Il silenzio

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IL SILENZIO

silenzio

Leggo un elenco di aforismi sul silenzio. Una serie delle innumerevoli frasi su questo argomento:

 

Un bel tacer non fu mai scritto.
(Proverbio)

 

Non ho paura della cattiveria dei malvagi ma del silenzio degli onesti.
(Martin Luther King)

 

Sulle tracce del silenzio, ho messo i respiri, i miei migliori segugi.
(Abdelmajid Benjelloun)

 

Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio.
(Abraham Lincoln)

 

Il silenzio è per le orecchie ciò che la notte è per gli occhi.
(Edmond Jabès)

 

Una parola vale una “sela” (moneta), il silenzio due.
(Talmud)

 

La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.
(Johann Sebastian Bach)

 

Le grandi elevazioni dell’anima non sono possibili se non nella solitudine e nel silenzio.
(Arturo Graf)

 

Gli uomini temono il silenzio perché temono la solitudine, perché entrambi lasciano intravedere il terrore del nulla della vita.”
(André Maurois)

 

Il silenzio eterno di quegli spazi infiniti mi atterrisce.
(Blaise Pascal)

 

 

 

Il silenzio: qualcosa legato al senso dell’udito, qualcosa che viene inteso come esterno. Non parliamo, o semmai ascoltiamo: nessuna comunicazione o una comunicazione univoca. Nel periodo idealista della vita, la gioventù e fin quando vivremo in questa aurea atmosfera, il silenzio ci sembrerà un momento eroico, a volte per far sentire la nostra mancanza, per ricaricarci, per rifarci un po’ il pelo. Questo idealismo però, consapevoli o no, è testimone di un dare considerazione ad una vita umana teatro di destini soggetti alla trascendenza. E’ un avere speranza. Quando però la visione della vita diviene più biologica, legata al proprio destino individuale chiuso dentro un corpo in progressivo decadimento, allora la parola “silenzio” assomiglia molto a “solitudine”. Se poi questo senso lo si ha già da giovani la cosa si fa ancora più grave: un po’ leopardiana, senza nemmeno l’illusione della bella età: come canta il poeta nel Sabato del villaggio:

 

Garzoncello scherzoso,

cotesta età fiorita

è come un giorno d’allegrezza pieno,

giorno chiaro sereno,

che precorre alla festa di tua vita.

Godi, fanciullo mio;stato soave,

stagion lieta è cotesta.

Altro dirvi non vo’;

ma la tua festa ch’anco tardi a venire non ti sia grave.

 

Quindi il silenzio rimane un lusso per i più sapienti, i più santi, i più forti nel carattere, i più baciati dalla grazia. Per i più, per i deboli, per le persone comuni, cresciute con regole di massima e pedalare, il silenzio è una vita ai margini, che finisce mentre tutto intorno infuria la scena del mondo così come Amleto la descrive.

 

Ebbi modo di conoscere, anni fa, una bambina che aveva il terrore di restare sola: se veniva lasciata in una stanza, andava alla finestra e cercava subito di vedere un volto conosciuto, non era possibile che vivesse sola con sé stessa.

E’ un po’ così che penso sia l’effetto del silenzio quando pensiamo di essere un ammasso di cellule che vaga per l’universo: abbiamo un giorno cominciato a renderci conto di noi stessi, e non ci fu introduzione, solo un ambiente in cui far crescere le nostre radici, il fusto e tutto quel che siamo.

A volte mi sovviene l’immagine di un fluido a cui viene aperto il flusso e da lì inizia l’inarrestabile emorragia: quella della vita, che ha avuto il suo inizio e di cui non conosciamo la fine, il suo modo e la sua valenza.

M’è capitato di leggere alcuni passi a proposito del silenzio.

Spesso m’è sembrato di intravedere un mero esercizio letterale, altre un mostrare un’aura di mistero forse solo apparente. Certamente chi è preso dal pensiero del lunario da sbarcare, non ha tempo per tali pensieri, ed anzi, permette, col suo lavoro, a questi di dilettarsi nei loro voli teatralmente pindarici.

Sicuramente, se il silenzio dimorasse in qualità di forza interiore, sarebbe l’aspetto migliore per la nostra vita: il silenzio dei forti, di una convinzione interna che ci fa affrontare gli eventi della vita, alla luce di quella certezza.

Ma questa convinzione e questa forza da dove ci vengono?

Non è certo con le nostre mani che potremmo trovarle.

Allora il silenzio può assumere la sua vera funzione: far tacere ogni cosa, anche la voce della nostra carne che, come un cane spaventato, non fa che urlarci i suoi bisogni e timori, per porci dinanzi a Colui che in questo scenario ci ha posti e ci ha voluti.

Allora deve entrare in gioco l’umiltà, il rendersi conto e dimostrarlo col nostro atteggiamento, che in tutto dipendiamo da qualcun Altro e che la libertà di cui siamo oggetto, non può essere infranta senza la nostra volontà.

 

 

(Qo 11,9-12,8)
Ricòrdati del tuo creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che ritorni la polvere alla terra e il soffio vitale torni a Dio.

Dal libro del Qoèlet

Godi, o giovane, nella tua giovinezza,
e si rallegri il tuo cuore nei giorni della tua gioventù.
Segui pure le vie del tuo cuore
e i desideri dei tuoi occhi.
Sappi però che su tutto questo
Dio ti convocherà in giudizio.
Caccia la malinconia dal tuo cuore,
allontana dal tuo corpo il dolore,
perché la giovinezza e i capelli neri sono un soffio.
Ricòrdati del tuo creatore
nei giorni della tua giovinezza,
prima che vengano i giorni tristi
e giungano gli anni di cui dovrai dire:
«Non ci provo alcun gusto»;
prima che si oscurino il sole,
la luce, la luna e le stelle
e tornino ancora le nubi dopo la pioggia;
quando tremeranno i custodi della casa
e si curveranno i gagliardi
e cesseranno di lavorare le donne che macinano,
perché rimaste poche,
e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre
e si chiuderanno i battenti sulla strada;
quando si abbasserà il rumore della mola
e si attenuerà il cinguettio degli uccelli
e si affievoliranno tutti i toni del canto;
quando si avrà paura delle alture
e terrore si proverà nel cammino;
quando fiorirà il mandorlo
e la locusta si trascinerà a stento
e il cappero non avrà più effetto,
poiché l’uomo se ne va nella dimora eterna
e i piagnoni si aggirano per la strada;
prima che si spezzi il filo d’argento
e la lucerna d’oro s’infranga
e si rompa l’anfora alla fonte
e la carrucola cada nel pozzo,
e ritorni la polvere alla terra, com’era prima,
e il soffio vitale torni a Dio, che lo ha dato.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
tutto è vanità.

Parola di Dio

 

Da “Dialoghi nell’Oasi”

Remo Rosati

per L’Oasi di Engaddi,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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