutti coloro che vorranno aderire e partecipare alla missione. È bella e luminosa, è gioiosa quest’unica missione e fatica comune per tutti! È la missione apostolica, che inizia ora, in obbedienza alla Parola del Signore e che giungerà molto al largo, fino agli estremi confini della terra (cfr. Mt 28, 19; At 1, 8; Mc 16, 15; 13, 10; Lc 24, 45-48).

  • È interessante notare il vocabolo usato da Luca per indicare la missione che Gesù affida a Pietro e, con lui, a tutti noi, quando gli dice: “Non temere…tu sarai pescatore

di uomini”. Qui non viene usato lo stesso termine che troviamo già in Mt 4, 18 ss., in Mc 1, 16 o anche in questo brano al v. 2, semplicemente pescatore; qui c’è una parola nuova, che compare solo due volte in tutto il Nuovo Testamento e che deriva dal verbo “catturare”, nel senso di “prendere vivo e mantenere in vita”. I pescatori del Signore, infatti, gettano le loro reti nel mare del mondo per offrire agli uomini la Vita, per strapparli dagli abissi e farli ritornare alla vita vera. Pietro e gli altri, noi e i nostri compagni di navigazione in questo mondo, possiamo continuare, se lo vogliamo, in qualsiasi stato ci troviamo, quella sua stessa meravigliosa missione di inviati del Padre “a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10).

Un momento di preghiera: Salmo 65

Canto di lode al Signore,

che ha aperto il nostro cuore alla fede

Rit. Mia forza e mio canto è il Signore; egli mi ha salvato! Acclamate a Dio da tutta la terra,  cantate alla gloria del suo nome,  date a lui splendida lode.

Dite a Dio: «Stupende sono le tue opere!  A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome».  Venite e vedete le opere di Dio,  mirabile nel suo agire sugli uomini.  Egli cambiò il mare in terra ferma,  passarono a piedi il fiume; per questo in lui esultiamo di gioia. 

Benedite, popoli, il nostro Dio, fate risuonare la sua lode; è lui che salvò la nostra vita e non lasciò vacillare i nostri passi.  Dio, tu ci hai messi alla prova; ci hai passati al crogiuolo, come l’argento. Ci hai fatto passare per il fuoco e l’acqua,  ma poi ci hai dato sollievo.

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,  e narrerò quanto per me ha fatto. A lui ho rivolto il mio grido, la mia lingua cantò la sua lode.  Dio ha ascoltato, si è fatto attento alla voce della mia preghiera.

Sia benedetto Dio che non ha respinto la mia preghiera,  non mi ha negato la sua misericordia.

Orazione finale

Signore, tu hai aperto il mare e sei venuto fino a me; tu hai spezzato la notte e hai inaugurato per la mia vita un giorno nuovo! Tu mi hai rivolto la tua Parola e mi hai toccato il cuore; mi hai fatto salire con te sulla barca e mi hai portato al largo. Signore, Tu hai fatto cose grandi! Ti lodo, ti benedico e ti ringrazio, nella tua Parola, nel tuo Figlio Gesù e nello Spirito Santo. Portami sempre al largo, con te, dentro di te e tu in me, per gettare reti e reti di amore, di amicizia, di condivisione, di ricerca insieme del tuo volto e del tuo regno già su questa terra. Signore, sono peccatore, lo so!, ma anche per questo ti ringrazio, perché tu non sei venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori e io ascolto la tua voce e ti seguo. Ecco, Padre, lascio tutto e vengo con te

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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