Il reale e il soggettivo

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Il reale e il soggettivo #1

Penso alla disparità che c’è tra ciò che è la realtà dell’esistenza e come la viviamo in questo mondo. Penso anche a ciò che siamo chiamati, a quella che dovrebbe essere la nostra missione ed a come invece viviamo la vita indaffarati a correr dietro ad ogni spiffero di vento.
Tutta la vita ha un senso, e mi sembra sia rimasto agli albori, il vero senso, poi ha preso una piega, a causa delle nostre scelte, che ce ne fa vedere delle parvenze tra chiari e scuri.
Ci vuole un cuore che non abbiamo con le nostre sole forze, avremmo proprio bisogno della guarigione del cuore, e per far questo dovremmo andare oltre il nostro umano, riuscire a formulare quelle parole che la nostra natura sente troppo pesanti per il nostro cuore.
Ci vuole molto meno per distruggere ma tantissimo per costruire.
Perché costruire va fatto con presenza di cuore, con cura, tenendo conto di coloro che abbiamo intorno. Bisogna farlo con verità, alla luce del sole, tenendo conto del fatto che le persone sono libere e le loro scelte devono essere fatte con sincera adesione.
Da qui discende la difficoltà nel portare l’umanità verso la salvezza, verso quel destino a cui sono stati chiamati, per il quale siamo stati creati.
Distruggere invece gode di tutte le possibilità, soprattutto può servirsi della falsità, dell’inganno, dello sparare a caso sul gruppo: tutto fa brodo.
Andrebbe analizzato il senso dell’esistenza, con spirito di verità, cercando, con grazia divina, di cogliere la realtà di ciò che siamo, di ciò che esiste ed esisterà per sempre.
Un prossimo articolo si occuperà di questo, in modo articolato.

Remo Rosati
9 Ottobre 2018

 

La distanza della realtà

Ritorniamo a parlare della distanza tra la realtà e quanto viviamo. Sembra un paradosso ma, pur vivendo nella realtà, se non la conosciamo, è come se la vivessimo inconsapevolmente.
Sono i limiti umani nella trasmissione della Verità? Leggo spesso nelle Rivelazioni riconosciute dalla Chiesa, le parole di Gesù, di Maria, che parlano del rifiuto dell’uomo ad accogliere il Salvatore.
Tornano alla mente le immagini di come Gesù veniva affrontato ai suoi tempi, quando si imbatteva con i Farisei, con gli Scribi, con i Sadducei.

 

Qual’era l’idea di Dio al momento della Creazione?

Il Santo Padre alla Pontificia Accademia delle Scienze, ebbe a dire:

L’evoluzione nella natura non contrasta con la nozione di Creazione, perché l’evoluzione presuppone la creazione degli esseri che si evolvono”. In un discorso rivolto alla Pontificia Accademia delle Scienze, Papa Francesco ha chiarito che Dio “non è un demiurgo o un mago, ma il Creatore che dà l’essere a tutti gli enti”. “L’inizio del mondo non è opera del caos che deve a un altro la sua origine – ha continuato Bergoglio – ma deriva direttamente da un Principio supremo che crea per amore”.
“Quando leggiamo nella Genesi il racconto della Creazione rischiamo di immaginare – ha osservato Papa Bergoglio – che Dio sia stato un mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose”. Ma non è così. Il Pontefice ha chiarito che Dio “ha creato gli esseri e li ha lasciati sviluppare secondo le leggi interne che Lui ha dato ad ognuno” perché “si sviluppassero, perchè arrivassero alla propria pienezza. Egli ha dato l’autonomia agli esseri dell’universo al tempo stesso in cui ha assicurato loro la sua presenza continua, dando l’essere ad ogni realtà. E così la creazione è andata avanti per secoli e secoli, millenni e millenni finché è diventata quella che conosciamo oggi”. Quindi, secondo Bergoglio, “allo scienziato corrisponde l’atteggiamento di interrogarsi sull’avvenire dell’umanità e della terra, e, da essere libero e responsabile, di concorrere a prepararlo, a preservarlo, a eliminarne i rischi dell’ambiente sia naturale che umano. Ma, allo stesso tempo, lo scienziato dev’essere mosso dalla fiducia che la natura nasconda, nei suoi meccanismi evolutivi, delle potenzialità che spetta all’intelligenza e alla libertà scoprire e attuare per arrivare allo sviluppo che è nel disegno del Creatore”. Per papa Francesco, “per quanto limitata, l’azione dell’uomo partecipa della potenza di Dio ed è in grado di costruire un mondo adatto alla sua duplice vita corporea e spirituale”. Dio e Cristo camminano, infatti, al fianco dell’uomo e sono presenti anche nella natura, come ha affermato l’apostolo Paolo nel discorso all’Areopago dicendo che “In Dio infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”.

Il Santo Padre, dice quindi che Dio creò per amore. Dobbiamo quindi ridurre le distanze tra l’amore che è alla base della creazione e il nostro vivere la vita, come in un campo di battaglia.

 

Dai “Quaderni” di Maria Valtorta, ed. CEV
 

Ebbene, prendi la Bibbia e leggi il suo primo capitolo. Che dice? “in principio Dio creò cielo e terra… Il primo giorno fece la luce” perché la terra era coperta di tenebre e la vita non può esservi dove è perpetua tenebra.
“Il secondo disse: ‘Sia il firmamento e separi le acque dalle acque’”, perché per la vita terrestre ci voleva l’acqua. Ma questa non doveva essere tutta sul globo o tutta nel cielo. Ma bensì scendere quando era giusto, raccogliersi dove era giusto, risalire per quanto era giusto. Altrimenti la terra sarebbe divenuta polvere o pantano.
“Il terzo giorno creò il mare radunando le acque”. Il mare: l’enorme bacino per lo scarico di tutte le acque terrestri e per l’alimentazione di tutte le acque celesti che le nubi avrebbero poi sparso nuovamente sulla terra.
Tre giorni per preparare la terra ad essere abitata, e nel terzo giorno la vesti d’erba e piante perché ormai poteva ricevere seme e farne un utile vegetale. Allora sulla terra, su cui è già luce, acqua e aria, ecco che accende la fonte del calore, e col sole perfeziona la luce, e con le stelle e la luna vi regola le maree e le onde dei venti e delle acque celesti. Ecco la terra pronta a ricevere gli animali, ultimo, nella terra completata di ogni bene, l’uomo, il re.
(…) Il sesto giorno fu fatto l’uomo, nel quale sono in sintesi rappresentati e tre regni del creato sensibile e, in meravigliosa verità, la sua creazione da Dio per l’anima spirituale infusa da Dio nella materia dell’uomo. L’uomo: vero anello di congiunzione fra Terra e Cielo, vero punto d’unione fra il mondo spirituale e quello materiale, l’essere, in cui lo spirito anima la materia, non solo per la vita limitata mortale ma, per la vita immortale dopo la finale risurrezione.
L’uomo: la creatura in cui splende e dimora lo Spirito Creatore.
L’uomo: la meraviglia della potenza di Dio che infonde il suo soffio, parte di Se stesso Infinito, nella polvere, elevandola alla potenza di uomo e dona a esso la Grazia che eleva la potenza dell’uomo animale, alla potenza della vita e condizione di creatura soprannaturale, di figlio di Dio per partecipazione di natura. La fa capace di mettersi in diretta relazione con Dio, disponendola a comprendere l’Incomprensibile, rendendole possibile e lecito amare Colui che sovrasta talmente ogni altro essere che, senza un suo divino dono, non potrebbe l’uomo, per capacità e per venerabondo rispetto, anche soltanto desiderare d’amare. (…)
Il sesto giorno fu dunque creato l’uomo, completo, perfetto in ogni sua parte materiale e spirituale, fatto secondo il Pensiero di Dio, secondo l’ordine (il fine) per cui era stato creato: amare e servire il suo Signore durante la vita umana, conoscerlo nella sua Verità e quindi godere di Lui, per sempre, nell’altra.
 
Quando Iddio creò il primo uomo, infuse in esso, oltre che la vita della materia, fino ad allora inanimata, anche la vita dello spirito. Altrimenti non avrebbe potuto dire che vi aveva fatto a sua immagine a somiglianza.
Quello che era di perfetto la prima creatura nessuno di voi lo può immaginare. Solo Noi possiamo vedere, nell’eterno presente che è la nostra eternità, la perfezione dell’opera regale della nostra Intelligenza creatrice.
Il seme di Adamo, se Adamo avesse saputo rimanere re quale Noi lo avevamo fatto, con potestà su tutte le cose e con dipendenza solo da Dio – una dipendenza di figlio amatissimo – sarebbe stato un seme di perpetua perfezione.
Ma vi era un vinto (NOTA: Satana) che vegliava per trarre vendetta.
 
Quando il Creatore creò la Terra, la trasse dal nulla adunando i gas dell’etere, già creato e divenuto il firmamento, in una massa che rotando si solidificò come valanga meteorica che sempre più cresceva intorno a un nucleo primitivo.(…) La Terra, formandosi così nella sua corsa di proiettile nebulare che si solidifica traversando gli spazi, dovette per forza rapire ad essi, emanazioni ed elementi provenienti da altre fonti, i quali e le quali, sono rimaste chiuse in essa sotto forma di fuochi vulcanici, zolfi, acque e minerali diversi, i quali affiorano alla superficie testimoniando la loro esistenza e i misteri, che con tutta la vostra scienza, non riuscite a spiegare con esatta verità, della Terra, pianeta creato dal nulla da Dio, Padre mio.
 
Cosa non può Dio? Pensate che Dio, dal nulla ha fatto l’Universo, e da millenni lancia i pianeti negli spazi e ne regola il percorso, pensate che contiene le acque sui lidi e senza barriere d’argini, pensate che dal fango ha fatto quell’organismo che voi siete, pensate che in esso organismo un seme e poche gocce di sangue che si mescolano, creano un nuovo uomo, il quale nel formarsi è in rapporto con fasi astrali, lontane migliaia di chilometri, ma che pure non sono assenti nell’opera di formazione di un essere, così come regolano, coi loro eteri e i loro sorgere e tramontare sui vostri cieli, il germinare delle biade ed il fiorire degli alberi; pensate che nel suo potere sapiente ha dotato i fiori dotati di organi atti a fecondare altri fiori ai quali fanno da pronubi i venti e gli insetti. Pensate che non vi è nulla che non sia stato creato da Dio, così perfettamente creato, dal sole al protozoo, e che voi a tale perfezione non potete nulla aggiungere. Pensate che la sua sapienza ha ordinato, dal sole al protozoo, tutte le leggi per vivere, e convincetevi che nulla è impossibile a Dio, il quale può disporre a suo agio di tutte le forze del cosmo, aumentarle, arrestarle, renderle più veloci, sol che il suo Pensiero lo pensi.
Quante volte nel corso dei millenni gli abitanti della Terra non sono rimasti stupiti per fenomeni stellari di inconcepibile grandezza: meteore dalle luci strane, sole nella notte, comete e stelle che nascono come fiori in un giardino, nel giardino di Dio, e che vengono lanciati negli spazi come per giuoco di bimbo a stupirvi?!
I vostri scienziati danno ponderose spiegazioni di disgregazione e di nucleazione di cellule o di corpi stellari per rendere umane le incomprensibili germinazioni dei cieli. No. Tacete. Dite una sola parola: Dio.
Ecco il formatore di quelle lucenti, rotanti, ardenti vite! Dio è quello che, a monito per voi dimentichi, vi dice che Egli è attraverso le aurore boreali, attraverso le guizzanti meteore che fanno di zaffiro, di smeraldo, di rubino o di topazio l’etere da loro solcato, attraverso le comete dalla fiammante coda simile a manto di celeste regina trasvolante per i firmamenti, attraverso l’aprirsi di un altro occhio stellare sulla volta del cielo, attraverso il rotare del sole percepibile a Fatima per persuadervi al volere di Dio.
 
Dal caos Dio creò l’Universo, ordinando le caotiche materie ed elementi in quella perfezione di mondi , stagioni, creature ed elementi, che da milioni di secoli dura. Ma pochi, osservando il Creato, sanno meditare come la creazione sia simile ad una scala ascensionale, ad un canto che sempre più sale da nota a nota sino a toccare la nota perfetta e sublime. Come sia simile ad un generarsi di vite che dalla precedente escono sempre più perfette e complete, sino a raggiungere la completezza perfetta.
Guarda: prima dalle molecole solide, dai vapori e fuochi disordinati che erano la nebulosa primitiva, si formano la Terra e le acque e nella Terra e nelle acque ancor mescolati ai futuri mari, laghi, sorgenti, fiumi, vengono chiusi o diluiti i minerali, mentre le molecole solide fanno crosta e forno agli interni fuochi e agli interni zolfi e metalli e fondo alle acque. L’atmosfera si purifica alquanto, liberata com’è in parte, da ciò che rendeva pesante la nebulosa originaria, il nulla caotico e la Terra, lanciata nella sua traiettoria, ancor nuda, sterile, muta, trascorre per i muti spazi con le creste calve delle sue montagne emergenti appena dalle cupe acque dei futuri bacini.
Poi fu la luce. Non quella solare, non quella lunare, non quella stellare. Il sole, la luna, le stelle, sono creature più giovani del globo terrestre. Dopo la loro creazione, il cielo, ossia l’elemento “aria”, fu mondo da ogni resto della nuvola primitiva e gli astri e i pianeti splendettero dando col loro splendore elementi vitali al globo terrestre.
Ma la luce fu prima di essi. Una luce propria, indipendente da ogni altra sorgente che non fosse il volere di Dio. Una luce misteriosa che solo gli angeli videro operare misteriose operazioni a favore del globo terrestre, perché nessuna delle cose create da Dio è inutile, né nessuna è stata creata senza una ragione d’ordine perfetto. Così, se prima fu la luce degli astri e dei pianeti, segno è che la Perfezione volle quest’ordine creativo per motivo utile e ragionevole. Poi fu il sole, la luna, le stelle.
L’elemento “aria”, privato dei gas deleteri e ricco di quelli utili alla vita, favorì il persistere delle nuove creature: i vegetali. Quelle che ancora sono creature schiave nelle radici, ma che già hanno moto nelle fronde; quelle che create una volta, hanno già in se stesse elementi per riprodursi, cosa che non è concessa alla polvere della Terra, ai minerali, alle acque. Queste tre cose possono mutare aspetto e natura, da legna sommersa diventar carbone, da fuochi, zolfi, da carboni gemme, trasformarsi da acque in vapori e da questi in acque, o consumarsi, ma riprodursi non possono.
Il mondo vegetale, sì. In esso è già la linfa, gli organi riproduttivi atti a fecondare e ad essere fecondati; manca però ad essi la libertà del volere, anche istintivo. Ubbidiscono a leggi climatiche, stagionali, al volere degli elementi e dell’uomo. Non può la palma vivere e fruttificare nelle terre fredde, né il lichene polare decorare le rocce nelle terre torride. Non può la pianta fiorire fuor della stagione della fioritura o sfuggire al ciclone, all’incendio, alla scure. Eppure la vita vegetale è già un prodigio di ascesa, dal caos, alla perfezione della Creazione. Ascesa che aumenta con la vita animale, libera nei moti, negli istinti, nel volere dei suoi esseri. Vi è un ordine anche in essa. Ma l’animale gode già della libertà di scegliersi una tana e una compagna, di fuggire dall’insidia dell’uomo e degli elementi; anzi, ha un istinto, più: un magnetismo suo proprio che lo avverte dell’avvicinarsi di un cataclisma e lo guida nel cercare salvezza, così come una rudimentale capacità di pensare e decidere sul come nutrirsi e difendersi e offendere, sul come farsi amico l’uomo ed essergli amico.
Nell’animale oltre che le perfezioni creative della linfa vitale (il sangue) e gli organi riproduttori come sono nelle piante, sono anche le perfezioni creative della polvere, della pietra, dei minerali. Lo scheletro, il midollo, il sangue, gli organi, non v’insegnano forse gli scienziati che sono composti e contengono quelle sostanze chiamate minerali delle quali è, in fondo, composta la Terra che l’uomo abita e che popolano gli animali?
Dunque negli animali è già rappresentato e perfezionato ciò che è nei regni inferiori: il minerale e il vegetale e la scala ascende. La nota si fa più alta e pura, più completa, più magnificante Iddio.
Ed ecco l’uomo, l’uomo nel quale i tre regni precedenti – privo di linfa il primo, di moto il secondo, di ragione il terzo – è aggiunto il quarto regno: quello delle creatura ragionevole, dotata di parola, d’intelligenza, di ragione, ragione che regola gli istinti. Intelligenza che apre il pensiero a comprensioni e visioni che sono molto, talora infinitamente, superiori a quelle che danno agli animali capacità di pensare a un bene materiale. Parola che lo fa capace d’esprimere i suoi bisogni e i suoi affetti, capire quelli del suo simile e soprattutto lodare Dio suo Creatore e pregarlo o evangelizzarlo a chi lo ignora.
Nell’uomo sono il regno minerale, vegetale, animale, quello umano e, perfezione nella perfezione, quello spirituale.
Ecco la scala che dal disordine del caos, sale all’ordine soprannaturale, passando per quello naturale. Ecco che alla creatura naturale in cui sono rappresentati e riuniti in sintesi tutti gli elementi e caratteri di ciò che forma le altre creazioni, riuniti e perfezionati; alla creatura fatta col fango, ossia con la polvere nella quale sono sminuzzati i sali minerali e con l’elemento acqua , dotata di calore (elemento fuoco), di respiro (elemento aria), di vista naturale e intellettiva (elemento luce), di sangue e umori, di ghiandole e organi riproduttivi, (linfa), di istinti e di pensiero, di moto, di libertà e volere, Dio infonde il suo soffio, ossia “il soffio della Vita”.

 

Cos’è successo poi? Dopo la Creazione l’uomo si è ritrovato a vivere nella condizione di mortalità, soggetto alle malattie ed alla sofferenza, con tutte le conseguenze che ne derivano.

→ continua

 

Il reale e il soggettivo #3 – La materia e lo spirito

Di nuovo, riprendiamo a parlare, della distanza tra la terra e il Cielo.
Dio voleva condividere il proprio amore con delle creature e dopo la Creazione e la caduta dell’uomo, preannunciò agli umani che avrebbe mandato il proprio Figlio per redimerli e riportarli verso casa.
E questa è tutta la Promessa del Vecchio testamento ed anche del Nuovo.
Ci sarebbe poco da aggiungere a ciò che è il progetto, il Fine Ultimo dell’esistenza: quel che è ignoto è tutto ciò che aspetta.
Noi passiamo quindi su questa terra trovando nel nostro passaggio diversi cartelli che testimoniano una direzione o l’altra, un suggerimento o l’altro.
Questo è un mondo creato da Dio e vivendolo come dèi potremmo sentirci a nostro agio. Se teniamo invece come metro quel che noi siamo, allora siamo destinati a passare di gioia effimera in gioia effimera, sentendoci sempre inadeguati e manche voli di qualcosa, con voragini dentro l’anima nostra.
Il mondo è stato creato in vista di Gesù e noi, attraverso di Lui, saremo partecipi della vita trinitaria.
Allora saremmo adeguati a vivere la vita che ci sovrasta da ogni lato, facendoci sentire continuamente precari, poiché ascoltiamo la parte che cerca soluzioni personali, quelle dettate dagli abiti fuori stagione che tendiamo spesso ad indossare.
Quando la Promessa del Messia si avverò, e che la gran parte del mondo non comprese, non fu bastante per gli apostoli che seguivano Gesù, averlo vicino, essere da Lui ammaestrati. Cercò in svariati modi di far comprendere loro il senso del Suo essere con loro, il significato, contenuto nelle Sacre Scritture, di ciò che sarebbe stata la Sua vita e soprattutto di come sarebbe finita.
Non bastò.
Ci volle la discesa dello Spirito Santo e la Sua umana vicinanza nell’Eucarestia, per far sì che tali uomini fosserò ciò che era adeguato al progetto divino ed al mondo che aspettava di essere convertito. Quando vedi un uomo affermare chissà quali mirabolanti idee ma è lontano da questo tipo di sostanze, puoi star certo che ciò che lo sta nutrendo è l’amore smisurato per il proprio ego, che dà luce per un attimo, come un fiammifero acceso nel vento.

 

Remo Rosati

27 Dicembre 2018

 

 

Il reale e il soggettivo #4 – C’è una guerra in corso

 

C’è una guerra in corso ma non tutti ne hanno coscienza. Quando ci fu la Seconda Guerra Mondiale, tutti nel mondo ne erano a conoscenza e sapevano come stavano le cose: chi voleva cosa e chi invece era per liberarsi da tale pericolo.
Da millenni viviamo nella guerra per la redenzione umana ma, salvo i santi e qualche volenteroso baciato dalla susseguente grazia, i più vivono come se il nemico fosse il caso cieco e anonimo, il quale va combattuto con le risorse umane, senza porsi limiti.
Non dovrebbero esserci nemici fra gli uomini, invece essi, i nemici dotati di ragione e quindi colpevoli, li identificano in altri simili, che faziosamente cercano soluzioni antiprogressiste.
Solo da piccoli o da grandi, con ipocrisia, esiste una storia che ci accomuna e dall’altra parte una realtà che assomiglia al percorso del “self-made-man”?
C’è una realtà che ci accomuna? O la sola risposta è una vita fatta di disillusioni e di sbarcare il lunario con la concretezza di un fabbro: “Non c’è nulla finché non vedo e non tocco con mano, altrimenti vado avanti per la mia strada prendendomi tutto ciò che posso!”

IO SO… IO NON SO
Rabindranath Tagore

Io so
questa vita è piena
di gioie e dolori,
di risa e di pianto.
Io non so
perché tutto questo;
quali saranno i frutti
del susseguirsi laborioso
di tutto l’universo.
Io non so
che avverrà poi
in questo mondo tanto oscuro …
se avrà o non avrà fine
il dolore dell’universo,
se le stesse speranze
dell’assetato di giustizia
saranno o meno appagate.
Io non domando
ai dotti di conoscere
il mistero della vita,
né pretendo di sciogliere da solo
i nodi che legano l’universo.
Io credo d’essere
legato ad un solo destino
assieme a miriadi di vite;
mi consegno perdutamente all’amore
che conduce il mondo.

 

La mia vita

La mia vita è attimo per attimo:
un momento in cielo, un altro a terra, sempre percorrendo le vie dell’essere. Ignoto, quasi statico nello spavento di sentirsi vivere, il mio essere passa attraverso un mondo trovato allo spuntare dell’alba del respiro. Non c’è molto, anzi nulla che abbia fatto o forse non ricordo, per esser qui ora a decifrare gli argomenti presentatimi.
Se penso a come ho vissuto fino a poco tempo fa, a come cercavo cose da fare ed in cui perdermi: cose che però sapessero prendere l’attenzione della mia criticità.
Ricordo la maestra alle elementari e quanto ancor oggi le sono grato, per quel che seppe dare all’anima mia. Certamente le persone sono fatte di molte cose e la vita privata nasconde spesso, problemi e drammi che la mente di un bambino non coglie, prendendo il meglio o il peggio di ciascuno.
Non è un fattore certo che l’esperienza di una persona, la sua maturità, derivi dagli eventi della vita, dai posti visitati, le culture incontrate. Quel che è più importante è lo spirito d’iniziativa, l’intelligenza profusa nel vivere ricercando la verità delle cose.

Remo Rosati

5 Gennaio 2019

 

L’autore Remo Rosati rivendica i diritti sui testi riportati nel sito a sua firma

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