Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 17-23_Gennaio-2022

 

Lunedì, 17 Gennaio 2022

Sant’ Antonio Abate

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura – Marco 2, 18-22

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?”.

Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi”.

Riflessione

  • I cinque conflitti tra Gesù e le autorità religiose. In Mc 2, 1-12 abbiamo visto il primo conflitto. Era attorno al perdono dei peccati. In Mc 2, 13-17, il secondo conflitto è sulla comunione attorno al tavolo, con i peccatori. Il vangelo di oggi presenta il terzo conflitto sul digiuno. Domani abbiamo il quarto conflitto, attorno all’osservanza del sabato (Mc 2, 13-28). Dopo domani, l’ultimo dei cinque conflitti sarà attorno alla guarigione nella giornata del sabato (Mc 3, 1-6). Il conflitto sul digiuno occupa un luogo centrale. Per questo, le parole sul rammendo nuovo sul vestito vecchio e sul vino nuovo in otri nuovi (Mc 2, 21-22) devono essere capite sotto una luce che irradia la sua chiarezza anche sugli altri conflitti, due prima e due dopo.
  • Gesù non insiste nella pratica del digiuno. Il digiuno è una pratica assai antica, praticata in quasi tutte le religioni. Gesù stesso la praticò durante quaranta giorni (Mt 4, 2). Ma lui non insiste con i suoi discepoli affinché facessero la stessa cosa. Li lascia liberi. Per questo, i discepoli di Giovanni Battista e dei farisei, che erano obbligati a digiunare, vogliono sapere perché Gesù non insiste sul digiuno.
  • Quando lo sposo sta con loro non hanno bisogno di digiunare. Gesù risponde con un paragone. Quando lo sposo sta con gli amici dello sposo, cioè durante la festa di nozze, non hanno bisogno di digiunare. Gesù si considera lo sposo. I discepoli sono gli amici dello sposo. Durante il tempo in cui lui, Gesù, sta con i discepoli, c’è la festa di nozze. Arriverà un giorno in cui lo sposo sarà assente. E allora, se vogliono, possono digiunare. Gesù allude alla sua morte. Sa e sente che se vuole continuare per questo cammino di libertà, le autorità religiose vorranno ucciderlo.
  • Rammendo nuovo su un vestito vecchio, vino nuovo in otri nuovi. Queste due affermazioni di Gesù, che Marco colloca qui, chiariscono l’atteggiamento critico di Gesù dinanzi alle autorità religiose. Non si mette una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio. Quando il vestito si lava, il rattoppo nuovo squarcia il vestito e si forma uno strappo peggiore. Nessuno mette vino nuovo in otri vecchi, perché altrimenti la fermentazione del vino nuovo spaccherà gli otri vecchi . Vino nuovo in otri nuovi! La religione difesa dalle autorità era come un vestito vecchio, come un otre vecchio. Non bisogna voler combinare ciò che è nuovo e portato da Gesù, con vecchi costumi. Non si può ridurre la novità di Gesù alla misura del giudaismo. O l’uno, o l’altro! Il vino che Gesù porta fa spaccare l’otre vecchio. Bisogna saper separare le cose. Gesù non è contro ciò che è “vecchio”. Ciò che vuole evitare è che il vecchio si imponga al nuovo e, così comincia a manifestarlo. Sarebbe lo stesso che ridurre il messaggio del Concilio Vaticano II al catechismo anteriore al Concilio, come vogliono alcuni.

Per un confronto personale

  • A partire dall’esperienza profonda di Dio che lo incoraggiava dal di dentro, Gesù aveva molta libertà in relazione alle norme e pratiche religiose. Ed oggi, abbiamo questa stessa libertà o ci manca la libertà dei mistici?
  • Rattoppo nuovo su un vestito vecchio, vino nuovo in otre vecchio. Esiste questo nella mia vita?

Preghiera finale

Abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto. (1Gv 4, 16)


 

Martedì, 18 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura – Marco 2, 23-28

Avvenne che, in giorno di sabato, Gesù passava per i campi di grano, e i discepoli, camminando, cominciarono a strappare le spighe.

I farisei gli dissero: “Vedi, perché essi fanno di sabato quel che non è permesso?” Ma egli rispose loro: “Non avete mai letto che cosa fece Davide quando si trovò nel bisogno ed ebbe fame, lui e i suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatar, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?”

E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Riflessione

  • La legge esiste per il bene delle persone. Un giorno di sabato, i discepoli passano attraverso le piantagioni e si aprono cammini strappando spighe. In Matteo 12, 1 si dice che avevano fame. Invocando la Bibbia, i farisei criticano l’atteggiamento dei discepoli. Sarebbe una trasgressione della legge del Sabato (cf. Ex 20, 8-11). Gesù risponde invocando la stessa Bibbia per indicare che gli argomenti degli altri non hanno ragione d’essere. Ricorda che Davide stesso fece una cosa proibita, perché prese i pani sacri del tempio e li dette ai soldati che avevano fame (1 Sam 21, 2-7). E Gesù termina con due frasi importanti a) Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato, b) il Figlio dell’Uomo è signore del sabato!
  • Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. Durante più di cinquecento anni, fin dal tempo della cattività in Babilonia fino all’epoca di Gesù, i giudei avevano osservato la legge del sabato. Questa osservanza secolare diventò per loro un forte segnale d’identità. Il sabato era rigorosamente osservato. All’epoca dei Maccabei, verso la metà del 2o secolo prima di Cristo, questa osservanza giunge ad un punto critico. Attaccati dai greci un giorno di sabato, i ribelli Maccabei preferirono lasciarsi uccidere piuttosto che trasgredire il sabato usando le armi per difendere la propria vita. Per questo, morirono mille persone (1Mac 2, 32-

38). Riflettendo sul massacro i capi Maccabei conclusero che dovevano resistere e difendere la propria vita, anche in un giorno di sabato (1Mac 2, 39-41). Gesù ebbe lo stesso atteggiamento: relativizzare la legge del sabato a favore della vita, poiché la legge esiste per il bene della vita umana, e non viceversa!

  • Il Figlio dell’Uomo è signore anche del sabato! La nuova esperienza di Dio come Padre/Madre fa sì che Gesù, il Figlio dell’Uomo, dava a Gesù una chiave per scoprire l’intenzione di Dio che sta all’origine delle leggi dell’Antico Testamento. Per questo, il Figlio dell’Uomo è signore anche del Sabato. Vivendo con la gente della Galilea per trent’anni e sentendo sulla propria pelle l’oppressione e l’esclusione a cui erano condannati tanti fratelli e sorelle in nome della Legge di Dio, Gesù percepisce che non poteva essere questo il significato di quelle leggi. Se Dio è Padre, allora accoglie tutti come figli e figlie. Se Dio è Padre, allora noi dobbiamo essere fratelli e sorelle degli altri. E’ ciò che Gesù ha vissuto e predicato, dal principio alla fine. La Legge del Sabato deve stare al servizio della vita e della fraternità. Fu proprio per la sua fedeltà a questo messaggio che Gesù fu condannato a morte. Lui scomodò il sistema, e il sistema si difese, usando la forza contro Gesù, perché lui voleva che la Legge stesse al servizio della vita, e non viceversa.
  • Gesù e la Bibbia. I farisei criticavano Gesù in nome della Bibbia. Gesù rispondee critica i farisei usando la Bibbia. Lui conosceva la Bibbia a memoria. In quel tempo, non c’erano Bibbie stampate come le abbiamo oggi. In ogni comunità c’era solo una Bibbia, scritta a mano che rimaneva nella sinagoga. Se Gesù conosceva così bene la Bibbia, vuol dire che durante i 30 anni della sua vita a Nazaret, aveva partecipato intensamente alla vita di comunità, dove ogni sabato si leggono le Scritture. Ci manca molto ancora per avere la stessa familiarità con la Bibbia e la stessa partecipazione nella comunità!

Per un confronto personale

  • Il sabato è per l’essere umano, e non viceversa. Quali sono i punti nella mia vita che devo cambiare?
  • Pur senza avere la Bibbia in casa, Gesù la conosceva a memoria? Ed io?

Preghiera finale

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore, nel consesso dei giusti e nell’assemblea.

Grandi sono le opere del Signore, le contemplino coloro che le amano. (Sal 110)


 

Mercoledì, 19 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 3, 1-6

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. C’era un uomo che aveva una mano inaridita, e lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo.

Egli disse all’uomo che aveva la mano inaridita: “Mettiti nel mezzo!”. Poi domandò loro: “È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?”. Ma essi tacevano.

E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse a quell’uomo: “Stendi la mano!”. La stese e la sua mano fu risanata.

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi meditiamo l’ultimo dei cinque conflitti che Marco presenta all’inizio del suo vangelo (Mc 2, 1 a 3, 6). I quattro conflitti precedenti sono stati provocati dagli avversari di Gesù. Quest’ultimo è provocato da Gesù stesso e rivela la gravità del conflitto tra lui e le autorità religiose del suo tempo. E’ un conflitto di vita e morte. E’ importante notare la categoria di avversari che spunta in questo conflitto. Si tratta di farisei e di erodiani, ossia delle autorità religiose e civili. Quando Marco scrive il suo vangelo negli anni 70, molti avevano ancora vivo il ricordo della terribile persecuzione degli anni 60, perpetrata da Nerone contro le comunità cristiane. Nell’udire che Gesù stesso era stato minacciato di morte e come si comportava in mezzo a questi conflitti pericolosi, i cristiani incontravano una fonte di coraggio e di orientamento per non scoraggiarsi lungo il cammino.
  • Gesù nella sinagoga in giorno di sabato. Gesù entra nella sinagoga. Aveval’abitudine di partecipare alle celebrazioni della gente. C’era lì un uomo dalla mano inaridita. Un disabile fisico non poteva partecipare pienamente, poiché era considerato impuro. Anche se presente nella comunità, era emarginato. Doveva rimanere lontano.
  • La preoccupazione degli avversari di Gesù. Gli avversari osservano per vedere se Gesù guarisce in giorno di sabato. Vogliono accusarlo. Il secondo comandamento della Legge di Dio ordinava di “santificare il sabato”. Era proibito lavorare in quell giorno (Es 20, 8-11). I farisei dicevano che curare un malato era lo stesso che lavorare. Per questo insegnavano: “É proibito curare in giorno di sabato!” Mettevano la legge al di sopra del benessere delle persone. Gesù era una presenza scomoda, perchè lui metteva il benessere delle persone al di sopra delle norme e delle leggi. La preoccupazione dei farisei e degli erodiani non era zelo per la legge, bensì volontà di accusare e di eliminare Gesù.
  • Alzati e mettiti in mezzo! Gesù chiede due cose al disabile fisico: Alzati e mettitiin mezzo! La parola “alzati” é quella che anche le comunità di Marco usavano per dire “risuscitare”. Il disabile deve “risuscitare”, alzarsi, vivere in mezzo ed occupare il suo posto nel centro della comunità! Gli emarginati, gli esclusi, devono vivere in mezzo! Non possono essere esclusi. Devono stare insieme a tutti gli altri! Gesù chiama l’escluso a mettersi in mezzo.
  • La domanda di Gesù lascia gli altri senza risposta. Gesù chiede: In giorno di sabato è permesso fare il bene o fare il male? Salvare una vita o toglierla? Avrebbe potuto chiedere: “In giorno di sabato è permesso curare: sì o no?!” E così tutti avrebbero risposto: “Non è permesso!” Ma Gesù cambiò la domanda. Per lui, in quel caso concreto, “curare” era lo stesso che “fare il bene” o “salvare una vita”, e “non toglierla!” Con la sua domanda Gesù mette il dito sulla piaga. Denuncia la proibizione di curare in giorno di sabato considerandolo un sistema di morte. Domanda saggia! Gli avversari rimasero senza risposta.
  • Gesù rimane indignato dinanzi alla chiusura mentale degli avversari. Gesù reagisce con indignazione e tristezza dinanzi all’atteggiamento dei farisei e degli erodiani. Ordina all’uomo di stendere la mano, e la guarisce. Curando il disabile, Gesù mostra che lui non è d’accordo con il sistema che mette la legge al di sopra della vita. In risposta all’azione di Gesù, i farisei e gli erodiani decidono di ucciderlo. Con questa decisione loro confermano che sono, di fatto, difensori di un sistema di morte! Non hanno paura di uccidere per difendere il sistema contro Gesù che li attacca e critica in nome della vita.

Per un confronto personale

  • Il disabile è stato chiamato a mettersi nel centro della comunità. Nella nostra comunità, i poveri e gli esclusi hanno un luogo privilegiato?
  • Ti sei già confrontato qualche volta con persone che come gli erodiani ed i farisei, mettono la legge al di sopra del benessere delle persone? Cosa hai sentito in quel momento? Hai dato ragione a loro o li hai criticati?

Preghiera finale

Tu hai compassione di tutti e nulla disprezzi di quanto hai creato, Signore che ami la vita. (Sap

11, 23-26)


 

Giovedì, 20 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 3, 7-12

In quel tempo, Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall’Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui.

Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo.

Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Riflessione

  • La conclusione a cui si giunge alla fine di questi cinque conflitti (Mc 2, 1 a 3, 6), é che la Buona

Novella così come era annunciata da Gesù diceva esattamente il contrario dell’insegnamento delle autorità religiose dell’epoca. Per questo, alla fine dell’ultimo conflitto, si prevede che Gesù non avrà una vita facile e sarà messo a morte. La morte spunta all’orizzonte. Decidono di farlo morire (Mc 3, 6). Senza una conversione sincera non è possibile per le persone giungere ad una comprensione corretta della Buona Novella.

  • Un riassunto dell’azione evangelizzatrice di Gesù. I versetti del vangelo di oggi (Mc 3, 7-12) sono un riassunto dell’attività di Gesù ed accentuano un contrasto enorme. Poco prima, in Mc 2, 1 a 3, 6, si è parlato solo di conflitti, incluso il conflitto di vita e morte tra Gesù e le autorità civili e religiose della Galilea (Mc 3, 1-6). E qui nel riassunto, appare il contrario: un movimento popolare immenso, più grande del movimento di Giovanni Battista, poiché la gente viene non solo dalla Galilea, ma anche dalla Giudea, da Gerusalemme, dall’Idumea, dalla Transgiordania, e perfino dalla regione pagana di Tiro e Sidone per incontrarsi con Gesù! (Mc

3, 7-12). Tutti vogliono vederlo e toccarlo. É tanta la gente, che Gesù stesso rimane preoccupato. Corre il pericolo di essere schiacciato dalla moltitudine. Per questo chiede ai discepoli di mettere una barca a disposizione in modo che la gente non lo schiacciasse. E dalla barca parlava alla moltitudine. Erano soprattutto gli esclusi e gli emarginati che venivano da lui con i loro mali: I malati e gli indemoniati. Costoro, che non erano accolti nella convivenza sociale della società del tempo, sono accolti da Gesù. Ecco il contrasto: da un lato i capi religiosi e civili decidono di mettere a morte Gesù (Mc 3, 6); dall’altro, un movimento popolare immenso che cerca in Gesù la salvezza. Chi vincerà?

  • Gli spiriti impuri e Gesù. L’insistenza di Marco a proposito dell’espulsione dei demoni è molto grande. Il primo miracolo di Gesù è l’espulsione di un demonio (Mc 1, 25). Il primo impatto causato da Gesù è dovuto all’espulsione di demoni (Mc 1, 27). Una delle cause principali dello scontro di Gesù con gli scribi è l’espulsione dei demoni (Mc 3, 22). Il primo potere che gli apostoli riceveranno quando sono mandati in missione è il potere di scacciare i demoni (Mc 16, 17). Cosa significa nel Vangelo di Marco scacciare i demoni?
  • Al tempo di Marco, stava aumentando la paura dei demoni. Alcune religioni, invece di liberare la gente, alimentavano la paura e l’angoscia. Uno degli obiettivi della Buona Novella di Gesù è proprio quello di aiutare la gente a liberarsi da questa paura. La venuta del Regno significava la venuta di un potere più forte. Gesù é “l’uomo più forte” giunto per conquistare Satana, il potere del male, e rubargli l’umanità prigioniera della paura (Mc 3,27). Per questo Marco insiste molto sulla vittoria di Gesù sul potere del male, sul demonio, su Satana, sul peccato e sulla morte. Dall’inizio alla fine, con parole quasi uguali, ripete lo stesso messaggio: “E Gesù scacciava i demoni!” (Mc 1,26.27.34.39; 3,11-12.15.22.30; 5,1-20; 6,7.13; 7,25-29; 9,25-27.38; 16,9.17). Sembra quasi un ritornello! Oggi, invece di usare sempre le stesse parole preferiamo usare parole diverse. Diremmo: “Il potere del male, Satana, che mette tanta paura alla gente, Gesù lo vinse, lo dominò, lo conquistò, lo rovesciò dal trono, lo scacciò, lo eliminò, lo annichilì, lo abbatté, lo distrusse e lo uccise!” Ciò che Marco vuole dirci è questo: “Ai cristiani è proibito avere paura di Satana!” Dopo che Gesù risuscitò, è una mania ed è mancanza di fede chiamare in causa, ogni momento, Satana come se avesse ancora qualche potere su di noi. Insistere nel pericolo dei demoni affinché la gente ritorni in chiesa, vuol dire ignorare la Buona Novella del Regno. E’ mancanza di fede nella risurrezione di Gesù!

Per un confronto personale

  • Come vivi la tua fede nella risurrezione di Gesù? Contribuisce in qualche modo a farti vincere la paura?
  • Scacciare i demoni. Come fai per neutralizzare questo potere nella tua vita?

Preghiera finale

Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano, dicano sempre: “Il Signore è grande” quelli che bramano la tua salvezza. (Sal 39)


 

Venerdì, 21 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura: Marco 3, 13-19

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici che stettero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni.

Costituì dunque i dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e

Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, vale a dire figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

Riflessione

Il vangelo di oggi descrive la scelta e la missione dei dodici apostoli. Gesù comincia con due discepoli e poi con altri due (Mc 1, 16-20). Dopo poco tempo, il numero cresce. Luca ci dice che Gesù chiamò 72 discepoli per andare in missione con lui (Lc 10, 1).

  • Marco 3, 13-15: La chiamata per una duplice missione. Gesù chiama chi vuole e questi vanno da lui. Poi “Gesù ne costituì dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni”. Gesù li chiama per una duplice finalità, per una duplice missione: (a) Stare con lui, cioè formare comunità di cui lui, Gesù, è l’asse. (b) Pregare ed avere potere per scacciare i demoni, cioè annunciare la Buona Novella e combattere il potere del male che distrugge la vita e aliena le persone. Marco dice che Gesù sale su una montagna, evocando la montagna dove Mosè salì ed ebbe un incontro con Dio (Es 24, 12). Luca dice che Gesù era salito sulla montagna, e lì pregò tutta la notte e, il giorno dopo, chiamò i suoi discepoli. Pregò Dio per sapere chi scegliere (Lc 6, 12- 13). Dopo averli chiamati, Gesù rese ufficiale la scelta fatta e creò un nucleo più stabile di dodici persone per dare più consistenza alla missione. Anche per significare la continuità del progetto di Dio. I dodici apostoli del NT sono i successori delle dodici tribù d’Israele.
  • Nasce così la prima comunità del Nuovo Testamento, comunità modello che va crescendo attorno a Gesù lungo i tre anni della sua attività pubblica. All’inizio, sono appena quattro (Mc 1, 16-20). Poi la comunità cresce nella misura in cui aumenta la missione nei villaggi della Galilea. Arrivano al punto di non avere
  • tempo per mangiare e per riposare (Mc 3,2). Per questo, Gesù si preoccupa di dare un riposo ai discepoli (Mc 6,31) e di aumentare il numero dei missionari e delle missionarie (Lc 10, 1). Così, Gesù cerca di mantenere il duplice obiettivo della chiamata: stare con lui ed andare in missione. La comunità che si forma attorno a Gesù ha tre caratteristiche fondamentali che appartengono alla sua natura: è formatrice, è missionaria ed è inserita in mezzo ai poveri della Galilea.
  • Marco 3, 16-19: La lista dei nomi dei dodici apostoli. Dopo, Marco riporta i nomi dei dodici: Simone, a cui dette il nome di Pietro, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, a cui dette il nome di Boanerges, che vuol dire: “figli del trono”; Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Santiago, figlio de Alfeo, Taddeo, Simone il cananeo, Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì. Gran parte di questi nomi vengono dal Vecchio Testamento. Per esempio, Simone è il nome di uno dei figli del patriarca Giacobbe (Gen 29, 33). Giacomo é lo stesso che Giacobbe (Gen 25, 26). Giuda è il nome dell’altro figlio di Giacobbe (Gen 35, 23). Matteo anche aveva il nome di Levi (Mc 2, 14), che era l’altro figlio di Giacobbe (Gen 35, 23). Dei dodici apostoli sette hanno nomi che vengono dai patriarchi. Due si chiamano Simone, due

Giacomo, Giuda, uno Levi! Ce n’è solo uno con un nome greco: Filippo. Sarebbe come se oggi in una famiglia con nomi di parenti e antenati, uno portasse un nome fuori della parentela. Questo rivela il desiderio della gente di rifare la storia dall’inizio! Vale la pena pensare ai nomi che oggi diamo ai figli. Come loro, ognuno di noi è chiamato da Dio per nome.

Per un confronto personale

  • Stare con Gesù ed andare in missione è la duplice finalità della comunità cristiana. Come assumi questo impegno nella comunità cui appartieni?
  • Gesù chiama i discepoli per nome. Tu, io, tutti noi esistiamo perché Dio ci chiama per nome. Pensa a questo!

Preghiera finale

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.

La sua salvezza è vicina a chi lo teme e la sua gloria abiterà la nostra terra. (Sal 84)


 

Sabato, 22 Gennaio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che governi il cielo e la terra, ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo e dona ai nostri giorni la tua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura – Marco 3, 20-21

In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure mettersi a tavola per mangiare qualcosa.

Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”.

Riflessione

Il vangelo di oggi è molto breve. Appena due versetti. Parla di due cose: (a) della grande attività di Gesù che non gli lascia tempo nemmeno per mangiare e, (b) la reazione contraria della famiglia di Gesù, fino a pensare che era diventato pazzo. Gesù aveva problemi con la famiglia. La famiglia, a volte, aiuta ed altre volte, rende difficile il cammino. Avvenne con Gesù ed avviene con noi.

  • Marco 3, 20: L’attività di Gesù. Gesù ritorna a casa. La sua casa ora è Cafarnao (Mc 2, 1). Non sta più con la famiglia a Nazaret. Sapendo che Gesù sta a casa, la gente si dirige verso di lui. Ed attorno a lui si riunisce tanta gente che non trova più il tempo nemmeno di mangiare. Marco parla di nuovo del servizio prestato fino al punto di non avere tempo di mangiare in pace (Mc 6, 31).
  • Marco 3, 20: Conflitto con la famiglia. Quando i parenti di Gesù seppero questo,dissero: “E’ impazzito!” Forse, perché Gesù non seguiva più un comportamento normale. Forse perché comprometteva il nome della famiglia. Comunque, i parenti di Gesù decisero di riportarlo a Nazaret, segno questo che la relazione di Gesù con la sua famiglia si stava logorando. Ciò deve essere stato motivo di molta sofferenza sia per Gesù che per sua madre, Maria. Più avanti, (Mc 3, 31-35) Marco racconta come fu l’incontro dei parenti con Gesù. Loro giunsero alla casa dove stava. Probabilmente erano venuti da Nazaret. Da lì, fino a Cafarnao, sono 40 chilometri, sua madre era insieme a loro. Non potevano entrare in casa, perché c’era gente perfino davanti alla porta. Per questo gli mandano a dire: Tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono lì fuori e ti cercano! La reazione di Gesù è stata molto decisa: Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Lui stesso risponde indicando la moltitudine che stava attorno: Ecco qui mia madre e i miei fratelli! Poiché tutti coloro che fanno la volontà di Dio sono mio fratello, mia sorella, mia madre! Allargò la famiglia! Gesù non permette che la famiglia lo allontani dalla missione.

La situazione della famiglia al tempo di Gesù. Nell’antico Israele, il clan, in pratica la grande famiglia (la comunità), costituiva la base della convivenza sociale. Costituiva la protezione delle piccole famiglie e delle persone, la garanzia del possedimento della terra, il veicolo principale della tradizione, la difesa dell’identità. Era il modo concreto che la gente di quella epoca aveva di incarnare l’amore di Dio nell’amore verso il prossimo. Difendere il clan, la comunità era lo stesso che difendere l’Alleanza. In Galilea, al tempo di Gesù, a causa del sistema romano, impiantato nei lunghi anni di governo di Erode Magno (37 aC a 4 aC) e di suo figlio Erode Antipa (4 aC a 39 dC), tutto ciò non esisteva più, o sempre meno.

Il clan (comunità) si stava debilitando. Le imposte da pagare sia al governo che al tempio, l’indebitamento crescente, la mentalità individualista dell’ideologia ellenista, le frequenti minacce di repressione violenta da parte dei romani, l’obbligo di accogliere i soldati e dare loro ospitalità, i problemi sempre maggiori di sopravvivenza, tutto questo portava le famiglie a rinchiudersi in se stesse e nelle proprie necessità. Non si praticava più l’ospitalità, la condivisione, la comunione attorno al tavolo, l’accoglienza agli esclusi. Questa chiusura era rafforzata dalla religione dell’epoca. L’osservanza delle norme di purezza era il fattore che causava l’emarginazione di molte persone: donne, bambini, samaritani, stranieri, gente posseduta dal demonio, pubblicani, malati, mutilati, paralitici. Invece di promuovere l’accoglienza e la comunione, queste norme favorivano la separazione e l’esclusione.

Così, sia la struttura politica, sociale ed economica, come pure l’ideologia religiosa dell’epoca, tutto cospirava a favore dell’indebolimento dei valori centrali del clan, della comunità. Orbene, affinché il regno di Dio potesse manifestarsi di nuovo nella convivenza comunitaria della gente, le persone dovevano superare i limiti stretti della piccola famiglia ed aprirsi di nuovo alla grande famiglia, alla Comunità.

Gesù ci da l’esempio. Quando i suoi parenti giungono a Cafarnao e cercano di impossessarsi di lui e di portarlo di nuovo a casa, lui reagisce. Invece di rinchiudersi nella sua piccola famiglia, lui allarga la famiglia (Mc 3, 33-35). Crea comunità. Chiede la stessa cosa a tutti coloro che vogliono seguirlo. Le famiglie non possono rinchiudersi in se stesse. Gli esclusi e gli emarginati devono essere accolti, di nuovo nella convivenza e, così, sentirsi accolti da Dio (cf Lc 14, 12-14). Era questo il cammino per raggiungere l’obiettivo della Legge che diceva: “Tra di voi non ci siano poveri” (Dt 15, 4). Come i grandi profeti del passato, Gesù cerca di rafforzare la vita comunitaria nei villaggi della Galilea. Lui ritorna al senso profondo del clan, della famiglia, della comunità, quale espressione dell’incarnazione dell’amore di Dio nell’amore del prossimo.

Per un confronto personale

  • La famiglia aiuta o rende difficile la tua partecipazione alla comunità cristiana? Come assumi l’impegno nella comunità cristiana?
  • Cosa ci dice tutto questo circa le nostre relazioni nella famiglia e nella comunità?

Preghiera finale

Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia;

perché terribile è il Signore, l’Altissimo, re grande su tutta la terra. (Sal 46)


 

Domenica, 23 Gennaio 2022

III Domenica del Tempo Ordinario

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna, che fai della nostra fragile vita la rupe della tua dimora, conduci la nostra mente a percuotere la roccia del deserto, perché scaturisca acqua alla nostra sete. La povertà del nostro sentire

 

ci copra come manto nel buio della nottee apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio finché l’alba, avvolgendoci della luce del nuovo mattino, ci porti, con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro, il sapore della santa memoria.

Lectio

Il testo: Luca 1, 1-4; 4, [1]-21

1 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, 3 così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, 4 perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

entrare nel cuore del culto per rendere vitale quella legge che Dio aveva consegnato al suo popolo e per offrirsi come compimento della speranza di Israele.

Alla domanda sottintesa nella narrazione: Gesù è un profeta? la risposta si fa sempre più evidente secondo quei criteri di discernimento che Israele usa per verificare se un profeta è inviato o no da Jhwh: c’è riscontrabilità tra ciò che insegna e gli insegnamenti della legge, le sue opere corrispondono ai comandi di Dio, le profezie circa il futuro si verificano tutte. A Nazareth Gesù si presenta come profeta – e di fatto si paragona a Elia e a Eliseo – anche se non si definisce così, conforme al suo stile che rifugge ogni definizione di sé. Momento di silenzio:

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

Meditatio

Alcune Domande:

Fare ricerche accurate su ogni circostanza: siamo sempre di corsa nelle nostre giornate?

Abbiamo in cuore il desiderio di fare ricerche accurate sul significato di ciò che ci accade?

Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio: penso sempre che i poveri siano gli altri e che io faccia invece parte di chi ha e sa, e di conseguenza non ha bisogno di nessuno?

Oggi si è adempiuta questa Scrittura: quale Scrittura noi conosciamo tanto da riconoscerla come incarnazione nel nostro oggi?

Chiave di lettura:

Contestualizzazione storica

L’episodio della sinagoga di Nazareth è incluso in una cornice programmatica che fa poi da chiave di lettura per ciò che avverrà nel corso del vangelo lucano. L’aggancio al profeta Isaia è fondamentale perché si rivela la continuità della storia umana di Dio. L’evolversi dei gesti compiuti da Gesù, messi in parallelo, “Si alzò e aprì il rotolo” (v.17), “chiuse il rotolo e sedette” (v. 20), dà alla narrazione un carattere liturgico, usuale ma nuovo al tempo stesso.

Nell’omelia che attualizza la profezia emerge la novità. Oggi, parola determinante in Luca, esprime la proposta compiuta di Dio in Cristo. E davanti a quest’oggi le reazioni immediate saranno di stupore e di sbigottimento, di meraviglia e di scandalo fino al rifiuto già insito nella domanda che seguirà alla proclamazione di Gesù, domanda sospesa nell’aria che non riceve risposta: “Non è questi il figlio di Giuseppe?” (v. 22). Il contrasto con la Parola proclamata di un uomo che ha su di sé lo spirito del Signore, consacrato con l’unzione, inviato per una missione specifica che ha sapore messianico: portare il lieto annuncio, rimettere, proclamare… impone un conflitto di identità.

Contestualizzazione Letteraria

L’episodio non ha preciso riscontro nei sinottici. La visita di Gesù a Nazareth in Matteo 13,53-58 e in Marco 6,1-6a è limitata all’interrogativo circa la provenienza di Gesù e al rifiuto. Non c’è descrizione del rito nella sinagoga né delle parole dette da Gesù a interpretazione e attualizzazione della Parola sacra. La concordanza è, al di là della diversità dei contesti, nel rifiuto di Gesù da parte dei Nazaretani.

Con il discorso di Gesù a Nazareth Luca intende introdurre e illuminare tutto il ministero pubblico di Gesù. Isaia 61, 1-2 contiene in sintesi i grandi temi che caratterizzano il suo vangelo e quelli a lui più cari: lo Spirito Santo, l’unzione messianica, la liberazione escatologica, la gioia messianica, l’intervento divino a favore dei poveri e degli oppressi, la proclamazione dell’anno di grazia. Quel programma che in Marco è inaugurato con la proclamazione: “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 14-15) e in Matteo si evolve nel discorso della montagna (Mt 5, 1-48), in Luca si offre nel centro del culto ebraico: ciò che si compie non è il tempo, ma la Scrittura. Viene proposta a chi legge la necessità di “camminare” insieme con Cristo e imitando Lui sulla via della conformità alla volontà del Padre. Gerusalemme, meta di un lungo viaggio (Lc 9, 51-18, 14) che conduce Gesù verso il momento decisivo della sua vita, è punto di arrivo della sua vicenda terrena (Lc 24) e punto di partenza della vita della Chiesa nascente (At 1-2). Genere Letterario

Si può riconoscere nel brano una piccola unità letteraria. L’intervento redazionale lucano che parte da dati tradizionali segue un intento proprio. Il disegno unitario delle due parti dimostra chiarezza all’interno e delimitazione accurata all’esterno. Per Luca sono inseparabili le aree di domanda: Chi è Gesù? e A chi è destinata la sua opera? È molto forte il rapporto tra parola e azione, azione drammatica di un annuncio che si attua nella vita. L’episodio intende introdurre il ministero pubblico di Gesù quasi abilitandolo a quell’attività nei confini della sua appartenenza a Israele. Lo Spirito sceso abbondantemente su Gesù: alla nascita (1, 35), al battesimo (3, 22), durante la tentazione (4, 1) e all’inizio della sua missione (4, 14) è lo Spirito di cui parla Isaia (v. 18) che esplicita l’azione di Dio. Un’azione che non ha confini etnici e non cerca notorietà, ma si volge a quanti sono bisognosi di salvezza: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi per inaugurare il tempo di grazia del Signore. Il profeta inviato da Dio è libero da ogni pretesa limitante e obbligante. Da un culto sinagogale incapace di accogliere la Parola antica che si compie nell’oggi si passa al culto della sequela nelle strade del mondo. Gesù se ne va, segue la sua strada che da Gerusalemme lo condurrà fino agli estremi confini della terra attraverso l’evangelizzazione dei suoi. Analisi Dettagliata del Testo

Analizzando in maniera dettagliata i versetti del testo in esame emergono delle peculiarità notevoli che inquadrate nel contesto storico fanno del quadro della sinagoga di Nazareth una sintesi del vangelo quanto a contenuti ed eventi.

  • 16: La sinagoga risulta essere luogo frequentato da Gesù. Qui fin dai primi anni dell’età adulta egli ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha interpretata secondo la tradizione viva del popolo. Significativo il fatto che Gesù vada a cercare i centri di culto. Ogni ebreo adulto poteva prendere parola, i capi della sinagoga generalmente affidavano questo compito a coloro che fossero esperti nelle Scritture. Il fatto che Gesù si alzi per leggere indica che era abituale per lui il farlo come gli era abituale di sabato andare nella sinagoga. L’inciso: “secondo il suo solito” dà molta forza al versetto quasi a premettere che chi legge e parla non è uno qualunque, ma un figlio di Israele esperto nella lettura e interpretazione della Torah e dei Profeti. La fede cristiana nasce quindi da rappresentanti fedeli del popolo d’Israele nei quali l’attesa è giunta a maturazione. Tutti i personaggi di Luca sono autentici israeliti: Zaccaria, Elisabetta e Giovanni, Maria, Giuseppe e Gesù, gli apostoli e poi negli Atti, Paolo. È “un solito” che porta con sé un qualcosa di nuovo. La sinagoga è il luogo da cui parte l’annuncio per estendersi alle città di Giuda e di Galilea, a tutto Israele e fino agli estremi confini della terra.
  • 17-19: Gesù trova il passo di Isaia 61, 1-2 che probabilmente si riferisce alla consacrazione di un profeta (cfr 1 Re 19, 16). Luca elimina dalla citazione di Isaia la fine minacciosa perché non interessa al suo scopo: sottolineare che l’insegnamento di Gesù prende il via dalla Scrittura (17-19; 25-27) e la rende attuale nella sua Persona. Le parole di Isaia sulle sue labbra acquistano pieno significato e riassumono la sua missione: pieno di Spirito (cfr 4, 1), unto del Signore, è inviato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, la liberazione ai prigionieri e agli oppressi, la vista ai ciechi, a predicare il tempo di grazia del Signore.
  • 20: La descrizione dettagliata dei gesti evidenzia quello che sta per avvenire. Gesù parla seduto, la posizione tipica di chi insegna. Gli occhi fissi su di lui preparano all’importanza di

ciò che Gesù sta per dire. Un’omelia breve la sua, ma sconvolgente. Il movimento caratterizza questo brano di Luca. Gesù venne, entrò, si alzò, sedette, passò fra loro, se ne andò. Anche i nazaretani si alzano ma per cacciarlo. Il contrasto è netto. Gesù si alza per leggere, gli uomini si alzano per allontanarlo. L’attesa descritta in questo versetto: “Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui” degenera nel rifiuto. Il problema non sta nell’annuncio, già conosciuto e fonte di speranza per i pii israeliti, ma nell’annunciatore che lo fa suo.

  • 21: Gesù non commenta le parole di Isaia, ma le attualizza. La sua è parola evento –rhêma – (At 10, 37), una parola che è già salvezza. La profezia diventa viva, è in atto. L’interpretazione di Gesù supera ogni aspettativa. Nella Parola è presente l’oggi, quell’oggi tipico dell’evangelista che è l’oggi della salvezza, l’oggi dell’adempimento in corrispondenza con l’udito (cfr Rom 10, 17). È essenziale per Luca è l’ascolto. E la realizzazione delle promesse antiche che si ripete in tutta l’opera lucana (Lc 9, 51; At 2, 1; 19, 21) è per coloro che ascoltano: gli anawin, i poveri, gli oppressi, i preferiti di Jhwh (Is 11, 4; 29, 19) e ora i preferiti di Gesù (Mt 11, 28).

Riflessione:

Esempio di attualizzazione è l’esegesi fatta da Gesù stesso su Is 61 che rivela il messianismo presente e il ricorso a passi della Scrittura per illuminare la situazione attuale. Autorevolezza creativa quella di Cristo che chiede all’uomo di adeguare la propria vita al messaggio, accettando l’Unto di Dio e rinunciando alla presunzione di ridurlo alla sua dimensione. Questa prospettiva pragmatica è la chiave per l’attualizzazione in ogni tempo: l’oggi della salvezza risuona lì dove arriva la predicazione. Come anche l’accoglienza e l’impegno.

Nella sinagoga di Nazareth si scorgono le risposte fondamentali dell’uomo che aspetta di incontrare la salvezza. Gesù è inviato da Dio, sostenuto dallo Spirito. L’unzione dice che egli è il Cristo. In Lui si compiono le Scritture. È l’oggi di Dio che compie la storia di un passato giunto a maturazione in Gesù e si riverserà nell’oggi quotidiano del domani che è il tempo della Chiesa, inviata anch’essa come Parola profetica, sostenuta dallo Spirito.

Messaggio di rilievo che emerge da Luca in questo episodio è la Scrittura. Essa contiene tutto il segreto del Dio che vive in eterno e che diventa uno fra gli uomini.

Oratio  Salmo 2, 6-9

«Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte»

Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.

Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai».

Contemplatio

Oggi: parola chiave nella mia vita di ogni giorno. In questo oggi si adempie la Scrittura. In questo oggi il Cristo entra nella sinagoga delle mie convinzioni per proclamare un lieto messaggio alle povertà del mio pensiero, ai sentimenti prigionieri di quel desiderio infranto sulle rovine di un grigio quotidiano trascinato di ora in ora, al mio sguardo offuscato dal mio orizzonte troppo ravvicinato. Un anno di grazia, di ritorno, di benedizione. Signore, che il mio oggi sia il tuo perché nessuna tua parola possa cadere invano nella mia vita ma tutte possano realizzarsi come chicchi di grano nel solco gelido del passato, capaci di germogliare ai primi venti di primavera.

[1] Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffusein  tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi. 16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:   18 Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, 19 e predicare un anno di grazia del Signore. 20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».

Commento:

Introdotta da un breve sommario che illustra l’attività di Gesù e la sua persona, la scena che il brano in esame (Lc 4, 14-21) propone è ambientata nella sinagoga a Nazareth in giorno di sabato. Il ritorno di Gesù, la cui fama si è sparsa ovunque per le regioni di Galilea, lì dove per la potenza dello Spirito ha rivolto i suoi passi, esprime un intento preciso. Nella concisività delle espressioni Luca cerca di dare un’interpretazione salvifica agli eventi illuminandone gli aspetti salienti. L’insegnare di Gesù nelle sinagoghe intende dire la sua origine ebraica e il desiderio di entrare nel cuore del culto per rendere vitale quella legge che Dio aveva consegnato al suo popolo e per offrirsi come compimento della speranza di Israele.
Alla domanda sottintesa nella narrazione: Gesù è un profeta? la risposta si fa sempre più evidente secondo quei criteri di discernimento che Israele usa per verificare se un profeta è inviato o no da Jhwh: c’è riscontrabilità tra ciò che insegna e gli insegnamenti della legge, le sue opere corrispondono ai comandi di Dio, le profezie circa il futuro si verificano tutte. A Nazareth Gesù si presenta come profeta – e di fatto si paragona a Elia e a Eliseo – anche se non si definisce così, conforme al suo stile che rifugge ogni definizione di sé.
Momento di silenzio:
Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.
Meditatio
Alcune Domande:
Fare ricerche accurate su ogni circostanza: siamo sempre di corsa nelle nostre giornate? Abbiamo in cuore il desiderio di fare ricerche accurate sul significato di ciò che ci accade?
Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio: penso sempre che i poveri siano gli altri e che io faccia invece parte di chi ha e sa, e di conseguenza non ha bisogno di nessuno?
Oggi si è adempiuta questa Scrittura: quale Scrittura noi conosciamo tanto da riconoscerla come incarnazione nel nostro oggi?

Chiave di lettura:

Contestualizzazione storica

L’episodio della sinagoga di Nazareth è incluso in una cornice programmatica che fa poi da chiave di lettura per ciò che avverrà nel corso del vangelo lucano. L’aggancio al profeta Isaia è fondamentale perché si rivela la continuità della storia umana di Dio. L’evolversi dei gesti compiuti da Gesù, messi in parallelo, “Si alzò e aprì il rotolo” (v.17), “chiuse il rotolo e sedette” (v. 20), dà alla narrazione un carattere liturgico, usuale ma nuovo al tempo stesso.

Nell’omelia che attualizza la profezia emerge la novità. Oggi, parola determinante in Luca, esprime la proposta compiuta di Dio in Cristo. E davanti a quest’oggi le reazioni immediate saranno di stupore e di sbigottimento, di meraviglia e di scandalo fino al rifiuto già insito nella domanda che seguirà alla proclamazione di Gesù, domanda sospesa nell’aria che non riceve risposta: “Non è questi il figlio di Giuseppe?” (v. 22). Il contrasto con la Parola proclamata di un uomo che ha su di sé lo spirito del Signore, consacrato con l’unzione, inviato per una missione specifica che ha sapore messianico: portare il lieto annuncio, rimettere, proclamare… impone un conflitto di identità.

Contestualizzazione Letteraria

L’episodio non ha preciso riscontro nei sinottici. La visita di Gesù a Nazareth in Matteo 13,53-58 e in Marco 6,1-6a è limitata all’interrogativo circa la provenienza di Gesù e al rifiuto. Non c’è descrizione del rito nella sinagoga né delle parole dette da Gesù a interpretazione e attualizzazione della Parola sacra. La concordanza è, al di là della diversità dei contesti, nel rifiuto di Gesù da parte dei Nazaretani.

Con il discorso di Gesù a Nazareth Luca intende introdurre e illuminare tutto il ministero pubblico di Gesù. Isaia 61, 1-2 contiene in sintesi i grandi temi che caratterizzano il suo vangelo e quelli a lui più cari: lo Spirito Santo, l’unzione messianica, la liberazione escatologica, la gioia messianica, l’intervento divino a favore dei poveri e degli oppressi, la proclamazione dell’anno di grazia. Quel programma che in Marco è inaugurato con la proclamazione: “Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1, 14-15) e in Matteo si evolve nel discorso della montagna (Mt 5, 1-48), in Luca si offre nel centro del culto ebraico: ciò che si compie non è il tempo, ma la Scrittura. Viene proposta a chi legge la necessità di “camminare” insieme con Cristo e imitando Lui sulla via della conformità alla volontà del Padre. Gerusalemme, meta di un lungo viaggio (Lc 9, 51-18, 14) che conduce Gesù verso il momento decisivo della sua vita, è punto di arrivo della sua vicenda terrena (Lc 24) e punto di partenza della vita della Chiesa nascente (At 1-2). Genere Letterario

Si può riconoscere nel brano una piccola unità letteraria. L’intervento redazionale lucano che parte da dati tradizionali segue un intento proprio. Il disegno unitario delle due parti dimostra chiarezza all’interno e delimitazione accurata all’esterno. Per Luca sono inseparabili le aree di domanda: Chi è Gesù? e A chi è destinata la sua opera? È molto forte il rapporto tra parola e azione, azione drammatica di un annuncio che si attua nella vita. L’episodio intende introdurre il ministero pubblico di Gesù quasi abilitandolo a quell’attività nei confini della sua appartenenza a Israele. Lo Spirito sceso abbondantemente su Gesù: alla nascita (1, 35), al battesimo (3, 22), durante la tentazione (4, 1) e all’inizio della sua missione (4, 14) è lo Spirito di cui parla Isaia (v. 18) che esplicita l’azione di Dio. Un’azione che non ha confini etnici e non cerca notorietà, ma si volge a quanti sono bisognosi di salvezza: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi per inaugurare il tempo di grazia del Signore. Il profeta inviato da Dio è libero da ogni pretesa limitante e obbligante. Da un culto sinagogale incapace di accogliere la Parola antica che si compie nell’oggi si passa al culto della sequela nelle strade del mondo. Gesù se ne va, segue la sua strada che da Gerusalemme lo condurrà fino agli estremi confini della terra attraverso l’evangelizzazione dei suoi. Analisi Dettagliata del Testo

Analizzando in maniera dettagliata i versetti del testo in esame emergono delle peculiarità notevoli che inquadrate nel contesto storico fanno del quadro della sinagoga di Nazareth una sintesi del vangelo quanto a contenuti ed eventi.

  • 16: La sinagoga risulta essere luogo frequentato da Gesù. Qui fin dai primi anni dell’età adulta egli ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha interpretata secondo la tradizione viva del popolo. Significativo il fatto che Gesù vada a cercare i centri di culto. Ogni ebreo adulto poteva prendere parola, i capi della sinagoga generalmente affidavano questo compito a coloro che fossero esperti nelle Scritture. Il fatto che Gesù si alzi per leggere indica che era abituale per lui il farlo come gli era abituale di sabato andare nella sinagoga. L’inciso: “secondo il suo solito” dà molta forza al versetto quasi a premettere che chi legge e parla non è uno qualunque, ma un figlio di Israele esperto nella lettura e interpretazione della Torah e dei Profeti. La fede cristiana nasce quindi da rappresentanti fedeli del popolo d’Israele nei quali l’attesa è giunta a maturazione. Tutti i personaggi di Luca sono autentici israeliti: Zaccaria, Elisabetta e Giovanni, Maria, Giuseppe e Gesù, gli apostoli e poi negli Atti, Paolo. È “un solito” che porta con sé un qualcosa di nuovo. La sinagoga è il luogo da cui parte l’annuncio per estendersi alle città di Giuda e di Galilea, a tutto Israele e fino agli estremi confini della terra.
  • 17-19: Gesù trova il passo di Isaia 61, 1-2 che probabilmente si riferisce alla consacrazione di un profeta (cfr 1 Re 19, 16). Luca elimina dalla citazione di Isaia la fine minacciosa perché non interessa al suo scopo: sottolineare che l’insegnamento di Gesù prende il via dalla Scrittura (17-19; 25-27) e la rende attuale nella sua Persona. Le parole di Isaia sulle sue labbra acquistano pieno significato e riassumono la sua missione: pieno di Spirito (cfr 4, 1), unto del Signore, è inviato ad annunciare ai poveri un lieto messaggio, la liberazione ai prigionieri e agli oppressi, la vista ai ciechi, a predicare il tempo di grazia del Signore.
  • 20: La descrizione dettagliata dei gesti evidenzia quello che sta per avvenire. Gesù parla seduto, la posizione tipica di chi insegna. Gli occhi fissi su di lui preparano all’importanza di

ciò che Gesù sta per dire. Un’omelia breve la sua, ma sconvolgente. Il movimento caratterizza questo brano di Luca. Gesù venne, entrò, si alzò, sedette, passò fra loro, se ne andò. Anche i nazaretani si alzano ma per cacciarlo. Il contrasto è netto. Gesù si alza per leggere, gli uomini si alzano per allontanarlo. L’attesa descritta in questo versetto: “Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui” degenera nel rifiuto. Il problema non sta nell’annuncio, già conosciuto e fonte di speranza per i pii israeliti, ma nell’annunciatore che lo fa suo.

  • 21: Gesù non commenta le parole di Isaia, ma le attualizza. La sua è parola evento –rhêma – (At 10, 37), una parola che è già salvezza. La profezia diventa viva, è in atto. L’interpretazione di Gesù supera ogni aspettativa. Nella Parola è presente l’oggi, quell’oggi tipico dell’evangelista che è l’oggi della salvezza, l’oggi dell’adempimento in corrispondenza con l’udito (cfr Rom 10, 17). È essenziale per Luca è l’ascolto. E la realizzazione delle promesse antiche che si ripete in tutta l’opera lucana (Lc 9, 51; At 2, 1; 19, 21) è per coloro che ascoltano: gli anawin, i poveri, gli oppressi, i preferiti di Jhwh (Is 11, 4; 29, 19) e ora i preferiti di Gesù (Mt 11, 28).

Riflessione:

Esempio di attualizzazione è l’esegesi fatta da Gesù stesso su Is 61 che rivela il messianismo presente e il ricorso a passi della Scrittura per illuminare la situazione attuale. Autorevolezza creativa quella di Cristo che chiede all’uomo di adeguare la propria vita al messaggio, accettando l’Unto di Dio e rinunciando alla presunzione di ridurlo alla sua dimensione. Questa prospettiva pragmatica è la chiave per l’attualizzazione in ogni tempo: l’oggi della salvezza risuona lì dove arriva la predicazione. Come anche l’accoglienza e l’impegno.

Nella sinagoga di Nazareth si scorgono le risposte fondamentali dell’uomo che aspetta di incontrare la salvezza. Gesù è inviato da Dio, sostenuto dallo Spirito. L’unzione dice che egli è il Cristo. In Lui si compiono le Scritture. È l’oggi di Dio che compie la storia di un passato giunto a maturazione in Gesù e si riverserà nell’oggi quotidiano del domani che è il tempo della Chiesa, inviata anch’essa come Parola profetica, sostenuta dallo Spirito.

Messaggio di rilievo che emerge da Luca in questo episodio è la Scrittura. Essa contiene tutto il segreto del Dio che vive in eterno e che diventa uno fra gli uomini.

Oratio  Salmo 2, 6-9

«Io l’ho costituito mio sovrano sul Sion mio santo monte»

Annunzierò il decreto del Signore. Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.

Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra. Le spezzerai con scettro di ferro, come vasi di argilla le frantumerai».

Contemplatio

Oggi: parola chiave nella mia vita di ogni giorno. In questo oggi si adempie la Scrittura. In questo oggi il Cristo entra nella sinagoga delle mie convinzioni per proclamare un lieto messaggio alle povertà del mio pensiero, ai sentimenti prigionieri di quel desiderio infranto sulle rovine di un grigio quotidiano trascinato di ora in ora, al mio sguardo offuscato dal mio orizzonte troppo ravvicinato. Un anno di grazia, di ritorno, di benedizione. Signore, che il mio oggi sia il tuo perché nessuna tua parola possa cadere invano nella mia vita ma tutte possano realizzarsi come chicchi di grano nel solco gelido del passato, capaci di germogliare ai primi venti di primavera.


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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