Scritti di San Filippo Neri

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san filippo neri card

Uno dei massimi storici dell’Oratorio, il compianto padre Antonio Cistellini, d.O. di Firenze, scriveva che «sfortunatamente il biografo e l’agiografo potranno scarsamente giovarsi di suoi scritti [di san Filippo], come invece è accaduto per altri grandi: s. Ignazio, s. Carlo Borromeo, s. Francesco di Sales ad esempio. Filippo non fu un santo scrittore, e lui stesso confessò la quasi invincibile ritrosia a prender la penna in mano (oltre che a parlare di se stesso: Secretum meum mihi…)».

Di san Filippo oggi abbiamo una trentina di lettere, alcuni scritti occasionali e tre sonetti, di cui due sono di dubbia attribuzione ma, senza togliere alcun valore spirituale e storico a questi importanti documenti, sono le sue massime e ricordi ad essere diventate, per così dire, le portavoci di san Filippo e dell’essenza della spiritualità oratoriana.

Raccolte da testimonianze dirette dei suoi primi discepoli durante conversazioni e discorsi, le massime e i ricordi di san Filippo compensano l’esiguità dei suoi scritti e portano il lettore a comprendere meglio l’origine e i fondamenti dell’Oratorio.

da http://www.oratoriosanfilippo.org/massime-sanfilippo.pdf

umiltà

L’Umiltà

– Figliuoli, siate umili, state bassi: siate umili, state bassi.

– Umiliate voi stessi sempre, e abbassatevi negli occhi vostri e degli altri, acciò possiate diventar grandi negli occhi di Dio.

– Dio sempre ha ricercato nei cuori degli uomini lo spirito d’umiltà, e un sentir basso di sè. Non vi è cosa che più dispiaccia a Dio che l’essere gonfiato della propria stima.

– Non basta solamente onorare i superiori, ma ancora si devono onorare gli eguali e gli inferiori, e cercare di essere il primo ad onorare.

– Per fuggire ogni pericolo di vanagloria voleva il Santo che alcune devozioni particolari si facessero in camera, ed esortava che si fuggisse ogni singolarità. A proposito della vanagloria diceva: Vi sono tre sorta di vanagloria.

La prima è Padrona e si ha quando questa va innanzi all’opera e l’opera si fa per il fine della vanagloria.

La seconda è la Compagna e si ha quando l’uomo non fa l’opera per fine di vanagloria, ma nel farla sente compiacenza.

La terza è Serva e si ha quando nel far l’opera sorge la vanagloria, ma la persona subito la reprime.

– Per acquistare il dono dell’umiltà sono necessarie quattro cose: “spernere mundum, spernere nullum, spernere seipsum, spernere se sperni”: cioè disprezzare il mondo, non disprezzare alcuno, disprezzare se stesso, non far conto d’essere disprezzato. E soggiungeva, rispetto all’ultimo grado: A questo non sono arrivato: a questo vorrei arrivare.

– Fuggiva con tutta la forza ogni sorta di dignità: Figliuoli miei, prendete in bene le mie parole, piuttosto pregherei Iddio che mi mandasse la morte, anzi una saetta, che il pensiero di simili dignità. Desidero bene lo spirito e la virtù dei Cardinali e dei Papi, ma non già le grandezze loro.

filipponeri

– Paradiso! Paradiso! 

Era il grido col quale calpestava ogni grandezza umana.

 

 

 

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