Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 14_20-Febbraio-2022

Lunedì, 14 febbraio 2022

Preghiera

O Dio, ricco di misericordia,

che nella missione apostolica dei santi fratelli Cirillo e Metodio hai donato ai popoli slavi la luce del Vangelo,

per la loro comune intercessione fa’ che tutti gli uomini accolgano la tua parola e formino il tuo popolo santo concorde nel testimoniare la vera fede.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Lettura del Vangelo – Luca 10,1-9

Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio.”

Riflessione

Nel tempo di Gesù c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere. Per esempio, Giovanni Battista, i farisei ed altri. Molti di loro formavano comunità di discepoli (Gv 1,35; Lc 11,1; At 19,3) ed avevano i loro missionari (Mt 23,15). Ma c’era una grande differenza! I farisei, per esempio, quando andavano in missione, andavano già prevenuti. Pensavano che non potevano mangiare ciò che la gente offriva loro, perché il cibo non era sempre ritualmente “puro”. Per questo, portavano borsa e denaro per potersi occupare del proprio cibo. Così invece di aiutare a superare le divisioni, queste osservanze della Legge della purezza indebolivano ancor più il vissuto dei valori comunitari.

La proposta di Gesù è diversa. Lui cerca di riscattare i valori comunitari che erano soffocati, e cerca di rinnovare e di riorganizzare le comunità in modo che fossero di nuovo un’espressione dell’Alleanza, un segno del Regno di Dio. E’ ciò che ci viene detto dal vangelo di oggi che descrive l’invio dei 72 discepoli:

  • Luca 10,1: La Missione. Gesù manda i discepoli nei luoghi dove anche lui deve andare. Il discepolo è il portavoce di Gesù. Non è padrone della Buona Novella. Gesù manda i discepoli due a due. Ciò favorisce l’aiuto reciproco, poiché la missione non è individuale, bensì comunitaria. Due persone rappresentano meglio la comunità, meglio che una sola.
  • Luca 10,2-3: La Corresponsabilità. Il primo compito è quello di pregare affinché Dio mandi operai. Qualunque discepolo e discepola deve sentirsi responsabile della missione. Per questo deve pregare il Padre di mandare operai per continuare la missione. Gesù manda i suoi discepoli come agnelli in mezzo ai lupi. La missione è un compito difficile e pericoloso. Poiché il sistema in cui vivevano ed in cui vivono era e continua ad essere contrario alla riorganizzazione della gente in comunità vive. La Missione per cui Gesù manda i 72 discepoli cerca di riscattare quattro valori comunitari:
  • Luca 10,4-6: L’ospitalità. Al contrario degli altri missionari, i discepoli e le discepoledi Gesù non possono portare nulla, né borsa, né sandali. Solo possono e devono portare la pace. Ciò significa che devono aver fiducia nell’ospitalità della gente. Poiché il discepolo che va senza nulla, portando solo la pace, mostra che ha fiducia nella gente. Pensa che sarà ricevuto, e la gente si sente rispettata e confermata. Per mezzo di questa pratica il discepolo critica le leggi dell’esclusione e riscatta l’antico valore dell’ospitalità. Non salutare nessuno lungo la strada significa, probabilmente, che non si deve perder tempo in cose che non appartengono alla missione.
  • Luca 10,7: La Condivisione. I discepoli non devono andare di casa in casa, ma rimanere nella stessa casa. Cioè, devono convivere in modo stabile, partecipare alla vita ed al lavoro della gente del luogo e vivere di ciò che ricevono in cambio, perché l’operaio è degno della sua mercede. Ciò significa che devono aver fiducia nella condivisione. Così, per mezzo di questa nuova pratica, riscattano una vecchia tradizionedella gente, criticano la cultura di accumulazione che distingueva la politica dell’Impero Romano ed annunciava un nuovo modello di convivenza.
  • Luca 10,8: La Comunione attorno al tavolo. I discepoli devono mangiare ciò che la gente offre loro. Non possono vivere separati, mangiando il proprio cibo. Ciò significa che devono accettare la comunione e non possono vivere separati, e mangiare il loro cibo. Ciò significa che devono accettare di sedersi attorno alla tavola con gli altri. In questo contatto con gli altri non possono aver paura di perdere la purezza legale. Agendo in questo modo, criticano le leggi vigenti della purezza ed annunciano un nuovo accesso alla purezza, all’intimità con Dio.
  • Luca 10,9a: L’Accoglienza agli esclusi. I discepoli devono occuparsi dei malati, curare i lebbrosi e scacciare i demoni (Mt 10,8). Ciò significa che devono accogliere nella comunità coloro che ne sono stati esclusi. Questa pratica solidale critica la società che esclude ed indica soluzioni concrete.
  • Luca 10,9b: La Venuta del Regno. Se tutte queste esigenze vengono rispettate, i discepoli possono e devono gridare ai quattro venti: Il Regno è giunto! Poiché il Regno è un nuovo modo di vivere e convivere partendo dalla Buona Novella che Gesù è venuto a rivelarci: Dio è Padre e per questo siamo tutti fratelli e sorelle. In primo luogo, educareper il Regno significa: insegnare un nuovo modo di vivere e di convivere, un nuovo modo di agire e pensare.

Per un confronto personale

  • Perché tutti questi atteggiamenti raccomandati da Gesù sono segni della venuta del Regno di Dio?
  • Come realizzare oggi ciò che Gesù chiede: “non portare borsa”, “non andare di casa in casa”, “non salutare nessuno lungo la strada”, annunciare il Regno?

Preghiera finale

La legge del Signore è perfetta,  rinfranca l’anima;

la testimonianza del Signore è verace,  rende saggio il semplice. (Sal 18)


 

Martedì, 15 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 8,14-21

In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora Gesù li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”.

E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”. Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: “Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?” Gli dissero: “Dodici”. “E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?” Gli dissero: “Sette”. E disse loro: “Non capite ancora?”

Riflessione

  • Il vangelo di ieri parlava del malinteso tra Gesù e i farisei. Il vangelo di oggi parla del malinteso tra Gesù ed i discepoli e mostra che il “lievito dei farisei e di Erode” (religione e governo), si era talmente impossessato del pensiero dei discepoli che impediva loro di udire la Buona Novella.
  • Marco 8,14-16: Attenzione al lievito dei farisei e di Erode. Gesù avverte i discepoli: “Guardatevi dal lievito dei farisei e di Erode”. Ma loro non capivano le parole di Gesù. Pensavano che lui parlasse così perché avevano dimenticato di comprare il pane. Gesù dice una cosa e loro ne capiscono un‟ Questo „scontro‟ era il risultato dell’influsso insidioso del “lievito dei farisei” nella testa e nella vita dei discepoli.
  • Marco 8,17-18ª: Le domande di Gesù. Dinanzi a questa mancanza quasi totale di percezione nei discepoli, Gesù pone una serie di domande rapide, senza aspettare una risposta. Domande dure che evocano cose molto serie e rivelano una totale incomprensione da parte dei discepoli. Anche se sembra incredibile, i discepoli giunsero al punto in cui non c‟era differenza tra loro ed i nemici di Gesù. Prima Gesù si era rattristato vedendo la “durezza di cuore” dei farisei e degli erodiani (Mc 3,5). Ora, i discepoli stessi hanno il “cuore indurito” (Mc 8,17). Prima, “quelli di fuori” (Mc 4,11) non capivano le parabole, perché “hanno occhi e non vedono, ascoltano, ma non intendono” (Mc 4,12). Ora, i discepoli stessi non capiscono più nulla, perché “hanno occhi e non vedono, ascoltano, ma non intendono” (Mc 8,18). Inoltre, l‟immagine del “cuore indurito” evocava la durezza di cuore del popolo dell‟AT che si allontanava sempre dal cammino. Evocava inoltre il cuore indurito del faraone che opprimeva e perseguitava il popolo (Es 4,21; 7,13; 8,11.15.28; 9,7…). L‟espressione “hanno occhi e non vedono, ascoltano ma non intendono” evocava non solo la gente senza fede, criticata da Isaia (Is 6,9-10), ma anche gli adoratori dei falsi dèi, di cui il salmo dice: “hanno occhi e non vedono, udito e non sentono” (Sal 115,5-6).
  • Marco 18b-21: Le due domande sul pane. Le due domande finali si riferiscono alla moltiplicazione dei pani: Quanti cesti raccolsero la prima volta? Dodici! E la seconda? Sette! Come i farisei, anche i discepoli, malgrado avessero collaborato attivamente alla moltiplicazione dei pani, non arrivavano a capirne il significato. Gesù termina dicendo: “E voi ancora non capite”. Il modo in cui Gesù lancia queste domande, una dopo l‟altra, quasi senza aspettare la risposta, sembra un taglio. Rivela uno scontro molto grande. Qual è la causa di questo scontro?
  • La causa dello scontro tra Gesù e i discepoli. La causa dello scontro tra Gesù ed i discepoli non era dovuta a cattiva volontà da parte loro. I discepoli non erano come i farisei. Anche loro non capivano, ma in loro c‟era malizia. Si servivano della religione per criticare e condannare Gesù (Mc 2,7.16.18.24; 3,5.22-30). I discepoli erano buona gente. Non avevano cattiva volontà. Poiché, pur essendo vittima del “lievito dei farisei e degli erodiani”, non interessava loro difendere il sistema dei farisei e degli erodiani contro Gesù. E allora qual era la causa? La causa dello scontro tra Gesù e i discepoli aveva a che fare con la speranza messianica. Tra i giudei c‟era un‟ enorme varietà di aspettative messianiche. Secondo le diverse interpretazioni delle profezie, c‟era gente che aspettava un Messia Re (cf. Mc 15,9.32). Altri, un Messia Santo o Sacerdote

(cf. Mc 1,24). Altri, un Messia Guerriero sovversivo (cf Lc 23,5; Mc 15,6; 13,6-8). Altri, un Messia Dottore (cf. Gv 4,25; Mc 1,22.27). Altri, un Messia Giudice (cf. Lc 3,5-9; Mc 1,8).

Altri, un Messia Profeta (6,4; 14,65). Ma sembra che nessuno aspettasse un Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (Is 42,1; 49,3; 52,13). Loro non si aspettavano di considerare la speranza messianica come servizio del popolo di Dio all‟umanità. Ognuno, secondo i suoi propri interessi e secondo la sua classe sociale, aspettava il Messia, volendo ridurlo alla propria speranza. Per questo, il titolo Messia, secondo la persona o la posizione sociale, poteva significare cose assai diverse. C‟era un‟enorme confusione di idee! E proprio in questo atteggiamento di Servo si trova la chiave che accende una luce nell‟oscurità dei discepoli e li aiuta a convertirsi. Solamente accettando il Messia come il Servo Sofferente di Isaia, loro saranno capaci di aprire gli occhi e di capire il Mistero di Dio in Gesù.

Per un confronto personale

  • Qual è oggi per noi il lievito dei farisei e di Erode? Cosa significa oggi per me avere un “cuore indurito”?
  • Il lievito di Erode e dei farisei impedisce ai discepoli di capire la Buona Novella. Forse oggi la propaganda della televisione ci impedisce di capire la Buona Novella di Gesù?

Preghiera finale

Quando dicevo: “Il mio piede vacilla”,  la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto.  Quand‟ero oppresso dall‟angoscia, il tuo conforto mi ha consolato. (Sal 93)


 

Mercoledì, 16 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola,  rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 8,22-26

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsaida, dove gli condussero un cieco pregandolo di toccarlo.

Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: “Vedi qualcosa?”.

Quegli, alzando gli occhi, disse: “Vedo gli uomini; infatti vedo come degli alberi che camminano”.

Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente e fu sanato e vedeva a distanza ogni cosa. E lo rimandò a casa dicendo: “Non entrare nemmeno nel villaggio”.

Riflessione

Il vangelo di oggi racconta la guarigione di un cieco. Questo episodio di guarigione costituisce l‟inizio di una lunga istruzione di Gesù ai discepoli (Mc 8,27 a 10,45) che, a loro volta, termina con la guarigione di un altro cieco (Mc 10,46-52). In questo contesto più ampio, Marco suggerisce ai lettori che i veri ciechi sono Pietro e gli altri discepoli. Siamo tutti noi! Loro non capivano la proposta di Gesù quando parlava della sofferenza e della croce. Pietro accettava Gesù come Messia, ma non come messia sofferente (Mc 8,27-33). Lui era colpito anche dalla propaganda dell‟epoca che solo parlava di messia, di re glorioso. Pietro sembrava essere cieco. Non capiva nulla, ma voleva che Gesù fosse come lui voleva.

Il vangelo di oggi ci indica come è stato difficile curare il primo cieco. Gesù dovette fare questa guarigione in due tappe. Anche difficile fu la guarigione dei discepoli. Gesù dovette dare una lunga spiegazione riguardo al significato della Croce per aiutarli a capire, perché ciò che produceva in loro la cecità era la croce.

Nell‟anno 70, quando Marco scrive, la situazione delle comunità non era facile. C‟era molta sofferenza, molte croci. Sei anni prima, nel 64, l‟imperatore Nerone aveva decretato la prima grande persecuzione, uccidendo molti cristiani. Nel 70, in Palestina, i romani stavano distruggendo Gerusalemme. Negli altri paesi, stava cominciando una forte tensione tra giudei convertiti e giudei non convertiti. La difficoltà maggiore era la Croce di Gesù. I giudei pensavano che un crocifisso non potesse essere il messia così atteso dalla gente, poiché la legge affermava che tutti i crocifissi dovevano essere considerati persone maledette da Dio (Dt 21,22-23).

  • Marco 8,22-26: Guarigione di un cieco. Portarono un cieco, chiedendo che Gesù lo curasse. Gesù lo curò, ma in modo diverso. Prima di tutto, lo portò fuori dal villaggio. Poi gli mise saliva sugli occhi, gli impose le mani e chiese: Vedi qualcosa? L‟uomo rispose: Vedo degli uomini; infatti sembrano alberi che camminano! Vedeva solo in parte. Scambiava alberi per persone, o persone per alberi! Solo in un secondo momento Gesù guarisce il cieco e gli proibisce di entrare nel villaggio. Gesù non voleva una propaganda facile.
  • Come è stato detto, questa descrizione della guarigione del cieco funge da introduzione alla lunga istruzione di Gesù per curare la cecità dei discepoli, ed alla fine termina con la guarigione di un altro cieco, Bartimeo. In realtà il cieco era Pietro. Lo siamo noi tutti. Pietro non voleva l‟impegno della Croce! E noi capiamo il significato della sofferenza nella vita?
  • Tra le due guarigioni del cieco (Mc 8,22-26 e Mc 10,46-52), si trova la lunga istruzione sulla Croce (Mc 8,27 a 10,45). Sembra un catechismo, fatto di frasi di Gesù stesso. Parla sulla croce nella vita del discepolo. La lunga istruzione consta di tre annunci della passione. Il primo è quello di Marco 8,27-38. Il secondo di Marco 9,30-37. Il terzo di Marco 10,32-45. Tra il primo e il secondo, ci sono una serie di istruzioni per aiutare a capire che Gesù è il Messia Servo (Mc 9,1-29). Tra il secondo e il terzo, una serie di istruzioni che indicano che tipo di conversione deve avvenire nella vita di coloro che accettano Gesù, Messia Servo (Mc 9,38 a 10,31):
  • Mc 8,22-26: la guarigione di un cieco Mc 8,27-38: primo annuncio della Croce
  • Mc 9,1-29: istruzioni ai discepoli sul Messia Servo Mc 9,30-37: secondo annuncio della Croce
  • Mc 9,38 a 10,31: istruzioni ai discepoli sulla conversione Mc 10,32-45: terzo annuncio della Croce
  • Mc 10,46-52: la guarigione del cieco Bartimeo

L‟insieme di questa istruzione ha come sfondo il cammino dalla Galilea fino a Gerusalemme. Dall‟inizio fino alla fine di questa lunga istruzione, Marco informa che Gesù è in cammino verso Gerusalemme, dove patirà la morte (Mc 8,27; 9,30.33; 10,1.17.32). La comprensione piena della sequela di Gesù non si ottiene da idee teoriche, ma dall‟impegno pratico, camminando come lui lungo il cammino del servizio, dalla Galilea fino a Gerusalemme. Chi insiste nel mantenere l‟idea di Pietro, cioè, del Messia glorioso senza la croce, non capirà nulla e non giungerà mai ad assumere l‟atteggiamento del vero discepolo. Continuerà ad essere cieco, scambiando la gente per alberi (Mc 8,24). Perché senza la croce è impossibile capire chi è Gesù e cosa significa seguire Gesù.

Il Cammino della sequela è il cammino del dono di sé, dell‟abbandono, del servizio, della disponibilità, dell‟accettazione del conflitto, sapendo che ci sarà la risurrezione. La croce non è un incidente di percorso, ma fa parte di questo cammino. Perché in un mondo, organizzato partendo dall‟egoismo, l‟amore e il servizio possono esistere solo crocifissi! Chi fa della sua vita un servizio agli altri, scomoda coloro che vivono attaccati ai privilegi, e soffre.

Per un confronto personale

  • Tutti crediamo in Gesù. Ma alcuni lo capiscono in un modo, altri in un altro. Qual è oggi il Gesù più comune nel modo di pensare della gente? La propaganda, come interferisce nel modo di vedere Gesù? Cosa faccio per non cadere nell‟inganno della propaganda?
  • Cosa chiede Gesù alle persone che vogliono seguirlo? Oggi, cosa ci impedisce di riconoscere ed assumere il progetto di Gesù?

Preghiera finale

Signore, chi abiterà nella tua tenda? 

Chi dimorerà sul tuo santo monte?  Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente. (Sal 14)


 

Giovedì, 17 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola,  rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 8,27-33

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: “Chi dice la gente che io sia?” Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti”. Ma egli replicò: “E voi chi dite che io sia?” Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno.

E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell‟uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare.

Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: “Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.

Riflessione

Il vangelo di oggi parla della cecità di Pietro che non capisce la proposta di Gesù quando costui parla della sofferenza e della croce. Pietro accetta Gesù messia, ma non messia sofferente. E‟ influenzato dal “lievito di Erode e dei farisei”, cioè, dalla propaganda del governo dell‟epoca per cui il messia era un re glorioso. Pietro sembrava cieco. Non si rendeva conto di nulla, ma voleva che Gesù fosse come lui voleva. Per capire bene tutta la portata di questa cecità di Pietro è bene inquadrarla nel suo contesto letterario.

  • Contesto letterario: Il vangelo di Marco ci trasmette tre annunci della passione e morte di Gesù: il primo in Marco 8,27-38; il secondo in Mc 9,30-37 ed il terzo in Mc 10,32-45. Questo insieme, che va fino a Mc 10,45, è una lunga istruzione di Gesù ai discepoli per aiutarli a superare la crisi prodotta dalla Croce. L‟istruzione è introdotta con la guarigione di un cieco (Mc 8,22-26) e alla fine si conclude con la guarigione di un altro cieco (Mc 10,46-52). I due ciechi rappresentano la cecità dei discepoli. La guarigione del primo cieco fu difficile. Gesù dovette farla in due tappe. Anche difficile fu la guarigione della cecità dei discepoli.
  • Gesù dovette procedere ad una lunga spiegazione riguardo al significato della Croce per aiutarli a capire, poiché la croce stava producendo in loro la cecità. Vediamo da vicino la guarigione del cieco.
  • Marco 8,22-26: La prima guarigione del cieco. Portano davanti a Gesù un cieco, chiedendo a Gesù di guarirlo. Gesù lo guarisce, ma in modo diverso. Prima, lo porta fuori dal villaggio. Poi mette un poco della sua saliva sugli occhi del cieco, gli impone le mani e chiede: Vedi qualcosa? L‟uomo risponde: Vedo persone; sembrano alberi che camminano! Notava solo una parte. Scambiava alberi per persone, o persone per alberi! Gesù lo guarisce solo nel secondo tentativo. Questa descrizione della guarigione del cieco introduce l‟istruzione dei discepoli, in realtà il cieco era Pietro. Lui accettava Gesù messia, ma messia glorioso. Vedeva solo una parte! Non voleva l‟impegno della Croce! Anche la cecità dei discepoli è guarita da Gesù, in più volte, non in una sola.
  • Marco 8,27-30. La scoperta della realtà: Chi dice la gente che io sia? Gesù chiede: “Chi dice la gente che io sia?” Loro rispondono esponendo le diverse opinioni: “Giovanni Battista”, “Elia o uno dei profeti”. Dopo aver ascoltato le opinioni degli altri, Gesù chiede: “E voi, chi dite che io sia?” Pietro risponde: “Il Signore, il Cristo, il Messia!” Cioè il Signore è colui che la gente sta aspettando! Gesù è d‟accordo con Pietro, ma gli proibisce di parlare di ciò con la gente. Perché? Perché in quel tempo tutti aspettavano la venuta del messia, ma ognuno a modo suo: alcuni aspettavano il re, altri il sacerdote, dottore, guerriero, giudice, profeta! Nessuno sembrava che stesse aspettando il messia servo e sofferente, annunciato da Isaia (Is 42,1-9).
  • Marco 8,31-33. Primo annuncio della passione. Poi Gesù comincia ad insegnare dicendo che lui è il Messia Servo ed afferma che, come tale Messia Servo annunciato da Isaia, presto sarà condannato a morte nello svolgimento della sua missione di giustizia (Is 49,4-9; 53,1- 12). Pietro si spaventa, chiama a parte Gesù per sconsigliarlo. E Gesù gli risponde: “Lungi da me satana. Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” Pietro pensava aver dato la risposta giusta. Infatti, lui dice la parola giusta: “Tu sei il Cristo!” Ma non le dà il senso giusto. Pietro non capisce Gesù. Era come il cieco. Scambiava la gente per alberi! La risposta di Gesù fu durissima: “Lungi da me, satana!” Satana è una parola ebraica che significa accusatore, colui che allontana gli altri dal cammino di Dio. Gesù non permette che qualcuno lo allontani dalla sua missione. Letteralmente il testo dice: “Allontanati da me, satana!” Pietro deve seguire Gesù. Non deve cambiare le carte e pretendere che Gesù segua Pietro.

Per un confronto personale

  • Tutti crediamo in Gesù. Ma alcuni credono che Gesù sia di un modo, altri di un altro. Qual è oggi l‟immagine più comune che la gente ha di Gesù? Qual è la risposta che la gente darebbe oggi alla domanda di Gesù? Ed io che risposta dò?
  • Cosa ci impedisce oggi di riconoscere in Gesù il Messia?

Preghiera finale

Benedirò il Signore in ogni tempo,  sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore,  ascoltino gli umili e si rallegrino. (Sal 33)


 

Venerdì, 18 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola,  rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 8,34-9,1

In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

Che giova infatti all‟uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima? E che cosa potrebbe mai dare un uomo in cambio della propria anima?

Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell‟uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”.

E diceva loro: “In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi parla delle condizioni necessarie per seguire Gesù. Pietro non capisce la proposta di Gesù quando parla di sofferenza e di croce. Pietro accetta Gesù Messia, ma non Messia sofferente. Dinanzi all‟incomprensione di Pietro, Gesù descrive l‟annuncio della Croce e spiega il significato della croce per la vita dei discepoli (Mc 8,27 a 9,1).
  • Contesto storico di Marco: Negli anni 70, quando Marco scrive, la situazione delle comunità non era facile. C’era molta sofferenza, c’erano molte croci. Sei anni prima, nel 64, l’imperatore Nerone aveva decretato la prima grande persecuzione, uccidendo molti cristiani. Nel 70, in Palestina, i Romani stavano distruggendo Gerusalemme. Negli altri paesi cominciava a profilarsi una tensione enorme tra giudei convertiti e giudei non convertiti. La difficoltà maggiore era la croce di Gesù. I giudei pensavano che un crocifisso non poteva essere il Messia, poiché la legge affermava che qualsiasi crocifisso doveva essere considerato un maledetto da Dio (Dt 21,22-23).
  • Marco 8,34-37. Condizioni per seguire Gesù. Gesù trae le conclusioni che valgono per i discepoli, per i cristiani del tempo di Marco e per noi che viviamo oggi: Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua! In quel tempo, la croce era la pena di morte che l‟Impero romano attribuiva agli emarginati. Prendere la croce e seguire Gesù voleva dire, in definitiva, accettare di essere emarginato dal sistema ingiusto che legittimava l’ingiustizia. La Croce non era frutto del fatalismo della storia, né esigenza del Padre. La Croce è la conseguenza dell’impegno liberamente assunto da Gesù per rivelare la Buona Novella di Colui che è Padre e che, quindi, tutti devono essere accettati e trattati da fratelli e sorelle. Per questo annuncio rivoluzionario, lui fu perseguitato e non ebbe paura di dare la propria vita. Non c’è prova maggiore che dare la vita per il proprio fratello. Subito dopo Marco inserisce due frasi separate dal testo.
  • Marco 8,38-9,1: Due frasi: un’esigenza ed un annuncio. La prima (Mc 8,38), è l’esigenza di non vergognarsi del vangelo, ma di avere il coraggio di professarlo. La seconda (Mc 9,1), è un annuncio sulla venuta o la presenza di Gesù nei fatti della vita. Alcuni pensavano che Gesù sarebbe venuto dopo (1Ts 4,15-18). Ma di fatto Gesù era già venuto ed era presente nelle persone, soprattutto nei poveri. Ma loro non se ne rendevano conto. Gesù stesso aveva detto: “Ogni volta che hai aiutato il povero, il malato, il senza tetto, il carcerato, il pellegrino, ero io!” (cf. Mt 25,34-45)

Per un confronto personale

  • Qual è la croce che pesa su di me e che rende pesante la mia vita? Come la porto?
  • Guadagnare la vita o perdere la vita; guadagnare il mondo intero o perdere l‟anima; vergognarsi del vangelo o professarlo pubblicamente. Come avviene questo oggi nella mia vita?

Preghiera finale

Beato l’uomo che teme il Signore e trova grande gioia nei suoi comandamenti.  Potente sulla terra sarà la sua stirpe, la discendenza dei giusti sarà benedetta. (Sal 111)


 

Sabato, 19 febbraio 2022

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo – Marco 9,1-13

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè, che discorrevano con Gesù.

Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!” Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.

Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: “Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!” E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti. E lo interrogarono: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”

Egli rispose loro: “Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come sta scritto del

Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui”.

Riflessione

Il vangelo di oggi parla di due fatti legati tra di loro: la Trasfigurazione di Gesù e la questione del ritorno del profeta Elia. In quel tempo, la gente aspettava il ritorno del profeta Elia. Oggi, molta gente sta aspettando il ritorno di Gesù e scrive sui muri della città: Gesù ritornerà! Loro non si rendono conto che Gesù è già venuto ed è presente nella nostra vita. Ogni tanto, come un fulmine repentino, questa presenza di Gesù irrompe e si illumina, trasfigurando la nostra vita.

  • La Trasfigurazione di Gesù avviene dopo il primo annuncio della Morte di Gesù (Mc 8,27-30). Questo annuncio aveva frastornato la testa dei discepoli, soprattutto di Pietro (Mc 8,31-33). Loro avevano i piedi in mezzo ai poveri, ma la testa si perdeva nell’ideologia del governo e della religione dell’epoca (Mc 8,15). La croce era un impedimento per credere in Gesù. La trasfigurazione di Gesù aiuterà i discepoli a superare il trauma della Croce.
  • Negli anni 70, quando Marco scrive, la Croce continuava ad essere un grande impedimento per i giudei, per accettare Gesù Messia. “La croce è uno scandalo!”, dicevano (1Cor 1,23). Uno degli sforzi maggiori dei primi cristiani consisteva nell’aiutare le persone a percepire che la croce non era né scandalo, né follia, bensì l’espressione del potere e della sapienza di Dio (1Cor 1,22-31). Marco contribuisce a questo tentativo. Si serve dei testi e delle figure dell’Antico Testamento per descrivere la Trasfigurazione. Indica così che Gesù vede la realizzazione delle profezie e che la Croce era un cammino verso la Gloria.
  • Marco 9,2-4: Gesù cambia aspetto. Gesù sale verso un’alta montagna. Luca dice che vi sale per pregare (Lc 9,28). Lassù, Gesù appare nella gloria dinanzi a Pietro, Giacomo e Giovanni. Insieme a lui appaiono Mosè ed Elia. La montagna alta è evocazione del Monte Sinai, dove, nel passato, Dio aveva manifestato la sua volontà alla gente, consegnando la legge. Le vesti bianche ricordano Mosè sfolgorante quando parla con Dio sulla Montagna e ne riceve la legge (cf. Es 34,29-35). Elia e Mosè, le due maggiori autorità dell’Antico Testamento, parlano con Gesù. Mosè rappresenta la Legge, Elia, la profezia. Luca informa della conversazione sull’ “esodo di Gesù”, cioè, la Morte di Gesù a Gerusalemme (Lc 9,31). E’ chiaro quindi che l’Antico Testamento, sia la Legge che la profezia, insegnavano già che per il Messia Servo il cammino della gloria doveva passare per la croce.
  • Marco 9,5-6: A Pietro piace, ma non capisce. A Pietro piace e vuole assicurarsi il momento gradevole sulla Montagna. Lui si offre a costruire tre tende. Marco dice che Pietro aveva paura, senza sapere ciò che stava dicendo, e Luca aggiunge che i discepoli avevano sonno (Lc 9,32). Sono come noi: avevano difficoltà a capire la Croce!
  • Marco 9,7-9: La voce dal cielo chiarisce i fatti. Quando Gesù è avvolto dalla gloria, una voce dice: “Questo è il Figlio mio prediletto! Ascoltatelo!” L’espressione “Figlio prediletto” ricorda la figura del Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1). L’espressione “Ascoltatelo!” ricorda la profezia che prometteva la venuta di un nuovo Mosè (cf. Dt 18,15). In Gesù, le profezie dell’Antico Testamento si stanno compiendo.I discepoli non possono più dubitare. Gesù è veramente il Messia glorioso che loro desiderano, ma il cammino verso la gloria passa per la croce, secondo quanto annunciato nella profezia del Servo (Is 53,3-9). La gloria della Trasfigurazione lo prova. Mosè ed Elia lo confermano. Il Padre lo garantisce. Gesù l’accetta. Alla fine, Marco dice che, dopo la visione, i discepoli videro solo Gesù e nessun altro. D’ora in poi, Gesù è l’unica rivelazione di Dio per noi! Gesù, e Lui solo, è la chiave per capire tutto l’Antico Testamento.
  • Marco 9, 9-10: Saper mantenere il silenzio. Gesù chiede ai discepoli di non dire nullaa nessuno fino a che Lui non risusciti dai morti, ma i discepoli non lo capiscono. Infatti non capiscono il significato della Croce che lega la sofferenza alla risurrezione. La Croce di Gesù è la prova che la vita è più forte della morte.
  • Marco 9,11-13: Il ritorno del profeta Elia. Il profeta Malachia aveva annunciato che Elia doveva ritornare per preparare il cammino del Messia (Ml 3,23-24). Lo stesso annuncio si trova nel libro dell’Ecclesiastico (Eccli 48,10). E allora, Gesù come poteva essere il Messia, se Elia non era ancora ritornato? Per questo, i discepoli chiesero: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” (9,11). La risposta di Gesù è chiara: “Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui” (9, 13). Gesù stava parlando di Giovanni Battista che fu ucciso da Erode (Mt 17,13).

Per un confronto personale

  • La tua fede in Gesù ti ha regalato qualche momento di trasfigurazione e di intensa gioia? Questi momenti di gioia come ti danno forza nelle ore di difficoltà?
  • Come trasfigurare, oggi, sia la vita personale e familiare, che la vita comunitaria?

Preghiera finale

Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,  amministra i suoi beni con giustizia.

Egli non vacillerà in eterno: il giusto sarà sempre ricordato. (Sal 111)


 

Domenica, 20 febbraio 2022

7ª Domenica del tempo ordinario

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura del Vangelo – Luca 6,27-38

Chiave di lettura:

Luca ci racconta (Lc 6,17-19) che scendendo dalla montagna con i Dodici, Gesù incontra una folla immensa che cercava di ascoltare la sua parola e di toccarlo, perché da lui usciva una forza che sanava tutti. Gesù accoglie la folla e le dirige la parola. Il testo della Liturgia di questa domenica pone dinanzi a noi una parte del discorso che Gesù pronunciò in quella occasione. Nel vangelo di Luca, i destinatari di questo discorso sono “i discepoli” e “quella immensa folla di persone di tutta la Giudea, di Gerusalemme e del litorale di Tiro e Sidone” (Lc 6,17), ossia che si tratta di giudei (Giudea e Gerusalemme) e di pagani (litorale di Tiro e Sidone). Nel Vangelo di Matteo, questo stesso discorso viene presentato come la Nuova Legge di Dio, come l’Antica Legge, pronunciata dall’alto della Montagna (Mt 5,1).

Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

  • Luca 6,27-28: Consigli generali
  • Luca 6,29-30: Esempi concreti di come praticare i consigli generali
  • Luca 6,31: Riassunto centrale dell’insegnamento di Gesù
  • Luca 6,32-34: Chi vuole seguire Gesù deve superare la morale dei pagani
  • Luca 6,35-36: La radice della nuova morale: imitare la misericordia di Dio Padre
  • Luca 6,36-38: Esempi concreti di come imitare Dio Padre

Il testo:

27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. 32 Se amate quelli che vi amano,

che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 33 E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34 E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35 Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza  sperarne nulla, e il vostropremio  sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gl’ingrati e i malvagi.

36 Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. 37 Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; 38 date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  • Quale parte del testo ti è piaciuta di più o ti ha colpito di più?
  • Perché Gesù fa questo discorso? Osserva bene le informazioni del testo e cerca di trarne le tue conclusioni.
  • Secondo te, qual è il centro e la radice dell’insegnamento di Gesù?
  • Come osservare oggi, nella nostra società consumistica ed individualistica la morale proposta da Gesù? O cosa vuol dire oggi “essere misericordiosi come è misericordioso il Padre del cielo?”
  • Hai trovato nel testo qualcosa che ti sia motivo di speranza e di coraggio?

Una chiave di lettura

per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema.

Il contesto del discorso di Gesù:

Luca presenta l’insegnamento di Gesù come una rivelazione in forma progressiva. Varie volte, dall’inizio del suo vangelo fino al capitolo 6,16, Luca fa sapere ai lettori che Gesù insegnava alla folla, ma nulla dice sul contenuto di questo insegnamento (Lc

4,15.31.32.44; 5,1.3.15.17; 6,6). Pero ora, dopo aver detto che Gesù vide la folla desiderosa di ascoltare la parola di Dio, traccia il primo grande discorso che inizia con le

esclamazioni: “Beati voi, poveri!” (Lc 6,20), “Ma guai a voi, ricchi!” (Lc 6,24). Alcuni chiamano questo discorso il “Sermone della Pianura”, poiché secondo Luca Gesù scese dalla montagna e si fermò in una pianura dove fece il suo discorso (Lc 6,17). Nel vangelo di Matteo, questo stesso discorso viene fatto sulla montagna (Mt 5,1) e viene chiamato “Il Sermone della Montagna”. In Matteo, nel sermone ci sono nove beatitudini, che tracciano un programma di vita per le comunità cristiane di origine giudaica. In Luca, il sermone è più breve e più radicale. Lui enuncia quattro beatitudini e quattro maledizioni, dirette alle comunità ellenistiche, costituite da ricchi e da poveri. I versi del Vangelo di questa settima domenica del Tempo Ordinario tracciano il nucleo centrale dell’insegnamento di Gesù sul comportamento di coloro che vogliono essere suoi discepoli.

Commento del testo:

Luca 6,27a: Gesù parla per tutti

  • Dall’inizio del discorso fino ad ora, Gesù aveva parlato per i suoi “discepoli” (Lc 6,20). Qui, nel testo di Luca 6,27a, il suo auditorio aumenta e lui si dirige a “voi che volete ascoltare”, cioè ai suoi discepoli, a quella folla immensa di poveri e sofferenti, giunta da tutte le parti (Lc 6,17-19) ed a tutti noi, voi ed io, che in questo momento “ascoltiamo” la parola di Gesù!

Luca 6,27b-28: Consigli generali che definiscono il nuovo insegnamento

  • Le parole che Gesù dirige a questa folla povera e sofferente sono esigenti e difficili: “Amare i nemici, fare il bene a coloro che vi odiano, benedire coloro che vi maledicono, pregare per coloro che vi calunniano”. Questi consigli di Gesù superano di molto le esigenze che, in quell’epoca, la gente imparava fin dall’infanzia, dagli scribi e dai farisei nelle riunioni settimanali che si svolgevano nella sinagoga, cioè “amare il prossimo e odiare il nemico” (Mt 5,43). La nuova esigenza di Gesù supera questa morale determinata e così frequente, fino ad oggi, e rivela un aspetto di “giustizia maggiore” che Gesù esige da coloro che vogliono seguirlo (Mt 5,20).

Luca 6,29-30: Esempi concreti di come praticare il nuovo insegnamento di Gesù! 

  • Gesù chiede di offrire l’altra guancia a colui che me ne colpisce una, e chiede di non reclamare quando qualcuno mi toglie ciò che è mio. Come capire queste parole? Allora il povero deve rassegnarsi quando il ricco lo colpisce, gli ruba e lo sfrutta? Se infatti prendiamo queste parole letteralmente, questi consigli sembrano favorire i ricchi. Ma nemmeno Gesù le osservò letteralmente. Quando il soldato lo colpì nel volto, non porse l’altra guancia, bensì reagì con fermezza. “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Jn 18,22-23). Questa pratica di Gesù ci proibisce di prendere queste sue parole letteralmente. Oltre a questo, le parole che seguono nello stesso discorso, aiutano a capire ciò che Gesù volle insegnare (Lc 6,31).

Luca 6,31: Riassunto centrale dell’insegnamento di Gesù

  • Gesù pronuncia questa frase rivoluzionaria: “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Il miglior commento di questo insegnamento sono alcune frasi tratte da diverse religioni: l’islamismo: “Nessuno può essere credente fino a che non ama suo fratello come se stesso.” Il buddismo: “In cinque modi un vero leader deve trattare i suoi amici e dipendenti: con generosità, cortesia, benevolenza, dando loro ciò che si aspettano di ricevere ed essendo fedele alla sua parola.” Il taoismo: “Considera il successo del tuo vicino, come tuo proprio, ed anche il suo male come se fosse anche tuo”. L’induismo: “Non fare agli altri ciò che se ti venisse fatto, ti causerebbe dolore”. Nel suo insegnamento, Gesù seppe verbalizzare il desidero più profondo e più universale del cuore umano, il desiderio di fraternità, nata dalla volontà di volere bene agli altri in totale gratuità, senza volerne trarre dei benefici, meriti o ricompense. E’ nella fraternità sincera, ben vissuta, che si rivela il volto di Dio.

Luca 6,32-34: Chi vuole seguire Gesù deve superare la morale dei pagani.

  • Cosa pensare di coloro che amano solamente coloro che li amano? E noi facciamo solamente il bene a coloro che ce ne fanno? Prestiamo solo a coloro di cui siamo certi

che ci restituiranno? Ossia, in tutte le società, qualsiasi esse siano, le persone di una stessa famiglia cercano di aiutarsi a vicenda. Gesù afferma questa pratica universale: “Anche i peccatori agiscono così!” Ma questa pratica universale non basta per le persone che vogliono essere seguaci di Gesù Cristo. Gesù è molto chiaro su questo punto. Non basta! E’ necessario fare un passo in più. Qual è questo passo? La risposta viene da ciò che segue.

Luca 6, 35-36: La radice della nuova morale: imitare la misericordia di Dio Padre

  • Mediante la sua predicazione, Gesù cerca di cambiare e convertire le persone. Il cambiamento che lui desidera non si limita ad una semplice inversione della situazione in modo tale che coloro che sono in basso vengano posti in alto e coloro che sono in alto, in basso. Perché così non cambierebbe nulla, ed il sistema continuerebbe a funzionare in modo inalterato. Gesù vuole cambiare il modo di vita. Lui vuole che i suoi seguaci abbiano l’atteggiamento contrario: “Amate i vostri nemici!” La Novità che vuole costruire viene dalla nuova esperienza di Dio, Padre d’amore. L’amore di Dio per noi è totalmente gratuito. Non dipende da ciò che facciamo. Quindi il vero amore vuole il bene dell’altro indipendentemente da ciò che lui o lei fanno per me. Così imitiamo la misericordia di Dio padre e saremo “figli dell’Altissimo, che è buono con gli ingrati e con i malvagi”. Saremo “misericordiosi come vostro Padre è misericordioso”. Queste ultime parole di Gesù evocano l’esperienza della misericordia di Dio che Mosè ebbe sul Monte Sinai: “Il Signore, il Signore! Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e fedeltà” (Es. 34,6). Luca 6,36-38: Esempi concreti di come imitare Dio Padre
  • Non giudicare, non condannare, perdonare, dare senza misura! Sono questi i consigli di Gesù per tutti coloro che quel giorno lo ascoltavano. Essi rendono espliciti e concreti gli insegnamenti di Gesù nel verso precedente sull’amore misericordioso ai nemici e sul comportamento come figli dell’Altissimo. E’ la misericordia che si manifesta nelle parabole del Buon Samaritano, del Figlio prodigo e che si rivela nella vita di Gesù: “Chi vede me, vede il Padre!” Ulteriori informazioni per poter capire meglio il testo:
  • Benedire coloro che ci maledicono:

Le due affermazioni dello stesso discorso: Beati voi, poveri!” (Lc 6,20) e “Guai a voi, ricchi!” (Lc 6,24) portano gli ascoltatori ad operare delle scelte, a fare opzioni a favore dei poveri. Nell’Antico Testamento, varie volte Dio mette la gente dinanzi alla possibilità di scegliere fra la benedizione e la maledizione. Alla gente viene concessa la possibilità di poter scegliere: “Io ti ho posto davanti la vita e la morte; la benedizione e la maledizione; scegli, dunque, la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Dt 30,19). Non è Dio a condannare. E’ il popolo stesso che sceglie la vita o la morte, secondo il suo atteggiamento davanti a Dio ed agli altri. Questi momenti di scelta sono i momenti della visita di Dio al suo popolo (Gn 21,1; 50,24-25; Ex 3,16; 32,34; Ger 29,10; Sal 59,6; Sal 65,10; Sal 80,15, Sal 106,4). Luca è l’unico evangelista che si serve di questa immagine della visita di Dio (Lc 1,68. 78; 7,16; 19,44; Atti 15,16). Per Luca Gesù è la visita di Dio che colloca il popolo dinanzi alla scelta della benedizione o della maledizione: “Beati voi, poveri!” e “Guai a voi, ricchi!” Ma il popolo non riconosce lavisita di Dio (Lc  19,44). Ed oggi, nel nostro mondo, la cui maggiore produzione è la povertà crescente di molti, siamo capaci di riconoscere la visita di Dio?

  • I destinatari del discorso di Gesù:
    • Gesù inizia il suo discorso usando la seconda persona del plurale: “Beati voi, poveri!”
    • “Guai a voi, ricchi!” Ma dinanzi a Gesù, in quella estesa pianura, non c’erano ricchi! C’era solo gente povera e sofferente, venuta da tutte le parti (Lc 6, 17-19). Ma il testo dice: “Guai a voi, ricchi!” Luca, nel trasmettere le parole di Gesù, stava pensando anche alle comunità ellenistiche della Grecia e dell’Asia Minore degli anni ’80, 50 anni dopo Gesù. In esse c’era discriminazione dei poveri da parte dei ricchi (cf. Ap 3,15-17; Gc 2,14; 5,1-6; 1 Cor 11,20-21), la stessa discriminazione tipica della struttura dell’Impero Romano. Gesù critica duramente e direttamente i ricchi: “Voi, ricchi, avete già la vostra consolazione! Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame! Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete!” Ciò indica che per Gesù la povertà non è una fatalità, ma è frutto dell’arricchimento ingiusto degli altri. Lo stesso dicasi per la frase: “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti!” Questa quarta minaccia si riferisce ai giudei, cioè, ai figli di coloro che nel passato elogiavano i falsi profeti. Nel citare queste parole di Gesù, Luca pensava ai giudei convertiti nel suo tempo che si servivano del loro prestigio e della loro autorità per criticare l’apertura verso i pagani.

Salmo 34 (33)

“Gratitudine che scaturisce da uno sguardo diverso”

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Io mi glorio nel Signore,

ascoltino gli umili e si rallegrino. Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi,

nulla manca a coloro che lo temono. I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Venite, figli, ascoltatemi; v’insegnerò il timore del Signore. C’è qualcuno che desidera la vita e brama lunghi giorni per gustare il bene?

Preserva la lingua dal male, le labbra da parole bugiarde.

Sta lontano dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguirla. Gli occhi del Signore sui giusti, i suoi orecchi al loro grido di aiuto.

Il volto del Signore contro i malfattori, per cancellarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce.

Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti.

Molte sono le sventure del giusto,ma lo                       libera da tutte il Signore.

Preserva tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato. La malizia uccide l’empio e chi odia il giusto sarà punito.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi, chi in lui si rifugia non sarà condannato.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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