Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 21_28-Febbraio-2022

 

Lunedì, 21 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,  perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà  e attuarlo nelle parole e nelle opere.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 9,14-29

In quel tempo, Gesù sceso dal monte e giunto presso i discepoli, li vide circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro.

Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?” Gli rispose uno della folla: “Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Egli allora, in risposta, disse loro: “O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. E glielo portarono.

Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?” Ed egli rispose: “Dall‟infanzia; anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell‟acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità”.

Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, io te l‟ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.

Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?” Ed egli disse loro: “Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera”.

Riflessione

Il vangelo di oggi informa che i discepoli di Gesù non furono capaci di scacciare il demonio dal corpo di un ragazzo. Il potere del male fu più grande della loro capacità. Anche oggi, ci sono molti mali che superano la nostra capacità di affrontarli: violenza, droga, guerra, malattie, mancanza di impiego, terrorismo, ecc. Ci sforziamo molto nella vita, ma sembra che invece di migliorare, il mondo peggiori. A che scopo lottare? Con questa domanda in testa, leggiamo e meditiamo il vangelo di oggi.

  • Marco 9,14-22: La situazione della gente: disperazione senza soluzione. Scendendo dalla montagna della Trasfigurazione, Gesù incontra molte persone attorno ai discepoli. Un padre era disperato, poiché uno spirito immondo si era impossessato di suo figlio. Con molti dettagli, Marco descrive la situazione del ragazzo posseduto, l‟angoscia del padre, l‟incapacità dei discepoli e la reazione di Gesù. Colpiscono in particolare due cose: da un lato, la confusione e l‟impotenza della gente e dei discepoli dinanzi al fenomeno della possessione, e dall‟altro, il potere della fede in Gesù davanti al quale il demonio perde tutta lasua influenza. Il padre aveva chiesto ai discepoli di scacciare il demonio dal ragazzo, ma loro non ne furono capaci. Gesù si spazientisce e dice: ““O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me”. Gesù chiede informazioni sulla malattia del ragazzo. E dalla risposta del padre, Gesù sa che il ragazzo, “fin da piccolo”, è affetto da una grave malattia che mette in pericolo la sua vita. Il padre chiede: “Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci!” La frase del padre esprime la situazione ben reale della gente: (a) è incredula, (b) non è in condizioni di risolvere i problemi, ma (c) ha tanta buona volontà.
  • Marco 9,23-27: La risposta di Gesù: il cammino di fede. Il padre aveva detto: “Se puoi fare qualcosa,….!” A Gesù non piacciono queste parole: “Se il signore può…”. Non è possibile mettere questa condizione, poiché “tutto è possibile a chi ha fede!” Il padre risponde: Credo, Signore! Ma aiutami nella mia incredulità! La risposta del padre occupa il posto centrale dell‟ Indica come deve essere l‟atteggiamento del discepolo, che malgrado i suoi limiti e dubbi, deve essere fedele. Vedendo che veniva molta gente, Gesù agì rapidamente. Ordinò allo spirito di uscire dal ragazzo e di non ritornare “mai più!” Segno del potere di Gesù sul male. Segno anche del fatto che Gesù non voleva una propaganda populista.
  • Marco 9,28-29. Approfondimento con i discepoli. In casa, i discepoli vogliono sapere perché non erano stati capaci di scacciare il demonio. Gesù risponde: Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera! Fede e preghiera vanno insieme. Non esiste l‟una senza l‟ I discepoli erano peggiorati. Prima loro erano capaci di scacciare i demoni (cf. Mc 6,7.13). Ora, non più. Cosa manca? Fede o preghiera? Perché manca? Sono domande che escono dal testo ed entrano nella nostra testa in modo da procedere anche noi ad una seria revisione della nostra vita.
  • L‟espulsione dei demoni nel vangelo di Marco. Nel tempo di Gesù, molte persone parlavano di Satana e dell‟espulsione dei demoni. La gente aveva paura, e c‟erano persone che sfruttavano la paura della gente. Il potere del male aveva molti nomi: Demonio, Diavolo, Belzebù, Principe dei demoni, Satana, Dragone, Dominazioni, Potestà, Sovranità, Bestia- fiera, Lucifero, ecc. (cf. Mc 3,22.23; Mt 4,1; Ap 12,9; Rm 8,38; Ef 1,21). Oggi, tra di noi il potere del male ha anche molti nomi. Basta consultare il dizionario e cercare la parola Diavolo o Demonio. Anche oggi, molta gente disonesta si arricchisce, sfruttando la paura che la gente ha del demonio. Orbene, uno degli obiettivi della Buona Novella di Gesù è, precisamente, aiutare la gente a liberarsi da questa paura. La venuta del Regno di Dio significa la venuta di un potere più forte. L‟uomo forte era un‟immagine che indicava il potere del male che manteneva la gente imprigionata nella paura (Mc 3,27). Il potere del male opprime le persone e le aliena da sé. Fa in modo che vivano nella paura e nella morte (cf. Mc 5,2). E‟ un potere così forte che nessuno riesce a frenarlo (cf. Mc 5,4). L‟impero romano con le sue “Legioni” (cf. Mc 5,9), cioè, con i suoi eserciti, era lo strumento usato per mantenere questa situazione di oppressione. Ma Gesù è l‟ uomo più forte che vince, afferra e scaccia il potere del male! Nella lettera ai Romani, l‟apostolo Paolo enumera tutte le possibili potenze o demoni che potrebbero minacciarci e riassume tutto in questo modo: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun‟altra creatura potrà mai separarci dall‟amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore!” (Rom 8,38-39) Nulla di tutto questo! E le prime parole di Gesù dopo la risurrezione sono: “Non abbiate paura! Gioite! Non abbiate paura! La pace sia con voi!” (Mc 16,6; Mt 28,9.10; Lc 24,36; Gv 20,21).

Per un confronto personale

  • Hai vissuto qualche volta un‟esperienza di impotenza davanti al male o alla violenza? E‟ stata un‟esperienza solo tua o anche della comunità? Come l‟hai vinta?
  • Qual è il tipo di potere del male che oggi si vince solo con molta preghiera?

Preghiera finale

Gli ordini del Signore sono giusti,  fanno gioire il cuore;

i comandi del Signore sono limpidi,  danno luce agli occhi. (Sal 18)


 

Martedì, 22 febbraio 2022

Preghiera

Dio onnipotente e misericordioso,  concedi ai tuoi fedeli di essere intimamente purificati dall’impegno penitenziale della Quaresima,  per giungere con spirito nuovo alle promesse feste di Pasqua. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Matteo 16,13-19

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?» Rispose Simon Pietro:

«Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Riflessione

Il vangelo di oggi ci presenta tre punti: l‟opinione della gente nei riguardi di Gesù (Mt 16,13-14), l‟opinione di Pietro riguardo a Gesù (Mt 16,15-16) e la risposta di Gesù a Pietro (Mt 16,17-19).

  • Matteo 16,13-14: L’opinione della gente rispetto a Gesù. Gesù chiede l‟opinione della gente nei riguardi della sua persona. Le risposte sono diverse: Giovanni Battista, Elia, Geremia, alcuni profeti. Anche oggi, è grande la varietà di opinioni della gente nei riguardi di Gesù.
  • Matteo 16,15-16: L’opinione di Pietro nei riguardi di Gesù. Subito, chiede l‟opinione dei discepoli. Pietro diventa il portavoce e dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo!” La risposta non è nuova. Prima, i discepoli avevano già detto la stessa cosa (Mt 14,33). Nel Vangelo di Giovanni, la stessa professione di fede è fatta da Marta (Gv 11,27). Significa che in Gesù si realizzano le profezie dell‟
  • Matteo 16,17-19: La risposta di Gesù a Pietro. Le risposte vengono da varie parti:

Beato te, Simone. 

Gesù proclama Pietro “Felice!”, perché ricevette una rivelazione del Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Anteriormente, aveva lodato il Padre per aver rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25-27) ed aveva fatto la stessa proclamazione di felicità ai discepoli perché stavano vedendo ed udendo cose che prima nessuno sapeva (Mt 13,16).

Pietro è pietra. 

Pietro deve essere pietra, cioè, deve essere fondamento stabile per la Chiesa in modo che questa possa resistere contro le porte dell’inferno. Con queste parole di Gesù, Matteo spinge le comunità perseguitate della Siria e della Palestina. Anche se deboli e perseguitate, le comunità hanno una base stabile, garantita dalla parola di Gesù. La pietra come base della fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio: “Ascoltatemi voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai.” (Is 51,1-2). Indica un nuovo inizio.

  • Pietro, pietra. Gesù dà un nome a Simone e lo chiama pietra (Pietro). Pietro e pietra in due modi: è pietra-fondamento (Mt 16,18) ed é pietra di inciampo (Mt 16,23). Nella nostra Chiesa cattolica insistiamo molto in Pietro-pietra-fondamento e dimentichiamo il Pietro- pietra di inciampo. Da una parte, Pietro era debole nella fede, dubbiosa, cerca di deviare Gesù, ebbe paura nell‟orto, si addormentò e fuggì, non capiva ciò che Gesù diceva. Dall‟altro canto, era come i piccoli che Gesù proclamò felici. Essendo uno dei dodici, diventa il loro portavoce. Più tardi, dopo la morte e risurrezione di Gesù, la sua figura crebbe e diventò un simbolo della Comunità. Pietro è fermo nella fede non per merito proprio, ma perché Gesù prega per lui, affinché non venga meno la sua fede (Lc 22,31-34)
  • Chiesa, Assemblea. La parola Chiesa, in greco eklésia, appare 105 volte nel NT, quasi esclusivamente negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere. Nei vangeli appare tre volte, solo in Matteo. La parola significa letteralmente “convocata” o “scelta”. Indica la gente che si riunisce convocata dalla Parola di Dio e cerca di vivere il messaggio del Regno che Gesù porta. La Chiesa o la comunità non è il Regno, bensì uno strumento e una rappresentazione del Regno. Il Regno è maggiore. Nella Chiesa, nella comunità, deve apparire agli occhi di tutti ciò che succede quando un gruppo umano lascia regnare Dio e lascia che si impossessi della propria vita.
  • Le chiavi del Regno. Pietro riceve le chiavi del Regno. Questo stesso potere di unire e di sciogliere è dato anche alle comunità (Mt 18,18) ed agli altri discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti in cui il vangelo di Matteo insiste maggiormente è la riconciliazione e il perdono. E‟ uno dei compiti più importanti dei coordinatori delle comunità. Imitando Pietro, devono unire e sciogliere, cioè, fare in modo che ci sia riconciliazione, accettazione reciproca, costruzione della fraternità.

Per un confronto personale

  • Quali sono le opinioni che ci sono nella nostra comunità su Gesù? Queste differenze nel modo di vivere e di esprimere la fede arricchiscono la comunità o ne rendono difficile il cammino e la comunione? Perché?
  • Chi è Gesù per me? Chi sono io per Gesù?

Preghiera finale

In te, Signore, mi sono rifugiato,  mai sarò deluso; per la tua giustizia salvami. (Sal 30)


 

Mercoledì, 23 febbraio 2022

Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso,  ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà  e attuarlo nelle parole e nelle opere.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 9,38-40

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri”. Ma Gesù disse: “Non glielo proibite, perché non c‟è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi”.

Riflessione

Il vangelo di oggi narra un esempio assai bello ed attuale della pedagogia di Gesù. Ci mostra come lui aiutava i suoi discepoli a percepire e a superare il “lievito dei farisei e di Erode”.

  • Marco 9,38-40: La mentalità della chiusura: “non era dei nostri”. Qualcuno che non era della comunità usava il nome di Gesù per scacciare i demoni. Giovanni, il discepolo, vede e proibisce: Glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri. A nome della comunità lui impedisce che l‟altro possa fare una buona azione! Pensa che, essendo discepolo, possa avere il monopolio su Gesù e, per questo, vuole proibire che

gli altri usino il nome di Gesù per fare il bene. Era la mentalità chiusa e antica del “Popolo eletto, Popolo separato!” Gesù risponde: ” Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi”. (Mc 9,40). Difficilmente si riesce a incontrare un‟affermazione più ecumenica di questa affermazione di Gesù. Per Gesù, ciò che importa non è se la persona fa o meno parte della comunità, ma se fa o meno il bene che la comunità deve fare.

  • Un ritratto di Gesù, formatore dei suoi discepoli. Gesù, il Maestro, è l‟asse, il centro e il modello di formazione data ai discepoli. Per i suoi atteggiamenti, lui è una mostra del Regno, incarna l‟amore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30; Lc 15,11-32). Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Gesù marcava la sua presenza nella vita dei discepoli e delle discepole, preparandoli alla vita e alla missione. Era il suo modo di dare uma forma umana all‟esperienza che lui stesso aveva di Dio Padre. Ecco un ritratto di Gesù formatore dei suoi discepoli:
  • li coinvolge nella missione (Mc 6,7; Lc 9,1-2;10,1),
  • tornando, rivede con loro quanto hanno vissuto (Lc 10,17-20),
  • li corregge quando sbagliano e vogliono essere i primi (Mc 9,33-35;10,14-15)
  • aspetta il momento opportuno per correggerli (Lc 9,46-48; Mc 10,14-15).
  • li aiuta a discernere (Mc 9,28-29),
  • li interpella quando sono lenti (Mc 4,13;8,14-21),
  • li prepara per il conflitto (Gv 16,33; Mt 10,17-25),
  • ordina loro di osservare la realtà (Mc 8,27-29; Gv 4,35;Mt 16,1-3),
  • riflette con loro sulle questioni del momento (Lc 13,1-5),
  • li confronta con i bisogni della gente (Gv 6,5),
  • insegna loro che i bisogni della gente sono al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt

12,7.12),

  • si riunisce da solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34;7,17;9,30-31;10,10;13,3),
  • sa ascoltare, anche quando il dialogo è difficile, (Gv 4,7-42).
  • li aiuta ad accettarsi (Lc 22,32).
  • è esigente e chiede loro di lasciare tutto per amore di lui (Mc 10,17-31).
  • è severo con l‟ipocrisia (Lc 11,37-53).
  • pone più domande che risposte (Mc 8,17-21).
  • è deciso e non si lascia deviare dal cammino (Mc 8,33; Lc 9,54).
  • li prepara per il conflitto e la persecuzione (Mt 10,16-25).
  • La formazione non era, in primo luogo, trasmissione di verità da ricordare, ma la comunicazione della nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Gesù per i discepoli e le discepole. La comunità stessa che si formava attorno a Gesù era l‟espressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere uno sguardo diverso, atteggiamenti diversi. Faceva nascere in loro una nuova coscienza riguardo alla missione e al rispetto verso se stessi. Li aiutava a mettersi dalla parte degli esclusi. E poco dopo produceva la “conversione” come conseguenza dell‟accettazione della Buona Novella (Mc 1,15).

Per un confronto personale

  • Cosa significa oggi, nel 21 secolo, per me, l‟affermazione di Gesù che dice: Chi non è contro di noi, è per noi?”
  • Come avviene oggi la formazione di Gesù nella mia vita?

Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome.  Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)


 

Giovedì, 24 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà  e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 9,41-50

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiunque vi darà da bere un bicchiere d‟acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare.

Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.

Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che esser gettato con due piedi nella Geenna.

Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Perché ciascuno sarà salato con il fuoco.

Buona cosa il sale; ma se il sale diventa senza sapore, con che cosa lo salerete?

Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”.

Riflessione

Il vangelo di oggi ci narra alcuni consigli di Gesù sul rapporto degli adulti con i piccoli e gli esclusi. In quel tempo, molte persone erano escluse ed emarginate. Non potevano partecipare. Molti di loro perdevano la fede. Il testo che ora meditiamo ha strane affermazioni che, se prese letteralmente, causano perplessità nella gente.

  • Marco 9,41: Un bicchiere di acqua sarà ricompensato. Una frase di Gesù viene inserita qui: Vi garantisco che: Chiunque vi darà da bere un bicchiere d‟acqua nel mio nome perché siete di Cristo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa. Due pensieri: (a) “Chi vi darà un bicchiere d‟acqua”: Gesù si sta recando a Gerusalemme per dare la sua vita. Gesto di grande donazione! Ma lui non dimentica i piccoli gesti di dono della vita di ogni giorno: un bicchiere d‟acqua, un‟accoglienza, un‟elemosina, tanti gesti. Chi disprezza il mattone, non può mai costruire la casa! (b) “Perché voi siete di Cristo”: Gesù si identifica con noi che vogliamo appartenere a Lui. Ciò significa che per Lui abbiamo molto valore.
  • Marco 9,42: Scandalo per i piccoli. Scandalo, letteralmente, è una pietra lungo il cammino, una pietra nella scarpa; è ciò che allontana una persona dal buon cammino. Scandalizzare i piccoli è essere motivo per cui i piccoli si allontanano dal cammino e perdono la fede in Dio. Chi fa questo riceva la seguente sentenza: “Sarebbe meglio per lui che gli passassero al collo una mola da asino e lo buttassero in mare!” Perché Gesù si identifica con i piccoli? (Mt 25,40.45). Oggi, nel mondo intero, molti piccoli, molti poveri, stanno uscendo dalle Chiese tradizionali. Ogni anno, in America Latina, circa tre milioni di persone vanno verso altre Chiese. Non riescono a credere in ciò che professiamo nella nostra chiesa! Perché avviene questo? Fino a che punto la colpa è nostra? Meritiamo anche noi una mola al collo?
  • Marco 9,43-48: Tagliare mano e piede, togliere l’occhio. Gesù ordina alla persona di tagliare la mano, il piede, di cavarsi l‟occhio, nel caso in cui fosse motivo di scandalo. E dice: “E’ meglio entrare nella vita o nel Regno con un piede (mano, occhio), che entrare nell’inferno o nella geenna con due piedi (mani, occhi)”. Queste frasi non possono essere prese letteralmente. Significano che la persona deve essere radicale nella sua scelta di Dio e del vangelo. L‟espressione ”geenna (inferno) dove il loro verme non muore ed il fuoco non si spegne”, è un‟immagine per indicare la situazione della persona che rimane senza Dio. La geenna era il nome di una valle vicino a Gerusalemme, dove si gettava l‟immondizia della città e dove c‟era sempre un fuoco acceso per bruciare l‟ Questo luogo pieno di cattivo odore era usato dalla gente per simboleggiare la situazione della persona che non partecipava del Regno di Dio.
  • Marco 9,49-50: Sale e Pace. Questi due versi aiutano a capire le parole severe sullo scandalo. Gesù dice: “Abbiate sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri!” La comunità, in cui si vive in pace, gli uni con gli altri, è come un poco di sale che dà sapore a tutto il cibo. Vivere in pace e fraternamente nella comunità è il sale che dà sapore alla vita della gente nel quartiere. E‟ un segno del Regno, una rivelazione della Buona Novella di Dio. Siamo sale? Il sale che non dà sapore non serve più a nulla!
  • Gesù accoglie e difende la vita dei piccoli. Varie volte, Gesù insiste nell‟accoglienza da dare ai piccoli. “Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37). Chi dà un bicchiere d‟acqua ad uno di questi piccoli, non perderà la sua ricompensa (Mt 10,42). Lui chiede di non disprezzare i piccoli (Mt 18,10). E nel giudizio finale i giusti saranno ricevuti perché avranno dato da mangiare “ad uno di questi piccoli” (Mt 25,40). Se Gesù insiste tanto nell‟accoglienza da dare ai piccoli, è perché

c‟è molta gente piccola, non accolta! Infatti, donne e bambini non contavano (Mt 14,21; 15,38), erano disprezzati (Mt 18,10) e ridotti al silenzio (Mt 21,15-16). Perfino gli apostoli impedivano che arrivassero vicino a Gesù (Mt 19,13; Mc 10,13-14). In nome della legge di Dio, mal interpretata dalle autorità religiose dell‟epoca, molta buona gente era esclusa. Invece di accogliere gli esclusi, la legge veniva usata per legittimare l‟esclusione. Nei vangeli, l‟espressione “piccoli” (in greco si dice elachistoi, mikroi o nepioi), a volte indica “i bambini”, altre volte indica i settori esclusi dalla società. Non è facile discernere. A volte il “piccolo” nel vangelo è “un bambino”. Questo perché i bambini appartenevano alla categoria dei “piccoli”, degli esclusi. Inoltre, non sempre è facile discernere tra ciò che proviene dal tempo di Gesù e ciò che proviene dal tempo delle comunità per cui furono scritti i vangeli. Pur così stando le cose, ciò che risulta chiaro è il contesto di esclusione che vigeva all‟epoca e che le prime comunità conserveranno di Gesù: lui si pone dal lato dei piccoli, degli esclusi, e ne assume la difesa.

Per un confronto personale

  • Nella nostra società e nella nostra comunità, chi sono oggi i piccoli e gli esclusi? Come avviene l‟accoglienza nei loro confronti da parte nostra?
  • “Mola al collo”. Il mio comportamento merita la mola o una cordicella al collo? E il comportamento della nostra comunità: cosa merita?

Preghiera finale

Il Signore perdona tutte le tue colpe,  guarisce tutte le tue malattie; salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia (Sal 102)


 

Venerdì, 25 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà  e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 10,1-12

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare. E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato

Mosè?” Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all‟inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l‟uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L‟uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un‟altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

Riflessione

Il vangelo di ieri indicava i consigli di Gesù sulla relazione tra adulti e bambini, tra i grandi e i piccoli della società. Il vangelo di oggi consiglia su come deve essere la relazione tra uomo e donna, tra moglie e marito.

  • Marco 10,1-2: La domanda dei farisei: “E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” La domanda è maliziosa. Vuole mettere Gesù alla prova: “E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” Segno che Gesù aveva un‟opinione diversa, poiché se non fosse stato così i farisei non l‟avrebbero interrogato su questa faccenda. Non chiedono se è lecito che la moglie ripudi il marito. Ciò non passava per la loro testa. Segno chiaro del forte dominio maschilista e dell‟emarginazione della donna nella società di quel tempo.
  • Marco 10,3-9: La risposta di Gesù: l’uomo non può ripudiare la moglie. Invece di rispondere, Gesù chiede: “Cosa vi ha ordinato Mosè?” La legge permetteva all‟uomo di scrivere una lettera di divorzio e di ripudiare sua moglie. Questo permesso rivela il machismo imperante. L‟uomo poteva ripudiare sua moglie, ma la moglie non aveva lo stesso diritto. Gesù spiega che Mosè agì così per la durezza di cuore della gente, ma che l‟intenzione di Dio era diversa quando creò l‟essere umano. Gesù ritorna al progetto del Creatore e nega all‟uomo il diritto di ripudiare sua moglie. Lui toglie il privilegio dell‟uomo nei confronti della moglie e chiede la massima uguaglianza tra i due.
  • Marco 10,10-12: Uguaglianza uomo e donna. In casa, i discepoli fanno domande su questo punto. Gesù trae le conclusioni e riafferma l‟uguaglianza di diritti e di doveri tra uomo e donna. Propone un nuovo tipo di relazione tra i due. Non permette il matrimonio in cui l‟uomo può comandare la donna come vuole, né viceversa. Il vangelo di Matteo aggiunge un commento dei discepoli su questo punto. Dicono: “Se la situazione dell’uomo con la donna è così, allora meglio non sposarsi” (Mt 19,10). Preferiscono non sposarsi, piuttosto che sposarsi senza il privilegio di poter continuare a comandare sulla donna e senza il diritto di poter chiedere il divorzio nel caso in cui la donna non piaccia più. Gesù va fino in fondo alla questione e dice che ci sono solo tre casi in cui si permette ad una persona di non sposarsi: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono altri che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Mt 19,11-12). I tre casi sono: (a) impotenza, (b) castrazione e (c) per il Regno. Non sposarsi solo perché l‟uomo non vuole perdere il dominio sulla donna, questo, la Nuova Legge dell’Amore non lo permette! Sia il matrimonio che il celibato, devono stare al servizio del Regno e non al servizio di interessi egoistici. Nessuno dei due può essere motivo per mantenere il dominio maschilista dell’uomo sulla donna.

Gesù cambiò la relazione uomo- donna, moglie-marito.

Per un confronto personale

  • Nella mia vita personale, come vivo la relazione uomo-donna?
  • Nella vita della mia famiglia e della mia comunità, come avviene la relazione uomodonna?

Preghiera Finale

Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. (Sal 102)


 

Sabato, 26 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà  e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 10,1-12

In quel tempo, Gesù, partito da Cafarnao, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l‟ammaestrava, come era solito fare. E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: “È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” Ma egli rispose loro: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?” Dissero: “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”.

Gesù disse loro: “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all‟inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l‟uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L‟uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto”.

Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un‟altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.

Riflessione

Il vangelo di ieri indicava i consigli di Gesù sulla relazione tra adulti e bambini, tra i grandi e i piccoli della società. Il vangelo di oggi consiglia su come deve essere la relazione tra uomo e donna, tra moglie e marito.

  • Marco 10,1-2: La domanda dei farisei: “E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” La domanda è maliziosa. Vuole mettere Gesù alla prova: “E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?” Segno che Gesù aveva un‟opinione diversa, poiché se non fosse stato così i farisei non l‟avrebbero interrogato su questa faccenda. Non chiedono se è lecito che la moglie ripudi il marito. Ciò non passava per la loro testa. Segno chiaro del forte dominio maschilista e dell‟emarginazione della donna nella società di quel tempo.
  • Marco 10,3-9: La risposta di Gesù: l’uomo non può ripudiare la moglie. Invece di rispondere, Gesù chiede: “Cosa vi ha ordinato Mosè?” La legge permetteva all‟uomo di scrivere una lettera di divorzio e di ripudiare sua moglie. Questo permesso rivela il machismo imperante. L‟uomo poteva ripudiare sua moglie, ma la moglie non aveva lo stesso diritto. Gesù spiega che Mosè agì così per la durezza di cuore della gente, ma che l‟intenzione di Dio era diversa quando creò l‟essere umano. Gesù ritorna al progetto del Creatore e nega all‟uomo il diritto di ripudiare sua moglie. Lui toglie il privilegio dell‟uomo nei confronti della moglie e chiede la massima uguaglianza tra i due.
  • Marco 10,10-12: Uguaglianza uomo e donna. In casa, i discepoli fanno domande su questo punto. Gesù trae le conclusioni e riafferma l‟uguaglianza di diritti e di doveri tra uomo e donna. Propone un nuovo tipo di relazione tra i due. Non permette il matrimonio in cui l‟uomo può comandare la donna come vuole, né viceversa. Il vangelo di Matteo aggiunge un commento dei discepoli su questo punto. Dicono: “Se la situazione dell’uomo con la donna è così, allora meglio non sposarsi” (Mt 19,10). Preferiscono non sposarsi, piuttosto che sposarsi senza il privilegio di poter continuare a comandare sulla donna e senza il diritto di poter chiedere il divorzio nel caso in cui la donna non piaccia più. Gesù va fino in fondo alla questione e dice che ci sono solo tre casi in cui si permette ad una persona di non sposarsi: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono altri che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca” (Mt 19,11-12). I tre casi sono: (a) impotenza, (b) castrazione e (c) per il Regno. Nonsposarsi solo perché l ‟uomo non vuole perdere il dominio sulla donna, questo, la Nuova Legge dell’Amore non lo permette! Sia il matrimonio che il celibato, devono stare al servizio del Regno e non al servizio di interessi egoistici. Nessuno dei due può essere motivo per mantenere il dominio maschilista dell‟uomo sulla donna. Gesù cambiò la relazione uomo- donna, moglie-marito.

Per un confronto personale

  • Nella mia vita personale, come vivo la relazione uomo-donna?
  • Nella vita della mia famiglia e della mia comunità, come avviene la relazione uomodonna?

Preghiera finale

Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. (Sal 102)


 

Domenica, 27 febbraio 2022

Orazione iniziale

O Spirito Santo, vieni in aiuto alla mia debolezza e insegnami a pregare. Senza di te, Spirito del Padre, non so che cosa devo chiedere, né come chiederlo. Ma tu stesso vieni in mio soccorso e preghi il Padre per me, con sospiri che nessuna parola può esprimere. O Spirito di Dio, tu conosci il mio cuore: prega in me come il Padre vuole. O Spirito Santo, vieni in aiuto alla mia debolezza e insegnami a pregare. Amen. (cf Rm 8,26-27)

Lettura

Chiave di lettura:

Il vangelo di oggi ci riporta alcuni passaggi del discorso che Gesù pronuncia sulla pianura dopo aver trascorso la notte in preghiera (Lc 6,12) e dopo aver chiamato i Dodici ad essere suoi apostoli (Lc 6, 13-14). Gran parte delle frasi riunite in questo discorso sono state pronunciate in altre occasioni, però Luca, imitando Matteo, le riunisce qui in questo Discorso della Pianura.

Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

  • Lc 6,39: La parabola del cieco che guida un altro cieco. Lc 6,40: Discepolo – Maestro.
  • Lc 6,41-42: La pagliuzza nell’occhio del fratello.
  • Lc 6,43-45: La parabola dell’albero che dà buoni frutti Il testo: Luca 6,39-45

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca? Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  • Ti sei qualche volta messo nella situazione di un cieco? Che sensazioni hai avuto?
  • Pagliuzza e trave nell’occhio. Come sono i miei rapporti con gli altri in casa e in famiglia, nel lavoro e con i colleghi, in comunità e con i fratelli e le sorelle?
  • Maestro e discepolo. Come sono discepolo/a di Gesù?
  • Qual è la qualità del mio cuore?

Per approfondire maggiormente il tema

  • Lc 6,39: La parabola del cieco che guida un altro cieco.

Gesù racconta una parabola ai discepoli: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutt’e due in una buca?». Parabola di una riga, assai simile alle avvertenze che, nel vangelo di Matteo, sono rivolte ai farisei: «Guai a voi, guide cieche!» (Mt 23,16.17.19.24.26). Qui, nel contesto del vangelo di Luca, questa parabola è rivolta agli animatori delle comunità che si considerano padroni della verità, superiori agli altri. Per questo sono guide cieche.

  • Lc 6,40: Discepolo – Maestro.

«Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro». Gesù è il Maestro. Non il professore. Il professore in classe impartisce diverse materie, ma non vive con gli alunni. Il maestro non impartisce lezioni, vive con gli alunni. La sua materia è lui stesso, la sua testimonianza di vita, il suo modo di vivere le cose che insegna. La convivenza con il maestro assume tre aspetti: (a) Il maestro è il modello o l’esempio da imitare (cf Gv 13,13-15); (b) Il discepolo non solamente contempla ed imita, si impegna anche con il destino del maestro, con le sue tentazioni (Lc 22,28), con la sua persecuzione (Mt 10,24-25), con la sua morte (Gv 11,16); (c) Non solamente imita il modello, non solo assume l’impegno, ma giunge ad identificarsi con lui: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). Questo terzo aspetto è la dimensione mistica della sequela di Gesù, frutto dell’azione dello Spirito.

  • Lc 6,41: La pagliuzza nell’occhio del fratello.

«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». Nel Discorso della Montagna, Matteo tratta lo stesso tema e spiega un poco meglio la parabola della pagliuzza nell’occhio. Gesù chiede un atteggiamento creativo che ci renda capaci di andare incontro all’altro senza giudicarlo, senza preconcetti e razionalizzazioni, accogliendolo da fratello (Mt 7,1-5). Questa apertura totale verso l’altro considerato fratello/sorella nascerà in noi solo quando saremo capaci di rapportarci con Dio con totale fiducia di figli (Mt 7,7-11).

  • Lc 6,43-45: La parabola dell’albero che dà buoni frutti.

«Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo». La lettera dell’apostolo Giacomo serve da commento a questa parola di Gesù: «La sorgente può forse far sgorgare dallo stesso getto acqua dolce e amara? Può forse, miei fratelli, un albero di fichi produrre olive o una vite produrre fichi? Così una sorgente salata non può produrre acqua dolce» (Gc 3,11-12). Una persona ben formata nella tradizione della convivenza comunitaria fa crescere dentro di sé una buona indole che la porta a praticare il bene. «Trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore», ma la persona che non fa attenzione alla sua formazione avrà difficoltà a produrre cose buone. Anzi, «dal suo cattivo tesoro trae fuori il male, perché la bocca parla dalla pienezza del cuore». Riguardo il «buon tesoro del cuore» vale la pena ricordare ciò che dice il libro del Siracide sul cuore, fonte del buon consiglio: «Attieniti al consiglio del tuo cuore, perché nessuno ti è più fedele. Infatti la coscienza di un uomo talvolta suole avvertire meglio di sette sentinelle collocate in alto per spiare. Per tutte queste cose invoca l’Altissimo, perché guidi la tua via secondo verità» (Sir 37,13-15).

Pregare con il Salmo 46 (45)

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto a Dio: «Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene».

Per i santi, che sono sulla terra, uomini nobili, è tutto il mio amore.

Si affrettino altri a costruire idoli:

io non spanderò le loro libazioni di sangue né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi, è magnifica la mia eredità.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore, sta alla mia destra, non posso vacillare. Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,gioia piena nella tua presenza,              dolcezza senza fine alla tua destra.

Orazione Finale

Dio d’amore, tu sei un Dio di pace e di unità,  tu sei il solo che può dispensare la concordia. Il comandamento nuovo che ci hai dato  per mezzo del tuo Figlio Unigenito di amarci gli uni gli altri come tu ci hai amati, ci ferisce il cuore e ci sconvolge.

Conosciamo infatti le dure resistenze del nostro orgoglio e le nostre infedeltà.

Ma tu ci hai dato lo stesso tuo amatissimo Figlio per la nostra vita e la nostra salvezza. Ti preghiamo, Padre,

dona ai tuoi servi uno spirito umile, alieno da ogni cattivo volere, una coscienza pura e pensieri e sentimenti sinceri. Donaci un cuore capace di amare tutti i fratelli  per scambiarci un bacio santo di carità e di pace.  Sull’esempio dei tuoi santi apostoli e discepoli, fa’ che ci incontriamo con sincerità nel tuo santo Spirito  mediante la grazia di Gesù Cristo, agnello senza macchia,

che ci ha riscattati con il suo sangue  e ci ha fatti un popolo santo per manifestare la gloria del tuo nome.

A te la benedizione nei secoli dei secoli. Amen.

(Dalla liturgia copta di s. Cirillo)

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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