Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 1-8_Agosto-2021

Domenica, 1 agosto 2021  

Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. a) Una divisione del testo per aiutarne la lettura

Gv 6,22-27: La gente cerca Gesù perché vuole più pane  Gv 6,28-29: Qual è l’opera di Dio?

Gv 6,30-33: Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Gv 6,34-35: Signore, dacci sempre questo pane!  b) Il testo: Giovanni 6,24-35

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. 

Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». 

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Momento di silenzio orante 

perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.

Alcune domande 

per aiutarci nella meditazione e nella orazione. 

  1. Quale è il punto che ti ha maggiormente colpito? Perché?
  2. La gente aveva fame, mangia il pane e cerca più pane. Cerca il miracolo e non cerca il segno di Dio che in esso si nascondeva. Cosa cerca di più nella mia vita: il miracolo o il segno?
  3. Per un istante, fai silenzio dentro di te e chiediti: “Credere a Gesù: cosa significa questo per me ben concretamente nella mia vita di ogni giorno?”. d) Fame di pane, fame di Dio. Quale delle due predomina in me? 
  4. e) Gesù disse: “Io sono il pane di vita”. Lui toglie la fame e la sete. Quale esperienza ho di questo nella mia vita?

Per coloro che vogliono approfondire il tema a) Per capire meglio 

Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente segue Gesù. Avevano visto il miracolo, si erano saziati e volevano di più! Non si preoccupavano di cercare il segno o la chiamata di Dio che c’era in tutto questo. Quando incontrò la gente nella sinagoga di Cafarnao, Gesù ebbe con loro una lunga conversazione, chiamata il Discorso del Pane di Vita (Gv 6,22-71). Non è veramente un discorso, ma si tratta di un insieme di sette brevi dialoghi che spiegano il significato della moltiplicazione dei pani, simbolo del nuovo Esodo e della Cena Eucaristica. È bene tener presente la divisione del capitolo per poterne capire meglio il significato: 

Gv 6,1-15: La grande moltiplicazione dei pani.

Gv 6,16-21: La traversata del lago, e Gesù che cammina sulle acque.

Gv 6,22-71: Il dialogo di Gesù con la gente, con i giudei e con i discepoli. 

1º dialogo: Gv 6,22-27 con la gente: La gente cerca Gesù e lo incontra a Cafarnao. 

2º dialogo: Gv 6,28-34 con la gente: La fede come opera di Dio e la manna nel deserto. 

3º dialogo: Gv 6,35-40 con la gente: Il pane vero è fare la volontà di Dio. 

4º dialogo: Gv 6,41-51 con i giudei: Mormorazioni dei giudei. 

5º dialogo: Gv 6,52-58 con i giudei: Gesù e i giudei. 

6º dialogo: Gv 6,59-66 con i discepoli: Reazione dei discepoli. 

7º dialogo: Gv 6,67-71 con i discepoli: Confessione di Pietro.

La conversazione di Gesù con la gente, con i giudei e con i discepoli è un bel dialogo, ma esigente. Gesù cerca di aprire gli occhi della gente in modo che impari a leggere gli eventi e scopra in essi la svolta che deve prendere nella vita. Perché non basta andare dietro i segni miracolosi che moltiplicano il pane per il corpo. Non di solo pane vive l’uomo. La lotta per la vita senza una mistica non raggiunge la radice. Mentre conversa con Gesù, la gente rimane sempre più contrariata dalle sue parole. Ma Gesù non cede, né cambia le esigenze. Il discorso sembra un imbuto. Nella misura in cui la conversazione va avanti, sempre meno gente rimane con Gesù. Alla fine rimangono i Dodici, ma Gesù non può avere fiducia nemmeno in loro! Oggi avviene la stessa cosa. Quando il vangelo comincia ad esigere impegno, molta gente si allontana.  b) Commento del testo 

Gv 6,24-27: La gente cerca Gesù perché vuole più pane. 

La gente va dietro a Gesù. Vede che non è salito in barca con i discepoli e, per questo, non capisce come aveva fatto per giungere a Cafarnao. Non capì nemmeno il miracolo della moltiplicazione dei pani. La gente vede ciò che è accaduto, ma non riesce a capire tutto questo come un segno di qualcosa molto più profondo. Si ferma alla superficie: alla sazietà del cibo. Cerca pane e vita, però solamente per il corpo. Secondo la gente, Gesù fa ciò che Mosè aveva fatto nel passato: dare cibo a tutti nel deserto. Seguendo Gesù, loro volevano che il passato si ripetesse. Ma Gesù chiede alla gente di fare un passo avanti. Oltre a lavorare per il pane temporaneo, devono lavorare per l’alimento imperituro. Questo nuovo alimento sarà dato dal Figlio dell’uomo, indicato da Dio stesso. Lui porta la vita che dura per sempre. Lui apre per noi un nuovo orizzonte sul senso della vita e su Dio.

Gv 6,28-29: Qual è l’opera di Dio? 

La gente chiede: Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio? Gesù risponde che la grande opera che Dio ci chiede è di “credere all’’inviato da Dio”. Ossia, credere in Gesù! 

Il Discorso del Pane di Vita non è un testo da essere discusso e sezionato, bensì deve essere meditato ed esaminato più volte. Per questo, anche se non si capisce del tutto, non c’è da preoccuparsi. Questo testo del Pane di Vita esige tutta una vita per meditarlo ed approfondirlo. Un testo così, la gente deve leggerlo, meditarlo, pregarlo, pensarlo, leggerlo di nuovo, ripeterlo, rigirarlo, come si fa con una buona caramella in bocca. Si gira e gira fino ad esaurirsi. Chi legge superficialmente il quarto vangelo può avere l’impressione che Giovanni ripeta sempre la stessa cosa. Leggendo con più attenzione, ci si renderà conto che non si tratta di ripetizione. L’autore del quarto vangelo ha un suo proprio modo di ripetere lo stesso tema, ma a un livello sempre più alto e profondo. Sembra una scala a chiocciola. Girando, si giunge allo stesso punto, ma a un livello più alto o più profondo.

Gv 6,30-33: Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? 

La gente aveva chiesto: Cosa dobbiamo fare per realizzare l’opera di Dio? Gesù risponde: “L’opera di Dio è credere in colui che ha mandato”, cioè, credere in Gesù. Per questo la gente formula la nuova domanda: “Quale segno fai tu perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera fai?” Ciò significa che loro non capirono la moltiplicazione dei pani come un segno da parte di Dio per legittimare Gesù dinanzi alla gente quale inviato di Dio! Loro continuano ad argomentare: in passato, i nostri padri mangiarono la manna che fu data loro da Mosè! Loro la chiamavano “pane del cielo” (Sap 16,20), ossia “pane di Dio”. Mosè continua ad essere il grande leader, in cui credere. Se Gesù vuole che la gente creda in lui, deve compiere un segno più grande di quello che compì Mosè. “Quale opera compi?”. Gesù risponde che il pane dato da Mosè non era il vero pane del cielo. Venuto dall’alto, sì, ma non era il pane di Dio, poiché non garantisce la vita a nessuno. Tutti loro morirono nel deserto (Gv 6,49). Il pane del vero cielo, il pane di Dio, è quello che vince la morte e dà vita! È quello che scende dal cielo e dà vita al mondo. È Gesù stesso! Gesù cerca di aiutare la gente a liberarsi dagli schemi del passato. Per lui, la fedeltà al passato, non significa rinchiudersi nelle cose antiche e non accettare il rinnovamento. Fedeltà al passato vuol dire accettare la novità che giunge come frutto del seme piantato nel passato.

Gv 6,34-35: Signore, dacci sempre questo pane! 

Gesù risponde chiaramente: “Io sono il pane della vita!”. Mangiare il pane del cielo è lo stesso che credere in Gesù ed accettare il cammino che lui ci insegna, cioè: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera!” (Gv 4,34). Questo è l’alimento vero che sostenta la persona, che cambia la vita e dà vita nuova. Questo ultimo versetto del vangelo di oggi (Gv 6,35) sarà ripreso come primo versetto del vangelo di domani (Gv 6,35-40).

Orazione – Salmo 146

Il Signore dà il pane agli affamati  Loda il Signore, anima mia: 

loderò il Signore per tutta la mia vita,  finché vivo canterò inni al mio Dio. Non confidate nei potenti,  in un uomo che non può salvare. Esala lo spirito e ritorna alla terra;  in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,  chi spera nel Signore suo Dio,  creatore del cielo e della terra,  del mare e di quanto contiene.

Egli è fedele per sempre,  rende giustizia agli oppressi,  dà il pane agli affamati. Il Signore libera i prigionieri,  il Signore ridona la vista ai ciechi,  il Signore rialza chi è caduto,  il Signore ama i giusti,  il Signore protegge lo straniero,  egli sostiene l’orfano e la vedova,  ma sconvolge le vie degli empi. Il Signore regna per sempre,  il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa’ che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Lunedì, 2 agosto 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 14,13-21

In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. 

Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”. Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”. Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”. Ed egli disse: “Portatemeli qua”.

E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.

Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. 

Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore.

Riflessione

  • Il cap.14 di Matteo in cui è inserito il racconto della moltiplicazione dei pani propone un itinerario che guida il lettore a una scoperta progressiva della fede in Gesù: dalla mancanza di fede da parte dei compaesani al riconoscimento del Figlio di Dio, passando attraverso il dono del pane. I concittadini di Gesù sono meravigliati della sua sapienza ma non comprendono che essa agisce dietro le sue opere. Inoltre avendo una conoscenza diretta della famiglia di Gesù, di sua madre, dei sui fratelli, e delle sue sorelle non riescono a cogliere in Gesù che la sola condizione umana: è il figlio del falegname. Non compreso nella sua patria, d’ora in avanti, Gesù vivrà in mezzo al suo popolo, al quale dedicherà tutta la sua attenzione e la sua solidarietà, guarendo e nutrendo le folle.
  • La dinamica del racconto. Matteo ha narrato con cura l’episodio della moltiplicazione dei pane. L’episodio è racchiuso fra due espressioni di transizione in cui si riferisce che Gesù si ritira «in disparte» dalle folle, dai discepoli, dalla barca (vv.13-14; vv.22-23). Il v.13 non serve solo come transizione ma ci offre la ragione per cui Gesù si trova in un luogo deserto. Tale espediente serve a creare l’ambiente in cui avviene il prodigio. L’evangelista concentra il racconto sulla folla e sull’atteggiamento di Gesù nei riguardi di essa.
  • Gesù è commosso nelle viscere. Al momento in cui Gesù arriva s’incontra con una folla che lo attende; al vedere le folle ne è commosso e guarisce i loro malati. È una folla «stanca e abbattuta come pecore senza pastore» (9,36; 20,34). Il verbo che esprime la compassione di Gesù è davvero pregnante: a Gesù «gli si spezzò il cuore»; corrisponde al verbo ebraico che esprime l’amore viscerale materno. È lo stesso sentimento provato da Gesù davanti alla tomba di Lazzaro (Gv 11,38). La compassione è l’aspetto soggettivo dell’esperienza di Gesù, che si rende effettiva con il dono del pane.
  • Il dono del pane. Il racconto della moltiplicazione dei pani si apre con un’espressione, «venuta la sera» (v.15) che introdurrà il racconto dell’ultima cena (Mt 26,20) e anche quello della sepoltura di Gesù (Mt 27,57). A sera quindi, Gesù invita gli apostoli a dar da mangiare alla folla. In mezzo al deserto lontano dai villaggi e dalle città. Gesù e i discepoli si trovano dinanzi a un problema umano molto forte; dar da mangiare a quella folla numerosa che segue Gesù. Ma essi non possono attendere a questo compito di provvedere ai bisogni materiali della folla senza il potere di Gesù. La loro risposta immediata è quella di rimandarli a casa. Di fronte al limite umano Gesù interviene e compie il miracolo sfamando tutta le gente che lo segue. Dar da mangiare è qui la risposta di Gesù, del suo cuore che si spezza di fronte a un bisogno umano molto concreto. Il dono del pane non solo è sufficiente a saziare la folla ma è così sovrabbondante che si ritiene necessario raccogliere gli avanzi. Che Matteo abbia dato un significato eucaristico all’episodio della moltiplicazione dei pani è dato dal v.19b: «e alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli»; anche il ruolo dei discepoli è ben evidenziato in quella funzione di mediazione tra Gesù e la folla: «e i discepoli li distribuirono alla folla» (v.19c). I gesti che accompagnano il miracolo sono identici a quelli che Gesù compirà più tardi nella «notte in cui fu tradito»: alza gli occhi, benedice i pani, li spezza. Da qui il valore simbolico del miracolo: può essere considerato un’anticipazione dell’Eucaristia. Inoltre il dar da mangiare alle folle da parte di Gesù è «segno» che lui é il messia e che imbandisce un banchetto di gioia per tutta l’umanità. I discepoli apprendono da Gesù che distribuisce loro i pani il valore della condivisione. Un gesto simbolico che contiene un fatto reale che va oltre l’episodio stesso e si proietta nel futuro: nella nostra eucaristia quotidiana, dove riviviamo quel gesto del pane spezzato, necessita che venga moltiplicato lungo l’arco della giornata.

Per un confronto personale

  • Ti impegni a compiere gesti di solidarietà verso coloro che ti sono vicini o condividono più da vicino il cammino della vita? Dinanzi ai problemi molto concreti dei tuoi amici o parenti sai offrire il tuo aiuto e la tua disponibilità a collaborare per una via di soluzione?
  • Gesù, prima, di spezzare il pane, alza gli occhi al cielo: tu sai ringraziare il Signore per il dono quotidiano del pane? Sai condividere con gli altri, specie con i più poveri, i tuoi beni?

Preghiera finale

Tieni lontana da me la via della menzogna,  fammi dono della tua legge, Signore.

Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,  perché confido nei tuoi giudizi. (Sal 118)


 

Martedì, 3 agosto 2021 

Tempo ordinario

Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 14,22-36

In quei giorni, dopo che ebbe saziato la folla, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.

Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. 

La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. 

I discepoli, nel vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura. 

Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse:

“Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. 

Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. 

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”. 

Compiuta la traversata, approdarono a Genesaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi descrive la difficile e stancante traversata del mare di Galilea in una fragile barca, spinta da un vento contrario. Tra il Discorso delle Parabole (Mt 13) e della Comunità (Mt 18), c’è di nuovo, la parte narrativa (Mt 14 fino a 17). Il Discorso delle Parabole richiamava di nuovo la nostra attenzione sulla presenza del Regno. Ora, la parte narrativa mostra le reazioni a favore e contro Gesù provocate da questa presenza. A Nazaret lui non fu accettato (Mt 13,53-58) e il re Erode pensava che Gesù fosse una specie di reincarnazione di Giovanni Battista, da lui assassinato (Mt 14,1-12).

La gente povera, però, riconosceva in Gesù l’inviato di Dio e lo seguiva nel deserto, dove avvenne la moltiplicazione dei pani (Mt 14,13-21). Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù si congeda dalla folla e ordina ai discepoli di attraversare il lago, come è descritto nel vangelo di oggi (Mt 14,22-36). 

  • Matteo 14,22-24: Iniziare la traversata a richiesta di Gesù. Gesù forza i discepoli ad entrare nella barca e ad andare verso l’altro lato del mare, dove c’era la terra dei pagani. Lui sale sul monte a pregare. La barca simbolizza la comunità. Ha la missione di dirigersi verso i pagani e di annunciare anche tra loro la Buona Novella del Regno che era un nuovo modo di vivere in comunità. Ma la traversata è stancante e lunga. La barca è agitata dalle onde, poiché il vento è contrario. Malgrado aver remato tutta la notte, manca molto prima di giungere a terra. Mancava molto alle comunità per fare la traversata verso i pagani. Gesù non fu con i suoi discepoli. Loro dovevano imparare ad affrontare insieme le difficoltà, uniti e rafforzati dalla fede in Gesù che li ha mandati. Il contrasto è grande: Gesù in pace insieme a Dio, pregando sulla cima della montagna, e i discepoli quasi persi là in basso, nel mare in rivolta.
  • La traversata dall’altro lato del lago simbolizza anche la difficile traversata delle comunità della fine del primo secolo. Loro dovevano uscire dal mondo chiuso dell’antica osservanza della legge verso la nuova maniera di osservare la Legge dell’amore, insegnata da Gesù; uscire dalla consapevolezza di appartenere al popolo eletto, privilegiato da Dio tra tutti i popoli, per la certezza che in Cristo tutti i popoli si sarebbero uniti nell’unico Popolo dinanzi a Dio; uscire dall’isolamento dell’intolleranza verso il mondo aperto dell’accoglienza e della gratitudine. Anche noi oggi siamo in una traversata difficile verso un nuovo tempo ed un nuovo modo di essere Chiesa. Traversata difficile, però necessaria. Ci sono momenti nella vita in cui siamo assaliti dalla paura. La buona volontà non manca, ma non basta. Siamo come una barca che affronta il vento contrario.
  • Matteo 14,25-27: Gesù si avvicina ma loro non lo riconoscono. Verso la fine della notte, cioè fra le tre e le sei del mattino, Gesù va incontro ai discepoli. Camminando sulle acque, giunge vicino a loro, ma loro non lo riconoscono. Gridavano per la paura, pensando che si trattasse di un fantasma. Gesù li calma dicendo: “Coraggio! Sono io! Non abbiate paura!” L’espressione “Sono io!” è la stessa con cui Dio cercò di superare la paura di Mosè quando lo mandò a liberare il popolo d’Egitto (Esodo 3,14). Per le comunità, sia di ieri che di oggi, era ed è molto importante aprirsi sempre di nuovo: “Coraggio! Sono io! Non abbiate paura!”
  • Matteo 14,28-31: Entusiasmo e debolezza di Pietro. Sapendo che è Gesù, Pietro chiede di poter anche lui camminare sulle acque. Vuole sperimentare il potere che domina la furia del mare. Un potere che nella Bibbia appartiene solo a Dio (Gn 1,6; Sal 104,69). Gesù gli permette di essere partecipe di questo potere. Ma Pietro ha paura. Pensa che affonderà e grida: “Signore! Salvami!” Gesù lo assicura e lo riprende: “Uomo di poca fede! Perché hai dubitato?” Pietro ha più forza di quanto si immagina, ma ha paura dinanzi alle onde contrarie e non crede nel potere di Dio che lo abita. Le comunità non credono nella forza dello Spirito che c’è in loro e che agisce mediante la fede. E’ la forza della risurrezione (Ef 1,19-20).
  • Matteo 14,32-33: Gesù è il Figlio di Dio. Dinanzi all’onda che avanza su di loro, Pietro affonda nel mare per mancanza di fede. Dopo che è salvato, lui e Gesù, tutti e due, salgano sulla barca ed il vento si calma. Gli altri discepoli, che si trovano sulla barca, rimangono stupiti e si prostrano dinanzi a Gesù, riconoscendo in lui il Figlio di Dio: “Tu sei veramente il Figlio di Dio”. Più tardi, anche Pietro professa la stessa fede in Gesù: “Tu sei il Messia, il Figlio del Dio vivo” (Mt 16,16). Così Matteo suggerisce che non è solo Pietro che sostiene la fede dei discepoli, ma che anche la fede dei discepoli sostiene la fede di Pietro.
  • Matteo 14,34-36: Gli portarono tutti i malati. L’episodio della traversata termina con un finale bello: “Compiuta la traversata, approdarono a Genesaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano”.

Per un confronto personale

  • Nella tua vita c’è stato un vento contrario così? Cosa hai fatto per vincerlo? E’ successo qualche volta in comunità? Come è stato superato?
  • Qual è la traversata che oggi stanno facendo le comunità? Da dove a dove? Come ci aiuta tutto questo a riconoscere oggi la presenza di Gesù nelle onde contrarie della vita?

Preghiera finale

Tieni lontana da me la via della menzogna,  fammi dono della tua legge, Signore. 

Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera,  perché confido nei tuoi giudizi. (Sal 118)


 

Mercoledì, 4 agosto 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 15,21-28

In quel tempo, partito da Genesaret, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidóne. Ed ecco una donna cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”. Ma egli non le rivolse neppure una parola. 

Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”. 

Egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”. 

Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!”. 

Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”. 

“È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. 

Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Riflessione

  • Il pane dei figli e la grande fede di una cananea è il tema che presenta il brano liturgico tratto dal cap.15 di Matteo e che propone al lettore del suo vangelo un ulteriore approfondimento della fede in Cristo. L’episodio è preceduto da un’iniziativa dei farisei e scribi che scendono da Gerusalemme e danno luogo a uno scontro con Gesù, che è di breve durata, in quanto insieme ai suoi discepoli si allontanò per recarsi nella regione di Tiro e Sidone. Mentre è in cammino viene raggiunto da una donna proveniente da qui luoghi pagani. Questa donna viene presentata da Matteo con l’appellativo di «cananea» che alla luce dell’At, appare in tutta la sua durezza. Nel libro del Deuteronomio gli abitanti di Canaan sono ritenuti gente piena di peccato per antonomasia, popolo cattivo e idolatrico.
  • La dinamica del racconto. Mentre Gesù svolge in Galilea la sua attività ed é in cammino verso Tiro e Sidone, una donna gli si avvicina e inizia a importunarlo con una richiesta di aiuto per la sua figlia ammalata. La donna rivolge a Gesù con il titolo «figlio di Davide», un titolo che risuona strano sulla bocca di una pagana a che potrebbe essere giustificato per la situazione estrema che vive la donna. Si potrebbe pensare che questa donna creda già in qualche modo alla persona di Gesù come il salvatore finale, ma lo si esclude perché solo nel v.28 viene riconosciuto il suo atto di fede, proprio da Gesù. Nel dialogo con la donna Gesù sembra mostrare quella scontata distanza e diffidenza che vigeva fra il popolo d’Israele e i pagani. Da un lato Gesù conferma alla donna la priorità per Israele di accedere alla salvezza, e davanti all’insistente preghiera della sua interlocutrice Gesù sembra prendere le distanze; un atteggiamento incomprensibile al lettore ma nell’intenzione di Gesù esprime un alto valore pedagogico. Alla prima invocazione «Pietà di me, Signore, figlio di Davide» (v.22) Gesù non risponde. Al secondo intervento questa volta da parte dei discepoli che lo invitano ad esaudire la preghiera della donna, esprime solo un rifiuto che sottolinea quella secolare distanza fra il popolo eletto e i popoli pagani (vv.23b-24) Ma all’insistenza della preghiera della donna che si prostra davanti a Gesù, segue una risposta dura e misteriosa: «non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (v.26). La donna và oltre la durezza delle parole di Gesù e vi coglie un piccolo segnale di speranza: la donna riconosce che il piano di Dio portato avanti da Gesù interessa inizialmente il popolo eletto e Gesù chiede alla donna il riconoscimento di tale priorità; la donna sfrutta tale priorità per presentare un motivo forte per ottenere il miracolo: «Anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (v.27). La donna ha superato la prova della fede: «Donna, davvero grande e la tua fede» (v.28); infatti, all’umile insistenza della sua fede risponde con un gesto di salvezza.
  • Da questo episodio viene rivolto ad ogni lettore del Vangelo un invito ad avere quell’atteggiamento interiore di «apertura» verso tutti, credenti o no, vale a dire, disponibilità e accoglienza senza riserve verso qualsiasi uomo.

Per un confronto personale

  • La parola inquietante di Dio ti invita a spezzare le tue chiusure e i tuoi piccoli schemi. Sei capace di accogliere tutti i fratelli che si accostano a te?
  • Sei consapevole della tua povertà per essere capace come la cananea di affidarti alla parola salvifica di Gesù?

Preghiera finale

Non respingermi dalla tua presenza  e non privarmi del tuo santo spirito.  Rendimi la gioia di essere salvato,  sostieni in me un animo generoso. (Sal 50)


 

Giovedì, 5 agosto 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 16,13-23

In quel tempo, essendo giunto nella regione di Cesarea di Filippo, Gesù chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.

Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.

Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terrà sarà sciolto nei cieli”. Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.

Riflessione

  • Siamo nella parte narrativa tra il Discorso delle Parabole (Mt 13) e il Discorso della Comunità (Mt 18). In queste parti narrative che legano tra di essi i cinque Discorsi, Matteo è solito seguire la sequenza del vangelo di Marco. Ogni tanto, cita altre informazioni, anche conosciute da Luca. E qui e là, cita testi che appaiono solamente nel vangelo di Matteo, come per esempio la conversazione tra Gesù e Pietro, nel vangelo di oggi. Questo testo riceve interpretazioni diverse e perfino opposte nelle diverse chiese cristiane.
  • In quel tempo, le comunità coltivavano un legame affettivo molto forte con i capi che avevano dato origine alla comunità. Per esempio, le comunità di Antiochia in Siria, coltivavano il loro rapporto con la persona di Pietro. Quelle di Grecia, con la persona di Paolo. Alcune comunità dell’Asia, con la persona del Discepolo Amato e altre con la persona di Giovanni dell’Apocalisse. Un’identificazione con questi capi della loro origine aiutava le comunità a coltivare meglio la loro identità e spiritualità. Ma anche poteva essere motivo di disputa, come nel caso della comunità di Corinto

(1 Cor 1,11-12).

  • Matteo 16,13-16: Le opinioni della gente e dei discepoli riguardo a Gesù. Gesù chiede l’opinione della gente riguardo alla sua persona, il Figlio dell’Uomo. Le risposte sono variegate: Giovanni Battista, Elia, Geremia, alcuni profeti. Quando Gesù chiede l’opinione dei discepoli, Pietro diventa portavoce e dice: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo!” La risposta non è nuova. Prima i discepoli avevano detto la stessa cosa (Mt 14,33). Nel Vangelo di Giovanni, la stessa professione di fede viene fatta da Marta (Gv 11,27). Significa che in Gesù si realizzano le profezie del Vecchio Testamento.
  • Matteo 16,17: La risposta di Gesù a Pietro: “Beato te, Simone!” Gesù proclama Pietro “Beato!”, perché ricevette una rivelazione del Padre. Anche qui la risposta di Gesù non è nuova. Prima, Gesù aveva lodato il Padre perché gli aveva rivelato il Figlio ai piccoli e non ai sapienti (Mt 11,25-27) ed aveva fatto la stessa proclamazione di felicità ai discepoli che stavano vedendo ed udendo cose nuove che, prima di loro, nessuno sapeva né aveva udito dire (Mt 13,16).
  • Matteo 16,18-20: Le attribuzioni di Pietro: Essere pietra e ricevere le chiavi del Regno.
  • (a) Essere Pietra: Pietro deve essere pietra, cioè la base stabile per la chiesa in modo che possa resistere contro le porte dell’inferno. Con queste parole di Gesù a Pietro, Matteo incoraggia le comunità perseguitate della Siria e della Palestina che vedono in Pietro il leader che appartiene alle loro origini. Malgrado la persecuzione e la debolezza, la comunità ha una base ferma, garantita dalla parola di Gesù. La funzione di essere pietra con base nella fede evoca la parola di Dio al popolo in esilio: “ascoltatemi, voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore; guardate alla roccia (pietra) da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai”. (Is 51,1-2). Indica che in Pietro esiste un nuovo inizio del popolo di Dio.
  • (b) Le chiavi del Regno: Pietro riceve le chiavi del Regno. Lo stesso potere di legare e sciogliere è dato anche alle comunità (Mt 18,18) ed agli altri discepoli (Gv 20,23). Uno dei punti in cui il vangelo di Matteo più insiste è la riconciliazione e il perdono. E’ uno dei compiti più importanti dei coordinatori e coordinatrici delle comunità. Imitando Pietro, devono legare e sciogliere, cioè, fare in modo che ci sia riconciliazione, accettazione reciproca, costruzione della fraternità, fino a settanta volte (Mt 18,22).
  • Matteo 16,21-22: Gesù completa ciò che mancava alla risposta di Pietro, e costui reagisce. Gesù comincia a dire: “che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno”. Dicendo che doveva andare e venire ucciso, o che era necessario soffrire, lui indicava che la sofferenza era prevista nelle profezie. Il cammino del Messia non è solo di trionfo e di gloria, anche di sofferenza e di croce! Se Pietro accetta Gesù come Messia e Figlio di Dio, deve accettarlo anche come Messia Servo che sarà ucciso. Ma Pietro non accetta la correzione di Gesù e cerca di dissuaderlo. Porta Gesù in disparte e lo rimprovera: “Dio te ne scampi, Signore! Questo non avverrà mai!”
  • Matteo 16,23: La risposta di Gesù a Pietro: pietra di inciampo. La risposta di Gesù è sorprendente. Pietro voleva orientare Gesù prendendo l’iniziativa. Gesù reagisce: “Lungi da me Satana. Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” Pietro deve seguire Gesù, e non il contrario. È Gesù che dà la direzione. Satana è colui devia la persona dal cammino tracciato da Gesù. Di nuovo, appare l’espressione pietra, ma ora in senso opposto. Pietro, ora è la pietra di appoggio, ora è la pietra di inciampo! Così erano le comunità all’epoca di Matteo, marcate dall’ambiguità. Così, siamo tutti noi e così è, secondo quanto detto da Giovanni Paolo II, il papato stesso, marcato dalla stessa ambiguità di Pietro: pietra di appoggio nella fede e pietra di inciampo nella fede.

Per un confronto personale

  • Quali sono le opinioni che nella nostra comunità esistono su Gesù? Queste differenze nel modo di vivere e di esprimere la fede arricchiscono la comunità o rendono difficile il cammino?
  • Che tipo di pietra è la nostra comunità? Qual è la missione che ne risulta per noi?

Preghiera finale

Crea in me, o Dio, un cuore puro,  rinnova in me uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza  e non privarmi del tuo santo spirito. (Sal 50)


 

Venerdì, 6 agosto 2021

La trasfigurazione di Gesù: la croce nell’orizzonte 

La passione che conduce alla gloria 

Marco 9,2-10

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

  1. Chiave di lettura:

In questa Solennità, la Chiesa medita sulla Trasfigurazione di Gesù dinanzi ai tre discepoli che con lui giunsero sulla montagna. La Trasfigurazione avviene dopo il primo annuncio della Morte di Gesù (Lc 9,21-22). Questo annuncio aveva confuso i due discepoli, e soprattutto Pietro. Osserviamo da vicino, nei suoi minimi particolari, il testo che ci descrive la trasfigurazione in modo da renderci conto come questa esperienza diversa di Gesù ha potuto aiutare i discepoli a vincere e superare la crisi in cui si trovavano. Nel corso della lettura, cerchiamo di essere attenti a quanto segue: “Come avviene la trasfigurazione e quale è la reazione dei discepoli davanti a questa esperienza?”

  1. Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 9,2-4: La Trasfigurazione di Gesù davanti ai suoi discepoli 

Marco 9,5-6: Reazione di Pietro davanti alla trasfigurazione 

Marco 9,7-8: La parola del cielo che spiega il senso della Trasfigurazione  Marco 9,9-10: Mantenere il segreto di ciò che videro c) Testo: 

2Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. 5Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». 6Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. 7Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». 8E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. 

9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. 10Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione. 

  1. Qual è il punto di questo testo che più ti è piaciuto o che ti ha maggiormente colpito? Perché?
  2. Come avviene la trasfigurazione e qual è la reazione dei discepoli dinanzi a questa esperienza?
  3. Perché il testo presenta Gesù con vesti risplendenti mentre parla con Mosè e con Elia? Cosa significano per Gesù Mosè ed Elia? E cosa significano per i discepoli? d) Qual è il messaggio della voce del cielo per Gesù? E qual è il messaggio per i discepoli?
  4. e) Come trasfigurare, oggi, la vita personale e familiare, e la vita comunitaria nel nostro quartiere?

Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

  1. a) Contesto di allora e di oggi:

L’annuncio della passione sommerse i discepoli in una profonda crisi. Loro si trovavano in mezzo ai poveri, ma nella loro testa c’era confusione, persi com’erano nella propaganda del governo e nella religione ufficiale dell’epoca (Mc 8,15). La religione ufficiale insegnava che il Messia sarebbe stato glorioso e vittorioso! Ed è per questo che Pietro reagisce con molta forza contro la croce (Mc 8,32). Un condannato alla morte di croce non poteva essere il messia, anzi, secondo la Legge di Dio, doveva essere considerato come un “maledetto da Dio” (Dt 21,22-23). Dinanzi a ciò, l’esperienza della Trasfigurazione di Gesù poteva aiutare i discepoli a superare il trauma della Croce. Infatti, nella trasfigurazione, Gesù appare nella gloria, e parla con Mosè e con Elia della sua Passione e Morte (Lc 9,31). Il cammino della gloria passa quindi per la croce.

Negli anni ’70, quando Marco scrive il suo vangelo, la Croce costituiva un grande impedimento per l’accettazione di Gesù come Messia da parte dei giudei. Come poteva essere che un crocifisso, morto come un emarginato, potesse essere il grande messia atteso da secoli dal popolo? La croce era un impedimento per credere in Gesù. “La croce è uno scandalo” dicevano (1Cor 1,23). Le comunità non sapevano come rispondere alle domande critiche dei giudei. Uno degli sforzi maggiori dei primi cristiani consisteva in aiutare le persone a percepire che la croce non era né scandalo, né follia, bensì era l’espressione del potere e della sapienza di Dio (1Cor 1,22-31). Il vangelo di Marco contribuisce in questo sforzo. Si serve di testi del Vecchio Testamento per descrivere la scena della Trasfigurazione. Illumina i fatti della vita di Gesù e mostra che Gesù vede realizzarsi le profezie e che la Croce è il cammino che conduce alla Gloria. E non solo la croce di Gesù era un problema! Negli anni ’70, la croce della persecuzione faceva parte della vita dei cristiani. Infatti, poco tempo prima Nerone aveva scatenato la persecuzione e ci furono molti morti. Fino ad oggi, molte persone soffrono perché sono cristiani e perché vivono il vangelo. Come affrontare la croce? Che significato ha? Con queste domande nella mente meditiamo e commentiamo il testo sulla trasfigurazione.  b) Commento del testo: 

Marco 9,2-4: Gesù cambia aspetto.

Gesù va su un molte alto. Luca aggiunge che vi si reca per pregare (Lc 9,28). Lì, sulla cima della montagna, Gesù appare nella gloriadavanti a Pietro, Giacomo e Giovanni. 

Insieme a lui appaiono anche Mosè ed Elia. Il monte alto evoca il Monte Sinai, dove nel passato, Dio aveva manifestato al popolo la sua volontà, consegnando la legge a Mosè.

Le vesti bianche di Gesù evocano Mosè avvolto nella luce quando parla con Dio sulla Montagna e riceve da Dio la legge (cf. Es 34,29-35). Elia e Mosè, le due più grandi autorità del Vecchio Testamento, parlano con Gesù. Mosè rappresenta la Legge, Elia la profezia. Luca dice che la conversazione avviene sulla Morte di Gesù a Gerusalemme (Lc 9,31). Così era chiaro che il Vecchio Testamento, sia la Legge come i Profeti, insegnava già che il cammino della gloria passa per la croce (cf Is 53).

Marco 9,5-6: A Pietro l’accaduto piace, ma non capisce.

A Pietro piace quanto è avvenuto e vuole assicurare il momento piacevole sulla Montagna. Propone costruire tre tende. Marco dice che Pietro aveva paura, senza sapere ciò che stava dicendo, e Luca aggiunge che i discepoli avevano sonno (Lc 9,32). Loro sono come noi, per loro è difficile capire la Croce! 

La descrizione dell’episodio della trasfigurazione inizia con una affermazione: “Sei giorni dopo”. A cosa si riferiscono questi sei giorni? Alcuni studiosi spiegano così la frase: Pietro vuole costruire tende, perché era il sesto giorno della festa delle tende. Era una festa molto popolare di sei giorni che celebrava il dono della Legge di Dio ed i quaranta anni passati nel deserto. Per evocare questi quaranta anni, il popolo doveva trascorrere una settimana della festa in tende improvvisate. Per questo si chiamava la Festa delle Tende. Se non fosse possibile la celebrazione tutti e sei i giorni, per lo meno che si facesse il sesto giorno. L’affermazione “dopo i sei giorni” sarebbe un’allusione alla festa delle tende. Per questo Pietro ricorda l’obbligo di costruire tende. E si offre spontaneamente per fare le tende. Così Gesù, Mosè ed Elia avrebbe potuto continuare a conversare.

Marco 9,7: La voce del cielo chiarisce i fatti.

Appena Gesù è avvolto nella gloria, una voce dal cielo dice: “Questo è il mio Figlio prediletto! Ascoltatelo!” L’espressione “Figlio prediletto” evoca la figura del Messia Servo, annunciato dal profeta Isaia (cf. Is 42,1). L’espressione “Ascoltatelo” evoca la profezia che prometteva l’arrivo di un nuovo Mosè (cf. Dt 18,15). In Gesù, si stanno realizzando le profezie del Vecchio Testamento. I discepoli non potevano dubitarlo. I cristiani degli anni ’70 non potevano dubitarlo. Gesù è veramente il Messia glorioso, ma il cammino della gloria passa per la croce, secondo l’annuncio dato nella profezia del Servo (Is 53,3-9). La gloria della Trasfigurazione ne è la prova. Mosè ed Elia lo confermano. Il Padre ne è il garante. Gesù l’accetta.

Marco 9,8: Solo Gesù e nessun altro!

Marco dice che, dopo la visione, i discepoli vedono solo Gesù e nessun altro. 

L’insistenza nell’affermare che solo vedono Gesù suggerisce che d’ora in poi Gesù è l’unica rivelazione di Dio per noi! Per noi cristiani, Gesù, e solamente lui, è la chiave per capire tutto il senso del Vecchio Testamento.

Marco 9, 9-10: Sapere rimanere in silenzio.

Gesù chiede ai suoi discepoli di non dire niente a nessuno fino a che fosse risuscitato dai morti, ma i discepoli non lo capiscono. Infatti, non capisce il significato della Croce chi non unisce la sofferenza alla risurrezione. La Risurrezione di Gesù è la prova che la vita è più forte della morte.

Marco 9,11-13: Il ritorno del profeta Elia.

Il profeta Malachia aveva annunciato che Elia doveva ritornare per preparare il cammino del Messia (Ml 3,23-24). Questo stesso annuncio si trova nel libro dell’Ecclesiastico (Ec 48,10). Allora, come poteva essere Gesù il Messia, se Elia ancora non era tornato? Per questo, i discepoli chiedevano: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?” (9,11). La risposta di Gesù è chiara: “Io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui” (9, 13). Gesù stava parlando di Giovanni Battista, assassinato da Erode (Mt 17,13). c) Ampliando le informazioni: 

  1. i) La Trasfigurazione: il cambiamento che avviene nella pratica di Gesù

Nel mezzo dei conflitti con i farisei e gli erodiani (Mc 8,11-21), Gesù lascia la Galilea e si reca nella regione di Cesarea di Filippo (Mc 8,27), dove inizia a preparare i discepoli. Lungo il cammino, lancia una domanda: “Chi dice la gente che io sia?” (Mc 8,27) Dopo aver ascoltato la risposta che lo consideravano il Messia, Gesù comincia a parlare della sua passione e morte (Mc 8,31). Pietro reagisce: “Dio te ne scampi, Signore!” (Mt 16,22). Gesù ribadisce: “lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mc 8,33) Fu un momento di crisi. I discepoli, presi dall’idea di un messia glorioso (Mc 8,32-33; 9,32), non comprendono la proposta di Gesù e cercano di condurla per un altro cammino. Era vicina la festa delle Tende, (cf Lc 9,33), in cui l’aspettativa messianica-popolare era solita aumentare e di molto. Gesù sale sul monte a pregare (Lc 9,28). Vince la tentazione per mezzo della preghiera. La manifestazione del Regno sarebbe stata diversa da quella che la gente si immaginava.

La vittoria del Servo sarebbe giunta attraverso la condanna a morte (Is 50,4-9; 53,1-12).

La croce appare nell’orizzonte, non già come una possibilità, bensì come una certezza. A partire da questo momento, inizia una mutazione nella pratica di Gesù. Ecco alcuni punti significativi di questa mutazione: 

Pochi miracoli. Assistiamo prima a molti miracoli. Ora, a partire da Mc 8,27; Mt 16,13 e Lc 9,18, i miracoli costituiscono quasi un’eccezione nell’attività di Gesù.

Annuncio della Passione. Prima si parlava della passione, come di una possibilità remota (Mc 3,6). Ora se ne parla costantemente (Mc 8,31; 9,9.31; 10,33.38).

Prendere la Croce. Prima, Gesù annunciava l’arrivo imminente del Regno. Ora insiste nella vigilanza, nelle esigenze della sequela e nella necessità di prendere la croce (Mt 16,24-26; 19,27-30; 24,42-51; 25,1-13; Mc 8,34; 10,28-31; Lc 9,23-26.57-62; 12,8-9.35-48; 14,2533; 17,33; 18,28-30).

Insegna ai discepoli. Prima insegna alla gente. Ora si preoccupa maggiormente della formazione dei discepoli. Chiede loro di scegliere di nuovo (Gv 6,67) ed inizia a prepararli per la missione che verrà in seguito. Esce dalla città per poter stare con loro ed occuparsi della loro formazione (Mc 8,27; 9,28. 30-35; 10,10.23.28-32; 11,11).

Parabole diverse. Prima, le parabole rivelavano il mistero del Regno presente nell’attività di Gesù. Ora le parabole orientano verso il giudizio futuro, verso la fine dei tempi: i vignaioli omicidi (Mt 21,33-46; il servo spietato (Mt 18,23-35), gli operai dell’undicesima ora (Mt 20,1-16), i due figli (Mt 21,28-32), il banchetto nuziale (Mt 22,1-14), i dieci talenti (Mt 25,14-30).

Gesù assume la volontà del Padre che si rivela nella nuova situazione, e decide di andare a Gerusalemme (Lc 9,51). Assume questa decisione con una decisione tale da spaventare i discepoli, che non riescono a capire queste cose (Mc 10,32; Lc 18,31-34). 

In quella società, l’annuncio del Regno così come lo faceva Gesù, non era tollerato. E quindi o cambiava o sarebbe morto! Gesù non cambiò l’annuncio. Continuò ad essere fedele al Padre ed ai poveri. Per questo fu condannato a morte! 

  1. ii) La trasfigurazione ed il ritorno del profeta Elia

Nel vangelo di Marco, l’episodio della Trasfigurazione (Mc 9,2-8) è unito alla questione del ritorno del profeta Elia (Mc 9,9-13). In quel tempo, la gente aspettava il ritorno del profeta Elia e non si rendeva conto che Elia era già tornato nella persona di Giovanni Battista (Mc 9,13). Oggi succede la stessa cosa. Molte persone vivono aspettando il ritorno di Gesù e scrivono perfino sui muri delle città: Gesù ritornerà! Loro non si rendono conto che Gesù è già presente nella nostra vita. Ogni tanto, come un lampo improvviso, questa presenza di Gesù irrompe e si illumina, trasformando la nostra vita. Una domanda che ognuno di noi deve porsi: La mia fede in Gesù mi ha già regalato qualche momento di trasfigurazione e di intensa allegria? Come questi momenti di allegria mi hanno dato forza nei momenti di difficoltà?

Preghiera di un Salmo: Salmo 27 (26)

Il Signore è mia luce 

 

Il Signore è mia luce e mia salvezza,  di chi avrò paura?

Il Signore è difesa della mia vita,  di chi avrò timore?

Quando mi assalgono i malvagi  per straziarmi la carne,  sono essi, avversari e nemici,  a inciampare e cadere.

 

Se contro di me si accampa un esercito,  il mio cuore non teme;  se contro di me divampa la battaglia,  anche allora ho fiducia. Una cosa ho chiesto al Signore,  questa sola io cerco: 

abitare nella casa del Signore 

tutti i giorni della mia vita,  per gustare la dolcezza del Signore  ed ammirare il suo santuario.

 

Egli mi offre un luogo di rifugio  nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,  mi solleva sulla rupe. E ora rialzo la testa  sui nemici che mi circondano;  immolerò nella sua casa sacrifici d’esultanza,  inni di gioia canterò al Signore.

 

Ascolta, Signore, la mia voce.

Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»;  il tuo volto, Signore, io cerco.

 

Non nascondermi il tuo volto,  non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,  non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,  ma il Signore mi ha raccolto.

 

Mostrami, Signore, la tua via,  guidami sul retto cammino,  a causa dei miei nemici.

 

Non espormi alla brama dei miei avversari;  contro di me sono insorti falsi testimoni  che spirano violenza.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore  nella terra dei viventi. Spera nel Signore, sii forte,  si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Sabato, 7 agosto 2021

Tempo ordinario

Preghiera 

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato.  Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura dal Vangelo secondo Matteo 17,14-20

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua; l’ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo”. 

E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui”. E Gesù gli parlò severamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. 

Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli rispose: “Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile”.

Riflessione 

  • Il nostro brano presenta Gesù nella sua attività di guarire. Dopo aver soggiornato con i soli discepoli nella regione di Cesarea di Filippo (16,13-28) Gesù sale su una montagna elevata e viene trasfigurato davanti a tre discepoli (17,1-10); poi raggiunge la folla (17,14-21) tenta un nuovo approccio con la Galilea per riguadagnarla (7,22). Cosa pensare di questi spostamenti geografici di Gesù? Non si esclude che abbiano potuto avere un tenore geografico, ma a Matteo preme presentare la loro funzione di itinerario spirituale. Nel suo cammino di fede la comunità è sempre chiamata a ripercorrere quell’itinerario spirituale che ha segnato la vita di Gesù: dalla Galilea della sua attività pubblica e da quest’ultima alla sua resurrezione attraverso il cammino della croce. Un itinerario spirituale in cui la potenza della fede gioca un ruolo essenziale.
  • Potenza della fede. Gesù, dopo la sua trasfigurazione, con la sua piccola comunità dei discepoli ritorna dalla folla, prima di ritornare in Galilea (v.22) e giungere a Cafàrnao (v.24). E mentre si trova in mezzo alla folla un uomo si avvicina a lui e lo supplica con insistenza per intervenire sul male che tiene imprigionato suo figlio. La descrizione che precede l’intervento di Gesù davvero precisa: si tratta di un caso di epilessia con tutte le sue conseguenze patologiche a livello psichico. Al tempo di Gesù questo tipo di malattia veniva fatto risalire a forze maligne e precisamente all’azione di Satana, nemico di Dio e dell’uomo, e pertanto origine del male e di tutti i mali. Dinanzi a un tale caso in cui emergono forze maligne di gran lunga superiori alle capacità umane i discepoli si scoprono impotenti a guarire il fanciullo (vv.16-19) e a motivo della loro poca fede (v.20). Per l’evangelista, questo giovane epilettico è simbolo di coloro che svalutano la potenza della fede (v.20), che non sono attenti alla presenza di Dio in mezzo a loro (v.17). La presenza di Dio in Gesù, che è l’Emmanuele, non viene riconosciuta; anzi il capire qualcosa di Gesù non è sufficiente, è necessaria la vera fede. Gesù. Dopo aver rimproverato la folla, si fa condurre il ragazzo: «Portatemelo qui» (v.17); lo guarisce e lo libera nel momento in cui sgrida il demonio. Non basta il miracolo della guarigione di una singola persona «»è necessario anche guarire la fede incerta e debole dei discepoli. Gesù si avvicina a loro che sono confusi o storditi per la loro impotenza: «Perché non abbiamo potuto gettarlo fuori?» (v.20). La risposta di Gesù è chiara: «Per la vostra vacillante fede». Gesù chiede una fede capace di spostare le montagne del proprio cuore per identificarsi con la sua persona, la sua missione, la sua forza divina. È vero che i discepoli hanno abbandonato tutto per seguire Gesù ma non sono riusciti a guarire il ragazzo epilettico a motivo della «poca fede». Non si tratta di mancanza di fede, solo che è debole, vacillante per i dubbi, con una predominanza di sfiducia e dubbi. È una fede che non si radica totalmente nella relazione con Cristo. Gesù eccede nel linguaggio quando dice: «se avete fede pari a un granello di senapa» potete spostare le montagne; è un esortazione a lasciarsi guidare nelle azioni dalla potenza della fede, che diventa forte soprattutto nei momenti di prova e di sofferenza e raggiunge la maturità quando non si scandalizza più dello scandalo della croce. La fede può tutto, purché si rinunce a fare affidamento alle proprie capacità umane, può spostare le montagne. I discepoli, la comunità primitiva hanno sperimentato che l’incredulità non si vince con la preghiera e il digiuno ma è necessario unirsi alla morte e resurrezione di Gesù.

Per un confronto personale

  • Attraverso la meditazione del brano abbiamo osservato come i discepoli si collocano in rapporto all’epilettico e a Gesù stesso. Vi scopri anche il tuo cammino relazionale con Gesù e con gli altri ricorrendo alla potenza della fede?
  • Sulla croce Gesù dà testimonianza al Padre e lo rivela totalmente. La parola di Gesù che hai meditato ti chiede l’adesione totale: ti senti ogni giorno impegnato a spostare le montagne del cuore che si frappongono tra il tuo egoismo e la volontà di Dio?

Preghiera finale

Il Signore sarà un riparo per l’oppresso,  in tempo di angoscia un rifugio sicuro. 

Confidino in te quanti conoscono il tuo nome,  perché non abbandoni chi ti cerca, Signore. (Sal 9)


 

Domenica, 8 agosto 2021

 Il pane della vita 

Giovanni 6, 41-51

Preghiera iniziale

Shaddai, Dio della montagna,  che fai della nostra fragile vita  la rupe della tua dimora,  conduci la nostra mente  a percuotere la roccia del deserto,  perché scaturisca acqua alla nostra sete.  La povertà del nostro sentire  ci copra come manto nel buio della notte  e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio  finché l’alba,  avvolgendoci della luce del nuovo mattino,  ci porti, 

con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto  che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,  il sapore della santa memoria.

Lectio

  1. a) Il testo:

41 Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. 42 E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”. 43 Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi. 44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47 In verità, in verità vi dico: Chi crede ha la vita eterna. 48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. b) Chiave di lettura: 

Il sesto capitolo del vangelo di Giovanni presenta un carattere unitario che sviluppandosi attorno al tema della festa di Pasqua, analogamente al precedente si snoda attraverso la narrazione di un prodigio (5,1-9a 6,1-15) a cui segue un discorso (5,1647; 6,22-59). Presenta una parte dell’attività di Gesù in Galilea e precisamente il momento culminante: Gesù si autorivela come pane di vita da credere e da mangiare per essere salvi. Ai vv. 1-15 troviamo il grande segno della moltiplicazione dei pani il cui significato viene svelato dal discorso del giorno seguente ai vv. 26-59: il dono del pane per la fame del popolo prepara le parole sul pane della vita eterna. Frammezzo ai vv. 1621 abbiamo il racconto del cammino di Gesù sulle acque. Ai vv. 60-71 Gesù invita i discepoli a decidersi, ora conoscendone l’incredulità (vv. 60-66) ora sollecitando la fede dei dodici (vv. 66-71). 

L’intero discorso sul pane della vita (6, 25-71) presenta delle somiglianze con alcuni testi giudaici, in particolar modo Filone.  c) Momento di silenzio: 

Lasciamo che la voce del Verbo risuoni in noi.

Meditatio

  1. a) Alcune domande:

Mormoravano di lui: quante voci di mormorazione nei confronti di Dio? – Io sono il pane disceso dal cielo: dove prendiamo il pane che mangiamo ogni giorno? – Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato: il Padre ci attrae oppure ci trasciniamo sui suoi passi criticando ciò che dice alla nostra vita di ogni giorno? – Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno: noi ci nutriamo di Parola di Dio e di Pane spezzato, una volta a settimana o anche tutti i giorni… perché non scorre la vita eterna nelle nostre parole e nella nostra esperienza umana? b) Chiave di lettura: 

Mormorare. Quale migliore strumento per non vivere in profondità ciò che il Signore ci chiede? Mille ragioni, plausibili… mille giustificazioni, valide… mille motivazione, lecite… per non masticare una Parola che spezza ogni ragione, ogni giustificazione, ogni motivazione per lasciare echi nuovi di un cielo non lontano che abita i cuori degli uomini.

  1. 41. Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. Gesù aveva appena affermato: Io sono il pane della vita (v. 35) e sono disceso dal cielo (v. 38) e questo provoca dissenso tra la folla. Giudei, termine teologico in Giovanni, possiamo pensarlo con il suo sinonimo: increduli. In realtà si tratta di Galilei che vengono chiamati Giudei a motivo del loro mormorare di Cristo, poiché le sue parole sconvolgono le categorie usuali. Un linguaggio familiare quello del pane disceso dal cielo. I figli di Israele conoscevano il pane di Dio, la manna, che nel deserto aveva appagato la fame e la precarietà di un cammino dagli orizzonti che si rincorrevano senza approdo. Cristo, manna per l’uomo che nel deserto della sua fame inappagata invoca il cielo a sostegno del suo andare. Unico Pane che sfama. Le parole dei giudei sono obiezione contro la persona di Gesù e al tempo stesso varco per introdurre il tema dell’incredulità. In rapporto ad altri passi in cui il popolo ‘bisbiglia’ (7,12.32) su Gesù in questo capitolo abbiamo un ‘mormorare’ su ciò che egli dice, sulle sue parole. Questo mormorare rende palesi l’incredulità e l’incomprensione.
  2. 42. “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”. L’ironia è sottile. Gli increduli conoscono le origini terrene del Cristo, conoscono di certo il figlio di Giuseppe, ma non il figlio di Dio. Solo i credenti conoscono la sua origine trascendente per intervento diretto di Dio nella Vergine. Il passaggio da un linguaggio prettamente materiale, un pane di acqua e farina, a un linguaggio spirituale, un pane per l’anima umana. Come un tempo il popolo nel deserto, i Giudei mormorano: non comprendono l’origine e il dono di Gesù: come un tempo i padri rifiutarono la manna perché cibo troppo leggero ora i figli rifiutano il Verbo fatto carne, pane disceso dal cielo perché di origine terrena. I Giudei riportano di ciò che Gesù aveva detto solo l’affermazione: Sono disceso dal cielo (v. 38). Poiché è questa che da fondamento ai precedenti annunci, all’essere il pane della vita (v. 35). La domanda: Costui non è forse… è presente, in un contesto di stupore, nei vangeli sinottici. In Matteo o in Luca il lettore attraverso i racconti dell’infanzia è già stato messo a parte della concezione verginale di Gesù. In Giovanni i Galilei hanno davanti chi dichiara di essere disceso dal cielo senza mettere in discussione la sua condizione umana. Figlio di Giuseppe vuol dire allora essere un uomo come tutti (cfr.

1,45).

  1. 43-44. Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”. Gesù non sembra soffermarsi sulla sua origine divina ma sottolinea che solo chi è attirato dal Padre può andare da lui. La fede è dunque dono di Dio che ha come condizione l’apertura da parte dell’uomo, l’ascolto… ma cosa vuol dire che il Padre attira? Forse non è libero l’uomo nel suo andare? L’attrazione è solo nella traiettoria di un desiderio scritto in quelle tavole di carne che ogni uomo porta in sé. È quindi libertà piena, adesione spontanea alla sorgente del proprio esistere. La vita non può che essere attratta dalla vita, solo la morte non si lascia attrarre.
  2. 45. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me”. La sequela è determinata da un ordine ben preciso. Non è un invito, è un imperativo. La parola di Dio creatrice, invece che chiamare la luce e le altre creature dal nulla, chiama la sua immagine a partecipare alla nuova creazione. La sequela non scaturisce da una decisione autonoma e personale, ma dall’incontro con la persona di Gesù e dalla sua chiamata. È un evento di grazia, non una scelta dell’uomo. Gesù non attende una libera decisione, ma chiama con autorità divina come Dio chiamava i profeti nell’Antico Testamento. Non i discepoli scelgono il Maestro come avveniva per i rabbi del tempo, ma il maestro sceglie i discepoli quali depositari dell’eredità di Dio che è molto di più che una dottrina o un insegnamento. La chiamata comporta l’abbandono dei familiari, della professione, un cambiamento totale dell’esistenza per una adesione di vita che non ammette spazi di autocentramento. I discepoli sono uomini del regno. La chiamata a diventare discepoli di Gesù è una “chiamata escatologica”. La frase del profeta dell’esilio babilonese riporta testualmente: “e tutti i suoi figli [di Gerusalemme] saranno” -in riferimento agli ebrei. L’utilizzo di: “tutti saranno” è espressione dell’universalità della salvezza di cui Gesù è il compimento.
  3. 46. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. Solo Gesù, che è da Dio, ha visto il Padre e può rivelarlo definitivamente.

L’uomo è chiamato a venire da Dio. La conoscenza del Padre non è una conquista, è una provenienza. Il movimento non è esterno. Se io cerco la provenienza esterna posso dire di avere un padre e una madre, creature del mondo creato. Se io cerco la provenienza profonda del mio significato esistenziale posso dire di venire dal Padre, Creatore di ogni vita. 

  1. 47. In verità, in verità vi dico: Chi crede ha la vita eterna. Credere alla parola di Gesù, alla sua rivelazione, è condizione per ottenere la vita eterna e poter essere

“ammaestrati dal Padre”. Credo, mi appoggio a una roccia. La stabilità non è nel mio limite creaturale, né nella realizzazione della mia perfettibilità umana. Tutto è stabile in Colui che non ha agganci temporali. Come può una creatura poggiare su di sé quando non è padrona di un solo istante di vita? 

  1. 48. Io sono il pane della vita. Viene ripresentato il tema del pane di vita che si snoda insieme a quello della fede, e della vita eterna. Gesù è il vero pane di vita. Questo versetto è legato al 51 “Io sono il pane vivente”. Solo chi si nutre di questo pane, chi assimila la rivelazione di Gesù come pane vitale, potrà vivere.
  2. 49. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Il pane sceso dal cielo è posto in rapporto con la manna che nutrì i padri senza preservarli dalla morte. Questo pane che dà la vita senza fine e proviene dall’alto è il Verbo incarnato di Dio. Il tema eucaristico accennato in alcune espressioni precedenti ora diventa centrale. L’esperienza della morte terrena non contraddice questa esperienza di vita se si cammina nei sentieri del trascendente. Il limite non è un limite per chi mangia di Lui.
  3. 51. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Alimento vitale per il credente sarà la “carne” di Gesù. Il termine carne (sàrx) che nella Bibbia indica la realtà fragile della persona umana di fronte al mistero di Dio ora si riferisce al corpo di Cristo immolato sulla croce e alla realtà umana del Verbo di Dio. Non è più un pane della vita metaforico, cioè la rivelazione di Gesù perché il pane è la carne stessa del Figlio. Per la vita del mondo indica in favore e pone in risalto la dimensione sacrificale del Cristo dove per il mondo esprime la salvezza che da questa dimensione scaturisce.

 

  1. c) Riflessione:

Mormorare. Se il nostro mormorio fosse quello di un vento leggero farebbe da sottofondo armonioso alle parole eterne che si fanno nostra carne: Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Quale sorpresa allora, sapendo che questo Pane eterno non è un estraneo, ma Gesù, il figlio di Giuseppe, un uomo di cui conosciamo padre e madre. Mangiamo e siamo noi assunti. Perché chi mangia di questo pane vive in eterno. Un

Pane che nasce da un amore di Padre. Siamo invitati a udire e imparare per andare a Lui sulla traiettoria dell’attrazione, sulla scia di quella fede che permette di vedere. Pane con pane, Carne con carne. Solo Colui che viene da Dio ha visto il Padre. E l’uomo lo ha visto quando ha fatto della sua carne la mangiatoria del Pane vivo. Deserto e morte, cielo e vita. Un dolce connubio che si compie in ogni Eucaristia… su ogni altare, quell’altare del cuore in cui la vita del Soffio divino consuma la creta sfigurata di un uomo smarrito.

Oratio

Salmo 33 (32)

Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,  dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.  Come in un otre raccoglie le acque del mare,  chiude in riserve gli abissi.

 

Il Signore annulla i disegni delle nazioni,  rende vani i progetti dei popoli.

Ma il piano del Signore sussiste per sempre,  i pensieri del suo cuore per ogni generazione.

 

L’occhio del Signore veglia su chi lo teme,  su chi spera nella sua grazia,  per liberarlo dalla morte  e nutrirlo in tempo di fame.

Contemplatio

L’esperienza del cibo che porta via dal cuore la fame mi ricorda, Signore, che potrò andare dalla imperfezione al compimento per essere specchio di te non annullando la fame, ma interrogandola per ritrovare in essa non più un homo dormiens, colui che non si interroga mai, che vive senza interessi, che non vuole vedere né sentire, che non si lascia toccare, che vive nella paura, superficialmente più che in profondità, e negli eventi si confronta restando in posizione orizzontale, sonnecchiando, oppure fagocitando tutto ciò che incontra… bensì come homo vigilans, colui che è sempre presente a se stesso e agli altri, capace di sfamarsi del proprio lavoro e servizio, colui che responsabilmente non si esaurisce nell’immediato, ma sa misurarsi nella lunga e paziente attesa, colui che esprime il tutto che è in ogni frammento della sua vita, colui che non ha più paura di sentirsi vulnerabile, perché sa che le ferite della sua umanità possono trasformarsi in feritoie attraverso le quali la Vita giunge nel fluire del tempo, una Vita che, potendo realizzare finalmente il suo Fine, canta all’Amore con il suo

“cuore piagato” avvolto in una “fiamma che consuma e non dà pena” e pur di incontrarlo definitivamente è disposta a “rompere la tela”. La fame non è più fame, perché resta come dolce peso del limite, protetto dalla “deliziosa piaga” e sempre aperto al “dolce incontro” che sazierà ogni desiderio: “L’Amato è le montagne, le valli solitarie e ricche d’ombra… è come notte calma, molto vicina al sorger dell’aurora, musica silenziosa, solitudine sonora… Chi potrà sanarmi questo mio cuor piagato?… è fiamma che consuma e non dà pena! O Amato, al dolce incontro rompi la tela”.

 

 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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