Il Natale negli scritti dei Santi Carmelitani

Condividi sui social!

 

Nella tradizione carmelitana il mistero dell’Incarnazione è sentito con grande intensità, anche perché il dolce clima natalizio ben si adatta allo stile tipicamente gioioso dell’ Ordine.

Sulle invenzioni natalizie dei Santi carmelitani si potrebbe scrivere un volume: chi ha composto poesie, chi ha creato piccole opere teatrali, chi ha scritto profonde riflessioni, chi ha improvvisato canzoncine in onore di Gesù Bambino…

San Giovanni della Croce

Di San Giovanni della Croce si racconta che, prendendo la statua di Gesù Bambino tra le braccia, amava danzare in chiostro, inventando sul momento strofette poetiche – il dono di comporre versi non gli mancava, visto che è considerato il massimo poeta della letteratura spagnola!
– che cantava prendendo a prestito la melodia dalle canzoni allora in voga!
Ma il grande teologo del Carmelo non si limitava ai versi improvvisati: compose anche intense poesie sul mistero dell’Incarnazione, piene di arte e dottrina.

Ecco come descrive la nascita di Gesù,

paragonata a un mistico matrimonio con l’umanità .

(Poesie, Romanza 9 ) :

Giunto è il tempo fortunato
in cui nascer Egli deve,
il Signor, come uno sposo,
dal suo talamo se n’esce,
stetto forte alla sua sposa
che a braccio Egli conduce.
La dolcissima sua Madre
giù lo adagia sul presepio
in mezzo ad alcuni animali
che to’ si trovano.
L’uomo lieto innalza i canti,
l’Angel sacra melodia,
festeggiando gli sponsali
avvenuti tra quei dite.
Dio però nel suo presepe
geme e grosse lacrime versa,
son gioielli che la sposa
per lo sposalizio porta.
Stupefatta è la sua Madre
dello scambio che essa vede :
pianto umano scorge in Dio,
e nell’uomo gioia piena,
dì cui l’uno e l’altro alieno
per natura essere soleva.

Santa Teresa di Gesù

La grande Santa Teresa d’Avila amava fare da sceneggiatrice e “regista” di piccole drammatizzazioni in cui la comunità interpretava i vari personaggi del presepe; ed era felice quando vedeva che la vena poetica contagiava anche le altre monache:

In queste feste di Natale, durante la ricreazione se ne sono dette molte, scriveva soddisfatta al fratello Lorenzo.

Erano per lo più rime d’occasione: ma non mancavano di grazia,
come queste strofette dove la Santa immagina il dialogo fra due pastori, ai quali ha dato il nome convenzionale di Pasquale e Lorenzo (Poesie, XIII):

Giacché quaggiù per dimostrarsi amabile
nacque per noi il Signore,
noi per rispondere ai suoi casti palpiti
moriam per Lui d’amore!
Ci diede il Padre l’Unico
Figliolo suo divino:
in una grotta or eccolo
nato per noi bambino.
Or l’uom è a Dio più simile,
or giubila ogni cuore :
moriam per Lui d’amore!
Guarda, Lorenzo, e medita
quanto ci deve amare,
se sì innocente e tenero,
viene quaggiù a penare.
Ei lascia dell’empireo
la gloria e lo splendore:
moriam per Lui d’amore!
E tu, Pasqual, considera
che, già Signor del cielo,
scende tra noi sì povero
da non aver che un velo.
In povertà deliziasi:
sia nostro precettore!
Moriam per Lui d’amore!
Ma, crudi e ingrati, gli uomini
per tanti suoi favori
gli serberanno in premio
spine, croci e dolori.
Sì nera ingratitudine
m’angustia e strugge il cuore:
moriam per Lui d’amore!
– Ma s’Egli è Dio fortissimo
come potran ciò ardire?
– Son crudi e ingrati gli uomini
e lo faran morire.
– Allora… nascondiamolo!
– Non vuol… – Ei di dolore
e noi … moriam d’amore!

Santa Teresa di Gesù Bambino

Per Santa Teresa di Gesù Bambino il Natale era legato al ricordo di un episodio apparentemente insignificante, ma per lei importantissimo, tanto che lo definiva “la mia conversione” .

Era il 1886 e Teresa, che aveva quasi quattordici anni, era una ragazzina con le lacrime in tasca: un nonnulla… e piangeva. I suoi sforzi per liberarsi da questa fragilità erano inutili, il che costituiva un ulteriore motivo di pianto.

Per guarirla ci voleva un miracolo…

…e questo miracolo il Buon Dio lo compì nel giorno indimenticabile di Natale; in quella notte luminosa che rischiara le delizie della Trinità Santa, Gesù, il Bambino piccolo e dolce di un’ora, trasformò la notte dell’anima mia in torrenti di luce…

In quella notte nella quale egli si fece debole e sofferente per amor mio, mi rese forte e coraggiosa, mi rivestì delle sue armi, e da quella notte benedetta in poi, non fui vinta in alcuna battaglia, anzi, camminai di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire, una “corsa da gigante”.

Che cos’era successo? Al ritorno dalla Messa di mezzanotte,
Teresa non vedeva l’ora di andare a vedere le sorprese che suo padre, secondo un’antica abitudine di famiglia, aveva nascosto sotto il camino, dentro le sue scarpette…
…ma Gesù, volendomi mostrare che dovevo liberarmi dai difetti della infanzia, mi tolse anche le gioie innocenti di essa; permise che Papà, stanco dalla Messa di mezzanotte, provasse un senso di noia vedendo le mie scarpe nel camino, e dicesse delle parole che mi ferirono il cuore: “Bene, per fortuna che è l’ultimo anno!…”.

Ce n’era di che piangere per tutto il giorno di Natale…
Ma Teresa non era più la stessa, Gesù le aveva cambiato il cuore!

Reprimendo le lacrime, discesi rapidamente la scala, e comprimendo i battiti del cuore presi le scarpe, le posai dinanzi a Papà, e tirai fuori gioiosamente tutti gli oggetti, con l’aria beata di una regina.

Papà rideva, era ridiventato gaio anche lui, e Celina [la sorella maggiore] credeva di sognare!

Fortunatamente era una dolce realtà, la piccola Teresa aveva ritrovato la forza d’animo che aveva perduta a quattro anni e mezzo, e da ora in poi l’avrebbe conservata per sempre!

(Manoscritti autobiografici A, 133)

Santa Teresa Benedetta della Croce
Edith Stein

Di Santa Teresa Benedetta della Coce – la studiosa ebrea che a quarantadue anni si fece carmelitana e che morì ad Auschwitz -si dice che fosse una donna dalla conversazione incantevole, ravvivata un fine umorismo.

Ma quando prendeva in mano la penna, emergeva in lei l’austera filosofa dalle frasi rigorose e dense di concetti. Ecco quanto scrive sull’Incarnazione (Scientia Crucis, parte II, cap. 3):

“L’Incarnazione è dunque la condizione necessaria di questa Sua sofferenza; la natura umana, in quanto capace di soffrire e di fatto soggetta alla sofferenza, è lo strumento della Redenzione.

Causa della passione redentrice – e perciò stesso anche della Incarnazione – è ancora la natura umana, in quanto esposta alla caduta e di fatto rimasta vittima di essa.

Con la caduta nel peccato, essa aveva perduto nei suoi capostipiti ogni dignità : la sua perfezione originaria, l’elevazione per tramite della grazia.

Ora essa viene di nuovo risollevata in ogni anima che, mediante la grazia battesimale, rinasce alla filiazione di Dio; verrà poi incoronata nelle anime privilegiate che raggiungono l’unione nuziale col Salvatore.

Tale incoronazione avviene « sotto l’albero della Croce », in quanto costituisce il frutto della morte di Croce, maturato nella compartecipazione alla sofferenza della morte in croce.”

testi estrapolati dal sito WWW.CARMELITANESCALZEPARMA.IT
sito web: L’Oasi di Engaddi

Print Friendly, PDF & Email