Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 29-30_Novembre-2021

Lunedì, 29 Novembre 2021

1ª Settimana d’Avvento

Preghiera

Il tuo aiuto, o Padre, ci renda perseveranti nel bene in attesa del Cristo tuo Figlio; quando egli verrà e busserà alla porta ci trovi vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti nella lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 8,5-11

In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”. 

Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”. Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Va’, ed egli va; e a un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa’ questo, ed egli lo fa”. 

All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.

Riflessione

Il Vangelo di oggi è uno specchio. Evoca in noi le parole che diciamo durante la Messa nel momento della comunione: “Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa,

ma dì solamente una parola ed io sarò salvato”. Guardando nello specchio questo testo, suggerisce quanto segue: 

  • La persona che cerca Gesù è un pagano, soldato dell’esercito romano, che dominava e sfruttava la gente. Non è la religione, né il desiderio di Dio, bensì il bisogno e la sofferenza che lo spingono a cercare Gesù. Gesù non ha preconcetti. Non esige nulla prima, accoglie e ascolta la richiesta dell’ufficiale romano.
  • La risposta di Gesù sorprende il centurione, poiché ne supera l’aspettativa. Il centurione non si aspettava che Gesù si recasse a casa sua. Si sente indegno: “Non sono degno”. Vuol dire che considerava Gesù una persona molto superiore.
  • Il centurione esprime la sua fede in Gesù dicendo: “Di una sola parola ed il mio servo sarà guarito”. Lui crede che la parola di Gesù è capace di guarire. Da dove gli nasce questa fede cosi grande? Dalla sua esperienza professionale di centurione! Perchè quando un centurione da ordini, il soldato ubbidisce. Deve ubbidire! Così immagina Gesù: basta che Gesù dica una parola, e le cose succedono secondo la parola. Lui crede che la parola di Gesù racchiude una forza creatrice.
  • Gesù rimane ammirato ed elogia la fede del centurione. La fede non consiste nell’accettare, ripetere e decorare una dottrina, ma nel credere e confidare nella persona di Gesù.

Per un confronto personale

  • Mettendomi al posto di Gesù: come accolgo ed ascolto le persone di altre religioni?
  • Mettendomi al posto del centurione: quale è l’esperienza personale che mi porta a credere in Gesù?

Preghiera finale

Vieni, Signore, a visitarci con la tua pace: 

la tua presenza ci riempirà di gioia. (cf. Sal 106,4-5; Is 38,3)

 

Martedì, 30 Novembre 2021


 

Tempo ordinario

Preghiera

O Padre, che hai chiamato sant’Andrea dalle reti del mondo alla pesca meravigliosa  dell’annuncio evangelico, fa’ che anche noi possiamo sempre più gustare la dolcezza  della tua paternità e, nel sentirci amati come figli, apriamo a te con piena fiducia tutta  la nostra vita, per lasciarci raggiungere e cambiare dallo sguardo e dalla parola del tuo  Figlio diletto, il Signore Gesù; con Lui vogliamo portare a tanti fratelli la lieta notizia  del tuo amore misericordioso, che rende bella la vita. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo (4, 18-22)

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che ella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò.  Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Riflessione

  • “Camminava lungo il mare di Galilea”. Gesù è appena uscito dal deserto, dopo i 40 giorni di grande solitudine e lotta contro il demonio (Mt 4, 1-11). È uscito vittorioso, sicuro dell’amore del Padre suo ed è venuto in Galilea, terra lontana e disprezzata, terra di confine e di estraneità, portando la sua grande luce, la sua salvezza (Mt 4, 1216). E qui ha iniziato a gridare il suo annuncio di gioia e liberazione: “Il regno dei cieli è vicino!” (Mt 4, 17). Non c’è più solitudine, né deserto incolmabile, non c’è assenza da quando il Signore Gesù è sceso sulla nostra terra, Galilea delle genti: Lui, infatti, è davvero vicino, è Dio-con-noi. Non sta lontano, non rimane fermo e nascosto, ma Egli “cammina”, passeggia lungo il mare, lungo le rive delle nostre povere vite. Anzi, ancora di più. Galilea significa “anello”: questo ci dice che Lui, l’Amore, viene a sposarci, a unirci per sempre con Sé. Allora non resta che accoglierLo, mentre cammina sulla riva del mare. Lui già ci vede, anche a distanza, già ci conosce…
  • Il verbo “vide”, ripetuto due volte, in riferimento prima ad Andrea e a suo fratello, poi a Giacomo e a Giovanni, porta con sé tutta la forza e l’intensità di uno sguardo che parte dal cuore, dall’intimo. Così il Signore ci vede: ci legge dentro, sfoglia con attenzione amorosa le pagine della nostra vita, conosce ogni cosa di noi, tutto Lui ama.
  • Non è un caso che Matteo utilizzi molte volte il vocabolario familiare per raccontare questo episodio di vocazione, di incontro con il Signore Gesù. Troviamo quattro volte la parola “fratello” e due volte la parola “padre”. Siamo condotti a casa, al nostro principio di vita, là dove anche noi riscopriamo che siamo figli e fratelli. Gesù entra dentro questa nostra realtà più umana, più nostra, più quotidiana; entra nella carne, nel cuore, in tutta la vita. E viene recuperarci, a farci nascere ancora.
  • “Venite dietro a me”. Queste sono le sue parole, semplici, limpide: ci chiede di metterci in cammino, di muoverci, anche noi, come Lui. “Venite!”. È bello sentirci risvegliare da questa sua voce, che ci raggiunge ed è più forte, più dolce della voce delle acque del mare, del mondo, rumorose e confuse. Quando Lui parla al cuore, si fa grande bonaccia, ritorna la calma. E poi ci offre anche la rotta, segna il percorso da fare; non ci lascia smarrire: “Dietro a me”, dice il Signore. Basta accogliere l’invito, basta accettare che sia Lui a saperne di più; dobbiamo solo seguirlo, è Lui ad aprire la strada.

“Lasciarono e seguirono”. I due fratelli, i primi chiamati, Pietro e Andrea, diventano, per noi, all’inizio di questo cammino, un esempio chiarissimo, forte, sicuro. Ci insegnano le mosse da fare, i movimenti, le scelte. “Lasciare” e “seguire” diventano i verbi chiave, le parole scritte nel cuore. Sì, perché forse accadrà più spesso di dover fare tali operazioni al di dentro, nel segreto dell’anima, dove solo noi possiamo vedere. Dove solo il Signore è testimone che anche per noi si compie questa meravigliosa parola del vangelo, tanto viva e forte che ti cambia la vita. 

  • “Subito”. Per due volte Matteo ci fa vedere la prontezza dei discepoli nell’accogliere il Signore che passa, il suo sguardo, la sua voce per loro. Non mettono ostacoli, non dubitano, non hanno paura, ma si fidano ciecamente di Lui, rispondono subito, dicendo sì a quell’Amore.

In un crescendo, Matteo fa scorrere davanti ai nostri occhi tutti gli elementi che animavano quella scena, sulla riva del mare: le reti, le barche, il padre… tutto scivola via, passa in secondo piano, viene lasciato da parte. Rimane solo il Signore, che cammina davanti e, dietro a Lui, quei quattro chiamati, uomini nuovi, che portano in sé il nostro nome, la storia che Dio ha scritto anche per noi.

Alcune domande

  • L’orizzonte di questo racconto evangelico e quindi della grazia che il Signore ancora oggi compie per noi, è il mare, un mare preciso, che ha un nome, una sua geografia. Riesco, davanti alla Parola di Dio, in questo momento, a dare un volto preciso all’orizzonte della mia vita? Ho la serenità interiore per mettere a nudo, davanti agli occhi di Cristo, la mia vita, così com’è, la mia Galilea, il mio mare? Ho forse paura delle acque che porto nel cuore, quasi fosse un mare minaccioso, oscuro, nemico?  Riesco a lasciare che il Signore cammini lungo le mie rive? Riesco a lasciarmi guardare anch’io, come Andrea, come Simone, Giacomo e Giovanni? 
  • E se faccio silenzio, in questo momento, se lascio davvero che i passi di Gesù si avvicinino a me, fino a lasciare sulla mia povera sabbia le sue impronte d’amore, d’amicizia, ho poi anche il coraggio di lasciarmi raggiungere dal suo sguardo pieno di luce? O continuo a nascondermi un po’, a sottrarmi, a mascherare qualche parte di parte, che io stesso non voglio vedere, o accettare? E ancora: lascio che Lui mi parli, che mi dica, forse per la prima volta: “Vieni dietro a me”? O preferisco continuare ad ascoltare solo il rumore del mare, delle sue onde invadenti, scomposte?
  • Questo Vangelo mi parla in maniera molto forte della compagnia dei fratelli, mi parla del mio essere figlio, mette a nudo la parte più profonda del cuore, entra nell’intimo della casa. Forse è proprio questo il luogo dove c’è più dolore per me, dove non mi sento capito, accolto e amato come vorrei? Perché il Signore mette il dito nella mia piaga? Fratelli, padre, madre, compagni… Gesù è tutto questo per me, ed è molto di più. Lo sento davvero così? C’è posto, per Lui, a casa mia? E com’è la mia relazione con Lui? Di fratello, di amico, di figlio? O lo conosco solo da lontano, alla superficie, di sfuggita?
  • Mi sembra molto chiaro che questo passaggio del Signore opera grandi cose nella vita dei discepoli: “Vi farò pescatori di uomini”, dice a loro. Come reagisco davanti a questa scoperta? Voglio anch’io lasciarmi toccare da Lui in modo vero, reale? Voglio lasciarmi cambiare la vita? Insieme a Lui voglio partire per una nuova avventura, a cercare fratelli e sorelle che hanno bisogno di incontrarlo, di conoscerlo, di sentirsi amati dal suo Amore infinito? Pescatore di uomini posso essere anch’io, come

Andrea e i suoi fratelli. 

  • Manca ormai solo una cosa: la decisione, la scelta di seguire il Signore, di camminare dietro di Lui. Provo a fermarmi ancora un istante… Cosa devo lasciare, oggi, per fare questo passo importante? Cos’è che mi frena, che mi insabbia, che non mi permette di muovermi? Quale peso ho nel cuore, nell’anima? Forse nasce dentro di me il bisogno di confessarmi, di aprire il mio cuore. Porto ormai scritto dentro lo sguardo che Lui ha posato su me, le sue parole, più forti del rumore del mare; non posso far finta di niente.Il Signore è passato a ha lasciato un segno. Io non son più quello di prima… voglio dire il mio sì, come Andrea. Amen.

Preghiera finale

La tua Parola, Signore, è lampada ai miei passi.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?

Osservando la tua parola. Con tutto il mio cuore ti cerco: 

non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. Ripongo nel cuore la tua promessa  per non peccare contro di te.

Benedetto sei tu, Signore:  insegnami i tuoi decreti. Con le mie labbra ho raccontato  tutti i giudizi della tua bocca.

Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,  più che in tutte le ricchezze. Voglio meditare i tuoi precetti,  considerare le tue vie.

Nei tuoi decreti è la mia delizia,  non dimenticherò la tua parola. 

(dal Salmo 119)

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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