Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 14_31-Marzo-2022

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Lunedì, 14 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Dio, che hai ordinato la penitenza del corpo come medicina dell’anima, fa’ che ci asteniamo da ogni peccato per avere la forza di osservare i comandamenti del tuo amore.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 6,36-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio”.

Riflessione

I tre brevi versi del Vangelo di oggi (Lc 6,36-38) sono una parte finale di un breve discorso di Gesù (Lc 6,20-38). Nella prima parte del discorso, si rivolge ai discepoli (Lc 6,20) ed ai ricchi (Lc 6,24) proclamando quattro beatitudini per i discepoli (Lc 6,20- 23), e per i ricchi quattro maledizioni (Lc 6,20-26). Nella seconda parte, si rivolge a tutti coloro che ascoltano (Lc 6,27), cioè, quella moltitudine immensa di poveri e malati, venuta da tutte le parti (Lc 6,17-19). Le parole che rivolge a questa gente ed a tutti noi sono esigenti e difficili: amare i nemici (Lc 6,27), non maledirli (Lc 6,28), offrire l’altra guancia a chi ne schiaffeggia una e non reclamare se qualcuno prende ciò che è nostro (Lc 6,29). Come capire questi consigli così esigenti? La spiegazione ci è data nei tre versi del vangelo di oggi, da cui attingiamo il centro della Buona Novella portata da Gesù.

  • Luca 6,36: Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Le beatitudini per i discepoli (Lc 6,20-23) e le maledizioni contro i ricchi (Lc 6,24-26) non possono essere interpretate come un’occasione per i poveri di vendicarsi dei ricchi. Gesù ordina di avere l’atteggiamento contrario. Dice: “Amate i vostri nemici!” (Lc 6,27). La mutazione o la conversione che Gesù vuole compiere in noi non consiste nel dare un giro appena per invertire il sistema, perché in questo modo nulla cambierebbe. Lui vuole cambiare il sistema. La Novità che Gesù vuole costruire viene dalla nuova esperienza che lui ha di Dio Padre/Madre pieno di tenerezza che accoglie tutti, buoni e cattivi, che fa brillare il sole sui buoni e sui cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). Il vero amore non dipende, né può dipendere da ciò che io ricevo dall’altro. L’amore deve volere il bene dell’altro indipendentemente da ciò che lui fa per me.

Poiché così è l’amore di Dio per noi. Lui è misericordioso non solo verso i buoni, ma con tutti, perfino con “gli ingrati ed i malvagi” (Lc 6,35). I discepoli e le discepole di Gesù devono irradiare questo amore misericordioso.

  • Luca 6,37-38: Non giudicate e non sarete giudicati. Queste parole finali ripetono in modo più chiaro ciò che Gesù aveva detto precedentemente: “Ciò che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro” (Lc 6,31; cf. Mt 7,12). Se non vuoi essere giudicato, non giudicare! Se non vuoi essere condannato, non condannare! Se vuoi essere perdonato, perdona! Se vuoi ricevere una buona misura, dà una buona misura agli altri! Non aspettare fino a che l’altro prenda l’iniziativa, ma prendila tu e comincia già! E vedrai che è così!

Per un confronto personale

  • La Quaresima è un tempo di conversione. Qual’è la conversione che il vangelo di oggi mi chiede?
  • Sei stato già misericordioso come il Padre celeste lo è?

Preghiera finale

Aiutaci, Dio, nostra salvezza, per la gloria del tuo nome, salvaci e perdona i nostri peccati per amore del tuo nome.

(Sal 78)


 

Martedì, 15 Marzo 2022

Tempo ordinario

Preghiera di apertura

Dio nostro Padre, fa’ che possiamo amarti in tutto e sopra ogni cosa e raggiungere la gioia che Tu hai preparato per noi al di là di ogni nostra immaginazione.

Te lo chiediamo per il nostro Signore Gesù Cristo, Tuo Figlio, che vive e regna con Te e lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli. Amen.

Lettura del Vangelo – Matteo 23:1-12

Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, dicendo: “Gli scribi e i farisei hanno preso posto sulla cattedra di Mosè. Perciò fate e osservate tutto quello che vi dicono, ma non seguite il loro esempio. Perché essi predicano ma non praticano. Legano pesanti fardelli difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma non alzano un dito per spostarli. Tutte le loro opere sono eseguite per essere viste. Allargano i loro filatteri e allungano le loro nappe. Amano i posti d’onore nei banchetti, i posti d’onore nelle sinagoghe, i saluti nei mercati e il saluto “Rabbi”. Quanto a voi, non fatevi chiamare “Rabbi”. Voi non avete che un solo maestro e siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre; non avete che un solo Padre in cielo. Non fatevi chiamare ‘Maestro’; non avete che un solo maestro, il Cristo. Il più grande tra voi deve essere vostro servo. Chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà esaltato”. 

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi fa parte della lunga critica di Gesù agli scribi e ai farisei (Mt 23,1-39). Luca e Marco menzionano solo alcune righe di questa critica rivolta ai capi religiosi del tempo. Solo il Vangelo di Matteo ne ha una presentazione più lunga. Questo testo molto severo ci dà un’idea della polemica che esisteva nelle comunità di Matteo con le comunità degli ebrei della Galilea e della Siria di quel tempo.
  • Nel leggere questo testo, che è fortemente critico nei confronti dei farisei, dobbiamo stare molto attenti a non essere ingiusti nei confronti del popolo ebraico. Molti cristiani, per secoli, hanno avuto atteggiamenti contro gli ebrei e, per questo, generano atteggiamenti contro i cristiani. Ciò che è importante nella meditazione di questi testi è scoprire il loro obiettivo. Gesù condanna la mancanza di sincerità nella relazione con Dio e con il prossimo. Parla dell’ipocrisia, quella di ieri come quella di oggi – della nostra ipocrisia!
  • – Matteo 23:1-3: L’errore fondamentale: dicono, ma non fanno. Gesù si rivolge alla moltitudine e ai discepoli e critica gli scribi e i farisei. Il motivo per cui li attacca è la disgiunzione tra le loro parole e le loro azioni. Parlano, ma non fanno. Gesù riconosce l’autorità e la conoscenza degli scribi: “Gli scribi e i farisei occupano la cattedra di Mosè! Dovete dunque fare e osservare quello che vi dicono, ma non fatevi guidare da quello che fanno, perché non praticano quello che predicano”.
  • – Matteo 23:4-7: L’errore fondamentale si manifesta in diversi modi. L’errore fondamentale è l’ipocrisia: “Dicono, ma non fanno”. Gesù enumera i punti che rivelano questo. Alcuni scribi e farisei hanno imposto leggi pesanti al popolo. Conoscevano bene le leggi, ma non le mettevano in pratica; né usavano la loro conoscenza per diminuire il peso imposto al popolo. Facevano di tutto per essere visti e lodati; indossavano tuniche speciali per la preghiera; amavano i primi posti ed essere salutati nelle piazze. Volevano essere chiamati “Maestro”. Rappresentavano un tipo di comunità che manteneva, legittimava e alimentava la differenza delle classi sociali. Legittimava i privilegi dei grandi e la posizione inferiore dei piccoli. Ora, se c’è qualcosa che dispiace a Gesù, sono le apparenze che ingannano.
  • – Matteo 23,8-12: Come superare l’errore fondamentale. Come dovrebbe essere una comunità cristiana? Tutte le funzioni della comunità dovrebbero essere assunte come un servizio: “Il più grande tra voi deve essere vostro servo!”. Non dovete chiamare nessuno maestro (Rabbi), né padre, né guida; perché la comunità di Gesù deve mantenere, legittimare e alimentare non le differenze, ma lo spirito fraterno. Questa è la legge fondamentale: “Siete tutti fratelli e sorelle!”. Lo spirito fraterno viene dall’esperienza che Gesù è Padre e fa di tutti noi dei fratelli. “Chiunque si innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà innalzato”.
  • Il gruppo dei farisei! Il gruppo dei farisei nacque nel secondo secolo avanti Cristo, con l’obiettivo di una più perfetta osservanza della legge di Dio, soprattutto per quanto riguarda le prescrizioni sulla purezza. Erano più aperti alle novità rispetto ai sadducei. Per esempio, accettavano la fede nella resurrezione e la fede negli angeli, cosa che i sadducei non accettavano. La vita dei farisei era una testimonianza esemplare: pregavano e studiavano la legge per otto ore al giorno; lavoravano otto ore per poter sopravvivere; dedicavano otto ore al riposo. Questo è il motivo per cui la gente li rispettava molto. E in questo modo aiutavano la gente a mantenere la propria identità e a non perderla, nel corso dei secoli.
  • La cosiddetta mentalità farisaica. Con il tempo, i farisei presero il potere e non ascoltarono più gli appelli del popolo, né permisero loro di parlare. La parola “fariseo” significa “separato”. La loro osservanza era così rigida e rigorosa che si separavano dal resto del popolo. Ecco perché erano chiamati “separati”. Da questo deriva l’espressione “mentalità farisaica”. È tipico delle persone che pensano di poter raggiungere la giustizia attraverso la rigida e rigorosa osservanza della legge. In genere, sono persone che hanno paura, che non hanno il coraggio di assumere il rischio della libertà e della responsabilità. Si nascondono dietro la legge e l’autorità. Quando queste persone ottengono una funzione importante, diventano dure, insensibili e indifferenti per nascondere la propria imperfezione.
  • Rabbino, Guida, Maestro, Padre. Questi sono quattro titoli che Gesù proibisce alla gente di usare. Oggi, in Chiesa, i sacerdoti sono chiamati “Padre”. Molti studiano nell’università della Chiesa e ottengono il titolo di “Dottore” (Maestro). Molte persone ricevono la direzione spirituale e prendono consigli da persone che si chiamano “Direttori spirituali” (Guide). Ciò che è importante è prendere in considerazione la ragione che ha spinto Gesù a proibire l’uso di questi titoli. Se questi fossero usati da persone per affermare la loro posizione di autorità e il loro potere, queste persone sarebbero in errore e sarebbero criticate da Gesù. Se questi titoli fossero usati per alimentare e approfondire lo spirito fraterno e il servizio, non sarebbero criticati da Gesù.

Domande personali

  • Qual è la mia ragione per vivere e lavorare in comunità?
  • Come la comunità mi aiuta a correggere e migliorare le mie motivazioni?
  • Conosci persone all’interno della Chiesa che si considerano più importanti o superiori agli altri a causa della loro posizione nella Chiesa? Perché è così?

Preghiera finale

Sono in ascolto.

Qual è il messaggio di Dio?

Il messaggio di Yahweh è la pace per il Suo popolo, per i suoi fedeli, se solo rinunciano alla loro follia. (Sal 85,8)


 

Mercoledì, 16 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Sostieni sempre, o Padre, la tua famiglia nell’impegno delle buone opere; confortala con il tuo aiuto nel cammino di questa vita e guidala al possesso dei beni eterni. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 20,17-28

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i Dodici e lungo la via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai sommi  sacerdoti e agli scribi, che lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”.

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?” Gli rispose: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”

Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”.

Gli altri dieci, udito questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse: “I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”.

Riflessione

Il vangelo di oggi ci presenta tre punti: il terzo annuncio della passione (Mt 20,17-19), la richiesta della madre dei figli di Zebedeo (Mt 20,20-23) e la discussione dei discepoli per il primo posto (Mt 20,24-28).

  • Matteo 20,17-19: Il terzo annuncio della passione. Stanno andando verso Gerusalemme. Gesù cammina davanti a loro. Sa che lo uccideranno. Il profeta Isaia lo aveva già annunciato (Is 50,4-6; 53,1-10). La sua morte non è frutto di un piano stabilito in precedenza, ma la conseguenza dell’impegno assunto riguardo alla missione ricevuta dal Padre accanto agli esclusi del suo tempo. Per questo Gesù parla ai discepoli della tortura e la morte che lui dovrà affrontare a Gerusalemme. Il discepolo deve seguire il maestro, anche se deve soffrire come lui. I discepoli sono impauriti e lo accompagnano con paura. Non capiscono ciò che sta succedendo (cf. Lc 18,34). La sofferenza non andava d’accordo con l’idea che avevano del messia (cf. Mt 16,21-23).
  • Matteo 20,20-21: La richiesta della madre per ottenere il primo posto per i figli. I discepoli non solo non capiscono la portata del messaggio di Gesù, ma continuano conl e loro ambizioni personali. Quando Gesù insiste nel servizio e nel dono di sé, loro continuano a chiedere i primi posti nel Regno. La madre di Giacomo e Giovanni, portando con sé i figli, arriva vicino a Gesù. I due non capirono la proposta di Gesù. Erano preoccupati solo dei loro interessi. Segno del fatto che l’ideologia dominante dell’epoca era penetrata profondamente nella mentalità dei discepoli. Malgrado la convivenza di vari anni con Gesù, loro non avevano rinnovato il loro modo di vedere le cose. Guardavano Gesù con lo sguardo di sempre, del passato. Volevano una ricompensa per il fatto di seguire Gesù. Le stesse tensioni esistevano nelle comunità del tempo di Matteo ed esistono ancora oggi nelle nostre comunità.
  • Matteo 20,22-23: La risposta di Gesù. Gesù reagisce con fermezza: “Voi non sapete quello che chiedete!” E chiede se sono capaci di bere il calice che lui, Gesù, berrà e se sono disposti a ricevere il battesimo che lui riceverà. E’ il calice della sofferenza, il battesimo di sangue! Gesù vuol sapere se loro, invece del posto d’onore, accettano di dare la vita fino alla morte. I due rispondono: “Possiamo!” Sembra una risposta detta non dal di dentro, poiché, pochi giorni dopo, abbandonarono Gesù e lo lasciarono solo nell’ora della sofferenza (Mc 14,50). Loro non hanno molta consapevolezza critica, non percepiscono la sua realtà personale. Per quanto riguarda il posto d’onore nel Regno accanto a Gesù, colui che lo concede è il Padre.

Ciò che lui, Gesù, ha da offrire, è il calice ed il battesimo, la sofferenza e la croce.

  • Matteo 20,24-27: Non così dovrà essere tra di voi. Gesù parla, di nuovo, sull’esercizio del potere (cf. Mc 9,33-35). In quel tempo, coloro che detenevano il potere non rendevano conto alla gente. Agivano come volevano (cf. Mc 6,27-28). L’impero romano controllava il mondo e lo manteneva sottomesso con la forza delle armi e così, attraverso tributi, tasse ed imposte, otteneva di concentrare la ricchezza della gente nelle mani di pochi a Roma. La società era caratterizzata dall’esercizio repressivo ed abusivo del potere. Gesù aveva un’altra proposta. Lui dice: Non così dovrà essere tra di voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra di voi, si farà vostro schiavo! Insegna contro i privilegi e contro la rivalità. Vuole cambiare il sistema ed insiste nel fatto che il servizio è il rimedio contro l’ambizione personale.
  • Matteo 20,28: Il riassunto della vita di Gesù. Gesù definisce la sua missione e la sua vita: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire!” E’ venuto a dare la propria vita in riscatto per molti. Lui è il messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1-9; 49,1-6; 50,4-9; 52,13-53,12). Imparò da sua madre che disse: “Ecco la serva del Signore!” (Lc 1,38). Proposta totalmente nuova per la società di quel tempo.

Per un confronto personale

  • Giacomo e Giovanni chiedono favori, Gesù promette la sofferenza. Ed io, cosa chiedo a Gesù nella preghiera? Come accolgo la sofferenza ed i dolori che avvengono nella mia vita?
  • Gesù dice: “Non così dovrà essere tra voi!” Il mio modo di vivere in comunità segue questo consiglio di Gesù?

Preghiera finale

Scioglimi dal laccio che mi hanno teso, perché sei tu la mia difesa. Mi affido alle tue mani;

tu mi riscatti, Signore, Dio fedele. (Sal 30)


 

Giovedì, 17 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

 

O Dio, che ami l’innocenza, e la ridoni a chi l’ha perduta, volgi verso di te i nostri cuori e donaci il fervore del tuo Spirito, perché possiamo esser saldi nella fede e operosi nella carità.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 16,19-31

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: “C’era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui.

Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura.

Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi.

E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento.

Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.

Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi”.

Riflessione

  • Ogni volta che Gesù ha una cosa importante da comunicare, crea una storia e racconta una parabola. Così, attraverso la riflessione su una realtà invisibile, conduce coloro che lo ascoltano a scoprire le chiamate invisibili di Dio, presenti nella vita. Una parabola è fatta per far pensare e riflettere. Per questo è importante fare attenzione anche ai minimid ettagli. Nella parabola del vangelo di oggi appaiono tre persone: il povero Lazzaro, il ricco senza nome ed il padre Abramo. Nella parabola, Abramo rappresenta il pensiero di Dio. Il ricco senza nome rappresenta l’ideologia dominante dell’epoca. Lazzaro rappresenta il grido silenzioso dei poveri del tempo di Gesù e di tutti i tempi.
  • Luca 16,19-21: La situazione del ricco e del povero. I due estremi della società. Da un lato la ricchezza aggressiva, dall’altro il povero senza risorse, senza diritti, coperto di piaghe, senza nessuno che lo accoglie, tranne i cani che vengono a leccare le sue ferite. Ciò che separa i due è la porta chiusa della casa del ricco. Da parte del ricco non c’è accoglienza né pietà per il problema del povero alla sua porta. Ma il povero ha un nome ed il ricco non lo ha. Ossia, il povero ha il suo nome scritto nel libro della vita, il ricco no. Il povero si chiama Lazzaro. Significa Dio aiuta. E attraverso il povero Dio aiuta il ricco che potrà avere il suo nome nel libro della vita. Ma il ricco non accetta di essere aiutato dal povero, poiché mantiene la porta chiusa. Questo inizio della parabola che descrive la situazione, è uno specchio fedele di ciò che stava avvenendo nel tempo di Gesù e nel tempo di Luca. E’ lo specchio di quanto avviene oggi nel mondo!
  • Luca 16,22: Il mutamento che rivela la verità nascosta. Il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo. Muore anche il ricco e viene sepolto. Nella parabola, il povero muore prima del ricco. Ciò è un avviso per i ricchi. Fino a quando il povero è ancora vivo e sta alla porta, per il ricco c’è ancora possibilità di salvezza. Ma dopo che il povero muore, muore anche l’unico strumento di salvezza per il ricco. Ora, il povero sta nel seno di Abramo. Il seno di Abramo è la fonte di vita, da dove nasce il popolo di Dio. Lazzaro, il povero, fa parte del popolo di Abramo, da cui era escluso, quando stava davanti alla porta del ricco. Il ricco che crede di essere figlio di Abramo non va verso il seno di Abramo! Qui termina l’introduzione della parabola. Ora inizia la rivelazione del suo significato, mediante le tre conversazioni tra il ricco ed il padre Abramo.
  • Luca 16,23-26: La prima conversazione. Nella parabola, Gesù apre una finestra sull’altro lato della vita, il lato di Dio. Non si tratta del cielo. Si tratta della vita che solo la fede genera e che il ricco senza fede non percepisce. Solamente alla luce della morte si disintegra l’ideologia dell’impero ed appare per lui ciò che è il vero valore nella vita. Da parte di Dio, senza la propaganda ingannatrice dell’ideologia, le carte cambiano. Il ricco vede Lazzaro nel seno di Abramo e chiede di essere aiutato nella sofferenza. Il ricco scopre che Lazzaro è il suo unico benefattore possibile. Ma ora è troppo tardi! Il ricco senza nome è pietoso, poiché riconosce Abramo e lo chiama Padre. Abramo risponde e lo chiama figlio. Questa parola di Abramo, nella realtà, va indirizzata a tutti i ricchi vivi. In quanto vivi, hanno la possibilità di diventare figli e figlie di Abramo, se sapessero aprire la porta a Lazzaro, il povero, l’unico che in nome di Dio può aiutarli. La salvezza per il ricco non è che Lazzaro gli dia una goccia di acqua fresca per rinfrescargli la lingua, ma che lui, il ricco, apra al povero la porta chiusa per così colmare l’abisso.
  • Luca 16,27-29: La seconda conversazione. Il ricco insiste: “Allora, padre, ti prego dimandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli!” Il ricco non vuole che i suoi fratelli finiscano nello stesso luogo di tormento. Lazzaro, il povero, è l’unico verointermediario tra Dio ed i ricchi. E’ l’unico, perché è solo ai poveri che i ricchi devono restituire ciò che hanno e, così, ristabilire la giustizia pregiudicata! Il ricco è preoccupato per i fratelli, ma mai si è preoccupato dei poveri! La risposta di Abramo è chiara: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro!” Hanno la Bibbia! Il ricco aveva la Bibbia. La conosceva a memoria. Ma non si rese mai conto del fatto che la Bibbia avesse qualcosa a che vedere con i poveri. La chiave che il ricco ha per poter capire la Bibbia è il povero seduto alla sua porta!
  • Luca 16,30-31: La terza conversazione. “No, Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvedranno!” Il ricco riconosce che è nell’errore, poiché parla di ravvedimento, cosa che durante la vita non ha sentito mai. Lui vuole un miracolo,

una risurrezione! Ma questo tipo di resurrezione non esiste. L’unica resurrezione è quella di Gesù. Gesù risorto viene a noi nella persona del povero, di coloro che non hanno diritti, di coloro che non hanno terra, di coloro che non hanno cibo, di coloro che non hanno casa, di coloro che non hanno salute. Nella sua risposta finale, Abramo è chiaro e contundente: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi!” Termina così la conversazione! Fine della parabola!

  • La chiave per capire il senso della Bibbia è il povero Lazzaro, seduto davanti alla porta! Dio ci si presenta nella persona del povero, seduto alla nostra porta, per aiutarci a colmare l’abisso enorme che i ricchi hanno creato. Lazzaro è anche Gesù, il Messia povero e servo, che non fu accettato, ma la cui morte cambiò radicalmente tutte le cose. E tutto cambia alla luce della morte del povero. Il luogo del tormento è la situazione della persona senza Dio. Anche se il ricco pensa di avere religione e fede, di fatto non sta con Dio, perché non apre la porta al povero, come fece Zaccheo (Lc

19,1-10).

Per un confronto personale

  • Come trattiamo noi i poveri? Hanno un nome per noi? Negli atteggiamenti che assumo nella vita, sono come Lazzaro o come il ricco?
  • Entrando in contatto con noi, i poveri percepiscono qualcosa di diverso? Percepiscono una Buona Novella? Ed io, verso quale lato inclino il mio cuore: verso il miracolo o verso la Parola di Dio?

Preghiera finale

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. (Sal 1)


 

Venerdì, 18 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

 

Dio onnipotente e misericordioso,c oncedi ai tuoi fedeli di essere intimamente purificati dall’impegno penitenziale della Quaresima, per giungere con spirito nuovo alle prossime feste di Pasqua.

Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 21,33-43.45-46

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l’affidò a dei vignaioli e se ne andò.

Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l’altro lo uccisero, l’altro lo lapidarono.

Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.

Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.

E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: ‘‘La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri’’? Perciò io vi dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare”.

Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.

Riflessione

Il testo del vangelo di oggi forma parte di un insieme più vasto che include Matteo 21,23-46. I capi dei sacerdoti e gli anziani avevano chiesto a Gesù con quale autorità lui facesse le cose (Mt 21,23). Loro si consideravano i padroni di tutto e volevano che nessuno facesse nulla senza il loro permesso. La risposta di Gesù si divide in tre parti:

  • Lui, a sua volta, rivolge una domanda perché vuole sapere da loro se Giovanni Battista era del cielo o della terra (Mt 21,24-27).
  • Racconta la parabola dei due figli (Mt 21,28-32).
  • Racconta la parabola della vigna (Mt 21,33-46) che è il vangelo di oggi.
  • Matteo 21,33-40: La parabola della vigna. Gesù comincia così: “Ascoltate un’altra parabola: C’era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre”. La parabola è un bel riassunto della storia di Israele, tratto dal profeta Isaia (Is 5,1-7). Gesù si dirige ai capi dei sacerdoti, agli anziani (Mt 21,23) e ai farisei (Mt 21,45) e dà una risposta alla domanda che gli hanno rivolto sull’origine della sua autorità (Mt 21,23). Per mezzo di questa parabola, Gesù chiarisce varie cose: (a) Rivela l’origine della sua autorità: lui è il figlio, l’erede. (b) Denuncia l’abuso dell’autorità dei vignaiuoli, cioè, dei sacerdoti e degli anziani che non si occupavano del popolo di Dio. (c) Difende l’autorità dei profeti, mandati da Dio, ma massacrati dai sacerdoti e dagli anziani. (4) Smaschera le autorità che manipolano la religione e uccidono il figlio, perché non vogliono perdere la fonte di reddito che riuscirono ad accumulare per loro, lungo i secoli.
  • Matteo 21,41: La sentenza che loro stessi si danno. Al termine della parabola, Gesù chiede: “Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?” Loro non si rendono conto che la parabola stava parlando proprio di loro. Per questo, con la risposta che loro danno, decretano la loro condanna: “I capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo risposero: “Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. Diverse volte Gesù usa questo stesso metodo. Lui porta la persona a dire la verità su se stessa, senza rendersi conto che essa stessa si condanna. Per esempio, nel caso del fariseo che condanna la giovane considerandola una peccatrice (Luca 7,42-43) e nel caso della parabola dei due figli (Mt 21,28-32).
  • Matteo 21,42-46: La sentenza data da loro stessi viene confermata dal loro comportamento. Dal chiarimento di Gesù, i sacerdoti, gli anziani e i farisei capiscono che la parabola parla di loro, ma loro non si convertono. Anzi! Mantengono in piedi il loro progetto di uccidere Gesù. Rifiuteranno “la pietra angolare”. Ma non hanno il coraggio di farlo apertamente perché temono la reazione della gente.
  • I diversi gruppi al potere nel tempo di Gesù. Nel vangelo di oggi spuntano due gruppi che, in quel tempo, governavano: sacerdoti, anziani e farisei. Segue a continuazione una breve informazione sul potere che aveva ognuno di questi gruppi ed altri:
  • Sacerdoti: Erano gli incaricati del culto nel Tempio. La gente portava al Tempio la decima e le altre tasse e offerte per pagare le promesse fatte. Il sommo sacerdote occupava un ruolo importante nella vita della nazione, sopratutto dopo l’esilio. Era scelto o nominato tra le tre o quattro famiglie aristocratiche, che ostentavano più potere e ricchezza.
  • Anziani o Capi del popolo: Erano i leaders locali nei diversi villaggi e città. La loro
  • origine veniva dai capi delle antiche tribù.
  • Sadducei: Erano l’elite laica aristocratica della società. Molti di essi erano ricchi commercianti o latifondisti. Dal punto di vista religioso erano conservatori. Non accettavano i cambiamenti proposti dai farisei come, per esempio, la fede nella risurrezione e l’esistenza degli angeli.
  • Farisei: Fariseo significa: separato. Essi lottavano affinché mediante l’osservanza perfetta della legge della purezza, la gente arrivasse ad essere pura, separata e santa come esigevano Legge e la Tradizione! A causa della testimonianza esemplare della loro vita secondo le norme dell’epoca, la loro autorità morale era molto sentita nei villaggi della Galilea.
  • Scribi o dottori della legge: Erano gli incaricati di insegnare. Dedicavano la loro vita allo studio della Legge di Dio ed insegnavano alla gente come fare per osservare in tutto la Legge di Dio. Non tutti gli scribi erano della stessa linea. Alcuni erano legati ai farisei, altri ai sadducei.

Per un confronto personale

  • Alcune volte, ti sei sentito controllato/a in modo ingiustificato, in casa, nel lavoro, nell’ambito della Chiesa? Quale è stata la tua reazione? La stessa di Gesù?
  • Se Gesù tornasse oggi e raccontasse la stessa parabola come reagirei io?

Preghiera finale

Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono; come dista l’oriente dall’occidente, così allontana da noi le nostre colpe. (Sal 102)


 

Sabato, 19 Marzo 2022

Giuseppe, lo sposo di Maria, la madre di Gesù  

LECTIO

Preghiera di apertura

Spirito che si muove sulle acque, calma in noi ogni discordia, le onde agitate, il rumore delle parole, il turbine della vanità, e fai che la Parola che ricrea, sorga nel silenzio.

Spirito che in un sospiro sussurri al nostro spirito il Nome del Padre, vieni a raccogliere tutti i nostri desideri, falli crescere in un raggio di luce che sarà una risposta alla tua luce, la Parola del nuovo Giorno. Spirito di Dio, la linfa dell’amore dell’immenso albero su cui ci innesti, affinché tutti i nostri fratelli e sorelle ci appariranno come un dono

nel grande Corpo in cui matura il Verbo della comunione.

(Padre Pierre-Yves di Taizé)

Lettura del Vangelo: Matteo 1:16, 18-21, 24a

Giacobbe era il padre di Giuseppe, il marito di Maria. Da lei nacque Gesù che è chiamato il Cristo. Ora, ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo. Quando sua madre Maria era promessa sposa a Giuseppe, ma prima che vivessero insieme, fu trovata incinta per mezzo dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, essendo un uomo giusto, ma non volendo esporla alla vergogna, decise di divorziare tranquillamente. Tale era la sua intenzione quando, ecco, l’angelo del Signore gli apparve in sogno e disse:

“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere in casa tua Maria tua moglie.

Perché è per mezzo dello Spirito Santo che questo bambino è stato concepito in lei. Ella darà alla luce un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Quando Giuseppe si svegliò, fece come l’angelo del Signore gli aveva ordinato e prese sua moglie in casa sua. Un momento di silenzio:

affinché la Parola di Dio entri nei nostri cuori e illumini la nostra vita.

MEDITATIO

Una chiave di lettura:

Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal primo capitolo del Vangelo di Matteo che fa parte della sezione riguardante il concepimento, la nascita e l’infanzia di Gesù. Il centro di tutto questo racconto è la persona di Gesù, attorno alla quale ruotano tutti gli eventi e le persone menzionate. Bisogna tenere presente che il Vangelo rivela una teologia della storia di Gesù, e quindi avvicinandosi alla Parola di Dio si deve cogliere il messaggio che si nasconde sotto i veli del racconto senza perdersi, come consiglia saggiamente Paolo “in speculazioni insensate”, evitando “quelle genealogie e i cavilli e le dispute sulla Legge, sono inutili e futili” (Tt 3,9).

In effetti, questo testo è collegato alla genealogia di Gesù, che Matteo dispone con l’intenzione di sottolineare la successione dinastica di Gesù, il Salvatore del suo popolo (Mt 1,21). A Gesù sono conferiti tutti i diritti ereditati dalla stirpe di Davide, di “Giuseppe, figlio di Davide” (Mt 1,20; Lc 2,4-5) suo padre legale. Per il mondo biblico ed ebraico la paternità legale era sufficiente a conferire tutti i diritti della stirpe in questione (cfr.: la legge del levirato e dell’adozione (Dt 25,5ss). Ecco perché fin dall’inizio della genealogia, Gesù è designato come “Cristo Figlio di Davide” (Mt 1,1) cioè l’unto del Signore Figlio di

Davide, con il quale si realizzano tutte le promesse di Dio a Davide suo servo (2 Sam 7,116; 2 Cr 7,18; 2 Cr 21,7; Sal 89,30). Ecco perché Matteo aggiunge al racconto della genealogia e del concepimento di Gesù la profezia di Isaia: “Tutto questo avvenne per adempiere ciò che il Signore aveva detto per mezzo del profeta: La giovane donna è incinta e darà alla luce un figlio che chiamerà Immanuele, che significa Dio con noi” (Mt

1,21-23 e Is 7,14).

Fermiamoci a dire qualcosa, sulla realtà spirituale dell’adozione, possiamo riferirci al fatto che il popolo eletto possiede “la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse”, perché “è israelita e possiede l’adozione di figli” (Rm 9,4). Ma anche noi, il nuovo popolo di Dio in Cristo riceviamo l’adozione di figli perché “quando venne il compimento del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna, nato soggetto alla Legge, per riscattare i soggetti della Legge, affinché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4,4-5). Questa è la salvezza che Gesù ci ha portato. Cristo “salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21) perché è il “Dio con noi!” (Mt 1,23) che ci rende figli adottivi di Dio.

Gesù nasce da “Maria promessa sposa di Giuseppe” (Mt 1,18a)) che “fu trovata incinta per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,18b). Matteo non dà il racconto dell’annunciazione come fa Luca (Lc 1,26-38), ma struttura il racconto dal punto di vista dell’esperienza di Giuseppe il giusto. La Bibbia ci rivela che Dio ama i giusti e molte volte li sceglie per una missione importante, li protegge e non li unisce agli empi (Gen 18,23ss). Nell’Antico Testamento troviamo molte persone considerate giuste. Pensiamo a Noè “un uomo buono, un uomo retto tra i suoi contemporanei” (Gen 6,9). O anche Johoash che “fece ciò che Yahweh considera giusto” (2 K 12:3).

Un’idea costante nella Bibbia è il “sogno” come luogo privilegiato dove Dio fa conoscere i suoi piani e i suoi disegni, e talvolta rivela il futuro. Sono noti i sogni di Giacobbe a Bethel (Gen 28,10ss) e di Giuseppe suo figlio, come anche quelli del coppiere e del capo panettiere imprigionati in Egitto con lui (Gen 37,5ss; Gen 40,5ss) e i sogni del Faraone che rivelavano i futuri anni di abbondanza e di carestia e mancanza (Gen 41,1ss).

Un “Angelo del Signore” apparve a Giuseppe (Mt 1,20) per rivelargli il disegno di Dio. Nei Vangeli dell’infanzia spesso l’Angelo del Signore è menzionato come messaggero celeste (Mt 1,20.24; 2,13.19; Lc 1,11; 2,9) e anche in altre occasioni l’angelo appare per calmare, per rivelare i piani di Dio, per guarire e per liberare dalla schiavitù (cfr. Mt 28,2; Gv 5,4; At 5,19; 8,26; 12,7.23). Molti sono i riferimenti all’Angelo del Signore nell’Antico

Testamento dove originariamente l’angelo rappresentava il Signore stesso che guidava e proteggeva il suo popolo standogli vicino (cfr. Gen 16,7-16; 22,12; 24,7; Es 3,3; 23,20; Tb 5,4).

Domande per orientare la meditazione e renderla pertinente:

  • Qual è la cosa più importante per te in questo brano? Perché?
  • Nella chiave di lettura, vengono presi in considerazione alcuni termini (adozione, angelo, sogno, giusto). Quali pensieri hanno suscitato nel tuo cuore? Quale rilevanza possono avere per il tuo cammino di maturazione spirituale?

ORATIO

Salmo 92

È bene rendere grazie a Jahvè fare musica per il tuo nome, Altissimo, per proclamare il Tuo amore fedele all’alba, e la tua costanza per tutta la notte, sulla lira, la lira a dieci corde, al mormorio dell’arpa. Tu mi hai dato gioia, Jahvè,

per le tue opere, per l’opera delle tue mani io grido, Quanto sono grandi le Tue opere, Jahvè, immensamente profondi i Tuoi pensieri!”. Gli stupidi non possono rendersi conto di questo, gli stolti non lo capiscono.

I malvagi possono spuntare come erbacce, e ogni malfattore prosperare, ma solo per essere eternamente distrutto; Mentre Tu sei supremo per sempre, Jahvè. Guarda come i tuoi nemici periscono, come tutti i malfattori sono dispersi!

Tu mi dai la forza del bue selvatico,

Tu mi ungi con olio fresco; Ho intravisto l’agguato contro di me, ho udito i piani dei malvagi. Il retto fiorirà come la palma, crescerà come un cedro del Libano. Piantati nella casa di Jahvè, fioriranno nei tribunali del nostro Dio. Nella vecchiaia daranno ancora frutti, rimarranno freschi e verdi, per proclamare l’integrità di Yahweh; la mia roccia, nella quale non si può trovare nessuna colpa. Momenti per un silenzio di preghiera

CONTEMPLATIO

La contemplazione cristiana del sogno di Dio, che la vita ci dà.


 

Domenica, 20 Marzo 2022

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,

Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura: Luca 13,1-9

Chiave di lettura:

Il testo del Vangelo di questa terza domenica di Quaresima ci presenta due fatti diversi, legati tra di loro: un commento di Gesù riguardo ai fatti del giorno ed una parabola. Luca 13,1-5: richiesto dalla gente, Gesù commenta i fatti attuali: il massacro deip ellegrini eseguito da Pilato e a quella della torre di Siloé che uccise diciotto persone. Luca 13,6-9: Gesù racconta una parabola, quella del fico che non dava frutti.

Durante la lettura è bene prestare attenzione a due cose: (i) verificare come Gesù contraddice l’interpretazione popolare di ciò che avviene (ii) scoprire se esiste un legame tra una parabola ed il commento di ciò che avviene. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

  • Luca 13,1: La gente da a Gesù la notizia del massacro dei Galilei
  • Luca 13,2-3: Gesù commenta il massacro e ne trae una lezione per la gente
  • Luca 13,4-5: Per rafforzare il suo pensiero Gesù commenta un’altro fatto         Luca 13,6-9: La parabola del fico che non dava frutti Il Testo:

1In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. 2Prendendo la parola, Gesù rispose:

«Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? 3   No,  vi  dico,  ma  se  non  vi  convertite,  perirete  tutti  allo  stesso  modo. 4O  quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? 5No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

6Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8Ma  quegli  rispose:  Padrone,  lascialo  ancora  quest’anno  finché  io  gli  zappi attorno  e  vi  metta  il  concime 9e  vedremo  se  porterà  frutto  per  l’avvenire;  se  no,  lo taglierai».

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  • Qual è il punto del testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
  • Qual era l’interpretazione popolare di questi due fatti?
  • Gesù non è d’accordo con l’interpretazione popolare dei fatti? In che modo?
  • Qual è il significato della parabola? C’è un legame tra la parabola ed il commento dei fatti?
  • Qual è il messaggio di questo testo per noi che oggi dobbiamo interpretare i Segni dei Tempi?

Per approfondire maggiormente il tema

Contesto letterario e storico di allora e di oggi:

Luca scrive il suo vangelo attorno all’anno ’85 per i cristiani delle comunità di Grecia.I n generale, segue la narrazione del vangelo di Marco. Qui e là introduce piccole differenze o cambia alcune parole in modo che i mattoni rimossi di Marco si adattino al nuovo disegno che lui, Luca, immagina per il suo libro. Oltre al vangelo di Marco, Luca consulta anche altri libri ed ha accesso ad altre fonti: testimoni oculari e ministri della Parola (Lc 1,2). Tutto questo materiale che non ha un parallelo in Marco, Luca l’organizza in forma letteraria: un lungo viaggio di Gesù dalla Galilea fino a Gerusalemme. La descrizione di questo viaggio la vediamo in Luca dai versi 9,51 fino a 19,28 ed occupa quasi dieci capitoli, una terza parte del Vangelo!

Lungo questi capitoli, Luca ricorda ai lettori, costantemente, che Gesù è in cammino. Raramente dice dove si trova Gesù, ma fa capire chiaramente che Gesù sta viaggiando e che l’obiettivo del viaggio è Gerusalemme dove morirà secondo quanto annunciato dai profeti (Lc 9,51.53.57; 10,1.38; 11,1; 13,22.33; 14,25; 17,11; 18,31. 35; 19,1.11.28).

Ed anche dopo che Gesù giunge vicino a Gerusalemme, Luca continua a parlare di un cammino verso il centro (Lc 19,29.41.45; 20,1). Poco prima dell’inizio del viaggio, in occasione della trasfigurazione insieme a Mosè ed Elia sulla cima del Monte, l’andare a Gerusalemme è considerato come un esodo di Gesù (Lc 9,31) e come la sua

assunzione o salita al cielo (Lc 9,51). Nel Vecchio Testamento, Mosè aveva guidato il primo esodo liberando la gente dall’oppressione del Faraone (Ex 3,10-12) ed il profeta Elia era salito al cielo (2 Re 2,11). Gesù è il nuovo Mosè, che viene a liberare il popolo dall’oppressione della Legge. E’ il nuovo Elia che viene a preparare l’avvento del Regno.

La descrizione del lungo viaggio di Gesù verso Gerusalemme non è solo un elemento letterario per introdurre il materiale proprio di Luca. Rispecchia anche il lungo e doloroso viaggio che le comunità della Grecia stavano facendo nel tempo di Luca nel quotidiano della loro vita: passare da un mondo rurale della Palestina al mondo cosmopolita della cultura greca nelle periferie delle grande città dell’Asia e dell’Europa. Questo passaggio o inculturazione era marcato da una forte tensione tra i cristiani venuti dal Giudaismo e dai nuovi che giungevano da altre etnie e culture. La descrizione del lungo viaggio verso Gerusalemme rispecchia infatti il doloroso processo di conversione che le persone legate al Giudaismo dovevano fare: uscire dal mondo dell’osservanza della legge che li accusava e li condannava per andare verso un mondo di gratuità dell’amore di Dio tra tutti i popoli, per la certezza che in Cristo tutti i popoli si fondono in un solo dinanzi a Dio; uscire dal mondo chiuso della razza verso il territorio universale dell’umanità. E’ anche il cammino di tutti noi lungo la nostra vita. Siamo capaci di trasformare le croci della vita in esodo di liberazione? Commento del testo:

  • Luca 13,1: La gente fa sapere a Gesù il massacro dei Galilei

Come oggi, il popolo commenta i fatti che avvengono e vuole un commento da coloro che possono interferire nell’opinione pubblica. E così che alcune persone giungono vicini a Gesù e raccontano il fatto del massacro di alcuni Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello delle sue vittime. Probabilmente si tratta di un assassinato commesso sul Monte Garizim, che continuava ad essere un centro di pellegrinaggio e dove la gente soleva offrire sacrifici. Il fatto conferma la ferocia e la stupidità di alcuni governanti romani in Palestina che provocavano la sensibilità religiosa dei Giudei mediante azioni irrazionali di questo tipo.

  • Luca 13,2-3: Gesù commenta il massacro e ne trae una lezione per la gente Interpellato a dare una opinione, Gesù chiede: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?” La domanda di Gesù rispecchia l’interpretazione popolare comune dell’epoca: sofferenza e morte violenta sono il castigo di Dio per qualche peccato che la persona ha commesso. La reazione di Gesù è categorica: “No vi dico!” E nega l’interpretazione popolare e trasforma il fatto in esame di coscienza: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo!” Ossia, se non avviene un vero e proprio mutamento, avverrà per tutti lo stesso massacro. La storia posteriore conferma la previsione di Gesù. Il mutamento non è avvenuto. Loro non si convertirono e quarant’anni dopo, nel 70, Gerusalemme è stata distrutta dai Romani. Venne massacrata molta gente. Gesù percepiva la gravità della situazione politica del suo paese. Da un lato, il dominio romano sempre più pesante ed insopportabile. Dall’altro la religione ufficiale, sempre più alienata senza capire la portata della fede in Yahvé per la vita della gente.
  • Luca 13,4-5: Per rafforzare il suo pensiero Gesù commenta più di un fatto

Gesù stesso prende l’iniziativa di commentare un altro fatto. Una tormenta fa crollare la torre di Siloé e diciotto persone muoiono schiacciate dalle pietre. Il commento della gente: “Castigo di Dio!” Commento di Gesù: “No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. E’ la stessa preoccupazione di interpretare i fatti in modo tale che diventi in essi trasparente la chiamata di Dio al mutamento ed alla conversione. Gesù è un mistico, un contemplativo. Legge i fatti in un modo diverso. Sa leggere ed interpretare i segni dei tempi. Per lui, il mondo è trasparente, rivelatore della presenza e degli appelli di Dio.

  • Luca 13,6-9: La parabola del fico che non da frutti

Dopo Gesù racconta la parabola del fico che non da frutti. Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna. Durante tre anni non aveva dato frutti. Per questo dice al vignaiolo: “Taglialo”. Ma costui risponde: “Lascialo ancora un anno. Se non da frutti, allora lo taglierai”. Non sappiamo se Gesù raccontò questa parabola immediatamente dopo il commento che fece del massacro ed il crollo della torre di Siloé. Probabilmente, fu Luca che colloca in questo luogo la parabola, perché lui, Luca, vede qualche legame tra il commento dei fatti e la parabola del fico. Luca non dice qual è il legame. Lascia a noi il compito di scoprirlo. Quale significato vi scorge Luca? Oso dare un’ opinione. Forse voi ne scoprirete un’altra. Il padrone della vigna e del fico è Dio. Il fico è il popolo. Gesù è il vignaiolo. Il padrone della vigna si è stancato di cercare frutti nel fico, senza incontrarli. Decide di sradicare l’albero. Così ci sarà posto per una pianta che possa dare frutti. Il popolo scelto non stava dando il frutto che Dio aspettava. Vuole dare la Buona Notizia ai pagani. Gesù, il vignaiolo, chiede di lasciare il fico in vita ancora un poco. Aumenterà i suoi sforzi per ottenere il mutamento e la conversione. Più avanti nel Vangelo, Gesù riconosce che il duplicare sforzi no ha dato risultato. Loro non si convertiranno. Gesù lamenta la mancanza di conversione e piange sulla città di Gerusalemme. (Lc 19,41-44).

Ampliando le informazioni:

Una breve storia della resistenza popolare contro Roma ai tempi di Gesù

Nel Vangelo di questa Domenica, Luca fa un’allusione chiara alla repressione delle legioni romane contro la resistenza popolare dei Galilei. Per questo, diamo qui una visione schematica della resistenza popolare della gente della Giudea contro il dominio romano e come, lungo gli anni, questa resistenza si è approfondita sempre di più entrando nelle radici della fede della gente. Ecco uno schema in parallelo con le tappe della vita di Gesù:

  • Dal 63 al 37 prima di Cristo: Rivolta popolare senza una direzione. Nel 63 prima di Cristo l’impero romano invade la Palestina ed impone un pesante tributo. Dal 57 fino al 37, in appena 20 anni, scoppiano sei sommosse in Galilea! La gente, senza meta, va dietro qualsiasi persona che promette liberarla del tributo romano.
  • Dal 37 al 4 prima di Cristo: Repressione e disarticolazione. É il periodo del governo di Erode, chiamato Il Grande, colui che uccise gli innocenti di Betlemme (Mt 2,16). La repressione brutale impedisce qualsiasi manifestazione popolare. Erode promoveva così la chiamata Pax Romana. Questa Pace reca all’Impero una certa stabilità economica, ma per i popoli dominati è pace del cimitero.
  • Dal 4 al 6 dopo Cristo: Rivolte messianiche. É il periodo del governo di Archelao, in Giudea. Il giorno che assume il potere, massacra 3000 persone sulla piazza del Tempio. La rivolta esploda in tutto il paese, ma non era più senza meta. I leaders popolari di questo periodo cercavano motivazioni legate all’antica tradizione e si presentavano come dei re messianici. La repressione romana distrugge Séforis, capitale della Galilea. La violenza marca l’infanzia di Gesù. Nel corso dei dieci anni del governo di Archelao, vide passare la Palestina per uno dei periodi più violenti di tutta la sua storia.
  • Dal 6 al 27: Zelo per la Legge: Tempo di revisione. Nell’anno 6, Romolo depone Archelao, e trasforma la Giudea in una Provincia Romana, decretando un censimento per attualizzare il pagamento del tributo. Il censimento produce una forte reazione popolare, ispirata nello Zelo per la Legge. Lo Zelo (da questa parola viene il termino zelati) spingeva la gente a boicottare e non pagare il tributo. Era una nuova forma di resistenza, una specie di disobbedienza civile, che cresceva come il fuoco represso sotto le ceneri. Mas lo Zelo limitava la visione. Gli “zelosi”correvano il pericolo di ridurre l’osservanza della Legge all’opposizione ai Romani. E proprio in questo periodo matura in Gesù la coscienza della sua missione.
  • Dal 27 al 69: Riappaiono sulla scena i profeti. Dopo questi 20 anni, dal 6 al 26, la revisione della meta del cammino appare nella predicazione dei profeti che rappresentano un passo in più nel movimento popolare. I profeti convocano il popolo e lo invitano alla conversione ed al mutamento. Vogliono rifare la storia, fin dalle sue origini. Convocano il popolo nel deserto (Mc 1,4), per iniziare un nuovo esodo, annunciato da Isaia (Is 43,16-21). Il primo fu Giovanni Battista (Mt 11,9; 14,5; Lc 1,76), che attira molta gente (Mt 3,5-7). Subito dopo viene Gesù, che era considerato dalla gente un profeta (Mt 16,14; 21,11.46; Lc 7,16). Anche Gesù, come Mosè, proclama la Nuova Legge sulla Montagna (Mt 5,1) ed alimenta il popolo nel deserto (Mc 6,30-44). Come la caduta delle mura di Gerico verso la fine dei quaranta anni nel deserto (Is 6, 20), lui annuncia la caduta delle mura di Gerusalemme (Lc 19, 44; Mt 24,2). Come i profeti anticamente, lui annuncia la liberazione degli oppressi e l’inizio di un nuovo anno giubilare (Lc 4,18-19), e chiede di cambiare il modo di vivere (Mc 1,15; Lc 13,3.5).

Dopo Gesù, vengono anche altri profeti. Per questo la rivolta, il messianismo e lo zelo continuano ad esistere simultaneamente. Le autorità dell’epoca, sia i Romani che gli Erodiani, come pure i sacerdoti, gli scribi e farisei, tutti loro, preoccupati solo per la sicurezza del Tempio e della Nazione (Gv 11,48) o con l’osservanza della Legge (Mt 23,123), non percepiscono la differenza esistente tra i profeti e gli altri leaders popolari. Per loro era tutto la stessa cosa. Confondono Gesù con i re messianici (Lc 23,2.5). Gamaliel, il grande dottore della legge, per esempio, paragona Gesù con Giuda, capo dei rivoltosi (At 5,35-37). Flavio Giuseppe stesso, lo storico, confonde i profeti con “ladroni ed impostori”. Oggi tutti sarebbero tacciati di essere “fannulloni”!

Preghiera del Salmo 82 (81)

Dio avverte le autorità umane

Dio si alza nell’assemblea divina, giudica in mezzo agli dei.

«Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte degli empi? Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi».

Non capiscono, non vogliono intendere, avanzano nelle tenebre; vacillano tutte le fondamenta della terra. Io ho detto: «Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo». Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti.

Sorgi, Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Lunedì, 21 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera di apertura

Dio giusto e santo, nostro Padre amorevole, ci hai offerto la tua mano in amicizia e ci hai mandato tuo figlio Gesù per andare con noi sulla strada dell’obbedienza e della fedeltà. Dio, spesso feriamo questa amicizia; ci comportiamo come se non fossimo Tuoi figli e figlie.

Guarda lo sguardo di vergogna sui nostri volti.

Perdonaci, perché noi contiamo su di Te. Accetta i nostri ringraziamenti per continuare a prenderci come siamo e amarci nonostante i nostri peccati.

Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore.

Lettura del Vangelo – Luca 4:24-30

Gesù disse alla gente nella sinagoga di Nazaret: “In verità io vi dico: nessun profeta è accettato nel suo luogo d’origine. Anzi, io vi dico che c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e mezzo e una grave carestia si diffuse su tutto il paese. Non fu a nessuna di queste che fu mandato Elia, ma solo a una vedova di Zarephath, nel paese di Sidone. Ancora, c’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; eppure nessuno di loro fu purificato, ma solo Naaman il Siro”. Quando la gente nella sinagoga sentì questo, furono tutti pieni di furore. Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero sulla cima della collina su cui era stata costruita la loro città, per gettarlo giù a capofitto. Ma egli passò in mezzo a loro e se ne andò.

Riflessione

  • Il Vangelo di oggi (Lc 4,24-30) fa parte di una parte più ampia (Lc 4,14-32). Gesù aveva presentato il suo programma nella sinagoga di Nazareth, usando un testo di Isaia che parlava dei poveri, dei prigionieri, dei ciechi e degli oppressi (Is 61,1-2) e che rispecchiava la situazione del popolo di Galilea al tempo di Gesù. Nel nome di Dio, Gesù prende posizione e definisce la sua missione: annunciare la Buona Novella ai poveri, proclamare la liberazione ai prigionieri, ridare la vista ai ciechi, restituire la libertà agli oppressi. Dopo aver terminato la lettura, aggiorna il testo e dice: “Oggi questo testo si compie anche mentre voi ascoltate! (Lc 4,21). Tutti i presenti erano stupiti (Lc 4,16, 22b). Ma subito dopo ci fu una reazione di discredito. La gente nella sinagoga era scandalizzata e non voleva sapere nulla di Gesù. Dicevano: “Non è forse il figlio di Giuseppe?” (Lc 4,22b). Perché erano scandalizzati? Qual è la ragione di questa reazione [inaspettata]?
  • Perché Gesù ha citato il testo di Isaia solo nella parte che dice: “per proclamare un anno di grazia del Signore”, e omette la fine della frase, che dice: “per proclamare un giorno di vendetta del nostro Dio” (Is 61,2). La gente di Nazareth rimase sorpresa perché Gesù omise la frase sulla vendetta. Volevano che la Buona Novella della liberazione degli oppressi fosse un’azione di vendetta da parte di Dio contro gli oppressori. In questo caso la venuta del Regno sarebbe stata solo un cambiamento sociale superficiale, e non un cambiamento o una conversione del sistema. Gesù non accetta questo modo di pensare. La sua esperienza di Dio Padre lo aiuta a capire meglio il significato delle profezie. Lui toglie la vendetta. La gente di Nazareth non accetta questa proposta, e l’autorità di Gesù comincia a diminuire: “Non è forse figlio di Giuseppe?”
  • Luca 4,24: Nessun profeta è mai accettato nel suo paese. Gesù risponde: “Nessun profeta è mai accettato nel suo paese!” Infatti, non accettarono la nuova immagine di Dio che Gesù comunicò loro attraverso questa nuova e più libera interpretazione di Isaia. Il messaggio del Dio di Gesù superava i limiti del popolo ebraico e si apriva ad accogliere gli esclusi e tutta l’umanità.
  • Luca 4:25-27: Due storie dell’Antico Testamento. Per aiutare la comunità a superare lo scandalo e a comprendere l’universalità di Dio, Gesù usa due storie ben note dell’Antico Testamento: una di Elia e l’altra di Eliseo. Attraverso queste storie Egli critica la gente di Nazareth che era così chiusa in se stessa. Elia fu mandato alla vedova straniera di Zarefa (1 Re 17,7-16). Eliseo fu mandato a prendersi cura di Naaman di Siria (2 Re 5:14). La gente di Nazareth si sentì minacciata da questo. Anche Paolo fa una dichiarazione simile con risultati simili (Atti 22:21)
  • Luca 4:28-30: Avevano intenzione di gettarlo dalla rupe, ma Egli passò direttamente attraverso la folla e si allontanò. Ciò che Gesù disse non calmò la gente. Al contrario! L’uso di questi due passi biblici li fece arrabbiare ancora di più. La comunità di Nazareth arrivò al punto di voler uccidere Gesù. E così, nel momento in cui ha presentato il suo piano per accettare gli esclusi, Gesù stesso è stato escluso! Ma Lui rimase calmo! La rabbia degli altri non gli fece cambiare idea. In questo modo, Luca indica che è difficile superare la mentalità di privilegio che è chiusa in se stessa. E mostra che l’atteggiamento polemico dei gentili esisteva già al tempo di Gesù. Gesù aveva la stessa difficoltà che Luca aveva con la comunità ebraica del suo tempo.

Domande personali

  • – Come porto avanti il dono della Buona Novella nel mondo di oggi?
  • – Chi sono gli esclusi che dovremmo accettare con più calore nella nostra comunità?
  • – La presa in carico della povertà, dell’oppressione o della cecità (in tutte le sue forme) inizia a livello personale e si estende alla mia comunità, o aspetto che la comunità agisca prima di agire personalmente?

Preghiera finale

Tutto il mio essere anela

e si strugge per i tribunali di Yahweh; Il mio cuore e il mio corpo gridano per la gioia al Dio vivente. (Sal 84,2)


 

Martedì, 22 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Non ci abbandoni mai la tua grazia, o Padre, ci renda fedeli al tuo santo servizio e ci ottenga sempre il tuo aiuto. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?” E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

A questo proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.N on avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”.

Riflessione

Il Vangelo di oggi ci parla della necessità deli perdono. Non è facile perdonare, perché certi magoni continuano a bruciare il cuore. Ci sono persone che dicono: “Perdono, ma non dimentico!” Rancore, tensioni, opinioni diverse, affronti, offese, provocazioni, tutto questo rende difficile il perdono e la riconciliazione. Cerchiamo di meditare le parole di Gesù che parlano di riconciliazione (Mt 18,21-22) e che ci parlano della parabola del perdono senza limiti (Mt 18,23-35).

  • Matteo 18,21-22: Perdonare settanta volte sette! Gesù aveva parlato dell’importanza del perdono e della necessità di saper accogliere i fratelli e le sorelle per aiutarli a riconciliarsi con la comunità (Mt 18,15-20). Davanti a queste parole di Gesù, Pietro chiede: “Quante volte devo perdonare il fratello che pecca contro di me? Fino a sette volte?” Il numero sette indica una perfezione. Era sinonimo, in questo caso, di sempre. Gesù va molto più in là della proposta di Pietro. Elimina qualsiasi possibile limite al perdono: “Non ti dico sette, ma fino a settanta volte sette!” Ossia, settanta volte sempre!

Poiché non c’è proporzione tra il perdono che riceviamo da Dio ed il perdono che noi dobbiamo offrire al fratello, come ci insegnerà la parabola del perdono senza limiti.

L’espressione settanta volte sette era un’allusione chiara alle parole di Lamech che diceva: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette” (Gen 4,23-24). Gesù vuole invertire la spirale di violenza entrata nel mondo per la disobbedienza di Adamo ed Eva, per l’uccisione di Abele da parte di Caino e per la vendetta di Lamech. Quando la violenza sfrenata invade la vita, tutto va male e la vita si disintegra. Sorge il Diluvio ed appare la Torre di Babele del dominio universale (Gen 2,1 a 11,32).

  • Matteo 18,23-35: La parabola del perdono senza limiti. Il debito di diecimila talenti gira attorno alle 164 tonnellate d’oro. Il debito di cento denari valeva circa 30 grammi d’oro. Non c’è paragone tra i due! Anche se il debitore insieme a sua moglie ed ai suoi figli si mettessero a lavorare tutta la vita, non sarebbero mai capaci di riunire le 164 tonnellate d’oro. Davanti all’amore di Dio che perdona gratuitamente il nostro debito di 164 tonnellate d’oro, è più che giusto da parte nostra perdonare gratuitamente il nostro debito di 30 grammi d’oro, settanta volte sempre! L’unico limite alla gratuità del perdono di Dio è la nostra incapacità di perdonare il fratello! (Mt 18,34; 6,15).
  • La comunità, spazio alternativo di solidarietà e di fraternità. La società dell’Impero Romano era dura e senza cuore, senza spazio per i piccoli. Loro cercavano un rifugio per il cuore e non lo trovavano. Le sinagoghe anche erano esigenti e non offrivano un luogo per loro. E nelle comunità cristiane, il rigore di alcuni nell’osservanza della Legge portava nella convivenza gli stessi criteri della sinagoga. Oltre a questo, verso la fine del primo secolo, nelle comunità cristiane cominciavano ad apparire le stesse divisionic he esistevano nella società tra ricco e povero (Gc 2,1-9). Invece di fare della comunità uno spazio di accoglienza, si correva il rischio di farlo diventare un luogo di condanna e di conflitti. Matteo vuole illuminare le comunità, in modo che siano uno spazio alternativo di solidarietà e di fraternità. Devono essere una Buona Novella per i poveri.

Per un confronto personale

  • Perché è così difficile perdonare?
  • Nella nostra comunità, c’è uno spazio per la riconciliazione? Come?

Preghiera finale

Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua verità e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza, in te ho sempre sperato. (Sal 24)


 

Mercoledì, 23 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Signore Dio nostro, fa’ che i tuoi fedeli, formati nell’impegno delle buone opere e nell’ascolto della tua parola, ti servano con generosa dedizione liberi da ogni egoismo, e nella comune preghiera a te, nostro Padre, si riconoscano fratelli.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 5,17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno senza che tutto sia compiuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Riflessione

Il Vangelo di oggi insegna come osservare la legge di Dio in modo tale che la sua pratica indichi in cosa consiste il pieno compimento della legge (Mt 5,17-19). Matteo scrive per aiutare le comunità dei giudei convertiti a superare le critiche dei fratelli di razza che li accusavano dicendo: “Voi siete infedeli alla Legge di Mosè”. Gesù stesso era stato accusato di infedeltà alla legge di Dio. Matteo ha la risposta chiarificatrice di Gesù nei riguardi dei suoi accusatori. Così dà una luce per aiutare le comunità a risolvere il loro problema.

Usando immagini della vita quotidiana, con parole semplici e dirette, Gesù aveva detto che la missione della comunità, la sua ragion d’essere, è quella di essere sale e luce! Aveva dato alcuni consigli rispetto ad ognuna delle due immagini. Poi vengono due o tre brevi versi del Vangelo di oggi:

  • Matteo 5,17-18: Neppure una iota passerà dalla legge. C’erano varie tendenze nelle comunità dei primi cristiani. Alcune pensavano che non fosse necessario osservare le leggi dell’Antico Testamento, perché siamo salvi per la fede in Gesù e non per l’osservanza della legge (Rom 3,21-26). Altri accettavano Gesù, Messia, ma non accettavano la libertà di Spirito con cui alcune comunità vivevano la presenza di Gesù. Pensavano che essendo giudei dovevano continuare ad osservare le leggi dell’AT (At 15,1.5). Ma c’erano cristiani che vivevano così pienamente nella libertà dello Spirito, che non guardavano più né la vita di Gesù di Nazaret, né l’AT ed arrivavano a dire: “Anatema Gesù!” (1Cor 12,3). Osservando queste tensioni, Matteo cerca un equilibrio tra i due estremi. La comunità deve essere uno spazio dove l’equilibrio può essere raggiunto e vissuto. La risposta data da Gesù a coloro che lo criticavano continuava ad essere ben attuale per le comunità: “Non sono venuto per abolire la legge, ma per dare compimento!” Le comunità non potevano essere contro la Legge, né potevano rinchiudersi nell’osservanza della legge. Come Gesù, dovevano dare un passo avanti, e dimostrare, nella pratica, qual era l’obiettivo che la legge voleva raggiungere nella vita delle persone, cioè, nella pratica perfetta dell’amore.
  • Matteo 5,17-18: Non passerà nemmeno un segno. Ed a coloro che volevano disfarsi di tutta la legge, Matteo ricorda l’altra parola di Gesù: “Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.” La grande preoccupazione del Vangelo di Matteo è mostrare che l’AT, Gesù di Nazaret e la vita nello Spirito non possono essere separati. I tre fanno parte dello stesso ed unico progetto di Dio e ci comunicano la certezza centrale della fede: il Dio di Abramo e di Sara è presente in mezzo alle comunità per la fede in Gesù di Nazaret che ci manda il suo Spirito.

Per un confronto personale

  • Come vedo e vivo la legge di Dio: come orizzonte crescente di luce o come imposizione che delimita la mia libertà?
  • Cosa possiamo fare oggi per i fratelli e le sorelle che considerano tutta questa discussione come qualcosa di superato e non attuale? Cosa possiamo imparare da loro?

Preghiera finale

Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion. Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. (Sal 147)


 

Giovedì, 24 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Dio grande e misericordioso, quanto più si avvicina la festa della nostra redenzione,t anto più cresca in noi il fervore per celebrare santamente la Pasqua del tuo Figlio. Egli è Dio e vive e regna con te…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 11,14-23

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebul. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.

Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.

Riflessione

Il Vangelo di oggi è di Luca (Lc 11,14-23). Il testo parallelo di Marco (Mc 3,22-27) è stato già meditato alla fine di gennaio.

  • Luca 11,14-16: Le diverse reazioni dinanzi all’espulsione di un demonio. Gesù aveva scacciato un demonio che era muto. L’espulsione produce due reazioni diverse. Da un lato, la moltitudine delle persone che rimangono ammirate e meravigliate. La gente accetta Gesù e crede in lui. Dall’altro, coloro che non accettano Gesù e non credono in lui. Tra questi ultimi, alcuni dicevano che Gesù scacciava i demoni in nome di Beelzebul, il principe dei demoni, e gli altri volevano un segno del cielo. Marco informa che si trattava di scribi venuti da Gerusalemme (Mc 3,22), che non erano d’accordo con la libertà di Gesù. Volevano difendere la Tradizione contro le novità di Gesù.
  • Luca 11,17-22: La risposta di Gesù è divisa in tre parti:
  • 1ª parte: Paragone del regno diviso (vv. 17-18ª). Gesù denuncia l’assurdità della calunnia degli scribi. Dire che lui scaccia i demoni con l’aiuto del principe dei demoni vuol dire negare l’evidenza. E’ la stessa cosa che dire che l’acqua è secca, e che il sole è oscurità. I dottori di Gerusalemme lo calunniavano, perché non sapevano spiegare i benefici che Gesù compiva nei riguardi della gente. Avevano paura di perdere il comando. Si sentivano minacciati nella loro autorità dinanzi alla gente.
  • 2ª parte: perché espellono i vostri figli? (vv.18b-20) Gesù provoca gli accusatori e chiede: “Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano?” Che rispondano e si spieghino! Se io espello il demonio con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il Regno di Dio!”
  • 3ª parte: quando arriva il più forte, lui vince il forte (vv.21-22). Gesù paragona il demonio ad un uomo forte. Nessuno, se non una persona più forte, può rubare in casa di un uomo forte: Gesù è il più forte. Per questo riesce ad entrare in casa e ad afferrare l’uomo forte. Riesce a scacciare i demoni. Gesù afferra l’uomo forte ed ora ruba nella casa, cioè, libera le persone che erano sotto il potere del male. Il profeta Isaia aveva usato questo stesso paragone per descrivere la venuta del messia (Is 49,24-25). Per questo Luca dice che l’espulsione del demonio è un segnale evidente che il Regno di Dio è giunto.
  • Luca 11,23: Chi non è con me è contro di me. Gesù termina la sua risposta con questa frase: “Chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie con me, disperde”. In un’altra occasione, anche a proposito di un’espulsione del demonio, i discepoli impediranno ad un uomo di usare il nome di Gesù per scacciare un demonio, perché non era del loro gruppo. Gesù rispose: “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi!” (Lc 9,50). Sembrano due frasi contraddittorie, ma non lo sono. La frase del vangelo di oggi è detta contro i nemici che hanno un preconcetto contro Gesù: “Chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie con me, disperde”. Il preconcetto e la non accettazione rendono impossibile il dialogo e rompono l’unione. L’altra frase è detta per i discepoli che pensavano di avere il monopolio su Gesù: “Chi non è contro di voi, è per voi!” Molte persone che non sono cristiane praticano l’amore, la bontà, la giustizia, molte volte in modo assai migliore dei cristiani. Non possiamo escluderli. Sono fratelli ed operai nella costruzione del Regno. Noi cristiani non siamo padroni di Gesù. Al contrario: Gesù è il nostro signore!

Per un confronto personale

  • “Chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie con me, disperde.”. Come avviene questo nella mia vita?
  • “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi!” Come avviene questo nella mia vita?

Preghiera finale

Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia. (Sal 94)


 

Venerdì, 25 Marzo, 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera di apertura

Dio dei poveri e degli umili ti ringraziamo oggi per aver scelto Maria come Vergine Madre di Gesù, Tuo Figlio. La sua fede e il suo servizio disponibile hanno aperto la strada al Tuo nuovo mondo. Disponici a cercare la tua volontà e a cooperare ai Tuoi piani affinché anche noi, come Maria, possiamo dare al mondo il suo Salvatore Gesù Cristo, Tuo Figlio e nostro Signore.

Lettura del Vangelo – Luca 1:26-38

Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine promessa sposa di un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.

Egli entrò e le disse: “Rallegrati, tu che godi del favore di Dio! Il Signore è con te”. Lei fu profondamente turbata da queste parole e si chiese cosa potesse significare questo saluto, ma l’angelo le disse: “Maria, non temere; tu hai ottenuto il favore di Dio. Guarda, concepirai nel tuo grembo e darai alla luce un figlio e lo chiamerai Gesù. Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Il Signore Dio gli darà il trono del suo antenato Davide; egli regnerà sulla casa di Giacobbe per sempre e il suo regno non avrà fine”.

Maria disse all’angelo: “Ma come può avvenire questo, visto che non ho alcuna conoscenza dell’uomo? L’angelo rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. E così il bambino sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. E ti dico anche questo: anche tua cugina Elisabetta, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio, e colei che la gente chiamava sterile è ora al sesto mese, perché nulla è impossibile a Dio”.

Maria disse: “Tu vedi davanti a te la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo la lasciò.

Riflessione

  • – La visita dell’angelo a Maria ci ricorda la visita di Dio a diverse donne dell’Antico

Testamento: Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15), Anna, madre di Samuele (1 Sam 1,9-

18), la madre di Sansone (Judg 13,2-5). Tutte hanno annunciato la nascita di un figlio con una missione importante nel piano di Dio.

  • – Il racconto inizia con l’espressione “nel sesto mese”. È il sesto mese di gravidanza di Elisabetta. Il bisogno di Elisabetta, una donna in età avanzata che aspetta il suo primo figlio con il rischio di un parto, è lo sfondo di tutto questo racconto. Elisabetta è menzionata all’inizio (Lc 1,26) e alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36,39).
  • – L’angelo dice: “Rallegratevi, voi che godete del favore di Dio, il Signore è con voi!”

Parole simili furono dette anche a Mosè (Es 3,12), a Geremia (Ger 1,8), a Gedeone (Giud 6,12) e ad altri con una missione importante nel piano di Dio. Maria è sorpresa del saluto e cerca di capire il significato di queste parole. Lei è pratica. Vuole capire. Non accetta un invito qualsiasi.

  • – L’angelo risponde: “Non temere!” Proprio come è successo nella visita dell’angelo a Zaccaria, il primo saluto di Dio è sempre: “Non temere!”. Subito l’angelo ricorda le promesse del passato che si realizzeranno grazie al figlio che nascerà e che riceverà il nome di Gesù. Sarà chiamato Figlio dell’Altissimo e in lui si realizzerà il Regno di Dio. Questa è la spiegazione dell’angelo in modo tale che Maria non ha paura.
  • – Maria è consapevole della missione che sta per ricevere, ma continua ad essere pratica. Non si lascia trascinare dalla grandezza dell’offerta e conosce la sua condizione. Esamina l’offerta con i criteri che ha a disposizione. Umanamente parlando, non era possibile: “Ma come può avvenire questo? Io non ho conoscenza dell’uomo”.
  • – L’angelo spiega che lo Spirito Santo, presente nella Parola di Dio fin dalla creazione (Gen 1,2), è capace di realizzare cose che sembrano impossibili. Ecco perché il Santo che nascerà da Maria sarà chiamato Figlio di Dio. Il miracolo si ripete fino ad oggi. Quando la Parola di Dio viene accolta da noi, accade qualcosa di nuovo, grazie alla potenza dello Spirito Santo! Qualcosa di nuovo e sorprendente come un figlio nato da una vergine o un figlio nato da una donna in età avanzata, come Elisabetta, che tutti dicevano essere sterile, che non poteva avere figli! E l’angelo aggiunge: “Vedi, anche tua cugina Elisabetta, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio, e colei che la gente chiamava sterile è ora al sesto mese, perché nulla è impossibile a Dio”.
  • – La risposta dell’angelo chiarisce tutto a Maria, e lei si arrende: “Ecco, io sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria usa per sé il titolo di serva, serva del Signore. Questo titolo da Isaia rappresenta la missione del popolo non come un privilegio, ma piuttosto come un servizio ad altre persone (Is 42,1-9; 49,3-6). Più tardi Gesù definirà la sua missione come un servizio: “Non sono venuto per essere servito, ma per servire!” (Mt 20,28). Ha imparato da sua Madre!

Per un confronto personale

Cosa ti ha colpito di più nella visita dell’angelo Gabriele a Maria?

– Gesù loda sua Madre quando dice: “Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e la osservano”. (Lc 11,28). Come si rapporta Maria alla Parola di Dio durante la visita dell’angelo?

Preghiera finale

A Yahweh appartiene la terra e tutto ciò che contiene, il mondo e tutti coloro che lo abitano; è Lui che ne ha posto le fondamenta sui mari,

sulle acque che scorrono l’ha fissato saldamente. (Sal 24,1-2)


 

Sabato, 26 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Dio, nostro Padre, che nella celebrazione della Quaresima ci fai pregustare la gioia della Pasqua, donaci di approfondire e vivere i misteri della redenzione per godere la pienezza dei suoi frutti. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 18,9-14

In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.

Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

Riflessione

Nel Vangelo di oggi, Gesù racconta la parabola del fariseo e del pubblicano per insegnarci a pregare. Gesù ha un modo diverso di vedere le cose. Lui vedeva qualcosa di positivo nel pubblicano, di cui tutti dicevano: “Non sa pregare!” Gesù viveva così unito al Padre per mezzo della preghiera, che tutto diventava per lui espressione di preghiera.

Il modo di presentare la parabola è molto didattico. Luca dà una breve introduzione che serve da chiave di lettura. Poi Gesù racconta la parabola ed alla fine Gesù stesso applica la parabola alla vita.

  • Luca 18,9: L’introduzione. La parabola viene presentata dalla frase seguente: “Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri!” La frase è di Luca. Si riferisce al tempo di Gesù. Ma si riferisce anche al nostro tempo. Ci sono sempre persone e gruppi di persone che si considerano giusti e fedeli e che disprezzano gli altri, considerandoli ignoranti ed infedeli.
  • Luca 18,10-13: La parabola. Due uomini vanno al tempio a pregare: un fariseo ed un pubblicano. Secondo l’opinione della gente d’allora, i pubblicani non erano assolutamente considerati e non potevano rivolgersi a Dio, perché erano persone impure. Nella parabola, il fariseo ringrazia Dio perché è migliore degli altri. La sua preghiera non è altro che un elogio di se stesso, un’ esaltazione delle sue buone qualità ed un disprezzo per gli altri e per il pubblicano. Il pubblicano non alza neanche gli occhi, ma si batte il petto dicendo: “Dio mio, abbi pietà di me che sono un peccatore!” Si mette a posto suo davanti a Dio.
  • Luca 18,14: L’applicazione. Se Gesù avesse lasciato esprimere la sua opinione per dire chi dei due ritornò giustificato verso casa, tutti avrebbero risposto: “Il fariseo!” Poiché era questa l’opinione comune a quel tempo. Gesù pensa in modo diverso. Per lui, chi ritorna giustificato a casa, in buoni rapporti con Dio, non è il fariseo, bensì il pubblicano. Gesù gira tutto al rovescio. Alle autorità religiose dell’epoca certamente non è piaciuta l’applicazione che lui fa di questa parabola.

Gesù prega. Soprattutto Luca ci informa sulla vita della preghiera di Gesù. Presenta Gesù in preghiera costante. Ecco un elenco di testi del vangelo di Luca, in cui Gesù appare in preghiera: Lc 2,46-50; 3,21: 4,1-12; 4,16; 5,16; 6,12; 9,16.18.28; 10,21; 11,1; 22,32; 22,7-14; 22,40-46; 23,34; 23,46; 24,30. Leggendo il vangelo di Luca, tu potrai trovare altri testi che parlano della preghiera di Gesù. Gesù viveva in contatto con il Padre. La respirazione della sua vita era fare la volontà del Padre (Gv 5,19). Gesù pregava molto ed insisteva, affinché la gente ed i suoi discepoli facessero lo stesso, poiché nel contatto con Dio nasce la verità e la persona si incontra con se stessa, in tutta la sua realtà ed umiltà. In Gesù, la preghiera era intimamente legata ai fatti concreti della vita ed alle decisioni che doveva prendere. Per poter essere fedele al progetto del Padre, cercava di rimanere da solo con Lui per ascoltarlo. Gesù pregava i Salmi. Come qualsiasi altro giudeo pio, li conosceva a memoria. Gesù giunse a comporre il suo proprio salmo. E’ il Padre Nostro. La sua vita era una preghiera permanente: “Non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre!” (Gv 5,19.30). A lui si applica ciò che dice il Salmo: “Io sono in preghiera!” (Sal 109,4).

Per un confronto personale

  • Guardandomi allo specchio di questa parabola, io sono come il fariseo o come il pubblicano?
  • Ci sono persone che dicono che non sanno pregare, ma parlano tutto il tempo con Dio. Tu conosci persone così?

Preghiera finale

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato. (Sal 50)


 

Domenica, 27 Marzo 2022

LECTIO

Orazione iniziale:

Vieni, o Spirito creatore, a svelarci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti inu n solo Amore. Facci vedere il gran giorno di Dio splendente di santa luce: nasce nel sangue di Cristo l’aurora di un mondo nuovo. Torna alla casa il prodigo, splende la luce al cieco; il buon ladrone graziato dissolve l’antica paura. Morendo sopra il patibolo Cristo sconfigge la morte; la morte dona la vita, l’amore vince il timore, la colpa cerca il perdono. Amen.

Lettura del Vangelo: Luca 15,1-3.11-32

In quel tempo, 1 si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. 2I  farisei e gli scribi mormoravano: ‹‹Costui riceve i peccatori e mangia con loro››. 3 Allora egli disse loro questa parabola:

11 ‹‹Un uomo aveva due figli. 12 Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la parted el patrimonio che mi spetta”. E il padre divise tra loro le sostanze. 13 Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. 14 Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò trovarsi nel bisogno. 15 Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. 16 Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. 17 Allora rientrò in se stesso e disse: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! 18 Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: ‘Padre , ho peccato contro il Cielo e contro di te; 19 non sono piùd egno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni’.” 20 Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. 21 Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.” 22 Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello 23 e rivestitelo, mettetegli l’anelloa l dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa.

25 Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; 26 chiamò un servo e gli domandò che cos fosse tutto ciò. 27 Il servo gli rispose: “È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.” 28 Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. 29 Ma lui rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. 30 Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.” 31 Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato››. Momenti di silenzio orante: perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

MEDITATIO

Chiave di lettura:

Luca è stato chiamato da Dante ‹‹scriba mansuetudinis Christi››. È infatti l’evangelista che ama sottolineare la misericordia del Maestro per i peccatori e raccontare scene di perdono (Lc 7, 36-50; 23, 39-43). Nel vangelo di Luca la misericordia di Dio si manifesta in Gesù Cristo. Si può dire che il Gesù di Luca è l’incarnazione della presenza misericordiosa di Dio tra noi. “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Lc 6, 36). Luca sottolinea una immagine di Dio, già rivelata nell’Antico Testamento (Es 34, 6), ma che purtroppo sembra sia stata trascurata dagli scribi e i farisei che sottolineavano l’immagine di Dio “che castiga la colpa dei padri nei figli” (Es 34, 7). I farisei e gli scribi infatti si vantano di essere giusti agli occhi di Dio perché non trasgrediscono la legge. Gesù critica questo atteggiamento con il suo insegnamento e anche con il suo modo di agire. Lui, il “giusto” di Dio (1Pt 3, 18), “riceve i peccatori e mangia con loro” (Lc 15, 2). Si pensi alla parabola del pubblicano che tornò a casa sua dal tempio giustificato, a differenza del fariseo che si esaltò davanti a Dio giudicando il suo prossimo (Lc 18, 9-14). Gesù ci fa vedere che il pensiero e l’agire diD io sono assai diversi da quelli umani. Dio è diverso, e la sua trascendenza si manifesta nella misericordia che perdona le colpe. “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mioi ntimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira… perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò nella mia ira” (Os 11, 8-9).

Questa parabola del “figlio prodigo”, sottolinea questo volto di Dio Padre misericordioso. Per questo alcuni fanno riferimento al racconto come “la parabola del padre prodigo nella misericordia e il perdono”. Il brano evangelico fa parte di un susseguirsi di tre parabole della misericordia, con un preambolo che ci fa contemplare “tutti i pubblicani e i peccatori” che si avvicinano a Gesù per ascoltarlo (Lc 15, 1). Questi si rispecchiano nell’atteggiamento del figlio minore, che rientra in se stesso e comincia a riflettere sulla sua condizione e su ciò che ha perso andandone via dalla casa di suo padre (Lc 15, 17-20). Interessante notare l’uso del verbo “ascoltare”, che richiama la scena di Maria sorella di Marta, “la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola” (Lc 10, 39); oppure alle folle che “erano venuti per ascoltarlo ed esser guariti dalle loro malattie” (Lc 6, 18). Gesù riconosce i suoi parenti, non dal legame sanguineo, ma da questo atteggiamento di ascolto: “Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 8, 21). Luca sembra dare importanza a questo atteggiamento. Maria, la madre di Gesù, e lodata per questo atteggiamento di ascolto contemplativo, lei che “serbava tutte queste cose meditandole

nel suo cuore” (Lc 2, 19, 51). Elisabetta la proclama beata perché “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45), rivelate nella scena dell’annunciazione (Lc 1, 26-38).

Alla misericordia del padre che si commuove (Lc 15, 20), si contrapponel ’atteggiamento severo del figlio maggiore, che non accetta suo fratello come tale, ma nel dialogo con il padre, lo definisce: “questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi conl e prostitute” (Lc 15, 30). Qui si intravede l’atteggiamento degli scribi e dei farisei che “mormoravano: ‹‹Costui riceve i peccatori e mangia con loro››.” Loro non si mescolano con i “peccatori” considerati immondi, ma si distanziano da loro. L’atteggiamento di Gesù è diverso, è scandaloso ai loro occhi. Lui ama trattenersi con i peccatori e qualche volta si auto invita a casa loro per mangiare con essi (Lc 19, 1-10). La mormorazione degli scribi e farisei impedisce l’ascolto della Parola.

Molto suggestivo il contrasto fra i due fratelli. Il minore, riconosce la sua miseria e la sua colpa, ritorna a casa dicendo: “Padre, ho peccato conto il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio” (Lc 15, 18-19, 21). Il maggiorenne, fa vedere un’ atteggiamento di arroganza non solo nei confronti di suo fratello, ma anche nei confronti di suo padre! Il suo rimproverare contrasta molto la tenerezza del padre che uscendo da casa, gli va incontro a “pregarlo” di entrare in casa. Il padre agisce nello stesso modo con tutti e due i suoi figli, e lui che va incontro a loro per farli entrare in casa sua (Lc 15, 20, 28). È l’immagine di Dio Padre che ci invita alla conversione, a ritornare da lui: “Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la facia sdegnata, perché io sono pietoso, dice il Signore. Non conserverò l’ira per sempre. Su, riconosci la tua colpa, perché sei stata infedele al Signore tuo Dio; hai profuso l’amore agli stranieri sotto ogni albero verde e non hai ascoltato la mia voce. Oracolo del Signore. Ritornate, figli traviati – dice il Signore – perché io sono il vostro padrone” (Ger 3, 12-14).

Alcune domande:

per orientare la meditazione e l’attualizzazione.

  • Luca sottolinea una immagine di Dio misericordioso, già rivelata nell’Antico Testamento (Es 34, 6), ma che purtroppo sembra sia stata trascurata dagli scribi e i farisei che sottolineavano l’immagine di Dio “che castiga la colpa dei padri nei figli” (Es 34, 7). Quale immagine ho di Dio?
  • I farisei e gli scribi si vantano di essere giusti agli occhi di Dio perché non trasgrediscono la legge. Gesù critica questo atteggiamento con il suo insegnamento e anche con il suo modo di agire. Lui il “giusto” di Dio (1Pt 3, 18) “riceve i peccatori e mangia con loro” (Lc 15, 2). Mi considero giusto più degli altri, forse perché cerco di osservare i comandamenti di Dio? Quali motivazioni mi spingono a vivere da “giusto”, l’amore di Dio o il compiacimento personale?
  • “Tutti i pubblicani e i peccatori” si avvicinano a Gesù per ascoltarlo (Lc 15, 1). Luca sembra dare importanza a questo atteggiamento di ascolto, riflessione, rientrare in se stessi, meditare e serbare la Parola nel proprio cuore. Quale posto occupa l’ascolto contemplativo della Parola di Dio nella mia vita quotidiana?
  • Gli scribi e i farisei non si mescolano con i “peccatori” considerati immondi, ma si distanziano da loro. L’atteggiamento di Gesù è diverso, è scandaloso ai loro occhi. Lui ama trattenersi con i peccatori e qualche volta si auto invita a casa loro per mangiare con essi (Lc 19, 1-10). Giudico gli altri, oppure cerco di trasmettere sentimenti di misericordia e perdono, che riflettono la tenerezza di Dio Padre-Madre?
  • ‹‹“Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato.” E cominciarono a far festa.›› (Lc 15, 23). Nell’immagine del padre che fa banchetto di festa per il figlio tornato in vita, riconosciamo Dio Padre che ci ha tanto amati “da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16). Nel “vitello grasso” ammazzato, possiamo riconoscere il Cristo, l’agnello di Dio che si offre come vittima di espiazione per riscattarci dal peccato. Partecipo al banchetto eucaristico con sentimenti di gratitudine per questo amore infinito di Dio che si dona a noi nel suo figlio diletto, crocifisso e risorto?

ORATIO

Salmo 32 (31):

Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato.

Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male E nel cui spirito non è inganno.

Tacevo e si logoravano le mie ossa, mentre gemevo tutto il giorno. Giorno e notte pesava su di me la tua mano, come per arsura d’estate inaridiva il mio vigore.

Ti ho manifestato il mio peccato, non ho tenuto nascosto il mio errore.

Ho detto: “Confesserò al Signore le mie colpe” e tu hai rimesso la malizia del mio peccato.

Tu sei il mio rifugio, mi preservi dal pericolo, mi circondi di esultanza per la salvezza.

Gioite nel Signore ed esultate, giusti, giubilate, voi tutti, retti di cuore.

Preghiera finale:

O Dio, che dai la ricompensa ai giusti e non rifiuti il perdono ai peccatori pentiti, ascolta la nostra supplica: l’umile confessione delle nostre colpe ci ottenga la tua misericordia.

CONTEMPLATIO

La contemplazione è il saper aderire col cuore e la mente al Signore che con la sua Parola ci trasforma in persone nuove che compiono sempre il suo volere. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.” (Gv 13, 17)


 

Lunedì, 28 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Dio, che rinnovi il mondo con i tuoi sacramenti, fa’ che la comunità dei tuoi figli si edifichi con questi segni misteriosi della tua presenza e non resti priva del tuo aiuto per la vita di ogni giorno. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 4,43-54

In quel tempo, Gesù partì dalla Samaria per andare in Galilea. Ma egli stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Ma il funzionario del re insistette: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”. Gesù gli risponde: “Va’, tuo figlio vive”. Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: “Tuo figlio vive!” S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: “Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato”. Il padre riconobbe chep roprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive”, e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.

Riflessione

Gesù era uscito dalla Galilea, e si dirigeva verso la Giudea, per arrivare fino a

Gerusalemme in occasione della festa (Gv 4,45) e, passando per la Samaria, si dirigeva di nuovo verso la Galilea (Gv 4,3-4). Ai giudei osservanti era proibito passare per la Samaria, e non potevano nemmeno parlare con i samaritani (Gv 4,9). A Gesù non importano queste norme che impediscono l’amicizia e il dialogo. Rimase vari giorni in Samaria e molta gente si convertì (Gv 4,40). Dopo ciò si decise a ritornare in Galilea.

  • Giovanni 4,43-46ª: Il ritorno verso la Galilea. Pur sapendo che la gente di Galilea guardava verso di lui con un certo riserbo, Gesù volle ritornare alla sua terra. Probabilmente Giovanni si riferisce alla brutta accoglienza che Gesù riceverà a Nazaretd ella Galilea.
  • Gesù stesso aveva detto: “Nessun profeta è ben accetto in patria” (Lc 4,24). Però ora, dinanzi all’evidenza dei segnali di Gesù, i galilei cambiarono la loro opinione e lo accolsero bene. Gesù ritorna a Cana, dove aveva operato il primo “segnale” (Gv 2,11).
  • Giovanni 4,46b-47: La richiesta di un funzionario del re. Si tratta di un pagano. Poco prima, nella Samaria, Gesù aveva parlato con una samaritana, persona eretica secondo i giudei, a cui Gesù rivelerà la sua condizione di messia (Gv 4,26). Ed ora, in Galilea, lui riceve un pagano, funzionario del Re, che cercava aiuto per il figlio malato.

Gesù non si limita alla sua razza, né alla sua religione. E’ ecumenico ed accoglie tutti.

  • Giovanni 4,48: La risposta di Gesù al funzionario. Il funzionario voleva che Gesù andasse con lui fino alla sua casa per curare il figlio. Gesù risponde: “Se voi non vedete segnali e prodigi voi non credete!” Risposta dura e strana. Perché Gesù risponde così? Qual era il difetto della richiesta del funzionario? Cosa voleva raggiungere Gesù con questa risposta? Gesù vuole insegnare come deve essere la fede. Il funzionario del re crederebbe solo se Gesù fosse con lui fino alla sua casa. Lui voleva vedere Gesù che curava. In definitiva, questo è l’atteggiamento normale di tutti noi. Noi non ci rendiamo conto della deficienza della nostra fede.
  • Giovanni 4,49-50: Il funzionario ripete la richiesta e Gesù ripete la risposta. Malgrado la risposta di Gesù, l’uomo non tace e ripete la stessa richiesta: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia!” Gesù continua nella sua posizione. Non risponde alla richiesta e non va a casa con l’uomo e gli ripete la stessa risposta, ma formulata in modo diverso: “Vai! Tuo figlio è vivo!” Sia nella prima risposta come pure nella seconda risposta, Gesù chiede fede, molta fede. Chiede che il funzionario creda che il figlio è già curato. Ed il vero miracolo avviene! Senza vedere nessun segnale, né nessun prodigio, l’uomo crede nella parola di Gesù e ritorna a casa. Non deve essere stato facile. Questo è il vero miracolo della fede; credere senza nessun’altra garanzia, eccetto la Parola di Gesù. L’ideale è credere nella parola di Gesù, anche senza vedere (cf Gv 20,29).
  • Giovanni 4,51-53: Il risultato della fede nella parola di Gesù. Quando l’uomo va verso la sua casa, gli impiegati lo vedono e gli corrono incontro per dirgli che il figlio era guarito. Lui si informò sull’ora in cui era guarito e scoprì che era esattamente l’ora in cui aveva detto: “Tuo figlio vive!” Lui ebbe la conferma della sua fede.
  • Giovanni 4,54: Un riassunto da parte di Giovanni, l’evangelista. Giovanni termina dicendo: “Questo fu il secondo segnale che Gesù fece”. Giovanni preferisce parlare di segnale e non di miracolo. La parola segnale evoca qualcosa che io vedo con gli occhi, ma il cui senso profondo solo la fede mi fa scoprire. La fede è come i Raggi X: fa scoprire ciò che ad occhio nudo non si vede.

Per un confronto personale

  • Come vivi la tua fede? Hai fiducia nella parola di Gesù o solo credi ai miracoli eda lle esperienze sensibili?
  • Gesù accoglie le persone eretiche e straniere. Ed io, come mi relaziono con le persone?

Preghiera finale

Cantate inni al Signore, o suoi fedeli, rendete grazie al suo santo nome, perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita.

Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino, ecco la gioia. (Sal 29)


 

Martedì, 29 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

Dio fedele e misericordioso, in questo tempo di penitenza e di preghiera disponi i tuoi figli a vivere degnamente il mistero pasquale e a recare ai fratelli il lieto annunzio della tua salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 5,1-16

Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Vi è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzata, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.

Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo disteso e sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?” Gli rispose il malato:

“Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: “È sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guaritom i ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero allora: “Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?” Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.

Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”.

Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Riflessione

Il Vangelo di oggi descrive Gesù che cura un paralitico che aveva aspettato 38 anni che qualcuno lo aiutasse a raggiungere l’acqua della piscina per poter essere curato!

Trentotto anni! Davanti a questa assenza totale di solidarietà, cosa fa Gesù?

Trasgredisce la legge del sabato e cura il paralitico. Oggi, mancando l’assistenza alle persone malate nei paesi poveri, la gente sperimenta la stessa mancanza di solidarietà. Vivono in un abbandono totale, senza aiuto né solidarietà da parte di nessuno.

  • Giovanni 5,1-2: Gesù va a Gerusalemme. In occasione di una festa dei giudei, Gesù va a Gerusalemme. Lì c’era, vicino al Tempio, una piscina con cinque portici o corridoi. In quel tempo, il culto nel Tempio esigeva molta acqua a causa dei numerosi animali che erano sacrificati, soprattutto nelle grandi feste. Per questo, vicino al tempio c’erano diverse cisterne, raccoglievano l’acqua della pioggia. Alcune di loro avevano la capacità di oltre mille litri d’acqua. Lì vicino, a causa dell’abbondanza dell’acqua, c’erano terme pubbliche, dove si agglomeravano i malati in attesa di aiuto o di guarigione. L’archeologia informa che nello stesso recinto del Tempio, c’era un luogo dove gli scribi insegnavano la legge agli studenti. Da un lato, l’insegnamento della Legge di Dio. Dall’altro, l’abbandono dei poveri. L’acqua purificava il Tempio, ma non purificava la gente.
  • Giovanni 5,3-4: La situazione dei malati. Questi malati erano attratti dalle acque delle terme. Dicevano che un angelo agitava le acque e il primo che ad entrarvi dopo l’agitazione dell’angelo guariva. Detto con altre parole, i malati erano attratti da false speranze. La guarigione era solo per un’unica persona. Come le lotterie di oggi. Solo una persona vince un premio! La maggioranza paga solo e non vince nulla. Proprio in questa situazione di abbandono totale, lì nelle terme popolari, Gesù incontrerà i malati.
  • Giovanni 5,5-9: Gesù guarisce un infermo di sabato. Molto vicino al luogo, dove si insegnava l’osservanza della Legge di Dio, un paralitico da 38 anni era in attesa di qualcuno che lo aiutasse a scendere nell’acqua per ottenere la guarigione. Questo fatto rivela la mancanza assoluta di solidarietà e di accoglienza agli esclusi! Il numero 38 indicava la durata di una generazione (Dt 2,14). E’ tutta una generazione che non giunse a sperimentare la solidarietà, né la misericordia. La religione dell’epoca non era capace di rivelare il volto accogliente e misericordioso di Dio. Davanti a questa situazione drammatica, Gesù trasgredisce la legge del sabato e si occupa del paralitico dicendo: “Prendi il tuo lettuccio e cammina!” L’uomo prese il suo lettuccio e cominciò a camminare in mezzo alla moltitudine.
  • Giovanni 5,10-13: Discussione dell’uomo curato con i giudei. Subito dopo, alcuni giudei arrivano e criticano l’uomo che si è caricato sulle spalle il lettuccio in un giorno di sabato. L’uomo non seppe rispondere chi era la persona che lo aveva curato. Non conosceva Gesù. Questo significa che Gesù, passando per quel luogo dove c’erano poveri e malati, vide quella persona, ne percepì la situazione drammatica in cui si trovava e la guarisce. Non lo guarisce per far convertire l’uomo, né affinché credesse in Dio. Lo guarisce, perché vuole aiutarlo. Voleva che lui potesse sperimentare un po’ di amore e di solidarietà attraverso il suo aiuto ed il suo volergli bene.
  • Giovanni 5,14-16: Il rincontro con Gesù. Andando al Tempio, in mezzo alla moltitudine, Gesù incontra la stessa persona e le dice: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. In quel tempo, la gente diceva: “La malattia è castigo di Dio! Se tu sei paralitico, vuol dire che Dio non sta dalla tua parte!” Gesù non era d’accordo con questo modo di pensare. Curando l’uomo, stava dicendo il contrario: “La tua malattia non è un castigo di Dio. Dio sta con te!” Una volta curato, l’uomo deve continuare a non peccare più, in modo che non gli succeda qualcosa di peggio! Ma nella sua ingenuità, l’uomo andò a dire ai giudei che era stato Gesù acurarlo. I giudei cominciarono a perseguitare Gesù perché faceva cose nella giornata del sabato. Nel vangelo di domani viene il seguito.

Per un confronto personale

  • Hai mai avuto un’esperienza simile a quella del paralitico: rimanere molto tempo senza aiuto? Com’è la situazione di assistenza ai malati nel luogo dove ti trovi? Percepisce segnali di solidarietà?
  • Cosa insegna oggi questo a noi?

Preghiera finale

Dio è per noi rifugio e forza,

aiuto sempre vicino nelle angosce. Perciò non temiamo se trema la terra, se crollano i monti nel fondo del mare. (Sal 45)


 

Mercoledì, 30 Marzo 2022

Tempo di QuaresimJ

O Padre, che dai la ricompensa ai giusti e non rifiuti il perdono ai peccatori pentiti, ascolta la nostra supplica: l’umile confessione delle nostre colpe ci ottenga la tua misericordia.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni 5,17-30

In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: “Il Padre mio opera sempre e anch’io opero”.

Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

Gesù riprese a parlare e disse: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.

Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.

In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.

Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno: quanti fecero il bene, per una risurrezione di vita e quanti fecero il male, per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.

Riflessione

Il vangelo di Giovanni è diverso dagli altri tre. Rivela una dimensione più profonda che solo la fede riesce a percepire nelle parole e nei gesti di Gesù. I Padri della Chiesa dicevano che il vangelo di Giovanni è “spirituale”, rivela ciò che lo Spirito fa scoprire nelle parole di Gesù (cf. Gv 16,12-13). Un esempio bello di questa dimensione spirituale del vangelo di Giovanni è il passaggio che meditiamo oggi.

  • Giovanni 5,19-21: E’ l’amore che lascia trasparire l’azione creatrice di Dio. Questi versi rivelano qualcosa della relazione tra Gesù ed il Padre. Gesù, il figlio, vive in attenzione permanente dinanzi al Padre. Quello che vede fare al Padre, anche lui lo fa. Gesù è il riflesso del Padre. E’ il volto del Padre! Questa attenzione totale del Figlio al Padre, fa sì che l’amore del Padre possa entrare totalmente nel Figlio ed attraverso il Figlio possa svolgere la sua azione nel mondo. La grande preoccupazione del Padre è quella di vincere la morte e di far vivere. La guarigione del paralitico fu un modo per tirar fuori le persone dalla morte e per farle vivere. E’ un modo per dare continuità all’opera creatrice del Padre.
  • Giovanni 5,22-23: Il Padre non giudica, ma affida il giudizio al figlio. Determinante, nella vita, è il modo in cui ci collochiamo dinanzi al Creatore, poiché dipende radicalmente da lui. Ora, il Creatore si rende presente per noi in Gesù. In Gesù abita la pienezza della divinità (cf Col 1,19). Per questo, nel modo in cui ci definiamo dinanzi a Gesù, esprimiamo la nostra posizione dinanzi a Dio Creatore. Ciò che il Padre vuole

è che lo conosciamo e gli rendiamo onore nella rivelazione che lui fa di se stesso in Gesù.

  • Giovanni 5,24: La vita di Dio in noi mediante Gesù. Dio è vita, è forza creatrice. Lì dove lui si fa presente, la vita rinasce. Lui si fa presente nella Parola di Gesù. Chi ascolta la parola di Gesù come parola che viene da Dio è già risorto. Ha già ricevuto il tocco vivificante che lo conduce oltre la morte. Gesù passò dalla morte alla vita. Ne è la prova la guarigione del paralitico.
  • Giovanni 5,25-29: La risurrezione sta avvenendo già. I morti siamo tutti noi che ancora non ci apriamo alla voce di Gesù che viene dal Padre. Però “viene l’ora” ed è adesso, “in cui i morti udiranno la voce del Figlio di Dio e coloro che ascoltano vivranno”. Con la parola di Gesù, venuta dal Padre, si inizia una nuova creazione, già in cammino. La parola creatrice di Gesù raggiungerà tutti, anche coloro che sono già morti. Loro udiranno e vivranno.
  • Giovanni 5,30: Gesù è il riflesso del Padre. “Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”. Questa frase finale è il riassunto di tutto ciò che è stato detto precedentemente. Era questa l’idea che le comunità del tempo di Giovanni avevano ed irradiavano riguardo a Gesù.

Per un confronto personale

  • Come ti immagini il rapporto tra Gesù ed il Padre?
  • Come vivi la fede nella risurrezione?

Preghiera finalev

Paziente e misericordioso è il Signore, lento all’ira e ricco di grazia. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature. (Sal 144)


 

Giovedì, 31 Marzo 2022

Tempo di Quaresima

Preghiera

O Padre, che ci hai dato la grazia di purificarci con la penitenza e di santificarci con le opere di carità fraterna, fa’ che camminiamo fedelmente nella via dei tuoi precetti, per giungere rinnovati alle feste pasquali. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Giovanni 5, 31-47

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace.

Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.

Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato.

Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita.

Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?

Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?”

Riflessione

Giovanni, interprete di Gesù. Giovanni è un buon interprete delle parole di Gesù. Un buon interprete deve avere una duplice fedeltà. Fedeltà alle parole di colui che parla, e fedeltà al linguaggio di chi ascolta. Nel vangelo di Giovanni, le parole di Gesù non sono trasmesse letteralmente, bensì sono tradotte e trasposte al linguaggio della gente, delle comunità cristiane del primo secolo, lì in Asia Minore. Per questo motivo, le riflessionid el vangelo di Giovanni non sono sempre facili da capirsi. Poiché in esse si mescolano le parole di Gesù e le parole dell’evangelista stesso che rispecchia il linguaggio della fede delle comunità dell’Asia Minore. Per questo, non basta lo studio erudito o scientifico di Gesù. E’ necessario tenere in noi anche il vissuto comunitario della fede. Il vangelo di oggi è un tipico esempio della profondità spirituale e mistica del vangelo del discepolo amato.

Illuminazione reciproca tra vita e fede. Qui vale ripetere ciò che Giovanni Cassiano disse nei riguardi della scoperta del senso pieno e profondo dei salmi: “Istruiti da ciò che noi stessi sentiamo, non percepiamo il testo come qualcosa che abbiamo solo udito, ma come qualcosa che abbiamo sperimentato e tocchiamo con le nostre mani; non come una storia strana ed inaudita, ma come qualcosa che diamo a luce dal più profondo del nostro cuore, come se fossero sentimenti che fanno parte del nostro essere. Ripetiamolo, non è la lettura (lo studio) ciò che ci fa penetrare nel senso delle parole, bensì la propria esperienza acquisita precedentemente nella vita di ogni giorno” (Collationes X,11). La

vita illumina il testo, il testo illumina la vita. Se, a volte, il testo non dice nulla, non è per mancanza di studio o per mancanza di preghiera, ma semplicemente per mancanza di profondità nella propria vita.

  • Giovanni 5,31-32: Il valore della testimonianza di Gesù. La testimonianza di Gesù è vera, perché lui non si auto-promuove, né esalta se stesso. “Un altro dà testimonianza di me”, cioè il Padre. E la sua testimonianza è vera e merita di essere creduta.
  • Giovanni 5,33-36: Il valore della testimonianza di Giovanni Battista e delle opere di Gesù. Anche Giovanni Battista dette testimonianza a Gesù e lo presenta alla gente come l’inviato di Dio che deve venire a questo mondo (cf. Gv 1,29.33-34; 3,28-34). Per questo, anche se è molto importante la testimonianza di Giovanni, Gesù non dipende da lui. Lui ha un testimone a suo favore che è più grande della testimonianza di Giovanni, e cioè, le opere che il Padre compie per mezzo di lui (cf Gv 14,10-11).
  • Giovanni 5,37-38: Il Padre dà testimonianza a favore di Gesù. Anteriormente, Gesù aveva detto: “Chi è di Dio, ascolta le parole di Dio” (Gv 8,47). I giudei che accusavano Gesù non avevano la mente aperta a Dio. Per questo, non riescono a percepire la testimonianza del Padre che giunge loro attraverso Gesù.
  • Giovanni 5,39-41: La scrittura stessa dà testimonianza a favore di Gesù. I giudei dicono di aver fede nelle scritture, però in realtà, loro non capivano la Scrittura, poiché la Scrittura parla di Gesù (cf. Gv 5,46; 12,16.41; 20,9).
  • Giovanni 5,42-47: Il Padre non giudica, ma affida il giudizio al figlio. I giudei si dicono fedeli alla Scrittura di Mosè e, per questo, condannano Gesù. In realtà, Mosè e la scrittura parlano di Gesù e chiedono di credere in lui.

Per un confronto personale

  • La vita illumina il testo ed il testo illumina la vita. Hai sperimentato questo qualche volta?
  • Cerca di approfondire il valore della testimonianza di Gesù

Preghiera finale

Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto. Il suo regno è regno di tutti i secoli,

il suo dominio si estende ad ogni generazione. (Sal 144)

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.