Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 28_Giugno-4_Luglio-2021

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Lunedì, 28 giugno 2021  

Tempo ordinario 

Preghiera 

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 8,18-22

In quel tempo, Gesù, vedendo una gran folla intorno a sé, ordinò di passare all’altra riva. Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque andrai”. Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. E un altro dei discepoli gli disse: “Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre”. Ma Gesù gli rispose: “Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti”. 

 Riflessione 

Dalla 10a Settimana del Tempo Ordinario fino alla 12a Settimana, per tre settimane, abbiamo meditato i capitoli da 5 a 8 del vangelo di Matteo. Seguendo la meditazione del capitolo 8, il vangelo di oggi presenta le condizioni per seguire Gesù. Gesù decise di andare all’altro lato del lago, e una persona chiese di poterlo seguire (Mt 8,18-22). • Matteo 8,18: Gesù ordina di passare all’altra riva del lago. Aveva accolto e sanato tutti i malati che la gente gli aveva portato (Mt 8,16). Molta gente si unì attorno a lui. Vedendo questa folla, Gesù decise di passare all’altra riva del lago. Nel vangelo di Marco, da cui Matteo trasse gran parte delle sue informazioni, il contesto è diverso. Gesù aveva appena terminato il discorso delle parabole (Mc 4,3-34) e diceva: “Andiamo all’altro lato!” (Mc 4,35), e, una volta sulla barca da dove aveva fatto il discorso (cf. Mc 4,1-2), i discepoli lo portarono all’altro lato. Gesù era talmente stanco che si mise a dormire su un cuscino (Mc 4,38). 

  • Matteo 8,19: Un dottore della Legge vuole seguire Gesù. Nel momento in cui Gesù decide di attraversare il lago, un dottore della legge si avvicina e dice: “Maestro, ti seguirò dovunque andrai”. Un testo parallelo di Luca (Lc 9,57-62) tratta lo stesso tema, però in modo leggermente diverso. Secondo Luca, Gesù aveva deciso di andare a Gerusalemme dove sarebbe stato condannato e messo a morte.

Nell’andare verso Gerusalemme, entrò nel territorio di Samaria (Lc 9,51-52), dove tre persone chiedono di seguirlo (Lc 9,57.59.61). Nel vangelo di Matteo, che scrive per i giudei convertiti, la persona che vuole seguire Gesù è un dottore della legge. Matteo insiste sul fatto che un’autorità dei giudei riconosce il valore di Gesù e chiede di seguirlo, di essere suo discepolo. In Luca, che scrive per i pagani convertiti, le persone che vogliono seguire Gesù sono samaritani. Luca mette l’accento sull’apertura ecumenica di Gesù che accetta anche i non giudei per essere i discepoli. 

  • Matteo 8,20: La risposta di Gesù al dottore della Legge. La risposta di Gesù è identica sia in Matteo che in Luca, ed è una risposta molto esigente che non lascia dubbi: ” Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Chi vuole essere discepolo di Gesù deve sapere ciò che fa. Deve esaminare le esigenze e calcolare bene, prima di prendere una decisione (cf. Lc 14,2832). “Nello stesso modo, pertanto, se chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi avere, non può essere mio discepolo (Lc 14,33).
  • Matteo 8,21: Un discepolo chiede di poter seppellire suo padre. Subito, qualcuno che era già discepolo, gli chiede il permesso di poter seppellire suo padre deceduto: “Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre”. Con altre parole, chiede che Gesù ritardasse la traversata del lago a dopo la sepoltura del padre. Seppellire i genitori era un dovere sacro dei figli (cf Tb 4,3-4).
  • Matteo 8,22: La risposta di Gesù. Di nuovo, la risposta di Gesù è molto esigente. Gesù non ritarda il suo viaggio verso l’altro lato del lago e dice al discepolo: “Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti”. Quando Elia chiamò Eliseo gli permise di salutare i suoi parenti (1Re 19,20). Gesù è molto più esigente. Per capire tutta la portata della risposta di Gesù è bene ricordare che l’espressione Lascia i morti seppellire i loro morti era un proverbio popolare usato dalla gente per indicare che non bisogna sprecare energie in cose che non hanno futuro e che non hanno nulla a che fare con la vita. Un proverbio così non deve essere preso letteralmente. Bisogna prendere in considerazione l’obiettivo per cui è stato usato. Così, nel nostro caso, per mezzo del proverbio Gesù mette l’accento sull’esigenza radicale della vita nuova a cui chiama e che esige di abbandonare tutto per seguire Lui. Seguire Gesù. Come anche i rabbini dell’epoca Gesù riunisce i discepoli e le discepole. Tutti loro “seguono Gesù”. Seguire era il termine che si usava per indicare il rapporto tra il discepolo ed il maestro. Per i primi cristiani, Seguire Gesù, significava tre cose molto importanti, legate tra di loro: a) Imitare l’esempio del Maestro: 

Gesù era il modello da imitare e da ricreare nella vita del discepolo e della discepola (Gv 13,13-15). La convivenza quotidiana permetteva un confronto costante. Nella “scuola di Gesù” si insegnava solo una materia: il Regno, e questo Regno si riconosceva nella vita e nella pratica di Gesù.  b) Partecipare al destino del Maestro: 

Chi seguiva Gesù doveva impegnarsi come lui a stare con lui nelle sue privazioni (Lc 22,28), comprese le persecuzioni (Mt 10,24-25) e la croce (Lc 14,27). Doveva essere disposto a morire con lui (Gv 11,16).  c) Portare in noi la vita di Gesù: 

Dopo Pasqua, la luce della risurrezione, il discepolato assume una terza dimensione: “Vivo, ma non sono io, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20). Si tratta della dimensione mistica del discepolato, frutto dell’azione dello Spirito. I cristiani cercavano di rifare nelle loro vite il cammino di Gesù che era morto in difesa della vita e risuscitò grazie al potere di Dio (Fil 3,10-11). 

Per un confronto personale 

  • Essere discepolo, discepola, di Gesù. Seguire Gesù. Come sto vivendo il discepolato di Gesù?
  • Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo hanno il loro nido, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Come vivere oggi questa esigenza di Gesù?

Preghiera finale 

Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire. Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. (Sal 33)


 

Martedì, 29 giugno 2021

Gesù disse a Pietro: “Tu sei Pietra!” Pietra di appoggio e pietra di inciampo Matteo 16,13-23 

Orazione iniziale 

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. 

Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. 

La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen. 

2. Lettura 

  1. Una chiave di lettura:

Il testo liturgico della festa dei santi Pietro e Paolo è preso dal Vangelo di Matteo: 16,1319. Nel commento che facciamo includiamo anche i versetti 20-23. Perché nell’insieme del testo, dai versetti 13 a 23, Gesù rivolgendosi a Pietro per due volte lo chiama “pietra”. Una volta pietra di fondamento (Mt 16,18) e una volta pietra di inciampo (Mt 16,23). Le due affermazioni si completano mutuamente. Durante la lettura del testo è bene fare attenzione agli atteggiamenti di Pietro e alle parole solenni, che Gesù gli rivolge in due occasioni. 

  1. Una divisione del testo per aiutare nella lettura:
  • 13-14: Gesù vuole sapere le opinioni del popolo al suo riguardo.
  • 15-16: Gesù interpella i discepoli e Pietro confessa: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio!”
  • 17-20: Risposta solenne di Gesù a Pietro (frase centrale della festa di oggi).
  • 21-22: Gesù chiarifica il significato di Messia, ma Pietro reagisce e non accetta.
  • 22-23: Risposta solenne di Gesù a Pietro.
  1. c) Il testo:

13Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?” 14Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15Disse loro: “Voi chi dite che io sia?” 16 Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. 17E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. 21Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” 

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita. 

Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  • Quale punto ha richiamato di più la mia attenzione?
  • Quali sono le opinioni del popolo su Gesù? Cosa pensano Pietro e i discepoli su Gesù?
  • Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?
  • Pietro è pietra in due modi: quali?
  • Che tipo di pietra è la nostra comunità?
  • Nel testo appaiono molte opinioni su Gesù e varie maniere di presentare la fede. Oggi pure esistono molte opinioni differenti su Gesù. Quali opinioni sono conosciute dalla nostra comunità? Quale missione risulta da tutto questo per noi?

Una chiave di lettura 

per coloro che desiderano approfondire meglio il tema.

  1. Il contenuto:

Nelle parti narrative del suo Vangelo, Matteo usa seguire l’ordine del Vangelo di Marco. Talvolta egli cita un’altra fonte nota a lui e a Luca. Poche volte presenta informazioni proprie che appaiono solo nel suo vangelo, come è il caso del vangelo di oggi. Questo testo, con il dialogo fra Gesù e Pietro, riceve interpretazioni diverse, perfino opposte nelle varie chiese cristiane. Nella chiesa cattolica costituisce il fondamento del primato di Pietro. Senza diminuire affatto l’importanza di questo testo, conviene situarlo nel contesto del Vangelo di Matteo, nel quale, in altri testi, le stesse qualità conferite a Pietro sono attribuite quasi tutte anche ad altre persone. Non sono una esclusiva di Pietro. 

  1. Commento del testo:
  • Matteo:16,13-16: Le opinioni del popolo e dei discepoli nei riguardi di Gesù.

Gesù vuole sapere l’opinione del popolo nei suoi riguardi. Le risposte sono le più varie: Giovanni Battista, Elia, Geremia, uno dei profeti. Quando Gesù interroga sulla opinione dei discepoli stessi, Pietro a nome di tutti dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” Questa risposta di Pietro non è nuova. Anteriormente, dopo il cammino sulle acque, già gli altri discepoli avevano fatto una simile professione di fede: “Veramente tu sei il Figlio di Dio!” (Mt 14,33). È il riconoscimento che in Gesù si realizzano le profezie dell’Antico Testamento. Nel Vangelo di Giovanni la stessa professione di fede è fatta da Marta: “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che è venuto nel mondo” (Gv 11,27). 

  • Matteo: 16,17: La risposta di Gesù a Pietro: Beato te, Pietro!

Gesù proclama “beato”, Pietro, perché ha ricevuto una rivelazione dal Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Anteriormente Gesù aveva fatto una identica proclamazione di beatitudine ai discepoli perché vedevano e udivano cose che nessuno prima conosceva (Mt 13,16), e aveva lodato il Padre perché aveva rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25). Pietro è uno dei piccoli ai quali il Padre si rivela. La percezione della presenza di Dio in Gesù non “viene dalla carne né dal sangue”, ossia non è frutto di studio né è merito di uno sforzo umano, ma è un dono che Dio concede a chi vuole. 

  • Matteo: 16,18-20: Le qualifiche di Pietro: Essere pietra di fondamento e prendere possesso delle chiavi del Regno.
    • Essere pietra:

Pietro deve essere pietra, cioè deve essere fondamento fermo per la chiesa, tanto che essa possa resistere contro gli assalti delle porte degli inferi. Con queste parole di Gesù a Pietro, Matteo incoraggia le comunità sofferenti e perseguitate della Siria e della Palestina, che vedevano in Pietro la leadership che le aveva segnate dall’origine. Nonostante fossero deboli e perseguitate, esse hanno un fondamento solido, garantito dalle parole di Gesù. In quel tempo le comunità coltivavano un legame affettivo molto forte con i capi che avevano dato origine alla comunità. Così le comunità della Siria e della Palestina coltivavano il loro legame con la persona di Pietro. Quelle della Grecia, con la persona di Paolo. Alcune comunità dell’Asia con la persona del Discepolo amato e altre con la persona di Giovanni dell’Apocalisse. Una identificazione con questi leader delle loro origini le aiutava a coltivare meglio la propria identità e spiritualità. Ma poteva anche essere motivo di conflitto, come nel caso della comunità di Corinto (1Cor 1,11-12). Essere pietra come fondamento della fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio di Babilonia: “Voi che cercate Dio e siete in cerca di giustizia, guardate alla roccia dalla quale siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai” (Is 51,1-2). Applicata a Pietro, questa qualità di pietra-fondamento indica un nuovo inizio del popolo di Dio. 

  • Le chiavi del Regno:

Pietro riceve le chiavi del Regno per legare e sciogliere, cioè per riconciliare tra loro e con Dio. Lo stesso potere di legare e sciogliere è dato alle comunità (Mt 18,8) e ai discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti sui quali il Vangelo di Matteo più insiste è la riconciliazione e il perdono (Mt 5,7.23-24.38-42.44-48; 6,14-15; 18,15-35). Il fatto è che negli anni 80 e 90, là in Siria c’erano molte tensioni nelle comunità e divisioni nelle famiglie a causa della fede in Gesù. Alcuni lo accettavano come Messia e altri no, e ciò era fonte di molti contrasti e conflitti. Matteo insiste sulla riconciliazione. La riconciliazione era e continua ad essere uno dei compiti più importanti dei coordinatori e delle coordinatrici delle comunità. Imitando Pietro, devono legare e sciogliere, cioè operare perché vi sia riconciliazione, accettazione mutua, costruzione della vera fraternità. 

  • La Chiesa:

la parola Chiesa, in greco ekklesia, appare 105 volte nel Nuovo Testamento, quasi esclusivamente negli Atti e nelle Lettere. Solamente tre volte nei Vangeli, e solo in Matteo. La parola significa “assemblea convocata” o “assemblea scelta”. Essa indica il popolo che si raduna convocato dalla Parola di Dio, e cerca di vivere il messaggio del Regno che Gesù ci ha portato. La Chiesa o la comunità non è il Regno, ma uno strumento e un segno del Regno. Il Regno è più grande. Nella Chiesa, nella comunità, deve o dovrebbe apparire agli occhi di tutti quello che accade quando un gruppo umano lascia Dio regnare e prendere possesso della sua vita.

  • Matteo: 16,21-22:

Gesù completa quello che manca nella risposta di Pietro, e questo reagisce e non accetta. Pietro aveva confessato: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!” Conforme all’ideologia dominante del tempo, egli immaginava un Messia glorioso. Gesù lo corregge: “È necessario che il Messia soffra e sia ucciso in Gerusalemme”. Dicendo “è necessario”, egli indica che la sofferenza già era prevista nelle profezie (Is 53, 2-8). Se i discepoli accettano Gesù come Messia e Figlio di Dio, devono accettarlo anche come Messia Servo che va a morire. Non solo il trionfo della gloria ma anche il cammino della croce! Ma Pietro non accetta la correzione di Gesù e cerca di dissuaderlo. e) Matteo: 16,23: La risposta di Gesù a Pietro: pietra di inciampo. La risposta di Gesù è sorprendente: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini! “Satana è colui che ci allontana dal cammino che Dio ha tracciato per noi. Letteralmente, Gesù dice: “Fermati dietro di me!” (vada retro! In latino). Pietro voleva prendere la guida e indicare la direzione del cammino. Gesù dice: “Dietro a me!” Chi indica la direzione e il ritmo non è Pietro ma Gesù. Il discepolo deve seguire il maestro. Deve vivere in conversione permanente. La parola di Gesù era anche un messaggio a tutti coloro che guidavano le comunità. Essi devono “seguire” Gesù e non possono mettersi davanti come Pietro voleva fare. Non solo essi o esse che possono indicare la direzione o lo stile. Al contrario, come Pietro, invece di pietra di sostegno, possono diventare pietra di inciampo. Così erano alcuni leader delle comunità al tempo di Matteo. C’erano delle ambiguità. Così può succedere tra noi oggi! 

 

Ampliando le informazioni dei vangeli su Pietro: 

Un ritratto di San Pietro Pietro da pescatore di pesci si trasformò in pescatore di uomini (Mc 1,7). Era sposato (Mc 1,30). Uomo buono, molto umano. Era portato naturalmente a fare il capo tra i dodici primi discepoli di Gesù. Gesù rispettò questa tendenza naturale e fece di Pietro l’animatore della sua prima comunità (Gv 21,17). 

Prima di entrare nella comunità di Gesù, Pietro si chiamava Simone bar Jona (Mt 16,17),

Simone figlio di Giona. Gesù gli diede il soprannome di Cefa o Pietra, che poi diviene Pietro (Lc 6,14). Per natura, Pietro poteva essere tutto, meno che pietra. Era coraggioso nel parlare, ma nell’ora del pericolo si lasciava prendere dalla paura e fuggiva. Per esempio, quella volta quando Gesù arrivò camminando sopra le acque, Pietro chiese: “Gesù, posso anch’io venire da te sulle acque?” Gesù gli rispose: “Vieni, Pietro!” Pietro scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque. Ma quando giunse un’onda più alta del solito, s’impaurì, cominciò ad affondare e gridò: “Salvami, Signore!” Gesù lo afferrò e lo salvò (Mt 14,28-31). Nell’ultima cena, Pietro disse a Gesù: “Io non ti rinnegherò mai, Signore!” (Mc 14,31); ma poche ore dopo, nel palazzo del sommo sacerdote, davanti ad una serva, quando Gesù già era stato arrestato, Pietro negò con giuramento di avere legami con Gesù (Mc 14,66-72). Nell’orto degli olivi, quando Gesù fu arrestato, egli giunse perfino a sguainare la spada (Gv 18,10), ma poi fuggì, lasciando Gesù solo (Mc

14,50). 

Per natura Pietro non era pietra! Eppure, questo Pietro così debole e tanto umano, tanto eguale a noi, diventò pietra, perché Gesù ha pregato per lui dicendo: “Pietro, io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32). Per questo, Gesù poteva dire: “Tu sei Pietra e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa” (Mt 16,18). Gesù lo aiutò ad essere pietra. 

Dopo la risurrezione, in Galilea, Gesù apparve a Pietro e gli domandò due volte: “Pietro mi ami?” E Pietro rispose due volte: “Signore, tu sai che io ti amo” (Gv 21,15.16). Quando Gesù fece la stessa domanda per la terza volta, Pietro rimase addolorato. Deve essersi ricordato di averlo rinnegato tre volte. Alla terza domanda, egli rispose: “Signore, tu sai tutto! Tu sai che ti amo!” E fu in quel momento che Gesù gli affidò la cura delle sue pecore, dicendo: “Pietro, pasci le mie pecorelle!” (Gv 21,17). Con l’aiuto di Gesù la fermezza della pietra andava crescendo in Pietro e si rivelò nel giorno di Pentecoste.

Nel giorno di Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito santo, Pietro aprì la porta della sala, dove stavano tutti riuniti, a porte chiuse per paura dei giudei (Gv 20,19), infuse coraggio e cominciò ad annunciare la Buona Novella di Gesù al popolo (At 2,14-40). E non si fermò più! Per causa di questo annuncio coraggioso della risurrezione, fu arrestato (At 4,3). Nell’interrogatorio gli fu proibito di annunciare la buona novella (At 4,18), ma Pietro non obbedì alla proibizione. Egli diceva: “Noi pensiamo che dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini!” (At 4,19; 5,29). Fu arrestato di nuovo (At 5,18.26). Fu fustigato (At 5,40). Ma egli disse: “Grazie tante. Ma noi continueremo!” (cfr At 5,42). 

La tradizione narra che, alla fine della vita, quando era a Roma, Pietro ebbe ancora un momento di paura. Ma poi tornò sui suoi passi; fu arrestato e condannato alla morte di croce. Egli chiese però di essere crocifisso a testa in giù. Pensava che non era degno di morire allo stesso modo del maestro Gesù. Pietro fu fedele a sé stesso fino alla fine! 

Salmo 103 (102) 

Ringraziamento Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia; egli sazia di beni i tuoi giorni e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza. 

Il Signore agisce con giustizia e con diritto verso tutti gli oppressi. Ha rivelato a Mosè le sue vie, ai figli d’Israele le sue opere. Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati, non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono; come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe. Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono. Perché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere. 

Come l’erba sono i giorni dell’uomo, come il fiore del campo, così egli fiorisce. Lo investe il vento e più non esiste e il suo posto non lo riconosce. Ma la grazia del Signore è da sempre, dura in eterno per quanti lo temono; la sua giustizia per i figli dei figli, per quanti custodiscono la sua alleanza e ricordano di osservare i suoi precetti. 

Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l’universo. Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola. Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere, suoi ministri, che fate il suo volere. Benedite il Signore, voi tutte opere sue, in ogni luogo del suo dominio. Benedici il Signore, anima mia. 

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Mercoledì, 30 giugno 2021  

Preghiera 

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo… 

Lettura del Vangelo secondo Matteo 8,28-34 

In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadareni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. Cominciarono a gridare: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?”. 

A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; e i demoni presero a scongiurarlo dicendo: “Se ci scacci, mandaci in quella mandria”. 

Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio. 

Riflessione 

Il vangelo di oggi mette l’accento sulla potenza di Gesù sul demonio. Nel nostro testo, il demonio o la forza del male è associato a tre cose: a) Al cimitero, luogo dei morti. Alla morte che uccide la vita! b) Al porco, che era considerato un animale impuro. L’impurità che separa da Dio! c) Con il mare, che era considerato come il simbolo del caos prima della creazione. Il caos che distrugge la natura. Il vangelo di Marco, da dove Matteo prende la sua informazione, associa la forza del male ad un quarto elemento che è la parola Legione, (Mc 5,9), nome degli eserciti dell’impero romano. L’impero che opprimeva e sfruttava la gente. Si comprende così che la vittoria di Gesù sul demonio aveva un’importanza enorme per la vita delle comunità degli anni settanta, epoca in cui Matteo scrive il suo vangelo. Le comunità vivevano oppresse ed emarginate, a causa dell’ideologia ufficiale dell’impero romano e del fariseismo che si rinnovava. Lo stesso significato e la stessa portata continuano ad essere validi oggi. 

  • Matteo 8,28: La forza del male opprime, maltratta e aliena le persone. Questo verso iniziale descrive la situazione della gente prima della venuta di Gesù. Nel descrivere il comportamento dei due indemoniati, l’evangelista associa la forza del male al cimitero ed alla morte. È un potere mortale, senza meta, senza direzione, senza controllo e distruttore, che mette paura a tutti. Priva la persona della propria coscienza, di autocontrollo e di autonomia.
  • Matteo 8,29: Dinanzi alla semplice presenza di Gesù la forza del male si frantuma e si disintegra. Qui si descrive il primo contatto tra Gesù e i due posseduti. Ecco la sproporzione totale. Il potere, che prima sembrava così forte, si fonde, si disintegra dinanzi a Gesù. Loro gridano: “Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?” Si rendono conto che stanno perdendo il potere.
  • Matteo 8,30-32: Il potere del male è impuro e non ha autonomia, né consistenza. Il demonio non ha potere sui suoi movimenti. Ottiene solo di entrare nei porci con il permesso di Gesù! Una volta che ne è dentro, i porci si precipitano nel mare. Secondo l’opinione della gente, il porco era simbolo di impurità che impediva all’essere umano di relazionarsi con Dio e di sentirsi accolto da Lui. Il mare era il simbolo del caos esistente prima della creazione e che, secondo la credenza dell’epoca, continuava a minacciare la vita. Questo episodio dei porci che si precipitavano nel mare è strano e difficile da capire. Ma il messaggio è molto chiaro: dinanzi a Gesù, il potere del male non ha autonomia, non ha consistenza. Chi crede in Gesù ha già vinto il potere del male e non deve aver paura!
  • Matteo 8,33-34: La reazione della gente del posto. Avvisata dai guardiani dei porci, la gente del posto va incontro a Gesù. Marco dice che videro “l’indemoniato seduto, vestito ed in perfetto giudizio” (Mc 5,15). Ma rimasero senza i porci! Per questo chiedono a Gesù di allontanarsi. Per loro i porci erano più importante della persona che era rientrata in sé.
  • L’espulsione dei demoni. Al tempo di Gesù, le parole demonio o satana, si usavano per indicare il potere del male che allontanava le persone dal buon cammino. Per esempio, quando Pietro cercò di deviare Gesù, fu Satana per Gesù (Mc 8,33). Altre volte, quelle stesse parole vennero usate per indicare il potere politico dell’impero romano che opprimeva e sfruttava la gente. Per esempio, nell’Apocalisse, l’impero romano è identificato con “Diavolo o Satana” (Ap 12,9). Mentre altre volte, la gente usava le stesse parole per indicare i mali e le malattie. Si parlava di demonio, spirito muto, spirito sordo, spirito impuro, etc. Si aveva molta paura! Al tempo di Matteo, seconda metà del primo secolo, aumentava la paura dei demoni. Alcune religioni, venute dall’Oriente divulgavano un culto verso gli spiriti. Insegnavano che alcuni nostri gesti errati potevano irritare gli spiriti, e costoro, per vendicarsi, potevano impedire il nostro accesso a Dio e privarci dei benefici divini. Per questo, mediante riti e scritti, preghiere intense e cerimonie complicate, la gente cercava di calmare questi spiriti o demoni, in modo che non recassero danno alla vita. Queste religioni, invece di liberare la gente, alimentavano il timore e l’angoscia. Ora, uno degli obiettivi della Buona Notizia di Gesù era aiutare la gente a liberarsi da questo timore. La venuta del Regno di Dio significò la venuta di un potere più forte. Gesù è “l’uomo più forte” che giunge per conquistare Satana, il potere del male, strappargli dalle mani l’umanità prigioniera del timore (cf. Mc 3,27). Per questo, i vangeli insistono molto sulla vittoria di Gesù, sul potere del male, sul demonio, su Satana, sul peccato e sulla morte. Era per incoraggiare le comunità a vincere questa paura del demonio! Ed oggi, chi di noi può dire: “Io sono totalmente libero/a”? Nessuno! E allora, se non sono totalmente libero/a c’è qualche parte in me che è posseduta da altri poteri. Come scacciare queste forze? Il messaggio del vangelo di oggi continua ad essere valido per noi.

Per un confronto personale 

  • Oggi cosa opprime e maltratta la gente? Perché oggi in certi luoghi si parla tanto di scacciare demoni? È bene insistere tanto sul demonio? Cosa ne pensi?
  • Chi di noi può dire che è totalmente libero o liberato? Nessuno! E allora, siamo un po’ tutti posseduti da altre forze che occupano qualche spazio dentro di noi. Come fare per espellere questo potere da dentro di noi e dalla società?

Preghiera finale 

Paziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia. 

Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)


 

Giovedì, 1 luglio 2021  

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 9,1-8 

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva del lago e giunse nella sua città. 

Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. 

Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”. 

Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: “Costui bestemmia”. Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: “Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua”. 

Ed egli si alzò e andò a casa sua. A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Riflessione

  • L’autorità straordinaria di Gesù. Al lettore Gesù appare come una persona investita di un’autorità straordinaria, mediata dalla parola e dal gesto (Mt 9,6.8). La parola autorevole di Gesù colpisce il male alla radice: nel caso del paralitico sul peccato che intacca l’uomo nella sua libertà e lo blocca nelle sue forze vive: «Sono rimessi i tuoi peccati» (v.5); «Alzati prendi il tuo lettuccio e và a casa tua» (v.6). Davvero tutte le forme di paralisi del cuore e della mente cui siamo soggetti vengono annullate dall’autorità di Gesù (9,6), perché si è scontrato con esse durante la sua vita terrena. La parola autorevole ed efficace di Gesù risveglia l’umanità paralizzata (9,5-7) e le fa dono di camminare (9,6) in una fede rinnovata.
  • L’incontro con il paralitico. Dopo la tempesta e una visita nel paese dei Gadareni, Gesù fa ritorno a Cafarnao, la sua città. E mentre vi fa ritorno avviene l’incontro con il paralitico. La guarigione non avviene in una casa, ma lungo la via. Dunque lungo la via che conduce a Cafarnao gli portano un paralitico. Gesù si rivolge a lui chiamandolo «figliolo», un gesto di attenzione che presto si traduce in gesto salvifico: «sono rimessi i tuoi peccato» (v.2). Il perdono dei peccati che Gesù pronuncia da parte di Dio sul paralitico accenna al legame tra malattia, colpa e peccato. È la prima volta

che l’evangelista in modo esplicito ascrive a Gesù questo particolare potere divino. Per i Giudei l’infermità di un uomo era considerata un castigo per eventuali peccati commessi; il male fisico, la malattia era ritenuta sempre una conseguenza di un male morale proprio o dovuto ai genitori (Gv 9,2). Gesù restituisce all’uomo la condizione di salvezza liberandolo sia dalla malattia sia dal peccato. 

  • Per alcuni dei presenti, gli scribi, le parole di Gesù che annunciano il perdono dei peccati è una vera e propria bestemmia. Per loro Gesù è un arrogante perché solo Dio può perdonare. Tale giudizio su Gesù non lo manifestano apertamente ma lo esprimono mormorando tra di loro. Gesù che scruta nei loro cuori vede le loro considerazioni e li rimprovera per la loro incredulità. L’espressione di Gesù «affinché conosciate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati…» (v.6) sta a indicare che non solo Dio può perdonare, ma con Gesù, anche un uomo (Gnilka).
  • La folla, a differenza degli scribi, è presa dinanzi alla guarigione del paralitico dallo spavento e glorifica Dio. La folla è colpita dal potere di perdonare i peccati manifestatosi nella guarigione. La gente esulta perché Dio ha concesso un tale potere al Figlio dell’uomo. È possibile ascrivere questo alla comunità ecclesiale dove era concesso il perdono dei peccati su mandato di Gesù? Matteo ha riportato questo episodio sul perdono dei peccati con l’intenzione di applicarlo ai rapporti fraterni all’interno della comunità ecclesiale. In essa vigeva, già, la prassi di perdonare i peccati su delega di Gesù; una prassi non condivisa dalla sinagoga. Il tema del perdono dei peccati ritorna ancora in Mt 18 e alla fine del vangelo viene affermato che esso è radicato nella morte di Gesù in croce (26,28). Ma nel nostro contesto il perdono dei peccati è collegato con l’esigenza della misericordia presente nell’episodio che segue, la vocazione di Matteo: «…misericordia cerco e non sacrificio. Non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9,13). Tali parole di Gesù intendono dire che lui ha reso visibile il perdono di Dio; anzitutto, nei rapporti con i pubblicani e i peccatori, nel sedersi a mensa con loro.
  • Questo racconto che riprende il problema del peccato e richiama il legame con la miseria dell’uomo è una prassi da praticare nel perdono che deve essere donato, ma è una storia che deve occupare uno spazio privilegiato nella predicazione delle nostre comunità ecclesiali.

Per un confronto personale

  • Sei convinto che Gesù, chiamato amico dei peccatori, non disprezza le tue debolezze e le tue resistenze, ma se ne fa carico, offrendoti l’aiuto necessario per vivere una vita in armonia con Dio e con i fratelli?
  • Quando fai l’esperienza di tradire o rifiutare l’amicizia con Dio ricorri al sacramento della riconciliazione che ti riconcilia con il Padre e con la chiesa e fa di te una creatura nuova nella forza dello Spirito Santo?

 

Preghiera finale

Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi. (Sal 18)


 

Venerdìì, 2 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce con il tuo Spirito di adozione, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 9,9-13 

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì. 

Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 

Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”. 

Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.

Riflessione

  • Il Discorso della Montagna occupa i capitoli 5,6 e 7 del vangelo di Matteo. La parte narrativa dei capitoli 8 e 9 ha lo scopo di mostrarci come Gesù metteva in pratica ciò che aveva appena insegnato. Nel Discorso della Montagna, lui insegna l’accoglienza (Mt 5,23-25.38-42.43). Ora lui stesso la mette in pratica accogliendo i lebbrosi (Mt 8,14), gli stranieri (Mt 8,5-13), le donne (Mt 8,14-15), i malati (Mt 8,16-17), gli indemoniati

(Mt 8,28-34), i paralitici (Mt 9,1-8), i pubblicani (Mt 9,9-13), le persone impure (Mt 9,2022), etc. Gesù rompe con le norme ed i costumi che escludevano e dividevano le persone, cioè con la paura e la mancanza di fede (Mt 8,23-27) e le leggi della purezza (9,14-17), e dice chiaramente quali sono le esigenze di coloro che vogliono seguirlo. Devono avere il coraggio di abbandonare molte cose (Mt 8,18-22). Così, negli atteggiamenti e nella prassi di Gesù vediamo in cosa consiste il Regno e l’osservanza perfetta della Legge di Dio. 

  • Matteo 9,9: La chiamata a seguire Gesù. Le prime persone chiamate a seguire Gesù sono quattro pescatori, tutti giudei (Mt 4,18-22). Ora, Gesù chiama un pubblicano, considerato peccatore e trattato come un essere impuro dalle comunità più osservanti dei farisei. Negli altri vangeli, questo pubblicano si chiama Levi. Qui, il suo nome è Matteo, che significa dono di Dio o dato da Dio. Le comunità, invece di escludere il pubblicano e considerarlo impuro, devono considerarlo un Dono di Dio per la comunità, poiché la sua presenza fa sì che la comunità diventi un segno di salvezza per tutti! Come i primi quattro chiamati, così pure il pubblicano Matteo lascia tutto ciò che ha e segue Gesù. Seguire Gesù comporta l’obbligo di rompere con molte cose. Matteo lascia il banco delle tasse, la sua fonte di reddito, e segue Gesù!
  • Matteo 9,10: Gesù si siede a tavola con peccatori e pubblicani. In quel tempo i giudei vivevano separati dai pagani e dai peccatori e non mangiavano con loro allo stesso tavolo. I giudei cristiani dovevano rompere questo isolamento e mettersi a tavola con i pagani e con gli impuri, secondo l’insegnamento dato da Gesù nel Discorso sulla Montagna, espressione dell’amore universale di Dio Padre. (Mt 5,44-48). La missione delle comunità era quella di offrire uno spazio a coloro che non lo avevano. Ma questa nuova legge non era accettata da tutti. In alcune comunità le persone venute dal paganesimo, pur essendo cristiane, non erano accettate attorno allo stesso tavolo (cf. At 10,28; 11,3; Gal 2,12). Il testo del vangelo di oggi ci mostra Gesù che si mette a tavola con pubblicani e peccatori nella stessa casa, attorno allo stesso tavolo.
  • Matteo 9,11: La domanda dei farisei. Ai giudei era proibito sedersi a tavola con i pubblicani e con i peccatori, ma Gesù non segue questa proibizione. Anzi, fa amicizia con loro. I farisei, vedendo l’atteggiamento di Gesù, chiedono ai discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?” Questa domanda può essere interpretata come un’espressione del loro desiderio di sapere perché Gesù agisce così. Altri interpretano la domanda come una critica al comportamento di Gesù, perché per oltre cinquecento anni, dal tempo della schiavitù in Babilonia fino all’epoca di Gesù, i giudei avevano osservato le leggi della purezza. Questa osservanza secolare diventa un forte segno di identità. Allo stesso tempo era fattore della loro separazione in mezzo agli altri popoli. Così, a causa delle leggi sulla purezza, non potevano né riuscivano a sedersi attorno allo stesso tavolo per mangiare con i pagani. Mangiare con i pagani voleva dire contaminarsi, diventare impuri. I precetti della purezza legale erano rigorosamente osservati, sia in Palestina che nelle comunità giudaiche della Diaspora. All’epoca di Gesù, c’erano più di cinquecento precetti per conservare la purezza. Negli anni 70, epoca in cui scrive Matteo, questo conflitto era molto attuale.
  • Matteo 9,12-13: Misericordia voglio e non sacrifici. Gesù ascolta la domanda dei farisei ai discepoli e risponde con due chiarimenti. Il primo è tratto dal buon senso: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”. L’altro è tratto dalla Bibbia: “Imparate, quindi, cosa significa: Misericordia voglio, e non sacrifici”. Per mezzo di questi chiarimenti, Gesù esplicita e chiarisce la sua missione tra la gente: “Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. Gesù nega la critica dei farisei, non accetta i loro argomenti, poiché nascevano da una falsa idea della Legge di Dio. Lui stesso invoca la Bibbia: “Misericordia voglio e non sacrifici!” Per Gesù, la misericordia è più importante della purezza legale. Lui fa riferimento alla tradizione profetica per dire che la misericordia vale per Dio molto di più che tutti i sacrifici (Os 6,6; Is 1,10-17). Dio ha viscere di misericordia, che si commuovono dinanzi alle mancanze del suo popolo

(Os 11,8-9).

Per un confronto personale

  • Oggi, nella nostra società, chi è emarginato ed escluso? Perché? Nella nostra comunità, abbiamo preconcetti? Quali? Qual è la sfida che le parole di Gesù presentano alla nostra comunità?
  • Gesù chiede alla gente di leggere e di capire l’Antico Testamento che dice: “Misericordia voglio e non sacrificio”. Cosa vuol dirci Gesù con questo oggi?

Preghiera finale

Beato chi è fedele ai tuoi insegnamenti e ti cerca, Signore, con tutto il cuore. 

Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti. (Sal 118)


 

Sabato, 3 luglio 2021 

Tempo ordinario

Preghiera

Esulti la tua Chiesa, o Dio, nostro Padre, nella festa dell’apostolo Tommaso; per la sua intercessione si accresca la nostra fede, perché credendo abbiamo vita nel nome del Cristo, che fu da lui riconosciuto suo Signore e suo Dio.  Egli vive e regna con te…

Lettura dal Vangelo secondo Giovanni 20,24-29

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Didimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. 

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. 

Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!” Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!” Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”

Riflessione

  • Oggi è la festa di San Tommaso e il vangelo ci parla dell’incontro di Gesù risorto con l’apostolo che voleva vedere per credere. Per questo molti lo chiamano Tommaso, l’incredulo. In realtà il messaggio di questo vangelo è ben diverso. E’ molto più profondo ed attuale.
  • Giovanni 20,24-25: Il dubbio di Tommaso. Tommaso, uno dei dodici, non era presente quando Gesù apparve ai discepoli la settimana prima. Non credette alla testimonianza degli altri che dicevano: “Abbiamo visto il Signore”. Lui pone condizioni: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Tommaso è esigente. Per credere vuol vedere! Non vuole un miracolo per poter credere. No! Vuole vedere i segni nelle mani, nei piedi e nel costato! Non crede in Gesù glorioso, separato dal Gesù umano che soffrì in croce. Quando Giovanni scrive, alla fine del primo secolo, c’erano persone che non accettavano la venuta del Figlio di Dio nella carne (2 Gv 7; 1 Gv 4,2-3). Erano gli gnostici che disprezzavano la materia ed il corpo. Giovanni presenta questa preoccupazione di Tommaso per criticare gli gnostici: “vedere per credere”. Il dubbio di Tommaso lascia anche emergere la difficoltà di credere alla risurrezione!
  • Giovanni 20,26-27: Non essere più incredulo, ma credente. Il testo dice “sei giorni dopo”. Ciò significa che Tommaso fu capace di sostenere la sua opinione durante una settimana intera contro la testimonianza degli altri apostoli. Caparbio! Grazie a Dio, per noi! Così, sei giorni dopo, nel corso della riunione della comunità, loro ebbero di nuovo un’esperienza profonda della presenza del risorto in mezzo a loro. Le porte chiuse non poterono impedire la presenza di Gesù in mezzo a coloro che credono in Lui. Anche oggi è così. Quando siamo riuniti, anche quando siamo riuniti con le porte chiuse, Gesù è in mezzo a noi. E fino ad oggi, la prima parola di Gesù è e sarà sempre: “La Pace sia con voi!” Ciò che impressiona è la bontà di Gesù. Non critica, né giudica l’incredulità di Tommaso, ma accetta la sfida e dice: “Tommaso, metti il dito nelle mie mani!”. Gesù conferma la convinzione di Tommaso e delle comunità, cioè, il risorto glorioso è il crocifisso torturato! Il Gesù che sta in comunità, non è un Gesù glorioso che non ha nulla in comune con la nostra vita. E’ lo stesso Gesù che visse su questa terra e nel suo corpo ha i segni della sua passione. I segni della passione si trovano oggi nelle pene della gente, nella fame, nei segni di tortura, di ingiustizia. E Gesù si rende presente in mezzo a noi nelle persone che reagiscono, che lottano per la vita e non si lasciano abbattere. Tommaso crede in questo Cristo, ed anche noi!
  • Giovanni 20,28-29: Beati quelli che pur non avendo visto crederanno. Con lui diciamo: “Signore mio e Dio mio!” Questo dono di Tommaso è l’atteggiamento ideale della fede. E Gesù completa con un messaggio finale: “Hai creduto perché mi hai visto. Beati coloro che senza aver visto, crederanno!” Con questa frase, Gesù dichiara beati tutti noi che ci troviamo nella stessa condizione: senza aver visto, crediamo che il Gesù che è in mezzo a noi, è lo stesso che morì crocifisso! Il mandato: “Come il Padre mi ha mandato, anche io vi mando!” Da questo Gesù, crocifisso e risorto, riceviamo la missione, la stessa che lui ha ricevuto dal Padre (Gv 20,21). Qui, nella seconda apparizione, Gesù ripete: “La pace sia con voi!” Questa ripetizione mette l’accento sull’importanza della Pace. Costruire la pace fa parte della missione. Pace, significa molto di più che assenza di guerra. Significa costruire una convivenza umana armoniosa in cui le persone possano essere loro stesse, avendo tutte il necessario per vivere, vivendo insieme felici ed in pace. Fu questa la missione di Gesù ed anche la nostra missione. Gesù soffiò e disse: “Ricevete lo Spirito Santo” (Gv 20,22). E con l’aiuto dello Spirito Santo saremo capaci di svolgere la missione che lui ci ha affidato. Poi Gesù comunica il potere di perdonare i peccati: ”Coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati ed a coloro che li riterrete, saranno ritenuti!”. Il punto centrale della missione di pace è la riconciliazione, nel tentativo di superare le barriere che ci separano. Questo potere di riconciliare e di perdonare è dato alla comunità (Gv 20,23; Mt 18,18). Nel vangelo di Matteo, è dato anche a Pietro (Mt 16,19). Qui si percepisce che una comunità senza perdono e senza riconciliazione non è una comunità cristiana. In una parola, la nostra missione è quella di ’formare comunità’ secondo l’esempio della comunità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Per un confronto personale

  • Nella società di oggi le divergenze e le tensioni di razza, di classe, di religione, di genere e di cultura sono enormi e crescono ogni giorno. Come svolgere oggi la missione di riconciliazione?
  • Nella tua comunità e nella tua famiglia c‘è qualche granello di senape, segno di una società riconciliata?

Preghiera finale

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria. 

Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. (Sal 116)


 

Domenica, 4 luglio 2021

A Nazaret, dove non c’era fede, Gesù non poté compiere miracoli!

La missione di tutti: ricreare la Comunità Marco 6,1-6

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito.

Lettura

  1. Chiave di lettura:

In questa 14ª Domenica del Tempo Ordinario, la Chiesa ci pone dinanzi il rifiuto di Gesù da parte della gente di Nazaret. Il passaggio per Nazaret fu doloroso per Gesù. 

Quella che prima era la sua comunità, ora non lo è più. Qualcosa è cambiato. Coloro che prima lo accoglievano, ora lo rifiutano. Come vedremo dopo, questa esperienza di rifiuto portò Gesù a dare un passo ed a cambiare la sua pratica. 

Da quando hai iniziato a partecipare in comunità, è cambiato qualcosa nel tuo rapporto con la famiglia o con gli amici? La partecipazione nella comunità ti ha aiutato ad accogliere e ad aver più fiducia nelle persone, sopratutto nelle persone più semplici e povere?

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 6,1: L’arrivo di Gesù a Nazaret, sua comunità di origine Marco 6,2-3: La reazione della gente di Nazaret dinanzi a Gesù Marco 6,4: Il modo in cui Gesù accoglie la critica Marco 6,5-6: La mancanza di fede impedisce di compiere il miracolo  c) Il testo: 

1Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2Venuto il sabato, incominciò ad insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5E non vi poté operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6E si meravigliava della loro incredulità.

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nella orazione. 

  1. Qual’è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
  2. Qual’è l’atteggiamento di Nazaret dinanzi a Gesù? Perché non credono in lui?
  3. A causa della mancanza di fede della gente, Gesù non può compiere molti miracoli a Nazaret. Perché la fede è così importante? Sarà che Gesù non può compiere miracoli senza la fede delle persone?
  4. Quali sono i punti che devono caratterizzare la missione dei discepoli?
  5. Qual’e il punto della missione degli apostoli che oggi riveste per noi maggiore importanza? Perché?

Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

  1. a) Contesto di ieri e di oggi:
  2. Lungo le pagine del suo Vangelo, Marco indica che la presenza e l’azione di Gesù costituiscono una fonte crescente di gioia per alcuni e un motivo di rifiuto per altri.

Cresce il conflitto, appare il mistero di Dio che avvolge la persona di Gesù. Con il capitolo 6, nella narrazione ci troviamo dinanzi ad una curva. La gente di Nazaret si chiude davanti a Gesù (Mc 6,1-6). E Gesù, davanti alla chiusura della gente della sua comunità, si apre a gente di altre comunità. Si dirige verso la gente della Galilea e manda i suoi discepoli in missione, insegnando come deve essere il rapporto con le persone, in modo che sia vero rapporto comunitario, che non esclude come avviene tra la gente di Nazaret (Mc 6,7-13). 

  1. Quando Marco scrive il suo Vangelo, le comunità cristiane vivevano in una situazione difficile, senza orizzonti. Umanamente parlando non c’era futuro per loro.

La descrizione del conflitto che Gesù vive a Nazaret e dell’invio dei discepoli, che allarga la missione, le rende creative. Per coloro che credono in Gesù non ci può essere una situazione senza orizzonte. 

  1. b) Commento del testo:

Marco 6,1-3. Reazione della gente di Nazaret dinanzi a Gesù 

E’ sempre bene ritornare verso la nostra terra. Dopo una lunga assenza, anche Gesù ritorna e, come al solito, nel giorno di sabato va ad una riunione della comunità. Gesù non era il coordinatore, ma prese comunque la parola. Segno questo che le persone potevano partecipare ed esprimere la loro opinione. Ma alla gente non piacquero le parole pronunciate da Gesù e rimase scandalizzata. Gesù, da loro conosciuto fin da piccolo, come mai ora era così diverso? La gente di Cafarnao aveva accettato l’insegnamento di Gesù (Mc 1,22), ma la gente di Nazaret ne era rimasta scandalizzata e

non l’aveva accettato. Qual’è il motivo di questo rifiuto? “Non è forse costui il carpentiere, il figlio di Maria?” Non accettavano il mistero di Dio presente in una persona così comune come loro! Per poter parlare di Dio lui doveva essere diverso da loro! 

L’accoglienza per Gesù non fu sempre bella. Le persone che avrebbero dovuto essere le prime ad accettare la Buona Novella, sono proprio loro le prime a non accettarla. Il conflitto non è solo quindi con quelli di fuori, ma anche con i parenti e con la gente di Nazaret. Loro non accettano, perché non riescono a capire il mistero che avvolge la persona di Gesù: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?” Non riescono a credere. 

L’espressione “fratelli di Gesù” causa molta polemica tra cattolici e protestanti. Basandosi in questo ed in altri testi, i protestanti dicono che Gesù ebbe più fratelli e sorelle e che Maria ebbe più figli! Noi cattolici diciamo che Maria non ebbe altri figli. 

Cosa pensare di ciò? In primo luogo, le due posizioni, sia quella dei cattolici che quella dei protestanti, traggono argomenti dalla Bibbia e dall’antica Tradizione delle loro rispettive Chiese. Per questo, non conviene discutere queste questioni con argomenti razionali, frutto delle nostre idee. Si tratta di convinzioni profonde che hanno a che fare con la fede ed il sentimento della gente. L’argomento sostenuto solo da idee non riesce a smontare una convinzione della fede le cui radici si trovano nel cuore! Solo irrita e sconvolge! Ma anche se non sono d’accordo con l’opinione dell’altro, devo sempre rispettarla. In secondo luogo, invece di discutere attorno ai testi, noi tutti, cattolici e protestanti, dovremmo unirci molto di più per lottare in difesa della vita, creata da Dio, vita così tanto trasfigurata dalla povertà, dall’ingiustizia, dalla mancanza di fede. Dovremmo ricordare altre frasi di Gesù: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). “Perché tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). “Non glielo proibite. Chi non è contro di noi è per noi” (Mc 9, 39.40).

Marco 6,4-6a. Reazione di Gesù dinanzi all’atteggiamento della gente di Nazaret 

Gesù sa molto bene che “il santo della casa non compie miracoli”. E dice: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua!” Infatti, lì dove non c’è accettazione nella fede, la gente non può fare nulla. Il preconcetto lo impedisce. 

Gesù, pur volendolo, non può fare nulla e rimane attonito dinanzi alla loro mancanza di fede.

  1. c) Informazioni sul Vangelo di Marco:

Quest’anno la liturgia ci presenta in modo particolare il Vangelo di Marco. Per questo vale la pena di dare qualche informazione che aiuti a scoprire meglio il messaggio che Marco ci vuole comunicare. 

  • Il disegno del volto di Dio nella parete del Vangelo di Marco

Gesù morì attorno all’anno 33. Quando Marco scrive il suo Vangelo attorno all’anno 70, le comunità cristiane vivevano già disperse nell’impero romano. Alcuni dicono che

Marco scrisse per le comunità d’Italia. Altri dicono che lo fece per quelle della Siria. 

Difficile saperlo con certezza. Comunque, una cosa è certa. I problemi non mancavano: l’Impero Romano perseguitava i cristiani, nelle comunità si infiltrava la propaganda dell’Impero, i giudei della Palestina si ribellavano contro l’invasione romana, c’erano tensioni interne dovute a diverse tendenze, dottrine e capi…

Marco scrive il suo vangelo per aiutare le comunità a trovare una risposta a questi loro problemi e preoccupazioni. Raccoglie vari episodi e parole di Gesù e li unisce tra di essi come mattoni su una parete. I mattoni erano già antichi e conosciuti. Venivano dalle comunità, dove erano trasmessi oralmente nelle riunioni e celebrazioni. Il disegno formato dai mattoni era nuovo. Veniva da Marco, dalla sua esperienza di Gesù. Lui voleva che le comunità, leggendo ciò che Gesù fece e disse, trovassero una risposta a queste domande: “Chi è Gesù per noi e chi siamo noi per Gesù? Come essere suo discepolo? Come annunciare la Buona Novella di Dio, che lui ci ha rivelato? Come percorrere il cammino da lui tracciato?” 

Tre chiavi per capire le divisioni nel Vangelo di Marco

1ª Chiave: Il Vangelo di Marco è stato scritto per essere letto ed ascoltato in comunità. Quando si legge un libro da soli, si può sempre tornare indietro, per unire una cosa all’altra, ma quando si è in comunità ed una persona davanti a noi sta leggendo il Vangelo, non è possibile dire: “Fermati! Leggi ancora una volta! Non ho capito bene!” Come vedremo un libro scritto per essere ascoltato nelle celebrazioni comunitarie ha un modo diverso di dividere il tema rispetto ad un libro scritto per essere letto da soli. 

2ª Chiave: Il Vangelo di Marco è una narrazione. Una narrazione è come un fiume. Percorrendo il fiume in barca, non ci si rende conto di divisioni nell’acqua. Il fiume non ha divisioni. E’ costituito da un solo flusso, dall’inizio alla fine. Nel fiume, le divisioni, si fanno a partire dalla riva. Per esempio si dice: “Quel bel tratto che va da quella casa fino alla curva dove si trova la palma, tre curve dopo”. Ma nell’acqua non si vede nessuna divisione. La narrazione di Marco scorre come un fiume. Le sue divisioni, coloro che ascoltano le trovano al margine, vale a dire, nei luoghi dove Gesù passava, nella geografia, nelle persone che incontra, lungo le strade che percorre. Queste indicazioni al margine aiutano chi ascolta a non perdersi in mezzo a tante parole ed azioni di Gesù e su Gesù. Il quadro geografico aiuta il lettore a camminare con Gesù, passo a passo, dalla Galilea fino a Gerusalemme, dal lago fino al calvario. 

3ª Chiave: Il Vangelo di Marco è stato scritto per essere letto in una sola volta. Così facevano i giudei con i libri brevi del Vecchio Testamento. Per esempio, nella notte di Pasqua, leggevano tutto il libro del Cantico dei Cantici. Alcuni studiosi affermano che il Vangelo di Marco è stato scritto per essere letto, tutto intero, nel corso della lunga veglia della notte di Pasqua. Orbene, al fine di non stancare le persone che ascoltavano, la lettura doveva essere divisa ed avere pause. Inoltre, quando una narrazione è lunga, come quella del Vangelo di Marco, la sua lettura deve essere interrotta ogni tanto. In certi momenti c’è bisogno di una pausa, altrimenti gli ascoltatori si perderebbero. Queste pause erano state previste dall’autore stesso della narrazione. Ed erano scandite da piccoli riassunti, tra due letture lunghe. Praticamente la stessa cosa che avviene in televisione. Tutti i giorni, all’inizio del teleromanzo si ripetono alcune scene della trasmissione precedente. Quando terminano, si presentano alcune scene del giorno successivo. Questi riassunti sono come dei cardini che raccolgono ciò che è stato letto ed aprono a ciò che verrà dopo. Permettono di fermarsi e ricominciare,

senza interrompere o disturbare la sequenza della narrazione. Aiutano chi ascolta a collocarsi nel fiume della narrazione che scorre. Nel Vangelo di Marco ci sono diversi riassunti di questo tipo o pause, che ci permettono di scoprire e seguire il filo della Buona Novella di Dio che Gesù ci ha rivelato e che Marco ci racconta. In tutto si tratta di sette blocchi o letture più lunghe, intercalate da piccoli riassunti o cardini, dove è possibile fare una pausa.

Una divisione del Vangelo di Marco

Ecco a continuazione una possibile divisione del Vangelo di Marco. Altri lo dividono in un modo diverso. L’importante di una divisione è che apra una delle molte finestre all’interno del testo, e ci aiuti a scoprire la rotta del cammino che Gesù aprì per noi in direzione verso il Padre ed i fratelli.

Mc 1,1-13                Inizio della Buona Novella                                        Preparare l’annuncio                                                        

1ª Lettura 

Mc 1,14-15                  pausa, riassunto, cardine 

Mc 1,16-3,16                 Cresce la Buona Novella                                       

Si presenta il conflitto                                                      

                                                             2ª Lettura 

Mc 3,7-12                    pausa, riassunto, cardine 

Mc 3,13-6,6           Cresce il conflitto                                        Appare il Mistero                                                       

3ª Lettura 

Mc 6,7-13                    pausa, riassunto, cardine 

Mc 6,14-8,21         Cresce il Mistero                                        Non si capisce                                                       

4ª Lettura 

Mc 8,22-26                  pausa, riassunto, cardine 

Mc 8,27-10,45       Si continua a non capire                                       

Appare la luce scura della Croce                                                        

5ª Lettura 

Mc 10,46-52                 pausa, riassunto, cardine 

Mc 11,1-13,32          Cresce la luce scura della Croce                                       

Appaiono la rottura e la morte                                                       

6ª Lettura 

Mc 13,33-37                 pausa, riassunto, cardine Mc 14,1-15,39       

Crescono la rottura e la morte                                       

Appare la vittoria sulla morte                                                        

7ª Lettura 

Mc 15,40-41                 pausa, riassunto, cardine 

Mc 15,42-16,20       Aumenta la vittoria sulla morte

                                                                                Ri-appare la Buona Novella                                                       

8ª Lettura 

Mc 16,9-20

In questa divisione i titoli sono importanti. Indicano il cammino dello Spirito, dell’inspirazione, che percorre il Vangelo dall’inizio alla fine. Quando un artista ha un’ispirazione, cerca di esprimerla in un’opera d’arte. Una poesia o un’immagine che ne risulta racchiude in sé questa ispirazione. L’ispirazione è come una forza elettrica che corre invisibile lungo i fili ed accende la lampada nelle nostre case. Così pure l’ispirazione corre invisibile lungo le lettere della poesia o le forme dell’immagine per rivelare o accendere in noi una luce simile o quasi simile a quella che brillò nell’anima dell’artista. Per questo le opere artistiche attraggono e scuotono tanto quanto le persone.

Lo stesso avviene quando leggiamo e meditiamo il Vangelo di Marco. Lo stesso Spirito o Ispirazione che spinse Marco a scrivere il testo, continua ad essere presente nelle parole del suo Vangelo. Mediante una lettura attenta ed orante, questo Spirito entra in azione e comincia ad agire in noi. E così, poco a poco, scopriamo il volto di Dio che si è rivelato in Gesù e che Marco ci comunica nel suo libro.

Preghiera del Salmo 145

Ringraziare sempre per tutto! 

O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.

Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre.

Grande è il Signore e degno di ogni lode, la sua grandezza non si può misurare.

Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie.

Proclamano lo splendore della tua gloria e raccontano i tuoi prodigi.

Dicono la stupenda tua potenza e parlano della tua grandezza.

Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, acclamano la tua giustizia.

Paziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia.

Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.

Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza, per manifestare agli uomini i tuoi prodigi e la splendida gloria del tuo regno.

Il tuo regno è regno di tutti i secoli, il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.

Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Tu apri la tua mano e sazi la fame di ogni vivente.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie, santo in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a quanti lo invocano, a quanti lo cercano con cuore sincero.

Appaga il desiderio di quelli che lo temono, ascolta il loro grido e li salva.

Il Signore protegge quanti lo amano, ma disperde tutti gli empi.

Canti la mia bocca la lode del Signore e ogni vivente benedica il suo nome santo, in eterno e sempre.

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.