La Fede L’esistenza di Dio – Toth Tihamer #4

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Toth Tihamer

La Fede

L’esistenza di Dio

 

 
  1. Le vie dell’incredulità: La falsa scienza

  Noi abbiamo visto che la fede è una necessità elementare per gli individui e per i popoli. Né l’uomo né il popolo pu  star bene se perdono la fede, sorgente di ogni sforzo, di ogni rendimento nel lavoro, di ogni perseveranza, di tutta la gioia di vivere e di ogni consolazione. Siamo arrivati a questa conclusione nel corso delle nostre precedenti investigazioni.

Ma qui dobbiamo arrestarci di fronte ad un fatto angoscioso.

  Nella vita incontriamo ad ogni passo, disgraziati che hanno perduto la fede, anime di ghiaccio, separate da Dio. Che cosa diremo loro? Noi, a cui Dio ha fatto la grazia d’aver la fede cristiana, possiamo passare con indifferenza dinanzi ad anime incerte, in preda al dubbio, o che totalmente hanno fatto naufragio? No. Ci  non sarebbe conforme allo spirito di Cristo. Deliberiamo con cuore compassionevole e deciso di venir loro in aiuto, e per prima cosa interroghiamoli: “Come siete arrivati a questo ghiacciato deserto dell’incredulità? Che cosa mai vi ha condotti a queste punto? Quali sono le ragioni della vostra incredulità?”.

  Ascoltiamo la loro risposta e cerchiamo di risolvere il problema. Nel sermone d’oggi voglio occuparmi della scusa più comune di quelli che hanno perduto la fede, e che tuttavia dovrebbe meno condurre l’uomo all’incredulità. Nel prossimo capitolo diremo le ragioni che realmente possono rendere incredulo l’uomo, e che pure egli non mette mai avanti nelle sue delucidazioni.

  Più spesso si adduce una sola ragione, perché essa fa impressione agli uomini d’oggi “nel secolo della scienza”. Sono, dicono gli increduli, i risultati delle ricerche scientifiche, che ci hanno condotto all’incredulità. La scienza ha loro tolto, nell’età matura, la fede che avevano quand’erano ancora fanciulli ignoranti.

  Ma è vero che la scienza rende increduli? Trattare questo soggetto è difficile, giacché, più di altri esige negli uditori, riflessione filosofica, attenzione e ragionamento: ma in cambio, è di grande importanza per confermarci nella nostra fede.

  Per poter rispondere alla questione è necessario in primo luogo vedere in quali relazioni si trovano reciprocamente i due tesori dell’umanità: la scienza e la fede.

A. La scienza e la fede

  Una constatazione fondamentale: esistono, fra la scienza e la fede, le stesse relazioni che intercorrono fra l’occhio umano e il telescopio. Qualunque sia la mia scienza, io non ho che due occhi: ma se, oltre la scienza ho altresì la fede, allora dinanzi ai miei occhi ho un telescopio.

La fede fortifica dunque e acutizza gli occhi della nostra anima, come il telescopio ed il microscopio, gli occhi del nostro corpo. Colui che ha un potente microscopio vede perfino in una goccia d’acqua che all’occhio nudo sembra silenziosa, calma, morta, tutto un groviglio di vita fremente: chi ha un buon telescopio scopre migliaia e migliaia di stelle in luoghi, in parti del cielo dove l’occhio nudo non vede che una macchia oscura e vuota. Ugualmente colui che ha la fede trova risposta a una folla di domande, dinanzi alle quali la ragione pura resta in un’oscurità impotente ed ignorante.

                          A Monaco sulla tomba del grande astronomo

Fraunhofer, si legge: “Sidera approximavit”, “Egli ha avvicinato le stelle”. È così che la fede avvicina la nostra ragione alle sante realtà dell’eternità che la ragione pura suppone senza dubbio e desidera, ma è incapace di raggiungere senza la fede.

  Mi torna alla memoria un attraente episodio della storia della civiltà umana. Il giovane Colombo e in piedi dritto su una riva spagnola dinanzi all’oceano. Piante sconosciute, alghe turbinano dinanzi a lui sulle onde ed i suoi occhi frugano lontano verso le terre dalle quali esse sono dovute venire. Con gli occhi del suo corpo egli non vede che dell’acqua, ma dinanzi agli occhi della sua anima si apre un immenso continente sconosciuto, che deve esistere, malgrado le derisioni di quelli che si fanno beffe della sua idea fissa. Così l’anima credente si tiene sulla riva della vita terrestre, ma i suoi occhi frugano aldilà degli spazi, aldilà della tomba, dove, a dispetto di tutte le derisioni, deve trovarsi un nuovo mondo immenso.

  Ho ragione di dirvi, fratelli miei, che, in ultima analisi, noi non abbiamo bisogno della scienza, ma della verità. Ci  che più preme è la verità: sia che io entri in un laboratorio di chimica o in una scuola di catechismo. Opporre la scienza alla fede è un gesto fuori posto. Il dominio della scienza è tanto vasto quanto il mondo, ma è altresì limitato come il mondo. Si tratta dunque solamente di sapere se si deve spegnere la face della ricerca della verità ai limiti della natura visibile, con un “ignorammo” rassegnato, oppure se si pu  afferrare la mano che la fede ci tende per guidarci nel mondo soprannaturale, come Beatrice ha guidato Dante nei regni dell’oltretomba.

  La fede è una luce e come la luce rischiara le tenebre, così la fede rischiara i grandi punti di interrogazione della vita. San Tommaso da Villanova usa questo paragone: la fede e la ragione, sono in relazione come un padrone ed il suo servitore; vanno insieme per la strada, entrano insieme nel palazzo, insieme salgono le scale ma, il padrone, entra solo nella camera. La fede e la ragione vanno insieme al pari delle cose visibili del mondo esteriore, ed insieme salgono i gradini della creazione. Dio è onnipotente, dice la fede. Anch’io vedo le tracce di una mano potente nel mondo, dice la ragione. Dio è infinitamente saggio, dice la fede. Anch’io vedo le tracce della sua saggezza sovrana, dice la ragione. È così ch’esse vanno insieme fino alla “camera”, ma solo la fede entra nell’intimo del santuario, solo la fede arriva alla contemplazione dell’essenza e della maestà divina. La ragione, la scienza, la filosofia non possono dunque essere altro che la prefazione umana del divino Vangelo.

Dio dà all’uomo la fede e la ragione. Come sarebbe possibile che la ragione indebolisse la fede, contraddicesse la fede? Che un uomo, o un secolo, credano che le sue convinzioni scientifiche gli rendano impossibile la fede, ci  prova solamente ch’egli non conosce a fondo, o la scienza, o la fede.

  1. La scienza rende increduli?

Sembra tuttavia, fratelli miei, che la scienza moderna, soprattutto le scienze naturali, sono ostili alla religione. O almeno quelli che hanno perduto la fede pretendono, per la maggior parte, che la fede della loro infanzia ha cominciato a perder vigore in loro quando hanno cominciato a studiare molto, e si sono presentate dinanzi a loro le questioni imbarazzanti di tale e tale scienza particolare.

  1) Rispondiamo dunque francamente a questa questione. È possibile che la scienza indebolisca la fede, o la distrugga?

  In certi sfortunati casi è possibile. L’ottica parla di leggi di interferenze della luce. Esse consistono essenzialmente nel fatto che due raggi luminosi si incontrano talvolta in modo così curioso, e reagiscono in tale maniera l’uno sull’altro, che non solo non accrescono la luminosità, ma al contrario si indeboliscono a vicenda e si distruggono. La fede e la ragione sono al pari, due raggi di luce, ma essi possono incontrarsi in un’interferenza così disgraziata che l’una indebolisce l’altra. Ci fu un tempo in cui la scienza rese realmente increduli molti uomini. Ci  avvenne al principio delle ricerche scientifiche. Quando nuove invenzioni si succedettero giorno per giorno, assalirono per così dire la ragione umana. La pietra cade secondo le stesse leggi che fanno avanzare i pianeti, si é detto. Si pu  predire con la precisione di un secondo la più lontana eclisse di luna. Gli elementi si associano secondo leggi rigorose ed il numero dei cromosomi nelle cellule di individui della stessa natura è sempre lo stesso, e così di seguito: tutto nel mondo è retto da leggi rigorose. E l’uomo, abbandonandosi a queste ricerche, é stato accecato, e un’idea gli ha attraversato la testa come un lampo: “Non si potrebbe così spiegare tutta la vita?”.

  La vita intellettuale ha le sue analogie nella fisica nella chimica. E veramente il mondo intero è là, dinanzi a noi, semplicemente: eclissi di luna, corso degli astri, vita umana, libero arbitrio, manifestazioni del pensiero… tutto ci  segue una via determinata, secondo leggi rigorose… tutto non é che movimento elettrico, ed anche l’anima, ed anche il pensiero.

  Ah, qual pessimismo glaciale sorge da questa teoria! Se tutto non è che legge naturale, materiale, tutto finirà con il raffreddarsi del sole: del pari finirà il mondo spirituale, ed allora ogni sforzo, ogni lavoro, ogni speranza, ogni amore, tutto non é che vana illusione. Ci fu un tempo in cui l’uomo colto credeva che solo a lui convenisse questa concezione glaciale del mondo.

Così le scienze naturali minacciarono la fede, quando esse fecero il primo passo sulla strada trionfale del mondo moderno.

2) E sapete chi ha fatto fondere il ghiaccio di questo pessimismo? La stessa ragione, la stessa intelligenza umana, a seguito di una doppia constatazione.

  1. Prima di tutto si riconobbe che, se noi sappiamo assai, la scienza non rende superflua la fede. Se noi sappiamo molte cose, molto più sono quelle chi noi non sappiamo, e le scienze naturali, malgrado il loro enorme sviluppo, sono incapaci di rispondere con precisione alle domande più importanti. Le scienze naturali hanno fatto veramente grandi progressi. Hanno trasformato totalmente le nostre idee sul mondo e la nostra vita giornaliera, hanno distrutte molte delle ingenue concezioni dei nostri padri. Ma se esse hanno allargato il cerchio delle nostre conoscenze, non hanno potuto rendere superflue le realtà soprannaturali. Ci non è di loro competenza. Esse hanno per scopo lo studio dei fenomeni naturali. In altre parole le scienze naturali sono scienze fisiche e non metafisiche, cioè esse non devono oltrepassare il limite dei fenomeni visibili, l’esplicazione della loro entità e delle loro connessioni intime. Giacché, dove cessa la natura, cessano del pari le scienze esatte. Se si va più lontano, allora non sono più le scienze esatte, così spesso esaltate. E se lo scienziato costituisce un puro sistema filosofico, una teoria su Dio, allora egli diventa un metafisico. Ma non é già come scienziato ch’egli ha un sistema filosofico, è come uomo e come filosofo.   Inchiniamoci dinanzi all’imponente lavoro che la ragione umana ha compiuto, e compie ancora nello studio delle forze della natura. L’uomo d’oggi sa una grande quantità di cose: ma ci  che ignora è un campo ancor più vasto. E non pu , no, non pu  dare risposta a questa domanda, risposta che invece l’uomo esige assolutamente: Da dove viene l’universo con la sua attività perpetua e febbrile? Da dove viene la materia primitiva dalla quale il mondo sarebbe uscito? Da dove vengono gli innumerevoli miliardi di protoni, neutroni ed elettroni che, secondo le più recenti teorie, costituiscono tutto il mondo materiale?

  Una delle nostre scoperte è dunque questa, che su certe domande decisive la scienza più avanzata è incapace, senza fede, di rispondere.

  1. Ma noi abbiamo ancora fatto un’altra constatazione interessante. Sulle prime noi siamo rimasti interdetti dinanzi all’idea che nell’universo intero non c’era altra cosa che forze naturali cieche e rigide, leggi di un rigore intangibile. Ma in seguito abbiamo notato come avevamo avuto una concezione erronea della questione. E siamo arrivati a questa sublime verità: l’uomo è superiore alla natura.

  È superiore perché continuamente, grazie alla sua tecnica, egli spezza la potenza apparentemente incrollabile delle forze della natura.

  Le leggi della natura non hanno giammai prodotto un solo orologio, e neanche una rotella dentata. Senza dubbio è tenendo conto delle leggi della natura che tutto ci , come qualunque opera tecnica, e stato prodotto, ma non sono soltanto le leggi della natura che creano gli oggetti, è altresì un’idea, un pensiero che ha utilizzato come pietre da costruzioni le leggi della natura: ma senza idee e pensieri, queste cose non sarebbero giammai esistite, come prodotto della sola natura fisica. L’anima è forza elettrica? Il pensiero è un fluido elettrico? Allora, perché non pensa la corrente elettrica che passa nella lampadina accesa sopra questo libro da dove io vi parlo?

  L’uomo è superiore alla natura. Da quando ci fu l’uomo sulla terra, sempre egli ha sognato di volare (ricordatevi di Dedalo ed Icaro!), ma egli non vi sarebbe mai riuscito se non fosse stato che pura materia e natura, e null’altro; giacché volare nell’aria non è nella natura dell’uomo.

  Dove risiede dunque la verità? In questo: che Dio ha riempito il mondo di misteri e poi ha creato, ed ha collocato fra loro l’uomo. Noi siamo tutti dei grandi fanciulli che giocano a risolvere degli enigmi e trasaliamo di gioia quando riusciamo a risolverne uno.

C. La mezza scienza rende increduli

  Dopo quanto si è detto noi possiamo rispondere a questa domanda: La scienza e la ragione conducono all’incredulità?

  La ragione non conduce all’incredulità, ma solo la ragione che riflette superficialmente. La nostra fede non ha nulla a temere dalla scienza che scruta profondamente. Duc in altum!, disse un giorno Nostro Signore a San Pietro: “spingiti al largo!”. Se noi discendiamo nelle profondità della scienza, non ce ne verrà alcun male. E qui, fratelli miei, io non posso resistere alla tentazione di condurre le riflessioni dei miei uditori nelle profondità di qualche branca della scienza. Quantunque, forse, questo rapido colpo d’occhio oltrepassi il cerchio d’interesse dei miei uditori, non voglio tuttavia lasciar passare l’occasione di dimostrarvi come le profondità della scienza cantino veracemente le glorie di Dio.

  1. Ecco per esempio la geologia. Specialmente questa scienza si crederebbe ostile alla religione. Ora tutte le sue ricerche, per le quali essa ha dimostrato che l’uomo e venuto ultimo sulla terra, non sono altra cosa che una lunga catena di prove in favore del racconto biblico della creazione.

  Seguiamo la geologia nelle ricerche più profonde e nelle sue scoperte continue di nuovi esseri viventi, fino alla scoperta finale di un fossile il cui organismo appena si distingue da quello di un essere inorganico, giù, giù fino alle regioni ove non c’è che materia bruta, morta, vuota di organismi. Qual vasto campo per l’idea religiosa! Una folla di animali quando il loro capo, l’uomo, non era ancora creato… milioni d’anni prima che la terra fosse pronta a ricevere l’uomo… orribili catastrofi nelle epoche anteriori all’apparizione dell’uomo sulla terra… le epoche preistoriche con i loro silenzi sepolcrali… tutto ci  canta la gloria di Dio. La geologia, che ci riempie di meraviglia per le sue scoperte, proietta una piccola luce sull’eternità che esisteva prima della creazione: su Dio eterno.

  1. Ci che è la geologia nel tempo, l’astronomia è nello spazio. Essa allarga le nostre idee su Dio, come il cielo costellato allarga sensibilmente la nostra anima. Se noi parliamo della legge di rotazione della terra, se noi studiamo le fasi della luna, di questo o di quel pianeta, oppure se consideriamo tutto il sistema stellare, se osserviamo le stelle fisse, gli asteroidi, o le dimensioni vertiginose delle nebulose ellittiche, dalle quali forse fra milioni d’anni nascerà un nuovo sistema solare, dovunque sentiamo l’impronta della mano divina, che in nessuna parte incontreremo una legge, per piccola che essa sia, inconciliabile con le conclusioni delle Sacre Scritture o i dogmi della nostra fede. Non c’è scienza che infligga una smentita a questa affermazione dello Schiller: “L’universo è una idea divina”[1].

  Mettiamoci in cammino sulla strada dell’infinito. In una bella notte d’estate, soffermiamoci al margine di un bosco… la terra è immersa nel sonno… siamo soli… non c’è intorno a noi che notte, silenzio, cielo… percorriamo con gli occhi l’oceano delle stelle: pare un’immensa flotta aerea. La nostra terra, la luna, Mercurio, Venere, non sono che piccole barche vacillanti… la squadra degli astri passa superbamente. Ma dove va? Da dove viene? Il sentimento della nostra piccolezza sorge da tutte le parti. Qualcosa di misterioso ci invade, il soffio dell’infinito ci sfiora. I marinai di Cristoforo Colombo gridarono alla prima isola scorta: “Terra! Terra!”. Noi gridiamo: “ Cielo, cielo, Dio!”. Il meccanismo celeste presuppone un meccanico.

  1. E quest’altra scienza orgogliosa della nostra epoca, la fisica, forse che essa conduce all’ateismo?

  “Se qualcuno afferma l’esistenza di un ordine soprannaturale come una realtà, le scienze naturali non possono contraddirlo”, Scrive Federico Dessauer, uno dei più eminenti fisici del novecento[2]. E altrove dichiara: “Noi abbiamo la percezione del mondo fisico per mezzo dei nostri sensi, dei colori, delle forme e del tatto; ma il cammino delle forze è assai più complicato. Concludiamo che esistono per le loro manifestazioni visibili. La pietra cade: dunque c’è una forza di gravità. L’ago magnetico della bussola, qualunque sia il movimento che io gli imprimo, non ha riposo finché non si volge, non si orienta verso il campo magnetico. E il campo magnetico non è cosa che si vede come un tavolo o una seggiola, non è una cosa che si tocchi: e tuttavia nessuno pu  mettere in dubbio la realtà della forza magnetica terrestre. Non è una cosa materiale e tuttavia esiste: essa è anche qualcosa di più perfetto della sedia, o della tavola, o della casa, o della città, giacché essa esisteva prima che ci fossero delle case sulla terra, e verosimilmente esisterà ancora, quando le nostre grandi città avranno ceduto il posto alle foreste.

  Che cosa si deve concludere dal fatto che queste forze invisibili esistono in modo più perfetto delle cose visibili? – Domanda ancora Dessauer – Ebbene, che i concetti di spazio e di tempo, non sono così limitati come le cose materiali. Si pu  dire esattamente delle cose materiali quale posto esse occupano nello spazio: ma non si possono sempre localizzare le sorgenti di forza. Dovunque noi mettiamo sulla superficie del suolo l’ago della bussola, la forza del campo magnetico lo metterà nella direzione Nord – Sud; ma se noi seguiamo la direzione dell’ago, non arriveremo mai ad un punto del quale si possa dire: qui è la sorgente di questa forza. Noi non sappiamo dove questa forza risiede, noi non la vediamo, e tuttavia essa esiste.

  Con l’aiuto di queste riflessioni, non è più facile comprendere Dio presente dovunque, dovunque penetrante, e tuttavia invisibile? Cos’é che afferra e conduce la nostra anima? Come la forza magnetica attira l’ago, così Iddio attira l’anima; il buono, il bello, ci  che é nobile avvince l’anima. Io mi credo autorizzato – scrive Dessauer – a trarre una conclusione analoga a quella che il fisico trae dalla bussola riguardo alla realtà d’esistenza, la direzione e la grandezza del campo magnetico terrestre: in altre parole la conclusione è che c’è una realtà, al di fuori di noi, ed indipendente dalla nostra esistenza, che dirige la bussola della nostra anima attraverso il mondo spirituale”[3]. Ecco dunque come si esprime un eminente fisico.

  Non oso trascinare ancora i miei cari uditori per questa via: credo di averli già troppo stancati. Tuttavia quante cose si potrebbero dire ancora su questo argomento! Si potrebbe mostrare l’evoluzione della medicina, che, fino ad ieri, non vedeva nell’uomo altro che materia, organi, carne, muscoli, nervi, finche poi scoprì che dietro tutto ci  doveva esserci qualche cosa la cui influenza sulla guarigione era apprezzabile: la psiche, l’anima. E oggi si parla di psicosi, cioè di malattie causate nel corpo dall’anima malata, e di psicoterapia cioè della parte che ha l’anima nella guarigione del corpo.

  Potrei ancora appellarmi alla botanica: ogni filo d’erba, ogni fiore, ogni cellula canta un Te Deum a Colui che ha fatto fiorire il primo giardino, a Dio.

  Tutto ci  che abbiamo detto fin qui basta, forse alla dimostrazione della nostra tesi: Non c’è scienza. di cui un solo principio dimostrato sia contro la fede.

  Chi guarda il Vaticano vede tre cupole drizzarsi verso il cielo: la cupola di San Pietro è la prima, le due altre

sono le cupole dell’Osservatorio astronomico12. Qual senso eloquente delle relazioni fraterne che intercorrono fra la scienza e la fede!

            La nostra religione non esige una fede che condanni la scienza. Voglia il cielo che non ci sia uno scienziato che attacchi la fede. Che l’una e l’altra diano ragione al poeta

12 L’Osservatorio Astronomico, o Specola Vaticana, pu  essere considerata uno degli Osservatori astronomici più antichi del mondo. La sua origine infatti risale alla seconda metà del secolo XVI, quando Papa Gregorio XIII fece erigere in Vaticano nel 1578 la Torre dei Venti e vi invit  i Gesuiti astronomi e matematici del Collegio Romano a preparare la riforma del calendario promulgata poi nel 1582. Da allora, con sostanziale continuità, la Santa Sede non ha cessato di manifestare interesse e di dare il proprio appoggio alla ricerca astronomica. Fu sulla base di questa lunga e ricca tradizione che Leone XIII, per contrastare le persistenti accuse fatte alla Chiesa di essere contraria al progresso scientifico, con il Motu proprio Ut mysticam del 14 marzo 1891 fond  l’Osservatorio sul colle Vaticano, dietro la Basilica di San Pietro. Nel 1910, San Pio X dette alla Specola più ampi spazi, assegnandole il villino che Leone XIII aveva fatto costruire nei giardini vaticani. Ma agli inizi degli anni trenta, l’aumento delle luci elettriche che aveva accompagnato la crescita urbana della Città Eterna aveva reso il cielo di Roma così luminoso da rendere impossibile agli astronomi lo studio delle stelle più deboli. Pio XI dispose allora che la Specola si trasferisse nella sua residenza estiva a Castelgandolfo, sui Colli Albani a circa 35 km a sud di Roma. A causa del dilatarsi continuo della città di Roma e dei suoi dintorni, il cielo di Castelgandolfo si fece così luminoso da costringere ancora una volta gli astronomi ad andare altrove per le loro osservazioni. Perci  nel 1981, per la prima volta nella sua storia, la Specola fond  un secondo centro di ricerca, il “Vatican Observatory Research Group” (VORG), a Tucson in Arizona. Nel 1993 la Specola, in collaborazione con l’Osservatorio Steward, ha portato a termine la costruzione del Telescopio Vaticano a Tecnologia Avanzata (VATT), collocandolo sul Monte Graham,

Arizona. (Cf. www.vaticanstate.va) [Nota dell’editore]

tedesco: La scienza è la stella della fede, La pietà è il nocciolo di ogni scienza.

  La scienza, è un bene per il credente, ma del pari la fede, la grazia, sono un bene per lo scienziato.

  Se dunque, esistono degli uomini che hanno perduto la fede, non è la scienza che l’ha rapita. Nella prossima conferenza vedremo a che cosa realmente loro devono questa sventura.

* * *

  Fratelli miei, quando il primo cavo fra l’Europa e l’America fu inaugurato, ci si domand  quale sarebbe il tenore del primo telegramma riallacciante i due continenti attraverso le profondità del mare. E si venne, dopo lungo pensare, alla bellissima decisione d’inviare le prime parole del cantico degli Angeli nella notte di Natale “Gloria in excelsis Deo”, ci  che significa non solo “Gloria a Dio nel più alto dei cieli” ma ancora “Gloria a Dio fin nelle profondità degli oceani”.

  Altezze e profondità, montagne e valli, raggi di sole e uragani, vita e morte… tutto nel mondo è un cantico divino per Colui che sa discendere con volontà senza pregiudizi al fondo delle cose. Cerchiamo fra gli intelletti più eminenti dell’umana scienza, leggiamo le affermazioni degli scienziati più distinti: è molto se riscontriamo fra loro qualche incredulo, e quante più anime profondamente religiose! Più s’aprono prospettive meravigliose dinanzi al telescopio, più il microscopio ci fa scorgere le meraviglie dell’infinitamente piccolo, più si eleva alta dentro di noi questa esclamazione del grande scienziato Baer: “Mi pareva di ascoltare una predicazione grandiosa: non sapevo io stesso perché, ma mi scoprii il capo, e sentii che dovevo cantare un Alleluia”.

            Alleluia! Lodate il Signore, fratelli miei.

[1] KLEIN, phil. Schriften, XII, 9.

[2] LEBEN, Natur, Religion, p. 62.

[3] EIBESTZ, Merveilles de l’Universe, II, 140.

 

 

 

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