Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 13-19_Dicembre-2021

 

Lunedì, 13 dicembre 2021

III settimana di Avvento

Preghiera

Ascolta, o Padre, la nostra preghiera, e con la luce del tuo Figlio che viene a visitarci rischiara le tenebre del nostro cuore. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 21,23-27

In quel tempo, entrato Gesù nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?”

Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”.Ed essi riflettevano tra sé dicendo: “Se diciamo: ‘‘dal cielo’’, ci risponderà: ‘‘perché dunque non gli avete creduto?’’; se diciamo ‘‘dagli uomini’’, abbiamo timore della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta”.

Rispondendo perciò a Gesù, dissero: “Non lo sappiamo”. Allora anch’egli disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”.

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi descrive il conflitto che Gesù ebbe con le autorità religiose dell’epoca, dopo che scacciò i venditori dal Tempio. I sacerdoti e gli anziani del popolo volevano sapere con quale autorità Gesù facesse queste cose: entrare nel Tempio e scacciarne i venditori (cf. Mt 21,12-13). Le autorità si consideravano i padroni di tutto e pensavano che nessuno potesse fare nulla senza il loro permesso. Per questo, perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo. Qualcosa di simile stava accadendo anche nelle comunità cristiane degli anni settanta-ottanta, epoca in cui è stato scritto il vangelo di Gesù. Coloro che resistevano alle autorità dell’impero erano perseguitati. C’erano altri che, per non essere perseguitati, cercavano di conciliare il progetto di Gesù con il progetto dell’impero romano (cf. Gal 6,12). La descrizione del conflitto di Gesù con le autorità del suo tempo era un aiuto per i cristiani, affinché continuassero impavidi nelle persecuzioni e non si lasciassero manipolare dall’ideologia dell’impero. Anche oggi, alcuni che esercitano il potere, sia nella società come nella chiesa e nella famiglia, vogliono controllare tutto come se fossero loro i padroni di tutti gli aspetti della vita della gente. A volte giungono perfino a perseguitare coloro che pensano in modo diverso. Con questi pensieri e problemi in mente, leggiamo e meditiamo il vangelo di oggi.
  • Matteo 21,23: La domanda delle autorità religiose a Gesù: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?” Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Gesù ritorna al Tempio. Quando insegnava i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si avvicinavano e chiedevano: Con quale autorità fai queste cose? Chi ti ha dato questa autorità?” Gesù circola, di nuovo, nella grande piazza del Tempio. Poi appaiono alcuni sacerdoti ed anziani ad interrogarlo. Dopo tutto ciò che Gesù aveva fatto il giorno prima, loro vogliono sapere con quale autorità fa queste cose. Loro non si chiedono quale fosse il vero motivo che spinse Gesù a scacciare i venditori (cf. Mt 21,12-13). Chiedono solo con quale autorità fa quello che fa. Pensano di avere il diritto di controllare tutto. Non vogliono perdere il controllo delle cose.
  • Matteo 21,24-25ª: La domanda di Gesù alle autorità. Gesù non si nega a rispondere, ma mostra la sua indipendenza e libertà e dice: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?” Domanda intelligente, semplice come una colomba e astuta come il serpente! (cf. Mt 10,16). La domanda rivela la mancanza di onestà degli avversari. Per Gesù, il battesimo di Giovanni veniva dal cielo, veniva da Dio. Lui stesso era stato battezzato da Giovanni (Mt 3,1317). Gli uomini del potere, al contrario, avevano tramato la morte di Giovanni (Mt14,3-12). E mostrarono, così, che non accettavano il messaggio di Giovanni e che consideravano il suo battesimo come una cosa degli uomini e non di Dio.
  • Matteo 21,25b-26 : Ragionamento delle autorità. I sacerdoti e gli anziani si resero conto della portata della domanda e razionalizzavano nel modo seguente: “Se rispondiamo che veniva dal cielo, lui dirà: Allora, perché non avete creduto a Giovanni? Se rispondiamo che veniva dagli uomini, temiamo la moltitudine, poiché tutti pensano che Giovanni sia un profeta”. Per questo, per non esporsi, rispondono: “Non sappiamo!” Risposta opportunista, falsa e interessata. L’unico loro interesse era non perdere il loro potere sulla gente. Dentro di loro, avevano già deciso tutto: Gesù doveva essere condannato a morte (Mt 12,14).
  • Matteo 21,27: Conclusione finale di Gesù. E Gesù disse loro: Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”. La loro totale mancanza di onestà, fa sì che non meritino la risposta di Gesù.

Per un confronto personale

  • Ti sei sentito/a qualche volta controllato/a, in modo non dovuto, dalle autorità in casa, nel lavoro, nella Chiesa? Qual’ è stata la tua reazione?
  • Tutti e tutte abbiamo qualche autorità. Anche in una semplice conversazione tra due persone, ognuna di loro ha un certo potere, una certa autorità. Come uso il potere, come esercito l’autorità: per servire e liberare o per dominare e controllare?

Preghiera finale

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,  insegnami i tuoi sentieri.

Guidami nella tua verità e istruiscimi,  perché sei tu il Dio della mia salvezza,  in te ho sempre sperato. (Sal 24)


 

Martedì, 14 dicembre 2021

III settimana di Avvento

Preghiera

O Padre, che per mezzo del tuo unico Figlio,  hai fatto di noi una nuova creatura,  guarda all’opera del tuo amore misericordioso,  e con la venuta del Redentore  salvaci dalle conseguenze del peccato.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.

Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.

Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?”. Dicono: “L’ultimo”.

E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi ci presenta una parabola. Come sempre, Gesù racconta una storia tratta dalla vita quotidiana delle famiglie; storia comune che parla da sé e non ha bisogno di molte spiegazioni. Subito, per mezzo di una domanda molto semplice, Gesù cerca di coinvolgere gli uditori e di comunicare un messaggio. Li coinvolge nella storia senza, per il momento, spiegare l’obiettivo che ha in mente. Quando hanno dato la loro risposta alla domanda, Gesù applica l’esempio agli uditori e questi si rendono conto che loro si sono condannati da soli!
  • Matteo 21,28-30: La storia dei due figli. Gesù fa una domanda iniziale: “Che ve ne pare?” E’ per attrarre l’attenzione delle persone affinché facciano attenzione alla storia che segue. Ed ecco la storia: “Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, va’ oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore;

ma non andò”. Si tratta di una storia di vita familiare di ogni giorno. Le persone che ascoltano Gesù capiscono di cosa parla, poiché hanno vissuto questo tante volte nella propria casa. Per ora non si capisce ancora ciò che Gesù ha in mente. Qual è l’obiettivo che vorrà raggiungere con questa storia? 

  • Matteo 21,31ª: Il coinvolgimento delle autorità nella storia dei due figli. Gesù formula la storia sotto forma di una domanda. All’inizio dice: “Che ve ne pare?” ed alla fine termina chiedendo: “Quale dei due ha fatto la volontà del padre?” Coloro che ascoltano sono genitori e rispondono a partire da ciò che è successo varie volte con i propri figli: I capi dei sacerdoti e degli anziani risponderanno: “Il primo”. Questa è la risposta che Gesù voleva sentire da loro e dove li coglie in flagrante per comunicare il suo messaggio.
  • Matteo 21,31b-32: La conclusione di Gesù. “E Gesù disse loro: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli”.

La conclusione di Gesù è evidente e molto dura. Secondo l’opinione dei sacerdoti e degli anziani, i pubblicani e le prostitute erano persone peccatrici e impure che non facevano la volontà del Padre. Secondo l’opinione di Gesù, i pubblicani e le prostitute di fatto dicevano “Non voglio”, ma finivano col fare la volontà del Padre, poiché si pentirono all’ascolto della predicazione di Giovanni Battista. Mentre loro, i sacerdoti e i pubblicani che ufficialmente sempre dicono “Si, signore, vado!”, finivano con non osservare la volontà del Padre, poiché non vollero credere a Giovanni Battista.

Per un confronto personale

  • Con quale dei due figli mi identifico?
  • Chi sono oggi le prostitute e i pubblicani che dicono: “Non voglio!”, ma che finiscono per fare la volontà del Padre?

Preghiera finale

Benedirò il Signore in ogni tempo,  sulla mia bocca sempre la sua lode.  Io mi glorio nel Signore,  ascoltino gli umili e si rallegrino. (Sal 33)


 

Mercoledì, 15 dicembre 2021

III settimana di Avvento

Preghiera

Concedi, Dio onnipotente, che la festa ormai vicina del nostro Redentore ci sostenga nelle fatiche di ogni giorno e ci dia il possesso dei beni eterni. 

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Luca 7,19-23

In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”».

In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Lectio

Si tratta di un testo comune a Matteo e a Luca, inserito da quest’ultimo tra il racconto del miracolo di resurrezione del figlio della vedova di Nain (brano proprio di Luca) e l’elogio che Gesù fa di Giovanni il Battista. È tale contesto a suggerire per il nostro brano una sorta di funzione di passaggio tra l’immagine di Gesù che guarisce, perfino dalla morte, e l’invito alla conversione, richiamato da Gesù stesso nei tre passi successivi: porre in piena luce la figura di Giovanni, giudicare la sua generazione e accogliere il gesto della peccatrice in casa del fariseo. 

Questo testo può essere letto anche alla luce di un contesto più remoto: nell’intera vicenda del Battista e nell’esperienza profetica di Israele che attende e fa esperienza del Dio che ascolta e visita.

I discepoli di Giovanni hanno qui un ruolo di primo piano; sono loro ad aprire e chiudere il brano; sono loro a creare il collegamento comunicativo tra il loro maestro, detenuto nella prigione di Erode (cfr. Lc 3,19-20), e Gesù. Essi informano il Battista e due di loro sono mandati da parte sua con una domanda diretta da rivolgere al maestro di Nazareth: per due volte Luca ci pone davanti la questione, di capitale importanza. E la domanda verte sull’attesa. Giovanni sa che qualcuno deve venire. Il problema è capire se quel qualcuno è Gesù o se occorre attendere un altro. Il fatto che Giovanni mandi a domandare ciò esplicitamente a Gesù significa che egli si fida di lui. Forse egli può essere stato spiazzato dal mancato compimento del rendiconto giudiziale legato all’immagine biblica del “giorno del Signore”, tema che è allo sfondo di tutta la sua predicazione (cfr. Lc 3,7ss).

È come se la narrazione qui patisse un salto: la domanda sembra rimanere sospesa e, a guisa di un avvenimento istantaneo, vengono menzionate tutte le opere di guarigione compiute da Gesù a favore dei “molti”. Come opera finale viene menzionato il dono della vista ai ciechi. E dopo le opere, le parole di risposta. “Andate”, dice Gesù ai discepoli di Giovanni: è una missione, nei confronti di colui che aveva già – a sua volta e con i suoi mezzi e le sue prospettive – evangelizzato (cfr. Lc 3,18). Ma ora la buona novella è completa e compiuta poiché le opere che Gesù compie sono proprio quelle menzionate dai profeti (è come una “lectio” di vari brani dal profeta Isaia; da notare che stavolta la vista ai ciechi è la prima delle menzioni). Un messaggio inequivocabile per un uomo come Giovanni, sul quale la Parola di Dio è venuta (cfr. Lc 3,2). E, alla fine, l’annuncio di una beatitudine che può suonare strana, poiché posta in forma negativa: beato chi non trova in Gesù occasione di inciampo, di ostacolo al cammino di fede. Come intendere ciò? Di certo è una beatitudine che va al di là del messaggio al Battista, ma si indirizza all’ascoltatore della Parola.

Meditatio

Il contesto ci ha già suggerito la circolarità tra grazia e impegno, tra iniziativa di Dio in Cristo e necessaria corrispondenza dell’uomo. Dio ama e chiama per primo, ma chiede l’assenso libero e responsabile; tale assenso è possibile, in quanto Dio ama per primo.

Il fatto che entrino in gioco alcuni discepoli mostra che la domanda di Giovanni interessa non solo quel momento, ma anche la “discendenza spirituale” di quei movimenti di cui Giovanni è esponente. Già all’inizio del ministero pubblico di Gesù due discepoli del Battista diventano suoi discepoli (cfr. Gv 1,37) e persino Paolo, anni dopo, incontrerà individui che hanno ricevuto il battesimo di Giovanni (cfr. At 19,1-7).

Al cuore del brano sta il tema dell’attesa compiuta, ma secondo il progetto di Dio, annunciato dai profeti di Israele secondo coordinate non semplificabili. Anche la parola di Gesù non fa sconti e sa essere severa, ma il Dio che ama per primo ha offerto nel suo Figlio uno spazio inedito di vicinanza e misericordia. Una possibilità da accogliere con fede, come la priorità data alla cecità guarita suggerisce. 

Ed è proprio la fede che conduce alla beatitudine. Quella proclamata da Gesù al termine del brano si comprende solo se si considera che il peso della responsabilità sta dalla parte dell’osservatore, lì dove rischia di prodursi lo scandalo; occorre allora deporre lo sguardo inquisitore, che proietta le pretese umane o i propri pregiudizi, per aprirsi con libertà e semplicità a ciò che Dio in Gesù sta compiendo. È la logica del Regno di Dio, che supera anche l’eroica coerenza di Giovanni (cfr. Lc 7,28).

Ci chiediamo:

  • Viviamo l’ascolto della Parola come dinamica di conversione?
  • Sappiamo cogliere i segni della presenza operante di Gesù anche nei nostri tempi?
  • Sappiamo affidarci al Vangelo attivamente, come veri discepoli?

Oratio

Donaci, Signore, occhi per vedere e orecchi per ascoltare.

Donaci, Signore, il coraggio di cercare sempre la tua verità e di chiederne la rivelazione a te nella preghiera.

Donaci, Signore, di sapere camminare con tutti, con chi ha compreso di più circa il tuo progetto, con chi ancora fatica a vedere la tua vicinanza.

Contemplatio

Il brano evangelico ci invita a riconoscere lo stile di Gesù: paziente, accogliente, illuminante.L’ascolto della Parola richiede una visione inclusiva di ciò che è stato rivelato, senza assolutizzazioni: in ogni caso in Gesù la Scrittura viene pienamente illuminata.

Ci invita inoltre a sapere leggere l’azione di Dio nel mondo; ciò può essere allargato ai “segni dei tempi”.


 

Giovedì, 16 dicembre 2021

Tempo ordinario

Preghiera

La coscienza della nostra colpa ci rattrista, o Signore, e ci fa sentire indegni di servire a te; riconosciamo che abbiamo bisogno della tua salvezza e del tuo perdono di Padre.  Manda, ancora una volta, il tuo messaggero, perché prepari la Via del tuo Figlio davanti a noi: desideriamo percorrerla fedelmente, lasciandoci immergere nel battesimo della tua misericordia. Donaci la tua gioia e salvaci con la venuta del Redentore, il tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito santo per tutti i secoli dei secoli.  Amen.

Lettura dal Vangelo secondo  Luca 7, 24-30

24Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, davanti a te egli

preparerà la tua via. 28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. 29Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.

Riflessione

  • Stiamo per entrare nei giorni santi della Novena del Natale e la Chiesa ci invita, oggi, attraverso la Parola della Liturgia, a fare la nostra scelta chiara, decisa, forte: accogliere la proposta di Giovanni Battista e quindi entrare anche noi nella Via che lui era venuto a preparare, metterci dalla parte di chi si riconosce peccatore e quindi bisognoso di conversione, oppure dalla parte di chi si ritiene già in possesso della salvezza e non ha bisogno di niente.Questo brano di Luca ci aiuta ad entrare in un dialogo e un confronto personale con Gesù molto forti, perché Lui, con le sue domande e le sue affermazioni, ci pone davanti agli occhi del cuore la Via spirituale, il tratto di strada che forse abbiamo già percorso e quello che ancora ci sta davanti.
  • Il primo elemento da sottolineare è la triplice ripetizione della domanda di Gesù alle folle: “Che cosa siete andati a vedere?”. E’ importante, perché qui il testo, se traduciamo alla lettera, dice: “Che cosa siete usciti a vedere?”; usando questo verbo, il Signore mette in luce un aspetto positivo, sottolinea un impegno spirituale, un percorso già iniziato.
  • Ma, allo stesso tempo, vuole aiutarci a prendere coscienza meglio di quanto è accaduto dentro di noi, vuole diradare le nostre tenebre, vuole spingerci verso scelte sempre più autentiche e vitali. E, come ha sempre fatto con i suoi discepoli, ancora oggi per noi, Egli spezza il Pane della Parola, ci svela il senso della Scrittura; prendendo a prestito un versetto della profezia di Malachia, Gesù ci offre la vera chiave di lettura della figura di Giovanni Battista. Lui è il messaggero, l’inviato di Dio, che apre e prepara la strada per la venuta del Messia. Giovanni è lo spartiacque tra l’Antica e la Nuova Alleanza; è il ponte che permette di raggiungere la vera Terra Promessa, Gesù; è la porta aperta verso il Regno di Dio.
  • Però, come dice Gesù negli ultimi versetti, occorre ancora un movimento di conversione. Dopo l’essere usciti, dopo l’aver visto, bisogna ascoltare e farsi battezzare (v. 29). Cioè bisogna accettare di compiere in noi stessi un percorso di apertura, di disponibilità sincera alla voce di Dio. E in tutto questo, senza paura, senza trattenere nulla, dovremmo con fiducia immergerci, proprio come in un battesimo. Scendere nelle acque della misericordia e lì lasciarci accogliere pienamente, fra le braccia del Padre.
  • Il brano termina con un riferimento al disegno di Dio, cioè alla sua volontà di amore per noi, al suo piano di salvezza. Dio desidera, vuole, brama condurci con Lui alla salvezza e alla felicità piena, ma da parte nostra occorre una risposta di libertà, cioè di amore. E ancora una volta Luca ci pone davanti una scelta chiara, esprimendola attraverso due verbi: “hanno riconosciuto giusto” e “hanno reso vano”. Sta a noi scegliere.

Per un confronto personale

  • Posso considerarmi anch’io tra coloro che sono usciti e hanno visto? Ho compiuto veramente questo movimento spirituale, che mi ha portato, almeno un po’, verso Dio, verso il mistero della sua volontà nella mia vita, verso i fratelli, verso le situazioni, anche quelle più faticose o fastidiose?
  • E i miei occhi si sono davvero aperti per vedere, o anche per contemplare, riuscendo ad andare un po’ oltre la superficie delle cose, oltre le apparenze delle persone, delle cose?E se mi sembra di non aver ancora compiuto questi passaggi, adesso, mentre sta per aprirsi davanti a me questi periodo forte dell’anno, di preparazione prossima al Natale, voglio prendermi questi impegno, voglio anch’io uscire e vedere Dio, nella mia vita?
  • Giovanni mi viene presentato, in questo brano, come un profeta, un messaggero, uno che prepara la via. Credo a questa realtà, accetto di aprirmi alla forza dell’annuncio della Parola del Signore, voglio cominciare ad ascoltare davvero il messaggio che Dio vuole offrire alla mia vita, alla mia persona? Se c’è una strada tracciata anche per me, mi decido a percorrerla?
  • E infine, il passo più importante. Scelgo, anch’io, di riconoscermi bisognoso dell’abbraccio del Padre? Mi butto nelle acque buone del suo Amore per ricevere un nuovo battesimo? Ho ancora paura di lasciarmi bagnare, di lasciarmi avvolgere da Lui, dalla sua Presenza, dal suo respiro, nella mia vita? Voglio, oggi, iniziare una vita nuova? E quale segno potrei porre per dire che questa mia scelta è vera? Forse la confessione, la partecipazione alla Messa in maniera più assidua?

Sì, davvero voglio scendere nelle acque della misericordia e immergermi totalmente in esse, senza più resistenze, senza più voler scappare. Amen.

Preghiera finale

Solo in te, Signore è il mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu, solo in te è il mio bene».

Agli idoli del paese, agli dèi potenti andava tutto il mio favore.

Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero. Io non spanderò le loro libagioni di sangue,  né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita.

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi: la mia eredità è stupenda. Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;  anche di notte il mio animo mi istruisce.

Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare. Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima.


 

Venerdì, 17 dicembre 2021

III settimana di Avvento

Preghiera

Dio creatore e redentore, che hai rinnovato il mondo nel tuo Verbo, fatto uomo nel grembo di una Madre sempre vergine, concedi che il tuo unico Figlio, primogenito di una moltitudine di fratelli, ci unisca a sé in comunione di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 1,1-17

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco,

Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e

Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadab, Aminadab generò Naasson, Naasson generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiud, Abiud generò Eliacim, Eliacim generò Azor, Azor generò

Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliud, Eliud generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.

Riflessione

  • La genealogia definisce l’identità di Gesù. Lui è il “figlio di Davide e il figlio di Abramo” (Mt 1,1; cf 1,17). Figlio di Davide, è la risposta alle aspettative dei Giudei

(2Sam 7,12-16). Figlio di Abramo, è una fonte di benedizione per tutte le nazioni (Gen 12,13). Giudei e pagani vedono realizzate in Gesù le loro speranze. 

  • Nella società patriarcale dei Giudei, le genealogie indicavano solo nomi degli uomini. Sorprende il fatto che Matteo indichi anche il nome di cinque donne tra gli antenati di Gesù: Tamar, Raab, Ruth, Bezabea (la moglie di Uria) e Maria. Perché Matteo sceglie precisamente queste quattro donne per compagne di Maria? Nessuna regina, nessuna matriarca, nessuna delle donne lottatrici dell’esodo: perché? E’ questa la domanda che il vangelo di Matteo lascia nella nostra testa.
  • Nella vita delle quattro donne compagne di Maria c’è qualcosa di anormale. Tutte e quattro sono straniere, concepirono i loro figli fuori dei canoni normali e non soddisfarono le esigenze delle leggi della purezza del tempo di Gesù. Tamar, una Cananea, vedova, si veste da prostituta per obbligare il patriarca Giuda ad essere fedele alla legge ed a dargli un figlio (Gen 38,1-30). Raab, una Cananea di Gerico, era una prostituta che aiutò gli Israeliti ad entrare nella Terra Promessa (Gs 2,1-21). Ruth, una Moabita, vedova, povera, scelse di rimanere accanto a Noemi e di aderire al Popolo di Dio (Rt 1,16-18). Prese l’iniziativa di imitare Tamar e di andare a passare la notte nell’aia, insieme a Booz, obbligandolo ad osservare la legge ed a dargli un figlio. Dalla relazione tra i due nasce Obed, antenato del re Davide (Rt 3,1-15; 4,13-17). Bezabea, una Hittita, moglie di Uria, fu sedotta, violentata e messa incinta dal re Davide, che oltre a questo, ordinò di uccidere il marito della donna (2Sam 11,1-27). Il modo di agire di queste quattro donne non concordava con le norme tradizionali. Intanto, furono queste le iniziative poco convenzionali che dettero continuità alla stirpe di Gesù e portarono a tutto il popolo la salvezza di Dio. Tutto ciò ci fa pensare e ci interpella quando diamo troppo valore alla rigidità delle norme.
  • Il calcolo di x 14 generazioni (Mt 1,17) ha un significato simbolico. Tre é il numero della divinità. Quattordici è il doppio di sette. Sette è il numero perfetto. Per mezzo di questo simbolismo Matteo esprime la convinzione dei primi cristiani secondo cui Gesù apparve nel tempo stabilito da Dio. Con il suo arrivo la storia raggiunge la sua pienezza.

Per un confronto personale

  • Qual è il messaggio che tu scopri nella genealogia di Gesù? Hai trovato una risposta alla domanda che Matteo lascia nella nostra testa?
  • Le compagne di Maria, la madre di Gesù, sono ben diverse da come ce le immaginavamo. Qual è la conclusione che tu ne trai per la tua devozione alla Vergine?

Preghiera finale

Il suo nome duri in eterno,  davanti al sole persista il suo nome. In lui saranno benedette  tutte le stirpi della terra 

e tutti i popoli lo diranno beato. (Sal 71)


 

Sabato, 18 dicembre 2021

III settimana di Avvento

Preghiera

Oppressi a lungo sotto il giogo del peccato, aspettiamo, o Padre, la nostra redenzione; la nuova nascita del tuo unico Figlio ci liberi dalla schiavitù antica. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 

Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 

Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. 

Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele”, che significa Dio-con-noi. 

Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Riflessione 

  • Nel Vangelo di Luca la storia dell’infanzia di Gesù (capitoli 1 e 2 di Luca) è incentrata attorno alla persona di Maria. Qui nel Vangelo di Matteo l’infanzia di Gesù (capitoli 1 e 2 di Matteo) è incentrata attorno alla persona di Giuseppe, il promesso sposo di Maria. Giuseppe era della discendenza di Davide. Per mezzo di lui Gesù appartiene alla razza di Davide. Così in Gesù, si compiono le promesse fatta da Dio a Davide ed alla sua discendenza.
  • Come abbiamo visto nel vangelo di ieri, nelle quattro donne compagne di Maria, nella genealogia di Gesù, c’era qualcosa di anormale che non concordava con le norme della legge: Tamar, Raab, Ruth e Bezabea. Il Vangelo di oggi ci mostra che anche in Maria c’era qualcosa di anormale, contrario alle leggi dell’epoca. Agli occhi della gente di Nazaret lei apparve incinta prima di convivere con Giuseppe. Né la gente né il futuro marito sapevano l’origine di questa gravidanza. Se Giuseppe fosse stato giusto secondo la giustizia degli scribi e dei farisei, lui avrebbe dovuto denunciare Maria, e la pena che avrebbe dovuto subire sarebbe stata la morte, a colpi di pietra.
  • Giuseppe era giusto, si, ma la sua giustizia era differente. Già anticipatamente praticava ciò che Gesù avrebbe insegnato più tardi: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli” (Mt 5,20). E’ per questo che Giuseppe, non comprendendo i fatti e non volendo ripudiare Maria, decise di licenziarla in segreto.
  • Nella Bibbia, la scoperta della chiamata di Dio nei fatti della vita, avviene in diversi modi. Per esempio, attraverso la meditazione dei fatti (Lc 2,19.51), attraverso la meditazione della Bibbia (At 15,15-19; 17,2-3), attraverso gli angeli (la parola angelo significa messaggero), che aiutavano a scoprire il significato dei fatti (Mt 28,5-7). Giuseppe riuscì a percepire il significato di ciò che stava avvenendo in Maria mediante un sogno. Nel sogno un angelo si servì della Bibbia per chiarire l’origine della gravidanza di Maria. Veniva dall’azione dello Spirito di Dio.
  • Quando tutto fu chiaro per Maria, lei disse: “Ecco l’ancella del Signore. Si faccia in me secondo la tua Parola!” Quando tutto fu chiaro per Giuseppe, lui assunse Maria come sua sposa ed andarono a vivere insieme. Grazie alla giustizia di Giuseppe, Maria non fu messa a morte a colpi di pietra e Gesù continuò a vivere nel suo seno.

Per un confronto personale

  • Agli occhi degli scribi, la giustizia di Giuseppe sarebbe una disobbedienza. C’è in questo un messaggio per noi?
  • Come scopri la chiamata della Parola di Dio nei fatti della tua vita?

Preghiera finale

Dio libererà il povero che grida  e il misero che non trova aiuto,  avrà pietà del debole e del povero  e salverà la vita dei suoi miseri. (Sal 71)


 

Domenica, 19 dicembre 2021

La visita di Maria ad Elisabetta 

Dio si rivela nelle cose più semplici

Luca 1,39-45

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. a) Chiave di lettura:

Il Vangelo di oggi descrive la visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Si conoscevano tutte e due. 

Erano parenti. Ma in questo incontro scoprono, l’una nell’altra, un mistero che non conoscevano ancora e che le riempie di molta gioia. Quante volte ci succede nella vita di incontrare persone che conosciamo, ma che ci sorprendono di nuovo per la saggezza che posseggono e per la testimonianza di fede che ci danno! E’ così che Dio si rivela e ci fa conoscere il mistero della sua presenza nella nostra vita. 

Il testo del vangelo di questa quarta domenica di Avvento non include il cantico di

Maria (Lc 1,46-56) e traccia appena la descrizione della visita di Maria ad Elisabetta (Lc

1,39-45). In questo breve commento ci prendiamo la libertà di includere anche il Cantico di Maria, perché aiuta a capire meglio tutta la portata dell’esperienza che le due donne hanno avuto nel momento della visita. Il Cantico rivela che l’esperienza che Maria ebbe nel momento del saluto di Elisabetta l’aiuta a percepire la presenza del mistero di Dio non solo nella persona di Elisabetta, ma anche nella sua vita e nella storia del suo popolo. 

Durante la lettura del testo, cerca di essere attento a quanto segue: “Con quali gesti, parole e paragoni, sia Elisabetta che Maria, esprimono la scoperta della presenza di Dio nella loro vita?” 

  1. b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 1,39-40: Maria esce di casa per visitare sua cugina Elisabetta 

Luca 1,41: Udendo il saluto di Maria, Elisabetta sperimenta la presenza di Dio 

Luca 1,42-44: Saluto di Elisabetta a Maria 

Luca 1,45: L’elogio di Elisabetta a Maria  Luca 1,46-56: Il Magnificat, il Cantico di Maria c) Testo: 

39In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». 

46Allora Maria disse:« L’anima mia magnifica il Signore 

47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 

48perché ha guardato l’umiltà della sua serva. 

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. 

49Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: 

50 di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 

51Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

  • ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
  • ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
  • Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,

55come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». 

56Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nella orazione. 

  1. Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
  2. Quali sono i gesti, le parole, i paragoni che esprimono la scoperta di Elisabetta sulla presenza di Dio nella sua vita ed in quella di Maria?
  3. Con quali gesti, parole e paragoni Maria esprime la scoperta che fa della presenza di Dio nella sua vita, nella vita di Elisabetta e nella storia del suo popolo? d) Qual è la causa di allegria delle due donne? 
  4. Qual è il simbolo del Vecchio Testamento che viene ricordato ed attualizzato nella descrizione di questa visita?
  5. Dove e come l’allegria della presenza di Dio avviene oggi nella mia vita e nella vita della mia famiglia e comunità?

Per coloro che desiderano approfondire il tema a) Contesto di ieri e di oggi: 

Nel Vangelo di Matteo, l’infanzia di Gesù è centrata attorno alla persona di Giuseppe, padre putativo di Gesù. E’ attraverso “Giuseppe, sposo di Maria” (Mt 1,16), che Gesù diventa discendente di Davide, capace di compiere le promesse fatte a Davide. Nel Vangelo di Luca, al contrario, l’infanzia di Gesù è centrata attorno alla persona di Maria, “sposa di Giuseppe” (Lc 1,27). Luca non parla molto di Maria, ma ciò che dice è di una grande profondità ed importanza. Presenta Maria come modello di vita delle comunità cristiane. La chiave di questo modo di guardare Maria è la parola di Gesù rispetto a sua madre: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Nel modo in cui Maria si rapporta alla Parola di Dio, Luca vede l’atteggiamento più corretto da parte della comunità per rapportarsi con la Parola di Dio: accoglierla, incarnarla, approfondirla, ruminarla, farla nascere e crescere, lasciarci plasmare da essa, anche quando non la capiamo o ci fa soffrire. E’ questa la visione cha fa da sfondo ai capitoli 1 e 2 del vangelo di Luca, cha parlano di Maria, la madre di Gesù. Ossia, quando Luca parla di Maria, pensa alle comunità cristiane del suo tempo che vivevano sparse nelle città dell’Impero Romano. Maria è il modello della comunità fedele. E, fedele a questa tradizione biblica, l’ultimo capitolo di “Lumen Gentium” del Vaticano II che parla della Chiesa, rappresenta Maria come modello della Chiesa. 

L’episodio della visita di Maria ad Elisabetta indica un altro aspetto tipico di Luca. Tutte le parole e gli atteggiamenti, soprattutto il cantico di Maria, formano una grande celebrazione di lode. Sembra la descrizione di una liturgia solenne. 

Così facendo, Luca evoca un duplice ambiente: l’ambiente orante in cui Gesù nasce e cresce in Palestina, e l’ambiente liturgico e celebrativo, in cui le comunità cristiane vivono la loro fede. Insegna a trasformare una visita di Dio in servizio ai fratelli ed alle sorelle. 

  1. b) Commento del testo:

Luca 1,39-40: Maria va a visitare Elisabetta 

Luca mette l’accento nella prontezza di Maria nel rispondere alle esigenze della Parola di Dio. 

L’angelo le annuncia che Elisabetta è incinta ed immediatamente Maria si mette in cammino per verificare ciò che l’angelo le ha annunciato. Esce di casa per andare ad aiutare una persona che ha bisogno di aiuto. Da Nazaret fino alle montagne della Giudea i chilometri sono più di 100. 

Non c’erano né pullman, ne treni. Maria ascolta la Parola e la mette in pratica in modo assai efficiente.

Luca 1,41-44: Il saluto di Elisabetta 

Elisabetta rappresenta il Vecchio Testamento che termina. Maria, il Nuovo che inizia. Il Vecchio Testamento accoglie il Nuovo con gratitudine e con fiducia, riconoscendo in esso il dono gratuito di Dio che viene a realizzare ed a completare tutta l’aspettativa della gente. Nell’incontro tra le due donne si manifesta il dono dello Spirito che fa esultare di gioia il bambino nel grembo di Elisabetta. 

La Buona Notizia di Dio rivela la sua presenza in una delle cose più comuni della vita umana, cioè, due donne di casa che si fanno visita per aiutarsi. Visita, allegria, gravidanza, figli, aiuto reciproco, casa, famiglia: ed è in questo che Luca vuole che le comunità (e noi tutti) percepiscano e scoprano la presenza del Regno. Fino ad oggi, le parole di Elisabetta, fanno parte del salmo più conosciuto e più recitato in tutto il mondo, cioè l’Ave Maria.

Luca 1,45: L’elogio di Elisabetta a Maria

 “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. E’ il messaggio di Luca alle Comunità: credere nella Parola di Dio, che ha la forza di realizzare ciò che ci dice. E’ Parola che crea. Genera vita nuova nel seno di una vergine, nel seno del popolo povero e abbandonato che l’accoglie con fede. Questo elogio che Elisabetta fa a Maria si completa con l’elogio che Gesù fa di sua madre: “Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28).

Luca 1,46-56: Il cantico di Maria 

Molto probabilmente, questo cantico era conosciuto e cantato nelle Comunità cristiane. Insegna come si deve pregare e cantare. E’ anche una specie di termometro che rivela il livello di coscienza delle comunità della Grecia per cui Luca scrive il suo vangelo. Fino ad oggi, dai canti che si odono e si cantano nelle comunità è possibile valutare il livello di coscienza delle stesse.

Luca 1,46-50:

Maria inizia proclamando la mutazione avvenuta nella sua vita sotto lo sguardo amoroso di Dio, pieno di misericordia. Per questo, canta felice: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.” Per poter valutare tutta la portata di queste parole molto conosciute, conviene ricordare che si tratta di una ragazza molto giovane, forse di 15 o 16 anni, povera, di un villaggio sconosciuto della Palestina, periferia del mondo, ma con una chiara coscienza della sua condizione e della sua missione, tanto sua come della sua gente. Maria imita il cantico di Anna, madre del profeta Samuele (1Sam 2,1-10).

Luca 1,51-53: 

Immediatamente Maria canta la fedeltà di Yavè verso il suo popolo e proclama il cambiamento che il braccio di Yavè stava compiendo a favore dei poveri e degli affamati. L’espressione “braccio di Dio” ricorda la liberazione dell’Esodo. Questa mutazione avviene grazie alla forza salvatrice di Yavè: dispersa i superbi (1,51), rovescia i potenti dai troni ed innalza gli umili (1,52), rimanda a mani vuote i ricchi e ricolma di bene gli affamati (1,53). Qui appare il livello di coscienza dei poveri del tempo di Gesù e delle comunità del tempo di Luca che cantavano questo cantico e probabilmente lo sapevano a memoria. Vale la pena di paragonarlo con i canti che le comunità di oggi cantano nelle chiese. Sarà che abbiamo la stessa coscienza politica e sociale che si manifesta nel Cantico di Maria. Negli anni ’70 del secolo scorso, durante la dittatura militare dei paesi dell’America Latina, in occasione della pasqua militare, questo cantico di Maria è stato censurato perché considerato sovversivo. Fino ad oggi la coscienza di Maria, madre di Gesù, risulta scomoda!

Luca 1,54-55:

Infine ricorda che tutto questo è espressione della misericordia di Dio per il suo popolo e con il suo popolo ed espressione della sua fedeltà alle promesse fatte ad Abramo. La Buona Novella non è una ricompensa per l’osservanza della Legge, ma un’espressione della bontà e della fedeltà di Dio alle sue promesse. E’ ciò che Paolo insegnava nelle lettere ai Galati ed ai Romani. 

  1. c) Ampliando le informazioni:

Luca 1 e 2: fine del Vecchio Testamento, inizio del Nuovo Testamento 

Nei primi due capitoli di Luca, tutto gira attorno alla nascita di due creature: Giovanni e Gesù. I due capitoli ci fanno sentire il profumo del Vangelo di Luca. In essi l’ambiente è di lode e di tenerezza. Dall’inizio alla fine, si loda e si canta la misericordia di Dio che, finalmente, irrompe per compiere le sue promesse. E le compie a favore dei poveri, degli anawim, di coloro che sanno aspettare la sua venuta: Elisabetta, Zaccaria, Maria, Giuseppe, Simeone, Anna, i pastori, i tre magi.

 

Il primo ed il secondo capitolo del Vangelo di Luca sono molto conosciuti, ma poco approfonditi. Luca scrive imitando gli scritti del Vecchio Testamento. E’ come se i primi due capitoli del suo vangelo fossero gli ultimi del Vecchio Testamento, aprendo così la porta per la venuta del Nuovo. Questi due capitoli sono la soglia tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Luca vuole mostrare a Teofilo che le profezie si stanno realizzando. Gesù compie il Vecchio ed inizia il Nuovo. 

Questi due capitoli del Vangelo di Luca non sono storia nel senso di come noi oggi intendiamo la storia. Funzionavano molto più come specchio, in cui i destinatari del vangelo, i cristiani convertiti dal paganesimo, scoprivano che Gesù era venuto a compiere le profezie del Vecchio Testamento e a rispondere alle più profonde aspirazioni del cuore umano. Erano anche simbolo di ciò che stava accadendo nelle loro comunità al tempo di Luca. Le comunità venute dal paganesimo nasceranno da comunità di ebrei convertiti. Ma saranno diverse. Il Nuovo non corrisponde del tutto a ciò che il Vecchio immaginava e sperava. Era “segno di contraddizione” (Lc 2,34), causava tensioni ed era fonte di molto dolore. Nell’atteggiamento di Maria, Luca presenta un modello di come reagire e perseverare nel Nuovo.

Pregare con il Salmo 27 (26)

Il Signore è mia luce, di chi avrò paura? Il Signore è mia luce e mia salvezza,  di chi avrò paura?

Il Signore è difesa della mia vita,  di chi avrò timore?

Quando mi assalgono i malvagi 

per straziarmi la carne, sono essi, avversari e nemici,  a inciampare e cadere.

Se contro di me si accampa un esercito,  il mio cuore non teme; 

se contro di me divampa la battaglia,  anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore,  questa sola io cerco: 

abitare nella casa del Signore  tutti i giorni della mia vita,  per gustare la dolcezza del Signore  ed ammirare il suo santuario. Egli mi offre un luogo di rifugio  nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,  mi solleva sulla rupe. E ora rialzo la testa  sui nemici che mi circondano; 

immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,  inni di gioia canterò al Signore.

Ascolta, Signore, la mia voce.

Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; 

il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto,  non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,  non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,  ma il Signore mi ha raccolto. Mostrami, Signore, la tua via,  guidami sul retto cammino,  a causa dei miei nemici.

Non espormi alla brama dei miei avversari;  contro di me sono insorti falsi testimoni  che spirano violenza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore  nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte,  si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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