Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 12-18_Luglio-2021

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Lunedì, 12 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 10,34-11,1

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare ‘‘il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa’’. 

Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa”. 

Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Riflessione

  • Il Discorso della Missione del capitolo 10 del Vangelo di san Matteo, offre molti spunti per poter svolgere la missione di discepoli e missionari di Gesù Cristo. Il vangelo di oggi ci presenta la parte finale di questo Discorso della Missione.
  • Matteo 10,34-36: Non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Gesù parla sempre di pace (Mt 5,9; Mc 9,50; Lc 1,79; 10,5; 19,38; 24,36; Jo 14,27; 16,33; 20,21.26). E allora, come capire la frase del vangelo di oggi che sembra dire il contrario: “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.” Questa affermazione non significa che Gesù stesse a favore della divisione e della spada. No! Gesù non vuole né la spada (Gv 18,11), né la divisione. Vuole l’unione di tutti nella verità (cf. Gv 17,17-23). In quel tempo, l’annuncio della verità che lui, Gesù di Nazaret, era il Messia divenne motivo di molta divisione tra i giudei. Nella stessa famiglia o comunità, alcuni erano a favore ed altri radicalmente contro. In questo senso la Buona Novella di Gesù era veramente fonte di divisione, un “segno di contraddizione” (Lc 2,34) o, come diceva Gesù, lui portava la spada. Così si capisce l’altra avvertenza: “Sono venuto infatti a separare ‘‘il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa’’. Era ciò che stava succedendo, infatti, nelle famiglie e nelle comunità: molta divisione, molta discussione, conseguenza dell’annuncio della Buona Novella tra i giudei di quel tempo, perché alcuni accettavano, altri negavano. Oggi succede la stessa cosa. Molte volte, lì dove la Chiesa si rinnova, l’appello della Buona Novella diventa ‘segno di contraddizione’ e di divisione. Persone che per anni sono vissute comode nella routine della loro vita cristiana, non vogliono lasciarsi scomodare dalle ‘innovazioni’ del Vaticano II. Scomodate dai mutamenti, usano tutta la loro intelligenza per trovare argomenti in difesa delle loro opinioni e per condannare i mutamenti considerandoli contrari a ciò che loro pensano essere la vera fede.
  • Matteo 10,37: Chi ama suo padre e sua madre più di me, non è degno di me. Luca riporta questa stessa frase, ma molto più esigente. Dice letteralmente: “Se qualcuno viene a me, e non odia suo padre e sua madre, i suoi figli, i suoi fratelli, le sue sorelle, e perfino la propria vita, costui non può essere mio discepolo” (Lc 14,26). Come combinare questa affermazione di Gesù con quell’altra in cui ordina di osservare il quarto comandamento: amare e onorare il padre e la madre? (Mc 7,10-12; Mt 19,19). Due osservazioni: (a) Il criterio fondamentale su cui Gesù insiste sempre è questo: la Buona Novella di Dio deve essere il valore supremo della nostra vita. Non ci può essere nella vita un valore più grande. (b) La situazione economica e sociale all’epoca di Gesù era tale che le famiglie si vedevano obbligate a rinchiudersi in se stesse. Non avevano più le condizioni per rispettare gli obblighi della convivenza umana comunitaria, come per esempio: la condivisione, l’ospitalità, l’invito a tavola e l’accoglienza degli esclusi. Questa chiusura individualistica, causata dalla situazione nazionale ed internazionale, produceva distorsioni: (i) Rendeva impossibile la vita in comunità; (ii) Limitava il comandamento “onora il padre e la madre” esclusivamente al piccolo nucleo familiare e non più alla grande famiglia della comunità; (iii) Impediva la manifestazione piena della Buona Novella di Dio, perché se Dio è Padre/Madre noi siamo fratelli e sorelle gli uni degli altri. E questa verità deve incontrare la sua espressione nella vita in comunità. Una comunità viva e fraterna è lo specchio del volto di Dio. La convivenza umana senza comunità è uno specchio incrinato che sfigura il volto di Dio. In questo contesto, la richiesta di Gesù: “odiare padre e madre significava che i discepoli e le discepole dovevano superare la chiusura individualistica della piccola famiglia su di sé, ed ampliarla alla dimensione della comunità. Gesù stesso mise in pratica ciò che insegnò agli altri. La sua famiglia voleva chiamarlo a rinchiudersi in se stesso. Quando gli dissero: “Guarda, tua madre ed i tuoi fratelli sono fuori e ti cercano”, lui rispose: “Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?. E guardando le persone attorno a lui disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli. Chi fa la volontà di Dio, questo è mio fratello, mia sorella e mia madre” (Mc 3,32-35). Allunga la famiglia! Questo era e continua ad essere fino ad oggi per la piccola famiglia l’unico cammino per poter conservare e trasmettere i valori in cui crede.
  • Matteo 10,38-39: Le esigenze della missione dei discepoli. In questi due versetti Gesù dà consigli importanti ed esigenti: (a) Prendere la croce e seguire Gesù: Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me. Per percepire tutta la portata

di questo primo consiglio è bene aver presente la testimonianza di San Paolo: “Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”. (Gal 6,14). Caricare la croce suppone, fino ad oggi, un taglio radicale con il sistema iniquo in vigore nel mondo. (b) Avere il coraggio di dare la vita: Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.” Si sente realizzato nella vita solo chi è capace di darla totalmente agli altri. Chi invece vuole conservarla, la perde. Questo secondo consiglio conferma l’esperienza umana più profonda: la fonte di vita sta nel dono della vita. Dando si riceve. Se il chicco di grano non muore ..… (Gv 12,24). 

  • Matteo 10,40: L’identificazione del discepolo con Gesù e con Dio stesso. Questa esperienza così umana della donazione e del dono riceve qui un chiarimento, un approfondimento: “Chi accoglie voi, accoglie me e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”. Nel dono totale di sé, il discepolo si identifica con Gesù; lì avviene l’incontro con Dio, e Dio si lascia incontrare da chi lo cerca.
  • Matteo 10,41-42: La ricompensa del profeta, del giusto e del discepolo. Il Discorso della Missione termina con una frase sulla ricompensa: Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa”. In questa frase la sequenza è molto significativa: il profeta è riconosciuto per la sua missione come mandato da Dio. Il giusto è riconosciuto per il suo comportamento, per il suo modo perfetto di osservare la legge di Dio. Il discepolo è riconosciuto per nessuna qualità o missione speciale, ma semplicemente per la sua condizione sociale di gente piccola. Il Regno non è fatto di cose grandi. E’ come una casa molto grande che si costruisce con mattoni piccoli. Chi disprezza il mattone, difficilmente costruirà la casa. Anche un bicchiere di acqua serve da mattone per la costruzione del Regno.
  • Matteo 11,1: La fine del Discorso della Missione. Fine del Discorso della Missione. Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Ora Gesù parte per mettere in pratica ciò che insegnò. Lo vedremo nei prossimi capitoli 11 e 12 del vangelo di Matteo.

Per un confronto personale

  • Perdere la vita per guadagnare la vita. Hai avuto qualche esperienza di sentirti ricompensato/a per un atto di donazione o di gratuità agli altri?
  • Chi riceve voi, riceve me, e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato. Fermati e pensa ciò che Gesù dice qui: lui e Dio stesso si identificano con te.

Preghiera finale

Signore, beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! 

Beato chi trova in te la sua forza cresce lungo il cammino il suo vigore. (Sal 83)


 

Martedì, 13 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: “Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsaida. Perché, se a Tiro e a Sidóne fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidóne nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. 

E tu, Cafarnao, ‘‘sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!’’. Perché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!”

Riflessione 

  • Il Discorso della Missione occupa il capitolo 10. I capitoli 11 e 12 descrivono la Missione che Gesù svolgeva e come la svolgeva. Nei due capitoli si parla di come la gente ha aderito, ha dubitato dell’azione evangelizzatrice di Gesù, o la ha rifiutato. Giovanni Battista, che guardava Gesù con gli occhi del passato, non riesce a capirlo (Mt 11,1-15). La gente, che guardava Gesù per interesse, non fu in grado di capirlo (Mt 11,16-19). Le grandi città attorno al lago, che ascoltarono la predicazione di Gesù e videro i suoi miracoli, non vollero aprirsi al suo messaggio (è il testo del vangelo di oggi). I saggi ed i dottori, che apprezzavano tutto a partire dalla loro propria scienza, non furono capaci di capire la predicazione di Gesù (Mt 11,25). I farisei che confidavano solo nell’osservanza della legge, criticavano Gesù (Mt 12,1-8) e decisero di ucciderlo (Mt 12,9-14). Dicevano che Gesù agiva a nome di Belzebù (Mt 12,22-37). Volevano una prova per poter credere in lui (Mt 12,38-45). Nemmeno i parenti di Gesù lo appoggiavano (Mt 12,46-50). Solo i piccoli e la gente malata capiva ed accettava la Buona Novella del Regno (Mt 11,25-30). Andavano dietro a lui (Mt 12,15-16) e vedevano in lui il Servo annunciato da Isaia (Mt 12,17-21).
  • Questo modo di descrivere l’azione missionaria di Gesù era un’avvertenza chiara per i discepoli e le discepole che con Gesù percorrevano la Galilea. Non potevano aspettarsi ricompense o elogi per il fatto di essere missionari/e di Gesù. L’avvertenza vale anche per noi che oggi leggiamo e meditiamo questo Discorso della Missione, poiché i vangeli sono scritti per tutti i tempi. Ci invitano a confrontare l’atteggiamento che abbiamo con Gesù con l’atteggiamento dei personaggi che appaiono nel vangelo e a chiederci se siamo come Giovanni Battista (Mt 11,1-15), come la gente interessata (Mt 11,16-19), come le città incredule (Mt 11,20-24), come i dottori che pensavano di sapere tutto e non capivano nulla (Mt 11,25), come i farisei che sapevano solo criticare (Mt 12,1-45) o come la gente piccola che andava alla ricerca di Gesù (Mt 12,15) e che, con la sua saggezza, sapeva capire ed accettare il messaggio del Regno (Mt 11,25-30).
  • Matteo 11,20: La parola contro le città che non lo riceveranno. Lo spazio in cui Gesù si mosse durante quei tre anni della sua vita missionaria era piccolo. Solo pochi chilometri quadrati lungo il Mare di Galilea attorno alle città di Cafarnao, Betzaida e Corazin. Solamente! Orbene, fu in questo spazio così ridotto dove Gesù fece la maggior parte dei suoi discorsi e miracoli. Venne a salvare tutta l’umanità, e quasi non uscì dallo spazio limitato della sua terra. Tragicamente, Gesù dovette constatare che la gente di quelle città non volle accettare il messaggio del Regno e non si convertì. Le città si irrigidirono nelle loro credenze, tradizioni e costumi e non accettarono l’invito di Gesù a cambiare vita.
  • Matteo 11,21-24: Corazin, Betzaida e Cafarnao sono peggiori di Tiro e Sidone. Nel passato, Tiro e Sidone, nemici ferrei di Israele, maltrattarono il popolo di Dio. Per questo furono maledette dai profeti (Is 23,1; Jr 25,22; 47,4; Ez 26,3; 27,2; 28,2; Jl 4,4; Am 1,10). Ed ora Gesù dice che queste città, simboli di tutta la malvagità, si sarebbero già convertite se in esse si fossero realizzati tutti i miracoli avvenuti a Corazin ed a Betzaida. La città di Sodomia, simbolo della peggiore perversione, fu distrutta dall’ira di Dio (Gen 18,16 a 19,29). Ed ora, Gesù dice che Sodomia esisterebbe fino ad oggi, poiché si sarebbe convertita se avesse visto i miracoli che Gesù fece a Cafarnao. Oggi ancora viviamo questo stesso paradosso. Molti di noi, che siamo cattolici fin da bambini, abbiamo molte solide convinzioni, tanto che nessuno è capaci di convertirci. E in alcuni luoghi, il cristianesimo, invece di essere fonte di cambiamento e di conversione, diventa il rifugio delle forze più reazionarie della politica del paese.

Per un confronto personale

  • Come mi pongo dinanzi alla Buona Novella di Gesù: come Giovanni Battista, come la gente interessata, come i dottori, come i farisei o come la gente piccola e povera?
  • La mia città, il mio paese meritano l’avvertenza di Gesù contro Cafarnao, Corazin e Betzaida?

 

Preghiera finale

Grande è il Signore e degno di ogni lode nella città del nostro Dio. 

Il suo monte santo, altura stupenda, è la gioia di tutta la terra. (Sal 47)


 

Mercoledì, 14 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,25-27

In quel tempo, Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. 

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”.

Riflessione

  • Il brano liturgico di Mt 11,25-27 rappresenta una svolta nel vangelo di Matteo: a Gesù vengono poste le prime domande sull’avvicinarsi del regno dei cieli. Il primo a porre tali interrogativi sull’identità di Gesù è Giovanni Battista, il quale tramite i suoi discepoli gli rivolge una precisa domanda: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (11,3). Invece i Farisei insieme agli Scribi si rapportano a Gesù con parole di rimprovero e giudizio: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato» (12,2). Sinora nei capp. 1-10 la venuta del regno dei cieli nella persona di Gesù non sembrava avere ostacoli, ma dal cap.11 vengono poste delle precise difficoltà. Ovvero molti iniziano a prendere posizione di fronte alla persona di Gesù: a volte è «oggetto di scandalo», di caduta (11,6); «questa generazione», nel senso di questa discendenza umana , non ha un atteggiamento di accoglienza nei confronti del regno che viene; le città situate lungo il lago non si convertono (11,20); sul comportamento di Gesù si scatena una vera e propria controversia (cap.12) anzi, s’inizia premeditare come farlo morire (12,14). Questo è il clima di sfiducia e di contestazione in cui Matteo inserisce il nostro brano.
  • Ora è arrivato il momento di interrogarsi sull’attività di Gesù: come interpretare queste «opere del Cristo» (11,2.19)? Come spiegare questa azioni taumaturgiche (11,

20.21.23)? Tali interrogativi riguardano la cruciale questione della messianicità di Gesù. Intanto le opere messianiche di Gesù pongono sotto giudizio non soltanto «questa generazione» ma anche le città che sono intorno al lago che non si son convertite all’avvicinarsi del regno nella persona di Gesù. 

  • Divenire piccolo. L’itinerario più efficace per realizzare questa conversione è diventare «piccoli». Gesù comunica questa strategia della «piccolezza» in una preghiera di riconoscenza (11,27) che ha un parallelo splendido nelle testimonianza resa dal Padre in occasione del battesimo (11,27). Gli studiosi amano chiamare questa preghiera un’ «inno di giubilo». Il ritmo della preghiera di Gesù inizia con una confessione: «ti rendo lode», «confesso a te». Tale espressione introduttiva rende la parola di Gesù alquanto solenne. La preghiera di lode che Gesù pronuncia presenta le caratteristiche di una risposta rivolta al lettore. Gesù si rivolge a Dio con l’espressione «Signore del cielo e della terra», vale a dire, a Dio come creatore e custode del mondo. Nel giudaismo, invece, si era soliti rivolgersi a Dio con l’invocazione «Signore del mondo», ma non l’aggiunta del termine «Padre», caratteristica distintiva della preghiera di Gesù. Il motivo della lode e lo svelarsi di Dio: perché nascondesti…, rivelasti. Il nascondimento riferito ai «sapienti e intelligenti» riguarda gli scribi e i farisei considerati come interamente chiusi e ostili all’avvicinarsi del Regno (3,7ss; 7,29; 9,3.11.34). La rivelazione ai piccoli, il termine greco dice «infanti», coloro che ancora non parlano. Quindi Gesù designa gli uditori privilegiati della proclamazione del regno dei cieli come gli inesperti della legge, i non istruiti.
  • Quali siano «queste cose» che vengono nascoste o rivelate? Il contenuto di questa rivelazione o nascondimento è Gesù, il Figlio di Dio, il rivelatore del Padre. È evidente per il lettore che lo svelarsi di Dio è legato inscindibilmente alla persona di Gesù, alla sua parola, alle sue azioni messianiche. È lui che permette lo svelarsi di Dio e non la legge o gli eventi premonitori del tempo finale.
  • Lo svelarsi di Dio dal Padre al Figlio. Nell’ultima parte del discorso Gesù fa un’autopresentazione di se stesso come colui al quale ogni cosa è stata comunicata dal Padre. Nel contesto dell’avvicinarsi del Regno Gesù ha il ruolo e la missione di rivelare il Padre celeste in tutto. In tale compito e ruolo riceve la totalità del potere, del sapere e l’autorità di giudicare. Per confermare questo ruolo così impegnativo Gesù si appella alla testimonianza del Padre, l’unico che possiedo una reale conoscenza di Gesù: «Nessuno conosce il Figlio se non il Padre» e viceversa «e nessuno conosce il Padre se non il Figlio». La testimonianza del Padre è insostituibile perché la dignità unica di Gesù come Figlio venga compresa dai suoi discepoli. Inoltre, viene affermata l’unicità di Gesù nel rivelare il Padre; lo affermava già il vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio, ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (1,18). In sintesi. L’evangelista fa capire ai suoi lettori che lo svelarsi di Dio avviene attraverso il Figlio. Di più: il Figlio rivela il Padre a chi vuole.

 

Per un confronto personale

  • La tua preghiera sente il bisogno di esprimere tutta la gratitudine al Padre per i doni con cui cola la tua vita? Ti capita di confessare pubblicamente di esaltare il Signore a motivo delle opere meravigliose che compie nel mondo. Nella chiesa, nella tua vita?
  • Nella tua ricerca di Dio fai affidamento sulla tua sapienza e intelligenza o ti lasci guidare dalla sapienza di Dio? Che attenzione poni al tuo rapporto con Gesù? Ascolti la sua Parola? Assumi i suoi sentimenti per scoprire la sua fisionomia di Figlio del Padre celeste?

Preghiera finale

La mia bocca annunzierà la tua giustizia, proclamerà sempre la tua salvezza. 

Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. (Sal 70)


 

Giovedì, 15 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi è composto da appena tre versetti (Mt 11,28-30) cha fanno parte di una breve unità letteraria, una delle più belle, in cui Gesù ringrazia il Padre per aver rivelato la saggezza del Regno ai piccoli e perché la nasconde ai dottori e ai saggi (Mt 11,25-30). Nel breve commento che segue includeremo tutta l’unità letteraria.
  • Matteo 11,25-26: Solo i piccoli accettano e comprendono la Buona Novella del Regno. Gesù recita una preghiera: “Io ti ringrazio, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”. I saggi, i dottori di quell’epoca, hanno creato un sistema di leggi che imponevano al popolo in nome di Dio (Mt 23,3-4). Loro pensavano che Dio esigeva dalla gente queste osservanze. Ma la legge dell’amore, che Gesù ci ha rivelato, diceva il contrario. Ciò che importa per salvarci, non è ciò che facciamo per Dio, ma ciò che Dio, nel suo grande amore, fa per noi! Dio vuole misericordia e non sacrifici (Mt 9,13). La gente piccola e povera capiva questo modo di parlare di Gesù e si rallegrava. I saggi dicevano che Gesù era nell’errore. Non riuscivano a capire questo insegnamento. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto! Piace al Padre che i piccoli capiscano il messaggio del Regno e che i saggi e i sapienti non lo capiscano! Se loro vogliono capirlo, devono diventare alunni dei piccoli! Questo modo di pensare e di insegnare scomoda la gente e cambia la convivenza.
  • Matteo 11,27: L’origine della nuova Legge: il Figlio conosce il Padre. Quello che il Padre ci deve dire, lo ha consegnato a Gesù, e Gesù lo rivela ai piccoli, perché questi si aprano al suo messaggio. Gesù, il Figlio, conosce il Padre. Lui sa ciò che il Padre ci voleva comunicare, quando molti secoli or sono, consegnò la sua Legge a Mosè. Anche oggi, Gesù sta insegnando molte cose ai poveri e ai piccoli e, attraverso di loro, a tutta la sua Chiesa.
  • Matteo 11,28-30: L’invito di Gesù valido fino ad oggi. Gesù invita tutti coloro che sono stanchi ad andare da lui, e lui promette riposo. Nelle comunità attuali, noi dovremmo essere la continuazione di questo invito che Gesù rivolse alla gente stanca ed oppressa dal peso delle osservanze richieste dalle legge di purezza. Lui dice: “Imparate da me che sono mite ed umile di cuore”. Molte volte, questa frase è stata manipolata, per chiedere alla gente sottomissione, mansuetudine e passività. Gesù vuole dire il contrario. Chiede alla gente di non ascoltare “i sapienti ed intelligenti”, i professori di religione dell’epoca e di cominciare ad imparare da lui, da Gesù, un uomo venuto dall’entroterra di Galilea, senza istruzione superiore, che si dice “mite ed umile di cuore”. Gesù non fa come gli scribi che si esaltano con la loro scienza, ma si mette accanto alla gente sfruttata ed umiliata. Gesù, il nuovo maestro, sa per esperienza ciò che avviene nel cuore del popolo che soffre. Lui lo ha vissuto da vicino e lo ha conosciuto nei trent’anni di vita a Nazaret.
  • Come Gesù mette in pratica ciò che insegnò nel Discorso della Missione. Gesù ha una passione: annunciare la Buona Novella del Regno. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove Gesù incontrava gente che lo ascoltava, Gesù trasmetteva la Buona Novella. In qualsiasi posto. Nelle sinagoghe durante la celebrazione della Parola (Mt 4,23). Nelle case degli amici (Mt 13,36). Andando lungo il cammino con i discepoli (Mt 12,1-8). Lungo le rive del mare, seduto in una barca (Mt 13,1-3). Sulla montagna, da dove proclamò le beatitudini (Mt 5,1). Nelle piazze e nelle città, dove la gente gli portava i malati (Mt 14,34-36). Anche nel Tempio di Gerusalemme, durante i pellegrinaggi (Mt 26,55)! In Gesù, tutto è rivelazione di ciò che portava dentro! Non solo annunciava la Buona Novella del Regno. Lui stesso era e continua ad essere un segno vivo del Regno. In lui appare evidente ciò che succede quando un essere umano lascia che Dio regni nella sua vita. Il vangelo di oggi rivela la tenerezza con cui Gesù accoglie i piccoli. Lui voleva che loro incontrassero riposo e pace. Per questa sua scelta, per i piccoli ed esclusi, Gesù fu criticato e perseguitato. Soffrì molto! Lo stesso avviene oggi. Quando una comunità cerca di aprirsi e di essere un luogo di accoglienza e di consolazione per i piccoli e gli esclusi di oggi che sono gli stranieri ed i migranti, molte persone non sono d’accordo e criticano.

Per un confronto personale

  • Hai sperimentato qualche volta il riposo promesso da Gesù?
  • Come possono, le parole di Gesù, aiutare la nostra comunità ad essere un luogo di riposo per le nostre vite?

Preghiera finale

È in te, Signore, la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce. 

Concedi la tua grazia a chi ti conosce, la tua giustizia ai retti di cuore. (Sal 35)


 

Venerdì, 16 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 12,1-8

In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano. 

Ciò vedendo, i farisei gli dissero: “Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato”. 

Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato”.

 

Riflessione

  • Nel vangelo di oggi vediamo da vicino molti conflitti tra Gesù e le autorità religiose dell’epoca. Sono conflitti attorno alle pratiche religiose di quel tempo: digiuno, purezza, osservanza del sabato, etc. In termini odierni, sarebbero conflitti riguardanti per esempio, il matrimonio tra persone divorziate, l’amicizia con prostitute, l’accoglienza degli omosessuali, la comunione senza sposarsi in chiesa, il non andare a messa la domenica, non digiunare il venerdì della settimana santa. Sono molti i conflitti: in casa, a scuola, nel lavoro, in comunità, in chiesa, nella vita personale, nella società. Conflitti di crescita, di relazione, di età, di mentalità. Tanti! Vivere la vita senza conflitto è impossibile! Il conflitto fa parte della vita e spunta fin dalla nascita. Nasciamo con dolori di parto. I conflitti non sono incidenti lungo il percorso, ma fanno parte del cammino, del processo di conversione. Ciò che colpisce è il modo in cui Gesù affronta i conflitti. Nella discussione con gli avversari, non si trattava di aver ragione contro di loro, ma di far prevalere l’esperienza che lui, Gesù, aveva di Dio, Padre e Madre. L’immagine di Dio che gli altri avevano era quella di un giudice severo che minacciava e condannava solamente. Gesù cerca di far prevalere la misericordia sull’osservanza cieca delle norme e della legge che non avevano nulla a che vedere con l’obiettivo della Legge che è la pratica dell’amore.
  • Matteo 12,1-2: Raccogliere grano il giorno di sabato e la critica dei farisei. In un giorno di sabato, i discepoli passavano lungo le piantagioni e si aprivano il cammino cogliendo spighe per mangiarle. Avevano fame. I farisei giungono ed invocano la Bibbia per dire che i discepoli stanno commettendo una trasgressione della legge del Sabato (cf Es 20,8-11). Anche Gesù usa la Bibbia e risponde invocando tre esempi tratti dalla Scrittura: (a) di Davide, (b) dalla legislazione sul lavoro dei sacerdoti nel tempio e (c) dall’azione del profeta Osea, ossia, cita un libro storico, un libro legislativo e un libro profetico.
  • Matteo 12,3-4: L’esempio di Davide. Gesù ricorda che Davide stesso fece una cosa proibita dalla legge, perché tolse il pane sacro dal tempio e lo dette da mangiare ai soldati che avevano fame (1 Sam 21,2-7). Nessun fariseo ebbe il coraggio di criticare il re Davide!
  • Matteo 12,5-6: L’esempio dei sacerdoti. Accusato dalle autorità religiose, Gesù argomenta partendo da ciò che loro stesse, le autorità religiose, fanno il giorno di sabato. Nel tempio di Gerusalemme, il giorno di sabato, i sacerdoti lavoravano molto di più degli altri giorni della settimana, poiché dovevano sacrificare gli animali per i sacrifici, dovevano, pulire, scopare, caricare pesi, sgozzare gli animali, etc., e nessuno diceva che era contro la legge, pensavano che fosse normale! La legge stessa li obbligava a fare questo (Num 28,9-10).
  • Matteo 12,7: L’esempio del profeta. Gesù cita la frase del profeta Osea: Misericordia voglio e non sacrificio. La parola misericordia significa avere il cuore (cor) nella miseria (miseri) degli altri, ossia, la persona misericordiosa deve stare molto vicino alla sofferenza delle persone, deve identificarsi con loro. La parola sacrificio significa fare (fício) che una cosa sia consacrata (sacri), ossia chi offre un sacrificio separa l’oggetto sacrificato dall’uso profano e lo distanzia dalla vita giornaliera della gente.

Se i farisei avessero avuto questo modo di guardare la vita del profeta Osea, avrebbero saputo che il sacrificio più gradito a Dio non è che la persona consacrata viva lontano dalla realtà, ma che disponga interamente il suo cuore consacrato al servizio dei fratelli e delle sorelle per sollevarli dalla miseria. Non avrebbero considerato colpevoli coloro che in realtà erano innocenti. 

  • Matteo 12,8: Il Figlio dell’Uomo è padrone del sabato. Gesù termina con questa frase: il Figlio dell’Uomo è padrone perfino del sabato! Gesù stesso è il criterio dell’interpretazione della Legge di Dio. Gesù conosceva la Bibbia a memoria e la invocava per indicare che gli argomenti degli altri non avevano fondamento. In quel tempo, non c’erano Bibbie stampate come le abbiamo oggi. In ogni comunità c’era solo una Bibbia scritta a mano, che rimaneva nella sinagoga. Se Gesù conosceva così bene la Bibbia, vuol dire che durante i trenta anni della sua vita a Nazaret, aveva partecipato intensamente alla vita di comunità, dove ogni sabato si leggevano le scritture. La nuova esperienza di Dio Padre, faceva sì che Gesù riuscisse a scoprire meglio l’intenzione di Dio nel decretare le leggi dell’Antico Testamento. Vivendo trenta anni a Nazaret e sentendo nella sua pelle l’oppressione e l’esclusione di tanti fratelli e sorelle, in nome della Legge, Gesù deve aver percepito che non poteva essere questo il senso della legge. Se Dio è Padre, allora accoglie tutti come figli e figlie. Se Dio è Padre, allora noi dobbiamo essere fratelli e sorelle tra di noi. Gesù visse questo e pregò per questo, dal principio fino alla fine. La Legge deve stare al servizio della vita e della fraternità. “L’essere umano non è fatto per il sabato, ma il sabato per l’essere umano” (Mc 2,27). Per la sua fedeltà a questo messaggio Gesù fu condannato a morte. Lui scomodò il sistema, e il sistema si difese, usando la forza contro Gesù, poiché lui voleva che la Legge fosse messa al servizio della vita, e non viceversa. Ci manca molto per conoscere a fondo la Bibbia e per partecipare a fondo alla comunità, come fece Gesù.

Per un confronto personale

  • Che tipo di conflitti vivi in famiglia, nella società e nella Chiesa? Quali sono i conflitti riguardo alle pratiche religiose che oggi, recano sofferenza alle persone e sono motivo di discussione e di polemica? Qual è l’immagine di Dio che è dietro tutti questi preconcetti, dietro tutte queste norme e proibizioni?
  • Cosa ti ha insegnato il conflitto in tutti questi anni? Qual è il messaggio che trai da tutto questo per le nostre comunità di oggi?

Preghiera finale

Signore, se penso a te nelle veglie notturne, a te che sei stato il mio aiuto, esulto di gioia all’ombra delle tue ali. A te si stringe l’anima mia e la forza della tua destra mi sostiene.

(Sal 62)


 

Sabato, 17 luglio 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 12,14-21

In quel tempo, i farisei, usciti, tennero consiglio contro Gesù per toglierlo di mezzo. Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo, perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia: “Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce. La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti”.

Riflessione 

  • Il vangelo di oggi consta di due parti legate tra di loro: (a) Descrive le diverse reazioni dei farisei e della gente che ascolta la predicazione di Gesù; (b) Descrive ciò che Matteo vede in questa diversa reazione: la realizzazione della profezia del Servo di Yavè, annunciato da Isaia.
  • Matteo 12,14: La reazione dei farisei: decidono di uccidere Gesù. Questo verso è la conclusione dell’episodio precedente, in cui Gesù sfida la malizia dei farisei, curando l’uomo che aveva la mano inarridita (Mt 12,9-14). La reazione dei farisei è stata di tenere un consiglio contro Gesù. Si arriva così alla rottura della relazione tra le autorità religiose e Gesù. In Marco questo episodio è molto più esplicito e provocante (Mc 3,1-6). Dice che la decisione di uccidere Gesù non era solo dei farisei, ma anche degli erodiani (Mc 3,6). Altare e Trono si uniranno contro Gesù.
  • Matteo 12,15-16: La reazione della gente: seguire Gesù. Quando viene a conoscenza della decisione dei farisei, Gesù si allontana dal luogo dove si trova. La gente lo segue. Pur sapendo che le autorità religiose hanno deciso di uccidere Gesù, la gente non si allontana da Gesù, anzi lo segue. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, ordinando loro di non divulgarlo La gente sa discernere. Gesù chiede di non divulgare la notizia, di non dire ciò che sta facendo. Grande contrasto. Da un lato, il conflitto di vita e morte, tra Gesù e le autorità religiose, dall’altro il movimento della gente desiderosa di incontrare Gesù! Soprattutto gli emarginati e gli esclusi che si presentavano a Gesù con le loro malattie e i loro mali. Loro che non erano accolti in società, e nell’ambito religioso, erano accolti da Gesù.
  • Matteo 12,17: La preoccupazione di Matteo: Gesù è il nostro Messia. Questa reazione diversa da parte dei farisei e della gente spinse Matteo a vedere in questo una realizzazione della profezia del Servo. Da un lato, il Servo, era perseguitato dalle autorità che lo hanno insultato e gli hanno sputato in faccia, ma lui non si volta indietro. Rese la sua faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso (Is 50,57). Dall’altro il Servo è cercato ed atteso dalla gente. La folla venuta da lontano aspetta il suo insegnamento (Is 42,4). E’ esattamente ciò che sta avvenendo con Gesù.
  • Matteo 12,18-21: Gesù adempie la profezia del Servo. Matteo riporta interamente il primo cantico del Servo. Leggi il testo lentamente, pensando a Gesù e ai poveri che oggi sono esclusi:
  • “Ecco il mio servo che io ho scelto;
  • il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
  • Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti.
  • Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce.
  • La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le genti”.

Per un confronto personale

  • Conosci qualche fatto in cui le autorità religiose, in nome della religione, decisero di perseguitare ed uccidere persone che, come Gesù, facevano bene alla gente?
  • Nella nostra comunità siamo servi di Dio per la gente? Cosa ci manca?

Preghiera finale

Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie. (Sal 35)


 

Domenica, 18 luglio 2021

Gesù ha compassione della gente Il banchetto della vita – Gesù invita alla condivisione Marco 6,30-34

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. Chiave di lettura:

Il testo che mediteremo questa 16ª Domenica del Tempo ordinario è breve. Solo cinque versetti. A prima vista, queste poche linee sembrano essere solo una breve introduzione al miracolo della moltiplicazione dei pani nel deserto (Mc 6,34-44). Se però, la Liturgia di questa domenica ha separato dal resto e sottolineato questi cinque versetti, vuol dire che racchiudono qualcosa di molto importante che forse non si noterebbe se servissero solo per introdurre il miracolo della moltiplicazione dei pani. 

Infatti questi cinque versetti rivelano una caratteristica di Gesù che ha sempre colpito e continua a farlo: la sua preoccupazione per la salute e la formazione dei discepoli, la sua umanità accogliente verso la gente povera di Galilea, la sua tenerezza verso le persone. Se la Chiesa, per mezzo della liturgia della domenica, ci invita a riflettere su questi aspetti dell’attività di Gesù è per spingerci a prolungare questo stesso atteggiamento di Gesù nel rapporto che abbiamo con gli altri. Durante la lettura presteremo attenzione ai minimi dettagli dell’atteggiamento di Gesù verso gli altri. 

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 6,30: Revisione dell’opera apostolica  

Marco 6,31-32: Preoccupazione di Gesù per il riposo dei discepoli 

Marco 6,33: La gente ha altri criteri e segue Gesù 

Marco 6,34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente c) Il testo: 

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

Alcune domande  

per aiutarci nella meditazione e nella orazione. 

  1. Qual’è l’aspetto dell’atteggiamento di Gesù che più ti è piaciuto e che ha destato più ammirazione tra la gente al tempo di Gesù?
  2. La preoccupazione di Gesù verso i discepoli e la preoccupazione di accogliere bene la gente: le due sono importanti. Quale delle due prevale nell’atteggiamento di Gesù?
  3. Paragona l’atteggiamento di Gesù all’atteggiamento del Buon Pastore del Salmo 23. Cosa colpisce maggiormente?
  4. L’atteggiamento della nostra comunità è lo stesso di Gesù?

Per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema

  1. a) Il contesto che illumina il testo:
  2. i) Il capitolo 6 di Marco mostra un enorme contrasto! Da un lato Marco parla del banchetto della morte, promosso da Erode con i grandi di Galilea, nel palazzo della Capitale, durante il quale viene ucciso Giovanni Battista (Mc 6,17-29). Dall’altro, il banchetto della vita, promosso da Gesù per la gente di Galilea, affamata nel deserto, in modo che non perissero lungo il cammino (Mc 6,35-44). I cinque versetti della lettura di questa domenica (Mc 6, 30-34) sono collocati esattamente tra questi due banchetti. ii) Questi cinque versetti sottolineano due cose:
  • offrono un ritratto di Gesù formatore dei discepoli;
  • indicano che annunciare la Buona Novella di Gesù non è solo una questione di dottrina, ma soprattutto di accoglienza, di bontà, di tenerezza, di disponibilità, di rivelazione dell’amore di Dio.
  1. b) Commento del testo:
  • Marco 6,30-32: L’accoglienza data ai discepoli

Questi versetti indicano che Gesù formava i nuovi leaders. Coinvolgeva i discepoli nella missione e soleva subito portarli verso un luogo più tranquillo per poter riposare e fare una revisione (cf Lc 10,17-20). Si preoccupava del loro alimento e del loro riposo, poiché l’opera della missione era tale che non avevano tempo per mangiare (cf Gv 21,9-13).

  • Marco 6,33-34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente

La gente percepisce che Gesù era andato all’altra riva del lago, e lo seguì. Quando Gesù, scendendo dalla barca, vide quella moltitudine, rinunciò al riposo e cominciò ad insegnare. Qui appare l’abbandono della gente. Gesù rimase commosso, “perché erano come pecore senza pastore”. Chi legge queste parole ricorda il salmo del buon pastore (Sl 23). Quando Gesù si rende conto che la gente non ha pastore, comincia lui ad esserlo. Comincia ad insegnare. Guida la moltitudine nel deserto della vita, e la moltitudine poteva così cantare: “Il Signore è il mio pastore! Non manco di nulla!” 

  1. c) Ampliando le informazioni:
  • Un ritratto di Gesù, formatore

“Seguire” era il termine che faceva parte del sistema educativo dell’epoca. Era usato per indicare il rapporto tra il discepolo ed il maestro. Il rapporto maestro-discepolo è diverso dal rapporto professore-alunno. Gli alunni assistono alle classi del professore su una determinata materia. I discepoli “seguono” il maestro e vivono con lui. Ed è proprio durante questa “convivenza” di tre anni con Gesù che i discepoli ricevettero la loro formazione.

Gesù, il Maestro, è l’asse, il centro ed il modello della formazione. Nei suoi atteggiamenti è una prova del Regno, incarna l’amore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30-31; Lc 15,11-32). 

Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Gesù indicava la sua presenza nella vita dei discepoli, preparandoli alla vita ed alla missione. Era il suo modo di dare una forma umana all’esperienza che lui stesso aveva avuto con il Padre:  * coinvolgere nella missione (Mc 6,7; Lc 9,1-2;10,1), 

  • una volta, la rivede con loro (Lc 10,17-20),
  • li corregge quando sbagliano o quando vogliono essere i primi (Mc 10,13-15; Lc 9,46-48),
  • aspetta il momento opportuno per correggerli (Mc 9,33-35),
  • li aiuta a discernere (Mc 9,28-29),
  • li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21),
  • li prepara per il conflitto (Gv 16,33; Mt 10,17-25),
  • li manda ad osservare ed analizzare la realtà (Mc 8,27-29; Jo 4,35; Mt 16,1-3),
  • riflette con loro sulle questioni del momento (Lc 13,1-5),
  • mette loro dinanzi i bisogni della moltitudine (Gv 6,5),
  • corregge la mentalità di vendetta (Lc 9,54-55),
  • insegna che i bisogni della moltitudine stanno al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt

12,7.12),

  • lotta contro la mentalità che considera la malattia come un castigo di Dio (Gv 9,2-3),
  • passa del tempo solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3),
  • sa ascoltare, anche quando il dialogo è difficile, (Gv 4,7-42),
  • li aiuta ad accettarsi (Lc 22,32),
  • è esigente e chiede loro di lasciare tutto per lui (Mc 10,17-31),
  • é severo con l’ipocrisia (Lc 11,37-53),
  • pone più domande che risposte (Mc 8,17-21),
  • é fermo e non si lascia deviare dal cammino (Mc 8,33; Lc 9,54-55).

Ecco un ritratto di Gesù formatore. La formazione della “sequela di Gesù” non era in primo luogo la trasmissione di verità da imparare a memoria, bensì una comunicazione della nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Gesù per i discepoli. La comunità che si formava attorno a Gesù era l’espressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere altri occhi, altri atteggiamenti. Faceva nascere in loro una nuova consapevolezza nei riguardi della missione e di loro stessi. Faceva sì che mettessero i loro piedi accanto a quelli degli esclusi. Produceva, in alcuni, la “conversione” per aver accettato la Buona Novella (Mc 1,15). 

  • Come Gesù annuncia la Buona Novella alla moltitudine

Il fatto che Giovanni fosse in prigione spinse Gesù a ritornare ed iniziare l’annuncio della Buona Novella. Fu un inizio esplosivo e creativo! Gesù percorre tutta la Galilea: i villaggi, i paesi, le città (Mc 1,39). Visita le comunità. Perfino cambia la residenza e va a vivere a Cafarnao (Mc 1,21; 2,1), città crocevia di diversi cammini, e questo facilitava la divulgazione del messaggio. Quasi non si ferma mai, è sempre in cammino. I discepoli vanno con lui, ovunque. Nei prati, lungo le strade, in montagna, nel deserto, in barca, nelle sinagoghe, nelle case. Con molto entusiasmo!

Gesù aiuta la gente servendo in molti modi: scaccia gli spiriti immondi (Mc 1,39), cura i malati e coloro che sono maltrattati (Mc 1,34), purifica coloro che sono esclusi a causa di impurezze (Mc 1,40-45), accoglie gli emarginati e confraternizza con loro (Mc 2,15). Annuncia, chiama e convoca. Attrae, consola ed aiuta. E’ una passione che si rivela. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove trova gente che lo ascolta, parla e trasmette la Buona Novella. In qualsiasi luogo.

In Gesù, tutto è rivelazione che lo avvince dal di dentro! Lui stesso è la prova, il testimone vivente del Regno. In lui appare ciò che avviene quando una persona lascia regnare Dio, lascia che Dio guidi la sua vita. Nel suo modo di agire e di vivere insieme agli altri, Gesù rivelava ciò che Dio aveva in mente quando chiamava nel tempo di Abramo e di Mosè. Gesù trasformò la nostalgia in speranza! Improvvisamente la gente capì: “Era questo ciò che Dio voleva per il suo popolo!”

E fu questo l’inizio dell’annuncio della Buona Novella del Regno che si divulgava rapidamente nei villaggi della Galilea. In modo piccolo, come un seme, che poi crebbe fino a diventare albero grande, dove la gente poteva ripararsi (Mc 4,31-32). E la gente si incaricava di diffondere la notizia.

La gente della Galilea rimaneva impressionata dal modo di insegnare di Gesù. “Un insegnamento nuovo! Dato con autorevolezza! Diverso da quello degli scribi!” (Mc 1,22.27). Ciò che più faceva Gesù era insegnare (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). E’ ciò che soleva fare (Mc 10,1). Più di quindici volte il vangelo di Marco dice che Gesù insegnava. Ma Marco non dice quasi mai ciò che insegnava. Forse non gli interessa il contenuto? Dipende da ciò che la gente intende per contenuto! Insegnare non vuol dire solo insegnare verità nuove così la gente le impara a memoria. Il contenuto che Gesù ha da dare non trasparisce solo nelle parole, ma nei gesti e nel modo in cui entra in rapporto con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente (Mc 6,34). Amava la gente. La bontà e l’amore che traspariscono dalla sue parole formavano parte del contenuto. Costituiscono il suo temperamento. Un contenuto buono senza bontà è come latte versato.

Marco definisce il contenuto dell’insegnamento di Gesù come “Buona Novella di Dio” (Mc 1,14). La Buona Novella che Gesù proclama viene da Dio e rivela qualcosa su Dio. In tutto ciò che Dio dice e fa, traspariscono i tratti del volto di Dio. Traspare l’esperienza che lui stesso ha di Dio, l’esperienza di Padre. Rivelare Dio come Padre è la fonte, il contenuto e lo scopo della Buona Novella di Gesù.

Pregare con il Salmo 23 (22) 

Il Signore è il mio pastore

 

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me.

Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici;cospargi di olio il mio capo.

Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Orazione Finale 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.