Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 1_30-Aprile-2022

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Venerdì, 1 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Padre santo, che nei tuoi sacramenti hai posto il rimedio alla nostra debolezza, fa’ che accogliamo con gioia i frutti della redenzione e li manifestiamo nel rinnovamento della vita.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 7,1-2.10.25-30

In quel tempo, Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo.

Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne.

Andati i suoi fratelli alla festa, vi andò anche lui; non apertamente però, di nascosto.

Alcuni di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma costui sappiamo di dov’è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia”.

Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”.

Allora cercarono di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora.

Riflessione

  • Lungo i capitoli dall’1 al 12 del vangelo di Giovanni, si scopre la progressiva rivelazione che Gesù fa di sé ai discepoli ed alla gente. Nello stesso tempo e nella stessa proporzione, aumenta la chiusura e l’opposizione delle autorità contro Gesù fino al punto di deciderne la condanna a morte (Gv 11,45-54). Il capitolo 7, che meditiamo nel vangelo di oggi, è una specie di bilancio a metà del cammino. Fa prevedere come sarà il risvolto finale.
  • Giovanni 7,1-2.10: Gesù decide di andare alla festa dei Tabernacoli a Gerusalemme. La geografia della vita di Gesù nel vangelo di Giovanni è diversa dalla geografia negli altri tre vangeli. E’ più completa. Secondo gli altri vangeli, Gesù andò solamente una volta a Gerusalemme, la volta in cui fu preso e condannato a morte. Secondo il vangelo di Giovanni, Gesù fu per lo meno due o tre volte a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Per questo sappiamo che la vita pubblica di Gesù durò circa tre anni. Il vangelo di oggi informa che Gesù si diresse più di una volta a Gerusalemme, ma non pubblicamente. Di nascosto, poiché in Giudea i giudei volevano ucciderlo.
  • Tanto qui nel capitolo 7 come anche negli altri capitoli, Giovanni parla dei “giudei”, e di “voi giudei”, come se lui e Gesù non fossero giudei. Questo modo di parlare rispecchia la situazione della tragica rottura che ebbe luogo alla fine del primo secolo tra i giudei (Sinagoga) ed i cristiani (Ecclesia). Lungo i secoli, questo modo di parlare del vangelo di Giovanni contribuì a far crescere l’anti-semitismo. Oggi, è molto importante prendere la distanza da questa polemica per non alimentare l’antisemitismo. Non possiamo mai dimenticare che Gesù è giudeo. Nasce giudeo, vive da giudeo e muore da giudeo. Tutta la sua formazione viene dalla religione e dalla cultura dei giudei.
  • Giovanni 7,25-27: Dubbi degli abitanti di Gerusalemme riguardo a Gesù. Gesù si trova a Gerusalemme e parla pubblicamente alle persone che vogliono ascoltarlo. La gente rimane confusa. Sa che vogliono uccidere Gesù e lui non si nasconde davanti agli altri. Forse le autorità riconosceranno che lui è il Messia? Ma come Gesù può essere il messia? Tutti sanno che lui viene da Nazaret, ma del messia, nessuno sa l’origine.
  • Giovanni 7,28-29: Chiarimento da parte di Gesù. Gesù parla della sua origine. “Voi sapete da dove vengo”. Ma ciò che la gente non sa è la vocazione e la missione che Gesù riceve da Dio. Lui non è venuto per volontà propria, ma come qualsiasi profeta è venuto per obbedire ad una vocazione, che è il segreto della sua vita. “Eppure io

non sono venuto da me e chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato”.

  • Giovanni 7,30: Non era ancora giunta la sua ora. Volevano prendere Gesù, ma nessuno gli mise le mani addosso, “perché non era ancora giunta la sua ora”. Nel vangelo di Giovanni chi determina l’ora ed il giro degli avvenimenti non sono coloro che hanno il potere, ma è Gesù. E’ lui che determina l’ora (cf. Gv 2,4; 4,23; 8,20; 12.23.27; 13,1; 17,1). Perfino appeso alla croce, è Gesù che determina l’ora di morire (Gv 19,29-30).

Per un confronto personale

  • Come vivo il mio rapporto con i giudei? Ho scoperto qualche volta un poco di antisemitismo in me? Sono riuscito ad eliminarlo?
  • Come al tempo di Gesù, anche oggi, ci sono molte idee ed opinioni nuove sulle cose della fede. Come faccio? Mi afferro alle vecchie idee e mi rinchiudo in esse, o cerco di capire il perché delle novità?

Preghiera finale

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,  egli salva gli spiriti affranti. Molte sono le sventure del giusto,  ma lo libera da tutte il Signore. (Sal 33)


 

Sabato, 2 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Signore onnipotente e misericordioso, attira verso di te i nostri cuori, poiché senza di te non possiamo piacere a te, sommo bene.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 7,40-53

In quel tempo, all’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è davvero il profeta!” Altri dicevano: “Questi è il Cristo!” Altri invece dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide?” E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.

Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto?” Risposero le guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!” Ma i farisei replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? 

Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!” Disse allora Nicodemo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?” Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea”. E tornarono ciascuno a casa sua.

Riflessione

  • Nel capitolo 7, Giovanni constata che c’erano diverse opinioni e molta confusione riguardo a Gesù in mezzo alla gente. I parenti pensavano una cosa (Gv 7,2-5), la gente pensava in altro modo (Gv 7,12). Alcuni dicevano: “E’ un profeta!” (Gv 7,40). Altri dicevano: “Inganna la gente!” (Gv 7,12) Alcuni lo elogiavano: “E’ un uomo buono!” (Gv 7,12). Altri lo criticavano: “Non ha studiato!” (Gv 7,15) Molte opinioni! Ciascuno aveva i suoi argomenti, tratti dalla Bibbia o dalla Tradizione. Però nessuno ricordava il messia Servo, annunciato da Isaia (Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12; 61,1-2). Anche oggi si discute molto sulla religione, e tutti estraggono i loro argomenti dalla Bibbia. Come nel passato, così anche oggi, succede molte volte che i piccoli sono ingannati dal discorso dei grandi e, a volte, perfino dai discorsi di coloro che appartengono alla Chiesa.
  • Giovanni 7,40-44: La confusione in mezzo alla gente. La reazione della gente è assai diversa. Alcuni dicono: è il profeta. Altri: è il Messia, il Cristo. Altri ribadiscono: non può essere, perché il messia verrà da Betlemme e lui viene dalla Galilea! Queste diverse idee sul Messia producono divisione e confronto. C’era gente che voleva prenderlo, ma non lo fecero. Probabilmente perché avevano paura della gente (cf Mc 14,2).
  • Giovanni 7,45-49: Gli argomenti delle autorità. Anteriormente, davanti alle reazioni della gente favorevole a Gesù, i farisei avevano mandato guardie a prenderlo (Gv 7,32). Ma le guardie ritornarono in caserma senza Gesù. Erano rimasti impressionati nel sentirlo parlare così bene: “Mai nessuno ha parlato come quest’uomo!” I farisei reagiscono: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi?” Secondo i farisei, “questa gente che non conosce la legge” si lascia ingannare da Gesù. E’ come se dicessero: “Noi capi conosciamo meglio le cose e non ci lasciamo ingannare!” e dicono che la gente è “maledetta”! Le autorità religiose dell’epoca trattavano la gente con molto disprezzo.
  • Giovanni 7,50-52: La difesa di Gesù da parte di Nicodemo. Dinanzi a questo argomento stupido, l’onestà di Nicodemo si rivolta ed alza la voce per difendere Gesù: “La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?” La reazione degli altri è di presa in giro: “Sei forse anche tu, Nicodemo, della Galilea!? Dà uno sguardo alla Bibbia e vedrai che dalla Galilea non potrà venire nessun profeta!” Loro sono sicuri! Con il libro del passato in mano si difendono contro

il futuro che arriva scomodando. Molta gente continua a fare oggi la stessa cosa. Si accetta la novità solo se va d’accordo con le proprie idee che appartengono al passato.

Per un confronto personale

  • Quali sono oggi le diverse opinioni su Gesù che ci sono tra la gente? E nella tua comunità, ci sono diverse opinioni che generano confusione? Quali? Raccontale.
  • Le persone accettano la novità solo se va d’accordo con le proprie idee e che appartengono al passato. E tu?

Preghiera finale

La mia difesa è nel Signore,  egli salva i retti di cuore.

Loderò il Signore per la sua giustizia  e canterò il nome di Dio, l’Altissimo. (Sal 7)


 

Domenica, 3 aprile 2022

L’incontro di Gesù con una donna al punto di essere lapidata 

“Chi è senza peccato scagli la prima pietra!” 

Giovanni 8,1-11

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia.

Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. a) Chiave di lettura:

Il testo di oggi ci porta a meditare sul confronto tra Gesù e gli scribi ed i farisei. Gesù, per la sua predicazione ed il suo modo di agire, non è gradito ai dottori della legge ed ai farisei. Per questo, cercano in tutti i modi di poterlo accusare ed eliminarlo. Gli portano dinanzi una donna, sorpresa in adulterio, per sapere da lui se dovevano o no osservare la legge che ordinava di lapidare una donna del genere. Volevano provocare Gesù. Facendosi credere persone fedeli alla legge, si servono della donna per argomentare contro Gesù.

La storia si ripeté molte volte. Nelle tre religioni monoteistiche: giudaica, cristiana e mussulmana, con il pretesto di fedeltà alla legge di Dio, sono state condannate e massacrate molte persone. E fino ad oggi, ciò continua. Sotto l’apparenza di fedeltà alle leggi di Dio, molte persone sono emarginate dalla comunione e perfino dalla comunità. 

Si creano leggi e costumi che escludono ed emarginano certe categorie di persone.

Durante la lettura di Giovanni 8,1-11, conviene leggere il testo come se fosse uno specchio in cui appunto si rispecchia il nostro proprio volto. Nel leggerlo cerchiamo di osservare bene gli atteggiamenti, le parole ed i gesti delle persone che compaiono nell’episodio: gli scribi, i farisei, la donna, Gesù e la gente. b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura: 

Gv 8,1-2: Gesù si reca al tempio per insegnare alla folla 

Gv 8,3-6a: Gli avversari lo provocano 

Gv 8,6b: La reazione di Gesù, scrive per terra

Gv 8,7-8: Seconda provocazione, e la stessa reazione di Gesù  Gv 8,9-11: Epilogo finale c) Testo:

1Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. 2Ma all’alba si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava. 3Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, 4gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. 7E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. 10Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più».

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  1. Qual’ è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha colpito maggiormente? Perché?
  2. Ci sono diverse persone e gruppi di persone che appaiono in questo episodio. Cosa dicono e fanno?
  3. Cerca di metterti nei panni della donna: quali erano i suoi sentimenti in quel momento?
  4. Perché Gesù cominciò a scrivere per terra con il dito?
  5. Quali sono i passi che la nostra comunità deve e può fare per accogliere gli esclusi?

Per coloro che desiderano approfondire il tema a) Contesto letterario: 

Gli studiosi dicono che il Vangelo di Giovanni, crebbe lentamente, cioè che è stato scritto poco a poco. Lungo il tempo, fino alla fine del primo secolo, i membri delle comunità di Giovanni, in Asia Minore, ricordavano ed aggiungevano particolari ai fatti della vita di Gesù. Uno di questi fatti, a cui sono stati aggiunti particolari, è il nostro testo, l’episodio della donna che sta per essere lapidata (Gv 8,1-11). Poco prima del nostro testo, Gesù aveva detto: “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva!” (Gv 7,37). 

Questa dichiarazione provoca molta discussione (Gv 7,40-53). I farisei arrivano perfino a ridicolizzare la gente, considerandola ignorante per il fatto di credere in Gesù. 

Nicodemo reagisce e dice: “La nostra Legge forse giudica un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?” (Gv 7,51-52). Dopo il nostro testo troviamo una nuova dichiarazione di Gesù: “Io sono la luce del mondo!” (Gv 8,12), che provoca una discussione con i giudei. Tra queste due affermazioni, con le loro susseguenti discussioni, viene inserito l’episodio della donna che la legge avrebbe condannato, ma che è perdonata da Gesù (Gv 8,1-11). Questo contesto anteriore e posteriore suggerisce il fatto che l’episodio è stato inserito qui per chiarire che Gesù, luce del mondo, illumina la vita delle persone ed applica la legge meglio dei farisei.  b) Commento del testo: 

Giovanni 8,1-2: Gesù e la folla

Dopo la discussione, descritta alla fine del capitolo 7 (Gv 7,37-52), tutti tornano a casa (Gv 7,53). Gesù non ha una casa a Gerusalemme. Per questo si reca sul Monte Oliveto. 

Lì trova un Giardino, dove è solito trascorrere la notte in preghiera (Gv 18,1). Il giorno dopo, prima che spunti il sole, Gesù è di nuovo nel tempio. La folla si avvicina per poterlo ascoltare. Solitamente la gente si sedeva in circolo, attorno a Gesù e lui insegnava. Cosa mai avrà insegnato Gesù? Sicuramente sarà stato bello, poiché giungono prima dell’aurora per poterlo ascoltare!

Giovanni 8,3-6a: La provocazione degli avversari 

Improvvisamente, giungono gli scribi ed i farisei, e portano con loro una donna sorpresa in flagrante adulterio. La mettono in mezzo al circolo tra Gesù e la folla. Secondo la legge, questa donna deve essere lapidata. (Lv 20,10; Dt 22,22.24). E chiedono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?” Era una provocazione, una trappola. Se Gesù avesse detto: “Applicate la legge”, gli scribi avrebbero detto alla folla: non è così buono come sembra, perché ordina di uccidere la donna. Se Gesù avesse detto: “Non uccidetela”, avrebbero detto: “Non è così buono come sembra, perché non osserva la legge!” Sotto l’apparenza di fedeltà a Dio, manipolano la legge e si servono di una donna per poter accusare Gesù.

Giovanni 8,6b: La reazione di Gesù: scrive per terra  

Sembrava una trappola senza uscita. Ma Gesù non si spaventa, né si innervosisce. 

Piuttosto il contrario. Con calma, da persona padrona della situazione, si inclina e comincia a scrivere per terra, con il dito. Scrivere per terra, che significato ha? Alcuni pensano che Gesù sta scrivendo per terra i peccati degli accusatori. Altri dicono che è un semplice gesto di chi è padrone della situazione e non fa caso alle accuse degli altri. 

Ma è possibile che si tratti anche di un atto simbolico, di un’allusione a qualcosa di molto più comune. Se tu scrivi una parola per terra, la mattina dopo non la ritroverai, perché il vento o la pioggia l’avranno portata via, cancellata. Troviamo un’allusione a quanto detto in Geremia, dove si legge i nomi attribuiti a Dio sono scritti per terra, cioè vuol dire che non hanno futuro. Il vento e la pioggia li portano via (cf Jr 17,13). Forse Gesù vuole dire agli altri: il peccato di cui voi accusate questa donna, Dio lo ha perdonato già con queste lettere che sto scrivendo per terra. D’ora in poi non si ricorderanno più i peccati!

Giovanni 8,7-8: Seconda provocazione e la stessa reazione di Gesù 

Davanti alla calma di Gesù, chi si innervosisce sono gli avversari. Insistono e vogliono da Gesù la sua opinione. Ed allora Gesù si alza e dice: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra!” Ed inclinandosi ricomincia a scrivere per terra, non entra in una discussione sterile ed inutile attorno alla legge, quando, in realtà il problema è un altro. 

Gesù cambia il centro della discussione. Invece di permettere di collocare la luce della legge al disopra della donna per poterla condannare, chiede che i suoi avversari si esaminino alla luce di ciò che la legge esige da loro. Gesù non discute la lettera della legge. Discute e condanna l’atteggiamento malevolo di chi manipola le persone e la legge per difendere gli interessi che sono contrari a Dio, autore della Legge.

Giovanni 8,9-11: Epilogo finale: Gesù e la donna 

La risposta di Gesù sconvolge gli avversari. I farisei e gli scribi si ritirano, pieni di vergogna, uno dopo l’altro, “a cominciare dai più anziani”. Succede il contrario di ciò che volevano. La persona condannata dalla legge non era la donna, ma loro stessi che credevano di essere fedeli alla legge. Ed alla fine Gesù rimane solo con la donna. Gesù si alza, si dirige verso di lei: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata!” Lei risponde: “Nessuno, Signore!” E Gesù: “Neanche io ti condanno! Vai, e d’ora in pio non peccare più!” Gesù non permette a nessuno di usare la legge di Dio per condannare il fratello o la sorella, quando lui stesso, lei stessa è peccatore, peccatrice. Chi ha una trave nel proprio occhi, non può accusare chi nell’occhio ha solo una pagliuzza. “Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,42).

Questo episodio, meglio di qualsiasi altro insegnamento, rivela che Gesù è la luce del mondo (Gv 11,12) che fa apparire la verità. Fa vedere ciò che è nascosto nelle persone, nel loro intimo. Alla luce della parola di Gesù, coloro che sembravano essere i difensori della legge, si rivelano pieni di peccato e loro stessi lo riconoscono, e se ne vanno, cominciando dai più anziani. E la donna, considerata colpevole e meritevole della pena di morte, è in piedi dinanzi a Gesù, assolta, redenta, piena di dignità (cf. Gv 3,19-21). Il gesto di Gesù la fa rinascere e le restituisce dignità come donna e figlia di Dio. c) Ampliando le informazioni: 

Le leggi sulla donna nell’Antico Testamento e la reazione della gente 

Fin da Esdra e Neemia, la tendenza ufficiale era quella di escludere la donna da qualsiasi attività pubblica e di considerarla non idonea a svolgere funzioni nella società, salvo la funzione di sposa e madre. Ciò che contribuì maggiormente alla sua emarginazione fu proprio la legge della purezza. La donna era dichiarata impura per essere madre, sposa e figlia, per essere donna. Per essere madre: nel dare a luce, diventa immonda (Lv 12,1-5). Per essere figlia: il figlio che nasce la rende immonda durante 40 giorni (Lv 12,2-4); ed ancora di più la figlia, 80 giorni! (Lv 12,5). Per essere sposa: la relazione sessuale suppone rendere immondi, una giornata intera, sia la donna che l’uomo (Lv 15,18). Per essere donna: la mestruazione la rende immonda un’intera settimana, e causa immondezza negli altri. Chi tocca una donna che ha le mestruazioni deve purificarsi (Lv 15,19-30). E non è possibile che una donna mantenga la sua immondezza in segreto, perché la legge obbliga gli altri a denunciarla (Lv 5,3). Questa legislazione rendeva insopportabile la convivenza diaria in casa. Sette giorni, ogni mese, la madre di famiglia non poteva riposare a letto, né sedersi in una sedia, meno ancora toccare i figli o il marito, se non voleva contaminarli! Questa legislazione era il frutto di una mentalità, secondo la quale una donna era inferiore all’uomo. Alcuni proverbi rivelavano questa discriminazione della donna (Ecl 42,9-11; 22,3).

L’emarginazione arrivava a un punto tale da considerare la donna origine del peccato e della morte e causa di tutti i mali (Ecl 25,24; 42,13-14). In questo modo si giustifica e si mantiene il privilegio ed il dominio dell’uomo sulla donna.

Nel contesto dell’epoca, la situazione della donna nel mondo della Bibbia non era peggiore né migliore di quella di altre persone. Si trattava di una cultura generale. Fino ad oggi, sono molte le persone che continuano ad avere questa stessa mentalità. Ma come oggi, così anche prima, fin dall’inizio della storia della Bibbia, ci sono state sempre delle reazioni contrarie all’esclusione della donna, soprattutto dopo l’esilio, quando si riuscì ad espellere la donna straniera considerata pericolosa (cf Esd 9,1-3 e 10,1-3). La resistenza della donna crebbe al tempo stesso che la sua emarginazione era più pesante. In diversi libri sapienziali scopriamo la voce di questa resistenza: Cantico dei Cantici, Ruth, Giuditta, Ester. In questi libri, la donna appare non tanto come una madre e sposa, ma come una donna che sa usare la sua bellezza e femminilità per lottare per i diritti dei poveri e così difendere l’Alleanza della gente. E lotta non tanto a favore del tempio, né di leggi astratte, bensì a favore della vita della gente.

La resistenza della donna contro la sua esclusione incontra eco ed accoglienza in Gesù. 

Ecco alcuni episodi dell’accoglienza che Gesù dava loro: 

  • La prostituta: Gesù accoglie e la difende contro il fariseo (Lc 7,36-50).
  • La donna curva Gesù la difende contro il capo della sinagoga (Lc 13,10-17).
  • La donna considerata impura è accolta senza essere censurata ed è curata (Mc 5,25-

34).

  • La samaritana, considerata eretica, è la prima a ricevere il segreto che Gesù è il Messia (Gv 4,26).
  • La donna straniera é assistita da Gesù e l’aiuta a scoprire la sua missione (Mc 7, 24-30). * Le madri con bambini, rifiutate dai discepoli, sono accolte da Gesù (Mt 19,13-15). * Le donne sono le prime a sperimentare la presenza di Gesù risorto (Mt 28,9-10; Gv 20,16-18).

Preghiera del Salmo 36 (35) 

La bontà di Dio smaschera l’ipocrisia 

Nel cuore dell’empio parla il peccato,  davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio. Poiché egli si illude con se stesso  nel ricercare la sua colpa e detestarla. Inique e fallaci sono le sue parole, 

rifiuta di capire, di compiere il bene. Iniquità trama sul suo giaciglio,  si ostina su vie non buone,  via da sé non respinge il male. Signore, la tua grazia è nel cielo,  la tua fedeltà fino alle nubi;  la tua giustizia è come i monti più alti,  il tuo giudizio come il grande abisso: 

uomini e bestie tu salvi, Signore. Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali,  si saziano dell’abbondanza della tua casa  e li disseti al torrente delle tue delizie. E’ in te la sorgente della vita,  alla tua luce vediamo la luce.

Concedi la tua grazia a chi ti conosce,  la tua giustizia ai retti di cuore.

Non mi raggiunga il piede dei superbi,  non mi disperda la mano degli empi. Ecco, sono caduti i malfattori,  abbattuti, non possono rialzarsi.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Lunedì, 4 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Padre, che con il dono del tuo amore  ci riempi di ogni benedizione,  trasformaci in creature nuove,  per esser preparati alla Pasqua gloriosa del tuo regno. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8,12-20

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».

Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».

Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».

Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.

Riflessione

Chi segue me, non camminerà nella tenebra… 

Il Signore Gesù, Presenza gloriosa, che riempie il Tempio di Dio, in Gerusalemme, sta offrendo ai suoi ascoltatori il grande, misterioso insegnamento circa la Via da seguire, il cammino da compiere verso la salvezza. Il brano, infatti, si apre con il verbo “seguire”  e tutto il capitolo 8 è sigillato dal verbo “uscire”, riferito a Gesù.

Capiamo, così, che la Parola del Signore vuole invitarci a compiere un cammino di salvezza verso la Luce, un cammino sulle orme di Gesù, che, come la Shekinà, esce dal tempio (Gv 8, 59 e Ez 10, 18) per andare a dimorare nella tenda, insieme agli esiliati di tutti i tempi; per andare a dimorare nel grembo del Padre.

E’ proprio questo il tragitto del cammino di Luce che Gesù ci invita a fare insieme a lui, dietro a lui: dal tempio al Padre.

Vediamo allora quali sono i passaggi che la Parola del Vangelo ci indica. Tu dai testimonianza di te stesso… 

Questa è solo la prima di una lunga serie di sette ricorrenze del termine

“testimonianza”, insieme al verbo corrispondente “testimoniare”: una parola chiave molto importante e forte, che richiama un aspetto fondamentale della legislazione ebraica, essendo il testimone una figura centrale e indispensabile nel diritto del popolo di Israele. C’è di più. Infatti proprio la parola “testimone”, ‘ed in ebraico, viene messa in risalto in quel passaggio biblico, che costituisce la dichiarazione di fede più essenziale, più vitale per gli Israeliti e cioè nella preghiera dello Shema’ Israél, così come lo leggiamo in Dt 6, 4. 

Viene messa in risalto perché nelle Bibbie ebraiche questo versetto è scritto in modo particolare, cioè con la finale della prima parola, il verbo shema’, ascolta e con la finale dell’ultima parola, l’aggettivo echàd, unico, scritta più grande delle altre lettere. E queste due lettere finali, che sono la ‘ayin e la dalet, unite insieme formano proprio la parola “testimone”, ‘ed.

In questo brano del Vangelo, allora, noi siamo posti davanti a un punto di partenza inequivocabile, insostituibile: il nostro cammino verso il Padre, insieme a Gesù, non può che iniziare dalla nostra testimonianza, dal nostro credere amoroso e certo in Dio, quale unico e solo Dio, quale unico e solo nostro Signore. Questa è la testimonianza data da Gesù. Questo è il grido di Gesù, proprio là, nel tempio di Gerusalemme. Un grido che vuole squarciare la nostra notte, la nostra incredulità. So da dove sono venuto e dove vado… 

Gesù pone già, con chiarezza, il punto di partenza e di arrivo di questo nostro cammino, attraverso la notte verso la luce. I due punti, in realtà, coincidono, perché sono entrambi nel Padre, ma per noi è necessario cercarli, individuarli, conquistarli.

Molte volte nel Vangelo di Giovanni sentiamo risuonare sulla bocca di Gesù

l’affermazione che il Padre lo ha mandato (Gv 5, 37; 6, 44; 7, 28; 12, 49; oltre che in questo capitolo 8). Il Padre è la sua origine, il suo principio, il Luogo segreto della sua uscita verso il mondo.

E questa domanda fortissima riguardo l’origine di Cristo rimane sempre viva, sempre aperta, apparentemente senza risposta: “Di dove sei tu?” (Gv 19, 9), come la udiamo sulla bocca di Pilato.

Gesù ci ha rivelato di dove Egli è, ma ugualmente il nostro cuore continua a cercare, continua a desiderare di trovare questa origine, questo Luogo in cui anche noi possiamo veramente nascere, avere il nostro inizio.

Allo stesso modo Gesù rivela il mistero del suo esodo, ci fa conoscere qual è il punto di arrivo del suo cammino in questo mondo. Dice infatti: “Io vado al Padre” (Gv 16, 10).

Così abbiamo tutte le coordinate necessarie per il nostro viaggio: dal Padre al Padre.  Proprio come è stato per Gesù. Dov’è tuo Padre?

Bisogna che questa preghiera, questa ricerca del cuore rimanga viva in noi; non deve mai spegnersi, mai venir meno. Questa è la sete che deve guidarci, deve sospingerci nel cammino, deve farci ardere il cuore, nella comunione con il Signore Gesù, Volto vivente del Padre.

Per un confronto personale

  • Come ti immagini il rapporto tra Gesù ed il Padre?
  • Come vivi la fede nella risurrezione?

Preghiera finale

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Le lacrime sono il mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: Dov’è il tuo Dio? Questo io ricordo e l’anima mia si strugge: avanzavo tra la folla, la precedevo fino alla casa di Dio, fra canti di gioia e di lode di una moltitudine in festa.


 

Martedì, 5 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Il tuo aiuto, Dio onnipotente,  ci renda perseveranti nel tuo servizio,  perché anche nel nostro tempo  la tua Chiesa si accresca di nuovi membri  e si rinnovi sempre nello spirito.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8,21-30

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Dicevano allora i Giudei: “Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io, voi non potete venire?” E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”.

Gli dissero allora: “Tu chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui”. Non capirono che egli parlava loro del Padre.

Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo. 

Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite”. A queste sue parole, molti credettero in lui.

Riflessione

  • La settimana scorsa, la liturgia ci portava a meditare il capitolo 5 del vangelo di Giovanni. Questa settimana ci confronta con il capitolo 8 dello stesso vangelo. Come il capitolo 5, anche il capitolo 8 contiene riflessioni profonde sul mistero di Dio che avvolge la persona di Gesù. Apparentemente, si tratta di dialoghi tra Gesù e i farisei (Gv 8,13). I farisei vogliono sapere chi è Gesù. Loro lo criticano perché dà testimonianza di sé senza nessuna prova o testimonianza per legittimarsi davanti alla gente (Gv 8,13). Gesù risponde dicendo che non parla per se stesso, ma sempre per il Padre ed a nome del Padre (Gv 8,14-19).
  • In realtà, i dialoghi sono anche espressione di come era la trasmissione catechistica della fede nelle comunità del discepolo amato verso la fine del primo secolo. Rispecchiano la lettura orante che i cristiani facevano delle parole di Gesù, considerandole espressione della Parola di Dio. Il metodo di domanda e risposta aiutava a trovare la risposta ai problemi che, verso quella fine del secolo, i giudei sollevavano ai cristiani. Era un modo concreto di aiutare la comunità ad approfondire la sua fede in Gesù ed il suo messaggio.
  • Giovanni 8,21-22: Dove vado, voi non potete venire. Qui Giovanni affronta un tema nuovo o un altro aspetto che avvolge la persona di Gesù. Gesù parla della sua dipartita e dice che lì dove andrà i farisei non possono seguirlo. “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato”. Loro cercheranno Gesù, ma non lo incontreranno, perché non lo conoscono e lo cercheranno con criteri sbagliati. Loro vivono nel peccato e moriranno nel peccato. Vivere nel peccato è vivere lontano da Dio. Loro immaginano Dio in un certo modo, ma Dio è diverso da come se lo immaginano. Per questo non sono capaci di riconoscere la presenza di Dio in Gesù. I farisei non capiscono ciò che Gesù vuol dire e prendono tutto alla lettera: “Forse si ucciderà?”
  • Giovanni 8,23-24: Voi siete di quaggiù, io sono di lassù. I farisei si orientano in tutto secondo i criteri di questo mondo. “Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo!” La cornice di riferimenti che orienta Gesù in tutto ciò che dice e fa è il mondo di lassù, cioè Dio, Padre, e la missione che ha ricevuto dal Padre. La cornice di riferimento dei farisei è il mondo di quaggiù, senza apertura, chiuso nei suoi criteri. Per questo vivono nel peccato. Vivere nel peccato è non avere lo sguardo di Gesù sulla vita. Lo sguardo di Gesù è totalmente aperto verso Dio fino al punto che Dio è in lui in tutta la sua pienezza (cf Col 1,19). Noi diciamo: “Gesù è Dio”. Giovanni ci invita a dire: “Dio è Gesù!” Per questo, Gesù dice: “Se infatti non credete che IO SONO, morirete nei vostri peccati”. IO SONO é l’affermazione con cui Dio si presenta a Mosè nel momento di liberare la sua gente dall’oppressione dall’Egitto (Es 3,13-14). E’ l’espressione massima della certezza assoluta del fatto che Dio è in mezzo a noi nella persona di Gesù. Gesù è la prova definitiva del fatto che Dio è con noi. Emanuele.
  • Giovanni 8,25-26: Tu chi sei? Il mistero di Dio in Gesù non entra nei criteri con cui i farisei guardano verso Gesù. Di nuovo chiedono: “Tu chi sei?” Non capirono perché non capiscono il linguaggio di Gesù. Gesù ci teneva molto a parlare loro secondo tutto ciò che sperimentava e viveva a contatto con il Padre e per la consapevolezza della sua missione. Gesù non promuove se stesso. Appena dice ed esprime ciò che ode dal Padre. Lui è la pura rivelazione perché è pura e totale obbedienza.
  • Giovanni 8,27-30: Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che IO

SONO. I farisei non capivano che Gesù, in tutto ciò che fa e dice, è espressione del Padre. Lo capiranno solo dopo che il Figlio dell’Uomo sarà innalzato. “Allora saprete che IO SONO”. La parola innalzare ha un doppio senso di innalzare sulla Croce ed essere innalzato alla destra del Padre. La Buona Novella della morte e risurrezione rivela chi è Gesù, e loro sapranno che Gesù è la presenza di Dio in mezzo a noi. Il fondamento di questa certezza della nostra fede è duplice: da un lato, la certezza che il Padre sta sempre con Gesù e non rimane mai solo e, dall’altro, la radicale e totale obbedienza di Gesù al Padre, che diventa apertura totale e totale trasparenza del Padre per noi.

Per un confronto personale

  • Chi si rinchiude nei suoi criteri e pensa di sapere già tutto, non sarà mai capace di capire l’altro. Così erano i farisei davanti a Gesù. Ed io come mi comporto dinanzi agli altri?
  • Gesù è obbedienza radicale al Padre e per questo è rivelazione totale del Padre. E qual è l’immagine di Dio che si irradia da me?

Preghiera finale

Signore, ascolta la mia preghiera,  a te giunga il mio grido. Non nascondermi il tuo volto;  nel giorno della mia angoscia  piega verso di me l’orecchio.

Quando ti invoco: presto, rispondimi. (Sal 101)


 

Mercoledì, 6 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Padre mio, ora la tua Parola è qui! Si è levata come sole dopo una notte buia, vuota e solitaria: quando manca lei, è sempre così, lo so. Dal mare, ti prego, soffi il dolce vento dello Spirito Santo e mi raccolga, mi accompagni a Cristo, tua Parola vivente: Lui voglio ascoltare. Non mi scosterò da questa spiaggia, dove Li ammaestra e parla, ma rimarrò qui, finché non mi avrà preso con sé; allora lo seguirò e andrò con Lui, dove mi condurrà.

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8,31-42

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?” 

Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. Gli risposero: “Il nostro padre è Abramo”.

Rispose Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro”.

Gli risposero: “Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!” Disse loro Gesù: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi, continua la riflessione sul capitolo 8 di Giovanni. In forma di circoli concentrici, Giovanni approfondisce il mistero di Dio che avvolge la persona di Gesù. Sembra una ripetizione, perché sempre ritorna a parlare dello stesso punto. In realtà, è lo stesso punto, ma ogni volta a un livello più profondo. Il vangelo di oggi affronta il tema della relazione di Gesù con Abramo, il Padre del popolo di Dio. Giovanni cerca di aiutare le comunità a capire come Gesù si colloca all’interno dell’insieme della storia del Popolo di Dio. Le aiuta a percepire la differenza che c’è tra Gesù ed i giudei, ed anche tra i giudei e gli altri: tutti noi siamo figli e figlie di Abramo.
  • Giovanni 8,31-32: La libertà che nasce dalla fedeltà alla parola di Gesù. Gesù afferma ai giudei: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Essere discepolo di Gesù è lo stesso che aprirsi a Dio. Le parole di Gesù sono in realtà parole di Dio. Comunicano la verità, perché fanno conoscere le cose come sono agli occhi di Dio e non agli occhi dei farisei. Più tardi, durante l’ultima Cena, Gesù insegnerà la stessa cosa ai discepoli.
  • Giovanni 8,33-38: Cos’è essere figlio e figlia di Abramo? La reazione dei giudei è immediata: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?” Gesù ribadisce facendo una distinzione tra figlio e schiavo e dice: “Chi commette il peccato è schiavo del peccato. Lo schiavo non rimane per sempre in casa, ma il figlio rimane per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero”. Gesù è il figlio e vive nella casa del Padre. Lo schiavo non vive nella casa del Padre. Vivere fuori dalla casa, fuori di Dio vuol dire vivere nel peccato. Se loro accettassero la parola di Gesù potrebbero diventare figli e raggiungere la libertà. Non sarebbero più schiavi. E Gesù continua: “Io so che voi siete discendenza di Abramo, ma state cercando di uccidermi, perché la mia parola non entra nella vostra testa”. Subito appare ben chiara la distinzione: “Io parlo delle cose che ho visto quando ero con il Padre, anche voi dovete fare ciò che avete udito dal padre vostro”. Gesù nega loro il diritto di dire che sono figli di Abramo, perché le loro opere affermano il contrario.
  • Giovanni 8,39-41a: Un figlio di Abramo compie le opere di Abramo. Loro insistono in affermare: “Il nostro Padre è Abramo!” come se volessero presentare a Gesù un documento della loro identità. Gesù ribadisce: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro”. Tra le linee, suggerisce che il loro padre è satana (Gv 8,44). Suggerisce che sono figli della prostituzione.
  • Giovanni 8,41b-42: Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato”. Usando parole diverse, Gesù ripete la stessa verità: “Chi appartiene a Dio ascolta le parole di Dio”. L’origine di questa affermazione viene da Geremia che dice: “Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore; poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato” (Ger 31,33-34). Ma loro non si apriranno a questa nuova esperienza di Dio, e per questo non riconosceranno Gesù come inviato del Padre.

Per un confronto personale

  • Libertà che si sottomette totalmente al Padre. Esiste qualcosa di questo tipo in te? Conosci persone così?
  • Qual è l’esperienza più profonda in me che mi spinge a riconoscere Gesù come mandato da Dio?

Preghiera finale

Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.

Benedetto il tuo nome glorioso e santo.

Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso. Benedetto sei tu sul trono del tuo regno. (Dn 3,52)


 

Giovedì, 7 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Assisti e proteggi sempre, Padre buono, 

questa tua famiglia che ha posto in te ogni speranza,  perché liberata dalla corruzione del peccato  resti fedele all’impegno del Battesimo,  e ottenga in premio l’eredità promessa.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 8,51-59

In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”.

Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: ‘‘Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte’’. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?” Rispose Gesù: “Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘‘È nostro Dio!’’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”.

Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?” Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.

Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

Riflessione

  • Il capitolo 8 sembra una mostra di opere d’arte, dove è possibile ammirare e contemplare pitture famose, una accanto all’altra. Il vangelo di oggi ci presenta una pittura, ed un dialogo tra Gesù e i giudei. Non c’è molto nesso tra l’una e l’altra pittura. E’ lo spettatore che grazie alla sua osservazione attenta ed orante, riesce a scoprire il filo invisibile che lega tra di esse le pitture, i dialoghi. Così, penetriamo nel mistero divino che avvolge la persona di Gesù.
  • Giovanni 8,51: Chi osserva la parola di Gesù non vedrà mai la morte. Gesù fa una solenne affermazione. I profeti dicevano: Oracolo del Signore! Gesù dice: “In verità, in verità vi dico!” E l’affermazione solenne è questa: “Chi osserva la mia parola, non conoscerà mai la morte!” In molti questo stesso tema appare e riappare nel vangelo di Giovanni. Sono parole di grande profondità.
  • Giovanni 8,52-53: Abramo ed i profeti morirono. La reazione dei giudei è immediata: “Ora sappiamo che è fuori di sé. Abramo è morto ed anche i profeti sono morti. E tu dici: ‘chi osserva la mia parola non vedrà mai la morte’. Forse sei più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi pretendi di essere?” Loro non capivano la portata dell’affermazione di Gesù. Dialogo di sordi.
  • Giovanni 8,54-56: Sono glorificato da mio Padre. Di nuovo e come sempre Gesù batte sullo stesso tasto: è così unito al Padre che nulla di ciò che dice e fa è suo. Tutto è del Padre. E lui dice: “chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: ‘‘È nostro Dio!’’, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Queste parole di Gesù devono essere state come una spada che ferisce l’autostima dei giudei. Dire alle autorità religiose: “Voi non conoscete il Dio che dite di conoscere. Io lo conosco e voi non lo conoscete!”, è come accusarlo di ignoranza totale esattamente sul tema su cui pensano di essere dottori specializzati. E la parola finale aumenta la misura: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e se ne rallegrò”.
  • Giovanni 8,57-59: Non hai cinquant’anni ed hai visto Abramo! Prendevano tutto letteralmente, mostrando così che non capivano nulla di ciò che Gesù stava dicendo. E Gesù fa una nuova affermazione solenne: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, IO SONO”.

Per coloro che credono in Gesù, ecco che si raggiunge qui il cuore del mistero della storia. Di nuovo pietre per uccidere Gesù. Ma neanche questa volta ci riusciranno, perché ancora non è giunta l’ora. Chi determina l’ora è Gesù stesso.

Per un confronto personale

  • Dialogo di sordi tra Gesù e i giudei. Hai fatto qualche volta l’esperienza di parlare con una persona che pensa esattamente l’opposto di te e non se ne rende conto?
  • Como capire questa frase: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno, lo vide e si rallegrò” ?

Preghiera finale

Cercate il Signore e la sua potenza,  cercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiute,  i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca. (Sal 104)


 

Venerdì, 8 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Perdona, Signore, i nostri peccati, e nella tua misericordia spezza le catene che ci tengono prigionieri a causa delle nostre colpe, e guidaci alla libertà che Cristo ci ha conquistata.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 10,31-42

In quel tempo, i Giudei portarono pietre per lapidare Gesù. Egli disse loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?” Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”.

Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani.

Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò. Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel luogo molti credettero in lui.

Riflessione

  • Siamo vicini alla Settimana Santa, in cui commemoriamo ed attualizziamo la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù. Fin dalla quarta settimana di quaresima, i testi dei vangeli di ogni giorno sono tratti quasi esclusivamente dal Vangelo di Giovanni, due capitoli che sottolineano la tensione drammatica tra la rivelazione progressiva, da un lato, che Gesù fa del mistero del Padre che lo riempie completamente, e dall’altro la chiusura progressiva da parte dei giudei che diventano sempre più impenetrabili al messaggio di Gesù. L’aspetto tragico di questa chiusura è che viene fatta a nome della fedeltà a Dio. Loro rifiutano Gesù in nome di Dio.
  • Questo modo che Giovanni ha di presentare il conflitto tra Gesù e le autorità religiose non è solo qualcosa che avviene nel lontano passato. E’ anche uno specchio che rispecchia ciò che avviene oggi. In nome di Dio, alcune persone si trasformano in bombe ed uccidono altre persone. In nome di Dio noi membri delle tre religioni del Dio di Abramo, giudei, cristiani e mussulmani, ci condanniamo a vicenda, lottiamo tra di noi, lungo la storia. Tra di noi l’ecumenismo è difficile, e nello stesso tempo necessario. In nome di Dio sono stati commessi molti orrori e continuiamo a commetterli oggi giorno. La quaresima è un periodo importante per fermarsi e chiedersi: qual’è l’immagine di Dio che abita nel mio essere?
  • Giovanni 10,31-33: I giudei vogliono lapidare Gesù. I giudei preparano pietre per uccidere Gesù e Gesù domanda: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?” La risposta: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio.” Vogliono uccidere Gesù perché bestemmia. La legge ordinava di lapidare queste persone.
  • Giovanni 10,34-36: La Bibbia chiama tutti Figli di Dio. Loro vogliono uccidere Gesù perché si fa passare per Dio. Gesù risponde a nome della legge stessa di Dio: “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dei? Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata), a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio?”
  • Stranamente Gesù dice: “la vostra legge”. Avrebbe dovuto dire: “la nostra legge”. Perché parla in questo modo? Qui traspare di nuovo la tragica divisione tra giudei e cristiani, fratelli, figli dello stesso padre Abramo, che diventarono nemici irriducibili fino al punto che i cristiani dicono “la vostra legge”, come se non fosse la nostra legge.
  • Giovanni 10,37-38: Credete almeno alle opere. Gesù parla di nuovo delle opere che compie e che sono la rivelazione del Padre. Se non compio le opere del Padre non dovete credere in me. Ma se le compio, anche se non credete a me, credete almeno alle opere affinché crediate che il Padre è in me ed io sono nel Padre. Le stesse parole che pronunciò nell’ultima Cena (Gv 14,10-11).
  • Giovanni 10,39-42: Di nuovo lo vogliono uccidere, ma lui sfugge dalla loro mani. Non ci fu nessun segno di conversione. Loro continuano a dire che Gesù bestemmia ed insistono nell’ucciderlo. Non c’è futuro per Gesù. La sua morte è stata decisa, ma ancora non è giunta la sua ora. Gesù esce ed attraversa il Giordano dirigendosi verso il luogo dove Giovanni aveva battezzato. Indica così la continuità della sua missione

con la missione di Giovanni. Aiutava la gente a rendersi conto della linea d’azione di Dio nella storia. La gente riconosce in Gesù colui che Giovanni aveva annunciato.

Per un confronto personale

  • I giudei condannano Gesù in nome di Dio, in nome dell’immagine che hanno di Dio. Ho condannato qualche volta qualcuno in nome di Dio e poi ho scoperto che ero nell’errore?
  • Gesù si dice “Figlio di Dio”. Quando professo nel Credo che Gesù è il Figlio di Dio, qual’è il contenuto che do a questa mia professione di fede?

Preghiera finale

Ti amo, Signore, mia forza 

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore. Mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;  mio scudo e baluardo, mia potente salvezza. (Sal 17)


 

Sabato, 9 aprile 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Dio, che operi sempre per la nostra salvezza e in questi giorni ci allieti con un dono speciale della tua grazia, guarda con bontà alla tua famiglia, custodisci nel tuo amore chi attende il Battesimo e assisti chi è già rinato alla vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 11,45-56

In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista della risurrezione di Lazzaro credettero in lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto.

Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? 

Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”.

Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno, disse loro: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.

Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli.

Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: “Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi riporta la parte finale del lungo episodio della risurrezione di Lazzaro a Betania, in casa di Marta e Maria (Gv 11,1-56). La risurrezione di Lazzaro è il settimo segnale (miracolo) di Gesù nel vangelo di Giovanni ed è anche il punto alto e decisivo della rivelazione che lui faceva di Dio e di sé stesso.
  • La piccola comunità di Betania, dove a Gesù piaceva essere ospitato, rispecchia la situazione e lo stile di vita delle piccole comunità del Discepolo Amato alla fine del primo secolo in Asia Minore. Betania vuol dire “Casa dei poveri”. Erano comunità povere, di gente povera. Marta vuol dire “Signora” (coordinatrice): una donna coordinava la comunità. Lazzaro significa “Dio aiuta”: la comunità povera aspettava tutto da Dio. Maria significa “amata da Yavé: era la discepola amata, immagine della comunità. L’episodio della risurrezione di Lazzaro comunicava questa certezza: Gesù è fonte di vita per le comunità dei poveri. Gesù è fonte di vita per tutti coloro che credono in Lui.
  • Giovanni 11,45-46: La ripercussione del Settimo Segno in mezzo alla gente. Dopo la risurrezione di Lazzaro (Jo 11,1-44), viene la descrizione della ripercussione di questo segno in mezzo alla gente. La gente era divisa. “molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista della risurrezione di Lazzaro credettero in lui”. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. Questi ultimi lo denunciarono. Per poter capire questa reazione di una parte della popolazione è necessario rendersi conto che la metà della popolazione di Gerusalemme dipendeva completamente dal Tempio per poter vivere e sopravvivere. Per questo, difficilmente loro avrebbero appoggiato un profeta sconosciuto della Galilea che criticava il Tempio e le autorità. Ciò spiega anche perché alcuni si prestavano ad informare le autorità.
  • Giovanni 11,47-53: La ripercussione del settimo segno in mezzo alle autorità. La notizia della risurrezione di Lazzaro aumenta la popolarità di Gesù. Per questo, i leaders religiosi convocano un consiglio, il sinedrio, la massima autorità, per discernere sul da farsi. Poiché “quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione”. Loro avevano paura dei romani. Perché in passato, dall’invasione romana nel 64 prima di Cristo fino all’epoca di Gesù, era stato dimostrato molte volte che i romani reprimevano con molta violenza qualsiasi tentativo di ribellione popolare (cf Atti 5,35-37). Nel caso di Gesù, la reazione romana avrebbe potuto condurre alla perdita di tutto, anche del Tempio e della posizione privilegiata dei sacerdoti. Per questo, Caifa, il sommo sacerdote, decide: “É meglio che un solo uomo muoia per il popolo, e non che perisca un’intera nazione”. E l’evangelista fa questo bel commento: “Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi.”. Così, a partire da questo momento, i capi, preoccupati per la crescita dell’autorevolezza di Gesù e motivati dalla paura dei romani, decidono di uccidere Gesù.
  • Giovanni 11,54-56: La ripercussione del settimo segnale nella vita di Gesù. Il risultato finale è che Gesù doveva vivere come un clandestino. “Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli”. La Pasqua era ormai vicina. In questa epoca dell’anno, la popolazione di Gerusalemme triplicava a causa del gran numero di pellegrini. La conversazione girava tutta attorno a Gesù: “Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?” Allo stesso modo, all’epoca in cui fu scritto il vangelo, alla fine del primo secolo, epoca della persecuzione dell’imperatore Domiziano (dall’ 81 al 96), le comunità cristiane che vivevano al servizio degli altri si videro obbligate a vivere nella clandestinità.
  • Una chiave per capire il settimo segnale della risurrezione di Lazzaro. Lazzaro era malato. Le sorelle Marta e Maria mandarono a chiamare Gesù: “Colui che tu ami è malato!” (Gv 11,3.5). Gesù risponde alla richiesta e spiega ai discepoli: “Questa malattia non è mortale, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato (Gv 11,4) Nel vangelo di Giovanni, la glorificazione di Gesù avviene mediante la sua morte (Gv 12,23; 17,1). Una delle cause della sua condanna a morte sarà la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,50; 12,10). Molti giudei stavano in casa di Marta e Maria per consolarle della perdita del loro fratello. I giudei, rappresentanti dell’Antica Alleanza, sanno solo consolare. Non danno vita nuova… Gesù è colui che porta una vita nuova! Così, da un lato, la minaccia di morte contro Gesù! Dall’altro, Gesù che vince la morte! In questo contesto di conflitto tra la vita e la morte si svolge il settimo segnale della risurrezione di Lazzaro. Marta dice che crede nella risurrezione. I farisei e la maggioranza della gente dicono di credere nella Risurrezione (At 23,6-10; Mc 12,18). Credevano, ma non lo rivelavano. Era solo fede nella risurrezione alla fine dei tempi e non nella resurrezione presente nella storia, qui e ora. Questa fede antica non rinnovava la vita. Perché non basta credere nella risurrezione che avverrà alla fine dei tempi, ma bisogna credere nella Risurrezione già presente qui e ora nella persona di Gesù e in coloro che credono in Gesù. Su costoro la morte non ha più nessun potere, perché Gesù è la “risurrezione e la vita”. Anche senza vedere il segno concreto della risurrezione di Lazzaro, Marta confessa la sua fede: “Io credo che tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivo” (Gv 11,27). Gesù ordina di togliere la pietra. Marta reagisce: “Signore, già manda cattivo odore, perché è di quattro giorni!”(Gv 11,39). Di nuovo Gesù lancia la sfida chiedendo di credere nella risurrezione, qui e ora, come un segno della gloria di Dio: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?” (Gv 11,40). Ritirarono la pietra. Dinanzi al sepolcro aperto e dinanzi all’incredulità delle persone, Gesù si dirige al Padre. Nella sua preghiera, prima rende grazie: “Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto” (Gv 11,41-42). Gesù conosce il Padre e ha fiducia in lui. Ma ora lui chiede un segno a causa della moltitudine che lo circonda, in modo che possa credere che lui, Gesù, è mandato dal Padre. Poi grida ad alta voce : “Lazzaro, vieni fuori!” Lazzaro esce fuori (Gv 11,43-44). É il trionfo della vita sulla morte, della fede sull’incredulità. Un agricoltore commentò: “A noi spetta ritirare la pietra. E a Dio di risuscitare la comunità. C’è gente che non sa togliere la pietra, e per questo la sua comunità non ha vita!”

Per un confronto personale

  • Cosa significa per me, concretamente, credere nella risurrezione?
  • Parte della gente accettò Gesù, e parte no. Oggi parte della gente accetta il rinnovamento della Chiesa e parte no. E tu?

Preghiera finale

Sei tu, Signore, la mia speranza,  la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, 

dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. (Sal 70)


 

Domenica, 10 aprile 2022

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

La morte di Gesù:  quando l’amore arriva agli estremi

 Luca 22,14 – 23,56

Orazione iniziale

Spirito santo, effuso sul mondo dal divino Morente, guidaci a contemplare e comprendere la via dolorosa del nostro Salvatore e l’amore con cui Egli l’ha percorsa.

Donaci occhi e cuore di veri credenti, perché si sveli a noi il mistero glorioso della sua croce. «Grazie alla croce non andiamo più errando nel deserto, perché conosciamo il vero cammino; non restiamo più fuori dalla casa di Dio, nostro re, perché ne abbiamo trovato la porta; non temiamo più le frecce infuocate del demonio, perché abbiamo scoperto una sorgente d’acqua.

Per mezzo suo non siamo più nella solitudine, perché abbiamo ritrovato lo sposo; non abbiamo più paura del lupo, perché abbiamo ormai il buon pastore.

Grazie alla croce non ci spaventa più l’iniquità dei potenti, perché sediamo alla tavola del re» (cfr Giovanni Crisostomo).

Lettura

  1. a) Chiave di lettura:

Contesto liturgico: l’antica tradizione di proclamare il vangelo della passione e morte di Gesù Cristo nel corso delle celebrazioni della domenica precedente la Pasqua risale all’epoca in cui le celebrazioni della Settimana santa erano ridotte al minimo. Scopo di tale lettura è quello di condurre gli ascoltatori alla contemplazione del mistero di morte che prepara la resurrezione del Signore e che, quindi, è la condizione per cui il credente è entrato nella “vita nuova” in Cristo. L’uso di effettuare la lettura di questo lungo brano evangelico a più voci serve non solo a rendere meno monotona la proclamazione per facilitare l’ascolto attento, ma anche a favorire la partecipazione emotiva degli ascoltatori, quasi trasmettendo loro la sensazione che fossero presenti e agenti in quanto viene narrato.

Le due letture che precedono il vangelo di questa domenica contribuiscono a dare una prospettiva interpretativa del testo: il Servo di Jhwh è Gesù, il Cristo, Persona divina che, mediante la morte infamante che subisce, giunge alla gloria di Dio Padre e comunica la propria vita agli uomini che lo ascoltano / accolgono.

Contesto evangelico: è noto che il nucleo letterario attorno al quale si sono formati i vangeli è proprio il racconto della pasqua del Signore: passione, morte e resurrezione. 

Siamo, dunque, di fronte a un testo abbastanza antico e unitario nella sua composizione letteraria, sebbene si sia formato gradualmente. La sua importanza è comunque capitale: viene narrato l’evento fondamentale della fede cristiana, quello col quale ciascun credente deve costantemente confrontarsi e conformarsi (anche se il testo offerto dalla liturgia in questa domenica si ferma alla sepoltura di Gesù).

Luca, come sempre, si dimostra narratore efficace e delicato, attento al particolare e capace di far intravedere al lettore i sentimenti e i moti interiori dei suoi personaggi principali, soprattutto di Gesù. Il terribile e ingiusto dolore che egli subisce è filtrato attraverso il suo inalterabile atteggiamento di misericordia verso tutti gli uomini, anche se sono i suoi persecutori e uccisori; alcuni di essi stessi rimangono toccati da questo suo modo di affrontare la sofferenza e la morte, tanto da mostrare segni di fede in lui: lo strazio della passione è addolcito dalla potenza dell’amore divino di Gesù.

Nel contesto del terzo vangelo, Gesù si reca nella Città santa una sola volta: quella decisiva per la storia umana del Cristo e per la storia della salvezza. Tutto il racconto evangelico lucano è come una lunga preparazione agli avvenimenti di quegli ultimi giorni, che Gesù trascorre in Gerusalemme predicando e compiendo gesti dal tono a volte grandioso (es.: la cacciata dei mercanti dal Tempio, 19, 45-48), altre volte misteriosi o un po’ provocatori (es.: la risposta circa il tributo a Cesare, 20, 19-26). Non a caso, l’evangelista concentra in questi ultimi giorni molti eventi e parole che gli altri sinottici collocano in altre fasi della vita pubblica del Signore. Tutto ciò si svolge mentre il complotto dei capi del Popolo s’intensifica e va concretizzandosi sempre meglio, fino a che Giuda offre loro un’occasione propizia e insperata (22, 2-6).

Il terzo evangelista, per indicare quest’ultima e definita tappa della vita del Signore, usa vari termini nel corso della sua opera: è una “partenza” o un “esodo” (9, 31), è un’ “assunzione” (9, 51) ed è un “compimento” (13, 32). Dunque, Luca fa intendere in anticipo ai suoi lettori in qual modo interpretare la terribile e scandalosa morte del Cristo al quale hanno affidato la propria vita: Egli compie un passaggio doloroso e difficile da capire, ma “necessario” nell’economia della salvezza (9, 22; 13, 33; 17, 35; 22, 37) per portare a buon successo (“compimento”) il suo itinerario verso la gloria (cfr 24, 26; 17, 25). Tale itinerario di Gesù è paradigma di quello che ogni suo discepolo deve compiere

(At 14, 22).

  1. b) Una divisione del testo per aiutare a leggerlo:

Il racconto dell’ultima cena: da 22, 7 a 22,38; 

La preghiera di Gesù nell’orto del Getsemani: da 22, 39 a 22, 46; 

L’arresto e il processo ebraico: da 22, 47 a 22, 71 

Il processo civile davanti a Pilato ed Erode: da 23, 1 a 23, 25

La condanna, la crocifissione e la morte: da 23, 26 a 23, 49  Gli avvenimenti successivi alla morte: da 23, 50 fino a 23, 56. c) Il testo: 

L’ultima cena 

[22,14] Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, [15] e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, [16] poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. [17] E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, [18] poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”. 

[19] Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. [20] Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”. 

[21] “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. [22] Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell’uomo dal quale è tradito!”. [23] Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. 

[24] Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. [25] Egli disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. [26] Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. [27] Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 

[28] Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; [29] e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, [30] perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele. 

[31] Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; [32] ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. [33] E Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”. [34] Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”. 

[35] Poi disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?” Risposero: “Nulla”. [36] Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. [37] Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. [38] Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose “Basta!”

La preghiera al Getsemani

[39] Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. [40] Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in tentazione”. [41] Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: [42] “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. [43] Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. [44] In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. [45] Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. [46] E disse loro: “Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”.

L’arresto e il processo ebraico 

[47] Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. [48] Gesù gli disse: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?”. [49] Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. [50] E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. [51] Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l’orecchio, lo guarì. [52] Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? [53] Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”. 

[54] Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. [55] Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. [56] Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”. [57] Ma egli negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”. [58] Poco dopo un altro lo vide e disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”. [59] Passata circa un’ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo”. [60] Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”. E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. [61] Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. [62] E, uscito, pianse amaramente. 

[63] Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo

percuotevano, [64] lo bendavano e gli dicevano: “Indovina: chi ti ha colpito?” [65] E molti altri insulti dicevano contro di lui. 

[66] Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: [67] “Se tu sei il Cristo, diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; [68] se vi interrogo, non mi risponderete. [69] Ma da questo momento starà il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. [70] Allora tutti esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo dite voi stessi: io lo sono”. [71] Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”. Il processo civile davanti a Pilato ed Erode

[23,1] Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato [2] e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”. [3] Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. [4] Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”. [5] Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”. 

[6] Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo [7] e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. 

[8] Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. [9] Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. [10] C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. [11] Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. [12] In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro. 

[13] Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, [14] disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; [15] e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. [16] Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”. [17]. [18] Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”. [19] Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. 

[20] Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. [21] Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. [22] Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. [23] Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. [24] Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. [25] Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. La condanna, la crocifissione e la morte 

[26] Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. [27] Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. [28] Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. [29] Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. [30] Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! [31] Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”

[32] Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. [33] Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. [34] Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. 

[35] Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. [36] Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: [37] “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. [38] C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. 

[39] Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. [40] Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? [41] Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. [42] E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. [43] Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. 

[44] Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. [45] Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. [46] Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò. Gli avvenimenti successivi alla morte 

[47] Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”. [48] Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. [49] Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. 

[50] C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. [51] Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. [52] Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. [53] Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. [54] Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. [55] Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, [56] poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio entri in noi e illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. 

  1. Al termine di questa lunga lettura, quale sensazione prevale in me: sollievo per la fine della fatica, ammirazione per Gesù, dolore per il suo dolore, gioia per la salvezza ottenuta, o cos’altro?
  2. Rileggo il testo, facendo attenzione a come hanno agito i vari “potenti”: sacerdoti, scribi e farisei, Pilato, Erode. Cosa penso di loro? Come penso che avrei potuto pensare, agire, parlare e decidere al loro posto?
  3. Ancora una volta leggo il passio: pongo attenzione, stavolta, a come hanno agito i “piccoli”: discepoli, gente, singoli, donne, soldati e altri. Cosa penso di loro? Come penso che avrei agito, pensato e parlato io, al loro posto?
  4. Rivedo, infine, il mio stile di azione nella vita quotidiana. In quale dei personaggi, principali o secondari, riesco meglio ad assomigliarmi? A quale, invece, vorrei poter somigliare di più?

Una chiave di lettura

per coloro che desiderano approfondire il tema.

Soffermandoci su alcuni punti – chiave:

22,14: Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui: nonostante scriva per una comunità di Cristiani provenienti in prevalenza dal paganesimo, Luca sottolinea che l’ultima cena di Gesù è la cena che rientra nei riti del pesah ebraico. Subito prima ne ha descritto i preparativi (vv. 7-13). 22,15: Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione: richiama 12,50: “C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (cfr anche Gv 12,32). Luca ci offre uno sprazzo di luce sulla dimensione interiore di Gesù, mentre si appresta a patire e morire: ciò che lo spinge è, come sempre per lui, la scelta radicale di adeguarsi alla volontà del Padre (cfr 2,49), ma s’intravede in queste parole anche un umanissimo desiderio di fraternità, di condivisione, di amicizia. 22,17: E preso un calice, rese grazie: non siamo ancora al calice eucaristico propriamente inteso, ma solo alla prima delle quattro coppe di vino che si consumano nel corso della cena pasquale. 22,18: Da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio: secondo accenno esplicito alla morte ormai prossima. È una ripresa degli annunci della passione (9,22.44; 12,50; 18,31-32) e, come quelli, richiama implicitamente anche alla resurrezione. Il tono, comunque, pur nella serietà del momento contiene gli accenti della speranza e dell’attesa escatologica, con la certezza che il Padre non lo abbandonerà alla morte. Gesù è conscio di ciò che dovrà affrontare, ma si dimostra profondamente sereno, interiormente libero, sicuro del proprio destino ultimo e degli esiti ultimi di quanto sta per succedergli. 22,19-20: il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia contiene molte affinità con quello riferito da Paolo (1Cor 11,23-25) e ha un marcato carattere sacrificale: Gesù si mette in stato di oblazione e non offre delle cose, ma se stesso, a beneficio di chi crede in lui. 22,21: La mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola: mangiando con lui, Gesù ammette anche Giuda alla comunione con sé, eppure è ben cosciente che questo discepolo sta per tradirlo definitivamente. Il contrasto è stridente e voluto dall’evangelista, come altre volte nel corso di questo racconto. 22,28: Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove: al contrario di Giuda, gli altri discepoli sono “perseveranti con Gesù nelle prove”, perché gli sono rimasti accanto, almeno fino a questo momento. Il Signore, dunque, riconosce che essi hanno raggiunto un alto grado di comunione con lui, tale da meritare loro uno speciale onore nella gloria del Padre (v. 29).

È, dunque, Gesù stesso che istituisce uno stretto parallelo fra la comunione costante dei suoi discepoli (quelli di allora come quelli di oggi) con la sua sofferenza e la condivisione finale ed eterna della sua gloria (“mangiare e bere”, v. 30). 22,31-37: Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede: questo piccolo brano sembra riportato da un altro contesto. L’accenno di Gesù a satana e alla sua azione verso i discepoli riporta a quanto l’evangelista aveva segnalato sulle cause del tradimento di Giuda (22,3) e fa quasi un parallelo con la prospettiva lucana della passione come ultimo assalto di satana nei confronti di Gesù (cfr 4,13; 22,53).

Pietro viene difeso dalle insidie del tentatore dalla preghiera di Gesù stesso e dal fatto di aver decisamente scelto di essere discepolo del Signore, perché ha una missione particolare nei confronti dei suoi fratelli di fede (v. 32b). Gesù si premura anche di preavvisarlo: a lui, come agli altri discepoli, la terribile passione di Gesù costerà una dura lotta contro satana e i tanti agguati che, sotto diverse forme, tende ai discepoli che saranno accanto a Gesù nelle varie fasi della sua passione (vv. 35-36) a motivo della terribile prova cui Egli verrà sottoposto (v. 37); in queste ultime parole è apertamente riferito il testo di Isaia sul “Servo sofferente” (Is 53,12), con il quale Gesù viene chiaramente identificato. 22,33-34: Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte … Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi: Pietro è un uomo dal carattere generoso, anche un po’ frettoloso, come dimostra la sua dichiarazione, che sembra costringere Gesù a dichiarare la previsione del suo rinnegamento.

Come nei versi. 24-27 i capi della comunità cristiana venivano messi di fronte alla propria responsabilità di “servi” della fede dei fratelli loro affidati, ora viene ad essi richiamato il dovere della prudenza e della vigilanza su se stessi, sulla propria debolezza.

22,39-46: il racconto dell’agonia morale-spirituale nel Getsemani segue molto da vicino quello di Marco (14,32-42), eccetto che per alcuni particolari, specialmente il riferimento alla teofania consolatoria mediante la presenza dell’angelo (v. 43).

Gesù intensifica la propria preghiera, mentre si avvicina il momento più difficile e insidioso della propria vita.

Il Getsemani, come Luca segnala, era il luogo “solito” (v. 37) dei pernottamenti di Gesù a Gerusalemme (21,37). 22,47-53: con l’arresto, inizia la vera e propria passione di Gesù. Questo racconto di passaggio presenta gli avvenimenti seguenti come “l’ora delle tenebre” (v. 53) e mostra Gesù come colui che vince e vincerà sulla violenza mediante la pazienza e la capacità di amare anche i propri persecutori (v. 51); spiccano, perciò, le parole tristi ma amorevoli che egli rivolge a Giuda: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” (v. 48).

22,54-71: Il processo giudaico non subisce evoluzioni nel corso della notte. Di Gesù prigioniero non viene riferito alcunché, fino al mattino. Quest’assenza di notizie circa quanto avviene a Gesù subito dopo l’arresto e fino all’inizio del processo è tipico di Luca.

22,60-62: Pietro disse: “O uomo, non so quello che dici”… Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto… E, uscito, pianse amaramente: l’incrocio dei due sguardi, avvenuto chissà come nell’agitazione di quella notte interminabile, segna la presa di coscienza di Pietro: nonostante le sue spavalde dichiarazioni di fedeltà, si è realizzato quanto Gesù gli aveva detto poco prima. 

In quello sguardo, Pietro sperimenta in prima persona la misericordia del Signore di cui aveva sentito parlare Gesù: non nasconde la realtà del peccato, ma la guarisce riportando l’uomo alla piena coscienza della propria realtà e dell’amore personale di Dio per lui. 22,70-71: Tu dunque sei il Figlio di Dio?… Lo dite voi stessi: io lo sono… Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca: il processo giudaico inizia ufficialmente con le prime luci del giorno (v. 66) ed è centrato sulla ricerca delle prove (quelle vere, in Luca, ma cfr Mc 14,55-59) in base alle quali condannare a morte Gesù. Secondo Luca, quindi, i capi giudei non sono ricorsi a false testimonianze, ma – pur nella loro feroce avversione verso Gesù – si sono comportati con una certa correttezza giuridica verso di lui.

Gesù, rispondendo positivamente alla domanda “Sei il figlio di Dio”, si mostra pienamente cosciente della propria dignità divina. In forza di essa, la sua sofferenza, la sua morte e la sua resurrezione sono testimonianza eloquente del Padre e della sua volontà benefica verso l’umanità. In questo modo, però, egli “firma” la propria condanna a morte: è un bestemmiatore che profana il Nome e la realtà di Jhwh, perché se ne dichiara esplicitamente “figlio”. 23,3-5: Sei tu il re dei Giudei?… Tu lo dici… Costui solleva il popolo, insegnando: siamo al passaggio dal processo giudaico a quello romano: i capi ebrei consegnano il condannato al governatore perché esegua la loro condanna e, per offrirgli una motivazione a lui accettabile, “addomesticano” i moventi della loro condanna, mostrandoli sotto un aspetto politico. Gesù, perciò, viene presentato come sobillatore del popolo e usurpatore del titolo regale d’Israele (che ormai era divenuto quasi soltanto un ricordo o un’onorificenza).

Lo strumento mediante il quale Gesù avrebbe perpetrato il suo reato, guarda caso, è la sua predicazione: quella parola di pace e di misericordia che aveva sparso a piene mani viene ora usata contro di lui!

Gesù conferma l’accusa, ma certamente la sua regalità non è certo quella che veniva accusato di cercare, bensì uno dei riflessi della sua natura divina. Questo, però, né Pilato né gli altri sono in grado di capirlo. 23,6-12: Lo mandò da Erode: Pilato, avendo forse intuito che si cercava di coinvolgerlo in un “gioco sporco”, tenta probabilmente di disfarsi del prigioniero, adducendo il rispetto della giurisdizione: Gesù appartiene a un distretto che non ricade, in quel momento storico, sotto la diretta responsabilità dei Romani, ma dipende da Erode Antipa.

Questi è presentato dai vangeli come un personaggio decisamente ambiguo: ammira ed è avverso a Giovanni battista, a causa dei rimproveri del profeta contro la sua situazione matrimoniale irregolare e quasi incestuosa, infine lo arresta e poi lo fa uccidere per non fare una cattiva figura con i suoi ospiti (3,19-20; Mc 6,17-29). Poi cerca di conoscere Gesù per pura curiosità, avendone conosciuta la fama di operatore di miracoli, imbastisce un processo contro di lui (v. 10), lo interroga di persona, ma poi – dinanzi al suo ostinato silenzio (v. 9) – lo abbandona agli scherni dei soldati, com’era avvenuto al termine del processo religioso (22,63-65) e come avverrà quando Gesù verrà crocifisso (vv. 35-38). Finisce col rimandarlo a Pilato.

Luca conclude questo episodio con una interessante annotazione: il gesto di Pilato inaugura una nuova amicizia fra lui ed Erode. Sulla limpidezza delle motivazioni di tale amicizia le circostanze parlano chiaramente. 23,13-25: Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; …non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate: come aveva anticipato nel primo incontro con Gesù (v. 4) e come ripeterà in seguito (v. 22), Pilato dichiara di ritenerlo innocente. Cerca di convincere i capi e il popolo a lasciare andare Gesù, ma essi hanno ormai deciso la sua morte (vv. 18.21.23) e insistono che sia condannato a morte.

In cosa è consistito l’interrogatorio effettuato dal governatore? Ben poco, a giudicare dalle poche frasi riportate da Luca (v. 3). Eppure, Gesù ha risposto positivamente a Pilato, dichiarandosi “re dei Giudei”! A questo punto, è evidente che Pilato non lo considera un uomo pericoloso a livello politico, né per l’ordine pubblico, forse anche perché il tono della dichiarazione di Gesù non lasciava dubbi in questo senso. È abbastanza evidente l’intento dell’evangelista, che cerca di attenuare le responsabilità del governatore romano. Questi, tuttavia, è conosciuto dalle fonti storiche come un «uomo per natura inflessibile e, in aggiunta alla sua arroganza, duro, capace solo di concussioni, di violenze, rapine, brutalità, torture, esecuzioni senza processo e crudeltà spaventose e illimitate» (Filone di Alessandria) e «che egli amava provocare la nazione a lui affidata, ricorrendo ora a sgarbi, ora a dure repressioni» (Giuseppe Flavio). 23,16.22: Dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò…: il fatto di essere ritenuto innocente, comunque, non avrebbe risparmiato a Gesù un duro

“castigo”, inflitto solo per non lasciare troppo deluse le attese dei capi giudei. 23,16.18.25: A morte costui! Dacci libero Barabba! Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà: alla fine, Pilato cede totalmente alle insistenze dei capi e del popolo, pur se non pronuncia alcuna condanna formale nei confronti di Gesù.

Barabba, vero delinquente e agitatore politico, diventa così il primo uomo salvato

(almeno in quel momento) dal sacrificio di Gesù. 23,26-27: Presero un certo Simone di

Cirene che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui: Simone e le donne, più che testimoni privilegiati della passione, sono, in Luca, dei modelli di discepolato persone che mostrano fattivamente al lettore come seguire il Signore. Grazie a loro e alla folla, inoltre, Egli non è solo mentre si avvicina alla morte, ma è attorniato da uomini e donne che gli sono profondamente ed emotivamente vicini, pur se hanno bisogno di convertirsi, cosa alla quale egli non manca di richiamarli, nonostante la sua terribile situazione (vv. 28-31).

Simone di Cirene viene “preso”, ma Luca non lo mostra riluttante nell’aiutare il Signore (cfr Mc 15,20-21).

La “gran folla” è, anch’essa, vivamente partecipe di quanto avviene a Gesù. Ciò crea un contrasto stridente con la folla che, poco prima, ne ha preteso la condanna a morte da Pilato.

23,34: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno: Luca evidenzia la preoccupazione principale del Signore crocifisso che, pur nell’atroce dolore fisico causato dalle operazioni di crocifissione, prega per loro il Padre: non gli interessa la propria condizione né le cause storiche che l’hanno prodotta, ma solo la salvezza di tutti gli uomini. Come Lui, farà il martire Stefano (At 7,60), a dimostrare il carattere paradigmatico della vita e della morte di Gesù per l’esistenza di ogni Cristiano.

Per sottolineare questo deciso orientamento di Gesù, Luca omette il grido dal tono angosciato che riferiscono gli altri sinottici: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” 23,33.39-43: Crocifissero lui e i due malfattori… Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno… In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso: l’episodio del dialogo con uno dei suoi compagni di condanna è emblematico del modo in cui Luca comprende la morte di Gesù: un atto di autodonazione compiuto per amore e nell’amore per portare a salvezza il maggior numero di uomini, di qualunque condizione e in qualunque situazione si trovino. ”Oggi” (v. 43): il ladrone aveva parlato al futuro, ma Gesù gli risponde utilizzando il verbo al presente: la salvezza che Egli dona agisce subito, gli “ultimi tempi” iniziano con questo evento salvifico. ”Sarai con me” (v. 43): espressione che indica la piena comunione che vige fra Dio e coloro che egli accoglie presso di sé nell’eternità (cfr 1Tess 4,17). Secondo alcuni scritti apocrifi tardogiudaici, il Messia doveva proprio “aprire le porte del Paradiso”. 23,44-46: Era verso mezzogiorno… Gridando a gran voce, disse: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Detto questo spirò: le ultime parole di Gesù, per la loro indole, sembrano in contrasto con la notizia dell’alto grido, che le precede.

Giunto agli estremi della sua vita umana, Gesù compie u supremo atto di fiducia nel

Padre, per la cui volontà Egli è arrivato a tanto. In queste parole si può intravedere un accenno alla resurrezione: il Padre gli riconsegnerà questa vita che ora Gesù gli affida (cfr Sal 16,10; At 2,27; 13,35).

Luca racconta molto stringatamente gli ultimi momenti di Gesù: non gli interessa indulgere su particolari che offrirebbero solo soddisfazione a una certa macabra curiosità, la stessa che attirava e attira tanti spettatori alle esecuzioni capitali in tutte le piazze del mondo. 23,47-48: Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”. Anche tutte le folle …, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto: l’efficacia salvifica del sacrificio di Gesù agisce quasi immediatamente, con la sola evidenza dei fatti avvenuti: pagani (come il centurione che ha comandato il plotone incaricato dell’esecuzione) e Giudei (la gente) iniziano a cambiare. Il centurione “glorifica Dio” e sembra essere a un passo dal diventare un credente cristiano. Le folle giudee, forse senza accorgersene, si allontanano compiendo gesti di pentimento come Gesù ha chiesto alle donne di Gerusalemme (v. 38).

23,49: Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano: a prudente distanza, conoscendo le disposizioni romane che proibivano eccessivi gesti di lutto per i condannati alla croce (pena il subire la stessa condanna), il gruppo dei discepoli assiste attonito a tutta la scena. Luca non riporta alcun accenno alle loro emozioni o atteggiamenti: forse, il dolore e la violenza li hanno storditi fino al punto da renderli incapaci di qualsiasi reazione visibile.

In modo simile, le donne del gruppo dei discepoli non partecipano in alcun modo all’operazione con cui Giuseppe di Arimatèa seppellisce Gesù: si limitano a osservarlo (v.

55).

23,53: Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia: Gesù ha davvero subito il supplizio. È davvero morto, come tanti altri uomini prima e dopo di lui, sulla croce, in un comune corpo di carne. Quest’evento senza il quale non vi sarebbe salvezza né vita eterna per alcun uomo è verificato dal fatto che è necessario seppellirlo, tant’è vero che Luca si dilunga in alcuni particolari riguardanti il veloce rito di sepoltura realizzato da Giuseppe (vv. 52-54). 23,56: Il giorno di sabato osservarono il riposo, secondo il comandamento: come il Creatore si riposa nel giorno settimo della creazione, consacrando così il sabato (Gn 2,2-3), ora il Signore fa il suo sabato nella tomba.

Nessuno dei suoi, ormai, sembra più capace di attendersi qualcosa: le parole di Gesù sulla resurrezione sono apparentemente dimenticate. Le donne si limitano a preparare gli oli per rendere più dignitosa la sepoltura del Maestro.

Il vangelo di questa “domenica di Passione” si conclude qui, omettendo il racconto della scoperta del sepolcro vuoto (24,1-12) e facendoci assaporare il gusto dolce e amaro del sacrificio dell’Agnello di Dio. veniamo lasciati in un’atmosfera dolente e sospesa e vi restiamo immersi, pur conoscendo l’esito finale del racconto evangelico. Questa terribile morte del giovane Rabbi di Nazaret non perde significato nella sua resurrezione, ma acquista un valore del tutto nuovo e inatteso, che non prescinde dalla sua dimensione di uccisione sacrificale liberamente accettata per uno scopo

“eccessivamente” alto rispetto alle nostre capacità di umana comprensione: è mistero allo stato puro.

Isaia 50,4-10

“Il Signore mi è vicino” 

Dio, il Signore mi ha insegnato le parole adatte per sostenere i deboli.

Ogni mattina mi prepara ad ascoltarlo, come discepolo diligente.

Dio, il Signore, mi insegna ad ascoltarlo,  e io non gli resisto né mi tiro indietro.

Ho offerto la schiena a chi mi batteva, la faccia a chi mi strappava la barba.

Non ho sottratto il mio volto agli sputi e agli insulti.

Ma essi non riusciranno a piegarmi, perché Dio, il Signore, mi viene in aiuto, rendo il mio viso duro come la pietra. So che non resterò deluso.

Il Signore mi è vicino, egli mi difenderà.

Chi potrà accusarmi? Chi potrà trascinarmi in tribunale?

Chi vuole essere mio avversario? Si presenti!

Dio, il Signore, mi viene in aiuto, chi mi dichiarerà colpevole?

Tutti i miei avversari scompariranno.

Se qualcuno di voi riconosce l’autorità del Signore,  ascolti il suo servo!

Se qualcuno cammina nelle tenebre, al buio,  confidi nel Signore e si appoggi sul suo Dio!

Orazione finale

dalla liturgia eucaristica di questa domenica:

Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Per Cristo, nostro Signore.


 

Lunedì, 11 aprile 2022

Settimana Santa

Preghiera

Guarda, Dio onnipotente, l’umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa’ che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 12,1-11

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.

Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento danari per poi darli ai poveri?” Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”.

Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Riflessione

  • Siamo entrati nella Settimana Santa, la settimana della pasqua di Gesù, del suo passaggio da questo mondo al Padre (Gv 13,1). La liturgia di oggi pone dinanzi a noi l’inizio del capitolo 12 del vangelo di Giovanni, che fa da legame tra il Libro dei Segni (cc 1-11) ed il Libro della Glorificazione (cc.13-21). Alla fine del “Libro dei Segni” appaiono con chiarezza la tensione tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca (Gv 10,19-21.39) ed il pericolo che correva Gesù. Diverse volte avevano cercato di ucciderlo (Gv 10,31; 11,8.53; 12,10). Tanto è così che Gesù si vide obbligato a condurre una vita clandestina, perché poteva essere preso in qualsiasi momento (Gv 10,40; 11,54).
  • Giovanni 12,1-2: Gesù, perseguitato dai giudei, si reca a Betania. Sei giorni prima della pasqua, Gesù si reca a Betania a casa delle sue amiche Marta e Maria e di Lazzaro. Betania significa Casa della Povertà. Lui era ricercato dalla polizia (Gv 11,57). Volevano ucciderlo (Gv 11,50). Ma pur sapendo che la polizia stava dietro Gesù, Maria, Marta e Lazzaro lo ricevono nella loro casa e gli offrono da mangiare. Era pericoloso accogliere in casa una persona ricercata ed offrirgli da mangiare. Ma l’amore fa superare la paura. • Giovanni 12,3: Maria unge Gesù. Durante il pasto, Maria unge i piedi di Gesù con mezzo litro di profumo di nardo puro (cf. Lc 7,36-50). Era un profumo caro, anzi carissimo, che costava trecento denari. Gli asciuga dopo i piedi con i suoi capelli. Tutta la casa si riempì di profumo. Maria non parla durante tutto l’episodio. Agisce solo. Il gesto pieno di simbolismo parla da solo. Nel lavare i piedi, Maria si fa serva. Gesù ripeterà il gesto nell’ultima cena (Gv 13,5).
  • Giovanni 12,4-6: Reazione di Giuda. Giuda critica il gesto di Maria. Pensa che è uno spreco. Infatti, trecento denari erano lo stipendio di trecento giorni! Lo stipendio di quasi un intero anno speso in una sola volta! Giuda pensa che il denaro si sarebbe dovuto dare ai poveri. L’evangelista commenta che Giuda non aveva nessuna preoccupazione per i poveri, ma che era un ladro. Avevano una cassa comune e lui rubava il denaro. Giudizio forte che condanna Giuda. Non condanna la preoccupazione per i poveri, ma l’ipocrisia che si serve dei poveri per promuoversi ed arricchirsi. Giuda, nei suoi interessi egoisti, pensava solo al denaro. Per questo non si rende conto di ciò che Maria aveva nel cuore. Gesù legge nel cuore e difende Maria.
  • Giovanni 12,7-8: Gesù difende la donna. Giuda pensa allo spreco e critica la donna. Gesù pensa al gesto e difende la donna: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura!” E subito Gesù dice: “I poveri li avrete sempre tra di voi, ma non sempre avrete me!” Quale dei due viveva più vicino a Gesù: Giuda o Maria? Giuda, il discepolo, viveva insieme a Gesù da circa tre anni, ventiquattro ore al giorno. Faceva parte del gruppo. Maria lo vedeva una o due volte l’anno, in occasione di alcune feste, quando Gesù si recava a Gerusalemme e visitava la sua casa. Ma la convivenza senza amore non fa conoscere gli altri. Anzi acceca. Giuda era cieco. Molta gente vive insieme a Gesù e lo loda perfino con molti canti, ma non lo conosce veramente e non lo rivela (cf. Mt 7,21). Due affermazioni di Gesù meritano un commento più dettagliato: (a) “I poveri infatti li avrete sempre con voi”, e (b) “Perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”. (a) “I poveri li avrete sempre con voi” Forse Gesù vuol dire che non dobbiamo preoccuparci dei poveri, visto che sempre ci saranno dei poveri? O vuol dire che la povertà è un destino imposto da Dio? Come capire questa frase? In quel tempo le persone conoscevano l’Antico Testamento a memoria. Bastava che Gesù citasse l’inizio di una frase dell’AT e le persone già sapevano il resto.

L’inizio della frase diceva: “I poveri li avrete sempre con voi!” (Dt 15,11a). Il resto della frase che la gente già sapeva e che Gesù volle ricordare è questo: “Per questo vi ordino: aprite la mano a favore del vostro fratello, del povero e dell’indigente, nella terra dove voi risiedete!” (Dt 15,11b). Secondo questa legge, la comunità deve accogliere i poveri e condividere con loro i suoi beni. Ma Giuda, invece di “aprire la mano a favore del povero” e di condividere con lui i suoi beni, voleva fare carità con il denaro degli altri! Voleva vendere il profumo di Maria per trecento denari ed usarli per aiutare i poveri. Gesù cita la Legge di Dio che insegnava il contrario. Chi, come Giuda, fa campagna con il denaro della vendita dei beni degli altri, non scomoda. Ma colui che come Gesù insiste nell’obbligo di accogliere i poveri e di condividere con loro i proprio beni, costui è scomodo e corre il pericolo di essere condannato. (b) “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”. La morte in croce era un castigo terribile ed esemplare adottato dai romani per castigare i sovversivi che si opponevano all’impero. Una persona condannata a morte in croce non riceveva sepoltura e non poteva essere unta, e rimaneva appesa alla croce fino a che il cadavere era mangiato dagli animali, o riceveva sepoltura semplice, da povero. Oltre a questo, secondo la Legge dell’Antico Testamento, doveva essere considerata “maledetta da Dio” (Dt 21, 22-23). Gesù era già stato condannato a morte in croce per il suo impegno verso i poveri e la sua fedeltà al Progetto del Padre. Non sarebbe stato sepolto. Per questo, dopo morto, non poteva essere unto. Sapendo questo, Maria anticipa l’unzione e lo unge prima di essere crocifisso. Con questo gesto, dimostra che accettava Gesù Messia, anche se crocifisso! Gesù capisce il suo gesto e l’approva. 

  • Giovanni 12,9-11: La moltitudine e le autorità. Essere amico di Gesù poteva essere pericoloso. Lazzaro è in pericolo di morte a causa della vita nuova ricevuta da Gesù. I giudei decisero di ucciderlo. Un Lazzaro vivo era la prova vivente che Gesù era il Messia. Per questo la moltitudine lo cercava, poiché la gente voleva sperimentare da vicino la prova viva del potere di Gesù. Una comunità viva corre pericolo di vita perché è la prova viva della Buona Novella di Dio!

Per un confronto personale

  • Maria è stata mal interpretata da Giuda. Sei stato/a interpretato/a male qualche volta?
  • Cosa ci insegna il gesto di Maria? Cosa ci dice la reazione di Giuda?

Preghiera finale

Il Signore è difesa della mia vita,  di chi avrò timore?

Egli mi offre un luogo di rifugio  nel giorno della sventura. (Sal 26)


 

Martedì, 12 aprile 2022

Settimana Santa

Preghiera

Concedi a questa tua famiglia, o Padre, 

di celebrare con fede 

i misteri della passione del tuo Figlio,  per gustare la dolcezza del tuo perdono. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 13,21-33.36-38

In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse

profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Di’, chi è colui a cui si riferisce?” Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è?” Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi fare fallo al più presto”.

Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.

Quand’egli fu uscito, Gesù disse: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire”.

Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?” Gli rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non poso seguirti ora? Darò la mia vita per te!” Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”.

Riflessione

  • Siamo al terzo giorno della Settimana Santa. I testi del vangelo di questi giorni ci mettono dinanzi a fatti terribili che condurranno alla prigione ed alla condanna di Gesù. I testi non ci espongono solamente le decisioni delle autorità religiose e civili contro Gesù, ma anche i tradimenti e i negoziati dei discepoli che resero possibile la presa di Gesù da parte delle autorità e contribuirono enormemente ad aumentare la sofferenza di Gesù.
  • Giovanni 13,21: L’annuncio del tradimento. Dopo aver lavato i piedi ai discepoli (Gv

13,2-11) ed aver parlato dell’obbligo che abbiamo di lavarci i piedi a vicenda (Gv 13,1216), Gesù si commuove profondamente. E non è da meravigliarsi. Lui stava compiendo quel gesto di servizio e di dono totale di sé, mentre accanto a lui uno dei discepoli stava tramando come tradirlo quella stessa notte. Gesù esprime la sua commozione dicendo:“In verità, in verità vi dico, uno di voi mi tradirà!” Non dice: “Giuda mi tradirà”, ma “uno di voi”. E’ qualcuno del suo circolo di amicizia che lo tradirà. 

  • Giovanni 13,22-25: La reazione dei discepoli. I discepoli si impauriscono. Non si aspettavano questa dichiarazione e cioè che uno di loro sarebbe stato il traditore. Pietro fa segno a Giovanni di chiedere a Gesù chi dei dodici avrebbe commesso il tradimento. Segno questo che non si conoscevano bene tra di loro, non riuscivano a capire chi potesse essere il traditore. Segno, cioè, che l’amicizia tra di loro non aveva raggiunto la stessa trasparenza di Gesù con loro (cf. Gv 15,15). Giovanni si inclinò vicino a Gesù e gli chiese: “Chi è?”
  • Giovanni 13,26-30: Gesù indica Giuda. Gesù dice: è colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò. Prende un pezzo di pane, lo intinge e lo porge a Giuda. Era un gesto comune e normale che i partecipanti ad una cena usavano fare. E Gesù disse a Giuda: “Quello che devi fare, fallo al più presto!” Giuda aveva una borsa comune. Era incaricato di comprare le cose e di dare l’elemosina ai poveri. Per questo, nessuno percepì nulla di speciale nel gesto e nelle parole di Gesù. In questa descrizione dell’annuncio del tradimento c’è l’evocazione del salmo in cui il salmista si lamenta dell’amico che lo tradì: “Perfino il mio amico, in cui avevo fiducia e che mangiava il mio pane, è il primo a tradirmi” (Sal 41,10; cf. Sal 55,13-15). Giuda si rende conto che Gesù era a conoscenza di tutto (Cf. Gv 13,18). Ma pur sapendolo, non torna indietro e mantiene la decisione di tradire il suo Maestro. E’ questo il momento in cui avviene una separazione tra Giuda e Gesù. Giovanni dice che satana entrò in lui. Giuda si alza ed esce. Si mette dalla parte dell’avversario (satana). Giovanni commenta: “Era di notte”. Era oscurità.
  • Giovanni 13,31-33: Comincia la glorificazione di Gesù. E’ come se la storia avesse aspettato questo momento di separazione tra la luce e le tenebre. Satana (l’avversario) e le tenebre entrano in Giuda quando lui decide di eseguire ciò che stava tramando. In quel momento si fece luce in Gesù che dichiara: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito!” Tutto ciò che succederà d’ora in poi è per contagio regressivo. Le grandi decisioni erano già state prese sia da parte di Gesù (Gv 12,27-28) ed ora da parte di Giuda. I fatti si precipitano. E Gesù lo annuncia: “Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire”. Manca poco al passaggio, alla Pasqua.
  • Giovanni 13,34-35: Il comandamento nuovo. Il vangelo di oggi omette questi due versi sul nuovo comandamento dell’amore, e comincia a parlare dell’annuncio della negazione di Pietro.
  • Giovanni 13,36-38: Annuncio della negazione di Pietro. Insieme al tradimento di Giuda, il vangelo parla anche della negazione di Pietro. Sono i due fatti che contribuiscono di più al dolore di Gesù. Pietro dice che è disposto a dare la vita per Gesù. Gesù lo richiama alla realtà: “Tu sei disposto a dare la vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”. Marco aveva scritto: “Prima che il gallo canti due volte, tu mi avrai rinnegato tre volte” (Mc 14,30). Tutti sanno che il gallo canta rapidamente. Quando al mattino il primo gallo comincia a cantare, quasi nello stesso tempo tutti i galli cantano insieme. Pietro è più rapido nella sua negazione che il gallo a cantare.

Per un confronto personale

  • Giuda, l’amico, diventa il traditore. Pietro, l’amico, nega Gesù. Ed io?
  • Mi metto nella situazione di Gesù e penso: come affronta la negazione ed il tradimento, il disprezzo e l’esclusione?

Preghiera finale

Sei tu, Signore, la mia speranza,  la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.

Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,  dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno. (Sal 70)


 

Mercoledì, 13 aprile 2022

Settimana Santa

Preghiera

Padre misericordioso, 

tu hai voluto che il Cristo tuo Figlio  subisse per noi il supplizio della croce  per liberarci dal potere del nemico;  donaci di giungere alla gloria della risurrezione. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 26,14-25

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?” E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?” Ed egli rispose: “Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?” Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?” Gli rispose: “Tu l’hai detto”.

Riflessione

  • Ieri il vangelo parlava del tradimento di Giuda e della negazione di Pietro. Oggi, parla di nuovo del tradimento di Giuda. Nella descrizione della passione di Gesù il vangelo di Matteo, si mette fortemente l’accento sul fallimento dei discepoli. Malgrado aver convissuto tre anni con Gesù, nessuno di loro difende Gesù. Giuda lo tradisce, Pietro lo nega, gli altri fuggono. Matteo racconta tutto ciò non per criticare o per condannare, neppure per scoraggiare i lettori, ma per sottolineare che l’accoglienza e l’amore di Gesù superano la sconfitta ed il fallimento dei discepoli! Questo modo di descrivere l’atteggiamento di Gesù era un aiuto per le Comunità all’epoca di Matteo. A causa delle frequenti persecuzioni, molti si erano scoraggiati ed avevano abbandonato la comunità e si chiedevano: “Sarà possibile ritornare? Dio ci accoglierà e perdonerà?” Matteo risponde suggerendo che noi possiamo rompere il rapporto con Gesù, ma Gesù non lo rompe mai con noi. Il suo amore è più grande della nostra infedeltà. Questo è un messaggio molto importante che cogliamo nel vangelo durante la Settimana Santa.
  • Matteo 26,14-16: La Decisione di Giuda di tradire Gesù. Giuda prese la decisione dopo che Gesù non accettò la critica dei discepoli rispetto alla donna che spreca un profumo carissimo solo per ungere Gesù (Mt 26,6-13). Si recò perfino dai sacerdoti e chiese: “Quanto mi darete se ve lo consegno?” Combinarono la somma di trenta monete d’argento. Matteo evoca le parole del profeta Zaccaria per descrivere il prezzo combinato (Zc 11,12). Allo stesso tempo, il tradimento di Gesù per trenta monete evoca la vendita di Giuseppe da parte dei suoi fratelli, decisa dai compratori per venti monete (Gn 37,28). Evoca anche il prezzo di trenta monete da pagarsi per il ferimento di uno schiavo (Es 21,32).
  • Matteo 26,17-19: La Preparazione della Pasqua. Gesù veniva dalla Galilea. Non aveva casa a Gerusalemme. Passava le notti nell’Orto degli Ulivi (cf. Gv 8,1). Nei giorni di festa della pasqua la popolazione di Gerusalemme si triplicava a causa dell’enorme quantità di pellegrini che venivano da ogni parte. Per Gesù non era facile trovare una grande sala dove celebrare la pasqua insieme ai pellegrini venuti dalla Galilea, come lui. Ordina ai suoi discepoli di trovare una persona nella cui casa lui aveva deciso di celebrare la Pasqua. Il vangelo non offre ulteriori informazioni e lascia che l’immaginazione completi ciò che manca nelle informazioni. Era una persona conosciuta da Gesù? Un parente? Un discepolo? Lungo i secoli, l’immaginazione degli apocrifi seppe completare questa informazione, ma con scarsa credibilità.
  • Matteo 26,20-25: L’annuncio del tradimento di Giuda. Gesù sa che sarà tradito. Malgrado Gesù facesse le cose in segreto, Gesù sapeva. Ma malgrado ciò vuole fraternizzare con il circolo di amici a cui Giuda appartiene. Quando erano tutti riuniti per l’ultima volta, Gesù annuncia chi è il traditore “colui che ha intinto con me la mano nel piatto”. Questo modo di annunciare il tradimento rende ancora più chiaro il contrasto. Per i giudei comunione attorno alla tavola, intingere insieme la mano nello stesso piatto, era la massima espressione di intimità e di fiducia. Matteo suggerisce così che malgrado il tradimento fatto da qualcuno molto amico, l’amore di Gesù è più grande del tradimento!
  • Cosa colpisce nel modo che Matteo ha di descrivere questi fatti. Tra la negazione ed il tradimento c’è l’istituzione dell’Eucaristia (Mt 26,26-29): il tradimento di Giuda, prima (Mt 25,20-25); la negazione di Pietro e la fuga dei discepoli, dopo (Mt 25,30-35). Così lui mette in risalto per tutti noi l’incredibile gratuità dell’amore di Gesù, che supera il tradimento, la negazione e la fuga degli amici. Il suo amore non dipende da ciò che gli altri fanno per lui.

Per un confronto personale

  • Sono capace di essere come Giuda e di negare e tradire Dio, Gesù, gli amici e le amiche?
  • Nella Settimana Santa è importante riservarmi qualche momento per rendermi conto dell’incredibile gratuità dell’amore di Dio per me.

Preghiera finale

Loderò il nome di Dio con il canto,  lo esalterò con azioni di grazie. Vedano gli umili e si rallegrino; 

 

si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,  poiché il Signore ascolta i poveri  e non disprezza i suoi che sono prigionieri. (Sal 68)


 

Giovedì, 14 aprile 2022

Giovedì Santo – Cena del Signore

Lavanda dei piedi 

Giovanni 13,1-15: Li amò sino alla fine.

Preghiera

Iniziamo il nostro incontro con la Parola di Dio lasciando parlare tutta la nostra vita, lasciando che la parola del vangelo di oggi parli a tutta la nostra vita e la rinnovi con la luce dell’esempio che Gesù ci offre. Ci lasciamo guidare da una proposta di preghiera che attingiamo da una raccolta di canti oranti che ha per titolo: «Cuore in festa». «Quando tu parli, Signore, il nulla palpita di vita: le ossa aride diventano persone viventi, il deserto fiorisce… Quando mi accingo a pregarti mi sento arido, non so che dire. Non sono, evidentemente, sintonizzato con la tua volontà, le mie labbra non sono intonate al mio cuore, il mio cuore non si sforza d’intonarsi con il tuo. Rinnova il mio cuore, purifica le mie labbra perché parli con te come vuoi tu, perché parli con gli altri come vuoi tu, perché parli con me stesso, col mio mondo interiore, come vuoi tu». (L.Renna)

Lettura

1Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 2Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose  Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo». 8Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». 9Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!». 10Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti». 11Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi». 12Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto? 13Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. 14Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15Vi ha dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».

Momenti di silenzio orante

In un ascolto amoroso la parola non è necessaria, anche il silenzio parla e comunica amore.

Riflessione

  1. a) Preambolo alla Pasqua di Gesù:

Il brano del vangelo di questo giorno è inserito in un insieme letterario che comprende i capitoli 13-17. L’inizio è costituito dal racconto dell’ultima cena che Gesù condivide con i suoi discepoli, durante la quale compie il gesto della lavanda dei piedi (13,1-30). 

Poi, Gesù intesse un lungo dialogo d’addio con i suoi discepoli (13,31 – 14,31), i capitoli 1517 hanno la funzione di approfondire ulteriormente il precedente discorso del maestro. Immediatamente, segue, l’azione dell’arresto di Gesù (18,1-11). In ogni modo, questi eventi narrati in 13,-17,26 sono collegati sin da 13,1 con la Pasqua di Gesù. 

Interessante è notare quest’ultima annotazione: da 12,1 la Pasqua non viene più denominata come la pasqua dei giudei, ma di Gesù. É lui, d’ora innanzi, l’Agnello di Dio che libererà l’uomo dal suo peccato. Quella di Gesù è una pasqua che mira alla liberazione dell’uomo: un nuovo esodo che permette di passare dalle tenebre alla luce (8,12), e che porterà vita e festa nell’umanità (7,37).

Gesù è consapevole che sta per concludersi il suo cammino verso il Padre e, quindi sta per portare a termine il suo esodo personale e definitivo. Tale passaggio al Padre avviene mediante la croce, momento nodale in cui Gesù consegnerà la sua vita a vantaggio dell’uomo.

Colpisce l’attenzione del lettore nel constatare come l’evangelista Giovanni sappia ben presentare la figura di Gesù nel mentre è consapevole degli ultimi eventi della sua vita e, quindi, della sua missione. Come a ribadire che Gesù non è travolto dagli eventi che minacciano la sua esistenza, ma è pronto a dare la sua vita. In precedenza l’evangelista aveva notato che non era giunta la sua ora; ma ora nel racconto della lavanda dei piedi dice che è consapevole dell’approssimarsi della sua ora. Tale coscienza sta alla base dell’espressione giovannea: «dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (v.1). L’amore per i «suoi», coloro che formano la nuova comunità, è stato evidente mentre era con loro, ma splenderà in modo eminente nella sua morte. Tale amore viene mostrato da Gesù nel gesto della lavanda dei piedi che, nella sua valenza simbolica, mostra l’amore continuo che si esprime nel servizio.  b) Lavanda dei piedi:

Gesù si trova in una cena ordinaria con i suoi. Ha piena coscienza della missione che il Padre gli ha affidato: da lui dipende la salvezza dell’umanità. Con tale consapevolezza vuole mostrare ai «suoi», mediante la lavanda dei piedi, come si porta a compimento l’opera salvifica del Padre e indicare in tale gesto la donazione della sua vita per la salvezza dell’uomo. É volontà di Gesù che l’uomo si salvi e uno struggente desiderio lo guida a dare la sua vita e a consegnarsi. É consapevole che «il Padre aveva posto tutto nelle sua mani» (v.3a), tale espressione lascia intravedere che il Padre lascia a Gesù la completa libertà di azione.

Gesù, inoltre, sa che la sua vera provenienza e la meta del suo itinerario è Dio; sa che la sua morte in croce, espressione massima del suo amore, è l’ultimo momento del suo cammino salvifico. La sua morte è un «esodo»; è l’apice della sua vittoria sulla morte, nel suo donarsi (dare la vita) Gesù ci rivela la presenza di Dio come vita piena ed esente dalla morte.

Con questa piena consapevolezza della sua identità e della sua completa libertà Gesù si accinge a compiere il grande e umile gesto della lavanda dei piedi. Tale gesto d’amore viene descritto con un accumulo di verbi (otto) che rendono la scena coinvolgente e pregna di significato. L’evangelista nel presentare l’ultima azione di Gesù verso i suoi, usa questa figura retorica dell’accumulo dei verbi senza ripetersi perché tale gesto rimanga impresso nel cuore e nella mente dei suoi discepoli e di ogni lettore e perché venga ritenuto un comandamento da non dimenticare. Il gesto compiuto da Gesù intende mostrare che il vero amore si traduce in azione tangibile di servizio. Gesù si spoglia delle sue vesti e si cinge di un grembiule, simbolo del servizio. Più precisamente Gesù che depone le sue vesti è un’espressione che ha la funzione di esprimere il significato del dono della vita. Quale insegnamento Gesù vuole trasmettere ai suoi discepoli con questo gesto? Mostra loro che l’amore si esprime nel servizio, nel dare la vita all’altro come lui ha fatto.

Al tempo di Gesù la lavanda dei piedi era un gesto che esprimeva ospitalità e accoglienza nei confronti degli ospiti. In via ordinaria era svolto da uno schiavo oppure dalla moglie nei confronti della moglie e anche dalle figlie verso il loro padre. Inoltre era consuetudine che tale rito della lavanda dei piedi avvenisse sempre prima di mettersi a mensa e non durante. Tale inciso dell’azione di Gesù intende sottolineare la singolarità del suo gesto.

E così Gesù si mette a lavare i piedi ai suoi discepoli. Il reiterato uso del grembiule con cui Gesù si è cinto sottolinea che l’atteggiamento del servizio è un attributo permanente della persona di Gesù. Difatti quando avrà terminato la lavanda Gesù non si toglie il panno che funge da grembiule. Tale particolare intende sottolineare che il servizio-amore non termina con la sua morte. La minuziosità di tali dettagli mostra l’intento dell’evangelista a voler sottolineare la singolarità e l’importanza del gesto di Gesù. Lavando i piedi dei suoi discepoli Gesù intende mostrare ad essi il suo amore, che è un tutt’uno con quello del Padre (10,30.38). É davvero sconvolgente questa immagine che Gesù ci rivela di Dio: non è un sovrano che risiede esclusivamente nel cielo, ma si presenta come servo dell’umanità per innalzarla a livello divino. Da questo servizio divino scaturisce per la comunità dei credenti quella libertà che nasce dall’amore e che rende tutti i suoi membri «signori» (liberi) perché servi. É come dire che solo la libertà crea vero amore. D’ora in poi il servizio che i credenti renderanno all’uomo avrà come scopo quello di instaurare rapporti tra gli uomini in cui l’uguaglianza e la libertà siano una conseguenza della pratica del servizio reciproco. Gesù con il suo gesto intende mostrare che qualsiasi dominio o tentativo di sopravvento sull’uomo è contrario all’atteggiamento di Dio che, invece, serve l’uomo per elevarlo a sé. Inoltre non ha più senso le pretese di superiorità di un uomo sull’altro, perché la comunità fondata da Gesù non ha caratteristiche piramidali, ma dimensioni orizzontali, in cui ciascuno è a servizio degli altri, sull’esempio di Dio e di Gesù.

In sintesi, il gesto che Gesù compie esprime i seguenti valori: l’amore versi i fratelli chiede di tradursi in accoglienza fraterna, ospitalità, cioè in servizio permanente.  c) Resistenza di Pietro: 

La reazione di Pietro al gesto di Gesù si esprime in atteggiamenti di stupore e protesta. 

Anche nel modo di rapportarsi a Gesù avviene un cambiamento: Pietro lo chiama

«Signore» (13,6). Tale titolo riconosce a Gesù un livello di superiorità che stride con il «lavare» i piedi, un’azione che compete, invece, a un soggetto inferiore. La protesta è energicamente espressa dalle parole: «tu lavi i piedi a me?». Agli occhi di Pietro questo umiliante gesto della lavanda dei piedi è sembrato come un inversione dei valori che regolano le relazioni tra Gesù e gli uomini: il primo è il Messia, Pietro è un suddito. 

Pietro disapprova l’uguaglianza che Gesù vuole creare tra gli uomini.

A tale incomprensione Gesù risponde invitando Pietro ad accogliere il senso del lavargli i piedi come una testimonianza del suo affetto verso di lui. Più precisamente gli vuole offrire una prova concreta di come lui e il Padre lo ama.

Ma la reazione Pietro non desiste: rifiuta categoricamente che Gesù si metta ai suoi piedi. Per Pietro ognuno deve ricoprire il suo ruolo, non è possibile una comunità o una società basata sull’uguaglianza. Non è accettabile che Gesù abbandoni la sua posizione di superiorità per rendersi uguale ai suoi discepoli. Tale idea del Maestro disorienta Pietro e lo porta a protestare. Non accettando il servizio d’amore del suo Maestro, non accetta, neanche che muoia in croce per lui (12,34;13,37). É, come dire, che Pietro è lontano dalla comprensione di cosa sia il vero amore, e tale ostacolo è di impedimento perché Gesù glielo mostri con l’azione.

Intanto se Pietro non è disposto a condividere la dinamica dell’amore che si manifesta nel servizio reciproco non può condividere l’amicizia con Gesù e rischia, davvero, di autoescludersi.

Inseguito all’ammonimento di Gesù «Se non ti laverò, non avrai parte con me» (v.8), Pietro aderisce alle minacciose parole del Maestro, ma senza, però, accettare il significato profondo dell’azione di Gesù. Si mostra aperto disposto a farsi lavare da Gesù, non solo i piedi, ma, anche le mani e la testa. Sembra che a Pietro sia più facile accettare il gesto di Gesù come un’azione di purificazione o abluzione piuttosto che come servizio. Ma Gesù gli risponde che i discepoli sono diventati puri («puliti») nel momento in cui hanno accettato di lasciarsi guidare dalla Parola del Maestro, rifiutando quella del mondo. Pietro e i discepoli non hanno più bisogno del rito giudaico della purificazione ma di lasciarsi lavare i piedi da Gesù; ovvero di lasciarsi amare da lui, conferendo loro dignità e libertà. d) Il memoriale dell’amore: 

Al termine della lavanda dei piedi Gesù intende dare alla sua azione una validità permanente per la sua comunità e nello stesso tempo lasciare ad essa un memoriale o comandamento che dovrà regolare per sempre le relazioni fraterne.

Gesù è il Signore, non nella dimensione del dominio, ma in quanto comunica l’amore del Padre (il suo Spirito) che ci rende figli di Dio e idonei a imitare Gesù che liberamente dona l’amore ai suoi. Tale atteggiamento interiore Gesù ha inteso comunicarlo ai suoi, un amore che non esclude nessuno, neppure Giuda che sta per tradirlo. Quindi se i discepoli lo chiamano signore, devono imitarlo; se lo considerano maestro devono ascoltarlo. 

  1. e) Alcune domande per meditare:
  • si alzò da tavola: come vivi l’eucaristia? In modo sedentario o ti lasci sollecitare all’azione dal fuoco dell’amore che ricevi? Corri il pericolo che l’eucaristia a cui partecipi si smarrisca nel narcisismo contemplativo, senza approdare all’impegno di solidarietà e condivisione? Il tuo impegno per la giustizia, per i poveri parte dalla consuetudine d’incontrare Cristo nell’eucaristia, dalla familiarità con lui?
  • depose le vesti: quando dall’eucaristia passi alla vita sai deporre le vesti del tornaconto, del calcolo, dell’interesse personale per lasciarti guidare da un amore autentico verso gli altri? Oppure dopo l’eucaristia non sei capace di deporre le vesti del dominio e dell’arroganza per indossare quelle della semplicità, della povertà?
  • si cinse un asciugatoio: è l’immagine della «chiesa del grembiule». Nella vita della tua famiglia, della tua comunità ecclesiale percorri la strada del servizio, della condivisione? Sei coinvolto direttamente nel servizio ai poveri e agli ultimi? Sai scorgere il volto di Cristo che chiede di essere servito, amato nei poveri?

Preghiera finale

  1. a) Salmo 116 (114-115), 12-13;15-16bc; 17-18

Il salmista che si trova nel tempio e alla presenza dell’assemblea liturgica scioglie il suo sacrificio di ringraziamento. Voltaire che nutriva una particolare predilezione per il v.12 così si esprimeva: «Che cosa posso offrire al Signore per i doni che mi ha elargito?».

 

Che cosa renderò al Signore  per quanto mi ha dato?

Alzerò il calice della salvezza  e invocherò il nome del Signore. 

 

Preziosa agli occhi del Signore  è la morte dei suoi fedeli.

Io sono tuo servo, figlio della tua ancella;  hai spezzato le mie catene.

 

A te offrirò sacrifici di lode  e invocherò il nome del Signore. Adempirò i miei voti al Signore  davanti a tutto il popolo. b) Preghiera finale: 

Affascinato dal modo con cui Gesù esprime il suo amore verso i suoi Origene così prega: Gesù, vieni, ho i piedi sporchi. Per me fatti servo, versa l’acqua nel bacile;  vieni, lavami i piedi.

Lo so, è temerario quel che ti dico,  ma temo la minaccia delle tue parole: 

«Se non ti laverò,  non avrai parte con me». Lavami dunque i piedi,  perché abbia parte con te. 

(Omelia 5 su Isaia) 

 

E San Ambrogio preso da un desiderio ardente di corrispondere all’amore di Gesù, così si esprime: 

 

O mio signore Gesù,  lasciami lavare i tuoi sacri piedi;  te li sei sporcati da quando cammini nella mia anima… Ma dove prenderò l’acqua della fonte  per lavarti i piedi? In mancanza di essa  mi restano gli occhi per piangere: 

bagnando i tuoi piedi con le mie lacrime,  fa che io stesso rimanga purificato. 

(Trattato sulla penitenza)


 

Venerdì, 15 aprile 2022

Passione del Signore

La Passione di Gesù secondo Giovanni  Giovanni 18,1 – 19,42

Raccogliamoci in preghiera – Statio

Vieni, tu refrigerio,  delizia e nutrimento delle anime nostre. Vieni, e togli tutto quello che è di mio,  e infondi in me solo quello che è tuo.

Vieni, tu che sei nutrimento d’ogni casto pensiero,  circolo d’ogni clemenza e cumulo d’ogni purità. Vieni e consuma in me tutto quello che è cagione  che io non possa essere consumata da te. Vieni, o Spirito, 

che sei sempre col Padre e con lo Sposo,  e riposati sopra le spose dello Sposo.

(S. Maria Maddalena de’ Pazzi, O.Carm., in La Probatione ii, 193-194.)

Lettura orante della Parola – Lectio

Dal Vangelo secondo Giovanni

1Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli. 3Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi. 4Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse

«Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano». 9Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: « Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato ».10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».

Gesù davanti ad Anna e a Caifa. Rinnegamenti di Pietro

12Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno. 14Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo». 15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». 

Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava. 19Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. 25Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

Gesù davanti a Pilato

28Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». 30Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. 33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?». 35Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. 39Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

Capitolo 19: 1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. 4Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio». 8All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura 9ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».11Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».

La condanna a morte

12Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». 13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. 

Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare». 16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

La crocifissione

17Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. 19Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». 22Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

La divisione dei vestiti

23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte.

Gesù e sua madre

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

La morte di Gesù

28Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: « Ho sete ». 29Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.

Il colpo di lancia

31Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dá testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

La sepoltura

38Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.

Ruminare la Parola – Meditatio

Chiave di lettura:

  • Gesù padrone della sua sorte

Vorrei proporvi di raccoglierci con lo spirito di Maria, sotto la croce di Gesù. Lei, donna forte che ha colto tutto il significato di questo evento della passione e morte del Signore, ci aiuterà a volgere uno sguardo contemplativo sul crocifisso (Gv 19, 25–27). Ci troviamo nel capitolo 19 del vangelo di Giovanni, che apre con la scena della flagellazione e la coronazione di spine. Pilato presenta Gesù ai sommi sacerdoti e alle guardie: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei” che gridano la sua morte in croce (Gv 19, 6). Comincia così per Gesù il cammino della croce verso il Gòlgota, dove sarà crocifisso. Nel racconto della Passione secondo Giovanni, Gesù si rivela padrone di se stesso, controllando così tutto quello che gli succede. Il testo giovanneo abbonda di frasi che indicano a questa realtà teologica, di Gesù che offre la sua vita. Gli eventi della passione lui le subisce attivamente non passivamente. Portiamo qui solo alcuni esempi facendo enfasi su alcune frasi e parole. Il lettore ne può trovare altri: Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere,si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero: “Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. 

Vi era là con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero: “Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato”. (Gv 18, 4-9) “Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora” (Gv 19, 5), A Pilato dice: “Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto.” (Gv 19, 11).

Anche sulla croce Gesù prende parte attiva alla sua morte, non si lascia uccidere come i ladroni ai quali vengono spezzate le gambe (Gv 19, 31-33), ma consegna il suo spirito (Gv 19, 30). Molto importanti i dettagli portati dall’evangelista: “Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”.” (Gv 19, 26-27). Queste parole semplici di Gesù portano il peso della rivelazione, parole con le quali, egli ci rivela la sua volontà: “ecco tuo figlio (v. 26); “ecco tua madre” (v. 27). Parole che ci rimandano a quelle pronunciate da Pilato sul litostrotos: “Ecco l’uomo” (Gv 19, 5). Qui Gesù, dalla croce, suo trono, rivela la sua volontà e il suo amore per noi. Egli è l’agnello di Dio, il pastore che da la sua vita per le pecorelle. In quel momento, presso la croce, egli partorisce la Chiesa, rappresentata da Maria, sua sorella, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala con il discepolo amato (Gv 19, 25). 

  • Discepoli amati e fedeli Il quarto vangelo specifica che questi discepoli “stavano presso la croce” (Gv 19, 25-26). Un dettaglio questo di significato profondo. Solo il quarto vangelo ci racconta che queste cinque persone stavano presso la croce. Gli altri evanġelisti non specificano.

Luca per esempio, racconta che tutti quelli che lo conobbero seguivano tutto da lontano (Lc 23, 49). Pure Matteo riporta che molte donne seguivano da lontano questi eventi. 

Queste donne, avevano seguito Gesù fin dalla Galilea e lo servivano. Ma adesso lo seguivano da lontano (Mt 27, 55–56). Marco come pure Matteo ci offre i nomi di quelli che seguivano la morte di Gesù da lontano. (Mc 15, 40-41). Solo il quarto vangelo perciò, specifica che la madre di Gesù con le altre donne e il discepolo amato “stavano presso la croce”. Stavano li, come servi al loro re. Sono coraggiosamente presenti nel momento in cui Gesù dichiara che ormai “tutto è compiuto” (Gv 19, 30). La madre di Gesù è presente all’ora che finalmente “è giunta”. Quell’ora preannunziata nelle nozze di Cana (Gv 2, 1ss). Il quarto vangelo aveva notato anche in quel momento che “la madre di Gesù era là” (Gv 2, 1). Perciò colui che rimane fedele al Signore nella sua sorte, egli è il discepolo amato. L’evangelista lascia in anonimato questo discepolo così ciascuno di noi potrà rispecchiarsi in lui che ha conosciuto i misteri del Signore, appoggiando il capo sul petto di Gesù durante l’ultima cena (Gv 13, 25).

Domande e suggerimenti per orientare la meditazione e l’attualizzazione

  • Leggi un’altra volta il brano del vangelo, e trova nella Bibbia tutti i testi citati nella chiave di lettura. Cerca di trovarne altri testi paralleli che ti aiutino a penetrare a fondo il testo in meditazione.
  • Con il tuo spirito, aiutato dalla lettura orante del racconto giovanneo, visita i luoghi della Passione, fermati sul Calvario per cogliere con Maria e il discepolo amato l’evento della Passione.
  • Che cosa ti colpisce di più?
  • Quali sentimenti suscita in te questo racconto della Passione?
  • Che significato ha per te il fatto che Gesù subisce attivamente la sua passione?

Oratio

O Sapienza Eterna, o Bontà Infinita, Verità Ineffabile, scrutatore dei cuori, Dio Eterno, donaci di capire, tu che puoi, sai e vuoi! O Amoroso e Svenato Agnello, Cristo crocifisso, che fa che si adempisca in noi quel che tu dicesti: “Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). O lume indeficiente, del qual procedono tutti i lumi! O luce, per la quale fu fatto la luce, senza la quale ogni cosa è tenebre, con la quale ogni cosa è luce. Illumina, illumina, che illumina! E fa penetrare la volontà tutta a tutti gli autori e cooperatori che hai eletti in tal opera di rinnovazione.  Gesù, Gesù amore, Gesù, trasformaci e conformaci a te. Increata Sapienza, Verbo

Eterno, dolce Verità, tranquillo Amore, Gesù, Gesù Amor! (S. Maria Maddalena de’ Pazzi, O.Carm., in La Renovatione della Chiesa, 90-91.)

Contemplatio

Ripeti spesso, con calma queste parole di Gesù, associati a Gesù nella offerta di te stesso: 

“Padre nelle tue mani consegno il mio Spirito”


 

Domenica, 17 aprile 2022

Domenica di Pasqua “Risurrezione del Signore”

Vedere nella notte e credere per l’amore 

Giovanni 20, 1-9

Invochiamo lo Spirito santo

Signore Gesù Cristo, oggi la tua luce splende in noi, fonte di vita e di gioia! Donaci il tuo Spirito d’amore e di verità, perché, come Maria Maddalena, Pietro e Giovanni, sappiamo anche noi scoprire e interpretare alla luce della Parola i segni della tua vita divina presenti nel nostro mondo e accoglierli nella fede per vivere sempre nella gioia della tua presenza accanto a noi, anche quando tutto sembra avvolto dalle tenebre della tristezza e del male.

Il Vangelo

  1. a) Una chiave di lettura:

Per l’evangelista Giovanni, la resurrezione di Gesù è il momento decisivo del processo della sua glorificazione, con un nesso inscindibile con la prima fase di tale glorificazione, cioè con la passione e morte.

L’evento della resurrezione non è descritto con i particolari spettacolari e apocalittici dei vangeli sinottici: per Giovanni la vita del Risorto è una realtà che si impone senza chiasso e si fa avanti in silenzio, nella potenza discreta e irresistibile dello Spirito.

Il fatto della fede dei discepoli si annuncia “quando era ancora buio” e s’inizia mediante la visione di segni materiali che rimandano alla Parola di Dio.

Gesù è il grande protagonista della narrazione, ma non compare mai di persona. b) Il testo: 

1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!” 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

  1. c) Suddivisione del testo, per comprenderlo meglio:

vers. 1: l’introduzione, un antefatto che tratteggia la situazione;  vers. 2: la reazione di Maria e il primo annuncio del fatto appena scoperto;  verss. 3-5: la reazione immediata dei discepoli e la relazione che intercorre fra loro;  verss. 6-7: constatazione del fatto annunziato da Maria; verss. 

8-9: la fede dell’altro discepolo e la relazione di essa con la sacra Scrittura.

Uno spazio di silenzio interno ed esterno

per aprire il cuore e dare spazio dentro di me alla Parola di Dio: 

  • Rileggo lentamente l’intero brano;
  • Sono anch’io in quel giardino: il sepolcro vuoto è davanti ai miei occhi;
  • Lascio riecheggiare dentro di me le parole di Maria di Magdala;
  • Corro anch’io con lei, Pietro e l’altro discepolo;
  • Mi lascio immergere nello stupore gioioso della fede in Gesù risorto, anche se, come loro, non lo vedo con i miei occhi di carne.

La Parola che ci è donata

  • Il capitolo 20 di Giovanni: è un testo abbastanza frammentario, in cui risulta evidente che il redattore è intervenuto più volte per evidenziare alcuni temi e per unire i vari testi ricevuti dalle fonti precedenti, almeno tre racconti. * Nel giorno dopo il sabato: è “il primo giorno della settimana” ed eredita in ambito cristiano la grande sacralità del sabato ebraico. Per i Cristiani è il primo giorno della nuova settimana, l’ inizio del nuovo tempo, il giorno memoriale della resurrezione, chiamato “giorno del Signore” (dies Domini, domenica). L’evangelista adotta qui e al vers. 19 un’espressione che è già tradizionale per i Cristiani (es.: Mc 16, 2 e 9; At 20, 7) ed è più antica di quella divenuta in seguito caratteristica della prima evangelizzazione: “il terzo giorno” (es.: Lc 24, 7 e 46; At 10, 40;1Cor 15, 4).
  • Maria di Magdala: è la stessa donna già presente ai piedi della croce con altre (19, 25). Qui sembrerebbe sola, ma la frase del vers. 2 (“non sappiamo”) rivela che il racconto originario, sul quale l’evangelista ha lavorato, narrava di più donne, al pari degli altri vangeli (cfr Mc 16, 1-3; Mt 28, 1; Lc 23, 55-24, 1). Diversamente rispetto ai sinottici (cfr Mc 16, 1; Lc 24, 1), inoltre, non si specifica il motivo della sua visita al sepolcro, visto che è stato riferito che le operazioni di sepoltura erano state già completate (19, 40); forse, l’unica cosa che manca è il lamento funebre (cfr Mc 5, 38). Comunque, il quarto evangelista riduce al minimo la narrazione della scoperta del sepolcro vuoto, per puntare l’attenzione dei lettori sul resto.
  • Di buon mattino, quando era ancora buio: Marco (16, 2) parla in modo diverso, ma da entrambi si comprende che si tratta delle primissime ore del mattino, quando la luce è molto tenue e ancora livida. Forse Giovanni sottolinea la mancanza di luce per evidenziare il contrasto simbolico fra tenebre-mancanza di fede eluce–accoglienza del vangelo della resurrezione.
  • La pietra era stata ribaltata dal sepolcro: la parola greca è generica: la pietra era stata “tolta” o “rimossa” (diversamente: Mc16, 3-4). Il verbo “togliere” ci rimanda a Gv 1, 29: il Battista indica Gesù come “l’Agnello che toglie il peccato del mondo”. Forse l’evangelista vuole richiamare il fatto che questa pietra “tolta”, sbalzata via dal sepolcro è il segno materiale che la morte e il peccato sono stati “tolti” dalla resurrezione di Gesù?
  • Corse allora e andò da Pietro e dall’altro discepolo: la Maddalena corre da coloro che condividono con lei l’amore per Gesù e la sofferenza per la sua morte atroce, ora accresciuta da questa scoperta. Si reca da loro, forse perché erano gli unici che non erano fuggiti con gli altri e si erano tenuti in contatto fra loro (cfr 19, 15 e 26-27). Vuole almeno condividere con loro l’ulteriore dolore per l’oltraggio al cadavere. Notiamo come Pietro, il “discepolo amato” e Maddalena si caratterizzino per l’amore speciale che li lega a Gesù: è proprio l’amore, specie se ricambiato, che rende capaci di intuire la presenza della persona amata.
  • L’altro discepolo, quello che Gesù amava: è un personaggio che compare solo in questo vangelo e solo a partire dal cap. 13, quando mostra una grande intimità con Gesù e anche una profonda intesa con Pietro (13, 23-25). Compare in tutti i momenti decisivi della passione e della resurrezione di Gesù, ma rimane anonimo e sulla sua identità sono state fatte ipotesi abbastanza varie. Probabilmente si tratta del discepolo anonimo del Battista che segue Gesù assieme ad Andrea (1, 35.40). Poiché il quarto vangelo non parla mai dell’apostolo Giovanni e considerando che questo vangelo riporta spesso particolari evidentemente risalenti a un testimone oculare, il “discepolo” è stato identificato con l’apostolo Giovanni. Il quarto vangelo gli è stato sempre attribuito, anche se egli non l’ha composto materialmente, bensì è all’origine della tradizione particolare cui risale questo vangelo e gli altri scritti attribuiti a Giovanni. Ciò spiega anche come egli sia un personaggio alquanto idealizzato. “Quello che Gesù amava”: è evidentemente un’aggiunta dovuta non all’apostolo, che non avrebbe osato vantare tanta confidenza col Signore, ma ai suoi discepoli, che hanno scritto materialmente il vangelo e hanno coniato quest’espressione riflettendo sull’evidente amore privilegiato che intercorre fra Gesù e questo discepolo (cfr 13, 25; 21, 4. 7). Laddove si usa l’espressione più semplice, “l’altro discepolo” o “il discepolo”, è mancata, dunque, l’aggiunta dei redattori.
  • Hanno portato via il Signore dal sepolcro: queste parole, che ricorrono anche in seguito: vers. 13 e 15, rivelano che Maria teme uno dei furti di cadavere che avvenivano spesso all’ epoca, tanto da costringere l’imperatore romano a emanare severi decreti per arginare il fenomeno. A questa stessa possibilità ricorrono, in Matteo (28, 11-15), i capi dei sacerdoti per diffondere discredito sull’evento della resurrezione di Gesù ed, eventualmente, giustificare il mancato intervento dei soldati posti a guardia del sepolcro. * Il Signore: il titolo di “Signore” implica il riconoscimento della divinità ed evoca l’onnipotenza divina. Era, perciò, utilizzato dai Cristiani per Gesù risorto. Il quarto evangelista, infatti, lo riserva ai soli racconti pasquali (anche in 20, 13).
  • Non sappiamo dove l’hanno posto: la frase rimanda a quanto successe a Mosè, il cui luogo di sepoltura era sconosciuto (Dt 34, 10). Un altro probabile rimando implicito è alle stesse parole di Gesù sull’impossibilità di conoscere il luogo dove si sarebbe recato (7, 11. 22; 8, 14. 28. 42; 13, 33; 14, 1-5; 16, 5).
  • Correvano insieme … ma l’altro … giunse per primo … ma non entrò: La corsa rivela l’ansia che vivono questi discepoli. Il fermarsi dell’ “altro discepolo” è più che un gesto di cortesia o di rispetto verso un anziano: è il riconoscimento tacito e pacifico, nella sua semplicità, della preminenza di Pietro all’interno del gruppo apostolico, sebbene questa non vada enfatizzata. È, dunque, un segno di comunione. Questo gesto potrebbe anche essere un artificio letterario per spostare l’evento della fede nella resurrezione al momento successivo e culminante del racconto.
  • Le bende per terra e il sudario … piegato in un luogo a parte: già l’altro discepolo, pur senza entrare,ne aveva visto qualcosa. Pietro, varcando la soglia del sepolcro, scopre la prova che non vi era stato alcun furto del cadavere: nessun ladro avrebbe perso tempo a sbendare il cadavere, distendere ordinatamente le fasce e il lenzuolo (per terra potrebbe essere tradotto meglio con “stese” o “adagiate sul piano”) e anche arrotolare a parte il sudario! L’operazione sarebbe stata complicata anche dal fatto che gli olii con cui era stato unto quel corpo (specialmente la mirra) agivano quasi come un collante, facendo aderire perfettamente e saldamente il lenzuolo al corpo, quasi come avveniva per le mummie. Il sudario, inoltre, è piegato; il verbo greco può voler dire anche “arrotolato”, oppure indicare che quel drappo di stoffa leggera aveva conservato in gran parte le forme del volto sul quale era stato posto, quasi come una maschera mortuaria. Le bende sono le stesse citate in Gv 19, 40. Nel sepolcro, tutto risulta in ordine, anche se manca il corpo di Gesù e Pietro riesce a vedere bene all’interno , perché il giorno sta salendo. A differenza di Lazzaro (11, 44), dunque, il Cristo è risorto abbandonando del tutto il proprio corredo funerario: i commentatori antichi fanno notare che, infatti, Lazzaro dovette poi usare quelle bende per la propria definitiva sepoltura, mentre il Cristo non aveva più alcun bisogno di esse, non dovendo mai più morire (cfr Rm 6, 9).
  • Pietro … vide … l’altro discepolo … vide e credette: anche Maria, all’inizio del racconto, aveva “visto”. Nonostante la versione italiana traduca tutto con lo stesso verbo, il testo originale ne usa tre diversi (theorein per Pietro; blepein per l’altro discepolo e Maddalena; idein, qui, per l’altro discepolo), lasciandoci intendere un accrescimento della profondità spirituale di questo “vedere” che, infatti, culmina con la fede dell’altro discepolo.

Il discepolo anonimo, di certo, non ha visto nulla di diverso da quanto aveva già osservato Pietro; forse, egli interpreta ciò che vede diversamente dagli altri anche per la particolare sintonia d’amore che aveva avuto con Gesù (l’esperienza di Tommaso è emblematica: 29, 24-29). Tuttavia, come indicato dal tempo del verbo greco, la sua è una fede ancora solo iniziale, tanto che egli non trova il modo di condividerla con Maria o Pietro o qualcun altro dei discepoli (non vi si accenna più in seguito).

Per il quarto evangelista, tuttavia, il binomio “vedere e credere” è molto significativo ed è riferito esclusivamente alla fede nella resurrezione del Signore (cfr 20, 29), perché era impossibile credere davvero prima che il Signore fosse morto e risorto (cfr 14, 25-26; 16, 12-15). Il binomio visione – fede, quindi, caratterizza tutto questo capitolo e “il discepolo amato” è presentato come un modello di fede che riesce a comprendere la verità di Dio attraverso gli avvenimenti materiali (cfr anche 21, 7). 

  • Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura: si riferisce evidentemente a tutti gli altri discepoli. Anche per coloro che avevano vissuto accanto a Gesù, dunque, è stato difficile credere in Lui e per loro, come per noi, l’unica porta che ci permette di varcare la soglia della fede autentica è la conoscenza della Scrittura (cfr Lc 24, 26-27; 1Cor 15, 34; At 2, 27-31) alla luce dei fatti della resurrezione.

Alcune domande per orientare la riflessione e l’attuazione

  1. Cosa vuol dire concretamente, per noi, “credere in Gesù il Risorto”? Quali difficoltà incontriamo? La resurrezione riguarda solo Gesù o è veramente il fondamento della nostra fede?
  2. Il rapporto che vediamo fra Pietro, l’altro discepolo e Maria di Magdala è

evidentemente di grande comunione attorno a Gesù. In quali persone, realtà, istituzioni oggi ritroviamo la stessa intesa d’amore e la stessa “comune unione” fondata su Gesù? 

Dove riusciamo a leggere i segni concreti del grande amore per il Signore e per i “suoi” che mosse tutti i discepoli? 

  1. Quando osserviamo la nostra vita e la realtà che ci circonda a breve e a lungo raggio abbiamo lo sguardo di Pietro (vede i fatti, ma rimane fermo ad essi: alla morte e sepoltura di Gesù) oppure quello dell’altro discepolo (vede i fatti e scopre in essi i segni della vita nuova)?

Preghiamo invocando grazia e lodando Dio

con un inno tratto dalla lettera di Paolo agli Efesini (parafrasi di 1, 17-23).

 

Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria,  ci dia uno spirito di sapienza e di rivelazione  per una più profonda conoscenza di lui.

Possa egli davvero illuminare gli occhi della nostra mente  per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati,  quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi  e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza  verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza  che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti  e lo fece sedere alla sua destra nei cieli, 

al di sopra di ogni principato e autorità,  di ogni potenza e dominazione  e di ogni altro nome che si possa nominare  non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro. Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi 

e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa,  la quale è il suo corpo,  la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.

Orazione Finale

Il contesto liturgico non è indifferente per pregare questo Vangelo e l’evento della resurrezione di Gesù, attorno al quale ruota tutta la nostra fede e vita cristiana. La sequenza che caratterizza la liturgia eucaristica di questo giorno e della settimana che segue (l’ “ottava”) ci guida nel lodare il Padre e il Signore Gesù: 

 

Alla vittima pasquale  s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il suo gregge,  l’Innocente ha riconciliato  noi peccatori col Padre. Morte e Vita si sono affrontate  In un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora – vivo – trionfa.  “Raccontaci, Maria,  che hai visto sulla via?”  “La tomba del Cristo vivente,  la gloria del Cristo risorto  e gli angeli suoi testimoni,  il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto  e vi precede in Galilea”.

Sì, ne siamo certi: 

Cristo è davvero risorto. Tu, Re vittorioso,  portaci la tua salvezza.

 

La nostra preghiera può anche concludersi con questa vibrante invocazione di un poeta contemporaneo, Marco Guzzi: 

 

Amore, Amore, Amore!

Voglio sentire, vivere ed esprimere tutto questo Amore  che è impegno gioioso nel mondo  e contatto felice con gli altri. Solo tu mi liberi, solo tu mi sciogli. E i ghiacci scendono a irrigare  La valle più verde del creato.


 

Lunedì, 18 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che fai crescere la tua Chiesa,  donandole sempre nuovi figli, 

concedi ai tuoi fedeli di esprimere nella vita  il sacramento che hanno ricevuto nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 28,8-15

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”. Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

Riflessione

  • Pasqua! Il vangelo di oggi descrive l’esperienza di risurrezione delle discepole di Gesù. All’inizio del suo vangelo, nel presentare Gesù, Matteo aveva detto che Gesù è l’Emanuel, Dio con noi (Mt 1,23). Ora, alla fine, comunica ed aumenta la stessa certezza di fede, poiché proclama che Gesù è risorto (Mt 28,6) e che starà con noi sempre, fino alla fine dei tempi! (Mt 28,20). Nelle contraddizioni della vita, questa verità è molte volte contestata. Non mancano le opposizioni. I nemici, i capi dei giudei, si difesero contro la Buona Novella della risurrezione e mandarono a dire che il corpo era stato rubato dai discepoli (Mt 28,11-13). Tutto ciò succede anche oggi. Da un lato, lo sforzo di molte persone per vivere e testimoniare la risurrezione. Dall’altro, tanta gente cattiva che combatte la risurrezione e la vita.
  • Nel vangelo di Matteo, la verità della risurrezione di Gesù è raccontata attraverso un linguaggio simbolico, che rivela il senso nascosto degli avvenimenti. Matteo parla di scosse di terremoto, di fulmini e di angeli che annunciano la vittoria di Gesù sulla morte (Mt 28,2-4). E’ un linguaggio apocalittico, molto comune in quel tempo, per annunciare che finalmente il mondo era stato trasformato dalla potenza di Dio! Si compiva la speranza dei poveri che riaffermavano la loro fede: “Lui è vivo, in mezzo a noi!”
  • Matteo 28,8: L’allegria della Risurrezione vince la paura. Al mattino di domenica, il primo giorno della settimana, due donne si recano al sepolcro, Maria Maddalena e Maria di Giacomo, chiamata l’altra Maria. Improvvisamente la terra trema ed un angelo appare come un fulmine. Le guardie che stavano vigilando il tumulo svennero. Le donne si impaurirono, ma l’angelo le incoraggiò, annunciando la vittoria di Gesù sulla morte e mandandole a riunire i discepoli di Gesù in Galilea. E in Galilea potettero vederlo di nuovo. Lì cominciò tutto, lì avvenne la grande rivelazione del Risorto. L’allegria della risurrezione comincia a superare la paura. Si inizia così l’annuncio della vita e della risurrezione.

 

Matteo 28,9-10: Gesù appare alle donne. Le donne escono di corsa. In loro c’è un misto di paura e di gioia. Sentimenti tipici di coloro che fanno una profonda esperienza del Mistero di Dio. Improvvisamente, Gesù stesso va incontro a loro e dice: “Rallegratevi!” E loro si prostrarono ed adorarono. E’ l’atteggiamento di colui che crede ed accoglie la presenza di Dio, anche se sorprende e supera la capacità umana di comprensione. Ora Gesù stesso ordina di riunire i fratelli in Galilea: “Non abbiate paura. Andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”. 

  • Matteo 28,11-15: L’astuzia dei nemici della Buona Novella. La stessa opposizione che Gesù ha avuto in vita, spunta ora dopo la sua risurrezione. I capi dei sacerdoti si riuniscono e danno denaro alle guardie. Loro devono spargere la notizia che i discepoli hanno rubato il corpo di Gesù per evitare così quanto si dice della risurrezione. I capi non accettano la Buona Novella della Risurrezione. Preferiscono credere che si tratta di un’invenzione da parte dei discepoli e delle discepole di Gesù.

Il significato della testimonianza delle donne. La presenza delle donne alla morte, alla sepoltura e alla risurrezione di Gesù è significativa. Loro sono testimoni della morte di Gesù (Mt 27,54-56). Nel momento della sepoltura, rimangono sedute dinanzi al sepolcro e quindi possono rendere testimonianza del luogo dove Gesù fu sepolto (Mt 27,61). Ora, al mattino di domenica, loro sono lì di nuovo. Sanno che quel sepolcro vuoto è veramente il sepolcro di Gesù! La profonda esperienza di morte e di risurrezione che loro hanno fatto ha trasformato le loro vite. Loro stesse diventano testimoni qualificati della risurrezione nelle Comunità cristiane. Per questo ricevono l’ordine di annunciare: “Gesù è vivo! Risuscitò!”

Per un confronto personale

  • Qual è l’esperienza di resurrezione che ho nella mia vita? C’è in me qualche forza che cerca di combattere l’esperienza della risurrezione? Come reagisco?
  • Qual è oggi la missione della nostra comunità di noi discepoli e discepole di Gesù? Da dove possiamo trarre forza e coraggio per adempiere la nostra missione?

Preghiera finale

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;  anche di notte il mio cuore mi istruisce. Io pongo sempre innanzi a me il Signore,  sta alla mia destra, non posso vacillare. (Sal 15)


 

Martedì, 19 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che nei sacramenti pasquali  hai dato al tuo popolo la salvezza,  effondi su di noi l’abbondanza dei tuoi doni,  perché raggiungiamo il bene della perfetta libertà  e abbiamo in cielo quella gioia 

che ora pregustiamo sulla terra. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo  secondo Giovanni 20,11-18

In quel tempo, Maria stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.

Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!” Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.

Maria di Magdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi descrive l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena. La morte del suo grande amico spinge Maria a perdere il senso della vita. Ma non si arrende nella ricerca. Si reca al sepolcro per incontrare di nuovo colui che la morte le ha rapito. Ci sono momenti nella vita in cui tutto si sgretola. Sembra che sia finito tutto. Morte, disastri, dolori, delusioni, tradimenti! Tante cose che possono farci mancare la terra sotto i piedi e che possono spingerci verso una crisi profonda. Ma avvengono anche altre cose. Per esempio che, improvvisamente, incontriamo di nuovo un amico, un’amica e ciò può ridarci speranza e può farci scoprire che l’amore è più forte della morte e della sconfitta.
  • Il Capitolo 20 di Giovanni, oltre all’apparizione di Gesù alla Maddalena, parla di diversi episodi che rivelano la ricchezza, indicano la ricchezza dell’esperienza della risurrezione: (a) del discepolo amato e di Pietro (Gv 20,1-10); (b) di Maria Maddalena (Gv 20,11-18); (c) della comunità dei discepoli (Gv 20,19-23) e (d) dell’apostolo Tommaso (Gv 20,24-29). Lo scopo della redazione del Vangelo è quello di condurre le persone a credere in Gesù, e credendo in lui, ad avere vita (Gv 20,30-31).
  • Nel modo di descrivere l’apparizione di Gesù a Maria Maddalena si scorgono le tappe del cammino che lei dovette fare, dalla ricerca dolorosa fino al nuovo incontro di Pasqua. Queste sono anche le tappe per cui dobbiamo passare tutti noi, lungo la vita, alla ricerca di Dio e vivendo il Vangelo.
  • Giovanni 20,11-13: Maria Maddalena piange, ma cerca. C’era un’amore molto forte tra Gesù e Maria Maddalena. Lei era una delle poche persone che ebbero il coraggio di restare con Gesù fino al momento della sua morte in croce. Dopo il riposo obbligatorio del sabato, lei ritorna al sepolcro per stare nel luogo dove aveva incontrato l’Amato per l’ultima volta. Ma, sorprendentemente, il sepolcro è vuoto! Gli angeli le chiedono: “Donna, perché piangi?” e la sua risposta è: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto!” Maria Maddalena cercava Gesù, quel Gesù che lei aveva conosciuto durante tre anni.

Giovanni 20,14-15: Maria Maddalena parla con Gesù senza riconoscerlo. I discepoli di Emmaus videro Gesù ma non lo riconobbero. Lo stesso succede a Maria Maddalena. Lei vede Gesù, ma non lo riconosce. Pensa che sia l’ortolano. E come hanno fatto gli angeli, anche Gesù chiede: “Perché piangi?” Ed aggiunge: “Chi cerchi?” Risposta: “Se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai messo e io andrò a prenderlo.” Lei cerca ancora il Gesù del passato, lo stesso di tre giorni prima. Ed è proprio l’immagine del Gesù del passato ciò che le impedisce di riconoscere il Gesù vivo, presente dinanzi a lei. 

  • Giovanni 20,16: Maria Maddalena riconosce Gesù. Gesù pronuncia il nome: “Maria!” E’ stato il segnale di riconoscimento: la stessa voce, lo stesso modo di pronunciare il nome. Lei risponde: “Maestro!” Gesù era tornato, lo stesso che era morto in croce. La prima impressione è che la morte fu appena un incidente doloroso del percorso, ma ora tutto è tornato ad essere come prima. Maria abbraccia con forza Gesù. Era lo stesso Gesù che lei aveva conosciuto ed amato. E così si compie ciò che diceva la parabola del Buon Pastore: “Lui le chiama per nome e loro riconoscono la sua voce”. – “Io conosco le mie pecore e le mie pecore mi conoscono” (Gv 10,3.4.14).
  • Giovanni 20,17-18: Maria Maddalena riceve la missione di annunciare la risurrezione agli apostoli. Infatti è Gesù stesso, ma il suo modo di stare insieme a lei non è lo stesso di prima. Gesù le dice: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre!” Lui va verso il Padre. Maria Maddalena deve lasciare andare Gesù ed assumere la sua missione: annunciare ai fratelli che lui, Gesù, è salito al Padre. Gesù ci ha aperto il cammino e così Dio è di nuovo vicino a noi.

Per un confronto personale

  • Hai avuto un’esperienza che ti ha dato la sensazione di perdita e di morte? Come è stata? Cos’è che ti ha ridato nuova vita e che ti ha ridato la speranza e la gioia di vivere?
  • Qual è il cambiamento che si è operato in Maria Maddalena lungo il dialogo? Maria Maddalena cercava Gesù in un certo modo e lo ha incontrato in un altro modo. Come avviene questo nella nostra vita?

Preghiera finale

L’anima nostra attende il Signore,  egli è nostro aiuto e nostro scudo. Signore, sia su di noi la tua grazia,  perché in te speriamo. (Sal 32)


 

Mercoledì, 20 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Dio, che nella liturgia pasquale  ci dai la gioia di rivivere ogni anno  la risurrezione del Signore,  fa’ che l’esultanza di questi giorni  raggiunga la sua pienezza nella Pasqua del cielo. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Luca 24,13-35

Nello stesso primo giorno della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.

Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?” Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?” Domandò: “Che cosa?” Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.

Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”.

Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci parla dell’episodio molto conosciuto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus. Luca scrive negli anni 80 per le comunità di Grecia che nella loro stragrande maggioranza erano formate da pagani convertiti. Gli anni 60 e 70 erano stati molto difficili. C’era stata la grande persecuzione di Nerone nell’anno 64. Sei anni dopo, nel 70, Gerusalemme fu totalmente distrutta dai romani. Nel 72, a Massada, nel deserto di Giuda, ci fu il massacro degli ultimi giudei ribelli. In quegli anni, gli apostoli, testimoni della resurrezione, stavano scomparendo. Si cominciava a sentire la stanchezza del cammino. Dove attingere forza e coraggio per non scoraggiarsi? Come scoprire la presenza di Gesù in questa situazione così difficile? La narrazione dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus cerca di essere una risposta a queste domande angoscianti. Luca vuole insegnare alle comunità come interpretare la Scrittura per poter riscoprire la presenza di Gesù nella vita.

Lc 24,13-24: 1º Passo: partire dalla realtà. Gesù incontra i due amici in una situazione di paura e mancanza di fede. Le forze della morte, la croce, avevano ucciso in loro la speranza. Era la situazione di molta gente al tempo di Luca, essendo la situazione di molte persone anche oggigiorno. Gesù si avvicina e cammina con loro, ascolta la conversazione e chiede: “Di cosa state parlando?” L’ideologia dominante, cioè la propaganda del governo e della religione ufficiale dell’epoca, impedisce di vedere. “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele.” Qual è oggi la conversazione della gente che soffre?

Il primo passo è questo: avvicinarsi alle persone, ascoltare la loro realtà, sentire i loro problemi; essere capaci di fare domande che aiutino le persone a guardare la realtà con uno sguardo più critico. 

  • Lc 24,25-27: 2º Passo: usare la Bibbia per illuminare la vita. Gesù si serve della Bibbia e della storia della gente per illuminare il problema che faceva soffrire i due amici, e per chiarire la situazione che loro stanno vivendo. Se ne serve anche per situarli nell’insieme del progetto di Dio che veniva da Mosè e dai profeti. Così indica che la storia non era sfuggita dalla mano di Dio. Gesù si serve della Bibbia non come un dottore che sa tutto, bensì come un compagno che viene ad aiutare gli amici a ricordare ciò che avevano dimenticato. Gesù non scatena nei discepoli il complesso di ignoranza, ma cerca di svegliare in loro la memoria: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” Il secondo passo è questo: con l’aiuto della Bibbia, aiutare le persone a scoprire la saggezza che già esiste in loro, e trasformare la croce, segno di morte, in segno di vita e di speranza. Ciò che impediva loro di camminare, ora diventa forza e luce nel cammino. Come fare questo oggi?
  • Lc 24,28-32: 3º Passo: condividere in comunità. La Bibbia, di per sé, non apre gli occhi. Fa solo ardere il cuore, ciò che apre gli occhi e fa vedere, è la frazione del pane, il gesto comunitario della condivisione, la celebrazione della Cena. Nel momento in cui i due riconoscono Gesù, loro rinascono e Gesù scompare. Gesù non si appropria del cammino degli amici. Non è paternalista. Risorti, i discepoli sono capaci di camminare da soli.

Il terzo passo è questo: saper creare un ambiente di fede e di fraternità, di celebrazione e di condivisione, dove possa agire lo Spirito Santo. E’ lui che ci fa scoprire e sperimentare la Parola di Dio nella vita e ci porta a capire il senso delle parole di Gesù (Gv 14,26; 16,13).

  • Lc 24,33-35: 4º Passo: Il risultato: Risuscitare vuol dire ritornare a Gerusalemme. I due riprendono coraggio e ritornano a Gerusalemme, dove continuano attive le stesse forze di morte che avevano ucciso Gesù e che avevano ucciso in loro la speranza. Ma ora è cambiato tutto. Se Gesù è vivo, allora in lui e con lui c’è un potere più forte del potere che lo uccise. Questa esperienza li fa risuscitare! Veramente, è cambiato tutto. C’è il ritorno e non la fuga! Fede, e non incredulità! Speranza e non disperazione! Coscienza critica, e non fatalismo dinanzi al potere! Libertà e non oppressione! In una parola: vita e non morte! Invece della brutta notizia della morte di Gesù, la Buona Novella della sua Risurrezione! I due sperimentano la vita, e vita in abbondanza! (Gv 10,10). Segno che lo Spirito di Gesù agisce in loro!

Per un confronto personale

  • I due dissero: “Noi speravamo, ma…!” Hai già vissuto una situazione di scoraggiamento che ti ha condotto a dire: “Io speravo, ma…!”?
  • Come leggi, usi ed interpreti la Bibbia? Hai mai sentito ardere il cuore nel leggere e meditare la Parola di Dio? Leggi la Bibbia da solo/a o fai parte di un gruppo biblico?

Preghiera finale

Lodate il Signore e invocate il suo nome,  proclamate tra i popoli le sue opere. Cantate a lui canti di gioia,  meditate tutti i suoi prodigi. (Sal 104)


 

Giovedì, 21 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che da ogni parte della terra  hai riunito i popoli per lodare il tuo nome,  concedi che tutti i tuoi figli, 

nati a nuova vita nelle acque del Battesimo  e animati dall’unica fede,  esprimano nelle opere l’unico amore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Luca 24,35-48

In quel tempo, i discepoli [di Èmmaus] riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse:

“Pace a voi!”. Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho”. Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?” Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: “Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”.

Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle Scritture e disse: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”.

Riflessione

  • In questi giorni dopo la Pasqua, i testi del vangelo riportano le apparizioni di Gesù. All’inizio, nei primi anni dopo la morte e la risurrezione di Gesù, i cristiani si preoccupavano di difendere la risurrezione mediante apparizioni. Loro stessi, la comunità viva, era una grande apparizione di Gesù risorto. Ma nella misura in cui

 

aumentavano le critiche dei nemici contro la fede nella risurrezione e che, all’interno, sorgevano critiche e dubbi rispetto alle diverse funzioni nelle comunità (cf. 1Cor 1,12), loro cominciavano a ricordare le apparizioni di Gesù. Ci sono due tipi di apparizioni: (a) quelle che accentuano i dubbi e le resistenze dei discepoli nel credere alla risurrezione, e (b) quelle che richiamano l’attenzione verso gli ordini di Gesù ai discepoli e le discepole conferendo loro qualche missione. Le prime rispondono alle critiche giunte dal di fuori. Mostrano che i cristiani non sono persone ingenue e credule che accettano qualsiasi cosa, bensì il contrario. Loro stessi hanno avuto molti dubbi nel credere alla risurrezione. Le altre rispondono alle critiche dal di dentro e fondano le funzioni ed i compiti comunitari non sulle qualità umane sempre discutibili, bensì sull’autorità e sugli ordini ricevuti da Gesù risorto. L’apparizione di Gesù nel vangelo di oggi combina i due aspetti: i dubbi dei discepoli e la missione di annunciare e perdonare ricevuta da Gesù. 

  • Luca 24,35: Il riassunto di Emmaus. Di ritorno a Gerusalemme, i due discepoli trovano la comunità riunita e comunicano l’esperienza che hanno vissuto. Narrano ciò che è avvenuto lungo il cammino e come riconobbero Gesù nella frazione del pane. La comunità riunita, a sua volta, comunica l’apparizione di Gesù a Pietro. Fu una condivisione reciproca dell’esperienza della risurrezione, come avviene anche oggi quando le comunità si riuniscono per dividere assieme e celebrare la loro fede, la loro speranza ed il loro amore.
  • Luca 24,36-37: L’apparizione di Gesù produce spavento nei discepoli. In questo momento, Gesù si rende presente in mezzo a loro e dice: “La Pace sia con voi!” E’ il saluto più frequente di Gesù: “La Pace sia con voi!” (Gv 14,27; 16,33; 20,19.21.26). Ma i discepoli, vedendo Gesù, si spaventano e non lo riconoscono. Dinanzi a loro c’è Gesù in persona, ma loro pensano di vedere uno spirito, un fantasma. Non riescono a credere. Non avviene l’incontro tra Gesù di Nazaret e Gesù risorto.
  • Luca 24,38- 40: Gesù aiuta a superare la paura e l’incredulità. Gesù fa due cose per aiutare i discepoli a superare lo spavento e l’incredulità. Mostra le sue mani ed i suoi piedi, dicendo:“Sono io!”, e ordina di toccare il corpo dicendo: “Un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che io ho!” Gesù mostra le mani ed i piedi, perché in essi c’è il segno dei chiodi (cf. Gv 20,25-27). Il Cristo risorto è Gesù di Nazaret, lo stesso che fu appeso alla Croce, e non un Cristo fantasma come immaginarono i discepoli, vedendolo. Lui ordina di toccare il suo corpo, perché la risurrezione è risurrezione di tutta la persona, corpo ed anima. La risurrezione non ha nulla a che vedere con la teoria dell’immortalità dell’anima, insegnata dai greci.
  • Luca 24,41-43: L’altro gesto per aiutarli a superare l’incredulità. Ma non basta! Luca dice che non riuscivano a credere perché inondati di gioia. Gesù chiede loro di dargli qualcosa da mangiare. Loro gli offrono una porzione di pesce e lui mangia dinanzi a loro, per aiutarli a superare il dubbio.
  • Luca 24,44-47: Una chiave di lettura per capire il significato nuovo della Scrittura. Una delle maggiori difficoltà dei primi cristiani era quella di accettare al crocifisso come il messia promesso, poiché la legge insegnava che una persona crocifissa era “maledetta da Dio” (Dt 21,22-23). Per questo, era importante sapere che la Scrittura aveva annunciato già che “Cristo doveva soffrire e risorgere dai morti il terzo giorno e che nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati”. Gesù mostra loro ciò che era già scritto nella Legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi. Gesù risorto, vivo in mezzo a loro, diventa la chiave per aprire loro il significato totale della Sacra Scrittura.
  • Luca 24,48: Voi siete testimoni di questo. In questo ordine finale è racchiusa tutta la missione delle comunità cristiane: essere testimoni della risurrezione, in modo che sia manifestato l’amore di Dio che ci accoglie e ci perdona, e che vuole che viviamo in comunità da figli e figlie, fratelli e sorelle gli uni gli altri.

Per un confronto personale

  • A volte, l’incredulità e il dubbio si annidano nel cuore e indeboliscono la certezza che la fede ci dà nei riguardi della presenza di Dio nella nostra vita. Hai vissuto questa esperienza qualche volta? Come lo hai superato?
  • La nostra missione, ed anche la mia missione, è quella di essere testimoni dell’amore di Dio rivelato in Gesù. Sono testimone di questo amore?

Preghiera finale

O Signore, nostro Dio,  quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:  che cosa è l’uomo perché te ne ricordi  e il figlio dell’uomo perché te ne curi? (Sal 8)


 

Venerdì, 22 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,  che nella Pasqua del tuo Figlio  hai offerto agli uomini 

il patto della riconciliazione e della pace,  donaci di testimoniare nella vita  il mistero che celebriamo nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 21,1-14

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?” Gli risposero: “No”. 

Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.

Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!” Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po’ del pesce che avete preso or ora”. Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatre grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, poiché sapevano bene che era il Signore.

Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.

Riflessione

  • Il Capitolo 21 del vangelo di San Giovanni sembra un’appendice che si aggiunse più tardi dopo che il vangelo era già terminato. La conclusione del capitolo precedente (Gv 20,30-31) lascia percepire che si tratta di un’aggiunta. Comunque, aggiunta o no, è Parola di Dio che ci presenta il bel messaggio della risurrezione in questo quinto giorno della settimana di Pasqua.
  • Giovanni 21,1-3: Il pescatore di uomini torna ad essere il pescatore di pesci. Gesù è morto ed è risorto. Al termine dei tre anni di vita insieme a Gesù, i discepoli ritornano verso la Galilea. Un gruppo di loro si trova di nuovo davanti al lago. Pietro ritorna al passato e dice: “Me ne vado a pescare!” Gli altri rispondono: “Veniamo con te!” Così, Tommaso, Natanaele, Giovanni e Giacomo insieme a Pietro si recano in barca a pescare. Ritornano alla vita del passato come se non fosse successo nulla. Ma qualcosa è successo. Qualcosa stava accadendo! Il passato non è tornato indietro! “Non abbiamo preso nulla!” Ritornano sulla spiaggia, stanchi. E’ stata una notte piena di frustrazioni.
  • Giovanni 21,4-5: Il contesto della nuova apparizione di Gesù. Gesù stava sulla spiaggia, ma loro non lo riconoscono. Gesù chiede: “Figlioli, avete qualcosa da mangiare?” Risposero: “No!” Nella risposta negativa riconobbero che la notte era stata deludente perché non avevano pescato nulla. Loro erano stati chiamati ad essere pescatori di uomini (Mc 1,17; Lc 5,10), e ritornarono ad essere pescatori di pesci. Ma qualcosa era cambiato nella loro vita! L’esperienza dei tre anni con Gesù produsse in loro un cambiamento irreversibile. Non era più possibile tornare indietro come se non fosse successo nulla, come se non fosse cambiato nulla.
  • Giovanni 21,6-8: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. Fecero qualcosa che probabilmente non avevano mai fatto nella vita. Cinque pescatori con esperienza obbediscono ad un forestiero che ordina loro di fare qualcosa in contrasto con la loro esperienza. Gesù, quella persona sconosciuta, che si trovava sulla spiaggia, ordina loro di gettare la rete a destra della barca. Loro obbediscono, gettano la rete, ed ecco il risultato inatteso. La rete si riempie di pesci! Come era possibile! Come spiegare questa sorpresa al di fuori di qualsiasi previsione. L’amore fa scoprire. Il discepolo amato dice: “E’ il Signore”. Questa intuizione chiarisce tutto. Pietro si getta in acqua per giungere più in fretta vicino a Gesù. Gli altri discepoli lo seguono in barca, trascinando la rete piena di pesci.
  • Giovanni 21,9-14: La delicatezza di Gesù. Giungendo a terra, videro un fuoco di brace che era stato acceso da Gesù, dove lui stava arrostendo pesci e pane. Lui chiese loro di portare più pesci ed immediatamente Pietro sale nella barca e trae a terra la rete con centocinquanta pesci. Molti pesci, ma la rete non si rompe. Gesù chiama la moltitudine: “Venite a mangiare!” Lui ha la delicatezza di preparare qualcosa da mangiare dopo una notte deludente in cui non avevano pescato nulla. Un gesto molto semplice che rivela qualcosa dell’amore di Dio per noi. “Chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9). Nessuno dei discepoli osava chiedere chi era, perché sapevano che era il Signore. Ed evocando l’eucaristia, l’evangelista Giovanni contempla: “Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro”. Suggerisce così che l’eucaristia è il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù risorto.

Per un confronto personale

  • Ti è successo che qualcuno ti ha chiesto di gettare la rete alla destra della barca della tua vita, di fare qualcosa al contrario della tua esperienza? Hai obbedito? Hai gettato la rete?
  • La delicatezza di Gesù. Com’è la tua delicatezza nelle piccole cose della vita?

Preghiera finale

Celebrate il Signore, perché è buono;  perché eterna è la sua misericordia.  Lo dica chi teme Dio:  eterna è la sua misericordia. (Sal 117)


 

Sabato, 23 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che nella tua immensa bontà  estendi a tutti i popoli il dono della fede,  guarda i tuoi figli di elezione, 

perché coloro che sono rinati nel Battesimo  ricevano la veste candida della vita immortale. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Marco 16,9-15

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demoni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.

Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.

Alla fine apparve agli Undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi fa parte di una unità letteraria più ampia (Mc 16,9-20) che ci mette dinanzi la lista o il riassunto di diverse apparizioni di Gesù: (a) Gesù appare a Maria Maddalena, ma i discepoli non accettano la sua testimonianza (Mc 16,9-11); (b) Gesù appare ai discepoli, ma gli altri non accettano la loro testimonianza (Mc 16,12-13); (c) Gesù appare agli Undici, critica la mancanza di fede e ordina di annunciare la Buona Novella a tutti (Mc 16,14-18); (d) Gesù ascende al cielo e continua a cooperare con i discepoli (Mc 16,19-20).
  • Oltre a questa lista di apparizioni del vangelo di Marco, ci sono altre liste di apparizioni che non sempre coincidono tra di loro. Per esempio, la lista conservata da Paolo nella lettera ai Corinzi è molto differente (1 Cor 15,3-8). Questa varietà mostra che all’inizio, i cristiani, non si preoccupano di provare la risurrezione per mezzo di apparizioni. Per loro la fede nella risurrezione era così evidente e viva che non c’era bisogno di prove. Una persona che prende il sole sulla spiaggia non si preoccupa di dimostrare che il sole esiste, perché lei stessa abbronzata è la prova evidente dell’esistenza del sole. Le comunità, con il loro esistere in mezzo all’impero immenso, erano una prova viva della risurrezione. Le liste delle apparizioni cominciano a spuntare più tardi, nella seconda generazione per ribattere le critiche degli avversari.
  • Marco 16,9-11: Gesù appare a Maria Maddalena, ma gli altri discepoli non le credettero. Gesù appare prima a Maria Maddalena. Lei va ad annunciarlo agli altri. Per venire al mondo, Dio volle dipendere dal seno di una giovane di 15 o 16 anni, chiamata Maria, di Nazaret (Lc 1,38). Per essere riconosciuto vivo in mezzo a noi, volle dipendere dall’annuncio di una donna che era stata liberata da sette demoni, anche lei chiamata Maria, di Magdala! (Per questo era chiamata Maria Maddalena). Ma gli altri non credettero in lei. Marco dice che Gesù apparve prima a Maddalena. Nell’elenco delle apparizioni, trasmesso nella lettera ai Corinzi (1 Cor 15,3-8), non vengono riportate le apparizioni di Gesù alle donne. I primi cristiani avevano difficoltà a credere nella testimonianza delle donne. E’ un peccato!
  • Marco 16,12-13: Gesù appare ai discepoli, ma gli altri non credettero a loro. Senza molti dettagli, Marco si riferisce ad un’apparizione di Gesù a due discepoli, “mentre erano in cammino verso la campagna”. Si tratta, probabilmente, di un riassunto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus, narrata da Luca (Lc 24,13-35). Marco insiste nel dire che “gli altri non cedettero nemmeno a loro”.
  • Marco 16,14-15: Gesù critica l’incredulità e ordina di annunciare la Buona Novella a tutte le creature. Per questo, Gesù appare agli undici discepoli e li riprende perché non hanno creduto alle persone che lo avevano visto risorto. Di nuovo, Marco si riferisce alla resistenza dei discepoli nel credere nella testimonianza di coloro che hanno sperimentato la risurrezione di Gesù. Perché? Probabilmente per insegnare tre cose. In primo luogo che la fede in Gesù passa attraverso la fede nelle persone che ne danno testimonianza. In secondo luogo, che nessuno si deve scoraggiare, quando il dubbio o l’incredulità nascono nel cuore. In terzo luogo, per ribattere le critiche di coloro che dicevano che il cristiano è ingenuo e accetta senza critica qualsiasi notizia, poiché gli undici ebbero molta difficoltà ad accettare la verità della risurrezione!
  • Il vangelo di oggi termina con l’invio: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura!” Gesù conferisce loro la missione di annunciare la Buona Novella ad ogni creatura.

Per un confronto personale

  • Maria Maddalena, i due discepoli di Emmaus e gli undici discepoli: chi di loro ebbe maggiore difficoltà nel credere alla risurrezione? Perché? Con chi di loro mi identifico?
  • Quali sono i segnali che più convincono le persone della presenza di Gesù in mezzo a noi?

Preghiera finale

Giusto è il Signore in tutte le sue vie,  santo in tutte le sue opere.

Il Signore è vicino a quanti lo invocano,  a quanti lo cercano con cuore sincero. (Sal 144)


 

Domenica, 24 aprile 2022

La missione dei discepoli e  la testimonianza dell’apostolo Tommaso  Giovanni 20,19-31

Orazione iniziale

O Padre, che nel giorno del Signore raduni il tuo popolo per celebrare colui che è il Primo e l’Ultimo, il Vivente che ha sconfitto la morte, donaci la forza del tuo Spirito, perché, spezzati i vincoli del male, allontanate le nostre paure e le nostre indecisioni, ti rendiamo il libero servizio della nostra obbedienza e del nostro amore, per regnare con Cristo nella gloria.

Lectio

  1. a) Chiave di lettura:

Siamo nel cosiddetto “libro della risurrezione” ove sono narrati, senza una continuità logica, diversi episodi che riguardano il Cristo risorto e i fatti che lo provano. Questi fatti sono collocati, nel IV vangelo, nella mattina (20,1-18) e nella sera del primo giorno dopo il sabato e otto giorni dopo, nello stesso luogo e giorno della settimana. Ci troviamo di fronte all’evento più importante della storia dell’umanità, un evento che ci interpella personalmente. “Se Cristo non è risorto è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede… e voi siete ancora nei vostri peccati” (1Cor 15,14.17) dice l’apostolo Paolo che non aveva conosciuto Gesù prima della sua Risurrezione, ma che lo predicava con tutta la sua vita, pieno di zelo. Gesù è l’inviato del Padre. Egli invia anche noi. La disponibilità ad “andare” proviene dalla profondità della fede che abbiamo nel Risorto. Siamo pronti ad accettare il Suo “mandato” e a dare la vita per il suo Regno? Questo brano non riguarda solo la fede di coloro che non hanno visto (testimonianza di Tommaso), ma anche la missione affidata da Cristo alla Chiesa.  b) Una possibile divisione  del testo per facilitare la lettura: 

Gv 20,19-20: apparizione ai discepoli e ostensione delle ferite 

Gv 20,21-23: dono dello Spirito per la missione 

Gv 20,24-26: apparizione particolare per Tommaso, otto giorni dopo 

Gv 20,27-29: dialogo con Tommaso 

Gv 20,30-31: lo scopo del Vangelo secondo Giovanni  c) Il testo: 

19 La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 20 Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21 Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». 22 Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; 23 a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». 24 Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». 26 Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28 Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». 30 Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. 31 Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Un momento di silenzio

per far depositare la Parola nel nostro cuore.

MEDITATIO

  1. a) Alcune domande per aiutare la meditazione:

Chi o cosa ha suscitato il mio interesse e la mia meraviglia nella lettura che ho fatto? 

E’ possibile che ci siano alcuni che si professano cristiani, ma non credano nella Risurrezione di Gesù? E’ così importante crederci? Cosa cambia se noi ci fermiamo solo al suo insegnamento e alla sua testimonianza di vita? Che significato ha per me il dono dello Spirito per la missione? Come continua, dopo la Risurrezione, la missione di Gesù nel mondo? Qual è il contenuto dell’annuncio missionario? Che valore ha per me la testimonianza di Tommaso? Quali sono, se ne ho, i dubbi della mia fede? Come li affronto e progredisco? So esprimere le ragioni della mia fede?  b) Commento: 

La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato: i discepoli stanno vivendo un giorno straordinario. Il giorno dopo il sabato, nel momento in cui viene scritto il IV vangelo, è già per la comunità “il giorno del Signore” (Ap 1,10), Dies Domini (domenica) e ha più importanza della tradizione del sabato per i Giudei.

Mentre erano chiuse le porte: un particolare per indicare che il corpo di Gesù risorto, pur essendo riconoscibile, non è soggetto alle leggi ordinarie della vita umana.

Pace a voi: non è un augurio, ma la pace che aveva promesso quando erano afflitti per la sua dipartita (Gv 14,27; 2Tes 3,16; Rom 5,3), la pace messianica, il compimento delle promesse di Dio, la liberazione da ogni paura, la vittoria sul peccato e sulla morte, la riconciliazione con Dio, frutto della sua passione, dono gratuito di Dio. Viene ripetuto tre volte in questo brano, come anche l’introduzione (20,19) viene ripetuta più avanti (20,26) in modo identico.

Mostrò loro le mani e il costato: Gesù fornisce le prove evidenti e tangibili che è colui che è stato crocifisso. Solo Giovanni ricorda il particolare della ferita al costato inferta dalla lancia di un soldato romano, mentre Luca evidenzia la ferita ai piedi (Lc 24,39). 

Nel mostrare le ferite Gesù vuole anche evidenziare che la pace che lui dà viene dalla croce (2Tim 2,1-13). Fanno parte della sua identità di risorto (Ap 5,6).

E i discepoli gioirono al vedere il Signore: E’ la stessa gioia che esprime il profeta Isaia nel descrivere il banchetto divino (Is 25,8-9), la gioia escatologica, che aveva preannunciata nei discorsi di addio, che nessuno potrà mai togliere (Gv 16,22; 20,27).  Cfr. anche Lc 24,39-40; Mt 28,8; Lc 24,41.

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi: Gesù è il primo missionario, “l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo” (Ap 3,1). Dopo l’esperienza della croce e della resurrezione si attualizza la preghiera di Gesù al Padre (Gv 13,20; 17,18; 21,15,17). Non si tratta di una nuova missione, ma della stessa missione di

Gesù che si estende a coloro che sono suoi discepoli, legati a lui come il tralcio alla vite

(15,9), così anche alla sua chiesa (Mt 28,18-20; Mc 16,15-18; Lc 24,47-49). Il Figlio eterno di Dio è stato inviato perché “il mondo si salvi per mezzo di lui” (Gv 3,17) e tutta la sua esistenza terrena, di piena identificazione con la volontà salvifica del Padre, è una costante manifestazione di quella volontà divina che tutti si salvino. 

Questo progetto storico lo lascia in consegna ed eredità a tutta la Chiesa e, in maniera particolare, all’interno di essa, ai ministri ordinati.

Alitò su di loro: il gesto ricorda il soffio di Dio che da la vita all’uomo (Gn 2,7), non si incontra altrove nel Nuovo Testamento. Segna l’inizio di una creazione nuova.

Ricevete lo Spirito Santo:dopo che Gesù è stato glorificato viene dato lo Spirito Santo (Gv 7,39). Qui si tratta della trasmissione dello Spirito per una missione particolare, mentre la Pentecoste (At 2) è la discesa dello Spirito su tutto il popolo di Dio.

A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi: il potere di perdonare o non perdonare (rimettere) i peccati si trova anche in Matteo in forma più giuridica (Mt 16,19; 18,18). E’ Dio che ha il potere di rimettere i peccati, secondo gli Scribi e i Farisei (Mc 2,7), come da tradizione (Is 43,25). Gesù da questo potere (Lc 5,24) e lo trasmette alla sua Chiesa. Conviene non proiettare su questo testo, nella meditazione, lo sviluppo teologico della tradizione ecclesiale e le controversie teologiche che ne seguono. Nel IV Vangelo l’espressione si può considerare in modo ampio. Si indica il potere di rimettere i peccati nella Chiesa, come comunità di salvezza, di cui sono particolarmente muniti coloro che partecipano per successione e missione al carisma apostolico. In questo potere generale è incluso anche il potere di rimettere i peccati dopo il battesimo, quello che noi chiamiamo “sacramento della riconciliazione” espresso in diverse forme nel corso della storia della Chiesa.

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo: Tommaso è uno dei protagonisti del IV vangelo, si mette in evidenza il suo carattere dubbioso e facile allo scoraggiamento (11,16; 14,5). “uno dei dodici” è ormai una frase stereotipa (6,71), perché in realtà erano undici. “Didimo” vuol dire “gemello”, noi potremmo essere “gemelli” suoi per la difficoltà a credere in Gesù, Figlio di Dio, morto e risorto.

Abbiamo visto il Signore! Già Andrea, Giovanni e Filippo, trovato il Messia, erano corsi ad annunciarlo ad altri (Gv 1,41-45). Ora è l’annuncio ufficiale da parte dei testimoni oculari (Gv 20.18).

Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò: Tommaso non riesce a credere attraverso i testimoni oculari. Vuole fare lui l’esperienza. Il IV vangelo è conscio della difficoltà di chiunque a credere nella Risurrezione (Lc 24, 34-40; Mc 16,11; 1Cor 15,5-8), specialmente poi di coloro che non hanno visto il Risorto. Tommaso è il loro (e nostro) interprete. Egli è disposto a credere, ma vuole risolvere di persona ogni dubbio, per il timore di uno sbaglio. Gesù non vede in Tommaso uno scettico indifferente, ma un uomo in cerca della verità e lo accontenta pienamente. E’ comunque l’occasione per lanciare l’apprezzamento verso i credenti futuri (versetto 29).

Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!Gesù ripete le parole di Tommaso, entra in dialogo con lui, capisce i suoi dubbi e vuole aiutarlo. Gesù sa che Tommaso lo ama e ne ha compassione perché ancora non gode della pace che viene dalla fede. Lo aiuta a progredire nella fede. Per approfondire si possono confrontare i paralleli: 1Gv 1-2; Sal 78,38; 103,13-14; Rom 5,20; 1Tim 1,14-16.

Mio Signore e mio Dio! È la professione di fede nel Risorto e nella sua divinità come è proclamato anche all’inizio del vangelo di Giovanni (1,1). Nell’Antico Testamento “Signore” e “Dio” corrispondono rispettivamente a “Jahvé” e ad “Elohim” (Sal 35,23-24; Ap 4,11). E’ la professione di fede pasquale nella divinità di Gesù più esplicita e diretta. In ambiente giudaico acquistava ancora più valore in quanto si applicavano a Gesù i testi che riguardavano Dio. Gesù non corregge le parole di Tommaso come corresse quelle dei Giudei che lo accusavano di volersi fare “uguale a Dio” (Gv 5,18ss) approvando così il riconoscimento della sua divinità.

Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno! Gesù mal sopporta coloro che sono alla ricerca di segni e prodigi per credere (Gv 4,48) e sembra rimproverare Tommaso. Scorgiamo qui anche un passaggio verso una fede più autentica, un “cammino di perfezione” verso una fede cui si deve arrivare anche senza le pretese di Tommaso, la fede accolta come dono e atto di fiducia. 

Come quella esemplare degli antenati (Ap 11) e come quella di Maria (Lc 1,45). A noi che siamo più di duemila anni distanti dalla venuta di Gesù, viene detto che, benché non lo abbiamo veduto, lo possiamo amare e credendo in lui possiamo esultare “di gioia indicibile e gloriosa” (1Pt 1,8).

Questi (segni) sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Il IV vangelo, come gli altri, non ha lo scopo di scrivere la vita completa di Gesù, ma quello di dimostrare che Gesù era il Cristo, il Messia atteso, il Liberatore e che era Figlio di Dio. Credendo in Lui abbiamo la vita eterna. Se Gesù non è Dio vana è la nostra fede!

ORATIO

Salmo 118 (117)

Alleluia.

Celebrate il Signore, perché è buono;  perché eterna è la sua misericordia.

Dica Israele che egli è buono:  eterna è la sua misericordia. Lo dica la casa di Aronne:  eterna è la sua misericordia.

Lo dica chi teme Dio: 

eterna è la sua misericordia.

 

Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,  ma il Signore è stato mio aiuto. Mia forza e mio canto è il Signore,  egli è stato la mia salvezza. Grida di giubilo e di vittoria,  nelle tende dei giusti.

 

La pietra scartata dai costruttori  è divenuta testata d’angolo;  ecco l’opera del Signore:  una meraviglia ai nostri occhi. Questo è il giorno fatto dal Signore:  rallegriamoci ed esultiamo in esso. Dona, Signore, la tua salvezza,  dona, Signore, la vittoria!  

CONTEMPLATIO

Orazione finale

Ti ringrazio Gesù, mio Signore e mio Dio, che mi hai amato e chiamato, reso degno di essere tuo discepolo, che mi hai dato lo Spirito, il mandato di annunciare e testimoniare la tua risurrezione, la misericordia del Padre, la salvezza e il perdono per tutti gli uomini e tutte le donne del mondo. Tu veramente sei la via, la verità e la vita, aurora senza tramonto, sole di giustizia e di pace. Fammi rimanere nel tuo amore, legato come tralcio alla vite, dammi la tua pace, così che possa superare le mie debolezze, affrontare i miei dubbi, rispondere alla tua chiamata e vivere pienamente la missione che mi hai affidato, lodandoti in eterno. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.


 

Lunedì, 25 aprile 2022

San Marco, Evangelista

Preghiera

O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco  con il dono della predicazione apostolica,  fa‟ che, alla scuola del Vangelo,  impariamo anche noi  a seguire fedelmente il Cristo Signore.  Egli è Dio, e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo secondo Marco 16,15-20

In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. 

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. 

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l‟accompagnavano.

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi fa parte dell‟appendice del Vangelo di Marco (Mc 16,9-20) che presenta la lista di alcune apparizioni di Gesù: alla Maddalena (Mc 16,9-11), ai due discepoli che camminano per la campagna (Mc 16,12-13) e ai dodici apostoli (Mc 16,1418). Questa ultima apparizione insieme alla descrizione dell‟ascensione al cielo (Mc 16,19-20) costituisce il vangelo di oggi.
  • Marco 16,14: I segni che accompagnano l‟annuncio della Buona Novella. Gesù appare agli undici discepoli e li rimprovera per non aver creduto le persone che lo avevano visto risorto. Non credettero alla Maddalena (Mc 16,11), nemmeno ai due lungo il cammino della campagna (Mc 16,13). Varie volte, Marco si riferisce alla resistenza dei discepoli nel credere alla testimonianza di coloro che sperimentarono la risurrezione di Gesù. Perché Marco insiste tanto sulla mancanza di fede dei discepoli? Probabilmente, per insegnare due cose. Prima che la fede in Gesù passa per la fede nelle persone che ne danno testimonianza. Secondo, che nessuno deve scoraggiarsi quando nasce l‟incredulità nel cuore. Perfino gli undici discepoli dubitarono!
  • Marco 16,15-18: La missione di annunciare la Buona Novella a tutte le creature. Dopo aver criticato la mancanza di fede dei discepoli, Gesù conferisce loro la missione: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato”. A coloro che ebbero il coraggio di credere nella Buona Novella e che sono battezzati, Gesù promette i segni seguenti: scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno. Ciò avviene fino ad oggi:
    • scacciare i demoni: è combattere la forza del male che distrugge la vita. La vita di molte persone migliora perché sono entrate nella comunità e hanno cominciato a vivere la Buona Novella della presenza di Dio nella loro vita.
    • parlare nuove lingue: vuol dire cominciare a comunicare con gli altri in modo nuovo. A volte ci incontriamo con una persona che non abbiamo mai visto prima, ma sembra che l‟abbiamo conosciuta da tempo. Questo avviene perché parliamo la stessa lingua, la lingua dell‟
    • vincere il veleno: ci sono molte cose che avvelenano la convivenza. Molti pettegolezzi che distruggono la relazione tra le persone. Chi vive in presenza di Dio non fa caso a questo e riesce a non essere disturbato da questo terribile veleno.
    • cureranno i malati: ovunque, dove appare una coscienza più chiara e più viva della presenza di Dio, appare anche una cura speciale verso le persone escluse ed emarginate, soprattutto verso i malati. Ciò che più favorisce la cura è che la persona si senta accolta ed amata.
  • Marco 16,19-20: Attraverso la comunità Gesù continua la sua missione. Gesù stesso che visse in Palestina, e accolse i poveri del suo tempo, rivelando loro l‟amore del Padre, questo stesso Gesù continua vivo in mezzo a noi, nelle nostre comunità.

Attraverso di noi, lui vuole continuare la sua missione per rivelare la Buona Novella dell‟amore di Dio ai poveri. Fino ad oggi, avviene la risurrezione. Ci spinge a cantare: “Chi ci separerà, chi ci separerà dall‟amore di Cristo, chi ci separerà?” Nessun potere di questo mondo è capace di neutralizzare la forza che viene dalla fede nella risurrezione (Rom 8,35-39). Una comunità che voglia essere testimone della Risurrezione deve essere segno di vita, deve lottare contro le forze della morte, in modo che il mondo sia un luogo favorevole alla vita, dove credere che un altro mondo è possibile. Soprattutto in quei paesi dove la vita della gente è in pericolo a causa del sistema di morte che è stato imposto, le comunità devono essere una prova viva della speranza che vince il mondo, senza timore di essere felici!

Per un confronto personale

  • Come avvengono nella mia vita questi segni della presenza di Gesù?
  • Quali sono oggi i segni che più convincono le persone della presenza di Gesù in mezzo a noi?

Preghiera Finale

Canterò senza fine le grazie del Signore, 

con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,  perché hai detto: 

“La mia grazia rimane per sempre”;  la tua fedeltà è fondata nei cieli. (Sal 88)


 

Martedì, 26 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Concedi al tuo popolo, Dio misericordioso,  di proclamare la potenza del Signore risorto,  perché in lui, sacramento universale di salvezza,  manifesti al mondo la pienezza della vita nuova. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “In verità ti dico: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Replicò Nicodemo: “Come può accadere questo?” Gli rispose Gesù: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi riporta una conversazione tra Gesù e Nicodemo. Nicodemo aveva sentito parlare delle cose che Gesù faceva, e ne rimase colpito. Volle parlare con Gesù per poterle capire meglio. Pensava di conoscere le cose di Dio. Viveva con un libretto del passato in mano per vedere se concordava con la novità annunciata da Gesù. Nella conversazione, Gesù disse che l’unico modo in cui Nicodemo poteva capire le cose di Dio era nascere di nuovo! A volte noi siamo come Nicodemo: accettiamo solamente come qualcosa di nuovo ciò che va d’accordo con le nostre vecchie idee. Altre volte, ci lasciamo sorprendere dai fatti e non abbiamo paura di dire: “Sono nato/a di nuovo!”
  • Quando gli evangelisti ricordano le ultime parole di Gesù, hanno davanti a loro il problema delle comunità per le quali scrivono. Le domande di Nicodemo a Gesù sono un riflesso alle domande delle comunità dell’Asia Minore della fine del primo secolo. Per questo, le risposte di Gesù a Nicodemo erano, al tempo stesso, una risposta ai problemi di quelle comunità. Così i cristiani seguivano la catechesi in quel tempo. Molto probabilmente, il racconto della conversazione tra Gesù e Nicodemo facevano parte della catechesi battesimale, poiché dice che le persone devono rinascere dall’acqua e dallo spirito (Gv 3,6).
  • Giovanni 3,7b-8: Nascere dall’alto, nascere di nuovo, nascere dallo Spirito. In greco, la stessa parola significa di nuovo e dall’alto. Gesù aveva detto “Chi non nasce dall’acqua e dallo Spirito non può entrare nel Regno di Dio” (Gv 3,5). E aggiunge: “Quel che nasce dalla carne, è carne. Quel che nasce dallo Spirito è Spirito” (Gv 3,6). Qui, carne significa ciò che nasce solo dalle nostre idee. Ciò che nasce da noi ha la nostra misura. Nascere dallo Spirito è un’altra cosa! E Gesù riafferma nuovamente ciò che aveva detto prima: “Devi rinascere dall’alto (di nuovo)”. Ossia, devi rinascere dallo Spirito che viene dall’alto. E spiega che lo Spirito è come il vento. Sia in ebraico come in greco, si usa la stessa parola per dire spirito e vento. Gesù dice: “Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito. Il vento ha, dentro di sé, un nord, una direzione. Noi ci rendiamo conto della direzione del vento, per esempio, il vento del Nord o il vento del Sud, ma non sappiamo né controlliamo la causa a partire dalla quale il vento si muove in questa o quella direzione. Così è lo Spirito. “Nessuno è padrone dello Spirito” (Eccle 8,8). Ciò che più caratterizza il vento, lo Spirito, è la libertà. Il vento, lo Spirito, è libero, non può essere controllato. Agisce sugli altri e nessuno riesce ad agire su di lui. La sua origine è il mistero, il suo destino è il mistero. Il pescatore deve, in primo luogo, scoprire la direzione del vento. Poi deve mettere le vele secondo questa direzione. E’ ciò che deve fare Nicodemo e che dobbiamo fare tutti noi.
  • Giovanni 3,9: Domanda di Nicodemo: Come può accadere questo? Gesù non fa nulla di più che riassumere ciò che insegnava l’Antico Testamento sull’azione dello Spirito, del vento santo, nella vita del popolo di Dio e che Nicodemo, maestro e dottore, deve sapere. Ma pur così, Nicodemo si spaventa nell’udire la risposta di Gesù e agisce da ignorante: “Come può accadere questo?”
  • Giovanni 3,10-15: Risposta di Gesù: la fede nasce dalla testimonianza e non dal miracolo. Gesù cambia la domanda: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?” Perché per Gesù, se una persona crede solo quando le cose vanno secondo i suoi propri argomenti ed idee, allora la sua fede non è perfetta. Perfetta è la fede di colui che crede per la testimonianza. Lascia da parte i suoi argomenti e si dona, perché crede in chi ha dato testimonianza.

Per un confronto personale

  • Hai avuto qualche esperienza in cui hai avuto la sensazione di nascere di nuovo? Come è stata?
  • Gesù paragona l’azione dello Spirito Santo con il vento. Cosa ci rivela questo paragone sull’azione dello Spirito di Dio nella nostra vita? Hai già messo le vele della tua vita secondo la direzione del vento, dello Spirito?

Preghiera finale

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito,  egli salva gli spiriti affranti.

Molte sono le sventure del giusto,  ma lo libera da tutte il Signore. (Sal 33)


 

Mercoledì, 27 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che nella Pasqua del tuo Figlio  hai ristabilito l’uomo nella dignità perduta  e gli hai dato la speranza della risurrezione,  fa’ che accogliamo e viviamo nell’amore  il mistero celebrato ogni anno nella fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3,16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.

Riflessione

  • Il vangelo di Giovanni è come un tessuto fatto di tre fili diversi, ma simili. I tre si combinano così bene tra di loro che, a volte, non si riesce a capire quando si passa da un filo all’altro. (a) Il primo filo sono i fatti e le parole di Gesù degli anni trenta, conservati dalle testimonianze oculari che guardavano le cose che Gesù fece ed insegnò. (b) Il secondo filo sono i fatti della vita delle comunità. Per la loro fede in Gesù e convinte della sua presenza in mezzo a loro, le comunità illuminavano il loro cammino con le parole e i gesti di Gesù. Questo ha un’incidenza sulla descrizione dei fatti. Per esempio, il conflitto delle comunità con i farisei della fine del primo secolo segna il modo di descrivere i conflitti di Gesù con i farisei. (c) Il terzo filo sono i commenti fatti dall’ evangelista. In certi passaggi, è difficile percepire quando Gesù smette di parlare e l’evangelista comincia ad intrecciare i suoi commenti. Il testo del vangelo di oggi, per esempio, è una riflessione bella e profonda dell’evangelista sull’azione di Gesù. La gente quasi non percepisce la differenza tra il parlare di Gesù e quello dell’evangelista. Comunque, sia l’una che l’altra, sono parole di Dio.
  • Giovanni 3,16: Dio amò il mondo. La parola mondo è una delle parole più frequenti nel vangelo di Giovanni: 78 volte! Ha vari significati. In primo luogo mondo può significare la terra, lo spazio abitato dagli esseri umani (Gv 11,9; 21,25) o anche l’universo creato (Gv 17,5.24). Mondo può anche significare le persone che abitano questa terra, tutta l’umanità (Gv 1,9; 3,16; 4,42; 6,14; 8,12). Può significare anche un gruppo grande, un gruppo numeroso di persone, come quando parliamo di “tutto il mondo” (Gv 12,19; 14,27). Qui, nel nostro testo la parola mondo ha anche il senso di umanità, tutto l’essere umano. Dio ama l’umanità in modo tale che dona il suo figlio unico. Chi accetta che Dio giunga fino a noi in Gesù, è già passato per la morte ed ha la vita eterna.
  • Giovanni 3,17-19: Il vero senso del giudizio. L’immagine di Dio che appare nei tre versi è quella di un padre pieno di tenerezza e non di un giudice severo. Dio manda il suo figlio non per giudicare e condannare il mondo, ma affinché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in Gesù e lo accetta come rivelazione di Dio non è giudicato, perché già è accettato da Dio. E chi non crede in Gesù è già stato giudicato. Si esclude da sé. E l’evangelista ripete ciò che ha già detto nel prologo: molte persone non vogliono accettare Gesù, perché la sua luce rivela la cattiveria che esiste in loro

(cf. Gv 1,5.10-11).

  • Giovanni 3,20-21: Praticare la verità. In ogni essere umano, c’è un seme divino, un tratto del Creatore. Gesù, rivelazione del Padre, è una risposta a questo desiderio più profondo dell’essere umano. Chi vuole essere fedele a ciò che ha di più profondo in sé, accetta Gesù. E’ difficile incontrare una visione ecumenica più vasta di quella che il vangelo di Giovanni esprime in questi versi.
  • Completando il significato della parola mondo nel Quarto Vangelo. Altre volte, la parola mondo significa quella parte dell’umanità che si oppone a Gesù ed al suo messaggio. Lì la parola mondo assume il significato di “avversari” o “oppositori” (Gv 7,4.7; 8,23.26; 9,39; 12,25). Questo mondo contrario alla pratica di libertà di Gesù è comandato dall’Avversario o Satana, chiamato anche “principe di questo mondo” (Gv 14,30; 16,11). Rappresenta l’impero romano e, nello stesso tempo, i responsabili dei giudei che stanno cacciando i seguaci di Gesù dalle sinagoghe. Questo mondo perseguita ed uccide le comunità, recando tribolazioni ai fedeli (Gv 16,33). Gesù le libererà, vincendo il principe di questo mondo (Gv 12,31). Quindi, mondo significa una situazione di ingiustizia, di oppressione, che genera odio e persecuzione contro le comunità del Discepolo Amato. I persecutori sono quelle persone che hanno il potere, i dirigenti, sia dell’impero che della sinagoga. Infine, tutti coloro che praticano l’ingiustizia usando per questo il nome stesso di Dio (Gv 16,2). La speranza che il vangelo dà alle comunità perseguitate è che Gesù è più forte del mondo. Per questo dice: “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

Per un confronto personale

  • Dio amò tanto il mondo che dette il suo proprio figlio. Questa verità è penetrata nel profondo del mio cuore, della mia coscienza?
  • La realtà più ecumenica che ci sia è la vita che Dio ci ha dato e per cui ha dato il suo proprio figlio. Come vivo l’ecumenismo nel quotidiano della mia esistenza?

Preghiera finale

Benedirò il Signore in ogni tempo,  sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore,  ascoltino gli umili e si rallegrino. (Sal 33)


 

Giovedì, 28 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

Donaci, Padre misericordioso, 

di rendere presente in ogni momento della vita  la fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 3,31-36

In quel tempo, Giovanni Battista disse ai suoi discepoli: “Colui che viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Colui che viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.

Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui”.

Riflessione

  • Nel mese di gennaio abbiamo meditato Giovanni 3,22-30, che ci mostra l’ultima testimonianza di Giovanni Battista nei riguardi di Gesù. Era una risposta data da lui ai suoi discepoli, e nella quale riafferma che lui, Giovanni, non è il Messia, bensì il suo precursore (Gv 3,28). In quella occasione, Giovanni disse quella frase così bella che riassume la sua testimonianza: “E’ necessario che lui cresca e che io diminuisca!” Questa frase è il programma di tutti coloro che vogliono seguire Gesù.
  • I versi del vangelo di oggi sono, nuovamente, un commento dell’evangelista per aiutare le comunità a capire meglio tutta la portata delle cose che Gesù fece ed insegnò. Abbiamo qui un’altra indicazione di quei tre fili di cui abbiamo parlato prima.
  • Giovanni 3,31-33: Un ritornello che si ripete sempre. Lungo il vangelo di Giovanni, molte volte appare il conflitto tra Gesù ed i giudei che contestano le parole di Gesù.

Gesù parla a partire da ciò che ode dal Padre. Lui è trasparenza totale. I suoi avversari, non aprendosi a Dio e perché si afferrano alle proprie idee qui sulla terra, non sono capaci di capire il significato profondo delle cose che Gesù vive, fa e dice. In definitiva, è questo il malinteso che spinge i giudei a prendere e condannare Gesù. 

  • Giovanni 3,34: Gesù ci dà lo Spirito senza misura. Il vangelo di Giovanni usa molte immagini e simboli per significare l’azione dello Spirito. Come nella creazione (Gen 1,1), così lo Spirito scende su Gesù “come una colomba, venuta dal cielo” (Gv 1,32). E’ l’inizio della nuova creazione! Gesù ripete le parole di Dio e ci comunica lo Spirito senza misura (Gv 3,34). Le sue parole sono Spirito e vita (Gv 6,63). Quando Gesù sta per lasciare questa terra, dice che manderà un altro consolatore, un altro difensore, perché rimanga con noi (Gv 14,16-17). Per la sua passione, morte e risurrezione Gesù conquista il dono dello Spirito per noi. Attraverso il battesimo tutti noi riceviamo questo stesso Spirito di Gesù (Gv 1,33). Quando appare agli apostoli, soffia su di loro e dice: “Ricevete lo Spirito Santo!” (Gv 20,22). Lo Spirito è come l’acqua che scaturisce dalle persone che credono in Gesù (Gv 7,37-39; 4,14). Il primo effetto dell’azione dello Spirito in noi è la riconciliazione: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,23). Lo Spirito ci viene dato per ricordare e capire il significato pieno delle parole di Gesù (Gv 14,26; 16,12-13). Animati dallo Spirito di Gesù possiamo adorare Dio in qualsiasi luogo (Gv 4,23-24). Qui si compie la libertà dello Spirito di cui parla San Paolo: “Dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà” (2Cor 3,17).
  • Giovanni 3,35-36: Il Padre ama il figlio. Riafferma l’identità tra il Padre e Gesù. Il Padre ama il figlio e pone tutto nella sua mano. San Paolo dirà che in Gesù abita la pienezza della divinità (Col 1,19; 2,9). Per questo, chi accetta Gesù e crede in Gesù ha la vita eterna, poiché Dio è vita. Chi non accetta di credere in Gesù lui stesso si colloca fuori.

Per un confronto personale

  • Gesù ci comunica lo Spirito, senza misura. Hai fatto qualche esperienza di questa azione dello Spirito nella tua vita?
  • Chi crede in Gesù, ha la vita eterna. Come avviene questo oggi nella vita delle famiglie e delle comunità?

Preghiera finale

Benedirò il Signore in ogni tempo,  sulla mia bocca sempre la sua lode.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;  beato l’uomo che in lui si rifugia. (Sal 33)


 

Venerdì, 29 aprile 2022

Santa Caterina da Siena,  vergine e dottore della Chiesa,  patrona d’Italia e d’Europa

Preghiera

O Dio, che in santa Caterina da Siena,  ardente del tuo spirito di amore, 

hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso  e il servizio della Chiesa, 

per sua intercessione concedi a noi tuoi fedeli,  partecipi del mistero di Cristo,  di esultare nella rivelazione della sua gloria.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Riflessione

  • Il vangelo di oggi è composto da appena sei versetti (Mt 11,25-30) cha fanno parte di una breve unità letteraria, una delle più belle, in cui Gesù ringrazia il Padre per aver rivelato la saggezza del Regno ai piccoli e perché la nasconde ai dottori e ai saggi (Mt 11,25-30). Nel breve commento che segue includeremo tutta l‟unità letteraria.
  • Matteo 11,25-26: Solo i piccoli accettano e comprendono la Buona Novella del Regno. Gesù recita una preghiera: “Io ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. I saggi, i dottori di quell‟epoca, hanno creato un sistema di leggi che imponevano al popolo in nome di Dio (Mt 23,3-4). Loro pensavano che Dio esigeva dalla gente queste osservanze. Ma la legge dell‟amore, che Gesù ci ha rivelato, diceva il contrario. Ciò che importa per salvarci, non è ciò che facciamo per Dio, ma ciò che Dio, nel suo grande amore, fa per noi! Dio vuole misericordia e non sacrifici (Mt 9,13). La gente piccola e povera capiva questo modo di parlare di Gesù e si rallegrava. I saggi dicevano che Gesù era nell‟ Non riuscivano a capire questo insegnamento. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! Piace al Padre che i piccoli capiscano il messaggio del Regno e che i saggi e i sapienti non lo capiscano! Se loro vogliono capirlo, devono diventare alunni dei piccoli! Questo modo di pensare e di insegnare scomoda la gente e cambia la convivenza.
  • Matteo 11,27: L’origine della nuova Legge: il Figlio conosce il Padre. Quello che il Padre ci deve dire, lo ha consegnato a Gesù, e Gesù lo rivela ai piccoli, perché questi si aprano al suo messaggio. Gesù, il Figlio, conosce il Padre. Lui sa ciò che il Padre ci voleva comunicare, quando molti secoli or sono, consegnò la sua Legge a Mosè. Anche oggi, Gesù sta insegnando molte cose ai poveri e ai piccoli e, attraverso di loro, a tutta la sua Chiesa.
  • Matteo 11,28-30: L’invito di Gesù valido fino ad oggi. Gesù invita tutti coloro che sono stanchi ad andare da lui, e lui promette riposo. Nelle comunità attuali, noi dovremmo essere la continuazione di questo invito che Gesù rivolse alla gente stanca ed oppressa dal peso delle osservanze richieste dalle legge di purezza. Lui dice: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Molte volte, questa frase è stata manipolata, per chiedere alla gente sottomissione, mansuetudine e passività. Gesù vuole dire il contrario. Chiede alla gente di non ascoltare “i sapienti ed intelligenti”, i professori di religione dell‟epoca e di cominciare ad imparare da lui, da Gesù, un uomo venuto dall‟entroterra di Galilea, senza istruzione superiore, che si dice “mite

ed umile di cuore”. Gesù non fa come gli scribi che si esaltano con la loro scienza, ma si mette accanto alla gente sfruttata ed umiliata. Gesù, il nuovo maestro, sa per esperienza ciò che avviene nel cuore del popolo che soffre. Lui lo ha vissuto da vicino e lo ha conosciuto nei trent‟anni di vita a Nazaret. 

  • Come Gesù mette in pratica ciò che insegnò nel Discorso della Missione. Gesù ha una passione: annunciare la Buona Novella del Regno. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove Gesù incontrava gente che lo ascoltava, Gesù trasmetteva la Buona Novella. In qualsiasi posto. Nelle sinagoghe durante la celebrazione della Parola (Mt 4,23). Nelle case degli amici (Mt 13,36). Andando lungo il cammino con i discepoli (Mt 12,1-8). Lungo le rive del mare, seduto in una barca (Mt 13,1-3). Sulla montagna, da dove proclamò le beatitudini (Mt 5,1). Nelle piazze e nelle città, dove la gente gli portava i malati (Mt 14,34-36). Anche nel

Tempio di Gerusalemme, durante i pellegrinaggi (Mt 26,55)! In Gesù, tutto è rivelazione di ciò che portava dentro! Non solo annunciava la Buona Novella del Regno. Lui stesso era e continua ad essere un segno vivo del Regno. In lui appare evidente ciò che succede quando un essere umano lascia che Dio regni nella sua vita. Il vangelo di oggi rivela la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli. Lui voleva che loro incontrassero riposo e pace. Per questa sua scelta, per i piccoli ed esclusi, Gesù fu criticato e perseguitato. Soffrì molto! Lo stesso avviene oggi. Quando una comunità cerca di aprirsi e di essere un luogo di accoglienza e di consolazione per i piccoli e gli esclusi di oggi che sono gli stranieri ed i migranti, molte persone non sono d‟accordo e criticano.

Per un confronto personale

  • Hai sperimentato qualche volta il riposo promesso da Gesù?
  • Come possono, le parole di Gesù, aiutare la nostra comunità ad essere un luogo di riposo per le nostre vite?

Preghiera finale

È in te, Signore, la sorgente della vita,  alla tua luce vediamo la luce. 

Concedi la tua grazia a chi ti conosce,  la tua giustizia ai retti di cuore. (Sal 35)


 

Sabato, 30 aprile 2022

Tempo di Pasqua

Preghiera

O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo,  guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, 

perché a tutti i credenti in Cristo  sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo secondo Giovanni 6,16-21

Venuta la sera, i discepoli di Gesù scesero al mare e, saliti in una barca, si avviarono verso l’altra riva in direzione di Cafarnao.

Era ormai buio, e Gesù non era ancora venuto da loro. Il mare era agitato, perché soffiava un forte vento.

Dopo aver remato circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: “Sono io, non temete”.

Allora vollero prenderlo sulla barca e rapidamente la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi racconta l’episodio della barca sul mare agitato. Gesù si trova sulla montagna e i discepoli nella barca. Nel modo di descrivere i fatti, Giovanni cerca di aiutare le comunità a scoprire il mistero che avvolge la persona di Gesù. Lo fa evocando testi dell’Antico Testamento che alludono all’esodo.
  • All’epoca in cui Giovanni scrive, la barchetta delle comunità doveva affrontare un vento contrario sia da parte di alcuni giudei convertiti che volevano ridurre il mistero di Gesù a profezie e figure dell’Antico Testamento, sia da parte di alcuni pagani convertiti che pensavano che fosse possibile un’alleanza tra Gesù e l’impero.
  • Giovanni 6,15: Gesù sulla montagna. Dinanzi alla moltiplicazione dei pani, la gente conclude che Gesù è il messia atteso, perché secondo la speranza della gente dell’epoca, il Messia avrebbe ripetuto il gesto di Mosè: alimentare la gente nel deserto. Per questo, secondo l’ideologia ufficiale, la moltitudine pensava che Gesù fosse il messia e, per questo, voleva fare di lui un re (cf. Gv 6,14-15). Questa richiesta della gente era una tentazione sia per Gesù che per i discepoli. Nel vangelo di Marco, Gesù obbliga i discepoli a imbarcarsi immediatamente e ad andare all’altro lato del lago (Mc 6,45). Voleva evitare che si contaminassero con l’ideologia dominante. Segno, questo, che il “fermento di Erode e dei farisei”, era molto forte (cf. Mc 8,15). Gesù affronta la tentazione con la preghiera sulla montagna.
  • Giovanni 6,16-18. La situazione dei discepoli. Era già di notte. I discepoli scesero verso il mare, salirono sulla barca e si diressero verso Cafarnao, all’altro lato del mare (del lago). Giovanni dice che era già buio e che Gesù non era ancora arrivato. Da un lato evoca l’esodo: attraversare il mare in mezzo a difficoltà. Dall’altro evoca la situazione delle comunità nell’impero romano: con i discepoli, vivevano nel buio, con il vento contrario ed il mare agitato e Gesù sembrava assente!
  • Giovanni 6,19-20. Cambiamento della situazione. Gesù giunge camminando sul mare. I discepoli si spaventano. Come avviene nel racconto dei discepoli di Emmaus, loro non lo riconoscono (Lc 24,28). Gesù si avvicina e dice: “Sono io! Non temete!” Qui, di nuovo, chi conosce la storia dell’Antico Testamento, ricorda alcuni fatti molto importanti: (a) Ricorda che la moltitudine, protetta da Dio, attraversò senza paura il Mar Rosso. (b) Ricorda che Dio, nel chiamare Mosè, dichiara il suo nome dicendo: “Io sono!” (cf. Es 3,15). (c) Ricorda anche il libro di Isaia che presenta il ritorno dall’esilio come un nuovo esodo, in cui Dio appare ripetendo molte volte: “Io sono!” (cf. Is 42,8; 43,5.11-13; 44,6.25; 45,5-7).
  • Per il popolo della Bibbia, il mare era il simbolo dell’abisso, del caos, del male (Ap 13,1). Nell’Esodo, il popolo compie la traversata verso la libertà affrontando e vincendo il mare. Dio divide il mare con il suo soffio e la moltitudine attraversa il mare sull’asciutto (Es 14,22). In altri passaggi la Bibbia mostra Dio che vince il mare (Gen 1,6-10; Sal 104,6-9; Pro 8,27). Vincere il mare significa imporgli i propri limiti ed impedire che inghiottisca tutta la terra con le sue onde. In questo passaggio Gesù rivela la sua divinità dominando e vincendo il mare, impedendo che la barca dei suoi discepoli sia trascinata dalle onde. Questo modo di evocare l’Antico Testamento, di usare la Bibbia, aiutava le comunità a percepire meglio la presenza di Dio in Gesù e nei fatti della vita. Non temete!
  • Giovanni 6,22. Giunsero nel porto desiderato. Loro vogliono prendere Gesù nella barca, ma non fu necessario, perché la barca toccò la riva alla quale erano diretti. Giunsero al porto desiderato. Il Salmo dice: “Ridusse la tempesta alla calma, tacquero i flutti del mare. Si rallegrarono nel vedere la bonaccia ed egli li condusse al porto sospirato”. (Sal 107,29-30)

Per un confronto personale

  • Sulla montagna: Perché Gesù cerca di stare da solo per pregare dopo la moltiplicazione dei pani? Qual è il risultato della sua preghiera?
  • E’ possibile oggi camminare sulle acque del mare della vita? Come?

Preghiera finale

Esultate, giusti, nel Signore:  ai retti si addice la lode. Lodate il Signore con la cetra, 

con l’arpa a dieci corde a lui cantate. (Sal 32)

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.