Lectio del giorno all’Oasi di Engaddi 1-10_Ottobre-2021

Venerdì, 1 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia,

perché, camminando verso i beni da te promessi,

diventiamo partecipi della felicità eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 10,13-16

In quel tempo, Gesù disse: “Guai a te, Corazin, guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidóne fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. Perciò nel giudizio Tiro e Sidóne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafarnao, ‘‘sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata!’’.

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato”.

Riflessione

Il vangelo di oggi continua con l’invio dei settantadue discepoli e discepole (Lc 10,1- 12). Al termine di questo invio Gesù parlava di scrollare la polvere dalle scarpe, quando i missionari non fossero ben ricevuti (Lc 10,10-12). Il vangelo di oggi mette l’accento ed amplifica le minacce su coloro che si rifiutano di ricevere la Buona Novella.

  • Luca 10,13-14: Guai a te Corazin, guai a te Betsaida!
  • La distanza che Gesù percorse nei tre anni della sua vita missionaria era piccola. Abbracciava solo pochi chilometri quadrati lungo il Mare di Galilea attorno alle città di Cafarnao, Betsaida e Corazin. Proprio in questo spazio così piccolo Gesù compie la maggior parte dei miracoli e presenta i suoi discorsi. Lui è venuto a salvare tutta l’umanità, e quasi non uscì dal limitato spazio della sua terra. Tragicamente, Gesù dovette constatare che la gente di quelle città non volle accettare il messaggio del Regno e non si convertì. Le città si fissarono nella rigidità delle loro credenze, tradizioni e costumi e non accettarono l’invito di Gesù a cambiare vita. “Guai a te, Corazin, guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidóne fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere”. Gesù paragona le due città con Tiro e Sidóne che, nel passato, sono state nemiche ferree di Israele, maltrattando il popolo di Dio. Per questo, sono state maledette dai profeti (Is 23,1; Ger 25,22; 47,4; Ez 26,3; 27,2; 28,2; Gv 4,4; Am 1,10). Ed ora, Gesù dice che queste stesse città, simboli di tutta la cattiveria fatta alla gente nel passato, si sarebbero già convertite se fossero avvenuti in esse tanti miracoli come a Corazin ed a Betsaida.
  • Luca 10,15: E tu, Cafarnao, ‘‘sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata!’’.
  • Gesù evoca la condanna che il profeta Isaia lanciò contro Babilonia. Orgogliosa e prepotente, Babilonia pensava: ”Salirò in cielo, sulle stelle di Dio; innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo” (Is 14,13-14). Pensava! Ma si ingannava del tutto. Avvenne il contrario. Dice il profeta: “E invece, sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso” (Is 14,15). Gesù paragona Cafarnao con questa terribile Babilonia che distrusse la monarchia ed il tempio e portò il popolo alla schiavitù, da cui non riuscì mai a liberarsi. Come Babilonia, Cafarnao pensava di essere qualcosa, ma finì nel più profondo degli inferni. Il vangelo di Matteo paragona Cafarnao alla città di Sodoma, simbolo della peggiore perversione, che fu distrutta dall’ira di Dio (Gen 18,16 a 19,29). Sodoma si sarebbe convertita, se avesse visto i miracoli che Gesù fece a Cafarnao (Mt 11,23-24). Oggi continua lo stesso paradosso. Molti di noi, cattolici fin da bambini, abbiamo convinzioni così consolidate che nessuno è capace di convertirci. Ed in alcuni luoghi, il cristianesimo, invece di essere fonte di mutazione e di conversione, è diventato il rifugio delle forze più reazionarie della politica del paese.
  • Luca 10,16: “Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato”.
  • La frase mette l’accento sull’identificazione dei discepoli con Gesù in quanto disprezzato dalle autorità. In Matteo la stessa frase di Gesù, posta in altro contesto, sottolinea l’identificazione dei discepoli con Gesù accolto dalla gente (Mt 10,40). Tanto nell’uno come nell’altro, i discepoli si identificano con Gesù nel dono totale ed in questo dono si realizza il loro incontro con Dio, e Dio si lascia incontrare da chi lo cerca.

Per un confronto personale

  • La mia città ed il mio paese meritano l’avvertenza di Gesù contro Cafarnao, Corazin e Betsaida?
  • Come mi identifico con Gesù?

Preghiera finale

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio. Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore, senza di te non ho alcun bene”.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita. (Sal 15)


 

Sabato, 2 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 18,1-5.10

In quel tempo, i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: “Chi dunque è il più grande nel regno dei cieli?”

Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me.

Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli”.

Riflessione

  • Il vangelo di oggi ci presenta un testo tratto dal Discorso della Comunità (Mt 18,1-35), in cui Matteo riunisce frasi di Gesù per aiutare le comunità della fine del primo secolo a superare i due problemi che dovevano affrontare in quel momento: l’uscita dei piccoli a causa dello scandalo di alcuni (Mt 18,1-14) ed il bisogno di dialogo per superare i conflitti interni (Mt 18,15-35). Il Discorso della Comunità affronta diversi temi: l’esercizio del potere nella comunità (Mt 18,1-4), lo scandalo che esclude i piccoli (Mt 18,5-11), l’obbligo di lottare per il ritorno dei piccoli (Mt 18,12-14), la correzione fraterna (Mt 18,15-18), la preghiera (Mt 18,19-20) ed il perdono (Mt 18,21-35). L’accento cade nell’accoglienza e nella riconciliazione, poiché la base della fraternità è l’amore gratuito di Dio che ci accoglie e ci perdona. Solo così la comunità sarà segno del Regno.
  • Nel Vangelo di oggi meditiamo quella parte che parla dell’accoglienza da dare ai piccoli. L’espressione, i piccoli non si riferisce solo ai bambini, bensì alle persone senza importanza nella società, incluso i bambini. Gesù chiede che i piccoli siano al centro delle preoccupazioni della comunità, poiché “il Padre non vuole che nessuno di questi piccoli si perda” (Mt 18,14).
  • Matteo 18,1: La domanda dei discepoli che provoca l’insegnamento di Gesù. I discepoli vogliono sapere chi è il più grande nel Regno. Il semplice fatto di porre questa domanda indica che non hanno colto bene il messaggio di Gesù. La risposta di Gesù, cioè tutto il Discorso della Comunità, serve per farci capire che tra i seguaci di Gesù deve prevalere lo spirito di servizio, di dedizione, di perdono, di riconciliazione e di amore gratuito, senza cercare il proprio interesse.
  • Matteo 18,2-5: Il criterio fondamentale: il più piccolo è il più grande. “Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo”, i discepoli vogliono un criterio per potere misurare l’importanza delle persone nella comunità. Gesù risponde che il criterio sono i piccoli! I bambini non hanno importanza sociale, non appartengono al mondo dei grandi. I discepoli, invece di crescere verso l’alto e verso il centro, devono crescere verso il basso e verso la periferia! Così saranno i più grandi nel Regno! Ed il motivo è questo: “Chi accoglie uno solo di questi piccoli, accoglie Me!” L’amore di Gesù per i piccoli non ha spiegazione. I bambini non hanno merito, sono amati dai genitori e da tutti in quanto bambini. Puro amore gratuito di Dio che si manifesta qui e che può essere imitato nella comunità da coloro che credono in Gesù.
  • Matteo 18,6-9: Non scandalizzare i piccoli. Il vangelo di oggi omette questi versi dal 6 al 9 e continua nel verso 10. Diamo una breve chiave di lettura per questi versi dal 6 al 9. Scandalizzare i piccoli significa: essere per loro motivo della perdita di fede in Dio e dell’abbandono della comunità. L’eccessiva insistenza nelle norme e nelle osservanze, come facevano alcuni farisei, allontanava i piccoli, perché non incontravano più la libertà che Gesù aveva portato. Dinanzi a questo, Matteo conserva frasi molto forti di Gesù, come quella della pietra del mulino appesa al collo, e l’altra: “Guai a coloro che sono causa di scandalo!” Segno che in quel tempo i piccoli non si identificavano più con la comunità e cercavano altri rifugi. Ed oggi? Solamente in Brasile, ogni anno, circa un milione di persone abbandonano le chiese storiche e migrano verso i pentecostali. E sono i poveri che fanno questa transizione. Se vanno via, è perché i poveri, i piccoli, non si sentono a casa nella loro stessa casa! Qual è il motivo? Per evitare questo scandalo, Gesù ordina di tagliarsi il piede o la mano e di cavarsi l’occhio. Queste affermazioni di Gesù non possono essere prese letteralmente. Significano che bisogna essere molto esigenti nella lotta allo scandalo che allontana i piccoli. Non possiamo permettere, in nessun modo, che i piccoli si sentano emarginati nella nostra comunità. Poiché, in questo caso, la comunità non sarebbe un segno del Regno di Dio. Non sarebbe di Gesù Cristo. Non sarebbe cristiana.
  • Matteo 18,10: Gli angeli dei piccoli in presenza del Padre. “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre il volto del Padre mio che è nei cieli”. Oggi, a volte, si sente chiedere: “Ma gli angeli esistono o no? Forse sono un elemento della cultura persiana, dove i giudei vissero lunghi secoli nell’esilio di Babilonia?” E’ possibile. Ma non è questo il quid della questione, non è questo l’aspetto principale. Nella Bibbia, l’angelo ha un altro significato. Ci sono testi che parlano dell’Angelo di Yahvé o dell’Angelo di Dio e poi improvvisamente si parla di Dio. Si scambia l’uno per l’altro (Gen 18,1-2.9.10.13.16: cf Gen 13,3.18). Nella Bibbia, l’angelo è il volto di Yahvé rivolto verso di noi. Il volto di Dio rivolto verso di me, verso di te! E’ l’espressione della convinzione più profonda della nostra fede, cioè che Dio sta con noi, con me, sempre! E’ un modo di rendere concreto l’amore di Dio nella nostra vita, fino ai minimi dettagli.

Per un confronto personale

  • I piccoli sono accolti nella nostra comunità? Le persone più povere partecipano alla nostra comunità?
  • Angeli di Dio, l’Angelo Custode. Molte volte, l’Angelo di Dio è la persona che aiuta un’altra persona. Ci sono molti angeli nella tua vita?

Preghiera finale

Signore, sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere. (Sal 138)


 

Domenica, 3 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

Chiave di lettura del Vangelo: Marco 10,2-16

Nel testo della liturgia che ci si presenta, Gesù ci dà consigli a proposito della relazione tra moglie e marito e tra le madri e i bambini. A quel tempo molta gente era esclusa ed emarginata. Per esempio, nella relazione tra marito e moglie esisteva il maschilismo. La moglie non poteva partecipare, non aveva eguaglianza di diritto tra i due. Nella relazione con i bambini, i più “piccoli”, esisteva uno “scandalo” che era la causa della perdita della fede di molti di essi (Marco 9,42). Nella relazione tra marito e moglie, Gesù comandò il massimo dell’eguaglianza. Nella relazione tra le madri e i bambini, egli comandò la massima accoglienza e tenerezza.

Una divisione del testo per facilitare la lettura:

  • Marco 10,1: Indicazione geografica;
  • Marco 10,2: La domanda dei farisei sul divorzio;
  • Marco 10,3-9: Discussione tra Gesù e i farisei sul divorzio;
  • Marco 10,10-12: Conversazione tra Gesù e i discepoli sul divorzio;
  • Marco 10,13-16: Gesù comanda accoglienza e tenerezza tra le madri e i bambini.

Il testo:

1 Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l’ammaestrava, come era solito fare. 2 E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E’ lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». 3 Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4 Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». 5 Gesù disse

loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6 Ma all’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; 7 per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. 8 Sicché non sono più due, ma una sola carne. 9 L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». 10 Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: 11 «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; 12 se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».

13 Gli presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano. 14Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso». 16 E prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva.

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

  • Qual’è il punto che le piacque di più o che maggiormente richiamò la sua attenzione?
  • Qual’è la situazione della moglie che appare nel testo?
  • Come Gesù desiderava che fosse la situazione tra il marito e la moglie?
  • Qual’è la preoccupazione delle madri che portano i bambini davanti a Gesù?
  • Qual’è la reazione di Gesù?
  • Che insegnamento di vita si apprende dai bambini?

Una chiave di lettura

per coloro che volessero approfondire di più il testo

Commento

  • Marco 10,1: Indicazione geografica
  • L’autore del Vangelo di Marco ha l’abitudine di situare l’evento con dettagli o brevi informazioni geografiche, all’interno della narrazione stessa. Inoltre, per colui che ascolta una lunga narrazione senza aver il libro in mano, tali informazioni geografiche aiutano nella comprensione di lettura. Sono come punti di riferimento che sostengono il filo della narrazione. E’ molto comune in Marco trovare informazioni quali: “Gesù insegnava” (Marco 1,22.39; 2,2.13; 4,1; 6,2.6.34).
  • Marco 10,1-2: La domanda dei farisei sul divorzio
  • La domanda è maliziosa. Mette Gesù alla prova: “E’ lecito al marito ripudiare sua moglie?” Segno che Gesù aveva un opinione diversa, al contrario dei farisei che non gli fanno domande su questo tema. Non chiedono se è lecito alla moglie ripudiare il marito. Ciò non gli passava per la testa. Segno chiaro di una forte dominazione maschile e di emarginazione della moglie nella convivenza sociale di quell’epoca.
  • Marco 10,3-9: La risposta di Gesù: il marito non può ripudiare la moglie.
  • Invece di rispondere, Gesù domanda: “Che cosa dice la Legge di Mosé?” La legge permetteva al marito di scrivere una lettera di divorzio e ripudiare la moglie (Dt 24,1). Tale permesso rivela del maschilismo. Il marito poteva ripudiare la moglie, però la moglie non aveva lo stesso diritto. Gesù spiega che Mosé agì così a causa della durezza di cuore della gente, però l’intenzione di Dio era un’altra quando creò l’essere umano. Gesù si rifà al progetto del Creatore (Gn 21,27 e Gn 2,24) e nega al marito il diritto di ripudiare la moglie. Stabilisce in terra il diritto del marito di fronte alla moglie e ordina il massimo dell’uguaglianza.
  • Marco 10,10-12: Uguaglianza tra marito e moglie.
  • In casa, i discepoli gli fanno domande su questo stesso tema del divorzio. Gesù trae le conclusioni e riafferma la uguaglianza di diritti e doveri tra il marito e la moglie. Il vangelo di Matteo (cf. Mt 19,10-12) spiega una domanda dei discepoli sul questo tema. Essi dicono: “Se tale è la condizione del marito rispetto alla moglie, non conviene sposarsi”. Preferiscono non sposarsi, che sposarsi senza il privilegio di comandare la moglie. Gesù và in fondo alla questione. Propone tre casi in cui una persona non può sposarsi: (1) impotenza, (2) castrazione e (3) a causa del Regno. Comunque, non sposarsi perché qualcuno non vuol perdere il predominio sulla moglie, questo è inammissibile nella nuova Legge dell’amore! Sia il matrimonio come il celibato, devono essere al servizio del Regno e non al servizio di interessi egoistici. Nessuno dei due può essere motivo di mantenere il predominio maschilista del marito sulla moglie. Gesù propone un nuovo tipo di relazione tra i due. Non è permesso al matrimonio che il marito comandi sulla moglie, o viceversa.
  • Marco 10,13: I discepoli impediscono alle madri di avvicinarsi con i loro bambini.
  • Alcune persone portarono dei bambini perché Gesù li accarezzasse. I discepoli cercarono di impedirlo. Perché lo impediscono? Il testo non lo specifica. Secondo le usanze rituali dell’epoca, i bambini piccoli con le madri, vivevano in uno stato quasi permanente di impurezza legale. Gesù diventerebbe impuro se li toccasse! Probabilmente i discepoli impediscono a Gesù di toccarli per non diventare impuro.
  • Marco 10,14-16: Gesù riprende i discepoli e accoglie i bambini.
  • La reazione di Gesù insegna il contrario: “Lasciate che i bambini vengano a me. Non lo impedite!” Egli abbraccia i bambini, li accoglie e pone le mani sopra di loro. Quando si tratta di accogliere una persona e promuovere la fraternità, a Gesù non interessano le leggi di purezza di base, non ha paura di trasgredirle. Il suo gesto ci insegna: “Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso!” Che cosa significa questa frase? 1) Un bambino riceve tutto dal padre. Egli non merita ciò che riceve, fino a che vive dell’amore gratuito. 2) I padri ricevono i figli come un dono di Dio e li trattano con cura. La preoccupazione dei padri non è quella di avere il predominio sui figli, ma di amarli ed educarli perché si realizzino!

Ampliando le informazioni per poter comprender il testo

  • Gesù accoglie e difende la vita dei piccoli
  • Gesù insiste varie volte sull’accoglienza che si deve dare ai piccoli, ai bambini. “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Marco 9.37). Chi dà un bicchiere di acqua a uno di questi piccoli, non perderà la sua ricompensa (Matteo 10,42). Egli chiese di non disprezzare i piccoli (Matteo 18,10). Nel giudizio finale i giusti saranno ricevuti per ciò che diedero da mangiare a “uno di questi più piccoli” (Matteo 25,40).
  • Nei vangeli, l’espressione “piccoli” (in greco di dice elachistoi, mikroi o nepioi). A volte indica “bambino”, altre volte i settori esclusi dalla società. Discernere non è facile. Alcune volte, ciò che è “piccolo” nel vangelo è “bambino”, e non altro. Il bambino appartiene alla categoria dei “piccoli”, degli esclusi. Detto questo, non è facile discernere ciò che proviene dal tempo di Gesù e ciò che proviene dalle comunità da cui è stato scritto nei vangeli. Considerando questo, ciò che risulta è il contesto di esclusione che regnava nell’epoca e l’immagine che esisteva di Gesù nelle prime comunità: Gesù si mette dalla parte dei piccoli, degli esclusi, e assume la loro difesa. É impressionante quando si vede tutto ciò che Gesù fece in difesa della vita dei bambini, dei piccoli:
  • Accogliere e non scandalizzarsi. E’ una delle parole di Gesù più dure contro quelli che causano scandalo ai piccoli, o sia, che sia motivo per i piccoli di non credere più in Dio. Per questi, sarebbe meglio avere una pietra di molino attaccata al collo e di gettarsi nel fondo del mare (Marco 9,42; Luca 17,2; Matteo 18,6).
  • Accogliere e toccare. Le madri con i bambini in braccio si avvicinarono a Gesù per chiedere una benedizione. Gli apostoli gli chiedono di spostarsi. Toccare significa contrarre impurezza! Gesù non si scomoda come loro. Corregge i discepoli e accoglie le madri e i loro bambini. Li tocca e li abbraccia. “Lasciate che i bambini vengano a me, non lo impedite!” (Marco 10,13-16; Matteo 19, 13-15).
  • Identificarsi con i piccoli. Gesù si identifica con i bambini. Chi raccoglie un bambino, “accoglie me” (Marco 9,37). “Tutto ciò che farete a uno di questi piccoli, lo avrete fatto a me” (Matteo 25,40).
  • Tornare bambino. Gesù chiede che i discepoli tornino bambini e accettino il Regno come un bambino. Senza questo, è impossibile entrare nel Regno di Dio (Marco 10,15; Matteo 18,3; Luca 9,46-48). Fate che il bambino sia il professore degli adulti! Il che non era normale. Siamo abituati al contrario. Difendere il diritto di chi grida. Quando Gesù entrò nel tempio e rovesciò i tavoli dei cambiavalute, erano i bambini che gridavano. “Osanna al figlio di Davide!” (Matteo 21,15). Criticato dai capi sacerdoti e dagli scribi, Gesù li difende e in loro difesa cita le Scritture (Mt 21,16).
  • Ringraziare per il Regno presente nei bambini. L’allegria di Gesù è grande quando sente che i bambini, i piccoli, hanno compreso le cose del Regno che sono state annunciate alle genti. “Ti rendo grazie Padre!” (Mt 11,25-26). Gesù riconosce che i piccoli comprendono meglio le cose del Regno dai dottori!
  • Accogliere e curare. Sono molti i bambini che Egli accoglie, cura o risuscita: la figlia di Giairo di 12 anni (Mc 5,41-42), la figlia della donna sirio-fenicia (Mc 7,29-30), il figlio della vedova di Naim (Lc 7,14-15), il piccolo epilettico (Mc 9,25-26), il figlio del Centurione (Lc 7,9-10), il figlio del funzionario reale (Gv 4,50), il piccolo dei cinque pani e dei pesci (Gv 6,9).
  • Il contesto in cui troviamo il nostro testo dentro il Vangelo di Marco
  • Il nostro testo (Mc 10,1-16) fa parte di una lunga istruzione di Gesù ai discepoli (Mc 8,27 sino a 10,45). All’inizio di tale istruzione, Marco situa la guarigione del cieco anonimo di Betsàida in Galilea (Mc 8,22-26); alla fine, la guarigione del cieco Bartimèo di Gerico in Giudea (Mc 10,46-52). Le due guarigioni sono simboliche di ciò che accadrà fra Gesù e i discepoli. Anche i discepoli erano ciechi poiché “avevano occhi ma non vedevano” (Mc 8,18). Dovevano recuperare la vista; dovevano abbandonare l’ideologia che gli impediva di veder chiaro; dovevano accettare Gesù come Egli era e non come volevano che fosse. Questa lunga istruzione ha come obiettivo di curare la cecità dei discepoli. E’ come una piccola guida, una specie di catechismo, con le frasi dello stesso Gesù. Il seguente grafico illustra lo schema di istruzione:
  • Cura di un cieco 8,22-26
  • 1° annuncio 8,27-38
  • Insegnamento ai discepoli sul Servo Messia 9,1-29
  • 2° annuncio 9,30-37
  • Insegnamento ai discepoli sulla conversione 9,38 sino a 10,31
  • 3° annuncio 10,32-45

Cura del cieco Bartimèo 10,46-52

Come si può vedere nel grafico, l’insegnamento è costituito da tre annunci della Passione: Mc 8,27-38; 9,30-37; 10,32-45. Tra il primo e il secondo abbiamo una serie di insegnamenti per aiutarci a comprendere che Gesù è il Messia Servo (Mc 9,1-29). Tra il secondo e il terzo, una serie di insegnamenti che chiariscono quale è la conversione che va fatta ai diversi livelli della vita che accettino Gesù come Messia Servo (Mc 9,38 sino a 10,31). L’unione degli insegnamenti ha come sfondo la marcia dalla Galilea sino a Gerusalemme. Dall’inizio fino alla fine di questa lunga istruzione, Marco dice che Gesù è in cammino fino a Gerusalemme (Mc 8,27; 9,30.33; 10,1.17.32), dove troverà la croce.

Ognuno dei tre annunci della Passione è accompagnato dai gesti e dalle parole di incomprensione da parte dei discepoli (Mc 8,32; 9,32-34; 10,32-37), e dalle parole di orientamento da parte di Gesù, che commentano la mancanza di comprensione dei discepoli e insegna loro come devono comportarsi (Mc 8,34-38; 9,35-37; 10,35-45). La piena comprensione dell’insegnamento di Gesù non si ottiene con la sola istruzione teorica, senza un compromesso pratico, camminando con Egli al camino del servizio, dalla Galilea sino a Gerusalemme. A quelli che desiderano mantenere l’idea di Pietro, questa è quella di un Messia glorioso senza croce (Mc 8,32-33), non capirà niente, tantomeno arriverà ad avere l’attitudine autentica del discepolo veritiero. Continuerà cieco, vedendo la gente come alberi (Mc 8,24). Senza croce è impossibile capire chi è Gesù e cosa significhi seguire Gesù. Il cammino dell’inseguimento è un cammino di consegna, di abbandono, di servizio, di disponibilità di accettazione del conflitto, sapendo che ci sarà una resurrezione. La croce non è un incidente casuale, fino ad un certo punto di questo cammino. E’ un mondo organizzato a partire dall’egoismo, l’amore e il servizio possono solo esistere crocifissi! Colui che fa della propria vita un servizio per gli altri, scomoda quelli che vivono aggrappati ai privilegi, e soffre.

Salmo 23 (23)

Il Signore è mio Pastore, salendo al Calvario

Il Signore è il mio pastore:

non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo.

Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita,

e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


 

Lunedì, 4 Ottobre, 2021

Tempo di Ordinario

Preghiera

Dio onnipotente, che ci chiami a preparare la via al Cristo Signore, fa’ che per la debolezza della nostra fede non ci stanchiamo di attendere la consolante presenza del medico celeste. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

 

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Riflessione

  • Certi testi dei Vangeli ci rivelano tutto il loro significato quando li collochiamo sullo sfondo del Vecchio Testamento. Così è questo testo così breve e così bello del vangelo di oggi. In esso riecheggiano due temi assai amati e ricordati del Vecchio Testamento, uno di Isaia e l’altro dei libri chiamati sapienziali.
  • Isaia parla del Messia Servo e lo rappresenta come un discepolo che è sempre alla ricerca di una parola di conforto per poter incoraggiare coloro che sono scoraggiati: “Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati”. (Is 50,4) Ed il Messia servo lancia un invito: “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte” (Is 55,1). Questi testi erano presenti nella memoria della gente. Erano come i canti della nostra infanzia. Quando la gente li ascolta, suscitano ricordi, nostalgia. Così pure la parola di Gesù: “Venite a me!” risvegliava la memoria e portava vicino l’eco nostalgico di quei bei testi di Isaia.
  • I libri sapienziali rappresentano la saggezza divina nella figura di una donna, una madre che trasmette ai figli la sua saggezza e dice loro: “Acquistate senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo, accogliete l’istruzione. Essa è vicina e si può trovare. Vedete con gli occhi che poco mi faticai, e vi trovai per me una grande pace” (Eccli 51,25-27). Gesù ripete questa stessa frase: “Voi incontrerete riposo!”
  • Proprio per questo suo modo di parlare alla gente, Gesù risveglia la loro memoria e così il cuore si rallegrava e diceva “E’ giunto il messia tanto atteso!” Gesù trasformava la nostalgia in speranza. Faceva dare un passo alla gente. Invece di afferrarsi ad immagini di un messia glorioso, re e dominatore, insegnate dagli scribi, la gente cambiava visione ed accettava Gesù, messia servo. Messia umile e mite, accogliente e pieno di tenerezza, che faceva sentire a loro agio i poveri insieme a Gesù.

Per un confronto personale

  • La legge di Dio è per me un giogo leggero che mi incoraggia, o un peso che mi stanca?
  • Ho sentito qualche volta la leggerezza e l’allegria del giogo della legge di Dio che Gesù ci ha rivelato?

Preghiera finale

Benedici il Signore, anima mia,

quanto è in me benedica il suo santo nome. Benedici il Signore, anima mia,

non dimenticare tanti suoi benefici. (Sal 102)


 

Martedì, 5 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, fonte di ogni bene,

che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 10,38-42

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi.

Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.

Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.

Parola del Signore.

Riflessione

  • La dinamica del racconto. La condizione di Gesù come maestro itinerante offre a Marta la possibilità di accoglierlo a casa sua. Il racconta presenta gli atteggiamenti delle due sorelle: Maria, seduta, ai piedi di Gesù, è tutta presa dall’ascolto della sua Parola; Marta, invece, è tutta presa dai molti servizi e si avvicina a Gesù per contestare il comportamento della sorella. Il dialogo tra Gesù e Marta occupa un largo spazio nel racconto (vv.40b-42): Marta inizia con una domanda retorica, «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire?»; poi chiede un intervento di Gesù perché richiama la sorella che si è defilata dalle faccende domestiche, «Dille dunque che mi aiuti?». Gesù risponde con un tono affettuoso, è questo il senso della ripetizione del nome «Marta, Marta»: gli ricorda che lei è preoccupata per «molte cose», in realtà, c’è bisogna di «una soltanto» e conclude con un richiamo alla sorella che ha scelto la parte migliore, quella che non le sarà tolta. Luca ha costruito il racconto su un contrasto: le due diverse personalità di Marta e Maria; la prima è presa dale «molte» cose, la seconda ne compie una sola, è tutta presa dall’ascolto del Maestro. La funzione di questo contrasto è sottolineare l’atteggiamento di Maria che si dedica all’ascolto pieno e totale del Maestro, diventando così il modello di ogni credente.
  • La figura di Marta. È lei che prende l’iniziativa di accogliere Gesù nella sua casa. Nel dedicarsi all’accoglienza del Maestro è presa dall’affanno per le molteplici cose da preparare e dalla tensione di sentirsi sola in questo impegno. È presa dai tanti lavori, è ansiosa, vive una grossa tensione. Pertanto Marta «si fa avanti» e lancia a Gesù una legittima richiesta di aiuto: perché deve essere lasciata sola dalla sorella. Gesù le risponde costatando che lei è solo preoccupata, è divisa nel cuore tra il desiderio di servire Gesù con un pasto degno della sua persona e il desiderio di dedicarsi all’ascolto di Lui. Gesù, quindi, non biasima il servizio di Marta ma l’ansia con cui lo compie. Poco prima Gesù aveva spiegato nella parabola del seminatore che il seme caduto tra le spine evoca la situazione di coloro che ascoltano la Parola, ma si lasciano prendere dalle preoccupazioni (Lc 8,14). Quindi Gesù non contesta all’operosità di Marta il valore di accoglienza riguardo alla sua persona ma mette in guardia la donna dai rischi in cui può incorrere: l’affanno e l’agitazione. Anche su questi rischi Gesù si era già pronunciato: «Cercate il suo regno e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta» (Lc 12,31).
  • La figura di Maria. È colei che ascolta la Parola: viene descritta con un imperfetto «ascoltava», azione continuativa nell’ascoltare la Parola di Gesù. L’atteggiamento di Maria contrasta con quello pieno di affanno e tensione della sorella. Gesù dice che Maria ha preferito «la parte buona» che corrisponde all’ascolto della sua parola. Dalle parole di Gesù il lettore apprende che non ci sono due parti di cui una è qualitativamente migliore dell’altra, ma c’è soltanto quella buona: accogliere la sua Parola. Questa attitudine non significa evasione dai propri compiti o responsabilità quotidiane, ma soltanto la consapevolezza che l’ascolto della Parola precede ogni servizio, attività.
  • Equilibrio tra azione e contemplazione. Luca è particolarmente attento a legare l’ascolto della Parola alla relazione con il Signore. Non si tratta di dividere la giornata in tempi da dedicare alla preghiera e altri al servizio, ma l’attenzione alla Parola precede e accompagna il servizio. Il desiderio di ascoltare Dio non può essere supplito da altre attività: bisogna dedicare un certo tempo e spazio a cercare il Signore. L’impegno per coltivare l’ascolto della Parola nasce dall’attenzione a Dio: tutto può contribuire, l’ambiente il luogo, il tempo. Tuttavia il desiderio di incontrare Dio deve nascere dentro il proprio cuore. Non esistono tecniche che automaticamente ti portano a incontrare Dio. È un problema di amore: bisogna ascoltare Gesù, stare con Lui, e allora il dono viene comunicato, e inizia l’innamoramento. L’equilibrio tra ascolto e servizio coinvolge tutti i credenti: sia nella vita familiare che professionale e sociale: come fare perché i battezzati siano perseveranti e raggiungano la maturità della fede? Educarsi all’ascolto della Parola di Dio. È la via più difficile ma sicura per arrivare alla maturità di fede.

Per un confronto personale

  • So creare nella mia vita situazioni e itinerari di ascolto? Mi limito solo ad ascoltare la Parola in chiesa, oppure, mi dedico a un ascolto personale e profondo cercando spazi e luoghi idonei?
  • Ti limiti a un consumo privato della Parola o diventi annunciatore di essa per diventare luce per gli altri e non solo lampada che illumina la propria vita privata?

Preghiera finale

Signore, chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul tuo santo monte? Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente. (Sal 14)


 

Mercoledì, 6 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, fonte di ogni bene,

che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia:

perdona ciò che la coscienza teme

e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 11,1-4

Un giorno, Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Ed egli disse loro: “Quando pregate, dite:

Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione”.

Riflessione

Nel vangelo di ieri abbiamo visto Maria seduta ai piedi di Gesù, all’ascolto della sua parola. Chi ascolta la parola di Dio dovrà dare una risposta nella preghiera. Così, il vangelo di oggi dà continuità al vangelo di ieri riportando il passaggio in cui Gesù, con il suo modo di pregare, suscita nei discepoli la voglia di pregare, di imparare da lui a pregare.

  • Luca 11,1: Gesù, esempio di preghiera. “Un giorno, Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. La domanda del discepolo è strana, poiché in quel tempo la gente imparava a pregare fin da piccoli. Tutti pregavano tre volte al giorno, la mattina, a mezzogiorno e la sera. Pregavano molto i salmi. Avevano le loro pratiche di devozione, avevano i salmi, avevano le riunioni settimanali nella sinagoga e gli incontri quotidiani a casa. Ma sembra che non bastasse. Il discepolo voleva di più: “Insegnaci a pregare!” Nell’atteggiamento di Gesù lui scoprì che poteva fare un passo in più, e che per questo aveva bisogno di un’iniziazione. Il desiderio di pregare è in tutti, ma il modo di pregare richiede un aiuto. Il modo di pregare matura lungo la vita e cambia lungo i secoli. Gesù fu un buon maestro. Insegnava a pregare con le parole e con la testimonianza.
  • Luca 11,2-4: La preghiera del Padre Nostro. “Gesù rispose: “Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione”. Nel vangelo di Matteo, in modo assai didattico, Gesù riassume tutto l’insegnamento in sette richieste indirizzate al Padre. Qui nel vangelo di Luca le richieste sono cinque. In queste cinque richieste, Gesù riprende le grandi promesse dell’Antico Testamento e chiede che il Padre ci aiuti a compierle. Le prime tre (o due) ci parlano della nostra relazione con Dio. Le altre quattro (o tre) ci parlano della relazione tra di noi…
  • Mt – Lc: Introduzione: Padre Nostro che sei nei cieli!
  • Mt – Lc: 1° richiesta: Santificato sia il tuo Nome
  • Mt – Lc: 2a richiesta: Venga il tuo Regno
  • Mt: 3a richiesta: Sia fatta la tua volontà
  • Mt – Lc: 4a richiesta: Pane di ogni giorno
  • Mt – Lc: 5a richiesta: Perdono dei debiti
  • Mt – Lc: 6a richiesta: Non cadere in tentazione
  • Mt: 7° richiesta: Liberaci dal male

Padre (Nostro): Il titolo esprime la nuova relazione con Dio (Padre). E’ la base della fraternità

  • Santificare il Nome: Il nome di YAHVÉ. Sono con te! Dio con noi. Dio si fece conoscere con questo NOME (Es 3,11-15). Il Nome di Dio è santificato quando viene usato con fede e non con magia; quando è usato secondo il suo vero obiettivo, cioè: non per l’oppressione, ma per la liberazione della gente e per la costruzione del Regno.
  • Venga il tuo Regno: L’unico signore e re della vita umana è Dio (Is 45,21; 46,9). La venuta del Regno è la realizzazione di tutte le speranze e promesse. E’ la vita piena, il superamento delle frustrazioni sofferte a causa dei re ed i governi dell’uomo. Questo Regno si compirà, quando la volontà di Dio sarà fatta in pieno.
  • Pane di ogni giorno: Nell’esodo, ogni giorno, la gente riceveva la manna nel deserto (Es 16,35). La Provvidenza Divina passava per l’organizzazione fraterna, per la condivisione. Gesù ci invita a compiere un nuovo esodo, un nuovo modo di condividere in fraternità che garantisce il pane per tutti (Mt 6,34-44; Gv 6,48-51).
  • Perdono dei debiti: Ogni 50 anni, l’Anno Giubilare obbligava tutti a perdonare i debiti. Era un nuovo inizio (Lv 25,8-55). Gesù annuncia un nuovo Anno Giubilare, “un anno di grazie da parte del Signore” (Lc 4,19). Il Vangelo vuole ricominciare tutto di nuovo! Oggi, il debito esterno non è perdonato! Luca cambia “debiti” per “peccati”.
  • Non cadere in Tentazione: Nell’esodo, la gente fu tentata e cadde (Dt 9,6-12). Mormorò e volle tornare indietro (Es 16,3; 17,3). Nel nuovo esodo, la tentazione fu superata grazie alla forza che la gente ricevette da Dio (1Cor 10,12-13).

La testimonianza della preghiera di Gesù nel Vangelo di Luca:

  • A dodici anni di età, va al Tempio, nella Casa del Padre (Lc 2,46-50).
  • Quando è battezzato ed assume la missione, prega (Lc 3,21).
  • Quando inizia la missione, trascorre quaranta giorni nel deserto (Lc 4,1-2).
  • Nell’ora della tentazione, affronta il diavolo con i testi della Scrittura (Lc 4,3-12).
  • Il sabato Gesù partecipa alle celebrazioni nelle sinagoghe (Lc 4,16).
  • Cerca la solitudine del deserto per pregare ( Lc 5,16; 9,18).
  • La vigilia della scelta dei dodici Apostoli, trascorre la notte in preghiera (Lc 6,12).
  • Prega prima dei pasti (Lc 9,16; 24,30).
  • Prima di esporre la realtà e di parlare della sua passione, prega (Lc 9,18).
  • Nella crisi, sale sul monte per pregare ed è trasfigurato mentre prega (Lc 9,28).
  • Quando il Vangelo è rivelato ai piccoli, dice: “Padre io ti rendo grazie!” (Lc 10,21)
  • Pregando, risveglia negli apostoli la volontà di pregare (Lc 11,1).
  • Prega per Pietro perché la sua fede non venga meno (Lc 22,32).
  • Celebra la Cena Pasquale con i suoi discepoli (Lc 22,7-14).
  • Nell’Orto degli Ulivi, prega, mentre suda sangue (Lc 22,41-42).
  • Nell’angoscia chiede agli amici di pregare con lui (Lc 22,40.46).
  • Nell’ora di essere inchiodato alla croce, chiede perdono per i briganti (Lc 23,34).
  • Nell’ora della morte, dice: “Nelle tue mani, consegno il mio spirito!” (Lc 23,46; Sal 31,6)
  • Gesù muore lanciando il grido del povero (Lc 23,46).

Per un confronto personale

  • Prego? Come prego? Cosa significa per me la preghiera?
  • Padre Nostro: passo in rivista le cinque richieste e verifico come le vivo nella mia vita.

Preghiera finale

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria.

Forte è il suo amore per noi

e la fedeltà del Signore dura in eterno. (Sal 116)


 

Giovedì, 7 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre; tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce, con l’intercessione della beata Vergine Maria, guidaci alla gloria della risurrezione.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura

Dal Vangelo secondo Luca 1,26-38

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio”.

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. E l’angelo partì da lei.

Riflessione

  • La visita dell’angelo a Maria evoca le visite di Dio a diverse donne del Vecchio Testamento: Sara, madre di Isacco (Gen 18,9-15), Anna, madre di Samuel (1 Sam 1,9-18), la madre di Sansone (Gde 13,2-5). A tutte loro fu annunciata la nascita di un figlio con una missione importante nella realizzazione del piano di Dio.
  • La narrazione comincia con l’espressione “Nel sesto mese”. É il sesto mese della gravidanza di Elisabetta. La necessità concreta di Elisabetta, una donna avanzata in età che aspetta il suo primo figlio con un parto a rischio, è lo sfondo di tutto questo episodio. Elisabetta è menzionata all’inizio (Lc 1,26) ed alla fine della visita dell’angelo (Lc 1,36.39).
  • L’angelo dice: “Ti saluto o piena di grazia, il Signore è con te!” Parole simili sono state dette anche a Mosè (Es 3,12), a Geremia (Ger 1,8), a Gedeone (Gde 6,12) e ad altre persone con una missione importante nel piano di Dio. Maria è sorpresa dal saluto e cerca di capire il significato di quelle parole. E’ realista. Vuole capire. Non accetta qualsiasi inspirazione.
  • L’angelo risponde: “Non temere, Maria!” Come avviene nella visita dell’angelo a Zaccaria, anche qui il primo saluto di Dio è sempre: ”Non temere!” Subito l’angelo ricorda le promesse del passato che saranno compiute grazie al figlio che nascerà e che deve ricevere il nome di Gesù. Lui sarà chiamato Figlio dell’Altissimo ed in lui si realizzerà il Regno di Dio. E’ questa la spiegazione dell’angelo in modo che Maria non si spaventi.
  • Maria è consapevole della missione che sta per ricevere, ma continua ad essere realista. Non si lascia trascinare dalla grandezza dell’offerta, ed osserva la sua condizione. Analizza l’offerta a partire da certi criteri che ha a sua disposizione. Umanamente parlando, non era possibile: “Come è possibile? Non conosco uomo.”
  • L’angelo spiega che lo Spirito Santo, presente nella Parola di Dio fin dalla Creazione (Genesi 1,2), riesce a realizzare cose che sembrano impossibili. Per questo, il Santo che nascerà da Maria sarà chiamato Figlio di Dio. Il miracolo si ripete fino ad oggi. Quando la Parola di Dio è accolta dai poveri, qualcosa di nuovo avviene grazie alla forza dello Spirito Santo! Qualcosa di nuovo e sorprendente come che un figlio nasce ad una vergine o un figlio nasce ad una donna di avanzata età, come Elisabetta, di cui tutti dicevano che non poteva avere figli! E l’angelo aggiunge:“ Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese”.
  • La risposta dell’angelo chiarisce tutto per Maria, e lei si dona:“Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Maria usa per sé il titolo di Serva, ancella del Signore. Questo titolo di Isaia, che rappresenta la missione del popolo non come un privilegio, bensì come un servizio agli altri popoli (Is 42,1-9; 49,3-6). Più tarde, Gesù definirà la sua missione come un servizio: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire!” (Mt 20,28). Imparò dalla Madre!

Per un confronto personale

  • Cosa ti colpisce maggiormente nella visita dell’angelo Gabriele a Maria?
  • Gesù elogia sua madre quando dice: “Beato chi ascolta la Parola e la mette in pratica” (Lc 11,28). Come si rapporta Maria con la Parola di Dio durante la visita dell’Angelo?

Preghiera finale

Del Signore è la terra e quanto contiene, l’universo e i suoi abitanti. È lui che l’ha fondata sui marie sui fiumi l’ha stabilita. (Sal 23)


 

Venerdì, 8 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, fonte di ogni bene,

che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 11,15-26

In quel tempo, dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio, alcuni dissero: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demoni in nome di Beelzebul. Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.

Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

Quando lo spirito immondo esce dall’uomo, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e, non trovandone, dice: Ritornerò nella mia casa da cui sono uscito. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano e vi alloggiano e la condizione finale di quell’uomo diventa peggiore della prima”.

Riflessione

Il vangelo di oggi ci parla di una lunga discussione attorno all’espulsione di un demonio muto che Gesù aveva compiuto dinanzi alla gente.

  • Luca 11,14-16: Tre diverse reazioni dinanzi alla stessa espulsione. Gesù stava scacciando demoni. Dinanzi a questo fatto ben visibile, davanti a tutti, si ebbero tre reazioni diverse. La gente rimase ammirata, applaudì. Altri dicevano: “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni”. Il vangelo di Marco dice che si trattava di scribi che erano venuti a Gerusalemme per controllare l’attività di Gesù (Mc 3,22). Altri chiedevano ancora un segno dal cielo, perché non erano convinti dal segno così evidente dell’espulsione fatta dinanzi a tutta la gente.
  • Luca 11,17-19: Gesù mostra l’incoerenza degli avversari. Gesù usa due argomenti per ribadire l’accusa di stare scacciando un demonio in nome di Beelzebul. In primo luogo, se il demonio scaccia il proprio demonio, divide se stesso e non sopravvive. In secondo luogo, Gesù gli restituisce l’argomento: Ma se io scaccio i demoni in nome di Beelzebul, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Con queste parole, anche loro stavano scacciando demoni in nome di Beelzebul.
  • Luca 11,20-23: Gesù è l’uomo più forte che è venuto, segno dell’arrivo del Regno. Qui Gesù ci porta nel punto centrale del suo argomento: “Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni sono al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura sulla quale contava e ne distribuisce il bottino”. Nell’opinione della gente di quel tempo, Satana dominava il mondo mediante i demoni (daimônia). Era un uomo forte e ben armato che guardava la sua casa. La grande novità era il fatto che Gesù riusciva a scacciare i demoni. Segno che era ed è l’uomo più forte che è venuto. Con l’arrivo di Gesù il regno di Beelzebul entra in declino: “Se invece io scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio”. Quando i magi del Faraone videro che Mosè faceva cose che loro non erano capaci di fare, furono più onesti degli scribi dinanzi a Gesù e dissero: “Qui c’è il dito di Dio!” (Es 8,14-15).
  • Luca 11,24-26: La seconda caduta è peggio della prima. All’epoca di Luca negli anni 80, di fronte alle persecuzioni, molti cristiani ritornarono indietro ed abbandonarono le comunità. Ritornarono a vivere come prima. Per avvertire loro e tutti noi, Luca conserva queste parole di Gesù sulla seconda caduta che è peggiore della prima.
  • L’espulsione dei demoni. Il primo impatto causato dall’azione di Gesù tra la gente è l’espulsione dei demoni: “Perfino agli spiriti impuri dà ordini e gli obbediscono!” (Mc 1,27). Una delle cause principali della discussione di Gesù con gli scribi era l’espulsione dei demoni. Essi lo calunniavano dicendo: “E’ posseduto da Beelzebul! “È in nome di Beelzebul, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni!” Il primo potere che gli apostoli ricevettero quando furono mandati in missione fu quello di poter scacciare i demoni: “Dette loro potere sugli spiriti immondi” (Mc 6,7). Il primo segnale che accompagna l’annuncio della resurrezione è l’espulsione dei demoni: “I segnali che accompagneranno coloro che credono sono questi: scacceranno i demoni nel mio nome!” (Mc 16,17).
  • L’espulsione dei demoni era ciò che più colpiva la gente (Mc 1,27). Raggiungeva il centro della Buona Novella del Regno. Per mezzo dell’espulsione Gesù restituiva le persone a sé stesse. Restituiva loro il giudizio, la coscienza (Mc 5,15). E soprattutto il vangelo di Marco, dall’inizio fino alla fine, con parole quasi uguali, riporta senza sosta la stessa immagine: “E Gesù scacciava i demoni!” (Mc 1,26.34.39; 3,11-12.22.30; 5,1-20; 6,7.13; 7,25-29; 9,25-27.38; 16,17). Sembra un ritornello che si ripete sempre. Oggi, invece di usare sempre le stesse parole, useremmo parole diverse per trasmettere la stessa immagine e diremmo: “Il potere del male, Satana, che fa tanta paura alla gente, Gesù lo vinse, lo dominò, lo afferrò, lo sconfisse, lo scacciò, lo eliminò, lo sterminò, lo distrusse e lo uccise!” Il Vangelo ci vuol dire con questo che: “Al cristiano è proibito aver paura di Satana!” Per la sua risurrezione e per la sua azione liberatrice, Gesù allontana da noi la paura di Satana, dà libertà al cuore, fermezza nell’azione e fa spuntare la speranza sull’orizzonte! Dobbiamo camminare lungo la Strada di Gesù con il sapore della vittoria sul potere del male!

 

 

Per un confronto personale

  • Scacciare il potere del male. Qual è oggi il potere del male che massifica la gente e gli ruba la coscienza critica?
  • Puoi dire di te stesso/a che sei totalmente libero/a e liberato/a? In caso di risposta negativa, qualche parte di te è sotto il potere di altre forze. Cosa fai per scacciare questo potere che ti domina?

Preghiera finale

Le opere del Signore sono splendore di bellezza, la sua giustizia dura per sempre.

Ha lasciato un ricordo dei suoi prodigi: pietà e tenerezza è il Signore. (Sal 110)


 

Sabato, 9 Ottobre, 2021

Tempo ordinario

Preghiera

O Dio, fonte di ogni bene,

che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Lettura del Vangelo

Dal Vangelo secondo Luca 11,27-28

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”

Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”

Riflessione

Il vangelo di oggi è molto breve, ma ha un significato importante nell’insieme del vangelo di Luca. Ci dà la chiave per capire ciò che Luca insegna rispetto a Maria, la Madre di Gesù, nel così detto Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2).

  • Luca 11,27: L’esclamazione della donna. “In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. L’immaginazione creativa di alcuni apocrifi suggerisce che quella donna era una vicina di Nostra Signora, lì a Nazaret. Aveva un figlio, chiamato Dimas, che, con altri ragazzi della Galilea di quel tempo, entrò in guerra con i romani, fu fatto prigioniero e messo a morte accanto a Gesù. Era il buon ladrone (Lc 23,39-43). Sua madre, avendo sentito parlare del bene che Gesù faceva alla gente, ricordò la sua vicina, Maria, e disse: “Maria deve essere felice con un figlio così!”
  • Luca 11,28: La risposta di Gesù. Gesù risponde, facendo il più grande elogio di sua madre: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”. Luca parla poco di Maria: qui (Lc 11,28) e nel Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2). Per lui, Luca, Maria è la Figlia di Sion, immagine del nuovo popolo di Dio. Rappresenta Maria modello per la vita delle comunità. Nel Concilio Vaticano II, il documento preparato su Maria fu inserito nel capitolo finale del documento Lumen Gentium sulla Chiesa. Maria è modello per la Chiesa. E soprattutto nel modo in cui Maria si rapporta con la Parola di Dio Luca la considera esempio per la vita delle comunità: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano”. Maria ci insegna come accogliere la Parola di Dio, come incarnarla, viverla, approfondirla, farla nascere e crescere, lasciare che ci plasmi, anche quando non la capiamo, o quando ci fa soffrire. Questa è la visione che soggiace al Vangelo dell’Infanzia (Lc 1 e 2). La chiave per capire questi due capitoli ci è data dal vangelo di oggi: ““Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!” Vediamo come in questi capitoli Maria si mette in rapporto con la Parola di Dio.
  • Luca 1,26-38: L’Annunciazione: “Si faccia in me secondo la tua parola!” Sapere aprirsi, in modo che la Parola di Dio sia accolta e si incarni.
  • Luca 1,39-45: La Visitazione: “Beata colei che ha creduto!” Saper riconoscere la Parola di Dio in una visita ed in tanti altri fatti della vita.
  • Luca 1,46-56: Il Magnificat: “Il Signore ha fatto in me prodigi!” Riconoscere la Parola nella storia della gente e pronunciare un canto di resistenza e di speranza.
  • Luca 2,1-20: La Nascita: “Lei meditava tutte queste cose nel suo cuore.” Non c’era posto per loro. Gli emarginati accolgono la Parola.
  • Luca 2,21-32: La Presentazione: “I miei occhi han visto la tua salvezza!” I molti anni di vita purificano gli occhi.
  • Luca 2,33-38: Simeone ed Anna: “Una spada trafiggerà la tua anima.” Accogliere ed incarnare la parola nella vita, essere segno di contraddizione.
  • Luca 2,39-52: Ai dodici anni, nel tempio: “Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” Loro non compresero la Parola che fu detta!
  • Luca 11,27-28: L’elogio alla madre:”Beato il grembo che ti ha portato!” Beato chi ascolta e mette in pratica la Parola.

Per un confronto personale

  • Tu riesci a scoprire la Parola viva di Dio nella tua vita?
  • Come vivi la devozione a Maria, la madre di Gesù?

Preghiera finale

Cantate al Signore canti di gioia, meditate tutti i suoi prodigi.

Gloriatevi del suo santo nome:

gioisca il cuore di chi cerca il Signore. (Sal 104)


 

Domenica, 10 Ottobre, 2021

Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Lettura

Chiave di lettura:

  • Il vangelo di questa 28a domenica del tempo ordinario racconta la storia di un giovane che chiede a Gesù qual è il cammino per la vita eterna. Gesù gli dà una risposta, ma il giovane non accetta, perché era molto ricco. La ricchezza offre una certa sicurezza alle persone e queste hanno difficoltà a privarsi di questa sicurezza. Attaccate ai vantaggi dei loro beni, queste persone vivono preoccupate di difendere i loro propri interessi. Il povero non ha questa preoccupazione, e per questo è più libero. Ma ci sono poveri con mentalità da ricchi. Sono poveri, ma non sono “poveri in spirito” (Mt 5,3). Non solo la ricchezza, ma anche il desiderio di ricchezza, possono trasformare la persona e renderla schiava dei beni di questo mondo. Ed avrà difficoltà ad accettare l’invito di Gesù: “Va, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo; e prendi la tua croce e seguimi” (Mc 10,21) Non farà il passo che Gesù chiede. Ed io sono capace di lasciare tutto per il Regno?
  • Nel testo che ora ascoltiamo, diverse persone cercano Gesù per chiedergli un consiglio: il giovane ricco, i discepoli e Pietro. Nel corso della lettura cercheremo di essere attenti alla preoccupazione di ciascuna di queste persone ed alla risposta che Gesù ha per loro.

Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

  • Marco 10,17: La richiesta della persona che vuole seguire Gesù
  • Marco 10,18-19: La risposta inattesa ed esigente di Gesù
  • Marco 10,20-21: La conversazione tra Gesù ed il giovane
  • Marco 10,22: Il giovane si allarma e non vuole seguire Gesù
  • Marco 10,23-27: Conversazione tra Gesù ed i discepoli sull’entrata dei ricchi nel Regno
  • Marco 10,28: La domanda di Pietro
  • Marco 10,29-30: La risposta di Gesù

Il testo: Dal Vangelo secondo Marco 10, 17-30

17Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre».

20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: và, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». 22Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.

23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». 24I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! 25 E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». 27Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio».

28Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: « In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, 30che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.»

Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

  • Qual è il punto di questo testo che ti ha colpito di più? Perché?
  • Qual è la preoccupazione del giovane e quale il suo inganno?
  • Cosa significa per noi oggi: “Va, vendi tutto, dallo ai poveri”? E’ possibile prendere questa frase letteralmente?
  • Come capire il paragone dell’ago e del cammello?
  • Come capire il centuplo in questa vita, ma con persecuzioni?
  • Come capire e praticare oggi i consigli che Gesù dà al giovane ricco?

 

 

Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il tema

Contesto di ieri e di oggi:

  • Il Vangelo di questa domenica descrive la conversione progressiva che, secondo l’invito di Gesù, deve avvenire nel nostro rapporto con i beni materiali. Per poter capire tutta la portata delle istruzioni di Gesù è bene ricordare il contesto più ampio in cui Marco colloca questi testi. Gesù sta andando verso Gerusalemme, dove sarà crocifisso (cf. Mc 8,27; 9,30.33; 10,1.17.32). Sta per dare la sua vita. Sa che presto sarà ucciso, ma non si tira indietro. E dice: “Il Figlio dell’Uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti!” (Mc 10,45) Questo atteggiamento di fedeltà e di dedizione alla missione ricevuta dal Padre gli offre le condizioni per poter indicare cosa realmente importa nella vita.
  • Le raccomandazioni di Gesù valgono per tutti i tempi, sia per la gente ai tempi di Gesù ed ai tempi di Marco, sia per noi oggi, nel XXI secolo. Sono come degli specchi su cui si rispecchia ciò che è veramente importante nella vita, ieri ed oggi: ricominciare, sempre da capo, la costruzione del Regno, rinnovando il rapporto umano in tutti i livelli, sia tra di noi e con Dio, come pure con i beni materiali.

Commento del testo:

  • Marco 10,17-19: I comandamenti e la vita eterna
  • Una persona arriva e chiede: “Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?” Il vangelo di Matteo dice che si trattava di un giovane (Mt 19,20.22). Gesù risponde bruscamente: “Perché mi chiami buono. Nessuno è buono, se non Dio solo!” Gesù devia l’attenzione da se stesso verso Dio, poiché gli interessa fare la volontà del Padre, rivelare il Progetto del Padre. Subito Gesù: “Tu conosci i comandamenti: non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, onora il padre e la madre”. Il giovane aveva chiesto cosa fare per ereditare la vita eterna. Voleva vivere accanto a Dio! E Gesù gli ricorda solo i comandamenti che indicano una vita accanto al prossimo! Non ricorda i tre primi comandamenti che definiscono il rapporto con Dio! Per Gesù, riusciamo solo a stare bene con Dio, se riusciamo a stare bene con il prossimo. Non ci si può ingannare. La porta per arrivare a Dio è il prossimo. Non un’altra!
  • Marco 10,20: Osservare i comandamenti, a cosa serve?
  • Il giovane risponde che già osserva i comandamenti da molto tempo. Ciò che è strano, è ciò che segue. Il giovane ha chiesto di sapere qual è il cammino della vita eterna. Ora, il cammino della vita eterna era e continua ad essere: fare la volontà di Dio espressa nei comandamenti. Vuol dire che quell’ uomo osservava i comandamenti senza sapere a cosa servono! Non sapeva che l’osservanza dei comandamenti che lui praticava, fin dalla sua infanzia, era il cammino per giungere fino a Dio, fino alla vita eterna. E’ come molti cattolici di oggi che non sanno a cosa serve essere cattolici. ”Sono nato in Italia, sono nato in Irlanda, per questo sono cattolico!” Un’abitudine!
  • Marco 10,21-22: Condividere i beni con i poveri
  • Gesù lo guarda, lo ama e gli dice: Solo una cosa ti manca: va, vendi ciò che tieni, dallo ai poveri ed avrai un tesoro nel cielo, e poi vieni e seguimi! Gesù non condanna il giovane, non lo critica, ma cerca di aiutarlo a fare un passo in più nella vita. La conversione che Gesù chiede è progressiva. L’osservanza dei comandamenti non è che il primo gradino di una scala che va più lontano e più in alto. Gesù chiede di più! L’osservanza dei comandamenti prepara la persona a poter giungere al dono totale di sé a favore del prossimo. I Dieci Comandamenti sono il cammino per giungere alla pratica perfetta dei due comandamenti dell’amore verso Dio e verso il prossimo (Mc 12,29-31; Mt 7,12). Gesù chiede molto, ma lo chiede con molto amore. Il giovane non accetta la proposta di Gesù e se ne va “perché era molto ricco”.
  • Marco 10,23-27: Il cammello e la cruna dell’ago
  • Dopo che il giovane si allontana, Gesù commenta la sua decisione: Come è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio! I discepoli rimangono sbigottiti. Gesù ripete la stessa frase ed aggiunge un proverbio che si usava per indicare una cosa umanamente impossibile. E’ più facile per un cammello passare per la cruna i un ago che per un ricco entrare nel Regno di Dio! Ogni popolazione ha le sue espressioni ed i suoi proverbi che non possono essere presi letteralmente. Per esempio, in Brasile, per dire che una persona non deve più dar fastidio agli altri si dice: “Vattene a fare un bagno!” Se si prende questa espressione letteralmente la persona è ingannata e non si rende conto del messaggio! Lo stesso dicasi per il cammello che deve passare per la cruna di un ago. Impossibile!
  • I discepoli rimangono sbigottiti con l’affermazione di Gesù! Segno questo che non avevano capito la risposta di Gesù al giovane ricco: “Va, vendi tutto, dallo ai poveri, e vieni e seguimi!” Il giovane aveva osservato i comandamenti, ma senza capire il perché dell’osservanza. Qualcosa di simile stava avvenendo con i discepoli. Per seguire Gesù loro avevano abbandonato tutti i beni (Mc 1,18.20), ma senza capire il perché dell’abbandono! Perché, se l’avessero capito, non sarebbero rimasti così sbigottiti davanti all’esigenza di Gesù. Quando la ricchezza o il desiderio di ricchezza occupa il cuore e lo sguardo della persona, questa non riesce a capire il senso della vita e del vangelo. Solo Dio stesso può aiutarla! “Per gli uomini questo è impossibile, ma non per Dio. Poiché a Dio tutto è possibile”.
  • Quando Gesù parla della quasi impossibilità del fatto che “un ricco entri nel Regno di Dio”, si riferisce, non in primo luogo all’entrata in cielo dopo la morte, ma sì all’entrata nella comunità attorno a Gesù. Fino ad oggi, è molto difficile ad un ricco abbandonare tutto ed entrare in una piccola comunità ecclesiale di base e sedersi accanto ai poveri, insieme a loro, per così seguire Gesù.
  • Marco 10,28-30: La conversazione tra Gesù e Pietro
  • Pietro aveva capito che “entrare nel Regno di Dio” era la stessa cosa che seguire Gesù in povertà, poi le chiede: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Che avremo in seguito?” Malgrado l’abbandono, Pietro aveva la mentalità di prima. Ancora non aveva capito il senso del servizio e della gratuità. Lui ed i suoi compagni abbandonarono tutto per avere qualcosa in cambio: “Che avremo in seguito?” La risposta di Gesù è simbolica. Lascia intravedere che non devono aspettarsi nessun vantaggio, nessuna sicurezza, nessuna promozione. Riceveranno il centuplo, questo sì! Ma con persecuzioni in questa vita! Nel mondo futuro avranno la vita eterna di cui parlava il giovane ricco. “In verità, in verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.”

 

 

Ampliando l’informazione:

  • Gesù e la scelta per i poveri
  • Una duplice schiavitù marcava la situazione della gente di Galilea ai tempi di Gesù: (i) La schiavitù della politica di Erode, appoggiata dall’Impero Romano, manteneva ovunque un sistema ben organizzato di sfruttamento e di repressione. (ii) La schiavitù della religione ufficiale, mantenuta dall’autorità religiosa dell’epoca. A causa di questo, la famiglia, la comunità, il clan, stava disintegrandosi ed una gran parte della gente viveva esclusa, marginata, senza un luogo, senza una religione, senza una società. Per combattere questa disintegrazione della vita comunitaria e familiare, c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere e convivere in comunità. Per esempio, gli esseni, i farisei e, più tardi, i zeloti, tutti loro vivevano in comunità. Nella comunità di Gesù, per esempio, c’era qualcosa di nuovo che la differenziava dagli altri due gruppi. Era l’atteggiamento davanti ai poveri e gli esclusi.
  • Le comunità dei farisei vivevano separate. La parola “fariseo” vuol dire “separato”. Vivevano separate dal popolo impuro. Molti farisei consideravano il popolo ignorante e maledetto (Gv 7,49), pieno di peccato (Gv 9,34). Non imparavano nulla dalla gente (Gv 9,34). Gesù e la sua comunità, al contrario, vivevano mescolati con gente esclusa, considerata impura: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi (Mc 2,16; 1,41; Lc 7,37). Gesù riconosce la ricchezza ed il valore che posseggono (Mt 11,25-26; Lc 21,1-4). Proclamateli felici, perché il Regno è loro, dei poveri (Lc 6,20; Mt 5,3). Definisce la sua propria missione come “annunciare la Buona Nuova ai poveri” (Lc 4, 18). Lui stesso vive come un povero. Non possiede niente suo, nemmeno una pietra per riposare il capo (Lc 9,58). E a coloro che volevano seguirlo per vivere con lui in comunità, lui fa scegliere: o Dio o il denaro! (Mt 6,24). Ordina di fare delle scelte per i poveri! (Mc 10,21)
  • La povertà che caratterizzava la vita di Gesù e dei discepoli, caratterizzava anche la missione. Al contrario degli altri missionari (Mt 23,15), i discepoli di Gesù non potevano portare nulla con sé, né oro, né argento, ne due tuniche, né una bisaccia, né sandali (Mt 10,9-10). Dovevano aver fiducia nell’ospitalità (Lc 9,4; 10,5-6). E nel caso di essere accolti dal popolo, dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò riceveranno in cambio (Lc 10,7-8). Dovevano occuparsi dei malati e dei bisognosi (Lc 10,9; Mt 10,8). Ed allora possono dire alla gente: “Il Regno è giunto” (Lc 10,9).
  • D’altro canto, quando si tratta di amministrare i beni, ciò che colpisce nelle parabole di Gesù è la serietà che chiede nell’uso di questi beni (Mt 25,21.26; Lc 19, 22-23). Gesù vuole che il denaro sia posto al servizio della vita (Lc 16,9-13). Per Gesù, essere povero non è sinonimo di essere fannullone e negligente.
  • Questa testimonianza diversa a favore dei poveri era il passo che mancava nel movimento popolare dell’epoca dei farisei, esseni e zelati. Ogni volta che nella Bibbia sorge un movimento per rinnovare l’Alleanza, ricominciano stabilendo il diritto dei poveri, degli esclusi. Senza questo, l’Alleanza non è possibile. Cos’ facevano i profeti, così fa Gesù. Denuncia l’antico sistema che, in Nome di Dio, escludeva i poveri. Gesù annuncia un nuovo inizio che, in Nome di Dio, accoglie gli esclusi. Questo è il senso ed il motivo dell’inserimento e della missione della comunità di Gesù in mezzo ai poveri. Attinge dalla radice ed inaugura la Nuova Alleanza.

 

 

Orazione di un Salmo 15 (14)

L’ospite di Dio!

Signore, chi abiterà nella tua tenda?

Chi dimorerà sul tuo santo monte? Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla lealmente, non dice calunnia con la lingua, non fa danno al suo prossimo e non lancia insulto al suo vicino.

Ai suoi occhi è spregevole il malvagio, ma onora chi teme il Signore.

Anche se giura a suo danno, non cambia; presta denaro senza fare usura, e non accetta doni contro l’innocente. Colui che agisce in questo modo resterà saldo per sempre.

Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

 

 

 

 
 

 

Preghiera a San Michele Arcangelo, 
da recitarsi al termine della S. Messa

 

 

Il 13 ottobre 1884, al termine della celebrazione della S. Messa, Leone XIII udì una voce dal timbro gutturale e profondo che diceva: “Posso distruggere la tua Chiesa: per far questo ho bisogno di più tempo e di più potere” Il Papa udì anche una voce più aggraziata che domandava: “Quanto tempo? Quanto potere?”
La voce gutturale rispose: “Dai settantacinque ai cento anni e un più grande potere su coloro che si consegnano al mio servizio”; la voce gentile replicò: “Hai il tempo…” Profondamente turbato, Leone XIII dispose che una speciale preghiera, da lui stesso composta, venisse recitata al termine della S. Messa.

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia: sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo.
Che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli.
E tu, o principe della milizia celeste, con la potenza divina,
ricaccia nell’Inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime.
Amen.

 


 
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