Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 24-30_Gennaio-2022

Lunedì, 24 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 3, 22-30

In quel tempo, gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”.

Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: “Come può satana scacciare satana? Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato quell’uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo”.

Riflessione

  • Il conflitto cresce. C’è una sequenza progressiva nel vangelo di Marco. Nella misura in cui la Buona Novella si afferma e la gente l’accetta, nella stessa misura cresce anche la resistenza da parte delle autorità religiose. Il conflitto comincia a crescere e a segnare tutte le comunità. Per esempio, i parenti di Gesù pensavano che fosse diventato pazzo (Mc 3, 20-21), e gli scribi che erano venuti da Gerusalemme pensavano che fosse indemoniato (Mc 3, 22).
  • Conflitto con le autorità. Gli scribi calunniano Gesù. Dicono che è posseduto dal demonio e che scaccia i demoni con l’aiuto di Belzebù, il principe dei demoni. Loro erano venuti da Gerusalemme, da oltre 120 chilometri di distanza, per vigilare il comportamento di Gesù. Volevano difendere la Tradizione contro le novità che Gesù insegnava alla gente (Mc 7,1). Pensavano che il suo insegnamento andava contro la buona dottrina. La risposta di Gesù aveva tre parti:
  • Prima parte: il paragone della famiglia divisa. Gesù si serve del paragone della famiglia divisa e del regno diviso per denunciare l’assurdità della calunnia. Dire che Gesù scaccia i demoni con l’aiuto del principe dei demoni è negare l’evidenza. E’ come dire che l’acqua è secca, e che il sole è oscurità. I dottori di Gerusalemme calunniavano, perché non sapevano spiegare i benefici compiuti da Gesù a favore della gente. Avevano paura di perdere la leadership.
  • Seconda parte: il paragone dell’uomo forte. Gesù paragona il demonio ad un uomo forte. Nessuno, a meno che non sia una persona forte, potrà togliere la casa ad un uomo forte, rubargliela. Gesù è il più forte di tutti. Per questo riesce ad entrare in casa e a dominare l’uomo forte. Riesce a scacciare i demoni. Gesù conquista l’uomo forte e gli ruba la casa, cioè, libera le persone che erano nel potere del male. Il profeta Isaia aveva già usato lo stesso paragone per descrivere la venuta del Messia (Is 49, 24-25). Luca aggiunge che l’espulsione del demonio è un segno evidente della venuta del Regno (Lc

11, 20).

  • Terza parte: il peccato contro lo Spirito Santo. Tutti i peccati sono perdonati, meno il peccato contro lo Spirito Santo. Cos’è il peccato contro lo Spirito Santo? E’ dire: “Lo spirito che spinge Gesù a scacciare l demonio, viene proprio dal demonio!” Chi parla così diventa incapace di ricevere il perdono. Perché? Chi si tappa gli o chi può indovinare? Non può! Chi ha la bocca chiusa può mangiare? Non può! Chi non chiude l’ombrello della calunnia può ricevere la pioggia del perdono? Non può? Il perdono passerebbe accanto e non lo raggiungerebbe. Non è che Dio non vuole perdonare. Dio vuole perdonare sempre. Ma è il peccatore che rifiuta di ricevere il perdono!

Per un confronto personale

  • Le autorità religiose si rinchiudono in se stesse e negano l’evidenza. E’ successo anche con me che mi sono chiuso in me stesso dinanzi all’evidenza dei fatti?
  • La calunnia è l’arma dei deboli. Hai avuto esperienza su questo punto?

Preghiera finale

Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio.

Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)


 

Martedì, 25 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai illuminato tutte le genti con la parola dell’apostolo Paolo, concedi anche a noi, che oggi ricordiamo la sua conversione, di essere testimoni della tua verità e di camminare sempre nella via del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo Marco 16, 15-18

In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

Riflessione

  • I segnali che accompagnano l’annuncio della Buona Novella. Infine Gesù appare agli undici discepoli e li riprende perché non hanno creduto alle persone che avevano detto di averlo visto risorto. Di nuovo, Marco si riferisce alla resistenza dei discepoli che credono alla testimonianza di coloro, uomini e donne, che hanno fatto l’esperienza della risurrezione di Gesù. Perché sarà? Probabilmente, per insegnare due cose. In primo luogo, che la fede in Gesù passa per la fede nelle persone che ne danno testimonianza. Secondo, che nessuno deve scoraggiarsi, quando l’incredulità nasce nel cuore. Perfino gli undici discepoli ebbero dubbi!
  • Poi Gesù dà loro la missione di annunciare la Buona Novella a tutte le creature. L’esigenza che indica è la seguente: credere ed essere battezzati. A coloro che ebbero il coraggio di credere alla Buona Novella e che sono battezzati, lui promette i segni seguenti: scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti ed il veleno non farà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Questo avviene fino ad oggi:
  • scacciare i demoni: è combattere la forza del male che distrugge la vita. La vita di molte persone è migliorata perché sono entrate in una comunità e hanno incominciato a vivere la Buona Novella della presenza di Dio nella loro vita.
  • parlare lingue nuove: è cominciare a comunicare con gli altri in una forma nuova. A volte, troviamo una persona che non abbiamo mai visto prima, ma sembra che l’abbiamo conosciuta da molto tempo. Ciò avviene perché parliamo la stessa lingua, la lingua dell’amore.
  • vincere il veleno: ci sono molte cose che avvelenano la convivenza. Molte pettegolezzi che distruggono la relazione tra le persone. Chi vive in presenza di Dio ci passa sopra e riesce a non essere molestato da questo terribile veleno.
  • guarisce i malati: ovunque spunta una coscienza più chiara e più viva della presenza di Dio, appare anche un’attenzione speciale verso le persone oppresse ed emarginate, soprattutto le persone malate. Ciò che più aiuta alla guarigione, è che la persona si senta accolta ed amata.

Mediante la comunità Gesù continua la sua missione. Lo stesso Gesù che visse in Palestina, dove accoglieva i poveri del suo tempo, rivelando così l’amore del Padre, questo stesso Gesù continua vivo in mezzo a noi, nelle nostre comunità. Ed attraverso di noi continua la sua missione di rivelare la Buona Novella dell’Amore di Dio ai poveri. Fino ad oggi, avviene la risurrezione, che ci spinge a cantare: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” (cf. Rom 8, 38-39). Nessun potere di questo mondo è capace di neutralizzare la forza che viene dalla fede nella risurrezione (Rm 8, 35-39). Una comunità che volesse essere testimone della Risurrezione deve essere segno di vita, deve lottare contro le forze della morte, in modo che il mondo sia un luogo favorevole alla vita, e deve credere che un altro mondo è possibile.

Per un confronto personale

  • Scacciare i demoni, parlare lingue nuove, non farsi recare danno dal veleno dei serpenti, imporre le mani ai malati: tu hai compiuto alcuni di questi segni?
  • Attraverso di noi e attraverso la nostra comunità Gesù continua la sua missione? Nella nostra comunità, riesce a compiere questa missione? Come, in che modo?

Preghiera finale

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria.

Forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno. (Sal 116)


 

Mercoledì, 26 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, Padre di eterna misericordia, fa’ che convertano a te i nostri cuori, perché nella ricerca dell’unico bene necessario e nelle opere di carità fraterna siamo sempre consacrati alla tua lode. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura – Luca 10, 1-9

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.”

Riflessione

  • Nel tempo di Gesù c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere. Per esempio, Giovanni Battista, i farisei ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli (Gv 1, 35; Lc 11, 1; At 19, 3) ed avevano i loro missionari (Mt 23, 15). Ma c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, andavano già prevenuti. Pensavano che non potevano mangiare ciò che la gente offriva loro, perché il cibo non era sempre ritualmente “puro”. Per questo, portavano borsa e denaro per potersi occupare del proprio cibo. Così invece di aiutare a superare le divisioni, queste osservanze della Legge della purezza indebolivano ancor più il vissuto dei valori comunitari.
  • La proposta di Gesù è diversa. Lui cerca di riscattare i valori comunitari che erano soffocati, e cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, un segno del Regno di Dio. E’ ciò che ci viene detto dal vangelo di oggi che descrive l’invio dei 72 discepoli:
  • Luca 10, 1: La Missione. Gesù manda i discepoli nei luoghi dove anche lui deve andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è padrone della Buona Novella. Gesù manda i discepoli due a due. Ciò favorisce l’aiuto reciproco, poiché la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità, meglio che una sola.
  • Luca 10, 2-3: La Corresponsabilità. Il primo compito è quello di pregare affinché Diomandi Qualunque discepolo e discepola deve sentirsi responsabile della missione. Per questo deve pregare il Padre di mandare operai per continuare la missione.Gesù manda i suoi  discepoli come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Poiché il sistema in cui vivevano ed in cui vivono era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità vive. La Missione per cui Gesù manda i 72 discepoli cerca di riscattare quattro valori comunitari:
  • Luca 10, 4-6: L’ospitalità. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepole di Gesù non possono portare nulla, né borsa, né sandali. Solo possono e devono portare la pace. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace, mostra che ha fiducia nella gente. Pensa che sarà ricevuto, e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica il discepolo critica le leggi dell’esclusione e riscatta l’antico valoredell’ospitalità. Non salutare nessuno lungo la strada significa, probabilmente, che non si deve perder tempo in cose che non appartengono alla missione.
  • Luca 10, 7: La Condivisione. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè, devono convivere in modo stabile, partecipare alla vita ed al lavoro della gente del luogo e vivere di ciò che ricevono in cambio, perché l’operaio è degno della sua mercede. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione. Così, per mezzo di questa nuova pratica, riscattano una vecchia tradizione della gente, criticano la cultura di accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano ed annunciava un nuovo modello di convivenza.
  • Luca 10, 8: La Comunione attorno al tavolo. I discepoli devono mangiare ciò che la gente offre loro. Non possono vivere separati, mangiando il proprio cibo. Ciò significa che devono accettare la comunione e non possono vivere separati, e mangiare il loro cibo. Ciò significa che devono accettare di sedersi attorno alla tavola con gli altri. In questo contatto con gli altri non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo in questo modo, criticano le leggi vigenti della purezza ed annunciano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio.
  • Luca 10, 9a: L’Accoglienza agli esclusi. I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Mt 10, 8). Ciò significa che devono accogliere nella comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica la società che esclude ed indica soluzioni concrete.
  • Luca 10, 9b: La Venuta del Regno. Se tutte queste esigenze vengono rispettate, i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è giunto! Poiché il Regno è un nuovo modo di vivere e convivere partendo dalla Buona Novella che Gesù è venuto a rivelarci: Dio è Padre e per questo siamo tutti fratelli e sorelle. In primo luogo, educare per il Regno significa:

insegnare un nuovo modo di vivere e di convivere, un nuovo modo di agire e pensare.

Per un confronto personale

  • Perché tutti questi atteggiamenti raccomandati da Gesù sono segni della venuta del Regno di Dio?
  • Come realizzare oggi ciò che Gesù chiede: “non portare borsa”, “non andare di casa in casa”, “non salutare nessuno lungo la strada ”, annunciare il Regno?

Preghiera finale

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima;

la testimonianza del Signore è verace, rende saggio il semplice. (Sal 18)


 

Giovedì, 27 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 4,21-25

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O non piuttosto per metterla sul lucerniere? Non c’è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per intendere, intenda!”.

Diceva loro: “Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

Riflessione

La lampada che illumina. In quel tempo, non c’era luce elettrica. Immagina quanto segue. La famiglia è in casa. Inizia a farsi buio. Il padre alza la piccola lampada, la accende e la mette sotto il moggio o sotto il letto. Cosa diranno gli altri? Cominceranno a urlare: “Papà, mettila sul tavolo!” Questa è la storia che racconta Gesù. Non spiega. Solo dice: Chi ha orecchi per intendere, intenda! La Parola di Dio è la lampada che deve essere accesa nell’oscurità della notte. Se rimane nel libro chiuso della Bibbia, è come una piccola lampada sotto il moggio. Quando è unita alla vita in comunità, la si colloca sul tavolo ed illumina!

Fare attenzione ai preconcetti. Gesù chiede ai discepoli di rendersi conto dei preconcetti con cui ascoltano l’insegnamento che lui offre. Dobbiamo fare attenzione alle idee con cui guardiamo Gesù! Se il colore degli occhi è verde, tutto sembra verde. Se fosse azzurro, tutto sarebbe azzurro! Se l’idea con cui si guarda Gesù fosse sbagliata, tutto ciò che penso su Gesù sarebbe minacciato di errore. Se penso che il Messia deve essere un re glorioso, non capirò nulla di ciò che il Signore insegna e vedrò tutto sbagliato.

Parabole: un nuovo modo di insegnare e di parlare di Gesù. Gesù si serviva soprattutto di parabole per insegnare: era il suo modo. Lui aveva un’enorme capacità di trovare immagini ben semplici per paragonare le cose di Dio alle cose della vita che la gente conosceva e sperimentava nella lotta quotidiana per sopravvivere. Questo suppone due cose: essere dentro le cose della vita, e stare dentro le cose del Regno di Dio.

L’insegnamento di Gesù era diverso dall’insegnamento degli scribi. Era una Buona Notizia per i poveri, perché Gesù rivelava un nuovo volto di Dio, in cui la gente si riconosceva e gioiva. “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e Della terra, perchè hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te! (Mt 11, 25-28)”.

Per un confronto personale

  • Parola di Dio, lampada che illumina. Che posto ha la Bibbia nella mia vita? Quale luce ne ricevo?
  • Qual è l’immagine di Gesù che ho dentro di me? Chi è Gesù per me e chi sono io per Gesù?

Preghiera finale

Guardate al Signore e sarete raggianti, e il vostro volto non sarà confuso. (Sal 34, 6)


 

Venerdì, 28 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 4, 26-34

In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.

Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.

Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

Riflessione

  • É bello vedere Gesù che, sempre di nuovo, cerca nella vita e negli avvenimenti, elementi ed immagini che possano aiutare la gente a percepire e sperimentare la presenza del Regno. Nel vangelo di oggi, di nuovo, racconta due brevi storie che avvengono tutti i giorni nella vita di tutti noi: “La storia del seme che cresce da solo” e “la storia del piccolo seme di senape che cresce e diventa grande”.
  • La storia del seme che cresce da solo. L’agricoltore che pianta conosce ilprocesso: seme, filino verde, foglia, spiga, grano. L’agricoltore sa aspettare, non falcia il grano prima del tempo. Ma non sa come la terra, la pioggia, il sole ed il seme hanno questa forza di far crescere una pianta dal nulla fino alla frutta. Così è il Regno di Dio. E’ un processo, ci sono tappe e momenti di crescita. Avviene nel tempo. Produce frutto al momento giusto, ma nessuno sa spiegare la sua forza misteriosa. Nessuno ne è il padrone! Solo Dio!
  • La storia del piccolo granello di senape che cresce e diventa grande. Il granello disenape è piccolo, ma cresce ed alla fine, gli uccelli fanno il loro nido tra i suoi rami. Così è il Regno. Inizia molto piccolo, cresce ed estende i suoi rami. La parabola lascia aperta una domanda che riceverà una risposta nel vangelo, più tardi: chi sono gli uccellini? Il testo suggerisce che si tratta dei pagani che non potranno entrare in comunità e partecipare al Regno.
  • Perché Gesù insegna per mezzo di parabole. Gesù racconta molte parabole. Tuttetratte dalla vita della gente! Così aiutava le persone a scoprire le cose di Dio nella vita di ogni giorno, vita che diventava trasparente. Poiché lo straordinario di Dio si nasconde nelle cose ordinarie e comuni della vita di ogni giorno. La gente capiva le cose della vita. Nelle parabole riceve la chiave per aprirla e trovare in essa i segni di Dio.

Per un confronto personale

  • Gesù non spiega le parabole. Racconta le storie e sveglia negli altri l’immaginazione e la riflessione della scoperta. Cosa hai scoperto tu nelle due parabole?
  • L’obiettivo delle parole è rendere la vita trasparente. Lungo gli anni, la tua vita è diventata più trasparente o è avvenuto il contrario?

Preghiera finale

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. (Sal 50)


 

Sabato, 29 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, guida i nostri atti secondo la tua volontà, perché nel nome del tuo diletto Figlio portiamo frutti generosi di opere buone. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 4, 35-41

In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”

Riflessione

Il vangelo di oggi descrive la tempesta sul lago e Gesù che dorme nella barca. Le nostre comunità, molte volte, si sentono come barche perse nel mare della vita, senza molta speranza di poter raggiungere il porto. Gesù sembra essersi addormentato nella nostra barca, perché non spunta nessun poter divino per liberarli dalle difficoltà e dalle persecuzioni. Dinanzi a questa situazione di disperazione, Marco raccoglie diversi episodi che rivelano il modo in cui Gesù è presente nella comunità. Nelle parabole rivela il mistero del Regno presente nelle cose della vita (Mc 4, 1-34). Ora Marco comincia a rivelare il mistero del Regno presente nel potere che Gesù svolge a favore dei discepoli, a favore della gente, e sopratutto a favore degli emarginati. Gesù vince il mare, simbolo del caos (Mc 4, 35-41). In lui agisce una forza creatrice. Gesù vince e scaccia il demonio (Mc 5, 1-20). In lui agisce un potere che libera! Gesù vince l’impurità e la morte (Mc 5, 21-43). In lui agisce il potere della vita! Gesù è il vincitore! Le comunità, non devono temere! E’ questo il senso del passaggio sulla tempesta calmata che meditiamo nel vangelo di oggi.

  • Marco 4, 35-36: Il punto di partenza: “Passiamo all’altra riva”. La giornata è stata pesante di molto lavoro. Terminato il discorso delle parabole (Mc 4, 1-34), Gesù dice: “Passiamo all’altra riva!” E lo prendono con sé, così com’era nella barca, da dove aveva fatto il discorso delle parabole. Gesù è talmente stanco che si addormenta a poppa, su un cuscino. Questo è il quadro iniziale dipinto da Marco. Un bel quadro, molto umano.
  • Marco 4, 37-38: Situazione disperata: “Non ti importa che moriamo?” Il lago di Galilea è circondato da montagne. A volte, tra le fenditure delle rocce, il vento cade in cima al lago e produce tempeste repentine. Vento forte, mare agitato, barca piena d’acqua! I discepoli erano pescatori sperimentati. Se pensano che la barca affonda, allora la situazione è pericolosa. Gesù invece continua a dormire. Questo sonno profondo non è solo segno di una grande stanchezza. E’ anche espressione della fiducia tranquilla che ha in Dio. Il contrasto tra l’atteggiamento di Gesù e quello dei discepoli è enorme!
  • Marco 4, 39-40: La reazione di Gesù: “Non avete ancora fede?” Gesù si sveglia, non a causa delle onde, ma del grido disperato dei discepoli. Prima si dirige al mare e dice: “Taci, calmati!” E quindi il mare si placa. Poi, si dirige ai discepoli e dice: “Perché siete così impauriti? Non avete ancora fede?” L’impressione che si ha è che non è necessario calmare il mare, perché non c’è nessun pericolo. Succede come quando si arriva ad una casa dove c’è un cane, accanto al padrone, ed il cane non smette di abbaiare. Ma non bisogna in questo caso avere paura, perché il padrone è lì e controlla la situazione. L’episodio del mare calmato evoca l’esodo, quando la gente, senza paura, passava in mezzo alle acque del mare (Es 14, 22). Evoca il profeta Isaia che diceva alla gente: “Quando attraverserai le acque io starò con te!” (Is 43, 2) Gesù ripercorre l’esodo e compie la profezia annunciata dal Salmo 107(106), 25-30.
  • Marco 4, 41: I discepoli non sanno: “Chi è quest’uomo? Gesù calma il mare e dice: “Ancora non avete fede?” I discepoli non sanno cosa rispondere e si chiedono: “Chi è dunque costui a cui anche il mare e il vento obbediscono?” Gesù sembra per loro uno straniero! Malgrado il fatto di aver convissuto a lungo con lui, non sanno veramente com’è. Chi è costui? Con questa domanda in testa, le comunità continuano la lettura del vangelo. E fino ad oggi, questa è la stessa domanda che ci spinge a continuare la lettura dei Vangeli. E’ il desiderio di conoscere sempre meglio il significato che Gesù ha nella nostra vita.
  • Chi è Gesù? Marco comincia il suo vangelo dicendo: “Inizio della Buona Novella di Gesù Cristo, Figlio di Dio” (Mc 1, 1). Alla fine, all’ora della morte di Gesù, un soldato pagano dichiara: “Veramente, quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39) All’inizio ed alla fine del Vangelo, Gesù è chiamato Figlio di Dio. Tra l’inizio e la fine, appaiono molti altri nomi di Gesù. Ecco l’elenco: Messia o Cristo (Mc 1, 1; 8, 29; 14, 61; 15, 32); Signore (Mc 1, 3; 5, 19; 11, 3); Figlio amato (Mc 1, 11; 9, 7); Santo di Dio (Mc 1, 24); Nazareno (Mc 1, 24; 10, 47; 14, 67; 16, 6); Figlio dell’Uomo (Mc 2, 10. 28; 8, 31. 38; 9, 9. 12. 31; 10, 33. 45; 13, 26; 14, 21. 21. 41. 62); Sposo (Mc 2, 19); Figlio di Dio (Mc 3, 11); Figlio del Dio altissimo (Mc 5, 7); Falegname (Mc 6, 3); Figlio di Maria (Mc 6, 3); Profeta (Mc 6, 4. 15; 8, 28); Maestro (frequente); Figlio di Davide (Mc 10, 47. 48; 12, 35-37); Benedetto (Mc 11, 9); Figlio (Mc 13, 32); Pastore (Mc 14, 27); Figlio del Dio benedetto (Mc 14, 61); Re dei Giudei (Mc 15, 2. 9. 18. 26); Re di Israele (Mc 15, 32).

Ogni nome, titolo o attributo è un tentativo per esprimere ciò che Gesù significava per le persone. Ma un nome, pur anche bello, non riesce mai a rivelare il mistero di una persona, molto meno della persona di Gesù. Oltre a questo, alcuni di questi nomi dati a Gesù, anche i più importanti e i più tradizionali, sono messi in dubbio dal vangelo stesso di Marco. Così nella misura in cui andiamo avanti nella lettura del vangelo, Marco ci obbliga a rivedere le nostre idee e a chiederci, ogni volta di nuovo: “Ma in definitiva, chi è Gesù per me, per noi?” Quanto più ci si inoltra nella lettura del vangelo di Marco, tanto più si rompono i titoli e i criteri. Gesù non entra in nessuno di questi nomi, in nessuno schema, in nessun titolo. Lui è il più grande. Poco a poco il lettore o la lettrice rinuncia al desiderio di voler inquadrare Gesù in un concetto conosciuto o in un’idea già pronta, ed accetta il modo in cui lui stesso si presenta. L’amore coglie l’essenza, la testa, no!

Per un confronto personale

  • A volte, le acque del mare della vita minacciano di affogarci? Chi potrà salvarci?
  • Quale era il mare agitato al tempo di Gesù? Quale è il mare agitato all’epoca in cui Marco scrive il suo vangelo? Quale è oggi il mare agitato per noi?

Preghiera finale

Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.

Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. (Sal 50)


 

Domenica, 30 Gennaio 2022

IV Domenica del Tempo Ordinario

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli

avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

Chiave di Lettura:

In questa 4ª Domenica del Tempo ordinario, la Liturgia ci pone dinanzi il conflitto sorto tra Gesù e la gente di Nazaret. Avviene un sabato, durante la celebrazione della Parola nella sala della comunità, dopo la lettura fatta da Gesù di un testo del profeta Isaia. Gesù cita il profeta Isaia per presentare il suo programma di azione e subito aggiunge un brevissimo commento. In un primo momento, tutti rimangono ammirati e contenti. Ma quando si rendono conto della portata e del significato del programma di Gesù nei riguardi della loro vita, si ribellano e vogliono ucciderlo. Conflitti di questo tipo ce ne sono fino ad oggi. Accettiamo l’altro nella misura in cui si comporta secondo le nostre idee, ma quando l’altro decide di accogliere in comunità persone che noi escludiamo, sorge il conflitto. E’ quanto avviene a Nazaret.

Il vangelo di questa domenica inizia con il versetto 21, con un breve commento di Gesù. Ci prendiamo la libertà di includere nel commento anche i versetti precedenti, dal 16 al 20. Ciò ci permette di prendere conoscenza del testo di Isaia citato da Gesù e capire meglio il conflitto, causato dalla lettura del testo ed il suo breve commento. Nel corso della lettura è bene rivolgere la propria attenzione a due cose: “Gesù, in che modo attualizza il testo di Isaia? Quali reazioni produce questo suo attualizzare il testo tra la gente?” Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

  • Luca 4, 16: Gesù giunge a Nazaret e partecipa alla riunione della comunità
  • Luca 4, 17-19: Gesù procede alla lettura del Profeta Isaia
  • Luca 4, 20-21: Davanti ad un pubblico attento, Gesù lega la Bibbia con la vita della gente
  • Luca 4, 22: Reazione contraddittoria del pubblico
  • Luca 4, 23-24: Gesù critica la reazione della gente
  • Luca 4, 25-27: Illuminazione biblica da parte di Gesù, citando Elia ed Eliseo
  • Luca 4, 28-30: Reazione furiosa da parte della gente che vuole uccidere Gesù

Il testo: Luca 4, 21-30

16Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:

18 Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e predicare un anno di grazia del Signore.

20Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 23Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!». 24Poi aggiunse:

«Nessun profeta è bene accetto in patria. 25Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».

28All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30Ma egli, passando in mezzo aloro,  se ne andò.

Momento di silenzio orante

          perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

          per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  • Qual è il punto del testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
  • Quale giorno, in che luogo, per mezzo di chi e come Gesù rappresenta il suo programma?
  • Qual è il contenuto del programma di Gesù? Chi sono gli esclusi che lui vuole accogliere?
  • Gesù, come attualizza il testo di Isaia?
  • Quali sono le reazioni della gente? Perché?
  • Sarà che il programma di Gesù è anche il nostro programma? Chi sono gli esclusi che oggi dovremmo accogliere nella nostra comunità?

Per approfondire maggiormente il testo

Contesto di allora per situare il testo:

Nell’antico Israele, la grande famiglia, o clan o la comunità, era la base della convivenza sociale. Era la protezione delle famiglie e delle persone, la garanzia del possedimento della terra, il veicolo principale della tradizione e la difesa dell’identità della gente. Era un modo concreto di incarnare l’amore di Dio nell’amore del prossimo. Difendere il clan, la comunità, era la stessa cosa che difendere l’Alleanza con Dio.

Al tempo di Gesù, una duplice schiavitù marcava la vita della gente e stava contribuendo alla disintegrazione del clan, della comunità: (i) la schiavitù della politica del governo di Erode Antipa (4 aC a 39 dC) e (ii) la schiavitù dalla religione ufficiale. A causa del sistema di esplorazione e di repressione della politica di Erode Antipa, politica appoggiata dall’Impero Romano, molte persone erano senza fissa dimora, escluse dal resto e senza impiego (Lc 14, 21; Mt 20, 3, 5-6). Il clan, la comunità, ne rimase indebolita. Le famiglie e le persone rimasero senza aiuto, senza difesa. La religione ufficiale, mantenuta dalle autorità religiose dell’epoca, invece di rafforzare la comunità, in modo che potesse accogliere gli esclusi, aumentava ancor di più questa schiavitù. La Legge di Dio veniva usata per legittimare l’esclusione o l’emarginazione di molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri, lebbrosi, posseduti dal demonio, pubblicani, malati, mutilati, paraplegici. Era il contrario della fraternità che Dio sognò per tutti! Così, sia la situazione politica ed economica, come pure l’ideologia religiosa, tutto cospirava per debilitare la comunità locale ed impedire la manifestazione del Regno di Dio.

Gesù reagisce dinanzi a questa situazione del suo popolo e presenta un programma per cambiare la situazione. L’ esperienza che Gesù possiede di Dio quale Padre d’amore gli dà la possibilità di valutare la realtà e di percepire ciò che era errato nella vita della sua gente. Commento del Testo:

  • Luca 4, 16: Gesù giunge a Nazaret e partecipa alla riunione della comunità
  • Animato dallo Spirito Santo, Gesù va verso la Galilea ed inizia ad annunciare la Buona Novella del Regno di Dio (Lc 4, 14). Andando nei villaggi ed insegnando nelle sinagoghe, giunge a Nazaret. Ritorna nella comunità dove, da piccolo, aveva partecipato durante trent’anni a riunioni settimanali. Il sabato dopo il suo arrivo, secondo l’ usanza, Gesù si reca nella sinagoga per partecipare alla celebrazione e si alza per leggere.
  • Luca 4, 17-19: Gesù legge un passaggio del Profeta Isaia

In quel tempo, nelle celebrazioni del sabato, le letture erano due. La prima veniva tratta dalla Legge di Dio, dal Pentateuco, ed era fissa. La seconda era tratta da libri storici o profetici, ed era a scelta del lettore. Il lettore poteva scegliere. Gesù scelse il testo di Isaia che presenta un riassunto della missione del Servo di Dio, e che rispecchia la situazione del popolo di Galilea, al tempo di Gesù. In nome di Dio, Gesù prende posizione in difesa della vita del suo popolo, assume come sua la missione del Servo di Dio, ed usando le parole di Isaia, dichiara innanzi a tutti: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore” (Is 61, 1-2). Riprendendo l’antica tradizione dei profeti, proclama “un anno di grazia del Signore”. Questa ultima espressione era lo stesso che proclamare un anno giubilare. Ossia, Gesù invita il popolo della sua città a ricominciare tutto di nuovo, a rifare la storia, fin dalle radici (Dt 15, 1-11; Lev 25, 8-17).

  • Luca 4, 20-21: Davanti ad un pubblico attento, Gesù lega la Bibbia con la vita della gente

Terminata la lettura, Gesù restituisce il libro al servo e si siede. Gesù non è ancora il coordinatore della comunità, è laico e come tale partecipa alla celebrazione, come tutti gli altri. Era stato assente dalla comunità durante diverse settimane, poi si era unito al movimento di Giovanni Battista e si era fatto battezzare da lui nel Giordano (Lc 3, 21-22). Inoltre, trascorse più di quaranta giorni nel deserto riflettendo sulla sua missione (Lc 4, 1-2). Quel sabato, dopo il suo ritorno in comunità, Gesù è invitato a leggere. Tutti sono attenti e curiosi: “Cosa dirà?” Il commento di Gesù è molto breve, anzi brevissimo. Attualizza il testo, lo lega alla vita della gente dicendo: Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”.

  • Luca 4, 22: Reazione contraddittoria della gente

Da parte della gente la reazione è duplice. In primo luogo un atteggiamento attento di ammirazione e di acclamazione. Poi, subito, una reazione di discredito. Dicono: “Ma non è forse costui il figlio di Giuseppe?” Perché rimangono scandalizzati? Perché Gesù parla di accogliere i poveri, i ciechi, i prigionieri, gli oppressi. Ma loro non accettano la sua proposta. E così, nel momento in cui Gesù presenta il suo progetto: accogliere gli esclusi, lui stesso viene escluso!

Ma il motivo è anche un altro. É importante notare i dettagli nelle citazioni che il vangelo di Luca fa dell’Antico Testamento. Nella seconda domenica di Avvento, nel commentare Luca 3, 4-6, Luca presenta una citazione più lunga di Isaia per poter mostrare che l’apertura per i pagani era già stata prevista dai profeti. Qui succede qualcosa di simile. Gesù cita il testo di Isaia fino a dove dice: “proclamare un anno di grazia da parte del Signore”, e taglia il resto della frase che dice “ed un giorno di vendetta per il nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti” (Is 62, 2b). La gente di Nazaret contesta il fatto che Gesù abbia omesso la frase sulla vendetta. Loro volevano che il Giorno dell’avvento del Regno, fosse un giorno di vendetta contro gli oppressori del popolo. Così gli afflitti avrebbero visto ristabiliti i loro diritti. Ma in questo caso, l’avvento, la venuta del Regno non avrebbe recato un cambio reale del sistema ingiusto. Gesù non accetta questo modo di pensare, non accetta la vendetta. La sua esperienza di Dio, Padre, aiutava a capire meglio il significato esatto delle profezie. La sua reazione, contraria a quella della gente di Nazaret ci fa vedere che la vecchia immagine di Dio, quale giudice severo e vendicativo, è stata più forte che la Buona Notizia di Dio, Padre amoroso che accoglie gli esclusi.

  • Luca 4, 23-24: Gesù critica la reazione della gente

Gesù interpreta la reazione della gente e la considera una forma di invidia: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!” Gesù era conosciuto in tutta la Galilea (Lc 4, 14) ed alla gente di Nazaret non piaceva il fatto che Gesù, un figlio della terra, facesse cose belle nella terra degli altri e non nella propria terra. Ma la reazione ha una causa più profonda. Anche se Gesù avesse fatto a Nazaret le stesse cose fatte a Cafarnao, la gente non avrebbe creduto in lui. Loro conoscevano Gesù: “Chi è lui per insegnarci? Non è il figlio di Giuseppe?” (Lc 4, 22). “Non è lui il falegname?” (cfr Mc 6, 3-4) Fino ad oggi, tante volte è così: quando un laico o una laica predicano in chiesa, molti non accettano, escono e dicono: “Lui o lei è come noi: non sa nulla!” Non riescono a credere che Dio possa parlare mediante persone più comuni. Marco aggiunge che Gesù rimane colpito dall’incredulità del suo popolo (Mc 3, 6).

  • Luca 4,23-27: Illuminazione biblica da parte di Gesù, che cita Elia ed Eliseo

Per confermare che la sua missione è veramente quella di accogliere gli esclusi, Gesù si serve di due brani della Bibbia, ben conosciuti, la storia di Elia e la storia di Eliseo. Ambedue mettono in risalto la chiusura mentale della gente di Nazaret, e ne sono una critica. Al tempo di Elia c’erano molto vedove in Israele, ma Elia fu inviato ad una vedova straniera di Sarepta (1 Re 17,7-16). Al tempo di Eliseo c’erano molti lebbrosi in Israele, ma Eliseo fu inviato per occuparsi di uno straniero della Siria (2 Re 5, 14). Di nuovo, ecco che traspare in tutto questo la preoccupazione di Luca che vuole mostrare che l’apertura verso i pagani viene da Gesù stesso. Gesù ebbe le stesse difficoltà che le comunità avevano al tempo di Luca.

  • Luca 4, 28-30: Reazione furiosa della gente che vuole uccidere Gesù

L’uso di questo due passaggi della Bibbia produce tra la gente ancora più rabbia. La comunità di Nazaret giunge al punto di voler uccidere Gesù. Ma lui mantiene la calma. La rabbia degli altri non riesce a deviarlo dal suo cammino. Luca indica com’è difficile superare la mentalità del privilegio e della chiusura agli altri. Oggi succede la stessa cosa. Molti di noi cattolici cresciamo nella mentalità che ci spinge a credere che siamo migliori degli altri e che gli altri, per potersi salvare, devono essere come noi. Gesù non pensava così.

Ampliando le informazioni:

Il significato dell’anno giubilare:

Nell’anno 2000, il Papa Giovanni Paolo II convinse i cattolici a celebrare il giubileo. La celebrazione di date importanti fa parte della vita. Fa riscoprire l’entusiasmo dell’inizio, lo avviva . Nella Bibbia, “l’Anno Giubilare” era una legge importante. All’inizio, ogni sette anni, veniva decretato che le terre vendute o ipotecate ritornassero al clan delle origini. Ognuno doveva poter ritornare alla sua proprietà. Così si impediva la formazione del latifondo ed alle famiglie veniva garantita la sopravvivenza. C’era l’obbligo di vendere le terre, di riscattare gli schiavi e di perdonare i debiti (cf. Dt 15,1-18). Non era facile celebrare l’anno giubilare ogni sette anni (cf Geremia 34,8-16). Dopo l’esilio, si iniziò a celebrare ogni settanta volte sette anni, cioè ogni cinquanta anni (Lev 25,8-17). L’obiettivo dell’Anno Giubilare era e continua ad essere: ristabilire i diritti dei poveri, accogliere gli esclusi e reintegrarli nella convivenza. Il giubileo era uno strumento legale per ritornare al senso profondo della Legge di Dio. Era l’occasione di una revisione del cammino percorso, per scoprire e correggere gli errori e ricominciare tutto di nuovo. Gesù inizia la sua predicazione proclamando un nuovo giubileo, un “Anno di Grazie da parte del Signore”.

Preghiera del Salmo 72 (71) 

“Egli libererà il povero che grida!”

Dio, dà al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine.

Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia.

Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore.

Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli. Scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra.

Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, finché non si spenga la luna. E dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra.

A lui si piegheranno gli abitanti del deserto, lambiranno la polvere i suoi nemici.

Il re di Tarsis e delle isole porteranno offerte, i re degli Arabi e di Saba offriranno tributi.

A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni. Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto, avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri.

Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue. Vivrà e gli sarà dato oro di Arabia.

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
Print Friendly, PDF & Email