Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 1_13-Marzo-2022

Martedì, 1 Marzo 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Concedi, Signore, che il corso degli eventi nel mondo si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace, e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco 10,28-31

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”.

Gesù gli rispose: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”.

Riflessione

Nel vangelo di ieri, Gesù parlava della conversazione tra i discepoli sui beni materiali: distanziarsi dalle cose, vendere tutto, dare ai poveri e seguire Gesù. Ossia, come Gesù, devono vivere in totale gratuità, mettendo la propria vita nella mano di Dio, servendo i fratelli e le sorelle (Mc 10,17-27). Nel vangelo di oggi Gesù spiega meglio come deve essere questa vita di gratuità e di servizio di coloro che abbandonano tutto per lui, Gesù, e per il Vangelo (Mc 10,28-31).

  • Marco 10,28-31: Cento volte, ma d’ora in poi con persecuzioni. Pietro osserva: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. E’ come se dicesse: “Abbiamo fatto ciò che il Signore chiese al giovane ricco. Lasciammo tutto e ti abbiamo seguito. Spiegaci, come deve essere la nostra vita?” Pietro vuole che Gesù spieghi un poco di più il nuovo modo di vivere nel servizio e nella gratuità. La risposta di Gesù è bella, profonda e simbolica: “In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi”. Il tipo di vita che scaturisce dal dono di tutto è l’esempio del Regno che Gesù vuole instaurare: (a) Estende la famiglia e crea comunità, aumenta cento volte il numero di fratelli e sorelle. (b) Produce la condivisione di beni, poiché tutti avranno cento volte di più case e campi. La provvidenza divina si incarna e passa per l’organizzazione fraterna, dove tutto è di tutti e non ci sono più persone nel bisogno. Loro mettono in pratica la legge di Dio che chiede “tra di voi non ci siano poveri” (Dt 15,4-11). Fu ciò che fecero i primi cristiani (At 2,42-45). E’ il vissuto perfetto del servizio e della gratuità. (c) Non devono aspettare in cambio nessun vantaggio, nessuna sicurezza, nessun tipo di promozione. Anzi in questa vita avranno tutto questo, ma con persecuzioni. Poiché, coloro che in questo mondo organizzato, a partire dall’egoismo e dagli interessi di gruppi e persone, vivono l’amore gratuito ed il dono di sé, saranno crocifissi come lo fu Gesù. (d) Saranno perseguitati in questo mondo, ma nel mondo futuro avranno la vita eterna di cui parlava il giovane ricco.
  • Gesù è la scelta dei poveri. Una duplice schiavitù marcava la situazione della gente all’epoca di Gesù: la schiavitù della politica di Erode, appoggiata dall’impero romano e mantenuta da tutto un sistema ben organizzato di sfruttamento e di repressione, e la schiavitù della religione ufficiale, mantenuta dalle autorità religiose dell’epoca. Per questo, il clan, la famiglia, la comunità, si stava disintegrando e una gran parte della gente viveva esclusa, emarginata, senza dimora, nella religione, nella società. Per questo c’erano diversi movimenti che cercavano un nuovo modo di vivere in comunità: esseni, farisei e, più tardi, gli zeloti. Nella comunità di Gesù c’era qualcosa di nuovo che la rendeva diversa dagli altri gruppi. Era l’atteggiamento verso i poveri e gli esclusi. Le comunità dei farisei vivevano separate. La parola “fariseo” vuol dire “separato”. Vivevano separati dalla gente impura. Molti farisei consideravano la gente ignorante e maledetta (Gv 7,49), in peccato (Gv 9,34). Gesù e la sua comunità, al contrario, vivevano insieme alle persone escluse, considerate impure: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi (Mc 2,16; 1,41; Lc 7,37). Gesù riconosce la ricchezza e il valore che i poveri posseggono (Mt 11,25-26; Lc 21,1-4). Li proclama felici, perché il Regno è loro, è dei poveri (Lc 6,20; Mt 5,3). Definisce la sua missione: “annunciare la Buona Novella ai poveri” (Lc 4, 18). Lui stesso vive da povero. Non possiede nulla per sé, nemmeno una pietra dove reclinare il capo (Lc 9,58). E a chi vuole seguirlo per condividere la stessa sorte, ordina di scegliere: o Dio o il denaro! (Mt 6,24). Ordina di scegliere a favore dei poveri! (Mc 10,21) La povertà che caratterizzava la vita di Gesù e dei discepoli, caratterizzava anche la missione. Al contrario di altri missionari (Mt 23,15), i discepoli e le discepole di Gesù non potevano portare nulla, né oro, né denaro, né due tuniche, né borsa, né sandali (Mt 10,9-10). Dovevano avere fiducia nell’ospitalità (Lc 9,4; 10,5-6). E se fossero stati accolti dalla gente, dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò che ricevevano in cambio (Lc 10,7-8). Inoltre, dovevano occuparsi dei malati e dei bisognosi (Lc 10,9; Mt 10,8). Allora potevano dire alla gente: “Il Regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 10,9).

Per un confronto personale

  • Tu, nella tua vita, come metti in pratica la proposta di Pietro: “Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”?
  • Condivisione, gratuità, servizio, accoglienza agli esclusi sono i segni del Regno. Come le vivo oggi?

Preghiera finale

Tutti i confini della terra hanno veduto la salvezza del nostro Dio. Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con canti di gioia. (Sal 97)


 

Mercoledì, 2 Marzo 2022

Mercoledì delle Ceneri 

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,

Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura – Matteo 6,1-6.16-18

Chiave di lettura

Il vangelo di questo mercoledì delle Ceneri è tratto dal Discorso della Montagna e vuole offrirci un aiuto per farci capire come praticare le tre opere di pietà: preghiera, elemosina e digiuno e come passare bene il tempo della Quaresima. Il modo di svolgere queste tre opere è cambiato lungo i secoli, secondo la cultura e i costumi dei popoli e la salute delle persone. Oggi le persone più anziane ricordano il digiuno severo ed obbligatorio di quaranta giorni durante tutta la Quaresima. Malgrado i cambiamenti nel modo di praticare le opere di pietà, rimane l’obbligo umano e cristiano 

  • di condividere i nostri beni con i poveri (elemosina),
  • di vivere in contatto con il Creatore (preghiera) e
  • di sapere controllare il nostro impeto e i nostri desideri (digiuno). Le parole di Gesù che meditiamo possono far sorgere in noi la creatività necessaria per trovare nuove forme per vivere queste tre pratiche così importanti della vita cristiana.

Una divisione del testo per aiutarne la lettura

  • Mt 6,1: La chiave generale per capire l’insegnamento che segue
  • Mt 6,2: Come non fare elemosina
  • Mt 6,3-4: Come fare elemosina
  • Mt 6,5: Come non pregare
  • Mt 6,6: Come pregare
  • Mt 6,16: Come non fare digiuno
  • Mt 6,17-18: Come fare digiuno Il testo: Matteo 6,1-6.16-18

Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico:

hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevutol a loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perchél a gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  • Qual è il punto del testo che più ti ha colpito o che ti è più piaciuto?
  • Come capire l’avvertenza iniziale fatta da Gesù?
  • Cosa critica e cosa insegna Gesù sull’elemosina? Fai un riassunto per te.
  • Cosa critica e cosa insegna Gesù sulla preghiera? Fai un riassunto per te.
  • Cosa critica e cosa insegna Gesù sul digiuno? Fai un riassunto per te.

Per approfondire il tema

Contesto

Gesù parla di tre cose: l’elemosina (Mt 6,1-6), la preghiera (Mt 6,5-15) ed il digiuno (Mt 6,1618). Erano le tre opere di pietà dei giudei. Gesù critica il fatto che pratichino la pietà per essere visti dagli uomini (Mt 6,1). Non permette che la pratica della giustizia e della pietà venga usata come un mezzo per la promozione sociale nella comunità (Mt 6,2.5.16). Nelle parole di Gesù appare un nuovo tipo di relazione con Dio che si dischiude per noi. Lui dice: “Tuo Padre che vede nel segreto ti ricompenserà” (Mt 6,4).“ Vostro Padre conosce le vostre necessità prima ancora che gli chiediate qualcosa” (Mt 6,8). “Se perdonate agli uomini i loro delitti, anche il vostro Padre celeste vi perdonerà” (Mt 6,14). Gesù ci offre un nuovo cammino di accesso al cuore di Dio. La meditazioned elle sue parole riguardo alle opere di pietà potrà aiutarci a scoprire questo nuovo cammino. Commento del testo

  • Mt 6,1: La chiave generale per capire l’insegnamento che segue.

Gesù dice: Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini, per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli. La giustizia di cui parla Gesù consiste nel raggiungere il luogo dove Dio ci vuole. Il cammino per giungervi è espresso nella legge di Dio. Gesù avvisa del fatto che non si deve osservare la legge per essere elogiati dagli uomini. Prima aveva detto: “Se la vostra giustizia non supera la giustizia dei dottori della legge e dei farisei, voi non entrerete nel regno dei Cieli” (Mt 5,26). Nel leggere questa frase non dobbiamo pensare solo ai farisei del tempo di Gesù, ma soprattutto al fariseo che dorme in ciascuno di noi. Se Giuseppe, sposo di Maria, avesse seguito la giustizia della legge dei farisei, avrebbe dovuto denunciare Maria. Ma lui era “giusto” (Mt 1,19), possedeva già la nuova giustizia annunciata da Gesù. Per questo, trasgredì l’antica legge e salvò la vita di Maria e di Gesù. La nuova giustizia annunciata da Gesù riposa su un’altra base, scaturisce da un’altra sorgente. Dobbiamo costruire la nostra sicurezza dal di dentro, non in ciò che noi facciamo per Dio, ma in quello che Dio fa per noi. È questa la chiave generale per capire l’insegnamento di Gesù sulle opere di pietà. In ciò che segue, Matteo applica questo principio generale alla pratica dell’elemosina, della preghiera e del digiuno. Dal punto di vista didattico, prima dice come non deve essere, e poi subito insegna come deve essere.

  • Mt 6,2: Come non fare l’elemosina.

Il modo sbagliato, sia allora che oggi, di fare l’elemosina è quello di usare un modo vistoso, per essere riconosciuti ed acclamati dagli altri. Spesso sui banchi delle chiese si vedono scritte queste parole: “Dono della famiglia tale”. In televisione, ai politici piace mostrarsi come grandi benefattori dell’umanità nelle inaugurazioni di opere pubbliche al servizio della comunità. Gesù dice: Coloro che agiscono così hanno già ricevuto la loro ricompensa.

  • Mt 6,3-4: Come fare l’elemosina.

Il modo corretto di fare elemosina è questo: “Che la mano sinistra non sappia ciò che sta facendo la destra!” Ossia devo fare l’elemosina in modo tale che nemmeno io devo avere la sensazione di star facendo una cosa buona, che merita una ricompensa da parte di Dio ed elogio da parte degli altri. L’elemosina è un obbligo. È una forma di condividere qualcosa che possiedo, con coloro che non hanno nulla. In una famiglia, ciò che è di uno è di tutti. Gesù elogia l’esempio della vedova che dava persino ciò che gli era necessario (Mc 12,44).

  • Mt 6,5: Come non pregare.

Parlando del modo sbagliato di pregare, Gesù menziona alcuni usi e costumi strani di quell’epoca. Quando veniva suonata la trombetta per la preghiera del mattino, di mezzogiorno e del pomeriggio, c’era gente che cercava di trovarsi in mezzo alla strada per pregare solennemente con le braccia aperte facendosi così vedere da tutti ed essere considerata, così, gente pia. Altri nella sinagoga, assumevano atteggiamenti stravaganti, per attirare l’attenzione delle comunità.

  • Mt 6,6: Come pregare.

Per non lasciare dubbi, Gesù esagera su come pregare. Dice che bisogna pregare, in segreto, solo davanti a Dio Padre. Nessuno ti vedrà. Anzi, forse, per gli altri, tu sarai una persona che non prega. Non importa! Anche di Gesù lo dissero: “Non è da Dio!” E questo perché Gesù pregava molto di notte e non gli importava dell’opinione degli altri. Ciò che importa è avere la coscienza in pace ed avere la certezza che Dio è il Padre che mi accoglie, e non a partire da ciò che io faccio per Dio o a partire dalla soddisfazione che cerco nell’essere apprezzato come una persona pia e che prega.

  • Mt 6,16: Come non fare digiuno.

Gesù critica le pratiche sbagliate del digiuno. C’era gente che si rattristava nel volto, non si lavava, usava vestiti stracciati, non si pettinava, in modo che tutti potessero vedere che stava digiunando, ed in modo perfetto.

  • Mt 6,17-18: Come fare il digiuno.

Gesù raccomanda il contrario: Quando tu digiuni, spargi profumo sulla tua testa, lavatii l viso, in modo che nessuno capisca che tu stai facendo digiuno, ma solo tuo Padre che è nei cieli.

Come dicevamo prima, si tratta di un cammino nuovo di accesso al cuore di Dio che si apre davanti a noi. Gesù, per assicurarci interiormente, non chiede ciò che noi facciamo per Dio, bensì ciò che Dio fa per noi. L’elemosina, la preghiera ed il digiuno non sono soldi per comprare il favore di Dio, ma sono la risposta di gratitudine all’amore ricevuto e sperimentato.

Ampliando l’informazione

Il contesto più ampio del vangelo di Matteo

Il vangelo di Matteo è stato scritto per una comunità di giudei convertiti che stavano attraversando una crisi profonda di identità in rapporto al loro passato. Dopo essersi convertiti a Gesù, avevano continuato a vivere secondo le loro antiche tradizioni e frequentavano le sinagoghe, insieme a parenti ed amici, come prima. Ma soffrivano a causa di una forte pressione da parte degli amici giudei che non accettavano Gesù come il Messia. Questa tensione aumentò dopo l’anno 70 dC. Quando, nel 66 dC, scoppiò la rivolta dei giudei contro Roma, due gruppi non vollero partecipare, il gruppo dei farisei ed il gruppo dei giudei cristiani. Ambedue i gruppi sostenevano che andare contro Roma non aveva nulla a che fare con la venuta del Messia, come altri sostenevano. 

Dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei romani nel 70, gli altri gruppi giudei scomparvero tutti. E rimasero solo i farisei e i giudei cristiani. Ambedue i gruppi pretendevano di essere gli eredi delle promesse dei profeti e, per questo, aumentava la tensione tra i fratelli, a causa dell’eredità. I farisei riorganizzarono il resto del popolo e presero posizione sempre di più contro i cristiani, che finirono per essere scomunicati dalle sinagoghe. Questa scomunica riaccese tutto il problema dell’identità. Ora i cristiani erano in modo ufficiale e formale separati dal popolo delle promesse. Non potevano frequentare più le loro sinagoghe, i loro rabbini. E loro si chiedevano: Chi è il vero popolo di Dio: loro o noi? Con chi sta Dio? Gesù è veramente il Messia?

Matteo, quindi, scrive il suo vangelo (i) per questo gruppo di cristiani, come un vangelo di consolazione per coloro che erano stati scomunicati e perseguitati dai giudei;a iutandoli a superare il trauma della rottura; (ii) come un vangelo di rivelazione, mostrando che Gesù è il vero Messia, il nuovo Mosè, che compie le promesse; (iii) come vangelo della nuova pratica, mostrando come devono fare per arrivare alla vera giustizia, maggiore della giustizia dei farisei.

Una chiave per il Discorso della Montagna

Il Discorso della Montagna è il primo dei cinque discorsi del vangelo di Matteo. Descrive le condizioni che permettono a una persona di poter entrare nel regno di Dio: la porta di entrata, la nuova lettura della legge, il modo nuovo di vedere e praticare le opere di pietà; il modo nuovo di vivere in comunità. In una parola, nel Discorso della Montagna, Gesù comunica il modo nuovo di guardare le cose della Vita e del regno. Si tratta di una divisione che serve da chiave di lettura:

  • Mt 5,1-16: La Porta di entrata.
  • Mt 5,1-10: Le otto Beatitudini aiutano a percepire dove il regno è già presente (Mt tra i poveri ed i perseguitati) e dove starà tra breve (Mt tra gli altri sei gruppi).
  • Mt 5,11-16: Gesù dirige parole di consolazione ai discepoli ed avvisa: colui che vive le beatitudini sarà perseguitato (Mt 5,11-12), ma la sua vita avrà un senso, un significato, perché sarà sale della terra (Mt 5,13) e luce del mondo (Mt 5,14-16)
  • Mt 5,17-48;6,1-18: La nuova relazione con Dio: Una nuova Giustizia.M t 5,17-48: La nuova giustizia deve superare la giustizia dei farisei.

Gesù radicalizza la legge, cioè, la conduce alla sua radice, al suo obiettivo principale ed ultimo che è servire la vita, la giustizia, l’amore e la verità. I comandamenti della legge indicano un nuovo cammino di vita, evitato dai farisei (Mt 5,17-20).

Subito Gesù presenta vari esempi di come devono essere capiti i comandamenti della legge di Dio data da Mosè: anticamente vi è stato detto, ma io vi dico (Mt 5,2148)

  • Mt 6,1-18: La nuova giustizia non deve cercare ricompensa o merito. (È il vangelo di questo Mercoledì della Ceneri)
  • Mt 6,19-34: Il nuovo rapporto con i beni della terra: una nuova visione della creazione.

Affronta i bisogni primari della vita: alimenti, vestiti, casa, salute. È la parte della vita che produce più angoscia nelle persone. Gesù insegna come rapportarsi ai beni materialie d alle ricchezze della terra: non accumulare beni (Mt 6,19-21), non guardare il mondo con sguardo afflitto (Mt 6,22-23), non servire Dio e il denaro nello stesso tempo (Mt 6,24), non preoccuparsi di ciò che mangiamo e beviamo (Mt 6,23-34).

  • Mt 7,1-29: Il nuovo rapporto con le persone: una nuova vita in comunità.

Non cercare la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello (Mt 7,1-5); non gettare le perle ai porci (Mt 7,6); non aver paura di chiedere le cose a Dio (Mt 7,7-11); la regola d’oro (Mt 7,12); scegliere il cammino stretto e difficile (Mt 7,13-14); fare attenzione ai falsi profeti (Mt 7,15-20); non solo parlare ma agire (Mt 7,21-23); la comunità costruita su questa base resterà in piedi malgrado la tempesta (Mt 7,24-27). Il risultato di queste parole è una nuova coscienza dinanzi agli scribi e ai dottori (Mt 7,28-29).

Orazione – Salmo 40 (39)

Annunciare la grande giustizia di Dio

Ho sperato: ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha tratto dalla fossa della morte, dal fango della palude; i miei piedi ha stabilito sulla roccia,h a reso sicuri i miei passi.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo, lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timoree  confideranno nel Signore. Beato l’uomo che spera nel Signore e non si mette dalla parte dei superbi, né si volge a chi segue la menzogna.

Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio, quali disegni in nostro favore: nessuno a te si può paragonare.

Se li voglio annunziare e proclamare sono troppi per essere contati.

Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto.

Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa. Allora ho detto: “Ecco, io vengo.

Sul rotolo del libro di me è scritto, che io faccia il tuo volere.

Mio Dio, questo io desidero,

la tua legge è nel profondo del mio cuore”.

Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea; vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.

Non ho nascosto la tua grazia e la tua fedeltà alla grande assemblea.

Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia, la tua fedeltà e la tua grazia mi proteggano sempre, poiché mi circondano mali senza numero, le mie colpe mi opprimono e non posso più vedere.

Sono più dei capelli del mio capo, il mio cuore viene meno.

Degnati, Signore, di liberarmi;a ccorri, Signore, in mio aiuto. Vergogna e confusione per quanti cercano di togliermi la vita. Retrocedano coperti d’infamia quelli che godono della mia sventura. Siano presi da tremore e da vergognaq uelli che mi scherniscono.

Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano, dicano sempre: “Il Signore è grande” quelli che bramano la tua salvezza.

Io sono povero e infelice; di me ha cura il Signore.

Tu, mio aiuto e mia liberazione, mio Dio, non tardare.

Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa’ che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Giovedì, 3 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostra attività abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 9,22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”. E, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.

Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?”

Riflessione

  • Ieri abbiamo incominciato il tempo della Quaresima. Finora la liturgia quotidiana seguiva il vangelo di Marco, passo a passo. A partire da ieri fino al giorno di Pasqua la sequenza delle letture del giorno sarà data dalla tradizione antica della quaresima con le sue letture, già fisse, che ci aiuteranno ad entrare nello spirito della quaresima e della preparazione alla Pasqua. Fin dal primo giorno, la prospettiva è quella della Passione, Morte e Risurrezione e del senso che questo mistero ha per la nostra vita. E’ quanto ci viene proposto nel testo assai breve del vangelo di oggi. Il testo parla della passione, morte e risurrezione di Gesù ed afferma che seguire Gesù vuol dire caricarsi la croce dietro Gesù.
  • Poco prima, in Luca 9,18-21, Gesù chiede: “Chi dice la gente che io sia?”. Loro risposero indicando le diverse opinioni: “Giovanni Battista, Elia o uno degli antichi profeti”. Dopo aver ascoltato le opinioni degli altri, Gesù chiese: “E voi, chi dite che io sia?”

Pietro rispose: “Il Cristo di Dio!”, ossia il signore è colui che è atteso dalla gente! Gesù era d’accordo con Pietro, ma proibì di parlarne alla gente. Perché Gesù lo proibisce? Perché in quel tempo tutti aspettavano il messia, però ciascuno a modo suo: alcuni come re, altri come sacerdote, dottore, guerriero, giudice o profeta! Gesù pensa in modo diverso. Lui si identifica con il messia servo e sofferente, annunciato da Isaia (Is 42,1-9; 52,13-53,12).

  • Il primo annuncio della passione. Gesù comincia ad insegnare che lui è il Messia Servo ed afferma che, come il Messia Servo annunciato da Isaia, presto sarà messo a morte nello svolgimento della sua missione di giustizia (Is 49,4-9; 53,1-12). Luca è solito seguire il vangelo di Marco, ma qui lui omette la reazione di Pietro che sconsigliava Gesù di pensare al messia sofferente ed omette anche la dura risposta: “Lontano da me, Satana! Perché non pensi le cose di Dio, ma degli uomini!” Satana é una parola ebraica che significa accusatore, colui che allontana gli altri dal cammino di Dio. Gesù non permette che Pietro si allontani dalla sua missione.
  • Condizioni per seguire Gesù. Gesù tira conclusioni valide fino al giorno d’oggi: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. In quel tempo la croce era la pena di morte che l’impero romano imponeva ai criminali emarginati. Prendere la croce e caricarla dietro Gesù era lo stesso che accettare di essere emarginato dal sistema ingiusto che legittimava l’ingiustizia. Era lo stesso che rompere con il sistema. Come dice Paolo nella Lettera ai Galati: “Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6,14). La croce non è fatalismo, nemmeno è esigenza del Padre. La Croce è la conseguenza dell’impegno liberamente assunto da Gesù di rivelare la Buona Novella che Dio è Padre, e che quindi tutti e tutte dobbiamo essere accettati e trattati/e da fratelli e sorelle. A causa di questo annuncio rivoluzionario, lui fu perseguitato e non ebbe paura di dare la propria vita. Non c’è prova d’amore più grande che dare la vita per il fratello.

Per un confronto personale

  • Tutti aspettavano il messia, ognuno a modo suo. Qual è il messia che io aspetto e che la gente di oggi aspetta?
  • La condizione per seguire Gesù è la croce. Come reagisco davanti alle croci della vita?

Preghiera finale

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore,

la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1)


 

Venerdì, 4 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Accompagna con la tua benevolenza, Padre misericordioso, i primi passi del nostro cammino penitenziale, perché all’osservanza esteriore corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 9,14-15

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva del lago, nella regione dei Gadareni, gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”.

E Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi è una versione abbreviata del vangelo che abbiamo già meditato a Gennaio, quando ci venne proposto lo stesso tema del digiuno (Mc 2,18-22), ma con una piccola differenza. La liturgia di oggi omette tutto il discorso sul rammendo nuovo su un panno vecchio e del vino nuovo in un vecchio otre (Mt 9,16-17), e concentra la sua attenzione sul digiuno.
  • Gesù non insiste nella pratica del digiuno. Il digiuno è un’usanza molto antica, praticata in quasi tutte le religioni. Gesù stesso la praticò per quaranta giorni (Mt 4,2). Ma lui non insiste con i discepoli per fare lo stesso. Li lascia liberi. Per questo, i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei, che erano obbligati a digiunare, vogliono sapere perché Gesù non insiste nel digiuno.
  • In quanto allo sposo, sta con loro e quindi non hanno bisogno di digiunare. Gesù risponde con un paragone. Quando lo sposo sta con gli amici dello sposo, cioè, durante la festa delle nozze, loro non hanno bisogno di digiunare. Gesù si considera lo sposo. I discepoli sono gli amici dello sposo. Durante il tempo in cui lui, Gesù, sta con i discepoli, è la festa delle nozze. Verrà un giorno in cui lo sposo non ci sarà più. Allora, possono digiunare se così vogliono. In questa frase Gesù allude alla sua morte. Sa e si rende conto che se continua lungo questo cammino di libertà, le autorità religiose vorranno ucciderlo.
  • Il digiuno e l’astinenza della carne sono pratiche universali e ben attuali. I mussulmani hanno il digiuno del Ramadan, durante il quale non mangiano, né bevono, fino allo spuntar del sole. Sempre di più, e per diversi motivi, le persone si impongono qualche forma di digiuno. Il digiuno è un mezzo importante per controllarsi, e dominarsi, ed esiste in quasi tutte le religioni. E’ anche apprezzato dagli sportivi.
  • La Bibbia fa molto riferimento al digiuno. Era una forma di penitenza per giungere alla conversione. Mediante la pratica del digiuno, i cristiani imitavano Gesù che digiunò quaranta giorni. Il digiuno tende a raggiungere la libertà di mente, il controllo di sé, una visione critica della realtà. E’ uno strumento per mantenere libera la mente e per non lasciarsi trasportare da qualsiasi vento. Grazie al digiuno, aumenta la chiarezza di mente. Ed è un mezzo che aiuta a curare meglio la salute. Il digiuno può essere una forma di identificazione con i poveri che sono obbligati al digiuno tutto l’anno e raramente mangiano la carne. Ci sono anche coloro che digiunano per protestare.
  • Anche se oggi il digiuno e l’astinenza non si fanno più, l’obiettivo alla base di questa pratica continua inalterato ed è una forza che deve animare la nostra vita: partecipare alla passione, morte e risurrezione di Gesù. Dare la propria vita per poterla possedere in Dio. Prendere coscienza del fatto che l’impegno con il Vangelo è un viaggio senza ritorno, che esige perdere la vita per poterla possedere e ritrovare tutto in piena libertà.

Per un confronto personale

  • Qual è la forma di digiuno che pratichi? E se non ne pratichi nessuna, qual è la forma che potresti praticare?
  • Il digiuno, come può aiutarmi a prepararmi meglio per la festa della pasqua?

Preghiera finale

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;n ella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. (Sal 50)


 

Sabato 5 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Guarda con paterna bontà, Dio onnipotente, la debolezza dei tuoi figli,

e a nostra protezione e difesa stendi il tuo braccio invincibile. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 5,27-32

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi!” Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.

Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola.

I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?”

Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi”.

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi presenta lo stesso tema su cui abbiamo riflettuto a Gennaio nel vangelo di Marco (Mc 2,13-17). Solo che questa volta ne parla il Vangelo di Luca ed il testo è ben più corto, concentrando l’attenzione sulla scena principale che è la chiamata e la conversione di Levi e la conversione che ciò implica per noi che stiamo entrando in quaresima.
  • Gesù chiama un peccatore ad essere suo discepolo. Gesù chiama Levi, un pubblicano, e costui, immediatamente, lascia tutto, segue Gesù ed entra a far parte del gruppo dei discepoli. Subito Luca dice che Levi ha preparato un grande banchetto nella sua casa. Nel Vangelo di Marco, sembrava che il banchetto fosse in casa di Gesù. Ciò che importa è l’insistenza nella comunione di Gesù con i peccatori, attorno al tavolo, cosa proibita.
  • Gesù non è venuto per i giusti, ma per i peccatori. Il gesto di Gesù produsse rabbia tra le autorità religiose. Era proibito sedersi a tavola con pubblicani e peccatori, poiché sedersi a tavola con qualcuno voleva dire trattarlo da fratello! Con il suo modo di fare, Gesù stava accogliendo gli esclusi e li stava trattando da fratelli della stessa famiglia di Dio. Invece di parlare direttamente con Gesù, gli scribi dei farisei parlano con i discepoli: Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori? E Gesù risponde: Non sono i sani che hanno bisogno del medico; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi!” La coscienza della sua missione aiuta Gesù a trovare la risposta e ad indicare il cammino per l’annuncio della Buona Novella di Dio. Lui è venuto per riunire la gente dispersa, per reintegrare coloro che erano stati esclusi, per rivelare che Dio non è un giudice severo che condanna e respinge, bensì un Padre/Madre che accoglie ed abbraccia.

Per un confronto personale

  • Gesù accoglie ed include le persone. Qual è il mio atteggiamento?
  • Il gesto di Gesù rivela l’esperienza che ha di Dio Padre. Qual è l’immagine di Dio di cui sono portatore/portatrice verso gli altri mediante il mio comportamento?

Preghiera finale

Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodiscimi perché sono fedele;

tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. (Sal 85)


 

Domenica, 6 Marzo, 2022

LECTIO

Orazione iniziale:

O Signore, all’inizio di questo tempo quaresimale mi inviti a meditare, ancora una volta, il racconto delle tentazioni, perché riscopra il cuore della lotta spirituale e soprattutto perché sperimenti la vittoria sul male.

Spirito Santo “visita le nostre menti” perché nella nostra mente spesso proliferano molti pensieri che ci fanno sentire in balia del frastuono di tante voci. Fuoco d’amore purifica anche I nostri sensi e il cuore perché siano docili e disponibili alla voce della tua Parola. Fà luce in noi (accende lumen sensibus, infunde amorem cordibus) perché i nostri sensi, purificati da te, siano in grado di entrare in dialogo con te. Se il fuoco del tuo Amore divampa nel nostro cuore, al di là delle nostre aridità, può dilagare la vita vera, che è pienezza di gioia.

Lettura del vangelo – Luca 4,1-13

1Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto 2dove per  quaranta  giorni,  fu  tentato  dal  diavolo.  Non  mangiò  nulla  in  quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. 3Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane». 4Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo». 5Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: 6«Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. 7Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo». 8Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». 9Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; 10sta scritto infatti:

Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiranno; 11e anche:

essi ti sosterranno con le mani, perché il mo piede non inciampi in una pietra».

12Gesù gli rispose: «È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo». 13Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Momenti di silenzio orante:

Per l’ascolto è necessario il silenzio: dell’anima, dello spirito, della sensibilità e anche silenzio esteriore, con la tensione di ascoltare ciò che la Parola di Dio intende comunicare.

MEDITATIO

Chiave di lettura:

Luca con la raffinatezza di un narratore racconta in 4,1-44 alcuni aspetti del ministero di

Gesù dopo il suo battesimo, tra cui le tentazioni del demonio. Infatti narra che Gesù «pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni» (4,1-2). Tale episodio della vita di Gesù è preliminare al suo ministero, ma anche, può essere inteso come il momento di transizione dal ministero di Giovanni Battista a quello di Gesù. In Marco tale racconto delle tentazioni è più generico. In Matteo di Gesù si racconta che «è stato condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Mt 4,1), queste ultime parole attribuiscono l’esperienza della tentazione ad un influsso che è insieme celeste e diabolico. Il racconto di Luca modifica il testo di Matteo in tal maniera da mostrare che Gesù, «pieno di Spirito Santo», s’allontana di sua iniziativa dal Giordano ed è condotto dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni, dove egli «è tentato dal diavolo» (4,2). Il senso che Luca vuol dare alle tentazioni di Gesù è che esse furono un’iniziativa del diavolo e non un’esperienza programmata dallo Spirito Santo (S.Brown). È come se Luca volesse tenere ben distintii l personaggio del diavolo dalla persona dello Spirito Santo.

Un altro elemento da osservare è l’ordine con cui Luca dispone l’ordine delle tentazioni:

deserto veduta dei regni del mondo pinnacolo di Gerusalemme. Invece in Matteo l’ordine varia: deserto pinnacolo alto monte. Gli esegeti discutono quale sia la disposizione originale, ma non riescono a trovare una soluzione unanime. La differenza potrebbe essere spiegata a partire dalla terza tentazione (quella culminante):p er Matteo il «monte» è il vertice della tentazione perché nel suo vangelo pone tutto il suo interesse sul tema del monte (basti ricordare il discorso della montagna, la presentazione di Gesù come “il nuovo Mosé”); per Luca, invece, l’ultima tentazione avviene sul pinnacolo del tempio in Gerusalemme perché uno degli interessi maggiori del suo vangelo è la città di Gerusalemme (Gesù nel racconto lucano è in cammino verso Gerusalemme dove si compie in modo definitivo la salvezza) (Fitzmyer).

Il lettore può porsi legittimamente una domanda: In Luca, come in Matteo, ci furono dei possibili testimoni alla tentazione di Gesù? La risposta è certamente negativa. Dal racconto lucano traspare chiaramente che Gesù e il diavolo sono uno di fronte all’altro, totalmente soli. Le risposte di Gesù al diavolo sono attinte dalla S.Scrittura, sono citazioni dell’Antico testamento. Gesù affronta le tentazioni, ed in particolare al culto che il diavolo pretende da Gesù stesso, ricorrendo alla parola di Dio come pane di vita, come protezione di Dio. Il ricorso alla parola di Dio contenuta nel libro del

Deuteronomio, ritenuto dagli esegeti una lunga meditazione sulla Legge, mostrano il tentativo di Luca di raccordare questo episodio della vita di Gesù con il progetto di Dio che vuole salvare l’uomo.

Tali tentazioni sono avvenute storicamente? Perché, alcuni, tra i credenti e non credenti, ritengono che tali tentazioni siano fantasie su Gesù, inventate di sana pianta? Tale questione è estremamente importante in un contesto come il nostro che cerca di svuotare del suo contenuto storico e di fede i racconti dei vangeli. Certamente non si può dare una spiegazione letterale e ingenua, né pensare che possano essere accadute in modo esterno. Ci sembra quella di Dupont abbastanza plausibile: «Gesù parla di un’esperienza che egli ha vissuto, ma tradotta in un linguaggio figurato, adatto a colpire le menti dei suoi ascoltatori» (Les tentationes, 128). Più che considerarle come un fatto esterno, le tentazioni vanno considerate come un esperienza concreta nella vita di Gesù. È questa mi sembra la ragione principale che ha guidato Luca e gli altri evangelisti nel trasmetterci queste scene. Sono prive di fondamento le opinioni di

chi ritiene le tentazioni di Gesù , fittizie o inventate, come anche non si può condividere l’opinione dello stesso Duponti, quando dice che esse sono state «un dialogo puramente spirituale che Gesù ebbe con il diavolo» (Dupont, 125). Dando uno sguardo all’interno del Nuovo Testamento (Gv 6,26-34; 7,1-4; Ebr 4,15; 5,2; 2,17a) risulta chiaro che le tentazioni furono una realtà evidente nella vita di Gesù. Interessante e condivisibile è la spiegazione di R.E. Brown: «Matteo e Luca non avrebbero fatto alcuna ingiustizia alla realtà storica drammatizzando tali tentazioni all’interno di una scena, e mascherando il vero tentatore col porre queste provocazioni sulle sue labbra» (The Gospel Accordino to John, 308). In sintesi potremmo dire che la storicità delle tentazioni di Gesù o il radicamento di esse nell’esperienza di Gesù sono state descritte con un «linguaggio figurato» (Dupont) o «drammatizzato» (R.E Brown). È necessario distinguere il contenuto (le tentazioni nell’esperienza di Gesù) dal suo contenitore (il linguaggio figurato o drammatizzazione). È certo che queste due interpretazioni sono molto più corrette di quelle che le interpretano in senso ingenuamente letterale.

Luca, inoltre, con queste scene intende ricordarci che le tentazioni sono state rivolte a Gesù da un agente esterno. Non sono il risultato di una crisi psicologica o perché si trova in un conflitto personale con qualcuno. Le tentazioni, piuttosto, rimandano alle

«tentazioni» che Gesù ha sperimentato nel suo ministero: l’ostilità, l’opposizione, il rifiuto. Tali «tentazioni» sono state reali e concrete nella sua vita. Non ha fatto ricorso al suo potere divino per risolverle. Queste prove sono state una forma di «seduzione diabolica» (Fitzmyer), una provocazione a usare il suo potere divino per mutare pietre in pane e per manifestarsi in modi eccentrici.

Le tentazioni terminano con quest’espressione: «dopo aver esaurito ogni specie di tentazione» il diavolo abbandona Gesù (4,13). Quindi le tre scene che contengono le tentazioni sono da considerarsi come espressione di tutte le «tentazioni o prove» che Gesù ha dovuto fronteggiare. Ma il punto fondamentale è che Gesù, in quanto Figlio, ha affrontato e vinto la «tentazione». Ancora di più: è stato provato nella sua fedeltà al Padre ed è stato trovato fedele.

Un’ultima considerazione riguarda la terza tentazione. Nelle prime due tentazioni il diavolo ha provocato Gesù a usare la sua filialità divina per negare la finitezza umana: evitare di procurarsi il pane come tutti gli uomini; richiedendogli, poi, un’onnipotenza illusoria. In entrambi le prove Gesù non risponde dicendo: non voglio! Ma si appella alla Legge di Dio, suo Padre: «Sta scritto…è stato detto…». Meravigliosa lezione. Ma il diavolo non demorde e gli rivolte una terza provocazione, la più forte di tutte: di risparmiarsi la morte. In fondo lanciarsi dal pinnacolo significa andare incontro a una morte sicura. Il diavolo cita la Scrittura, il Salmo 91, per invitare Gesù all’uso magico e spettacolare della protezione divina, e in fin dei conti, alla negazione della morte. Il brano del Vangelo di Luca mi lancia un forte avvertimento: l’uso errato della Parola di Dio, può essere occasione di tentazione. In che senso? Il mio modo di rapportarmi alla Bibbia è messo in crisi soprattutto quando la utilizzo solo per rivolgere insegnamenti morali agli altri che sono in difficoltà o in crisi. Alludiamo a certi discorsi pseudo spirituali che si rivolgono a chi è in difficoltà: “Sei angosciato? Non ti resta che pregare e tutto si sistemerà”. Questo significa ignorare la consistenza dell’angoscia che prendeu na persona e che dipende spesso da un fatto biochimico o da difficoltà a livello psicologico-sociale, oppure da un porsi in modo sbagliato davanti a Dio. Sarebbe più coerente dire: Prega il Signore che ti guidi nel ricorrere alle mediazioni umane del medico o di un amico saggio e sapiente perché ti aiutino nell’attenuare o farti guarire dalla tua angoscia. Non si possono proporre frasi bibliche agli altri in modo magico, facendo saltare le mediazioni umane. «La tentazione frequente è quella di fare una bibbia della propria morale, invece di ascoltare gli insegnamenti morali della Bibbia» (X.Thévenot).

In questo tempo di quaresima sono invitato ad accostarmi alla Parola di Dio con i seguenti atteggiamenti: un’assiduità instancabile e orante alla Parola di Dio, leggerla con un legame costante con la grande tradizione della Chiesa, e in dialogo con i problemi dell’umanità odierna.

ORATIO

Salmo 119:

Beato l’uomo la cui vita è pura,

che cammina nella Legge del Signore. Beato chi è fedele ai suoi decreti

E cerca Dio con tutto il cuore

Rinnoviamoci nello Spirito

E rivestiamoci dell’uomo nuovo Cristo Gesù, Signore nostro, nella giustizia e nella santità vera. (S.Paolo)

Senza mai commettere ingiustizie, cammina secondo le sue vie.

Tu hai promulgato i tuoi precetti Che sono da custodire con amore.

Seguiamo Cristo Gesù E serviamo Lui

Con cuore puro e buona coscienza. (Regola del Carmelo) Siano salde le mie vie

Nell’osservare le tue leggi. Allora meditando le tue volontà, non potrò mai arrossire di vergogna.

Seguiamo Cristo Gesù E serviamo lui

Con cuore puro e buona coscienza. (Regola del Carmelo)

Ti loderò in purezza di cuore, imparando la tua parola di giustizia. I tuoi consigli io li osservo

Non mi lasciare abbandonato del tutto.

Rinnoviamoci nello Spirito

E rivestiamoci dell’uomo nuovo Cristo Gesù, Signore nostro, creato secondo Dio Padre

nella giustizia e nella santità vera. Amen. (S.Paolo) Preghiera finale:

Signore, noi ti cerchiamo e desideriamo il tuo volto, fa che un giorno, rimosso il velo, possiamo contemplarlo.

Ti cerchiamo nelle Scritture che ci parlano di te e sotto il velo della sapienza, frutto della ricerca delle genti.

Ti cerchiamo nei volti radiosi di fratelli e sorelle, nelle impronte della tua passione nei corpi sofferenti.

Ogni creatura è segnata dalla tua impronta, ogni cosa rivela un raggio della Tua invisibile bellezza. 

Tu sei rivelato dal servizio del fratello, al fratello sei manifestato dall’amore fedele che non viene mai meno.

Non gli occhi ma il cuore ha la visione di Te, con semplicità e veracità noi cerchiamo di parlare con Te.

CONTEMPLATIO

Per prolungare la nostra meditazione suggeriamo una riflessione di Benedetto XVI:

«La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua. Anche nella “valle oscura” di cui parla il Salmista (Sal 23,4), mentre il tentatore ci suggerisce di disperderci o di riporre una speranza illusoria nell’opera delle nostre mani, Dio ci custodisce e ci sostiene. […] La Quaresima ci vuole condurre in vista della vittoria di Cristo su ogni male che opprime l’uomo. Nel volgerci al divino Maestro, nel convertirci a Lui, nello sperimentare la sua misericordia, scopriremo uno “sguardo” che ci scruta nel profondo e può rianimare ciascuno di noi.»


 

Lunedì, 7 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Convertici a te, o Padre, nostra salvezza e formaci alla scuola della tua sapienza, perché l’impegno quaresimale lasci una traccia profonda nella nostra vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.

Riflessione

  • Il Vangelo di Matteo presenta Gesù, nuovo Messia. Come fece Mosè, anche Gesù promulga la legge di Dio. Come era per l’Antica Legge, anche la nuova data da Gesù contiene cinque libri o discorsi. Il Discorso della Montagna (Mt 5,1 a 7,27), il primo discorso, si apre con otto beatitudini. Il discorso sulla vigilanza (Mt 24,1 a 25,46), il quinto e ultimo discorso, racchiude la descrizione del Giudizio Finale. Le beatitudini descrivono la porta d’entrata al Regno, enumerando otto categorie di persone: i poveri in spirito, i miti, gli afflitti, coloro che hanno fame e sete di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, i promotori di pace ed i perseguitati a causa della giustizia (Mt 5,3-10). La parabola del Giudizio Finale ci dice ciò che dobbiamo fare per poter possedere il Regno: accogliere gli affamati, gli assetati, gli stranieri, i nudi, i malati ed i prigionieri( Mt 25,35-36). Tanto all’inizio come alla fine della Nuova Legge, ci sono gli esclusi e gli emarginati.
  • Matteo 25,31-33: Apertura del Giudizio finale. Il Figlio dell’Uomo riunisce attorno a sé le nazioni del mondo. Separa le persone come fa il pastore con le pecore e i capri. Il pastore sa discernere. Non sbaglia: pecore a destra, capri a sinistra. Gesù non sbaglia. Gesù, non giudica né condanna (cf. Gv 3,17; 12,47). Lui appena separa. E’ la persona stessa che si giudica e si condanna per il modo in cui si è comportata con i piccoli e glie sclusi.
  • Matteo 25,34-36: La sentenza per coloro che si trovavano alla destra del Giudice. Coloro che si trovano a destra del giudice sono chiamati “Benedetti dal Padre mio!”, cioè, ricevono la benedizione che Dio promette ad Abramo ed alla sua discendenza (Gen 12,3). Loro sono invitati a prendere possesso del Regno, preparato per loro fin dalla fondazione del mondo. Il motivo della sentenza è la seguente: “Ebbi fame, ero straniero, nudo, malato e prigioniero, e non mi avete accolto ed aiutato!” Questa sentenza ci fa capire chi sono le pecore. Sono le persone che accolsero il Giudice quando costui era affamato, assetato, straniero, nudo, malato e prigioniero. E per il modo di parlare “mio Padre” e “Figlio dell’Uomo”, possiamo sapere che il Giudice è proprio Gesù. Si identifica con i piccoli!
  • Matteo 25,37-40: Una richiesta di chiarimento e la risposta del Giudice: Coloro che accolsero gli esclusi sono chiamati “giusti”. Ciò significa che la giustizia del Regno non si raggiunge osservando norme e prescrizioni, bensì accogliendo i bisognosi. Ma è curioso che i giusti non sappiano nemmeno loro quando hanno accolto Gesù bisognoso. E Gesù risponde: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.” Chi sono questi “miei fratelli più piccoli”? In altri passaggi del Vangelo di Matteo, le espressioni “miei fratelli” e “più piccoli” indicano i discepoli (Mt 10,42; 12,48-50; 18,6.10.14; 28,10). Indicano anche i membri più abbandonati della comunità, i disprezzati che non hanno posto e non sono ben ricevuti (Mt 10,40). Gesù si identifica con loro. Ma non solo questo. Nel contesto più ampio della parabola finale, l’espressione “miei fratelli più piccoli” si allarga ed include tutti coloro che non hanno posto nella società. Indica tutti i poveri. Ed i “giusti” ed i “benedetti dal Padre mio” sono tutte le persone di tutte le nazioni che accolgono l’altro in totale gratuità, indipendentemente dal fatto che siano o no cristiani.
  • Matteo 25,41-43: La sentenza per coloro che erano alla sua sinistra. Coloro che stavano all’altro lato del Giudice sono chiamati “maledetti” e sono destinati al fuoco eterno, preparato per il diavolo ed i suoi amici. Gesù usa un linguaggio simbolico comune in quel tempo per dire che queste persone non entreranno nel Regno. Ed anche qui il motivo è uno solo: non accolsero Gesù affamato, assetato, straniero, nudo, malato e prigioniero. Non è che Gesù impedisce loro di entrare nel Regno, bensì il nostro agire, cioè la cecità che ci impedisce di vedere Gesù nei più piccoli.
  • Matteo 25,44-46: Una richiesta di chiarimento e la risposta del Giudice. La richiesta di chiarimento indica che si tratta di gente che si è comportata bene, persone che hannol a coscienza in pace. Sono certe di aver praticato sempre ciò che Dio chiede loro. Per questo rimangono meravigliati quando il Giudice dice che non lo accolsero. Il Giudice risponde: “Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me”. E’ l’omissione! Non hanno fatto cose in più! Solo smisero di praticare il bene verso i più piccoli e gli esclusi. E continua la frase finale: costoro sono destinati al fuoco eterno, ed i giusti alla vita eterna. Così termina il quinto libro della Nuova Legge!

Per un confronto personale

  • Cosa ti ha colpito maggiormente in questa parabola del Giudizio Finale?
  • Fermati e pensa: se il Giudizio finale avvenisse oggi, tu staresti nel lato delle pecore o dei capri?

Preghiera finale

Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore; i comandi del Signore sono limpidi, danno luce agli occhi. (Sal 18)


 

Martedì, 8 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso, a questa tua famiglia, e fa’ che superando ogni forma di egoism risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:

Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.

Riflessione

  • Ci sono due redazioni del Padre Nostro: Luca (Lc 11,1-4) e Matteo (Mt 6,7-13). In Luca il Padre Nostro è più corto. Luca scrive per le comunità che venivano dal paganesimo. In Matteo, il Padre Nostro si trova nel Discorso della Montagna, nella parte in cui Gesù orienta i discepoli nella pratica delle tre opere di pietà: elemosina (Mt 6,1- 4), preghiera (Mt 6,5-15) e digiuno (Mt 6,16-18). Il Padre Nostro fa parte di una catechesi per i giudei convertiti. Loro erano abituati a pregare, ma avevano vizi che Matteo cerca di correggere.
  • Matteo 6,7-8: I vizi da correggere. Gesù critica le persone per le quali la preghiera era una ripetizione di formule magiche, di parole forti, dirette a Dio per obbligarlo a rispondere alle nostre necessità. L’accoglienza della preghiera da parte di Dio non dipende dalla ripetizione delle parole, ma dalla bontà di Dio che è Amore e Misericordia. Lui vuole il nostro bene e conosce le nostre necessità prima ancora che noi eleviamo a Lui le nostre preghiere.
  • Matteo 6,9a: Le prime parole: “Padre Nostro” Abba, Padre, è il nome che Gesù usa per rivolgersi a Dio. Rivela la nuova relazione con Dio che deve caratterizzare la vita delle comunità (Gal 4,6; Rom 8,15). Diciamo “Padre nostro” e non “Padre mio”. L’aggettivo “nostro” mette l’accento sulla consapevolezza di appartenere tutti alla grande famiglia umana di tutte le razze e credo. Pregare il Padre ed entrare nell’intimità con lui, vuol dire anche mettersi in sintonia con le grida di tutti i fratelli e le sorelle per il pane di ogni giorno. Vuol dire cercare in primo luogo il Regno di Dio. L’esperienzad i Dio come Padre nostro è il fondamento della fraternità universale.
  • Matteo 6,9b-10: Tre richieste per la causa di Dio: il Nome, il Regno, la Volontà. Nella prima parte chiediamo che si ristabilisca la nostra relazione con Dio. Santificare il Nome: Il nome JAVE significa Sono con te! Dio conosce. In questo NOME Dio si fece conoscere (Es 3,11-15). Il nome di Dio è santificato quando è usato con fede e non con magia; quando è usato secondo il suo vero obiettivo, cioè non per l’oppressione, ma per la libertà della gente e per la costruzione del Regno. La Venuta del Regno: L’unico signore e re della vita è Dio (Is 45,21; 46,9). La venuta del Regno è la realizzazione di tutte le speranze e promesse. E’ la vita piena, il superamento delle frustrazioni sofferte con i re ed i governi umani. Questo Regno verrà quando sarà fatta pienamente la volontà di Dio. Fare la Volontà: La volontà di Dio si esprime nella sua Legge. Si faccia la sua volontà in cielo come in terra. In cielo, il sole e le stelle obbediscono alle leggi delle sue orbite e creano l’ordine dell’universo (Is 48,12-13). L’osservanza della legge di Dio sarà fonte di ordine e di benessere per la vita umana.
  • Matteo 6,11-13: Quattro richieste per la causa dei fratelli: Pane, Perdono, Vittoria, Libertà. Nella seconda parte del Padre nostro chiediamo che si restauri la relazione tra le persone. Le quattro richieste mostrano come bisogna trasformare le strutture della comunità e della società per fare in modo che tutti i figli di Dio abbiano la stessa dignità. Il pane di ogni giorno: Nell’esodo, ogni giorno, la gente riceveva la manna nel deserto (Es 16,35). La Provvidenza Divina passava attraverso l’organizzazione fraterna, la condivisione. Gesù ci invita a compiere un nuovo esodo, un nuovo modo di convivenza fraterna che garantisce il pane per tutti (Mt 6,34-44; Gv 6,48-51). Perdono dei debiti: Ogni 50 anni, l’Anno Giubilare obbligava a perdonare i debiti. Era un nuovo inizio (Lv 25,8-55). Gesù annuncia un nuovo Anno Giubilare, “un anno di grazia da parte del Signore” (Lc 4,19). Il Vangelo vuole ricominciare tutto di nuovo! Non cadere nella Tentazione: Nell’esodo, la gente venne tentata e cadde (Dt 9,6-12). Mormorò e volle tornare indietro (Es 16,3; 17,3). Nel nuovo esodo, la tentazione sarà superata dalla forza che la gente riceve da Dio (1Cor 10,12-13). Liberazione dal Male: Il Male è Satana, che allontana da Dio ed è motivo di scandalo. Riesce ad entrare in Pietro (Mt 16,23) ed a tentare Gesù nel deserto. Gesù lo vince (Mt 4,1-11). Lui ci dice: “Coraggio, io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).
  • Matteo 6,14-15: Chi non perdona non sarà perdonato. Nel pregare il Padre nostro, pronunciamo la frase che ci condanna o ci assolve. Diciamo: “Perdona le nostre colpe come noi perdoniamo i nostri debitori” (Mt 6,12). Offriamo a Dio la misura del perdono che vogliamo. Se perdoniamo molto, Lui perdonerà molto. Se perdoniamo poco, lui perdonerà poco. Se non perdoniamo, lui neanche potrà perdonare.

Per un confronto personale

  • La preghiera di Gesù dice “perdona i nostri debiti”. In alcuni paesi si traduce “perdona le nostre offese”. Cosa è più facile: perdonare le offese o perdonare i debiti?
  • Le nazioni cristiane dell’emisfero nord (Europa e USA) pregano tutti i giorni: “Perdona i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Ma loro non perdonano il debito esterno dei paesi poveri del Terzo Mondo. Come spiegare questa terribile contraddizione, fonte di impoverimento di milioni di persone?

Preghiera finale

Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato. (Sal 33)


 

Mercoledì, 9 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Guarda, o Padre, il popolo a te consacrato, e fa’ che mortificando il corpo con l’astinenza si rinnovi nello spirito con il frutto delle buone opere.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.

Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”.

Riflessione

  • Siamo in tempo di quaresima. La liturgia ci presenta testi che possono aiutarci a convertirci e a mutare vita. Ciò che maggiormente aiuta nella conversione sono i fatti della storia del popolo di Dio. Nel vangelo di oggi, Gesù riporta due episodi del passato: Giona e la regina di Saba, e lo trasforma in specchio in modo da scoprire in essi la chiamata di Dio alla conversione.
  • Luca 11,29: La generazione malvagia che chiede un segno. Gesù chiama malvagia la generazione, perché non vuole credere in Gesù e continua a chiedere segnali che possano indicare che Gesù è inviato dal Padre. Ma Gesù rifiuta di dare questi segni, perché, in definitiva, se chiedono un segno è perché non credono. L’unico segno che sarà dato è quello di Giona.
  • Luca 11,30: Il segno di Giona. Il segno di Giona ha due aspetti. Il primo è quanto afferma il testo di Luca nel vangelo di oggi. Giona è stato un segnale per la gente di Ninive mediante la sua predicazione. Ascoltando Giona, il popolo si convertì. Così pure la predicazione di Gesù era un segno per la sua gente, ma la gente non dava segni di conversione. L’altro aspetto è quello che afferma il vangelo di Matteo citando lo stesso episodio: “Così come Giona passò tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così anche il Figlio dell’Uomo passerà tre giorni e tre notti nel seno della terra” (Mt 12,40). Quando Giona fu sputato sulla spiaggia, andò ad annunciare la parola di Dio alla gente di Ninive. Così pure, dopo la morte e risurrezione il terzo giorno, la Buona Novella sarà annunciata al popolo della Giudea.
  • Luca 11,31: La Regina di Saba. Gesù evoca a continuazione la storia della Regina di Saba che venne da lontano a trovare Salomone e ad imparare dalla sua saggezza (cf. 1Re 10,1-10). E per due volte Gesù afferma: “Ed ecco ben più di Salomone c’è qui”. “Ed ecco ben più di Giona c’è qui”.
  • Un aspetto molto importante presente nella discussione tra Gesù e i capi del suo popolo è il modo diverso in cui Gesù ed i suoi avversari si pongono dinanzi a Dio. Il libro di Giona è una parabola, che critica la mentalità di coloro che volevano Dio solo per i giudei. Nella storia di Giona, i pagani si convertirono ascoltando la predicazione di Giona e Dio li accolse nella sua bontà e non distrusse la città. Quando vide che Dio accolse la gente di Ninive e non distrusse la città «Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: “Signore non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarso; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere”!» (Giona 4,1-3). Per questo, Giona era un segno per i giudei del tempo di Gesù e continua ad esserlo per noi cristiani. Poi, in modo impercettibile, così come in Giona, anche in noi spunta una mentalità secondo cui noi cristiani avremmo una specie di monopolio su Dio e tutti gli altri devono diventare cristiani. Questo sarebbe proselitismo. Gesù non chiede che tutti siano cristiani. Lui vuole che tutti siano discepoli (Mt 28,19), cioè, che siano persone che come lui irradino ed annuncino la Buona Novella dell’amore di Dio per tutti i popoli (Mc 16,15).

Per un confronto personale

  • Quaresima, tempo di conversione. Cosa deve cambiare nell’immagine che ho di Dio?

Sono come Giona o come Gesù?

  • Su che cosa si basa la mia fede? Sui segni o sulla parola di Gesù?

Preghiera finale

Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo.

Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. (Sal 50)


 

Giovedì, 10 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi, e donaci il coraggio di attuarli, e poiché non possiamo esistere senza di te, fa’ che viviamo secondo la tua volontà.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 7,7-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?

Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Riflessione

Il vangelo di oggi riporta una parte del Discorso della Montagna, la Nuova Legge di Dio che ci è stata rivelata da Gesù. Il Discorso della Montagna ha la seguente struttura:

  • Matteo 5,1-16: La porta di entrata: le beatitudini (Mt 5,1-10) e la missione dei discepoli: essere il sale della terra e la luce del mondo (Mt 5,12-16).
  • Matteo 5,17 a 6,18: La nuova relazione con Dio: La nuova giustizia (Mt 5,17-48) che non si aspetta la ricompensa nella pratica dell’elemosina, della preghiera e del digiuno (Mt 6,1-18).
  • Matteo 6,19-34: La nuova relazione con i beni della terra: non accumulare (Mt 6,19-2 1), non guardare il mondo con uno sguardo malato (Mt 6,22-23), non servire Dio e il denaro (Mt 6,24), non preoccuparsi del cibo e delle bevande (Mt 6,23-34).
  • Matteo 7,1-23: La nuova relazione con le persone: non cercare la pagliuzza nell’occhio del fratello (Mt 7,1-5); non gettare le perle ai porci (Mt 7,6); il vangelo di oggi: non aver paura di chiedere cose a Dio (Mt 7,7-11); e la Regola d’Oro (Mt 7,12); scegliere il cammino difficile e stretto (Mt 7,13-14), stare attenti ai falsi profeti (Mt 7,15-20).
  • Matteo 7,21-29: Conclusione; non solo parlare, ma anche mettere in pratica (Mt 7,21- 23); la comunità costruita su questa base resisterà alla tormenta (Mt 7,24-27). Il risultato di queste parole è una nuova coscienza dinanzi agli scribi ed ai dottori (Mt 7,28-29)
  • Matteo 7,7-8: Le tre raccomandazioni di Gesù. Tre raccomandazioni: chiedere, cercare e bussare: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto!” Si chiede a una persona. La risposta dipende sia dalla persona sia dall’insistenza con cui si chiede. Cercare lo si fa orientati da qualche criterio. Quanto migliore è il criterio, tanto maggiore sarà la certezza di trovare ciò che si cerca. Bussare alla porta si fa nella speranza che ci sia qualcuno all’altro lato della porta, in casa. Gesù completa la raccomandazione offrendo la certezza della risposta: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Ciò significa che quando chiediamo a Dio, lui ascolta la nostra richiesta. Quando cerchiamo Dio, lui si lascia incontrare (Is 55,6). Quando bussiamo alla porta della casa di Dio, lui ci apre.
  • Matteo 7,9-11: La domanda di Gesù alla gente. “Chi tra di voi al figlio che gli chiedeu n pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà una serpe?”. Qui spunta il modo semplice e diretto che Gesù ha di insegnare le cose di Dio alla gente. Parlando ai genitori, egli si riallaccia all’esperienza giornaliera. Tra le righe delle domande si indovina la risposta gridata dalla gente: “No!” Perché nessuno dà una pietra al figlio quando costui chiede pane. Non c’è nessun padre e nessuna madre che danno un serpente al figlio quando costui chiede loro un pesce. E Gesù ne trae una conclusione: “Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!” Gesù ci chiama cattivi per accentuare la certezza di essere ascoltati da Dio quando gli chiediamo qualcosa. Perché se noi, che non siamo santi né sante, sappiamo dare cose buone ai figli, quanto più il Padre del cielo. Questo paragone ha come obiettivo quello di togliere dal nostro cuore qualsiasi dubbio sulla preghiera rivolta a Dio con fiducia. Dio ascolterà! Luca aggiunge che Dio ci darà lo Spirito Santo

(Lc 11,13)

  • Matteo 7,12: La Regola d’Oro. “Fate agli altri tutto ciò che vorreste fosse fatto a voi. In questo consistono la Legge e i Profeti” Questo è il riassunto di tutto l’Antico Testamento, della Legge e dei Profeti. E’ il riassunto di tutto ciò che Dio vuole dirci, il riassunto di tutto l’insegnamento di Gesù. Questa Regola d’Oro non si trova solo nell’insegnamento di Gesù, ma anche in un modo o nell’altro, in tutte le religioni. Risponde al sentimento più profondo e più universale dell’essere umano.

Per un confronto personale

  • Chiedere, cercare, bussare alla porta: Come preghi e conversi tu con Dio?
  • Come vivi la Regola d’Oro?

Preghiera finale

Rendo grazie al tuo nome, Signore, per la tua fedeltà e la tua misericordia.

Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza. (Sal 137)


 

Venerdì, 11 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Concedi, Signore, alla tua Chiesa di prepararsi interiormente alla celebrazione della Pasqua, perché il comune impegno nella mortificazione corporale porti a tutti noi un vero rinnovamento dello spirito.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 5,20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”.

Riflessione

  • Il testo del vangelo di oggi forma parte di un insieme più ampio: Mt 5,20 fino a Mt

5,48. In questi passaggi Matteo ci indica come Gesù interpreta e spiega la Legge di Dio. Cinque volte ripete la frase: “Avete inteso che fu detto dagli antichi, in verità vi dico!” (Mt 5,21. 27.33.38.43). Poco prima, lui aveva detto: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge ed i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17). L’atteggiamento di Gesù dinanzi alla legge è, nello stesso tempo, di rottura e di continuità. Rompe con le interpretazioni sbagliate, ma mantiene fermo l’obiettivo che la legge deve raggiungere: la pratica della maggiore giustizia, che è l’Amore.

  • Matteo 5,20: Una giustizia che superi quella dei farisei. Questo primo verso presenta la chiave generale di tutto ciò che segue in Mt 5,20-48. La parola Giustizia non appare mai in Marco, e sette volte nel Vangelo di Matteo (Mt 3,15; 5,6.10.20; 6,1.33; 21,32). Ciò ha a che vedere con la situazione delle comunità per cui Marco scrive. L’ideale religioso dei giudei dell’epoca era “essere giusto davanti a Dio”. I farisei insegnavano: “La persona raggiunge la giustizia davanti a Dio quando riesce ad osservare tutte le norme della legge in tutti i suoi dettagli!” Questo insegnamento generava un’oppressione legalistica e dava molta angoscia alle persone, perché era molto difficile poter osservare tutte le norme (cf. Rom 7,21-24). Per questo, Matteo raccoglie le parole di Gesù sulla giustizia mostrando che deve superare la giustizia dei farisei (Mt 5,20). Per Gesù, la giustizia non viene da ciò che faccio per Dio osservando la legge, bensì da ciò che Dio fa per me, accogliendomi come un figlio, una figlia. Il nuovo ideale che Gesù propone è questo: “Siate dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste!” (Mt 5,48). Ciò vuol dire: tu sarai giusto davanti a Dio quando cercherai di accogliere e perdonare le persone come Dio mi accoglie e mi perdona, malgrado i miei difetti e i miei peccati.
  • Per mezzo di cinque esempi ben concreti, Gesù mostra come fare per raggiungere questa giustizia maggiore che supera la giustizia degli scribi e dei farisei. Come vediamo, il vangelo di oggi prende l’esempio dalla nuova interpretazione del quinto comandamento: Non uccidere! Gesù ha rivelato ciò che Dio vuole quando ha dato questo comandamento a Mosè.
  • Matteo 5,21-22: La legge dice “Non uccidere!” (Es 20,13) Per osservare pienamente questo comandamento non basta evitare l’assassinio. E’ necessario sradicare dal di dentro tutto ciò che in un modo o nell’altro può condurre all’assassinio, per esempio la rabbia, l’odio, il desiderio di vendetta, l’insulto, lo sfruttamento, etc.
  • Matteo 5,23-24: Il culto perfetto che Dio vuole. Per poter essere accettati da Dio e rimanere uniti a lui, è necessario riconciliarsi con il fratello, la sorella. Prima della distruzione del Tempio, nell’anno 70, quando i giudei cristiani partecipavano alle pellegrinaggi a Gerusalemme per presentare le loro offerte all’altare e pagare le loro promesse, loro ricordavano sempre questa frase di Gesù. Negli anni 80, nel momento in cui Matteo scrive, il Tempio e l’Altare non esistevano più. Erano stati distrutti dai romani. La comunità e la celebrazione comunitaria passano ad essere il Tempio e l’Altare di Dio.
  • Matteo 5,25-26: Riconciliare. Uno dei punti su cui il Vangelo di Matteo insiste maggiormente è la riconciliazione. Ciò indica che nelle comunità di quell’epoca, c’erano molte tensioni tra gruppi radicali con tendenze diverse e perfino opposte. Nessuno voleva cedere davanti all’altro. Non c’era dialogo. Matteo illumina questa situazione con parole di Gesù sulla riconciliazione che chiedono accoglienza e comprensione. Poiché l’unico peccato che Dio non riesce a perdonare è la nostra mancanza di perdono verso gli altri (Mt 6,14). Per questo, cerca di riconciliarti, prima che sia troppo tardi!

Per un confronto personale

  • Oggi sono molte le persone che gridano “Giustizia!”. Che significato ha per me la giustizia evangelica?
  • Come mi comporto davanti a quelli che non mi accettano come sono? Come si è comportato Gesù davanti quelli che non l’hanno accettato?

Preghiera finale

Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Siano i tuoi orecchi attenti alla voce della mia preghiera. (Sal 129)


 

Sabato, 12 Marzo 2022

Preghiera

 

O Dio, fortezza di chi spera in te, ascolta benigno le nostre invocazioni, e poiché nella nostra debolezza nulla possiamos enza il tuo aiuto, soccorrici con la tua grazia, perché fedeli ai tuoi comandamenti possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 5,43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi raggiungiamo la cima della Montagna delle Beatitudini, dove Gesù proclamò la Legge del Regno di Dio, il cui ideale si riassume in questa frase lapidaria: “Siate perfetti come vostro Padre del cielo è perfetto” (Mt 5,48). Gesù stava correggendo la Legge di Dio! Cinque volte di seguito aveva già affermato: “Fu detto, ma io vi dico!” (Mt 5,21.27,31.33.38). Era un segno di molto coraggio da parte sua, in pubblico, davanti a tutta la gente riunita, correggere il tesoro più sacro della gente, la radice della loro identità, che era la Legge di Dio. Gesù vuole comunicare un modo nuovo di guardare e praticare la Legge di Dio. La chiave per poter attingere questo nuovo sguardo è l’affermazione: “Siate perfetti come vostro Padre del cielo è perfetto”. Mai nessuno potrà arrivare a dire: “Oggi sono stato perfetto come il Padre del cielo è perfetto!” Stiamo sempre al di sotto della misura che Gesù ci ha posto dinanzi. Forse è per questo che Lui ci ha posto dinanzi un ideale impossibile da raggiungere per noi mortali?
  • Matteo 5,43-45: Fu detto: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. In questa frase Gesù spiega la mentalità con cui gli scribi spiegavano la legge; mentalità che nasceva dalle divisioni tra giudei e non giudei, tra prossimo e non prossimo, tra santo e peccatore, tra puro e impuro, etc. Gesù ordina di sovvertire questo preteso ordine di divisioni interessate. Ordina di superare le divisioni. “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano perché siate figli del Padre vostro che sta nei cieli e che fa sorgere il sole sui malvagi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti” E qui attingiamo alla fonte da cui sgorga la novità del Regno. Questa fonte è proprio Dio, riconosciuto come Padre, che fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni. Gesù vuole che imitiamo questo Dio: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (5,48). E’ imitando questo Dio che creiamo una società giusta, radicalmente nuova.
  • Matteo 5,46-48: Essere perfetti come il Padre celeste è perfetto. Tutto si riassume nell’imitare Dio: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. (Mt 5,43-48). L’amore è principio e fine di tutto. Non c’è prova di maggiore amore che dar la vita per il fratello (Gv 15,13). Gesù imitò il Padre e rivelò il suo amore. Ogni gesto, ogni parola di Gesù, dalla nascita fino all’ora della morte in croce, era un’espressione di questo amore creatore che non dipende dal presente che riceve, né discrimina l’altro per ragioni di razza, sesso, religione o classe sociale, ma che nasce da un voler bene completamente gratuito. Fu un crescendo continuo, dalla nascita fino alla morte in Croce.
  • La manifestazione piena dell’amore creatore in Gesù. Fu quando in Croce lui offrì il perdono al soldato che lo torturava e lo uccideva. Il soldato, impiegato dell’impero, mise il polso di Gesù sul braccio della croce, pose un chiodo e cominciò a battere. Dette diversi colpi. Il sangue cadeva a fiotti. Il corpo di Gesù si ritorceva dal dolore. Il soldato, mercenario ignorante, ignaro di ciò che stava facendo e di ciò che stava succedendo attorno a lui, continuava a battere come se fosse un chiodo nella parete per appendere un quadro. In quel momento Gesù rivolge al Padre questa preghiera: “Padre, perdonali. Perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34). Malgrado tutta la volontà degli uomini, la disumanità non riuscì a spegnere in Gesù l’umanità. Loro lo prendono, lo deridono, gli sputano sul volto, lo beffeggiano, fanno di lui un re pagliaccio con una corona di spine sulla testa, lo flagellano, lo torturano, lo fanno andare per le strade come se fosse un criminale, deve ascoltare gli insulti delle autorità religiose, sul calvario lo lasceranno completamente nudo alla vista di tutti e di tutte. Ma il veleno della disumanità non riesce a raggiungere la fonte di umanità che sgorgava dal cuore di Gesù. L’acqua che sgorgava dal di dentro era più forte del veleno di fuori, volendo di nuovo contaminare tutto. Guardando quel soldato ignorante, Gesù sentì compassione per il soldato e pregò per lui e per tutti: “Padre, perdona!” Ed aggiunse perfino una scusa: “Sono ignoranti. Non sanno ciò che stanno facendo!” Davanti al Padre, Gesù si fa solidale con coloro che lo torturano e lo maltrattano. Come il fratello che vede i suoi fratelli assassini dinanzi al giudice e lui, vittima dei propri fratelli, dice al giudice: “Sai sono i miei fratelli. Sono ignoranti. Perdonali. Miglioreranno!” Era come se Gesù avesse paura che la minima rabbia contro l’uomo potesse spegnere in lui il resto di umanità che ancora esisteva. Questo incredibile gesto di umanità e di fede nella possibilità di recupero di quel soldato è stata la maggiore rivelazione d’amore di Dio. Gesù poté morire: “Tutto è consumato!” E inclinando il capo, rese lo spirito (Gv 19,30). Compiendo così la profezia del Servo Sofferente (Is 53).

Per un confronto personale

  • Qual è il motivo più profondo dello sforzo che compi per osservare la Legge di Dio:

meritare la salvezza o ringraziare la bontà immensa di Dio che ti ha creato, ti mantiene in vita e ti salva?

  • Quale significato dai alla frase “essere perfetto come il Padre del cielo è perfetto”?

Preghiera finale

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;n ella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. (Sal 50)


 

Domenica, 13 Marzo 2022

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché Egli ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con che Tu la hai letta per i discepoli nella strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava d’essere la fine di ogni speranza, è apparsa a loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e sofferenti. La tua parola ci orienti finché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua resurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi Ti chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci ha rivelato il Padre e inviato il tuo Spirito. Amen.

Lettura: Luca 9,28-36

Chiave di lettura:

Pochi giorni prima, Gesù aveva annunciato che lui, il Figlio dell’Uomo, doveva essere riprovato e crocifisso dalle autorità (Lc 9,22; Mc 8,31). Secondo l’informazione del Vangelo di Marco e di Matteo, i discepoli, soprattutto Pietro, non capirono l’annuncio di Gesù e rimasero scandalizzati dalla notizia (Mt 16,22; Mc 8,32). Gesù reagì duramente e si rivolse a Pietro chiamandolo Satana (Mt 16,23; Mc 8,33). E questo perché le parole di Gesù non rispondevano all’ideale di Messia glorioso che loro avevano in mente. Luca non parla della reazione di Pietro e della risposta dura di Gesù, però traccia, come fanno gli altri, l’episodio della Trasfigurazione, da lui inteso come un aiuto da parte di Gesù in modo che i discepoli possano superare lo scandalo e cambiare idea rispetto al Messia (Lc 9,28-36). Portando con sé i tre discepoli, Gesù si reca sulla montagna per pregare e, nella preghiera, viene trasfigurato. Nel corso della lettura del testo è bene osservare quanto segue: “Chi appare sulla montagna per conversare con Gesù? Qual è il tema della conversazione? Qual è l’atteggiamento dei discepoli?” Una divisione del testo per aiutare a leggerlo:

  • Luca 9,28: Il momento di crisi
  • Luca 9,29: Il cambiamento che avviene nella preghiera
  • Luca 9,30-31: L’apparizione di due uomini e la loro conversazione con Gesù
  • Luca 9,32-34: La reazione dei discepoli
  • Luca 9,35-36: La voce del Padre

Il testo:

28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  • Cosa ti è piaciuto di più in questo episodio della Trasfigurazione? Perché?
  • Chi va sulla montagna con Gesù? Perché lo fanno?
  • Mosè ed Elia appaiono sulla montagna accanto a Gesù. Quale significato hanno questi due personaggi dell’Antico Testamento per Gesù, per i discepoli, per le comunità degli anni ’80? Ed oggi per noi?
  • Qual è la profezia dell’Antico Testamento che si compie nelle parole del Padre rispetto a Gesù?
  • Qual è l’atteggiamento dei discepoli in questo episodio?
  • E’ avvenuta qualche trasfigurazione nella tua vita? Come ti hanno aiutato le esperienze di trasfigurazione ad assumere meglio la tua missione?
  • Paragona la descrizione fatta da Luca della Trasfigurazione di Gesù (Lc 9,28-36) con la descrizione che fa dell’agonia di Gesù nell’Orto (Lc 22,39-46). Cerca di vedere se ci sono similarità. Qual è il significato di queste similarità?

Una chiave di lettura

per coloro che desiderano approfondire il tema.

Il contesto del discorso di Gesù:

Nei due capitoli precedenti del Vangelo di Luca, si impone la novità portata da Gesù e crescono le tensioni tra il Nuovo e l’Antico. Alla fine Gesù si rende conto che nessuno aveva capito la sua proposta e tanto meno la sua persona. La gente pensava che fosse come Giovanni Battista, Elia o qualche antico profeta (Lc 9,18-19). I discepoli lo accettavano come il Messia, ma come un Messia glorioso, secondo la propaganda del governo e della religione ufficiale del Tempio (Lc 9,20-21). Gesù cercò di spiegare ai discepoli che il cammino previsto dai profeti era un cammino di sofferenza, per l’impegno assunto verso gli esclusi, ed il discepolo poteva essere tale solo se prendeval a sua croce (Lc 9,22-26). Ma non ebbe molto successo. E’ in questo contesto di crisi che avviene la Trasfigurazione.

Negli anni ’30 l’esperienza della Trasfigurazione ebbe un significato molto importante nella vita di Gesù e dei discepoli. Li aiutò a superare la crisi di fede ed a cambiare i propri ideali rispetto del Messia. Negli anni ’80, epoca in cui Luca scrive per le sue comunità cristiane della Grecia, il significato della Trasfigurazione fu approfondito e si espanse. Alla luce della risurrezione di Gesù e dell’espansione della Buona Novella tra i

pagani in quasi tutti i paesi, dalla Palestina fino all’Italia, l’esperienza della Trasfigurazione cominciava ad essere vista come una conferma della fede delle Comunità Cristiane in Gesù, Figlio di Dio. I due significati sono presenti nella descrizione e nell’interpretazione della Trasfigurazione, nel Vangelo di Luca.

Commento del testo:

  • Luca 9,28: Il momento di crisi

Varie volte, Gesù era entrato in conflitto con la gente e con le autorità religiose e civili dell’epoca (Lc 4,28-29; 5,21-20; 6,2-11; 7,30.39; 8,37; 9,9). Lui sapeva che non lo lasciavano fare ciò che stava facendo. Prima o poi, l’avrebbero preso. Inoltre, in quella società, l’annuncio del Regno, come lo faceva Gesù, non era tollerato. O tornava indietro, o l’aspettava la morte! Non c’era altra alternativa. Ma Gesù non tornò indietro. Per questo nell’orizzonte appare la croce, non già come una possibilità, bensì come una certezza (Lc 9,22). Insieme alla croce appare la tentazione di continuare il cammino del Messia Glorioso e non il cammino del Servo Sofferente Crocifisso, annunciato dal Profeta Isaia (Mc 8,32-33). In questa ora difficile Gesù va sulla montagna per pregare, portando con sé Pietro, Giacomo e Giovanni. Nella preghiera Gesù cerca la forza per non perdere la direzione della sua missione (cf. Mc 1,35).

  • Luca 9,29: Il cambiamento che avviene durante la preghiera

Appena Gesù prega, il suo aspetto cambia ed appare glorioso. Il suo volto cambia d’aspetto e la sua veste diviene candida e sfolgorante. E’ la gloria che i discepoli immaginavano per il Messia. Questo cambiamento dell’aspetto dimostrava loro chiaramente che Gesù, di fatto, era il messia che tutti aspettavano. Ma la sequenza dell’episodio della Trasfigurazione indicherà che il cammino verso la gloria è ben diverso da quello immaginato da loro. La trasfigurazione sarà una chiamata alla conversione.

  • Luca 9,30-31: Due uomini appaiono e parlano con Gesù

Insieme a Gesù, nella stessa gloria appaiono anche Mosè ed Elia, i due maggiori esponenti dell’Antico Testamento, che rappresentavano la Legge ed i Profeti. Parlano con Gesù dell’ “esodo che avrebbero portato a compimento a

Gerusalemme”. Così, davanti ai discepoli, la Legge ed i Profeti confermano che Gesù è veramente il Messia Glorioso, promesso nell’Antico Testamento ed atteso da tutto il popolo. Inoltre confermano che il cammino verso la Gloria passa per la via dolorosa dell’esodo. L’esodo di Gesù è la sua passione, morte e risurrezione. Per mezzo del suo “esodo” Gesù rompe il dominio della falsa idea del Messia divulgata sia dal governo che dalla religione ufficiale e che manteneva tutti intrappolati nella visione del messia glorioso nazionalista. L’esperienza della Trasfigurazione confermava che Gesù nella sua opzione di Messia Servo costituiva un aiuto per liberare dalle loro idee sbagliate sul Messia e scoprire un vero significato del Regno di Dio.

  • Luca 9,32-34: La reazione dei discepoli

I discepoli erano profondamente addormentati. Quando si svegliarono, potettero vedere la gloria di Gesù ed i due uomini che stavano con lui. Ma la reazione di Pietro indica che non si resero conto del significato della gloria in cui Gesù appariva davanti a loro. Come avviene con noi tante volte, solo si rendono conto di ciò che li interessa. Il resto sfugge alla loro attenzione. “Maestro, è bello per noi stare qui!” E non vogliono scendere più dalla montagna! Quando si parla di croce, sia sul Monte della Trasfigurazione come sul Monte degli Olivi (Lc 22,45), loro dormono! A loro piace più la Gloria che la Croce! Non piace loro parlare e sentir parlare della croce. Loro vogliono assicurare il momento della gloria sul Monte, e si offrono per costruire tre tende. Pietro non sapeva ciò che stava dicendo.

Mentre Pietro parlava, una nube scende dall’alto e li ricopre con la sua ombra. Luca dice che i discepoli ebbero paura quando li avvolse la nube. La nube è un simbolo della presenza di Dio. La nube accompagnò la moltitudine nel suo cammino per il deserto (Ex 40, 34-38; Nm 10,11-12). Quando Gesù salì al cielo, fu coperto da una nube e nonl o videro più (Atti 1,9). Un segnale che Gesù era entrato per sempre nel mondo di Dio.

  • Luca 9,35-36: La voce del Padre

Una voce esce dalla nube e dice: “Questo è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Con questa stessa frase il profeta Isaia aveva annunciato il Messia-Servo (Is 42,1). Dopo Mosè ed Elia, ora Dio stesso presenta Gesù come Messia-Servo che giungerà nella gloria mediante la croce. E ci lascia un’avvertenza finale: “Ascoltatelo!” Nel momento Ii n cui la voce celeste si fa sentire, Mosè ed Elia scompaiono e rimane solo Gesù. Ciò significa che d’ora in avanti è solo Lui che interpreta la Scrittura e la Volontà diDio. E’ lui la Parola di Dio per i discepoli: “Ascoltatelo!”

  • L’affermazione “Questo è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo” era molto importante per le comunità della fine degli anni ’80. Per mezzo di questa affermazione Dio Padre confermava la fede dei cristiani in Gesù come Figlio di Dio. Nel tempo di Gesù, cioè, verso gli anni ’30, l’espressione Figlio dell’Uomo indicava una dignità ed una missione assai elevata. Gesù stesso relativizzava il termine e diceva che tutti sono figli di Dio (cf. Giovanni 10,33-35). Ma per pochi il titolo di Figlio di Dio diventò il riassunto di tutti i titoli, oltre cento, che i primi cristiani dettero a Gesù nella seconda metà del secolo primo. Nei secoli seguenti, fu in questo titolo di Figlio di Dio che la Chiesa concentrò tutta la sua fede nella persona di Gesù.

Approfondimento:

  • La Trasfigurazione viene narrata nei tre Vangeli: Matteo (Mt 17,1-9), Marco (Mc 9,2- 8) e Luca (Lc 9,28-36). Segnale che questo episodio racchiudeva un messaggio molto importante. Come abbiamo detto, si trattò di un aiuto molto grande per Gesù, per i suoi discepoli e per le prime comunità. Confermò Gesù nella sua missione in qualità di Messia Servo. Aiutò i discepoli a superare la crisi che la croce e la sofferenza causavano loro. Portava le comunità ad approfondire la loro fede in Gesù, Figlio di Dio, colui che ci rivelò il Padre e che diventò la chiave nuova per interpretare la Legge ed i Profeti. La Trasfigurazione continua ad essere un aiuto per superare la crisi che la sofferenza e la croce provocano oggi. I tre discepoli addormentati sono lo specchio di noi tutti. La voce del Padre si dirige a loro, come a noi: “Questo è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”
  • Nel Vangelo di Luca, c’è una somiglianza assai grande tra la scena della Trasfigurazione (Lc 9,28-36) e la scena dell’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi (Lc

22,39-46). E possibile percepire quanto segue: nei due episodi, Gesù sale sulla montagna per pregare e porta con sé i suoi tre discepoli, Pietro, Giovanni e Giacomo. Nelle due occasioni, Gesù cambia aspetto e si trasfigura davanti a loro: glorioso nella trasfigurazione; sudando sangue nell’Orto degli Ulivi. Le due volte appaiono figure celesti per confortarlo, Mosè ed Elia, un angelo del cielo. E sia nella Trasfigurazione come pure nell’Agonia, i discepoli dormono, si mostrano estranei al fatto e sembra che non capiscono nulla. Alla fine dei due episodi, Gesù si riunisce di nuovo con i suoi discepoli. Indubbiamente, Luca ebbe l’intenzione di accentuare la somiglianza tra questi due episodi. Quale sarebbe? E’ meditando e pregando che riusciremo a capire il significato che supera le parole, ed a percepire l’intenzione del suo autore. Lo Spirito Santo ci guiderà.

  • Luca descrive la Trasfigurazione. Ci sono momenti nella vita in cui la sofferenza è tanta che una persona arriva a pensare: “Dio mi ha abbandonato! Non sta più con me!” Ed improvvisamente la persona scopre che Lui mai si era allontanato, ma che lei stessa aveva gli occhi bendati, e non si rendeva conto della presenza di Dio. Ed allora tutto cambia e si trasfigura. E’ la trasfigurazione! Avviene ogni giorno nella nostra vita.

Salmo 42 (41)

“L’anima mia ha sete del Dio vivente!”

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?

Le lacrime sono mio pane giorno e notte, mentre mi dicono sempre: «Dov’è il tuo Dio?». Questo io ricordo, e il mio cuore si strugge: attraverso la folla avanzavo tra i primi fino alla casa di Dio, in mezzo ai canti di gioia di una moltitudine in festa. Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.I n me si abbatte l’anima mia; perciò di te mi ricordo dal paese del Giordano e dell’Ermon, dal monte Misar. Un abisso chiama l’abisso al fragore delle tue cascate; tutti i tuoi flutti e le tue onde sopra di me sono passati.

Di giorno il Signore mi dona la sua grazia di notte per lui innalzo il mio canto:

la mia preghiera al Dio vivente. Dirò a Dio, mia difesa:

«Perché mi hai dimenticato?

Perché triste me ne vado, oppresso dal nemico?». Per l’insulto dei miei avversari sono infrante le mie ossa; essi dicono a me tutto il giorno: «Dov’è il tuo Dio?». Perché ti rattristi, anima mia, perché su di me gemi?

Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello, che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola, Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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